PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI BRESCIA

MEMORIA DEL PUBBLICO MINISTERO MASSIMO MERONI

(STRAGE DI PIAZZA DELLA LOGGIA)

 

Proc. Pen. n.03/08 Corte Assise di Brescia 

 

 

CAPITOLO 8.19

 

 

8.19 - LA TESTIMONIANZA DI PAOLO GIACHINI

Dei testi sopra indicati, quello che ha fornito elementi di un certo rilievo, non soltanto con riferimento all’incontro in genere, ma anche con un aggancio alla data del medesimo, è stato Paolo GIACHINI, anche lui escusso dai difensori di ZORZI in sede di indagini difensive.

Dal verbale si deduce che in effetti GIACHINI abitava all’interno del Distretto Militare di Napoli, in quanto il padre era colonnello. GIACHINI, all’epoca universitario di Scienze Politiche prima, e poi di Giurisprudenza, ricorda di aver avuto una condanna per “fascismo e violenza” e di aver frequentato gli ambienti universitari del FUAN. Conobbe ZORZI a fine ‘68 . ZORZI venne a timbrare quella licenza e bussò alla porta del suo appartamento un paio di giorni prima della strage. Ha ricordato ancora il particolare in quanto, quando si verificò l’evento, il padre telefonò a suo nonno, che abitava a Brescia, per verificare che non gli fosse accaduto niente. E’ riuscito a collocare l’evento in quanto lo ha ricollegato in qualche modo anche ad un’operazione che subì la madre, che, secondo la documentazione prodotta, fu in effetti ricoverata il 27 maggio e dimessa il 29 maggio del ’74.

La testimonianza di GIACHINI è corredata di tutta una serie di documenti, ma in realtà l’unico dato concreto è soltanto il suo ricordo. Che la madre sia stata ricoverata il 27 maggio e dimessa il 29 maggio può spiegare un suo migliore ricordo di quei giorni, ma si tratta di un fatto che il teste non ancora direttamente alla presenza di ZORZI, che nulla ha avuto a che fare con il ricovero della madre, ma soltanto al verificarsi della strage. Si tratta in ogni caso di un teste che ammette di essersi recato più volte a Tokio e di aver parlato dell’oggetto della testimonianza in occasione del suo ultimo incontro con ZORZI. Anche lo sdegno che manifesta circa il fatto che ZORZI “un perseguitato” e che la sua descrizione come stragista “gridava vendetta al cospetto di Dio”, non può che lasciare qualche perplessità.

 

 

 

 

 

8.19.1 - CONCLUSIONI CHE SI DEDUCONO DALLE DICHIARAZIONI DI GIACHINI. ZORZI POTEVA ESSERE ALLA RIUNIONE DEL 25 MAGGIO 1974 AD ABANO TERME

Questa pubblica accusa non ha mai sostenuto che Delfo ZORZI fosse in Piazza della Loggia il 28 maggio 1974, né si tratta di una tesi mai sostenuta da DIGILIO o da TRAMONTE. Quest’ultimo neanche colloca ZORZI alla riunione del 25 maggio presso l’abitazione di ROMANI. Può avere comunque interesse per questo Ufficio dimostrare che ZORZI sia stato presente in occasione della riunione del 25 maggio 74 e che fosse uno dei due mestrini indicati nell’appunto del 6.7.74. Tanto più che anche in occasione dei due episodi dei due mestrini, del 16 e del 23 giugno 74, di cui riferisce la fonte TRITONE, ZORZI era in licenza.

Ebbene, il quadro complessivamente enucleabile dalle dichiarazioni di ZORZI contenute nella memoria e da quelle di GIACHINI, non contrasta con un’ipotesi del genere.

La licenza decorre dal 25 maggio 74, che è la stessa data della riunione, che si è svolta di sera. Pertanto ben poteva ZORZI, partendo in mattinata, giungere comodamente nel pomeriggio ad Abano Terme e partire in serata in treno per Napoli.

Si ricordi che CAMPANER il 3.7.2009 ha affermato che ZORZI si recava a Milano con MAGGI, anche con l’auto di quest’ultimo, che in un’occasione si ruppe. E’ ben possibile che, proprio accompagnato da MAGGI, ZORZI sia andato in auto alla riunione del 25 maggio, per poi ripartire in treno per Napoli.

Ciò gli avrebbe consentito, già dalla mattina del 26 maggio, di presentarsi al Distretto militare, dove avrebbe incontrato GIACHINI. ZORZI infatti riferisce nella memoria, di una sua presenza a Napoli “uno o due giorni prima del 28 maggio” – che significa il 27 o il 26 maggio. GIACHINI scavalca addirittura ZORZI nel difenderlo (“qualche giorno prima, un paio di giorni prima” a pag.13 della trascrizione, che dovrebbe prevalere sul verbale sintetico, dove queste parole diventano “qualche giorno prima della strage (due o tre giorni)”.

Non solo GIACHINI, amico di ZORZI e legato a questi da affinità politica, ha addirittura scavalcato il predetto nelle allegazioni difensive, ma si è addirittura profuso in accorate attestazioni sulla sua innocenza, invocando la vendetta divina (pag.23). Se consideriamo che ha ammesso (24) di andare “spesso a Tokio” e di aver parlato con ZORZI dell’episodio di Napoli in occasione del loro ultimo incontro a Tokio, ecco che, conoscendo anche la disinvoltura dell’imputato nell’intervenire sulle persone al fine di inquinare (SICILIANO, MAGGI…) è difficile contenere la perplessità sull’attendibilità del GIACHINI. Si è visto che, tuttavia, anche a ritenerlo credibile, la sua testimonianza finisce per essere ininfluente sul quadro probatorio.

 

 

 

 

 

8.20 – LE PRESSIONI CHE DELFO ZORZI HA ESERCITATO NEI CONFRONTI DI MARTINO SICILIANO DAL 1992 AL 2002

Il tema delle pressioni che Delfo ZORZI ha esercitato nei confronti di Martino SICILIANO è rilevante sotto un duplice profilo.

Da una parte fornisce importanti spunti di riflessione in ordine all’attendibilità delle dichiarazioni che SICILIANO ha reso, a partire dal 1994, con riferimento al ruolo svolto da Delfo ZORZI, Carlo Maria MAGGI e Carlo DIGILIO nell’ambito del gruppo ordinovista di Venezia-Mestre che faceva capo, a livello nazionale, all’on. Pino RAUTI, dall’altra è indicativo del modo di porsi di Delfo ZORZI nei confronti di tutti coloro che, pur a tanti anni di distanza dai tempi della sua militanza nel CSON di Venezia-Mestre, avevano anche solo manifestato l’intenzione di affrontare, con l’Autorità Giudiziaria, quel tema che nelle sue intenzioni, evidentemente, non avrebbe mai dovuto essere svelato ad alcuno.

 

Anche questo aspetto del problema dovrà essere tenuto in considerazione nella valutazione complessiva della posizione di Delfo ZORZI e degli elementi di prova acquisiti sul conto del medesimo.

Per una completa disamina della narrazione che Martino SICILIANO ha fatto sul tema delle pressioni che Delfo ZORZI esercitò nei suoi confronti, dal 1992 al 2002, si rimanda al documento (richiamato in nota) che viene allegato alla presente memoria e che è stato formato ponendo in una sequenza cronologica i vari avvenimenti che vanno dal 1992 al 2002. All’interno della citata sequenza cronologica sono stati riversati, sempre in ordine cronologico, i brani dei singoli verbali delle dichiarazioni che SICILIANO ha reso nel corso delle indagini preliminari, ove i vari argomenti sono stati affrontati. In calce al citato allegato sono riportate alcune note esplicative nelle quali sono stati richiamati i principali riscontri acquisiti.

 

L’intera materia trattata nel presente paragrafo ha costituito anche oggetto delle dichiarazioni che SICILIANO ha reso nel corso dell’incidente probatorio di Brescia e dell’esame dibattimentale dinanzi alla Corte di Assise di Appello di Milano.

In un secondo documento (richiamato in nota ed allegato alla presente memoria) sono elencati, in ordine cronologico i versamenti delle ingenti somme che sono pervenute sui conti colombiani intestati a Martino SICILIANO ed alla sua convivente.

 

 

 

 

 

8.20.1 – Il ruolo che SICILIANO svolse in ORDINE NUOVO e le pressioni esercitate da ZORZI nel ‘92 e nel ‘94 per indurlo a non collaborare Martino SICILIANO, come già si è detto, fu uno degli esponenti di spicco del gruppo di ORDINE NUOVO di Mestre a far data dalla sua costituzione, a metà degli anni ‘60. I suoi rapporti con il gruppo cominciarono a diradarsi nei primi anni ‘70, in conseguenza del trasferimento a Milano, ove frequentò l’ambiente della FENICE di Gian Carlo ROGNONI, e si interruppero nel 1974 con il trasferimento in Francia.

 

Il collaboratore ha dichiarato di avere organicamente militato nel gruppo di ORDINE NUOVO di Mestre, il cui leader indiscusso era Delfo ZORZI. Del gruppo facevano parte alcuni giovani “simpatizzanti” coinvolti nelle attività politiche in modo meno diretto rispetto a lui e a ZORZI.

La sua partecipazione al gruppo ebbe origine verso la metà degli anni ’60 allorché, insieme ad altri militanti della GIOVANE ITALIA di Mestre (tra cui Delfo ZORZI, Piercarlo MONTAGNER, Roberto MAGGIORI, Giuliano CAMPANER ed altri), era entrato in contatto con gli esponenti di ORDINE NUOVO di Venezia ed era transito, con gli altri, in quest’ultimo sodalizio.

 

SICILIANO ha individuato nella riunione alla WHITE ROOM di Mestre dell’autunno 1966, costitutiva del gruppo del CSON del Triveneto, il momento di svolta di un’attività politica che sino ad allora si era retta su rapporti di amicizia degli studenti medi simpatizzanti dell’estrema destra.

 

I rapporti del gruppo “mestrino” con quello “veneziano” furono intensi e stabili, fondati sul ruolo dirigente di Carlo Maria MAGGI e sulla presenza, a Venezia, di Gian Gastone ROMANI, Paolo MOLIN, Giuseppe BORATTO, Giorgio BARBARO e Giampietro CARLET, oltre al ruolo di Carlo DIGILIO, definito l’armaiolo di ORDINE NUOVO nel Triveneto.

 

La partecipazione attiva di Martino SICILIANO al gruppo “mestrino” di ORDINE NUOVO si svolse tra il 1964 ed il 1971, quando si trasferì a Milano e proseguì l’attività politica nell’MSI locale, al cui interno operava il gruppo della FENICE di Giancarlo ROGNONI, riconducibile ad ORDINE NUOVO.

 

Nel 1972 scrisse un articolo sulla rivista della GIOVANE ITALIA ed una lettera a Pino RAUTI, nei quali contestò la presenza, nell’ambito del gruppo di ORDINE NUOVO milanese, di posizioni violente e “stragiste” (sostenute, in particolare, da ROGNONI); quella lettera non provocò alcuna reazione da parte del gruppo dirigente missino, mentre da quel momento SICILIANO fu progressivamente emarginato dall’attività politica.

 

Nel 1973 venne espulso dall’MSI per la sua adesione ad organizzazioni che perseguivano finalità incompatibili con quel partito.

Queste indicazioni sono state incontestabilmente confermate dai numerosi testi che hanno riferito la storia politica del gruppo di ORDINE NUOVO di Mestre.

Marco ALLASIA, Paolo MOLIN, Giuliano CAMPANER, Carla SICILIANO, Roberto MAGGIORI, Giuseppe BORATTO, Elvio MARTELLA, Guido BUSETTO, Pino RAUTI, Claudio BRESSAN (classe 1944), Nilo GOTTARDI, Giulio NOÈ, Gastone NOVELLA, Giancarlo VIANELLO, Vincenzo VINCIGUERRA, Gabriele FORZIATI, Armando BARDELLA, Fiorella FREZZATO, Antonino PARISI, Pier Giorgio GRADARI, Carlo Maria MAGGI e Rosa GALLO (vedova di Piergiorgio MARIGA) hanno infatti pienamente confermato la partecipazione di Martino SICILIANO al gruppo di ORDINE NUOVO di Mestre, ribadendo la composizione di quella formazione politica in termini coincidenti con quelli del collaboratore.

 

Anche con riferimento al trasferimento a Milano, le indicazioni testimoniali acquisite hanno confermato il percorso di vita e politico del collaboratore, atteso che Giancarlo ROGNONI, Nico AZZI, Gianluigi RADICE, Marco CAGNONI, Giambattista CANNATA ed Evi TOMASSINI hanno descritto i rapporti di SICILIANO con il gruppo della FENICE di Milano. La descrizione di tali rapporti è del tutto coerente con quanto riferito dal collaboratore, il quale aveva conosciuto i milanesi nell’estate 1969, si trasferì a Milano, al seguito di Marco FOSCARI, nel 1971 (anno in cui sposò Ada GIANNATIEMPO di Milano), fu l’artefice, insieme a Delfo ZORZI, dei rapporti tra il gruppo “mestrino” e quello “milanese” approvvigionando quest’ultimo gruppo con esplosivo proveniente da Mestre.

 

Indicazioni a conferma dell’atteggiamento politico di ROGNONI sono state fornite da Gianluigi RADICE, da Luigi FALICA e da Pietro Maria BATTISTON, oltre che dalla condanna definitiva per l’attentato al treno Torino- Roma del 7 aprile 1973.

 

Dal 1974 SICILIANO si trasferì in Francia ed interruppe qualsiasi impegno politico, mantenendo comunque i contatti con l’ambiente di Mestre ove, peraltro, risiedeva la propria famiglia di origine. Nel 1979 si stabilì definitivamente in Francia, ove si sposò nel 1981 ed assunse la cittadinanza francese. Lavorò dapprima in una discoteca e poi come rappresentante di articoli per l’infanzia e per campeggio. In ragione di tale attività si spostò in altri paesi europei, tra cui la Germania.

 

Gianluigi RADICE ha confermato di aver mantenuto con SICILIANO sporadici rapporti, quando questi si era già trasferito in Francia. Anche l’ispettore MADIA, nel ricostruire le vicende che condussero all’individuazione di SICILIANO, ha confermato che viveva da anni in Francia, ma girava molto per l’Europa nell’esercizio dell’attività lavorativa.

 

Sulla base di queste indicazioni, il GI di Milano attivò il SISMI per richiedere una collaborazione, diretta ad individuare e contattare Martino SICILIANO e l’ispettore MADIA fu incaricato da quel servizio di condurre tale ricerca.

 

Nel 1992 SICILIANO, mentre si trovava in Francia, ricevette una comunicazione giudiziaria per l’attentato all’università Cattolica di Milano del 15 ottobre 1971.

 

Giunto in Italia per affari, prese contattato con Roberto LAGNA, al quale aveva confidato che, a suo parere, quella comunicazione giudiziaria era prodromica ad accuse ben più gravi.

 

Dopo qualche giorno LAGNA lo contattò facendogli presente che, se avesse avuto bisogno di un avvocato o di un lavoro, Delfo ZORZI sarebbe stato disponibile a qualsiasi aiuto (va detto che, a quell’epoca, SICILIANO non vedeva ZORZI da quasi vent’anni).

 

Nel gennaio 1993, SICILIANO, mentre si trovava in Italia, venne convocato dalla DIGOS di Venezia e fu sentito informalmente dall’ispettore MADIA nell’ambito dell’incarico ricevuto. Durante il colloquio SICILIANO assunse un atteggiamento di assoluta indisponibilità a rendere alcuna dichiarazione non solo all’Autorità Giudiziaria, ma anche al funzionario del SISMI. Sin da quel colloquio MADIA avvisò SICILIANO che era sospettato di aver commesso alcuni attentati tra la fine degli anni ‘60 e i primi anni ‘70 e che l’Autorità Giudiziaria avrebbe continuato ad indagare nei suoi confronti nonostante il rifiuto di chiarire la sua posizione.

 

La vicenda non ebbe seguito fino a che, nell’agosto del 1993, non furono pubblicate le prime notizie stampa sul coinvolgimento di Martino SICILIANO nella strage di piazza Fontana. Le conseguenze per quest’ultimo furono, sul piano personale, gravissime, perché perse il lavoro di rappresentante che in quegli anni aveva proficuamente svolto.

 

SICILIANO si trasferì in Colombia presso una ragazza che aveva conosciuto in un night-club di Mestre e vi rimase fino al febbraio 1994, apprendendo dal suo avvocato che anche nei suoi confronti era stato emesso un avviso di garanzia per la strage di piazza Fontana.

 

Al rientro in Italia prese contatti sia con l’entourage di ZORZI, sia con l’Isp.MADIA. A quest’ultimo prospettò le difficoltà economiche che erano conseguite alle notizie pubblicate sulla stampa e proprio MADIA ha riferito che fu quello il momento in cui SICILIANO modificò l’atteggiamento di rifiuto ad intrattenere rapporti con l’autorità giudiziaria, per cui egli si rese disponibile ad incontrarlo nei mesi precedenti all’estate, ma i due appuntamenti fissati a Mestre furono entrambi disattesi da SICILIANO.

 

La ragione di tale comportamento è risultata chiara quando lo stesso collaboratore ha descritto i contatti che proprio in quei mesi aveva intrattenuto con Delfo ZORZI.

 

SICILIANO infatti, prima di contattare l’Isp. MADIA, aveva infatti ripreso i contatti con ZORZI, tramite Piercarlo MONTAGNER (in quanto Roberto LAGNA era nel frattempo deceduto). Aveva dunque telefonato a MONTAGNER e gli aveva chiesto di essere contattato da ZORZI che, a sua volta, gli aveva telefonato dopo alcuni giorni.

