PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI BRESCIA
MEMORIA DEL PUBBLICO MINISTERO MASSIMO MERONI
(STRAGE DI PIAZZA DELLA LOGGIA)
Proc. Pen. n.03/08 Corte Assise di Brescia
CAPITOLO 6.0
CAPITOLO VI
MARCELLO SOFFIATI
6.1 - IL RUOLO DI MARCELLO SOFFIATI
Il ruolo di Marcello SOFFIATI è centrale nella ricostruzione accusatoria, in quanto il predetto, se non fosse deceduto, rivestirebbe la qualità di imputato. E lui, infatti, la persona che sottopone a DIGILIO l’ordigno, ricevuto da ZORZI, destinato a Brescia.
E’ lui che avrebbe portato a Milano, a qualcuno delle SAM (forse ad ESPOSTI), l’ordigno in questione. E’ lui che riferisce a DIGILIO delle decisioni prese in occasione della riunione di Rovigo, spiegando al DIGILIO medesimo il senso delle affermazioni di MAGGI rese in occasione della famosa cena di Colognola del maggio 74, preannunciante la strage. E’ a lui che DIGILIO attribuisce un ruolo nell’ambito della struttura di intelligence italo-americana. Ma è ancora lui presente alla riunione di Verona, di cui parla TRAMONTE, alla quale avrebbe partecipato lo stesso DELFINO.
E’ SOFFIATI quasi certamente un confidente di DI STASIO, il capo dell’Ufficio Politico della Questura di Verona, che TRAMONTE indica per anni come il suo referente, responsabile di non aver evitato la strage di Brescia.
Il personaggio Marcello SOFFIATI è a volte descritto negativamente dai testi, con richiamo alla sua propensione per il bere, che avrebbe determinato il suo atteggiamento da “spaccone”, e quindi da persona poco attendibile. E su questa scia sembra collocarsi l’atteggiamento delle difese, forse, più che per escludere la sua capacità di avere una parte così significativa nella strage (semmai l’uso dell’alcool gli avrebbe potuto dare del coraggio in più), presumibilmente per dimostrare l’inattendibilità del racconto reso a DIGILIO.
In realtà ci troviamo, poi, di fronte a molti testi che lo descrivono con rispetto e come uno dei personaggi di vertice di Ordine Nuovo di Verona.
Uno studio attento degli atti ci consentirà di spiegare l’apparente contrasto. In realtà dobbiamo distinguere un SOFFIATI Marcello, politicamente emergente, perfettamente lucido, personaggio centrale in Ordine Nuovo di Verona, che è quello che opera fino al suo arresto del 21.12.1974, da un SOFFIATI che, dopo la scarcerazione, quando gestisce il ristorante a Colognola ai Colli (acquistatogli da PERSIC nel 1976 quando era ancora in carcere) si dedica alle libagioni. Evidentemente questo progressivo sgretolarsi della consistenza del personaggio ha lasciati a molti testi soltanto quest’ultima deteriore immagine.
6.2 - LE LETTERE DI MAGGI, ISPETTORE DEL TRIVENETO, A SOFFIATI
Che SOFFIATI non sia un personaggio di secondo piano lo deduciamo, anzitutto, da alcuni dati documentali e in particolare da alcune lettere che sono state acquisite agli atti del dibattimento:
Il 9.11.1966 Carlo Maria MAGGI scrive a SOFFIATI su carta intestata di “ORDINE NUOVO- ISPETTORATO TRIVENETO” . I suoi toni sono amichevoli (“ciao Marcello”) , ma la missiva, scritta anche a nome di Pino RAUTI, ha toni formali, ed esprime il ringraziamento per la “fattiva massiccia presenza al rapporto di Mestre”, evidentemente del gruppo di ON di Verona. SOFFIATI viene descritto, unitamente al padre, come “il trascinatore del nucleo veronese”. MAGGI conferma che si tratta di un giudizio espresso in persona da RAUTI.
E’ evidente che, almeno all’epoca, Marcello SOFFIATI godeva di grande credito.
Vi è quindi una missiva, sempre su carta stampata dell’Ispettorato del Triveneto di O.N., con la quale MAGGI, probabilmente anni dopo, gli conferma la sua “decisione di proporlo “quale responsabile, quanto meno a livello giovanile o attivistico di quanto rimane” – “essenzialmente per suo merito”- dell’Ordine Nuovo Veronese.
Nel 1969 vi sono due ulteriori analoghe missive, a pochi giorni l’una dall’altra, strettamente collegate. Si fa presente che parte di ON era transitato sotto il MSI.
Il 9.12.1969 viene spedita ad Elio MASSAGRANDE una nota del Centro Politico Studi Ordine Nuovo che, constatando che il predetto non ha inteso sottostare alla disciplina di Ordine Nuovo e riconoscerne le gerarchie, lo considera automaticamente fuori dall’organizzazione, lo destituisce dalla carica di Reggente del Centro Veronese, preavvisandolo che sulle “consegne” riceverà in seguito le opportune disposizioni.
Il 2.12.1969 MAGGI, scrivendo su carta intestata dell’Ispettorato per il Triveneto, e prendendo le mosse dalla lettera precedente, inviata a MASSAGRANDE, scrive al Direttorio Nazionale di O.N. e, per conoscenza, a Marcello SOFFIATI, proponendo che quest’ultimo “venga nominato Responsabile straordinario del Centro Studi O.N. di Verona, in quanto “da sempre ha fedelmente e disciplinatamente militato sotto le insegne di Ordine Nuovo, pagando di persona, quando è stato il caso, per l’attività svolta agli ordini dell’organizzazione”.
Dai documenti appena descritti si desume quanto segue:
MAGGI, per quanto amico da anni di SOFFIATI, mai avrebbe messo a rischio la sua credibilità, proponendo ad un ruolo così delicato un ubriacone, peraltro in sostituzione di un soggetto di grande spessore, quale MASSAGRANDE.
L’antagonismo tra SOFFIATI e MASSAGRANDE, almeno a fine ’69, è evidente, e spiega alcune testimonianze che mettono in luce il giudizio negativo del secondo nei confronti del primo. Evidentemente i buoni rapporti tra SOFFIATI e MASSAGRANDE, di cui riferisce il primo in alcuni verbali, e di cui parlano alcuni testi, sono da inquadrarsi nel periodo che va fino alla fine del 1969.
6.3 - SICILIANO: SOFFIATI GUARDASPALLE DI MAGGI
Martino SICILIANO riferisce anche di un’attività di SOFFIATI quale guardaspalle di MAGGI:
18.03.96 GI MI (Salvini)
Sin dall'inizio della nostra conoscenza, e cioè dalla metà degli anni '60, il dr. MAGGI, per motivi di tutela personale, girava armato di una pistola Beretta cal. 7,65, ritengo detenuta illegalmente.
Oltre a ciò egli usava farsi "coprire" da guardaspalle durante i suoi spostamenti per ragioni politiche, essendo egli del resto il responsabile di O.N. per il Triveneto.
Tale attività di "protezione" fu svolta per un lungo periodo da Marcello SOFFIATI e poi da tale GAETANO, ex infermiere di un ospedale psichiatrico di Venezia ove MAGGI aveva lavorato nei primi tempi della sua carriera professionale.
Anche Marcello Soffiati era armato, mentre non lo era GAETANO che del resto era un pezzo d'uomo in grado di tutelare MAGGI con la sua sola prestanza fisica.
6.4 - GLI INTERROGATORI DI SOFFIATI.
Vi sono in atti alcuni interrogatori di Marcello SOFFIATI che contribuisocono ad illuminare la sua figura. Spesso si avverte un suo atteggiamento difensivo, tendente a minimizzare, ma rimangono comunque alcuni punti fermi, utili ad un suo inquadramento.
6.4.1 - 7.5.1966 Squadra Mobile di Verona
Apprendiamo che la sua conoscenza con BESUTTI, da lui definito come “amico”, risale all’incirca al 1963. Questi gli avrebbe presentato MASAGRANDE attorno al 1965.
6.4.2 - 10.12.1974 G.I. di Padova
SOFFIATI ammette anzitutto di aver aderito ad Ordine Nuovo attorno al 1958, adesione venuta meno quando vi fu il rientro di RAUTI nel partito. Dalle espressioni usate da SOFFIATI deduciamo l’esistenza di una certa confidenza con RAUTI: “io, che ero molto amico di RAUTI dimostrai le perplessità ma Pino disse che considerava inevitabile il rientro: rimasi nel partito un mese dopo di che abbandonai la politica attiva”.
SOFFIATI ha ammesso di aver frequentato nella prima metà del decennio 60-70 un gruppo di Bolzano, del quale facevano parte, tra gli altri, BOSCOLO Mario e i fratelli MALPEZZI. In un’occasione si recò a Bolzano presso questo gruppo insieme a Carlo Maria MAGGI, conosciuto dal 1956-1958 quale aderente ad Ordine Nuovo. Come tra poco si vedrà, secondo PERSIC Dario SOFFIATI coordinava i gruppi ordinovisti di Verona e di Bolzano, e unitamente a quest’ultimo gruppo gli aveva confidato di aver commesso nel 1969 l’attentato al Palazzo della Regione di Trento.
Fu BESUTTI, anche lui indicato come ordinovista, a presentargli il suo amico SPIAZZI. Ha ammesso di aver avuto con quest’ultimo un rapporto di “reciproca simpatia” che gli consentiva di trattarlo con “familiarità” fino al punto di darsi del “tu”.
La parte più rilevante dell’interrogatorio si riferisce ai rapporti con Ted RICHARD.
Si ricorderà che persona con quel nome viene indicata da DIGILIO come uno dei suoi referenti, e comunque inserito nella rete di intelligence americana, di cui facevano parte lui stesso e SOFFIATI. RICHARDS risulterebbe essere tornato negli USA nel 1964 e ciò sembrerebbe contrastare con questo suo ruolo, posteriore rispetto a quella data, sempre che si tratti della medesima persona, e sempre che il predetto non sia ritornato in Italia in un secondo tempo, circostanza che non può essere esclusa.
Ebbene, SOFFIATI riferisce che in anni “intorno al 1966” , che poi sembra arretrare al “1964 circa”, e quindi “ai tentativi del Gen. DE LORENZO”, aveva “notato strani movimenti intorno ad un gruppo di persone che si incontravano nella villetta di un certo TED RICHARDH, un americano collezionista d’armi che abitava al Chievo e al S.Massimo…Nella abitazione di questo americano, che a dire di BESUTTI disponeva di 400 pezzi da collezione, mi accadeva di incontrare non soltanto elementi di estrema destra come BESUTTI e altri ma anche ex partigiani e persone che, sia pure in borghese, io ritenevo essere Carabinieri e comunque forze di polizia..Inoltre, le armi che ci vennero sequestrate a un certo punto ci erano state date in parte dai Carabinieri, ciò almeno a detta del BESUTTI…quando fummo arrestati, non appena BESUTTI disse al magistrato del P.M. che in parte le armi erano state date dai C.C. non passarono due giorni che ci trovammo liberi… ”.
Come si può notare, quindi, Teddy RICHARDS sarà stato anche un collezionsta di armi, un soldato semplice, ma intorno a lui ruotava tutto un mondo di militari, Carabinieri, Poliziotti , estremisti, trafficanti di armi, che rende abbastanza plausibile un suo ruolo di intelligence del genere di quello che gli attribuisce DIGILIO.
Peraltro le dichiarazioni di SOFFIATI trovano un riscontro in un appunto in atti, allegato alla nota del Comando Generale della GDF del 27.6.74, nonché in una nota Ministeriale in data 2.11.1974 in cui si dà atto di notizie che il Dott. DI STASIO avrebbe ricevuto riservatamente dal medesimo SOFFIATI, che ripercorrono, tuttavia, il contenuto del verbale. Molto interessante il particolare che l’appunto della GDF faccia riferimento a rapporti del gruppo di Bolzano con FUMAGALLI , particolare che riecheggia il verbale di SOFFIATI, in cui si fa riferimento alla circolazione, presso la villa di RICHIARDS, di ex partigiani: è evidente che elementi di estrema destra non potevano che avere rapporti con “ex partigiani bianchi”, qual’era appunto FUMAGALLI. Pertanto è plausibile che SOFFIATI, almeno nel periodo del suo coordinamento del gruppo ordinovista di Bolzano, abbia avuto rapporti anche con FUMAGALLI.
Particolare interessante del verbale del 10.12.74 è anche la presentazione a SOFFIATI, da parte del C.re PELLEGRINI, del Col. MARZOLLO, che lo invitò ad un’attività collaborativa.
SOFFIATI ha altresì aggiunto di essere stato invitato da MASSAGRANDE al convegno di Cattolica, del marzo 74, indicato dal TRAMONTE come una tappa del percorso che portò alla strage di Brescia.
SOFFIATI ha indicato tra le sue conoscenze anche il BANDOLI, presentatogli dal TURRINI, autore di una lettera che tra poco si indicherà, che sembra confermare l’attività spionistica del medesimo BANDOLI a favore degli Americani, e la disponibilità di una tessera, che richiama molto da vicino quelle di cui hanno riferito numerosi testi in ordine ai presunti rapporti di questi con la C.I.A..
Osserva SOFFIATI che ultimamente i suoi rapporti con BANDOLI erano diventati più rari: “mi sono reso conto che gli americani, dai quali mi aspettavo di avere qualche speranza in relazione a una modifica rivoluzionaria della situazione politica attuale, mi hanno fatto perdere (una?) speranza di questo genere”.
Ecco che quindi affiora, qualora ce ne fosse bisogno, l’attesa golpistica di Marcello SOFFIATI.
6.5 - IL SEQUESTRO DEL 21.12.1974 E L’ARRESTO
In detta data una perquisizione eseguita a Verona in Via Stella, presso il domicilio di Marcello SOFFIATI, ha condotto al sequestro di esplosivo, armi e documenti.
In particolare, rinviandosi per maggiori dettagli al relativo verbale, sono stati sequestrati:
10 candelotti di esplosivo al plastico;
4 metri di miccia a lenta combustione;
3 fiammiferi a lenta combustione;
filo eletrico per innesco;
una machine pistole cal. 9, una pstola automatica cal.9, 4 bombe a mano
S.R.C.M., 5 detonatori a strappo, e un cospicuo quantitativo di munizioni di ogni
genere.
Tra il materiale documentale, oltre auna fascia con l’emblema dell’ascia bipenne di Ordine Nuovo, di notevole rilievo:
-un appunto “8-11-1330-1500-TIRENA- CAMPO DERBY -EDUCATIONE CENTER- HOTEL SAN FRANCESCO - SIGNOR BOZZI EDISLIO – MR BANDOLI Istruttore” – che fa senz’altro riferimento a quello spostamento, di cui riferisce anche DIGILIO, di BANDOLI e SOFFIATI alla base americana di CAMP
DARBY .
- Il secondo documento è la lettera, intestata alla MASSONERIA UNIVERSALE DEL RITO SCOZZESE, cui meglio si fa riferimento nel paragrafo relativo ai rapporti dei SOFFIATI con la Massoneria.
