PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI BRESCIA

MEMORIA DEL PUBBLICO MINISTERO MASSIMO MERONI

(STRAGE DI PIAZZA DELLA LOGGIA)

 

Proc. Pen. n.03/08 Corte Assise di Brescia 

 

 

CAPITOLO 8.13

 

 

8.13 - LE DICHIARAZIONI DI MARTINO SICILIANO

A) IN ISTRUTTORIA

8.13.1 - Il ruolo di ZORZI nell’ambito di Ordine Nuovo quale struttura ripartita in cellule

 

8.13.1.1 - La compartimentazione delle cellule

 

20.10.94 GI MI (Salvini)

(MARTINO SICILIANO) - Voglio precisare, allo scopo di chiarire perché io, pur essendo inserito ad un livello medio-alto della struttura di ORDINE NUOVO, non sia a conoscenza di tutti i minimi particolari, che l'organizzazione era articolata a nido d'ape, traendo spunto dalle cellule dell'OAS o da quelle partigiane.

In tal modo nessuno aveva la conoscenza completa della struttura e solo il capocellula conosceva le attività delle altre cellule.

Il nostro capocellula era, ovviamente, Delfo ZORZI.

Per tale ragione è perfettamente plausibile che particolari conosciuti dall'uno non fossero noti agli altri, ad esempio VIANELLO poteva ignorare la presenza all'epoca di più cassette metalliche.

Io, di conseguenza, ignoravo altri particolari, ad esempio quelli rientranti in discorsi diretti fra ZORZI e ROGNONI.

ZORZI, quale capo di Ordine Nuovo di Mestre, riferiva direttamente al dr. Carlo Maria MAGGI, il quale a sua volta rispondeva a Roma al prof. Paolo SIGNORELLI.

Presumo che quest'ultimo, che era la fine della catena, ne rendesse edotto Pino RAUTI.

Questo procedimento era utilizzato anche inversamente per la trasmissione degli ordini dal centro.

Voglio anche aggiungere che il dr. MAGGI era il responsabile operativo per il TRIVENETO e poi anche per la LOMBARDIA quando si formò il gruppo milanese, che aveva qualche presenza anche a Bergamo e a Brescia.

A questo proposito mi ricordo che il teorico del gruppo veneziano, e cioè Giangastone ROMANI, aveva un fratello che si chiamava Riccardo, giornalista e residente a Milano, che fu da noi incontrato per verificare la possibilità di pubblicare un giornale, ma questi rifiutò in quanto sposato con una donna di sinistra.

 

14.10.95 GI MI (Lombardi)

ORDINE NUOVO era molto compartimentato e le cellule erano organizzate con il sistema della "piramide rovesciata" nel senso che solo il capo cellula conosceva l'attività delle altre cellule. Il mio capo cellula era ZORZI il quale manteneva i contatti e riceveva istruzioni dal dr. MAGGI; questi a sua volta aveva contatti sul piano nazionale e rispondeva della nostra attività a Paolo SIGNORELLI a ROMA.

MAGGI era responsabile operativo per il Triveneto di O.N. e successivamente per la Lombardia quando si costituì il gruppo di Rognoni.

 

04.07.97 PM BS (di Martino -Piantoni)

ADR. : Confermo che O.N. fin dagli inizi era divisa in cellule; gli appartenenti ad una cellula non erano a conoscenza dei nominativi di coloro che appartenevano ad altre cellule. I rapporti tra le cellule avvenivano soltanto attraverso i capi – cellula e tramite il coordinatore di O. N. triveneto che era appunto il MAGGI. Naturalmente questo vale per i soli militanti.

 

22.09.97 PM BS

ADR. - Lei mi chiede che cosa possa significare, nell’ambito della terminologia ricorrente in Ordine Nuovo, o comunque nella destra, un “Capo squadra”. Le rispondo che per squadra, al di fuori del Movimento Sociale, ma nell’ambito della destra, si intendeva la squadra operativa, e cioè quella che doveva agire, facendo pestaggi, o compiendo attentati e, al limite, affiggendo manifesti. Per esempio capo squadra poteva essere Delfo ZORZI, questo nella zona di Mestre, o NEAMI nella zona di Trieste, o ROGNONI per la zona di Milano.

 

 

 

 

 

8.13.2 - I rapporti con ZORZI, la sua disponibilita’ di esplosivo e di inneschi, gli attentati, la sede di ON di via Mestrina, la frequentazione da parte di ZORZI della libreria Ezzelino

Le dichiarazioni di SICILIANO sull’amico ZORZI lo collegano in continuazione a fatti ed oggetti che fanno riferimento all’uso degli esplosivi ed agli attentati. A volte si tratta di fatti teorici e di conoscenza, come la disponibilità di un vero e proprio manuale sull’uso degli esplosivi che fece vedere a SICILIANO.

 

 

 

 

 

25.04.96 GI MI (S)

8.13.3 - Libro in inglese sull'uso degli esplosivi prestatomi da ZORZI

Sempre nel medesimo periodo, più o meno alla fine del 1968, ZORZI mi prestò una pubblicazione in inglese che riguardava l'uso degli esplosivi, i sistemi di innesco, i sistemi a tempo e cose simili.

Era un libro di color verde oliva, grande come formato, ma non con moltissime pagine, e corredato da fotografie, disegni e grafici.

Non lo lessi con molta attenzione anche perché non capivo bene l'inglese.

Nei primi mesi del 1969, su richiesta di ZORZI, gli restituii il libro che aveva l'aria di essere una pubblicazione non in commercio in quanto non aveva l'indicazione del prezzo o altri dati simili.

Comunque ZORZI non mi disse mai dove l'avesse preso.

Ricordo bene il momento della riconsegna del libro in quanto contemporaneamente gli diedi alcune fotocopie sulla costruzione della lancia termica, uno strumento che allora era agli inizi.

Io volevo buttarle via, ma ZORZI mi disse che gli interessavano e che potevano tornare utili a qualcuno.

 

 

 

 

 

 

 

09.08.97 GI MI e GI VE (S-Mastelloni)

8.13.4 - Libro in inglese sull'uso degli esplosivi e i sistemi di innesco

Con riferimento a tale volumetto di cui ho parlato nell'interrogatorio in data 25.05.1996, posso aggiungere che questo libro era certamente di provenienza NATO ed era un originale non una fotocopia o un ciclostilato.

L'argomento specifico erano gli inneschi per gli esplosivi, i sistemi a tempo, i detonatori, in sostanza un manuale di sabotaggio.

Non ho mai saputo dove Delfo ZORZI lo avesse preso.

 

 

 

 

 

8.13.5 - 1965 – Il furto di AMMONAL detonatori e miccia ad Arzignano di Chiampo

8.13.5.1 - 18.10.94 - memoria allegata al verbale

Essendo lo ZORZI di ARZIGNANO nel CHIAMPO ove vi sono numerose cave di marmo, mi portò a scassinare un casotto, nel 1962 o 1963, da dove prelevammo dell'AMMONAL e della miccia detonante e a lenta combustione.

 

 

 

 

 

8.13.5.2 - 18.10.94 - memoria allegata al verbale

L'esplosivo fu preso con l'intenzione di compiere un’ azione e fu detenuto da un amico di ZORZI e mio, di cui non ricordo il nome. Ci servì per piccole esperienze, in quanto ci esercitammo all'utilizzo dello stesso, io, lo ZORZI, Claudio MONTAGNER ed il detentore dell’esplosivo.

 

 

 

 

 

8.13.5.3 - 20.10.94 GI MI (Salvini)

Vorrei anche precisare che la prima macchina del dr. MAGGI da me guidata era una Fiat 500, intorno al 1964/1965, sempre disponibile nel garage San marco di Piazzale Roma a Venezia.

Con tale macchina ci recammo io, ZORZI e Piercarlo MONTAGNER sui monti del Chiampo, nella provincia di Vicenza, per il prelievo di una quantità di AMMONAL e di miccia a lenta e rapida combustione di cui ho già parlato.

Preciso che Delfo ZORZI, nativo di Arzignano che è un Paese vicino al Chiampo, conosceva molto bene la zona.

Una parte di tale materiale fu da noi trasportata sulla 500 di MAGGI, un'altra parte invece, dopo essere stata nascosta in quella zona vicino allo stesso casotto dove era stata prelevata, venne recuperata pochi giorni dopo da me e da ZORZI e trasportata prima sulla corriera che dal Chiampo porta a Vicenza e poi in treno fino a Marghera, ove restò a disposizione di ZORZI.

Voglio anche aggiungere che nella cantina di proprietà di Roberto MAGGIORI facemmo delle piccole prove per verificare la potenza dell'esplosivo stesso e la velocità dei diversi tipi di miccia.

Ignoro cosa sia avvenuto in seguito di tale materiale.

 

 

 

 

 

15.03.95 GI MI (Salvini)

8.13.6 - Furto di esplosivo con ZORZI ad Arzignano del Chiampo

Posso con maggiori dettagli raccontare tale episodio che fu in pratica il primo episodio di rilievo commesso dal Gruppo di Mestre-Marghera.

L'episodio avvenne nel 1964/1965 in una cava di marmo vicinissima ad Arzignano che era il luogo di nascita di ZORZI.

Ci recammo sul posto con la FIAT 500 del dr. MAGGI, accompagnati ovviamente da ZORZI che conosceva i luoghi.

Ricordo che io avevo da poco preso la patente e guidavo la macchina.

Eravamo io, MONTAGNER e ZORZI. MAGGI era al corrente che noi dovevamo prendere la macchina per questa missione.

Rubammo da un casotto, sfondando la porta, l'esplosivo, erano 30 o 40 chilogrammi di AMMONAL diviso in sacchetti di plastica trasparente, nonché detonatori e miccia sia detonante sia a lenta combustione.

Poiché si trattava di un grosso quantitativo ne nascondemmo una parte in un luogo non distante e portammo il resto a Venezia con la 500.

Dopo qualche giorno tornammo a Vicenza in treno, sempre noi tre, prendemmo l'autobus per Arzignano e recuperammo l'altro l'esplosivo e la miccia nascondendoceli addosso e rientrando così a Venezia.

ZORZI si occupò personalmente di custodire tutto l'esplosivo.

Non sono in grado di dire dove lo custodisse.

Poiché l'Ufficio mi chiede di descrivere questo esplosivo, posso dire che era contenuto in sacchetti di plastica trasparente del peso di circa 1 o 2 chili ciascuno ed era a scaglie di colore rosa perlaceo e biancastro.

 

 

 

 

 

8.13.6.1 - 15.03.95 GI MI (Salvini)

Posso essere più preciso in merito alla data del furto ad Arzignano.

Io avevo preso da poco la patente di guida, esattamente l'11.12.1964, come posso rilevare dal documento che ho con me e quindi il fatto si colloca sicuramente nella prima metà del 1965.

Rividi una piccola parte dell'AMMONAL nell'abitazione di Roberto MAGGIORI e di Giuliano CAMPANER, entrambi di Marghera e aderenti al gruppo.

 

 

 

 

 

8.13.7 - Attivita' con Roberto MAGGIORI e Giuliano CAMPANER

Roberto MAGGIORI abitava a Marghera, non lontano dalla casa dei genitori di Zorzi.

Aveva una villetta con cantina che suo padre aveva trasformato in una piccola officina.

In questa cantina Delfo ZORZI portò, qualche settimana dopo il furto, un sacchetto di AMMONAL e lì facemmo degli esperimenti, presenti io, ZORZI, MONTAGNER e Roberto MAGGIORI.

In sostanza accendemmo, sia con la miccia lenta che con quella rapida, delle piccole quantità di ammonal per vederne l'effetto.

Negli anni successivi, nella cantina di MAGGIORI, io, Delfo, MAGGIORI, MONTAGNER e anche CAMPANER ci occupammo di recuperare dell'esplosivo svuotando proiettili di mitragliatrice e bombe di aereo inesplose recuperate nella zona circostante bombardata dagli alleati, stando attenti a non tagliare la venatura verde azzurra delle bombe che era la venatura di sicurezza.

Si trattava di residuati bellici provenienti da bombardamenti alleati nella zona di Marghera.

Roberto MAGGIORI, a cavallo del 1969, si staccò dal gruppo mantenendo sporadici contatti con Delfo Zorzi e attualmente, se non sbaglio, ha una ditta che vende piscine.

Praticamente lo stesso lavoro di prova di accensione dell'ammonal avvenne nel medesimo periodo nella cantina della villetta di Giuliano CAMPANER a Marghera.

Anche in questo caso c'era un'attrezzatura di tipo artigianale in quanto sia il padre di Maggiori sia il padre di Campaner svolgevano qualche attività hobbistica o un secondo lavoro una volta terminato il loro lavoro di operai nella zona.

A casa di Campaner vi erano le medesime persone presenti a casa di Maggiori e cioè io, Zorzi, Montagner, Maggiori e lo stesso Campaner.

A casa di Campaner non vi furono problemi, mentre a casa di Maggiori successe un piccolo incidente in quanto avevamo messo una piccola carica di ammonal sotto una campana di metallo che all'esplosione schizzò via colpendo quasi uno di noi.

CAMPANER si staccò dal gruppo tra il 1967 e il 1967, cioè nell'arco di breve tempo.

 

 

 

 

 

18.03.96 GI MI (Salvini)

8.13.8 - Detonatori comuni e detonatori elettrici

Mi sembra opportuno fare alcune precisazioni in merito ai diversi tipi di detonatori che erano entrati nella disponibilità del gruppo. I detonatori che sottraemmo ad Arzignano e di cui faccio cenno a foglio 5 dell'interrogatorio in data 15.03.1995 erano detonatori comuni al fulminato di mercurio che necessitavano per l'ultimo tratto dell'innesco della miccia detonante.

Ne asportammo almeno una trentina perché nel casotto vi era parecchio materiale.

Io ne utilizzai uno negli anni successivi per l'attentato all’Università Cattolica e non gettai l'ordigno oltre il muro di cinta in quanto ero consapevole che quei detonatori di vecchio tipo erano pericolosi in quanto possono esplodere da soli come accadde in altre occasioni, credo anche a Nico AZZI.

 

06.05.96 GI MI (confronto con MAGGIORI)

SICILIANO: Per quanto concerne l'episodio della prova di una piccola quantità di esplosivo rosa a scaglie che rubai ad Arzignano, confermo che lo provammo nella cantina di MAGGIORI facendo saltare una piccola campana di metallo.

