PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI BRESCIA

MEMORIA DEL PUBBLICO MINISTERO MASSIMO MERONI

(STRAGE DI PIAZZA DELLA LOGGIA)

 

Proc. Pen. n.03/08 Corte Assise di Brescia 

 

 

CAPITOLO 5.13

 

 

5.13 - LE VALUTAZIONI DEL TRIBUNALE DI BRESCIA SUL PRESUNTO CONDIZIONAMENTO DI CARLO DIGILIO .

Il Tribunale di Brescia-Prima sezione Penale, con ordinanza in data 5.10.2004rigettando i ricorsi dei difensori di ZORZI in data 23 luglio e 10 settembre 2004 contro l’ordinanza del G.I.P. di Brescia che aveva precedentemente rigettato l’istanza di revoca della misura della custodia cautelare in carcere nei confronti del medesimo ZORZI, ha affrontato il tema sopra indicato a partire da pag.12. I difensori avevano evidenziato che il GIP avrebbe dovuto rivedere il suo giudizio di credibilità nei confronti di DIGILIO anche in quanto mosso da forte rancore nei confronti di ZORZI, motivato unicamente dall’interesse di non perdere i benefici derivanti dal suo status di collaboratore (c.d. episodio EMIRENI).

 

Il Tribunale così si esprime, con valutazioni alle quale questo Ufficio ritiene di aderire:

“Sempre al punto di gravame sub f), assume la difesa ZORZI che DIGILIO, dopo la malattia del maggio del 1995, avrebbe subito le pressioni del Cap. GIRAUDO e di altri inquirenti per non perdere i benefici previsti dal programma di protezione e avrebbe,quindi , reso dichiarazioni calunniose nei confronti dell’appellante.

La vicenda invero, risultava agli atti del Tribunale già in occasione delle precedenti decisioni ed è stata esaminata, sia pure implicitamente, da questo Tribunale che in essa non ha rinvenuto elementi idonei a mettere in dubbio la valutazione di complessiva credibilità del dichiarante. Al riguardo, si osserva che se è vero che prima dell’aprile del 1996, ovvero prima della stesura della relazione da parte dell’Ispettore EMIRENI (15.4.1996), DIGILIO non aveva ancora fornito i più significativi contributi della sua collaborazione e non aveva ancora ammesso le proprie responsabilità, è anche vero che a distanza di anni da quell’episodio e quindi ben lungi da quelle ipotizzate pressioni, DIGILIO ha continuato a collaborare, dapprima in sede istruttoria e, successivamente, nel contraddittorio dei dibattimenti milanesi e dell’incidente probatorio bresciano, ed ha sempre più integrato ed arricchito le sue dichiarazioni, anche in direzione autoaccusatoria, pur tra le mille difficoltà connesse al suo stato di salute, confermando in tal modo la sua libera scelta di collaborare con l’Autorità Giudiziaria.

 

Del resto lo stesso contenuto dell’intercettazione ambientale tra RAHO e BATTISTON del 26.9.1995 dimostra che l’apporto collaborativo che DIGILIO fino a quella data aveva fornito non poteva certo dirsi completo.

Ad avviso del Collegio sbaglia la difesa laddove a sostegno della sua tesi cita uno stralcio dell’intercettazione ambientale 2.2.95 tra MAGGI e DIGILIO nel punto in cui quest’ultimo asserisce di avere informazioni del coinvolgimento di ZORZI non già rispetto alla strage di Piazza della Loggia, quanto rispetto a quella di Piazza Fontana.

Ritiene infatti il Collegio che una corretta lettura del passo dia conto del fatto che oggetto della conversazione è in quel momento la strage milanese e non quella bresciana, di talchè il DIGILIO non pare affatto asserire di non sapere altro circa il coinvolgimento in altri fatti eversivi , anzi semmai il DIGILIO in molti passi della conversazione cita il nome dello ZORZI in relazione a diversi personaggi e fatti collocati nel contesto eversivo della seconda metà degli anni 60.

 

 

 

 

 

5.14 - LE VALUTAZIONI DEL TRIBUNALE DI BRESCIA – LA SCARSA VALENZA DEL COLLOQUIO MAGGI - DIGILIO

Così prosegue il Tribunale sull’argomento di cui sopra:

“Il Tribunale, peraltro, non può esimersi dall’avanzare più di una perplessità circa la genuinità del colloquio MAGGI-DIGILIO del 2.2.1995, alla luce della annotazione di accompagnamento della trascrizione della intercettazione ambientale a firma del V.Sovr. Alessandro LINO, annotazione che sembra dar conto del fatto che in quell’occasione il DIGILIO non stesse intrattenendo una conversazione spontanea con MAGGI, tanto più che ci si trovava all’interno della Questura, ma stesse adempiendo ad un incarico affidatogli dalla DIGOS di Venezia su proposta del Cap. GIRAUDO e diretto a stimolare – per non dire adescare – l’interlocutore al fine di ottenerne la collaborazione ed informazioni.

 

L’atto investigativo appare, conseguentemente, di assai dubbia valenza probatoria non potendosi discernere fino a che punto le dichiarazioni di DIGILIO siano genuine ed in quale momento assumano una funzione meramente persuasiva o addirittura provocatoria. A riprova di ciò è inutile evidenziare che già dalla menzionata annotazione di servizio risulta il sospetto degli inquirenti che i due soggetti intercettati, approfittando del fatto di non essere visti, potessero essersi scambiati segnali o messaggi scritti nel corso della loro conversazione ed altresì che dalla trascrizione del colloquio emerge che i due personaggi subdorassero di essere intercettati.

 

 

 

 

 

5.15 - LE VALUTAZIONI DEL TRIBUNALE DI BRESCIA – IL PRESUNTO RANCORE NEI CONFRONTI DI DELFO ZORZI

Il Tribunale così prosegue (pag,14):

“Infine, ancora al punto f) del gravame, la difesa ZORZI evidenzia che le accuse di DIGILIO nei confronti del predetto in ordine alla strage di Brescia sarebbero originate da un gravissimo moto di rancore del propalante verso l’indagato e ciò a fronte del tenore del colloquio fra MAGGI e DIGILIO del 2.2.1995, nel corso del quale il secondo ebbe a manifestare al primo il suo convincimento che ZORZI fosse l’autore del soprannome “Otto” e mandante delle gravi accuse propalate da Martino SICILIANO nei confronti dello stesso DIGILIO (n.d. p.m.: trattasi dell’incontro che si svolse a Tolosa nell’autunno 1994 tra SICILIANO, GIRAUDO ed il dott. MADIA nel corso del quale SICILIANO coinvolse DIGILIO nei fatti di Milano).

 

Ciò denuncerebbe, ad avviso della difesa, l’interesse del DIGILIO ad accusare lo ZORZI (definito “bastardo”) per vendicarsi delle accuse ricevute da Martino SICILIANO , accuse che avevano compromesso la posizione del collaboratore (“…sto qua l’ha combinata grossa. Sai cosa è andato a dire agli inquirenti?...E’ andato a dire che la bomba di piazza Fontana l’ho fatta io…”).

 

Al riguardo, per sconfessare la tesi difensiva relativa ai motivi di astio che avrebbero indotto DIGILIO ad accusare ZORZI . da un lato, non si possono che richiamare le considerazioni sopra svolte in ordine alla incerta valenza indiziaria dell’intercettazione ambientale, sicchè non è dato capire se DIGILIO stia manifestando un reale risentimento nei confronti di ZORZI ovvero stia cercando di mettere in cattiva luce lo ZORZI per stimolare la reazione del MAGGI; dall’altro lato si deve anche sottolineare che le prime dichiarazioni di DIGILIO sulla riunione di Rovigo sono del 31.1.1996, quelle sulla cena di Colognola sono del 19.4.1996 ed infine quelle sul trasporto dell’esplosivo lungo il tragitto Mestre-Verona-Milano e sul definitivo contrasto insorto tra SOFFIATI e ZORZI, a seguito di quel trasporto, risalgono al 4.5.1996: vi è quindi un rilevante stacco temporale fra le dichiarazioni ed il momento in cui DIGILIO apprese delle accuse rivoltegli da SICILIANO per conto dello ZORZI che rende evidente l’autonomia delle propalazioni del DIGILIO nei confronti di ZORZI rispetto alle prime dichiarazioni di SICILIANO.

 

Non è fuor di luogo affermare, come peraltro il Tribunale già argomentò nell’ordinanza 1.12.2000, che le prime dichiarazioni di DIGILIO – e cioè quelle temporalmente meno lontane dalle accuse di SICILIANO e nelle quali, quindi, ci si sarebbe aspettati un’accusa diretta nei confronti dello ZORZI – non chiamano direttamente in causa ZORZI (e MAGGI) per la strage di Brescia, in quanto il racconto del collaborante non individua espressamente in costoro i mandanti di tale eccidio, ma unicamente dei soggetti che in quel torno di tempo avevano in animo un progetto stragista ed avevano la disponibilità di ordigni esplosivi in epoca prossima a quella della strage di Brescia.”

 

Aggiunge questo P.M., ad integrazione dei concetti espressi dal Tribunale, che le accuse di DIGILIO in ordine alla strage di Brescia hanno coinvolto non solo ZORZI, in ordine al quale, secondo la difesa, ci sarebbe stato questo presunto rancore, ma anche MAGGI, che stimava DIGILIO fino al punto di attendersi da lui una sorta di asseverazione dell’ “onestà” degli inquirenti, e con il quale DIGILIO è sempre stato in rapporti di amicizia e frequentazione, fin dai primi anni ’60, nei cui confronti non possono valere le suddette argomentazioni.

 

 

 

 

 

5.16 - CONTATTI DI GIRAUDO CON MAGGI DOPO L’INCONTRO CON DIGILIO.FALLIMENTO DELLA PROSPETTATA COLLABORAZIONE

3.2.95 (rel. 8.2.95 E/a 1 pag.688) – pag.169 trascr. 16.3.2010

Telefonata a MAGGI per recepire le se impressioni sul colloquio con DIGILIO.

MAGGI lamentava il fatto che gli era stato propinato un superalcoolico. MAGGI, l’unico alcolico che beveva, era la china calda. Fece a GIRAUDO tutto un discorso per adombrare che dietro l’offerta di alcool (la famosa bottiglia di Vecchia Romagna) ci fossero delle finalità particolari. Veniva concordato un appuntamento per il 10.2.95 congiuntamente alla moglie di MAGGI.