Il sequestro sopra descritto ha grande rilievo, in quanto avviene 7 mesi dopo la strage di Brescia e, come si è detto, tra il materiale detenuto c’era un rilevante quantitativo di esplosivo, che potrebbe in astratto essere un residuo di quello utiizzato per la strage di Brescia. In realtà, come si vedrà tra poco esaminando le dichiarazioni di Dario PERSIC, un’ipotesi del genere è da escludere. Resta la conferma che il SOFFIATI era persona che, sia per le idee che aveva, che per la “merce” che manovrava, certamente poteva essere la persona adatta per quel trasporto dell’ordigno di cui ha riferito DIGILIO.
6.5.1 - 23.12.74 PM Verona
Interrogato il 23 dicembre in relazione al suo arresto, Marcello, evidentemente mentendo, ha dichiarato di non essere in grado di fornire spiegazioni sulle armi e l’esplosivo rinvenuto, adombrando che tutto potesse essere frutto di una macchinazione ai suoi danni.
Interessante che il SOFFIATI indichi quali “tutti amici miei” i poliziotti che eseguirono la perquisizione che portò al sequestro.
Ha ammesso di essere stato il responsabile del Movimento Ordine Nuovo a Verona fino al 1966. Ha spiegato l’appunto relativo a Camp Derby in relazione ad una vacanza fatta quattro anni prima. In un successivo verbale del 3.1.75 davanti al medesimo PM, precisava che si trattava di uno schizzo predispostogli dal suo amico BANDOLI, cittadino italiano che presta servizio presso la SETAF , per facilitargli il rintraccio del campo militare americano. Il 15.1.74 (recte 75) in dibattimento, nel confermare la precedente versione, SOFFIATI ha riferito anche di una lista di extraparlamentari di sinistra pericolosi, consegnatogli nell’estate 74, che doveva poi essere consegnato alle Forze dell’Ordine. A Vicenza consegnò appunto un foglio ad un Carabiniere della SETAF. Il partcolare è di grande interesse, in quanto conferma un’attività spionistica di SOFFIATI che richiama competenze che DI GILIO gli attribuisce nell’ambito della struttura di intelligence.
6.5.2 - 3.11.1982 PM Bologna
Di particolare interesse ciò che riferisce circa i suoi rapporti con AFFATIGATO. Si incontrarono a Nizza e questi gli riferì che era stato contattato da terroristi iraniani per fare attentati contro americani. Pertanto gli chiese se disponesse di qualche via per incastrarli. SOFFIATI riferisce che si mise in contatto con i CC dei Servizi speciali e dopo una decina di giorni si recò a Montecarlo, dove incontrò il predetto che mise in contatto con “due americani dei servizi”. In precedenza aveva incontrato a Verona, presentatogli da tale BARONE, un americano che parlava stentatamente l’italiano e intendeva verificare le notizie fornite dall’AFFATIGATO.
Si tratta di fatti posteriori rispetto a quelli per i quali si procede, ma che comunque rendono plausibile un’attività di collaborazione con l’intelligence anche in anni precedenti, così come gli attribuisce DIGILIO.
6.6 - LE DICHIARAZIONI DI PERSIC DARIO
PERSIC Dario è il soggetto che è stato più in grado di descrivere la figura di Marcello SOFFIATI, con particolare riferimento alla sua ideologia ed alla sua appartenenza ad Ordine Nuovo. La descrizione che ne viene fuori accredita la figura di un SOFFIATI dotato di un certo carisma ed in una posizione di vertice con riferimento ad Ordine Nuovo di Verona e di Bolzano. Il predetto viene descritto come portatore di idee rivoluzionarie, con idea fissa del colpo di stato, capace di attentati dinamitardi e in grado di disporre di armi e di esplosivo. Accanto a SOFFIATI vengono descritti gli altri personaggi che troviamo nella versione di DIGILIO e che gravitavano nel medesimo ambiente, sia quelli appartenenti ad Ordine Nuovo ( MAGGI, DIGILIO), sia quelli che assumono rilievo nell’ambito di presunti rapporti con gli ambienti dei servizi militari americani (MINETTO, BANDOLI, ROSSI).
Il quadro che viene fuori dalle dichiarazioni di PERSIC, nonostante che questi cerchi di prendere le distanze da fatti di cui è poco credibile sia stato solo spettatore, è di eccezionale importanza, in quanto molto simile a quello fornitoci da DIGILIO:
la destra, Ordine Nuovo, e gli “Americani”, temono la possibilità, abbastanza concreta in quegli anni, che i comunisti avanzino e addirittura vengano al governo. Pertanto deve essere realizzata un’attività di destabilizzazione tale da evitare detto pericolo.
Si ricorderà che DIGILIO, nel suo primo interrogatorio davanti ai P.M. di Brescia, descrisse proprio in questa chiave la nota riunione di Rovigo.
PERSIC nega di aver presenziato a quella riunione a Colognola di cui parla DIGILIO, avvenuta poco prima della strage, nel corso della quale MAGGI avrebbe preannunciato un grosso attentato nell’Italia settentrionale, ma è evidente che ciò lo fa per prendere le distanze da possibili coinvolgimenti personali. Infatti finisce per ammettere una serie di riunioni con i medesimi personaggi, avvenute anche proprio in quel periodo, i cui argomenti viaggiano pericolosamente vicino a quegli stessi fatti che sarebbero stati oggetto di discussione nel corso di quella riunione. Sintomatico il discorso da lui ascoltato in ordine all’utilizzo di timer per lavatrici.
Quanto agli appartenenti ad Ordine Nuovo, la sua descrizione dei rapporti gerarchici è identica a quella che ci ha fornito DIGILIO: MAGGI è al vertice; DIGILIO è la sua “longa manus”; SOFFIATI coordina ON di Verona e di Bolzano, ma esegue gli ordini di MAGGI.
Vediamo nello specifico:
(pag.4 trascriz.dib.) conferma che SOFFIATI era iscritto ad Ordine Nuovo negli anni tra il 70 e il 74 (10). Aggiunge che questi si spostava sempre a Bolzano .
Conferma una sorta di attività di coordinamento da parte di SOFFIATI del gruppo di Verona e di Bolzano, e cioè che questi teneva i contatti con Verona e Bolzano. L’esistenza di questi rapporti di SOFFIATI afferma di averli appresi direttamente dal predetto. Afferma di aver condiviso in parte le idee del gruppo di ON non condividendo, tuttavia quelle che si riferivano alla violenza ed all’uso degli attentati. Conferma che all’interno di ON vi era effettivamente “gente che poteva farli”. Ad ulteriore conferma di tali propensioni di ON e, nello specifico, dello stesso SOFFIATI, descrive le ammissioni di quest’ultimo un ordine ad un attentato che si è verificato al Palazzo della Regione di Trento e che questi avrebbe commesso unitamente a”quelli di Bolzano”. Nell’ambito di queste ammissioni sarebbe giunto al punto di mostrargli subito dopo il fatto 3 o 4 metri di miccia facenti parte di quella utilizzata. Progressivamente si era allontanato dal SOFFIATI e da Colognola ai Colli proprio perchè non lo seguiva più nelle sue idee e in quanto per lui “era una cosa fuori dal mondo, quello che stavano facendo”. Ha ribadito che non condivideva quando mettevano in mezzo la violenza. Pur potendosi ritenere l’attentato al palazzo della Regione un fatto dimostrativo, SOFFIATI condivideva comunque gli attentati che erano stati fatti dalle destre, ivi comprese le stragi di Piazza Fontana e Piazza della Loggia e li approvava. Conferma che anche quelli di Bolzano erano inquadrabili in Ordine Nuovo. Conferma che SOFFIATI gli sembrava “in una posizione un po’ sopra di quelli di Bolzano”.
SOFFIATI era a suo dire più vicino a RAUTI che al MSI. SOFFIATI aveva poi rapporti, prima ancora di averlo conosciuto, con il dottor Carlo Maria MAGGI di Venezia. PERSIC afferma di aver conosciuto MAGGI attorno al 70-72 a casa di Bruno SOFFIATI . I due si conoscevano già “benissimo”. Carlo Maria MAGGI dava una mano anche economicamente a Marcello SOFFIATI. Fu lo stesso Marcello SOFFIATI a dirgli che andava a Venezia dove c’era un suo amico di Ordine Nuovo e fu in seguito che gli venne presentato MAGGI a casa di Bruno SOFFIATI. Prima ancora di trasferirsi a Colognola ai Colli proprio nel maggio del 74, già dal 72 circa PERSIC frequentava la casa di Bruno SOFFIATI, andandovi a mangiare una domenica sì ed una no. Degli ordinovisti di Verona, Marcello SOFFIATI gli aveva parlato di MASSAGRANDE, la cui moglie andava a trovare. Aveva rapporti anche con BESUTTI di Mantova, da lui indicato come un paracadutista. SOFFIATI gli aveva raccontato che il padre era stato l’ultimo segretario del partito fascista di Verona ed aveva avuto contatti con ufficiali della GESTAPO.
Ha confermato che Marcello SOFFIATI gli mostrò una chiave a suo dire idonea ad aprire le porte di un treno. Il particolare è di rilevanza in quanto (?) DIGILIO coinvolge SOFFIATI in uno degli attentati ai treni del 69.
Quanto a MAGGI, PERSIC conferma che MAGGI aveva dichiarato palesemente di appartenere ad Ordine Nuovo e non aveva mai messo in discussione il fatto.
MAGGI era senz’altro più importante di SOFFIATI, perché comandava e “SOFFIATI obbediva a quello che diceva MAGGI”. SOFFIATI, da parte sua, “comandava su Verona”, era il “referente di Verona”. Ha confermato che ogni visita di MAGGI era per Marcello SOFFIATI un evento importante. Tra di loro discutevano, ma alla fine si vedeva che l’uomo forte che comandava era MAGGI.
Nell’ambito delle discussioni politiche Marcello SOFFIATI sosteneva che “si doveva fare una rivoluzione al giorno”.
Anche DIGILIO era sempre presente. PERSIC ritiene che DIGILIO sia stato “la mano di MAGGI”, “l’uomo che MAGGI mandava in giro e lui eseguiva; quando veniva giù a Verona venivano sempre tutti e due insieme…”.
Anche DIGILIO era aiutato economicamente da MAGGI.
PERSIC ha riferito di un episodio di una cena avvenuta una domenica sera a casa sua, alla quale hanno partecipato Bruno e Marcello SOFFIATI, MAGGI, DIGILIO e MINETTO, durante la quale i predetti hanno parlato della situazione politica. In quell’occasione, così come tante altre volte, hanno parlato di una rivoluzione che doveva avvenire a breve, con l’appoggio degli Americani. Nel confermare i suoi verbali, PERSIC ha precisato :
“Loro parlavano che si doveva fare la rivoluzione, che entro breve in Italia doveva scoppiare qualcosa, doveva scoppiare la rivoluzione, secondo loro, che erano appoggiati dagli americani, e che erano pronte altre squadre…”.
“ parlavano di rivoluzione, come veniva fatta non lo so, comunque loro intendevano ribaltare il governo, buttare giù il governo, quello che era attualmente al comando, per mettere su un governo di destra”.
“Il rischio dal punto di vista politico erano le elezioni che sono state fatte in quegli anni, e quasi tutti avevano paura che vadano su i comunisti, quello era il rischio”. Gli americani erano interessati a “che non andasse su il partito comunista in Italia”.
A conferma di ciò PERSIC ha ribadito di aver appreso da BANDOLI che “stavano trasferendo tutte le famiglie americane da Vicenza in Germania, i familiari di quelli che lavoravano lì alla base”.
Se, da una parte, PERSIC ha cercato in udienza, pur confermando i verbali (acquisiti), di ridimensionare il contenuto delle dichiarazioni precedenti, evidenziando come SOFFIATI parlasse tutti i giorni di rivoluzione, dall’altra parte ha ribadito che lui si è poi allontanato da Marcello SOFFIATI proprio perché le sue idee cominciavano a diventare troppo pericolose; inoltre ha confermato che era presente anche il “croupier”, Gastone NOVELLA, che lo minacciò dicendo che doveva stare zitto, che non doveva parlare con nessuno delle cose che erano state dette. Ciò dimostra che si trattava di discorsi che non dovevano essere divulgati, in quanto estremamente riservati, e che in qualche modo PERSIC, a dispetto del suo defilarsi, veniva ammesso ai suddetti colloqui che peraltro, in quell’occasione, avevano luogo proprio presso la sua abitazione, e quindi con una sicura apertura nei suoi confronti.
Marcello SOFFIATI viaggiava armato , aveva una pistola automatica, forse una Astra. Ma non si trattava dell’unica arma di cui disponeva il predetto.
PERSIC per sei mesi, fino a quando non è andato ad abitare a Colognola (maggio 74), ha custodito, per conto di Marcello SOFFIATI, per circa 6 mesi un mitra Tompson, un moschetto 91, 50-60 cartucce, un pugno di ferro. L’11 aprile 1997, nell’ambito di un verbale acquisito, ha parlato anche di un mitra americano MP40. SOFFIATI non sapeva dove metterle. Quanto PERSIC cambiò casa, nel maggio 74, le ha restituite.
PERSIC ha confermato il verbale 11.4.97 secondo cui SOFFIATI disponeva di miccia e di candelotti di dinamite , nonché di due bombe a mano. Si trattava di candelotti gialli, costituiti da dinamite, secondo quanto gli disse lo stesso Marcello.
PERSIC ha sostanzialmente confermato di aver appreso dallo stesso SOFFIATI che armi ed esplosivo provenivano da Venezia, da Carlo DIGILIO. I candelotti erano 15 o 20, o forse 10 o 12. La ragione per cui SOFFIATI deteneva quei candelotti era che “potevano servire”. PERSIC ha avuto modo di constatare la presenza di quei candelotti a casa di SOFFIATI in diverse occasioni. L’ultima di questa occasioni è collocabile nel dicembre 74, e cioè una ventina di giorni prima del suo arresto, occasione in cui vennero sequestrati, come risulta dagli atti, sia i candelotti che le armi. Nell’occasione ebbe l’impressione che fossero “sempre quelli”. In un periodo che ha finito per collocare, dopo molte riflessioni, attorno al luglio o agosto 1974 , quando i gemelli del predetto avevano un anno o poco più, lo strumento che serviva per riscaldare i biberon dei piccoli, provocò un incendio, seguito da intervento dei Vigili del Fuoco, che fu ancora più pericoloso proprio per la presenza dei candelotti, che avrebbero potuto deflagrare. Il fatto era sicuramente da collocarsi dopo il trasferimento a Colognola, che risaliva, appunto, al maggio 74. PERSIC tende a collocare l’episodio dopo il 28 maggio 74. Fu la moglie di SOFFIATI, la defunta BASSAN Anna, ben al corrente della pericolosa presenza, a confermargli che “la roba” era “ancora lì”. Il commento di PERSIC fu: “Siete tutti pazzi!”. Ciò nonostante SOFFIATI tenne quei candelotti per “altri sei mesi”. Quei candelotti erano in “bella vista”.
Quanto sopra ha rilievo in quanto conferma la propensione di SOFFIATI a commettere attentati e ad utilizzare e detenere materiale utile a realizzarli.
