PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI BRESCIA
MEMORIA DEL PUBBLICO MINISTERO MASSIMO MERONI
(STRAGE DI PIAZZA DELLA LOGGIA)
Proc. Pen. n.03/08 Corte Assise di Brescia
CAPITOLO II
LA COLLABORAZIONE DI CARLO DIGILIO
2.1 - IL COLLABORATORE CARLO DIGILIO
Carlo DIGILIO di Venezia, collaboratore della Procura di Milano, è stato spesso definito come un “quadro coperto” di Ordine Nuovo Veneto, il gruppo eversivo al quale questo Ufficio ritiene debba essere addebitata la strage del 28 maggio 1974. Si tratta di una qualifica che ha sempre accettato con una certa riluttanza, ma questo atteggiamento si scontra con quanto emerso da sentenze passate in giudicato e dalle stesse dichiarazioni delle persone a lui più vicine sia in ambito amicale che politico, quali lo stesso Carlo Maria MAGGI. DIGILIO è universalmente ritenuto il massimo esperto di armi, e forse anche di esplosivi, di Ordine Nuovo, a dispetto di quanto sostengono gli attuali Periti.
Tutti riferiscono della sua abilità manuale, che si estrinsecava dalla banale riparazione di piccoli oggetti casalinghi, quando, ad esempio, frequentava l’abitazione di MAGGI, al confezionamento di silenziatori, alla modifica di armi a raffica, al confezionamento di ordigni, attività che realizzava in una sorta di piccola officina. Forse in questo genere di attività, pur strumentali rispetto a gravi reati, è prevalso l’interesse del DIGILIO per la meccanica e per la fisica piuttosto che l’interesse politico. Egli, infatti, pur inserito in un ambiente che non può non essere definito che di destra eversiva, si è sempre espresso politicamente in valutazioni che, pur sintomatiche dell’aspirazione ad un regime assolutamente di destra, o militare, da raggiungersi anche con attività di natura golpistica, non hanno mai toccato, a quanto emerge dal quadro testimoniale, le posizioni estreme che sono state invece proprie di MAGGI, di ZORZI e di SOFFIATI.
DIGILIO, figlio di un ufficiale della G.D.F., che avrebbe svolto attività di intelligence per conto dei servizi degli U.S.A., avrebbe proseguito dal 1967 nell’attività del padre, quale elemento di supporto ad una rete di intelligence americana, operante in Italia, e avrebbe avuto come referenti degli ufficiali americani sulla cui identificazione sono sorte molteplici questioni, che hanno trovato evoluzione anche nell’ambito degli altri processi in cui è stato coinvolto, ivi compreso quello per la strage di Piazza Fontana, nell’ambito del quale è stato sostanzialmente prosciolto soltanto per prescrizione, sulla base di un suo presunto coinvolgimento nel confezionamento dell’ordigno.
Nel 1978 DIGILIO, al termine della sua attività di intelligence, è diventato segretario del Poligono di tiro di Venezia. Nel 1982 sono venuti gradualmente al pettine i nodi di suoi molteplici coinvolgimenti in attività concernenti sia il suo inserimento in Ordine Nuovo, sia traffici di armi. Dopo un periodo di latitanza nel 1985 è fuggito all’estero, dove, a Santo Domingo si è ricostruito una vita. E’ stato espulso nel 1992 e subito dopo è iniziata la sua collaborazione, in particolare con il G.I. di Milano, bruscamente interrotta dal grave episodio dell’ictus, che lo ha interessato nel maggio del 1995. Dopo alcuni mesi di sospensione, è ripresa la collaborazione, che si è estesa nel 1996 a questo Ufficio, nell’ambito delle indagini per la strage di Piazza della Loggia.
Le dichiarazioni del collaboratore Carlo DIGILIO costituiscono l’elemento di prova centrale del presente procedimento, in quanto il predetto ha descritto l’ordigno sul quale gli fu richiesto di intervenire da Marcello SOFFIATI pochi giorni prima della strage di Piazza della Loggia e che, sempre secondo SOFFIATI, (particolare emerso in modo chiaro, come si vedrà tra poco, solo nel corso dell’incidente probatorio) era effettivamente destinato alla realizzazione dell’attentato del 28 maggio 1974. L’ordigno, sempre secondo SOFFIATI, era stato fornito da ZORZI, dal quale era andato a prenderlo per ordine di MAGGI.
Si tratta di dichiarazioni che trovano un significativo riscontro, tra l’altro, in un’intercettazione ambientale del 1996 presso l’abitazione di Roberto RAHO, del quale era ospite Piero BATTISTON, che ne ha illustrato il significato.
Le dichiarazioni di DIGILIO erano state ritenute dalla S.C. un riscontro individualizzante delle dichiarazioni di TRAMONTE, che facevano riferimento, in particolare, alle riunioni a casa di Giangastone ROMANI, ad Abano Terme, nel corso delle quali erano stati fissati i dettagli dell’esecuzione dell’attentato di Brescia. Significativamente le stesse, secondo la S.C. costituivano non solo un riscontro alla circostanza che MAGGI, ROMANI e ZORZI spostassero esplosivi nello stesso periodo in cui ci fu la strage di Brescia, ma un riscontro allo stesso coinvolgimento dei predetti nella strage di Brescia.
Successivamente sono state parzialmente ritrattate le dichiarazioni di TRAMONTE , ma significativamente, nel corso dell’incidente probatorio, DIGILIO ha integrato le precedenti dichiarazioni, riferendo che quell’ordigno, secondo quanto gli disse SOFFIATI, era effettivamente destinato a Brescia. In precedenza, infatti, a tale destinazione si perveniva soltanto attraverso un sia pur agile percorso logico, che passava attraverso la contiguità temporale del transito dell’ordigno da Verona, dove lo visionava DIGILIO, e la strage, verificatasi pochi giorni dopo, e la depressione di SOFFIATI, per aver indirettamente, con il suo trasporto, provocato l’eccidio.
Nelle prossime pagine verranno esaminati tutti gli aspetti che si riferiscono alla posizione di DIGILIO, con particolare riferimento alla sua attendibilità. Per quanto, in ordine logico e temporale, dovrebbe essere esaminato con priorità il problema del suo ruolo e del suo inserimento nella rete di intelligence americana, si ritiene di collocare quest’ultimo argomento come parte conclusiva della disamina, in quanto lo stesso si pone ad un livello di minore interesse, secondario rispetto a tutto ciò che si riferisce alla movimentazione dell’ordigno. Pertanto verranno distinte le seguenti parti:
1) Quanto DIGILIO dichiara in ordine all’ordigno che Marcello SOFFIATI gli mostrò, agli avvenimenti che hanno preceduto e seguito il suddetto fatto;
2) La Perizia balistica sull’ordigno esploso in Piazza della Loggia e sulla compatibilità delle risultanze con quello esaminato da DIGILIO a Verona, in epoca prossima all’eccidio; in questa sede verranno esposte le ragioni in base alle quali si ritiene che le conclusioni dei Periti non siano certe, in ordine alla qualità dell’esplosivo utilizzato e come vi sia una sostanziale compatibilità tra quanto assume di aver visto DIGILIO e quanto emerge dalle perizie;
3) Le condizioni psico-fisiche di DIGILIO e le osservazioni positive in ordine alla capacità del predetto di stare in giudizio e alla ininfluenza delle condizioni suddette sulla sua attendibilità;
4) L’inserimento di DIGILIO nella rete di intelligence americana.
2.2 - LE DICHIARAZIONI DI CARLO DIGILIO SULLA STRAGE DI BRESCIA
Il collaboratore Carlo DIGILIO ha rilasciato, prima, in sintesi, al G.I. di Milano, e, in un secondo tempo e con maggiori dettagli a questo Ufficio, delle dichiarazioni che coinvolgono MAGGI, SOFFIATI e ZORZI nel trasporto di un ordigno, da lui direttamente visionato a Verona pochi giorni prima del 28 maggio 74, poi presumibilmente utilizzato per commettere la strage.
Verrà esposto, dopo l’esame delle dichiarazioni del collaboratore, come le apparenti sfasature tra le due versioni, quella del DIGILIO e quella del TRAMONTE (pur utilizzabile quasi esclusivamente nei confronti del medesimo), che comunque coinvolgono concordemente MAGGI e ZORZI nella strage di Piazza della Loggia, siano in realtà pienamente compatibili.
Si tratta, lo si ripete, di una valutazione che finisce per riguardare solo la posizione processuale di TRAMONTE, a seguito della sua parziale ritrattazione.
In via preliminare si osserva che DIGILIO e TRAMONTE non si sono mai conosciuti e nessuno li ha mai rappresentati nel medesimo contesto. Quanto sopra per sbarazzare il campo da possibili ipotesi circa eventuali collusioni dei due predetti in un’ottica comune di depistaggio, laddove, invece, le due versioni si rafforzano reciprocamente.
Le dichiarazioni di DIGILIO si ricavano prevalentemente dai verbali del 31.1.1996, 19.4.96, 4 e 5.5.1996, davanti al G.I. di Milano, nonché dal verbale del 15.5.96 davanti a questo Ufficio.
La sintesi di questi verbali è la seguente:
in un giorno che si colloca nel maggio 74, all’incirca tra una settimana e un mese prima della strage di Piazza della Loggia, in occasione di una cena a Colognola ai Colli presso l’abitazione di Marcello SOFFIATI, presenti oltre a DIGILIO e ai SOFFIATI il MINETTO e il PERSIC, MAGGI preannunciò che di lì a poco ci sarebbe stato un grosso attentato nell’Italia settentrionale. Chieste in quel contesto, ma riservatamente, spiegazioni a SOFFIATI, questi gli aveva riferito che quei discorsi di MAGGI si riconnettevano alle decisioni prese in occasione di una riunione svoltasi a Rovigo qualche tempo prima (all’incirca tra marzo e maggio), alla quale avevano partecipato numerosi ordinovisti, nonché militari americani ed italiani. In occasione della riunione di Rovigo era stato designato, a seguito di una votazione segreta, ZORZI ed il suo gruppo per l’esecuzione di un attentato. In un secondo tempo ZORZI si era rifiutato di realizzarlo, mettendosi tuttavia a disposizione per fornire l’ordigno. Qualche giorno dopo la cena di Colognola SOFFIATI era stato mandato a Mestre da ZORZI a ritirare l’ordigno, che aveva subito portato a Verona a casa di DIGILIO perché lo visionasse, temendo che potesse esplodere durante il trasporto. DIGILIO aveva messo l’ordigno in sicurezza e subito dopo il SOFFIATI era partito, a suo dire, in treno, dove avrebbe dovuto consegnare lo stesso ad un esponente delle SAM.
In occasione dell’incidente probatorio svoltosi presso l’A.G. di Brescia, DIGILIO in un primo tempo ha fornito dichiarazioni che nella sostanza coincidono con lo schema sopra indicato. In un secondo tempo, ampliando le originarie ammissioni, oltre a collegare in modo decisivo l’ordigno da lui visionato alla strage di Piazza della Loggia, ha ammesso di aver dato a SOFFIATI istruzioni non solo per la sua incolumità personale, ma anche ai fini dell’utilizzo della bomba. In tal modo ha acquisito la qualità di indagato.
2.2.1 - Le dichiarazioni di DIGILIO al G.I. di Milano. DIGILIO associa subito la riunione di Rovigo alla strage di Brescia
Dallo stralcio di verbale che ci apprestiamo a leggere, notiamo che molti mesi prima del presunto (secondo le difese aprile 1996) condizionamento di DIGILIO da parte del Capitano GIRAUDO, ci sono già in embrione tutti gli elementi che DIGILIO meglio svilupperà davanti a questo Ufficio, e soprattutto si parla già di Brescia. Siccome non viene spiegato come DIGILIO colleghi quanto appreso alla strage di Brescia, è evidente che si tratta di un argomento che verrà sviluppato in seguito, davanti alla Magistratura competente, astenendosi correttamente, il Dott. SALVINI, dall’approfondire un argomento di competenza di altra A.G.. Si parla già di ZORZI e dei Mestrini, si parla anche di MINETTO. Da notare che il Dott. SALVINI ha ben presente che ZORZI in quegli anni già aveva compiuto le prime visite in Giappone, e lo rappresenta a DIGILIO, che tuttavia risponde di aver fiducia in quello che gli diceva SOFFIATI.
Il 31.1.1996, davanti al G.I. di Milano DIGILIO ha dichiarato, tra l’altro:
“Seppi nell’agosto del 1974 che nel mese di aprile vi era stata un’importante riunione in una trattoria di Rovigo, città che era un po’ il feudo del dr. MAGGI che è proprio originario di Rovigo e vi ha ancora dei parenti. A questa riunione erano presenti , oltre al dr. MAGGI , i camerati più duri di Rovigo, Mestre e Venezia. Fu presa la decisione di colpire duramente le sinistre che in quel momento erano forti e, secondo un sistema simile al ballottaggio, furono estratti i nomi di quelli che dovevano agire e il loro capo. Secondo quanto mi disse SOFFIATI, che era presente, furono ancora una volta scelti ZORZI e i mestrini. Io associai immediatamente il racconto di Marcello SOFFIATI alla strage di Piazza della Loggia a Brescia”.
2.2.1.1 - Si riporta qui di seguito la trascrizione della registrazione di parte del verbale:
31.1.96
G.I. (GIUDICE ISTRUTTORE) Diceva invece, altre questione che potevano essere utili ?
I (Imputato) ( …..)(pp. ii. pronuncia non chiara) dottor Maggi.
G.I. Sì.
I. - dove ha ancora il cognato il dottor Maggi lì... (nota PM: Rovigo)
G.I. - I parenti, sì.
I. - di cui si serve per tenere uniti gli iscritti, gli aderenti...
G.I. - E avvenne qualcosa di interessante?
I. - In una grossa trattoria lì nel rovigotto, come li chiamano i veneziani ...
G.I. - Sì.
I. - il luogo...
G.I. - SI, cosa avvenne?
I. - Delle riunioni dì gente di destra
G.I. - Sì.
