PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI BRESCIA
MEMORIA DEL PUBBLICO MINISTERO MASSIMO MERONI
(STRAGE DI PIAZZA DELLA LOGGIA)
Proc. Pen. n.03/08 Corte Assise di Brescia
CAPITOLO I
I RAPPORTI TRA GLI STATI UNITI E L’ITALIA CON PARTICOLARE RIFERIMENTO AGLI ANNI 70
1.1 - I RAPPORTI TRA GLI STATI UNITI E L’ITALIA CON PARTICOLARE RIFERIMENTO AGLI ANNI 70
Nell’ambito delle vicende oggetto del presente procedimento si vedrà che molto spesso gli uomini della destra eversiva viaggiano accanto a quelli delle istituzioni e , in particolare, dei servizi segreti. Vediamo che anche i soggetti coinvolti nella presente indagine non fanno eccezione a questa regola: SOFFIATI, così come DIGILIO, avrebbe avuto rapporti con apparati di intelligence americani; inoltre collabora sia con i Carabinieri che con la Questura di Verona; vi è un M.llo dei Carabinieri che si aggira costantemente a Colognola ai Colli; FACHINI ha rapporti con il SID; TRAMONTE è una fonte del SID; ZORZI, secondo questa accusa, ha rapporti con gli Affari Riservati; DELFINO ne fa addirittura parte, dal 1978. MAGGI, secondo VINCIGUERRA, non poteva non avere rapporti istituzionali, avendogli promesso che la scorta di RUMOR non sarebbe intervenuta in caso di attentato.
All’esterno di questo processo i casi si moltiplicano all’infinito. Ci si chiede come ciò possa essere avvenuto, ma la risposta è abbastanza semplice. Vi è, infatti, una sorta di coincidenza tra le finalità che i servizi segreti e la destra eversiva si propongono, e cioè quello di bloccare l’avanzata delle sinistre, problema molto sentito all’epoca. Questo fine, che appare naturale per la destra eversiva, lo è altrettanto anche per i Servizi, nonostante siano un apparato delle istituzioni: come si vedrà tra poco, esistono documenti dai quali si desume una costante attenzione degli USA nei confronti delle evoluzioni politiche italiane, e la possibile avanzata delle sinistre viene vista con grande preoccupazione dai massimi vertici, non solo militari e dei servizi, ma delle stesse istituzioni. Ciò si traduce, con un’inevitabile influenza, sul comportamento dei nostri servizi.
Tutto ciò ha rilievo nell’ambito di questo procedimento in quanto sia DIGILIO che TRAMONTE (quest’ultimo ha poi ritrattato le suddette dichiarazioni) riferiscono di un’attività di Ordine Nuovo finanziata, e in qualche modo controllata e supportata, dai servizi militari americani.
Agli atti esistono numerose consulenze e perizie che rendono l’idea dell’esistenza di una notevole sudditanza di servizi e addirittura di altre istituzioni italiane nei confronti di servizi ed istituzioni degli USA, con riferimento al suddetto problema della possibile avanzata delle sinistre. I fatti, come il referendum sul divorzio, che avrebbero potuto spostare l’ago della bilancia verso il comunismo, venivano visti con preoccupazione. Venivano seguiti con interesse anche i militari italiani che, pur contrari al comunismo, rimanevano inerti, e quindi si auspicava un loro intervento.
Sono stati sottoscritti protocolli che sanciscono una collaborazione tra i capi di stato maggiore dei due eserciti, ai fini di una comune collaborazione per debellare il comunismo. Si parla di partiti democratici intendendo tra questi escluso il partito comunista. Analoghi accordi nel dopoguerra sono intervenuti anche tra i vertici dei servizi statunitensi, e non solo italiani.
1.2 - CONSULENZA CIPRIANI-GIANNULI 12.6.2001 SULLA POLITICA USA NEI CONFRONTI DELL’ITALIA
I consulenti hanno ricevuto l’incarico di esaminare documentazione inerente alla politica USA nei confronti dell’Italia e dell’Italia nei confronti degli USA , e ai commenti delle Autorità degli USA, con riferimento a vicende di tipo eversivo che hanno riguardato o potevano riguardare l’Italia.
Si tratta di documenti acquisiti dalla commissione stragi dagli archivi Washington e fondazioni presidenziali. Tra i documenti vengono evidenziati i seguenti:
MEMORANDUM inviato dal Consiglio Nazionale di sicurezza ad Henry KISSINGER e da questi girato al presidente il 6.5.74.
Il Memorandum dimostra come il Presidente degli Stati Uniti e il Segretario di Stato fossero preoccupati del risultato del referendum sul divorzio del 12 maggio 74.
Nell’atto si evidenzia che lo stesso avrà un forte impatto sugli sviluppi politici in Italia. Si parla del solco tra la DC, favorevole alla cancellazione, socialisti, socialdemoratici e repubblicani che sostengono il mantenimento. Si parla delle pressioni di BERLINGUER per il compromesso storico.
Si evidenzia che “Elementi delle Forze armate italiane sono probabilmene preoccupati della maggiore influenza potenziale dei comunisti, ma non stanno portando avanti alcun piano concreto di azione. Questa situazione tuttavia può cambiare se si ritiene che i comunisti siano sul punto di aere un ruolo maggiore di governo nell’immediato futuro”.
Nei mesi successivi al maggio 74 in un memorandum di conversazione tra NIXON e l’ambascitore in Italia VOLPE, questi afferma che “un colpo di stato è possibile. Ma secondo me non accade”.
Si evidenzia come questa attenzione degli USA ai massimi livelli in un periodo esattamente coincidente con i fatti che ci interessano, può aver rappresentato un terreno fertile per interventi dei servizi italiani (deviati, o non deviati che siano), tesi a favorire iniziative delle forze eversive di destra tese a provocare, con azioni eclatanti, spostamenti dell’asse politico verso destra.
Anche l’interesse per il comportamento dei militari non può che essere valutato nella medesima direzione, trattandosi delle Forze che più facilmente sono in grado di realizzare un colpo di stato.