La cantina di MAGGIORI era ampia e non sotterranea, ma aperta sul giardino e quindi più che una cantina poteva essere definito un garage/cantina che veniva usato per ricreazione ed hobby.

MAGGIORI: Devo dire che questo episodio veramente non me lo ricordo. Mi ricordo però una miriade di altri episodi simili in cui usammo carburo, miccette, balistite e clorato di potassio.

Il nostro locale era effettivamente aperto sul giardino e non sotterraneo.

C'era anche un banchetto da lavoro, con attrezzi, usato da mio padre.

 

 

 

 

 

28.08.96 GI MI (Salvini)

8.13.9 - Furto di esplosivo con ZORZI e MONTAGNER ad Arzignano del Chiampo

(SICILIANO) - Prendo atto che Pier Carlo MONTAGNER, nell'ambito di un interrogatorio recentemente reso al suo Ufficio, ha ammesso di aver partecipato a sopralluoghi ad Arzignano finalizzati a verificare la presenza di esplosivo in un casotto di pertinenza di un cantiere, ma ha negato di aver materialmente preso parte al successivo furto dell'esplosivo che era stato così individuato.

Quanto dice MONTAGNER è una verità parziale nel senso che egli ha invece materialmente partecipato al furto dell'esplosivo.

Riprendendo quanto ho già dichiarato in data 15.03.1995, in relazione al furto di Arzignano, posso infatti fornire ulteriori particolari che mi vengono in mente, focalizzando specificamente tale episodio.

Partimmo un sabato alla volta di Arzignano io ZORZI e MONTAGNER, subito dopo la fine dell'orario scolastico, in quanto eravamo ancora tutti studenti. Avevamo la 500 di MAGGI, che andammo a prendere, come sempre, al garage San Marco di piazzale Roma. Prendemmo l'autostrada fino a Padova poi la statale fino a Vicenza e raggiungemmo la cava che ZORZI già conosceva.

Attendemmo l'imbrunire e riuscimmo ad entrare nel casotto sfondando la porta di ingresso. Risalimmo in macchina tutti e tre riempiendo il portabagagli anteriore della 500 con il materiale rubato.

Sono assolutamente certo del fatto che avessimo la macchina di MAGGI per un preciso fatto particolare. Io ero, ovviamente, più abituato a guidare la 1100 di mio padre, che aveva il cambio al volante e di cui conoscevo bene il funzionamento della retromarcia.

Avevo, invece, qualche problema con il cambio a cloche della 500 che conoscevo poco e quando ci allontanammo, finimmo in un viottolo, che terminava in un burrone, andando vicini a finirci dentro. Non riuscii assolutamente ad ingranare la retromarcia e fummo costretti a girare la 500, che per fortuna era abbastanza leggera, a mano, facendo forza tutti e tre.

Lasciammo parte del materiale a non molta distanza dal casotto in una boscaglia, e l'indomani solo io e ZORZI andammo sul posto in treno e in autobus per recuperare quanto era rimasto lì. Ricordo che faceva ancora abbastanza freddo, avevamo il cappotto e nascondemmo sotto quell'indumento il materiale.

 

 

 

 

 

8.13.9.1 - 16.07.97 PM MI (Meroni)

Per quanto riguarda l'esplosivo a scaglie di colore rosa perlaceo e biancastro, oggetto del furto nella cava di Arzignano del Chiampo, di cui ho parlato nell'interrogatorio del 15.03.1995, preciso che io ho definito tale esplosivo con il nome di "AMMONAL", in quanto ricordavo di aver visto scritta questa parola su qualcuno dei sacchetti, in cui l'esplosivo era custodito.

 

 

 

 

 

8.13.10 - Le sedi di Via Mestrina, Via Verdi e Via Canal Salso

 

18.10.94 - MEMORIA ALLEGATA AL VERBALE

Si decide di coprire le attività di O.N. con una palestra di arti marziali denominata FIAMMA YAMATO sita in un grande Appartamento di Via Verdi in MESTRE.

La palestra fu affittata con i soldi di MAGGI e ROMANI e BARBARO.

Fu chiesto a ROMA, al GRUPPO FIAMMA, gruppo sportivo del M.S.I., di inviare un istruttore.

L'istruttore fu effettivamente inviato, si trattava di un giapponese di cui non ricordo il nome.

Cominciando le iscrizioni cominciarono anche degli introiti. Gli ordinovisti furono obbligati ad iscriversi.

L'idea della palestra, nasce da me e da ZORZI che, in precedenza, avevamo frequentato una palestra di karatè a VENEZIA LIDO. E’ importante constatare come Delfo ZORZI, secondo quanto riferisce SICILIANO (e molti altri testi), dopo aver abitato con i genitori, occupa locali che costituiscono sempre un punto di riferimento, o la sede, di Ordine nuovo di Mestre. Ci si riferisce ai locali di Via Mestrina e alla palestra Fiamma Yamato di Via Verdi.

Quanto sopra lo si segnala per evidenziare quanto il predetto fosse l’elemento centrale del gruppo di Mestre e come fosse impossibile che non fosse informato, anche nei periodi in cui era meno presente in quanto frequentava l’Università di Napoli, di ogni movimento dei componenti del gruppo, ivi compresi, quindi, quelli menzionati negli appunti di TRAMONTE, sempre che non fosse addirittura lui stesso uno dei soggetti ivi menzionati. I locali suddetti, poi, si riconnettono spesso ad inquietanti presenze di esplosivo, detonatori, armi, che naturalmente tali rimangono anche se si tratta di fatti risalenti nel tempo.

15.03.95 GI MI (Salvini)

 

 

 

 

 

8.13.11 - Detonatori ed esplosivi nella sede di O.N. di via Mestrina e nella sede della palestra fiamma Yamato di via Verdi

Prima di parlare di tali circostanze posso descrivere con precisione quali fossero state le sedi della palestra Fiamma Yamato e dove abbia vissuto Delfo Zorzi.

Con riferimento a Delfo Zorzi, egli abitava ovviamente all'inizio con i genitori in Via Redaelli 9 a Marghera.

Poi, quando la sua famiglia si trasferì in Svizzera per ragioni di lavoro, egli prese a dormire in una stanza dell'appartamento di Via Mestrina che fungeva da sede di Ordine Nuovo.

Il resto dell'appartamento era utilizzato da Nilo GOTTARDI, che svolgeva l’attività di tricologo utilizzando come prestanome il dr. MAGGI in quanto egli non aveva titolo dal punto di vista medico.

Dal 1972 in poi, Delfo Zorzi andò a dormire in una stanza a lui riservata della palestra Fiamma Yamato in Via Verdi.

Dopo la sede di Via Verdi, la palestra, intorno al 1974, si trasferì in Via Canal Salso sempre a Mestre nella sede di un ex macello equino, alla cui proprietà era interessato il padre di Guido BUSETTO, nel senso che egli era comproprietario o amico dei proprietari.

Dopo circa un anno, la palestra fu riconosciuta dal C.O.N.I., ebbe la relativa sovvenzione e si trasferì presso la Scuola Aldo Manuzio di Viale San Marco a Mestre.

L'ultimo trasferimento della palestra, nel frattempo denominata RONIN KAJ, avvenne nella sede di Via Felisatti a Mestre e l'ultimo dei suoi responsabili fu Stefano TRINGALI, anch'egli di Ordine Nuovo ed in rapporti economici con Delfo Zorzi.

17.04.96 GI MI (Salvini)

Prendo atto che nell'ambito delle medesime dichiarazioni (264), ZORZI ha dichiarato di avere abitato per alcuni mesi nella palestra e in seguito in una stanza di Via Mestrina, nell'appartamento ove vi era anche lo studio tricologico.

Anche in questo caso, Delfo ZORZI inverte dei fatti realmente accaduti in quanto egli aveva alloggiato prima in Via Mestrina, sede di Ordine Nuovo, e in un secondo momento in una stanza della palestra, quella in cui, come ho già narrato, ebbe luogo la prova con MONTAGNER del circuito a tempo.

 

 

 

 

 

8.13.12 - Le armi e gli esplosivi custoditi da ZORZI presso le sedi del Gruppo

15.03.95 GI MI (Salvini)

Tornando a Delfo ZORZI, questi, dopo avere dormito, come ho detto, per un certo periodo nella sede di Via Verdi, si stabilì in modo pressoché stabile a Roma e Napoli.

Nella sede di Via Mestrina, quando vi abitava Zorzi, io vidi alcune saponette di tritolo e detonatori sia elettrici sia al fulminato di mercurio, uno dei quali io utilizzai per l'attentato all’Università Cattolica.

Era materiale nascosto senza troppe cautele dietro libri o sotto il letto.

Sempre in quella stanza vidi le armi della dotazione del gruppo, mentre nella sede della palestra in Via Verdi non vidi mai esplosivo, ma solo qualche 7,65 con il silenziatore, cioè quei silenziatori che Zorzi mi disse erano stati fatti da ZIO OTTO, cioè Carlo Digilio.

Guido BUSETTO, nella sede di Via Mestrina, vide e maneggiò le armi di Delfo ma non credo gli siano mai state affidate perché Delfo aveva in Busetto ancora meno fiducia di quanta ne aveva in me.

Non credo che né Vianello né Busetto abbiano visto l'esplosivo o almeno non posso affermarlo.

Io stesso, del resto, pur avendo visto in sede il tritolo, non avevo mai visto i candelotti di gelignite prima del giorno in cui commettemmo gli attentati a Trieste e Gorizia.

Evidentemente, quindi, Delfo aveva un altro nascondiglio, molto probabilmente a Venezia in zona Lido, probabilmente grazie all'appoggio di Paolo MOLIN che operava in quella zona ed era molto legato a Delfo.

 

MOLIN era l'elemento di collegamento fra Mestre e Venezia.

Io rividi la gelignite nell'appartamento di Via Mestrina solo quando con ANDREATTA confezionammo, con tre o quattro candelotti, l'ordigno che doveva essere deposto ai magazzini COIN.

Il dr. MAGGI, alcune volte, si trovò nella sede di Via Mestrina con me e con Delfo mentre io e Delfo maneggiavamo le armi e quindi ne era perfettamente a conoscenza.

Del resto egli girava frequentemente con una cal.7,65 facente parte della dotazione, che teneva alla cintola.

La portava perché temeva aggressioni da parte di elementi dell'estrema sinistra.

Ciò accadde in particolare dopo l'assedio all'Hotel Bonvecchiati di Venezia da parte di estremisti di sinistra mentre io e altri elementi di destra eravamo all'interno.

Questo episodio avvenne tra il 1969 e il 1970.

07.10.95 GI MI (Salvini)

 

 

 

 

 

8.13.13 - Esplosivo di tipo tritolo visto in via Mestrina

Si ricorderà che già altri testi hanno fatto riferimento alla disponibilità di tritolo da parte di ZORZI , tipo di esplosivo di origine militare (ZORZI, peraltro, era militare all’epoca della strage di Brescia) utilizzato secondo i Periti il 28 maggio 74.

Come ho già accennato nell'interrogatorio in data 15.3.1995 fg.4, ho visto in via Mestrina alcune saponette di tritolo color giallo paglierino che lo stesso Delfo ZORZI almeno per quanto ricordo mi disse provenire da residuati bellici della seconda Guerra Mondiale. Mi disse che in quanto si trattava di esplosivo sordo, tale materiale poteva esplodere solo per simpatia affiancando al detonatore una piccola carica di altro esplosivo che avrebbe funzionato da secondo detonatore.

Tale seconda piccola carica provocava l'esplosione per simpatia dell'esplosivo.

Correva notizia nel gruppo che il recupero di tali residuati avvenisse ad opera di Massimiliano FACHINI in un lago che si diceva fosse il lago di Garda. Sarebbe cioè stato esplosivo buttato dai tedeschi in fuga alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

14.10.95 GI MI (Lombardi)

Tutti noi ORDINOVISTI di Mestre eravamo iscritti in una palestra di arti marziali di Mestre in Via Verdi denominata "FIAMMA YAMATO"; nel 1973/74 la palestra fu trasferita in Via Canal Salso sempre a Mestre. In tale palestra c'era un istruttore giapponese, in una stanza della stessa ZORZI che prima dormiva nella sede di Ordine Nuovo, andò a sistemarsi e praticamente dormiva sempre lì quando veniva da Napoli dove studiava lingue orientali. Tale palestra fungeva un po’ da copertura nelle attività di Ordine Nuovo; circolavano in quei locali armi ed esplosivi come ho già precisato negli interrogatori al G.I.

18.03.96 GI MI (Salvini)

Invece, come ho già accennato nell'interrogatorio in data 15.03.1995 a foglio 4, comparvero in seguito nella disponibilità del gruppo, portati da ZORZI, anche i detonatori elettrici, cioè quelli che funzionano con la semplice chiusura di un circuito e il conseguente surriscaldamento del filamento metallico interno.

Io ne vidi una decina proprio nelle mani di ZORZI nella sede di O.N. in Via Mestrina.

Erano alti circa 4 centimetri, più o meno come una cartuccia cal.22 lungo da fucile e avevano i fili bicolori che ne fuoriuscivano.

ZORZI era molto contento perché diceva che costituivano un progresso in quanto erano molto più sicuri e maneggevoli.

L'episodio si colloca nei primi mesi del 1969 e faccio presente che l'anno precedente, quando vi era stato l'arresto di ZORZI e la perquisizione della sua abitazione a Marghera in Via Redaelli non vi era stata invece alcuna perquisizione nelle sede di O.N. in Via Mestrina dove ZORZI dormiva e dove erano presenti le armi del gruppo e gli esplosivi.

Del resto MARIGA, arrestato nella stessa operazione, non frequentava la sede di Via Mestrina e quindi non aveva dato alla Polizia alcuna indicazione in tal senso.

Aggiungo che Delfo ZORZI mi disse che i detonatori elettrici erano molto più sicuri perché anche cadendo o a seguito di urto non potevano esplodere perché erano inerti.

 

 

Prendo atto che dal rapporto dei Carabinieri di Trieste in data 02.02.1970, relativo all'attentato alla Scuola Slovena, risulta che il congegno di accensione dell'ordigno era costituito da una pila elettrica, da un orologio da polso cui era stata tolta la lancetta dei minuti e con la lancetta delle ore in contatto con una vite e da due detonatori elettrici del modello n.8.