I. - da dove uscivano discorsi (… )(p.ì., pronuncia non chiara) c'era il Soffiati lì, (…)(p.i., pronuncia non chiara), era da tempo erano più... erano veneziani che da Milano fino a Venezia passavano per Verona: "Bisogna fermare i rossi, bisogna bloccarli...
G.I. - Colpire i rossi
I - bisogna colpire i rossi". Questo... questa...
G.I. - In particolare?
I. - In particolare fu, fatta una grossa cena tra, la gente più estremista sia di Venezia, che di Rovigo che di Mestre, tanto è vero che...,
G.I. - In che momento?
I. - Siamo nell'aprile del '74...
G.I. - Sì
(Silenzio)
I. - il Soffiati fu molto preciso.
G.I. - Cosa disse? Si era deciso qualcosa li?
I. - Disse che ... fu lì che si decise praticamente dalla parte i più esaltati di ... di colpire duramente.
G.I. - Dove?
I. - Contro... contro le sinistre.
G.I. - E dove colpire?
(Silenzio)
I. - Dove i compagni erano piuttosto vivaci e forti, tanto è vero che io associai questo discorso con...
G.I. - Con cosa?
I. - con la strage di piazza della Loggia
G.I. - A Brescia.
I. - a Brescia e rimasi veramente colpito.
G.I. - Quando lo ha saputo Lei?
(Silenzio)
I - Questo lo seppi nel....nell'estate del 74.:
G.I. - Pochi mesi dopo quindi?
I. - Pochi mesi dopo.
G.I. - E chi c'era a quella cena?
I - Il Soffiati disse che fu carteggiata (forse “caldeggiata”) dal Maggi che teneva sotto dì sé...
G.I. - Quanti uomini?
I. - l'intellighenzia veneziana che erano...
G.I. - 4 o 5
I. - avvocati. erano avvocati ...
(Silenzio)
G.I. - Qui quanti uomini c'erano a questa riunione, non sa?
I. - C’erano tutti i rodigini ….
G.I. - I rovigotti
I. - più i... i ...
G.I. - Mestrini e veneziani?
I. - i mestrini, tanto è vero che disse il Soffiati che il Maggi, applicando una regola ( … ) (p.i., pronuncia non chiara) usò il ballottaggio per la scelta degli uomini da utilizzare, difatti fecero un ballottaggio estraendo un nome, il capo del manipolo che avrebbe dovuto...
G.I. - Agire.
I. - agire.
G.I. - E che nome era?
I. - che fu scelto per il controllo dei suoi uomini.
G.I. - Cioè i mestrini?
I. - i Mestrini, cioè … gente dura
G.I. - Lei è certo di questo?
I. - Sissignore
G.I. - Perché Zorzi poteva essere già in Giappone.
I - Io ho sempre avuto fiducia in quello che mi ha detto Soffiati su quella che fu...
G.I. - Ma c'erano anche i milanesi che Lei sappia?
I. - Che io sappia no.
G.I. - Questo è quello che ha sentito?
I. - Questo è quanto...
G.I. - Ha sentito, il nome di Zorzi o dei mestrini in genere?
I -( … )(p.i., pronuncia non chiara) con i mestrini.
G.I. - Questo è quello che ha sentito Lei.
I. - Sì, questo me lo disse il Marcello Soffiati. Non vorrei che la lite fra il Soffiati e lo Zorzi...
G.I. - Fosse legata anche a questo?
I. - fosse legata anche a questo, magari ... a qualche commento...
G.I. - Aspetti, a questa cena quanti uomi ... quanti c'erano, quante persone c'erano?
I. - C'era numerosa gente.
G.I. - Fidata comunque?
I. - Gente fidata di Rovigo
G.I. - Trieste e, Venezia.
I. - Trieste, Venezia e Mestre
G.I. - Ho capito, Lei non ci andò comunque?
I. - No.
G.I. - La trattoria sa quale è stata?
I. - No, no, non so...
G.I. - La trattoria non sa quale fosse.
I. - Non mi disse il nome Soffiati, sono quelle grosse. trattorie di città
G.I. - Di queste zone, insomma.
I. - dell'entroterra veneziano che ospitano a volte chiunque prenoti
G.I. - Sì, in gruppo insomma.
I. - Per gruppi di centinaia di persone.
G.I. - Senta. ma Lei sa se... Lei ha saputo nell'agosto ‘74 questo?
I. - sì.
G.I. - Da Soffiati..
I. - Da Soffiati, il quale si lagnava che queste decisioni prese così avessero rovinato praticamente l'ambiente.
G.I. - Poi Soffiati ...
I. - si sentiva perseguitato anche per questo e dava la colpa al dottore
G.I. - Lei sa che il Soffiati qualche mese dopo fu arrestato poi anche, in dicembre? Dicembre ‘74 fu il primo arresto...
I. - Sì, mi pare dì sì.,
G.I. - Va bene, ci fermiamo un attimo
Breve interruzione: si procede alla verbalizzazione.
G.I. - Senta, allora, tornando un attimo a questa riunione, quindi qual era l'idea, diciamo …
I. - l’idea forza.
G.I. - l'idea forza di contrastare
I. - Le sinistre, bisognava bloccare le sinistre.
G.I. - A tutti i costi
I. - "Adesso o mai", discorsi così, insomma.
G.I. - E tra che ambienti si diceva?, in quali gruppi?
I. - Ordine Nuovo
G.I. - Sì …. no, geograficamente, insomma.
I. - Sì, siamo tra l'intellighenzia di destra veneziana con gente invitata da fuori, potevano essere sia triestini che i mestrini tutti a Rovigo e a Rovigo presente, perché nessuno si sarebbe mai permesso di fare uno sgarbo al dottor Maggi che era considerato il capo li, dottor Maggi è nato a Rovigo.
G.I. - Proprietario come...
I. - Sì, era si.
G.I. - Sì, si. Milanesi, ha saputo di entrate di milanesi in queste cose?
I. - Non ebbi notizie in merito da Soffiati, Soffiati mi raccontava le cose com'erano effettivamente.
G.I. - Sì.
I. - Era sincero con me,, devo dirlo, difatti molte volte mi ha detto delle cose e ve le ho anche riferite, Le avete controllate e sono giuste..
G.I. - Sì. E altre notizie che ha saputo dal Soffiati, anche in tempo successivo? Sempre riguardo a esplosivi, cose di questo tipo.
I. - Sì, sì. Che ... aveva ricevuto da Minetto l'ordine di denunciare immediatamente nell'ambiente chiunque trasportasse armi e ... ed esplosivo doveva dirlo a Minetto.
G.I. - Sì. Minetto doveva saperlo.
I. - Doveva saperlo.
G.I. - E c'era stato qualche episodio che Le ha raccontato Soffiati?
I. - Sì, c'era l'episodio del professore di Vittorio Veneto...
G.I. - Quello lo sappiamo.
I. - che aveva mandato armi...
G.I. - A Cipro.
I. - le armi del Cansiglio a Cipro
G.I. - Altri fatti che riguardassero Zorzi?
I. - Dello Zorzi disse un discorso di un furto fatto dal gruppo mestrino capeggiato dallo Zorzi, nel suo paese, credo, non so una cosa che suona come Arzignano.
G.I. - Dove era andato lo Zorzi?
I. - Sì sì a una cava.
G.I. - Sì. Lei quando l'ha saputo questo?
I. - Lo seppi nel mio riavvicinamento col Soffiati, nell'agosto dell'81, quando ero latitante e avevo bisogno di aiuto, di ospitalità.
G.I. - Ho capito. Ed è un fatto ... non sa in che epoca è avvenuto questo furto?
I. - Era in epoca antecedente.
G.I. - Roba vecchia?
I. - Una cosa che aveva già un certo tempo, ma...
G.I. - Ho capito. Lei non sa chi lo ha fatto oltre a Zorzi?
I. - Purtroppo il Soffiati non era così ben informato.
G.I. - Ho capito. Le descrisse l'esplosivo Soffiati?, no.
I. - No, no.
G.I. - Va bene. Scriviamo questo.
2.2.3 - L’interrogatorio del 19.4.96 davanti al G.I. di Milano. DIGILIO collega subito le parole di MAGGI alla strage di Brescia
In occasione dell’interrogatorio del 19.4.96 davanti al G.I. di Milano (f.3) DIGILIO ha dichiarato:
“A questo punto intendo spontaneamente riferire una circostanza che mi sembra di una certa importanza.
Circa dieci giorni prima della strage di Brescia in Piazza della Loggia, eravamo a tavola , presso la trattoria di Colognola, Bruno e Marcello SOFFIATI , io, MINETTO e il dr. MAGGI.” (come più avanti si vedrà, MINETTO è un superiore di DIGILIO nell’ambito della rete di intelligence americana per la quale questi lavorava).
“A un certo punto MAGGI , per dovere di informazione in base alle direttive di cui ho appena parlato e che erano state imposte da MINETTO, disse che di lì a pochi giorni ci sarebbe stato un grosso attentato terroristico”.
Si consideri che è DIGILIO a inquadrare il fatto con riferimento alla strage di Piazza della Loggia. E’ evidente che è convinto, che è certo che si tratti di un fatto ricollegabile con la strage di Brescia.
2.2.3.1 - Trascrizione 19.4.96
G.I. - Ricorda qualcosa d'altro, di significativo, di queste cene e di questi incontri?
I. - Di queste cene, sì, ricordo che nella cena, una settimana o una decina di giorni prima del... che il gruppo ha fatto l'attentato, lì, in Piazza della Loggia, il dottore si confessò con Minetto e disse. a voce alta (ed erano, lì, tutti presenti, sia il Minetto e sia Marcello Soffiati, certo), dì stare attenti, perché ci sarebbe stato un attentato ...
G.I. - ...un attentato di che tipo?
I. - Un attentato a scopo terroristico.
G.I. - Ho capito. Senta, questo è un argomento che bisognerà approfondire con i miei colleghi.
I. - Va bene.
G.I. - Ecco (pp.ii., voci sovrapp.), Può solo dire dov'era la cena? In che ...
I. - La cena era a Colognola ai Colli, nella trattoria del Marcello Soffiati.
G.I. - che si chiama (p.i., pronuncia non chiara), poi?
I. - Si.
G.I. - Ed eravate solo voi?
I. - Si.
G.I. - Quindi, quattro persone?
I. - Quattro persone...
G.I. - Quindi, molto fidate ...
I. - Bruno, Marcello, il dottore, io e Minetto.
G.I. - Bruno, Marcello ... Cinque?.
I. - Si.
G.I. - Quindi, persone molto fidate, fra di loro?
I. - Sì, sì sì sì.
G.I. - E questo perché c'era proprio un obbligo di segnalare?
I. - Un obbligo. In questo io, appunto do la prova della sudditanza del dottore al Minetto.
G.I. - Va bene. Questo qua sarà da approfondire con i colleghi di Brescia, appena possibile, e scriviamo questo accenno iniziale, no?, e, poi, Lei, ovviamente, focalizza bene, ecco.
I. - Sì, va bene.
Si verbalizza.
G.I. - Va bene. Allora abbiamo scritto questa parte, che poi sarà oggetto di approfondimento, da parte della Procura di Brescia. Senta, una cosa che io non ho mai ben capito...C'erano sempre queste cene, no?, ma cosa voleva dire, vedersi sempre a cena? Cioè ... Sì sì ...
I. - Era un'invenzione bellissima, e ipocrita, del Maggi. "Ci troviamo e facciamo la partitina a carte, mangiamo un boccone, fuori, e poi...". Mangiare un boccone, fuori, anche se la gente ti vede...
G.I. - Sembrano degli amici, no?
I. - Sembra, si, appunto, un gruppo conviviale
G.I. - La congrega degli amici. e non fa pensare male, anche se per caso passa qualcuno che guarda, che osserva e riferisce.
G.I. - Cioè è un modo per poter parlare liberamente , senza farsi notare ...
I. - Sì, appunto.
G.I. - Si usava questo, più che trovarsi in sedi o posti ...
I. - Sì, perché non poteva essere seguito, riconosciuto e ...
G.I. - ...e pedinato ...
I. - pedinato; per questo, il dottore preferì...Diceva: "Ah, andiamo a fare una bella mangiata...".
G.I. - e intanto si mangiava, ovviamente, peraltro.
I. - Si mangiava, si beveva, sì sì sì ...
G.I. - Ho capito.
I. - si raccontava qualche barzelletta, e basta.
G.I. - Senza donne, mai?
I. - Sì sì, senza
G.I. - Era solo fra di voi, no?
I. - Sì sì, era una cosa così.
2.2.4 - L’interrogatorio del 4.5.96 davanti al G.I. di Milano
L’argomento è stato ripreso , sempre davanti al G.I. di Milano, in occasione dell’interrogatorio del 4.5.1996 (f.2):
“ Spontaneamente intendo riferire una circostanza della massima importanza e che riguarda la gravissima strage che avvenne a Brescia.”
Si tratta di una premessa che non deve essere mai persa di vista , in quanto dimostra che DIGILIO, quando rappresentò per la prima volta i fatti che tra poco verranno descritti, aveva le idee molto chiare, nel senso che disponeva di elementi che gli consentivano di ricollegare l’ordigno che ebbe modo di esaminare alla strage di Piazza della Loggia.
Peraltro, come si è visto, già in occasione dell’interrogatorio precedente DIGILIO aveva collegato con certezza i fatti non ad un qualunque attentato terroristico, ma alla strage di Piazza della Loggia. E siccome non ha spiegato come fosse giunto a quella conclusione, è evidente che il suo discorso doveva essere completato con ulteriori elementi.
Evidentemente il G.I. di Milano non poteva certo sostituirsi al P.M. di Brescia ed è questa la ragione per cui i primi tre interrogatori contengono minori dettagli.
“Qualche giorno dopo la cena con MAGGI, MINETTO e i due SOFFIATI di cui ho parlato nel precedente interrogatorio, e precisamente non più di 4 o 5 giorni dopo, Marcello SOFFIATI, su ordine del dr. MAGGI, fu mandato a Mestre a ritirare una valigetta da Delfo ZORZI e con questa valigetta ,in treno, tornò a Verona nell’appartamento di Via Stella.