 

6.2.95

MAGGI telefonava comunicandogli che lui e la moglie intendevano anticipare al 9.2.95 l’appuntamento.

9.2.95 (rel. 10.2.2010 E/A1 689-690)

 

Aveva luogo il colloquio il cui contenuto era nuovamente di chiusura, con atteggiamento ironico e sprezzante. Seduti al bar, MAGGI affermava di avere un regalo per GIRAUDO, “Osterie del Leone…” e aggiungeva che a lui la Polizia di Venezia non era mai piaciuta. MAGGI diceva apparentemente che era pronto a fare chiarezza e ad andare a Milano, ma che in realtà nulla sapeva.

 

 

 

 

 

5.17 - LA RIPRESA DEI RAPPORTI CON DIGILIO

A questo punto, dopo il colloquio del 2.2.1995, su disposizione del Dr. SALVINI DIGILIO è gestito dai C.C. del R.O.S. – Reparto Antieversione – e la D.I.G.O.S. di Venezia viene messa da parte. E’ evidente che nasce di fatto una situazione conflittuale tra due forze di polizia giudiziaria, una delle quali, la Polizia, ha in sostanza subìto delle censure implicite da parte del magistrato. Pertanto non deve stupire l’atteggiamento che verrà assunto soltanto pochi mesi dopo, questa volta dopo l’insulto cerebrale subito da DIGILIO, atteggiamento che finisce per esaltare quello che era già, ma soltanto in parte, l’atteggiamento del collaboratore. All’inizio i rapporti tra GIRAUDO e DIGILIO non si concretizzano tanto in colloqui, ma in verbali di S.I.T., caratterizzati, quindi, da una valenza formale.

 

7.3.95

Sommarie informazioni al ROS di Roma su delega del GI di MI

9.3.95

Sommarie informazioni al ROS di Roma su delega del GI di MI

16.3.95

Sommarie informazioni al ROS di Roma su delega del GI di MI

17.3.95

Sommarie informazioni al ROS di Roma su delega del GI di MI

24.3.95

Sommarie informazioni al ROS di Roma su delega del GI di MI

30.3.95

Sommarie informazioni al ROS di Roma su delega del GI di MI

14.4.95

Sommarie informazioni al ROS di Roma su delega del GI di MI

 

Il 10.5.1995 vi è l’episodio dell’ictus. Ovviamente il collaboratore rimane a lungo fuori causa, anche per via del tipo di malattia, ma, come hanno evidenziato i periti, si è ripreso rapidamente e nel luglio 1995 riprendono, anche se a ritmo più blando, gli interrogatori da parte del Dr. SALVINI.

 

 

 

 

 

5.17.1 - Ripresa dei rapporti con DIGILIO dopo l’ictus

21.7.95

Primo interrogatorio da parte del GI di MI dopo l’ictus del 10.5.95. Conferma tutti i verbali resi in precedenza davanti al ROS.

Si dice che prima dell’ictus ha fornito alcune dichiarazioni.

 

24.11.95

Colloquio con DIGILIO presso il luogo di cura. Riferisce diverse cose.

4.12.95

Dice diverse cose, ma si da atto di molte lacune ed interrogativi.

 

 

10-11.4.1996 colloquio ad Arco.

Il giorno 10 sosteneva di non conoscere la persona ritratta nella foto di Carret. Il giorno successivo, fattogli notare che lo stesso era stato riconosciuto da due persone, affermava che assomigliava moltissimo e poteva essere anche lui. Parla di numerose cose, anche nuove, e in particolare della cena prima della strage non dandosi presente, ma poi si da atto che si rifiutava di dire alcunchè e che vi era una sorta di “blocco”.

Quanto dichiarato da DIGILIO non è utilizzabile. Rimangono comunque le dichiarazioni del Col. GIRAUDO secondo cui la foto di CARRET gli era stata mostrata nei due giorni sopra indicati, con esiti divergenti.

 

 

Il 15.4.96 DIGILIO, alias Mario ROSSI, come si è già riferito,telefona ad EMIRENI e sostiene che il magistrato di Milano (SALVINI), dopo averlo spremuto, ha intenzione di scaricarlo e che di tale situazione sarebbe responsabile GIRAUDO. Manifesta la speranza di essere nuovamente gestito dalla Polizia di Venezia e chiede un incontro con lui, fornendo il suo nuovo nome di copertura, PALMA Diego, e il suo attuale domicilio.

 

 

Il 16.4.96, proprio a seguito della relazione di EMIRENI, la D.ssa PRADELLA si reca ad Arco per interrogatore DIGILIO.

 

 

Si riporta il relativo verbale:

 

 

 

 

 

5.17.2 - L’interrogatorio di DIGILIO del 16.4.96

16.04.96, alle ore 16.30 P.M. MI dr. Grazia Pradella (c’è trascriz.)

L’Ufficio da atto che è altresì presente l’avvocato di fiducia Giorgio BARBESTI dei Foro di Crema, regolarmente citato.

Il Pubblico Ministero informa l’indagato di reato connesso che l'Ufficio sta procedendo per i fatti concernenti la strage di Piazza Fontana ed eventi collegati e che può avvalersi della facoltà di non rispondere.

L’Ufficio preliminarmente da atto di aver acquisito la relazione di servizio redatta in data 15.4.1996 dall’Ispettore EMIRENI dalla quale si evince che il presente esame è stato espressamente richiesto dal sig. Carlo DIGILIO che ha preso contatto telefonico con l'Isp. EMIRENI, rappresentando le sue difficoltà di rapporti con un non meglio identificato Giudice di Milano "e quel tale Capitano Massimo”.

 

L’Ufficio chiede le ragioni dei contatto con l'Isp. EMIRENI ed il sig. DIGILIO risponde:" Sono legato da profonda stima con l’ispettore EMIRENI e volevo avere un contatto attraverso di lui con la Procura di Milano e quella di Venezia. Chiedo scusa per il comportamento da me tenuto nel corso dell’ultimo interrogatorio innanzi a lei e sono a sua completa disposizione.

Ho chiamato l’Ispettore EMIRENI, perché era molto tempo che non sentivo più elementi della Digos di Venezia e volevo ristabilire un rapporto con la Digos di Venezia. E stata una mia idea. Spero di non aver creato problemi con questa mia iniziativa.

 

ADR: Non ho motivo di non sentirmi tutelato da chi attualmente mi protegge; avevo soltanto bisogno di un consiglio e quindi mi sono rivolto ad EMIRENI, verso il quale nutro profonda stima.

UFFICIO:  Il Pubblico Ministero sospende la verbalizzazione e la contestuale registrazione per circa 15 minuti per permettere al Sig DIGILIO di bere dell'acqua, date le sue condizioni di salute.

Alle ore 17,00 viene ripresa la verbalizzazione e la registrazione.

 

Il sig. DIGILIO dichiara: "Negli ultimi tempi ho temuto di perdere i benefici acquisiti in questi ultimi anni perché sono stato sottoposto a continue pressioni da parte del Cap. GIRAUDO che mi ha più volte paventato la possibilità che, per iniziativa della Procura di Milano avrei potuto perdere i benefici ottenuti. Ho telefonato all'isp. EMIRENI per aver informazioni su ciò e sapere se era possibile “rientrare sotto la protezione” della Digos di Venezia. Le mie condizioni di salute sono molto precarie.

ADR: Ho avuto l’ultimo contatto con il Cap. GIRAUDO circa due mesi fa. Forse un mese. Non posso essere più preciso.

ADR: Ribadisco che mi sono rivolto all’Isp. EMIRENI per avere un "ponte" con la Procura di Milano. Mi rendo conto che per avere un contatto con la Procura non era necessario contattare l’Isp. EMIRENI ma è stato un gesto istintivo.

ADR: Sono a completa disposizione, voglio collaborare. Non penso di dover aggiungere grossi elementi di novità rispetto alle mie precedenti dichiarazioni sono però a disposizione per colmare eventuali lacune presenti nelle mie precedenti dichiarazioni. Forse è stata una scorrettezza telefonare all’Ispettore EMIRENI ma ho agito d’istinto.

 

 

Il P.M dà lettura della relazione di servizio redatta dall’ Isp. EMIRENI e relativa al contatto telefonico tra quest'ultimo e il Sig. Carlo DIGILIO. Il Sig DIGILIO dichiara che il contenuto della relazione corrisponde a verità e ribadisce di attraversare un momento di debolezza e insicurezza per il proprio futuro.

 

ADR: Non sono a conoscenza dei meccanismi di legge e non so quale autorità può effettivamente revocare il programma di protezione al quale sono sottoposto. Ho però saputo dal Cap. GIRAUDO che la Procura di Milano, e in particolar modo la Dott.ssa Pradella, può revocare il mio programma di protezione.

 

 

UFFICIO:  Ad ore 17,10 il P.M su richiesta del sig. DIGILIO, interrompe momentaneamente l'esame e chiede l’intervento dei medico curante onde stabilire le attuali e precise condizioni fisiche dei Sig. DIGILIO.

Alle ore 17,30 riprende la registrazione Il Pm da atto di aver personalmente contattato il dott. RAVAGNAN, innanzi ad Uff. di PG, il quale ha dichiarato che il Sig. DIGILIO può continuare ad essere sottoposto all'interrogatorio, rilasciando dichiarazione scritta.

 

ADR: Quanto scritto nella relazione dell’Isp. EMIRENI corrisponde a verità e ribadisco che la mia richiesta è dovuta alle continue visite del Cap. GIRAUDO, che con insistenza mi ha fatto pressioni sostenendo la lacunosità delle mie dichiarazioni rilasciate in precedenza. Ricordo ora che l'ultima visita del Cap. GIRAUDO risale a circa una settimana fa e non, come erroneamente dichiarato in precedenza, ad un mese fa. Durante quest’ultima visita il Cap. GIRAUDO ha più volte insistito sulla lacunosità delle mie precedenti dichiarazioni prospettando la possibilità che io venissi abbandonato a me stesso, perdendo il programma di protezione.

ADR: Ho visto una sola volta Roberto RAHO, in Venezuela, in compagnia di BATTISTON. Non l'ho mai visto in Italia.