Prendo anche visione di una delle fotografie allegate al fascicolo "Rilievi Tecnici".

Effettivamente posso dire che i detonatori che vedo collegati ai fili sono identici a quelli che vidi in mano a ZORZI.

20.05.96 GI MI (Salvini)

 

 

 

 

 

8.13.14 - Altri tipi di innesco di cui mi parlo' Delfo ZORZI

Nei primi mesi del 1969 Delfo ZORZI mi parlò di altri due possibili tipi di innesco di ordigni per autovetture di cui aveva la conoscenza sul piano teorico, ma che non mi risulta che siano mai stati utilizzati o messi alla prova.

Il primo era costituito da una fialetta con un beccuccio contenente mercurio e che al momento della collocazione dell'ordigno doveva stare parallela al piano stradale.

Quando la vettura si fosse messa in moto, alla prima salita o discesa il mercurio si sarebbe spostato e avrebbe chiuso il circuito funzionando da conduttore.

Una seconda tecnica era costituita dall'utilizzazione di un altimetro che poteva provocare l'esplosione con il sollevamento dell'ordigno anche di pochissimi metri.

Non so dove Delfo ZORZI abbia appreso questo bagaglio di conoscenze tecniche.

20.11.96 PM MI (Meroni)

 

 

 

 

 

8.13.15 - Detonatori

Confermo di aver visto nella disponibilità di ZORZI i detonatori elettrici nella prima parte del '69; io ne ho visti contemporaneamente un certo numero, forse una decina;

ZORZI diceva che si potevano trasportare tranquillamente, in quanto non potevano esplodere accidentalmente.

Detonatori di questo tipo erano quelli da me visti negli ordigni preparati per Trieste e per Gorizia ed in quello preparato per il COIN.

In precedenza, credo fino al '67, nelle tre cassette di legno custodite da me nella valigia, di cui ho parlato nei precedenti interrogatori, avevo visto un altro tipo di detonatore, costituito da un cilindretto di fulminato di mercurio a cui era collegato uno speciale filamento che, surriscaldandosi per il passaggio della corrente, provocava l'esplosione.

 

 

 

 

 

8.13.16 - Il mitragliatore SCHMEISSER nella dotazione del Gruppo

10.10.95 GI MI (Salvini)

FUCILE MITRAGLIATORE SCHMEISSER

Prendo atto che Giancarlo VIANELLO, nel corso dei suoi interrogatori, ha dichiarato che della dotazione del gruppo faceva parte anche un fucile mitragliatore Schmeisser e che la circostanza di particolare rilievo in quanto un'arma del medesimo tipo era presente, secondo quanto dichiarato da Carlo DIGILIO, nel casolare in provincia di Treviso gestito da ZORZI.

Personalmente posso dire che non ho visto questo fucile mitragliatore, ma avevo sentito da ZORZI che ce n'era uno a disposizione del gruppo.

D'altronde si tratta di un'arma particolare in quanto il fucile mitragliatore MG 42 chiamato anche, per il suo volume di fuoco, "la sega di Hitler" e usato dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale e quindi di valore un po' simbolico nel nostro ambiente.

 

 

 

 

 

8.13.17 - Maggio/giugno 1969 – Le riunioni a Padova per la programmazione degli attentati ai treni

20.10.94 GI MI (Salvini)

Proseguendo il mio racconto posso parlare del:

 

8.13.17.1 - Attentati ai treni

Nel corso di un incontro, non ricordo se a Mestre nella sede di via Mestrina o a Padova nella libreria Ezzelino, con FREDA, MAGGI e ZORZI, si parlò dell'eventuale necessità di eseguire una serie di attentati su mezzi di trasporto, in particolare treni, per impressionare l'opinione pubblica, convincerla della debolezza delle strutture dello Stato e della necessità di ottenere un Governo forte.

Voglio precisare che questi attentati non avrebbero dovuto causare né morti né feriti.

Questo discorso risale a un periodo precedente alla strage di Piazza Fontana, ma non riesco a collocarlo con precisione.

L'incontro, che ribadisco di non ricordare se sia avvenuto a Mestre o a Padova, non era un incontro pubblico, cioè una conferenza o una simile iniziativa, ma una riunione fra militanti di un certo livello all'interno di O.N.

06.10.95 GI MI (Salvini)

 

8.13.17.2 - Precisazioni sull'incontro in cui si parlo' di attentati ai treni

Ricevo lettura di quanto da me dichiarato in data 20.10.1994 a foglio 2 in relazione alla riunione in cui si parlò di attentati ai treni.

Meglio focalizzando tale riunione, posso dire che certamente quella riunione si svolse alla libreria Ezzelino, nella saletta posteriore che fungeva anche da ufficio.

Eravamo presenti FREDA, TRINCO, cioè quello che faceva da commesso, io, MAGGI, MOLIN e ZORZI, all'incirca quattro o cinque mesi prima, per quanto ora ricordo, degli attentati di Gorizia e di Trieste, direi quindi nel maggio o giugno del 1969, ricordo infatti che non faceva più freddo, ma non era ancora estate piena.

Esattamente si parlò non solo di attentati ai treni, ma anche in luoghi pubblici al fine di creare panico e insicurezza.

In quella riunione non si scese in particolari operativi, ma si parlò della strategia politica e parlò soprattutto FREDA.

Era quindi una riunione ristretta a livello di strategia.

 

08.06.96 GI MI (Salvini)

Mi riporto innanzi tutto a quanto ho già dichiarato in data 06.10.1995 in merito alla riunione alla libreria EZZELINO di Padova, in occasione della quale si parlò apertamente della necessità di compiere attentati, ai treni e in luoghi frequentati dal pubblico come banche, uffici postali o stazioni, al fine di creare una situazione di estrema tensione e senza avere alcuna remora a provocare delle vittime.

Tale riunione, cui erano presenti i padovani FREDA e TRINCO e i quattro elementi più rappresentativi di Mestre-Venezia, e ciò MAGGI, MOLIN, ZORZI ed io, si svolse fra il maggio e il giugno del 1969 e ciò prima degli attentati ai treni dell'agosto di quello stesso anno.

In quella sede, FREDA spiegò che i treni erano in particolare un obiettivo significativo non solo perché in tal modo si colpiva la gente comune, che paradossalmente avrebbe richiesto un Governo e una risposta forte cadendo cosi proprio nel tipo di progetto che si voleva, ma anche perché colpire molti treni avrebbe dato l'impressione di un'organizzazione in grado di operare con molte cellule in tutta Italia.

Questo tipo di discorsi fu più volte ripreso da ZORZI, a Mestre, nel periodo successivo e sino agli attentati di Trieste e Gorizia che, come più volte ho detto, costituirono certamente una prova tecnica di uomini, di mezzi e di tempi di percorrenza di una simile operazione.

Dopo questi due attentati io non fui più convocato per ulteriori operazioni per motivi che ritengo di avere messo a fuoco e di cui parlerò nel prosieguo di questo interrogatorio.

 

25.09.96 GI MI (Salvini) (266)

Prendo atto che le fotografie che l'Ufficio mi ha mostrato raffigurano uno degli ordigni inesplosi fra quelli collocati su convogli ferroviari fra l'8 e il 9 agosto 1969 (npm. Attentati ai treni).

In effetti è possibile che quelli che ho visto nella valigia fossero un prototipo di tali contenitori artigianali.

Noto del resto che si tratta di scatolette che possono alloggiare solo piccoli ordigni con poco esplosivo e cioè del tutto in sintonia con i discorsi che erano stati fatti a Padova in occasione della riunione con MAGGI, ZORZI e MOLIN nel retro della libreria EZZELINO, di cui ho già parlato nell'interrogatorio in data 06.10.1995.

In tale riunione, infatti, qualcuno dei padovani, molto probabilmente FREDA, fece presente che una strategia utile sarebbe stata quella di compiere piccoli attentati dimostrativi finalizzati a fare pochi danni, ma nel contempo a far credere, in ragione del loro numero e della loro disseminazione in varie Regioni del Paese, che esistesse un'organizzazione presente dappertutto ed articolata, in grado potenzialmente di compiere dovunque attentati più gravi.

Ricordo che comunque FREDA disse che non bisognava farsi scrupoli se, nonostante si trattasse di attentati dimostrativi, qualche civile fosse rimasto ferito.

Infatti, sempre secondo FREDA, non si sarebbe fatto peggio degli Alleati che durante la II guerra mondiale avevano lanciato dagli aerei, sul territorio italiano, matite esplosive o comunque piccoli ordigni camuffati destinati a colpire la popolazione e a fare terrorismo psicologico.

 

20.11.96 PM MI (Meroni)

8.13.17.3 - Discorsi sugli attentati

II discorso tenuto essenzialmente da FREDA alla libreria Ezelino di Padova, di cui ho parlato nei precedenti interrogatori, relativo alla opportunità di effettuare attentati con esplosivi in luoghi pubblici e l'analogo discorso effettuato da Carlo MAGGI in altra circostanza, di cui ho parlato nell'interrogatorio davanti al P.M. di Milano del 07.10.95 (267); sono avvenuti nel medesimo periodo di tempo, cioè tra la fine del 1968 e la prima metà del 1969.

 

 

 

 

 

8.13.18 - La presenza di ZORZI e MAGGI presso la libreria Ezzelino di FREDA

Martino SICILIANO parla di una frequentazione da parte di ZORZI e MAGGI della libreria EZELINO di Padova anche indipendentemente dalla questione degli attentati ai treni. E’ evidente che ciò ha una certa significanza, al di là dei rapporti con FREDA, anche con riferimento ad alcune riunioni che ebbero luogo secondo TRAMONTE in quella sede, in particolare dopo la strage di Piazza della Loggia.

 

14.10.95 GI MI (Lombardi)

In quel periodo tramite il MOLIN ed il BORATTO ci mettemmo in contatto con il gruppo FREDA a Padova. Io, MAGGI e ZORZI partecipavamo a riunioni presso la Libreria EZZELINO del FREDA. MOLIN conosceva molto bene FREDA con il quale aveva frequentato giurisprudenza a Padova.

 

 

 

 

 

8.13.19 - luglio 1969 – Le riunioni a Padova dopo l’attentato all’Ufficio Istruzione di MI del 24.07.1969

20.12.96 GI MI (Salvini)

8.13.19.1 - Attentato all'ufficio istruzione di Milano

L'Ufficio chiede a SICILIANO se abbia avuto notizia di un attentato commesso in danno dell'Ufficio Istruzione all'interno del Palazzo di Giustizia di Milano.

Sì, ricordo che questo episodio avvenne nel 1969 in un periodo intermedio fra l'attentato al Rettore dell’Università di Padova, prof. Opocher, e il periodo degli attentati ai treni.

Se ne parlò alle riunioni tenute alla libreria Ezzelino, a Padova, con la presenza sia dei padovani sia dei mestrini, riunioni di cui ho già ampiamente parlato e che si collocano appunto poco prima degli attentati ai treni.

L'attentato al Palazzo di Giustizia di Milano era già avvenuto quando vi furono alcune di queste riunioni e i padovani fecero capire che era stato FREDA a deporre l'ordigno in quanto per via della sua professione di procuratore legale aveva più facile accesso al Palazzo di Giustizia.

Ricordo però che da tali discorsi emergeva che fosse stato VENTURA a spingere perché l'attentato avvenisse in quel preciso luogo forse anche a causa di una questione personale nei confronti del Tribunale di Milano.

Ricordo proprio che l'obiettivo era stato ricordato nei discorsi alle riunioni come l'Ufficio Istruzione.

Preciso che le riunioni che si tennero nell'ufficetto della libreria Ezzelino furono in totale 4 o 5 e si tennero nel giugno/luglio del 1969 alla presenza dei soli militanti di sicuro affidamento.

Non vi furono riunioni a Padova dopo gli attentati ai treni anche perché vi era la sensazione che la Polizia stesse stringendo i controlli e avesse focalizzato il gruppo FREDA soprattutto per l'attentato al prof. Opocher e l'incendio alla Sinagoga di Padova.

Quindi da quel momento gli incontri si spostarono sulla nostra zona, cioè a Mestre.

 

 

L'Ufficio mostra a SICILIANO le fotografie allegate alla nota della Digos di Milano del 18.12.1996 relative all'attentato all'Ufficio Istruzione di Milano del 24.07.1969.

 

Non avevo mai visto l'ordigno in questione, che peraltro ha una caratteristica particolare rispetto agli altri per la presenza di un cilindro filettato. Rilevo invece che il congegno era contenuto in una scatola di lozione per capelli; tale particolare perfettamente in sintonia con le "istruzioni" che venivano fornite proprio durante le riunioni di Padova.

Veniva infatti spiegato, in particolare da parte di FREDA, che nel caso in cui gli ordigni dovessero essere deposti in luoghi chiusi e frequentati, come potrebbe essere l’Università o altro ufficio pubblico, dovevano essere utilizzati contenitori esterni che dessero l'idea di un comune oggetto dimenticato.

Mi sembra del resto che in uno degli attentati di quel periodo, forse proprio quello in danno dello studio del Rettore dell’Università di Padova, sia stato utilizzato un libro "scavato" all'interno in modo da lasciare posto all'esplosivo.

Noto che anche in questo caso è stato utilizzato un orologio di marca RUHLA che è stata per molti anni una sorta di "firma" di Ordine Nuovo per gli attentati sia perché erano orologi che costavano poco sia soprattutto per il richiamo di valenza simbolica ad un nome tedesco.

 

 

 

 

 

8.13.20 - estate 1969 – La preparazione di congegni di accensione in Via Verdi con ZORZI e MONTAGNER

20.03.96 GI MI (Salvini)

L'episodio di notevole importanza di cui mi sono ricordato coinvolge proprio la figura di MONTAGNER come persona esperta e interessata a congegni di accensione.

Infatti, qualche mese prima degli attentati di Trieste e di Gorizia, io, ZORZI e MONTAGNER ci ritrovammo nella palestra di Via Verdi, in particolare nella stanza che era a disposizione di Delfo ZORZI.

Si trattava di una stanza in fondo alla palestra, che egli teneva chiusa a chiave e che utilizzava anche per dormirci in occasione dei suoi brevi ritorni da Napoli.

Infatti non dormiva più nella sede di Via Mestrina anche per gli scontri che vi erano stati con il tricologo Nilo GOTTARDI.