Io mi trovavo lì e vidi Marcello SOFFIATI letteralmente terrorizzato.
Mi fece vedere la valigetta, era tipo 24 ore, che conteneva una quindicina di candelotti, non so se dinamite o gelignite, ma comunque diversi da quelli che aveva procurato ROTELLI in passato e che erano entrati nella disponibilità di ZORZI.
Insieme ai candelotti vi era anche il congegno praticamente già approntato.
Era costituito da una normale pila da 4,5 volt e da una sveglia grossa di tipo molto comune con dei bilancieri che facevano rumore.
I fili erano già collegati tra la pila e la sveglia e quest’ultima, inoltre, aveva già il perno sistemato sul quadrante e le lancette con le punte piegate in alto per facilitarne il contatto.
Io gli dissi che era stato un pazzo a portare quell’ordigno in treno da Mestre e di buttare via nell’Adige quella roba appena avesse potuto.
SOFFIATI però mi disse che su disposizione di MAGGI gli era stato in pratica ordinato di andare a Mestre per ritirare il congegno da ZORZI per portarlo poi a Milano , sempre in treno. ZORZI aveva detto che per quell’operazione era disponibile a mettere a disposizione l’esplosivo e il congegno , ma non a fare altro.
SOFFIATI era preoccupato e spaventato , ma alla fine mi disse che non poteva fare altro che portare l’esplosivo dove gli era stato ordinato.
L’unica cosa che potei fare fu quella di sollevare un po’ il perno del quadrante svitandolo con grande attenzione e riducendo così il pericolo di un contatto non voluto.
Marcello apparve subito angosciato in modo terribile e da quel momento entrò in contrasto definitivo con ZORZI e MAGGI ...
In sostanza vi fu una progressione costituita dalla cena di Rovigo, di cui ho già parlato e che fu molto importante sul piano strategico, dalla cena a Colognola con MAGGI e MINETTO e appunto dall’arrivo di SOFFIATI a Verona con la valigetta.
Il tutto nel giro di pochi giorni.
Secondo me , in particolare a quella cena di Rovigo, fu decisa una vera e propria strategia di attentati che si inserivano nei progetti di colpo di stato che vedevano uniti civili e militari e si inserivano nella strategia anticomunista del Convegno Pollio del 1965.
Marcello SOFFIATI parlò, come destinatari dell’ordigno, di gente delle S.A.M. a Milano, senza specificarne i nomi.
Faccio presente che quando vi fu la cena con MINETTO e MAGGI in cui quest’ultimo preannunziò l’attentato non disse in quale città sarebbe avvenuto, ma indicò genericamente il Nord-Italia”.
2.2.4.1 - Trascrizione del verbale 4.5.96
I. - Se posso dare una conferma importante….
G.I. - sentiamo
I. - che, dopo l'avviso, da parte del dottore, che ci sarebbe stata un'esplosione...
G.I. - Quindi, la, cena con Minetto, no?...
I. - Sì, la cena con Minetto.
G.I. -… quella che si è fatta a Colognola, sì Quella cena, sì, con Bruno, Minetto e Marcello, sì?
I. - Sì, con Bruno Soffiati... sì. - Il Marcello fu mandato a Mestre, a ritirare una valigetta ventiquattr'ore, che conteneva una quindicina di candelotti, e non so se era dinamite, gelignite, o qualcosa del genere, e avevano un aspetto ben diverso da quelli che avevo visto, tanto che... da quelli che avevo visto in precedenza...
G.I. - Diversi da quelli...
I. - Del Rotelli.
G.I. - che sappiamo che erano... e Lei ne aveva già parlato.
I. - Sì. Credo che fossero quelli che rubò, ad Arzignano, il Delfo Zorzi... credo, non lo so.
G.I. - Comunque erano diversi...
I. - Erano diversi.
G.I. - Dunque, scusi, racconti; sono cose che sono collegate, comunque le...
I. - Sì. Il Delfo Zorzi non accettò l'incarico, dal dottore, di eseguire l'attentato.
G.I. - del dottor Maggi?
I. - Sì. . . perciò, il dottore fu costretto a mandare un'altra persona. Il Delfo dice che metteva a disposizione l'esplosivo e il congegno e che si arrangiassero. Fu mandato il Soffiati e me lo vidi arrivare, in Via Stella, 13, con la ventiquattr'ore, con dentro una quindicina di candelotti e anche un congegno; un congegno, tra l'altro, pericolosissimo perché aveva già i contatti connessi…
G.I. - Quelli elettrici? . . .
I. - Quelli elettrici, sì. Scopersi dov'era l'inganno e dissi a Soffiati: "Guarda che qui ti volevano condannare al silenzio della morte.
G.I. - Quindi era a rischio, anche chi li trasportava...
I. - Sì, era a rischio, anche chi li trasportava.
G.I. - E come era fatto, questo congegno?
I. - Era una sveglia con un contatto sul perno delle lancette e una vite al centro del vetro... Non era proprio un vetro, era una copertura di plastica.
G.I. - Sì. Quindi... quella vite che si fa accendere, poi?
I. - Sì sì, la quale, andando là, a toccare il quadrante, chiudeva il circuito.
G.I. - Con le lancette, logicamente
I. - Sì, bastava solo che una mano d'uomo afferrasse la sveglia, che quel piccolo sforzo
G.I. - ... la faccia della sveglia, no?
I. - Sì... poteva far scendere la punta della vite e toccare il piano del quadrante e sarebbe immediatamente scattato il meccanismo.
G.I. - Che tipo di sveglia era?
I. - Era una vecchia sveglia da contadini, si vedeva vecchissima
G.I. - Sì.
I. - che faceva rumore come di (pp.ii., fuori microf.)...
G.I. - Di metallo
I. - Sì.
G.I. - Cioè faceva gong gong?
I. - Sì... aveva un grosso bilanciere.
G.I. - E le lancette c'erano?
I. - Le lancette erano visibili, però erano state piegate verso l'alto, il che significa che, se uno doveva porre l'ora, potevano toccarsi e sarebbe avvenuto lì, il contatto.
G.I. - Quindi... piegate verso l'alto, a punta, per facilitare il contatto?
I. - Sì. Spiegai l'inganno, al Soffiati, e lo consigliai di buttare il congegno nell'Adige...
G.I. - perché era molto pericoloso, insomma...
I. - ... perché era molto pericoloso.
G.I. - E com'era andato, Soffiati, a prendere questo affare?
I. - In treno, mi disse.
G.I. - A Mestre?
I. - Sì, e tornò in treno.
G.I. - E dove doveva andare?
I. - Mi disse di aiutarlo a renderlo trasportabile e a rendere inefficace quel congegno, perché aveva paura di essere picchiato, se non si presentava a Milano.
G.I. - Per portarlo, per consegnarlo?
I. - Per consegnarlo ....
G.I. - Ho capito.
I. - Disse che lì c'era gente terribile (p.i., pronuncia non chiara) e io non so se fossero ancora attive, le (pp.ii., fuori microf.).
G.I. - Senta, c'era una pila?
I. - C'era una pila da 4 volt e mezzo.
G.I. - Praticamente, quella comune?
I. - Quella comune. Erano i soliti congegni che avevo visto fare, a Paese, al famoso professor Lino Franco.
G.I. - Sì... quello di cui abbiamo già parlato, no?
I. - di cui abbiamo illustrato e già parlato. Per questo non mi fu difficile capire
G.I. - Riconoscere un po' il meccanismo...
I. - Sì... di capire come funzionava, anche perché avevo paura che potesse saltare da un momento all'altro, con lui presente e io presente, lì. Fu giocoforza...
G.I. - Eravate proprio in un appartamento?
I. - Sì. Mi feci forza, proprio, e assicuro che fu uno dei momenti più terribili della mia esistenza...
G.I. - Cioè avete aperto la valigetta proprio?
G.I. - E c'eravate solo voi due?
I. - Sì, Dottore.
G.I. - Senta questo è dopo quella famosa cena di Minetto, che si è detto poco fa, con Lino?
I. - Sì sì sì, Dottore.
G.I. - E quanto dopo
I. - Quattro o cinque giorni. (dopo la cena di Colognola n.p.m.BS)
G.I. - dopo la cena con Minetto e Soffiati?
I. - Io credo, il tempo che il Soffiati andasse a Mestre, a recuperare i materiali e a portarli a Milano, e non so, esattamente, come sia funzionato (pp.ii. , fuori microf.) .
G.I. - Ecco, senta, Lei, dopo quanto tempo da questa partenza di Soffiati, per Milano... Cosa succede, dopo questa partenza per Milano? Cioè, che fatto avviene?
I. - Eh, che seppi di questa tremenda esplosione, a Brescia.
G.I. - Ho capito. Questo...
I. - Il Soffiati lo vidi molto accasciato...
G.I. - Dopo?
I. - Sì.
G.I. - Senta, ma questo...,nel giro di pochissimo?
I. - Di poco tempo, sì.
G.I. -Cioè pochi giorni?.
I. - Pochi giorni, sì.
G.I. - E il Soffiati era distrutto, dopo?
I. - Sì, il Soffiati (pp.ii., fuori microf.)
G.I. - Alla fine?
I. - Comunque, io gli dissi: "Lascia stare, che, questi (pp.ii., rumori di fondo) dei pazzi e dei criminali".
G.I. - Lei glielo disse?
I. - Sì, e mi giurò... e infatti, dopo qualche mese, sparì dall'Italia e credo che cominciò a frequentare la (pp.ii., rumori di fondo)..
G.I. - Quindi si sganciò?
I. - Si sganciò, infatti, da Ordine Nuovo.
G.I. - Quindi, lui entrò in rotta definitiva, con Zorzi e con gli altri?
I. - Sì. Mi sembra che con una pistola messa alla cintura frequentasse Mestre, il Soffiati (pp.ii., rumori di fondo), alla ricerca di Delfo Zorzi ...
G.I. - perché c'era proprio un odio?
I. - per fargliela pagare: aveva capito che l'altro lo voleva uccidere.
G.I. - Senta una cosa, adesso... Poi, Lei approfondirà questo argomento, con i colleghi di Brescia, e adesso lo prendiamo spontaneamente, così come Lei l'ha detto.
I. - Sì sì.
G.I. - Una sola cosa si può aggiungere...
I. - Si.
G.I. - Il Soffiati, Lei dice, andò, da Verona, a Mestre, a prendere questo congegno e, chi lo mandò da Verona, a Mestre
I. - Il, dottor Maggi… perché il Delfo Zorzi si era rifiutato di effettuare l'operazione.
G.I. - Cioè non ci stava, questa volta?
I. - Non ci stava. Disse che evidentemente... e io lo seppi dal Marcello, che si vede scaricata addosso tutta una (pp.ii., voci sovrapp.)...
G.I. - Tutto il peggio della storia?
I. - Sì.
G.I. - Va bene. Senta, adesso, questo argomento qua, detto così, diciamo, così come ha ritenuto spontaneamente riferirlo, lo scriviamo, poi, io, ovviamente, trasmetterò ai colleghi di Brescia, per l'approfondimento.
I. - Ecco, sì, è come me lo ricordo, dopo tutti quegli anni passati e le emozioni passate, e Lei mi deve capire.
G.I. - Ho capito, ho capito, va bene. Sospendiamo...
I. - Ho fatto il possibile, per darLe una inquadratura.
G.I. - Quindi, questo è dopo la cena di Rovigo e dopo la cena di Minetto...
I. - Sì.
G.I. - E' una prosecuzione?
I. - Sì, e posso dirLe quanto segue: la cena di Rovigo fu preludio di tante altre cene, in Italia settentrionale. . .
G.I. - Sì. In quell'anno lì? - Siamo nel...
I. - Di lì a pochi mesi si videro gli effetti…
G.I. - Di quell'incontro?
I. - dell'ordinanza del generale Westmoreland, che c’erano, incontri tra civili e militari...
G.I. - E si pensava al colpo di Stato; ormai?
I. - Ormai, già si stava preparando, sì, quel colpo di Stato.
omissis
G.I. - Quando ci fu la cena di Minetto, no?, quella Minetto - Maggi, quella, diciamo, a Colognola - e l'altra volta avevamo detto che Maggi comunica che doveva avvenire un fatto, uno terroristico, grosso -,disse la località (pp, ii . , voci sovrapp.)?
I. - senza entrare in specificazioni non disse la località, disse "in alta Italia".
G.I. - Disse "in alta Italia", senza specificare la città, o il luogo, insomma?
I. - Si.
G.I. - Dopo quella cena, Lei si trova, poi, a Verona…
I. - Mi trovo spaesato…
G.I. - Ed è rimasto a Verona?
I. - Io non rimasi a Verona, in Via Stella, 13, (pp.ii., fuori microf.) di Marcello..
G.I. - E pochi giorni dopo.
I. - Pochi giorni dopo, poi..
G.I. - lui parte e ritorna, praticamente?
I. - e ritorna, praticamente, esatto.
G.I. - Quindi sapeva di trovarLa, poi, in Via Stella, insomma?
I. - Sissignore.
G.I. - Quindi, Lei non è più tornato a Venezia, invece?
I. - No.
G.I. - Sì, beh, dopo è tornato a Venezia, logicamente, tempo dopo, insomma, qualche giorno dopo, immagino. Senta, Lei cosa gli ha detto, a Marcello, quando l'ha visto con quell'affare lì, dopo il fatto? Gli ha detto…
I. - Gli ho detto: "Marcello, dai le dimissioni e vattene, va' a trovarti un lavoro serio…
G.I. - Quindi, di sganciarsi dal gruppo?
I. - ... é sganciati da questa gente”.
G.I. - Ho capito. Quindi, sganciarsi da chi?
