PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI BRESCIA
MEMORIA DEL PUBBLICO MINISTERO MASSIMO MERONI
(STRAGE DI PIAZZA DELLA LOGGIA)
Proc. Pen. n.03/08 Corte Assise di Brescia
CAPITOLO 7.0
CAPITOLO VII
GIOVANNI MELIOLI
7.1 - LA POSIZIONE DI GIOVANNI MELIOLI
7.1.1 - Le dichiarazioni di DIGILIO
Bisogna premettere che Carlo DIGILIO neppure conosce TRAMONTE, e proprio sotto questo profilo hanno un rilevante significato le sue dichiarazioni che non solo attestano uno stretto rapporto tra MAGGI e MELIOLI, uomo di fiducia del primo, ma addirittura un suo viaggio a Roma per verificare se, contestualmente all’eclatante attentato da realizzarsi nel nord Italia ( quello che lo stesso DIGILIO tende ad individuare nella strage di Brescia) , fossero attuabili, come avvenuto per la strage di Milano, altri attentati da consumare a Roma.
Così afferma DIGILIO in occasione dell’interrogatorio reso avanti al P.M. di Brescia l’1.7.99:
“Non ho mai conosciuto personalmente Giovanni MELIOLI ma ricordo di avere appreso dal mio collega Marcello SOFFIATI, che come me lavorava per i Servizi di Informazione Militari Americani, che MELIOLI era “uomo di fiducia” di Carlo Maria MAGGI. In particolare, SOFFIATI mi ha riferito che MAGGI aveva dato incarico proprio al MELIOLI per l’organizzazione della riunione di Rovigo della primavera del ‘74, della quale ho parlato in occasione di precedenti interrogatori. Ho appreso da SOFFIATI che MELIOLI faceva il “corriere”, il “porta ordini” di MAGGI e credo che fosse legato a quest’ultimo anche da un lontano rapporto di parentela. In occasione dell’episodio della “valigetta” consegnata da ZORZI a SOFFIATI (valigetta contenente l’ordigno destinato ad un clamoroso attentato da realizzarsi nel Nord Italia), MELIOLI venne mandato a Roma per prendere contatti con i vertici di O.N. o di A.N., al fine di verificare la disponibilità di uomini e mezzi per un attentato da realizzarsi a Roma in concomitanza con l’attentato del Nord Italia, come già era avvenuto in occasione della strage di Piazza Fontana.”
UFFICIO: Il coinvolgimento del MELIOLI nell’organizzazione della riunione di Rovigo è confermato da DIGILIO nel corso dell’incidente probatorio:
RIPRENDE IL CONTROESAME DELL'AVVOCATO DIFENSORE - CORREGGIARI
DOMANDA - Digilio, si ricorda chi aveva organizzato la riunione di Rovigo?
RISPOSTA - Da quello che ricordo, il MAGGI tramite il MELIOLI e qualche altro suo amico.
7.1.2 - Le dichiarazioni di Gianluigi NAPOLI
UFFICIO: Il NAPOLI, escusso all’udienza del 23.6.2009, ha avuto col MELIOLI, conosciuto nel 1977 o 78, una frequentazione abbastanza assidua, che gli ha consentito di acquisire conoscenze sull’attività politica anche relativa al periodo della strage di Brescia, nonché su O.N., movimento del quale non ha mai fatto parte. Peraltro entrambi furono arrestati per la strage di Bologna. Lo conobbe in carcere a Belluno. MELIOLI faceva il disk-joker nella zona dei Lidi Ferraresi, zona, come sappiamo, frequentata anche da TRAMONTE. NAPOLI ha riferito che MELIOLI era noto in quanto aveva sparato ad una persona, aveva militato in Ordine Novo, aveva contatti con Padova, Treviso, e conosceva bene Franco FREDA, “che lo seguiva” e che era andato a trovare all’Isola del Giglio. NAPOLI ha confermato che MELIOLI faceva propaganda, dando in prestito libri di EVOLA e di CODREANU. Ricordiamo che da quest’ultimo prende nome la Sezione di O.N. che ha siglato la rivendicazione della strage di Brescia depositata dal BALDASSARRE.
NAPOLI ha riferito anche dei rapporti di MELIOLI con FACHINI, e, anzi, non esclude di aver conosciuto MELIOLI non in carcere, ma a casa di questi. Pertanto
MELIOLI aveva stretti rapporti con due soggetti che certamente rappresentano l’area “stragista” di Ordine Nuovo, o comunque dei movimenti radicali di destra veneti.
Peraltro è lo stesso NAPOLI a confermare che “FREDA era considerato effettivamente uno stragista” . NAPOLI ha inquadrato nell’area stragista anche VENTURA, FACHINI e ZORZI. Ha aggiunto che “si diceva che loro vivevano in funzione del GOLPE, di fatto i servizi hanno fatto i loro interessi per fargli fare quello che gli hanno fatto fare”.
NAPOLI è stato arrestato il 20 dicembre 1978 in quanto nel corso di una perquisizione eseguita presso la sua abitazione perchè accusato di alcune rapine commesse a Ferrara, è stato trovato in possesso di due documenti di natura eversiva:
IL FOGLIO D’ORDINE DI ORDINE NUOVO e LE NORME GENERALI.
7.2 - LE NORME GENERALI
L’opuscolo “NORME GENERALI” parte dal presupposto che le attuali condizioni storiche impongano agli uomini dell’organizzazione un comportamento e modalità operative che tengano conto del “fattore clandestinità”, in funzione dell’esigenza di combattere una “guerra rivoluzionaria”, costituita da una “lotta totale”, intrapresa da “soldati politici”. A questo punto vengono elencati un insieme di precauzioni, di regole, di principi che devono guidare la vita segreta del militante e proteggerlo, contro se stesso e contro il nemico.
7.2.1 - Il foglio d’ordine del movimento politico Ordine Nuovo
Datato maggio e marzo 1978, contraddistinto dal noto simbolo dell’ascia bipenne, contiene l’affermazione di tutta una serie di premesse, (che prendono in considerazione anche il ruolo delle BR), e di principi su quello che deve rappresentare Ordine Nuovo. Tra l’altro si afferma che ON dovrà essere capace, nell’evenienza di un GOLPE bianco, di accentuare lo sforzo rivoluzionario inteso a contrastare il tentativo reazionario; che la lotta clandestina ha come sua premessa la mentalità clandestina. Che “Il nostro combattente” è il soldato politico. La scelta rivoluzionaria è una scelta cosciente: una volta compiuta comporta l’adesione totale al movimento e la militanza attiva in esso.
Interrogato nel corso dell’udienza del 23.6.09 (pag.66), Gianluigi NAPOLI ha confermato che i documenti di cui sopra si trovavano assieme in occasione della perquisizione. La suddetta documentazione gli fu consegnata da MELIOLI perché la esaminasse e in seguito la restituisse. Secondo NAPOLI l’autore del documento era FACHINI.
La provenienza dal MELIOLI della suddetta documentazione, sia che sia stato lui ad elaborarla, sia che sia stato FACHINI, è di straordinaria importanza, trattandosi, il primo, del presunto esecutore materiale della strage di Brescia, e il secondo essendo stato indagato, prima della morte, in ordine al medesimo fatto eversivo.
LE MORME GENERALI costituiscono, infatti, un’elaborazione del manuale pratico rinvenuto presso la sede dell’AGINTER PRESSE e di ORDRE ET TRADITION, di cui alla busta 17 del volume C/a-4 degli atti. Pertanto MELIOLI, secondo il TRAMONTE organizzatore dell’attentato del 28.5.74, aveva contatti con l’AGINTER PRESSE , o era un estimatore della suddetta organizzazione che il medesimo TRAMONTE ha indicato come coinvolta nella strage di Piazza della Loggia.
Secondo NAPOLI, MELIOLI aveva rapporti “importanti” con Roberto RAHO, che ricordiamo presente nella conversazione ambientale con BATTISTON, nel corso della quale i due ultimi manifestano timori di essere coinvolti nelle indagini per la stage di Brescia dalla “gola profonda” Carlo DIGILIO, con il quale avevano avuto rapporti, e che parla del viaggio in treno a Brescia di Marcello SOFFIATI.
Sempre secondo NAPOLI (48), MELIOLI “era maniaco della sicurezza”! (si vedano, appunto, le NORME GENERALI, che sono un manuale di sicurezza) , aveva una preparazione militare, “oltre alla preparazione che aveva per quanto riguarda gli esplosivi”.
MELIOLI “disse che c’erano stati dei problemi con esplosivi recuperati da un laghetto…era esplosivo di recupero della seconda guerra mondiale, c’erano problemi ed aveva avuto delucidazioni da parte non so, non vorrei sbagliarmi, da DIGILIO sul come farlo esplodere, cioè con il doppio innesco, sennò aveva problemi ad esplodere parzialmente. Ha precisato che si parlò di “esplosivo sordo”. Pertanto MELIOLI, presunto autore materiale della strage di Brescia, era in contatto anche con DIGILIO, e cioè il tecnico che si inserì in una certa fase nella predisposizione dell’ordigno. MELIOLI fece attentati che dovevano essere addossati ad Autonomia Operaia.
Anche FACHINI (altro soggetto indagato per la strage di Brescia) era un esperto di esplosivi e certamente andava a fare attentati con MELIOLI. Secondo NAPOLI era proprio FACHINI a dare esplosivi a MELIOLI.
NAPOLI ha riferito di attentati con esplosivo realizzati da MELIOLI, tra i quali quelli alla Democrazia Cristiana ed alla Questura di Rovigo. NAPOLI ha inoltre aggiunto: “Io Carlo DIGILIO ne ho sentito parlare dettagliatamente da FACHINI in carcere, poi mi sembra anche da MELIOLI…”. FACHINI aveva fatto appunto riferimento alla competenza di DIGILIO in fatto di esplosivi.
L’impressione era che “l’esperto fosse DIGILIO, era informatissimo anche FACHINI, però ne parlava come di una consulenza ulteriore, proprio a livello tecnico”.
NAPOLI ha confermato che il soprannome di DIGILIO, secondo quanto riferitogli da MELIOLI e da FACHINI, era “ZIO OTTO”. Fu lo stesso FACHINI a parlargli di DIGILIO. NAPOLI ha implicitamente confermato che la conoscenza di FACHINI con DIGILIO risaliva ad anni addietro. Ha aggiunto che “MELIOLI parlava di un quintaletto, di alcuni quintali, di un quintaletto”, con riferimento all’esplosivo delle spedizioni subacquee nei laghetti.
Ha confermato che MELIOLI sicuramente si rese responsabile degli attentati alla Democrazia Cristiana, alla Questura di Rovigo, alla GGIL e al Partito Socialdemocratico.
Il teste ha confermato il seguente passo del verbale 27.6.97: “MELIOLI disse in anni precedenti la loro conoscenza che il gruppo disponeva di esplosivo a bizzeffe…” e “posso dire che ho appreso da MELIOLI che i detonatori elettrici detenuti da FACHINI provenivano da ambiente militare, si tratta di detonatori che, sempre a dire del MELIOLI, sono stati utilizzati quasi tutti negli attentati che si sono svolti attorno agli anni 76-77, 78-79 – anche FACHINI mi confermò la costanza”.
