PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI BRESCIA

MEMORIA DEL PUBBLICO MINISTERO MASSIMO MERONI

(STRAGE DI PIAZZA DELLA LOGGIA)

 

Proc. Pen. n.03/08 Corte Assise di Brescia 

 

 

CAPITOLO 2.3

 

2.3 - ULTERIORI PARTICOLARI FORNITI DA DIGILIO IN ORDINE ALL’INCARICO ORIGINARIAMENTE AFFIDATO A ZORZI E AL SUO GRUPPO ALLA RIUNIONE DI ROVIGO. IL PERFEZIONAMENTO RISPETTO AGLI ORDIGNI DEL 1969.

 

Nel corso di successivi interrogatori davanti a questo P.M., DIGILIO ha fornito ulteriori chiarimenti in ordine al coinvolgimento di ZORZI e del suo gruppo , originariamente incaricati dell’attentato:

il predetto il 14.3.97 ha dichiarato:

“ Ribadisco che il gruppo di Delfo ZORZI , in occasione della riunione di Rovigo, era stato designato per l’attentato, ma poi lo stesso ZORZI , sempre secondo il racconto di SOFFIATI, si rifiutò di eseguire l’attentato in questione e si dichiarò disposto non solo a fornire il materiale per l’ordigno ma anche a confezionarlo, quasi a compensare questo suo ritiro. Secondo il racconto di SOFFIATI , che era sempre molto preciso quando mi riferiva le cose, il ritiro di ZORZI lo aveva coinvolto. Il coinvolgimento del SOFFIATI, tuttavia, non era corrispondente a quello che avrebbe dovuto essere il coinvolgimento di ZORZI, nel senso che il SOFFIATI stesso fu incaricato soltanto di quel trasporto dell’ordigno da Mestre a Verona e da Verona a Milano, di cui ho riferito nel corso del primo interrogatorio. Voglio dire che l’esecuzione materiale dell’attentato, sempre secondo il racconto di SOFFIATI, fu affidata ad altro gruppo.

Preciso meglio: secondo quanto mi riferì SOFFIATI, in occasione della riunione di Rovigo non vi erano alternative al gruppo di ZORZI, come gruppo che avrebbe dovuto eseguire l’attentato. Solo in un secondo momento ZORZI, a posteriori della riunione, fece le sue valutazioni e si ritirò, limitando il suo contributo all’ordigno, e così SOFFIATI rimase incastrato.”

 

 

Nel corso dello stesso verbale DIGILIO ha anche precisato quale differenza tecnica sussistesse tra il suddetto ordigno, presumibilmente utilizzato per la strage di Brescia, e quelli del 1969, da lui visionati, riferibili agli attentati di quel periodo:

 

“Lei mi chiede se ci fosse una differenza tecnica tra gli ordigni che vidi nel 1969 e quello della valigetta del SOFFIATI. In effetti una differenza di impostazione c’era in quanto, negli ordigni che vidi al casolare di Paese (TV) il filo era piuttosto rigido e si spezzava quando veniva avvolto attorno al fiammifero ed ai punti sporgenti della sveglia ed ai poli della pila. Invece , l’ordigno che SOFFIATI (trasportò) da Mestre a Milano era caratterizzato da un filo molto più duttile in quanto lo vidi ben attorcigliato, a differenza di quanto ho constatato con riferimento agli ordigni di Paese” ( come si vedrà, trattasi degli ordigni utilizzati per gli attentati ai treni dell’8-9 agosto 69, che, una volta perfezionati , sarebbero stati secondo DIGILIO utilizzati a Piazza Fontana).

 

 

 

 

 

2.4 - LE DICHIARAZIONI DI DIGILIO IN OCCASIONE DELL’INCIDENTE PROBATORIO UD. 17.1.01

DIGILIO espone che si trovarono a casa di Bruno SOFFIATI, oltre a lui e ai due SOFFIATI, MAGGI MINETTO e PERSIC. Si tratta della “cena di Colognola” , in occasione della quale DIGILIO riceve, in parte da MAGGI, in parte da SOFFIATI, la maggior parte delle indicazioni circa l’evento terroristico che ci sarebbe stato di lì a pochi giorni.

Ciò accadde “una ventina di giorni, quasi un mese prima della strage di Brescia”

- Allora, il Dottor MAGGI disse ai presenti di cui abbiamo parlato che stessero tutti bene attenti che, nelle settimane successive al giorno in cui avevamo fatto questa riunione, sarebbe potuto accadere un attentato di dimensioni tali da poter allarmare le Autorità e che, quindi, sarebbero state senza dubbio effettuate delle perquisizioni, dicendo inoltre di non farsi trovare con armi, munizioni o altro a casa. Detto questo, a parte problemi momentanei, durante il pranzo, io (incomprensibile), quanto al fatto che, data l'amicizia che mi legava a Marcello, gli chiesi spiegazioni in quanto lui era sempre molto, molto bene informato. E, pertanto, il Marcello mi riferiva della riunione che era stata fatta a Rovigo, in cui era prevista un'azione da parte di qualche gruppo di Ordine Nuovo, un'azione fatta durante un attentato terroristico per spaventare le Sinistre. Così mi disse Marcello Soffiati (incomprensibile), anzi, c'è un'altra cosa qui.

DOMANDA - Dica!

RISPOSTA - Avvenne, dopo questo pranzo a Colognola ai Colli, il 28 Maggio avvenne l'attentato di cui parlarono tutti i giornali e la radio e, parlando con il Marcello Soffiati, seppi che il MINETTO, per esempio, lasciò Verona per recarsi fino a Brescia (incomprensibile), cercando informazioni. Le informazioni erano le seguenti: il Minetto aveva un referente, un ufficiale Americano, a Ghedi, presso l'Areoporto di Ghedi (incomprensibile). Il Minetto, pertanto, (incomprensibile) informazioni su come (incomprensibile), in quanto che l'opinione pubblica era stata particolarmente scossa.

Queste sono le notizie che mi ha dato Marcello. Il capo della rete americana alla quale faceva capo il Minetto era un ufficiale Americano di nome "Jeames HOOVER", (incomprensibile) vicino all'Areoporto di Ghedi.

 

Omissis

 

Marcello Soffiati mi disse che fu fatta una riunione precedente a Rovigo.

DOMANDA - Le disse quando ci fu questa riunione? Volendola collocare nel tempo?

RISPOSTA - Volendola collocare nel tempo, praticamente, si può dire...

DOMANDA - Quanto tempo prima questa cena?

 

omissis

 

RISPOSTA - Dunque, fu, praticamente, ai primi di Marzo.

DOMANDA - Ai primi di?

RISPOSTA - Marzo del 1974. Lo ricordo bene perché c'era un pesco in giardino e quello era proprio fiorito in quei giorni. Comunque, l'importante è che questa riunione a Rovigo fu fatta non solo fra appartenenti a Ordine Nuovo, ma anche con la presenza di ufficiali, sia Americani che Italiani.

 

RIPRENDE L'ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Per esempio? Può ricordare qualche nome?

RISPOSTA - Ricordo che c'era un Americano, tale RICHARD, e, poi, un altro che si chiamava CHARLES, che veniva chiamato normalmente Charles. Il tutto è importante che, dopo questa cena a Colognola, io fui chiamato telefonicamente da Marcello, che aveva assolutamente bisogno di parlarmi. Pertanto, io andai a Verona e presi contatti con Marcello.

DOMANDA - Quando? Quanto tempo dopo rispetto alla cena di Colognola?

RISPOSTA - Praticamente, 15 giorni. La mia curiosità per questa sua pressante richiesta di essere presente a Verona mi diede questo risultato: il Soffiati disse che, purtroppo, la persona scelta per fare l'attentato era stata il Delfo ZORZI, ma costui declinò la responsabilità del lavoro.

 

 

DOMANDE DEL G.I.P.

 

DOMANDA - Si fermi un attimo. Io ho capito: "Mi disse che la persona prescelta per l'attentato era Delfo Zorzi"?

RISPOSTA - Era Delfo Zorzi.

DOMANDA - E, poi, cos'ha detto?

RISPOSTA - Ho detto che era stato prescelto, a Rovigo, da questa gente, il Delfo Zorzi, ma il Delfo Zorzi non accettò e disse che lui avrebbe potuto solamente mettere a disposizione materiali per l'esplosione.

 

 

RIPRENDE L'ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Cosa intende per "materiali"?

RISPOSTA - Intendo l'esplosivo e il congegno per attivarlo. Mi spiegò il Marcello SOFFIATI che, dal momento che il Delfo Zorzi rinunciava a obbedire a questa richiesta, fu incaricato espressamente dal Dottor MAGGI di passare da Delfo ZORZI e di ritirare una valigetta nella quale vi era quello che (incomprensibile), ma non sarei stato, ovviamente, in grado di dare, cioè, di dare l'esplosivo e un congegno; e, poi, quel congegno, cannocchiali(?). Soffiati Marcello, dunque, mi spiegò che, nel percorso da Mestre a Verona, si era accorto che la valigia dava degli strani rumori. In effetti, appoggiandola sopra il comò, a casa sua, poté vedere, appunto, immediatamente, che, aperta, la valigia conteneva una grossa sveglia e (incomprensibile) probabilmente (incomprensibile) il movimento del braccio aveva fatto sì che si muovesse una parte interna della sveglia dentro la valigia, una specie di ruota animata (incomprensibile), che viene normalmente chiamata "bilanciere". Il bilanciere, quindi, praticamente, caricando la sveglia con la chiave, ma, in questo caso, evidentemente, dato che la sveglia doveva essere montata e (incomprensibile), era successo che (incomprensibile), in quanto le vibrazioni a cui era stata sottoposta la valigetta diedero forza al bilanciere, il quale aveva un suo (incomprensibile), di (incomprensibile). Ricaricò un po' la sveglietta, tant'è che (incomprensibile) ha sentito muoverla, vibrare. Quindi, il Marcello Soffiati mi disse che lui non avrebbe voluto (incomprensibile), per paura che potessero scoppiare (incomprensibile) nella valigia. Il Marcello Soffianti era anche lui, come me, un uomo che viveva con quello che gli davano (incomprensibile), una volta tanto. Io lo consideravo un camerata (incomprensibile). Allora, puntai e mi resi conto che una vite al centro del vetro, nella parte superiore della sveglia, era stata fissata in maniera esagerata, era stata fissata col cacciavite con troppa forza. In effetti, avrebbe potuto, al passaggio delle lancette, che notai che erano state (incomprensibile), lancette che risultavano state piegate con una pinzetta (incomprensibile). Mi resi conto che queste lancette non avrebbero potuto riuscire nel loro giro sui quadranti, bensì che avrebbero potuto bloccarsi. Cercai di metterle un po' a posto. Consigliai a Marcello di non andare in giro con troppo materiale. La sveglia si vedeva il meccanismo, ma per una sveglia, anche se l'avessero fermato, non gli sarebbe successo niente. Pertanto, gli dissi: "Cerca di togliere una parte del materiale esplosivo, perché, se ti fermano, questa volta...".