 

SICILIANO prospettò a ZORZI la sua situazione, ricordandogli gli impegni che aveva precedentemente assunto e ricevette da lui il consigliò di non presentarsi in Italia per essere interrogato dall’Autorità Giudiziaria, insieme all’assicurazione che avrebbe risolto tutti i suoi problemi legali e di lavoro. Fu così concordato un incontro a Parigi per il 16 maggio 1994.

 

Quello fu l’unico contatto diretto di SICILIANO con ZORZI, che ribadì il suo appoggio materiale, lo invitò a non rientrare in Italia e gli assicurò che lo avrebbe contattato presto per proporgli una soluzione concreta (ossia un lavoro all’interno della sua organizzazione).

 

Dopo quell’incontro, ZORZI fece numerose telefonate a Tolosa, ove SICILIANO risiedeva. Nel corso di quelle telefonate insistette molto affinché SICILIANO non rendesse dichiarazioni al GI di Milano e ribadì la propria disponibilità ad offrirgli un lavoro.

 

Nel luglio del 1994 SICILIANO, atteso che le sue condizioni psicofisiche erano peggiorate, decise di contattare l’Isp. MADIA, manifestandogli l’intenzione di incontrarlo a Venezia. Quello stesso giorno inviò un fax a ZORZI, comunicandogli tale decisione. Quell’iniziativa determinò la reazione di ZORZI che, alle 03.30 del mattino, telefonò a Tolosa ribadendo l’invito a non andare in Italia (dove, a suo dire, sarebbe stato immediatamente arrestato) ed assicurandogli che le prospettive lavorative si stavano concretizzando. Il giorno successivo, infatti, SICILIANO ricevette via fax un’offerta di lavoro da una ditta di San Pietroburgo.

 

In uno di quei primi interrogatori, SICILIANO ha descritto il viaggio in Russia ed il precipitoso rientro a Tolosa. Va subito detto che ZORZI, in occasione delle spontanee dichiarazioni rese al PM di Milano a Parigi, nel 1995, ha fornito una ricostruzione di quegli avvenimenti non molto dissimile da quella appena esposta, quantomeno rispetto alla scansione dei rapporti con SICILIANO, pur tentando di accreditare un’interpretazione di quei fatti decisamente opposta a quella del collaboratore e motivata da esclusive ragioni di solidarietà.

 

 

Questo è dunque il quadro nel quale SICILIANO si trovò a decidere nella primaveraestate del 1994 se attivare i rapporti con le autorità italiane, aderendo alle proposte fino a quel momento formulate dall’Isp. MADIA, oppure rivolgersi a Delfo ZORZI, che gli aveva proposto un lavoro stabile, garanzie economiche, una prospettiva di vita all’estero, lontano da qualsiasi problema giudiziario in Italia.

 

 

Il viaggio a San Pietroburgo aveva però fatto insorgere in SICILIANO il sospetto che “se si fosse messo nelle mani di ZORZI non sarebbe stato certo della fine che avrebbe fatto. SICILIANO avvertì in quella che fu l’occasione di incontro più intensa con l’entourage di ZORZI (tra l’altro in un paese straniero sconosciuto al collaboratore) il pericolo che avrebbe corso se si fosse affidato a quest’ultimo: definendosi “l’anello debole della catena”.

 

In sostanza, come il collaboratore ha esplicitamente affermato, non sapeva se sarebbe stato effettivamente aiutato o se, invece, sarebbe stato eliminato. Non accettò comunque l’offerta lavorativa perché la situazione non lo tranquillizzava affatto.

 

Al rientro in Francia, dopo essere stato ricoverato per qualche tempo in una clinica, pur essendo stato telefonicamente contattato da ZORZI ed insistentemente sollecitato a non recarsi in Italia, per rendere l’interrogatorio all’Autorità Giudiziaria, comprese che “doveva decidersi se schierarsi da una parte o dall’altra” e, dopo avere contattato l’Isp. MADIA, chiese di discutere a Tolosa le condizioni del suo rientro in Italia. In sostanza, SICILIANO chiese ed ottenne un contributo che gli garantisse di poter acquisire un’attività economica in Sudamerica, dove svolgere la propria vita lontano da interventi intimidatori delle persone chiamate in correità per i fatti che avrebbe riferito all’Autorità Giudiziaria.

 

Il 24 ed il 25 settembre 1994 il Cap. GIRAUDO e l’Isp. MADIA si incontrarono con Martino SICILIANO presso l’aeroporto di Tolosa. Durante quel colloquio vennero acquisite le prime informazioni sulla vocazione eversiva del gruppo ordinovista di Mestre.

 

La collaborazione di SICILIANO con l’Autorità Giudiziaria di Milano iniziò il 18 ottobre 1994 e si sviluppò in quattro fasi, nell’autunno del 1994 (con due <code> nel gennaio e nel marzo del 1995), nell’ottobre del 1995, nell’arco di tutto il 1996 (da marzo a dicembre) e dal giugno al novembre del 1997.

 

Tra le richieste che SICILIANO aveva rivolto al Cap. GIRAUDO, quale condizione per l’inizio della collaborazione era contenuta anche la corresponsione di un importo che gli consentisse di acquisire una tranquillità economica a suo dire pregiudicata dalle notizie giornalistiche sul suo coinvolgimento nei fatti eversivi del 1969.

 

All’esito dei primi interrogatori dell’ottobre 1994, il SISMI, su richiesta del ROS dei Carabinieri e previo nulla osta del GI di Milano, mise a disposizione dell’ufficiale addetto alla gestione del dichiarante l’importo richiesto di 50.000 $ USA (288). Il denaro fu consegnato dal Cap. GIRAUDO a SICILIANO all’aeroporto della Malpensa. Oltre all’importo sopra indicato, il SISMI mise a disposizione di SICILIANO altre somme di denaro (nell’ordine di 10 milioni di lire), per gli spostamenti dal Sud America e per la permanenza in Italia del collaboratore, in occasione delle escussioni.

 

Negli anni successivi una prima richiesta per l’applicazione di un programma di protezione venne presentata dal GI di Milano il 7 febbraio 1996. Successivamente la Procura della Repubblica di Brescia chiese dapprima l’applicazione di misure di protezione urgenti e successivamente, il 25 giugno 1996, formulò richiesta per l’applicazione di uno speciale programma di protezione. La proposta venne accolta dalla Commissione Centrale del Ministero dell’Interno con delibera del 23 ottobre 1996.

 

Martino SICILIANO ha dunque assunto il ruolo di collaboratore di giustizia sia nel procedimento per la strage di Piazza Fontana che in quello relativo alla strage di Brescia del 28 maggio 1974.

 

 

La valenza dell’apporto collaborativo di SICILIANO è stata estremamente significativa, specie nell’ambito del procedimento milanese. Le sue dichiarazioni più rilevanti (di estrema utilità anche nell’ambito del procedimento bresciano) sono quelle che consentono di affermare il coinvolgimento di ORDINE NUOVO di Venezia-Mestre nelle strategie eversive che vanno dalla fine degli anni ‘60 alla prima metà degli anni ‘70 e che consentono di individuare una diretta responsabilità di Delfo ZORZI e di Carlo Maria MAGGI nelle vicende eversive di quegli anni.

 

Fin dalla metà degli anni ‘60, come si è detto, Martino SICILIANO ha attivamente militato nel gruppo “mestrino” di ORDINE NUOVO del Triveneto (fino al 1972/73 ha avuto la disponibilità delle chiavi della sede di Via Mestrina) ed ha operato all’interno della cellula capeggiata da Delfo ZORZI, partecipando direttamente ad alcune delle “operazioni” più significative, quali gli attentati del 3 e 4 ottobre 1969 alla Scuola Slovena di Trieste ed al cippo di confine italo-jugolslavo di Gorizia, attentati in relazione ai quali ha formulato circostanziate chiamate di correo nei confronti di Delfo ZORZI, Carlo DIGILIO, Carlo Maria MAGGI ed altri ordinovisti.

 

SICILIANO è stato anche il tramite tra gli ordinovisti di Venezia-Mestre ed i milanesi della FENICE. I suoi rapporti con Carlo Maria MAGGI, Delfo ZORZI e Giancarlo ROGNONI sono stati talmente stretti, da consentirgli un osservatorio privilegiato sulle vicende eversive oggetto dei procedimenti di Milano e di Brescia.

 

Il predetto ha riferito di aver fatto da autista a MAGGI fino al 1971/72 ed è testimone della disponibilità di armi ed esplosivi da parte del gruppo ordinovista di Venezia- Mestre e delle attività eversive realizzate da tale gruppo fino ai primi anni ‘70. Grazie al suo rapporto di amicizia e di collaborazione con Delfo ZORZI, ha altresì potuto fornire un significativo spaccato della personalità di quest’ultimo.

 

Quanto alla responsabilità di Delfo ZORZI nei fatti del 12 dicembre 1969, l’episodio più concreto al quale SICILIANO ha fatto riferimento è quello della c.d. “cena del tacchino”, che si sarebbe svolta l’ultimo dell’anno del 1969 e durante la quale ZORZI, in presenza del SICILIANO e di Giancarlo VIANELLO (che ha parzialmente smentito la circostanza) avrebbe fornito delle implicite ammissioni, lasciando “chiaramente capire che all’attentato di Milano aveva partecipato gente di Ordine Nuovo di Mestre e di Padova e in particolare vi aveva partecipato lui stesso, pur senza affermarlo esplicitamente”. Il fatto è meglio descritto e vagliato, nel suo significato probatorio, nella sentenza della II Corte di Assise di Milano del 30 giugno 2001.

 

La II^ Corte d’Assise di Milano, nella citata sentenza, ha compiuto una valutazione completa della figura del collaboratore, concludendo per la sua attendibilità: “il giudizio espresso dalla Corte sull’attendibilità di Siciliano è altamente positivo con riferimento alla quasi totalità dei parametri soggettivi ed oggettivi...”. Il SICILIANO ha altresì esposto all’A.G. di Milano una serie di ulteriori elementi, che lo avevano condotto a ritenere Delfo ZORZI coinvolto nella strage del 12 dicembre 1969.

Il giudizio circa l’attendibilità intrinseca ed estrinseca di Martino SICILIANO è pienamente confermato anche nella sentenza n. 11/04 del 12 marzo 2004 con la quale della II Corte d’Assise d’Appello di Milano ha assolto Carlo Maria MAGGI e Delfo ZORZI, ex art. 530 comma 2 cpp, dall’accusa di avere concorso nella strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969.

Nel presente procedimento le dichiarazioni di Martino SICILIANO hanno particolare rilevanza per quanto il medesimo ha riferito circa le attività eversive svolte dal gruppo di Venezia-Mestre di ORDINE NUOVO ed il ruolo assunto, nell’ambito di dette attività e di tale gruppo, da Delfo ZORZI e da Carlo Maria MAGGI.

SICILIANO è altresì testimone qualificato dei rapporti di MAGGI con Ermanno BUZZI e di quest’ultimo con Gian Gastone ROMANI e con Delfo ZORZI ed ha altresì confermato l’ideologia stragista di MAGGI e ZORZI (“… la strage quale mezzo di lotta politica era teorizzata e sostenuta da MAGGI e da ZORZI ...”).

 

 

 

 

 

8.20.2 – Le condotte di favoreggiamento che il GUP di Brescia ha stralciato dal presente procedimento e ha trasmesso a Milano per competenza territoriale

Il ruolo di collaboratore di giustizia di Martino SICILIANO è venuto meno a seguito del comportamento che il predetto ha assunto il 18 maggio 1998 nell’occasione in cui, convocato dal GIP del Tribunale di Milano per rendere le proprie dichiarazioni nelle forme dell’incidente probatorio (nell’ambito del procedimento relativo alla strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969), si è avvalso della facoltà di non rispondere, quale imputato in procedimento connesso e si è contestualmente allontanato dal territorio italiano.

 

Alle udienze dell’ottobre/novembre 1999 fissate dinanzi alla V Corte di Assise di 290 vds. pag. 769 e segg. della citata sentenza, acquisita agli atti del dibattimento.

Milano (nell’ambito del procedimento relativo alla strage di via Fatebenefratelli del 17 maggio 1973) SICILIANO non si è presentato alla Corte ed alle successive udienze fissate a far data dal 22 settembre 2000, dinanzi alla II Corte di Assise di Milano (nell’ambito del dibattimento relativo alla strage di piazza Fontana), sebbene fosse stato nel frattempo riammesso al programma di protezione, si è sottratto alla tutela del Servizio Centrale di Protezione e si è nuovamente recato all’estero.

Il 10 aprile 2002 veniva depositata presso la Procura della Repubblica di Brescia, “per unione agli atti” del procedimento n. 91/97 mod. 21, avente ad oggetto le indagini relative alla strage di piazza della Loggia, una nota del 9 aprile 2002, a firma dei difensori di Delfo ZORZI, che recava in allegato un memoriale manoscritto, a firma di Martino SICILIANO, che era stato trasmesso dall’avv. Fausto MANIACI, difensore di quest’ultimo, con una missiva datata 11 marzo 2002.

Allegata alla citata nota veniva depositata anche una copia della missiva dell’avv. MANIACI, con la quale il legale affermava di aver ricevuto il documento direttamente dal SICILIANO, “con sua esplicita richiesta di metterlo a disposizione dei difensori degli imputati, ai fini di Giustizia”.

 

Per una migliore comprensione delle varie condotte che sono state contestate a Martino SICILIANO, all’avv. Gaetano PECORELLA (già difensore di fiducia di Delfo ZORZI), all’avv. Fausto MANIACI (già difensore di fiducia di Martino SICILIANO) ed a Vittorio POGGI e che sono state stralciate dal presente procedimento, con la sentenza di incompetenza che il GIP di Brescia ha pronunciato nel corso dell’udienza preliminare, si rimanda ai relativi capi di imputazione di cui al provvedimento ex art. 415 bis prodotto agli atti del dibattimento dalla difesa di Delfo ZORZI.

 

 

 

 

 

8.20.3 – Il memoriale contenente la ritrattazione di Martino SICILIANO

Con il memoriale depositato a Brescia il 10 aprile del 2002, SICILIANO ha riferito che, essendo rientrato in Italia il 28 gennaio 2002 (un paio di mesi dopo la morte del padre) ed avendo avuto modo di leggere la sentenza per la strage di Piazza Fontana, si era reso conto che le dichiarazioni che aveva reso quando aveva collaborato con l’Autorità Giudiziaria erano state travisate e che ciò aveva determinato delle dure condanne a carico di innocenti. Per tale ragione si era indotto a scrivere il memoriale.

 

Nel documento SICILIANO descrive come venne avvicinato, nel 1993, dal dott. MADIA, riferisce della notifica (nell’agosto 1993, quando si trovava in Colombia) dell’informazione di garanzia per la strage di Milano, della campagna di stampa che, poco dopo, lo additò come un assassino, dei contatti che aveva avuto con Delfo ZORZI, che aveva cercato di procurargli un lavoro, nel 1994, della visita a San Pietroburgo, dei contatti che egli stesso aveva nuovamente preso con il dott. MADIA (che gli presentò l’allora Cap. GIRAUDO), dell’indennizzo da lui stesso proposto ed ottenuto (di 50.000 dollari), degli interrogatori da parte del GI di Milano dott. SALVINI, delle telefonate a MAGGI (per convincerlo a collaborare), del suo inquadramento quale collaboratore di giustizia, degli interrogatori davanti al PM di Brescia, durante i quali “tutte le domande tendevano verso Piazza della Loggia, Servizi Segreti, Israeliani e non, tutte cose che non conoscevo e sulle quali mi arrabattavo dopo aver letto qua e la gli interrogatori di Milano”.

 

SICILIANO riferisce, poi, dei vari spostamenti avuti quale collaboratore di giustizia e del relativo trattamento economico (da lui ritenuto insufficiente e inadeguato) e spiega che, nel maggio del 1998, rientrato dalla Colombia in Italia, “preso dai rimorsi di coscienza per il cattivo uso che era stato fatto” dei suoi verbali, aveva deciso di non rispondere alle domande in occasione dell’incidente probatorio che era stato fissato dinanzi all’AG di Milano.

 

La parte conclusiva del memoriale è quella più significativa: SICILIANO riferisce infatti di non sentirsi a posto con la coscienza e rileva che le sue dichiarazioni sarebbero state usate per “corroborare” le dichiarazioni di altri e condannare degli “innocenti”. La c.d. “cena del tacchino” si sarebbe effettivamente svolta il 31 dicembre 1967, come aveva sostenuto Giancarlo VIANELLO. I discorsi da lui attribuiti a ZORZI come fatti in quella circostanza, sarebbero stati fatti in “tempi non sospetti” e da lui “introdotti in un verbale per equivoco”. ZORZI non si sarebbe mai vantato di essere l’autore della strage. Anche la c.d. “crisi di pianto” con Piergiorgio GRADARI sarebbe avvenuta in un contesto completamente diverso. ZORZI non gli avrebbe mai confessato di avere a disposizione ulteriore esplosivo e altri contenitori metallici, residuati dagli attentati di Trieste e Gorizia.

 

Quanto al giorno della strage di Milano del 12 dicembre 1969, SICILIANO ha confezionato un vero e proprio alibi, a favore di Delfo ZORZI: quel giorno, attorno alle 18.30 aveva telefonato alla pensione dove ZORZI alloggiava, a Napoli, ricevendo risposta dalla padrona che il predetto non era ancora rientrato. Attorno alle 20.30/21.00 era finalmente riuscito a mettersi in contatto telefonico con ZORZI, appena tornato dall’allenamento di judo, e nel corso della conversazione aveva avuto modo di parlare a lungo, con lui, di quanto era accaduto a Milano.