Pag.7 consulenza
I consulenti riferiscono di un telegramma classificato segreto del 28.6.64 che informava della possibilità nei giorni successivi di un colpo di stato. Di ciò l’ambasciata americana si era precipitata ad informare Washington.
Il 1 agosto 69 vi è una memoria dell’Analys branch inviata da Roma agli USA in cui si affronta la questione GOLPE. Viene chiesto agli analisti di verificare se in Italia c‘era la possibiità che i militari prendessero il potere come in Grecia.
Nella nota (pag.8) si osserva che la maggioranza di ufficiali italiani sono conservatori se non di destra e che preferirebbero un coalizione più conservatrice del centro sinistra.
Si osserva che riduce la possibilità di colpo di stato militare la mancanza nel paese di una singola metropoli. In sostanza gli analisti USA osservano che, pur non ritenendo verosimile l’ipotesi di un golpe militare classico, non escludevano che le forze armate avrebbero appoggiato una eventuale stretta autoritaria, come quella ipotizzata nel 64.
Pag.9
MEMORANDUM 13.11.70
Il Gen.Enzo MARCHESI , capo di stato maggiore dell’esercito, espresse alcune considerazioni durante l’incontro che avvenne il 25.10.1970 col generale WESTMORELAND, capo di stato maggiore dell’esercito degli USA:
(Il documento è sottoscritto anche dal generale WESTMORELAND, indicato da DIGILIO nei suoi interrogatori, in particolare quello del 15.5.1996, quale colui che emise un provvedimento che stimolava negli ordinovisti iniziative anticomuniste) Nel documento si legge:
“Normalmente , i militari italiani non sono immischiati nelle politiche nazionali, ma quando sono minacciati dalla possibile partecipazione Comunista nel governo, è necessario per i leaders militari essere in stretto contatto con i politici democratici allo scopo di sostenere la loro posizione e dare loro forza per opporsi al Comunismo.
Le Forze Armate sono all’unanimità anti-comuniste e sperano che una soluzione democratica potrà essere trovata per mantenere una Italia libera e democratica. Il Generale MARCHESI ha detto che desidera fortemente un aiuto americano nella lotta contro il Comunismo in Italia. Il Partito Comunista in Italia è molto forte. Sono ben organizzati e disciplinati. Il loro obiettivo è di ottenere il potere per entrare nel governo in qualsiasi modo. Si rendono conto che non possono fare questo direttamente in questo momento, ma loro hanno una grande influenza sul partito Socialista Italiano (Psi).
Il Partito Democristiano è il partito favorito dalla gente, ma ha tanti problemi interni ed è diviso in vari gruppi. Il Generale spera che gli Stati Uniti possano possano assistere in qualsiasi modo possibile quei politici democratici che desiderano un’Italia democratica e libera. Con l’aiuto degli Stati Uniti e dei leaders dell’esercito italiano, il Generale ha detto che lui spera di tenere duro contro il Comunismo.
Pag.11
Vi è un telegramma dell’ambasciatore USA dell’aprile 71, che anticipa il medesimo problema. Nel documento viene espressa un’estrema preoccupazione nelle forze armate per un eventuale avvicinamento del PCI all’area di governo e le preoccupazioni registrate nel maggio 74 erano identiche a quelle evidenziate dall’ambasciata USA nell’aprile 71 in un teleramma classifcato segreto dal titolo “Irrequietezza dei militari riguardo a sviluppi politici”, in cui l’ambasciatore parla di questa irrequietezza per un’accelerazione inaccettabile della tendenza verso la sinistra del governo. Si commenta che qualcuno sostiene che le FFAA devono muoversi prima di giugno per prevenirle.
Pag.12
Nota del 31 maggio 74 dell’Ambasciata di Roma al Segretario di stato su un possibile governo di sicurezza nazionale.
L’ambasciata degli USA vedeva con preoccupazione la deriva eversiva e terroristica, fonte di una “possibile legittimazione dell’ingresso del PCI nel governo”. Nello stesso periodo Edgardo SOGNO aveva cominciato ad ipotizzare la volta autoritaria dell’agosto 74.
1.3 - RELAZIONE PER LA COMMISSIONE STRAGI SUI DOCUMENTI CONCERNENTI L’ITALIA RINVENUTI NEGLI ARCHIVI DEGLI USA
I documenti provengono dal National Archives di College Park nel Maryland. Biblioteche presidenziali Ford e Johnson
Pag.4 relazione:
Negli anni della guerra fredda, delle operazioni di guerra psicologica, ci fu il piano DEMAGNETIZE siglato nel 1952 in base ad un accordo firmato dai responsabili dei servizi USA, Francia e Italia.
Tra i documenti visionati c’è un memorandum del Comando Generale dello Stato Maggiore degli USA. E’ scritto nel documento che il piano è costituito da operazioni politiche, paramilitari e psicologiche, e vi è l’obiettivo di ridurre le forze dei partiti comunisti, la limitazione del potere dei comunisti in Italia e Francia. Si dice che la limitazione del potere dei comunisti deve essere raggiunto con qualsiasi mezzo e del piano DEMAGNETIZE i governi italiano e francese non devono essere a conoscenza, essendo evidente che esso può interferire con la loro rispettiva sovranità nazionale.
Il piano divenne operativo tra giugno e luglio del 1952 sotto la denominazione “CLYDESDALE”.
Il piano (pag.5) aveva tra le linee guida quella di rompere il controllo comunista sulle organizzazioni sindacali; erano previste azioni repressive contro il PCI e i suoi iscritti; il governo italiano nella persona di DE GASPERI avrebbe dovuto apportare revisioni alla legge elettorale per diminuire la rappresentanza del PCI a tutti i liveli governativi, adottare misure legislative e amministrative più vigorose per prosciugare le fonti di finanziamento del PCI in Italia..
Gli USA avrebbero avuto grande autonomia nel localizzare le basi estromettendo da ogni commessa società vicine al PCI.
Pag.6:
C’è una nota del 14 4 1958 dalla quale si deduce che il tema dell’esclusione dei lavoratori di sinistra fu oggetto di trattativa tra Italia ed USA.