Dopo che entrambi erano stati scarcerati, nel 1981 MELIOLI affrontò con lui “il discorso delle stragi”. In particolare, quanto a quella di Piazza della Loggia, “MELIOLI, da come si espresse, dimostrò di conoscere nei dettagli la dinamica dell’episodio e , comunque, mi dette l’impressione che le sue fonti in ordine alla strage avessero partecipato direttamente alla stessa”. (dichiarazioni rese da NAPOLI al P.M. di Brescia il 27.6.1997).
NAPOLI ha anche confermato le frequentazioni, da parte di MELIOLI, della “Libreria EZZELINO” di Padova, per la quale lui collaborava attivamente, vendendo anche i libri. Gli sembra di ricordare che detenesse anche le chiavi della libreria.
Ha appreso di “volantini di ANNO ZERO distribuiti da MELIOLI”. Gli sembra di aver anche “appreso di rivendicazioni utilizzanti la locandina di ANNO ZERO”. E’ evidente che tutto ciò conferma l’ipotesi accusatoria secondo cui la rivendicazione della strage di Brescia, materialmente depositata in una cassetta delle lettere di Vicenza da Roberto BALDASSARRE, non provenisse altro che dal MELIOLI.
Ricorda, anzi, che MELIOLI abbia nominato una “Sezione CODREANU”, che è appunto quella che ha rivendicato la strage di Brescia.
Pertanto, anche se MELIOLI non ha riferito a NAPOLI di un suo diretto coinvolgimento nella strage di Brescia ( particolare che evidentemente non avrebbe avuto alcun interesse a riferirgli) , le suddette dichiarazioni ci consentono comunque di concludere che il MELIOLI era quanto meno vicino agli autori del fatto.
Da FACHINI e da MELIOLI apprese di rapporti del FACHINI medesimo con GIANNETTINI e con LA BRUNA. Non esclude che ci siano stati rapporti tra lo stesso MELIOLI e GIANNETTINI.
7.3 - LA STRAGE DI PIAZZA DELLA LOGGIA E LA MORTE DI SILVIO FERRARI
NAPOLI ha dichiarato che MELIOLI “Fece riferimento a quel ragazzo che esplose su uno scooter, che in pratica lui disse che non era stata una disgrazia, ma gliel’avevano collocata per farlo esplodere per la strada…”
Quanto più specificamente con riferimento alla strage del 28.5.74, MELIOLI ha confermato il seguente passo del verbale 27.6.97:
“MELIOLI da come si espresse dimostrò di conoscere nei dettagli la dinamica dell’episodio, comunque mi dette l’impressione che le sue fonti in ordine alla strage avessero partecipato direttamente alla stessa”.
E, ci si chiede, chi più del MELIOLI, che ne era l’organizzatore materiale, poteva conoscere la dinamica della strage di Brescia e dare l’impressione di essere vicino alle fonti?
NAPOLI ha confermato anche i seguenti passi:
“Il MELIOLI mi disse che aveva agito un gruppo bresciano, vicino per posizione ad Ordine Nuovo ; non mi fece dei nomi, ma precisò che dello stesso aveva fatto parte quel Silvio FERRARI che era saltato in aria sulla sua vespa qualche giorno prima della strage di Brescia; MELIOLI mi disse che si era trattato di un omicidio, nel senso che il FERRARI era stato eliminato dal suo stesso gruppo in quanto era diventato un anello debole. Non mi precisò il MELIOLI in che cosa consistesse questa “debolezza” del FERRARI ; non mi sembra, tuttavia, che abbia fatto riferimento ad una sua presunta infamia, nel senso che il FERRARI fosse stato ucciso in quanto aveva parlato.” (si veda il verbale sopra citato).
Ulteriore e fondamentale concordanza tra le dichiarazioni di TRAMONTE e quelle del NAPOLI ( che riferisce quanto appreso da MELIOLI) sussistono con riferimento alle responsabilità di Ermanno BUZZI, al quale il MELIOLI avrebbe attribuito un ruolo marginale, che ben si concilia con il semplice trasporto dell’ordigno che il primo gli attribuisce:
“Il predetto mi parlò anche di un qualche coinvolgimento di Ermanno BUZZI nella strage. Ne parlò, tuttavia, come se si fosse trattato di una partecipazione marginale, di un ruolo minore. Disse che comunque BUZZI era a conoscenza di come si fossero svolte le cose e in particolare sapeva di aveva collocato l’ordigno e chi comunque aveva direttamente agito. MELIOLI parlò di BUZZI come di un soggetto vicino al gruppo bresciano, ma che non ne faceva direttamente parte”.
(vedasi verbale sopra citato).
In dibattimento, con riferimento alla posizione di BUZZI, NAPOLI ha aggiunto:
“faceva capire questo che fosse stato coinvolto, messo là a coprire, ma in realtà lui c’entrasse relativamente…qualcosa conosceva, però lì era in discussione come doppiogiochista, come informatore”.
UFFICIO: Come si può notare è esattamente il ruolo che viene attribuito da TRAMONTE:
BUZZI si inserisce nel trasporto dell’ordigno.
NAPOLI ha confermato anche quanto segue: “solo dopo la morte di BUZZI, MELIOLI mi riferì che questi era stato un confidente dei Carabinieri…di Carabinieri di Brescia”
Anche l’analisi complessiva dei fatti stragistici ed eversivi di quegli anni, tutti uniti da una finalità golpistica , con coinvolgimento dei militari e dei Carabinieri, coincide con quella di TRAMONTE. NAPOLI ha confermato, infatti anche il seguente passo:
“Nell’ambito dei discorsi fatti nel 1981, MELIOLI mi disse che tutti gli attentati che si erano verificati a partire da piazza Fontana, ivi compresa la strage di Piazza della Loggia e l’Italicus , erano caratterizzati da una comune regia, da un comune filo conduttore, tutti questi attentati miravano alla presa del potere tramite un colpo di stato militare.
Ha confermato altresì quanto segue, sempre del verbale 26.1.98:
“In ordine all’attentato di Piazza Fontana confermo che MELIOLI sosteneva che gli organizzatori dell’attentato di Piazza Fontana era il gruppo ordinovista veneto, in particolare FACHINI e FREDA, ma che l’ordigno era stato materialmente deposto proprio da VALPREDA, appartenente ad un gruppo anarchico in cui si era infiltrato MERLINO” . Più avanti NAPOLI, nel confermare precedenti verbali, ha chiarito che in sostanza VALPREDA era stato strumentalizzato, in quanto “qualcuno aveva modificato l’orario sul timer”.
MELIOLI riferì a NAPOLI anche particolari sulle modalità di collocazione dell’ordigno sull’Italicus (chi collocò l’ordigno non salì ad una stazione) a dimostrazione della sua intraneità alla destra stragista.
NAPOLI ha anche aggiunto che MELIOLI era sulla stessa linea di FACHINI e che lo sentì parlare della ripartizione di Ordine Nuovo in cellule (a conferma di TRAMONTE), con la presenza di un responsabile che era l’unico a conoscere i nomi dei responsabili delle altre cellule.
MELIOLI parlò a NAPOLI dell’esistenza di rapporti tra Ordine Nuovo e i servizi segreti americani (a conferma di DIGILIO e TRAMONTE) , confermando il verbale nel passo in cui afferma : “Si dava per scontato nell’ambiente di destra che dietro i servizi segreti ci fosse la C.I.A.”. Ha aggiunto anche queste cose le apprese anche d MELIOLI. “… si faceva riferimento che i contatti che aveva FACHINI con il SISMI e con i servizi italiani di fatto erano contatti che…cioè i servizi italiani non potevano manovrare se non c’era la CIA dietro e comunque davano per scontato che ci fossero ufficiali della C.I.A. che avessero agganci all’interno dell’organizzazione”.
A conferma di quanto dichiarato da TRAMONTE, MELIOLI riferì a NAPOLI di traffici di opere d’arte per autofinanziamento, e ha nominato GAIBA, un ferrarese conosciuto non solo da MELIOLI, ma anche da FREDA. Si tratta di circostanze che confermano quanto dichiarato da TRAMONTE sul punto.
MELIOLI parlò a NAPOLI anche del GOLPE BORGHESE, affermando “che praticamente era il colpo di stato quello più veritiero, importante e che andò più vicino alla realizzazione”.
MELIOLI aveva rapporti con MAGGI responsabile di ON per il Veneto. MAGGI era al corrente di dove si trovassero le armi occultate presso il Poligono di tiro di Venezia, e MELIOLI, e altri di Padova, temevano che il predetto parlasse e pertanto le spostarono. MAGGI e FACHINI si conoscevano, “sicuramente tramite MELIOLI”.
MELIOLI conosceva RAUTI, e aveva rapporti anche con la figlia di questi.
Spessissimo MELIOLI si recava a Roma.
NAPOLI, a conferma delle propensioni “stragistiche” di MELIOLI, ha precisato di aver visto da lui “delle sveglie che aveva modificato per ordigni…delle pistole, una mitraglietta…” . Gli mostrò anche dell’esplosivo, a forma di “formaggio pecorino stagionato”. Si pensi all’esplosivo con tali caratteristiche, presumibilmente tritolo, più volte citato, e di cui disponeva lo ZORZI.
NAPOLI ha anche parlato di una lettera di FACHINI, proveniente da FERRARA, diretta appunto al MELIOLI, che questi gli disse contenere una sorta di ricatto, e che commentò con riferimento al rischio che venisse rinvenuta. MELIOLI disse che FACHINI doveva essere impazzito a mandargli quella lettera. Ha confermato che quella lettera faceva riferimento a “responsabilità connesse alla strage di Piazza Fontana” “che vedevano insieme FREDA e FACHINI”.
MELIOLI ha confermato le idee prettamente stragistiche che animavano Delfo ZORZI, così come MELIOLI, FACHINI e FREDA.
7.4 - LE DICHIARAZIONI DI VALERI ALESSANDRO
UFFICIO: VALERI, escusso all’udienza del 23.6.2009, è stato all’UIGOS ed alla DIGOS di Rovigo dal ’74 all’83, e pertanto si è occupato, come ufficiale di P.G., anche del MELIOLI.
I rapporti col predetto si riferiscono agli anni a partire dal 78-79, e quindi di poco anteriori rispetto al suo coinvolgimento nelle indagini per la strage di Bologna. A Rovigo il gruppo di Ordine Nuovo era costituito, oltre che dal MELIOLI, dal NAPOLI, da GIOMO Franco e da Roberto FRIGATO. VALERI ha riferito di rapporti tra MELIOLI e FACHINI e di un incontro tra i predetti alla stazione di Padova.
Dopo la strage di Bologna, in coincidenza con l’arresto, MELIOLI manifestò una certa disponibilità a collaborare, disponibilità che poi non ebbe una concreta attuazione.
7.5 - LE DICHIARAZIONI DI ROBERTO RAHO
Roberto RAHO ha dichiarato il 4.10.95 al P.M. di Milano che Giovanni MELIOLI era il referente di Rovigo di “ANNO ZERO”.