 

Anche gli incontri tra ZORZI e RAUTI, per parlare di attentati e stragi, non erano mai avvenuti e soltanto le letture effettuate prima degli interrogatori gli avevano consentito di fare dei discorsi sulla “strategia della tensione”. Nulla sapeva, infine, di rapporti di ZORZI con i servizi segreti. Nella parte conclusiva del memoriale SICILIANO manifesta la propria disponibilità ad essere interrogato in Colombia o in Francia, pur di non “vedere degli innocenti marcire in galera vita natural durante”.

 

Ogni commento sulla scarsa attendibilità di questa ritrattazione, con la quale SICILIANO, a distanza di otto anni dalle sue prime dichiarazioni, descrive in termini di “travisamento” ed “equivoco”, ciò che semmai sarebbe una calunnia da parte sua, viene qui omesso, in quanto reso superfluo, dal contenuto chiarissimo delle intercettazioni ambientali e telefoniche di cui, a breve, si dirà.

 

 

 

 

 

8.20.4 – Le dichiarazioni rese da ZORZI a Parigi nel 1995

Per una migliore comprensione del quadro probatorio nell’ambito del quale si inserisce la ritrattazione di Martino SICILIANO e della valenza di alcune delle conversazioni ambientali intercettate, si rappresenta che Delfo ZORZI, in occasione delle spontanee dichiarazioni rese al PM di Milano, che lo interrogava presso il Consolato Generale d’Italia a Parigi il 13 dicembre 1995, ha dichiarato:

- che il 12 dicembre 1969 si trovava a Napoli, dove frequentava l’Istituto Orientale, alloggiando presso una pensione;

- che SICILIANO “che lavorava ai telefoni di Stato e quindi riusciva a telefonare gratis” gli telefonò “nelle immediatezze della strage, forse la sera stessa” domandò “in modo colloquiale se avessi saputo della strage e che cosa ne pensavo”, ribadendo: “credo che la telefonata del SICILIANO … mi sia giunta lo stesso 12.12.1969”.

 

E’ agevole rilevare che le affermazioni contenute nel memoriale del SICILIANO si saldano, non casualmente, con le dichiarazioni che Delfo ZORZI aveva reso a Parigi, nel dicembre 1995. I particolari riferiti da ZORZI, a distanza di 26 anni dal fatto, avrebbero infatti potuto avere rilievo soltanto qualora avessero ricevuto una conferma da parte del SICILIANO che invece, fin dall’ottobre del 1994, aveva intrapreso la propria scelta collaborativa ed aveva fornito al GI di Milano una diversa ed incompatibile ricostruzione degli spostamenti e dei contatti che aveva avuto il giorno della strage.

 

 

 

 

 

8.20.5 – I contatti di Martino SICILIANO con Giuseppe FISANOTTI

Il 19 marzo 2002, e cioè prima ancora che si avesse notizia del memoriale di SICILIANO, il Magg. Massimo GIRAUDO, aveva fatto pervenire a questo Ufficio una nota con la quale aveva comunicato che Giuseppe FISANOTTI, soggetto che aveva fornito un rilevante apporto testimoniale nell’ambito della precedente inchiesta per la strage di Brescia, lo aveva contattato telefonicamente (nelle prime ore del pomeriggio) e gli aveva riferito di avere ricevuto (verso le ore 14.00) una telefonata di Martino SICILIANO che gli aveva detto che si trovava a Milano, in un albergo vicino alla Stazione, e, dopo essersi lamentato per essere stato abbandonato da tutti e di non avere più sentito l’Ufficiale, aveva manifestato il desiderio di incontrarsi con il FISANOTTI.

 

Quest’ultimo aveva accettato l’invito e i due si erano accordati per incontrarsi a Milano, il giorno successivo.

In occasione di un successivo contatto telefonico, intercorso nella prima mattina del 20 marzo 2002 tra l’Ufficiale ed il collaboratore, il Magg. GIRAUDO, come disposto da questa AG, aveva chiesto a FISANOTTI di riferire in ordine al colloquio che quest’ultimo aveva autonomamente concordato con SICILIANO. Nell’occasione il FISANOTTI aveva fornito all’Ufficiale i recapiti telefonici dell’albergo presso il quale SICILIANO era alloggiato (Hotel VIRGILIO – 02.6691337 e 02.6691438).

 

Con successiva nota del 20 marzo 2002, il Magg. GIRAUDO aveva fatto pervenire a questo Ufficio un appunto, redatto dal FISANOTTI, con il quale quest’ultimo aveva relazionato quanto aveva appreso dal SICILIANO, in occasione dell’incontro che aveva avuto a Milano, verso le ore 10.30 di quello stesso giorno. Con il citato appunto, FISANOTTI aveva riferito che SICILIANO gli aveva detto di “essere sparito” in quanto “si sentiva preso in giro” (con particolare riferimento al trattamento economico previsto dal programma di protezione), che aveva “ferma intenzione di preparare una tremenda vendetta” contro coloro che ne erano i responsabili, che aveva parlato con il difensore di ZORZI (“Onorevole di F.I.”), che aveva chiesto “una somma per potersi mettere tranquillo” e forse “un anticipo” e che ZORZI, al riguardo, aveva “consegnato un miliardo per fondo spese”.

 

A fronte dei propositi manifestati dal SICILIANO, che in realtà avevano già trovato parziale ma concreta attuazione con la redazione e la consegna, all’avv. MANIACI, della ritrattazione contenuta nel memoriale sopra citato, FISANOTTI, di propria iniziativa, aveva cercato di dissuadere il SICILIANO, che già “anni addietro ... a Mantova” gli aveva manifestato l’intenzione di “cercare finanziamento da ZORZI”dal proposito di “demolire il processo” ed era giunto a prospettargli la possibilità di riprendere la collaborazione per un “eventuale contatto con ZORZI”, ottenendo la disponibilità del SICILIANO ad attendere alcuni giorni, prima di assumere qualunque iniziativa.

 

A quel punto, per verificare quali fossero le reali intenzioni dell’ex collaboratore, e per evitare eventuali iniziative dirette ad inquinare le prove, dopo che il FISANOTTI aveva ottenuto l’assenso del SICILIANO ad incontrarsi con il Magg. GIRAUDO, veniva delegata l’escussione del predetto, ai sensi dell’art. 197 bis cpp, con contestuale intercettazione ambientale, al fine di registrare eventuali dichiarazioni spontaneamente rese prima o dopo la formale escussione e venivano fornite precise disposizioni al fine di evitare ulteriori contatti tra FISANOTTI e SICILIANO.

 

La convocazione orale per il 28 marzo 2002, presso la Sezione Anticrimine del ROS Carabinieri di Milano, effettuata dal Magg. GIRAUDO su delega di questo Ufficio, rimaneva senza effetto, in quanto il SICILIANO, secondo quanto comunicato telefonicamente dallo stesso FISANOTTI, anziché presentarsi all’UPG delegato, nella mattinata del 27 marzo 2002, si era allontanato in treno per la Svizzera, circostanza confermata dal personale dell’Hotel VIRGILIO.

 

Successivamente si aveva modo di appurare che la permanenza di quest’ultimo presso l’Hotel VIRGILIO di Milano si era protratta dal 22 febbraio 2002 al 27 marzo 2002.

 

Il 4 aprile 2002 Giuseppe FISANOTTI comunicava ai Carabinieri del ROS di Roma di essere stato nuovamente contattato da SICILIANO, che gli aveva detto di trovarsi all’estero e di essere in procinto di rientrare in Italia. Al fine di individuare e documentare i contatti telefonici intercorsi tra SICILIANO e FISANOTTI, veniva disposta l’acquisizione dei tabulati relativi alle utenze in uso all’Hotel VIRGILIO (02.6691337 e 02.6691438) ed al FISANOTTI (348.7704902 e 045.6850156), limitatamente al periodo compreso tra l’1 marzo 2002 e la data di emissione del provvedimento.

 

 

Il 20 ed il 21 aprile 2002, sul GAZZETTINO DI VENEZIA, venivano pubblicati due articoli di Giuseppe PIETROBELLI nei quali era riportato l’intero contenuto del memoriale che la Difesa di Delfo ZORZI aveva depositato a Brescia il 10 aprile 2002.

 

Sul quotidiano del 21 aprile 2002 veniva anche pubblicata una intervista che PIETROBELLI aveva fatto ad uno dei legali di ZORZI, dal titolo “E’ la conferma delle nostre tesi: i pentiti non sono attendibili”. Nel corpo il legale affermava che il memoriale costituiva un “elemento di grossa novità che conforta le tesi della difesa sulla non-genuinità delle dichiarazioni di SICILIANO e di Carlo DIGILIO, espresse anche nei motivi di appello” e dopo avere formulato positive valutazioni per quanto espresso nel memoriale/ritrattazione con riguardo ai temi della c.d. cena del tacchino ed in ordine alla mancanza di genuinità delle fonti di conoscenza dalle quali avevano tratto spunto le dichiarazioni del collaboratore, commentava la conferma d’alibi asserendo: “è un principio d’alibi importantissimo, perché ZORZI di quella telefonata aveva parlato già nel ’95, interrogato a Parigi dal PM PRADELLA. Ma non fu creduto. E la circostanza non poté essere valorizzata al processo, rimaneva una mera affermazione di ZORZI in assenza di una conferma di SICILIANO”.

 

 

Il 2 maggio 2002 FISANOTTI comunicava ai Carabinieri del ROS di Roma di essere stato nuovamente contattato dal SICILIANO che gli aveva riferito di trovarsi in Italia, dalle parti di Crema o di Cremona e di avere la disponibilità di due utenze telefoniche presso le quali poteva essere rintracciato. Dette utenze erano riferibili ad un certo Cosimo ACRI che lo aveva incaricato di reperire eventuali acquirenti per alcuni quadri d’autore. SICILIANO era tornato in Italia proprio per svolgere tale incarico e si era rivolto al FISANOTTI per chiedergli se conoscesse antiquari o persone comunque interessate all’acquisto di dette opere d’arte. Entrambe le utenze (0373.976378 e 335.5344475), intestate alla SMALTERIA ACRI srl di ACRI Cosimo venivano intercettate da questa AG con decreto d’urgenza.

 

Successivamente si apprendeva che il SICILIANO, tornato in Italia, dal 30 aprile 2002 aveva preso alloggio presso la camera n. 16 dell’Hotel VIRGILIO. Con decreto d’intercettazione d’urgenza veniva quindi disposta l’intercettazione ambientale della predetta camera.

 

Il 6 maggio 2002, per verificare quali fossero stati i contatti telefonici del SICILIANO ed in particolare per verificare se il predetto fosse in contatto con persone che potessero avere interesse alla “ritrattazione” contenuta nel memoriale depositato il 10 aprile 2002, veniva ampliato il periodo di riferimento dell’acquisizione dei tabulati già disposta con decreto del 15 aprile 2002 (per le utenze dell’Hotel VIRGILIO dal 24 febbraio 2002 al 6 maggio 2002 e per le utenze di FISANOTTI dal 29 gennaio 2002 al 6 maggio 2002) e veniva altresì disposta l’acquisizione dei tabulati delle utenze di Cosimo ACRI (0373.976378 e 335.5344475 dal 29 gennaio 2002 al 3 maggio 2002, data in cui erano iniziate le relative intercettazioni telefoniche).

 

 

Le intercettazioni permettevano subito di accertare che la presenza del SICILIANO in Italia era da mettersi in relazione all’intenzione di lucrare denaro dalla collocazione di numerosi quadri, apparentemente di grande valore, che si trovavano nella disponibilità di Cosimo ACRI. Alcuni di tali quali, in un secondo tempo, sono risultati falsi e/o rubati.

 

Avendo FISANOTTI manifestato la propria disponibilità a registrare con idonea attrezzatura le conversazioni “ambientali” che si sarebbero verificate tra lui e SICILIANO, con il quale erano possibili ulteriori contatti, in relazione alla sopradescritta questione della collocazione dei quadri (nella quale il primo si era lasciato coinvolgere proprio per creare tali occasioni di incontro), in data 9 maggio 2002, veniva chiesta ed ottenuta l’autorizzazione ad effettuare l’intercettazione delle conversazioni che sarebbero intercorse tra Martino SICILIANO e Giuseppe FISANOTTI.

 

 

 

 

 

8.20.6 – Le intercettazioni telefoniche ed ambientali

Viene di seguito esaminato il contenuto delle intercettazioni telefoniche ed ambientali che hanno portato all’arresto di Marino SICILIANO del 10 giugno 2002.

 

 

 

 

 

8.20.6.1 – L’intercettazione ambientale del 14 maggio 2002

Una prima intercettazione ambientale del 14 maggio 2002 non raggiungeva l’esito atteso per ragioni tecniche, legate alla mancanza di campo nei luoghi dove erano avvenute le conversazioni. Nell’occasione, il FISANOTTI si era recato all’incontro con il SICILIANO accompagnato dal M.llo BONANZA del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, che si era presentato allo stesso FISANOTTI quale architetto ed esperto in opere d’arte.

FISANOTTI, preventivamente convocato presso gli uffici del ROS Carabinieri di Brescia, per pianificare l’attività, aveva portato con sé dei cataloghi commerciali riguardanti prodotti per il risparmio energetico che provenivano dall’Inghilterra ed aveva chiesto di poterli mostrare a SICILIANO al fine di indurre quest’ultimo a parlare di Delfo ZORZI, traendo spunto dalla possibilità di commercializzare detti prodotti in Giappone.

Nel corso dell’incontro, avvenuto presso un’abitazione in Fara Gera d’Adda (BG), SICILIANO, allettato dalla possibilità di intavolare un rapporto commerciale con il Giappone, aveva affermato che avrebbe potuto contattare Delfo ZORZI o tramite il fratello di quest’ultimo o incontrandolo personalmente in Svizzera ed alla provocazione di FISANOTTI, che lo stimolava in ordine al “favore” che SICILIANO aveva fatto a ZORZI, con la consegna del memoriale, replicava che, in effetti, ZORZI gli doveva un favore e che lui era stato costretto, per poter ottenere l’aiuto (evidentemente economico) che gli aveva chiesto, a redigere il memoriale ed a consegnarlo al suo avvocato che, a sua volta, lo aveva consegnato ai legali di ZORZI che lo avevano portato in Procura a Brescia ed aveva aggiunto che, attraverso la commercializzazione in Giappone dei prodotti per il risparmio energetico, avrebbe potuto, in ogni caso, recuperare il denaro che Delfo ZORZI gli aveva promesso.

 

 

Il resoconto di quanto accaduto in occasione dell’incontro con SICILIANO veniva fornito da FISANOTTI anche nel corso di contatti telefonici con il Magg. GIRAUDO tra la sera del 14 e la mattina del 15 maggio 2002 e tramite una sorta di relazione, trasmessa al ROS di Roma con un fax del 15 maggio 2002.

 

 

 

 

 

8.20.6.2 – L’intercettazione ambientale del 16 maggio 2002

La prima conversazione ambientale significativa è quella che ha avuto luogo in Milano, a partire dalle h. 21.50 del 16 maggio 2002, presso il SILVER PUB di via Pier Luigi da Palestrina ed è proseguita in strada e sulla autovettura del FISANOTTI.

Nel corso della citata conversazione, alla cui trascrizione si rimanda, veniva affrontato da SICILIANO e FISANOTTI l’argomento della ritrattazione e dei vantaggi economici che il primo riteneva di poter conseguire, a seguito della redazione del memoriale.

Dalla trascrizione emerge in modo chiaro che SICILIANO, provocato sul punto dal FISANOTTI, ha riferito all’amico che si attendeva una ricompensa, da parte di Delfo ZORZI, nell’ordine dei 500.000 euro e che già aveva ricevuto, per il memoriale, un primo anticipo di 5 milioni, evidentemente di lire.

FISANOTTI, a pag. 23 della trascrizione del Perito, osserva che quanto SICILIANO ha fatto, mandando il memoriale ai difensori di ZORZI, non ha prezzo.

SICILIANO: Eh, mi dà un... dà una mano [...]...

FISANOTTI: “Una mano” di dollari vuol dire “un miliardo”...?, ... in... in... tradotto in lire.... Se vuoi in euro, diciamo 500mila euro?, Poco più.

SICILIANO: [...], più o meno...

 

A pag. 24 della trascrizione emerge che la ritrattazione è soltanto un primo passo e che, in un secondo tempo, sarebbero andati i legali di ZORZI ad interrogarlo in Colombia o in Francia, nell’ambito delle indagini difensive, e che, nell’occasione, SICILIANO avrebbe confermato il contenuto del memoriale.

A pag. 25 e 32 emerge che, in un’occasione non meglio specificata, ZORZI si era limitato a dargli 5 milioni, per tornare a casa (dall’Italia alla Colombia): “No, non è che mi ha dato 500 lire, m’ha dato i soldi per andare a casa un’altra volta. No, me ne ha dati 5 di milioni. Non me ne frega assolutamente niente. Adesso deve darmi i [...]...“[...] alla fine”, me l’ha detto senza chiederglielo. Che... che... ti prego di credermi... No... ma sì, me ne hanno sempre dato più degli altri e me ne darà...”

A pag. 26 della trascrizione emerge che SICILIANO avrebbe preteso, prima di incontrarsi con gli avvocati di ZORZI all’estero, che ci fosse un versamento in Svizzera “pari a… lo stabilito”.

A pag. 44 si ha una conferma della somma che SICILIANO diceva di attendersi da Delfo ZORZI, ed emerge che sarebbe stato proprio quest’ultimo ad indicare la cifra:

SICILIANO: Io, con una mano, vivo tranquillo e l’altra [...] ha fatto vivere mia figlia e l’ha [...] via...

FISANOTTI: Scusa, “una mano” intendi in dollari?

SICILIANO: [...]centomila dollari...

FISANOTTI: Che ne... [...] mila dollari son... uno e uno? Sì, beh, un miliardo...