In quella stanza ZORZI teneva i suoi libri e un letto e ne disponeva in via esclusiva.

Su richiesta di ZORZI, appunto momentaneamente rientrato da Napoli, ci ritrovammo in quella stanza dove io, al mio arrivo, già trovai un circuito pronto per essere provato.

Si trattava di un circuito così composto: una batteria di quelle piatte e quadrate con le due liguette; due fili elettrici che portavano ai due poli; un orologio senza la lancetta dei minuti e con un perno infilato nel quadrante; un filamento da microlampadina che serviva da resistenza.

Uno dei due fili elettrici era interrotto dall'orologio e quando la lancetta delle ore toccava il perno si chiudeva il circuito e il filamento diventava incandescente.

Fu MONTAGNER a spiegare il funzionamento del circuito e a chiuderlo e l'esperimento ebbe successo con la fusione del filamento.

ZORZI mi fece presente chiaramente che si trattava di una prova tecnica per l'innesco di un congegno esplosivo.

Nella stessa occasione ZORZI ci parlò della possibilità di utilizzare un fiammifero antivento intorno al quale avvolgere un filamento di rame che diventando incandescente provocasse l'accensione del fiammifero e quindi di una miccia.

 

A D.R.: Durante quella prova in Via Mestrina c'era, come ho detto, un filamento, ma non un detonatore.

In quel momento avevo comunque già visto i detonatori elettrici nelle mani di ZORZI, anche se quel giorno non ne fu usato nessuno perché ci bastava verificare la chiusura del circuito.

Del resto non eravamo in condizioni di sicurezza in quanto la palestra era in un condominio al primo piano.

20.03.96 GI MI (Salvini)

Riferisco un altro piccolo episodio che è utile a focalizzare la figura di MONTAGNER.

Nel 1971 o 1972, quando io avevo da poco lasciato la Facoltà di Medicina a Padova, un amico personale di Roberto MAGGIORI, un tipo alto e biondo di cui non ricordo il nome, doveva fare, a Ferrara, una prova scritta per un diploma di massaggiatore o fisioterapista.

MAGGIORI mi chiese la cortesia, essendo io stato iscritto a medicina, di partecipare anch'io alla prova per aiutare il suo amico.

A tal fine MONTAGNER ci munì di un dispositivo di trasmissione che consisteva in una trasmittente che tenevo io e di una ricevente che aveva l'amico di MAGGIORI.

Io avevo anche il libro di patologia che mi sarebbe servito per dettargli a distanza le risposte al test.

Di fatto il sistema si rivelò concretamente assai difficoltoso perché a me mancava l'antenna per trasmettere e mi dovetti quindi avvicinare all'amico di Maggiori per dettargli direttamente le risposte. La prova ebbe poi esito positivo.

Il congegno trasmittente e ricevente non era di serie, ma era stato fatto direttamente da MONTAGNER e questi, parlando di questi argomenti dopo la prova, mi disse fra l'altro che con lo stesso principio, cioè inviando un segnale elettrico a distanza, si poteva chiudere un circuito e stava appunto studiando un sistema di questo genere.

Ho ricordato questo episodio solo per sottolineare l’abilità di MONTAGNER nel settore, cosa che ne consentì il coinvolgimento da parte di ZORZI nella prova in palestra che ho citato.

Inoltre tali piccoli episodi testimoniano la continuità dei nostri rapporti, ben oltre la fine degli anni '60.

18.07.96 GI MI (Salvini)

 

8.13.21 - Prove di chiusura di un circuito con ZORZI e MONTAGNER

Ricevo nuovamente lettura, in questa sede, di quanto ho dichiarato in data 20.03.1996 in merito alle prove di chiusura di un circuito effettuate in palestra nella stanza in cui dormiva ZORZI quando era a Mestre.

Rilevo che dalla verbalizzazione vi è per due volte un errore di battitura in quanto sia nel titolo del paragrafo ossia nel testo vi è due volte l'indicazione Via MESTRINA, mentre la palestra aveva sede in Via VERDI.

Le prove che ho descritto avvennero quando ci eravamo già trasferiti dal seminterrato, che era un ex-negozio, del palazzo di Via Verdi al primo piano dello stesso stabile, dove potemmo affittare un appartamento molto spazioso che in seguito, quando la palestra era ormai chiusa, divenne in parte sede della CISNAL.

20.11.96 PM MI (Meroni)

Le prove di chiusura di cui ho parlato nell'interrogatorio del 20.03.1996 erano dirette a verificare la possibilità di determinare l'esplosione di un ordigno con l'uso di un circuito elettrico ritardante; quando furono fatte quelle prove non si utilizzò alcun detonatore, in quanto era sufficiente verificare la chiusura del circuito, la quale avrebbe potuto determinare l'accensione indifferentemente. di un detonatore o di una miccia: queste prove avvennero tra il '68 ed il '69".

 

 

 

 

 

8.13.22 - luglio 1969 – I primi contatti con il Gruppo di ROGNONI (MI)

18.10.94 - MEMORIA ALLEGATA AL VERBALE

Nel luglio del 1969, nella settimana durante la quale si verificò il noto allunaggio, Marco FOSCARI, capo riconosciuto dei romualdiani di VENEZIA, figlio del Federale fascista di VENEZIA, successivamente Federale del M.S.I. locale, invitò, per un meeting i suoi amici di corrente milanesi, fra i quali ricordo Gianni RADICE, TOMMASINI Evi, un fotografo all'epoca simpatizzante il cui ruolo chiarirò, in seguito, Giancarlo ROGNONI ed altri suoi amici che conoscerò meglio a MILANO in epoche successive.

268 18.10.94 GI MI – “Voglio precisare che mi sono ricordato il nome del fotografo soprannominato LINCE che ha partecipato alla riunione indetta da Marco FOSCARI nella sua tenuta, di cui parlo nel memoriale che ho prodotto all'ufficio: si chiama WALTER LENCE”.

Di MESTRE c'ero io. Il FOSCARI quando le sue attività di industriale dei giocattoli glielo permettevano, GRADARI Piergiorgio, Antonino PARISI ed altri missini della zona.

Era presente anche il futuro onorevole europeo PETRONIO Franco.

Il meeting si svolse nella VILLA FOSCARI-WIDMANN-REZZONICO sita alla RISCOSSA di MIRA (VE), fu occasione di numerosi incontri programmatici a sfondo politico allietati dalla possibilità di usufruire del locale poligono rudimentale.

Spararono praticamente tutti, le armi le aveva FOSCARI e probabilmente erano dotazioni di famiglia.

Il fotografo giunse con una carabina e Gianni RADICE con una 22 a due colpi.

A seguito di questo invito in VILLA FOSCARI, il FOSCARI si invaghì della EVI con la quale convisse dieci anni ed ebbe un figlio a nome EZRA con il suo cognome ed incominciò a frequentare MILANO ove il ROGNONI per ricambiare ci invitò.

 

Io e il ROGNONI simpatizzammo immediatamente, unitamente alla CAVAGNOLIanche per la comunanza ideologica, più vicina al nazismo che al fascismo.

 

Il ROGNONI predicava interventi più duri dello scontro fisico.

In questo periodo cominciai anche a frequentare PIAZZA S.BABILA e la sede della GIOVANE ITALIA ambrosiana, ove conobbi l'ESPOSTI, l'AZZI, il FERORELLI, la

GIANNATIEMPO, il CROCESI e l’ANGELI.

 

15.03.95 GI MI (Salvini)

 

8.13.23 - Rapporti fra ROGNONI, DELFO ZORZI E SICILIANO

I primi contatti fra noi veneziani e i milanesi avvennero in pratica nel luglio 1969 in concomitanza con la festa nella villa di Marco FOSCARI, a Mira, in occasione dello sbarco sulla Luna degli astronauti americani.

In quell'occasione era presente anche Giancarlo ROGNONI.

 

 

 

 

 

8.13.24 - La frequentazione dell’abitazione di SOFFIATI a Colognola ai Colli da parte di ZORZI, MAGGI e SICILIANO. SERGIO MINETTO

13.10.95 PM MI

L'Ufficio mostra all'indagato nr.13 fotografie inerenti al matrimonio di Marcello SOFFIATI. In tutte le fotografie egli riconosce positivamente Marcello Soffiati, Bruno Soffiati, Carlo Digilio. Dichiara altresì, di aver visto in due occasioni presso l'abitazione in Colognola ai Colli di Marcello Soffiati il personaggio ritratto nelle foto nr.2-3-4-5-9-11-12 e 13, con completo grigio e garofano rosso all'occhiello. Specifica altresì che detta persona è stata anche vista da Delfo ZORZI, essendosi lo stesso Siciliano recato in Colognola ai Colli presso la casa di Marcello Soffiati sempre con Delfo Zorzi e con ogni probabilità con Carlo Maria MAGGI. L'Ufficio dà atto che tale persona si identifica in Sergio MINETTO. L'Ufficio chiede se egli sia in grado di collegare tale persona al nome di MINETTO Sergio e Siciliano risponde negativamente.

 

A.D.R.:- Lo scopo delle visite mie e di Delfo Zorzi in Colognola ai Colli era sicuramente di tipo meramente politico, nel senso che non ci spostavamo da Venezia a Verona per finalità meramente conviviali.

 

A.D.R.:- Non ricordo in quale modo la persona effigiata nelle foto individuate mi sia stata presentata, né altri particolari in ordine alla medesima. Anzi ho come una sorta di "flash" che mi porta a ricollegare la fisionomia di tale persona a una foto scattata a Colognola ai Colli nel corso di un solstizio d'estate e ritraente il Maggi e il Soffiati che salutavano "romanamente" e sullo sfondo una grande bandiera con svastica. Tale foto credo di averla vista su di un giornale che parlava del processo relativo al poligono di tiro del Lido di Venezia.

 

A.D.R.:- Non ho mai visto armi ed esplosivi nella casa di Colognola ai Colli.

01.06.96 GI MI (Salvini)

 

 

 

 

 

8.13.25 - Persona di Verona presente al matrimonio di Marcello SOFFIATI

Quando ho potuto vedere, in occasione dell'interrogatorio dinanzi al P.M. di Milano in data 13.10.1995, le fotografie relative al matrimonio di Marcello SOFFIATI, ho riconosciuto immediatamente la persona con un completo grigio e un garofano rosso all'occhiello che l'Ufficio mi ha poi comunicato chiamarsi Sergio MINETTO.

Non ricordavo il nome di questa persona, ma ricordavo di averla vista certamente un paio di volte a Colognola insieme a MAGGI e a ZORZI nelle circostanze che ho descritto appunto in tale interrogatorio.

Focalizzando i miei ricordi su questa persona, che ricordo non alta di statura e con i capelli già allora brizzolati e molto riservata e di poche parole, mi sono ricordato di averla vista probabilmente in tempi successivi agli incontri di Colognola almeno due volte anche a Venezia.

Una volta in occasione di un incontro a casa del dr. MAGGI alla Giudecca, uno dei soliti incontri sia politici sia conviviali.

Un'altra volta in occasione di una riunione che si tenne a casa del vecchio CENTANNI, che era un noto esponente della destra veneziana, proveniente dal M.S.I. e ad ambienti della Repubblica di Salò.

 

 

 

 

 

8.13.26 - Riunione in casa CENTANNI a Venezia con la presenza di Sergio MINETTO

Questo incontro era appunto finalizzato a favorire una maggiore conoscenza tra militanti di Ordine Nuovo e di destra in genere e gli ex combattenti della Repubblica Sociale.

La riunione si tenne nel salotto di casa CENTANNI, che era una casa elegante in zona Rialto, e c'erano 10/12 persone fra le quali ricordo MAGGI, MOLIN, io e ZORZI da Mestre, la persona che mi è stato comunicato chiamarsi MINETTO, Marcello SOFFIATI, Gastone NOVELLA che era legato a CENTANNI da vecchi rapporti di amicizia in quanto il padre di Gastone era stato un repubblichino.

Durante la riunione si parlò anche della necessità di reperire dei fondi per l'imminente campagna elettorale nella quale Ordine Nuovo si sarebbe battuto per la scheda bianca non appoggiando e anzi volendo danneggiare il M.S.I.

L'incontro si colloca quindi nel 1968.

I mezzi erano infatti molto modesti poiché per le iniziative di propaganda si aveva a disposizione solo la macchina di MAGGI ed altoparlanti e impianto elettrico erano stati comperati grazie ad offerte spontanee di simpatizzanti.

La presenza dei veronesi si tradusse poi da parte nostra in un giro di propaganda di due giorni a Verona e in provincia con affissione di manifesti e brevissimi comizi volanti per propagandare la scheda bianca.

Il giro fu effettuato con la macchina di MAGGI da me, ZORZI e, con ogni probabilità, MONTAGNER il quale, del resto, per tale campagna aveva avuto la funzione di tecnico avendoci aiutato a impiantare il megafono e l'impianto elettrico sull'auto, con particolari accorgimenti che consentivano un rapido montaggio e smontaggio dell'attrezzatura.

A proposito di tale campagna, ricordo anche un'affissione di manifesti effettuata a Villanova del Ghebbio, in provincia di Rovigo, da me, ZORZI, VIANELLO e MAGGI, quest'ultimo personalmente presente in tale occasione in quanto originario dello stesso paese.

I manifesti furono subito staccati da gente che era uscita da un bar, e tornammo quindi sul posto riuscendo a sorprendere alcuni dei responsabili ancora all'opera;

ZORZI e VIANELLO ne colpirono alcuni duramente utilizzando colpi di karatè imparati in palestra.

 

 

 

 

 

8.13.27 - Militanza nel P.S.D.I. e fotografie relative al matrimonio di Marcello SOFFIATI

L'Ufficio fa presente che la persona identificata in Sergio MINETTO e presente al matrimonio di Marcello SOFFIATI, pur ammettendo di avere militato nella Repubblica Sociale ha affermato di essere stata iscritta all'epoca al Partito Socialista Democratico Italiano.

Faccio presente che l'iscrizione al P.S.D.I. era, intorno alla seconda metà anni '60 dopo la scissione dal P.S.I., una delle più semplici ed elementari coperture per persone di destra che erano esposte nella vita civile e non volevano farsi riconoscere come tali.

Del resto il P.S.D.I. pur essendo formalmente socialdemocratico, aveva all'epoca una politica decisamente di destra e apertamente favorevole agli americani.