Nel giugno 1962 venne sottoscritto un accordo dal SIFAR e dalla CIA , dopo le elezioni che avevano registrato un’avanzata del PCI, anche per ridurre i rischi che si sarebbero corsi se il PSI fosse entrato a far parte del governo.
Una delle atitivtà dell’ambasciata degli USA era la raccolta di informazioni da inviare negli USA alla “WASHINGTN INTELLIGENCE COMMUNITY”, e cioè ai servizi segreti, dati dei potenziali leader italiani.
Pag. 38
IL GOLPE BORGHESE
I documenti rinvenuti dimostrano che le autorità statunitensi furono informate preventivamente dei piani golpistici progettati dai seguaci dell’ex comandante della X MAS e seguirono in tempo reale lo svolgersi degli avvenimenti, almeno tra l’agosto 70, quando la progettazione del colpo di stato cominciò ad entrare in una fase avanzata, fino al dicembre 70.
1.4 - PERIZIA DEL PROF. GIUSEPPE DE LUTIIS
Alla luce delle conclusioni del Perito vi furono nel dopoguerra direttive degli USA nei confronti del governo italiano perché si comportasse in un certo modo nei confronti dei comunisti.
Nell’ambito dell’incarico conferitogli il 22.9.1993 dal G.I. del Tribunale di Bologna Dr. GRASSI, il Perito ha affrontato nella parte 4^, denominata “Gli altri possibili apparati di guerra psicologica non ortodossa” , al punto 4.1 (pag.130) , “le direttive riservate che il governo degli Stati Uniti aveva emanato negli anni immediatamente successivi alla conclusione del secondo conflitto mondiale sullo specifico punto della difesa dell’Italia da possibili invasioni da Est e/o da insurrezioni e prese del potere da parte dei comunisti e dei loro alleati”.
Si rimanda all’esposizione del Perito per una disamina completa.
Omesso l’esame dei documenti riferibili ai primi anni del dopoguerra, si ricorderà che tra i documenti più significativi rientra quello elaborato nel 1951 dalla Commissione governativa C del Psycological Strategy Board, composta da rappresentanti del dipartimento di Stato, del dipartimento della difesa, della CIA e di altri Enti : si tratta di un vero e proprio piano di discriminazione che il governo italiano avrebbe dovuto adottare contro i suoi cittadini di orientamento comunista.
Ad esempio, tra molte obliterazioni , che fanno pensare al peggio:
nella parte I, al punto 1 c del piano B si legge tra l’altro: “progredire gradualmente verso la rimozione dei comunisti dalle cariche amministrative nelle scuole e nelle università e guardare alla riorganizzazione degli enti assistenziali con lo scopo di aumentare l’efficienza e di ridurre- ed eventualmente eliminare- la rappresentanza comunista”
Al punto 2 a) si parla di “aumentare la discriminazione nei confronti di quelle ditte che impiegano manodopera comunista per quanto riguarda l’affidamento di contratti governativi”.
Al punto 3) e si parla di “agire legislativamente ed amministrativamente per prosciugare le fonti di reddito in Italia per Partito Comunista....”
Al punto 3 f) si suggerisce di “Adottare una legge elettorale nazionale simile a quella adottata per le recenti elezioni locali , per tagliare la rappresentanza comunista in Parlamento”.
Nella parte II, dal titolo “Azioni da parte del governo statunitense” si afferma:
“1) Gli Stati Uniti aiuteranno a screditare il Partito Comunista, le organizzazioni comuniste e le figure di spicco comuniste mediante:
a) la distruzione della rispettabilità del Partito Comunista;
b) la compromissione dei comunisti che ricoprono cariche pubbliche;
c) lo screditare gli sforzi comunisti durante la seconda guerra mondiale;
d) il gonfiare scandali riguardanti i leaderas del PCI”
1.5 - IL SUPPLEMENTO B2 AL FIELD MANUAL 30-31 IL RICORSO ALL’USO DELLA VIOLENZA
Come osserva il Perito, tuttavia, “il documento che più di ogni altro evidenzia aspetti illegali dell’intervento che governo e esercito statunitense hanno pianificato in caso di vittoria delle sinistre in Italia è il cosiddetto “SUPPLEMENTO B2 AL FIELD MANUAL 30-31 a firma del Generale WESTMORELAND , datata 18 marzo 1970”.
Il documento , che probabilmente è quello al quale fa espresso riferimento il collaboratore Carlo DIGILIO, definendolo come “ordinanza” è estremamente significativo, anche perchè risale ad un periodo ben lontano dal dopoguerra, e presenta la particolarità di essere stato rinvenuto e sequestrato nella valigia della signora Maria Grazia GELLI all’aeroporto di Fiunicino il 4 luglio 1981 (pag.137 perizia; pag.287-298 ,vol.VII, tomo I , degli atti della Commissione Parlamentare d’inchiesta sulla loggia massonica P2).
I Field Manual sono documenti riservati agli ufficiali dell’esercito USA, mentre i numeri indicano l’area d’interesse del documento: la serie 30 è dedicata ai servizi segreti militari, la 31 tratta di “operazioni speciali”.
Come espone il Perito DE LUTIIS, nell’introduzione al documento si premette che, mentre il FIELD MANUAL 30-31 e FIELD MANUAL 30-31 A erano redatti per un’ampia distribuzione e “si limitavano a questioni direttamente concernenti la controinsorgenza e le operazioni congiunte degli USA e dei paesi ospiti per assicurare stabilità”, il supplemento B “invece ,considera gli enti stessi dei paesi ospiti come bersagli dei servizi dell’Esercito USA.....”
E’ significativo che più avanti si legga: “le operazioni in questo particolare campo sono da considerare strettamente clandestine, dato che l’ammissione del coinvolgimento da parte dell’Esercito USA negli affari interni dei paesi ospiti è ristretta all’area di cooperazione contro l’insorgenza o le minacce di insorgenza. Il fatto che il coinvolgimento dell’Esercito USA sia di natura più profonda non può essere ammesso in nessuna circostanza”
Il fatto , ovviamente, è di per se stesso sintomatico di quanto sarebbe compromettente l’attribuzione ufficiale di detta attività clandestina .