 

 

Nel corso della conversazione SICILIANO si è dichiarato sicuro del fatto che ZORZI avrebbe pagato ed ha stigmatizzato il comportamento dello Stato Italiano per il trattamento economico ricevuto, quale collaboratore di giustizia. Vi è un costante riferimento alla cifra di un miliardo, o equivalente, da parte di FISANOTTI e SICILIANO non smentisce mai l’amico, spesso, anzi, conferma che è proprio quella la cifra alla quale aspira, in relazione al suo comportamento nei confronti di ZORZI.

 

A pag. 57 della trascrizione riprende il discorso del rapporto tra pagamento e ritrattazione e si può concludere che le due cose sono strettamente collegate, fino al punto che SICILIANO, se non sarà pagato, ritratterà la ritrattazione:

FISANOTTI: Se questo ti paga quella cifra lì, tu hai vinto al lotto. Se non ti paga...

SICILIANO: ... eh, [...]...

FISANOTTI: ... l’hai persa.

SICILIANO: No, mi paga. Sì, sì...

FISANOTTI: Sì, [...] uno può smentire... e smentire tutta la vita.

SICILIANO: [...] anche tu. Lo faccio lo stesso... c’è anche le prove che... sono stato costretto a fare determinate [...]. Stai tranquillo che, per giocare al lotto, son capace pure io.

 

 

 

 

 

8.20.6.3 – L’intercettazione ambientale/telefonica del 18 maggio 2002

L’intercettazione ambientale effettuata presso la camera dell’Hotel Virgilio ove SICILIANO alloggiava, ha consentito di prendere cognizione di una conversazione telefonica, intercorsa alle h. 01.03 di sabato 18 maggio 2002, tra Martino SICILIANO e la convivente, Martha MAZUERA OCAMPO, residente in Colombia. Nel corso della telefonata, alla cui trascrizione si rimanda, SICILIANO ha chiesto alla donna di telefonare all’avv. FRANCHINI il lunedì successivo “per vedere se riusciamo a prendere i soldi, perché io, qua, sono tu... sono su tutti i giornali ma non riesco a prendere un cazzo. Dovresti chiamare il numero di t… Mhm. E gli dici che sei mia moglie...”, di chiedergli “se... tutto quanto si risolve solo sul giornale o... eh... se c’è qualcosa d’altro, che io ho bisogno... praticamente digli che io sono in condizioni disperate, in Italia, o... o faglielo capire, senza dirglielo, perché questo è l’avvocato di... dell’altra persona” e di rappresentare al predetto che lui aveva “bisogno di parlare con lui o con... direttamente con il signor Delfo ZORZI”.

 

 

Nel corso della telefonata SICILIANO si è premurato di non apparire, agli occhi del legale, direttamente coinvolto nell’iniziativa della donna ed ha suggerito alla stessa di dire che “ tu fai la cosa di testa tua e senza sentire l’avvocato mio di Milano, perché verrà su un casino” e che “ stai telefonando da molto lontano, senza specificar tante cagate. Anche perché non si sa come fare... come stanno i telefoni” ribadendo più avanti il concetto “fagli una... fagli una scena... ... dicendogli che tu agisci di testa tua e che non dica niente qua, a Milano”.

 

 

Nell’occasione SICILIANO ha anche riferito alla donna che il memoriale che aveva consegnato prima di tornare in Colombia avrebbe “ribaltato” tre processi, ivi compreso quello di Brescia: “... corso del mio... coso, che ho lasciato quando sono andato via, è successo l’ira di Dio. Eh. Eh... eh beh.. Eh beh, perché... perché si ribaltano... no uno, si ribaltano tre processi... Si ribalta il processo che stan facendo adesso, che è quello della... Questura di Milano, si ribalta il processo mio e si ribalta il processo di... Brescia, che era in preparazione.”

 

Ed ha commentato dicendo: “praticamente io gli ho dato una... una carta, in mano, che... non ha prezzo. ‘Sta roba qua non ha prezzo. Hai capito? Eh... per quello... però io ho l’impressione che mi stanno cortocircuitando, perché non arrivo a fare quello che... quello che voglio. Cioè, non arrivo a parlare con nessuno. Sono andato due volte da... da ‘sta persona qua, a Milano, che tu ben conosci che... ecco. Eh... e niente. Per cui...”.

 

 

Nella parte conclusiva della telefonata, SICILIANO ha aggiornato la donna in ordine ai tentativi di vendita dei quadri di Cosimo ACRI ed alla possibilità di trovare un impiego quale rappresentante di prodotti per il risparmio energetico: “probabilmente gli ho trovato da vendere tre quadri che son buoni, perché... Su quattordici quadri ce ne sono due... tre... eh... tre che son rubati, cinque che son falsi e tre che son buoni e che un amico mio, FISANOTTI, quello che aveva chiamato... che voleva... che, poi... e ho trovato, probabilmente, di fare rappresentanza a [..Medesin(?)...] perché fa una cosa che interessa la tessitura... per risparmiare sulle macchine in tessitura, e che interessa anche a ZORZI”.

 

 

La telefonata si è interrotta bruscamente alle h. 01.24 per una caduta della linea. Successivamente, alle h. 01.25, SICILIANO ha tentato per tre volte di riprendere la conversazione, senza riuscirvi. Alle h. 01.32 è riuscito a richiamare la convivente e l’ha rassicurata, dicendole che non aveva un’altra donna. Dal brogliaccio di ascolto dell’intercettazione si ricava altresì che la donna non aveva nessuna intenzione di telefonare all’avvocato. Il giorno successivo (domenica 19 maggio 2002) vi sono tre telefonate in rapida successione. Nella prima, delle h. 22.32, SICILIANO ha detto (evidentemente alla convivente) che se doveva dirgli certe cose era meglio che non lo chiamasse più e nelle successive due telefonate, delle h. 22.34 e 22.35, ha parlato con la figlia Erika, residente in Colombia con la madre.

 

 

 

 

 

8.20.6.4 – L’intercettazione telefonica delle h. 10.31 del 20 maggio 2002

Alle h. 10.31 di lunedì 20 maggio 2002 Martino SICILIANO, utilizzando l’utenza della ditta di Cosimo ACRI (0373.976378) ha telefonato allo studio dell’avv. FRANCHINI.

Nel corso della telefonata, alla cui trascrizione si rimanda, SICILIANO, dopo essersi scusato con l’avvocato ed avere premesso che aveva cercato, invano, di parlare con l’avv. MANGIAROTTI “lì allo studio, mi fanno un attimo di schermo e... ... mi consigliano di parlare con il mio avvocato, il quale le... ti... tira le cose per le lunghe, insomma”, si è fatto coraggio ed ha formulato questa prima domanda: “Io ... praticamente volevo sapere due cose, se posso domandarglielo e se lei è disposto... io volevo sapere, a parte il discorso del... mhm... comparizione dei... quegli articoli che ho visto sul... sul Gazzettino, insomma... ... c’è qualche altra conseguenza pratica, o... ... o non è servito assolutamente a nulla? [...]...”.

 

 

A questa prima domanda l’avv. FRANCHINI, che a sua volta, come di seguito si dirà, stava registrando la conversazione, ha fornito al SICILIANO una sintetica ricostruzione delle modalità di consegna del memoriale dall’avvocato MANIACI ai difensori di Delfo ZORZI e da questi ai difensori degli altri imputati ed alla Procura della Repubblica di Brescia ed alla domanda del SICILIANO, che chiedeva di conoscere le ragioni della consegna del memoriale alla Procura di Brescia, l’avv. FRANCHINI ha spiegato che in una pagina del memoriale si parlava anche di Brescia e che il documento non era stato ancora consegnato alla Corte d’Assise d’Appello di Milano in quanto gli atti del processo di Milano non erano ancora giunti dinanzi a tale giudice, al quale avrebbero comunque chiesto di assumere le dichiarazioni del SICILIANO con rogatoria internazionale.

 

Esaurito questo primo argomento, SICILIANO ha formulato una seconda domanda:

“un’altra cosa: io... eh... avevo... non necessità ma piacere di comunicarmi con il suo assistito... ... cosa che non mi è più riuscito da fare... ... perché lui mi aveva, a suo tempo, dato un numero di fax... ... eh... il quale numero di fax... mhm..., ... pur essendo in... come si chiama... in funzione, non... ... non risulta mai raggiungibile ... Se io le lascio un numero di telefono, può farlo pervenire?”.

 

 

A questa seconda domanda l’avv. FRANCHINI, dopo avere premesso: “Mah, guardi... eh... mhm... facciamo due premesse. La prima è questa: mhm... [..impulso tecnico..]... lei... eh... insomma, ha una posizione, diciamo così, di... ... no, no, no, “dubbia”... No, no. Non è questione di dubbia o ha una posizione di testimone. Eh... quindi, insomma, non è che sia... diciamo... ... del tutto opportuno... Però, se... prima premessa. Seconda premessa. Eh... mhm... io, naturalmente, devo sentire il cliente, perché poi è lui che decide... ”, si è reso disponibile a ricevere il numero telefonico presso il quale poteva essere reperito il SICILIANO ed a comunicare a Delfo ZORZI, nell’arco di qualche giorno, l’esigenza del primo di essere contattato: “Ecco. Quindi, lei mi lasci pure il numero,. io tra... quello che posso fare è trasmettere il messaggio e...”.

A quel punto, SICILIANO ha comunicato all’avvocato il suo recapito telefonico di Milano (l’utenza dell’Hotel VIRGILIO) ed il recapito della sua casa in Colombia, precisando che per qualche giorno si sarebbe intrattenuto a Milano.

Raggiunto questo primo risultato, SICILIANO ha formulato un’ulteriore richiesta: “io volevo un’altra cosa, eh... se, per cortesia, potesse trasmettere il mio numero di telefono al... all’avvocato MANGIAROTTI, se lo se... se lei ha occasione di sentirla...

Perché io avrei ... ... ecco, io avrei... eh... necessità di parlare con lui, insomma, ecco ... Perché, siccome mi... mi si contrappone sempre una specie di filtro al discorso...”.

 

 

Anche in questo caso l’avvocato FRANCHINI, dopo avere spiegato che avrebbe ben potuto rivolgersi al suo avvocato, ha accettato la richiesta. Nel concludere la telefonata, SICILIANO, allentando le cautele e le maglie della riservatezza, che fino a quel momento avevano in qualche modo condizionato le sue parole, in questo primo approccio diretto con uno dei difensori della persona che anche grazie alle sue dichiarazioni era stata condannata all’ergastolo, è uscito un po’ più allo scoperto ed ha spiegato: “Ma, siccome l’avvocato mi dice: “Eh... no, eh... eh...”, io ho bisogno assolutamente o di parlare con l’uno o con l’altro. Lei mi è stato molto gentile... a spiega ... a spiegarmi ... le cose come sono e ... e... io faccio sapere che... eh, sono disposto a quant’altro mi fosse richiesto, insomma. Ecco”.

 

A fronte di tale affermazione l’avvocato FRANCHINI ha concluso: “Va bene. Io, comunque, MANGIAROTTI, lo sento e gli dirò di contattarla”.

 

 

 

 

 

8.20.6.5 – L’intercettazione telefonica delle h. 10.49 del 20 maggio 2002

Pochi minuti dopo, alle 10.49 del 20 maggio 2002, sempre utilizzando l’utenza fissa della ditta di Cosimo ACRI, Martino SICILIANO ha telefonato a Giuseppe FISANOTTI, per questioni riguardanti la vendita dei quadri.

Nel corso della telefonata, SICILIANO ha riferito brevemente a FISANOTTI del colloquio appena intercorso con l’avv. FRANCHINI ed in modo assai colorito gli ha fatto capire che aveva urgente bisogno di definire la vendita, in considerazione dei tempi necessari per poter entrare in contatto con ZORZI: “E... tieni presente che... eh... appunto, qua c’è ancora tempo per concretizzare l’altro discorso mio... e, quindi, c'è necessità di ... perché io ho appena finito di parlare con chi di dovere, a Venezia, e m’ha detto che... eh... per tre-quattro giorni... lui non ... non riesce a fare una sega, praticamente andiamo in settimana prossima. Se no mi vedi costretto a... a la cannella del gas”.

 

 

 

 

 

8.20.6.6 – L’intercettazione telefonica delle h. 12.40 del 20 maggio 2002

Anche nel colloquio delle 12.40 del 20 maggio 2002 con l’amico di Telgate, Tullio VAVASSORI, colloquio intercettato sull’utenza fissa della ditta di Cosimo ACRI, SICILIANO ribadisce le difficoltà che incontra nel tentativo di contattare direttamente Delfo ZORZI: “Eh... siamo... siamo a... a aspettare perché, chiaramente, c’è una difficoltà di comunicazione perché il figlio di puttana dell’avvocato mio non vuole farsi scavalcare e... quello di Milano ha cambiato studio. E allora ho beccato quello di Venezia ma... domanda tre-quattro giorni di tempo, insomma, per... per mettersi in comunicazione con chi di dovere”.

 

 

 

 

 

8.20.6.7 – L’intercettazione ambientale/telefonica delle h. 22.19 del 21 maggio 2002

A partire dalle h. 22.19 del 21 maggio 2002, nella camera del SICILIANO presso l’Hotel VIRGILIO è stata registrata un’altra conversazione tra SICILIANO e la convivente.

L’uomo ha riferito alla donna di aver telefonato all’avv. FRANCHINI e di avergli detto che voleva parlare con “quello che sta in Giappone” ed ha aggiunto, indubbiamente millantando con la convivente una sfrontatezza ben lontana dai toni, assai più parati e prudenti, utilizzati nella realtà: “perché adesso voglio sapere esattamente quanto hanno pagato. Questo gli ho detto io al... al discorso... che mi... ... eh, che mi fan parlare. “Perché - gli ho detto - guardate che la fame... io sono qui alla fame. Non posso neanche rientrare a casa mia perché non c’ho il biglietto per rientrare, quindi anch’io c’ho i tempi brevi. Sappiatevi regolare perché, se io adesso vi ho fatto una determinata cortesia, che è venuta fuori su otto giornali differenti, perché è venuto... eh ma stanno rifacendo un processo che avevano fatto la prima volta, quando son venuto qui nel ‘97... no, ‘98, lo stavano rifacendo... e si sono avvalsi, pure in quel caso, del mio... della mia dichiarazione. Gli ho detto: “Guardate che, come le ho fatte, posso anche disfarle. Perché, siccome non sono ancora validi per niente. Quindi... vi è chiaro, state attenti che io aspetto 48 ore... 54 ore, ma non aspetto di più, dopo di che... tiro il cappello per aria e buonanotte””.

 

 

Questo colloquio è importante perché, nella pur evidente millantata spavalderia, consente di comprendere quali fossero i reali propositi del SICILIANO, quali fossero le cose che avrebbe voluto dire all’avv. FRANCHINI e che si è ben guardato dal dire.

Il riferimento, infatti, allude chiaramente alla possibilità o meglio alla minaccia, di ritrattare la ritrattazione, qualora non fossero state soddisfatte le sue impellenti esigenze economiche.

 

 

 

 

 

8.20.6.8 – L’intercettazione telefonica delle h. 13.58 del 22 maggio 2002

Alle h. 13.58 del 22 maggio 2002, nel corso di una telefonata intercettata sull’utenza fissa della ditta di Cosimo ACRI ed intercorsa tra Martino SICILIANO ed il fratello Carlo, il primo ha spiegato di trovarsi ancora in Italia, privo di mezzi di sostentamento, ed ha segnalato, quale elemento di positiva novità, che qualcuno, con una voce relativamente giovane, lo aveva cercato in albergo.

 

E’ chiaro che il SICILIANO, a quel punto e come meglio si vedrà in seguito, pensava che fosse stato lo stesso ZORZI a cercarlo: “sembra che vada tutto ben, perché mi han cercato ieri sera... e stamattina, che io ero uscito. E quel cretino dell’albergo non... eh... non... non prende giù niente, a parte che questo non sia annunciato. Insomma, una voce relativamente giovane e... sembrava da lontano e...”.

 

 

 

 

 

8.20.6.9 – L’intercettazione telefonica delle h. 17.31 del 22 maggio 2002

Alle h. 17.31 di quello stesso giorno, SICILIANO ha nuovamente telefonato allo studio dell’avv. FRANCHINI. La chiamata è stata intercettata sull’utenza fissa della ditta di Cosimo ACRI.

Dopo essersi scusato per il disturbo, SICILIANO ha riferito all’avvocato di due tentativi di chiamata in albergo che non erano andati a buon fine in quanto lui non era in camera. L’avvocato ha replicato che era a conoscenza della situazione e che i tentativi di chiamata non erano solo due ma, probabilmente, anche quattro o cinque.

SICILIANO ha spiegato di essere raggiungibile nella camera dell’albergo in ora tarda, dopo le 22.00 e l’avvocato ha concluso che, probabilmente, sarebbe stato richiamato in serata.

 

 

 

 

 

8.20.6.10 – L’intercettazione ambientale delle h. 19.15 del 22 maggio 2002

Nel frattempo nella mattinata del 21 maggio 2002, apparendo imminente la partenza di Martino SICILIANO per la Colombia, si era deciso di organizzare un nuovo incontro tra Giuseppe FISANOTTI ed il primo.

A partire dalle h. 19.15 del 22 maggio 2002, veniva dunque registrata una conversazione ambientale tra SICILIANO e FISANOTTI, che aveva luogo dapprima nel piazzale antistante la chiesa di Vaprio d’Adda (BG), quindi nell’interno della vettura del FISANOTTI ed infine nella pizzeria Dinky di Milano.

Si tratta di una conversazione di straordinaria importanza in quanto dimostra che l’alibi che Martino SICILIANO aveva fornito a Delfo ZORZI con il memoriale che è stato depositato presso la Procura della Repubblica di Brescia il 10 aprile 2002 è del tutto falso.