7.6 - LE DICHIARAZIONI DI MARTINO SICILIANO
Il predetto, in occasione dell’interrogatorio reso il 4.7.1997 davanti a questa A.G., ha dichiarato:
“Confermo che ricordo Giovanni MELIOLI presente alla riunione costitutiva di Ordine Nuovo triveneto, che si tenne presso la sala White Room di Corso del Popolo a Mestre nel 1966, riunione alla quale partecipò lo stesso RAUTI. Mi risulta che, almeno fino al 1974, anno in cui ho cominciato a spostarmi progressivamente all’estero, ci sono stati rapporti molto stretti tra lo stesso MELIOLI e MAGGI nell’ambito di Ordine Nuovo. Si tratta di informazioni che ho appreso o dallo stesso MAGGI o da altri militanti”.
Non diversamente il SICILIANO ha dichiarato il 20.10.1997 al P.M. di Milano:
“ Ho conosciuto Giovanni MELIOLI, il quale era originario della provincia di Rovigo come il dr. Carlo Maria MAGGI, era a questi legatissimo sin dalla giovane età e dalla prima militanza nel partito ed era inoltre sempre stato il punto di riferimento di Ordine Nuovo per Rovigo.
L’ho visto diverse volte in occasioni di incontri e riunioni politiche , quasi sempre con MAGGI, sia a Venezia sia a Padova e anche a Rovigo e ad Este... MELIOLI conosceva tutti i componenti del Direttivo di O.N. di Venezia e quindi ROMANI, BARBARO, MOLIN, CARLET; assai probabile quindi, …che egli abbia anche partecipato alle riunioni di Ordine Nuovo presso la casa del Lido di Giangastone ROMANI”.
7.6.1 - Martino SICILIANO - incidente probatorio – ud. 12.5.2003
(N.B.: la trascrizione in “MILIOLI” viene corretta in “MELIOLI”)
DOMANDA - Lei, Giovanni Melioli, lo ha conosciuto?
RISPOSTA - Io ho conosciuto - e riconfermo i miei interrogatori in questo proposito - Giovanni Melioli di vista, cioè non è stata un'amicizia seguita come possa essere stata...
L'ho conosciuto nell'ambito veronese e, più in particolar modo, a Colognola ai Colli, in due o tre occasioni, in occasione di qualche cena nell'ambito Marcello Soffiati.
DOMANDA - Quindi, ricorda fisicamente Soffiati e Melioli insieme?
RISPOSTA - Sì, esattamente.
DOMANDA - Ricorda con altri Melioli fosse in particolari rapporti?
RISPOSTA - No, in questo momento non sono grado di specificare. Nell'ambito veronese, sarà stato in rapporti con la gente di Verona. Io ricordo fisicamente il Marcello Soffiati e ricordo fisicamente, cioè fotograficamente il Giovanni Melioli.
DOMANDA - Lei è sicuro che fosse di Verona Melioli?
RISPOSTA - Io l'ho conosciuto a Verona, dopo non sono sicuro che sia di Verona o che sia di Padova.
DOMANDA - Lo collega a Verona perché lo ha visto a Verona?
RISPOSTA - Io lo collego a Verona perché l'ho sempre visto nell'ambito veronese.
DOMANDA - Ricorda se era presente a una particolare riunione questo Melioli, anni indietro? Stiamo parlando del 1966.
RISPOSTA - Nel 1966, stiamo parlando della data dell'alluvione, cioè la costituzione di Ordine Nuovo per l'Alta Italia, era il giorno dell'acqua alta a Venezia e ci siamo trovati insieme, tutti i gruppi Ordine Nuovo d'Italia, anche Milano, anche Torino, cioè tutta la gente che era potuta venire stante appunto questa situazione di pioggia perdurante che c'era stata nei giorni immediatamente precedenti. Lei sta facendo riferimento all'incontro che c'è stato, con comizio di costituzione, praticamente, di Ordine Nuovo, dove Pino Rauti ha parlato alla Sala del White Room, adesso Cinema Corsino, perché, nel frattempo, è stata cambiata la destinazione del locale. Allora era un locale abbastanza piccolo, non più grande di questo per quanto abbia conoscenza, cioè relativamente ristretto, in quanto che già si sapeva che non avremmo potuto avere grandi affluenze sia, ripeto, per le condizioni meteorologiche ambientali, sia perché eravamo agli albori, alla costituzione di Ordine Nuovo quale forza politica distinta dal Movimento Sociale Italiano.
In quella occasione, come ripeto, parlò Pino Rauti, parlò il Dottor Carlo Maria Maggi e c'erano tutti quelli che poi io ho conosciuto, cioè dal Soffiati al Melioli, da Freda a Malpezzi di Bolzano, dai Neami, Forziati, Portolan, di Trieste.
Noi eravamo alle spalle dell'oratore, cioè c'eravamo noi di Mestre e di Marghera con i maglioni che Delfo Zorzi aveva portato dalla Norvegia e su cui appare sulle fotografie che ancora oggi lo ritraggono sui giornali, perché lo ritraggono molto giovane coi maglioni ricamati. Lui li aveva portati.
Eravamo quattro o cinque alle sue spalle, io, Zorzi e Montagner, insomma quattro o cinque persone.
Avevamo altresì dipinto degli scudi di legno a sfondo nero con il distintivo di Ordine Nuovo che era l'ascia di penne, e ci siamo collocati alle spalle dell'oratore.
DOMANDA - Per riprendere il discorso che abbiamo sospeso un momento fa, io le avevo chiesto se era in grado di indicare persone di Ordine Nuovo Veneto che fossero più particolarmente in stretto rapporto con Melioli. C'era stata una domanda e lei ha detto Soffiati, però, oltre a Soffiati, non ha indicato nessuno.
Nel verbale del 4 Luglio 1997, sempre davanti a noi, ad analoga domanda, rispose:
"Mi risulta che almeno fin dal 1974, anno in cui ho cominciato a spostarmi progressivamente all'estero, vi sono stati rapporti molti stretti fra lo stesso Melioli e Maggi nell'ambito di Ordine Nuovo. Si tratta di informazioni che ho appreso o dallo stesso Maggi o da altri militanti".
Adesso che le ho letto questo?
RISPOSTA - Non ricordo queste mie dichiarazioni in quale contesto sono da mettersi. Ripeto che Melioli che è una persona di ambito Ordine Nuovo che ha continuato a frequentare sia il Dottor Maggi fino alla data indicata. Se non è proprio il 1974, fino al 1973, primi del 1974, perché, ripeto, come ho giustamente detto nel verbale, poi, a partire dalla metà del 1974, io mi sono spostato in Francia e quindi non ho più seguito direttamente la situazione.
DOMANDA - Sempre per completezza, il 16 Luglio 1997, davanti al P.M. di Milano disse: "Confermo invece di aver conosciuto Giovanni Melioli che mi sembra di aver visto anche a casa di Maggi, sempre nel periodo dei primi anni Settanta. Melioli era particolarmente legato a Maggi, anche perché entrambi erano originari della provincia di Rovigo e avevano quindi iniziato a svolgere militanza politica nel Movimento Sociale di Rovigo".
RISPOSTA - Confermo quanto ho detto, che in questo momento non mi ricordavo, però Carlo Maria Maggi è originario di, non ricordo come si chiama, CastelMassa, una cosa del genere, un piccolo paese nel rovigotto e lì aveva conosciuto Giovanni Melioli ai tempi della sua prima militanza. Lo confermo, questo me lo aveva indicato il Dottor Maggi.
DOMANDA - Sempre per completezza, che poi è sempre lo stesso concetto, il 20 Ottobre 1997, al Dottor Salvini: "Ho conosciuto Giovanni Melioli, il quale è originario della provincia di Rovigo, come il Dottor Carlo Maria Maggi. Era a questi legatissimo fin dalla giovane età e dalla prima militanza nel partito, ed era inoltre sempre stato il punto di riferimento di Ordine Nuovo per Rovigo. L'ho visto diverse volte in occasione di incontri e riunioni politiche, quasi sempre con Maggi, sia a Venezia, sia a Padova, e anche a Rovigo e ad Este, in occasione di spostamenti per ragioni politiche elettorali. Ricordo in particolare che ci incontrammo più volte in occasione della campagna per la scheda bianca del '68".
RISPOSTA - Confermo integralmente il discorso. Certo che non mi ricordo le mie trecentomila dichiarazioni e verbali presso l'Autorità Giudiziaria, ma la confermo. Giovanni Melioli era, ripeto, ambiente Ordine Nuovo.
DOMANDA - Quello che le chiedo in generale: lei ricorda di aver detto cose vere, insomma, quando ha parlato di Melioli?
RISPOSTA - Io ripeto quanto ho accennato al Pubblico Ministero in occasione del mio primo verbale dopo essermi presentato, l'11 Marzo di quest'anno, all'Autorità Giudiziaria: io ripeto solamente cose da me viste, da me fatte o da me personalmente sentite, non invento nulla e, quindi, quello che disgraziatamente ometto nell'interrogatorio è perché fisicamente non me lo ricordo, ecco. Confermo il testo dei miei interrogatori.
7.7 - LE DICHIARAZIONI DI UBERTONE MARINA
UFFICIO: La predetta, moglie di MELIOLI dal 4 marzo 72, è stata escussa all’udienza del 26.3.99. Pur non avendo svolto attività politica, ha fornito alcuni elementi utili come parziale riscontro alle dichiarazioni di TRAMONTE. Ha ricordato, in particolare, che MELIOLI le aveva raccontato di aver conosciuto FREDA nel carcere di Treviso e di aver tenuto con questi rapporti epistolari, riconoscendone la “grande cultura”. Detta conoscenza risaliva attorno al 71. Ha ricordato anche la conoscenza tra MELIOLI e Massimiliano FACHINI ( indagato della strage di Brescia fino alla morte e partecipante alle riunioni precedenti alla medesima, di cui riferisce TRAMONTE). Ha ricordato un episodio, richiamato anche da TRAMONTE, che avvenne nel ’74, quando, trovandosi con MELIOLI e col figlio in tenera età all’interno della libreria EZZELINO, ci fu un attentato che ne determinò l’incendio. MELIOLI nell’occasione tornò anche indietro a soccorrere una persona. Non furono raggiunti dalle fiamme, ma si procurarono qualche livido. FACHINI (che MELIOLI aveva conosciuto proprio in quell’ambiente), e la moglie li accolsero a Padova presso la loro abitazione. Ha confermato l’attività di Disk-Jockey del marito presso una discoteca di Ferrara (si ricorderà che TRAMONTE ricollega a tale città una parte dei contatti con MELIOLI), che disponeva di una 500 rossa (come afferma TRAMONTE). Nel 74’ MELIOLI restava tante volte fuori tutta la notte (“era sempre molto misterioso, non mi dava mai spiegazioni”), e a volte si è recato anche a Roma. La UBERDONE è stata compagna di banco della sorella di MAGGI, persona – quest’ultima - conosciuta da MELIOLI, anche se non è stata in grado di aggiungere altro. Ha confermato di aver subito delle lesioni da parte del marito che, pur presentandosi normalmente in modo “molto gradevole, una persona educata e di cultura”, aveva a volte “delle reazioni di una aggressività terribile” nei suoi confronti.