ADR: Conosco Giuseppina GOBBI Gestiva una trattoria. Non ho mai nascosto, all'interno della trattoria gestita dalla GOBBI armi o esplosivi.

ADR: In passato ho avuto la disponibilità sia di armi che di esplosivi. Erano residuati bellici. Non ho mai avuto la disponibilità diretta di gelignite, anche se in passato ho visto tale esplosivo. Mi richiamo sul punto a quanto già dichiarato al GI dott. SALVINI..

 

 

UFFICIO:  Il PM alle ore 17, 45 pone termine all'atto d’indagine, non considerando più utile la prosecuzione dell'atto stesso. Il P.M. dà atto che la menzionata relazione di servizio dell’Ispettore EMIRENI e la dichiarazione scritta del medico curante del sig. DIGILIO, dott. RAVAGNAN, vengono allegate al presente verbale e ne costituiscono parte integrante. Da altresì atto che la cassetta utilizzata per la riproduzione fonica dell’atto verrà sigillata e custodita in plico sigillato dal qui presente Isp. Capo Alessandro PERONI.

Verbale chiuso e riletto ad ore 18, 10.

 

 

 

 

 

5.18 - LE DICHIARAZIONI DI DIGILIO SULLA TELEFONATA AD EMIRENI, RESE IN INCIDENTE PROBATORIO

27.02.02 (udienza 35) – Avv. FRANCHINI (per ZORZI)

Omissis

DOMANDA - Va bene, abbiamo capito. Signor Digilio, dopo questo colloquio (n. PMBS: quello del 2.2.1995 con MAGGI) , quando è che lei passa dalla gestione Digos alla gestione R.O.S., cioè, Carabinieri? Se lo ricorda, pressappoco?

RISPOSTA - Sì, un giorno è arrivato un ordine firmato da Salvini alla Caserma di Santa Chiara, che mi spostava con tutte le mie cose alla Caserma dei R.O.S. di Roma.

DOMANDA - Questo è avvenuto prima che lei avesse l'ictus o dopo che lei fosse colpito dall'ictus? Così vediamo di creare un riferimento temporale.

RISPOSTA - Questo avvenne prima che io ricevessi l'ictus, perché l'ictus lo ritengo proprio la causa dello stress e delle delusioni che ho ricevuto in quei giorni.

DOMANDA - Come mai è avvenuto questo cambio di gestione dalla Digos ai Carabinieri, se lei lo sa?

RISPOSTA - No, lo deve chiedere al Dottor Salvini.

DOMANDA - Quindi, non lo sa?

RISPOSTA - No, non lo so.

DOMANDA - Lei stava dicendo che c'è stato questo cambio di gestione, lei si è trovato bene nella nuova gestione?

RISPOSTA - Non molto.

DOMANDA - Come mai?

RISPOSTA - Ho trovato molte difficoltà ad abituarmi. In particolare, quando ero a Santa Chiara, almeno mi visitavano due volte al giorno.

DOMANDA - Chi?

RISPOSTA - Io mi lamento del fatto perché, se fossi rimasto a Santa Chiara, io sarei stato esaminato prima dell'ictus e avrebbero riscontrato che ero in uno stato di stress tale che avevo bisogno di cure.

DOMANDA - Da quando lei passa in gestione dei Carabinieri, il Capitano Giraudo lei lo vedeva spesso, era lui che la seguiva, diciamo così?

RISPOSTA - Che io ricordi, l'ho visto qualche volta. Quello che mi ha particolarmente fatto incattivire è di essermi accorto che gli uomini del Dottor Giraudo facevano di tutto per portarmi fuori e farmi bere e un giorno colsi un discorso tra Giraudo e i suoi uomini in cui, praticamente, gli diceva: "Fatelo bere, così vedrete che parlerà". Questa è un'infamia, un'infamia di cui il Dottor Giraudo mi dovrà rendere conto di persona.

DOMANDA - Questa cosa non l'aveva mai raccontata, Digilio, è nuova. Signor Digilio, lei si ricorda se, durante la gestione da parte dei R.O.S., mentre lei era in una clinica, ebbe a fare una telefonata alla Digos di Venezia?

RISPOSTA - Sì. Dunque, un giorno, approfittando che avevo il telefono a disposizione, siccome siamo esseri umani, io ricordavo il Maresciallo Emireni che era stato a suo tempo molto buono con me, avevo voglia di sentire la sua voce e avevo voglia di parlare con lui, pertanto chiamai la Questura di Venezia, di là, invece, nacque un pandemonio.

DOMANDA - Cosa disse al Maresciallo Emireni in questa telefonata?

RISPOSTA - Il Maresciallo mi disse che non poteva venirmi a trovare e che non poteva parlare con me, doveva parlare col suo superiore e non l'ho più visto.

DOMANDA - Io non le ho chiesto quello che le ha detto Emireni, le ho chiesto quello che lei ha detto a Emireni, perché, se è lei che gli telefona, gli avrà detto qualcosa, immagino.

RISPOSTA - Non me l'hanno passato, non sono riuscito a parlare con lui.

 

DOMANDE DEL G.I.P.

DOMANDA - Ma se ci ha appena detto che Emireni le disse che non poteva venire a trovarla perché avrebbe dovuto mettersi in contatto col suo superiore? Ce l'ha detto trenta secondi fa.

RISPOSTA - Insomma, guardi, le cose sono tutte registrate lì.

DOMANDA - Torniamo un momento indietro: quando lei lo chiamò, lo chiamò perché desiderava fare due chiacchiere, visto che era una persona che le stava simpatica, perché desiderava, non so, che la venisse a trovare in ospedale, o perché aveva intenzione di dirgli qualche cosa di preciso attinente a qualche episodio, attinente alle indagini, al suo rapporto di collaborazione?

RISPOSTA - Senta, signor Giudice, io comincio a essere stanco.

DOMANDA - Risponda lo stesso alla domanda che le ho fatto. Gliel'ho fatta, mi pare, in termini abbastanza chiari e abbastanza semplici, mi dica quale fu il motivo della telefonata che lei fece a Emireni?

RISPOSTA - La mia telefonata rimbalzò negli uffici della Questura e l'Emireni disse quello che ho detto prima, che non poteva parlare se non parlava con D'Acquino, praticamente. Mi disse di avere pazienza, però, invece di venire con D'Acquino, venne con una Giudice, non mi ricordo più come si chiamasse costei.

 

RIPRENDE IL CONTROESAME DELL'AVVOCATO DIFENSORE - FRANCHINI

DOMANDA - Pradella.

RISPOSTA - Pradella, sì. Mi fece una inquisizione terribile questa donna.

DOMANDA - Signor Digilio, lei sa che su questa telefonata il Maresciallo Emireni ha fatto una relazione di servizio?

RISPOSTA - Credo di sì.

DOMANDA - Lei ricorda se al Maresciallo Emireni e, poi, alla Dottoressa Pradella, il giorno successivo, parlò di continue pressioni a cui era sottoposto dal Capitano Giraudo?

RISPOSTA - Non ricordo al momento.

DOMANDA - Allora, le sollecito io la memoria - interrogatorio 16 Aprile 1996 (16.04.96) alla Dottoressa Pradella: "Negli ultimi tempi ho temuto di perdere i benefici acquisiti in questi ultimi anni, perché sono stato sottoposto a continue pressioni da parte del Capitano Giraudo, che mi ha più volte paventato la possibilità che per iniziativa della Procura di Milano avrei potuto perdere i benefici ottenuti. Ho telefonato all'Ispettore Emireni per avere informazioni e per sapere se era possibile rientrare sotto la protezione della Digos di Venezia". Queste sono sue parole, signor Digilio, c'è anche la registrazione di questo interrogatorio.

omissis

DOMANDA - Signor Digilio, l'Avvocato le ha letto un pezzo del verbale di un suo interrogatorio in cui lei dice con chiarezza qual era il problema Giraudo, Digos, Dottoressa Pradella. Le cose sono andate nei termini in cui le ha contestato l'Avvocato o diversamente?

RISPOSTA - (Tossisce ripetutamente). Abbia pazienza.

DOMANDA - Certo.

 

INTERVENTO DELL'AVVOCATO DIFENSORE - FRANCHINI: Posso anche continuare la prossima volta. Non è che sia finita qui, signor Giudice, perché tanto questo argomento non lo lascio. Lui può stare male, a me dispiace, ma quell'argomento va sviluppato integralmente, anche perché, secondo la mia contestazione, ha una certa rilevanza.

 

DOMANDE DEL G.I.P.

DOMANDA - Dica!

RISPOSTA - Senta, signor Giudice, io non ricordo esattamente i termini di queste questioni, comunque desidererei parlarne in un momento in cui non ho la tosse e che posso respirare. Fatemi il favore, sennò non so come difendermi.

 

INTERVENTO DEL G.I.P.: Lei, Avvocato Franchini, riprende il suo controesame e, quindi, questo argomento quando?

INTERVENTO DELL'AVVOCATO DIFENSORE - FRANCHINI: Il 18.

INTERVENTO DEL G.I.P.: Non la possiamo comunque chiudere stamattina la vicenda?

INTERVENTO DELL'AVVOCATO DIFENSORE - FRANCHINI: No.

INTERVENTO DEL G.I.P.: Perché finire stamattina lasciando in sospeso questa cosa e riprenderla.

INTERVENTO DELL'AVVOCATO DIFENSORE - FRANCHINI: Io capisco, ma se non si sente di rispondere e si sente poco bene.

INTERVENTO DEL G.I.P.: Se il problema è solo di questa domanda, possiamo finire stamattina.

INTERVENTO DELL'AVVOCATO DIFENSORE - FRANCHINI: No, signor Giudice, il problema è che io devo fargli una serie di contestazioni, perché lui ha detto delle cose molto gravi. Che siano vere o che non siano vere, è un altro discorso, però ha detto delle cose molto gravi, che è bene che risultino nel processo di Brescia, perché c'è un senso anche per il discorso della strage di Piazza della Loggia. E' per quello che sto facendo tutte queste domande.

DOMANDE DEL G.I.P.

DOMANDA - Signor Digilio, la saluto. La prossima volta riprenderà il controesame un altro Difensore e di questo argomento ne riparleremo una delle prossime udienze in cui interviene nuovamente l'Avvocato Franchini. Mi dispiace che andiamo così a spizzichi e a salti, però, d'altronde, qua ci sono diversi problemi. La saluto e ci vediamo lunedì.