Nella prima parte del lungo colloquio, alla cui trascrizione si rimanda, SICILIANO, traendo spunto dalle telefonate che erano giunte in albergo (che lui aveva ritenuto provenissero direttamente da ZORZI e non, come in effetti era, dall’avv. MANGIAROTTI), ha riferito a FISANOTTI il contenuto dei colloqui telefonici che aveva avuto con l’avv. FRANCHINI: “Dammi un passaggio fino a Milano, che... che, dopo le dieci, mi chiama l’amico tuo. M’ha chiamato otto volte. Ho chiamato... ho chiamato la... Io, l’avvocato suo, [...], e mi ha detto: “Cazzo, ma l’hanno... l’avevano chiamata quattro volte...!”, “Eh, ma a me me ne hanno detto due”... beh, è quel coglione che ci ho di padroni di albergo, testa di cazzo... Dopo le dieci chiama, non ti preoccu... gli ho detto che io, dopo le dieci...”. Nel corso del colloquio, il SICILIANO ha affermato di avere sbagliato a rivolgersi al suo avvocato di Milano (l’avv. Fausto MANIACI), che non voleva essere scavalcato ma che non aveva nessuna fretta di chiudere la questione: “son stato stupido, perché ho messo in mezzo l’avvocato mio”.

 

... E io son stato stupido perché... eh... questo ha cominciato a tirarmela... a tirarmi indietro il culo. “Eh, sa... perché dobbiamo vedere... dobbiamo parlare... io conosco PECORELLA però è meglio che ... e... però io gli ho detto: “Guardi, avvocato, che io non c’ho tempo di aspettare una qua...” cioè....” E poi ha continuato: “cioè, quando son andato sono andato via... Gli dico: “Guardi che io vado via un mese, però quando ritorno... (bestemmia)... ho anche bisogno che...”, “No... ma sa... adesso...”... E, invece, io ho parlato direttamente con quello di Venezia [...] e [...]: “Non cerchi di... scavalcarmi”. Io me ne frego i coglioni, ho chiamato l’avvocato FRANCHINI, di Venezia che parla il mio stesso..., Eh, allora m’ha detto... gli dico: “Guardi, avvocato FRANCHINI, io sono...”... ... “... io sono SICILIANO Martino, quello che voi... lei ha fatto l’intervista sul Gazzettino, ha fatto bene e... in TV e [...] accalà... (sospira)...

Voglio sapere se, a parte il discorso dell’intervista, non penso - dico - che il mio memoriale sia... eh... solo stato interessante per l’intervista”, “No, no - dice - c’è... anche dopo, perché venivamo a sentirla...”, “Ecco - dico - e, allora, veda una cosa - dico - siccome la fame è cattiva consigliera e io non c’ho tanto tempo da... da aspettare, lei mi dica una cosa: io non riesco a mettermi in contatto direttamente però gli dica una cosa: che io ho bisogno di parlare con lui, direttamente, il mio numero di telefono, a Milano, è... ta-ta-tata-ta...”... il numero in Colombia è questo qua.

 

 

Anche in questo caso, come già nel corso del colloquio con la convivente del giorno precedente, si osserva che il SICILIANO, riferendo a FISANOTTI il contenuto della telefonata intercorsa con l’avv. FRANCHINI il 20 maggio 2002, ha riferito come espressamente dette cose che, in realtà, forse avrebbe voluto dire o comunque far capire all’avvocato.

 

Nel seguito del lungo colloquio, SICILIANO si è lamentato di come era stato trattato, a cominciare dalla convocazione telefonica avvenuta la mattina alle sette da parte del Magg. GIRAUDO ed alla mancanza di riguardi della Procura di Brescia, con riferimento alle sue esigenze economiche. Accomunando un po’ tutti i suoi insensibili interlocutori, ha osservato “io devo pensare a mia moglie e a mia figlia [...]”.

 

FISANOTTI lo ha incalzato ed ha cercato di richiamarlo alla gravità di quanto si apprestava a fare, facendogli presente che (con la sua collaborazione) aveva “contribuito a... a scrivere una pagina di storia”. SICILIANO, senza smentire che quanto aveva a suo tempo riferito alle AAGG di Milano e di Brescia costituisse la verità, ha replicato che, allo stesso modo, avrebbe contribuito a cancellare quella stessa pagina. FISANOTTI allora gli ha chiesto: “… tu hai dovuto dare decine di riscontri …

Ritengo che tu abbia potuto dare decine di riscontri, giusto?”, e SICILIANO ha confermato: “Certo. Sì. E li hanno riscontrati tutti”. FISANOTTI ha insistito: “quindi significa che tu hai dimostrato che dicevi la verità, ma l’hai dimostrato! Non hai solo detto …”. E SICILIANO ha confermato: “No, no ...” . FISANOTTI allora ha osservato: “Io non credo che questi qui li puoi prendere per il culo in quella maniera lì, non credo…”. SICILIANO gli ha risposto: “No, no... no, i... i... poi le cose e i riscontri sono stati riscontrati... [...], che erano tutti sbagliati, [...]... anche questo contratto di... vanno a fare in culo.”.

 

 

 

In sostanza il significato complessivo della conversazione è che SICILIANO si apprestava a ritrattare cose vere e riscontrate, semplicemente facendo l’operazione inversa rispetto a quando le aveva dichiarate. Dal tenore del colloquio risulta che le iniziative di SICILIANO che ruotavano intorno alla redazione del memoriale ed alla ritrattazione delle dichiarazioni precedentemente rese, costituivano delle falsità ma che, a giudizio del predetto ed in quel preciso momento processuale, l’Autorità Giudiziaria non avrebbe avuto i mezzi per smentirlo.

 

A quel punto il SICILIANO, ha esternato una volta ancora il suo risentimento nei confronti di coloro che, a suo dire, lo avevano preso in giro durante la sua collaborazione ed ha svelato quali fossero i suoi programmi, già in parte realizzati, con il deposito del memoriale: “…hanno pensato di poter... di prendere per il culo il bambino... il cretino, probabilmente, perché tale mi hanno sempre considerato, forse che... Solo che io sono sempre stato un ottimo giocatore di bridge e non mi sono mai, e poi mai, neanche con loro..., ... privato delle carte che potevano garantirmi, da una parte o dall’altra.. Per cui, adesso che ho messo lo [..slancio(?)..]... prima andava bene dall’altra parte, adesso va bene da quest’altra”.

 

In sostanza, SICILIANO ha spiegato a FISANOTTI di avere predisposto le cose in modo tale da poter ritrattare le accuse che aveva mosso nei confronti di ZORZI in modo credibile.

SICILIANO, con un evidente richiamo alle dichiarazioni che Delfo ZORZI aveva rilasciato a Parigi nel dicembre 1995, ha poi riferito a FISANOTTI dell’occasione in cui ZORZI aveva affermato di aver ricevuto, presumibilmente la sera stessa della strage di Milano, mentre si trovava a Napoli, una telefonata del primo: “perché, guarda caso, mi è venuto fuori che il signor Delfo ZORZI, nel... eh... come si chiama... n... nell’interrogatorio che aveva avuto a Parigi... ... a Parigi, quando lui ha... ha parlato con la Pr... Maria Grazia là... con la Maria Grazia Pradella, aveva già detto che era stato chiamato da me, a Napoli, però questo non lo sapeva nessuno... che era lì, lui. Però... “c’era lui”, perché era un sistema che avevamo messo d’accordo... che c’eravamo messi d’accordo noi, all’epoca. Torna benissimo. Torna in un maniera eccezionale. Lui, nell’interrogatorio che ha avuto nel ‘95... ha dichiarato questo, adesso mi faccio conferma l’alibi ...”.

 

 

Emerge dunque con chiarezza, nelle parole rivolte da SICILIANO a FISANOTTI, che in tempi precedenti (“all’epoca”) lo ZORZI si era accordato con il SICILIANO nel senso che il secondo, in caso di coinvolgimento del primo, avrebbe dovuto confermare di avergli telefonato presso la pensione dove alloggiava a Napoli, e di avergli parlato.

Nel corso delle successive non lineari spiegazioni SICILIANO, sorprendentemente, ha affermato che la telefonata cui aveva fatto riferimento nel memoriale, in realtà, era stata effettuata proprio per precostituire un alibi allo ZORZI che però non era presente dall’altro capo del filo del telefono:

 

SICILIANO: “... ha dichiarato questo: “Adesso vi faccio... conferma l’alibi””.

FISANOTTI: “Aaah... ho capito. No, no, adesso cominciano a venire... No, perché avevo capito... Guarda, MARTINO, tu mi stai sconvolgendo la vita. Tu, la telefonata, l’hai fatta veramente...”.

SICILIANO: “ecco bravo”.

FISANOTTI: “ovviamente dall’altra parte non c’era nessuno …”.

SICILIANO: “bravo, bravo”.

FISANOTTI: “la telefonata serviva per fare l’alibi al ZORZI …”.

SICILIANO: “Bravo, bravo, bravo, bravo, bravo”.

 

 

Nel successivo sviluppo del discorso, nel corso del quale SICILIANO ha spiegato che le sue dichiarazioni “corroborano anche quelle di DIGILIO”, c’è un evidente richiamo anche alla c.d. “cena del tacchino”. A tale riguardo SICILIANO, nel colloquio con FISANOTTI, ha svelato quale fosse la sua nuova posizione:

 

“…Io ho dichiarato che ZORZI, in occasione della cena del 31 dicembre 1969... ... ecco, ha dichiarato che... praticamente ha fatto capire che le cose eran state fatte da noi e direttamente da lui; mentre, invece, io dico... (tossisce)... la cena... mi sono sbagliato, che... cioè, a distanza di 30 anni, è anche comprensibile, effettivamente non si è svolta nel ‘69...”.

 

 

Ai dubbi manifestati da FISANOTTI, in ordine alla possibilità che questa nuova versione potesse essere creduta, SICILIANO ha spiegato che avrebbe semplicemente richiamato la testimonianza di Giancarlo VIANELLO: “Come no? Lo sostengo benissimo, perché anche VIANELLO, a casa del quale si è svolta la... si è svolta la cena, a casa del quale... lui dichiara che la cena non si è svolta nel ‘69, si è svolta... anni dopo”.

 

 

Più avanti FISANOTTI ha chiesto nuovamente a SICILIANO se pensava veramente di poter ribaltare il discorso e questi gli ha risposto: “No, no, io ho già... son già riuscito a ribaltargli... già… Quando vengono in Colombia o in Francia, confermo o non confermo.… Ma no, ma... quando verranno io gli do altre... gli do altre conferme, non c’è bisogno... so tutto, io ero già pronto su queste cose qua, perché era una vita che mi preparavo per...”.

 

 

In sostanza, dunque, il contenuto delle dichiarazioni di SICILIANO, in quel momento, dipendevano esclusivamente dal soddisfacimento, o meno, delle sue aspirazioni economiche.

 

 

 

 

 

8.20.6.11 – L’intercettazione ambientale/telefonica delle h. 22.11 del 22 maggio 2002

A partire dalle h. 22.11 del 22 maggio 2002, nella camera dell’Hotel VIRGILIO presso la quale era alloggiato SICILIANO, è stata registrata una conversazione intercorsa tra SICILIANO e l’avv. Lodovico MANGIAROTTI. Dall’esame dei tabulati delle utenze dell’Hotel VIRGILIO è emerso che questa telefonata, della durata di 609 scatti, proveniva dall’utenza 02.89013731 intestata ad EGIDI Alessia (residente in Milano, via F.lli GABBA n. 9). Tale telefonata era stata preceduta da una analoga chiamata delle h. 22.09, durata 60 scatti.

 

 

Nel corso della conversazione SICILIANO, dopo avere spiegato all’avv. MANGIAROTTI che non era più riuscito a trovarlo allo studio e che aveva trovato un messaggio di rivolgersi al suo avvocato, ha spiegato al legale quale fosse la ragione per la quale aveva chiesto all’avv. FRANCHINI di poter parlare con lui ed ha sostanzialmente proposto le stesse domande che aveva già posto all’avv. FRANCHINI, in occasione della telefonata del 20 maggio 2002:

 

“Dunque, avvocato, non so... eh... io volevo domandarle, e ho domandato anche all’avvocato FRANCHINI, il discorso... eh... quello del memoriale, se... mhm... lei può parlare...? Perché non... Sì, nel senso buono... (riso lieve)... E... cioè, è servito... Es... esattamente... (riso lieve)... No, se... stante le cose, era servito a qualcosa o non era servito... a... a nulla insomma, perché no... io... ho... ho preso... conoscenza...”

 

ed ottenuta una risposta, che l’intercettazione non ha reso nota, è passato al secondo e più compromettente quesito:

 

“Ho capito. Va bene. Era quello che... mi interessava più di tutto sapere. Se, poi, era possibile fare qualcosa d’altro, io sono disposto a farlo perché... eh, ritengo... ...”

ed alla risposta dell’interlocutore affermava:

 

“Ecco, e io sono qui... a disposizione... Ah, ho domandato a... No, ma non adesso, per quando voi riterrete opportuno...”

 

ed ha concluso l’argomento commentando:

 

comunque, uno non può neanche... eh, tollerare di continuare a raccontare o propalare delle cose che non corrispondono a... verità, insomma.”.

 

- trattandosi in realtà di una intercettazione ambientale non è stato possibile registrare le parole pronunciate dall’interlocutore del SICILIANO.

 

 

Anche nel seguito di questa telefonata, come già in quella con l’avv. FRANCHINI ha poi introdotto il tema relativo alla sua esigenza di poter essere contattato direttamente da Delfo ZORZI:

 

“... e poi mi... interessava, come ho detto all’avvocato FRANCHINI, se era possibile avere un contatto con... la persona, che....”

 

e, dopo l’ignota replica dell’avv. MANGIAROTTI, completava la sua richiesta, esplicitando in questo caso, a differenza di quanto aveva fatto con l’avv. FRANCHINI, un breve ma assai significativo riferimento al suo attuale stato di bisogno:

 

“io sono... al momento sono ancora qui e... disgraziatamente non posso muovermi per... problemi... che lei facilmente immaginerà, fino a che non trovo il mezzo di andare. E... niente, io sono qui a disposizione”

 

precisando altresì che la sua esigenza di parlare con ZORZI non aveva ad oggetto solo le questioni giudiziarie ma concerneva anche una questione di lavoro (chiaro, al riguardo, è il riferimento alla proposta di FISANOTTI per la commercializzazione degli impianti per il risparmio energetico): avevo anche necessità di parlare con... la controparte, per una questione che esula, poi, dal punto di vista... eh... giudiziario, ma che era una questione di... eh... di lavoro... non mio, di lavoro di una persona che aveva bisogno di...”.

 

 

A quel punto l’avv. MANGIAROTTI deve avere invitato il SICILIANO a scrivere le sue richieste, tanto che quest’ultimo ha domandato:

 

“Eh, ma a chi devo scrivere...?... (riso lieve)... Io non ho... eh... cioè, io avevo un numero... eh, che mi era stato dato, di fax, a suo tempo... eh, che non risponde completamente più e... Eh, come le ri... come le ripeto, fino... a che non ho risposte... ma non da voi, di risposte... Ecco, esattamente, ne... non ho risposte in merito a... del lavoro che ho svolto... eh... sono fermo... ... e... in aspettativa. Quindi sono...”

 

ed al probabile invito dell’avv. MANGIAROTTI, di rivolgersi all’avv. MANIACI, SICILIANO ha replicato:

 

 

“Il mio avvocato, in tutto questo, dice che lui è completamente al... all’oscuro e che, se c’è qualcosa da fare, si vedrà a Settembre. E, per me, i tempi... a Settembre sono tempi lunghi che non... ... anche perché ritengo che, quello che ho dovuto fare... e che ho potuto fare, l’ho fatto... eh... senza nessuna... senza nessuna... come si dice... pensiero del poi, ecco, adesso non mi ricordo neanche l’espressione in Italiano, perché... le... cosa vuole... Ecco. E... questo è la... il discorso del mio avvocato. Per quello io ho chiamato l’avvocato FRANCHINI, non trovando lei”

 

ed ha concluso la telefonata dicendo:

 

Io sono qui. Se potesse... far passare, insomma, il... il mio discorso, eh, la ringrazierei, ecco.”.

 

 

 

 

 

8.20.6.12 – L’intercettazione telefonica delle h. 11.29 del 27 maggio 2002

Il 27 maggio 2002, nel corso di una telefonata con Tullio VAVASSORI, intercettata alle h. 11.29 sull’utenza fissa della ditta di Cosimo ACRI, Martino SICILIANO ha spiegato all’amico, che ha dimostrato di essere a conoscenza di tutti i suoi vari problemi, le difficoltà che stava incontrando, nel tentativo di entrare in contatto con Delfo ZORZI.

SICILIANO: “...ci sono difficoltà di comunicazione per quel discorso mio; per l’altro... ...”.

VAVASSORI: “Non è che ti hanno inculato? Che ti hanno fatto fare cosa volevano e adesso...”.

SICILIANO: “No... no, no, no, assolutamente; e quello... ma... quello resta poco da prendere perché, levate via tutte le spese, resta da prendere poco Per quel discorso. Per l’altro no, perché non è stato fatto assolutamente niente e, quello che è stato fatto, non ha nessuna... non ha nessuna valenza se non segue niente, insomma...”.

 

Chiaro è il riferimento alla redazione del memoriale che non avrebbe avuto nessuna valenza processuale se non fosse stato seguito dalla rogatoria all’estero.