D’altra parte, il fatto che nel luglio-agosto e nel dicembre 74 disponesse ancora di tali candelotti, presumibilmente nello stesso numero, porta ad escludere che l’ordigno descritto da DIGILIO, da lui sottopostogli nel maggio 74, sia stato dotato proprio da quei candelotti.
Ma non è tutto, e non soltanto con riferimento al SOFFIATI:
PERSIC ha confermato che in un periodo sulla cui collocazione è stato sempre piuttosto incerto, fino a collocarlo prima nel 71-72, poi nel 74 o 75 e infine nel 76, e cioè in periodo in cui SOFFIATI disponeva già del suo ristorante, DIGILIO disse al medesimo Marcello SOFFIATI, che gli sarebbero serviti dei timer per le lavatrici per “adoperare questi candelotti” e “per fare l’esplosivo, per fare gli attentati”.
La circostanza, al di là della sua collocazione, è di straordinaria importanza, in quanto conferma (si veda anche verbale acquisito 16.2.96 ed altri) la propensione dello stesso DIGILIO ad intervenire tecnicamente su ordigni caratterizzati da timer e con l’uso di candelotti. Altrettanto vale per SOFFIATI, coinvolto nel medesimo colloquio. Quanto sopra finisce per dare maggior credito alla versione resa dal medesimo DIGILIO in occasione dell’incidente probatorio, quando, abbandonando il senso del suo presunto intervento soltanto finalizzato a salvaguardare l’incolumità di SOFFIATI, che gli mostrava la famosa valigetta contenente l’ordigno, in sostanza si è autoaccusato del reato.
PERSIC ha riferito anche dei commenti di Marcello SOFFIATI, forse il sabato successivo alla strage di Piazza della Loggia, in un’occasione in cui, a casa di Bruno SOFFIATI, ascoltarono un servizio alla televisione sul suddetto evento delittuoso.
SOFFIATI commentò : “Adesso finalmente il gioco si fa duro”.
6.7 - DICHIARAZIONI DI CAVALLARO Roberto
Roberto CAVALLARO il 12.1.2010 (105) si dimostra al corrente dei rapporti tra SOFFIATI e l’Ufficio Politico della Questura di Verona. Ricorda di aver incontrato SOFFIATI a casa di SPIAZZI e di averlo visto assieme a quest’ultimo altre volte, a Verona. Ammette di essere andato in un’occasione nella trattoria di SOFFIATI a Colognola ai Colli. Conferma, peraltro, che SPIAZZI conosceva anche DIGILIO, che vide in particolare assieme al predetto in una riunione avvenuta presso la Fattoria La Canna.
6.8 - DICHIARAZIONI DI SEGATO Renata
La vedova di Giangastone ROMANI ricorda ancora di Marcello SOFFIATI quale appartenente al Centro Studi Ordine Nuovo, anche lui rientrato nel partito. Lo ricorda in particolare impegnato nell’ambito della campagna elettorale, prima del trasferimento ad ABANO. Lavorava come stagionale presso l’albergo CAPPELLI, gestito dal ROMANI, pulendo l’argenteria.
6.9 - I RAPPORTI DI MARCELLO SOFFIATI CON LA MASSONERIA
(AMENDOLA- DE LUTIIS da pag. 168 ud. 23.2.2010- da pag.14 consulenza)
DIGILIO ha riferito il 13.4.97 al G.I. di Milano di aver appreso che in una villa del veronese si svolgevano riunioni ad alto livello tra esponenti della massoneria e militari italiani ed americani. A tali riunioni partecipavano Bruno e Marcello SOFFIATI e Sergio MINETTO, affiliati alla stessa loggia massonica di Rito Scozzese.
PERSIC Dario riferiva a sua volta di aver conosciuto a casa di Bruno SOFFIATI, a Colognola ai Colli , un massone aderente ad una loggia bolognese, Carlo STELLA, venuto per esaminare le richieste di affiliazione dei SOFFIATI, del MINETTO e sua.
La Loggia Massonica, secondo quanto riferito dal MINETTO, faceva capo a Fino FINI. MINETTO è risultato essere in contatto nel 1995 con Guido KESSLER, iscritto alla P2.
Anche Claudio BRESSAN ha ricordato di aver sentito i SOFFIATI parlare spesso di argomenti massonici.
Nel corso della perquisizione operata nel 1974 dalla DIGOS a carico di Marcello SOFFIATI, è stata rinvenuta una lettera, su carta intestata ad un’organizzazione massonica, relativa proprio alla posizione massonica del predetto, a firma del sopraindicato Giancarlo STELLA. La lettera, presumibilmente datata 27.12.73, è scritta su un foglio di carta intestata “Massoneria Universale del Rito Scozzese Antico ed Accettato – Supremo Consiglio del 33° ed ultimo Grado per l’Italia e le sue dipendenze.”. Sotto questa dicitura si leggono anche altre scritte che riportano alla Massoneria. Il contenuto della lettera è il seguente: “Il fratello Marcello SOFFIATI, di Bruno, in attesa della cerimonia di iniziazione che lo regolarizzerà è da ritenersi Fr. (fratello) sotto tutti gli aspetti massonici. In attesa qui che da Roma gli giunga il R. (rispettabile) Brevetto di apprendista A.L.A.M. ti prego di accoglierlo Fraternamente…Sperando di avere agito in piena fede massonica, Giancarlo STELLA.
I consulenti sono giunti in termini di certezza a concludere che si tratta del Supremo Consiglio di Piazza del Gesù. E’ una lettera riconducibile a un supremo consiglio di rito scozzese e una comunione di Piazza del Gesù. Sembra una lettera di credenziali da presentare per avere delle entrature, per ottenere qualcosa. La loggia di cui è stato maestro venerabile Fino FINI, la Loggia ZAMBONI, secondo i consulenti non è una loggia qualunque, ma gode di uno status particolarissimo. Trattasi, infatti, dell’unica loggia italiana nella quale potevano avere la doppia appartenenza gli iscritti alla P2. Quindi una loggia con delle garanzie di copertura esclusive.
6.9.1 - La lettera di Bruno TURRINI – le tessere di BANDOLI - (pag.21 consulenza, pag.173 dib.)
Nel 1998 presso la DCPP è stata rinvenuta una lettera manoscritta, databile 1971 (si vedano nella consulenza le ragioni di tale datazione), sequestrata presso l’abitazione di Marcello SOFFIATI nel 1982, a firma di tale Bruno TURRINI.
Questi, che fa anche riferimento a problemi di natura presumibilmente giudiziaria, legati alle vicende del GOLPE BORGHESE, riferisce di una “tessera americana firmata Sam FISH” che è stata data, e poi “presa” allo stesso TURRINI e a Bruno SOFFIATI . Sembra arguirsi che di detta tessera disponesse anche Marcello SOFFIATI, al quale non è stata “presa” perché “ha troppo a che fare con le organizzazioni fasciste”. Si parla di Giovanni BANDOLI come “una sorta di spione, di quinta colonna degli Americani” . Uno che poi riferiva agli americani quanto veniva a sapere del suo ambiente, ed al quale, quindi, il tesserino è stato lasciato. (174 trascriz.).
I consulenti così commentano la lettera:
“Mette in luce in modo inequivocabile il rapporto tra alcuni elementi della destra eversiva, le basi NATO nel nostro paese (i personaggi citati frequentavano quelle di Verona e Camp Derby) e l’ambasciata USA a Roma. Un rapporto dialettico, anche condito da reciproci sospetti. Il TURRINI evidenzia, in particolare, il rapporto stabilitosi tra gli americani e Giovanni BANDOLI. Quest’ultimo , a differenza dei SOFFIATI, è considerato elemento di fiducia, e non gli è stata tolta la tessera (molto probabilmente quella che consentiva l’accesso alle basi NATO). BANDOLI però ha le mani legate, è completamente subalterno a Sam FISH, ha perso, secondo TURRINI, ogni autonomia. E’ diventato una sorta di “spia” degli americani, ai quali è “costretto” a riferire ogni cosa. Di qui la necessità di tenere il BANDOLI all’oscuro di tutto.
…sono molto interessanti nella lettera le notizie attinenti alla massoneria. Si parla di un eminente massone, un 33, Giuseppe TELARO, indicato una prima volta dal TURINI come una sorta di referente nel corso dell’incontro svoltosi con tal MANCINI all’ambasciata USA a Roma e, una seconda come persona presso la quale i destinatari della lettera avrebbero potuto mandare a parlare loro amici romani, questa volta in alternativa ad un altro possibile interlocutore nella capitale, anche egli importante esponente massonico, CECCHERINI. TURINI avverte i suoi amici di non farsi “fregare” da quest’ultimo.”
La consulenza rappresenta, poi, che Tito CECCHERINI, citato nella lettera, era diventato Gran maestro della Serenissima Gran Loggia Nazionale di Piazza del Gesù nel 1956, carica che conservò fino al 1971, anno della sua morte. Francesco TELARO CAMPAGNA è stato Gran Segretario del G.O.I. nei periodi 1967-1970, quando era Gran Maestro Giordano GAMBERINI. Negli anni 1970-73 ricoprì con SALVINI , poi Gran Maestro, la carica di Gran Tesoriere. TELARO è anche menbro del consiglio direttivo della P2, su parte dei quali iscritti la ginta esecutiva del G.O.I. esercitava un controllo.
I consulenti evidenziano come GAMBERINI, del quale TELARO fu uno dei più stretti collaboratori, è stato più volte indicato come legato agli Americani. Promosse la formazione di logge nei loghi ove erano reparti NATO, logge frequentate prevalentemente da alti ufficiali NATO. Quando GAMBERINI decadde (pag.25 consul.) chiese a SALVINI: “E ora i contatti con la C.I.A. chi li mantiene?”.
6.10 - LE DICHIARAZIONI DI VIGNOLA ENZO
Il teste, che ha dichiarato di non aver mai fatto attività politica, fornisce un quadro delle frequentazioni di SOFFIATI soprattutto con i presunti appartenenti alla rete di intelligence descritta da DIGILIO.
“(Ho) conosciuto Marcello Soffiati. I miei genitori avevano un bar in via Stella a Verona e Soffiati abitava proprio sopra al bar, nello stesso edificio. Lo vedevo quasi tutti i giorni. Non andavo su da lui quasi mai. Frequentava il bar di via Stella, (che) è stato gestito dai (miei) genitori dal ’64-’65 fino al ’73 Il padre di Soffiati, Bruno Soffiati, l’ho conosciuto. Prima del bar i miei genitori avevano, sempre a Verona, una trattoria e Bruno Soffiati e la moglie erano clienti abituali. I genitori di Soffiati abitavano a Colognola ai Colli. Ci sono stato negli anni Settanta. Soffiati era abbastanza risaputo che era di destra.”
Aveva conosciuto, durante la frequentazione di Colognola, oltre ai familiari, alcuni amici di Soffiati: “Un signore si chiamava Bandoli. Lavorava alla caserma di Passalacqua a Verona e poi era (andato) a Vicenza, alla caserma Carlo Ederle.”
UFFICIO: Riguardo il rapporto con Bandoli, il teste conferma di averlo frequentato e di essere andato con lui alla caserma Ederle per vedere il suo lavoro, che consisteva nel produrre filmati e lavorare con le apparecchiature, e, lettagli una sua dichiarazione precedente, il teste conferma che in quell’occasione Bandoli aveva la divisa militare americana.
Il teste riferisce che Bandoli aveva un Maggiolino targato “Afi” e di averlo accompagnato una volta, per un suo lavoro coi filmati, in un paesino vicino Bressanone.
“Bandoli (mi) è stato presentato da Soffiati. In un periodo frequentavo il circolo ex marinai di Verona, e credo di averlo conosciuto lì. L’ho visto a Colognola ma qualche volta veniva anche lui al bar di via Stella.
Sergio Minetto l’ho conosciuto a Colognola. L’(ho) visto poche volte.Minetto (me) lo ha presentato Soffiati.”
Lettagli una sua dichiarazione precedente riguardo il passato militare di Minetto, il teste ricorda che questi fece parte della Decima Mas.
“Con Soffiati erano amici. Minetto aggiustava i motori dei frigoriferi. Queste frequentazioni si riferiscono a inizio Settanta fino al ’73.(Ho) conosciuto Dario Persic, sempre tramite Soffiati. Queste persone le (vedevo) anche contemporaneamente insieme a Colognola, dai genitori di Soffiati. Persic faceva il camionista, aveva un camion abbastanza scassato.
Abitava a Verona. Maggi l’ho visto una volta o due al bar. Aveva un modo di fare particolare quando fumava: teneva la sigaretta verticale, all’interno dell’anello delle dita, per il filtro.
Soffiati aveva una pistola. Era bella grossa. Mi sembra che fosse Browning.Gli serviva per difesa non so da chi o da cosa, ma mi diceva che aveva paura.Una volta (sono) stato in una specie di campeggio.C’era Marcello Soffiati, Bandoli e Persic.
Siamo andati (a) Fossalon, vicino Gorizia.”
UFFICIO: Il teste racconta che, sempre in occasione di questo campeggio, Bandoli parlò con dei Carabinieri per accamparsi in una zona dove era vietato, e che i militari fossero sull’attenti nel salutarlo. Il particolare ha la sua importanza, perché rende l’idea che BANDOLI avesse un prestigio tra i militari che sembra prescindere dal suo ruolo ufficiale.
Il teste ricorda vagamente che Soffiati e gli altri discutevano di politica in queste incontri, ma non ricorda i contenuti specifici dei loro discorsi.
“Soffiati si poneva nei confronti degli americani con simpatia. Prima di andare in campeggio siamo passati da Vicenza a casa di un ufficiale americano che sposato un’italiana .La moglie poi è venuta con noi in campeggio.Questo americano si chiamava Hovey.”
Mostratagli una foto, il teste non riconosce Hovey Charles, marito di Bazzoni Ivana.
“Bazzoni Ivana il nome non lo ricordo.Stava in una abitazione civile.”
Il teste confermava di aver avuto rapporti con un militare americano reduce del Vietnam, amico di Bandoli e Soffiati, chiamato Charlie, descritto coi capelli sul castano rossiccio a spazzola, conosciuto al bar veronese di Arcangelo Leale; questi aveva lavorato alla caserma Ederle ed era amico di Bandoli.
Mostrategli la serie di foto fornite da Persic, riguardanti diversi contesti, il teste riconosce la convivente di Bandoli, Persic Dario più volte, Bandoli più volte, se stesso, Bazzoni Ivana, la moglie di Persic, Soffiati Marcello più volte, Minetto più volte, la compagna di Soffiati e forse in un soggetto ritratto in una delle foto riconosce senza sicurezza l’americano Charlie.
Il teste dichiara di non essere a conoscenza di viaggi di Soffiati all’estero, né di una sua eventuale collaborazione con le Forze dell’Ordine.
Il teste dichiara di aver interrotto i rapporti con Soffiati dopo il suo trasferimento nel ’73.
Il teste riferiva di aver visto Soffiati in compagnia di Bandoli non solo a Colognola, ma anche in via Stella. Riguardo il lavoro di Bandoli al paesino vicino Bressanone, lettagli una sua dichiarazione precedente, il teste conferma nello specifico che doveva insegnare l’utilizzo dei proiettori ai soldati americani.