Nel capitolo secondo del documento si evidenzia che “l’esercito USA, coerentemente con gli altri enti USA, non è irrevocabilmente impegnato a sostenere alcun governo particolare all’interno di un paese ospite”e, pertanto, “mentre le operazioni di controinsorgenza congiunte sono solitamente e preferibilmente condotte in nome della libertà e della democrazia, il governo USA si permette un’ampia gamma di flessibilità nel determinare la natura di un regime che merita il suo pieno appoggio”.
Quindi si afferma: “La preoccupazione da parte degli USA nei riguardi dell’opinione mondiale è soddisfatta nel migliore dei modi se i regimi che godono dell’appoggio USA osservano processi democratici, o almeno mantengono una facciata democratica.
Perciò la struttura democratica deve essere sempre la benvenuta, sempre inteso che, una volta posta di fronte alla prova decisiva , essa soddisfi i requisiti della posizione anticomunista. Se essa non soddisfa tali requisiti, bisognerà porre la nostra seria attenzione sulle possibilità di modificare la struttura in questione”
A questo punto il documento si sposta sull’ intervento che i servizi segreti USA possono programmare nel paese alleato, ed afferma:
“E’ auspicabile che i Servizi dell’esercito USA ottengano la collaborazione attiva delle autorità preposte del paese ospite, qualora perseguano misure punitive contro i cittadini del paese ospite. Ma ci sono zone in cui l’azione congiunta è frustrata da scopi ed interessi divergenti o conflittuali, e dove i Servizi dell’esercito USA debbono difendere la posizione degli USA contro forze avverse operanti nel paese ospite”.
Nel capitolo quarto del documento si evidenzia che “una base più affidabile per le soluzioni dei problemi relativi ai servizi militari USA è data dalla disponibilità negli enti del paese ospite di individui che intrattengano con i servizi militari USA rapporti in qualità di agenti.”… “il reclutamento di membri di spicco delle agenzie del paese ospite come agenti a lungo termine è un requisito importante. Per gli scopi particolari dei servizi militari USA, il settore più importante per il reclutamento è quello del corpo ufficiali dell’esercito del paese ospite…”
Significativo che nel documento si espliciti che la tipologia di intervento del servizio segreto statunitense prospettata nel documento è “strettamente clandestina”e tale da non poter”essere ammessa in alcuna circostanza”.
Osserva il perito che, questa programmata ingerenza negli affari interni di altri Stati finisce per trovare la sua giustificazione solo nei rapporti di forza instauratisi alla fine del secondo conflitto tra gli Stati Uniti e molti paesi del mondo.
Il documento un po’ alla volta comincia a decollare con riferimento all’intensità e alla qualità della possibile ingerenza negli affari del paese estero:
“Può capitare che i governi del paese ospite dimostrino una certa passività o indecisione nei confronti dell’eversione comunista o comunque di ispirazione comunista, e che reagiscano con inadeguato vigore alle proiezioni dei servizi trasmesse dalle agenzie USA. Tali situazioni si verificano particolarmente quando l’insorgenza cerca di acquisire un vantaggio tattico astenendosi temporaneamente dalle azioni violente….In questi casi i servizi dell’esercito USA debbono avere i mezzi per lanciare particolari operazioni atte a convincere i governi dei paesi ospiti e l’opinione pubblica della realtà del pericolo dell’insorgenza e della necessità di azioni per contrastarla.
A questo fine , i servizi dell’esercito USA dovrebbero cercare di penetrare l’insorgenza mediante agenti in missioni particolari e speciali con il compito di formare gruppi di azione tra gli elementi più radicali dell’insorgenza.
Quando il tipo di situazione prospettata poc’anzi si verifica, tali gruppi , i quali agiscono sotto il controllo dei servizi dell’esercito USA, dovrebbero essere usati per lanciare azioni violente e non violente , a seconda della natura delle circostanze.
Tali azioni includono quelle descritte in FM 30-31 , azioni che caratterizzano le fasi I e II dell’insorgenza.”
Come si è visto, quindi, l’uso della violenza rientra ufficialmente e documentalmente tra le possibilità di intervento.
1.6 - GLI “AFFARI RISERVATI” DEL MINISTERO DELL’INTERNO.
I RAPPORTI DEGLI “AFFARI RISERVATI” CON LE STRUTTURE DI INTELLIGENCE AMERICANE -LA POSIZIONE DI D’AMATO ANCHE QUALE FUNZIONARIO NATO (CONSULENZA CARUCCI, MISSORI, PADULO)
Anche questo argomento non appare irrilevante, in quanto continua a far riferimento agli stretti rapporti esistenti tra i servizi degli USA e i servizi italiani e s’inquadra, quindi, nell’ambito dei riscontri a quanto riferiscono DIGILIO e TRAMONTE.
Qui si aggiunge un ulteriore elemento di interesse: come si vedrà più avanti questo Ufficio ritiene che ci sia stato una sorta di arruolamento di Delfo ZORZI da parte degli Affari Riservati.
Quando indagati e testi nel corso delle loro escussioni usano l’espressione “Affari Riservati” , spesso indicati come collusi con rappresentanti dell’estrema destra, intendono riferirsi alla Divisione Affari Riservati (D.A.R.) , e cioè ad una divisione della Direzione generale della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno che ha assunto, nel corso del tempo, diverse denominazioni. Tanto per riferirci agli anni che più ci interessano, a partire dal 24 novembre 1970 (pag.74 consulenza CARUCCI) la D.A.R., all’epoca diretta da D’AMATO, si è trasformata in “Divisione Sicurezza interna e Informazioni Generali” e a partirte dal 20.11.1971, fino a fine maggio 1974 (quando viene istituito l’Ispettorato Generale per l’azione contro il terrorismo, diretto da Emilio SANTILLO), è stata denominata SIGSI (Servizio Informazioni generali e Sicurezza Interna), sempre con Direttore D’AMATO (pag. 76 consulenza CARUCCI).