DOMANDA - Quanto materiale esplosivo c'era?

RISPOSTA - Forse, forse, una quindicina di candelotti di dinamite. Il Marcello ne tolse 4 o 5 e li mise dentro in frigorifero.

DOMANDA - Perché li tolse?

RISPOSTA - Prego?

DOMANDA - A che scopo li tolse?

RISPOSTA - Li tolse perché, in caso di una perquisizione, sarebbe stato difficile per lui riuscire a nascondere tutto quel materiale. Infatti, io gli consigliai di buttarlo nell'Adige, ma non so, mi pare che poi questo non lo fece. Poi prese la valigetta, mi ringraziò, (incomprensibile) e mi disse: "Purtroppo, non posso dirti dove vado, in quanto ho appuntamento con un vecchio aderente alle S.A.M.". (Incomprensibile). Fatto sta che, dopo una quindicina di giorni, seppi dai giornali e dalla radio che ci fu una esplosione terribile a Brescia.

DOMANDA - Cos'ha detto, una decina di giorni?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Soffiati fece qualche commento dopo la strage di Brescia?

RISPOSTA - Il Soffiati fece commenti in questo senso, che disse: "Se gli Americani continueranno a farci percorrere questa strada, noi, come Destra, saremo finiti(Incomprensibile) rifiutarsi di seguire una condotta di questo genere". Disse poi: "(Incomprensibile)". Comunque, questo è quanto io ricordo.

DOMANDA - Adesso, le devo chiedere alcune precisazioni.

RISPOSTA - (Incomprensibile) che io ho relazionato (incomprensibile).

DOMANDA - Adesso, le devo chiedere alcune spiegazioni ulteriori e le devo fare alcune piccole contestazioni. Se non ho capito male, lei ha detto che si è recato a Verona perché Soffiati le ha telefonato, l'ha contattata? Ho capito bene?

RISPOSTA - Sì, signore. Siccome il tono era un po' concitato e io avevo detto che non avevo nessuna voglia di andarci, lui tanto ha pregato e ha insistito che io ho capito che doveva avere qualche problema. (Incomprensibile).

DOMANDA - Lei, quando è stato sentito recentemente da noi, il 5 Dicembre del 2000 (05.12.00), effettivamente, ha detto le cose come le dice oggi e cioè: "Quanto all'episodio della valigetta, devo aggiungere che Marcello Soffiati mi telefonò a casa circa una settimana prima", etc. Però, quando è stato sentito, sempre da noi, il 15 Maggio del 1996 (15.05.96), quindi 4 anni prima, aveva detto una cosa leggermente diversa.

RISPOSTA - Cioè?

DOMANDA - Mi riferisco alla trascrizione; a pagina 9, per esempio, c'è scritto: "Fu il Soffiati a spiegarmi poi nei dettagli cosa stava per avvenire in seguito, quando tornò da Venezia con questa valigetta di cui ho parlato". Un po' più avanti: "Io ero a Verona, in Via Stella 13, a casa di Marcello, dove lui mi aveva lasciato" - pagina 9, 15 Maggio1996. A pagina 25 dello stesso interrogatorio, si legge: "Quella sera che hanno fatto la cena lì, praticamente, io mi trovavo collocato a Colognola e dissi... e fu... il Marcello mi disse: <<Ma non ti preoccupare, mangia qui da me e, dopo, puoi andare a dormire lì a casa mia>>, e mi accompagnò in macchina fino a casa sua, in Via Stella 13, e lì mi lasciò". Questo, a pagina 25.

RISPOSTA - Esattamente.

DOMANDA - A pagina 28, in fondo, e questo corrisponde a quello che avevo prima indicato come 25, ultima riga: "Quella sera che hanno fatto la cena lì, praticamente, io mi trovai collocato a Colognola e dissi... e fu... Marcello mi disse: <<Ma non ti preoccupare, mangia qua da me e, dopo, puoi andare a dormire lì a casa mia, lì a...>>, e mi accompagnò in macchina fino a casa sua, in Via Stella 13, e lì mi lasciò". Le viene chiesto: "Ah, lei era a casa da qualche giorno solamente di Soffiati?". E lei conferma: "Da qualche giorno, sì. Solamente lui sapeva che ero lì". "Ma era in quella casa dalla... dalla cena a Colognola ai Colli... dalla cena a Colognola ai Colli?". "Dalla cena a Colognola". Quindi, diciamo che, quando è stato sentito il 15 Maggio, riassumendo quello che c'è scritto qui, lei, terminata la cena, sarebbe stato accompagnato in macchina a casa da Marcello Soffiati, a Verona, in Via Stella 13, e lì, sostanzialmente, sarebbe rimasto e, poi, ci sarebbe stato l'episodio che ha appena descritto di Soffiati che le ha mostrato l'ordigno. Mentre invece, sia in quest'ultimo interrogatorio che le ho citato poco fa, sia oggi, lei dice che ci si è recato a seguito di una telefonata.

Riflettendoci bene, cosa ricorda adesso? Qual è la versione esatta? Soffiati la accompagnò in macchina dopo la cena o si recò in un secondo tempo, dopo che le telefonò Soffiati?

RISPOSTA - Soffiati mi portò praticamente a Verona, in Via Stella, dove io riposai e, al mattino seguente, il primo treno per Venezia lo presi e me ne tornai a casa per i fatti miei. La telefonata fu fatta a casa mia, a Venezia, da Marcello avvenne dopo questa riunione. E, d'altronde, doveva pur darmi, Soffiati, il tempo di andare a prendere la valigetta e le altre cose, visto che lo Zorzi si era ormai rifiutato di eseguire l'attentato. (...) 

le precauzioni, perché lui, sicuramente, si trovava un po' nei guai e non per colpa sua, per colpa dei camerati. E chiesi allora di spiegar qualcosa bene in faccia, cosa che, appunto, fece poi. Io lo sentii per telefono (incomprensibile).

DOMANDA - Soffiati, questo discorso della riunione di Rovigo, il discorso con cui le ha spiegato il perché delle parole di Maggi, quando lo ha fatto esattamente?

RISPOSTA - Praticamente, i primi di Marzo. Io l'ho già detto prima, i primi di Marzo.

DOMANDA - No, non ci siamo capiti bene. Lei ha detto che, ai primi di Marzo, secondo il racconto di Soffiati, ci sarebbe stata la riunione in Rovigo. Poi, aveva detto che la cena di Colognola è stata... prima ha detto 20 giorni, poi 30 prima della strage di Piazza della Loggia. Quindi, andiamo grosso modo ai primi di Maggio. Io volevo sapere: il discorso sulla riunione di Rovigo quando è stato fatto?

RISPOSTA - In Aprile, mentre a Marzo ci fu la riunione a Colognola. Nello stesso mese di Marzo, io andai a Verona e parlai con Marcello, dopodiché presi il treno e me ne tornai a casa.

DOMANDA - Digilio, temo che abbia perso un po' le coordinate.

RISPOSTA - No, non credo.

DOMANDA - Il discorso dell'episodio di Rovigo fatto da Soffiati avviene prima o dopo la cena di Colognola?

RISPOSTA - Avvenne prima della cena di Colognola. La cena di Colognola fu una spiegazione che io gli chiesi, quando volle sottopormi la valigetta. (Incomprensibile).

 

 

 

 

 

2.4.1 - 31.01.01 (udienza 02) PM – (dM) seguito di Colognola e Rovigo

 

ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO - DOTT. DI MARTINO

 

DOMANDA - Buongiorno, Digilio.

RISPOSTA - Buongiorno.

DOMANDA - Ritorniamo su argomenti già affrontati in occasione della scorsa udienza. In primo luogo, una piccola precisazione: lei, testualmente, ha detto alla scorsa udienza, facendo riferimento a quello che disse MAGGI in occasione della cena di Colognola: "Allora, il Dottor Maggi disse ai presenti", di cui abbiamo parlato, "che stessero tutti bene attenti, ché nelle settimane successive al giorno in cui avevamo fatto questa riunione sarebbe potuto accadere un attentato di dimensioni tali da poter allarmare le Autorità". Questo ha detto l'altra volta. Io vorrei sapere questo, non mi prenda per pignolo, è solo una precisazione. In occasione di altri interrogatori, i cui passi adesso le leggerò, lei aveva attribuito al Dottor Maggi.

omissis

DOMANDA - Lei ha detto alla scorsa udienza (17.01.01): "sarebbe potuto accadere", ha usato il condizionale, come se Maggi avesse detto: "Può verificarsi o può non verificarsi un attentato". Siccome in altri verbali, che ho qui e che, quindi, non ho nessuna difficoltà a leggere, Maggi si sarebbe espresso in termini di certezza, cioè: "Ci sarà un attentato"le chiedo se può precisare su questo punto, se si espresse in termini di certezza o se, invece, fece un'ipotesi.