6.11 - BRESSAN CLAUDIO
Intorno al '75-'76, dopo il servizio militare nella Folgore a Livorno entra in contatto con Soffiati dopo la sua scarcerazione, con Carlo Maria Maggi e con Digilio. Afferma di essersi allontanato dal gruppo di Soffiati dopo l’arresto; seppe solo in seguito in fase di dibattimento processuale che il gruppo svolgeva attività terroristica. Dichiara di aver sempre vissuto a Colognola ai Colli. Ebbe rapporti di amicizia con Soffiati del quale ricorda la posizione politica di estrema destra; non ricorda se Soffiati aderisse a On. Si frequentavano nella trattoria di Soffiati dove conobbe anche Carlo Maria Maggi verso il '77-'78; ricorda che Maggi ogni due mesi circa era alla trattoria di Soffiati. Conobbe Digilio al tiro a segno di Venezia di cui non ricorda se era dirigente o segretario, tramite Maggi e Soffiati.
Gli venne presentato come un camerata e scoprì solo in seguito attraverso il Corriere della Sera che era latitante; ricorda che la cosa lo sorprese poiché Digilio si intratteneva spesso con il maresciallo Barelli, detto “Marasca”, comandante della stazione CC di Colognola ai Colli, durante la sua latitanza a Colognola presso la casa di Bruno Soffiati padre di Marcello. A proposito del maresciallo Barelli ricorda che abitualmente incontrava Digilio ormai latitante e che “partecipava anche ai solstizi e una volta lo accompagnai ad un raduno dei reduci italiani che nel corso della guerra rimasero in posizione di conflittualità con gli alleati anglo-americani anche dopo l’armistizio. Al convegno partecipò anche lo Spiazzi e l’associazione era denominata N.O.N.” In seguito Digilio proseguì la sua latitanza a Verona in via Stella presso un appartamento preso in affitto da Marcello Soffiati per circa due o tre mesi. Riguardo alle circostanze del suo arresto che avvenne a Mestre il 18/9/82, ricorda che Soffiati lo inviò a prendere materiale da Maggi alla Giudecca a Venezia, dicendogli che si trattava di cartucce da caccia; venne tenuto all’oscuro del materiale che trasportava. Non ricorda se gli fu chiesto in altre occasioni di ritirare materiale presso Maggi. Fu Maggi a mandarlo presso la trattoria <<Scalinetto>> di Giuseppina Gobbi a ritirare il carico. Venne a sapere dal verbale della Polizia che il carico che trasportava comprendeva 12 cartucce di un fucile e un caricatore di un kalashnikov. Dopo lettura del verbale ricorda e conferma che nel '80-'81: [Gobbi Giuseppina] consegnò una pistola calibro 22 Domino semiautomatica, contenuta in un sacchetto di plastica di quelli della spesa. Preciso che Soffiati mi disse che si trattava di un’arma rubata”; non ricorda con precisione ma conferma come vero al momento della deposizione che
“nell’agosto ‘82 io e Soffiati ci recammo nuovamente dalla Pina e ritirammo una Smith and Wesson, calibro 38, contenuta sempre in un sacchetto di plastica, e su indicazione di Maggi”. Ricorda che la Domino era arma da tiro a segno e che la utilizzava quando si recava al tiro a segno di Soave; non ricorda invece la Smith and Wesson. Non ricorda se Soffiati lo accompagnò in entrambi gli episodi, non sa quale fosse la provenienza della armi. Aveva la possibilità di recarsi e Venezia da Maggi poiché iscritto alla facoltà di architettura a Venezia. Le armi vennero nascoste in Punto e in seguito al cimitero di San Zeno; ricorda che Digilio, già residente in via Stella a Verona, tolse la matricola alle armi. Riguardo alla sua frequentazione con l’ambiente di Soffiati ricorda che “si facevano anche delle feste in occasione della marcia su Roma”. Conferma quanto detto nel verbale del 5/11/82 in cui afferma che Maggi era la mente organizzativa del gruppo e che Soffiati prendeva ordini da Maggi: “Ogni volta che andavamo io e il Soffiati a prendere le armi a Venezia andavamo al bar <<Scalinetto>> su indicazione di Maggi”. Ricorda in maniera vaga di rapporti tra Soffiati e Cavallini; ricorda che Soffiati affermò di conoscere il nascondiglio di Cavallini ma non ricorda se fosse già latitante. Nel verbale del '82 ricorda di aver riconosciuto Marco Affatigato, ospite per circa una settimana di Bruno Soffiati, prima di rifugiarsi in Francia verso il ’79. Venne poi a sapere dalla moglie di Soffiati che non si trattava di Affatigato ma di un maestro elementare di Lucca. Conferma, come da verbale del 10/4/96, che “Soffiati conosceva sicuramente l’Affatigato […] disse di essersi recato in Francia a portargli una carta di identità e forse anche dei soldi”. Non conobbe Elio Massagrande. Non esclude che Massagrande avesse rapporti con Soffiati; apprese dai giornali che fu latitante in Sud America. Ricorda raccolte di fondi per Amos Spiazzi sospeso dal servizio e senza stipendio; non ricorda raccolte di fondi per Massagrande, tuttavia conferma il verbale del 5/11/82: “Quando si facevano delle cene o il Maggi o il Soffiati si interessavano di raccogliere dei soldi da mandare a Elio Massagrande in Paraguay, o Uruguay, e il Soffiati poi si preoccupava di inviarli all’estero credo tramite l’ufficio postale”. Conferma quanto affermato nel verbale del '82 quando ricorda di una riunione alla trattoria <<Scalinetto>> dove Soffiati accennò presenti Maggi, Digilio, l’avvocato Giagnotti, Giuseppina Gobbi, Montoraci Giampietro e alcuni esponenti missini alla necessità di istituire squadre della morte; Maggi non prese parte alla discussione ma si limitò ad annuire; le squadre della morte dovevano servire a vendicare l’uccisione di carabinieri e poliziotti. I discorsi di Soffiati erano spesso contro gli ebrei “che a suo dire stavano rovinando l’umanità” e contro i comunisti; tali discorsi diventarono frequenti verso l’ultimo periodo della loro frequentazione. Conobbe Amos Spiazzi; ricorda che lo vide circa tre volte, nelle sua villa di Verona insieme a Digilio e quando venne nella trattoria di Soffiati. Non sa come mai Digilio venne presentato a Spiazzi. Conferma che Soffiati andava spesso da Spiazzi. Ricorda in maniera imprecisa di alcuni discorsi di Soffiati intorno all’80 a cui non diede importanza, sul tema del colpo di stato; ricorda che: “un discorso costante del Soffiati era quello che occorreva essere armati, <<perché il momento è vicino ed è buono>>, lasciando intendere che era vicino il momento di una rivoluzione o di un colpo di Stato” che sarebbe stato appoggiato dagli americani. Ricorda che Soffiati aveva un pass per entrare allo spaccio della base Setaf (NATO) Ederle di Vicenza. Ammette che Soffiati era in contatto con Bandoli, e con un ufficiale della Setaf a Vicenza, che non conobbe; attraverso Soffiati ottenne da Bandoli dei dollari che utilizzò per il viaggio di nozze in Egitto nei primi del '82. Non ricorda il nome di Benfari. Ricorda che al momento del suo arresto gli vennero sequestrate cartucce, un caricatore e vari foglietti. Questi foglietti consegnati da Maggi per Digilio recavano la sigla DTS (detonatori del tiro a segno); a Maggi “occorreva il nulla osta del Digilio per dissotterrarli e per consegnarli agli amici di GC”; afferma che Digilio conosceva il significato della sigla GC. Vi era inoltre un appunto:” ho parlato con un emissario di GC, devo vedere non so quando Melioli o un suo amico, Roberto”. Vi era un altro appunto che comunicava a Digilio la possibilità di trovare ospitalità presso una certa Cinzia, forse Di Lorenzo. Non conobbe Melioli Giovanni di Rovigo. Non conobbe Roberto Rao. Conferma di aver ricevuto da Digilio una valigetta contenente attrezzatura per falsificare documenti ma di non averla mai aperta e di aver ricevuto da Soffiati una scatola portasigari di colore verde contenente vari indirizzi; tra questi indirizzi ricorda quello di Massagrande; vi erano anche schede “tipo bigliettini da visita, con delle foto e nomi e cognomi e indirizzi” di persone di nazionalità spagnola. Ricorda che Maggi gli mostrò una pistola Derringer che portava con sé. Prese parte al raduno per il solstizio d’inverno con Soffiati; ricorda che era una festa celtica; tra i presenti Bizzarri Claudio, Persic Dario che aveva una trattoria di fronte a quella di Soffiati e faceva il camionista; frequentava lo stesso ambiente di Soffiati. Non ricorda ma conferma verbale del 21/6/88 secondo il quale Bandoli era il punto di appoggio del gruppo presso la NATO. Conferma quanto detto nel maggio ‘95 che Soffiati per sua stessa ammissione apparteneva alla CIA e ne possedeva un tesserino. Non sa di alcun rapporto tra Soffiati e la massoneria. Ricorda che Soffiati si recò in Spagna e a trovare Otto Skorzeny ma che poi non lo incontrò; non parlarono mai di rapporti con gli Ustascia. Ricorda che Digilio aveva come soprannome “zio Otto”.
Conobbe Minetto impiegato presso la Setaf come frigorista; ricorda che frequentava la trattoria di Soffiati. Al teste vengono mostrate fotocopie di fotografie mostrategli il 25/5/95; riconosce Minetto nella foto 1; Bizzarri nella foto 2; non riconosce le successive. Partecipò all’Oktober Fest con Soffiati e Fasoli nel 81. Conobbe Pino Rauti a Padova in una riunione con il figlio di Persic; anche Soffiati conosceva Pino Rauti. Ricorda in maniera vaga che un giorno Soffiati gli presentò un ufficiale della Setaf di cui non ricorda il nome. Non ricorda ma conferma quanto affermato nel verbale del 25/5/95, che vi erano macchine targate AFI nelle vicinanze della trattoria. Ricorda che non diede molto peso ai discorsi di Soffiati su presunti appoggi americani all’attività dell’estrema destra.
6.12 - LE DICHIARAZIONI DI PANIZZA FRANCO (verbali prodotti)
In occasione dell’escussione del 12.4.96 PANIZZA ha parlato a lungo di Marcello SOFFIATI.
ADR Si ho conosciuto Marcello SOFFIATI credo all’età di 17-18 anni ciò per la comune militanza politica. Preciso però che all'epoca il SOFFIATI era inserito nel Partito e solo successivamente si distacco' da esso per aderire ad Ordine Nuovo. Non fu una vera e propria amicizia ma saltuariamente ci si frequentava.
ADR La frequentazione andò via via diradandosi, anche perché pur essendo una persona molto gradevole, estroversa e gioviale, era certamente un esaltato che non mancava mai di fare presente le proprie convinzioni politiche ed usava girare armato. Quando apri la trattoria Tregnaghi, acquistata da tale Miani, credo circa 18 anni fa. Io, con la mia famiglia, così come altri, ci recavamo saltuariamente a mangiare da lui anche per aiutarlo economicamente. L'ufficio dà atto che sempre dal citato foglio dell'Arma il SOFFIATI Marcello risulta dirigente veronese dell'ASAN.
ADR Non mi risulta che il SOFFIATI all'epoca avesse tale incarico dirigenziale. Ciò ovviamente a mio ricordo ed intendo anche far presente che sono afflitto da neuropatia e quindi i miei ricordi potrebbero esserne influenzati.
ADR La motivazione del mio attentato a Vienna risiede nella volontà di rivendicare l'italianità. Per una persona come me che è stato profugo era una grossa sofferenza sentire parlare di secessionismo. Faccio anche presente che sul luogo del fallito attentato rilasciammo dei tesserini della Giovane Italia con sopra scritto "I Carabinieri non si toccano". L'ufficio dà atto di aver fatto notare al teste che tale motivazione è coerente con i tre attentati di EBENSEE del 23/9/1963, ma non con quello da lui commesso al danni di un monumento al soldato sovietico ove, tra l'altro erano stati distribuiti volantini con la scritta "libertà per Berlino". L'ufficio fa quindi notare che l'attentato è aderente ad un'ottica anticomunista e non pro italiana.
ADR La questione dei volantini la apprendo in questo momento, mentre fu colpito quel tipo di monumento per rivendicare l’italianità facendo chiaramente capire da quale parte provenisse l'attentato. Se non si fosse colpito un simbolo della sinistra ci sarebbero potuti essere dei dubbi sulla matrice. Ciò che ci animava era un sentimento pro italiano anticomunista.
ADR Non so chi scelse l'obiettivo.
ADR Prendo atto, in merito all'italianità, che il SOFFIATI risulta coinvolto nell'attentato al palazzo della Regione a Trento alla fine degli anni 60. Di ciò non ho mal saputo nulla.
ADR No, non sono andato al matrimonio di SOFFIATI ne' in comune ne' al pranzo che segui. Andai invece al suo funerale.
ADR No, mio padre non aderì alla Repubblica Sociale.
ADR Si, ho conosciuto Bruno SOFFIATI.
omissis
ADR No, non mi risulta che Bruno SOFFIATI abbia lavorato per la Gestapo a Verona. Ricordo che narrava di aver distribuito viveri durante il conflitto. Rammento invece, anche per avergli visto indossare i paramenti tipici, una stola, che asseriva di essere massone. Poiché era l'immagine speculare del figlio ho sempre creduto che millantasse.
ADR Si, sapevo che era stato tratto in arresto per collaborazionismo ma non so dove fu detenuto anche se non credo a Verona. Credo a Venezia.
ADR No, non mi risulta che il figlio fosse massone.
ADR No, non so a che loggia appartenesse il Bruno ne io sono massone.
ADR Si, entrambi i SOFFIATI erano filo americani. L'idea che davano mi ha sempre fatto pensare che dietro all'adesione agli ideali statunitensi, che appariva entusiastica, vi fosse un fine machiavellico e che in realtà ambivano servirsi degli americani.
ADR Si, entrambi i SOFFIATI asserivano di appartenere alla CIA e di frequentare le basi NATO. Ricordo in particolare che parlavano più spesso di Camp Darby a Livorno che non della SETAF di Vicenza. Posso ancora aggiungere che dicevano di frequentare la base di Livorno a fine di propaganda. Prendo atto che questo è uno dei mezzi con i quali si attua la guerra psicologica ma non posso dirvi altro se non che mi dicevano che assistevano alla proiezione di filmati. Rammento altresì che sostenevano che la presidenza Reagan avrebbe influito sulla situazione italiana. Desidero fare presente che tutte queste notizie non mi sono state fornite perché io facessi parte di alcunché ma nel corso di normali e conviviali incontri.
A.D.R Si, ho conosciuto il signor Giovanni BANDOLI, mi fu presentato dai SOFFIATI, lo vidi poche volte. Non l'ho mai visto indossare la divisa americana ne sapevo che usasse farsi chiamare John. Ricordo che lavorava come proiezionista alla base NATO di Vicenza. Non mi risulta fosse massone. Non mi ha raccontato particolari sulla sua vita. -
omissis
ADR Si, Marcello SOFFIATI mi parlo' di viaggi in Spagna.