I. - Dal Maggi e dall'altro, lì Maggi e (pp.ii., voci sovrapp.).
2.2.5 - L’interrogatorio del 5.5.96 davanti al G.I. di Milano. SOFFIATI si ritiene responsabile della strage di Brescia
Il racconto di DIGILIO è proseguito in occasione dell’interrogatorio del 5.5.96:
“Confermo innanzitutto la mia disponibilità ad approfondire dinanzi all’A.G. competente, non appena sarà possibile, quanto ho dichiarato nell’interrogatorio di ieri. Voglio già in questa sede aggiungere che Marcello SOFFIATI , dopo la strage di Brescia, commentò quanto era accaduto in questi termini: “se gli americani lasciano fare le cose in questo modo, alla fine chi ci perderà in Italia sarà la destra”, manifestando così la propria disapprovazione per quanto era avvenuto. SOFFIATI mi espresse anche il suo disgusto per essersi reso indirettamente colpevole di una strage così grave.
Posso anche aggiungere che SOFFIATI uscì da via Stella per andare alla stazione ferroviaria , che non è molto distante, per raggiungere Milano. Io lo vidi uscire, ma non lo accompagnai.”
E’ evidente che se SOFFIATI è psicologicamente provato, perché si sente responsabile dell’attentato, è pressoché certo che ritiene che l’ordigno che ha trasportato sia stato utilizzato a Brescia. Non vi sono interpretazioni alternative.
2.2.5.1 - Trascrizione del verbale 5.5.96
G.I. - Perfetto. Senta, Lei ricorda... Le chiedo ancora una cosa, forse, solo di completamento, e poi approfondiamo l'argomento, con loro...
I. - Si sì sì... corollario.
G.I. - Sì, di corollario. Soffiati, poi, che commenti fece, su questa cosa qua, dopo che era successa a Brescia?
I. - il Soffiati mi diede l'impressione di un falso di non comune intelligenza, quando, commentando il fatto trascorso...
G.I. - Di Brescia, sì?
ENTRANO IN SCENA I MAGISTRATI DI BRESCIA, dott. PIANTONI, dott. DE MARTINO....
PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI BRESCIA
MEMORIA DEL PUBBLICO MINISTERO MASSIMO MERONI
(STRAGE DI PIAZZA DELLA LOGGIA)
Proc. Pen. n.03/08 Corte Assise di Brescia
I. (imputato) - (...) ......pila, l’altro al polo negativo. Uno dei fili toccava quel cilindretto come ...che serve a girare le sfere
Piantoni: - quindi girare le sfere cosa significa ... girare le lancette ?
Digilio: le lancette, si signore
Piantoni: sul retro della sveglia
Digilio: sul retro della sveglia. Però se lei nell’afferrare la sveglia per mettere l’orario in cui deve farla funzionare. l’afferrasse con la mano con un certo vigore, finirebbe per schiacciare leggermente ma portare a contatto proprio la vite con la base e sarebbe pericolosissimo quel movimento
Piantoni: perché darebbe un corto circuito
Digilio: avrebbe un corto circuito, sì signore. Questo che io spiegai a SOFFIATI
Piantoni: quindi la vite non era infilata fino a dentro il metallo, era infilata solo nel vetro ... nella ... nella plastica insomma
Digilio: nella plastica andando a toccare sulla base, sul piano. Il piano era parte integrante della sveglia quindi faceva massa
Piantoni: faceva massa
Digilio: si, si quaranta. Oih oih. - Sì... mi disse: "Non mi pare che gli americani ci spingano verso celebrità, verso un progresso della Destra...
G.I. - anzi...
I. - anzi ci stanno facendo dare la zappa sui piedi, con questi fatti
G.I. - …queste stragi qua…
I. - …e bisognerà che stiano attenti, qua, mi sa, e lui era veramente colpito, di tutto...
G.I. - Quindi disapprovava quello che era successo?
I. - Disapprovò moltissimo, e in parte si sentiva responsabile.
G.I. - Si sentiva colpevole, ho capito.
I. - Si sentiva colpevole di aver partecipato indirettamente...
G.I. - A una cosa del genere?
I. - ... a una cosa del genere, sì.
Si è visto, quindi, che secondo quanto riferito da DIGILIO, neanche SOFFIATI aveva dubbi circa il fatto che quell’ordigno fosse stato poi utilizzato per eseguire la strage di Brescia. In caso contrario non si sarebbe sentito colpevole di nulla.
2.2.6 - L’interrogatorio di DIGILIO del 15.05.1996
omissis
Piantoni: ecco Digilio, lei sa per quale ragione noi siamo qui, noi ci occupiamo della strage di Brescia
Digilio: si, lo so
Piantoni: lei ha reso delle dichiarazioni spontanee al Giudice Salvini in relazione a questo episodio, come già il Giudice Salvini le ha anticipato, saremmo venuti noi da Brescia per approfondire questi argomenti ... cominciamo ...diciamo cosi’ ad approfondire, cioè intanto ripartiamo dalle cose che lei ha già detto al collega Salvini, il quale procede per fatti diversi dalla strage di Brescia...
Di Martino: io partirei dalla riunione di Rovigo
Piantoni: da Rovigo, da Rovigo, si
Di Martino: lei si ricorda cosa ha detto della riunione di Rovigo ? vuole che glielo legga ?
Digilio: si, ricordo, ricordo, posso anche riassumerlo brevemente
Piantoni: si, e’ meglio sì
Di Martino: come aveva saputo di questa riunione ?
Digilio: io avevo una conoscenza di nome, Marcello SOFFIATI, che frequentavo...anche .. che frequentava alcune basi americane
Di Martino: sì, sì, sappiamo tutto
Piantoni: lei tenga presente Digilio che noi conosciamo i suoi verbali perché il collega Salvini ce li ha trasmessi, quindi dia pure per conosciuto quello che già ha detto a verbale
Digilio: sì, sì, sì. Costui era stato invitato dal Dottor MAGGI a Rovigo che praticamente è il feudo del dottor MAGGI, a una cena; in questa cena erano presenti molti elementi di destra, quelli che in parole povere si chiamano i “falchi” di una determinata direzione politica. Allora …allora c’era il dottor MAGGI, i più impegnati sotto l’aspetto politico di destra, poi potevano essere .. non so il dottor CARLET...
Di Martino: ma appartenenti ad Ordine Nuovo o (inc.) elementi ?
Digilio: ma io non so che relazione avesse il dottor CARLET con Ordine Nuovo eccetera, sinceramente erano gente di destra, in particolare ...
Di Martino: gente di destra ma di idee molto estreme
Digilio: molto estreme, sì signore
Di Martino: estreme in che senso ? cioe' gente che ... che cosa ... queste persone andavano ...
Digilio: ma io ritengo che una persona sia un’estremista quando spinge al massimo le proprie idee politiche, quindi gente di destra estremista ce n’era molta, ce n’è tuttora molta in Italia, è chiaro
Di Martino: ma gente che parlava di stragi o … come mezzo di ....
Digilio: parlava di altre cose molto più sostanziose. Noi sappiamo per esempio adesso forse a distanza .. a posteriori che fu fa …. che il Generale americano Westmoreland, mi pare si scriva Westmoreland, aveva fatto un’ordinanza nella quale era scritto che tutti i militari o militanti non comunisti erano invitati ad opporsi al progredire del comunismo in Italia e comunque anche in Europa. Bene, la finalità per esempio a Rovigo di quella cena, dimostrò chiaramente che la finalità era la cementazione fra elementi del popolo con elementi militari perché è evidente che una lotta contro il comunismo non era una lotta facile. La lotta contro il comunismo aveva distrutto stati interi. In Italia avrebbe dovuto richiamare non solamente militari di primo ordine come questo MAGI BRASCHI di cui abbiamo parlato, che teneva assieme l’équipe dei migliori militari dell’Italia settentrionale, in particolare dove erano riuniti i corpi migliori della nostra patria. Allora questa cementazione di civili e militari aveva un solo significato: quello di tenere alto il morale e quello di riassumere in breve che gente di destra e militari sarebbero stati uniti nel caso di un’opposizione contro la sinistra armata. Be’, in poche parole, io lo chiamerei in caso di colpo di stato eccetera, ma non voglio anticipare un discorso cosi’ importante, in quanto nulla so in merito ma, certo che quando il Marcello SOFFIATI mi disse li' con una riunione che ricordava un po’ quella a suo tempo ... i discorsi fatti a suo tempo al Parco dei Principi ... non so se al Parco dei Principi o qualcosa del genere ... dice riunioni fatte ancora da gente di destra su vecchie ordinanze americane. Spingendo le cose in avanti per ... per riuscire a spaventare la sinistra. Questa era in poche parole la finalità in parole spicciole, spaventare la sinistra. In effetti, quando il SOFFIATI tornò a Verona, la sua città, mi riferì che le persone che erano state scelte per poter effettuare un attentato di grosse dimensioni, atto a terrorizzare la gente, si era in particolare ... si riferiva a tale Delfo ZORZI e al suo gruppo di destra che si trovava a Mestre. Quando mi disse che questi si erano rifiutati di eseguire il fatto come gli era stato a loro prospettato, aggiunse anche che, per sua disgrazia lui fu scelto per trasportare una valigetta da Mestre a Milano e che non era per niente grato al dottor MAGGI che glielo aveva imposto...
Di Martino: non ho capito, ZORZI si era rifiutato ... chi e’ che si era rifiutato?
Digilio: - tale ZORZI Delfo si era ri ... Nella riunione a Rovigo ne era sortito che c’è stata una .. una scelta ...
Di Martino: cioè bisognava scegliere chi andasse a fare questa cosa
Digilio: si, bisognava avere degli uomini a disposizione da mandare all’assalto, a fare qualcosa, a fare questo attentato
Di Martino: mi scusi ..
Digilio: io questo l’ho descritto in uno dei miei verbali
Di Martino: è vero. Mi scusi, un piccolo passo indietro. Ma lei di questa riunione ha saputo prima o dopo, prima che ci fosse o dopo che c’era stata ?
Digilio: no, io l’ho saputo dopo
Di Martino: - dopo da SOFFIATI ?
Digilio: - da SOFFIATI
Di Martino: - Marcello
2.2.6.1 - SOFFIATI abbattuto per le conseguenze dell’attentato
Digilio: - il quale era particolarmente abbattuto per le conseguenze dell’attentato
Di Martino: - no, non andiamo tanto avanti. Cerchiamo ... rimaniamo per il momento... rimaniamo per il momento alla riunione di Rovigo
Piantoni: cioè andiamo con ordine
Di Martino: andiamo con ordine
Piantoni: la riunione ... lei apprende di questa riunione da SOFFIATI ... ricorda quando? cioè sicuramente dopo che c’era stata, quindi come cosa fatta. L’apprende più o meno ....
Digilio: l’apprendo quando lui è andato a Venezia a prendere la valigia dell’esplosivo e mi spiegò il perché del motivo. Chiaro che io gli chiesi l’antefatto, dico " ma insomma, dove stai andando ? ma ti rendi conto ... se ti prendono te non esci più dalla prigione con tutto quello che hai passato”
Piantoni: aspetti DIGILIO, questo ... prima che SOFFIATI vada a Mestre o dopo? cioè intanto vediamo, quando SOFFIATI va a Mestre a prendere questa valigetta?
Digilio: una settimana prima del fatto, una decina di giorni prima
Piantoni: e dove per ... il fatto intende che cosa? cioè abbiamo tutti capito però lo dica
Digilio: si, quello di cui stiamo parlando
Piantoni: cioè la strage di Brescia ?
Digilio: la strage di Brescia
Piantoni: la strage di Brescia. Lei la data della strage di Brescia la sa qual è ?
Digilio: non ricordo ...
Piantoni: non ricorda con precisione
Digilio: ... abbiate pazienza
Piantoni: sì, sì, non e’ un problema. La data è il 28 maggio 74
Digilio: - si, io ricordo solo diciamo a tentoni cosi’ nella mia memoria ...
Piantoni: comunque una settimana prima di questo ...
Digilio: ... solo per ... solo per i discorsi che vennero fatti a quei tempi, solo per i discorsi fatti da SOFFIATI
Piantoni: benissimo. Una settimana prima di questo ... di questo ....
Digilio: sì
Piantoni: ... della strage, SOFFIATI va a Mestre a prelevare una valigetta
Digilio: una valigetta
Piantoni: lei di questa cosa ne viene a conoscenza da SOFFIATI
Digilio: da SOFFIATI medesimo
Piantoni: - ed è lì che nello spiegare il perché di questa condotta, del suo andare a prendere questa valigetta, SOFFIATI le spiega il … il l'antefatto
Digilio: alcuni fatti antecedenti a questo fatto qui, sì signore
Piantoni: e le spiega di Rovigo
Digilio: - e sì
Piantoni: - e collocando Rovigo quanto tempo prima di quel momento ?
Digilio: un paio di settimane ad occhio e croce, si signore
Piantoni: pochissimo tempo insomma, quindi ...
Digilio: poco tempo
Piantoni: - poco tempo prima, un paio di settimane prima. Ho capito. E quindi le spiega che in quella riunione organizzata quindi, se ho ben capito, dagli americani …
Digilio: - sì
Piantoni: - con un’ordinanza, con un provvedimento formale addirittura?
Digilio: - seguendo pedissequamente una vecchia ordinanza americana per dimostrare perché la destra aveva bisogno di essere supportata, aveva bisogno di denaro e di aiuti, dovevano dimostrare agli americani cosa sapevano fare, infatti uscivano fuori i discorsi ogni tanto, “ma qua gli americani”, frasi che ho sentito, “non ci daranno mai niente se non dimostriamo di essere in grado di saper fare qualcosa, ricordatevelo bene”, lo diceva anche il dottor MAGGI questo
Di Martino: - quindi c’era un problema di dimostrare agli americani ...
Digilio: - che la destra ...
Di Martino: - che la destra era ...
Digilio: - era organizzata ed era in grado di effettuare degli attentati ed era in grado di spaventare la sinistra
Di Martino: ma questo perché, che interesse aveva la destra, cosa si aspettavano gli americani ?
Digilio: la destra si aspettava dagli americani denaro, aiuti ...
Di Martino: cioè andavano nella stessa direzione praticamente
Digilio: sì ... e poi quello era un periodo in cui c’era una certa sensibilità, spinta da parte di tutte le organizzazioni di destra, le organizzazioni militari eccetera, c’era una spinta al famoso colpo di stato, se ne parlava ogni momento. L’Italia deve cambiare rotta, deve cambiare direzione. Chi lo può fare se non i militari? E i militari come possono riuscire ad ottenere un qualcosa se non vengono supportati dai civili? queste erano le frasi che si sentivano, tutti i soliti discorsi insomma
Di Martino: - i militari solo americani o i militari in genere ?