RISPOSTA - No, no, il Dottore si espresse in termini di certezza e, anzi, vediamo di essere logici, a cosa serviva quella cena? Quella cena serviva proprio a questo, a ritrovarsi e a mettere in allarme tutti per quello che doveva succedere. Mi sono spiegato?

DOMANDA - Sì. Quindi, è inutile che legga quei passi. Maggi localizzò, disse dove ci sarebbe stato questo attentato?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - In occasione dell'esame da parte del nostro Ufficio del 15 Maggio del 1996 (15.05.96), disse che Maggi aveva detto "nell'Italia Settentrionale", lei ricorda?

RISPOSTA - Esatto, fu generico, ma non disse il luogo.

DOMANDA - Si espresse in questi termini: "nell'Italia Settentrionale"?

RISPOSTA - Sì. E' anche logico, se permette, guardi, quando un rapinatore fa una rapina, non lo va a dire a nessuno prima dove andrà, perché naturalmente c'è sempre la possibilità che qualcuno lo senta, lo riferisca e, quindi, venga preso. Lo stesso sarebbe stata una fuga di notizie, la possibilità che si prospettava. Quindi, a mio avviso, è chiaro che lo fece perché non si sapesse.

DOMANDA - Un'altra precisazione: lei, in occasione della scorsa udienza, come si può leggere a pagina 12 della trascrizione del 17 Gennaio, ha testualmente dichiarato, sempre con riferimento a questi discorsi fatti da Maggi in occasione della cena di Colognola: "Data l'amicizia", questo è proprio il discorso di Maggi con cui preannunciava l'attentato, "Data l'amicizia che mi legava a Marcello, gli chiesi spiegazioni in quanto lui era sempre molto, molto bene informato e, pertanto, il Marcello mi riferiva della riunione che era stata fatta a Rovigo in cui era prevista un'azione da parte di qualche gruppo di Ordine Nuovo, un'azione fatta durante un attentato terroristico per spaventare le Sinistre". L'altra volta, anche per difetti di audizione, non è stato possibile capire, precisare questo aspetto. Questo discorso di Marcello Soffiati su questa riunione che c'era stata a Rovigo in risposta a questo preannuncio da parte di Maggi dell'attentato, quando avvenne? Avvenne durante la cena? Avvenne quando andò la prima volta a Verona? Avvenne quando lei si recò per la seconda volta a Verona? Può precisare quando fece questo discorso?

RISPOSTA - La richiesta di una chiarifica a Marcello, intendeva dire questo?

DOMANDA - Quando Marcello le spiegò, dopo il discorso di Maggi fatto durante la cena di Colognola, Marcello le spiegò questo discorso di Rovigo, che poi in seguito approfondiremo. Quando le disse che c'era stata questa riunione a Rovigo, per spiegarle il significato di questo discorso di Maggi?

RISPOSTA - Dunque, finita la cena, appena trovai un minutino, ché eravamo soliti fare due passi nel giardino oppure di fronte al vialetto che c'era tra la chiesa e la casa di suo padre, io approfittai che eravamo soli, si fumava una sigaretta, si faceva due chiacchiere e io, calmo, calmo, gli chiesi: "Senti, un po', cosa bolle in pentola? Cosa c'è, cosa non c'è?" e, così, è saltata fuori la storia di Rovigo.

DOMANDA - Quindi, spesso, dopo la cena, insomma?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quindi, prima ancora di andare a Verona?

RISPOSTA - Sì, signore.

DOMANDA - Poi, il contenuto del discorso di Rovigo lo approfondiremo tra poco.

RISPOSTA - Va bene.

DOMANDA - Anzi, lo approfondiamo subito. Lei, in occasione della scorsa udienza, come può leggersi a pagina 19 della trascrizione, ha detto che Soffiati le spiegò che era stato prescelto a Rovigo, da questa gente, il Delfo Zorzi, ma il Delfo Zorzi non accettò e disse che lui avrebbe potuto solamente mettere a disposizione materiali per l'esplosione. Io vorrei approfondire il discorso che le fece Soffiati. Le chiedo, innanzitutto, Soffiati le spiegò come era stato scelto Delfo Zorzi, come era avvenuta questa scelta?

RISPOSTA - Da quello che mi disse Soffiati, e avverata, il Soffiati disse semplicemente questo: che, nel gruppo intimo di persone che si era raccolto a Rovigo, fu fatta una specie di scelta e furono messi assieme una decina, una ventina di foglietti di carta che si passavano e, su ognuno di questi foglietti, l'interessato doveva dire chi avrebbero scelto come uomo di punta per un'azione da fare in Alta Italia. E fu così che avvenne praticamente la scelta.

DOMANDA - Quindi, se non ho capito male, una specie di votazione segreta?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Sempre per quello che era il contenuto del discorso di Soffiati, ZORZI venne scelto da solo o qualcuno con lui?

RISPOSTA - Da come mi disse Soffiati, fu scelto come capo di un gruppo, poi avrebbe dovuto sbolognarsela lui a trovare e aiutanti e collaboratori, etc. D'altronde, come organizzatore, il Delfo Zorzi non era secondo a nessuno.

DOMANDA - Soffiati le spiegò come mai Zorzi non aveva accettato questo incarico?

RISPOSTA - No, il Soffiati non si dilungò molto, anche perché non avevamo molto tempo per chiacchierare di questa cosa. Tra l'altro, era un po' sospetta rispetto agli altri coinvitati alla cena la nostra assenza di più di un quarto d'ora - venti minuti che abbiamo messo. Noi siamo rientrati di nuovo a cena, zitti, zitti. Non si trattò più l'argomento di cui lei mi ha accennato, e, quindi, basta, io non so cosa dirle.

DOMANDA - Non le spiegò perché non aveva accettato?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Sempre per quello che riguarda il racconto di Soffiati, chi, in quella riunione, formalmente, aveva incaricato Zorzi e il suo gruppo di eseguire quell'attentato?

RISPOSTA - Da quello che mi disse Marcello, fra i presenti al gruppo della cena che scelsero lo Zorzi, fu il Dottor MAGGI, mentre il MINETTO non si può dire niente di lui, in quanto lui non aveva partecipato e, poi, tra l'altro lui era irritato perché, prima di fare queste cose, voleva essere avvisato. E' il discorso che ho fatto diverse udienze fa. Il Minetto era come un controllore, si era dato il diritto di censire qualsiasi attività degli iscritti a Ordine Nuovo

omissis

 

DOMANDA - Va bene, poi questo argomento lo riprendiamo più avanti. Allora, senta, il ritiro di Zorzi, diciamo, avvenne durante la riunione di Rovigo, cioè, disse già a Rovigo: "Io ci metto soltanto l'esplosivo, il meccanismo, etc.", o avvenne in un momento successivo alla riunione di Rovigo?

RISPOSTA - Da quello che mi riferì, chiaramente, il Marcello Soffiati, la cosa avvenne successivamente, perché il Delfo Zorzi ci tenne a specificare che non era scritto da nessuna parte che lui fosse obbligato, che ogniqualvolta si dovesse fare un attentato si dovesse scegliere lui. Di lui si poteva chiedere la collaborazione specifica e disse che per questo lui, senz'altro, avrebbe dato del materiale utile per l'attentato, però che lui andasse a farlo non intendeva assolutamente farlo, anche perché non si fidava di tutte le persone. Specificò: "Che fiducia posso avere io di tutte le persone che si erano riunite a Rovigo? C'era una caterva di gente!" e lo confermò il Marcello. Pertanto, lui fece sapere al Dottor Maggi della sua rinuncia e il Marcello disse: "Il Dottore, come al solito, quando le cose su certi argomenti non vanno bene, se la prende sempre con me e dovrò andare io". Oh, questa è una cosa che a me dispiacque, glielo dissi: "Mi dispiace per te, però ti do un consiglio". Gli dissi: "Puoi fare una cosa: dare le dimissioni e, poi, trovarti un lavoro, possibilmente lontano da Verona, dal Veronese, così nessuno ti viene più a seccare".

DOMANDA - Questo discorso lo approfondiamo dopo. Quando Soffiati le parlò di Rovigo, non era ancora stato incaricato di sostituire Zorzi? Cioè, parlò solo di Rovigo e basta?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Che lei sappia, perché detto, non lo so, poi lei dirà chi può averle detto qualche cosa eventualmente - lei ha appena detto che Zorzi in qualche modo venne coinvolto in questa fase preparatoria di questo possibile attentato, in quanto avrebbe messo a disposizione l'esplosivo e il meccanismo - che lei sappia, Zorzi aveva qualche finalità particolare?

RISPOSTA - No, io non capisco, che finalità doveva avere?

 

omissis

 

DOMANDA - Che cosa si proponeva Zorzi? Lei è venuto a sapere che cosa si proponeva Zorzi, mettendo a disposizione l'esplosivo e il meccanismo in quell'occasione?

RISPOSTA - Ma è semplice, da quanto abbiamo detto prima.

DOMANDA - Non come detto da Soffiati.

RISPOSTA - Lo Zorzi, in questa maniera, si toglieva dalle pesche, praticamente se ne stava tranquillo per conto suo e non voleva più aver a che fare con nessuno. E, infatti, lui disse: "Io mi limito a"; da quello che ho saputo da Marcello, disse: "Io posso mettere i materiali e basta".