 

SICILIANO: “... quindi... (riso lieve)... niente. No, c’è proprio un difficoltà di comunicazione, perché la persona che... che avevo a Milano ha cambiato studio... ... mi ha chiamato lui, quand’è stato... eh... mercoledì o giovedì e eravamo d’accordo che ci sentivamo e adesso [..impulso tecnico..] ero a Venezia per fare il giro che mi richiami di nuovo, insomma. C’è proprio una difficoltà anche perché... chiaramente non... non è che abbiano molto piacere di parlare con la controparte perché... ... tecnicamente quello è il discorso, insomma. E il mio avvocato, al solito, fa orecchie di mercante e si incazza e... Adesso lo chiamerò pure a lui per dirgli che... che si... si incazzi un po’ di meno e mi faccia parlare con chi di dovere, se non vuol parlar lui direttamente, insomma”.

 

 

In sostanza SICILIANO si è lamentato del fatto di non avere più saputo nulla dall’avv. MANGIAROTTI che “ha cambiato studio”, di dover nuovamente telefonare all’avv. FRANCHINI, per chiedergli nuovamente di essere richiamato dall’avv. MANGIAROTTI, e dell’avv. MANIACI che “fa orecchie da mercante” e che non voleva farlo parlare “con chi di dovere”. I due, successivamente, sono passati a parlare degli altri problemi di SICILIANO, connessi alla vendita dei quadri.

 

 

 

 

 

8.20.6.13 – L’intercettazione telefonica delle h. 11.42 del 27 maggio 2002

Dopo la telefonata con VAVASSORI, in rapida successione, SICILIANO dapprima ha cercato di contattare l’avvocato MANIACI (alle h. 11.40 del 27 maggio 2002), senza riuscire a parlare con il legale, impegnato in una riunione, e successivamente (alle h. 11.42 del 27 maggio 2002) ha telefonato all’avv. FRANCHINI.

 

Nel corso di quest’ultima telefonata il SICILIANO ha nuovamente rappresentato all’avvocato l’urgenza di poter parlare quantomeno con l’avv. MANGIAROTTI: “io la pregherei se potesse attivarsi, perché mi chiami quantomeno l'Avvocato MANGIAROTTI, perché io non so più dove ... trovarlo. Mi aveva chiamato una volta ... Io ho parlato con lui ... E ho giù ... urgente bisogno proprio di parlare con ... la mia controparte, ecco, chiamiamola così”.

 

 

A quel punto l’avvocato FRANCHINI ha fornito al SICILIANO il numero dell’utenza cellulare dell’avv. MANGIAROTTI:

“Scusi, vediamo un po' ... Le do il cellulare, così lo chiama ... perché è inutile che facciamo tutti sti giri di telefonate”.

 

 

 

 

 

8.20.6.14 – L’intercettazione telefonica delle h. 13.25 del 27 maggio 2002

Alle 13.25 dello stesso giorno (lunedì 27 maggio 2002), dall’utenza fissa della ditta di Cosimo ACRI, Martino SICILIANO ha chiamato l’avv. MANGIAROTTI sull’utenza cellulare che gli era stata comunicata dall’avv. FRANCHINI.

 

Dopo essersi scusato per il disturbo ed avere spiegato che aveva avuto il numero del cellulare dall’avv. FRANCHINI:

 

“Mi scusi se la disturbo. Ho avuto il suo numero di cellulare dall'Avvocato FRANCHINI di Venezia ... che me l'ha dato. (Accenna una risata)”,

 

SICILIANO ha rinnovato l’urgente richiesta di poter parlare, asseritamente “per lavoro” direttamente con Delfo ZORZI:

 

“Io avevo assolutamente, poi, bisogno di parlare con... con quel signore che sta in Giappone, per lavoro e... se lei potesse farmi la cortesia di dirgli di chiamarmi. Il mio numero lei ce l’ha, e io non... non so come raggiungerlo differentemente, ecco.”.

 

 

 

A questa richiesta, l’avvocato MANGIAROTTI ha risposto: “Io, l'unica cosa che posso fare per lei, è… credo, oggi, nel tardo pomeriggio, dargli questo messaggio” SICILIANO ha ribadito: “Ecco, mi farebbe una cortesia e… facendogli presente poi che io sono stato ai discorsi e che avrei bisogno di parlargli per lavoro, se vuole chiamarmi. E se no, va bene lo stesso… insomma... (Ride) ... Io ho esperito i miei tentativi”.

 

 

Anche in questo caso, come già nella telefonata con l’avvocato FRANCHINI del 20 maggio 2002, Martino SICILIANO ha fatto un accenno ad un non meglio specificato precedente accordo intercorso tra lui e lo ZORZI ed ha invitato l’avvocato a fare menzione di ciò nel colloquio con il cliente, invitando il legale a fare presente a ZORZI : “che io sono stato ai discorsi”.

 

L’avvocato MANGIAROTTI, si è fatto carico di riferire a ZORZI la richiesta di SICILIANO ed ha concluso: “D'accordo!”.

 

 

 

 

 

8.20.6.15 – L’intercettazione telefonica delle h. 16.45 del 27 maggio 2002

Qualche ora dopo, alle h. 16.45 del 27 maggio 2002, SICILIANO ha richiamato il suo legale di fiducia, l’avvocato Fausto MANIACI, dall’utenza fissa della ditta di Cosimo ACRI. Nel breve colloquio con il legale SICILIANO ha formulato la solita pressante richiesta: “Io avrei bisogno di parlare assolutamente con la controparte” ma ha ricevuto, dall’avvocato MANIACI, una risposta negativa, o meglio la conferma di una risposta negativa, evidentemente già formulata nel corso di precedenti colloqui: “guardi, io... eh… lei si rivolge a un indirizzo sbagliato, perché, ripeto, io mhm...”.

 

quel punto SICILIANO ha cercato di interrompere il legale segnalando che aveva necessità di conferire con Delfo ZORZI “Per un discorso di lavoro”, nell’evidente tentativo di stemperare la negativa reazione dell’avvocato, ma ha ricevuto una nuova ed ancora più determinata risposta negativa: “No, no, no ... Non m'interessa. Guardi, io non ho nessuna controparte ... Non ho nessun riferimento e quindi ... l'unica cosa che le posso dire è che il nostro mandato è esaurito ... Per cui, la prego vivamente di non fare più riferimento a me per situazioni che non sono assolutamente interne al mandato esaurito e che ... fino a ... se ... fin a quando non ci ... non subentrino elementi nuovi ...”.

 

Ed al tentativo di SICILIANO di portare il discorso sulla proposta lavorativa che proveniva dal FISANOTTI ed aveva ad oggetto la possibilità di commercializzare in Giappone le apparecchiature per il risparmio energetico:

 

“Ho capito. No, ma perché ho una ... come si chiama ... un'apparecchiatura che interessa ...”,

 

l’avvocato ha definitivamente chiuso l’argomento dicendo: “Ho capito. Però non posso far niente”.

 

 

 

 

 

8.20.6.16 – L’intercettazione telefonica delle h. 09.10 del 28 maggio 2002

Alle h. 09.10 di martedì 28 maggio 2002, Martino SICILIANO ha cercato di mettersi in contatto con l’avvocato MANGIAROTTI, chiamandolo dall’utenza cellulare della ditta di Cosimo ACRI (335.5344475) e non avendolo trovato gli ha lasciato un messaggio sulla segreteria telefonica:

 

“Avvocato MANGIAROTTI, è ancora Martino Mi spiace disturbarla. Eh… Io non so se riuscirò a contattarla durante la giornata. Se, per cortesia, mi può chiamare lei, all'ora che lei sa, al numero che lei ha e che è lo: 02.6691337. Grazie!”.

 

 

 

 

 

8.20.6.17 – L’intercettazione telefoniche del 28 e del 29 maggio 2002

Nelle giornate del 28 e del 29 maggio 2002 sono continuati i contatti telefonici tra SICILIANO e FISANOTTI, finalizzati al reperimento di un acquirente per i quadri di Cosimo ACRI.

 

 

 

 

 

8.20.6.18 – L’intercettazione ambientale/telefonica delle h. 23.18 del 30 maggio 2002

A partire dalle 23.18 di giovedì 30 maggio 2002, nella camera dell’Hotel VIRGILIO presso la quale era alloggiato il SICILIANO, è stata registrata una conversazione intercorsa tra il SICILIANO e la convivente Martha MAZUERA OCAMPO.

Dall’esame dei tabulati dell’utenza 02.6691337 dell’hotel VIRGILIO sono emerse due chiamate in entrata, provenienti da una utenza non rilevata della Colombia, che hanno verosimilmente preceduto la telefonata in questione, si tratta delle chiamate delle h. 23.14.50 (39 scatti) e delle h. 23.16.24 (26 scatti).

Nel corso della conversazione, SICILIANO ha descritto nei seguenti termini il proprio stato d’animo:

 

“Eh, domani, dice lo chiamano... Che cosa vuoi che faccia...? Sto aspettando che mi chiamino, lo sai perfettamente. Io ho parlato con quel figlio... Eh, eh, si... si dev’essere... Oh, se non mi chiamano più... vedi un po’ te, se non mi chiamano devo solo... l’uni... se... l’unica soluzione, se questi non sganciano è di uccidersi, non c’è nessun’altra soluzione, figurati un po’ te, ho parlato con quel figlio di...”

 

e poi continua:

 

“Io niente, sto aspettando che mi chiami questo dal Giappone, di più io non posso fa’. Ho trovato da... come si chiama... ho trovato altri due lavori che porteranno... eh, trenta...”.

 

 

 

 

 

8.20.6.19 – L’intercettazione ambientale/telefonica delle h. 22.10 del 3 giugno 2002

A partire dalle 22.10 di lunedì 3 giugno 2002, nella camera dell’Hotel VIRGILIO presso la quale era alloggiato il SICILIANO, è stata registrata una conversazione intercorsa tra SICILIANO e l’avvocato MANGIAROTTI.

Dall’esame dei tabulati dell’utenza 02.6691337 dell’hotel VIRGILIO, sono emerse due chiamate in entrata delle h. 22.07.48 (60 scatti) e delle h. 22.10.17 (671 scatti) provenienti dall’utenza 02.89013731 intestata ad EGIDI Alessia via F.lli Gabba n. 9 Milano.

Nel corso del colloquio, SICILIANO ha spiegato all’avvocato MANGIAROTTI quale fosse stato l’esito della telefonata che aveva fatto all’avvocato MANIACI il 27 maggio 2002 ed ha in tali termini giustificato la sua nuova iniziativa di contattarlo direttamente:

 

“Non ho mai rotto le scatole più di tanto, hai capito? Eh, quindi non ho capito questo suo... atteggiamento. Mi ha detto che considera il mandato conclu... non mi ricordo con... una cosa che... concluso insomma, ecco. Appunto. E per quello mi sono permesso di...”.

 

 

Successivamente, con probabile riferimento al pericolo di intercettazioni, SICILIANO aggiungeva:

 

“non sono neanche molto tranquillo, insomma, di parlarne... (riso lieve)... Eh... Capisce...?” e più avanti ancora: “in questo albergo esattamente da un mese e sono riuscito a stare tranquil... Non penso che sia ascoltata. Non... non penso.

Se vuole la richiamo io domani da... Poi che possono ascoltare non penso perché...

Non... non lo so. Comunque non si sa mai, in questo Stato, così com’è fatto, insomma, ecco”.

 

 

E con evidente riferimento alla possibilità di scrivere direttamente a ZORZI le proprie richieste, conformemente a quanto l’avvocato MANGIAROTTI aveva suggerito fin dal colloquio telefonico del 22 maggio 2002, SICILIANO ha replicato:

 

“Eh, ho capito, ma è... è una cosa che presuppone tempi biblici, insomma, ecco”

 

 

ed a fronte delle difficoltà di poter parlare liberamente per telefono ha aggiunto:

 

“Ce l’ho pure io questa preoccupazione. L'unica cosa, che non so… eh… neanche come esprimere… telefonicamente il discorso, perché presuppone...”.

 

 

Successivamente, su invito del SICILIANO che chiedeva che gli venisse indicato un modo per poter comunicare direttamente con Delfo ZORZI e che lamentava di non sapere come l’avvocato MANIACI avesse impostato il rapporto con ZORZI:

 

 

“Mi dica lei come si può fare, che io faccio tutto, perché… mah, gua…. Basta parlare con la persona, perché io non so... cioè… eh… praticamente, non so il mio avvocato come ha… impostato la cosa. Se l'ha impostata direttamente con...”

 

 

ed alla replica dell’avvocato, non intercettata, SICILIANO ha aggiunto: “non so se lui era... eh... mhm... sono cose che non... che è meglio non... Ecco, esattamente, capisce...?”.

 

 

Più avanti SICILIANO ha ottenuto precise indicazioni in ordine alle modalità di consegna dello scritto, destinato a Delfo ZORZI, contenente richieste che non potevano certo essere esplicitate nel corso di una telefonata:

 

“E mi dica, io... io cosa fare... cosa posso fare per parlare con... per parlare, per scrivere, per... per poter dire esattamente quello di cui… ecco, ho bisogno ecco!” ed ancora: “Bene. Eh... e deve solo dirmi come far pervenire lo scritto in questione, ecco” ed infine: “Va benissimo!”.

 

 

 

 

 

8.20.6.20 – L’intercettazione ambientale delle h. 18.50 del 4 giugno 2002

Nella mattinata del 4 giugno 2002 Giuseppe FISANOTTI contattava telefonicamente i Carabinieri del Reparto Antieversione del ROS di Roma per comunicare che il momento era estremamente delicato in quanto SICILIANO gli aveva riferito di non avere altre soluzioni se non quella di “buttarsi sotto un treno” o di “andare a Brescia” e cioè di presentarsi all’AG di tale città e rappresentava che il predetto si trovava in una situazione particolarmente critica in quanto Emilio BRIVIO, persona con la quale SICILIANO collaborava nel tentativo di smerciare i quadri di Cosimo ACRI e che fino a quel momento lo aveva mantenuto in albergo a Milano, non gli avrebbe più fornito alcuna somma avendo perso al gioco la cifra di cento milioni di lire e che vi era il rischio che SICILIANO potesse riuscire ad agganciare Delfo ZORZI o a trovare comunque il modo per allontanarsi dall’Italia, o che potesse decidere di togliersi la vita. A fronte di tale situazione si decideva di organizzare un nuovo incontro tra FISANOTTI e SICILIANO, al fine di verificare l’eventuale disponibilità di quest’ultimo a deporre.

 

Il 4 giugno 2002, a partire dalle h. 18.50, ha avuto luogo l’intercettazione ambientale di una lunga conversazione tra FISANOTTI e SICILIANO, svoltasi in Milano, all’interno della vettura del primo. Il colloquio, alla cui trascrizione si rimanda, non ha consentito di raggiungere il risultato auspicato ma ha permesso di acquisire importanti informazioni e spiegazioni circa degli avvenimenti che, fino a quel momento, si erano verificati.

Nel corso della conversazione il SICILIANO, riferendo a FISANOTTI il colloquio che aveva avuto con l’avvocato MANIACI il 27 maggio 2002, ha affermato:

“quel figlio di puttana del mio avvocato, che ha fatto fino all'altro ier ... Quello di cui mi fidavo ciecamente ... A un certo punto, io l'ho chiamato e mi ha detto testualmente: “Guardi, considero il mio mandato esaurito e… se dobbiamo sentirci, ci sentiremo a Settembre, si, ancora dritto…” ... Improvvisamente, tre giorni fa, o quattro giorni fa ...”

 

e poi, continuando il discorso, ha aggiunto:

 

“Probabilmente, s'è rotto i coglioni che io gli abbia detto: “Guardi che io ho fretta di concludere le cose”. Non te lo so dire e… fatto sta che è stato questo il discorso. O si è rotto i coglioni perché io ho preso appuntamen... cioè, mi sono abboccato direttamente con l'interessato e con i due legali dell'interessato. Gli sarà arrivato all'orecchio, e avrà pensato così, comunque non me ne frega assolutamente niente”.

 

 

Due sono dunque le ipotesi che SICILIANO, nel colloquio con FISANOTTI, ha formulato per spiegare l’atteggiamento assunto dall’avvocato MANIACI, atteggiamento che, per quanto già si può affermare dal tenore delle intercettazioni, in precedenza doveva essere stato ben diverso: l’eccessiva fretta del SICILIANO di concludere le cose (e dunque l’indisponibilità dello stesso ad attendere sino a settembre), oppure il risentimento per essere stato scavalcato nel suo ruolo di intermediario nei rapporti con la c.d. controparte.

 

Nel contesto di questo discorso SICILIANO, all’evidente scopo di tenere, per così dire, in caldo la proposta lavorativa del FISANOTTI, circa la commercializzazione in Giappone dei prodotti per il risparmio energetico, non si è limitato a fornire notizia, all’amico, dei recenti contatti che aveva avuto con gli avvocati FRANCHINI e MANGIAROTTI (“i due legali dell’interessato”) ma ha cercato di fargli credere che, recentemente, era riuscito a contattare direttamente “l’interessato” e cioè Delfo ZORZI:

 

“io intanto avevo già parlato la prima volta con ... con chi tu sai, anche dei cazzi tuoi e tutto quanto, dopodiché questo mi ha fatto contattare dal suo legale di Milano, tale MAN…, …si, di qua… che nel frattempo... nel frattempo MANGIAROTTI ha cambiato studio, è andato via da PECORELLA ...”

 

e più avanti, a fronte delle incalzanti domande di FISANOTTI, interessato a comprendere se vi fosse stato realmente un recente contatto tra SICILIANO e ZORZI e chiedeva:

“Ma sei riuscito a parlarci?”,

 

SICILIANO ha replicato: “Sì, sì, gli ho parlato”

 

ed ancora FISANOTTI: “Personalmente?”,

 

SICILIANO: “A suo tempo, personalmente, con lui”,

 

FISANOTTI: “<A suo tempo> cosa vuol dire, scusami?”,

 

SICILIANO: “A suo tempo, quando abbiamo cominciato i discorsi ... Stavamo parlando di dieci giorni fa”.