Digilio: - i militari anche italiani. Loro dicevano “cosa si aspettano da noi gli italiani ... noi militari ... cosa si aspettano che ci muoviamo da soli .. coi rischi e i pericoli che ci sono in un momento come questo di aprire un fronte di guerra civile in un paese tra l’altro abbastanza progredito come il nostro?”. Era pericolosissimo in effetti, avevano ragione. Ecco il perché la sensibilizzazione di un certo numero di masse di destra da appoggiare ai militari, militari ufficiali italiani.
Piantoni: - diceva queste ordinanze aventi quindi che oggetto specifico? quindi non un’ordinanza che avesse indetto questa riunione, un discorso molto più remoto
Digilio: - era più remoto
Piantoni: - più strategico se vogliamo
Digilio: - questa ordinanza le posso dire era (inc.)
Di Martino: - non c’era un verbale
Digilio: ... era nel 1963. L’ordinanza del Generale Westmoreland usci’ nel 1963 e corse facendo un’eco tremendo in mezzo alle destre, in mezzo ai militari eccetera. Ecco questo è quanto posso spiegarvi in merito
Piantoni: ho capito. Il discorso riunione di Rovigo da chi viene indetta questa riunione, da quello che SOFFIATI le riferì insomma, chi aveva organizzato questa riunione ?
Digilio: allora, questa riunione venne organizzata dalle persone più in vista del veneziano cioè il dottor Carlo Maria MAGGI, l’avvocato CARLET, l’avvocato LANFRE’ di Venezia, tutte persone molto in vista e con un certo ascendente su giovani e non giovani della destra veneziana
Piantoni: parliamo di un ambiente esclusivamente “Ordinovista” o anche più ampio ?
Digilio: ma in particolare “Ordinovista” e poi … e facevano propaganda all’interno anche del Movimento Sociale e a quei gruppi del movimento ...del movimento sociale che si chiamavano non so a suo tempo “Giovane Italia” o Giovani .. questo non so. Erano molti, molti
Piantoni: e questa riunione dove si tenne ?
Digilio: si tenne in una grossa osteria trattoria di Rovigo …... e …...
Di Martino: poi eh ...
Digilio: mi pare di aver spiegato ...
Di Martino: - SOFFIATI ... SOFFIATI le ha spiegato quindi come vennero scelte le persone che avrebbero dovuto eseguire questo attentato ?
2.2.6.2 - La scelta dell’attentatore – persone presenti
Digilio: -sì le persone vennero scelte in base all’influenza delle persone presenti che conoscevano varie persone, vari iscritti, eccetera
Piantoni: - quante persone parteciparono?
Digilio: - fu fatto un ballottaggio, parteciparono molte persone
Piantoni: ma nell’ordine di che grandezza, insomma … per avere un idea
Digilio: nell’ordine di ... di ... civili una trentina di civili, quello che ho potuto captare. Nell’ordine di militari, una ventina di militari
Di Martino: - ah quindi parteciparono anche militari a questa riunione ?
Digilio: - sì, anche militari
Di Martino: - ma militari italiani o militari americani ?
Digilio: - italiani. Di militari americani c’erano due militari importanti
Di Martino: - e cioè ?
Digilio: - un tale RICHARD Teddy, famosissimo che girava tra le varie basi di Vicenza e di Verona e poi c’era un altro .... un altro militare americano, amico di RICHARD, Teddy RICHARD che aveva un nome che rispondeva al suono di CHARLIE, qualcosa così, così si chiamavano l’uno con l’altro. Son passati molti molti molti anni da allora, non ho elementi migliori per ora ...
Piantoni: sì
Digilio: comunque mi sono sforzato di dire il più possibile nel caso ci fossero altre cose le potremmo vedere con calma più avanti
Di Martino: comunque possiamo andare avanti sul ...
Digilio: io sono sempre a vostra disposizione, sì signore
Di Martino: possiamo andare avanti sui discorsi di quello che gli ha detto SOFFIATI
(inizia la parte B della prima cassetta)
Digilio: - assieme a quel tale Teddy RICHARD verrà un Capitano statunitense di nome David CARRET
Di Martino: ma anche lui era presente alla riunione?
Digilio: costui era sempre presente a riunioni di militari italiani, in particolare perché veniva sollecitato da tale MINETTO Sergio che diceva: “per dare lustro alle riunioni abbiamo bisogno di voi, delle vostre divise, dobbiamo sentirci spalleggiati. Fatevi vedere, voi chiedete a noi di destra di fare dei fatti importanti perché vi diano la certezza che noi siamo gente decisa, ma se voi non ci appoggiate noi non possiamo certamente darvi queste certe dimostrazioni”. Questa è la verità dei fatti
Di Martino: - c’erano anche dei militari italiani che lei sappia ?
Piantoni: abbiamo detto di sì. Qualche nome ?
Digilio: - Generale BRASCHI MAGI, credo di ... Generale di una unità corazzata italiana, credo. Vi segnalo che purtroppo non resisto di più su questa sedia
(L’interrogatorio viene interrotto per alcuni secondi)
2.2.6.3 - Militari italiani presenti
Digilio: devo segnalare anche un ... come diceva giustamente Marcello SOFFIATI che c’era un gruppo un po’ anonimo di ufficiali e sottufficiali presenti dell’Esercito Italiano, alcuni con il basco da Paracadutista altri con il basco da Lagunare o da truppe anfibie. Come si spiega questo? Questo si spiega dalla conoscenza che avevano molti ufficiali come il dottor MAGGI. Il dottor MAGGI era un ex ufficiale medico, conosceva moltissima gente e pertanto riuscì a fare quest’opera di cementazione e di coesione fra ufficiali e sottufficiali di vari corpi; li invitava con la scusa di un rinfresco o qualcos’altro. Il dottor MAGGI era una persona abilissima, una persona dal parlare sciolto, preparato, un uomo deciso e pertanto con le varie occasioni, feste delle Forze Armate, eccetera, andava sempre a girare per le caserme, riusciva sempre a trovare una trade union con persone di una certa importanza come questo Generale BRASCHI, che non so come abbia conosciuto. Comunque mi ha dato l’impressione veramente di essere una persona molto abile questo dottor MAGGI
Piantoni: questa trattoria di Rovigo, questo ... c’è qualche possibilità di identificare ... di individuarla ?
Digilio: abbiamo cercato anche con il dottor (inc.) di riuscire a trovarla, ma non siamo riusciti ... era nel rovigotto, un po’ fuori, ai margini di Rovigo
Piantoni: periferia o proprio in campagna ?
Digilio: si proprio lì, un po’ periferia di Rovigo
Piantoni: sarà stato ... sarà stata gestita da qualche fedelissimo immagino, da qualche ....
Digilio: si probabilmente perché il dottor MAGGI aveva parenti in quella zona e li incaricava per queste cose (inc.)
Piantoni: nella zona di Rovigo in generale ... nella zona di Rovigo in generale aveva parenti ?
Digilio: - mi sembra aveva parenti e li incaricava spesso e volentieri di preparare dei ... come si chiamano ... dei brindisi ...
Piantoni: dei rinfreschi ?
Digilio: - dei rinfreschi, bravo
Piantoni: - e faceva capo sempre a questa ... a questo locale, a questa ... a questa trattoria ?
Digilio: a questa trattoria
Piantoni: anche per organizzare rinfreschi privati, diciamo, non occasioni d’incontro di questo tipo
Digilio: esatto, almeno da quanto mi risulta dai discorsi del Marcello
2.2.6.4 - MAGGI preannuncia l’attentato
Di Martino: - senta ... lei comunque ha riferito, parlando con il dottor Guido che dopo questa riunione di Rovigo, ma prima che ...
Digilio: - ci fu una cena a Colognola ai Colli, sì signore, esattamente
Di Martino: - lì c’era anche lei però questa volta no?
Digilio: questa volta, fatalità, io finii alla cena con il SOFFIATI, il MAGGI, il MINETTO e il padre di Marcello SOFFIATI, Bruno SOFFIATI. E fui colpito da una frase detta dal dottore: “state attenti ragazzi che la prossima settimana ci sarà un botto tremendo e ci sarà un attentato”, quasi ad avvertire che la gente si procurasse un alibi o altre cose così, insomma...
Piantoni: - questo il dottor MAGGI ?
Digilio: - fu il SOFFIATI a spiegarmi poi, nei dettagli, cosa stava per avvenire, in seguito, quando tornò da Venezia con questa valigetta di cui ho parlato
Di Martino: - lei dov’era in quel momento, quando lui ... quando lui tornò da ...?
Digilio: - io ero a Verona, in via Stella 13
Piantoni: - a casa di ... di Marcello ?
Digilio: - a casa di Marcello, dove lui mi aveva lasciato
Di Martino: - da quanto tempo era li’ ?
Digilio: - due o tre giorni
Di Martino: - due o tre giorni. Lei non l’aveva visto partire ?
Digilio: - no
Di Martino: - l’ha visto solo tornare
Digilio: -sì
Di Martino: - quindi l’ha visto tornare e la prima cosa che dice ... come mai cade il discorso su questo ?
2.2.6.5 SOFFIATI arriva con la valigetta
Digilio: - lo vidi con una valigetta e costui me la aprì sotto il naso dicendomi che era preoccupato perché non sapeva come erano disposti gli oggetti all’interno e aveva paura di qualcosa, che succedesse qualcosa, perché disse di essere andato a ritirarla da tale Delfo ZORZI. Io sapevo che non correva buon sangue fra i due, non è mai corso buon sangue, questo l’ho già verbalizzato in passato. In effetti in questa valigetta, che era una ventiquattrore, c’era una scatoletta di cartone con dentro una sveglia e una pila da quattro volt e mezzo. Dall’altra parte c’erano dei candelotti, sembravano candelotti di dinamite. Gli dissi “ma vai in giro in questa maniera ? ma lo sai se ti prendono tu non esci più fuori ?”. Mi disse “si, hai ragione, hai ragione, hai ragione”. Gli ho detto “ma insomma … cosa vai cercando di perdere la pelle qui ? non lo vedi cosa hai qui ? qui hai la carica e qui hai l’esplosivo ? basta un brutto colpo, potresti perdere la vita !”. Spiegai nell’ultimo verbale fatto dal dottor Guido quale fu il senso dei discorsi tra me ed il SOFFIATI. Il SOFFIATI aveva l’impressione che il congegno non funzionasse; il problema era dovuto al fatto che quella vecchia sveglia aveva un vecchio ... un bilanciere, evidentemente lui camminando con la sveglia ... non con la sveglia ... sì con la sveglia .. con il .. con la valigetta, deve averla appoggiata forse sopra un mobile suo, no ? La sveglia con le piccole oscillazioni, muovendosi il bilanciere, si era data una piccola carica, faceva clock clock, pertanto si spaventò a morte. Io la esaminai e vidi che effettivamente c’era questo difetto, poi scopersi altri due difetti e gli dissi a … e gli riferii a SOFFIATI che sarebbe stato molto meglio se avesse preso sveglia e tutto il congegno e tutto e lo buttasse nell’Adige e anche il materiale che aveva dall’altra parte della valigetta perché poteva solo che rischiare la vita.
2.2.6.6 - La punta della vite puo’ toccare il quadrante Infatti gli avevano avvitato la vite sul vetro della sveglia fino in fondo, per cui la punta andava a toccare il piano, quello dove ... dove si leggono le ore
Piantoni: - il quadrante
Digilio: - il quadrante. Pertanto i due fili, partendo dalla ... dalla batteria, toccavano da una parte l’astina delle lancette e dall’altra toccavano questa vite, pertanto bastava leggermente premere questa sveglia e la vite avrebbe toccato il quadrante, sarebbe avvenuto il contatto e quindi la deflagrazione
Piantoni: ma il contatto sarebbe stato tra la lancetta e la vite o il quadrante? non capisco. Cioè la vite andava ad interferire sul movimento della lancetta?
Digilio: -sì
Piantoni: - da qui ad un’ora predeterminata avrebbe creato il contatto
Digilio: - esatto, esatto
Piantoni: - così ?
Digilio: - sì è vero
Piantoni: allora perché c’era un problema di contatto tra la vite ed il quadrante ? forse faceva massa con ....
Digilio: - faceva massa, sì signore. Faceva massa ....
Piantoni: - dica ... dica apertamente
Barbesti: - probabilmente ha spiegato meglio ... ha spiegato meglio nell’interrogatorio vecchio. Le due lancette erano curvate ....
Digilio: - verso l’alto, sì
Barbesti: - perché il contatto doveva essere fatto ….
Digilio: - avevo scoperto una cosa che le lancette quelle strette e lunghe, erano state curvate con una pinzetta, quindi girando senza dover ... sarebbero … si sarebbero impigliate e sarebbero venute a contatto. Venendo a contatto sarebbe avvenuta senz’altro l’accensione
Di Martino: - ma quindi la vite era gia' …
Piantoni: - non ho capito, cioè quindi il contatto è tra le due lancette ….(sovrapposizione di più voci) ... il contatto è tra le due lancette perché sono curve quindi c’è un punto in cui si toccano …
Digilio: - sì è vero
Piantoni: - e la vite ?
Digilio: - e l’altro è una vite. C’è una vite che tocca il bilanciere, fa massa che collega la massa che è il quadrante, sì
Piantoni: - ah ecco, la vite fa massa sul quadrante perchè' il quadrante metallico ? cosi’ come tutta la … la ... la ...
Di Martino: - la lancetta tocca la vite, fa chiudere il circuito
Digilio: - sì, sì, sì
Di Martino: - la lancetta tocca la vite. La deflagrazione avviene quando ?
Digilio: - quando avvengono i contatti, si chiudono i contatti sulla pila
Di Martino: - ecco, ma le lancette come facevano a provocare quindi la ...
Piantoni: - cioè un polo della pila era legato alla vite
Digilio: - sì
Piantoni: - la vite ...