Per una disamina completa della materia si rinvia al contenuto della consulenza depositata da Paola CARUCCI , Mario MISSORI e Gerardo PADULO nell’ambito del procedimento n. 15111/96 I della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma e avente per oggetto , in particolare, l’esame di materiale documentale del Ministero dell’Interno.
Uno schema della evoluzione della D.A.R. dal 1948 al 1977 è allegato al prot. 378/384-6 in data 9.2.1998 dei C.C. del R.O.S.
Si dirà subito che dagli atti emerge uno strettissimo rapporto tra la D.A.R. e i Servizi segreti americani e lo svolgimento da parte della medesima di attività in funzione anticomuinista.
Sotto questo secondo profilo basti pensare che già da un appunto dei servizi Militari, Nr.Z/163 in data 23.1.1950, allegato al protocollo sopra indicato, appunto denominato “Organizzazione della Divisione A.R. (Affari Riservati) del Ministero dell’Interno”, si desume che le c.d. “squadre vigilanza stranieri” (che verranno abolite il 31.12.1958, ma per essere in realtà sostituite da squadre periferiche collocate in sedi occulte fuori dell’ambito delle Questure) che nei principali capi-luogo di Regione, in numero complessivo di dieci, si trovano alle dipendenze del Capo della Divisione, hanno , tra l’altro, il compito di “raccogliere notizie sull’attività delle organizzazioni comuniste in posto”. Si legge altresì che la denominazione “squadre vigilanza stranieri” deriva non soltanto dal fatto che si occupano effettivamente degli stranieri, ma anche per non rivelare “la sua linea programmatica principale che è a carattere anticomunista”.
Il personale relativo, peraltro, viene scelto anche in base al requisito del “massimo affidamento dal punto di vista politico per evitare possibilità di infiltrazioni comuniste”
In questa sede si accennerà sinteticamente soltanto alle emergenze più salienti della consulenza, confrontate con le dichiarazioni del prefetto D’AMATO sotto i seguenti profili:
da una parte per ricostruire il ruolo di quest’ultimo nell’ambito della D.A.R.; dall’altra per evidenziare come nell’ambito della suddetta Divisione, e in particolare in capo al predetto, sussistessero formalmente delle competenze “NATO” , o comunque sussistessero, anche di fatto, rapporti con soggetti inquadrati in servizi degli USA, tali quindi da favorire, almeno in astratto, una sorta di rapporto di mediazione , un contatto, tra gli “Americani” e personaggi emergenti della destra eversiva con i quali si ritiene che gli “Affari Riservati” , e in particolare lo stesso D’AMATO fossero in contatto.
Cominceremo col significare che, come si evince dalla consulenza, la suddetta divisione , a decorrere dal decreto 24 aprile 1961, si occupava delle seguenti materie:
prevenzione e repressione dei delitti contro la sicurezza dello Stato, delitti contro l’economia pubblica,stranieri pericolosi per la sicurezza delle istituzioni dello Stato,
Segreteria NATO.
A pag.91 della consulenza si evidenzia , nel capitolo “RELAZIONI CON I SERVIZI PARALLELI E COLLABORAZIONE TRA LE POLIZIE DI STATI ESTERI”, che “La Divisione AA RR , in veste di Servizio di sicurezza e poi di Polizia di prevenzione, ha sempre partecipato attivamente agli incontri a livello internazionale , dei Servizi di sicurezza e dei Servizi di Polizia dai diversi paesi per la cooperazione nella lotta contro i crimini determinati da motivi politici, contro il terrorismo , contro la droga.” Più avanti si precisa che la cooperazione si svolge a diversi livelli, e in particolare vi è stata una “cooperazione in sede NATO” , a partire dal 1953, con riunioni periodiche a Bruxelles. Si aggiunge altresì (pag.92) che “ D’AMATO partecipa attivamente alle riunioni NATO, propone nel 1968 di istituzionalizzare incontri tra rappresentanze europee distinte dalle riunioni NATO”
Non abbiamo un organigramma della DAR relativo al periodo coincidente con detto decreto del 1961, ma tra i “fascicoli relativi ai magistrati e affari diversi”, esaminati dai consulenti, è stato rinvenuto quello, poi numerato 340, contenuto nel faldone 9, che si riferisce ad una missione in USA avvenuta dal 9 al 25 agosto 1961, che ha avuto per oggetto, tra l’altro, conferenze tenute dal 14 al 16 agosto 1961, relative a servizi di sicurezza, spionaggio, sabotaggio, sedizione, controsovversione:
tra i partecipanti viene indicato non solo il Direttore della D.A.R. Efisio ORTONA, ma lo stesso Federico D’AMATO, addetto alla Divisione.
Dal sottofascicolo “corrispondenza personale con funzionari statunitensi”, del settembre successivo, emergono essenzialmente ringraziamenti per l’ospitalità che vengono diretti, tra l’altro, ad ALLEN DULLES, Direttore della C.I.A. e JAMES ANGLETON . Quest’ultimo, capo dell’O.S.S. (Office of Strategic Services – il servizio segreto americano al tempo della guerra), aprì un ufficio a Roma nell’immediato dopoguerra.
D’AMATO , per le sue stesse sue funzioni (delle quali si parlerà tra poco), e per quelle istituzionali della D.A.R., aveva frequenti contatti con ambiente NATO.
Da quanto sopra possiamo già trarre due conclusioni:
Federico Umberto D’AMATO era nella D.A.R. già nel 1961; ( in realtà G.DE LUTIIS, nel suo “Storia dei Servizi Segreti in Italia”, lo indica agli Affari Riservati già dal 1957); già a tale data sussistevano contatti di natura squisitamente di pertinenza dei servizi, tra gli AFFARI RISERVATI e la C.I.A..
I rapporti tra la D.A.R., che nella sostanza operava come un servizio, e i servizi americani , così come in particolare i rapporti di D’AMATO con questi ultimi, istituzionali o meno, sono di estremo rilievo ai nostri fini: soltanto così si spiega come ci siano stati rapporti tra la destra eversiva e gli Affari Riservati con riferimento ad argomenti che erano d’interesse anche dei servizi americani; soltanto così si spiega come gli appartenenti alla destra eversiva ritenessero di agire anche nell’interesse e sotto la visione degli USA, che cercavano di compiacere con azioni eclatanti per ottenere finanziamenti ( si vedano le dichiarazioni di DIGILIO).
