PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI BRESCIA

MEMORIA DEL PUBBLICO MINISTERO MASSIMO MERONI

(STRAGE DI PIAZZA DELLA LOGGIA)

 

Proc. Pen. n.03/08 Corte Assise di Brescia 

 

 

PREMESSA

Al fine di facilitare la lettura delle pagine che seguono, si ritiene possa essere utile riassumere preventivamente i principali elementi di prova a carico degli imputati:

 

1) L’elemento portante è costituito dalle dichiarazioni di Carlo DIGILIO che questo Ufficio, alla luce dell’esito delle consulenze psichiatriche, ritiene attendibile e padrone di se stesso sia prima che dopo l’ictus che lo ha interessato. DIGILIO descrive l’ordigno, destinato ad essere utilizzato per la strage di piazza della Loggia, che Marcello SOFFIATI, su incarico di Carlo Maria MAGGI, aveva ritirato da Delfo ZORZI. Le dichiarazioni di DIGILIO sin dal 31 gennaio 1996 fanno evidente riferimento alla strage di Brescia, e l’indicazione esplicita che tale città fosse effettivamente il luogo ove l’attentato doveva essere eseguito, non costituisce che un perfezionamento di quanto nella sostanza già indicato.

 

2) Altro elemento probatorio, di piena conferma delle dichiarazioni di Carlo DIGILIO, è rappresentato dal contenuto dell’intercettazione ambientale RAHO-BATTISTON, illuminata dalle delucidazioni fornite da quest’ultimo.

 

L’ambientale è perfettamente compatibile con il dichiarato di DIGILIO.

 

L’ordigno raggiunge Milano (ed in particolare le S.A.M. di Giancarlo ESPOSTI). Non è escluso che, una volta a Brescia, venga visionato da Giovanni MAIFREDI, che ha contatti col gruppo di Brescia, e conosce Silvio FERRARI.

 

3) Pietro Maria BATTISTON, Marzio DEDEMO, Martino SICILIANO ed altri testimoni, costituiscono un importante riscontro, perché attribuiscono a MAGGI ed a ZORZI una dichiarata ideologia stragista, oltre al frequente utilizzo di ordigni ed esplosivi.

 

4) Gli appunti informativi della fonte TRITONE, pienamente confermati da Maurizio TRAMONTE, provano l’esistenza, prima ancora della strage di Brescia, di un’organizzazione terroristica ed eversiva dedita alla consumazione di attentati, sorta sulle ceneri di ORDINE NUOVO, denominata ORDINE NERO, ai vertici della quale sono Carlo Maria MAGGI, Gian Gastone ROMANI e Pino RAUTI. Nella stessa organizzazione confluisce anche Giovanni MELIOLI. MAGGI fa un’implicita ma inequivocabile ammissione di responsabilità in ordine alla strage di Brescia, che intende rivendicare e progetta nuovi attentati terroristici. Dagli appunti informativi si desume che TRAMONTE fa parte a pieno titolo dell’organizzazione, partecipa alle riunioni operative, acquisisce in prima persona le notizie che riversa sul M.llo FELLI del SID di Padova. Dagli appunti informativi emerge il pieno coinvolgimento nell’organizzazione, e quindi anche nella strage, dei “mestrini”, il cui capo indiscusso è Delfo ZORZI. Questi presta, all’epoca della strage, il servizio militare a Mestre ed a San Vito al Tagliamento e si trova in licenza sia il 25 maggio, sia il 16 ed il 23 giugno 1974, giorni in cui gli appunti informativi della fonte TRITONE danno atto di importanti spostamenti dei “mestrini”connessi con la strage.

 

5) Maurizio TRAMONTE è sostanzialmente confesso in quanto, pur sotto la pseudo copertura del fantomatico “ALBERTO”, ha ammesso di aver partecipato alle riunioni in cui, ad Abano Terme, si appronta la strage di Brescia. La sua ritrattazione non è attendibile, anche secondo il giudizio espresso dalla Suprema Corte.

 

6) Carlo Maria MAGGI, in Corte di Assise a Milano, ammette di aver partecipato a riunioni del tutto simili a quella del 25 maggio 1974 (di cui agli appunti informativi del SID) e di avere propugnato la creazione di un’organizzazione su due livelli, uno palese ed uno clandestino. Ammette l’intenzione di sfruttare politicamente la strage di Brescia.

 

7) Maurizio TRAMONTE, dinanzi alla Corte di Assise di Milano, conferma le riunioni a casa di Gian Gastone ROMANI, l’esistenza della cellula eversiva ed il ruolo svolto da Delfo ZORZI nel fare intervenire l’AGINTER PRESSE, perché fornisse un apporto tecnico per l’esecuzione dell’attentato.

 

8) Maurizio ZOTTO, la cui parziale ritrattazione, in sede di confronto, non è assolutamente credibile, riscontra la partecipazione di TRAMONTE e di MAGGI alle riunioni di Abano Terme ed il loro contenuto farneticante.

 

9) Domenico GERARDINI conferma la partecipazione di Maurizio TRAMONTE alla riunione di Abano del 25 maggio e la conosceva, da parte di quest’ultimo, di MAGGI e di ZORZI.