7.8 - LE DICHIARAZIONI DI FERRARESE NICOLA
Il predetto, escusso all’udienza del 26.3.2009, ha avuto una frequentazione tardiva col MELIOLI, da collocarsi attorno al ’79. Ha riferito di contatti di questi “a 360°” e di un’occasione in cui, FREDA detenuto, si recò con MELIOLI alla libreria EZZELINO, “a spostare alcuni volumi”. Ha ricordato la presenza di FACHINI al funerale di MELIOLI e viaggi di quest’ultimo a Roma. Ha confermato, infine, l’esistenza di sezioni facenti riferimento al nome di CODREANU.
7.9 - LA RIVENDICAZIONE DELLA STRAGE
Nell’appunto del Centro CS di Padova, relativo alla FONTE TRITONE, si riferisce che TRAMONTE è stato contattato da uno studente dell’Università di Ferrara (TRAMONTE in istruttoria riferirà trattarsi del MELIOLI. In dibattimento, probabilmente temendo un legame con la rivendicazione della strage, si è limitato ad affermare di aver presunto che potesse trattarsi dello stesso movimento di cui faceva parte MELIOLI ) che, insieme ad altri ex militanti di O.N., è impegnato a ricostruire una non meglio precisata organizzazione di estrema destra.
L’incontro è avvenuto a casa di TRITONE la sera del 20.5.74.
Lo studente viaggiava a bordo di una Fiat 500.
Il giovane avrebbe proposto a TRAMONTE di entrare a far parte dell’organizzazione clandestina, parlando dei programmati attacchi al Procuratore della Repubblica FAIS.
L’organizzazione, che presto avrebbe attaccato il Procuratore di Padova FAIS (si vedano le dichiarazioni di Valerio FIORAVANTI) , si propone di:
“a) difendere, anche con interventi diretti ad azioni violente, le persone di estrema destra ingiustamente perseguite per la loro attività politica;
b) abbattere il sistema borghese mediante attacchi diretti alle sue strutture, ai partiti parlamentari e soprattutto ai “rossi”.
UFFICIO: L’appunto prosegue dando atto della riserva espressa da TRITONE, che avrebbe preteso di comprendere meglio con chi “avesse a che fare”, prima di impegnarsi a collaborare.
Lo studente gli avrebbe fatto presente che l’organizzazione clandestina era strutturata in gruppi ristrettissimi (4-5 persone) , completamente staccati tra di loro: i componenti di un gruppo non avrebbero conosciuto quelli dell’altro. Gli “infami” sarebbero stati soppressi.
Alla domanda di TRAMONTE in ordine all’eventuale implicazione dell’organizzazione in attentati attribuiti negli ultimi tempi all’estrema destra, lo studente (MELIOLI) avrebbe risposto proponendo una sorta di prova di coraggio, consistente nel depositare volantini in cassette postali di Padova e Vicenza e nel dare avviso di ciò ai Carabinieri mediante telefonate.
TRAMONTE avrebbe risposto evasivamente, ma l’interlocutore gli avrebbe assicurato che nel giro di una quindicina di giorni gli avrebbe portato i volantini in argomento.
Questa proposta sembra trovare un importante riscontro nel fatto che in data 1.6.74 è stato rinvenuto un volantino rivendicativo della strage di Brescia nella cassetta delle lettere del Rag. MORIN di Vicenza. TRAMONTE , come risulta da altro appunto, fornì al S.I.D. indicazioni ( in particolare sul significato del richiamo al filosofo CODREANU) che consentirono di attribuire con ogni probabilità il volantino al MELIOLI.
L’ appunto del Centro C.S. di Padova reca la data del 10.6.74 e trasmette appunto al Reparto D un manoscritto a firma ORDINE NERO – ANNO ZERO - SEZIONE “C.Z. CODREANU, rinvenuto il 1° giugno 74 dal Rag. Manlio MORIN di Vicenza nella sua cassetta delle lettere. Il manoscritto contiene una rivendicazione della strage di Brescia
: “Ci siamo assunti non a caso la paternità della strage di Brescia…”
L’appunto segnala come il manoscritto confermi l’esistenza in zona del “circolo CODREANU”. Precisa che, secondo la fonte ( e cioè secondo il TRAMONTE) “si identifica quasi sicuramente nel gruppo ANNO ZERO di Rovigo, controllato dal noto MELIOLI Giovanni”.
Il fatto è estremamente significativo , in quanto TRAMONTE già 25 anni fa ha indirettamente (TRAMONTE non ha letto la rivendicazione , ma ha solo ricollegato MELIOLI al circolo CODREANU) attribuito a un gruppo facente capo al MELIOLI una rivendicazione della strage di Piazza della Loggia. Quello stesso MELIOLI che indica nel 1996 come l’esecutore materiale del fatto.
Non si dimentichi il contenuto dell’appunto del S.I.D. del 6.7.74 (FONTE TRITONE), dove al punto 18 , dedicato interamente al MELIOLI, si precisa, tra l’altro:
“E’ l’elemento più in vista ,nella zona, del gruppo ANNO ZERO” – nonché - “Si ispira fortemente alle teorie del filosofo rumeno CODREANU”.
Da tener presente che NAPOLI Gianluigi, nel corso dell’interrogatorio del 27.6.97 davanti a questo Ufficio, ha dichiarato a proposito del MELIOLI:
“Il predetto , nell’occasione in cui l’ho conosciuto, faceva propaganda ,dando in prestito libri di Evola e Codreano (leggasi CODREANU)”
Le indagini hanno consentito di identificare in BALDASSARRE Roberto , soggetto appartenente alla destra gravitante attorno alla Libreria EZZELINO di FREDA (libreria frequentata dallo stesso MELIOLI), autore confesso di alcuni attentati minori, conoscente di Giovanni MELIOLI , il presunto autore materiale del documento .
Vediamo il contenuto della sua escussione del 5.3.2009:
BALDASARRE ha riferito del suo impegno politico quando era studente, in anni dal 72 al 75, qundi conferenti rispetto ai fatti per i quali si procede.
BALDASSARRE ha gravitato attorno al Fronte della Gioventù, nell’ambito del quale, a Vicenza, si era creato un gruppo autonomo, del quale hanno fatto parte, oltre al predetto, tali BATTISTELLO e ROSSETTO. L’allontanamento era dipeso dalla linea troppo morbida adottata dal partito. Con i due soggetti predetti il BALDASSARRE è stato coinvolto in un procedimento per ricostituzione del partito fascista. In quest’ambito venne contestato anche il lancio di due bottiglie incendiarie, fatti in ordine ai quali il BALDASSARRE rese confessione. Tra le altre contestazioni anche attività di affissione di manifesti e volantinaggio, che, come vedremo, si ricollega alle vicende relative alla citata rivendicazione della strage di Brescia.
BALDASSARRE, attraverso la conoscenza del veronese ZAMBONI Umberto, ha frequentato negli anni 1972-1975 la libreria EZZELINO di Padova, che, come è noto, era frequentata anche da Giovanni MELIOLI, che disponeva addirittura delle chiavi e che rimase addirittura ferito al suo interno. BALDASSARRE vi si recava un paio di volte al mese e detta frequentazione si è prolungata per 1 anno e mezzo o due anni. BALDASSARRE ha ammesso di aver conosciuto MELIOLI proprio al’interno di detta libreria. Definisce MELIOLI come l’uomo di fiducia a Rovigo di coloro che frequentavano la libreria EZZELINO. Lo indica come appartenente sicuramente ad Ordine Nuovo. Presso la suddetta libreria conobbe TRINCO e FACHINI. Sapeva che Roberto RAHO rappresentava per Ordine Nuovo di Treviso ciò che MELIOLI era per Ordine Nuovo di Rovigo.
E’ stato chiesto al teste, con riferimento al contenuto della rivendicazione della strage, che cosa rappresentasse per lui ANNO ZERO, indicato nel documento, e lo stesso si espresso nel senso che altro non era se non la prosecuzione di Ordine Nuovo. Sono stati, quindi, mostrati al teste alcuni volantini con la denominazione ANNO ZERO, di contenuto eversivo, già mostratigli all’epoca del processo subito, dei quali anche oggi ha ammesso la paternità, e, in particolare, che si trattasse della sua grafia.
Uno di questi volantini, che si richiama ad Ordine Nuovo, è particolarmente significativo in quanto, tra i vari passi, ne reca uno “venite amiche bombe”, che lascia pochi dubbi sull’ideologia estrema del BALDASSARRE.
A questo punto (pag.129) gli è stato mostrato il volantino contenente la rivendicazione della strage d Brescia, a sigla Ordine Nero, Anno Zero, Sezione Codreanu, già citato.
Il BALDASSARRE, pur qualificandone come “farneticazione” il contenuto, ne ha ammesso la paternità. Ha aggiunto che si è trattato di una sua iniziativa autonoma, e che il materiale gli era pervenuto dallo ZAMBONI. Ha ammesso anche di aver collocato lui, nella cassetta della posta del MORIN, il volantino rivendicativo. Il teste ha escluso di aver compiuto il gesto per conto del MELIOLI. Da notare che il padre di BALDASSARRE operò come militare al Comando FTASE prima e al comando SETAF poi, rispettivamente di Verona e di Vicenza.
Le affermazioni del BALDASSARRE circa la decisione autonoma di depositare quella rivendicazione non meritano alcun credito. BALDASSARRE aveva solo 17 anni, e sembra poco credibile che si sia reso responsabile di quanto si attribuisce senza avere alle spalle qualcun altro di maggiore esperienza.
Tutte le altre circostanze riconducono a MELIOLI:
la comune frequentazione della libreria EZZELINO difficilmente può essere sfociata in un’unica occasione di incontro, tanto più che per entrambi si è trattato di un fatto prolungato nel tempo e caratterizzato da una certa assiduità.
Il volantino non può essere che uno di quelli in ordine ai quali MELIOLI ha indicato come prova di coraggio quello di depositarlo nelle cassette della posta di Vicenza, per poi telefonare ai Carabinieri.
Le sigle, ANNO ZERO SEZ. CODREANU riportano pure a MELIOLI.
7.10 - ANALISI DELL’ISPETTORE CACIOPPO SULLA DOCUMENTAZIONE ACQUISITA SU MELIOLI PRESSO LE QUESTURE DI ROVIGO E DI FERRARA
Qui si fa riferimento alla relazione 7.9.2004 B/a3-10 pg.972-1027; G/a-111-4 e G/a 112-1.
I precedenti di MELIOLI lo inquadrano come un soggetto incline alla violenza ed agli attentati.
E’ stato coinvolto con altri nel 1971 in un attentato contro SALTARIN Mario, marxista-leninista rodigino. Emerge dagli atti la disponibilità di una 500 rossa, conformemente a quanto dichiarato in un primo tempo da TRAMONTE.
Da un appunto del 29 agosto 1972 emerge una consegna minacciosa e violenta delle chiavi della sede della Federazione Provinciale del MSI.
Da una missiva dell’Ufficio Politico della Questura di Rovigo del 13.3.74 emerge la conferma che MELIOLI era iscritto all’Università di Ferrara. Da un allegato promemoria alla missiva si deduce che MELIOLI fino al 14 aprile 73 era stato segretario provinciale del Fronte della Gioventù, dal quale era stato espulso, tra l’altro, per azioni contrarie alla disciplina ed alle direttive del partito.