Ricordo che era questa la linea politica dell'on. TANASSI che era leader effettivo del partito e fu anche Ministro della Difesa.

La domanda che l'Ufficio mi ha posto, mi ha fatto ricordare una serie di battute che erano circolate scherzosamente nell'ambiente di Ordine Nuovo proprio dopo il matrimonio di Marcello cui non ero stato presente.

Si disse infatti che ad uno dei presenti, ad un certo punto del pranzo, per ricordargli che era un "compagno", era stato messo all'occhiello un garofano rosso.

Dovrebbe trattarsi proprio di MINETTO che è l'unico a comparire, in alcune delle fotografie, con un garofano rosso e che in una delle fotografie sembra infatti scherzare, quasi schermendosi e ammiccando per quello che portava all'occhiello.

Ribadisco che essere iscritti al P.S.D.I. era solo un espediente, all'epoca, per continuare a fare una politica di destra con un'etichetta che permetteva di non esporsi.

Del resto il P.S.D.I. in Veneto era più a destra della stessa D.C. che aveva ampi settori decisamente popolari e antifascisti.

 

 

 

 

B) IN INCIDENTE PROBATORIO

DOMANDA - Se ricorda un qualche cosa di particolare che Soffiati contestava Zorzi.

RISPOSTA - Contestava in particolare due cose: uno, quanto era successo, mi sembra, nell'anno 1967, se non vado sbagliato, forse prima, all'occasione dell'arresto di Zorzi Delfo per quanto riguarda le armi, il quale Zorzi Delfo se l'è cavata cantando, come si diceva. Quindi, Soffiati lo accusava di essere un informatore più o meno velato della Pubblica Sicurezza o dei Carabinieri. In seconda istanza, lo accusava di essere troppo duro e troppo sanguinario.

DOMANDA - Sempre il 4 Luglio del 1997, quindi nell'ambito di quel verbale che è già richiamato, pagina 6, lei disse: "In particolare, Marcello Soffiati accusava quest'ultimo (nella fase precedente, Zorzi) di aver portato via, andandosene in Giappone, una valigia piena di Dollari americani ricevuti per il finanziamento di Ordine Nuovo, che sarebbero stati invece utilizzati dal predetto per i suoi fini personali". Ricorda questo fatto?

RISPOSTA - Esattamente. Questa è una terza constatazione susseguente agli anni che ho detto io del '72. Si riferisce al periodo in cui Delfo Zorzi, appunto, è fisicamente emigrato in Giappone. Lui ha detto che era il nuovo Marco Polo, questo me lo ricordo. In una sua intervista, lui ha detto che era il nuovo Marco Polo e che era andato in Giappone con un milione di Lire, da cui aveva fatto i miliardi. La contestazione che gli era stata mossa in ambito O.N. Triveneto da Marcello Soffiati era appunto che Delfo Zorzi avesse ricevuto un milione, ma di Dollari, e che con questi Dollari se ne fosse andato in Giappone creando poi il suo impero commerciale.

DOMANDA - Lei non ha mai avuto occasione di parlare con Zorzi, di chiedergli se era vera questa cosa?

RISPOSTA - Assolutamente.

DOMANDA - Lei, di questi presunti rapporti istituzionali di cui parlava Soffiati, ha qualche conferma? Vi è stato qualche episodio che l'abbia portata a una conclusione?

RISPOSTA - Io non ho conferme dirette, cioè non c'è mai stato nessuno, anche perché non era poi la sede di venire a vantarsi: "Io faccio il confidente della Pubblica Sicurezza" o: "Io faccio il confidente dei Carabinieri". So solo - e devo averlo anche dichiarato a verbale - che, in occasione del viaggio da noi fatto (adesso non ricordo se è stato nel 1974, perché non ho buona memoria), ad un certo punto, a seguito degli attentati alla Scuola Slovena e al cippo di confine di Gorizia, fummo incriminati, se vogliamo, Delfo Zorzi ed io. Dev'essere il periodo in cui Delfo Zorzi si trovava proprio, se non vado sbagliato, a Mestre, facendo il suo servizio militare. In ogni caso, siamo partiti in treno tutti e due per presentarci al Giudice Schiavo, se non vado errato, di Trieste, per essere intesi. Avevamo un difensore che ci era stato consigliato dal Movimento Sociale Italiano, dal Federale di Trieste.

Siccome poi questa incriminazione facevo seguito ad una campagna di stampa piuttosto forte, che poi era stata portata avanti dalla stessa persona, dallo stesso giornalista che in epoca successiva ha scritto su <<La Nuova Venezia> analoghi sistemi (adesso non mi ricordo neanche il nome di questo qui, comunque è la stessa persona), c'era sta una fortissima campagna di stampa, per cui, andando a Trieste, io ho fatto presente a Zorzi la mia perplessità, la mia paura che il tutto finisse con un'incriminazione per questi due episodi specifici.

Zorzi Delfo mi ha detto di non preoccuparmi, perché, in ogni caso, la cosa era già stata tutta definita e che lui ne aveva avuto conferma, che il tutto sarebbe andato bene, tramite le sue amicizie di Roma, amicizie che lui non mi ha specificato chi fossero, ma mi ha fatto capire che era gente ben sistemata a livello istituzionale quanto Polizia o servizi segreti.

Fatto sta che, quando siamo andati, lui è rimasto dentro una quindicina di minuti, io sono stato inteso, lo stesso, per venticinque o trenta minuti, dopodiché la questione è stata, come da lui preannunciato in viaggio, archiviata senza seguito.

Anzi, la persona che fisicamente aveva attivato l'indagine è stata a sua volta colpita dall'Autorità Giudiziaria, il Forziati, se non vado sbagliato.

 

DOMANDA - Lei non ricorda, sempre nell'ambito di questo discorso, di aver mai avuto sentito il nome di qualcuno di questi funzionari che con i quali Zorzi sarebbe stato collegato?

RISPOSTA - Al momento, non mi ricordo. Comunque, lui parlava, se non vado sbagliato, che aveva le sue entrature con Federico Amato a Roma.

DOMANDA - Per essere precisi (anche questa è una contestazione), il 9 Agosto 1997, in un interrogatorio congiunto davanti ai Giudici Istruttori di Milano e di Venezia, lei disse: "In merito alle conoscenze di Delfo Zorzi con funzionari del Ministero dell'Interno, confermo innanzitutto quanto già ho dichiarato il 5 Agosto 1996 in relazione a notizie che appresi dallo stesso Zorzi circa il fatto che eravamo coperti da funzionari dal Ministero dell'Interno in occasione del nostro viaggio a Trieste per essere interrogati dal Giudice sull'attentato alla Scuola Slovena (e fin qui è come lei ha detto).

Poiché l'Ufficio mi fa il nome del Vice Prefetto Sanpaoli Pignochi quale contatto di Delfo Zorzi al Ministero, accertato giudizialmente anche attraverso le dichiarazioni di Federico Umberto Amato dinanzi alla Corte di Assise di Venezia del 1987, rispondo che effettivamente ricordo il nome Sanpaoli come quello di un funzionario del Ministero dell'Interno in contatto con Delfo Zorzi".

DOMANDA - Ricorda qualcosa?

RISPOSTA - Confermo quanto lei dice, che questo Sanpaoli era la persona che era materialmente in contatto con Delfo Zorzi nell'ambito sempre di questo Dottor Amato, ma questo per quanto mi ha detto Zorzi perché io non l'ho mai conosciuto, né il Sanpaoli né l'Amato, personalmente.

DOMANDA - Ricorda questo nome, chi glielo fece e in quale ambito?

RISPOSTA - Il nome non sono grado di sistemarlo, perché nell'interrogatorio a cui lei mi fa cenno, che si è svolto presso i Carabinieri di Mantova, se non vado sbagliato, il Dottor Mastelloni era venuto per vedere se sapessi qualcosa per quanto riguardava quel famoso aereo Argo che era caduto.

DOMANDA - Alla riga successiva, sempre nell'ambito dello stesso verbale, lei ha dichiarato: "Questo nome mi fu fatto nell'ambiente mestrino di Ordine Nuovo non dallo stesso Zorzi, bensì da Maggi, Molin e da Bobo Lagna. In particolare quest'ultimo (quindi Bobo Lagna) mi fece cenno al nome Sanpaoli come una delle persone che lui e Zorzi frequentavano a Roma, allorché anche Bobo Lagna si era iscritto all'università".

RISPOSTA - Confermo per quanto riguarda Bobo Lagna, ma degli altri, in questo momento, non posso affermare. Bobo Lagna, sì, perché era particolarmente amico del Delfo Zorzi. Delfo Zorzi, a un certo periodo, da Napoli, dove studiava all'Orientale di Napoli, si era avvicinato a Roma, dove invece si trovava Bobo Lagna ed insieme frequentavano il Pio Filippani Ronconi per quanto riguarda lingue e letterature varie e cose del genere. Bobo Lagna studiava, ad un certo periodo, arabo ed è per quello che si era recato a Roma.

OMISSIS

Il Dottor Maggi mi ha detto che, appunto, lo Zio Otto aveva migliorato il sistema di innesco e che questi problemi non si sarebbero posti. Questo è quando ricordo io, dopo può essere che sia in un altro contesto.

DOMANDA - Leggo la frase: "Questo discorso (quindi questo che abbiamo letto) mi venne fatto parlando della necessità di compiere attentati dinamitardi al fine di destabilizzare il sistema".

RISPOSTA - Questo è precedente nella fase di preparazione dei due attentati. A un certo punto, dal 1968 al 1969, il Delfo Zorzi, in più di un'occasione, mi ha dato da custodire fisicamente, quando lui non era in base a Mestre, diversi sistemi di innesco di ordigni vari. Probabilmente, è in questo senso che io ho interpellato il Dottor Maggi per sapere se il discorso dell'innesco fosse farina del sacco di Delfo Zorzi o venisse fuori da una persona tecnicamente esperta, in quanto che, chiaramente, insomma, c'era un pericolo oggettivo per chi manipolava l'ordigno, a parte il discorso di quello che si sarebbe voluto farne dopo. Comunque, confermo che questi discorsi, tenuti dal Dottor Maggi, erano nella stessa ottica da me detta prima.

OMISSIS

 

 

 

 

 

8.13.28 - Il gruppo di Ordine Nuovo di Mestre

SICILIANO ha anche riferito del gruppo di Mestre. Le sue indicazioni sono fondamentali, perché dimostrano che si trattava di un gruppo poco numeroso, con a capo Delfo ZORZI, che non poteva, quindi, non essere al corrente delle riunioni a casa di ROMANI alle quali partecipavano i “Mestrini”, secondo le veline di TRAMONTE, o che non fosse addirittura lui uno dei “Mestrini”.

DOMANDA - Signor Siciliano, il gruppo Mestrino di Ordine Nuovo da chi era costituito, in particolare nell'ultimo periodo quando lei si è allontanato?

RISPOSTA - Il gruppo Mestrino di Ordine Nuovo risultava costituito da me sottoscritto, Delfo Zorzi, Guido Bosetto, Giancarlo Vianello come costituenti anziani; poi si erano aggiunti nell'ultimo tempo di mia permanenza, cioè nel 1973 -1974, mio fratello, Bobo Lagna, Bergantin Leopoldo, che poi ha avuto la guida come corrente Ordine Nuovo del Movimento Sociale Italiano ed è stato segretario sezionale, ed altre persone di cui al momento non ricordo.

Comunque non abbiamo mai raggiunto quota 20; è stato difficile come gruppo Mestrino.

DOMANDA - Di questi chi era più vicino a Maggi? C'era qualcuno particolarmente più degli altri legato a Maggi?

RISPOSTA - Il capo del gruppo era Delfo Zorzi, poi veniva il sottoscritto come contatto con Venezia, ma particolarmente il contatto con Venezia veniva effettuato tramite Delfo Zorzi e direttamente da lui, o via Paolo Molin o direttamente con il dottor Maggi.

Volevo specificare prima sul discorso di come fosse strutturato l'Ordine Nuovo che era strutturato in 3 livelli.

Cioè un livello militante cioè le persone che si occupavano fattivamente di politica che andavano ad affiggere i manifesti e che eventualmente erano anche pronti a menare le mani. E poi c'era un gruppo di cosiddetti aderenti che erano invece quelli che prendevano parte solo alle riunioni che fossero pubbliche o semi pubbliche, e poi un gruppo di simpatizzanti che era il gruppo delle persone che foraggiavano il movimento direttamente o indirettamente.

Quindi il discorso dei militanti è un discorso elitario, in quanto che il movimento stesso tendeva a scoraggiare la grande militanza, nel senso di avere tante tessere, il discorso di avere le tessere era un discorso di elite ristretto a poche persone del gruppo.

DOMANDA - Le persone che ha nominato prima erano da intendersi tutti come militanti?

RISPOSTA - No, di persone militanti che ho sempre detto.

DOMANDA - Sta parlando di Mestre?

RISPOSTA - Come discorso di Mestre gli unici che avessero le tessere erano Delfo Zorzi ed io, e il resto è da considerarsi come aderenti cioè gente che era in pectore per diventare militanti poi dopo un periodo di formazione politica, più o meno politica di formazione anche allo scontro fisico.

DOMANDA - Il fatto di essere capo che cosa comportava in concreto?

RISPOSTA - Quando io parlo di capo come Delfo Zorzi era la persona più in vista, quella che appunto teneva i contatti con Venezia che era il nostro punto di riferimento, ed era la persona che aveva le chiavi della palestra, cosa che, per esempio, io non ho mai avuto.

Ed era quella che gestiva i contatti in diretta eventualmente anche con Roma.

Che a me risultino, cioè io arrivo fino a Venezia dopodiché era una scelta politica quella di limitare le conoscenze delle varie persone per evitare possibili fughe di notizie.

DOMANDA - Che diversa conoscenza c'era? Il capo aveva delle conoscenze diverse?

RISPOSTA - Il capo rispetto al semplice aderente, per esempio, aveva conoscenze più estese a livello romano e anche contatti diretti, mentre invece il sottoscritto aveva conoscenze limitate in ambito veneziano, qualche conoscenza in ambito triestino e non aveva certamente contatti diretti con Roma, e le sue conoscenze erano differenti per esempio da quelle che poteva avere Giancarlo Vianello che conosceva altre persone che io non conoscevo.