DOMANDA - Io le leggo un passo dell'interrogatorio reso il 5 Dicembre del 2000 (05.12.00) a questo Ufficio, a pagina 2, per la precisione, passo che, peraltro, riprende analoghe dichiarazioni rese sia in istruttoria che in dibattimento nel processo per la strage di Piazza fontana. "Confermo ancora una volta che Zorzi mi disse, nella primavera del 1973, quando mi vece vedere il calco della chiave della cella di Ventura, che lui aveva ricevuto l'incarico di commettere tutta una serie di attentanti, al fine di disorientare gli investigatori e, cioè, di far ricadere sulla Sinistra o sugli Anarchici la responsabilità degli attentati stessi, in modo da dimostrare che Freda e Ventura erano ingiustamente in carcere e che i veri responsabili erano ancora liberi. Tale progetto, a dire di Zorzi, era destinato a durare nel tempo e, pertanto, ritengo che fosse compatibile anche con l'attentato di Piazza della Loggia verificatosi un anno dopo questi discorsi".

omissis

 

RIPRENDE L'ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO - DOTT. DI MARTINO

 

DOMANDA - Avvocato, non ho problemi a che non si tenga conto del riferimento a Piazza della Loggia. Chiedo soltanto in relazione a questo discorso, che lei assume essere stato fatto nel 1973, è un discorso che poi verrà ripreso, ovviamente, perché si ricollega a tutt'altre vicende, se è vero che nel 1973 Zorzi le fece questa confidenza sul fatto di voler agevolare Freda e Ventura commettendo altri attentati?

RISPOSTA - Senz'altro, io confermo che è vero quanto disse lo Zorzi, non posso però sapere quali attentati in quel momento e a quel tempo lui avesse in mente da fare.

DOMANDA - Comunque, conferma questo discorso di Zorzi?

RISPOSTA - Sì, io confermo il discorso, nel senso che lui intendeva dire: "Sono stato incaricato di effettuare numerosi attentati per scaricare la posizione di quelli che stanno in prigione". Ecco, tutto là.

DOMANDA - Torniamo al contenuto della riunione di Rovigo, sempre secondo quanto riferito da Soffiati. Lei sa chi organizzò la riunione di Rovigo?

RISPOSTA - Da quello che io ho saputo dal Soffiati, è che la riunione fu organizzata dal Dottor MAGGI congiuntamente a alcuni Ufficiali dell'esercito che lui conosceva, più invitando alcuni Ufficiali della F.T.A.S.E., che erano Americani. Questo è quanto io so.

DOMANDA - Per quello che riguarda Maggi, lei sa se Maggi, per organizzarla, si servì a sua volta di qualcuno?

 

omissis

 

DOMANDA - Lei sa, e dica anche come lo sa, se lo sa, come Maggi organizzò la riunione?

RISPOSTA - Su questo fatto, se permettete, me ne parlò il Marcello. Lui disse che fu organizzata da Maggi, utilizzando camerati del luogo, dirigenti di Ordine Nuovo e anche qualche suo amico. Aveva molti amici, sia nell'esercito, infatti lui era Ufficiale Medico. Diedi per scontata l'abilità del Maggi di organizzare una riunione e non feci altre domande.

 

 

RIPRENDE L'ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO - DOTT. DI MARTINO

 

DOMANDA - Io le richiamo il contenuto di un interrogatorio reso il primo Luglio 1999 (01.07.99) al Pubblico Ministero di Brescia, a pagina 1. In quell'occasione le venne chiesto: "Ha mai conosciuto Giovanni Meglioli (ndPMBS MELIOLI) di Rovigo?" e lei rispose: "Non ho mai conosciuto personalmente Giovanni Meglioli, ma ricordo di avere appreso dal mio collega Marcello Soffiati, che, come me, lavorava per i Servizi di Informazione Militare Americani, che Meglioli era uomo di fiducia di Carlo Maria Maggi. In particolare, Soffiati mi ha riferito che Maggi aveva dato incarico proprio al Meglioli per l'organizzazione della riunione di Rovigo della primavera del 1974, della quale ho parlato in occasione dei precedenti interrogatori". Ricorda, adesso che ho cercato di rinfrescarle la memoria, questo discorso di Meglioli?

RISPOSTA - Sì, effettivamente dissi questo. Ora non me lo ricordavo. Lo confermodissi questo.

 

omissis

 

DOMANDA - Torniamo alla riunione di Rovigo, sempre nei termini in cui lei ne ha appreso da Soffiati, ovviamente. Diamo sempre per scontato che, quando parliamo di Rovigo, parliamo di un discorso che lei ha appreso da Soffiati.

RISPOSTA - Bene.

DOMANDA - Lei, l'altra volta, ha detto che hanno partecipato sia civili che militari a questa riunione. Lei, approssimativamente, è in grado di indicare più o meno quante persone parteciparono a questa riunione di Rovigo, sempre per averlo appreso da Soffiati, tra civili e militari e quanti civili e militari?

RISPOSTA - Da quanto mi disse Soffiati, parlò di un ventina di persone, fra civili e militari.

 

DOMANDE DEL G.I.P.

 

DOMANDA - Non abbiamo capito se lei ha detto "una ventina" o "una trentina"?

RISPOSTA - Due dozzine di persone.

INTERVENTO DELL'AVVOCATO DIFENSORE: Sono aumentati di 4.

 

DOMANDE DEL G.I.P.

DOMANDA - Una ventina?

RISPOSTA - Sì.

 

 

RIPRENDE L'ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO - DOTT. DI MARTINO

 

 

DOMANDA - Lei, il 15 Maggio (15.05.96), a pagina 9 della trascrizione, disse: "nell'ordine dei civili, una trentina di civili, quello che ho potuto captare, nell'ordine dei militari, una ventina di militari". Quindi, un numero un po' più alto, una cinquantina complessivamente, comunque non è che abbia una grande importanza. L'altra volta ha parlato della partecipazione di alcuni militari Americani, in particolare ha nominato Richard. Lei ricorda qual era il nome?

RISPOSTA - Sì, "Teddy RICHARD".

DOMANDA - Poi, ha parlato di un certo Charlie. Vi era qualche altro militare Americano, che lei ricordi, sempre alla riunione di Rovigo e sempre per averlo appreso da Soffiati?

RISPOSTA - No, non ricordo altri.

DOMANDA - Lei, sempre il 15 Maggio del 1996 (15.05.96), al nostro Ufficio, nella trascrizione, più o meno, a metà di pagina 9, disse: "Assieme a quel Teddy RICHARD, verrà un Capitano Statunitense di nome David CARRET". Quindi, dette per presente a quella riunione anche David Carret (1). E' vero o non è vero? Lo ricorda?

RISPOSTA - No, lì mi devo essere sbagliato, non lo ricordo così.

DOMANDA - Non lo ricorda?

RISPOSTA - No, perché il David Carret era il mio referente. Avrei saputo notizie più dettagliate della questione di Rovigo.

DOMANDA - Quindi, ritiene di essersi sbagliato quando è stato sentito la prima volta. E' un discorso che potrebbe essere abbastanza ampio, comunque avrei bisogno di una spiegazione della presenza di questi Americani, di questi militari Americani in occasione di questa riunione alla quale, come si è capito, partecipavano prevalentemente soggetti inquadrabili nella Destra.

 

INTERVENTO DELL'AVVOCATO DIFENSORE - BEZECHERI: Per quello che gli disse Soffiati.

 

INTERVENTO DEL PUBBLICO MINISTERO - DOTT. DI MARTINO: E' implicito, è sempre scontato.

 

DOMANDE DEL G.I.P.

DOMANDA - Soffiati le diede una spiegazione del motivo per cui a questa riunione di Rovigo erano presenti degli Ufficiali Americani?

RISPOSTA - No, non mi diede una spiegazione precisa.

DOMANDA - Lei gliene chiese la ragione?

RISPOSTA - No, no, no, io non gliel'ho chiesta, anche perché non avevo nessun interesse a chiederla. Però, posso dire che il fatto che ci fossero delle riunioni con gli Americani era una cosa nota sia a Colognola ai Colli che nel Veronese e in altri luoghi vicino alle basi americane, perché il Bruno Soffiati, padre del Marcello Soffiati, era un uomo della Massoneria e, dai discorsi che fece questo signore, questo Bruno Soffiati, io ho capito che la Massoneria teneva i contatti tra gli Americani e la gente di Destra lì, in Alta Italia. (2)

 

INTERVENTO DELL'AVVOCATO DIFENSORE: Non si è capito, signor Giudice.

 

DOMANDE DEL G.I.P.

 

1 - NO, il 15.05.96 non ha detto che CARRET aveva partecipato alla riunione di Rovigo

2 - l’argomento viene ripreso all’inizio dell’udienza del 07.02.01

DOMANDA - Mi pare che abbia detto che lei non si è stupito più di tanto di quello che le ha riferito Soffiati sulla presenza degli Americani, perché sapeva che il padre di Marcello Soffiati, Bruno Soffiati, era in contatto con la Massoneria e la Massoneria teneva i contatti tra gli Ufficiali Americani e la gente di Destra, è così?

RISPOSTA - Sì.

 

 

RIPRENDE L'ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO - DOTT. DI MARTINO

 

 

DOMANDA - A prescindere da quello che le disse Soffiati, lei è in grado, per averlo appreso da altre persone, eventualmente, non so da chi, o per quelle che erano le sue conoscenze dirette, di dare ulteriori spiegazioni circa la presenza di questi Militari Americani alla riunione di Rovigo?

 

INTERVENTO DELL'AVVOCATO DIFENSORE: Mi pare che abbia già risposto.

 

INTERVENTO DEL G.I.P.: Mi pare che l'abbia appena detto.

 

 

RIPRENDE L'ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO - DOTT. DI MARTINO

 

 

DOMANDA - Allora, io le leggo una cosa diversa che disse il 15 Maggio 1996 (15.05.96) a noi e che è a pagina 7 della trascrizione. Lei ha appena parlato del provvedimento del Generale West Moreland (ndPM BS WESTMORELAND). Lei dice: "seguendo pedissequamente una vecchia ordinanza americana", quindi quella che ha appena nominato, "per dimostrare, perché la Destra aveva bisogno di essere supportata, aveva bisogno di denaro e di aiuti. Dovevano dimostrare agli Americani cosa sapevano fare e, infatti, uscivano fuori i discorsi ogni tanto: <<Ma, qua, gli Americani>>, frasi che ho sentito, <<non ci daranno mai niente, se non dimostriamo di essere in grado di saper fare qualcosa, ricordatevelo bene!>>. Lo diceva anche il Dottor Maggi questo". E, andando avanti: "Quindi, c'era un problema di dimostrare agli Americani che la Destra era organizzata ed era in grado di effettuare degli attentati ed era in grado di spaventare la Sinistra".