Nei primi giorni del maggio 1973 aveva costituito a Rovigo una sezione del movimento politico ORDINE NUOVO. Dal 1971 frequentava la libreria EZZELINO di Padova.
Da altro appunto del 16.5.74 emerge l’iscrizione d MELIOLI alla facoltà di Giurisprudenza di Ferrara.
Da una relazione del 22 aprile 75 emerge una partenza di MELIOLI alla volta di Roma per partecipare ad una riunione.
7.10.1 - Lettere di FREDA a MELIOLI (pag.5 relaz.)
Tra il 1972 e il 1973 FREDA ha inviato da San Vittore ben 8 lettere a MELIOLI. Dalle stesse si desume un ruolo di FREDA quale maestro e di MELIOLI quale discepolo.
Da una lettera di FREDA a MELIOLI del 5.10.72 si desumono rapporti del primo col detenuto Giancarlo ESPOSTI, persona, che ricollega alle S.A.M. e che viene elogiata perché “in ordine sia in termini ideologici che di comportamento”. Insieme stanno preparando un manuale sul modo di comportarsi in galera da parte del militante di estrema destra. FREDA ringrazia MELIOLI per la diffusione di libri delle edizioni A.R..
Altra lettera il 5.12.72.
In quella del 7.2.73 , in risposta alla lettera di MELIOLI del 31gennaio 73, scrive che bisogna cercare l’appoggio di PISANO’.
Nella lettera del 10.5.73 FREDA, che risponde a quella di MELIOLI del 26.4.73, facendo riferimento alla famiglia della moglie di MELIOLI, scrive: “Non sarà mica come la moglie di MAGGI (bravissima donna d’altronde) che aveva…la nonna ebrea”. L’osservazione è importante, in quanto accredita una certa familiarità di rapporti con MAGGI sia di FREDA che di MELIOLI.
Questo rapporto con MAGGI riemerge anche nella lettera di FREDA a MELIOLI del 23.5.73:
FREDA, rispondendo alla lettera di MELIOLI del 23.5.73, scrive di aver appreso dell’ennesima perquisizione alla libreria EZZELINO e di non aver saputo che MELIOLI vi si trovasse dentro al momento dell’atto. In chiusura aggiunge: “Quanto alle influenze ebraiche che animano la famiglia di tua moglie, avevo intuito che si trattava…honoris causa…E l’amico cavadenti?! Paura – tanta paura – collassi – coliche di paura…”
L’amico cavadenti altri non è che MAGGI, che è anche dentista.
Nella lettera del 6.6.73 FREDA, rispondendo alla lettera del 29 maggio di MELIOLI, esprime riserve nei confronti dei “camerati” che facevano capo al “cavadenti” e nutre speranze per quelli del M.P.O.N., nonché quelli dell’O.L.P..
Difatti dice: “Non ricordo se ti abbia già chiesto se il vostro circolo di Rovigo faccia capo al M.P.O.N. (oppure all’O.L.P.).
Altre lettere il 27.6.73 e il 26.10.73.
Con missiva del 21.5.73 l’Ufficio Politico comunicava al SIGSI che a Rovigo era stata costituita una sezione del Movimento politico Ordine Novo ubicata in Via Biscuola, frequentata anche da MELIOLI.
A pag. 10 della relazione si legge che il 10.7.1976 , a seguito di perquisizione disposta dalla Procura di Roma per l’omicidio OCCORSIO, vennero trovati a MELIOLI volantini, manoscritti, libri relativi ad Ordine Nuovo. Emergevano elementi anche in ordine alla progettazione di un probabile sequestro o altro intervento nei confronti dell’Avv. BERTI Paolo, sulle cui abitudini venivano fatti ferimenti. Tra le carte sequestrate a MELIOLI un manoscritto nel quale si affermava l’innocenza sia di VALPREDA che di FREDA e si riferiva dell’apertura di “una specie” di circolo dove, per manifestare la loro solidarietà a FREDA avevano pubblicizzato con una riunione pubblica la stampa da parte delle edizioni AR del libro LA GUARDIA DI FERRO di CODREANU. Si ricorderà che la rivendicazione della strage viene fatta da Anno Zero, Ordine Nero, Sezione CODREANU.
In un articolo del Resto del Carlino del 18.9.76 si riferiva di una presenza di MELIOLI l’8 dicembre 70 a Trieste, alla testa di una colonna di missini partiti da Padova.
Si riferisce, poi, quanto a rapporti di MELIOLI con MAGGI, che i due si conobbero anni prima e che la sorella del medesimo MAGGI era compagna di classe della moglie di MELIOLI.
7.11 - INDAGINI RELATIVE ALLA STRAGE ALLA STAZIONE DI BOLOGNA
MELIOLI è stato arrestato il 20.9.1980 in esecuzione di ordine di cattura emesso dalla Procura di Bologna con l’imputazione di concorso n associazione sovversiva e banda armata.
Vi è una relazione di servizio del 2.9.80 relativa ad un pedinamento effettuato a Padova nei confronti di MELIOLI che s’incontrava con Massimiliano FACHINI ed altra persona.
7.12 - LE DICHIARAZIONI DI ALTRI SOGGETTI SU MELIOLI
FALICA Luigi, che nel 1973 ereditò da Elio MASSAGRANDE il ruolo di coordinatore di O.N. per l’Italia Settentrionale, nel corso dell’esame davanti al R.O.S. del 6.2.98, ha precisato di aver conosciuto MELIOLI nel 1973 a Bologna, proprio in occasione del passaggio di consegne di cui sopra. FALICA lo ha ricordato particolarmente impegnato nei “comitati pro FREDA” (proprio quelli di cui TRAMONTE riferisce a LUCA, che ne parla negli appunti). Ricorda che il MELIOLI disponeva di una “500” (vettura che gli attribuisce anche TRAMONTE).
Arrigo MERLO, dirigente di O.N. di Padova, fu tra coloro che, dopo l’arresto di FREDA, portò avanti l’attività lavorativa della libreria EZZELINO, anche unitamente a MELIOLI e FACHINI (verb. 20.5.98 davanti al R.O.S.) . Precisa (verb. 23.6.98 davanti al R.O.S.)che probabilmente FREDA e MELIOLI si conobbero in carcere, dopo di che MELIOLI cominciò a frequentare assiduamente la libreria. MELIOLI era certamente filo-palestinese ( si vedano appunti e dichiarazioni TRAMONTE) e orientato sulle idee di FREDA.
Il particolare della disponibilità di una “500” rossa (come riferisce TRAMONTE nell’interrogatorio del 30.5.97) da parte del MELIOLI, lo conferma anche UBERTONE Marina, che riferisce anche dei rapporti di amicizia tra MELIOLI e FACHINI (verb. R.O.S. 26.2.98).
7.13 - LE DICHIARAZIONI DI VALERIO FIORAVANTI
Valerio FIORAVANTI ha parlato di MELIOLI in occasione dell’udienza del 14.1.2010 (da pag.60). Presentatogli da GIOMO o da CALORE, lo conobbe attorno al 78 o al 79. Lo ricorda inserito in un suo gruppo, del quale facevano parte FRIGATO, NAPOLI . FIORAVANTI ricorda che MELIOLI , in un periodo in cui voleva provare a fare politica con i gruppi romani, aveva intenzione di fare un attentato alla Questura , nonché ad un magistrato, probabilmente Aldo FAIS. Il suo gruppo avrebbe avuto in dotazione un fucile Garand adatto alle macchine blindate. Una sera portò lo stesso FIORAVANTI nei pressi di una villa nell’Hinterland padovano, che costituiva l’abitazione del magistrato.
Si ricordi come nell’appunto “TRITONE” del 23.5.74 (doc.38) si parli delle intenzioni manifestate al TRAMONTE dallo “studente”, poi identificato dal dichiarante nel MELIOLI, di attaccare duramente il Procuratore della Repubblica Dott. FAIS e di minacciarlo per indurlo a desistere dalla sua azione persecutoria a danno dell’estrema destra (dal caso FREDA alla “ROSA DEI VENTI”). Come si può notare, quanto TRAMONTE attribuisce a MELIOLI è perfettamente in linea con quanto gli attribuisce FIORAVANTI.
L’attentato dinamitardo alla Questura, presumibilmente di Roma, vide FIORAVANTI obiettare al MELIOLI che lo stesso avrebbe potuto provocare anche delle vittime civili. Allora MELIOLI, condividendo queste obiezioni di MELIOLI, suggerì di colpire i poliziotti quando si recavano in un esercizio pubblico. Nel descrivere la tipologia del gruppo nel quale s’inquadrava MELIOLI, FIORAVANTI ha spiegato che lo stesso privilegiava l’uso dell’esplosivo rispetto a quello delle armi da fuoco. “…loro avanzavano nella loro progettazione rivoluzionaria e volevano mettere bombe qua e là e dalle altre parti, quindi volevano colpire la Polizia, ma volevano colpirla con le bombe. Mettere una grossa bomba fuori da una Questura vuol dire far crollare anche il palazzo di fronte ed è questo che gli dissi: <Si, tu vuoi uccidere cento poliziotti, fallo, ma tiri giù il palazzo di fronte e questo non è accettabile> In subordine disse: <Allora la metto dentro il bar, di fronte alla caserma, dove vanno tutti i poliziotti>. Dissi:<Ma anche così tu non colpirai solo i poliziotti, colpirai il barista che non ha nessuna colpa!>”.
Per quanto questi fatti si riferiscano a qualche anno dopo la strage di Brescia, è evidente che il modo di operare del MELIOLI, alla luce delle dichiarazioni di FIORAVANTI, collima perfettamente con la scelta operata a Brescia, in cui, almeno secondo la versione dell’accusa, si volevano uccidere dei Carabinieri anche a costo di uccidere i civili presenti alla manifestazione.
7.14 - LE DICHIARAZIONI DI MELIOLI SU MAGGI
Abbastanza scarne le sue dichiarazioni in merito ai rapporti con MAGGI. Nel verbale dibattimentale dell’11.11.1988, MELIOLI dichiara: ho conosciuto il dott. MAGGI la cui sorella era compagna di scuola di mia moglie. Successivamente nel corso del tempo probabilmente ci saremo visti, parlato di politica essendo tutti e due di destra”.
Non è stato poi in grado di spiegare i biglietti di pugno di MAGGI, contenenti il suo nome.
7.15 - LA CORRISPONDENZA EPISTOLARE DI GIANNI MELIOLI CON FRANCO FREDA
Di particolare interesse la corrispondenza epistolare intercorsa, tra il 1972 ed il 1973, tra Giovanni MELIOLI e Franco FREDA. I due si erano conosciuti in carcere, durante un periodo di comune detenzione, il primo per una vicenda relativa al ferimento con arma da fuoco di un estremista di sinistra avvenuto a Rovigo il 25 aprile 1971, il secondo per gli attentati del 1969.
Le lettere sono state acquisite, parte dal processo di Catanzaro (quelle ricevute da FREDA) e parte nel corso di una perquisizione operata nel 1973 dall’Ufficio Politico della Questura di Rovigo nell’abitazione di MELIOLI, a seguito dello scioglimento del MPON.