 

 

 

Le spiegazioni che successivamente SICILIANO ha fornito (nel corso degli interrogatori) e le indagini svolte, consentono ora di affermare che, in realtà, quel recente diretto contatto tra SICILIANO e ZORZI non vi era stato. La falsa rappresentazione del vero, su questo specifico punto, ha una precisa spiegazione nell’interesse che SICILIANO perseguiva nei suoi rapporti con FISANOTTI, vale a dire il già citato interesse a non perdere l’occasione di poter avere un ruolo nella redditizia attività di commercializzazione, in Giappone, dei prodotti per il risparmio energetico e nulla toglie al significato ed alla valenza delle altre spiegazioni che SICILIANO ha fornito a FISANOTTI nel corso di quell’importante colloquio.

 

Nel seguito del colloquio con l’amico, SICILIANO, dopo avere affermato di non sapere se l’avv. MANIACI avesse gestito i contatti con Delfo ZORZI tramite l’avv. PECORELLA o tramite l’avv. MANGIAROTTI:

 

“A sto punto, io già non so chi cazzo è che il mio avvocato parlava, perché il mio avvocato, l'aggancio, l'ha avuto con… PECORELLA, punto di domanda, con MANGIAROTTI, punto di domanda? ... Non lo so ... prima ... primo inc... inghippo. Va be'”,

 

 

ha parlato dei colloqui che aveva avuto con l’avv. MANGIAROTTI nei giorni precedenti ed in particolare del colloquio del 3 giugno 2002, parzialmente intercettato:

“chiamo MANGIAROTTI... tre giorni fa, e mi dice: “Ma lei si... lei cosa vuole e...?”, gli dico: “Guardi, io...”... non è che gli sia andato giù per... di duro, non so chi cazzo è.... Gli dico: “Guardi, io ho bisogno urgente di riparlare... gli dico: “Io ho bisogno di riparlare urgentemente, senza fare tutta la trafila, anche perché il fax che mi è stato dato attualmente non sta rispondendo... Allora m’ha detto: “Va bene, io contatterò chi di dovere e le faccio sapere”. Mhm? Gli dico: “Guardi che è una questione urgente, perché sono dieci giorni o quattordici giorni che io sto... voglio una risposta”, “Non si preoccupi... bim... bum... bam... baccarà...”. E ieri sera mi dice: “Guardi che... c’è un piccolo problema, senz’altro questo numero suo è sotto... intercettazioni”, ed è la verità.

 

 

Dopo avere spiegato all’amico che aveva avuto conferma dal personale dell’albergo che vi erano delle intercettazioni in corso in quanto la pensione era mal frequentata e che militari della GDF erano entrati nella sua camera, SICILIANO ha continuato il racconto relativo al colloquio che aveva avuto con l’avvocato MANGIAROTTI il 3 giugno 2002 ed ha anche riferito a FISANOTTI quanto era accaduto nella mattinata del 4 giugno 2002:

 

“e, allora, gli dico: “Guardi, facciamola corta, io dico: “Guardi, non parliamo... cosa devo fare, io, per avere un abboccamento diretto con la persona interessata?”, dice: “Lei ha pensato a scrivere?”, “Allora, benissimo - dico - scriverò”. Ho preparato la lettera, stamattina sono uscito, chiaramente sono andato in stazione, ho richiamato questo al suo cellulare ...”

 

evidente, a questo punto, è l’intento di SICILIANO di sottrarsi alle intercettazioni, eventualmente in corso presso l’Hotel VIRGILIO,

 

“Gli dico: “Guardi, non parliamo... cosa devo fare, io, per avere un abboccamento diretto con la persona interessata?”, dice: “Lei ha pensato a scrivere?”, “Allora, benissimo - dico - scriverò”. Ho preparato la lettera, stamattina sono uscito, chiaramente Delfo ZORZI ... che è latitante in coso, hai capito…? Questo si caga sotto quando mi sente a me. Lo senti che non sta... che non sta bene. Dice:

Guardi che de... de... deondontoge... ...camente è sbagliato quello che lei sta facendo, perché lei è la principale prova d'accusa della controparte e lei (non) dovrebbe parlare con me, che io sono il difensore del... dell'imputato. Ho capito… dico, ... e io che cazzo devo fare? Se non c'ho l'avvocato ... con chi cazzo devo parlare? Dico: Ma è stato lei che ha fatto determinati accordi su consegna di… eh, promemoria con l'Avvocato MANIACI o è stato PECORELLA?. Mah, per quanto riguarda le cose processuali, sono stato io. Se lei mi ... mi domanda delle cose extraprocessuali ... Io non… No, non lo so, non voglio sentire niente.

Dico: Avvocato, io non so niente. Tenga presente che per me è questione di vita o di morte, non stiamo, non dico a 24 ore o 12, io posso sopravvivere altre 48 ore, perché, come sono preso, sono ... non sono mai stato così, mai! Mai stato così! Mi dica, come cazzo devo fare? Mi dice:

Guardi… eh…lei prenda... Ha scritto quello che mi ha detto ieri sera? Sì, io l'ho scritto. Lo metta in una busta a nome mio, venga..., e mi ha detto, ...in Via... Via Privata Fratelli Grassi, una traversale ... c’è un casotto dei... cosi... un casotto delle guardie che... che guardano le cose di [...] e lo lasci, farà così e verrà chiamato...”, io lo... l’ho lasciato, ho richiamato e ho detto: “Guardi, avvocato, io ho lasciato quello che mi è stato detto, tenga presente una cosa: io non ho 24 o 48, posso darle quara... al massimo 48 ore, ma al massimo! Dopodiché, per me, non esiste nient’altra cosa che prendere un treno e andare a Brescia”.. <No, no, ma non si preoccupi, lei vedrà...

Certamente, non sarò io che la contatterò>. <Va bene...>, dico”.

 

 

E’ dunque chiaro che SICILIANO, dopo avere parlato con l’avv. MANGIAROTTI in occasione della telefonata parzialmente intercettata alle h. 22.10 del 3 giugno 2002, presso l’Hotel VIRGILIO, aveva avuto altri due contatti telefonici con il legale, nella mattinata di martedì 4 giugno 2002: immediatamente prima ed immediatamente dopo la consegna della busta al custode del parcheggio di via F.LLI GABBA (e non, come erroneamente ricordato dal SICILIANO, di via F.LLI GRASSI). In tali occasioni, come si ricava dall’intercettazione sopra riportata, SICILIANO aveva chiamato l’utenza cellulare dell’avv. MANGIAROTTI da utenze pubbliche situate nei pressi della Stazione di Milano, considerate più sicure.

 

Dall’esame dei tabulati del traffico telefonico relativi all’utenza cellulare dell’avv. MANGIAROTTI (335.6580287) è emerso che effettivamente tale utenza, nella mattinata del 4 giugno 2002, è stata raggiunta da due chiamate provenienti rispettivamente: alle h. 09.01.31, dall’utenza 02.67072276 intestata ad un telefono pubblico ubicato in via Giovanni Battista SAMMARTINI n. 4 (strada adiacente alla Stazione Ferroviaria di Milano), ed alle h. 09.54.20, dall’utenza 02.8692771 intestata ad un telefono pubblico ubicato in via Alessandro MANZONI n. 29 (strada distanze circa 2 Km dalla predetta Stazione).

 

 

Riprendendo il discorso relativo all’intercettazione ambientale del colloquio intercorso tra FISANOTTI e SICILIANO a partire dalle h. 18.50 del 4 giugno 2002, è utile rilevare che alla richiesta del FISANOTTI che aveva chiesto a SICILIANO se il memoriale fosse stato consegnato all’avvocato MANIACI, SICILIANO ha risposto:

 

“Sì, sì, e lui l'ha consegnato agli altri, e adesso non vuole saperne… più niente ...”

 

ed alla domanda se lui avesse “portato avanti un discorso”, SICILIANO ha replicato:

 

“Esattamente. E adesso lui si è tirato fuori dal discorso e io non so più con chi cazzo andare avanti sul discorso…”.

 

 

Alla successiva domanda mirante a comprendere le ragioni a fronte delle quali l’avv. MANIACI si era “tirato fuori dal discorso”SICILIANO ha risposto:

 

“Non te lo so dire. Non te lo so dire ... Probabilmente…eh, lui aveva preso più tempo in mezzo ed è sconvolto che io sia venuto qui, e mi sia passato qui e che voglia i soldi qui… Non ti so dire, non te lo so dire Bepy”.

 

 

Questo dialogo conferma quanto già era emerso nel corso delle intercettazioni sopra riportate in ordine al profondo mutamento che aveva caratterizzato l’atteggiamento dell’avv. MANIACI nel delicato rapporto di intermediazione tra SICILIANO e la “controparte” ed al conseguente disorientamento di SICILIANO, che stava cercando di risolvere i suoi problemi attraverso un rapporto diretto con Delfo ZORZI ed i suoi difensori.

 

E’ importante a questo punto comprendere come SICILIANO, pur avendo deciso di confidarsi, almeno parzialmente, con FISANOTTI, non avesse nessuna intenzione di svelare all’amico tutti i retroscena dei suoi pregressi comportamenti. In tale ottica vanno lette le affermazioni circa l’estraneità dell’avv. MANIACI alla redazione del memoriale e le imprecise indicazioni in ordine ai compensi percepiti, in Svizzera, a seguito della consegna del memoriale stesso. Tali situazioni, come meglio si vedrà più avanti, sono state chiarite dal SICILIANO nel corso dei suoi interrogatori.

 

FISANOTTI: “questo avvocato, nel tuo memoriale, ci ha messo mano?”,

SICILIANO: “No”.

FISANOTTI: “Non ha... Non l'ha manipolato?”,

SICILIANO“No, no, no, assolutamente! Come... Come io l'ho dato... no, gliel'ho dato...”.

FISANOTTI: “Lui ha preso il memoriale, che tu hai scritto, tu…”,

SICILIANO: “…e l’ha trasmesso”,

FISANOTTI: “Uguale a quello che è stato consegnato (?)”,

SICILIANO: “Uguale identico”,

FISANOTTI: “Quindi… lui non ha messo mano al memoriale.”,

SICILIANO: “Non ha messo mano al memoriale”.

 

Analogo discorso vale, come si è detto, per i compensi percepiti.

 

FISANOTTI: “... da qualcuno, qualche Lira l'hai presa.”,

SICILIANO: “Ti ho detto quanto ho preso: ho preso 5 mila Dollari”,

FISANOTTI: “No, aspetta…, ma aspetta… ma no, perché… è per capire come sto MANIACI...”,

SICILIANO: “Sì, ma era tramite... tramite il mio avvocato”,

FISANOTTI: “Mhm, Quindi, lui te li ha dati?”,

SICILIANO: “Sì, chiaramente.”.

 

 

Riprendendo l’argomento delle telefonate con l’avvocato MANGIAROTTI della mattina del 4 giugno 2002, SICILIANO ha poi aggiunto:

 

Ma cosa dovevo fare? Io dovevo aspettare questo tempo, per vedere questo qua che cazzo sta facendo... A parte che io penso che questa sera, o domani... si, mi telefona qualcuno. Perché mi hanno detto... lui mi ha detto: “Guardi…, eh… sarà mercoledì”, io gli ho detto: “Guardi, avvocato, sa... sarà mercoledì, io le do questa… prenda in mano questa cosa, gliel'ho mandato, sono le ore 10:00 della mattina, che con 7 ore di distanza, significano 17:00 dall'altra parte, quindi... eh…”. “No, perché io…”; dico: “A me non interessa quali sono i canali suoi per far arrivare il coso, io… tenga presente che ho i tempi stretti, ormai c’ho i tempi stretti, ma non per colpa...” Io gli ho detto che sono 14 giorni che sono qua, cioè “14...” sono un mese che sono qua e 14-15 giorni, dopo esserci sentiti, che sto cercando disperatamente di sentire lui. Visto che il mio avvocato non vuole più sentire una sborata… cioè, ha improvvisamente tagliato i ponti, perché io... ecco, vabeh… che io non capisco il perché, ecco, che me lo dica lui. Cioè, lui me lo dirà. Eh... Io ho bisogno urgente di...”.

 

 

 

La parte che segue del colloquio è estremamente significativa perché SICILIANO ha spiegato all’amico quale fosse il contenuto dello scritto che, previo accordo con l’avvocato MANGIAROTTI, era stato da lui redatto e consegnato al custode del parcheggio di via F.lli GABBA, per il successivo inoltro a Delfo ZORZI, con tanto di spiegazione del significato effettivo del linguaggio criptico usato:

 

“E… io gli ho scritto a sto qua: “Tieni presente che io ho bisogno di 15 o 20 pagine di memoriale, segnalami quali sono”... cioè, in chiaro: io ho bisogno di 15 o 20 mila dollari subito… subito, per andar via; e il resto me lo mandi dove cazzo vuoi, per dire, ma io devo andarmene fuori dai coglioni qua; altrimenti… va beh, prenderò... e io non… che cazzo vuoi che faccia? O mi suicido o… vado a Brescia, non c'è nessuna… non c'è ne… non c’è un via intermedia, non c’è. La via intermedia non c'è. Siccome, suicidarmi, non mi suicido perché, sennò, gli do anche ... gli do anche ragione a loro e allora vado a Brescia. A sto punto, se non gli interessa di richiamare, noi abbiamo avuto per 5 mila Dollari... e o gliene abbiamo pagati 15 mila a MANIACI, il quale ne ha dati 5 a lui e 10 se li è te... se li è tirato… in tromba... Va beh, e questo glie ... gliel'ho detto anche stamattina a questo, e questo ve lo levate dalla testa, perchè ho detto: “[…] nto, che io abbia fatto una cosa… ne faccio subito un'altra” ... Vado da PIANTONI e DI MARTINO e dico: “Signori, adesso vi spiego come sono le cose…” e siccome e... eh, i… e ta- ta- ta- ta- ta- ta-ta-ta- tatatà... Gli accordi che sono stati fatti, e sono stati presi con PECORELLA e con questo e con quest'altro… via MANIACI…e poi vedete voi, fate le indagini e… qua stiamo”, e, perlomeno, ti butto tutto per terra. Poi c'ho sempre tempo di ... di suicidarmi”.

 

 

 

La conversazione è proseguita poi con una serie di ipotesi formulate dal SICILIANO:

 

 

se MANIACI e MANGIAROTTI stanno mangiando insieme, certamente questo ha chiamato [...] “Guardi che son stato raggiunto... raggiunto da un [...]” e questi si son cagati addosso, han detto: “Uhé... qua...”... e, allora, si son messi... tutti... che non sanno di che veste vesti, perché... loro c’hanno sempre il dubbio che uno sta ancora collaborando con...”

 

ed all’obiezione di FISANOTTI:

 

“Ma col memoriale…!? quel memoriale è apparso su ... su tutto il mondo!”,

 

SICILIANO ha risposto: Ho capito, però potresti essere ... potrebbe essere il sasso, come per smuovere la merda, così… che uno parla…”.

 

 

Successivamente SICILIANO ha richiamato ancora il contenuto dei colloqui che aveva avuto con l’avv. MANIACI:

 

“io, fin a l’altro giorno che gli ho detto: “Avvocato, ma... cazzo, scusa, son qua, vediamo di... prima di Settembre...”, “No, no, no... Guardi, io il... considero esaurito a...”, queste son state le parole: “Considero esaurito il mio mandato, se ci sarà qualcosa a Settembre, ci riparleremo, altrimenti lei faccia pure quello che vuole e la saluto”, “Va beh, testa di cazzo e...”. Siamo in Giugno: Luglio, Agosto e Settembre. Figurati un po’ te cosa faccio? Vado a buttarmi... dal coso? Dai! Comunque e... se c’è qualcosa di... di sbagliato, qualcosa di marcio viene fuori perché, a ‘sto punto sono andato troppo alto, cioè io ho saltato direttamente il... il discorso e so’ andato...”

 

ed all’obiezione del FISANOTTI: “Mah, a me mi sembra strano che ti abbia dato dei soldi lui, però”,

 

SICILIANO ha ribadito: “L'avvocato… tramite l'avvocato”

FISANOTTI: “No, no... Beh… sì, ma tu tramite ... Lui te li ha dati?”,

SICILIANO: “Sì, sì”.

 

 

Con riguardo ai colloqui con l’avv. MANGIAROTTI del 4 giugno 2002, SICILIANO ha aggiunto:

 

“Gli ho detto a MANGIAROTTI: “A me non interessa assolutamente niente quello che... Lei mi faccia chiamare e... io son disposto a fare quello che vuole, a incontrarmi dove cazzo... vogliono, andare dove vuole, basta che io parlo con chi di dovere o che... A questo punto - dico - [...] e per lei... eh, lei mi sta sulla... sulla rava e sulla fava perché...”...” ed ancora: “la domanda è stata quella che ti ho detto”,

 

FISANOTTI: “Ma a me… sì, ma, voglio capire, l'hai fatta tu, l'hai formulata tu?”,

SICILIANO: “Io, io l'ho fatta”,

FISANOTTI: “Tu hai fatto una domanda…”,

SICILIANO: “Di pagamento”,

FISANOTTI: “Si, ma a lui, a questo cazzo di avvocato?”,

SICILIANO: “Che l'ha trasmessa”.

 

 

Poi SICILIANO ha allargato il panorama del suo racconto per dire a FISANOTTI:

 

“io ho parlato anche... Ho chiamato anche MAGGI, e l’unica cosa che ho fatto, ho chiamato un po' tutti... Io, certamente, mica posso mettermi a dire cagate per telefono, sto sulla rava anch'io, sulla rava e sulla fava, e io ho fatto sapere la mia disponibilità, di modo che, siccome anche lui è pa... paga i difensori con i soldi dell'altro… eh, faccia sapere il discorso”.