Le viene chiesto: "Ma questo perché? Che interesse aveva la Destra? Cosa si aspettavano gli americani?". Lei ha risposto: "La Destra si aspettava dagli Americani denaro, aiuti"; e, poi, andando avanti, il Pubblico Ministero: "Cioè, andavano nella stessa direzione, praticamente?". Lei ha aggiunto: "Sì, e, poi, quello era un periodo in cui c'era una certa sensibilità spinta da parte di tutte le organizzazioni di Destra, le organizzazioni militari, etc., c'era una spinta al famoso colpo di Stato. Se ne parlava ogni momento", etc.

 

INTERVENTO DEL G.I.P.: Pubblico Ministero, qual è la contestazione?

 

 

INTERVENTO DEL PUBBLICO MINISTERO - DOTT. DI MARTINO: C'è una spiegazione ulteriore, diversa da quella che ha fornito oggi circa la presenza di questi Americani e, in particolare, riassumendo quello che ho appena letto, se lo riassumo bene, in sostanza si dice che vi era un interesse della Destra a dimostrare agli Americani che la Destra stessa si dava da fare, era in grado di effettuare degli attentati ed era in grado di spaventare la Sinistra e, questo, perché la Destra voleva soldi, aiuti, etc.

 

DOMANDE DEL G.I.P.

 

DOMANDA - Ha capito, Digilio, il senso della contestazione?

 

RISPOSTA - Sinceramente, no, perché quello che io ho detto prima contempla tutto questo. Ho parlato degli Americani, ho parlato a suo tempo del Generale West Moreland. Io non vedo perché devo ripetere le stesse cose dieci volte, abbia pazienza.

 

 

RIPRENDE L'ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO - DOTT. DI MARTINO

 

DOMANDA - Digilio, abbia pazienza e cerchi di sopportare questa situazione che per lei è certamente gravosa, ma, purtroppo, non sappiamo cosa fare. Lei ha parlato tante volte di queste cose, quindi è ovvio che abbia un certo fastidio nell'essere stimolato a dire per tante volte sempre la stessa cosa. Lei ha parlato di questa ordinanza del Generale West Moreland, può dire qual era il contenuto, per quanto ne sapeva lei, ovviamente?

 

RISPOSTA - Senz'altro. Il Generale West Moreland era il Comandante in capo delle truppe americane sia quando avvenne la guerra di Corea, che quando avvenne la guerra in Vietnam. Le spaventose stragi effettuate dagli attentati commessi da elementi Cinesi comunisti infiltrati nel Vietnam, in Corea, in Cambogia avevano talmente spaventato l'opinione pubblica americana, ma non solo spaventato, indignato, e questo lo disse il Generale West Moreland, che l'Europa doveva essere unita con gli Stati Uniti e che non si doveva perdere neanche un minuto di tempo per riunire le forze e prepararsi allo scontro finale con il comunismo. Dalla questione di questa ordinanza del Generale West Moreland, ne seguì, a breve tempo, una serie di iniziative, di cui la prima fu quella della riunione al Parco dei Principi avvenuta nel 1975 (3), a Roma. Quindi, come vediamo, c'è tutto un sottofondo, tutta una storia precedente. Gli Americani erano seccati soprattutto del fatto che dovevano mandare i loro figli per tutto il mondo, mentre l'Europa e altri alleati dell'O.N.U. non si sforzavano sufficientemente per appoggiare gli sforzi fatti dagli Stati Uniti d'America.

 

omissis

 

DOMANDA - Impostiamo allora la domanda in un'altra maniera. La riunione di Rovigo, oltre alle finalità che ha descritto fino a questo punto, se ne proponeva delle altre?

RISPOSTA - Ma, in linea normale, si proponeva una cementazione tra civili e militari, sia militari Italiani che militari stranieri, come gli Americani della F.T.A.S.E. e delle varie basi.

 

Omissis

 

RIPRENDE L'ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO - DOTT. DI MARTINO

 

DOMANDA - A Rovigo c'erano anche dei Militari Italiani, lei ha detto, chi in particolare, se lei lo ricorda, se è in grado di dirlo?

RISPOSTA - C'erano, da quello che appunto ho saputo, l'Elio MASSAGRANDE, e due Ufficiali paracadutisti, l'Elio Massagrande di Verona.

 

DOMANDE DEL G.I.P.

 

DOMANDA - Ha detto Elio Massagrande e due Ufficiali paracadutisti?  all’udienza del 07.02.01 precisa che la riunione ebbe luogo “nella prima decade di aprile del 1965”

RISPOSTA - Sì, perché sto per dire il secondo nome, che è Roberto BESUTTI, di Mantova. Quindi, Roberto Besutti ed Elio Massagrande, che erano una parte dell'Ordine Nuovo assieme a Marcello Soffiati a Verona. Si trovano spesso a Verona, etc.. Questi Massagrande disse che c'erano. C'era poi un Generale, che si chiamava Maggi Braschi (ndPM BS MAGI BRASCHI), qualcosa del genere.

omissis

omissis

 

ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO - DOTT. PIANTONI

 

DOMANDA - Ci direbbe il nome di qualche persona italiana di cui venne fatto il nome nel corso dei precedenti interrogatori, come soggetti presenti a Rovigo? Se Digilio ricorda, magari concludiamo su questo argomento l'udienza di oggi. Oltre al nome di Maggi e agli altri nomi che ha fatto questa mattina, si ricorda il nome di altri Italiani presenti alla riunione di Rovigo, se non l'aiuto e le leggo ciò che ha detto al riguardo?

RISPOSTA - Abbia pazienza, ma sono particolarmente stanco, non ricordo altri nomi. Abbiate pazienza.

DOMANDA - Velocemente, Digilio, le leggo soltanto tre nomi, due li fa nel verbale del 15 Maggio 1996 (15.05.96). Sempre con riguardo alla riunione di Rovigo, dichiara: "Questa riunione venne organizzata dalle persone più in vista del Veneziano, cioè, il Dottor Carlo Maria MAGGI, l'Avvocato CARLET, l'Avvocato LANFRE’ di Venezia, tutte persone molto in vista e con un certo ascendente su giovani e non giovani della Destra veneziana". Ecco, la domanda è se ricorda questi nomi, Carlet e Lanfré?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quindi, c'erano anche loro per quanto le disse Soffiati?

RISPOSTA - Sì.

 

omissis

 

 

 

 

 

2.4.2 - 07.02.01 (udienza 03) PM – (dM) seguito di Rovigo – (P) la valigetta di SOFFIATI

 

Omissis

 

Abbiamo accennato, il giorno della prima udienza, il 17 Gennaio, all'episodio di quando Soffiati ritorna a Verona con la famosa valigetta e lei ha già fornito, il 17 Gennaio, una sommaria descrizione di quanto era contenuto in questa valigetta. Quel giorno si sentiva molto male, vorrei tornare quindi su questo argomento "valigetta".

RISPOSTA - Fu una descrizione esatta, particolareggiata, non sommaria. Mi dispiace, io ho parlato esattamente di cosa è successo dall'attimo in cui Soffiati ha voluto vedermi perché aveva il problema della valigetta e da quando poi lasciò Verona per andare verso Milano. Io ho raccontato per filo e per segno, addirittura anche le preoccupazioni del Soffiati, non ho trascurato nulla.

 

OMISSIS

 

DOMANDA - Le cose dette sono della presenza all'interno di questa valigia di una grossa sveglia, che faceva degli strani rumori. E' stato Soffiati a segnalare questo problema e poi fu qualcosa questa che, se ho ben capito, lei stesso constatò, il fatto che c'era questo "cloc cloc" che si sentiva, addirittura dall'esterno della valigetta, è così?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Lo sentì lei stesso questo rumore o fu solo una preoccupazione di Soffiati?

RISPOSTA - No, no, no. Come mi raccontò il fatto, io mi feci dare dal Soffiati la valigetta e la appoggiai sopra un mobile che aveva il Soffiati e mi misi a ascoltare. Sentivo il "cloc cloc - cloc cloc". Sentendo questo rumore, fui incuriosito. Piano piano, con l'aiuto del Soffiati, aprimmo la valigetta. Notai che in mezzo alla valigetta c'era come un pacco ed era praticamente il posto dove c'era la sveglia.

DOMANDA - Questo pacco, per esempio, non è stato descritto il 17. Abbiamo detto della sveglia, ma il pacco che cos'era? Come era confezionato?

RISPOSTA - Era praticamente del cartone modellato a forma di cassetta, di scatoletta.

DOMANDA - Era una scatola o era una cosa artigianale? Era una scatola di cartone assemblata con del cartone?

 

OMISSIS

 

RISPOSTA - Appoggiai la valigetta assieme al Soffiati sopra un mobile che lui aveva, di materiale molto poco consistente, per cui aveva una certa risonanza. Piano piano, abbiamo aperto la valigetta e, a quel punto, vidi al centro della valigetta, sopra, i candelotti. C'erano dei candelotti in quella valigetta e questa sveglia la tirai fuori dalla scatola.

DOMANDA - Ripartiamo da questo involucro. Diceva che la sveglia era contenuta dentro un involucro di cartone?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Finiamo di descrivere l'involucro. Com'era fatto questo involucro?

RISPOSTA - Praticamente, era stato preso del cartone e forgiato a mo' di scatoletta e, dentro in questa, fu conservata la sveglia.

DOMANDA - Che tipo di cartone era, lo ricorda?

RISPOSTA - Un cartone volgarissimo, di quelli che si trovano in commercio per la pasta, per altre cose, era molto comune non aveva nulla di particolare.

DOMANDA - Era piatto, liscio, o era di quelli antiurto, diciamo così, con la parte interna, fatti di più strati? Era quello da pacchi, da pacchi grandi?