Digilio: - camminando andavano a toccare sulla vite che era infilata sul ...
Di Martino: - quindi ... su un’ora
Digilio: - si
Di Martino: - non ricorda su che ora ?
Digilio: - no, non ricordo l’ora
Piantoni: - voglio dire … la vite passava il vetro ?
Digilio: - si, era infilata .. andava a toccare il quadrante
Piantoni: - era avvitata sul quadrante al quale era stato tolto il vetro o c’era il vetro?
2.2.6.7 - La lunetta di plastica della sveglia
Digilio: - non era vetro, era di plastica, lo spiegai al dottore
Piantoni: - ahhh, di plastica
Digilio: - non era vetro ma era una lunetta di plastica, per questo che loro hanno fatto presto ad infilare la vite
Piantoni: - quindi la vite passa ….
Digilio: - forse era una vite autofilettante forse...
Piantoni: - quindi buca il ... la plastica trasparente che sostituisce il vetro
Digilio: - esatto
Piantoni: - e si infila dentro il quadrante
Digilio: - sì, va a toccare con la punta
Piantoni: - va a toccare con la punta e quindi quella è la massa
Digilio: - quella è la massa perché uno dei fili andando a toccare il nottolino delle sfere, praticamente toccava la massa dell’orologio
Piantoni: - questo è uno dei fili, l’altro cavo invece ?
Digilio: - l’altro cavo ... uno ... uno era attaccato a un polo, il polo positivo della...
Piantoni: - diamo atto che alle 17,20 viene interrotto l’interrogatorio per consentire al DIGILIO di riposare
Piantoni: - ore 17,30 viene ripreso l’interrogatorio. Ecco allora stavamo parlando
Digilio: - del .. dell’ordigno, di come era confezionato l’ordigno e quindi....abbiamo detto: la pila da quattro volt e mezzo, giusto ?
Digilio: - una vecchia sveglia...
Piantoni: - una vecchia sveglia pero' con il vetro diciamo così, che non è vetro, insomma di plastica, trasparente
Digilio: - con una cupoletta di plastica al posto del vetro
Piantoni: - con una cupoletta .. ma una cupoletta di plastica sostituita ad un originario vetro o nata così ... non si sa
Digilio: - ma ... sembra nata così ma ...
Piantoni: - sembrava nata così ... invece tutto il resto era di metallo
Digilio: - si, un metallo cromato sembrava...
Piantoni: - cromato. Eh ... per intenderci di quelle tipo la sveglia della nonna, cioè coi piedini
Digilio: sì, sì, sì
Piantoni: - che facevano toc, toc, toc, quelle li'...
Digilio: - sì, sì, ricorda quelle vecchie sveglione che si trovano ancora nei paesi...così
Piantoni: - si …cioè a forma cilindrica, appoggiate su ... su ...
Digilio: - che hanno ancora quel vecchio bilanciere che sembra un cavallo quando la metti in funzione clouk clouk, clouk clouk
Piantoni: - e con i piedini ?
Digilio: sì, sì, sì
Piantoni: - e con i piedini, quindi cromata
Digilio: - esatto, ha centrato proprio lei, ha reso l’idea...
Piantoni: - abbiamo detto nel quadrante ... chiedo scusa, nel vetro è avvitata una vite ... nel vetro è avvitata una vite; uno dei due poli della batteria è collegato con il pernetto posteriore che regola l’ora e muove le lancette, quindi...
Digilio: -sì
Piantoni: - non ho capito dove era collegato l’altro cavo
Digilio: - alla vite
Piantoni: - alla famosa vite, ecco
Di Martino: - quindi bastava che la lancetta toccasse ....
Piantoni: - quindi il pericolo era ... il pericolo era che la vite toccasse per … per ...per un disguido toccasse il quadrante
Digilio: -sì, sì, toccasse il quadrante
Piantoni: - in tal modo creando un corto circuito, facendo contatto. Invece il contatto voluto ...
Digilio: - era quello delle lancette
Piantoni: - attivata la vite …attivata la sveglia dandole la carica, sarebbe stato quello di creare un contatto fra la vite e le lancette
Digilio: -sì, la vite e le lancette, esatto
Di Martino: - quindi le lancette erano piegate per impedire che caso mai partisse la sveglia non urtassero contro la vite
Digilio: - non urtassero contro la sveglia
Piantoni: - e quindi .. cioè chiedo scusa …le viti ... le lancette erano pie … una o tutte e due erano piegate ?
Digilio: - tutte e due, si vedevano che erano un po’ storte
Piantoni: - un po’ storte. Una verso l’altra ? cioè la piega data alle viti Digilio, la piega data alle viti ...
Digilio: - no le viti le lancette
Piantoni: la piega data alle lancette aveva la finalità di rendere possibile un contatto fra le lancette e la vite o aveva un’altra finalità ?
Digilio: - ma io la interpretai in due maniere: uno senz’altro per impedire che le lancette passassero sotto la vite senza toccarla
Piantoni: - senza toccarla
Digilio: - e l’altra invece che nel momento che si caricava la sveglia, si potessero toccare le due lancette. In questa maniera si toglieva di mezzo il testimone. Ecco perché gli dissi al SOFFIATI “chi ti ha mandato, guarda che qui nessuno ti vuole bene sai. Lascia il sodalizio, vattene, va a lavorare all’estero, lascia perdere tutto”. E quest’uomo ...
Piantoni: - non capisco … non capisco questa cosa dal punto di vista materiale -tecnico. Perché piegate ... perché eliminare il testimone, cioè comunque il testimone doveva portare a buon fine il trasporto
Di Martino: - lei non lo sapeva ?
Piantoni: - non è detto !
Digilio: non è detto (risata), non è detto dottore
Piantoni: - cioè non capisco questa seconda finalità della lancetta piegata. Lei dice caricandole ... cosa poteva succedere caricando la sveglia?
Digilio: - si toccavano perché giravano
Piantoni: - si toccavano fra di loro
Digilio: -sì
Piantoni: - cioè nel movimento a seguito della carica, quindi della molla che … che
Digilio: - si potevano toccare
Piantoni: - potevano interferire fra di loro. Ed erano piegate per far si che si toccassero o per far si' … per aver certezza che non si toccassero ?
Digilio: - secondo me perché toccassero la vite
Piantoni: - la vite, ah ecco
Digilio: - eh si. Io sono andato al di là di certi ragionamenti. eh
Piantoni: - cioè ?
Digilio: - cioè io ho seguito l’idea del SOFFIATI. Dissi “guarda chi mi ha dato tutta questa roba qui no ? ma cosa aveva fatto secondo te", dicevo, "aveva già attivato il congegno ? perché dice a me il Delfo ZORZI mi odia”. Dico “ma devi stare attento tu ad avere a che fare con questo uomo se ti odia. Tu potevi morire in treno e molta altra gente innocente per niente”. Esatto ? quindi fu lui a solleticarmi sull’idea che magari ... allora io cercai di avallare questa sua idea, dove poteva essere che magari lui avesse ragione, che poteva avvenire un contatto in cui lui poteva subire le conseguenze e quindi praticamente gli tappavano la bocca. Avveniva lo stesso un grosso ...
Di Martino: - cioè due piccioni con una fava insomma
Digilio: - sì, arrivava ... avveniva lo stesso un grosso attentato
Di Martino: - in treno
Digilio: - moriva via ... moriva gente in treno ... In effetti la persona, ammesso che sia vero questo, è una persona molto fine, un cervello come quello di Delfo ZORZI, uno veramente freddo, un calcolatore, uno che la sapeva molto lunga ragazzi. Abbiamo avuto modo di inquadrarne bene la figura insieme al dottor Guido Salvini. Comunque questo e’ quanto a suo tempo ho avuto maniera di pensare e ricavarne ...
Piantoni: - sì
Digilio: - da questo fatto. Io ve lo riferisco tale e quale
Piantoni: - DIGILIO torniamo un attimo ancora all’ordigno, che non abbiamo capito la sveglia come è fatta
Digilio: sì dottore, sì !
2.2.6.8 - I candelotti
Piantoni: - era collegata con dei candelotti, diceva no ?
Digilio: - era una valigetta ventiquattrore
Piantoni: - di pelle, di, di .. di che materiale era?
Digilio: - in pelle fuori, color .. color scuro, finta pelle. Metà di questa c’erano dei candelotti dentro
Piantoni: - quanti potevano essere ?
Digilio: - una quindicina, già dichiarato sul ...
Piantoni: - una quindicina. Erano ... come .. come funziona cioè ... devono essere collegati ... no, non volevo dire collegati, il candelotto poi ... non me ne intendo minimamente proprio di esplosivi. Cioè questi candelotti erano collocati all’interno della valigia
Digilio: - su un ... su un lato
Piantoni: - sì
Digilio: la valigia ha due vani, no ? su un lato, sull’altro vano c’era la s ... c’era come una scatoletta di cartone quasi sembrava...
Piantoni: - di che colore questo cartone ? che tipo di cartone?
Digilio: - un cartonaccio qualsiasi ricavato alla bene e meglio
Piantoni: - ascolti, di quelli ... cioè cartone grigio o cartone tipo scatole da da viaggio da imballaggio ?
Digilio: - scatole da imballaggio
Piantoni: - quindi marroncino?
Digilio: - marroncino sì
Piantoni: - piatto o di quelli della...
Digilio: - c’era ... c’era dentro la sveglia ... c’era dentro
Piantoni: - DIGILIO il cartone piatto o di quelli un po’ imbottiti diciamo così?
Digilio: - sì ondulato era
Piantoni: - con quelli ondulatini in mezzo che usavano una volta
Digilio: - sì
Piantoni: - quindi con i due strati di tipo un po’ sandwich con in mezzo quel ondulato che creava un minimo di di... attenuazione all’urto, insomma in questo senso qua
Digilio: -sì sì sì
Piantoni: - quindi un cartone di questo tipo, color marroncino
Digilio: - messo lì
Piantoni: - ed era una scatoletta o era del cartone messo a riparare... ?
Digilio: - era fatto come una scatoletta messa dentro lì
Piantoni: - faceva da custodia a questa sveglia
Digilio: - era la custodia di sta sveglia e alla pila
Piantoni: …. e alla pila. Questa ... come come sarebbe poi avvenuto la la ...l’esplosione, cioè il contatto... il contatto cosa avrebbe determinato ?
Digilio: - il filo che partiva dalla dalla dalla pila per andare alla sveglia ...
Piantoni: - veniva a chiudere il circuito ecco
Digilio: - era leggermente ... come si dice attorcigliato
Piantoni: - era tipo serpentina, tipo resistenza diciamo
Digilio: - esatto. E lì avrebbero dovuto infilarci evidentemente qualcosa che si doveva accendere a causa della...
Piantoni: - del campo magnetico creato dal campo elettrico
Digilio: - a causa del ... del campo elettrico che ... eh faceva ... faceva prendere …incendiare ... la resistenza faceva accensione ...
Piantoni: - allora era filo nudo quindi ... non era filo ricoperto, rivestito, non aveva la guaina
Di Martino: - non aveva un colore
Digilio: - era un filo molto sottile, sottilissimo
Piantoni: - di rame
Digilio: sembrava un filo di rame sottilissimo sì
Piantoni: - che faceva questa serpentina e quindi avrebbe determinato calore... la chiusura del circuito
Digilio: - certo
Piantoni: - questo calore avrebbe fatto che cosa?
Digilio: - secondo me avrebbe fatto accendere la cosa messa nella serpentina che poteva essere il solito fiammifero antivento
Di Martino: - ma c’era?
Digilio: - no io non l’ho vista
Di Martino: - quindi ci mancava ancora qualcosa perché fosse ...
Digilio: - sì ma evidentemente era già stato istruito il SOFFIATI
Piantoni: - cioè il fiammifero antivento infilato dentro una serpentina si si accende da solo con il calore?
Digilio: - si sarebbe acceso sì sì
Piantoni: - e accesosi quello sarebbe deflagrata la ..la
Digilio: - ma è semplice questo sistema... il Delfo lo apprese ... e non so se ha letto gli altri verbali miei ... lo apprese a Paese nel casolare
Piantoni: - a Paese sì
Digilio: - e glielo insegnò un vecchio ex combattente quel, tal professore ...
Piantoni: - Lino FRANCO
Digilio: - Lino FRANCO esatto. Da lì lui apprese questo tipo di congegno, ecco perché io risalendo praticamente pedissequamente ho cercato di capire ed ho riconosciuto la mano del … del Delfo ZORZI
Piantoni: - cioè lei ha visto nella realizzazione di questo congegno quello che...
Digilio: - a suo tempo vidi a Paese
Piantoni: - che a suo tempo vide a Paese dove pure c’era ZORZI, dove c’era Lino FRANCO. I candelotti, una quindicina ... problemi?
(l’interrogatorio viene interrotto per alcuni secondi)
2.2.6.9 - Il colore dei candelotti
Piantoni: - DIGILIO i candelotti, una quindicina, colore...
Digilio: - il colore per fuori? ... Un colore sul grigio scuro, un color lavagna
Piantoni: - ah, molto scuro, cioè antracite quasi nero insomma
Digilio: -sì sì sì
Piantoni: - c’era qualche scritta?
Digilio: - no
Piantoni: - nessuna scritta
Di Martino: - ma candelotti di che cosa?
Digilio: - non so cosa fosse
Di Martino: - cosa poteva essere?
Digilio: - perché in passato aveva avuto occasione di vedere dei candelotti di Gelignite provenienti dalla Jugoslavia e di scoprire ...
(inizia la prima parte della seconda cassetta)
Piantoni: - e di scoprire?
Digilio: - una scritta (inc.), questa volta invece non scoprii nessuna scritta
2.2.6.10 - Il tipo di esplosivo
Di Martino: - ma potevano essere di Gelignite quei candelotti?
Digilio: - mah!
Di Martino: - quelli... dell’ordigno di ZO ... di SOFFIATI?
Digilio: - potevano essere una cosa da cava, normale sa
Piantoni: - non c’era altro in questa valigetta?
Digilio: - no
Maresciallo: - candelotti da quanto, più o meno, se si ricorda?