RISPOSTA - Va bene.

DOMANDA - Arrivederla, grazie.

RISPOSTA - Buongiorno.

 

 

 

 

 

5.18.1 - 13.03.02 (udienza 38) – Avv.FRANCHINI (per ZORZI) – sempre sulla telefonata ad Emireni

Il controesame del teste DIGILIO CARLO viene svolto in videoconferenza.

CONTROESAME DELL'AVVOCATO - FRANCHINI

DOMANDA - Buongiorno, signor Digilio.

RISPOSTA - Buongiorno.

DOMANDA - Io sono l'Avvocato Franchini e vorrei riprendere un argomento che avevamo lasciato, credo, quindici giorni fa. Le faccio un breve riassuntino. Avevamo parlato del suo percorso carcerario, da quando è arrivato da Santo Domingo. Avevamo poi parlato dell'inizio della sua collaborazione, quando lei era in gestione presso la Digos di Venezia. Avevamo poi parlato del cambio di gestione, quando lei passò dalla Digos di Venezia al R.O.S. dei Carabinieri ed eravamo arrivati all'Aprile 1995. Stavamo parlando di una telefonata che lei fece all'Ispettore Emiremi, mentre era ad Arco di Trento, in una clinica, si ricorda? Poi, lei è stato poco bene, ha avuto la tosse e non abbiamo più potuto continuare questo argomento, che oggi vorrei riprendere. Si ricorda?

RISPOSTA - Mi dica.

DOMANDA - Vuole parlarci di questa telefonata all'Ispettore Emiremi, perché qui ci eravamo interrotti? Come mai lei telefonò all'Ispettore Emiremi?

RISPOSTA - Chiesi all'Ispettore Emiremi per sapere se c'era la possibilità di tornare in gestione alla Digos, perché mi ero trovato bene con loro.

DOMANDA - Come mai voleva cambiare questa gestione?

RISPOSTA - Volevo tornare com'ero prima, perché prima mi sentivo meglio.

DOMANDA - Lei cosa disse sostanzialmente all'Ispettore Emiremi in questa telefonata?

RISPOSTA - Io chiesi che cosa facevano per potermi recuperare e se la cosa era possibile, secondo il suo punto di vista. Io, infatti, non mi trovavo molto bene.

DOMANDA - Come mai?

RISPOSTA - E' che adesso è passato molto tempo, ma so che poi mi è venuta una tale... Insomma, il sistema di vita non mi confaceva e, a un certo punto, io non mi sentivo più tanto bene.

DOMANDA - Lei all'Ispettore Emiremi parlò di pressioni che subiva dal Capitano Giraudo?

RISPOSTA - Credo di sì, al momento non ricordo.

DOMANDA - Glielo ricordo io. (seconda lettura del medesimo passo!) Il 16 Aprile 1996 (16.04.96) e, cioè, il giorno dopo la telefonata, venne ad interrogarla il Pubblico Ministero di Milano, perché Emiremi fece una relazione di servizio su questa sua telefonata, e lei si è espresso così: "Negli ultimi tempi sono stato sottoposto a continue pressioni, in particolare nelle visite di un tal Capitano "Lee", sto leggendo la versione registrata integrale, signor Giudice, "Mi paventava che lei avrebbe potuto togliermi tutti i benefici che io ho acquisito in questi anni di collaborazione. Mi sono spaventato, mi sono sentito solo e ho detto: <<Vediamo un po' se è possibile creare un ponte tra Venezia e Milano>>. Se mi togliete di qua, io mi morirò, perché la mia salute è malferma. Io ho bisogno di essere curato e non posso più ritornare in prigione, per me sarebbe la morte". Si ricorda di aver fatto questi discorsi?

RISPOSTA - Certamente.

DOMANDA - Che pressioni le faceva? La parola "pressioni" non la sto usando io, l'ha usata lei in questo verbale, che pressioni le faceva il Capitano Giraudo di che genere?

RISPOSTA - Il Capitano Giraudo voleva sapere tutti nomi della rete informativa americana e questo senza darmi, come sarebbe stato logico, lì, su due piedi, una contropartita o, per lo meno, di assicurarmi una contropartita.

DOMANDA - Contropartita di che genere?

RISPOSTA - Facciamo un esempio: io ti dico: "Chi è che comanda tutta la rete che avete nell'Alto Veneto? Chi sono le persone importanti?" - "Si tratta di notizie, benissimo! Io ho degli anni da fare, mi puoi aiutare per quanto riguarda questi anni da fare?". Ci sono tante maniere per aiutare una persona, specialmente una persona nelle condizioni in cui mi trovavo io.

DOMANDA - Quando avvenivano queste pressioni, lei non aveva fatto nomi dei referenti della rete americana ancora?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Vede Digilio, c'è un piccolo problema: il 7 Marzo 1995 (07.03.95), il 30 Marzo 1995 (30.03.95), lei, in due lunghi interrogatori, aveva interamente delineato i componenti della cosiddetta "rete americana". Parlo, tanto per capirci, di Minetto, di Bandoli, di Soffiati. Aveva fatto anche i nomi dei referenti americani, sia David Carret sia Terry Richards. Quindi, era, diciamo così, una merce che non aveva più da scambiare, perché li aveva già fatti questi nomi. Allora, che cos'è che voleva il Capitano Giraudo? Perché c'erano queste pressioni, visto che non è certamente questa la ragione?

RISPOSTA - Chiaramente, voleva altri nominativi.

DOMANDA - Altri rispetto a quelli che lei aveva già fatto?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Ce n'erano altri?

RISPOSTA - No, non ve ne erano altri, quindi non avevo altri nomi da poter buttare sul piatto della bilancia e contrattare qualcosa.

DOMANDA - Le richieste che le provenivano dal Capitano Giraudo erano relative solo alla rete americana o le chiedeva anche altre informazioni?

RISPOSTA - Le informazioni erano molto estese, in quanto la rete americana intendeva praticamente riuscire a prendere in pugno tutte le organizzazioni di destra, di sinistra, di fine guerra in Italia, in particolare tutti i capi, Valerio Borghese.

DOMANDA - Forse, la mia domanda non è stata chiara.

RISPOSTA - Va bene, allora me la chiarisca.

DOMANDA - Queste che lei definisce "interrogazioni suppletive" nel suo interrogatorio riguardavano solo la rete americana o anche altri temi che lei aveva trattato e che il Capitano riteneva insufficienti?

RISPOSTA - Bisognerebbe parlare con questo Capitano Giraudo per avere un chiarimento basilare.

DOMANDA - Signor Digilio, bisognerebbe che rispondesse lei, nel senso il Capitano Giraudo insisteva o riteneva che lei non avesse detto a sufficienza solo in relazione alla rete americana o anche in relazione ad altri fatti che lei aveva riferito?

RISPOSTA - Il Capitano Giraudo mi ha dato l'impressione di non essere soddisfatto della descrizione da me data sulla rete americana.

DOMANDA - Signor Digilio, lei, a questo punto, aveva già parlato, aveva già riferito dell'incontro in Via Stella con Soffiati, dove vide la valigetta contenente candelotti di gelignite che Soffiati era andato a prendere a Mestre, secondo quello che lei dice che le ha raccontato?

RISPOSTA - Non capisco, vuol ripetermi la domanda, per favore?

INTERVENTO DEL G.I.P.: Lei sta facendo riferimento a questo interrogatorio con il Pubblico Ministero, Dottoressa Pradella, cioè, se prima di parlare con la Dottoressa Pradella aveva già parlato^

 

INTERVENTO DELL'AVVOCATO DIFENSORE - FRANCHINI: Quando lui fa la telefonata a Emiremi, è il 15 Aprile del 1995, il 16 c'è l'interrogatorio con la Dottoressa Pradella. Lui riferisce di queste pressioni, io voglio sapere se a quel momento aveva già riferito.

 

DOMANDE DEL G.I.P.

DOMANDA - Ha capito la domanda, Digilio?

RISPOSTA - No, signor Giudice.

DOMANDA - Partiamo dal momento in cui lei fece questa telefonata a Emiremi e rese un interrogatorio alla Dottoressa Pradella, tutti questi due episodi si sono verificati a metà dell'Aprile del 1995. Lei si ricorda se, prima di quella data, aveva già parlato dell'incontro con Soffiati in Via Stella dell'esame da parte sua della valigetta con i candelotti di gelignite proveniente da Mestre e via dicendo?

RISPOSTA - Se ne aveva parlato con chi?

RISPOSTA - Se ne aveva parlato con il Capitano Giraudo o con chiunque?

RISPOSTA - No, non ne avevo parlato con il Capitano Giraudo né con altre persone, per quello che io ricordo.

 

RIPRENDE IL CONTROESAME DELL'AVVOCATO DIFENSORE - FRANCHINI

DOMANDA - Si ricorda quando ne ha parlato per la prima volta?

RISPOSTA - Diciamo un lasso di tempo dopo.

DOMANDA - Lei ne ha parlato per la prima volta dieci giorni dopo questo episodio, c'è il verbale. La prima volta ne accenna a Salvini in un interrogatorio che è di pochissimi giorni successivo.

 

INTERVENTO DEL PUBBLICO MINISTERO - DOTTOR PIANTONI: E' il 4 Maggio.

 

RIPRENDE IL CONTROESAME DELL'AVVOCATO DIFENSORE - FRANCHINI

DOMANDA - Allora, mi sono sbagliato io. Pubblico Ministero, lei è qui apposta e, se io faccio un errore, lei, vede, diligentemente, me lo ha fatto rilevare, come io farò con lei. Quindi, non vedo che ci siano problemi. Lei aveva già parlato dell'episodio di Canal Salso? Signor Digilio, mi ha sentito?

RISPOSTA - Mi dica.

DOMANDA - Lei, quando è successo, chiamiamolo, questo incidente Emiremi, aveva già parlato dell'episodio di Canal Salso?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Signor Digilio, lei ha riferito di uno scontro violento con il Capitano Giraudo. Le cito il passo, è l'udienza del 22 Giugno 2000 (22.06.00), dibattimento Milano: "Stavo dicendo che, secondo me, sono stato passato dalla Digos ai Carabinieri su pressioni fatte dall'allora Capitano dei Carabinieri Massimo Giraudo, il quale, ogni volta che io facevo una deposizione, trovava sempre che non andava bene. Un giorno abbiamo avuto anche l'occasione di scambiarci dei punti di vista piuttosto violenti". Ci vuole raccontare di questo scontro che lei definisce "piuttosto violento", verbalmente, naturalmente? In cosa consisteva il contrasto, perché si arrivò a uno scontro violento?