RISPOSTA - No, era quello ondulato.

DOMANDA - Quindi, quello un po' che si schiaccia, diciamo, un po' morbido a schiacciarlo?

RISPOSTA - Sì. Senta una cosa: io, allora, incuriosito del fatto, dissi a Marcello: "Ma come mai la sveglia, se non è stata caricata, fa ancora dei suoni, cioè, sembra quasi che cammini?". Allora, mi è venuta un'idea: ho preso la sveglia e l'ho rimessa dentro la valigetta, ho detto a Marcello di prenderla in mano e di fare due o tre volte il giro del corridoio lì, in casa, e dopo di riappoggiarla sopra il mobile. In poche parole, ho scoperto come mai il bilanciere si era caricato. Allora, praticamente, il movimento della mano e del braccio di chi trasportava la valigetta faceva oscillare il bilanciere, per cui poco, ma sufficiente per sentire questi rumori, poco, ma si caricava la sveglia. Se uno avesse voluto ottenere dei risultati sulla sveglia, avrebbe potuto ottenerli facendo oscillare la valigetta.

DOMANDA - Poi, abbiamo già detto il 17 che c'erano una pila da 4 Volt e mezzo e dei fili elettrici che collegavano la pila, il polo positivo e il polo negativo della pila, con la sveglia. Ci vuole spiegare dov'erano attaccati sulla sveglia i due fili collegati con la pila?

RISPOSTA - Semplicissimo, i fili erano, uno, attaccato sulla vite che era messa sulla sveglia.

DOMANDA - Quindi, i due fili erano collegati?

RISPOSTA - Uno sulla vite posizionata all'estremità in alto del vetro della sveglia, che poi non era un vetro, era una cupola di plastica ché, evidentemente, quando fu fabbricata, pensarono di mettergli una cupola di plastica perché, se cadeva ed era vetro, si sarebbe rotta. Comunque, era una cupoletta di plastica ché, evidentemente, qualcuno, con un trapanino o con un cacciavite, aveva forato e ci aveva messo una vite. Dopo, l'altro contatto era su una delle due zampette della sveglia, su cui si reggeva in piedi. Infatti, la sveglia aveva due punti avanti su cui si appoggiava e un punto dietro.

 

OMISSIS

 

DOMANDA - Forse, se ne fa cenno quando dice: "Allora, puntai e mi resi conto che una vite al centro del vetro, nella parte superiore della sveglia, era stata fissata in maniera esagerata". E' la famosa pila?

RISPOSTA - Da 4 Volt e mezzo. C'era una pila da 4 Volt e mezzo.

 

OMISSIS

 

RISPOSTA - Se vuole facciamo presto, mi lasci parlare. Aperta la valigetta, cosa ho visto? Ho visto questo fagotto di cartone in cui c'era la pila, c'era la sveglia. Allora, dentro questa scatola di cartone fatta artigianalmente c'era la pila da 4 volt e mezzo e penso che tutti voi abbiate visto una pila da 4 Volt e mezzo; c'era poi una sveglia e, poi, un batuffolo di cotone dal quale fuoriuscivano dei fili, che andavano ad attaccarsi alla sveglia e, poi, finivano sulla batteria. In questo fagottello di carta e di cotone, c'era un detonatore dal quale usciva la parte finale di un fiammifero, controvento. Sul fiammifero, c'era arrotolata buona parte del filo al nichel-cromo. Io dissi a Marcello cosa doveva fare.

DOMANDA - Digilio, ci spieghi questa cosa dei fili. Dei fili mi pare che il 17 non ne abbia parlato, quindi ce lo spieghi, per favore, questa mattina. Ce l'ha già detto in parte, partivano dalla pila e dov'erano attaccati?

RISPOSTA - Sì, però, per poter raccontare queste storie, questi discorsi, bisogna che anche voi ascoltiate un po', poi abbiate un minimo di cognizione di cosa sono i contatti elettrici, etc. In poche parole, in quella valigetta era stato montato un sistema di (stato) per far esplodere una quantità notevole di candelotti di lignite (ndPM BS gelignite). Io spiegai a Marcello che...

DOMANDA - Digilio, prima di passare ai discorsi, lei le cose le ha già dette mille volte, lo sappiamo bene, però è importante che lo dica in questa sede. Allora, questa cosa dei fili è necessario che la spieghiamo bene. I due fili erano collegati con i due poli della batteria ed erano collegati, uno, lo ha detto questa mattina, con la vite che era avvitata sulla cupoletta di plastica della sveglia e l'altro?

RISPOSTA - A una delle due zampette della sveglia che serviva a tenerlo in piedi. Uno di questi fili, che era un po' più lungo dell'altro, era stato arrotolato attorno un fiammifero antivento e introdotto in un detonatore, questo per far in maniera che, quando la sveglia faceva contatto, il fiammifero si sarebbe incendiato.

DOMANDA - Allora, quando la sveglia avrebbe fatto contatto per il passaggio delle lancette, immagino?

RISPOSTA - Certo.

DOMANDA - Questo lo avevamo detto l'udienza del 17, mi corregga l'Avvocato se sbaglio, che le lancette erano state curvate.

RISPOSTA - Ma l'abbiamo ripetuto!

DOMANDA - Quindi, il meccanismo di contatto era: le lancette girano, vanno a toccare la vite, si crea il contatto?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Con il contatto che cosa avviene? Che quel filamento arrotolato, cos'è, quella resistenza?

 

INTERVENTO DELL'AVVOCATO DIFENSORE: Qual è la domanda?

 

DOMANDE DEL G.I.P.

 

DOMANDA - Come poteva esplodere il congegno?

 

RISPOSTA - L'ho appena detto.

 

DOMANDA - Digilio, abbia pazienza, senza bisogno che glielo dica il Pubblico Ministero, può spiegarci, per quanto ne sa lei, come poteva esplodere quel congegno che ci ha descritto, cioè, come veniva innescato il meccanismo?

 

RISPOSTA - Va bene. Allora, il criminale che avesse voluto far esplodere quella bomba, io lo chiamo "criminale", scusate, non aveva che da caricare la sveglia, controllare che i fili al nichel cromo fossero attorcigliati ai due poli della batteria e, in particolare, che uno di questi fili fosse arrotolato attorno alla punta del fiammifero antivento, poiché, chiuso il contatto, quando la sveglia chiudeva il contatto, la batteria avrebbe passato della energia elettrica, la quale avrebbe fatto riscaldare il filo che era attorno alla testa del fiammifero, pertanto, surriscaldandolo, lo avrebbe fatto incendiare. Incendiandosi, il fuoco avrebbe fatto esplodere il detonatore e il detonatore avrebbe fatto esplodere i candelotti. Ecco, è questa la storia.

 

 

RIPRENDE L'ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO - DOTT. PIANTONI

 

 

DOMANDA - Digilio, quando lei è stato sentito il 15 Maggio del 1996 (15.05.96), ha indicato che il collegamento di uno dei fili con la sveglia, cioè, la massa, non era su una zampetta, ma sul cilindretto: "Uno dei fili toccava quel cilindretto che serve a girare le sfere. Quindi, "girare le sfere" cosa significa? Girare le lancette? Le lancette, sì signore". Lei disse, le chiedo se si ricorda meglio oggi, che il filo a massa non era sulla zampetta della sveglia, ma sul cilindretto che serve a girare le lancette. Ricorda questo particolare, se era collegato al cilindretto delle lancette o alla zampetta della sveglia.?

RISPOSTA - No, no, no. Uno era attaccato alla zampetta della sveglia, l'altro alla vite che stava sopra il vetro della sveglia. Tutta questa storia del vetro della sveglia ha la sua importanza e adesso glielo spiego.

DOMANDA - Dica!

RISPOSTA - Dunque, quando misi il Soffiati Marcello in condizione di poter trasportare la valigetta, gli dissi di stare attento, di non mettere la valigetta in treno in qualche posto dove potevano mettere un'altra valigia sopra, perché il peso avrebbe fatto schiacciare quella famosa vite del vetro della sveglia e, quindi, rischiava di farla venire in contatto. Le vibrazioni di chi lo trasportava o del mezzo che vibrava potevano ricaricare il bilanciere, quindi era pericoloso. A questo punto, il Marcello mi disse: "E' pericolosa questa valigetta? E' troppo piena?". Io gli dissi di sì e allora lui tolse 4 o 5 candelotti e li mise nel frigorifero. Cercò di mettere con delicatezza, di stivare con delicatezza tutti gli oggetti di cui abbiamo parlato che stavano nella valigetta. Dopo di che, se ne partì e non lo vidi più che di lì a qualche mese.

DOMANDA - Prima di passare alla fase successiva, Digilio, volevo capire questa cosa del fiammifero antivento e del detonatore. Lei oggi ha detto, in particolare sul detonatore, che questa parte arrotolata del filamento elettrico era all'interno di un detonatore?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E che era arrotolata intorno alla testa di un fiammifero antivento. Le domande sono due: una, se questo fiammifero antivento c'era all'interno di questa valigetta?

RISPOSTA - Sì, c'era.

DOMANDA - Due, questo detonatore da cos'era costituito? Andiamo con ordine: il fiammifero antivento c'era, se c'era, dov'era, lo ricorda?

RISPOSTA - Certo, era lì, sempre nella stessa scatola della sveglia. C'era come un piccolo pacchettino di cartone con del cotone, perché il detonatore non prendesse i colpi. Dentro il detonatore c'era un fiammifero antivento. Quando non avete niente da fare, fate un piacere, passate da un tabaccaio, comperate una scatola di fiammiferi antivento, così li vedrete e, leggendo tutto questo, capirete come può funzionare la cosa di cui parlavamo.

DOMANDA - E' stato chiarissimo, Digilio, ce lo ha fatto capire. Il problema è adesso capire il detonatore da che cosa era costituito, nella famosa valigetta.