Dalle lettere emerge il ruolo di “Maestro” di FREDA e quello di “discepolo” di MELIOLI, nonché l’attività che MELIOLI svolgeva per la liberazione di FREDA.
Con la lettera datata “S.Vittore 5 ottobre 1972”, FREDA risponde ad una lettera di MELIOLI e, dopo aver ironizzato sul regime carcerario ad esso assegnato, lo mette a parte che:
a S.Vittore “ci sono pochi detenuti di estrema destra, attualmente 4 o 5 persone (escludendo NARDI e STEFANO, ancora in cella d’isolamento). Con loro – nonostante le difficoltà del mio isolamento – ho costituito il “Comitato dei soldati politici di estrema destra”. Un camerata qualificato è ESPOSTI (questione SAM) persona senz’altro in ordine, sia in termini ideologici che di comportamento. Stiamo preparando un “manuale” sul modo di comportarsi in galera da parte del militante di estrema destra. Non so, però, se vale la pena di pubblicarlo.[…]”;
erano riusciti a trasmettere a un neofascista impegnato di Milano il testo di un (documento?...) (da riprodurre in ciclostile) per illuminare gli altri sulla situazione dei detenuti politici neofascisti a S. Vittore, ma non è stato fatto nulla!”
Si dice lieto di apprendere dal MELIOLI che era diventato “Segretario (con la “S” maiuscola – vero?) provinciale del Fronte della Gioventù”; lo loda per l’impegno con il quale segue la sua vicenda, affermando di non aver “mai dubitato che la parte migliore dell’ambiente giovanile missino non seguiva con troppa convinzione le tesi che la stampa missina (dal Secolo al Candido) si sforza – con 2/3 di malafede e 1/3 di volgarità – di accreditare nei miei confronti. L’episodio avvenuto a Montesilvano che tu mi hai riferito (non lo conoscevo) dimostra che nonostante tutto, non mi ero completamente sbagliato nel considerare con benevolenza parte del neofascismo giovanile”; infine nel ringraziare MELIOLI per l’attività relativa alla diffusione dei libri delle edizioni di AR, chiude la missiva con la richiesta di saluti per gli “amici di Rovigo (BELLONI compreso, naturalmente – A proposito, come (..?..) attualmente? E’ iscritto al MSI?”.
Dell’episodio di Montesilvano citato da FREDA si trova riferimento in un appunto sul MELIOLI datato 17 aprile 1973 acquisito alla Digos di Rovigo in cui si legge:
nel giugno del ’71 mentre era detenuto nelle carceri di S.Bona di Treviso conobbe Franco FREDA, a quel tempo anch’egli detenuto in quel carcere; da quella conoscenza sviluppò le sue idee critiche nei confronti del Movimento Sociale Italiano che lo portarono su posizioni di rottura al congresso giovanile del partito, tenutosi a Montesilvano (Pescara) nell’estate del 1972, nel corso del quale si offrì di divulgare il settimanale Candido, a richiesta del senatore PISANO’, che iniziava una campagna di stampa a favore di FREDA, contravvenendo con ciò alle direttive del segretario provinciale del MSI rodigino, avv. ZANNINI (circostanze che trovano riscontro nelle lettere che FREDA scriveva a MELIOLI, sequestrate a quest’ultimo nel corso della perquisizione domiciliare del 23 novembre 1973).
Nella lettera datata “S.Vittore 5/XII/1972” FREDA, rispondendo alla missiva di MELIOLI del 22 novembre, tra le altre cose, fa riferimento all’allora segretario giovanile del MSI di Milano, giudicato ottuso da “alcuni detenuti politici neofascisti di S.Vittore”; afferma di aver letto l’articolo di “Ordine Nuovo-Azione”; invita “le fanciulle neofasciste di Pordenone” (e di altre città) ad organizzare il “Soccorso Nero”:
“Almeno si rendessero utili inviando pacchi ai loro camerati (<soldati politici>) detenuti. Qui ci sono dei ragazzi di Avanguardia Nazionale (imputati per aver fatto un <occhiello> – col coltello – nel ventre di uno studente di estrema sinistra), ESPOSTI (delle S.A.M.) di Milano, CROCESI (..?..) al MSI e membro della Consulta Nazionale (?) missina), STEFANO (arrestato assieme a NARDI). Mi risulta che altri politici di estrema destra sino detenuti a Trieste…”.
Con la missiva di MELIOLI a FREDA, datata 8 gennaio 1973, il primo mette a parte il secondo dei contrasti interni al MSI di Rovigo, contrasti che erano maturati a seguito di una manifestazione del Fronte della Gioventù a Padova (organizzata in risposta al pestaggio del successore di FACHINI al FUAN) nel corso della quale un gruppo urlò slogan di solidarietà a FREDA. MELIOLI continua affermando che nel corso del Congresso Provinciale un “cialtrone” lo aveva accusato di aver organizzato l’azione Pro-Freda di Padova.
Questo il testo:
“il giorno dopo un <cialtrone> locale, nel mezzo del congresso provinciale, mi accusò di aver organizzato l’azione PRO-FREDA di Padova (tutto questo alla presenza del vice Segretaro nazionale BACCHI) il quale interpellato sulla questione FREDA, ha risposto che : < la D.N. non è né a favore, né contro FREDA, noi ignoriamo la questione> al che io ho risposto di essere, sul piano personale (quindi non ufficialmente) tuo amico, sul piano politico ho dichiarato di essere completamente d’accordo con PISANO’ e la sua inchiesta sulla “PISTA BIANCA” del “CANDIDO”. A questo punto, BACCHI non poteva certo rifiutarmi di esprimere un giudizio sul piano personale e io ne ho approfittato per presentare, al congresso provinciale una mozione (suggeritami in alto loco) filo ordinovista. In fondo, anche se la risposta di BACCHI poteva essere considerata soddisfacente da noi che a dire il vero non ci aspettavamo nemmeno di riuscire a concludere il discorso – purtroppo due elementi della direzione giovanile sono stati presi da un <giustificato nervosismo>, chiedendo addirittura al BACCHI di riconoscere che, se il partito non è solidale, né contrario alla tua posizione, tutte le prese di posizione contrarie a te dovevano essere considerate contrarie alla linea di partito. A questo punto BACCHI si è rifiutato di continuare il discorso, ZANNINI si è alzato imprecando al tavolo della <dirigenza>, sono incominciate delle discussioni tra i partecipanti al congresso, è volato qualche ceffone e poi … noi siamo usciti (a detta di qualcuno … buttati fuori) dalla sala. Il giorno seguente 142 iscritti del Fronte della Gioventù polesano (su 156) hanno dato le dimissioni, motivandole con la <solidarietà> di tutti i dimissionari con il sottoscritto che I) non era stato eletto come delegato al Congresso Nazionale del 18 p.v. perché non si era voluto accettare la mia candidatura quale delegato provinciale motivandola con argomentazioni assurde addirittura andavano contro lo statuto II) perché a detta dei dimissionari il segr. provinciale si era sempre comportato secondo la linea della D.N. e che era chiaro il tentativo di provocare una lite da parte di elementi isolati <gelosi> della forza attuale del Fronte.
Frattanto alcuni elementi della <destra extraparlamentare> si divertivano a scaldare ancor più gli animi riempiendo (nel vero senso della parola) Rovigo di scritte del genere: FREDA INNOCENTE, G. FREDA AUGURA CATTIVE FESTE, FREDA COMBATTENTE DELLA CAUSA PALESTINESE, FREDA LIBERO, EBREI AI FORNI, JUDENKAPUT e altre <piacevolezze> in linea con l’amico ALMIRANTE.
Il segr. prov. ZANNINI a questo punto, lanciava un appello dai giornali locali dove si denunciava l’opera antidemocratica e provocatoria di questi extraparlamentari e si dissociava l’azione del MSI DN dai razzisti Frediani. Io, consigliato anche da altri amici del partito sono stato in questi giorni a Roma, dove dopo aver spiegato al Giorgio [...?...] le mie ragioni. Sono stato invitato al congresso come ospite (naturalmente con diritto di parola) determinante è stata la <testimonianza> di BACCHI che ha convinto ALMIRANTE della mia <buona fede> e della mancanza di tatto dei dirigenti missini locali. Significativo è stato il fatto che ALMIRANTE mi ha assicurato di scrivere a ZANNINI invitandolo a non interferire in questioni riguardanti il Fronte e di lasciarmi quella autonomia che finora mi era stata negata!! Mah!! Staremo a vedere…[…].
Con altra missiva (che non porta la data ma che reca l’annullo postale di Rovigo del 21 febbraio 1973), MELIOLI scrive a FREDA rispondendo ad una lettera del 7 febbraio 1973. MELIOLI continua a metterlo a parte sulla propria situazione all’interno del MSI rodigino precisando che erano state incaricate due persone per la risoluzione dei contrasti con il MSI diretto da ZANNINI:
“gli incaricati sono due persone al di sopra delle parti: uno è l’amico MUNARI, che adesso è coordinatore regionale, l’altro è quel GRADARI famoso per le liti create a Venezia con quell’inguaribile neo nazista di MAGGI). Sta di fatto che ai miei nemici personali, cioè i cacciatori di <sedie> si sono dati da fare accusandomi di aver contribuito alla distribuzione (casa per casa) di certe cartoline nelle quali si denuncia la <strage di stato> e si chiede la tua libertà. Inoltre qui a Rovigo è stato distribuito un ciclostilato, del movimento DI LOTTA PER LA LIBERAZIONE DI FREDA ciclostilato [..?..] in sede di Avanguardia Nazionale (ignoti i responsabili). Sono continuate le scritte che chiedono la liberazione di FREDA e anche qui restano ignoti i responsabili, nonostante le solerti indagini e i numerosi interrogatori della squadra politica rodigina.
Ultimamente è stato distribuito un ciclostilato del COMITATO DI SOLIDARIETA’ ALLA LOTTA DEL POPOLO PALESTINESE, sottofirmato MOV. DI LOTTA PER LA LIBERAZIONE DI FREDA (del quale rispedisco le fotocopia a parte). Ti confesso, di aver contribuito <a titolo personale> alla creazione dell’opuscolo. Comuni amici ci hanno autorizzato a usare come recapito CAS. POST. [..?..] a Perugia che dovrebbe essere il recapito di un’associazione Palestinese di studenti[..?..] Naturalmente la distribuzione di quest’ultimo ciclostilato sono avvenute nella più perfetta legalità, anche se hanno sollevato le ire della direzione prov. del MSI in quanto i ragazzi che hanno distribuito l’opuscolo non erano perseguibili <legalmente> e soprattutto perché dimissionari del partito.
Dulcis in fundo, non potendo rimanere passivo di fronte a queste accuse di collaborazionismo con i nemici della Destra Nazionale, ho invitato i miei camerati nemici a provare le accuse con dei fatti concreti e dopo che loro non sono riusciti a farlo, mi sono <sfogato> un po’. Adesso ZANNINI, dopo non essere riuscito a farmi mettere sotto <commissione di disciplina> per la questione FREDA mi ha fatto mettere sotto commissione per aver rotto [..?..] ai suoi fedelissimi. Staremo un po’ a vedere!