RISPOSTA - Guardi, quando una persona non ti è veramente amica, non ti crede, eccetera, nascono queste cose.

DOMANDA - Su cos'è che non le credeva il Capitano Giraudo?

RISPOSTA - La prima cosa era che, secondo lui, io avrei dovuto sapere molte cose di più. Non era mai soddisfatto.

DOMANDA - Mi vuole dire qualche cosa di più specifico, per piacere? Su cos'è che non le credeva?

RISPOSTA - Parlo dei miei verbali.

 

DOMANDE DEL G.I.P.

DOMANDA - Il Difensore vuole sapere se c'era un argomento o un tema specifico fra quelli su cui lei era interrogato in relazione al quale il Capitano Giraudo riteneva che lei non dicesse tutto quanto sapeva.

RISPOSTA - Dunque, per farla breve, il Capitano Giraudo mi attribuiva, su certi argomenti, delle responsabilità che io non avevo.

 

RIPRENDE IL CONTROESAME DELL'AVVOCATO DIFENSORE - FRANCHINI

DOMANDA - Quali argomenti?

RISPOSTA - La cosa mi imbestialiva.

DOMANDA - Quali argomenti?

RISPOSTA - Ecco, ad esempio, il fatto di sapere chi diede la macchina a Delfo Zorzi, chi depositò le bombe alla Banca dell'Agricoltura, chi le depositò alla Banca Nazionale del Lavoro, quali a Milano, quali a Roma, e quando feci dei distinguo, secondo lui. Guardi, io non vorrei che la cosa andasse troppo per le lunghe. Giudice, io già vorrei porre un limite a questo discorso, perché sta andando troppo per le lunghe.

 

DOMANDE DEL G.I.P.

DOMANDA - Digilio, lei non è nelle condizioni di scegliere gli argomenti sui quali vuole essere interrogato. L'Avvocato Franchini ha tutto il diritto di approfondire questo problema, per cui, quando lei starà troppo male, come abbiamo sempre fatto, interrompiamo l'udienza, però, per favore, adesso va avanti a rispondere. L'Avvocato Franchini si impegna a fare delle domande sintetiche.

 

RIPRENDE IL CONTROESAME DELL'AVVOCATO DIFENSORE - FRANCHINI

DOMANDA - Io faccio sempre delle domande sintetiche, anche perché, francamente, questa estensione dell'incidente probatorio non credo che dipenda dalla Difesa. Signor Digilio, mi faccia capire, in che senso questo coinvolgeva delle sue responsabilità?

 

DOMANDE DEL G.I.P.

DOMANDA - L'Avvocato Franchini vuole sapere questo: se il motivo per cui lei era risentito con Giraudo era semplicemente che il Capitano Giraudo riteneva che lei non dicesse qualcosa di cui era a conoscenza in relazione a questi fatti oppure perché il Capitano Giraudo riteneva che lei vi fosse coinvolto. Quindi, lei era arrabbiato con il Capitano Giraudo perché?

RISPOSTA - Sinceramente, da quello che ricordo adesso, era per tutti e due i motivi cui lei ha accennato.

 

RIPRENDE IL CONTROESAME DELL'AVVOCATO DIFENSORE - FRANCHINI

DOMANDA - Lei, sempre nell'interrogatorio alla Dottoressa Pradella del 16 Aprile 1996 (16.04.96) - e qui, veda, non ho sbagliato io, avete sbagliato voi, tanto per la precisione, siccome sono stato anche ripreso, io di solito le carte le studio abbastanza - è proprio dieci giorni dopo la prima volta, il 4 Maggio, è l'episodio Emiremi è del 15 Aprile 1996, quindi dopo ne riparliamo, dicevo, lei, sempre in questo interrogatorio alla Dottoressa Pradella, dice letteralmente: "il quale viene a farmi delle interrogazioni suppletive ai verbali che io rilascio". Queste interrogazioni suppletive venivano verbalizzate o no?

RISPOSTA - Certamente.

DOMANDA - Questo riferimento è il 16 Aprile 1996, nella versione registrata.

 

INTERVENTO DEL PUBBLICO MINISTERO: E' depositata questa trascrizione?

INTERVENTO DELL'AVVOCATO DIFENSORE - FRANCHINI: Sì, abbiamo controllato nell'elenco.

 

DOMANDE DEL G.I.P.

DOMANDA - Digilio, quando lei ha parlato con la Dottoressa Pradella, col Pubblico Ministero di Milano, ha fatto riferimento a delle interrogazioni suppletive che effettuava il Capitano Giraudo. Vuole sapere l'Avvocato se queste che lei chiama "interrogazioni suppletive" venivano verbalizzate.

RISPOSTA - Io ritengo di sì.

DOMANDA - Lei ha mai firmato qualche cosa, in altre parole? Quando la sentiva il Capitano Giraudo, redigeva un verbale che lei firmava?

RISPOSTA - Certamente, signor Giudice.

 

 

 

 

 

5.19 - L’INTERROGATORIO DAVANTI AL G.I. SALVINI DEL

19.4.1996

UFFICIO:  Esaminiamo, a questo punto, il verbale del 19.4.1996, nell’ambito del quale, secondo la difesa ZORZI , DIGILIO avrebbe riferito circostanze nuove, frutto proprio di queste presunte pressioni da parte del Capitano GIRAUDO.

 

19.04.96, alle ore 16.45 G.I. MI dr. Guido Salvini (c’è trascriz.)

Interrogato sui fatti di cui al proc. pen. 2/92F, dichiara:

Si dà atto che, in osservanza delle vigenti disposizioni di legge, l'interrogatorio viene registrato con idonea apparecchiatura fornita dall'Ufficio. L'Ufficio chiede a DIGILIO ulteriori precisazioni sui seguenti argomenti.

 

DAVID CARRET

L'Ufficio mostra a DIGILIO un album contenente una serie di fotografie comunicandogli che si tratta di fotografie prodotte da Dario PERSICcamionista e amico di Marcello SOFFIATI.

Digilio dichiara: Si tratta di fotografie appunto del gruppo di persone che frequentavo e noto una fotografia di quattro persone ad un tavolo, in una casa, in cui compaiono Dario il camionista, sua moglie vicino a lui, un donna moglie di un altro americano poi David CARRETCARRET quello che compare nel fotogramma ingrandito n.12, dove lo si vede chiaramente. Prendo visione anche della fotografia originale a colori e confermo i quattro riconoscimenti. Mi sembra, in ragione della stanza e dei mobili che si vedono, che la casa possa essere quella di Dario a Verona, in cui sono stato una volta per assistere ad una partita di calcio. Del resto la casa era proprio vicina allo stadio di Verona. Dario aveva una casa a Colognola e una a Verona e mi sono ricordato ora di essere stato anche in quest'ultima.

ROSSI BENITO

Questo nome che l'Ufficio mi fa corrisponde nel mio ricordo ad una persona vicina a Marcello SOFFIATI, che ho visto a Colognola e che credo fosse della zona di Bolzano. Non ne ricordo con precisione le fattezze fisiche, ma mi sembra comunque che fosse una persona un po' più giovane di Marcello. Faceva parte di quella rete operante in Trentino Alto Adige e controllata da MINETTO, il quale inviava sul posto appunto Marcello SOFFIATI per le attività informative e di verifica degli avvenimenti sul territorio.

Nell'ambiente si sapeva che in Trentino SOFFIATI aveva commesso attentati dimostrativi contro edifici pubblici al fine di creare confusione e ciò su disposizione e direttive di MAGGI.

Del resto Marcello SOFFIATI, seppur non molto prestante sul piano fisico, era sempre stato un elemento decisamente operativo.

 

RAPPORTI MINETTO - MAGGI

I rapporti fra MINETTO e MAGGI erano molto stretti e caratterizzati dalla dipendenza di MAGGI, il quale si era reso disponibile a rispettare certe direttive.

Mi spiego meglio: quando, nel 1963, vi fu la direttiva del Generale WESTMORELAND di fermare ad ogni costo il comunismo, soprattutto in Italia, e fra l'altro poco tempo dopo furono formate le LEGIONI di cui ho già parlato, la scelta strategica fu quella di contattare e avvicinare ad opera della rete informativa americana tutti gli elementi di destra che fossero in qualche modo disponibili a questa lotta e coordinarli.

Persone come il dr. MAGGI, quindi, pur non entrando certo a far parte direttamente della struttura americana, ne costituivano la connessione con l'ambiente esterno. La direttiva era di non tralasciare di informare gli americani di qualsiasi situazione, come movimenti di armi ed esplosivi o attentati, che in qualsiasi modo avesse rilevanza. Un esempio di ciò è l'episodio, di cui ho detto ampiamente, relativo al trasporto di armi a Cipro in occasione del quale il prof. LINO FRANCO fu invitato a non prendere più iniziative autonome.

Tale attività di controllo era svolta personalmente da MINETTO che era un personaggio di alto livello sul piano organizzativo.

MINETTO e MAGGI si incontravano molto spesso sia a Colognola ai Colli, in trattoria o a casa di Bruno SOFFIATI, sia a Verona, nell'appartamento di Marcello in Via Stella 13, sia a Venezia. Ricordo, ad esempio, che una volta dalla sponda di un canale vidi per caso un'imbarcazione con a bordo il MINETTO che mi disse stava andando a trovare il dr. MAGGI.

Del resto MINETTO aveva abbastanza frequentemente l'occasione di recarsi a Venezia sfruttando la sua attività di riparatore di frigoriferi che era una buona copertura.

Io ho visto MAGGI e MINETTO insieme almeno una decina di volte, qualche volta mangiavano anche in una pizzeria di Via Mazzini, a Verona, non molto distante da Via Stella.

A questo punto intendo spontaneamente riferire una circostanza che mi sembra di una certa importanza.

Circa dieci giorni prima della strage di Brescia in Piazza della Loggia, eravamo a tavola, presso la trattoria di Colognola, Bruno e Marcello SOFFIATI, io, MINETTO e il dr. MAGGI.