Abbiamo già nominato Domenico DE NOZZA, direttore della D.A.R. dal 1958 al 1960: a pag. 45 della relazione , a conferma degli stessi rapporti tra D.A.R. e servizi americani, si evidenzia come nel 1956 Robert DRISCOLL, vicecapo della C.I.A., abbia suggerito la nomina del DE NOZZA alla direzione della D.A.R.- suggerimento evidentemente accolto.
Nel periodo 1964-1968, quando Direttore della D.A.R. era Savino FIGURATI, Federico D’AMATO era a capo della Sezione VI, (Informazioni Generali) articolata in 7 settori, che coordinava “ogni rapporto della Divisione verso l’esterno, con particolare riguardo ai paralleli servizi italiani e stranieri, nonché al settore fiduciario”(pag.59 consul.). All’interno della suddetta Sezione vi era anche l’ UFFICIO PATTO ATLANTICO.
Tra le competenze della Sezione VI anche “l’attività dei Servizi informativi stranieri e italiani”.
Dal 1968 al 1970, Direttore della D.A.R. è stato il già nominato Elvio CATENACCI.
Nello stesso periodo Federico Umberto D’AMATO è vicedirettore della Divisione. Il predetto (pag.69 consul.) provvede al coordinamento dei rapporti verso l’esterno, con particolare riguardo ai Servizi paralleli italiani e stranieri, nonché al settore fiduciario; dirige la segreteria speciale Patto Atlantico, l’Ufficio di sicurezza Patto Atlantico ed è capo della Delegazione italiana al Comitato speciale NATO.
La Segreteria Speciale Patto Atlantico è un segretariato di sicurezza che esiste in tutti i Ministeri che hanno contatti NATO.
L’Ufficio di sicurezza Patto Atlantico si trova presso il Ministero degli Interni ed è in collegamento con il corrispondente Ufficio di Sicurezza che ha sede in Bruxelles, che ha contatti con gli analoghi uffici dei Ministeri degli Interni dei paesi della NATO. D’AMATO ha continuato a guidare l’ufficio anche dopo aver assunto la direzione del SIGSI.
Nel periodo 1970-71 la D.A.R. diventa una divisione del SIGOP e viene denominata “Divisione per la Sicurezza Interma e Informazioni generali”.
D’AMATO ne è il direttore. Ricordiamo che alla Sezione V fa capo la Segreteria speciale PATTO ATLANTICO.
Dal 1971 (nota n.555/33 del 20.11.1971) al 1974 la ex D.A.R. assume la denominazione di SIGSI (Servizio Informazioni generali e Sicurezza Interna): D’AMATO ne è il direttore.
In realtà D’AMATO, in parziale difformità (quanto ai periodi) da quanto emerge dalla consulenza, quanto ai periodi, dichiara il 15.10.84:
“Dal 1970 ho svolto funzioni di vice-direttore presso il Servizio Informazioni Generali Sicurezza Interna del Ministero dell’interno. Si tratta dell’ufficio che fino al 1999 era denominato Ufficio Affari Riservati. Dal settembre-ottobre 1972 ho assunto la funzione di diretto responsabile dell’ufficio fino al 30 maggio 1974.”
Soltanto con D.M. 1.06.1974, e cioè all’indomani della strage di Piazza della Loggia, il SIGSI scompare e nasce l’Ispettorato generale contro il terrorismo, al quale è preposto Emilio SANTILLO.
La destituzione di D’AMATO fu più apparente che reale: le vere motivazioni , forse, vanno ricercate soprattutto nel desiderio di rassicurare, con un provvedimento esemplare, un’opinione pubblica disorientata e indignata.
D’AMATO viene trasferito alla Divisione Frontiere e trasporti, ma non interrompe le sue relazioni con l’Ispettorato, come si evince a pag. 78 della consulenza. D’AMATO , escusso dal R.O.S. l’11.6.1996, così ha descritto i suoi incarichi nell’ambito NATO:
“L’organizzazione NATO, che ebbe prima sede in Parigi e poi a Bruxelles nella quale l’Italia entrò nel 1957 previde la costituzione , nella sede centrale Internazionale di un Ufficio Speciale per la Sicurezza Interna (N.B.: trattasi dell’ “USIS”) , per ogni Paese incaricato sotto la propria responsabilità di rilasciare i certificati NOS. I responsabili nazionali , di questi Uffici si riunivano , prima a Parigi e poi a Bruxelles ogni sei mesi, alla presenza dei rispettivi ambasciatori presso la NATO. L’Italia era rappresentata dall’Ufficio Speciale (tuttora esistente) presso il Ministero degli Interni ed aveva un responsabile , nonché vario personale. Io sono stato nominato da VICARI Vicecapo dell’ufficio nonchè Capo intorno al 1963, sino al giugno 1974 , quando fui sostituito da SANTILLO perché i due incarichi si abbinavano.”
Peraltro, nell’ambito del medesimo verbale, D’AMATO ha ammesso di essere stato in rapporti di amicizia con ANGLETON e di averlo incontrato in alcune occasioni.
In occasione del dibattimento per la strage di Peteano, dinanzi alla Corte di Assise di Venezia, D’AMATO era stato ancora più preciso, dilatando addirittura il periodo in cui sarebbe stato preposto all’Ufficio Speciale NATO:
“Sono stato per 14 anni preposto all’Ufficio Speciale della NATO presso il Ministero dell’Interno…”
1.7 - LE CARTE DI D’AMATO
L’allegato 7 della consulenza CARUCCI è denominato “Perizia relativa alle carte di Federico Umberto D’AMATO”. Trattasi in effetti di un esame condotto dai consulenti su documentazione che venne sequestrata presso l’abitazione del predetto dalla DIGOS di Roma, nell’ambito del procedimento 15111/961.
Si rinvia alla consulenza per maggiori dettagli.