Tornando a discorsi più seri, sono rimasto soddisfatto dell’ultimo numero del CANDIDO, che demoliva in maniera molto chiara per tutti la <prova> dei timers. Adesso, che la < prova delle borse> è caduta , che quella dei <timers è caduta> , che VALPREDA è in libertà potremo giudicare il comportamento dei giudici per poi affermare senza prova di smentita che <la giustizia è come un timone dove la si gira va!!>.
A proposito di giustizia, il 26 di questo mese avrò il processo per <la sparatoria>, che si terrà nel Tribunale di Treviso. Quindi suppongo che quando arriverà questa mia lettera avrò già saputo a quanto ammonta il mio debito con la giustizia (almeno una volta, volutamente minuscola).
Se vuoi fare un pronostico scrivimi con il tuo responso di legale, i termini della faccenda più o meno li conosci quindi puoi pronosticarmi <la pena>. A parte gli scherzi, non c’è troppo da <stare allegri> e anche in questo caso: staremo un po’ a vedere!”.
Nel post scriptum aggiunge: “Come ricorderai, ti avevamo promesso (io e gli amici di Rovigo) un <tangibile> segno della nostra solidarietà, ma amici comuni mi hanno pregato di utilizzare la somma raccolta al fine di pubblicare materiale propagandistico a tuo favore. Tu, con questa lettera e con i fogli fotocopiati hai un piccolo esempio della propaganda che stiamo conducendo – decidi tu come dobbiamo impiegare la modesta somma che avevamo raccolto”.
UFFICIO: MELIOLI scrive ancora a FREDA il 3 maggio 1973 rammaricandosi della severità della censura e comunicandogli (in forma ironica e scherzosa) notizie sul conto del padovano Gianfranco BELLONI, dividendole in “lato pubblico” e “lato privato”: nel primo, afferma che si era iscritto al MSI di Rovigo “(solo a Rovigo avrebbero potuto averne il coraggio)” e aveva dato la caccia alle spie rosse all’interno del MSI (vicenda Paternò) finendo così “la sua carriera di missino iscritto”; nel secondo, afferma che poiché il MELIOLI oramai abitava per conto proprio, il BELLONI si autoinvitava a pranzo e lo “onorava delle sue confidenze” mettendolo a parte dei suoi rapporti con i Greci, che definiva ottimi “con la C.I.A. anche, anzi è aumentato di grado (non mi ha ancora detto che grado abbia raggiunto comunque ho il sospetto che sia proporzionale al grado alcolico”. Cambiando argomento, MELIOLI scrive: “A parte gli scherzi, giù negli ambienti che ti sono più vicini siamo tutti in attesa del processo che non dovrebbe essere lontano, evidentemente, prima o poi la verità dovrà pure emergere … (e qua è meglio non continuare!). Termina inviandogli <i saluti degli amici, e quelli del cavadenti Carlo Maria Maggi>.
Dagli atti del processo di Catanzaro sono stati inoltre acquisiti alcuni ciclostilati inviati a FREDA nel gennaio del 1974 che erano inseriti in una busta con annullo postale delle Poste di Rovigo, verosimilmente, inviategli da MELIOLI. I ciclostilati, per lo più inneggianti alla libertà di FREDA, sono firmati dal “COMITATO DI LOTTA E SOLIDARIETA’ PER GIORGIO FREDA”; “ALTERNATIVA RIVOLUZIONARIA” CORSO DEL POPOLO 116; “COMITATO ANTIMPERIALISTA” CAS. POST. 602 IMPERIA”.
Nel ciclostilato datato “Rovigo 20 gennaio”, riportante come recapito l’abitazione di Rovigo di MELIOLI, si afferma che gli aderenti al “disciolto” MOVIMENTO POLITICO ORDINE NUOVO si erano riuniti il giorno 19 gennaio ponendo all’attenzione dei camerati due questioni:
- la prima, relativa alla necessità di “una serie opera di organizzazione ad ogni livello. Pensiamo che lo spontaneismo che ha caratterizzato la nostra azione passata debba essere superato, per dare vita ad una serie e continua opera politica, coordinata che non sia frutto di iniziative personali, bensì segua una logica che tenga conto della realtà politica nazionale ed internazionale. A questo proposito riteniamo improrogabile la creazione di un bollettino interno mensile che coordini l’attività dei gruppi”;
- la seconda, relativa alla conferma della solidarietà a FREDA “dovuto principalmente al fatto che riteniamo di condividere le idee politiche di FREDA, e riteniamo l’opuscolo “Disintegrazione del sistema” la base ideale per la creazione di un movimento rivoluzionario completamente staccato dagli schemi abituali, in quanto pur mantenendo la nostra visione del mondo supera deleteri nostalgismi”.
7.16 - La perquisizione a Giovanni MELIOLI
L’Ispettore Cacioppo, nelle ricerche effettuate presso l’archivio della Questura di Padova, ha rinvenuto l’elenco dei nominativi contenuti nella rubrica di MELIOLI sequestrata in occasione di una perquisizione domiciliare eseguita nel settembre del 1974. Dalla trascrizione dei nominativi emergono, tra gli altri, significativamente, i nomi di Aldo TRINCO, Gastone ROMANI, Roberto LAGNA, Umberto ZAMBONI di Verona, Luigi FALICA e tale Rudy.
Dalle ricerche effettuate presso gli archivi della Questura di Rovigo, luogo di residenza di Gianni MELIOLI, sono emersi alcuni documenti che denotano la pericolosità di MELIOLI. Abbiamo già fatto riferimento all’azione punitiva che MELIOLI compie il 25 aprile 1971 a Rovigo nei confronti di un elemento di sinistra che viene attinto da colpi di arma da fuoco, tale Mario SALTARIN, effettuato in concorso con Franco GIOMO e due trevigiani. Questi ultimi resero piena confessione dell’attentato ricordando che MELIOLI, tra l’altro, disponeva di una FIAT 500 di colore rosso. Il MELIOLI, invece, negava la responsabilità nell’accaduto.
Di particolare importanza un rapporto che il 13 marzo 1974, l’Ufficio Politico di Rovigo trasmetteva alla DAR in cui si segnalava che MELIOLI – esponente del disciolto Movimento Politico “Ordine Nuovo” - era iscritto all’Ateneo di Ferrara, veniva notato di rado in Rovigo, ed era frequentemente in contatto con Claudio ORSI di Ferrara. Allegato alla missiva un promemoria sul conto del MELIOLI in cui veniva precisato che:
possedeva una FIAT 126 targata RO 108394;
proveniva dal MSI, in seno al quale partito aveva svolto fino al 14 aprile 1973, le funzioni di segretario provinciale del “Fronte della Gioventù”, dal quale era stato espulso per “disobbedienza agli ordini del segretario provinciale ed azioni contrarie alla disciplina ed alle direttive del partito”;
nei primi giorni del mese di maggio del 1973 aveva costituito a Rovigo una sezione del movimento politico “Ordine Nuovo”;
dal 1971 risultava frequentare la libreria “Ezzelino” di Padova.
veniva ritenuto “capace di commettere azioni pericolose per fini politici”.
Con appunto datato 29 marzo 1974, invece, l’appuntato Vasco PAMPADO dell’Ufficio politico di Rovigo - negli anni di interesse vero e proprio punto di riferimento per l’acquisizione di informazioni nell’ambito della destra politica ed estrema - informava che MELIOLI da alcuni giorni aveva trasferito la sua abitazione dal Corso del Popolo n. 116 a Via Miani n. 37 e lavorava alle dipendenze della ditta “UNOTEAM” (pubblicità grafica design di Ferrara). Lo stesso,con altro appunto, datato 16 maggio 1974, informava che MELIOLI risultava iscritto alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Ferrara. Ciò veniva confermato dagli accertamenti disposti dalla Questura di Ferrara.
La pericolosità di MELIOLI traspare anche da un documento che gli viene sequestrato nel corso di una perquisizione domiciliare effettuata dall’Ufficio politico di Rovigo all’indomani dell’omicidio OCCORSIO avvenuto il 10 luglio 1976.
Nel corso della perquisizione, eseguita il giorno successivo alla morte del Magistrato, assente il MELIOLI, vennero rinvenuti numerosi volantini, manoscritti, libri relativi a “ORDINE NUOVO” e ad organizzazioni estremistiche ed alcune fotografie. Nella circostanza vennero anche rinvenuti – occultati in un porta fiori - due fogli manoscritti intestati rispettivamente “abitudini mattiniere dell’avv. BERTI Paolo” e “indicazioni stradali”, i cui contenuti lasciavano chiaramente intendere la preparazione di un piano per l’eventuale sequestro o altra azione lesiva nei confronti dell’avv.BERTI di Padova, patrocinatore di parte civile in un processo contro alcuni neofascisti che in quel momento si trovava nella fase dibattimentale presso il Tribunale di Padova. L’Ufficio Politico di Rovigo, inoltre, riusciva ad identificare alcune delle persone effigiate nelle fotografie accertando che, alcune di esse, facevano parte di organizzazioni di estrema sinistra.
Tra le carte sequestrate al MELIOLI anche un manoscritto ( probabilmente una bozza di lettera diretta al Partito Radicale) senza data, in cui, tra le altre cose, indicava il motivo per il quale era stato espulso dal MSI sottolineando la sua attività in difesa di Franco FREDA:
“[…]La nostra vicenda è partita dalla posizione assunta dal MSI in relazione al processo Freda, Ventura, io, segretario giovanile provinciale MSI avevo fatto ciclostilare un manifesto nel quale era scritto: VALPREDA e FREDA sono innocenti LA STRAGE E’ DI STATO PROCESSO SUBITO! Proteste del federale (noi non c’entriamo né con Freda né con Valpreda), reazione del MSI è stata l’impormi di presentare alla direzione del partito qualsiasi manifestino prima di distribuirlo, naturalmente dimissioni mie e della base giovanile per solidarietà nei miei confronti. A questo punto espulsione dal partito e denuncia alla questura di “attività eversive”. Apertura da parte nostra di “una specie” di circolo dove per manifestare la nostra solidarietà attiva a Freda abbiamo pubblicizzato con una riunione pubblica (prima e ultima) la stampa da parte delle edizioni di AR del libro LA GUARDIA DI FERRO di CODREANU che parla della legione dell’arcangelo Gabriele la quale per larga parte è stata sterminata nei lager nazisti.- la presentazione del libro è stata tenuta dal prof. MUTI [rectius MUTTI] autore della traduzione e organizzata dal gruppo “ordine nuovo” di Verona col quale eravamo in rapporti epistolari (ci veniva infatti spedito il loro giornale ciclostilato del quale vendevamo mensilmente sei o sette copie). […].