A un certo punto MAGGI, per dovere di informazione in base alle direttive di cui ho appena parlato e che erano state imposte da MINETTO, disse che di lì a pochi giorni ci sarebbe stato un grosso attentato terroristico.

 

 

 

L'Ufficio segnala a DIGILIO che tale argomento, in questa sede spontaneamente riferito e verbalizzato, dovrà essere oggetto di specifici approfondimenti con l'A.G. competente non appena ve ne sarà l'opportunità.

 

Digilio: Voglio far presente che incontrarsi a cena in trattoria era stata un'invenzione e una proposta del dr. MAGGI, un sistema ipocrita di far finta di essere solo una compagnia di amici che mangiavano e scherzavano, mentre in realtà ci si poteva scambiare le informazioni. Si era deciso, infatti, che tal sistema era molto più sicuro rispetto a incontrarsi in appartamenti o addirittura in sedi politiche perché riduceva di molto il pericolo di essere controllati e pedinati e anche in caso si venisse fotografati il tutto poteva esser fatto passare per una innocente mangiata.

Vi era addirittura l'accordo di non parlare fra noi troppo a bassa voce e di tenere un atteggiamento naturale che non provocasse sospetto negli altri clienti del locale. Se proprio c'era la necessità di dirsi qualcosa di importante si fingeva di chiedere scusa ai commensali e ci allontanava brevemente.

MAGGI e MINETTO, quando ci si incontrava alla trattoria di Marcello per parlare da soli andavano fuori nel vicino campo di bocce.

CIRCOLO "IL QUADRATO"

Il circolo Il Quadrato aveva avuto sede a Venezia in quel locale al piano terreno di cui ho parlato nei precedenti interrogatori. Vi si tenevano conferenze e incontri e prendendo visione di una cartina di Venezia, posso con maggior precisione segnalare che si trovava sostanzialmente fra l'Accademia e La Fenice, per quanto ricordo vicino a Campo San Maurizio. Era situata lungo una fondamenta che linguaggio in uso a Venezia significa una strada che costeggia un piccolo canale.

In questo locale, che quello di cui ho parlato nei precedenti interrogatori, quando il circolo era ormai sciolto, dormirono BATTISTON e ZAFFONI durante la loro permanenza a Venezia. Io stesso una sera li accompagnai sino alla porta. BATTISTON aveva avuto le chiavi direttamente da MAGGI o, per conto di questi, da MONTAVOCI o da BOFFELLI che erano quelli che li accompagnavano e li scortavano durante la loro permanenza a Venezia.

Ricordo che era uno stanzone spoglio e piuttosto brutto.

 

ATTIVITA' DI MIO PADRE DURANTE LA II GUERRA MONDIALE

Prendo atto che l'Ufficio ha rinvenuto presso la Guardia di Finanza il fascicolo personale di mio padre Michelangelo, che era stato Ufficiale del Corpo appunto durante la guerra. Prendo atto che dal fascicolo risulta che mio padre aveva finto di aderire alla Repubblica Sociale Italiana in realtà operando dall'interno del Corpo in favore dei partigiani bianchi e degli americani. Ciò conferma quanto ho già dichiarato in merito all’attività di mio padre nel corso dell'interrogatorio in data 5.3.1994 e cioè che mio padre aveva iniziato attività di collaborazione che fu poi origine della mia stessa collaborazione con gli americani.

Durante la guerra era stato di stanza ad Atene e già in quel periodo aveva preso contatto con agenti Alleati, in particolare nel periodo dell'attacco tedesco all'isola di Creta. Già a quell'epoca mio padre aveva fatto in modo, tramite agenti greci, che fosse aiutato il transito senza danni dei sommergibili americani che a Creta dovevano salvare la resistenza inglese. Tornato in Italia, arrivò in n primo momento a Bolzano dove finse di aderire alla R.S.I. e poi operò a Trieste e a Venezia attivandosi in realtà per gli angloamericani e per i partigiani bianchi.

Alla fine della guerra questo suo ruolo fu riconosciuto.

Poiché l'Ufficio mi fa il nome della Brigata BIANCOTTO, posso confermare che questo è il nome della Brigata con la quale collaborava e che aveva una sede clandestina nella zona di Piazzale Roma a Venezia. Unitamente a questa Brigata partigiana, mio padre e i suoi uomini catturarono il reparto tedesco che a Venezia era di stanza alla Punta della Salute e che si era barricato presso i Magazzini Generali al momento dell'insurrezione finale.

Dopo la guerra mio padre rimase in contatto con gli americani continuando a svolgere tale attività con il nome di copertura "ERODOTO" che lui stesso si era scelto al tempo della sua permanenza in Grecia.

 

PISTOLA CHE HO PORTATO CON ME DURANTE LA LATITANZA

Preciso che l'arma che avevo portato con me quando mi resi latitante era la pistola cal.38 Smith & Wesson, che era la mia pistola personale al Poligono e che era regolarmente denunciata in relazione al mio porto d'armi. Come ho già detto, lasciai i documenti di acquisto al colonnello SPIAZZI sperando che egli potesse trovare un acquirente per farmi recuperare qualcosa.

Ciònon fu possibile e allora io la smontai pezzo per pezzo, la misi in un sacchetto e la gettai nell'Adige.

Voglio infine far presente che ho passato alcuni giorni di sconforto, anche in ragione di piccoli problemi di carattere pratico e familiare che mi hanno fatto temere di essere abbandonato.

Ho quindi telefonato a un maresciallo della Digos di Venezia che ho conosciuto quando ero a Venezia per chiedergli un consiglio in quanto si era instaurato con lui un rapporto di sincera cordialità.

Gli ho espresso le mie preoccupazioni e il timore che la protezione nei miei confronti venisse meno e che intendevo in tal modo stabilire un contatto positivo, tramite il personale della Polizia di Venezia, anche con la Procura di Milano.

Confermo comunque che mi trovo bene con l'attuale gestione e che non voglio assolutamente che sia cambiata, confermando altresì la piena fiducia nel Suo Ufficio.

L.C.S.

 

 

 

 

 

5.20 - LE DICHIARAZIONI DEL COL. GIRAUDO SULLE PRESUNTE PRESSIONI

Leggiamo alcuni passi delle dichiarazioni rese dal Col. GIRAUDO nel corso dell’udienza del 16.3.2010 quando gli sono state contestate le dichiarazioni di EMIRENI e il contenuto del verbale di DIGILIO del 16.4.1996.

 

UFFICIO:  Una prima cosa che le chiedo, al di là delle domande che ovviamente può immaginarsi. Siccome si fa riferimento, qui, da parte di Digilio a continue pressioni, vediamo un po’ cosa c’è scritto, dice: “In questi ultimi anni sono sottoposto a continue pressioni da parte del capitano Giraudo che mi ha più volte paventato eccetera”. Ecco parla di continue visite dal capitano Giraudo. Ora le chiedo questa espressione: continue visite, dobbiamo conciliarla con questi incontri, con questa tempistica che abbiamo, che le ho letto che le ho rappresentato e sulla quale lei ha risposto. Io le chiedo, siccome noi abbiamo una visita il 4 dicembre 1995 e l’ultimo colloquio prima di queste lamentele è del 11 aprile 1996, quindi cinque mesi dopo, allora per capire queste espressioni: continue visite, in bocca a Digilio, le chiedo se tra il 4 dicembre 1995 e 11 aprile, 10, 11 aprile 1996 non ci siano state altre situazioni, magari non documentate, magari rientrate in quelle visite di cortesia, non lo so, in cui da parte sua siano state esercitate ulteriori pressioni. Questo per capire le continue visite da dove deriva. Questa è la prima domanda che le pongo.

RISPOSTA (GIRAUDO) – Allora. No, le continue visite non ci sono state.

DOMANDA – Sono queste?

RISPOSTALe visite sono queste. Ovviamente non sono in grado di ricordare il numero delle volte che posso essere passato per il saluto, ma, era passare per il saluto e al Digilio e al militare che era incaricato di stare unitamente al Digilio. Quindi nulla è stato relazionato, perché, nulla è stato detto, non si sono trattati argomenti di merito come dicevamo. Le lamentale, che adesso apprendo aver fatto il Digilio come vede comunque rientrano già... Ho perso la pagina.

DOMANDA – 747.

RISPOSTA - 747. Senza ovviamente toccare argomenti di merito, come vede nell’annotazione, io scrivo: “Chiestogli perché non avesse detto prima tale circostanza”, perché esiste un quadro normativo che dice: “dici tutto e non a rate”.

DOMANDA – Vuole ricordare, qualora ne sia a conoscenza, di come è la normativa sui collaboratori, circa come debbano rendere dichiarazioni?

RISPOSTA – E’ molto facile.

DOMANDA - Visto che lei fa parte di una organizzazione?

RISPOSTA - La normativa prevede che le dichiarazioni siano esaustive e rese in un'unica soluzione, non è prevista la…, le dichiarazioni a rate non sono previste. Può esserci una rateizzazione tecnica, nel senso che ti vengono a sentire più autorità giudiziarie a distanza di tempo, su circostanze che magari non erano state fatte oggetto di determinati approfondimenti perche l’autorità giudiziaria titolare del procedimento nell’ambito del quale si è sviluppata la collaborazione non aveva neanche cognizione di alcuni aspetti. Però deve essere detto tutto e subito.

DOMANDA – Quindi lei dice queste sue iniziative, o presunte insistenze, si fondano sull’applicazione della normativa?

RISPOSTA – No, no. Ricordatigli più volte, anche alla presenza del cognato, Dedemo Marzio, i doveri e gli obblighi del collaboratore. Io quello, gli ho detto anche prima, non mi sono mai astenuto dal farlo, anche perché, ripeto, non è contesto criminale è un contesto intelligence, quindi se tu mi parli a rate, mi fai un danno enorme.

DOMANDA – Quindi diciamo, volendo dare una risposta insomma a quelle che non sono certo contestazioni mie ma sono… .?

RISPOSTA – No, no. E’ “noblesse oblige” evidentemente così come io non lo aggredivo e gli facevo osservare queste cose….