ADR No, conosco gli Elmetti d'acciaio solo come associazione storica. -
ADR No, il nome di Sergio MINETTO mi è noto solo per le cronache giudiziarie. Prendo atto che mi viene mostrata la sua fotografia (fotografia nr.39 dell'album contrassegnato dal nr.2 composto da 66 fotografie), ma non lo riconosco. Non ho mai saputo che i SOFFIATI fossero amici di un frigoriferista.
omissis
ADR Si, prima che venisse aperta la trattoria del SOFFIATI frequentavo l'abitazione del Bruno. Una volta sono stato anche nella casa di via Stella.
ADR Si' ho conosciuto il camionista Dario PERSIC perché mi fu presentato da Marcello SOFFIATI. Forse venne alla camera di commercio mandato dal SOFFIATI.
ADR Si, ho conosciuto il Dr. Carlo Maria Maggi, poiché era il medico militare, dentista, che esercitava presso l'ospedale militare di Verona e dal quale si recava il SOFFIATI che aveva sempre problemi di denti.
6.13 - LO PRESTI Giuseppe 5.3.91 (verbali prodotti)
“SOFFIATI mi disse che era in rapporto con la base americana di Verona, per la quale disponeva di un lasciapassare o che comunque poteva entrarvi quando voleva”.
“BUZZI era amico del SOFFIATI . Dico questo perché BUZZI, in una delle lettere da me distrutte, , mi parlò di SOFFIATI e del Dr. MAGGI di Venezia, facendomi capire che era in buoni rapporti con costoro. Il SOFFIATI si vantava di avere libero accesso ad una base americana del Veneto e mi disse che presso questa base poteva avere di tutto.
“SOFFIATI mi diceva di essere in buonissimi rapporti con questa base americana…”
6.14 - LO PRESTI GIUSEPPE 13.11.92. IL COINVOLGIMENTO DI SOFFIATI NELLA FORNITURA DI ESPLOSIVO PER LA STRAGE DI BRESCIA
“SOFFIATI Marcello, da me conosciuto nel 1982 nel carcere di Bologna, mi confidò non solo di sue frequentazioni in una base militare americana posta vicino a Verona, ma anche della possibilità che lui aveva di reperire esplosivo e proiettili…”
“Io ricollego questo atteggiamento di distacco degli altri verso SOFFIATI anche alla convinzione di taluni che SOFFIATI avesse fornito l’esplosivo utilizzato per la strage di Brescia”.
“SOFFIATI mi confidò di avere ricevuto dal suo comandante, e cioè da SPIAZZI , un quantitativo di esplosivo e aggiunse di averlo poi a sua volta consegnato ad altri…”
“…quando aveva bevuto qualche bicchiere SOFFIATI lasciava affiorare l’angoscia che aveva dentro per via dell’uso che era stato fatto dell’esplosivo a lui dato in consegna da Spiazzi e poi girato ad altri”.
LO PRESTI Giuseppe nel verbale reso il 16.12.1982 al G.I. di Bologna, afferma di aver appreso da LOCATELLI Franco che BUZZI era un confidente dei Carabinieri.
Nel verbale reso il 21.12.1984 al G.I. di Brescia, dichiara di aver rapporti epistolari con BUZZI, mentre entrambi erano ristretti in carcere.
Ricordava che GIOMO e BALLAN erano convinti che SOFFIATI avesse fornito l'esplosivo per la strage.
SOFFIATI gli disse che era in rapporti con la base americana di Verona e disponeva di un lasciapassare per accedervi. Inoltre si vantò di avere la disponibilità armi ed esplosivi ed era in buonissimi rapporti con i servizi segreti americani ed italiani.
Nel verbale del 27.08.1991 reso al G.I. di Bologna, ribadisce che BUZZI conosceva SOFFIATI e MAGGI. Gliene parlò BUZZI in una lettera.
6.15 - LATINI SERGIO 6.04.83
“Il SOFFIATI si vantava con me di avere libero ingresso alla base NATO di Verona. Diceva di avere rapporti confidenziali con gli americani di tale base.”
“Il SOFFIATI riteneva che l’esercito fosse disponibile per un colpo di stato essendovi numerosi ufficiali di destra. Riteneva tuttavia creare nel paese le premesse per un intervento militare di normalizzazione attraverso l’esecuzione di atti di terrorismo…il SOPFFIATI era convinto che nell’esercito italiano vi fossero uomini disponibili al colpo di stato e riteneva che gli americani avrebbero sostenuto un’iniziativa del genere”.
6.15.1 - L’ideologia di SOFFIATI e la sua apertura al terrorismo. (LATINI)
Ma la cosa più interessante riferita dal LATINI sul conto del SOFFIATI è contenuta nel seguente passo, espressione del credo politico del predetto:
“Il SOFFIATI riteneva che l’esercito fosse disponibile per un colpo di stato , essendovi numerosi ufficiali di destra . Riteneva tuttavia creare nel paese le premesse per un intervento militare di normalizzazione, attraverso l’esecuzione di atti di terrorismo.
Il SOFFIATI sosteneva che “i ragazzini di destra” avrebbero potuto dar sfogo alla loro carica rivoluzionaria con la esecuzione di atti di terrorismo e stragi . Con ciò si sarebbero create automaticamente le premesse per un intervento militare .Il SOFFIATI sosteneva che la destra rivoluzionaria da sola non sarebbe stata in grado di prendere il potere e che era quindi necessario promuovere un intervento militare.
Non mi ha mai parlato del movimento “ forze armate”.
IL SOFFIATI era convinto che nell’esercito italiano vi fossero uomini disponibili al colpo di stato e riteneva che gli americani avrebbero sostenuto un’iniziativa del genere”.
6.16 - LE DICHIARAZIONI DI GIANPAOLO STIMAMIGLIO
STIMAMIGLIO Gianpaolo nell’udienza dell’8.04.2009, ricorda che SOFFIATI Marcello e Bruno avevano pieno accesso a Camp Derby e agli altri centri NATO.
SOFFIATI Bruno lavorava per i servizi americani sin dal 1943. E quindi “per le benemerenze acquisite il figlio…” – intendendo dire che anche quest’ultimo avrebbe lavorato per i Servizi americani.
Le fonti di conoscenza erano ambienti vicini alle forze dell’Ordine e Carabinieri in servizio.
I SOFFIATI erano noti nell’ambiente per i loro rapporti con le forze dell’ordine.
Rammenta che in una occasione Marcello si presentò con una telecamera, ad una cerimonia funebre per la morte di un ardito al cimitero di Montorio, egli rappresentò le sue perplessità al riguardo a SPIAZZI, che non intervenne per vietare le riprese.
Successivamente, anche grazie al filmato, la cerimonia venne giudicata come una pseudo adunata sediziosa, pur non essendo tale. SPIAZZI conosceva benissimo le attività di SOFFIATI. Questi si rapportava regolarmente ad un maresciallo dei Carabinieri di Colognola ai Colli. Si vantava all’osteria di entrare ed uscire dalla base americana NATO di Camp Derby. Non era una millanteria, in quanto alcuni dei “loro ragazzi” lo avevano visto entrare. Marcello SOFFIATI parlava di referenti americani, di “grandi amici di suo padre”. Gli consta anche una collaborazione con la DIGOS di Verona.
Afferma di aver aderito ai Nuclei Difesa dello Stato di SOFFIATI.
Ricorda che SOFFIATI Marcello gli disse di avere un amico a Nizza, Marco AFFATIGATO: “…che è in contatto con i servizi atlantici il quale vorrebbe aiutare la famiglia Ventura con un ampio lascito di denaro”…. La faccenda non ebbe una evoluzione, poiché i VENTURA si sarebbero dovuti recare a Nizza.
Conferma quanto dichiarato il 19.07.1997 al G.I. di Milano in merito a SOFFIATI Marcello:
“…devo aggiungere che nell’ambiente di Ordine Nuovo vi erano persone che cercavano di coinvolgere altre in attività concrete oltre limiti della legalità, soprattutto giovani, ragazzi e simpatizzanti, ciò mi dava fastidio in quanto si trattava di giovani che avevo selezionato io nell’ambiente studentesco. Io svolgevo nell’ambito del centro studi di Ordine Nuovo attività di proselitismo e rimasi sconcertato dalle iniziative di alcuni personaggi, in particolare di Marcello Soffiati. Costui che sapevamo essere di Ordine Nuovo anche se non partecipava né alle attività culturali né politiche, avvicinò più volte alcuni giovani ed anche me. Ricordo con precisione che Soffiati mi chiese se intendevo passare al lato operativo, mi domandò se volevo farmi una cultura nel campo degli esplosivi ed armi per poi passare al concreto con operazioni dimostrative e quant’altro. Soffiati mi domandò se ero disposto eventualmente ad incendiare macchine di avversari politici o mettere ordigni ed esplosivi”... “Soffiati da quando avevo 14 anni mi faceva proposte di questo tipo”...
UFFICIO: Afferma che SOFFIATI girava sempre armato e la sua abitazione era una specie di deposito in transito.
A casa di SOFFIATI, sotto la quale c’era il bar, aveva visto girare anche dei bresciani, che ogni tanto lo stesso Marcello gli presentava. Gli sembra che uno di questi fosse BUZZI. Avendo visto le foto di BUZZI sui giornali, gli sembrò che fosse vicino alla fisionomia della persona che gli aveva presentato SOFFIATI:
“Mi sembrò quello a dire la verità”.
Ricorda BUZZI come il referente di un gruppo di bresciani in contatto con SOFFIATI.
6.17 - LE DICHIARAZIONI DI BIZZARRI CLAUDIO
Nell’udienza del 17.06.2009 dichiara di aver iniziato la sua militanza in Ordine Nuovo nel 1967 - 1968. Rammenta che ad un certo punto la dirigenza politica del movimento, RAUTI, decise di rientrare nel M.S.I e questo ad un fine di tutela; si diceva …
“all’interno di un partito politico rappresentato in parlamento siamo comunque più tutelati”…
Marcello SOFFIATI nel loro ambiente aveva una credibilità abbastanza limitata, una volta gli aveva mostrato un tesserino scritto in inglese, affermando che era un pass per entrare alla caserma Ederle di Vicenza, si definiva un referente di tale struttura che collaborava con i servizi statunitensi, italiani ed in contatto con la CIA. All’epoca si diffidava di Soffiati perché aveva fama di essere un informatore della Polizia o dei Carabinieri.
Crede di aver conosciuto Carlo DIGILIO a casa di Soffiati in Colognola ai Colli.
Ricorda che dopo lo scioglimento gli appartenenti a Ordine Nuovo si erano aggregati attorno ad una rivista chiamata Anno Zero.
Conobbe Amos Spiazzi, ed in merito ai Nuclei di Difesa dello Stato era certo che avevano a che fare con la storia di Ordine Nuovo, poichè dalle indiscrezioni che aveva letto sull’addestramento soprattutto politico militare dei militanti di Ordine Nuovo coincidevano.
Fu istruttore del gruppo Verona, composto da una decina di persone circa sui venti anni, svolgevano esercitazioni sui monti Lessini, nell’alta Val di Illasi, dove si esercitavano a tirare delle molotov.
6.18 - AFFATIGATO Marco
nell’udienza del 17.03.2009 afferma che SOFFIATI gli disse, nel ’76, nel corso di una comune detenzione che aveva avuto rapporti con i Servizi segreti americani, era stato a Livorno ed a Camp Derby. In quest’ultimo luogo vi era una sede di addestramento per gli italiani che dovevano essere collaborazionisti con gli americani, pseudo agenti segreti.
Il corso serviva a subire interrogatori anche violenti e prevedeva l’addestramento all’uso delle armi e a tecniche investigative.
Mentre si trova in Francia, SOFFIATI gli dice che era necessario reperire dei nominativi di guerriglieri esuli cileni in Italia, per conto della CIA.
Tramite il SOFFIATI venne messo in contatto con il capo area CIA di Milano George STIVENSON. Quest’ultimo una volta, su richiesta fornì del denaro per MASSAGRANDE e VENTURA.
6.19 - AZZI Nico
il 04.07.1997 dichiara al G.I.P. di Milano di aver appreso da FREDA che gli elementi di Ordine Nuovo che avevano contatti con i servizi segreti erano Cristiano DE ECCHER, Marcello SOFFIATI e Carlo Maria MAGGI.
6.20 - BASSAN Anna Maria
nel verbale reso al PM di Milano, riferisce sull’ospitalità data a DIGILIO latitante dal marito SOFFIATI Marcello e dal suocero Bruno nel giugno-luglio 1982. Nell’udienza del 07.04.2000 dichiara che il marito si era recato a Camp Derby con il BANDOLI.
6.21 - CONTARDO Claudio
nel verbale reso al P.M. di Milano dichiara: …”Collego alla casa del SOFFIATI delle autovetture di grossa cilindrata, parcheggiate nel piazzale della chiesa e recanti la targa A.FI.”...
6.22 - LODI Claudio
nell’udienza del 29.10.2009, rammenta che SOFFIATI Bruno e suo figlio Marcello vantavano rapporti con i servizi segreti.
6.23 - NICOLAZZO Vincenzo
nel verbale reso il 10.04.2001 a personale della DIGOS di Verona, dichiara: …“Sul conto del predetto SOFFIATI Marcello preciso che è stato da me più volte contattato per avere notizie sulle organizzazioni e le persone gravitanti nell'ambito della destra extraparlamentare veronese, notizie che egli puntualmente forniva. Sono assolutamente certo che il Dott. DI STASIO fosse a conoscenza del nome e del cognome della persona a cui mi rivolgevo al fine di attingere notizie e non mi sento di escludere che anche altri appartenenti a1l'Ufficio Politico si rivolgessero al SOFFIATI per avere notizie. Il rapporto fiduciario con il SOFFIATI. aveva avuto inizio sin dalla fine degli anni sessanta ed è proseguito sino al momento del mio collocamento in pensione. Non sono a conoscenza se una volta andato in pensione il SOFFIATI abbia continuato a fornire notizie a qualche altro mio collega. Sottolineo che il SOFFIATI veniva da me citato, nelle relazioni, sempre senza alcun pseudonimo, ma come "Fonte confidenziale" ovvero "Fonte degna di fede", il SOFFIATI non ha mai ricevuto, preteso alcun compenso ne favori dal sottoscritto per le informazioni date”…
6.24 - ROSSI Benito
nell’udienza del 19.03.2009, afferma che BANDOLI riteneva appartenesse ai servizi segreti:
conferma di aver appreso che BANDOLI, SOFFIATI Marcello e Bruno facevano parte dei servizi segreti. Ricorda che presso l’Hotel “Piccolo di Verona degli agenti dei servizi statunitensi utilizzavano alla bisogna delle stanze che erano situate al piano sotterraneo.
Riconosce in foto DIGILIO come persona che frequentava SOFFIATI Marcello, capace di riparare armi.
Rammentava che SOFFIATI Marcello effettuava trasporti di armi.
6.25 - FISANOTTI Giuseppe
nel verbale reso il 29.06.1985 al P.M. di Bologna, afferma di aver appreso da SOFFIATI, nel corso di un periodo di comune detenzione nel carcere di Bologna, che aveva intenzione, unitamente al suo gruppo, di sequestrare le armi in possesso di BALLAN e di costringerlo a farsi dire dove era rifugiato DELLE CHIAIE, poiché doveva essere eliminato a seguito di accordi presi con i servizi segreti.