Il fermo di MELIOLI e la perquisizione presso la sua abitazione venivano riprese, dopo qualche mese, dal quotidiano “il Resto del Carlino” che, nell’edizione del 18 settembre 1976, pubblicava un articolo dal titolo “Trame nere e trame rosse: si indaga in Polesine sui recenti crimini politici” in cui, tra le altre cose, veniva fatto riferimento ai contatti di MELIOLI con FREDA; di quest’ultimo veniva sottolineato il fatto che aveva fatto pratica a Rovigo nello studio dell’avvocato FANTE. Sul conto di MELIOLI veniva aggiunto che
“il giorno precedente il golpe Borghese (8 dicembre 1970) si trovava a Trieste <<alla testa di una colonna di missini partiti da Padova con la motivazione ufficiale di agitare la protesta per l’imminente visita di Tito>>,
come egli stesso ebbe a dichiarare ad alcuni cronisti. <<Quando venne fuori la storia del golpe Borghese – aggiunse – capii che quello era un appoggio all’azione romana. L’ho detto in un rapporto di Ordine Nero dove si faceva anche il nome dell’ufficiale del Sid che avvertì Borghese che [si] trattava di una trappola>>” (cfr. articolo in “il Resto del Carlino” del 18 settembre 1976).
La circostanza di una presenza di MELIOLI a Trieste, nel corso di quei disordini, a seguito dei quali vennero denunciati, tra gli altri, i più noti Martino SICILIANO, Gianni MARIGA, Francesco NEAMI, Claudio SCARPA, Gianfranco SUSSICH e Ugo FABBRI, risulta del tutto inedita.
Un altro aspetto di cui si è fatto riferimento nel corso del dibattimento è il tentativo di MELIOLI, nel 1980 anno in cui era stato arrestato dai Giudici di Bologna nell’ambito delle indagini sulla strage alla Stazione Ferroviaria, di collaborare con il dirigente della Digos di Rovigo, Dr. Alessandro VALERI, fornendo notizie su persone di estrema destra ritenute pericolose ponendo la sola condizione di non rendere pubblica la collaborazione.
Il Dr. VALERI, sentito prima dalla DCPP e poi nel corso del dibattimento dopo aver confermato il rapporto esistente tra MELIOLI e FACHINI, ricordando la circostanza di un incontro tra i due a Padova, nel corso di indagini successive alla strage di Bologna, che smentiva l’affermazione di FACHINI che aveva affermato ai magistrati di non avere incontrato il MELIOLI, ha ricordato il tentativo di MELIOLI di collaborazione ma che questa non fu possibile in quanto il Giudice NUNZIATA non si era dimostrato favorevole.
Un secondo tentativo venne fatto da VALERI su richiesta del Giudice Istruttore di Bologna, Dr. GENTILE, ma l’esito fu infruttuoso.
Riguardo alla militanza di MELIOLI al “Centro Studi Ordine Nuovo” è lo stesso MELIOLI a confermarla nell’interrogatorio ai Magistrati bolognese nel 1985 e dichiarazioni rese
- “Conosco Signorelli che con me ha partecipato al Centro Studi Ordine Nuovo e che a conclusione di questa esperienza, ho saltuariamente rincontrato, mi sembra uno o due volte e una volta sicuramente insieme ad ANDREOTTI Gianni””
(interrogatorio reso in data 22.12.1985nell’ambito del proc. Penale n. 344/80);
- “Io per un certo periodo ero in collegamento con il Centro Studi di Ordine Nuovo di Roma, andavo qualche volta a Roma, ho conosciuto Signorelli quando era nel MSI, ho conosciuto Rauti, scrissi un articolo su di lui” (esame MELIOLI in data 14.4.1987 – udienza dibattimentale strage di Bologna);
- “Ho conosciuto Pino RAUTI, ho frequentato Ordine Nuovo. Della scissione di Verona non so nulla. So che il Centro Studi Ordine Nuovo rientrò nel partito per acquisizioni storiche e si sa che il Centro Studi entrò nel partito e il movimento politico di Ordine Nuovo, che faceva riferimento a Graziani, rimase fuori dall’MSI. Io espressi il mio parere sull’argomento in un mio articolo “NUOVA AFFERMAZIONE” che spero sia acquisito agli atti” (esame MELIOLI in data 15.4.1987 – udienza dibattimentale sulla strage di Bologna). .
Il medesimo, nella udienza del 14 aprile 1987 alla Corte di Assise di Bologna, relativamente a FACHINI affermava testualmente “Io andavo a Padova ed in parte è vero che FACHINI poteva essere considerato mio padre putativo”
7.17 - La perquisizione a Massimiliano FACHINI
Sempre dagli atti del processo di Catanzaro è stata acquisita la documentazione sequestrata il 14 febbraio 1973 a Massimiliano FACHINI. Anche questa documentazione riveste interesse in quanto attesta la contiguità di rapporti di FACHINI con elementi di ORDINE NUOVO del Triveneto.
In particolare sono state esaminate le agende, le rubriche e la corrispondenza. Dall’esame si possono rilevare riferimenti a Franco FREDA, Arturo FRANCESCONI SARTORI, BRANCALION, Pino BORATTO, Ivan BIONDO, Bruno CANELLA, Carlo Maria MAGGI, Gianni MELIOLI. Paolo MOLIN, Arrigo MERLO, Elio MASSAGRANDE, Guido NEGRIOLLI, Pino RAUTI, Gian Gastone ROMANI, Gianni SWICH, Martino SICILIANO, Cesare TURCO, Giovanni VENTURA, Giancarlo VIANELLO, Costantino VERDICA, Delfo ZORZI, Ariosto ZANCHETTA, Dario ZAGOLIN.
Inoltre si rilevano i nominativi di COLTELLACCI, Cristiano DE ECCKER, Pio FILIPPANI RONCONI, Giorgio PISANO’, Pino ROMUALDI, Paolo SIGNORELLI, Mario TEDESCHI, Eggardo BELTRAMETTI.
Si rilevano altresì più riferimenti ad Este ed a Mestre. Relativamente a Mestre alla data del 30 novembre 1969 si legge “Riunione ORDINE NUOVO - Ore 10,30. Via Mestrina”.
Dall’agenda di FACHINI relativa all’anno 1972 si rilevano inoltre numerosi riferimenti ad appuntamenti con RIELLO: il 5, 7 19, 21 e 24 gennaio; l’1 febbraio, il 24 marzo; il 31 maggio; il 6, 16 e 21 giugno ed il 27 dicembre.
Tra i nominativi che si leggono nelle rubriche telefoniche di FACHINI si trova anche quello di MARCOLIN che l’Ispettore CACIOPPO ha accertato trattarsi dell’Appuntato del’Ufficio Politico della Questura di Padova, Giovanni MARCOLIN, uomo di punta dell’Ufficio Politico di Padova, incaricato dell’attività informativa sull’estrema destra che aveva una sua rete di confidenti, così come testimoniato, da una parte, da MOLINO, MARITAN e MARIUZZA tutti in servizio all’Ufficio Politico di Padova, dall’altra, dalle numerose relazioni a sua firma che sono state rilevate dai fascicoli esaminati presso la Questura di Padova.
Il fatto che FACHINI avesse il numero di telefono dell’abitazione di MARCOLIN fa supporre che tra i due vi fosse un particolare rapporto. Va sottolineato che lo stesso MARCOLIN, durante il fascismo, era iscritto al GIL e, dopo l’arruolamento nella Polizia Fascista, partecipò volontariamente alle operazioni di guerra in Jugoslavia, in un reparto antiguerriglia, così come è stato possibile rilevare dal suo fascicolo matricolare.
Sempre nel corso di questa perquisizione è stata rinvenuta la convocazione di FACHINI ai “Quadri delle tre Venezia di ORDINE NUOVO” che si tenne nei primi giorni del marzo del 1970 in Via Mestrina. Nella missiva di invito si legge che la riunione era “ristretta e pertanto per la tua zona sono invitati solo i camerati; VENTURA – ALESSI – DINALI – FREDA”. Lettera dimostra senza ombra di dubbio che FACHINI era contiguo alla struttura ordinovista.
Ad ulteriore conferma della contiguità di FACHINI con ORDINE NUOVO è stata rinvenuta anche una lettera su carta intestata “NOI EUROPA” datata 20 luglio 1970, sulla quale si rileva impresso il timbro “ORDINE NUOVO – Via degli Scipioni 268/A – ROMA tel. 310461”, con la quale Paolo SIGNORELLI invitava a partecipare al campo estivo O.P., che si sarebbe tenuto in Abruzzo dal 21 al 29 agosto 1970, due elementi scelti tra i migliori del gruppo di FACHINI.
Infine è stata sequestrata una lettera dattiloscritta su carta intestata del “Fronte della Gioventù” di Rovigo, senza data, ad oggetto: “Rapporto interno tenuto da Pier Giorgio GRADARI alla Dir. Prov. del F.d.G. di Rovigo” in cui probabilmente lo stesso MELIOLI, che ricopriva la carica di segretario provinciale del F.d.G., informa di quanto era stato discusso nel corso della riunione, evidenziando il tono accusatorio assunto dal GRADARI nei confronti degli ordinovisti ed in particolare di Gian Gastone ROMANI, Carlo Maria MAGGI e Paolo SIGNORELLI. Riguardo al primo, si legge, GRADARI aveva affermato:
“A Venezia sono venuti perfino da fuori provincia per fare la campagna elettorale a ROMANI, e loro, nobili “cavalieri“, con le loro tradizioni solari, erano lì a farsi la guerra per essere eletti, sbranandosi perfino tra loro…”;
riguardo al secondo: “Non parliamo di MAGGI poi, (a questopunto il Seg. Prov. gli ricordò la sua amicizia con MAGGI sottolineando il fatto che la sorella del camerata MAGGI è iscritta a Rovigo); allora GRADARI con un sorriso ironico mormorava tra sé e sé) … figli di troia, cialtroni, anche qui sono arrivati, buffoni …”;
infine, relativamente al terzo: “SIGNORELLI, emerito figlio di troia, mi gioco i coglioni che non sarà rieletto al prossimo C.C.”
Alla riunione, si legge nella missiva, erano presenti: Gianni MELIOLI (segr. prov.), Andrea BRANCALION (vice segr. Prov.), Giuseppe FAMA, Antonio TRINCANATO, Patrizia BORIN, Franco GIOMO, Giulio BERTAZZO, Mario PASQUALINI (Cons. Naz.) e tre amici di GRADARI. I primi tre poi costituiranno a Rovigo, dopo la loro espulsione dal MSI, una sezione del MPON.
Quanto evidenziato fornisce dunque un’ulteriore conferma sui rapporti tra Massimiliano FACHINI ed il gruppo ordinovista di Venezia-Mestre. Dall’esame della documentazione sottoposta a sequestro, infatti, risultano annotazioni relative a MAGGI, MOLIN, ROMANI, SICILIANO, VIANELLO, CARLET e ZORZI, tutti, indiscutibilmente, appartenenti al gruppo di “ORDINE NUOVO” di Venezia- Mestre.
Che FACHINI fosse legato a ORDINE NUOVO viene anche confermato, in un certo senso, dal documento del “F.d.G.” di Rovigo rinvenuto nella sua abitazione, in cui, come si è visto, veniva sottolineata la diffidenza di GRADARI verso gli ordinovisti rientrati nel MSI ed in particolare verso MAGGI, ROMANI e SIGNORELLI.
Questo documento rileva anche una sintonia di rapporti, all’interno del MSI, tra FACHINI e MELIOLI.
(continua al capitolo VIII)