RISPOSTA - Il detonatore non è una cosa artificiale. I detonatori vengono dalle fabbriche, le fabbriche per le mine, le fabbriche che vendono, non so, dinamite, lignite altri esplosivi, alle ditte che fanno le strade, che sbancano le strade, fanno saltare i sassi, etc. E' chiaro che, quando va a comperarli, l'imprenditore non solo compra l'esplosivo, ma deve comperare e deve avere tanto di autorizzazione e comperare anche i detonatori.

DOMANDA - Ma immagino che ve ne siano diversi tipi di detonatori o no?

RISPOSTA - Sì, sì, sì.

DOMANDA - Ce ne sono diversi tipi, allora, nel caso specifico, che detonatore era, ce lo sa descrivere?

RISPOSTA - Per me era, un detonatore al fulminato di mercurio. Oltre al fulminato di mercurio, adesso si fabbricano in Italia detonatori all'azotidrato di piombo.

DOMANDA - Può ripetere? Ha detto che adesso si fabbricano in Italia detonatori al fulminato di piombo?

RISPOSTA - Al fulminato di mercurio, primo, ed è il tipo più vecchio e si usa dal tempo del West.

DOMANDA - Non abbiamo capito invece il tipo più nuovo.

RISPOSTA - Il più nuovo è fatto di una sostanza compressa e incollata dentro un cilindretto di alluminio ed è una sostanza esplosiva all'azotidrato di piombo, scrivetelo "azotidrato di piombo", è un esplosivo pericolosissimo.

DOMANDA - Il detonatore in questione era al fulminato di mercurio. La parte arrotolata del filamento andava collocata dentro questo detonatore, è così, cioè, attorno alla testa del fiammifero antivento, dentro il detonatore?

RISPOSTA - Ecco, bravissimo!

DOMANDA - E' così?

RISPOSTA - Si prendeva il fiammifero, attorno alla testa del fiammifero si arrotolava il filo al nichel cromo; dopo di che il fiammifero veniva infilato in questo cilindretto, che è il detonatore. Il detonatore altro non è che un cilindro, generalmente di alluminio, dove tiene all'interno una quantità di esplosivo. Prima non si sono accontentati che io dicessi che esplosivo fosse, volevano una risposta alternativa e, allora, l'ho data. Il primo era il fulminato di mercurio ed era quello che interessa a voi. Poi, visto che mi avete chiesto: "Ne esistono altri?", sì, in commercio, ne esistono altri, perché le fabbriche continuano a fabbricarli in tutto il mondo. Sappiamo che il mondo è pieno di ordigni di guerra, nulla da meravigliarsi.

DOMANDA - Nella valigetta e, in particolare, dentro questa scatola di cartone, insieme alla sveglia, queste cose com'erano posizionate? Non mi interessa cos'era a destra, cos'era a sinistra, ma erano al loro posto perché l'ordigno potesse poi funzionare, o erano soltanto le varie cose presenti per essere poi assemblate a formare l'ordigno?

RISPOSTA - Sì, esatto. La sveglia, con il detonatore e la pila, era messa in mezzo alla valigetta, tant'è che, quando abbiamo aperto, si è visto che il coperchio della valigetta chiudeva con una certa difficoltà.

DOMANDA - Era piena questa valigia, è così?

RISPOSTA - Era piena, sì, di una quindicina o più di candelotti.

DOMANDA - Passiamo poi ai candelotti, rimaniamo un attimo sulla sveglia e sul resto. Ci stava dicendo che dentro la scatoletta, nel mezzo della valigia, c'era la sveglia?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - I fili erano attaccati sia alla pila che alla sveglia, giusto?

RISPOSTA - Sì. Praticamente, era messo in maniera che chi doveva utilizzarlo potesse vedere subito a quattr'occhi che le parti elementari c'erano tutte. Ad esempio, è come uno comprasse della merce di contrabbando. Se va di fretta, si fa dare, non so, l'oggetto, che potrebbe essere un orologio, una pistola, etc., prima cosa che fa guarda che abbia tutto ciò che è connesso, dopo di che paga. La stessa cosa era anche quella. Mi pare di essermi spiegato.

DOMANDA - La parte arrotolata del filamento elettrico era dentro il cilindretto, ossia era dentro il detonatore, o era fuori dal detonatore?

RISPOSTA - Era dentro, perché era arrotolata attorno alla testa del fiammifero.

DOMANDA - Il fiammifero era anch'esso al suo posto dentro il detonatore con attorcigliato intorno il filamento o no?

RISPOSTA - Sì, sì, sì, l'ho detto un sacco di volte, così era. Praticamente, quello che doveva controllare se lì c'era il materiale, apriva la valigetta e vedeva che c'erano dei candelotti, c'era la pila, c'erano i fili al nichel cromo che dovevano trasmettere l'elettricità e riscaldare la testa del fiammifero, c'era tutto. Praticamente, il Soffiati non ha fatto altro che portare, come fosse un Meccano, una scatola di costruzione a una terza persona di cui non sappiamo nulla, non sappiamo neanche chi fosse.

DOMANDA - Digilio, lei, il 5 Dicembre del 2000 (05.12.00), al Pubblico Ministero di Brescia, ha dichiarato: "Quanto alla presenza o meno del fiammifero antivento, dopo aver ben riflettuto, preciso quanto segue ad integrazione delle precedenti dichiarazioni: il fiammifero era effettivamente presente in quella valigetta, ma non era inserito nel detonatore. Lo stesso si trovava in una scatoletta, avvolto nel cartone". Quindi, per questo insistevo su questa domanda del fiammifero, perché in precedenti verbali era stato detto questo.

RISPOSTA - Eh, abbia pazienza, non si può ricordare tutto!

DOMANDA - Nel verbale del 15 Maggio del 1996 (15.05.96), si era detto che il fiammifero non c'era, lei non lo aveva visto. In particolare, quando dice qual è stato l'intervento che lei ha fatto, lei dichiara: "Io ho allentato la vite, pericolosissima, che andava su piano, che praticamente era la sua condanna a morte, perché il bilanciere continuava <<clac clac - clac clac>> a muoversi e, quindi, se calava pian piano, muoveva le lancette piccole, quelle dei secondi, e bastava che una di queste toccasse la vite. Domanda: Quindi, dopo il suo intervento l'ordigno non poteva più esplodere, in linea di massima? Risposta: Se non l'avessero armato, no. Bisognava che ci mettessero qualcosa che accendesse. Domanda: Ecco, ma così com'era, così com'era, se anche si fosse creato involontariamente questo contatto che avesse fatto massa col quadrante e la vite, mancando il fiammifero?". Lei dice: "Mancando il fiammifero, non sarebbe successo niente". Perché questo? Perché, in quel primo verbale, si dice che il fiammifero non c'era o, quanto meno, che lei non l'aveva visto. Successivamente, viene precisata e approfondita la cosa, nel verbale del 14 Marzo del 1997 (14.03.97) al Pubblico Ministero di Brescia, dove lei dice: "Pensandoci bene, anche l'ordigno che vidi nella valigetta del Soffiati era dotato di fiammifero antivento".

RISPOSTA - Va bene, chiariamo la cosa. Io, adesso, a distanza di tempo, ho cercato di ricordarmi, va bene? Possiamo dire che ho detto giusto quella volta, il fiammifero non era nel detonatore, il fiammifero c'era, ma era avvolto in un pezzo di carta o di altra cosa e messo in un angolo della valigetta.

DOMANDA - Ecco, quindi, non era dentro il detonatore il fiammifero?

RISPOSTA - No, non era dentro.

DOMANDA - Il filamento, però, era all'interno del detonatore? La resistenza, la parte arrotolata del filo era dentro il detonatore? E' giusto quello che ha detto prima?

RISPOSTA - Guardi, adesso, a questo punto, non glielo so più garantire.

DOMANDA - Non ne è sicuro?

RISPOSTA - Perché il fiammifero, con il filo al nichel cromo e tutto il resto era di competenza di chi metteva in movimento il meccanismo.

DOMANDA - Lei, oggi, cosa ricorda?

RISPOSTA - Ricordo che c'erano tutti gli elementi per fare una bomba, ma il fiammifero c'era, ma non era nel detonatore.

DOMANDA - Le chiedo una cosa, Digilio: lei, oggi, quindi, ricorda così, che il fiammifero c'era, ma non era dentro il detonatore?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E' in grado di rispondere all'altra domanda, cioè, se il filamento arrotolato era all'interno del detonatore? Mi pare abbia detto: "Non ne sono sicuro", è così?

RISPOSTA - Sì, esatto, non ne sono sicuro.

DOMANDA - Lei, però, ha effettuato un intervento su questo ordigno, che adesso ci spiegherà nei dettagli. Anticipiamo però questo discorso: lei perché ha effettuato questo intervento? C'era o non c'era una situazione di pericolo, a suo giudizio, in quel momento?

RISPOSTA - Sì, c'era la vite sopra il vetro della sveglia che era stata avvitata in maniera troppo forte, andava quasi a toccare il piano della sveglia.

DOMANDA - Quindi, qual era il rischio che ne discendeva da questa situazione?

RISPOSTA - Che, oscillando oscillando, la valigetta avrebbe fatto ricaricare e muovere il bilanciere e, dopo un certo periodo X, non saprei dirle quanto, certo, poco, non molto, poteva effettuare il contatto e esplodere tutto.

DOMANDA - Quindi, questo in funzione del movimento delle lancette?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - C'era anche un pericolo diverso, di contatto diretto tra la vite e il quadrante?

RISPOSTA - La vite andava a finire praticamente sul quadrante, quindi, se si comprimeva la sveglia all'interno della valigetta, si poteva fare esplodere tutto.

DOMANDA - Quindi, a prescindere dal movimento delle viti, a prescindere dal fatto che il bilanciere potesse in qualche modo ricaricarsi con il movimento, c'era questo pericolo autonomo, è così?

RISPOSTA - Sì, esatto.

DOMANDA - Quindi, la mera compressione del quadrante avrebbe fatto sì che la vite andasse a massa, toccasse il quadrante?