Di Martino: - che dimensioni ?
Digilio: - mah!
Di Martino: - una ventina di centimetri?
Piantoni: - anche di più?
Digilio: - sì, non potevano secondo me pesare più di un etto un etto e mezzo ciascuno
Piantoni: lunghi venticinque/trenta centimetri?
Digilio: - sì
Piantoni: - e di diametro?
Digilio: - diametro di due centimetri e mezzo ad occhio e croce
Piantoni: - due e mezzo circa per venticinque/trenta circa
Digilio: - sì sì sì
Di Martino: - va bene, torniamo al discorso di SOFFIATI. Quindi mostra la valigetta, gliela apre insomma, lei la guarda, lei fa qualcosa? Gli dice che è pericolosa, che poteva rimanerci?
Digilio: - sì bé io...
Di Martino: - e quindi?
Digilio: - mi sono messo in agitazione subito, gli ho detto “ma dove vai con questa ...”, “ah devo andare a Milano” fa, e comincia li' a supplicarmi e dice “ma secondo te ...” dico “guarda che tu vai in cerca di disgrazie qui”. “Aiutami dammi un’occhiata a questo congegno che per carità non mi esploda” con voce piagnucolosa. Io gli dissi “guarda io ti aiuto ad un solo patto: che tu te ne vada dall’organizzazione, che tu vada a lavorare all’estero, lasci sto branco di pazzi qui, no? Perché io ho tutta l'impressione …”
Di Martino: - mi scusi ma questo discorso avviene prima o dopo che lui aveva spiegato l’antefatto di Rovigo?
Digilio: - dopo che lui a me ... dopo lui mi spiegò la storia di Rovigo
Di Martino: - ecco quindi allora procediamo sempre in ordine cronologico
Digilio: sì sì sì
Di Martino: - quindi lui arriva, le mostra questo affare, e quand’è che le parla di tutto quello che c’era alle spalle? Di questo suo viaggio?
Digilio: - eh si perché c’era stata la ... la cena famosa
Di Martino: - ecco, ma lei aveva chiesto dopo quella cena e prima che SOFFIATI tornasse con questa valigetta, SOFFIATI le aveva dato qualche spiegazione di queste parole che aveva detto MAGGI durante quella cena ?
Digilio: - SOFFIATI anche su mia richiesta mi diede le informazioni appunto, di cui abbiamo parlato nel Rodigino
Piantoni: - gliele dà dopo ...
Digilio: - dopo, dopo che io gli chiedo. “Ma insomma cosa ...” io gli ho chiesto “ma cosa sta succedendo qua ?”...
Piantoni: - è un discorso generato dalla valigetta o è un discorso che nasce già prima della valigetta?
2.2.6.11 - Richiesta di spiegazioni a SOFFIATI a Colognola
Digilio: - no questo nasce nel momento che avviene la cena a Colognola ai Colli, in cui sento che lui ad un certo punto poi deve partire ... deve andare a... no sento che il dottor MAGGI dice che avverrà una esplosione, quindi a me sembrava un fatto un po’ troppo forte e chiesi a SOFFIATI che a volte era meglio informato
Di Martino: - quindi subito dopo
Digilio: - dopo la cena sì, poco dopo
Di Martino: - la cena rispetto all’esplosivo quanti...
Digilio: - una settimana
Piantoni: - rispetto all’esplosivo ... cioè cosa intendi ... rispetto al viaggio con la valigetta?
Di Martino: - sì ... una settimana
Piantoni: - no
Digilio: - no
Piantoni: - rispetto al botto una settimana
Digilio: - una settimana certo
Piantoni: - una settimana rispetto all’attentato ... alla strage
Digilio: - sì dottore
Di Martino: - e rispetto al viaggio? Ovviamente di meno!
Digilio: - sì molto meno
Piantoni: - pochi giorni... pochi giorni prima
Digilio: - sì
Piantoni: - quindi lei comincia ... cioè lei viene a conoscenza del contenuto di quella riunione di Rovigo dopo la cena a Colognola ai Colli
Digilio: - la cena a Colognola in cui naturalmente mi chiesi “ma cosa sta succedendo”?
2.2.6.12 - Una potente esplosione nell’Italia settentrionale
Piantoni: - ecco, questo perché MAGGI in quella cena parla espressamente ...
Digilio: - avvisando che ci sarebbe stata una potente esplosione da li' a pochi giorni atta a turbare i rossi
Piantoni: - si, disse dove?
Digilio: - no non lo disse. Ha detto nell’Italia settentrionale. “State attenti, cercate di avere un alibi” fa
Di Martino: - ma a quella cena c’erano persone diverse rispetto a quelle che avevano partecipato alla riunione di Rovigo no? Evidentemente
Digilio: - evidentemente
Di Martino: - ecco ma...
Piantoni: - be' persone diverse... c’erano anche delle persone che c’erano ...
Di Martino: - va be', SOFFIATI c’era alla cena
Digilio: - il Marcello c’era, il Marcello c’era ma suo padre non c’era
Di Martino: - non c’era Bruno ... chi altro c’era oltre il MAGGI e SOFFIATI?
Piantoni: - io non capisco più, cioè stiamo parlando di Colognola o di Rovigo?
Di Martino: - stiamo parlando di Colognola
Piantoni: - a Colognola c’era Bruno o no?
Digilio: - Bruno SOFFIATI sì
Piantoni: - c’era Bruno SOFFIATI a Colognola. C’era Bruno SOFFIATI!
Digilio: - c’era MINETTO Sergio
Piantoni: - MINETTO, i due SOFFIATI tutti e due
Digilio: - i due SOFFIATI tutti e due
Piantoni: - c’era lei
Digilio: - c’ero io
Piantoni: - c’era MAGGI
Digilio: - c’era MAGGI
Piantoni: - chi altro c’era ? C’era qualcun altro ?
Digilio: - no perché io chiesi al Marcello “ma di un po’, cosa sta dicendo qui il dottore ? tu che hai ...” dico “che hai sempre l’amicizia con lui”. E lui allora mi disse “ma non so cosa sta succedendo qui, e’ un po’ di tempo che ci sono dei fermenti ... dei fermenti”. Ad esempio è successo così così tempo fa certe cose ...
Piantoni: - gli raccontò Rovigo
Digilio: - sì, esatto
Piantoni: - a Rovigo c’era MINETTO ?
Digilio: - non mi è dato di sapere
Piantoni: - non lo sa
Digilio: - non me l’ha detto il Marcello
Di Martino: - no il problema è questo
Digilio: - qual è ?
Di Martino: - le persone che erano presenti a Rovigo dovevano già sapere questa questione del botto che ci sarebbe stato oppure no ? cioè che senso aveva questo avvertimento dato del dottor MAGGI ...
Digilio: - da parte del dottor MAGGI
Di Martino: - per chi lo sapeva già ? perché SOFFIATI lo sapeva già, perché ha spiegato .. SOFFIATI ha spiegato a lei che ... il significato delle parole di MAGGI, no ?
Digilio: - sì
Di Martino: - ecco. Se MINETTO era presente … cioè per chi era questa spiegazione di MAGGI ?
Digilio: - ma ! a mio avviso era una specie di … di di salvazione per i più stretti amici fra i collaboratori che non incappassero in una rete, vero, di indagini e venissero quindi catturati
Di Martino: - perchè si cautelassero insomma
Digilio: - perchè si cautelassero, sì
omissis
Di Martino: - quindi praticamente il SOFFIATI subito dopo la riunione di Colognola gli ha raccontato tutto quello che è accaduto nella riunione di Rovigo
Digilio: -sì
Di Martino: - e quindi praticamente quando è arrivata questa valigetta e le ha mostrato il contenuto, lei sapeva già qual’era il clima insomma, qual’era la situazione. Senta lei ha detto poco fa che ha detto al SOFFIATI “tiaiuto pero’ tu devi uscire dall’organizzazione”, eccetera. Ecco lei lo ha aiutato, ha fatto qualcosa su quella sveglia? ha operato qualche intervento ?
Digilio: - io ho allentato la vite pericolosissima che andava sul piano, che praticamente era la sua condanna a morte perché il bilanciere continuava clack clack, clack clack a muoversi e quindi ricaricava piano piano, muoveva le lancette piccole quelle dei secondi. Bastava che una di queste toccasse la vite ...
Di Martino: - quindi dopo il suo intervento l’ordigno non poteva più esplodere in linea di massima?
Digilio: - se non lo avessero armato, no. Bisognava che ci mettessero qualcosa che accendesse
Piantoni: - ecco ma così com’era, così com’era se anche si fosse creato involontariamente questo contatto, se avesse fatto massa col quadrante la vite, mancando il fiammifero, mancando ...
Digilio: - il fiammifero non sarebbe successo niente
Piantoni: - ecco
Digilio: - io glielo spiegai al SOFFIATI ...
Piantoni: - quindi non c’era un reale pericolo fintanto che rimaneva così come lei ha visto quella cosa lì
Digilio: - io glielo spiegai al SOFFIATI, dico "vieni qua, dammi qua succede niente, puoi anche andare a Rovigo". “Io ho paura, ho paura”. Va bene allora gli spiegai come stavano le cose, cioè lui si rese conto come era la storia
Piantoni: - perché dice che poteva anche essere voluto uno scoppio sul treno se in quella spirale non c’era nulla ? come poteva succedere ?
Digilio: - può darsi che io non l’abbia visto che ci fosse il fiammifero, che sia caduto all’interno della valigetta ... che ne so io ... io non so nulla di questo
Di Martino: - senta, facciamo un piccolo passo indietro
Digilio: - siamo nel campo delle ipotesi
Di Martino: - senta, il discorso che lei aveva fatto prima circa il rifiuto di ZORZI a partecipare alla ... abbiamo lasciato ancora in sospeso quel discorso lì
Piantoni: - cioè alla riunione di Rovigo viene individuato in ZORZI e nel suo gruppo il soggetto designato per fare cosa ? per realizzare questa …
Digilio: - per realizzare quell’ attentato
Piantoni: - questo attentato
Di Martino: - lei ha parlato di un rifiuto, che cosa intendeva dire ?
Digilio: - me lo dice il Marcello che lo ZORZI si era rifiutato di eseguire l’azione e quindi era toccato a lui, non so perché
Di Martino: - non sa il perchè
Piantoni: - e questa è una spiegazione che fornisce a lei quando c’era ormai la valigetta insomma, quando gli da le spiegazioni della valigetta ... o prima, o dopo la cena di Colognola ?
Digilio: - ma ! ... dopo la cena di Colognola ....
Piantoni: - già lì, se se lo ricorda, intendiamoci !
Digilio: - cosa c’era ?
Piantoni: - voglio dire questo discorso del mutamento di programma per cui ZORZI si rifiuta e quindi è lui che deve fare un qualcosa. E’ una spiegazione che Marcello SOFFIATI le da il giorno in cui lei lo vede lì con quella valigetta ...
Digilio: - per motivare il fatto che è andato a Mestre a ritirarla
Piantoni: - ecco, quindi è successiva al ritiro
Digilio: - sì
Di Martino: - però ZORZI si rifiutava di eseguire materialmente la cosa, però l’ordigno l’aveva preparato lui? secondo quello che le disse ?
Digilio: - sì, lui disse che metteva a disposizione solamente, oh stando ai discorsi del SOFFIATI, metteva a disposizione l’ordigno e l’esplosivo ma non ne voleva sapere niente
Di Martino: - c’era un apporto soltanto tecnico all’operazione
Digilio: - sì signore
Piantoni: - e SOFFIATI andò a ritirare questa valigetta con quanto in essa contenuto da ZORZI ?
Digilio: - a Mestre, andò a ritirarla a Mestre, così disse lui
Piantoni: - così disse a casa di ZORZI ?
Digilio: - e si incontrò ... si incontrò con ZORZI
Piantoni: - non sa dove ?
Digilio: - non so dove
Piantoni: - si incontrò solo con lui, solo con ZORZI ?
Digilio: - sì
Di Martino: - ma chi è che stabilì che doveva essere il SOFFIATI ad andare ?
Digilio: - SOFFIATI dice “Mi ha mandato il Dottore”
Piantoni: - il dottore
Digilio: - lui dice il dottore lo ha mandato, fu il dottore che stabilì ...
Di Martino: - ma SOFFIATI era contrario ? andò ...
Digilio: - mal volentieri
Di Martino: - mal volentieri
Piantoni: - il dottore stava per il Dottor MAGGI ?
Digilio: - sì
Di Martino: - ecco, ma mi spieghi una cosa ... ZORZI ha voluto dare solo questo suo apporto tecnico, ma in un primo tempo, la scelta sulle persone che avrebbero dovuto compiere questo attentato, su chi era caduta ?
Digilio: - su Delfo ZORZI ed il suo gruppo
Di Martino: - quindi lui fu scelto però si rifiutò
Digilio: - si rifiutò sì
Di Martino: - ho capito. Lui e il suo gruppo insomma
Digilio: - sì
Piantoni: - chi in particolare ? cioè chi erano le persone più vicine a ZORZI con il gruppo di ZORZI ? è in grado di fare qualche nome ?
Digilio: - no, purtroppo non sono in grado di fare nomi
Piantoni: perché non li ricorda o perché proprio non li conosce ?
Digilio: - no, perché non li conosco. Lo ZORZI ha sempre tenuto i suoi uomini nel massimo della oscurità, della ... è sempre stato un professionista silenziosissimo in tutto, non ha mai messo allo scoperto i suoi uomini
Piantoni: - abbiamo detto quindi che MAGGI dispone, SOFFIATI va a prendere da ZORZI questo ordigno. Da Mestre lo porta a Verona ...
Digilio: - sì
Piantoni: - da Verona dove lo porta ?
Digilio: - a Milano, ha detto che andava a Milano
Piantoni: - dopo qualche giorno, subito dopo, lo stesso giorno ... come ... come collochiamo nel tempo ?
Digilio: - praticamente cosa ...