SOFFIATI gli disse che SPIAZZI aveva affossato le trame nere perché aveva collaborato con i servizi segreti.
Nel verbale reso il 08.05.1993 al G.I. di Milano, afferma che SOFFIATI gli confermò che era stato progettato un attentato da compiere all’Arena di Verona, poi non attuato.
Rammenta di aver partecipato a dei campi paramilitari di Ordine Nuovo tenutisi nei pressi di Verona.
6.26 - DEDEMO Marzio
nell’udienza del 24.09.2009, ricorda che SOFFIATI era in possesso di una tessera che gli permetteva l’accesso presso la base NATO di Vicenza.
6.27 - L’INTERCETTAZIONE AMBIENTALE TRA RAHO E BATTISTON DEL 26.9.95 ALLE 21,35. LE DICHIARAZIONI DI BATTISTON. SOFFIATI TRASPORTA L’ESPLOSIVO A BRESCIA
UFFICIO: Sono già state esaminate le dichiarazioni di DIGILIO, che in numerosi verbali afferma che SOFFIATI trasportò su ordine di MAGGI un ordigno, poi utilizzato per la strage di Brescia da Mestre (dove glielo fornì ZORZI) a Verona (dove lo sottopose allo stesso DIGILIO) , e quindi da Verona a Milano.
Sono già state esaminate le dichiarazioni del LO PRESTI, che adombra un coinvolgimento di SOFFIATI nella strage di Brescia.
Si riporta a questo punto uno stralcio di quanto più ampiamente esposto nel capitolo relativo a MAGGI, che si riferisce all’ambientale tra RAHO e BATTISTON, e che costituisce un riscontro alle dichiarazioni di DIGILIO in ordine al coinvolgimento di Marcello SOFFIATI nel trasporto dell’ordigno destinato a Brescia.
E veniamo al punto di maggiore interesse, sempre a pag. 27 della trascrizione. Dopo aver riferito di DIGILIO che ha detto “la verità sulle piccole cose…potrebbe…dirla anche sulle grandi”. Si noti come RAHO non parla di un DIGILO che millanta e che inventa, ma di un DIGILIO che “dice la verità” , e il rischio è proprio che DIGILIO “dica la verità” sulle grandi cose, tra le quali rientrano senz’altro quelle che si riconnettono alla strage di Piazza della Loggia.
La frase pronunciata da RAHO, confusa nella sua parte iniziale, è la seguente:
“…che il nonno aveva detto che…Marcello SOFFIATI, il giorno prima della strage di Brescia…era partito per Brescia con le valige (la valigia) piena di esplosivo”
UFFICIO: La frase è di straordinaria importanza, perché si ricollega alle dichiarazioni di DIGILIO. Certo quest’ultimo riferisce di un primo spostamento di SOFFIATI a Mestre, ove sarebbe avvenuta la consegna dell’ordigno da parte di Delfo ZORZI, a Verona, dove DIGILIO sarebbe intervenuto sull’ordigno. Riferisce, poi, di un secondo spostamento (in treno) di SOFFIATI a Milano con consegna dell’ordigno (a dire del SOFFIATI) a qualcuno delle SAM. Il fatto si sarebbe verificato alcuni giorni prima della strage di Brescia. I due dati, tuttavia, non sono molto lontani , perché l’elemento centrale è comunque costituito da un SOFFIATI che si sposta in prossimità della strage di Brescia con una valigia piena di esplosivo. In più, particolare da non trascurare, lo spostamento a Brescia, che sembrerebbe aumentare l’implicazione del predetto nell’evento.
In dibattimento BATTISTON ha abbandonato il riferimento alle notizie apprese dai giornali quali fonte delle notizie sullo spostamento del SOFFIATI, e ha spiegato i passi appena riportati come segue:
pag.93 dib.
“Il DIGILIO ci aveva detto, mi aveva detto, che il SOFFIATI se n’era andato, credo che la frase completa è che se n’era andato dallo SCALINETTO con una valigia o un pacco, una quantità di esplosivo, il giorno precedente la strage di Brescia”.
UFFICIO: E’ ovvio che il riferimento al solo esplosivo e non anche al meccanismo d’innesco o al temporizzatore è compatibile con la versione di DIGILIO. E’ chiaro che l’esplosivo, peraltro in una valigia, è l’elemento che meglio viene colto da chi ascolta il racconto, e che caratterizza le finalità dell’utilizzo. La partenza di SOFFIATI con una valigia con esplosivo il giorno prima della strage è quanto basta a definire il fatto nei suoi elementi essenziali. Descrivere, o fare riferimento anche al meccanismo, sarebbe stato soltanto qualcosa in più.
La presunta partenza dallo SCALINETTO non è in contrasto con una provenienza dell’esplosivo da Delfo ZORZI: lo SCALINETTO è a Venezia dove abitano MAGGI e DIGILIO. Venezia non è certo lontana da Mestre, dove abitava Delfo ZORZI.
SOFFIATI non abitava certo a Venezia, e pertanto, se è partito dallo SCALINETTO, ha dovuto certamente fare un viaggio per prelevare l’esplosivo. E’ ben possibile che, prima di partire per Verona, lo abbia temporaneamente occultato allo SCALINETTO.
Del resto lo stesso DIGILIO, (a pag.6 della trascriz. del verbale del 15.5.1996 davanti al P.M. di Brescia) usa la frase “quando lui è andato a Venezia prendere la valigia”.
La stazione ferroviaria, peraltro, si chiama di “Venezia-Mestre”. In ogni caso, trattandosi di un racconto di BATTISTON e RAHO, è ben possibile che ci siano delle imprecisioni, delle sovrapposizioni. Quello che conta è che SOFFIATI si mette in movimento con dell’esplosivo per qualcosa che si riconnette alla strage di Brescia.
Non si può escludere che, prima di portarlo a Verona, l’esplosivo ricevuto da ZORZI sia stato parcheggiato allo SCALINETTO. Del resto (pag.26 tr.15.5.96) DIGILIO non sa dove SOFFIATI si incontrò con ZORZI, né dice che l’esplosivo gli è stato consegnato da ZORZI proprio quel giorno. Per andare in treno da Verona a Milano, o da Venezia a Milano, SOFFIATI doveva necessariamente passare anche per Brescia.
Del resto non si può escludere che DIGILIO, per prendere un minimo di distanza dagli eventi abbia riferito ai giudici di questo viaggio che SOFFIATI gli disse che avrebbe fatto a Milano, laddove invece questi sarebbe partito per Brescia. Una cosa è certa:
DIGILIO non aveva alcun motivo per inventarsi una cosa del genere con BATTISTON.
BATTISTON ha poi confermato che la circostanza era stata riferita da DIGILIO: “sì, questo l’aveva detto…sono praticamente sicuro che l’aveva detto DIGILIO…l’aveva detto a me o l’aveva detto a RAHO o l’aveva detto a tutti e due…io ricordo la frase…lì la riportiamo perché tutti e due eravamo coscienti, RAHO ed io, che la frase era stata detta e parlavamo delle possibili implicazioni, perché in quel momento io ero latitante a Venezia, ero giustiamente nello SCALINETTO, alla Polizia non piacciono molto le coincidenze, per cui ci poteva esser una mia implicazione diretta”.
UFFICIO: In sostanza, quindi, di tale livello era ritenuto il coinvolgimento di DIGILIO nella strage di Brescia, che per BATTISTON solo il fatto di essere latitante (appunto nel 1974) e di frequentare lo SCALINETTO, poteva essere una ragione sufficiente per essere a sua volta coinvolto.
Del resto la conversazione intercettata a casa di RAHO prosegue sempre sullo stesso argomento:
“SOFFIATI è morto” – osserva RAHO. Ma poi aggiunge: “Il dottore però è vivo”.
Come si può notare, alla luce delle confidenze di DIGILIO, e comunque di ciò che apparteneva al patrimonio conoscitivo dei due, il problema non erano solo i compromettenti rapporti con SOFFIATI, ma anche quelli col “dottore”, e cioè col MAGGI. In sostanza è molto significativo che per RAHO e BATTISTON essere in rapporti con MAGGI potesse tracciare un legame anche tra loro e colui che avrebbe portato l’esplosivo a Brescia. Anche la frase successiva, iniziata da RAHO –“e il SOFFIATI gli serve per fargli portare la..” – e completata da BATTISTON – “comunque l’ha già detto, del dottore”- sembra quasi richiamare la circostanza che SOFFIATI abbia portato qualcosa, e cioè la valigia contenente l’esplosivo, proprio per conto di MAGGI, come in qualche modo risulta anche nel racconto di DIGILIO, anche se il viaggio sarebbe da Verona a Milano e non direttamente a Brescia.
Le maggiori paure, tuttavia, sembrano essere di BATTISTON (pag.29 int.):
“quando c’è stata Brescia…io ero a Venezia…vedevo SOFFIATI tutti i giorni…vedevo il dottore tutti i giorni…e vedevo il nonno tutti i giorni”. Anche questa osservazione è di straordinaria importanza, perché altro non significa che BATTISTON teme di essere coinvolto nella strage di Piazza della Loggia per i suoi rapporti con SOFFIATI, con MAGGI e con DIGILIO, perché evidentemente ritiene tutti e tre i predetti coinvolti in quel fatto delittoso.
Nel prosieguo della conversazione vi è (pag.29) una frase, non del tutto chiara, che potrebbe sempre alludere all’esplosivo in questione: “…io ero là…non l’avevano trovato…chili di esplosivo”. Ancora più avanti viene confermata la preoccupazione: “il tuo nome non è mai circolato da nessuna parte; non c’è il rischio che il nonno…” (RAHO pg.30). E poi sempre RAHO (pag.31) , con riferimento ancora a DIGILIO : “A lungo andare…sarà costretto per forza a fare i nomi”.
A pag. 26 RAHO, infine, osserva:
“…se il Nonno sta cantando…quando uno canta…cioè, non è mica una cosa di 24 ore, è una cosa di mesi…se il nonno sta cantando, di cose da dire non ne ha una, ne ha cento…”.
UFFICIO: Si è cercato di ricostruire quando DIGILIO abbia raccontato l’episodio dell’esplosivo di SOFFIATI. BATTISTON ha ricordato di non aver più visto DIGILIO dopo le due occasioni in cui lo incontrò in Venezuela. BATTISTON ha confermato: “…che la frase sia stata detta dal DIGILIO mi sembra che non ci piova”.
Poi ha aggiunto: “DIGILIO dice che il SOFFIATI se ne…parte dallo SCALINETTO con una valigia di esplosivo il giorno precedente della strage. Questa è la frase.”
E quindi: “non so identificare quando me l’ha detto DIGILIO, se me l’ha detto DIGILIO direttamente. Penso che me l’abbia detto, perché non mi sembra una cosa riportata da RAHO. Però sinceramente con gli anni trascorsi…” “potrebbe essere stato a tutti e due insieme o nel periodo del militare o in Venezuela, però non mi sembra…quando eravamo insieme, le volte che siamo insieme, RAHO, DIGILIO ed io, era principalmente il periodo del militare o le due volte molto brevi che è venuto DIGILIO in Venezuela e penso che neanche mi sia stato detto dal DIGILIO nel periodo della latitanza…è stato posteriore…escluderei che con la bomba così fresca, cioè ancora in piena notizia di cronaca, sia venuto DIGILIO a dirmi: no, guarda che il SOFFIATI ieri o l’altro ieri se n’è andato da qua con una valigia di esplosivo. Cioè la cosa mi sembra, per logica, che sia posteriore”.
Ha precisato che se avesse appreso della cosa nel periodo veneziano avrebbe molto più forte la convinzione del coinvolgimento di SOFFIATI.Più avanti BATTISTON in sostanza ha rappresentato che, per quanto il fatto della partenza di SOFFIATI fosse partito per Brescia con una valigia piena di esplosivo il giorno prima della strage, comportasse il pericolo di un suo coinvolgimento, comune , per come conoscevano SOFFIATI, persona che alzava il gomito ed era uno spaccone, in qualche modo incideva sulla loro convinzione. Quando, nel corso dell’interrogatorio davanti all’A.G. di Brescia, ha ipotizzato che il riferimento allo SCALINETTO, in un primo tempo esplicitato, fosse frutto di una sua sovrapposizione, era perchè si stava “tirando fuori”, nel senso che si stava “defilando nel momento di quell’interrogatorio”. Poi ha precisato:
“Mi sembra evidente che in quell’interrogatorio c’era una certa posizione mia di diminuire la valenza della frase. Però evidentemente la frase non è solo pronunciata da RAHO in quel momento. La frase era qualcosa di cui noi eravamo a conoscenza anche precedentemente” “…se RAHO in quel momento mi fosse venuto fuori…con la valigetta e l’esplosivo, ci sarebbe stato per lo meno un qualche tipo di discussione per una persona che era allo SCALINETTO in quel momento…la frase era una frase che circolava tra me e RAHO…”.
UFFICIO: Nel prosieguo della conversazione ambientale, si è visto che si contrappone SOFFIATI morto a MAGGI che era ancora vivo. In particolare BATTISTON osserva: “comunque l’ha già detto, del dottore” (pag.29). BATTISTON ha dichiarato in dibattimento a Brescia (pag.105) che il senso della frase è “che evidentemente DIGILIO aveva già confessato qualcosa rispetto al dottore e che se SOFFIATI era morto già e non poteva essere più coinvolto…uno è morto per cui non è più imputabile, però il dottore è vivo”.
A pag. 106 ha significativamente aggiunto: “Stiamo parlando di attentati, stiamo parlando di stragi, in quel momento le dico sinceramente, cioè la frase sul fatto che SOFFIATI sia andato via con la valigia è un cosa e che potesse essere coinvolto eventualmente anche il dottore penso, cioè seguendo il filo logico della frase.”
Richiesto sulle ragioni per cui MAGGI potesse essere coinvolto nella strage di Brescia, BATTISTON ha risposto:
“Come amico del SOFFIATI ed amico, collaboratore, camerata dal DIGILIO. Se il DIGILIO inizia a parlare, viene un discorso precedente sul fatto che i collaboratori di giustizia devono vendere gente, cioè devono fare condannare qualcuno, mettere in galera qualcuno eccetera, tutto quel gruppetto, che non era poi così grande, poteva essere coinvolto nelle dichiarazioni del DIGILIO. Per cui evidentemente anche il dottore, che era evidentemente il capo, il responsabile di Venezia”.
BATTISTON ha spiegato che temeva di essere coinvolto attraverso MAGGI
“per i nostri legami con lui, sia per la vecchia amicizia che ci legava a lui. Legami politici e l’amicizia personale. Abbiamo già visto che la FENICE era legata a doppio filo a MAGGI. Ed inoltre c’era anche una relazione di amicizia personale. MAGGI mi ha aiutato con la latitanza e tutto, nonostante i discorsi che faceva era sempre un amico per noi” .