Perché si evitava accuratamente di poter intrinsecare le conoscenze di modo che uno potesse fare gli accostamenti come li ho fatti io, che lo "Zio Otto" corrispondesse a una determinata persona.

DOMANDA - Coloro che appartenevano alla cellula senza essere al vertice avevano conoscenze circa la composizione di altre cellule?

RISPOSTA - No, quelli che comprendevano una cellula si toccavano, prima ho parlato di triangolo ma è sbagliato, perché nei miei verbali ho sempre parlato di composizione a nido d'ape, dove si tocca la celletta, conosce le stesse persone, ma sono persone in qualche caso corrispondenti alle conoscenze di uno, e in tanti altri casi corrispondenti alle conoscenze ben specifiche di una sola persona.

DOMANDA - Il capo aveva una posizione diversa anche sotto un profilo decisionale, c'era un momento in cui colui che era il capo poteva decidere cosa che non rientrava nelle competenze di altri?

RISPOSTA - Le decisioni spicciole sullo scontro fisico chiaramente se dovevano essere prese, dovevano essere prese dalla persona che in quel momento era alla guida del gruppo, in questo caso Delfo Zorzi, come si è verificato parecchie volte perché abbiamo avuto occasioni di scontri, sia in occasione della campagna per la scheda bianca, sia prima di tale data, e sono sempre state delle decisioni che prendeva lui in proprio.

Mentre le decisioni di politica più generale, politica intesa anche come attività di trasferta per andare a Trieste a scontrarsi con gli avversari o per partecipare a qualche manifestazione di italianità, non so, a Bolzano, quando c'era.

Queste cose erano prese in ambito veneto più particolarmente dalla persona che gestiva il discorso politico in senso appunto fisico che era il dottor Maggi.

OMISSIS

DOMANDA - Lei ha parlato della disponibilità di armi, di esplosivi da parte di Ordine Nuovo, per quanto riguarda in particolare il gruppo di Mestre, cosa vi è da dire, c'era anche da parte del gruppo di Mestre una situazione del genere?

OMISSIS

RISPOSTA - Rispondo affermativamente a partire dal 1965 fino a praticamente al 1972 per quanto riguarda il sottoscritto, cioè concessioni da parte di Zorzi di pistole, revolver, eccetera.

DOMANDA - Quindi lei risponde affermativamente sia con riferimento alle armi che con riferimento agli esplosivi?

RISPOSTA - Affermativamente sia in riferimento alle armi sia in riferimento ad esplosivo di diverso genere.

OMISSIS

 

 

 

 

 

8.13.29 - La cena del tacchino

SICILIANO ha riferito anche del noto episodio della “cena del tacchino”, che tanta importanza ha avuto nell’ambito del procedimento per la strage di Piazza Fontana, sotto il profilo di una presunta ammissione di responsabilità di ZORZI in ordine a quell’evento. ZORZI è stato assolto, ci sono state infinite discussioni per collocare quel fatto proprio il 31 dicembre 1969, o in altro periodo. Nell’ambito del presente procedimento il fatto conserva una sua rilevanza, indipendentemente dalla sua collocazione cronologica, in quanto è comunque significativo di quelle che erano all’epoca le idee di Delfo ZORZI. Si tratta di un fatto talmente rilevante in quel contesto, che lo stesso è stato ritrattato (dietro versamento di cospicue somme di denaro) nella nota memoria presentata da SICILIANO, al centro del reato di favoreggiamento.

RISPOSTA - L'episodio della cena del tacchino, che io ho smentito nel mio memoriale, ma come ho già detto al Pubblico Ministero e per altro avevo ribadito anche al Dottor Meroni, se non vado sbagliato, lo riconfermo in pieno.

Cioè, si è svolta il 31/12/1969 nella casa di Giancarlo Vianello, che era sita in via Cardinal Massaia.

Giancarlo Vianello aveva la sua famiglia che non ricordo se andasse in albergo o avesse una casa in montagna.

Praticamente quindi a partire dai giorni immediatamente precedenti le feste di Natale si recava in montagna e lasciava il figlio in assoluta agibilità di detto appartamento.

Il sottoscritto vivendo insieme con la madre, il padre e altri 3 fratelli, chiaramente non aveva disponibilità di appartamento e Zorzi, per quanto riguarda la sua stanza in via Mestrina, quando ce l'aveva non aveva neanche lui disponibilità, in quanto si trovava in conflitto di interessi con il Gottardi che l'aveva già anche fisicamente minacciato più di una volta per le sue condotte irregolari.

E' per questo che si andava a casa di Vianello.

Dico si andava a casa di Vianello, perché non è stata una volta singola.

Il 31 Dicembre 1969 è stata la conclusione di 3 o 4 anni in cui, secondo una specie di rito consolidato tra di noi, ci si trovava io, Delfo Zorzi e Giancarlo Vianello, appunto.

Siccome il sottoscritto, come ripeto, era l'unico all'epoca ad avere sia la macchina, sia la patente, prima si andava alle cosiddette donne o donnine allegre, dopodiché ci si ritirava a sbevazzare a casa del Vianello, e il sottoscritto portava dai dischi che avevo acquistato a Monaco di Baviera dal "National Zeitung", che erano dischi dell'epoca nazista con inni vari che all'epoca in Italia risultavano di difficile reperimento, e quindi aspettavamo così la mezzanotte mangiando.

Si chiama, cioè hanno dato il nome della "cena del tacchino" in quanto quella sera appunto gli era stato lasciato al Vianello da parte dei suoi genitori un tacchino abbastanza enorme e il Vianello avrebbe voluto che i suoi genitori, rientrando il giorno 2 trovassero perlomeno una parte del tacchino, cosa che invece non si è verificata, in quanto i sottoscritti, cioè Delfo Zorzi ed io, ci siamo alzati durante la notte e abbiamo eliminato fisicamente il tacchino stesso.

Questo è l'aneddoto, il contenuto della cena del tacchino e tra le altre cose, chiaramente, ci si teneva relazionati di quello che uno faceva, discorsi più o meno politici al momento.

In quella occasione Delfo Zorzi mi ha fatto chiaramente capire che il discorso della bomba in Piazza Fontana non era stato un discorso portato avanti come si era tentato di far credere da elementi anarchici, ma che era direttamente riferibile invece ad ambienti a noi vicini, in particolare a Ordine Nuovo e ancora più in particolare senza dirlo perchè Delfo Zorzi è una personalità particolare, non si è mai vantato di nulla e neanche di quello che fisicamente faceva, cioè facendo trasparire la sua soddisfazione perchè fosse stato fatto questo attentato.

Io ho ribadito che secondo me il sangue non avrebbe portato grandi cose, perchè sangue innocente non porta a grandi cose. Al che Delfo Zorzi mi ha fatto presente due cose, che peraltro io ho già riferito all'autorità giudiziaria inquirente a Milano, ovverossia che anche durante l'ultima guerra gli inglesi avevano bombardato Dresda al fosforo e c'erano stati 300 e passa mila morti che erano anche quelli sangue innocente, e gli americani avevano dal canto loro bombardato Hiroshima e Nagasaki, ed anche quello era sangue innocente, quindi, in ogni caso, nella via che porta alla rivoluzione, c'è sempre sangue innocente che viene versato anche giustamente o ingiustamente.

Questa è la cena del tacchino.

 

 

 

 

 

8.14 - IL SERVIZIO MILITARE DI DELFO ZORZI

(n.b.: I ricoveri di ZORZI durante il militare sono trattati da pag.219 escussione Isp. CACIOPPO- Ud. 13.5.2010)

Delfo ZORZI, dopo una serie di rinvii alla chiamata alle armi, dal 12 al 19 giugno 1973, veniva sottoposto, a domanda, a nuovi accertamenti sanitari ed inviato all’Ospedale Militare di Padova, venendo poi dimesso con la idoneità al servizio militare. Il 7 ottobre 1973 pertanto veniva chiamato alle armi ed assegnato al Battaglione Anfibio “Piave” di Mestre fino al 30 giugno 1974. Dal 1 luglio 1974 sarà trasferito al Battaglione fanteria Carri “Piccinini” di San Vito al Tagliamento (PN), nel cui reparto era stato aggregato già da 21 maggio al 9 giugno, dal quale veniva congedato il 5 novembre 1974 per fine ferma.

 

Pertanto ZORZI la prima parte del servizio di leva – circa otto mesi da ottobre a giugno – salvo il periodo di aggregazione a San Vito al Tagliamento, lo trascorre a Mestre (E’ di questo periodo anche un incidente stradale in cui rimase coinvolto alla fine del gennaio 1974, a seguito del quale riportò ferite con 15 punti di sutura, venendo dimesso dall’Ospedale militare con giorni 30 di convalescenza per esiti di trauma cranico). E’ lo stesso ZORZI a ricordare – nella testimonianza resa a Parigi - il suo trasferimento a San Vito dovuta a motivi di sicurezza relativi all’aggressione che aveva subito da parte di alcuni elementi di sinistra nel periodo del Referendum sul divorzio. Aggressione che era stata denunciata da ZORZI ai Carabinieri di Mestre come avvenuta il 13 maggio 1974. Denuncia che presentò alla Compagnia dei Carabinieri di Mestre alla presenza di un ufficiale del Battaglione Anfibio “Piave”, il capitano Giorgio DE BENEDICTIS.

 

Dalla ricostruzione effettuata sulla base della documentazione matricolare acquisita ed in parte da quella emersa dalle indagini difensive dell’imputato, si può affermare che la permanenza in servizio di ZORZI non è stata continua in quanto lo stesso risulta più volte ricoverato negli ospedali militari ottenendo non pochi giorni di congedo per malattia. Aggiunti i periodi di licenza, si può affermare senza tema di smentite, che le assenze superano i 200 giorni, pertanto circa la metà del periodo militare. A questo va aggiunto che tali assenze poco o nulla aggiungono al suo curriculum universitario, in quanto ZORZI sosterrà un esame, dopo pochi giorni al suo ingresso nella vita militare, il 26 ottobre 1973 (Lingua e Letteratura Giapponese III) e altri due esami li sosterrà nella giornata del 15 febbraio 1974 (Lingua Tedesca). Da questo momento in poi non sosterrà più alcun esame fino al 21 febbraio 1975 e pertanto se ne deve dedurre che ZORZI i periodi di assenza dalla vita militare li ha probabilmente trascorsi nel Veneto.

 

Dalla documentazione sanitaria acquisita si può anche rilevare che il medico di fiducia di ZORZI era Carlo Maria MAGGI. Tra la documentazione sanitaria emergono, tra l’altro, anche due relazioni del dott. Carlo Maria MAGGI: la prima in data 24.5.73, prima della chiamata alle armi, la seconda datata 9.1.74, evidenziante alcune patologie.

Dal quadro A del foglio matricolare e da accertamenti disposti dalla Corte di Assise di Venezia nel giugno 1987 sui periodi di licenza e dalla documentazione acquisita dal Giudice Casson - si rilevano, dal primo, diverse annotazioni relative ai ricoveri all’Ospedale Militare di Padova e Udine, dal secondo, l’elenco delle licenze fruite da ZORZI nel periodo di servizio presso il 1° Battaglione Lagunari “Serenissima” di Malcontenta di Mira, dal terzo documentazione relativa ai ricoveri ed alle licenze di convalescenza:

Licenza breve gg. 2 4-5.01.1974

Ricoverato all’O.M. di Padova OP21 10.01.74

Dimesso rientra al Corpo OP2 18.01.74

Licenza breve gg. 3+2 dal 21al 25.01.74

Licenza breve gg. 5+2 dall’11 al 17-02.74

Ricoverato all’O.M. di Padova OP5 04.03.74

Dimesso ed inv. Lic. Conv. Gg.30 OP5 09.03.74

Licenza convalescenza gg.30 dal 10.03 al 07.04.74

Ricoverato all’O.M. di Padova OP7 09.04.74

Dimesso OP7 11.04.74

Licenza breve gg. 2 dal 16 al 17.04.74

Ricoverato all’O.M. di Padova OP8 18.04.74

Dimesso OP8 20.04.74

Ricoverato all’O.M. di Padova 22.04.1974

Dimesso 07.05.1974

Ricoverato all’O.M. di Padova OP10 18.05.74

Dimesso OP10 21.05.74270

Licenza breve gg 3+3 dal 25 al 31.05.74

Licenza ordinaria gg.10 + 3 dal 10 al 22.06.74

Licenza gg.3 di proroga dal 23 al 25.06.74271

Ricoverato all’O.M. di Padova 01.07.74

Ricoverato all’O.M. di Udine OP16 04.07.74

270 INVIATO IN AGGREGAZIONE AL Battaglione fanteria Carri “Piccinini” di San Vito al Tagliamento

(PN); RIENTRATO AL BATTAGLIONE ANFIBIO “PIAVE” A MESTRE

271 TALE DATO SI RILEVA DALLACOMUNICAZIONE DEI CC DEL 15 GIUGNO 1987 ALLA

CORTE DI ASSISE; DAL “RUOLINO TASCABILE” DEL Battaglione fanteria Carri “Piccinini” di San

Vito al Tagliamento (PN) ACQUISITO DALLA DIFESA ZORZI INVECE RISULTANO ANNOTATI

GG. 5 DI PROROGA E PERTANTO FINO AL 27 GIUGNO 1974

Dimesso ed inv. Lic. Conv. gg. 40 OP16 06.07.74

Ricoverato all’O.C. di Padova OP16 15.08.74

Dimesso rientra al Corpo OP16 15.08.74

Ricoverato all’O.M. di Padova OP16 21.08.74

Dimesso ed inv. Lic. Conv. gg. 40 OP16 22.08.74

Ricoverato all’O.M. di Padova OP21 02.10.74

Dimesso ed inv. Lic. Conv. gg. 20 OP21 15.10.74

Rientra al Corpo OP21 03.11.74

COLLOCATO in congedo illimitato per fine ferma 05.11.74

Si consideri che naturalmente ZORZI fruiva come tutti anche della libera uscita, dopo il rancio serale e fino alla ritirata, situazione che gli consentiva di incontrarsi all’esterno, a Mestre, con chicchessia, ed in particolare con i suoi colleghi di Ordine Nuovo Mestrino. Tanto è vero che si è verificato l’episodio del 13 maggio 74.