Qui si rappresenta che dalla documentazione sequestrata emerge che attorno agli anni dal 1944 al 1947 D’AMATO, che non faceva ancora parte degli “Affari Riservati”, e che all’epoca era vice commissario aggiunto di P.S., operava presso un Ufficio politico esistente presso il Commissariato di P.S. di Castro Pretorio. Dalla suddetta documentazione si desume che , almeno in parte, l’attività di D’AMATO già all’epoca era svolta nell’interesse degli Americani.
Si veda ad es. il doc. AE 5/16 che è una richiesta della Questura di Roma per “Ricerche disposte su richiesta del Comando Americano nei confronti di STIMOLO Vincenzo” ; i docc. AE 6/353-354 contengono piani di collaborazione tra la pubblica sicurezza (per esempio il “gruppo D” con sede al Commissariato di Castro Pretorio) e i servizi americani; vi è un promemoria per il ten. ANGLETON circa missione segreta ricevuta da tale Biondi per un sondaggio di eventuali trattative di pace.
Il doc. AE/262 “Comunicazione del SIS al Comando americano” è una nota informativa su D’AMATO: nella stessa si dice, tra l’altro, che “si serve probabilmente di informazioni che si procura presso il Comando alleato, con cui ha rapporti per scopi politici.
1.8 - LE DICHIARAZIONI DI BIAGIO PITARRESI
Per concludere l’argomento, è opportuno ricordare, per completezza, che Biagio PITARRESI ha dichiarato di essere al corrente di rapporti di buona conoscenza tra il D’AMATO e Carlo ROCCHI, fiduciario della C.I.A. a Milano almeno dal 1978, persona che nel settembre del 1994 gli aveva proposto di partecipare all’organizzazione di un attentato ai danni di magistrati di Milano.
1.9 - WALTER BENEFORTI: UN PERSONAGGIO CHIAVE NEI RAPPORTI TRA LA DIVISIONE AFFARI RISERVATI E GLI AMERICANI
La figura di Walter BENEFORTI è centrale per dimostrare la sussistenza di stretti rapporti tra gli americani e la Divisione Affari Riservati, di cui il predetto ha fatto parte, sia pure per un periodo di tempo limitato. Come vedremo tra poco, dagli atti del S.I.S.Mi che lo riguardano, acquisiti agli atti, emerge addirittura che gli americani erano direttamente interessati al Servizio Informativo organizzato dalla D.A.R..
Questa strumentalizzazione della D.A.R. da parte degli Americani, già in parte emergente dall’esame della posizione di Umberto Federico D’AMATO, rende una volta di più plausibile la teoria secondo cui era la prima a fare da tramite tra i predetti e la destra eversiva, in funzione di un comune fronte anticomunista.
La ricostruzione del ruolo svolto da BENEFORTI avviene qui attraverso l’esame di documentazione proveniente dal Servizio militare, la consulenza CARUCCI e la lettura della più volte citata sentenza istruttoria, allegati compresi, del G.I. di Venezia. Walter BENEFORTI, entrato nella polizia civile del Territorio Libero di Trieste nel 1945 come guardia , in breve fu nominato ispettore capo. Al riguardo si segnala che in atti è presente il prot. 1067/11 in data 15.12.1953 nell’ambito del quale viene presa in esame l’organizzazione e l’ordinamento della polizia civile di Trieste nelle varie sezioni di cui è composta. Al punto C (inquadramento) si dice che il colonnello USA VILLANTE , di origine siciliana, comanda la Sezione investigativa della C.I.D. (Divisione Criminale investigativa) – che (punto D) raccoglie tutti gli elementi della vecchia Questura - e nella quale è inquadrato l’Ispettore BENEFORTI, già ufficiale dell’E.I.. Questo atto può spiegare le ragioni che fin dall’origine hanno portato il BENEFORTI ad avvicinarsi agli statunitensi.
BENEFORTI è entrato nella P.S. nell’ottobre del 1954 dopo lo scioglimento del Governo Militare Alleato.
E’ presente in atti il prot. 5734 del 21.3.56 del Centro C.S. di Trieste, costituito da un’informativa relativa a tale MARZINI Leo di Trieste: il predetto si reca a Vicenza ed Udine per contatti con elementi del Servizio Informazioni USA; è noto dal settembre 1948 quale collaboratore retribuito di organi informativi USA; con la partenza delle truppe alleate da Trieste “ si è qualificato quale capo di ufficio informativo del C.I.C. distaccato a Trieste con funzioni di collegamento fra la Jugoslavia e gli organi americani”.
Ebbene , nel documento si precisa che il MARZINI “di recente ha intensificato la propria collaborazione con l’ufficio politico della Questura di TS , tramite il dott. Walter BENEFORTI con il quale era in contatto per motivi informativi anche nel periodo di occupazione alleata della zona di Trieste”.
Ci troviamo pertanto in presenza di altro contatto informativo USA di Walter BENEFORTI.
Nel 1958 il Ministro dell’Interno TAMBRONI nomina a direttore della D.A.R. l’Ispettore generale di P.S. Domenico DE NOZZA, che succede a Gesualdo BARLETTA. DE NOZZA era stato Questore di Trieste durante l’occupazione americana e in quella città aveva anche organizzato un servizio di intercettazioni telefoniche. DE NOZZA aveva portato con sè da Trieste tre funzionari, MANGANO, CORTI e, appunto, Walter BENEFORTI. In coincidenza della nomina di DE NOZZA nacque una nuova organizzazione operativa della D.A.R., che si articolava su due strutture indipendenti : il GRUPPO OPERATIVO (G.O.) , che agiva sotto copertura e a cui era preposto Walter BENEFORTI e il Nucleo Investigativo, organo palese.
Si legge nella sentenza del G.I. di Venezia (pag. 1351) : “La produzione del G.O. consisteva nelle relazioni fatte delle stesse fonti o nelle sintesi di esse elaborate dal BENEFORTI, che venivano inoltrate in salita al DE NOZZA – la cui ascesa era stata determinata soltanto da esigenze di copertura dello stesso BENEFORTI- il quale a sua volta le passava agli americani.