6.28 - I RAPPORTI DI MARCELLO SOFFIATI CON LELIO DI STASIO E AMOS SPIAZZI. SOFFIATI SCRIVE DI AVER INDAGATO SULLA STRAGE
UFFICIO: E’ evidente che sono di un certo interesse i rapporti di presunta collaborazione di Marcello SOFFIATI con l’allora dirigente della DIGOS di Verona Lelio DI STASIO, coinvolto a suo tempo da TRAMONTE nella strage di Piazza della Loggia. E’ vero che TRAMONTE ha ritrattato le sue accuse contro DI STASIO, identificato da lui nel presunto ALBERTO, e che la posizione del predetto è stata archiviata. Rimangono, tuttavia, alcuni punti oscuri. In ogni caso sono di interesse i rapporti istituzionali di SOFFIATI, perché in linea con un suo eventuale collegamento con i servizi. Peraltro, le missive che parzialmente documentano questi rapporti, richiamano una volta ancora collegamenti tra Marcello SOFFIATI e la strage di Brescia.
Anche i rapporti con SPIAZZI sembrano evidenziare una sorta di collaborazione apparentemente istituzionale.
SPIAZZI ha riferito dei suoi rapporti con SOFFIATI nel corso dell’udienza del 22.9.2009, a partire da pag.78.
Occorre subito premettere che nella prima parte dell’escussione SPIAZZI ha minimizzato il rapporto con SOFFIATI ed il significato della sua collaborazione – ribaltando, poi, tale atteggiamento, nella seconda parte dell’escussione.
In primo luogo è interessante notare che fu il carabiniere Carlo PELLEGRINI a presentarglielo, pare il 16.10.1972 (p.81) quale figlio di Bruno SOFFIATI, che faceva parte della Repubblica Sociale. Marcello SOFFIATI gli riferì che ci sarebbe stato un tentativo di furto contro una loro polveriera, a Fort.Vegron, vicino a Montorio.
SOFFIATI gli aveva detto di essere un informatore sia della Polizia che dei carabinieri. Ha confermato che SOFFIATI sosteneva altresì di essere un informatore della CIA, anche se non vi aveva creduto, in quanto questi esibiva incredibilmente un “cartellino” a presunta conferma di tale incarico. Ha confermato altresì che SOFFIATI aveva preannunciato il tentativo di rapimento di un generale, che poi era il generale DOZIER. Secondo PELLEGRINI questo rapporto di collaborazione di SOFFIATI con i CC sarebbe risalito al 1962, anche se non gli davano molto credito. In effetti l’informazione di SOFFIATI si era rivelata fondata ed erano stati arrestati coloro che avevano tentato di entrare nella polveriera.
Tra le informazioni fornite da SOFFIATI, alle quali non aveva dato credito, quelle che si riferiscono ai suoi rapporti con Marco AFFATIGATO, coinvolto in un piano insurrezionale e in traffici di armi.
Sempre quanto a DOZIER, SPIAZZI ricordava ancora quando SOFFIATI gli aveva telefonato informandolo che si trovava con la Polizia, con i Carabinieri e con Agenti della CIA a ricercare detto generale.
SPIAZZI ha ammesso di aver conosciuto DI STASIO, che lo avrebbe aiutato ai fini del recupero della sua collezione di armi sequestrata. Ricorda di aver chiesto informazioni a lui su SOFFIATI, informazioni che sarebbero state negative. Gli è stato contestato, tuttavia, che in Corte D’Assise il 26.1.2000 aveva dichiarato che DI STASIO gli aveva fornito su SOFFIATI informazioni “buone, buone, buone, positive”; che lo stesso DI STASIO lo aveva definito un “bravo ragazzo” e spiegato che serviva qualche volta a loro (la Polizia) , così come ai Carabinieri. Di fronte a queste contestazioni, che evidenziavano un’ottima valutazione di SOFFIATI da parte di DI STASIO, SPIAZZI ha incespicato, trincerandosi alla fine dietro un comodo “non mi ricordo”.
Pur nel suo scetticismo, SPIAZZI ha confermato che SOFFIATI “millantava” un grosso rapporto con la Polizia, e anche, sia pure in misura inferiore, con i Carabinieri. Millantava rapporti con istituzioni di “intelligence” e diceva di frequentare le caserme della SETAF. Ha ricordato di essersi recato 4-5 volte a Colognola ai Colli nella trattoria di SOFFIATI, assieme al Prof. D’AGOSTINO, presso la cui casa di Venezia aveva conosciuto MAGGI. In un’occasione MAGGI e D’AGOSTINO erano a casa di SOFFIATI e gli avevano telefonato perché si unisse a loro nell’occasione conviviale. Era presente anche VERELLI, il M.llo dei CC. Ha implicitamente confermato le dichiarazioni in Assise dell’11.12.2000, in occasione delle quali parlò anche della presenza di due agenti della DIGOS agli ordini di DI STASIO.
Qualche volta SOFFIATI veniva a trovarlo presso la sua abitazione. E’ stato detenuto a Verona unitamente a SOFFIATI.
SPIAZZI, sia pure a contestazione, ha implicitamente confermato le dichiarazioni rese il 26.1.2000 in Assise che, una volta ancora, confermano la bontà del SOFFIATI come informatore: “Per me il filtro tra me e SOFFIATI era il Carabiniere PELLEGRINI , se il Carabiniere PELLEGRINI me ne aveva parlato bene io automaticamente per la riconoscenza che avevo verso SOFFIATI, per la segnalazione esatta che mi aveva dato e per tutte le successive informazioni che io ricevevo non più di persona da SOFFIATI, ma da parte del carabiniere PELLEGRINI, io ero in buoni rapporti”.
UFFICIO: SPIAZZI ha spiegato il suo atteggiamento odierno nei confronti di SOFFIATI, riduttivo rispetto alla significanza dei loro rapporti, con un risentimento conseguente all’aver ritenuto il predetto responsabile di un mese di detenzione, suo e di sua madre, presso le SS tedesche a Verona.
Ha finito comunque per ammettere che qualche notizia vera, sia pure in mezzo ad infinite false, gliel’avrebbe fornita.
Alla ripresa dell’udienza, dopo la sospensione, e a seguito della lettura di alcune delle lettere che qui di seguito verranno esaminate, SPIAZZI ha completamente riveduto il suo atteggiamento:
“Mi sono servito di SOFFIATI e devo dire che tutto quello che io ho detto stamattina di non perfettamente corretto nei confronti di SOFFIATI me lo rimangio tutto perché non ricordavo questi particolari, rimane solo il fatto finale che in fondo faceva un po’ troppo lo sbruffone dicendomi era agente di qui era agente di là, ma tranne quello mi era stato utile e l’ho visto tante volte, quindi chiedo scusa di avere detto una cosa che non era completamente vera, ma non me la ricordavo più”
Lettera SPIAZZI-SOFFIATI datata “Vicenza 15.11.75” (sequestro 25.10.82GA122 f.306)
UFFICIO: Si tratta di una lettera in risposta a quella del 14 di SOFFIATI, proveniente da Firenze.
La lettera incomincia con toni cordiali : “Caro Soffiati” e fa riferimento ad una pregressa comune detenzione nel carcere di Verona. Molti dei passi fanno riferimento all’ottimo apporto collaborativo fornito da Marcello SOFFIATI:
SPIAZZI ricorda: “…io ho chiesto più volte la tua collaborazione nel senso di raccogliere informazioni in varie direzioni. Sapevo della tua simpatia per l’ambiente di O.N….se a Montorio rimase sotto il più stretto controllo…lo debbo in buona parte a gente come te che svolgeva ricerche serie, efficienti, riservate…mi ricordo di averti chiesto di frequentare la sede del P.S.I.U.P., che tanti guai aveva dato al Col. GRAZIOLI…in tale occasione mi fornisti delle utilissime informazioni… ”.
SPIAZZI nella lettera fa riferimento anche alla presunta volontà di SOFFIATI di porre termine alla sua collaborazione informativa. Il passo è importante, in quanto siamo a novembre ’75, e l’attività suddetta sembrerebbe tuttora in corso a quella data:
“Per tua notizia, visto che sei deciso a chiudere con questo genere di collaborazione e hai RAGIONISSIMA debbo ammettere, e non me ne vorrai, che come mio dovere, ogni tanto ti facevo controllare ed esaminare”.
UFFICIO: Ne dobbiamo concludere che le attività informative di SOFFIATI erano soggette ad un riscontro da parte di SPIAZZI e, dato il tenore della missiva, è evidente che detti riscontri sono stati positivi.
Più avanti SPIAZZI aggiunge significativamente:
“Mi risulta che la Questura ed i Carabinieri, forse perché almeno questi subdoravano qualche cosa, abbiano più volte tentato di avere una tua diretta collaborazione che tu non rifiutasti in linea di principio ma declinasti per mancanza di tempo, di denaro, come troppo impegnativa. Mi risulta pure che qualche utile indicazione, sia pure ad un livello amichevole e poco impegnativo come tempo, tu l’abbia data più o meno volontariamente, ma credo di si ai carabinieri che ti considerano una brava persona ed un buon italiano…”
Ancora più avanti SPIAZZI ricorda a SOFFIATI “…le informazioni che raccoglievi su gruppi eversivi e che dovevi fornire a noi…”
Ancora più significativa la successiva risposta di SOFFIATI:
UFFICIO: SOFFIATI, tra l’altro, riferisce che fu in occasione delle sue visite alla Questura di Verona per portare il pandoro (lavorava alla BAULI) che DI STASIO lo “contattò” per fargli “fare la spia” ai suoi camerati, la qualcosa comunicò ai medesimi. Aggiunge che, tuttavia, su sollecitazione di SPIAZZI non avrebbe ceduto all’istinto di rifiutare sdegnosamente, ma si sarebbe prestato per incastrare lo stesso DI STASIO. Pertanto si fece “coltivare” da quest’ultimo. Ricorda altresì che DI STASIO voleva che SOFFIATI ammettesse che SPIAZZI era tra i capi della “Rosa dei venti”.
A questo punto viene introdotto l’argomento, in parte oscuro, di Piazza della Loggia:
riportiamo qui il passo:
SOFFIATI: “…per non parlare poi di piazza della Loggia e di Pian del Rascino, sui quali fatti, come sai, stavo indagando attraverso le persone che avevano preso parte all’ultima riunione precedente l’assassinio di ESPOSTI. Come ebbi ad informarti stavo per scovare qualcuno, i quali senz’altro avrebbero potuto dirmi anche chi era la coppia bionda (maschio e femmina), che il giornale nominava subito dopo la strage e che ricompare a Pian del Rascino scomparendo poco prima l’assassinio di ESPOSTI. Tutto ciò come ben sai era atto a (scoprire o scaricare) i due (che hanno fatto sia Brescia che ESPOSTI) e stabilire di conseguenza chi e come aveva potuto mettere in mano al povero ESPOSTI la tua pistola sperimentale. Quest’ultima circostanza è ampiamente provata, in quanto, nella prima foto di ESPOSTI morto (Panorama impugna una Browning e nella successiva è fotografato con la tua. Anche di tutto ciò si parlò con DI STASIO e grande fu la sua meraviglia, per quella che egli definì notevole arguzia da parte mia”.
Nella missiva vi è, poi, un ulteriore riferimento alla richiesta di DI STASIO a SOFFIATI di incastrare lo stesso SPIAZZI.
6.28.1 - 1.12.75 – Risposta di SPIAZZI a SOFFIATI
La risposta di SPIAZZI, pur introdotta cordialmente (“Caro Marcello”) presenta anche degli aspetti di critica. Pur confermando una volta ancora di essersi avvalso di SOFFIATI e di aver preso su di lui informazioni che ne avrebbero ribadito la serietà, SPIAZZI esprime un contrasto sulla questione della sua pistola sperimentale finita in mano ad ESPOSTI, negando di averla mai costruita.
Sulla lettera precedente di SOFFIATI, SPIAZZI non ha fornito utili contributi. In particolare ha evitato di chiarire la questione relativa alla presunta intenzione di DI STASIO di “incastrarlo” attraverso SOFFIATI e ha ammesso di aver progettato armi, ma di non averle fatte costruire.
L’unico punto positivo, restato tuttavia nel vago, è il seguente, e fa riferimento alle presunte indagini di SOFFIATI sulla strage di Piazza della Loggia:
“Ricordo che lui mi disse di aver indagato, ma i risultati delle indagini no”.
UFFICIO: La valenza delle lettere di cui sopra è dubbia. Non può escludersi che, in relazione alla prevedibile censura, SOFFIATI abbia cercato di precostituirsi un alibi, riferendo di aver indagato su Piazza della Loggia proprio nel timore di esserne coinvolto. Lo stesso atteggiamento si coglie nello SPIAZZI quando nega ogni questione relativa alla presunta pistola sperimentale in mano ad ESPOSTI.
6.29 - LE DICHIARAZIONI DI LELIO DI STASIO SU SOFFIATI
Nessun contributo è stato in grado di fornire Lelio DI STASIO, escusso all’ud. del 29.10.09, né sul contenuto delle lettere, né, in particolare, sui presunti tentativi di incastrare SPIAZZI, nè sulle presunte indagini di SOFFIATI sulla strage di Brescia.
Si è limitato a riferire che Marcello SOFFIATI si presentava nel suo ufficio, magari ogni sei mesi, avendo rapporti con due o tre dei suoi uomini. Aveva la sensazione che SOFFIATI venisse in Questura “non tanto in uno spirito encomiabile di collaborazione, ma piuttosto per poter carpire da noi qualche cosa.
Difatti era lui:
<ma allora, a proposito, le indagini come vanno? Che mi si dice?...” .
UFFICIO: La circostanza sembra peraltro confermare un certo ruolo comunque di intelligence di SOFFIATI. Per il resto DI STASIO ha solo il ricordo dell’esistenza della sua trattoria, nella quale si avvinazzava. Si è cercato di comprendere, dato che la trattoria è un fatto che si verifica attorno al 1976, e comunque dopo il suo arresto con armi ed esplosivo, se tale ultimo periodo, poco glorioso, di SOFFIATI, fosse stato preceduto da un periodo di rilievo maggiore (si pensi a MAGGI che lo propone nel ‘69 quale responsabile di ON di Verona; si pensi allo stesso sequestro delle armi del dicembre 74 etc.). DI STASIO non è stato in grado di aggiungere altro né di commentare la documentazione che pur si presenta con la sua sigla. Altrettanto vale per l’appunto che si riferisce alle vicende di RICHARDS.
6.30 - IL SEQUESTRO DEL 25.10.1982
Nell’occasione vennero sequestrati a SOFFIATI, oltre alle lettere ricevute da SPIAZZI, documenti e libri riconducenti ad Ordine Nuovo
In particolare:
una missiva diretta a MAGGI, ciclostilati del Centro Studi ON, un volantino di ON, una lettera proveniente da MAGGI , una piantina di Madrid, biglietti da visita di MAGGI, timbri e pinze che riconducono ad attività di contraffazione.