DOMANDA - Ma qui c’è una persona, ci sono diciamo, Emireni da parte sua, sia pure di de relato di Digilio, la dottoressa Pradella, che verbalizza queste dichiarazioni di Digilio, c’è un quadro in cui si parla, si dà atto di una sorta insistenza etc. Lacunosità, insistenza, la parola lacunosità la troviamo effettivamente spesso in queste relazioni, viene riportato, comunque ci dia la sua versione, la sua spiegazione?

RISPOSTA – No, no. Non metto assolutamente in dubbio quello che ha detto l’ispettore Emireni. Digilio evidentemente proprio perché, secondo me, aveva ancora capacità di intendere e di volere piena. Quindi aveva anche la capacità di tenere i rapporti, per cui tutti noi possiamo avere di fronte una persona che non gradiamo, però, “torto collo” o comunque per quei formalismi, per quelle norme e regole di buona educazione che assicurano la civile convivenza, possiamo ben guardarci dal dimostrare il nostro reale intento. Per cui io mi limitavo a fargli osservare, senza usare epiteti o altre cose o andare in escandescenze e lui evidentemente si limitava a negare e covando in cuor suo un’antipatia nei confronti del sottoscritto. Purtroppo, cioè, io avevo degli obblighi, poi tenga presente, procuratore, che c’era stato… .Questi colloqui erano delegati e a volte in forma scritta dal dottor Salvini, con il quale, le ripeto, c’era stata una conversazione molto accesa, quindi non volevo essere io, poi, vittima, cioè essere tacciato io di superficialità. Quindi per me proprio un imperativo categorico mettere bene in chiaro, che non ero io, che non approfondivo, ma era il teste che non voleva approfondire. Era il degente che non voleva approfondire. Quindi per me, anche perché c’era stato questo momento di tensione con il dottor Salvini. Quindi, era proprio un dovere verso l’autorità giudiziaria essere ben chiari. Anche perché l’autorità giudiziaria, voglio dire…. Io non ho mai detto, toglilo a loro e dammelo a me, poteva darlo alla Guardia di Finanza. Ha scelto di darlo a chi si era lamentato, quindi, ovviamente devo ritenere che mi considerasse con stima e professionalità. Quindi era proprio un mio dovere forte quello di fargli notare questi atteggiamenti.

DOMANDA – Lei ha affrontato con lui anche il problema delle conseguenze che potevano riconnettersi a una sua non completa apertura?

RISPOSTA – Sì, certo.

DOMANDA - Discorsi in tema di possibilità che venisse revocata la protezione, o cose del genere?

RISPOSTA - Io penso che sia chiaro a tutti, comunque quando inizia il rapporto con il servizio centrale di protezione, viene firmato un contratto. Un contratto che ha delle norme da osservare. Se non vengono osservate quel contratto decade, e può decadere ovviamente unilateralmente da parte del servizio centrale di protezione allorché gli vengano prospettate determinate situazioni. Quindi, ovviamente, essendo un contratto, io avevo l’obbligo di ricordargli le norme del contratto, anche perché io non posso fingere di ignorare un comportamento che è lacunoso. Il contratto non lo deve rispettare soltanto il degente, il teste, il collaboratore di giustizia ma anche l’ufficiale di polizia giudiziaria o l’agente di Polizia Giudiziaria deve curare che questo contratto venga rispettato.

DOMANDA – Dopo questi fatti non è cambiato nulla, nel senso che appunto la gestione è continuata da parte del Ros?

RISPOSTA - Sì, sì. Tranquillamente.

omissis

 

UFFICIO:  Si riporta il passo relativo al controesame della difesa di ZORZI , in data 25.3.2010:

 

DOMANDA – Sì. Poi c'è un periodo particolarmente importante della vicenda Di Giglio, della gestione Di Giglio, che è quello che gira intorno al mese di aprile del ’95. C'è una relazione di servizio sua su colloqui investigativi avuti con Digilio il 10 e l'11 aprile, ed è quella di cui lei là già parlato, nella quale lei mostra la fotografia del presunto Carrett, tratta dall'album di Persich, che lui non riconosce il primo giorno, poi riconosce il secondo, eccetera, eccetera. Viene sentito poi dal Giudice istruttore, Salvini il 19 di aprile e fa delle dichiarazioni rilevanti per il processo perché, per esempio per quanto riguarda noi specificatamente parla di un preannuncio di attentati che era avvenuto proprio una decina di giorni prima di Piazza della Loggia, in questo interrogatorio del 19 aprile, nel frattempo c'è la sua telefonata all'ispettore Emireni che é del 15 di aprile, in cui chiede di potergli parlare perché è preoccupato, e l'interrogatorio che rende alla dottoressa Pradella il 16 di aprile. Pradella che va apposta da Milano a dove lui si trova e raccoglie le sue dichiarazioni, che sono dichiarazioni che però nel merito poco cambiano della situazione. Io volevo sottoporle la domanda in questi termini: siccome nella telefonata fatta ad Emireni e nell'interrogatorio con la Pradella, Digilio esordisce dicendo che è molto pressato da lei e dalla Procura di Milano, dice lui, in realtà forse equivocando tra Procura e Giudice istruttore, ma comunque dalla Procura di Milano, molto pressato e quindi sente in pericolo anche i benefici che ha ottenuto. Lei ha già risposto al Pubblico Ministero su questo punto ma le domando: lei ha fatto pressioni particolari a Digilio in quel periodo, diverse da quelle che lei ha sempre riferito essere il suo atteggiamento? Cioè è sempre stato lei molto chiaro con Digilio, lei dice, ed anche con altri, con Siciliano, nel senso che ha detto: però dovete essere collaborativimrealmente per meritare quello che il servizio può fare, non potete... cioè sono stato anche duro nei loro confronti. Lei ha sempre detto questo. In quel periodo, aprile del ‘95 ed il suo ricordo può essere ben riferito proprio a questo passaggio della foto di Carrett e degli interrogatori successivi, lei ha per caso esercitato, ha per caso forzato in maniera particolare la mano a Digilio per avere delle risposte?

RISPOSTA - No.

DOMANDA – Scusi, era ’96 non ‘95?

RISPOSTA - No, ho sempre, come ho già detto, ricordato che quello è un contratto ed il contratto va rispettato. Quindi nessuna pressione ulteriore rispetto a ricordare le norme previste dal contratto sottoscritto.

DOMANDA - Nel colloquio del 10 aprile del ‘96 che lei ricordava, che lei ricordava, cioè sempre quello della foto di Carrett, lei nella relazione di servizio fa riferimento ad una situazione che il Pubblico Ministero le ha ricordato, che lei ha già ricordato l'altra volta. Cioè il particolare di avere messo vicino, diciamo, a Digilio per un certo periodo di tempo, per una decina di giorni, il maresciallo Botticelli, prima dell’ictus naturalmente, proprio perché era la persona più adatta per stimolare eventuali ricordi con riferimento alla vicenda di Brescia. E lamenta nella relazione di servizio che Digilio fino a quel momento avesse detto poco su Brescia, malgrado avesse avuto questa occasione di potere stare vicino a Botticelli. Digilio però allora, in Risposta a questa sua sottolineatura fa delle affermazioni sulla vicenda bresciana. In questo suo incontro del 10 – 11 di aprile del ’96, che non leggo naturalmente perché con non possiamo parlare del... Ma lei però alla fine del colloquio fa una considerazione, proprio con riferimento a queste affermazioni che faceva Digilio. Si ricorda, sennò le faccio vedere il testo della sua relazione in modo che lei me lo dica, quale è stata la sua considerazione in relazione a questa reticenza o presunta reticenza di Digilio con riferimento alla vicenda Brescia?

RISPOSTA - Sicuramente non è stata positiva ma non la ricordo nel particolare, Avvocato.

DOMANDA - Se il Presidente me lo consente do al...?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Lei quindi fa una considerazione, trasmette alla Autorità Giudiziaria una considerazione...?

RISPOSTA - Non positiva.

DOMANDA – Non positiva sul Digilio, ma proprio molto specifica e cioè lei dice la ragione per cui Digilio è reticente (senza citare l'episodio) sull'episodio che ci ha raccontato (perché racconta effettivamente un episodio qui), è che lui è bloccato, ho la netta impressione che il blocco è dovuto al fatto che non vuole rilevare la sua presenza in quell’occasione di cui ci ha fatto il racconto”.

RISPOSTA – Esatto.

DOMANDA - Questo è molto rilevante perché l'incontro avviene tra il 10 e l'11 di aprile del ‘96, Digilio...

RISPOSTA - L'incontro tra me ed il Digilio?

DOMANDA – Sì, esatto, racconta questo episodio, Digilio accenna a questo episodio, lei fa questa considerazione che lui è reticente perché non si vuole mettere lì, presente anche lui a quel determinato episodio. Nell'interrogatorio che viene svolto dal Giudice Salvini, al quale lei non è presente, il 19 aprile, cioè la settimana successiva Milano, e che è l'interrogatorio noto, nel quale lui riconosce la foto di Carrett, naturalmente gli argomenti sono gli stessi, Digilio afferma: “a questo punto intendo spontaneamente riferire una circostanza che mi sembra di una certa importanza. Circa dieci giorni prima della strage di Brescia in Piazza della Loggia, eravamo a tavola presso la trattoria di Colognola, Bruno, Marcello Soffiati, io, Minetto ed il dottor Maggi”. E ad un certo punto Maggi fa delle affermazioni che lui collega alla vicenda bresciana, pertanto intenderci. Allora lei nota che in questo interrogatorio reso al Giudice Salvini una settimana dopo, lui si colloca come testimone diretto e partecipe a quella cena a Colognola, nella quale sarebbe avvenuta questa affermazione o questi discorsi di Maggi, che è esattamente ciò che non aveva fatto nel colloquio avvenuto con lei il 10 e l'11 di aprile. Le faccio la domanda in questi termini: quando lei dice “gli scriventi ricavavano la netta impressione che il blocco del Digilio fosse dovuto alla sua presenza non rivelata nella cena precedente alla strage”. Lei di questa impressione negativa, ha messo al corrente Digilio. Cioè gli ha contestato: guarda che tu sei reticente ed io credo anche di capire perché? Perché fai fatica ad ammettere che eri presente anche tu quel giorno?