 

 

 

 

 

8.15 - L’ACQUISIZIONE DELLA CITTADINANZA GIAPPONESE

Dalla documentazione acquisita al Ministero degli Affari Esteri si può ben rilevare che Delfo ZORZI acquisisce la cittadinanza giapponese, con uno scopo ben preciso, quello di evitare un’eventuale richiesta di estradizione da parte delle Autorità italiane, prima per l’inchiesta del Giudice Casson e poi l’inchiesta di Piazza Fontana culminata con l’ordine di custodia cautelare del giugno 1997. Va innanzitutto rilevato che nella richiesta di naturalizzazione egli dichiara il falso in quanto nella parte della domanda relativa alla esistenza di eventuali precedenti penali egli non accenna minimamente al fatto di avere subito una condanna da parte della Corte di Assise di Venezia per il reato di ricostituzione del partito fascista. Ma la cosa ancora più singolare è che nel 1989 nel momento in cui acquisisce la cittadinanza giapponese non comunica alle Autorità italiane la sua naturalizzazione giapponese – così come prevede la legge italiana – in quanto ciò avrebbe determinato la perdita della cittadinanza italiana con la conseguente impossibilità di poter continuare a fruire del passaporto italiano. ZORZI pertanto continua a fruire del rilascio del passaporto italiano affermando falsamente di essere cittadino italiano fino al giugno 1997. Invece ZORZI fino a questa data continua a comportarsi come cittadino italiano e non come cittadino giapponese. In particolare:

 il 29 giugno 1990, qualificandosi come cittadino italiano, richiede all’Ambasciata d’Italia a Tokio un certificato di residenza che gli viene rilasciato, con espresso riferimento alla sua cittadinanza italiana;

 il 27.9.1991, sempre qualificandosi come cittadino italiano, richiede all’Ambasciata d’Italia a Tokio , ottenendola, una autenticazione della firma;

 il 23.10.1991, sempre qualificandosi come cittadino italiano, presta il proprio consenso affinché alla propria moglie venga rilasciato il passaporto italiano;

 il 21.4.1994, richiede all’Ambasciata d’Italia a Tokio il rinnovo del suo passaporto e di quello dei suoi familiari, dichiarando, anche in questo caso, di essere cittadino italiano.

 

 

Solo il 18 giugno 1997, a pochi giorni dall’emissione dell’ordine di custodia cautelare emesso da G.I.P. del Tribunale di Milano per la strage di piazza Fontana, ZORZI scrive all’Ambasciata d’Italia a Tokio comunicando di aver acquisito nel 1989 la cittadinanza giapponese e che stante la normativa in vigore all’epoca aveva pertanto perduto la cittadinanza italiana. Con la stessa missiva restituiva il passaporto italiano.

 

 

 

 

 

8.16 - IL PERIODO UNIVERSITARIO DI DELFO ZORZI

Dagli accertamenti disposti dall’A.G. di Milano ed eseguiti dalla DIGOS di Napoli è emerso che Delfo ZORZI sostiene i seguenti esami:

Etnologia 27/06/1969 Orale

Religioni e filosofia dell’India I 09/06/1970 O

Storia e civiltà dell’Estremo Oriente I 25/06/1970 O

Istituzioni di Diritto Pubblico 14/11/1970 O

Lingua e Letteratura Giapponese I 19/06/1971 S

Lingua e Letteratura Giapponese I 21/06/1971 Scritto

Religioni e filosofia dell’Estremo Oriente 03/07/1971 O

Storia dell’arte dell’India e dell’Asia Centrale 13/07/1971 O

Storia e civiltà dell’Estremo Oriente II 26/10/1971 O

Lingua e Letteratura Giapponese I 09/12/1971 O

Ist. giuridiche e sociali dell’Estremo Oriente I 05/06/1972 O

Lingua e Letteratura Giapponese II 12/06/1972 S

Lingua e Letteratura Giapponese II 13/06/1972 S

Lingua Tedesca I 15/06/1972 S

Lingua Tedesca I 16/06/1972 S

Storia Contemporanea 20/06/1972 O

Letteratura Giapponese Moderna e Contemp. 21/06/1972 O

Storia Contemporanea dell’Asia 24/06/1972 O

Sociologia 27/06/1972 O

Lingua Tedesca I 04/07/1972 O

Storia dei trattati e politica internazionale 12/07/1972 O

Lingua e Letteratura Giapponese II 10/05/1973 O

Storia dell’India 04/06/1973 O

Religioni e filosofia dell’India II 27/06/1973 O

Ist. giuridiche e sociali dell’Estremo Oriente II 02/07/1973 O

Diritto Internazionale 10/07/1973 O

Lingua e Letteratura Giapponese III 26/10/1973 O

Lingua Tedesca II 15/02/1974 S

Lingua Tedesca II 15/02/1974 S

Lingua Tedesca II 30/01/1975 O

Economia Politica 21/02/1975 O

La tesi di laurea verrà discussa il 25 febbraio 1975

 

 

 

 

 

8.17 - ELEMENTI DA CUI SI DEDUCE CHE L’ATTIVITA’ POLITICA DI ZORZI SI E’ PROTRATTA FINO AL 1974

In ordine ad una presenza di ZORZI a Mestre e dintorni fino al servizio militare, ricordiamo:

 

8.17.1 - Luigi FALICA

coordinatore di ON per il Nord Italia ha dichiarato 17 aprile ‘97 “il nostro riferimento a Mestre in quegli anni era il gruppo di Delfo Zorzi che ho conosciuto, ricordo che all’epoca Zorzi era già a Napoli alla facoltà di lingue orientali…”-

verbale che non ha smentito in dibattimento.

il 23.1.98: “ho conosciuto Zorzi tra fine ‘73 e inizio ‘74, quando divenni coordinatore di Ordine Nuovo, Zorzi era il punto di riferimento del gruppo ordinovista di MestreZorzi in quel periodo studiava a Napoli all’istituto orientale, ma comunque gli ordinovisti mestrini del suo gruppo continuavano a fare capo a lui…”

FALICA ha confermato di aver ricevuto da MASSAGRANDE l’indicazione che ZORZI continuava ad essere il punto di riferimento del gruppo di Mestre anche quando si trovava a Napoli (pag,23)

In dibattimento è stato proposto al FALICA il verbale del 26 maggio 2000 davanti alla Corte di Assise nell’ambito del quale in sostanza concludeva che il referente continuava ad essere Zorzi anche nel periodo in cui si trovava per ragioni universitarie a Napoli e gli è stato chiesto se le cose stavano come aveva prospettato nel corso dell’atto. La risposta è stata: “Sì, grosso modo era così”.

 

 

 

 

 

8.17.2 - Nilo GOTTARDI

in un suo verbale ha dichiarato che ZORZI, a partire da quando aveva svolto il servizio di leva (GOTTARDI ipotizza che fosse il 1970, ma ZORZI era militare ancora all’epoca della strage di Brescia) non si era fatto più vivo presso lo studio. Ne deduciamo che, secondo il GOTTARDI , ZORZI frequentò lo studio fino al 7 ottobre 1973, quando iniziò il militare. I

 

 

 

 

 

8.17.3 - Giuliano CAMPANER

nel verbale 1.4.95 afferma di aver visto ZORZI “fino alla metà degli anni 70”.

Inoltre in Assise ha spiegato che i suoi rapporti di conoscenza erano con ZORZI e non tanto con altri soggetti inseriti in ON, e che quando ha interrotto i rapporti con lui, li ha interrotti con tutti. Considerato che contestualmente, nel rettificare un precedente verbale del 4.11.95 in cui affermava “…ho intrattenuto frequenti rapporti con elementi di Ordine Nuovo di Mestre dal 65 al 73” – ha affermato (pag.98) che in realtà “potrebbe essere anche 74” - ecco che dobbiamo concludere che, pur tenendo conto dell’intervallo costituito dal servizio militare, che CAMPANER ha prestato dal 70 al 71 circa, e del diradarsi dei rapporti dovuti agli impegni universitari di ZORZI, le sue indicazioni su ZORZI abbraccino l’intero periodo antecedente la strage di Brescia.

 

 

 

 

 

8.17.4 - SICILIANO Daniela

nell’udienza del 12.03.2009, dichiara che riunioni politiche si tennero, tra il 1972 ed il 1975, anche presso la sua abitazione, alle quali partecipavano Delfo ZORZI, Gastone Romani, Roberto LAGNA, TRINGALI qualche volta ANDREATTA e SICILIANO Carlo.

Conferma le dichiarazioni rese nel verbale del 16.07.2003 ai Carabinieri del R.O.S. circa lo scioglimento di Ordine Nuovo:.. “Il decreto di scioglimento del movimento del 1973 non scosse più di tanto il gruppo che già abituato all’illegalità prese il provvedimento come una cosa onorifica, nel senso che il non essere omologati e l’essere al di fuori di qualsiasi ordinamento faceva di loro delle persone degne di onore, il passaggio alla clandestinità fu quindi automatico e senza traumi. Una volta cessate le riunioni in Via Mestrina iniziarono le riunioni presso la mia abitazione”, specificando che la verbalizzazione è un po’ drastica, nel senso che comunque non fu così indolore lo scioglimento Ordine Nuovo.

 

 

 

 

 

8.17.5 - Vincenzo VINCIGUERRA

ha sempre confermato l’esistenza di rapporti tra Delfo ZORZI e il Gruppo di Padova.

In particolare in Assise il 6.7.2000 ha dichiarato (pag.17):

“Si, i rapporti c’erano, in particolare un episodio sintomatico avvenne nel luglio del ’73, fine luglio ’73, quando ZORZI venne a casa mia ad Udine e mi propose di…mi chiese di trovare un passo montano, non molto impervio, per portare fuori dalla nazione Giorgio FREDA dopo che sarebbe avvenuta la sua evasione.

A partire dal 2.7.85 davanti al G.I. di Brescia, VINCIGUERRA così si è espresso:

“…devo chiarire che in quegli anni (70,71, ma anche 72,73 e 74, e cioè fino a quando me ne andai dall’Italia) vi era un flusso costante di armi, munizioni ed esplosivi, che transitando per Venezia veniva portato fino a Roma. Uno dei corrieri era certamente Delfo ZORZI, che trasportava i materiali in grosse valige. Dico questo perché almeno in un’occasione vidi lo ZORZI con due grosse valige, di cui mi rivelò il contenuto rappresentato da proiettili per mitragliatrice MG-42.”

Dinanzi alla Corte d’Assise di Venezia il 30.07.1987, afferma che gli incontri con gli esponenti veneti di O.N., avvenivano sempre in un appartamento sito in Mestre, che crede essere l’abitazione di ZORZI, in detto luogo vedeva quest’ultimo, MAGGI e VIANELLO.

 

Approfondisce in relazione ai traffici di armi effettuati da ZORZI, specificando che all’interno di quella che lui credeva essere la sua abitazione, ZORZI aprì leggermente la cerniera di una delle due valige, facendogli vedere parte dei proiettili che essa conteneva. Conferma che detto incontro avvenne nel gennaio del 1974, poiché egli si era recato da ZORZI per avere una carta d’identità falsa che doveva utilizzare per sottrarsi a future ricerche dell’A.G., in quanto aveva appreso che di lì a poco sarebbe stato emesso un provvedimento nei suoi confronti. ZORZI gli procurò una carta d’identità ed il teste si recò da lui per consegnargli le foto da apporvi.

Nel verbale reso il 17.11.1984 al G.I. di Roma, riferisce che nel marzo 1971 ebbe una riunione a Mestre con MAGGI, ZORZI, PORTOLAN e NEAMI, ove apprese che i predetti, alcuni giorni prima, avevano compiuto un attentato ai danni alla linea ferroviaria nei pressi di Vercelli. (ndr nel verbale reso il 06.11.1997 al P.M. di Milano, si corregge e dichiara:”Per quanto riguarda l'attentato di Grumolo delle Abbadesse io ne ho già parlato in passato, pur confondendo la località, in quanto dichiarai che NEAMI, PORTOLAN e ZORZI avevano dichiarato di essere stati gli autori di un attentato avvenuto su una linea ferroviaria nei pressi di Vercelli, mentre l'attentato a cui mi riferivo era avvenuto nei pressi di Vicenza. Questo mio errore è stato determinato dal fatto che comunque, nel 1969, erano avvenuti degli attentati o su linea ferroviaria o su tralicci, proprio nei pressi di Vercelli e proprio in un periodo in cui NEAMI o PORTOLAN avevano prestato servizio militare nella zona e mi sembra proprio nella specialità del Genio Ferrovieri”…).

Si rappresenta che l’attentato è del 28.3.1971.

 

 

 

 

 

8.17.6 - ORLANDO Gaetano

nel verbale reso il 19.03.1997 ai Carabinieri del R.O.S., dichiara di aver conosciuto Delfo ZORZI, nel 1975-1976 all’interno della pizzeria di Madrid I''"Appuntamiento", afferma:”Desidero precisare che il soggetto non venne a presentarsi a me, ma per un certo periodo di tempo frequentò il locale unitamente al MASSAGRANDE, al CICCUTINI, al Mario RICCI alias CARLO, al DELLE CHIAIE, al CARMASSI alias PIERONE ed al CAUCHI ed a numerosi altri. Non posso dire quale lasso di tempo intercorse tra la prima e l'ultima volta che lo vidi, ma, poiché io frequentavo saltuariamente il locale, ma certamente fu più di una volta. Se non erro questo Delfo ZORZI venne accompagnato dal CAUCHI”...

A suo dire ZORZI potrebbe aver partecipato ad una riunione che coinvolgeva il mondo dei rifugiati politici in Spagna, di diverse nazionalità. Ricorda presenti cileni, francesi, Guerin SERAC, DELLE CHIAIE, Mario RICCI, Mario PELLEGRINI e molti altri italiani.

 

 

 

 

 

8.17.7 - L’espulsione di ZORZI

Da una nota dell’agosto 1973 della Questura di Venezia, diretta al Ministero dell’Interno – Direzione Gen. Della P.S. (PENSATO DOC.) si deduce che Delfo ZORZI, unitamente ad altri, è stato recentemente espulso dal partito. E’ evidente che l’espulsione corrisponde ad un’attività politica non gradita che precede di poco la nota.