Piantoni: - cioè questo ordigno è rimasto a casa di SOFFIATI del tempo ... dei giorni
Digilio: - di SOFFIATI, un giorno
Piantoni: - un giorno
Digilio: - cioè arriva la mattina e se ne va via il pomeriggio praticamente e basta
Piantoni: - ah, non una notte insomma !
Digilio: - no, no
Piantoni: - quindi arriva da Mestre ancora in mattinata ...
Digilio: - sì
Piantoni: - rimane qualche ora a casa, nella stessa giornata riparte ...
Digilio: - in giornata prende e se ne va
Piantoni: - per Milano
Digilio: - sì
Piantoni: - in treno?
Digilio: - in treno
Piantoni: - ecco, chi lo accompagna ? qualcuno ?
Digilio: - va da solo, da solo va
Piantoni: - da solo, anche alla stazione va da solo
Digilio: - guardi che la stazione da casa sua è lì a dieci minuti di cammino
Piantoni: - quindi va a piedi
Digilio: - sì, secondo me è andato a piedi, altro che
Piantoni: - e da chi va ?
Digilio: - non mi disse
Piantoni: - prima di andare non glielo disse. Tornato glielo disse ?
Digilio: - prima di andare si lasciò scappare un accenno del quale non so come si può fare a verificarne la sostanza. Quando io gli ho detto “butta tutto in acqua, lascia perdere” ... lui dice “ma sei matto, questi sono gente dei MAS ...”
Piantoni: - MAS o SAM ?
Digilio: - SAM, SAM, SAM, SAM. Sì, scusi eh ! “Gente dei SAM sono gente pericolosissima, ma sei matto” dice “se io non arrivo con quello che gli devo portare, questi qua mi fanno a pezzi”. Dico “bè stai attento perché qui rischi di andare a pezzi lo stesso eh”.
Di Martino: - lei quelli del ... per lei quelli dei SAM chi erano ?
Digilio: - mi sono arrovellato ma non ....
Di Martino: - non aveva un’idea di chi ... (inc.) voglio dire delle sue conoscenze, non per ...
Digilio: - no, no, non sono riuscito a realizzarne un qualcosa di concreto. Non so chi siano
Piantoni: - quanto tempo è stato via ... Soffiati ? parte il pomeriggio per Milano, torna ?
Digilio: - SOFFIATI non viveva solamente in via Stella 13, ma viveva a Colognola ai Colli, aveva un’altra abitazione là, no ?
Piantoni: - a casa del padre? no, un’altra casa sua ?
Digilio: - casa del padre, casa sua, quindi quando torna chiaramente va a casa sua
Piantoni: - ah, lei non l’ha visto tornare da Milano
Digilio: - non l’ho visto tornare da Milano
Piantoni: - mentre lei in quel periodo stazionava stabilmente a casa ...
Digilio: - ma non è stata la storia che stazionassi stabilmente, mi spiego ... quella sera che hanno fatto la cena lì, praticamente io mi trovai collocato a Colognola e dissi .. e fu il Marcello mi disse “ma non ti preoccupare, mangia qua da me e dopo puoi andare a dormire lì a casa mia lì a ...” e mi accompagnò in macchina fino a casa sua in via Stella 13 e lì mi lasciò
Piantoni: - ah lei era a casa ... (inc.) da qualche giorno solamente di SOFFIATI
Digilio: - da qualche giorno ... sì solamente lui sapeva che ero lì
Piantoni: - ma era in quella casa dalla ... dalla ...
Digilio: - dalla cena a Colognola ai Colli
Piantoni: - dalla cena a Colognola. E si è fermato poi anche successivamente?
Digilio: - no, no
Di Martino: - quando c’è stata la bomba …
Piantoni: - dov’era la giornata della strage per esempio ? Era ancora lì a Colognola, era ancora lì in via Stella o era già altrove ?
Digilio: - ma io ad un certo punto presi e me ne tornai a Venezia con il treno
Piantoni: - e non ricorda se quando c’è stato lo scoppio lei era già a Venezia o era ancora a Verona?
Digilio: - ero a Venezia
Piantoni: - era già a Venezia
Digilio: - eh sì
Piantoni: - quindi lei non l’ha proprio visto tornare da Milano neppure nei giorni immediatamente successivi ?
Digilio: - no
Piantoni: - lo ha rivisto dopo la strage, SOFFIATI
Digilio: - dopo molto tempo
Piantoni: - dopo molto tempo. Più o meno? cioè mesi o anni? dopo settimane, mesi o anni ? cioè per capire la dimensione del tempo
Digilio: - mesi perché mi aveva promesso che avrebbe lasciato il sodalizio e sarebbe andato a trovarsi un lavoro all’estero e in effetti questa storia gli produsse un effetto psicologico notevole. Infatti sembra sia andato in Spagna, abbia fatto diversi viaggi in Spagna andando e tornando
Piantoni: - immediatamente dopo il fatto
Digilio: - sì dopo il fatto
Piantoni: - queste cose le ha raccontate a lei quando vi siete rivisti dopo mesi
Digilio: - dopo mesi, quando non l’ho più rivisto, gli ho detto “ma dove sei andato?”; dice “sono andato a fare un giro in Spagna, a vedere se riuscivo a trovare un lavoro come tu mi avevi detto giustamente”. “Va bene” dico, “”l’hai trovato?” Dice “Non ancora, pero' insomma sto cercando... ”dico “ma fa una cosa: chiedi agli amici americani che te ne trovino uno, visto che loro sono in grado di poter aiutare le persone, svegliati !”. “Ma vedrò” dice, “adesso vediamo un po’”
Piantoni: - lei ha detto che viveva a Venezia nel ‘74, nella casa sua a Venezia
Digilio: - certo, casa mia, sì
Piantoni: - era già lì al poligono o ... non ricorda adesso
Digilio: - a casa mia, a casa mia
Piantoni: - che attività svolgeva lei all’epoca ?
Digilio: - ero a casa mia tranquillo
Piantoni: - tranquillo, ancora non era successo nulla, vero ?
Digilio: - no
Piantoni: - dobbiamo arrivare al limite degli anni ottanta per ... no ? per i primi problemi
Digilio: - sì, sì, per i problemi al poligono ....
Piantoni: - munizioni, poligono eccetera
Digilio: - dobbiamo arrivare agli anni ottanta
Piantoni: - inizi anni ottanta. Quindi nel ‘74 lei vive lì tranquillo a casa sua, a Venezia
Digilio: - sì, sì, sì, sì, sì
Piantoni: - e dove stava, dove abitava ?
Digilio: - a Sant’Elena
Piantoni: - a Sant’Elena
Digilio: - no, no, ero a casa, ero a casa, non ci son storie
2.2.6.12 - I commenti di SOFFIATI
Di Martino: - senta ... quando rivide SOFFIATI fece qualche commento su quello che era accaduto ? sulla strage insomma ?
Digilio: - io o il SOFFIATI ?
Di Martino: - no lui, il SOFFIATI
Digilio: - il SOFFIATI, si ... il commento preciso fu questo, già lo dissi al dottor Guido Salvini: “se gli americani continuano a spingersi su certe strade non credo che la destra acquisirà molti adepti, non farà molta strada”
Di Martino: - cioè con ... nel senso ...
Digilio: - “perché noi stiamo nuotando verso l’impopolarità” così disse. Io credetti di capire il significato delle sue parole e qui le riferisco tali e quali
Piantoni: - questo turbamento del SOFFIATI lei lo ha colto quel giorno lì, quando è tornato da Mestre con questa valigetta o anche a distanza di mesi ? cioè anche questo commento è un commento negativo evidentemente, ma questo ...
Digilio: - il commento negativo lo espresse dopo che era già stato in Spagna in cerca di lavoro a vedere di cambiare vita, anche. Seppi tra l’altro che per un certo periodo di tempo girava a Mestre in cerca di questo Delfo ZORZI con una pistola alla cintura. Pensi te, pensi lei, bene o male insomma, roba da matti. E si che io le dissi “guarda ... io ti sto spiegando le cose, ti sto dando delle dritte, svegliati ! allontanati dal gruppo, c’è gente che ti vuole male. Trovati un lavoro fuori, va a lavorare”. Insomma quando tornò dalla Spagna lui disse che aveva cercato di andare a trovare un lavoro, vedere insomma. Difatti lui aveva un camper e viaggiava molto
Piantoni: - con la moglie
Digilio: - sì, sì, si faceva accompagnare dalla moglie. Andavano lungo la Costa Brava, come si chiama lì ?
Piantoni: - la moglie di tutte queste cose ... cioè ne era a conoscenza ...
Digilio: - no, non credo poverina. Il Marcello non metteva al corrente sua moglie di certi pericoli in cui si metteva in mezzo, altrimenti sua moglie era anche capace di picchiarlo, sì, sì
Di Martino: (inc.)
Digilio: - perché ne ha ... ne ha passate di tutti i colori, è stato arrestato un sacco di volte, una volta per una pistoletta, un’altra volta per un’altra cosa e pertanto lo considerava un incosciente. Non credo che mai avrebbe avuto il coraggio di confessarle discorsi di questo genere
Piantoni: - però quanto meno questo ... questo turbamento, questo stato d’animo, dovrebbe averlo colto
Digilio: - non so dottore guardi
Piantoni: - lei la conosceva, la frequentava questa donna o no ?
Digilio: - vista casualmente quando sono andato a trovarli. Ogni tanto quando c’era l’invito a pranzo o a cena, quando andavo a Verona ... chiaro, mi sentivo in obbligo di passare a salutarli. Questa gente si è sposata e io sono andato al loro matrimonio, quindi mi sentivo in dovere di andarli a salutare. Era brava gente, tipo … un po’ ... un po’ campagnola diciamo, ma brava gente
Piantoni: - era politicamente ... orientata
Digilio: - avevano due bambini, non, no, lei non aveva nessun orientamento ... eh, come si dice ... politico
Piantoni: - avevano due bambini ?
Digilio: - sì
Piantoni: - piccoli a quell’epoca ? bambini piccoli ?
Digilio: - io credo … sì, sì, credo che la moglie volesse molto bene ai bambini e si preoccupasse del loro futuro. In effetti la preoccupazione più grande era riuscire a venirne fuori da quell’osteria che stavamo ... stavano gestendo lì
Piantoni: - con il Bruno ?
Digilio: - sì, grande fatica
Piantoni: - persone vicine al Marcello ...
2.2.6.13 - Sergio MINETTO
Digilio: - MINETTO Sergio
Di Martino: - lei sa qualcosa di una presenza a Brescia di MINETTO ...
Digilio: - ne ho sentito parlare
Di Martino: - con riferimento all’attentato, alla strage ? ha sentito parlare da chi?
Digilio: sì, dallo stesso Marcello che mi disse che il MINETTO andò a fare una... un ... come si dice ... un giro d’ispezione, andava a sentire tutte le sue antenne. Il MINETTO aveva molta gente che gli passavano molti informatori. Evidentemente aveva bisogno di avere delle informazioni. Andò in giro ... non lo so insomma, so che andò a Brescia
Di Martino: - ma questo prima della strage
Digilio: - dopo ... dopo perché andò e tornò. Questo mi disse Marcello, dice “cosa è andato a fare il MINETTO” dice “là, in un clima così teso” diceva
Di Martino: - cioè non ho capito molto bene
Digilio: - il Marcello disse “il MINETTO andò a Brescia ... cosa e’ andato a fare in un clima ....”
Di Martino: - andato quando il MINETTO a Brescia ?
Digilio: - dopo la strage è andato a fare un sopralluogo per vedere ...
Piantoni: - dopo intende nei giorni successivi o immediatamente dopo ...
Digilio: - nei giorni successivi, circa pochi giorni dopo
Piantoni: - non il giorno stesso
Digilio: - non credo, sarebbe stato da ... dopo quello che aveva detto il dottor MAGGI lui aveva tutto l’interesse a trovarsi un alibi, cosa andava a fare ? non so io, trovatemi una spiegazione voi
Piantoni: - quindi sarebbe andato nei giorni successivi
(inizia la seconda parte della seconda cassetta)
Digilio: -molto probabilmente aveva una relazione da presentare agli Americani. Questo era un fatto molto … molto grosso
Di Martino: una relazione da fare agli Americani su che cosa ? su come erano andate le cose ?
Digilio: - sulla ... sulla strage di Brescia. Evidentemente gli avranno chiesto una relazione sul fatto e allora avrà dovuto ...
Di Martino: questa è una sua deduzione o ...
Digilio: - no, è una mia ... è una mia deduzione
Piantoni: - cioè SOFFIATI nel riferirle di questa andata di MINETTO, lui stesso si interrogava del perché fosse andato a Brescia ... MINETTO
Digilio: - sì disse “ma cosa è andato a fare con il clima teso che c’era là ?” Mah ! Cioè lui dice io non ci sarei andato neanche se mi avessero dato un milione con quel po’ po’ di tensione che c’era nell’aria. Non so se …
Piantoni: - è sicuro che non parlò anche di una presenza il giorno stesso della strage o SOFFIATI o qualcun altro ?
Digilio: - no, no dottore no
Piantoni: - qualche giorno dopo ... qualche giorno dopo (inc.)
Digilio: - il giorno dopo ... fa un giro d’ispezione
Di Martino: - ma .. non ho capito, ma il SOFFIATI le disse che lui aveva delle conoscenze a Brescia, il MINETTO !
Digilio: - si, nella zona lì, in Lombardia anche, dappertutto, adesso grosse conoscenze il MINETTO !
Di Martino: - ma grosse conoscenze nell’ambito insomma della destra ?
Digilio: - nell’ambito di tutto quello che gli interessava quando voleva sapere qualcosa, visto che faceva l’informatore
Di Martino: - aveva dei sub-informatori
Piantoni: - ma a Brescia c’era un omologo di MINETTO, voglio dire c’era qualcuno che aveva gli stessi compiti su Brescia, che MINETTO aveva altrove ?
Digilio: come faccio a saperlo, dovrei avere in mano la tabella della CIA allora, con il nome degli uomini operativi. Questo non glielo posso dire in quanto non sono in grado di dirglielo.
Omissis
Come si può notare anche in questo verbale (altro che confabulazione!) DIGILIO conferma lo stato d’animo di SOFFIATI.