 

omissis

 

 

RIPRENDE L'ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO - DOTT. PIANTONI

 

 

DOMANDA - Digilio, mi scusi, spieghi allora in che cosa consisteva questo pericolo autonomo. Lei ha detto che la compressione del quadrante di plastica avrebbe potuto determinare che cosa? Un contatto tra la vite e il quadrante metallico della sveglia?

RISPOSTA - Il quadrante.

DOMANDA - Ci spieghi che cosa significa questo. Perché questo era un pericolo?

RISPOSTA - Ma, ascoltate me, prendetevi un elettricista che vi dirà tutto.

DOMANDA - Digilio, ci dica che cosa succede a livello elettrico nel momento in cui la vite va a toccare il quadrante metallico.

RISPOSTA - Si chiude il circuito.

 

INTERVENTO DELL'AVVOCATO DIFENSORE: Che cosa sarebbe successo in quel caso.

 

INTERVENTO DEL PUBBLICO MINISTERO - DOTT. PIANTONI: Questa è un'altra domanda, però nel momento in cui deciderò di farla, Avvocato!

 

INTERVENTO DELL'AVVOCATO DIFENSORE: Digilio è un testimone, non è un perito!

 

 

RIPRENDE L'ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO - DOTT. PIANTONI

 

 

DOMANDA - Risponda, Digilio! Il contatto della vite con il quadrante che cosa comporta, cosa avrebbe comportato?

RISPOSTA - Avrebbe comportato il contatto che poteva fare surriscaldare il filo al nichelcromo, bruciare il fiammifero, far esplodere il detonatore ed esplodere l'intera massa di materiale esplodente che stava nella valigetta.

 

omissis

 

RIPRENDE L'ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO - DOTT. PIANTONI

 

 

DOMANDA - Se il fiammifero non era all'interno del filamento arrotolato, il pericolo in che cosa consisteva a questo punto? Tutta la catena del circuito che si chiude è quella di far sì che questo filamento diventi incandescente?

 

INTERVENTO DELL'AVVOCATO DIFENSORE - MANGIAROTTI: C'è opposizione, perché suggerisce la risposta e indica un meccanismo tecnico.

 

 

INTERVENTO DEL G.I.P.: Il Pubblico Ministero vuol sapere come avrebbe potuto concretizzarsi questo pericolo, posto che il filamento non era inserito nel fiammifero antivento e nel detonatore, è così?

 

 

INTERVENTO DEL PUBBLICO MINISTERO - DOTT. PIANTONI: Che il fiammifero non era inserito dentro la resistenza.

 

 

INTERVENTO DELL'AVVOCATO DIFENSORE: No, veramente, ha detto dentro il detonatore. Se continuiamo a non essere d'accordo sulla verbalizzazione, ne chiediamo lettura.

 

INTERVENTO DEL G.I.P.: Prima di decidere su queste domande e opposizioni, dovrei almeno riuscire a capire qual è il punto.

 

 

INTERVENTO DEL PUBBLICO MINISTERO - DOTT. PIANTONI: Non ricorda se il filamento arrotolato fosse dentro o fuori dal detonatore. C'è il detonatore, sicuramente il fiammifero non era dentro il filamento, ma era a parte.

 

DOMANDE DEL G.I.P.

DOMANDA - Questa è l'ultima versione che ha detto?

RISPOSTA - Dottoressa, io sono stressato da tutte queste cose.

DOMANDA - Abbia pazienza dieci minuti e vediamo di venircene a capo. Lei non stia ad ascoltare tutti questi pourpaler. Quando decidiamo che domanda farle, gliela facciamo.

RISPOSTA - Io non ne posso più, chiedo di tornarmene in ospedale.

 

 

 

RIPRENDE L'ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO - DOTT. PIANTONI

 

DOMANDA - Un attimo solo, Digilio, cerchiamo di chiudere questo argomento. Faccia un piccolo sforzo, la prego. Se il fiammifero non è dentro il filamento, vorrei capire se c'è comunque un pericolo che possa derivare da questo contatto. Se il fiammifero non era al suo posto, c'era comunque un margine di pericolo da questo contatto elettrico?

RISPOSTA - Ecco, facciamo un esempio magari, chiamando un amico pompiere lì vicino. Se lei avesse sulla sua cattedra una valigetta con dentro una ventina di detonatori di lignite, con un detonatore per i fatti suoi e un fiammifero anche per i fatti suoi all'interno della valigetta, cosa sarebbe successo? Sarebbe successo che, chiuso il circuito, il fiammifero si incendiava e cosa avrebbe potuto fare un incendio all'interno di una valigetta piena di esplosivi? Un botto tremendo, guardi, anche se il fiammifero non era nel detonatore.

DOMANDA - Ci faccia capire bene, Digilio, nel senso che questo fiammifero poteva essere un momento lì e un momento altrove? Non capisco perché avrebbe potuto accendersi il fiammifero.

RISPOSTA - Dava fuoco a tutte le carte che c'erano lì. Carte, cartine e cose varie avrebbero preso fuoco.

 

 

DOMANDE DEL G.I.P.

DOMANDA - Lei dice: "Se si fosse verificato questo surriscaldamento, avrebbe potuto propagare il fuoco al cartone che c'era attorno alla sveglia oppure attorno al fiammifero antivento, bruciarlo"?

RISPOSTA - Bruciava tutto e con il calore, aumentando la temperatura, esplodeva anche il detonatore e, una volta esploso il detonatore, esplodeva tutta la massa.

 

 

RIPRENDE L'ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO - DOTT. PIANTONI

 

DOMANDA - Quindi, anche la sola resistenza, una volta creato il contatto elettrico, avrebbe potuto determinare l'esplosione del detonatore?

 

 

INTERVENTO DELL'AVVOCATO DIFENSORE: Avrebbe potuto determinare l'incendio, che avrebbe potuto far esplodere il detonatore.

 

 

RIPRENDE L'ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO - DOTT. PIANTONI

 

DOMANDA - Questa è una prima cosa che ha detto? La resistenza avrebbe potuto dare fuoco al cartone e, quindi, in conseguenza avrebbe potuto accendere il fiammifero, fare esplodere il detonatore e far esplodere tutti i candelotti. Il solo calore della resistenza? Il pericolo era questo, cioè, quello del fatto che avrebbe potuto incendiarsi il cartone o anche un altro, ulteriore? Cioè, la chiusura del contatto elettrico?

RISPOSTA - Si incendiava il cotone che era attorno al fiammifero, si incendiava un foglio di carta che era avvolto attorno al cotone e al detonatore, creava una quantità di fuoco sufficiente per far esplodere il detonatore che era lì a pochi centimetri.

DOMANDA - Comunque, il detonatore viene attivato dalla fiamma?

RISPOSTA - In poche parole, non si scherza con gli esplosivi e non esistono certezze.

DOMANDA - Il detonatore si attiva con la fiamma o anche col calore?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Il calore, da solo, non lo attiva?

RISPOSTA - Il detonatore si attiva perché la fiamma del fiammifero fa una quantità di calore tale per cui l'azotidrato di piombo o il fulminato di mercurio, al contatto del calore, esplodeva immediatamente. Basta, credo di essere stato chiaro.

DOMANDA - Riusciamo, Digilio, a spiegare qual è stato il suo intervento, a questo punto, su questo ordigno? Che tipo di operazione ha svolto, una volta che ha verificato tutto questo?

RISPOSTA - Io ho svitato un po' la vite della sveglia, in alto, dove c'è il vetro; ho svitato la vite per evitare che delle compressioni potessero, appunto, creare il pericolo di un contatto. Il contatto avrebbe effettuato l'incendio.

DOMANDA - Si è limitato a svitare la vite o ha fatto anche altre operazioni?

RISPOSTA - No, no, mi sono limitato a svitare la vite, il resto era tutto lavoro di chi doveva mettere in opera il meccanismo, non mi riguardava.

DOMANDA - Già questa mattina, ma anche in particolare il 17 Gennaio (17.01.01) aveva spiegato che qualche candelotto è stato tolto, vuole spiegarci le ragioni di questo intervento?

RISPOSTA - Proprio per questo: se era troppo piena la valigetta, c'era il rischio dello schiacciamento della vite e, quindi, dell'incendio del fiammifero. Per evitare questo pericolo, il Soffiati ha tolto 5, 6, mi pare, candelotti e li ha nascosti in casa. Io gli ho consigliato di buttarli via, visto che a Verona hanno l'Adige ed era molto comodo, ma lui non mi ha ascoltato. Comunque, li conservò in questo frigorifero di casa sua. In seguito, comunque, a me vennero buoni per togliermi dai piedi quel (incomprensibile) che voleva dell'esplosivo.

DOMANDA - Poi vedremo qual è stata la destinazione di questi ulteriori candelotti, Digilio. Per concludere su questo ordigno, lei si è limitato a svitare la vite o ha anche effettuato degli interventi sul circuito elettrico?

 

 

INTERVENTO DELL'AVVOCATO DIFENSORE: Ha già risposto a questa domanda.

 

 

RIPRENDE L'ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO - DOTT. PIANTONI

 

DOMANDA - Le ricordo che il 5 Dicembre del 2000 (05.12.00), al Pubblico Ministero di Brescia, lei ha dichiarato di avere svitato la vite destinata a creare il contatto con le lancette, dopo avere slacciato i collegamenti con la pila. A pagina 2 del verbale del 5 Dicembre, lei dice che questa operazione di svitamento della vite sul quadrante di plastica la effettuò dopo avere slacciato i collegamenti con la pila. Ricorda questo particolare, se l'era dimenticato?

RISPOSTA - Non lo ricordo, però lo giustifico con il fatto che era giusto e prudenziale staccare direttamente i contatti dalla fonte di calore, che era la pila, e io credo che feci proprio quello. In effetti, eravamo in due in quell'appartamento, se esplodeva la valigia, morivamo tutti e due.

omissis

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