Ci troviamo pertanto in presenza di una struttura della D.A.R. , quella alla quale era preposto BENEFORTI, che è al servizio degli Americani.
L’obiettivo era di seguire passo passo e con analisi capillari la dinamica e la evoluzione sia delle strutture delle organizzazioni sindacali che delle modalità con cui il P.C.I. asseritamente controllava le cooperative e le strutture previdenziali; ciò nel presupposto anche di riscontrare l’assunto dei servizi americani secondo cui “il cinque per cento di qualsiasi operazione commerciale” da e per l’Est veniva introitata nelle casse del partito.”
Di straordinaria importanza, relativamente al periodo in cui BENEFORTI svolse la sua attività presso la D.A.R., il documento in atti del Centro C.S. di Padova nr. 2466 del 20.3.59: il Comandante del Centro C.S. riferisce che VUCETIC Marco, indicato come “FONTE GIULIO”, che collabora col servizio quasi ininterrottamente da circa 20 anni, ha riferito che un gruppo di elementi residenti in Jugoslavia, costituito da soggetti “che sarebbero anticomunisti” “è disposto a collaborare con l’Italia”. Nel corso del contatto avrebbe appreso che la rete costituita dai suddetti elementi aveva già fornito materiale vario a Walter BENEFORTI della D.A.R.- collaboratore di DE NOZZA. L’ultimo contatto era avvenuto a Roma, nell’ufficio di Mr. MANFREDI (trattasi dell’italo americano Enrico MANFREDI , elemento di collegamento tra la D.E.A. e la C.I.A., operante con l’incarico di collegarsi in Italia ai vari Comandi direttamente conferitogli dal Presidente degli Stati Uniti - pag. 1349 sent. G.I. Venezia) presso l’Ambasciata degli Stati Uniti. A detta del VUCETIC gli americani sarebbero interessati al Servizio informativo organizzato dalla D.A.R. e rivolto in tutti i campi.
A Roma BENEFORTI, come emerge dalla sentenza sopra citata, si rapportò non solo al già indicato MANFREDI, ma anche, “quasi organicamente” a Robert Paul DRISCOLL, nr. 3 della C.I.A. , già di stanza in Grecia.
1.10 - LA FIGURA DI ROBERT PAUL DRISCOLL DELLA CIA
DRISCOLL aveva ottimi contatti con la D.A.R. , la quale riceveva cospicui finanziamenti da parte del Servizio Statunitense che, oltre a fornire mezzi tecnici, ne curava anche l’addestramento informativo; il SIFAR , nell’ottobre del 1959, indicava la D.A.R. come uno strumento del Servizio Statunitense e precisava che il DRISCOLL , pur essendo stato trasferito in Tunisia, continuava a dirigere le operazioni politiche in Italia. A tale scopo BENEFORTI avrebbe dislocato due suoi uomini in Tunisia per assicurare i collegamenbti con DRISCOLL;
D’AMATO definì in un’intervista DRISCOLL “agente indipendente” rispetto al suo superiore George BOND; la medesima circostanza si rilevava da un appunto fornito da fonte “BEFO” ( BENEFORTI); nel febbraio del 59 il Generale DE LORENZO informava il Capo della Polizia che il DRISCOLL andava asserendo di essere stato incaricato da Autorità non precistata del Ministero dell’Interno di reperire un candidato per l’urgentissima sostituzione del DE LORENZO stesso, nonché trasmetteva a Washington notizie denigratorie sul suo conto.
Nella primavera del 1960 ( pag.56 consulenza CARUCCI) la polizia circondava una palazzina , sede di “Uffici commericiali” per la copertura dell’attività informativa che faceva capo a DRISKOLL e BENEFORTI, sequestrava fascicoli e schedari e arrestava BENEFORTI e MANGANO, successivamente liberati.
1.11 - LA LIQUIDAZIONE DEL GRUPPO OPERATIVO
Poco prima dei moti di Genova del luglio 1960 e con la progressiva reazione democratica dei Sindacati alla politica interna ed internazionale di TAMBRONI, il Questore MARZANO liquidò il G.O.
Tutto il gruppo di BENEFORTI venne trasferito a Trieste; il DRISCOLL rientrò negli Stati Uniti.
L’epilogo del G.O. determinò l’assegnazione al BENEFORTI dell’incarico di Capo della Squadra Mobile di Venezia dopo un periodo al Commissariato della Questura di Trieste e dopo la spontanea richiesta di trasferimento del predetto da Venezia a Modena dopo che Marzano assunse le funzioni di Questore nella città lagunare.
A Trieste BENEFORTI avrebbe continuato a rapportarsi agli americani, in particolare al MANFREDI, che aveva continuato a permanere a Roma , collegato alla G.D.F., alla Divisione Affari Riservati e al Comando generale dei C.C..
BENEFORTI dopo i due anni trascorsi a Modena perviene a Termini Imerese dove, dopo qualche mese, gli fu proposto l’incarico di costituire a Milano la sede della Criminalpol assieme al Vice Questore NARDONE, città che raggiunse nel 1964.
Il dott. RICCI, segretario del Capo della Polizia VICARI, individuò nel BENEFORTI il funzionario più idoneo a gestire l’emergenza altoatesina proprio nel periodo degli attentati ai tralicci compiuti in quella zona.
Nel 1966 BENEFORTI , su richiesta del Capo della polizia VICARI, effettuò una sorta di operazione di diplomazia parallela, al fine di arginare il clima particolarmente aggressivo , determinato dagli attentati in Alto Adige.
Chiesto il pensionamento anticipato, nel 1971 BENEFORTI creò un’Agenzia Investigativa, denominata G7. Detta Agenzia curò in particolare anche la sicurezza dei dirigenti della Montedison e fu al servizio di CEFIS fino al 6 marzo 1973.
Nel 1973 BENEFORTI è stato coinvolto e colpito da provvedimento restrittivo della libertà personale , unitamente al noto investigatore Tom PONZI e a molti altri, in relazione al famoso procedimento per intercettazioni telefoniche abusive .