 

 

 

 

 

8.17.8 - La fonte POMICINO

Il teste CACIOPPO riferisce che il CS di Napoli con la nota n.277 datata 15.0l.1971 (G-a-136 pg373 - 374) riporta quanto appreso da Fonte Arrigo sul conto di ZORZI Delfo (la fonte Arrigo è stata svelata nel processo di Catanzaro per la strage di Piazza Fontana, era Francesco PRIMICINO di Ordine Nuovo. Successivamente ha continuato a collaborare con il servizio con il criptonimo di Gorri). Nell’appunto si dice che ZORZI risulta soggiornare a Napoli solo raramente (nel 1971), in occasione degli esami da sostenere presso l’istituto orientale al quale è iscritto. In tali circostanze egli alloggia presso colleghi oppure in camere mobiliate nei pressi dell’istituto orientale.

La sua attività politica in Napoli si esplica in contatti con elementi del centro Ordine Nuovo, nonché nella propaganda e vendita di libri di ispirazione ideologica di estrema destra.

Si afferma di poter ritenere che egli svolga mansioni di collegamento per incarico della direzione nazionale di Ordine Nuovo, dove lui era un componente della direzione nazionale, tra l’altro anche del Fronte della Gioventù, in quanto domiciliato prevalentemente a Roma. Pur essendo originario e residente a Marghera, Venezia e studente a Napoli. Rientrato da qualche mese nel M.S.I. svolge anche qualche incarico per conto della direzione nazionale giovanile del movimento.

Anche dalla seguente missiva si deduce che ZORZI era politicamente molto attivo in occasione della campagna del 1972.

 

 

 

 

 

8.17.9 - MISSIVA DI ROMANI A RAUTI POSTERIORE AL 6.5.1972

Missiva diretta, verosimilmente, a Pino RAUTI, senza data – ma sicuramente successiva alle elezioni del 6 maggio 1972, in quanto ROMANI si congratula sia per la libertà che per la sua elezione a deputato. Nella missiva ROMANI analizza il voto del 6 maggio che lo aveva visto sconfitto a Venezia, per soli duecento voti dall’eletto DAL SASSO; si dimostra amareggiato dalle lotte intestine che si erano evidenziate durante la campagna elettorale; afferma che per quanto riguarda la campagna di propaganda aveva fatto stampare un giornale, le cui copie furono “recapitate a mano in tutta la provincia dai ragazzi nostri […] dato che il bravo Zorzi è potuto essere qui solo per pochi giorni a dirigere il gruppo ed il Maggi è stato pressoché inerte, intrallazzando in giuochi e giochetti di dubbio gusto che non hanno reso niente a nessuno”.

 

Dalle lettere sequestrate a ROMANI risultano di particolare interesse riferimenti a Delfo ZORZI perché attestano indiscutibilmente che egli è ben conosciuto dal Capo di Ordine Nuovo, Pino RAUTI. Come si è visto nella missiva di RAUTI a ROMANI del 19 gennaio 1970 ed in quella di ROMANI a RAUTI del 6 maggio 1972, Delfo ZORZI è ben conosciuto dal Capo del Centro Studi Ordine Nuovo, Pino RAUTI, il quale scrivendo a ROMANI affermava “Quanto al “caso” di Venezia, ne ho parlato a lungo anche con Zorzi, dopo aver letto la tua” e ROMANI scrivendo a RAUTI fa riferimento “al bravo ZORZI [che] è potuto essere qui solo per pochi giorni a dirigere il gruppo”.

 

Si ricorda che RAUTI, sentito in Corte di Assise a Milano, nel procedimento penale sulla strage di Piazza Fontana, ha tenuto a minimizzare l’eventuale conoscenza di ZORZI. Così RAUTI alle domande del Pubblico Ministero:

P.M. - Non le ho chiesto... la mia era una domanda molto più innocente. Lei ha conosciuto Delfo Zorzi?

I.R.C. - Zorzi non ricordo di averlo conosciuto; può darsi che l'abbia incontrato, sì, in qualche manifestazione nel Veneto. Io andavo spesso nel Veneto, come altrove, a fare manifestazioni. Come faccio a dire "Conosciuto"? Era presente a qualche comizio mio, a qualche conferenza mia? Può darsi, Però conoscenza precisa e specifica non credo di averne avuta.

P.M. - Lei, in queste dichiarazioni del 2 giugno '98, disse esplicitamente: "Io ho conosciuto Delfo Zorzi nel periodo del Centro Studi Ordine Nuovo, e quindi ritengo di averlo incontrato in qualche manifestazione del centro".

I.R.C. - Credo di averlo incontrato in qualche...

P.M. - La conoscenza è sicura. E` questo che voglio dire.

I.R.C. - Lei mi chiede, scusi, precisiamo: Lei mi chiede se io ho conosciuto - già un termine piuttosto vago - se io ho incontrato uno che era iscritto presumibilmente era un giovane attivista di Ordine Nuovo nel momento in cui io tenevo, in tutta Italia, manifestazione per Ordine Nuovo; ma certamente che l'avrò visto, mi avrà salutato, mi avrà dato la mano, si sarà fatto fotografare accanto a me, mi avrà chiesto, come fanno molti, se ce l'avevo un libro con la mia dedica; non lo so, non me lo ricordo, ma è probabile che sia accaduto. E che significa questo? Dottore, io faccio politica da cinquantaquattro anni, moltiplichi per dodici mesi, ho conosciuto decine di migliaia di persone, quindi... poi anche la memoria precisa: "Quando ha visto Delfo Zorzi?", e chi se lo ricorda?

P.M. - Ma non gliel'ho chiesto. Io le ho chiesto se Lei lo aveva conosciuto. Oggi ha dato una risposta dubitativa, in questo interrogatorio del 2 giugno...

I.R.C. - Dubitativa quanto all'uso che Lei può fare o all'uso che può trarre dal termine "Conoscere". Allora precisiamo: essendo un aderente ad Ordine Nuovo probabilmente, quasi certamente, l'avrò incontrato in qualche manifestazione; significa conoscerlo questo, secondo Lei? Questo lo dice Lei. Secondo me, conoscere una persona, è un'altra cosa. Io conosco i dirigenti del partito, quelli che hanno avuto cariche, incarichi, ruoli di responsabilità, che più mi sono stati vicini per anni, a volte per decenni; quelli li conosco. Gli altri sono incontri più o meno casuali.

P.M. - Dottor Rauti, io le avevo semplicemente fatto ricordare che in queste dichiarazioni del '98 Lei disse, verbale da Lei sottoscritto, riletto alla presenza del suo Difensore: "Io ho conosciuto Delfo Zorzi nel periodo del Centro Studi Ordine Nuovo". Evidentemente in quell'occasione aveva capito il significato del verbo conoscere, e oggi mi sembra invece di capire che dobbiamo stare a discutere.

I.R.C. - Conosciuto mi sembra eccessivo, a ripensarci bene.”.

 

 

 

 

 

8.17.10 - L’agenda di Franco FREDA

Delfo ZORZI, nelle spontanee dichiarazioni rese all’AG di Milano a Parigi, nelle giornate del 12 e 13 dicembre 1995, in relazione a Franco Freda, affermava di averlo ascoltato una prima volta in una conferenza del F.U.A.N. veneziano nel 1967/1968 tenuta dallo stesso Freda; una seconda volta nel corso delle conferenze mestrine organizzate dal MSI tra il ’70 ed il ’71 – probabilmente si tratta delle conferenze che si tennero a novembre del 69 di cui si è fatto già riferimento – a seguito delle quali il Freda dopo la conferenza da egli tenuta s’incontrò con numerosi camerati in un Bar di Mestre ed a questa comitiva egli si aggiunse, all’esito del quale incontro FREDA si fece dare il numero di telefono di tutti i “camerati“, e forse anche l’indirizzo, per avvertirli delle uscite dei libri editi dalle edizioni di AR. Poi afferma di aver notato Freda ad un successivo congresso nazionale del M.S.I., ma di non ricordare di avere o meno interloquito con lui. In sostanza afferma ZORZI - si era trattato di incontri del tutto occasionali.”.

 

A dire il vero, scorrendo l’agenda di Franco FREDA relativa al 1971 sequestrata dal Giudice Istruttore di Treviso, ci si accorge di numerosi riferimenti a Delfo ZORZI ed al di lui padre.

Innanzitutto il nominativo di ZORZI è presente nella rubrica telefonica con il relativo indirizzo e numero telefonico di Napoli ed il solo numero telefonico di Marghera. Altro riferimento a “Delfo” si legge in un foglietto con la scritta "Annamaria COZZO via Gigante 204 Napoli (contatto) mi deve dire il nome di chi si prende l'incarico di vendere libri a Napoli (vedi Delfo)". La COZZO di cui al suddetto appunto è la stessa persona che era in compagnia di ZORZI, SICILIANO e Giancarlo VIANELLO nella spedizione a Trieste e Gorizia per il compimento degli attentati alla Scuola Slovena ed al cippo di confine dell'ottobre 1969.”. Nell’agenda invece si rilevano i seguenti appunti relative a ZORZI:

 

- nella pagina del 15 marzo, in corrispondenza delle ore 15, si legge l’appunto “tel. ZORZI: (...?…);

- nella pagina del 18 marzo, in corrispondenza delle ore 19, si legge l’appunto “19,30 – 20: telef. Casa ing. Zorzi per avere conferma”;

- nella pagina del 22 marzo si legge l’appunto cancellato con un tratto di penna “19,30: telef. Ing. Zorzi: conferma”;

- nella pagina del 23 marzo, in corrispondenza delle ore 19,30 si legge l’appunto “telef. ing. Zorzi: conferma”;

- nella pagina del 1° aprile si può leggere l’appunto: “20:05 Mestre”, ad indicare, verosimilmente, un appuntamento a Mestre che ben si attaglia, come si vedrà sotto, con l’appunto riportato nella pagina del 4 aprile;

- nella pagina del 3 aprile si rileva l’annotazione “17 partenza Mestre – Cavalcavia”;

 

nella pagina del 4 aprile l’appunto recita ”Ristampe anastatiche: inviare i denari direttamente all’ing. Zorzi (colloquio Delfo 1/4/71)”

 

 

 

 

 

8.18 - IL MEMORIALE DI DELFO ZORZI DEL 16.9.2010

Nella fase conclusiva del dibattimento è pervenuta una memoria in cui l’imputato, protestando la sua innocenza, ha descritto le vicende di maggior rilievo che hanno interessato la sua vita, anche politica ed ha fornito alcuni spunti difensivi.

ZORZI tende ad accreditare la tesi secondo cui la sua attività politica sarebbe cessata molto presto, addirittura dopo le elezioni amministrative della primavera del 1971. In seguito, tra il luglio del 1972 e il giugno del 1973 si sarebbe recato per la prima volta in Giappone, fatto che avrebbe preceduto di poco la chiamata alle armi del 7.10.73.

Questo presunto distacco dalla politica, tuttavia, sembra addirittura in contrasto con un episodio che menziona nella stessa memoria, e cioè un’aggressione di cui fu vittima durante il servizio militare mentre era in divisa ad opera di “avversari politici reduci da una manifestazione organizzata a favore del referendum sul divorzio del maggio 1974” (Memoria ZORZI pag.4), episodio che egli cita per ricordare che subito dopo venne trasferito a San Vito al Tagliamento. Si ricorderà che le indagini hanno consentito di collocare il 13 maggio il suddetto “pestaggio”, anche se è ZORZI per la prima volta in questa sede a specificare da dove provenissero i giovani che l’avevano aggredito, circostanza non emergente dal rapporto di allora in atti. Ebbene, in realtà proprio questo fatto ci consente di fare le seguenti considerazioni:

 

1) Se ZORZI è stato vittima di un’aggressione per motivi politici, ciò è accaduto in quanto i suoi avversari lo consideravano ancora un obiettivo politico di rilievo. Se veramente avesse lasciato la politica da anni, nessuno si sarebbe interessato a lui. La stessa sua presenza in prossimità dei luoghi ove si era svolta la manifestazione conferma la sua attività politica in atto a maggio 74.

 

2) Ciò conferma altresì che a metà maggio 74, in una circostanza che non rientra né nelle licenza dal militare, né nei ricoveri, ZORZI circolava liberamente per Mestre, e pertanto poteva in quella sede consegnare ordigni e candelotti chicchessia, e quindi anche a Marcello SOFFIATI, che proprio in quei giorni lo avrebbe ricevuto. Del resto è evidente che ZORZI non solo usufruiva abbondantemente, come si è visto, di licenze e ricoveri, ma poteva anche uscire all’esterno in libera uscita, per permesso giornaliero del suo Comando – fatto che non doveva essere difficoltoso per un soggetto che, per quanto monocolo dall’età di 3 anni, era riuscito ad entrare nei “LAGUNARI”, circostanza quantomeno sconcertante, che fa presumere “entrature” rilevanti.

 

ZORZI ha richiamato, oltre ad alcuni ricoveri, la licenza 3+3, dal 25 al 30 maggio 1974, che gli venne concessa per raggiungere da Napoli da San Vito al Tagliamento. Il viaggio, a suo dire, sarebbe stato finalizzato al recupero a Napoli di materiale indispensabile per la tesi. Lo spostamento avrebbe reso necessario l’apposizione sul foglio di un timbro attestante il suo effettivo arrivo e la sua ripartenza. Tra le persone incontrate a Napoli nell’occasione vi sarebbe stato il vecchio amico Paolo GIACHINI, che abitava proprio all’interno del distretto militare, negli alloggi di servizio ufficiali, e che avrebbe visto “uno o due giorni prima” del 28 maggio. Avrebbe incontrato anche gli studenti Giuseppe FINO e Silvio Vita , tutte persone incontrate, poi, a Tokio e che in tale occasione gli avrebbero confermato di ricordare l’incontro di tanti anni prima e attestato la loro disponibilità a testimoniare.

 

(continua al capitolo 8.19)

Preferenze per i Cookies
Utilizziamo i cookie per assicurarti la migliore esperienza sul nostro sito web. Se rifiuti l'uso dei cookie, questo sito web potrebbe non funzionare come previsto.
Accetta Tutti
Declina Tutti
Analytics
Strumenti utilizzato per analizzare i dati e per misurare l'efficacia di un sito web e comprenderne il funzionamento.
Google Analytics
Accetta
Declina
Annunci Pubblicitari
Se accetti, gli annunci sulla pagina verranno adattati alle tue preferenze, anche se non facciamo nessun tipo di pubblicità.
Google Ad
Accetta
Declina
Salva