 

Ed ancora, alle domande dell’amico che gli aveva chiesto notizie del pagamento che l’avv. MANIACI aveva effettuato in occasione della consegna del memoriale, SICILIANO ha affermato: “Si, si, e lui… è stato il tramite. Lui è stato il tramite nella cosa. Tra lui e PECORELLA, o chi per essi ...”

 

e, tornando ai colloqui con l’avv. MANGIAROTTI ha ribadito:

 

“ma è lo stesso che dice MANGIAROTTI: “Ma lei perché non si rivolge all’avvocato? Perché - dice – con l’avvocato è più facile parlare, perché è giustificato il discorso, mentre è anomalo che lei venga in prima persona”, dico: “Ma, avvocato MANGIAROTTI, ma lei cosa... se questo che mi dice questo... queste parole, che cazzo devo andare a fare io dall’avvocato? Mi dica lei!”.”

ed ha aggiunto: “Eh, eh, ha detto che mi farà chiamare, [...] mi farà chiamare, mi farà dare una risposta e gli dico: “Guardi...”... non lo so, io cosa devo fare? Di più... disgraziatamente io non c’ho numeri di telefono... diretti per beccare quello, non ce l’ho. Se ce li avessi... come... e non li ho mai avuti, tra l’altro. Io ho sempre avuto un numero di fax... chiamando il numero di fax e dicendo... scrivendo: “Sono Ciccio Caio Sempronio, il mio numero è... chiamami”, lui chiamava, perché a me non ha mai voluto dare il numero di telefono diretto. Se l’avessi avuto, io, il numero di telefono diretto... tutto sarebbe stato molto più semplice e, invece, così... in merda, punto e basta. Ecco qua “Questa è la triste realtà delle cose”.

 

Ed ancora più avanti: “...e non sai come cazzo devi parlare con questo (bestemmia) di avvocato... Perché non sai se questo avvocato sa gli accordi a monte o non li sa. E le... se io gli dico: “Guardi...”... Tu gli... cosa gli diresti a uno che gli dice: “Guardi, eh, io so solo quello che riguarda la posizione processuale del ...”.

 

 

All’obiezione del FISANOTTI che gli ha detto: “Beh, ma MANIACI ti avrà pur detto con chi ha parlato o no?”,

SICILIANO ha replicato: “No, non me l'ha mai detto ... E non me lo vuole dire ... No. Eh, mentre io... eh, “Sono canali miei...”... non... E, allora, cosa devo fa’? Chiamo PECORELLA? Non te lo passano.... PECORELLA, non te lo passano ... E allora? E, allora, che cazzo devo fare io, non so...”.

 

 

La conversazione è poi tornata sul tema del pagamento che MANIACI aveva effettuato in favore di SICILIANO, a seguito della consegna del memoriale:

 

“me li ha dati in Svizzera, a Lugano. però... eh, che... che venga a Lugano o che non venga a Lugano... perché si cagava sotto, perché qua, se uno era preso coi soldi... e quello è stato fatto”

 

e sulle aspettative di SICILIANO: “l’unica cosa importante è che mi risponda la controparte, sul discorso; perché altrimenti io tiro le mie conclusioni, punto e basta, non... A questo punto non c’è da far... da tirare... i piani sulla luna, uno prende... uno prende le sue decisioni con le cose che c’ha in mano, punto. E, ti ripeto, perché non riesco a parlare direttamente con Delfo ZORZI, perché altrimenti io gli andavo in culo a tutti quanti. Oh, compreso questo qua che, se mi fa chiamare da Delfo ZORZI, io ho risolto tutto. Non c’è nessun problema... MANIACI e non MANIACI, perché... a ‘sto punto dico: “Guarda... caro DELFO, io ho bisogno di soldi immediatamente oggi stesso... domani mattina, me li fai arrivare e mi dici dove devo andarli a prendere e che non sia fuori Milano perché, a ‘sto punto, io son col culo per terra, e... dopo di che, eh, ci... mi... mi fai sapere dove posso... quale numero di telefono... dove mi devo spostare per parlare con te in conferenza per una ora e dove tiriamo fuori e vediamo dove sono finiti i soldi. Se è così son stati pagati, eccetera”.

Se gli interessa, come gli interessa, perché è stato confermato questo qua, il memoriale e la mia testimonianza, perché il memoriale non serve a un cazzo se non c’è la mia testimonianza. Senza che vengano a sentire me, e questo confermato anche dal dottor MAGGI, per rogatoria... internazionale…”.

 

 

 

Successivamente SICILIANO è tornato ancora a prendere in considerazione l’ipotesi di una sua presentazione all’AG di Brescia:

 

“Io mi presento davanti a... mhm, a Piantoni e Di Martino... o a chi cazzo è che segue la strage per Brescia, dove hanno mandato anche il mio memoriale, perché io gliel’ho domandato a questo cazzo di avvocato... ... MANGIAROTTI, perché gliel’aveva mandato il... il memoriale a Brescia... l’hanno mandato perché Delfo ZORZI è implicato pure nella strage di Brescia e, quindi, hanno mandato il memoriale lì, dove è ancora aperto, perché tecnicamente qua devono aspettare l’apertura del processo, che sia fissato il... coso...” ed ancora: io vado là: “Signori, devo dichiarare questo, questo, questo e questo. Ho fatto questo, questo, questo e questo [...]”... “... la decisione mia sarà solo di quando sono nella merda... già son con la merda fin qua, quando la merda copre l’ultima cosa della narice non posso far più niente, farò pure quello. Che devo fare? Prima... Prima di ammazzarmi”.

 

 

Alla domanda di FISANOTTI che voleva sapere se sarebbe stato in grado di documentare quello che avrebbe potuto dichiarare:

“...O tu hai della carte da giocare in positivo e, allora, che tu le giochi a Brescia col dottor Piantone o... o... o dove cazzo le devi giocare, ha un senso; se non le hai non ha senso.. ”,

SICILIANO ha replicato: “Ce le ho, ce le ho! ... E... E le giocherò, le giocherò ... Questo lo faccio quando qua non c'è più niente da fare…”.

 

 

 

Dopo un lungo brano della conversazione dedicato alle problematiche relative alla vendita dei quadri di Cosimo ACRI ed alla possibilità di commercializzare in Giappone gli impianti per il risparmio energetico, i due interlocutori hanno ripreso a parlare della possibilità di una collaborazione con l’AG di Brescia.

 

 

FISANOTTI: “Se tu hai delle carte ottime, ma devono essere ottime, da giocare con quei signori di Brescia ...”

e SICILIANO ha replicato: “c'ho le carte che c'ho…. Non so se siano ottime, se sono buone ... son... sono le carte... è l’unica roba che mi è rimasta...”.

 

 

 

Chiara appare al riguardo l’allusione alla documentazione che SICILIANO aveva portato con se dalla Colombia e che, come si vedrà più avanti, gli è stata sequestrata in occasione dell’arresto del 10. giugno 2002.

 

 

 

 

 

8.20.6.21 – L’intercettazione ambientale/telefonica delle h. 07.37 del 5 giugno 2002

La successiva mattina del 5 giugno 2002, alle h. 07.37, nella camera dell’Hotel VIRGILIO presso la quale alloggiava il SICILIANO è stata registrata una nuova telefonata dell’avv. MANGIAROTTI. Dall’esame dei tabulati telefonici emerge infatti che la telefonata, diretta al numero 02.6691337 dell’hotel VIRGILIO, è stata effettuata, alle h. 07.37.20 dell’utenza cellulare in uso all’avv. MANGIAROTTI (335.6580287) ed ha avuto una durata di 72 scatti. Alle parole dell’avvocato, non intercettate,

SICILIANO ha risposto: “No, no… si figuri, io stavo già uscendo, mi sto vestendo. Mi dica ... Sì. Sì ... Ho capito... Rifaccio immediatamente il tutto e glielo riporto con le stesse modalità di ieri ...” ed ancora: “Eh… se può mandarlo con la massima celerità, perché ... Niente, rifaccio ... Perfetto, rifaccio tutto subito e… le porto tutto subito. Grazie a lei!”.

 

 

Con tale telefonata, come meglio verrà precisato in seguito, l’avv. MANGIAROTTI ha chiesto a SICILIANO di ripetere le operazioni del giorno precedente con riguardo alla redazione ed alla consegna dello scritto destinato a Delfo ZORZI.

 

 

 

 

 

8.20.6.22 – La relazione di servizio relativa alle telefonate del 6 giugno 2002

Alle 09.32 di giovedì 6 giugno 2002 Giuseppe FISANOTTI, attraverso la propria utenza 045.6850156, contattava l’utenza cellulare del M.llo Bruno PASCUCCI, della Sezione Anticrimine del ROS Carabinieri di Brescia, per comunicare che pochi minuti prima aveva ricevuto una telefonata con la quale Martino SICILIANO gli aveva riferito di essere stato contattato da uno dei legali di Delfo ZORZI che lo aveva rassicurato in ordine ad un “intervento che soddisfacesse le sue necessità momentanee (ovvero la corresponsione di una somma di denaro)”.

 

 

Dall’esame dei tabulati telefonici della sopra specificata utenza di Giuseppe FISANOTTI si è ricavato che la telefonata in esame, intercorsa con il M.llo PASCUCCI, è stata effettuata, per l’esattezza, alle h. 09.34.40 del 6 giugno 2002.

Dall’esame dei tabulati telefonici delle tre utenze in uso a Giuseppe FISANOTTI si è altresì ricavato che l’unica telefonata che il predetto ha ricevuto da Milano nella mattinata del 6 giugno 2002, prima delle h. 09.34.40, è quella che è stata effettuata alle h. 08.56.16 dall’utenza 02.6693272 intestata ad un telefono pubblico ubicato in piazza Duca D’Aosta n. 4.

Esattamente tre minuti prima, alle h. 08.53.16, da quella stessa utenza pubblica di Piazza D’Aosta n. 4 (02.6693272) è stata effettuata una telefonata diretta all’utenza cellulare dell’avv. MANGIAROTTI (335.6580287). Quest’ultimo dato emerge dall’esame dei tabulati telefonici dell’utenza cellulare dell’avv. MANGIAROTTI e dimostra che “il legale di Delfo ZORZI”, con il quale Martino SICILIANO aveva telefonicamente parlato prima di telefonare a Giuseppe FISANOTTI, è appunto l’avv. MANGIAROTTI.

 

 

 

 

 

8.20.6.23 – L’intercettazione ambientale/telefonica delle h. 20.44 del 6 giugno 2002

A partire dalle 20.44 di giovedì 6 giugno 2002, nella camera dell’Hotel VIRGILIO presso la quale era alloggiato il SICILIANO, è stata registrata una conversazione intercorsa tra il SICILIANO e la convivente Martha MAZUERA OCAMPO.

L’intercettazione è estremamente significativa in quanto Martino SICILIANO, nel corso del colloquio, ha fornito alla convivente una spiegazione dei più recenti accadimenti. Vengono riportati i passi più significativi delle parole di SICILIANO:

 

“Comunque, ho parla... Eh, m'ha detto... Sto aspettando che mi chiamino, perché l'avvocato ha detto che la risposta è positiva, di avere fiducia, altrimenti... Certamente, non è lui che deve chiamarmi, perché lui, ufficialmente, non sa niente. E che, quindi, aspetti la risposta del contatto, che… che arriverà. Eh, eh, speriamo che arriva stasera o stanotte o non lo so quando... quando sarà. Per dire dove cazzo mi danno i soldi e se me li danno. Che lu...”

ed ancora: “…prega Iddio che vengan fuori questi soldi de sto cazzo di... di avvocato”.

 

 

 

Anche in questo caso dunque, come già aveva fatto con FISANOTTI nel corso della mattinata, SICILIANO ha fatto esplicito riferimento alla risposta positiva che l’avv. MANGIAROTTI, in occasione del contatto telefonico delle h. 08.53.16, aveva fornito alle sue richieste. Significativo è anche il riferimento alla circostanza che non sarebbe stato certamente l’avv. MANGIAROTTI a chiamarlo, per fornirgli maggiori spiegazioni in ordine alla “positiva” risposta (“certamente, non è lui che deve chiamarmi”) in quanto sarebbe dovuto rimanere formalmente e totalmente estraneo al seguito del rapporto: “perché lui, ufficialmente, non sa niente ...” .

 

 

 

 

 

8.20.6.24 – L’intercettazione ambientale/telefonica delle h. 21.15 del 7 giugno 2002

A partire dalle 21.15 di venerdì 7 giugno 2002, nella camera dell’Hotel VIRGILIO presso la quale era alloggiato SICILIANO, è stata registrata un’ulteriore conversazione intercorsa tra il SICILIANO e la convivente Martha MAZUERA OCAMPO.

Anche in questo caso l’intercettazione è estremamente significativa per le notizie che Martino SICILIANO fornisce alla donna, con riguardo all’ulteriore contatto telefonico che aveva avuto con l’avv. MANGIAROTTI nella mattinata del 7 giugno 2002 e con il successivo contatto con l’avv. MANIACI: “Beh… speriamo bene, perché questa mattina mi ha richiamato l'avvocato dell'altra parte, dicendomi di me ... di mettermi in contatto con il mio avvocato, che io ho chiamato, e che loro hanno ... e che mi ha detto che lunedì o martedì c'hanno l'indirizzo. Cioè, c'hanno i soldi. Quindi… speriamo in Dio, perché, veramente, sono agli... agli sgoccioli. Eh, beh, va beh, speriamo… speriamo in Dio, che... che ho capito bene tutto perché... Domani mattina lo richiamerò per farmi spiegare, perché non ho... non ha voluto parlare troppo, ma penso che sia così, insomma. Cioè, l'altro mi ha detto: <Lei si... Lei si rivolga al suo avvocato per risolvere i suoi problemi e non a me>. Io ho chiamato l'avvocato e gli ho detto: <Lei mi aveva detto di non disturbarla più ...> questo che ti ho de… ti sto dicendo. Gli ho detto: <e io non l'ho più disturbata, perché lei mi ha detto che non voleva più saperne> e... Lui ha detto: <Ha fatto bene. Però lei ha domandato un “indirizzo di quindici - venti righe”, eh… mi chiami... Mi chiami lune... Mi chiami lunedì… eh... per vederci, che io glielo darò>. Quindi, penso d'aver capito bene discorsi. Non ho voluto rompere più i coglioni, insomma. Comunque… penso che siamo in dirittura di arrivo”.

 

 

 

E’ dunque agevole comprendere che nella mattinata del 7 giugno 2002, per quanto riferito da SICILIANO alla convivente, l’avv. MANGIAROTTI aveva detto a SICILIANO di mettersi in contatto con l’avv. MANIACI, e quest’ultimo, contattato dal SICILIANO, aveva accettato di dialogare con il cliente, sebbene pochi giorni prima (ed esattamente il 27 maggio 2002) avesse bruscamente interrotto ogni contatto con SICILIANO (dicendogli che considerava esaurito il suo mandato).

 

 

Estremamente significativa è la circostanza che SICILIANO, nel corso del colloquio con l’avv. MANIACI del 7 giugno 2002 si sarebbe giustificato dicendo “Lei mi aveva detto di non disturbarla più ...” ottenendo dal legale la risposta: “Ha fatto bene, però lei ha domandato un indirizzo di quindici - venti righe, e mi chiami ... Mi chiami lu... Mi chiami lunedì e ... per vederci, che io glielo darò”.

 

 

E’ chiaro dunque, in questa ricostruzione, che l’avv. MANIACI aveva appreso che SICILIANO aveva redatto un documento, destinato a ZORZI ma consegnato all’avv. MANGIAROTTI, con il quale aveva chiesto, utilizzando un linguaggio necessariamente criptico, “un indirizzo di quindici o venti righe”. Analoga e solo parzialmente diversa formula criptica, del resto, aveva utilizzato Martino SICILIANO nel riferire a FISANOTTI, in occasione dell’intercettazione ambientale delle h. 18.50 del 4 giugno 2002, l’episodio della consegna del documento all’avv. MANGIAROTTI (in quell’occasione SICILIANO aveva infatti parlato di “quindici o venti pagine di memoriale”).

 

 

Altro elemento di significativa importanza, secondo il racconto fatto da SICILIANO alla convivente, va individuato nel fatto che la sua richiesta di denaro era stata accolta dalla controparte, tanto che l’avv. MANIACI gli aveva detto: “Mi chiami lunedì e ... per vederci, che io glielo darò” (riferito, dunque, all’indirizzo di quindici o venti righe).

 

 

L’esame dei tabulati telefonici effettuato sulle utenze dell’avv. MANGIAROTTI e su quelle dell’avv. MANIACI ha fornito un riscontro estremamente significativo a conferma di quanto SICILIANO aveva confidato alla propria convivente. Dall’esame dei tabulati dell’utenza cellulare dell’avv. MANGIAROTTI (335.6580287), l’unica in possesso del SICILIANO, e di quelli dell’utenza dello studio dell’avv. MANIACI (02.59900613) è infatti emerso che l’utenza cellulare dell’avv. MANGIAROTTI, il 7 giugno 2002, è stata chiamata alle h. 09.15.30 dall’utenza 02.6690114 (18 scatti), intestata ad un telefono pubblico ubicato in Piazza CAIAZZO n. 1, e che quella stessa utenza pubblica è stata utilizzata, circa un minuto dopo, alle h. 09.16.32, per chiamare lo studio dell’avv. MANIACI (22 scatti).

 

Questo dato conferma dunque in modo inequivocabile il duplice contatto che SICILIANO, nel parlare con la convivente alle 21.15 del 7 giugno 2002, ha dichiarato di avere avuto, quella mattina, dapprima con l’avv. MANGIAROTTI e successivamente, su indicazione di quest’ultimo, con l’avv. MANIACI.

 

(continua al Cap. 8.20.7 - L'ARRESTO DI MARTINO SICILIANO DEL 10 GIUGNO 2002)

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