 

10) ORDINE NERO ed ANNO ZERO rivendicano la strage, utilizzando materialmente una persona vicina a Giovanni MELIOLI; il volantino viene depositato con modalità sovrapponibili a quelle descritte da Maurizio

 

 

TRAMONTE in un suo appunto informativo.

 

 

11) Secondo il contenuto degli appunti informativi di Armando MORTILLA, fonte ARISTO dell’Ufficio Affari Riservati e dirigente di ORDINE NUOVO, Pino RAUTI, già dal 1964, ebbe rapporti con forze eversive facenti capo all’AGINTER PRESSE e ad ORDRE ET TRADITION. Nel 1967 RAUTI si dichiara disposto ad una collaborazione tra ORDINE NUOVO e l’AGINTER PRESSE sul piano militare e dell’azione terroristica internazione, in funzione anticomunista. Dagli appunti informativi emerge che l’AGINTER PRESSE continua ad operare anche negli anni successivi allo scioglimento della sede portoghese e nel 1974 fissa la sua sede in Svizzera. Dalle dichiarazioni di Martino SICILIANO emergono rapporti con ORDINE NUOVO di Mestre e quindi anche con Delfo ZORZI.

 

12) Clara TONOLI descrive gli equivoci rapporti del convivente, Gianni MAIFREDI, col Cap. Francesco DELFINO. Gli stessi sono sorti più di un anno prima rispetto a quanto riferisce l’ufficiale. MAIFREDI e DELFINO operano l’uno accanto all’altro ed il secondo fornisce fondi a favore dell’organizzazione nella quale ha infiltrato MAIFREDI. Gianni MAIFREDI detiene ordigni esplosivi, candelotti ed armi da guerra, anche in epoca di poco antecedente alla strage di Brescia. Il giorno della strage si allontana con la TONOLI e, pur isolato su un cabinato con la donna, rivela che l’attentato era destinato a colpire i Carabinieri ed aveva prodotto effetti più devastanti di quelli che erano stati previsti. La donna attribuisce a DELFINO omissioni che hanno consentito l’evento.

 

13) Secondo Giorgio SPEDINI è lo stesso MAIFREDI a fornire l’esplosivo sequestrato il 9 marzo 1974 nella c.d. operazione BASILICO.

 

14) In una conversazione telefonica, intercettata nel dicembre del 1994, Clara TONOLI al Cap. GIRAUDO di aver visto in mano al convivente, circa una decina di giorni prima della strage, quello che riteneva potesse essere un ordigno.

 

15) Alla luce dei testi escussi il Capitano golpista PALINURO si identifica nel Cap. DELFINO. Questi è un ufficiale legato alla destra radicale, in particolare alle SAM e ad Avanguardia Nazionale, nonché alla parte della ‘Ndrangheta collusa con la destra eversiva. Consente che avvengano trasporti di esplosivi, nella zona di Brescia, senza intervenire. Arresta Giorgio SPEDINI e Kim BORROMEO dopo aver assicurato la sua protezione nel trasporto dell’esplosivo, così tradendo il MAR di Carlo FUMAGALLI.

16) Subito dopo la strage di Brescia il Cap. DELFINO orienta immediatamente le indagini su Ermanno BUZZI, ignorando qualunque possibile altro spunto investigativo. Pur cosciente (vedasi verbale 2002) dell’incapacità di BUZZI a confezionare un idoneo ordigno, esercita enormi pressioni in particolare su Angelino PAPA, Ombretta GIACOMAZZI ed Ugo BONATI, costringendoli ad accuse false, sulle quali si fonda la prima indagine sulla strage.

17) Ermanno BUZZI, ordinovista, in contatto con MAGGI, SOFFIATI, ZORZI e SICILIANO, frequentatore di Via Mestrina e dell’abitazione di ROMANI, anche nel 1974, nonché confidente del Cap. DELFINO, confeziona il 21 ed il 27 maggio 1974 due anonimi con i quali preannuncia attentati entro la fine del mese di maggio, in tal modo dimostrando di essere al corrente del programmato attentato.

18) Nel corso del primo processo BUZZI fornisce significativi e falsi contributi all’accusa, opponendosi alle iniziative del proprio legale, l’avv. Bruno LODI, miranti ad un’adeguata difesa e si mostra sicuro di essere assolto in appello. Ciò dimostra una sua collusione con l’attività depistante di Francesco DELFINO.

19) Secondo molti testi Giancarlo ESPOSTI ha contatti frequenti con i Carabinieri della Divisione PASTRENGO di Milano ed in particolare, secondo alcuni, anche con il Cap. DELFINO. La madre di Gianni NARDI riferisce di aver appreso dalla madre di ESPOSTI che quest’ultimo era stato mandato a Pian del Rascino proprio dal Cap. DELFINO. Un identikit indica ESPOSTI come presente a Brescia il giorno della strage. Il terrorista muore a Pian del Rascino il 30 maggio 1974 nel corso di un conflitto a fuoco la cui ricostruzione è sconcertante.

 

 

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