6.31 - LE DICHIARAZIONI DI MARTINO SICILIANO – INCIDENTE PROBATORIO 12.5.2003. SOFFIATI “L’AMERICANO”. L’ATTENTATO ALL’ARENA DI VERONA
SICILIANO: Il Dottor Maggi Carlo Maria, poi, ci aveva portato Marcello Soffiati da Venezia, che era anche lui una persona piuttosto violenta, che anche lui appoggiava questo scontro fisico con gli avversari, che era qualcosa di nuovo all'epoca, perché quando ho cominciato a fare io politica negli anni 1964 - 1965, pur essendoci un clima teso perché c'erano ancori vivi i ricordi della guerra civile, era finita relativamente da poco, quindi si trovava ancora nelle varie osterie che si frequentavano a Venezia (Dove ci si trova? Ci si trova in osteria a bere il bicchiere di vino), ci si incontrava con l'ex partigiano e la cosa andava con una sberla o con una partita di pugni.
Dopodiché si ci rimetteva d'accordo bevendo un altro bicchiere di vino. Mentre invece, poi, c'è stato un salto qualitativo che diceva di passare ad un livello di scontro fisico superiore con, se possibile, eliminazione dell'avversario.
DOMANDA - Questo passaggio avviene quando?
RISPOSTA - Questo avviene dopo il tentativo fallito, devo dire, di Ordine Nuovo di proiettarsi sulla scena politica. Infatti Ordine Nuovo, prima di rientrare nel Movimento Sociale Italiano, nel 1967, se non vado sbagliato, in occasione di un'elezione - adesso non ricordo se politica o amministrativa - ha avuto l'idea di strumentalizzare quello che allora era il partito vincente, cioè le schede bianche. Noi abbiamo fatto campagna per la scheda bianca, con la macchina del Dottor Maggi Carlo Maria...
DOMANDA - Che macchina era?
RISPOSTA - Era una 1100, non quella con le code arrotondate, ma quella che è venuta fuori dopo, cioè il primo modello quadrato, di color nocciola, macchina di cui io avevo la disponibilità perché il Dottor Carlo Maria Maggi la teneva in garage a San Marco sito in Piazzale Roma.
Quindi per me era comodo, nel senso che, prendendo il filobus da Mestre, arrivavo fino a Piazzale Roma, l'addetto al parcheggio, che poi è un parcheggio municipale, sapeva che io avevo chiaramente la disponibilità della macchina e quando andavo a ritirarla non poneva veti di sorta, ma mi consegnava la macchina.
Appunto, nel 1967 avevamo attrezzato questa macchina con i famosi, classici altoparlanti sopra e con questa macchina abbiamo fatto la campagna elettorale per Gastone Romani.
Aveva parlato, se mi ricordo, il nostro tecnico radio che era Piercarlo Montagner, aveva montato la voce di Gastoni Romani che invitava la popolazione a votare scheda bianca sull'area della cavalcata delle Valchirie e in effetti è stata l'unica volta che la scheda bianca, invece di progredire, è nettamente andata in regresso.
DOMANDA - Lei sa chi faceva da autista al Dottor Maggi?
RISPOSTA - Il Dottor Maggi guidava lui stesso e quindi, a quanto so io, non aveva bisogno di autista.
Io ero l'unico del gruppo di Mestre nel 1964, perché ho preso la patente a 18 anni, non appena ho avuto i 18 anni ho preso la patente, che poteva guidare la macchina per quanto concerne il gruppo mestrino e collaborare il Dottor Maggi quando andavamo in giro per la provincia, o andavamo a Trieste, o andavamo a Bolzano da Malpezzi, o si andava a Torino o a Milano. Chiaramente, a quell'epoca, le autostrade non erano certamente come sono adesso, le percorrenze erano molte lunghe e quindi ci si dava il cambio al volante.
Comunque, a mia conoscenza, il Dottor Maggi guidava lui stesso e quindi non aveva bisogno di autista.
DOMANDA - Che rapporti c'erano tra Maggi e Soffiati, che ha appena nominato?
RISPOSTA - Si conoscevano.
DOMANDA - Come li ha percepiti lei?
RISPOSTA - Non so come sia nata la loro amicizia, comunque era un'amicizia che preesisteva, un'amicizia mia e di Zorzi Delfo, quella con Soffiati. Il Soffiati serviva al Dottor Maggi in varie occasioni come guardia del corpo e, addirittura, c'era stato, sempre in occasione del comizio conclusivo di questa campagna per la scheda bianca al Lido di Venezia dove siamo andati con la macchina del Maggi e il traghetto, c'è stato un episodio che ha visto protagonista il Soffiati che ha violentemente percosso un avversario politico che aveva qualcosa da dire e il Dottor Maggi è intervenuto dicendo: "Io sono un Dottore, lei sta facendo la scena. Non è nulla".
Comunque il Soffiati, ripeto, in varie occasioni serviva al Maggi come guardia del corpo e girava armato, perché questo aveva avuto occasione di farmi vedere la pistola che portava. A parte che si andava qualche volta a casa del Soffiati, che al tempo aveva un'attività commerciale, o lui o suo padre, a Colognola ai Colli vicino a Verona, per cui si andava a trovarlo qualche volta anche in via puramente di amicizia.
DOMANDA - Ma Soffiati si vantava di qualche cosa in particolare? Vantava delle conoscenze particolari che suscitavano apprensione?
DOMANDA - La domanda potrebbe essere se si vantava di qualcosa di particolare se c'era qualcosa di cui era particolarmente orgoglioso, questo l'ha conosciuto nel 1964, da quando l'ha conosciuto, se si vantava di avere particolari rapporti istituzionali.
OMISSIS
DOMANDE DEL G.I.P.
DOMANDA - Soffiati vantava delle conoscenze istituzionali?
RISPOSTA - Soffiati era conosciuto nell'ambiente come l'americano per la sua propensione. Era uno dei primi che portava i Ray Ban, adesso li porta pure il gatto.
DOMANDA - La domanda del Pubblico Ministero era un po' diversa, non come lo definivate voi, ma come si considerava lui?
OMISSIS
RISPOSTA - Il Soffiati appunto si chiamava l'americano ma non perché facesse Alberto Sordi che faceva l'americano d'America, perché diceva che andava in ambito della caserma degli americani a Vicenza e alla Setaf a Verona e che aveva delle conoscenze in zona, più specificatamente a me non ha mai detto niente, non ha mai detto: "Io sono l'agente".
OMISSIS
DOMANDA - Quindi lei, insomma, queste cose non le ha mai potute verificare?
RISPOSTA - No, assolutamente.
DOMANDA - Sono cose che le ha detto direttamente?
RISPOSTA - Si é sempre vantato direttamente il Soffiati, nell'ambiente mestrino e veneziano di questo fatto qua.
DOMANDA - Soffiati era di Verona, a Verona c'era qualcun altro sempre di Ordine Nuovo che lei sappia?
RISPOSTA - Soffiati era di Verona, come all'epoca era vivo suo padre, quindi erano due i Soffiati. Soffiati Senior e Soffiati Junior e, di Verona mi sembra ci fosse ancora Giovanni Melioli in zona Verona, che io conoscessi.
OMISSIS
DOMANDA - Senta, Soffiati le fece mai particolari confidenze su iniziative politiche da prendere nella zona di Verona, di carattere diciamo eclatante, diciamo del tipo di quello?
omissis
RIPRENDE L'ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO - DOTTOR DI MARTINO
DOMANDA - Diciamo nei primi anni '70, in particolare nel 1974. Se nel 1974 Soffiati le fece qualche confidenza particolare circa alcune iniziative che intendeva prendere?
RISPOSTA - Io non ricordo in questo momento qui non ricordo iniziative particolari a meno che, ripeto, non abbia dichiarato differentemente, me lo farà presente lei, ma in ogni caso io ripeto che, per quanto riguarda il dato specifico di Piazza Della Loggia tengo a precisarlo.
RISPOSTA - L'ho sempre precisato che io sono a conoscenza bene, di tutte le cose che si sono verificate fino al 1971 - 1972, per quanto riguarda gli anni '73 e '74 posso solo fare un "relata refero" per quanto mi riguarda, in quanto, ripeto ero già, se non ufficialmente emarginato, ufficiosamente tacciato di essere un untore, quindi tenuto a buona distanza dal fatto. Il discorso di Marcello Soffiati è continuato andare avanti, adesso non ho dei parametri di tempo ben precisi, comunque anche dopo il mio allontanamento dall'ambiente di Ordine Nuovo, io ho continuato a vedere Marcello che veniva a Mestre o, ripeto, noi andavamo a Colognola ai Colli, mi sembra che il papà fosse per altro già deceduto e quindi si andava in un primo tempo da lui e dopo dalla persona che aveva rilevato l'attività commerciale del Soffiati stesso.
DOMANDE DEL G.I.P.
DOMANDA - Lei oggi ci dice che dal 1972 al 1974, continuò a incontrare Marcello Soffiati ma al di fuori di un'ambito politico, vi vedevate?
RISPOSTA - Come ho sempre detto.
omissis
RIPRENDE L'ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO - DOTTOR DI MARTINO
DOMANDA - Le devo fare delle contestazioni, ci sono due verbali, uno è quello davanti al Pubblico Ministero di Brescia del 15 Aprile 1996. Sono costretto a leggere tutto il periodo perché dalla prima parte si ricava quando si verifica questo fatto.
Dunque lei disse: "E' vero che nel primo trimestre del 1974 avevo sentito in ambiente ordinarista (ordinovista) veneziano, rappresentare la necessità di fare un'azione eclatante nel nord Italia, nel senso di fare esplodere un qualche ordigno esplosivo in un luogo pubblico, al fine di richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica sull'inefficienza dell'apparato statale.
E' possibile questo discorso l'abbia sentito fare e non dico da chi.
Nello stesso periodo Marcello Soffiati, che veniva spesso a Venezia con il guardaspalle del Maggi, mi disse che vi era un progetto di Ordine Nuovo per fare esplodere una bomba nell'arena di Verona."
Questo è un primo punto, poi vi è un verbale del 4 Luglio 1997, dove viene ripreso lo stesso argomento.
"Poco prima di Piazza Della Loggia, attorno al 1973, 1974, Marcello Soffiati mi disse che intendeva compiere un attentato dimostrativo eclatante, cioè tale da colpire l'immaginazione della gente depositando un ordigno all'Arena di Verona. Non ho mai capito se si riferisse a un attentato che avrebbe potuto avere conseguenze sulle persone o a qualche cosa di assolutamente dimostrativo, tendente a colpire il monumento".
Ecco ricorda questo?
OMISSIS
RISPOSTA - Io confermo quanto da me detto nell'ambito dei miei interrogatori, quanto da me affermato prima, cioè non mantengo una esatta visione di tutto quello che ho detto, anche perché ci sono un sacco di cose, comunque tutto quello che ho detto e ho sempre detto in sede del Pubblico Ministero, sia a Brescia che a Milano, sono cose che io so per avere direttamente visto, sentito o fatto, non faccio il relata refero per cui effettivamente confermo quanto da me detto in sede di interrogatorio, cioè adesso non mantengo una perfetta visuale temporale se nel '73 o nel '74 comunque a cavallo fra il '73 e il '74 Marcello Soffiati in una occasione di una sua visita a Venezia o può anche darsi da una visita da me effettuata a Colognola ai Colli, mi aveva detto quanto sopra riferito, cioè che era intenzione nell'ambiente di Ordine Nuovo Alta Italia e più particolarmente di Ordine Nuovo Verona quello che lui rappresentava fisicamente perché per me era Ordine Nuovo Verona, di eseguire un attentato su Verona stessa, sede piazza Bra, contro l'Arena di Verona.
Non ho mai capito se dentro l'Arena di Verona se fuori, questo era quanto mi era stato detto.
OMISSIS
RISPOSTA - Volevo già prima dire qualcosa per quanto riguardava l'Arena di Verona, però non ero sicuro se inquadrarla temporalmente su questo discorso.
DOMANDA - Quindi, lei dice che, in questa occasione, la lettura del verbale le ha ravvivato il ricordo?
RISPOSTA - Esattamente. Confermo quanto da me dichiarato nell'interrogatorio davanti ai Pubblici Ministeri di Brescia.
RIPRENDONO LE DOMANDE DEL PUBBLICO MINISTERO - DOTT. DI MARTINO
DOMANDA - Che rapporti c'erano - ammesso che ci fossero - tra Soffiati e Zorzi?
RISPOSTA - I rapporti a mia conoscenza, perché poi bisogna vedere, i rapporti fra Soffiati e Zorzi non erano dei più buoni. Già da tempi pregressi, cioè non dal tempo del 1973 - 1974, almeno dal 1968, 1969, non correva buon sangue fra Soffiati e Zorzi, i quali sono arrivati in qualche momento anche a mettersi fisicamente le mani addosso.
DOMANDA - Lei ricorda perché, ammesso che lo sapesse?
RISPOSTA - Non lo so. Questa è una cosa che non ho mai saputo. So che la cosa era di pubblico dominio, che fra Soffiati e Zorzi non corresse buon sangue. Quello che faceva da paciere in mezzo era sempre il Dottor Maggi, che fisicamente li distaccava.
DOMANDA - C'era una particolare accusa che Soffiati muoveva nei confronti di Zorzi?
RISPOSTA - A mio parere...
OMISSIS
RISPOSTA - Io ho detto che non so e non mi ricordo perché fossero nemici. Che ci fosse una particolare accusa contro Delfo Zorzi nell'ambito nostro, risulta dai miei verbali, non so se fa parte di questo. Io rispondo per quello che mi sento.
OMISSIS
RIPRENDE L'ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO - DOTT. DI MARTINO
DOMANDA - Se ricorda un qualche cosa di particolare che Soffiati contestava a Zorzi.
RISPOSTA - Contestava in particolare due cose: uno, quanto era successo, mi sembra, nell'anno 1967, se non vado sbagliato, forse prima, all'occasione dell'arresto di Zorzi Delfo per quanto riguarda le armi, il quale Zorzi Delfo se l'è cavata cantando, come si diceva.
Quindi, Soffiati lo accusava di essere un informatore più o meno velato della Pubblica Sicurezza o dei Carabinieri.
In seconda istanza, lo accusava di essere troppo duro e troppo sanguinario.
DOMANDA - Sempre il 4 Luglio del 1997, quindi nell'ambito di quel verbale che è già richiamato, pagina 6, lei disse: "In particolare, Marcello Soffiati accusava quest'ultimo (nella fase precedente, Zorzi) di aver portato via, andandosene in Giappone, una valigia piena di Dollari americani ricevuti per il finanziamento di Ordine Nuovo, che sarebbero stati invece utilizzati dal predetto per i suoi fini personali".
Ricorda questo fatto?
RISPOSTA - Esattamente. Questa è una terza constatazione susseguente agli anni che ho detto io del '72. Si riferisce al periodo in cui Delfo Zorzi, appunto, è fisicamente emigrato in Giappone. Lui ha detto che era il nuovo Marco Polo, questo me lo ricordo. In una sua intervista, lui ha detto che era il nuovo Marco Polo e che era andato in Giappone con un milione di Lire, da cui aveva fatto i miliardi. La contestazione che gli era stata mossa in ambito O.N. Triveneto da Marcello Soffiati era appunto che Delfo Zorzi avesse ricevuto un milione, ma di Dollari, e che con questi Dollari se ne fosse andato in Giappone creando poi il suo impero commerciale.
omissis
(continua al Capitolo VII)