RISPOSTA – No, no le mie affermazioni nei confronti di Digilio erano sempre generiche, anche perché non c'era solo quello, c'era ben altro, quindi le mie affermazioni erano sempre “non stai dicendo tutto”, “ti ricordo non puoi rateizzare”. Cioè non mi interessa che tu poi tra un mese, tra un anno lo dirai, perché questo è questo è un danno per le attività investigative, soprattutto quando in mezzo c'è il mondo dell'intelligence. Tutto e subito.

DOMANDA – Quindi lei non gli ha mai contestato nello specifico...?

RISPOSTA – No, anche perché non c’era una sola cosa da contestargli. Le impressioni che io riportavo...

DOMANDA - Ma su questo punto lei non gli ha contestato nello specifico: guarda che ho capito perfettamente che c’eri anche tu, devi dirlo?

RISPOSTA – Avvocato, deve comprendere che l’argomento bisogna... cioè io dovevo sempre muovermi in un modo da non rompere il filo del rapporto con il Digilio, e l'unico argomento che consentiva a questo era un argomento tecnico, cioè il rapporto col Servizio Centrale di Protezione, perché quello era il parafulmine: nessuno ti ha obbligato a firmare il contratto, l’hai firmato, sei grande e grosso, perfetto, quello lo devi rispettare!

DOMANDA – Senta, dopo il 10 – 11 di...

RISPOSTA - Quello è un argomento nei confronti del quale io sono neutrale perché c'è una normativa che va osservata, quindi non sono io il draconiano.

DOMANDA – Ma chiedevo anche come tecnica, al di là del caso specifico, come tecnica investigativa, lei non ha mai anticipato al collaborante, testimone o imputato che esso fosse, l'oggetto della sua critica, rispetto a ciascun punto delle sue dichiarazioni, in questi colloqui?

RISPOSTA – No, no.

DOMANDA – Lei ad un certo punto ha detto: “Io cercavo di fare parlare loro”?

RISPOSTA – Sì, ho compreso la domanda. Ripeto, il contesto intelligence è un contesto estremamente particolare, questi sarebbero degli errori estremamente gravi, ma non perché uno potrebbe indurre il teste a, che forse investigativamente sarebbe una gravissima scorrettezza ma non sarebbe il danno. Il problema era che il Digilio aveva comunque una sua vita che non era isolata, perché aveva rapporti con la sorella, aveva rapporti con il cognato, che era comunque un elemento che aveva gravitato nell’ambiente di Ordine Nuovo, e qualunque indicazione, anche fatta nella foga del colloquio sul sottolineare: su questo aspetto non stai dicendo tutto, poteva poi essere travasata all'esterno e arrecare un danno alle indagini. Cioè meno usciva, sotto tutti i punti di vista, e meglio era”

 

 

 

 

 

5.21 - LA RICHIESTA DI REVOCA DEL PROGRAMMA DI PROTEZIONE DA PARTE DELLA PROCURA DI MILANO

UFFICIO:  Agli atti vi è una nota del Procuratore della Repubblica di Milano al Ministero dell’Interno, in data 5.2.1996, di revocare le misure di protezione e di assistenza nei confronti del collaboratore di giustizia Carlo DIGILIO. Paradossalmente ciò che viene contestato a DIGILIO è proprio un atteggiamento di reticenza e di presunta non collaborazione, quindi in sostanza siamo quasi in linea con le sollecitazioni del Cap. GIRAUDO. Si segnala anche che in due occasione, secondo la Procura pretestuosamente, DIGILIO si era avvalso della facoltà di non rispondere davanti alla D.ssa PRADELLA. E’ evidente che l’iniziativa non può essere che correlata a quest’ultimo fatto.

Peraltro osserva il Procuratore che tale atteggiamento non può essere imputabile alle condizioni di salute conseguenti all’ictus, in quanto lo specialista in neurologia addetto al reparto di riabilitazione motoria e neuromotoria dell’Istituto ove DIGILIO era ricoverato, riferiva che quest’ultimo era “ben orientato temporo-spazialmente e dal punto di vista personale e familiare e cioè aveva coscienza di se stesso, era in grado di ricostruire le proprie vicende di vita ed in grado di riconoscere i propri familiari, il personale medico e quello giudiziario.

Nella nota si riferisce anche di una sua presunta inattendibilità: si censura il suo atteggiamento comp0lessivo, strumentale rispetto ad una ben precisa tesi difensiva, perché DIGILIO vuole accreditare una ricostruzione che giustifica i propri contatti con personaggi coinvolti a vario titolo nella strategia della tensione ed in particolare nella strage di Piazza Fontana esclusivamente in virtù della sua attività di informatore a favore dei servizi segreti di Paese straniero e non nell’ambito di una piena adesione alle finalità eversive di Ordine Nuovo. Per dire la verità si dice anche, in modo contraddittorio rispetto alle premesse :“non a caso la parte delle dichiarazioni di Carlo DIGILIO che sino ad ora non ha trovato smentite alla stregua delle emergenze processuali risulta quella relativa all’esistenza di una struttura informativa in territorio veneto a favore di un apparato d’<intelligence” legato alla Nato”.

 

La difesa di ZORZI ha dato grande risalto a questa nota, ma, a parte la circostanza che DIGILIO non ha perso la veste di collaboratore, rimane il fatto che non risulta che la Procura di Milano non abbia sostenuto davanti alla Corte D’Assise la tesi dell’esistenza della suddetta struttura. Quanto all’attendibilità, non si contesta a DIGILIO di aver detto cose inverosimili circa i suoi contatti con i personaggi coinvolti nella strategia della tensione; semmai vi è un giudizio di credibilità sul punto. Ciò che si contesta è il fatto non essersi assunto la responsabilità di un coinvolgimento personale, invece di attribuirlo a questo ruolo di informatore. E’ evidente che reticente è chi non dice le cose che sa, non chi dice cose non vere.

Pertanto il giudizio negativo che evidentemente la difesa individua nel documento, in realtà finisce per risolversi in parte in un giudizio di credibilità su quanto affermato da DIGILIO sui soggetti coinvolti nella strategia della tensione.

 

 

 

 

 

5.22 - CONCLUSIONI SUI RAPPORTI DEL CAPITANO GIRAUDO CON DIGILIO E CON MAGGI

UFFICIO:  Le difese, a quanto si è potuto capire, per provare l’inattendibilità di DIGILIO puntano tutto, o quasi tutto, su queste presunte pressioni, che avrebbero in sostanza indotto il collaboratore, nel periodo successivo all’ictus, ad arricchire le precedenti dichiarazioni di nuovi e significativi particolari nel timore di perdere il programma di protezione. I contatti con MAGGI sarebbero la dimostrazione del modo di agire dell’ufficiale, sempre pronto a terrorizzare MAGGI per spingerlo, come poi fatto con DIGILIO, a fornire dichiarazioni confessorie o collaborative.

Come poi tutto questo si concili con l’analogo tentativo della difesa di dimostrare che l’ictus avrebbe reso DIGILIO affetto da confabulazione è difficile comprendere: in sostanza DIGILIO da una parte avrebbe dimostrato l’astuzia e la malizia di inventarsi le cose per ottenere vantaggi, dall’altra avrebbe inventato queste cose a causa della sua malattia. Limitiamoci qui a considerare solo il primo aspetto. Le presunte pressioni su MAGGI sono state archiviate e quindi il discorso dovrebbe essere già considerato chiuso. In realtà proprio da questo rapporto possono trarsi conclusioni in senso positivo circa il modo di comportarsi dell’allora Capitano GIRAUDO con riferimento ai collaboratori, già tali, o da trasformare in tali. MAGGI si è incontrato, per sua stessa ammissione, sei volte col Capitano GIRAUDO. Questi incontri sono stati preceduti e seguiti da numerose conversazioni telefoniche. E’ vero che MAGGI poteva avere interesse ad acquisire notizie di prima mano circa la sua posizione processuale (ma perché, se non aveva commesso nessun reato?), ma è anche evidente che, se il predetto intendeva sottrarsi all’ufficiale, poteva benissimo farlo, avendone avuto infinite occasioni. La stessa circostanza che nella fase iniziale GIRAUDO avesse escluso che il difensore di MAGGI potesse partecipare ai colloqui, costituiva un’occasione di più, nel caso in cui il predetto fosse stato di avviso contrario, per interrompere ogni rapporto. Quali fossero le reali intenzioni di GIRAUDO era pacifico, dal momento che lo stesso MAGGI ha riferito di riferimenti fatti dall’ufficiale a “pentiti” che parlavano contro di lui. E’ evidente, quindi, che ogni discorso passava attraverso possibili responsabilità di MAGGI. Anche il riferimento a ZORZI rendeva evidente che genere di risultati si attendeva l’ufficiale da MAGGI. Altrettanto può dirsi con riferimento alla posizione di RAUTI, di cui pure parla MAGGI in dibattimento a Milano: il capitolo dell’elettricista e dei timer, nell’ambito del processo per la strage di piazza Fontana, era un capitolo importante, suscettibile di perfezionamenti, e il fatto che GIRAUDO potesse pretendere notizie su quel fronte, come assume MAGGI, era assolutamente plausibile, visto che all’epoca quest’ultimo era ispettore per il Triveneto di Ordine Nuovo, cioè la stessa organizzazione fondata dal medesimo RAUTI. Pertanto appare assolutamente risibile, o almeno pretestuoso, quanto ha affermato MAGGI in dibattimento, e cioè che pensava che gli interrogatori a Milano da parte di SALVINI, qualora avesse accettato di collaborare, avrebbero dovuto vertere sulla storia di Ordine Nuovo, quasi che gli stessi avessero delle finalità puramente scientifiche. Invece tutto fa ritenere che MAGGI volesse effettivamente collaborare. Ciò lo dimostra non solo il fatto che abbia continuato ad intessere i rapporti con l’ufficiale, pur avendo la possibilità di troncare ogni rapporto, ma anche perché così dice lo stesso DIGILIO a proposito del significato del colloquio del 2.2.1995. Riportiamo nuovamente qui che cosa ha detto DIGILIO in incidente probatorio circa quanto appreso in ordine alle finalità del colloquio:

 

 

 “E' successo che poi, un giorno che io mi trovavo a Santa Maria Maggiore, il D'Acquino è venuto a farmi una proposta che, inizialmente, mi aveva un po' lasciato perplesso, comunque la proposta era di suggerire al Dottor Maggi di pentirsi. Fatto sta che la storia non andò in porto, perché il Dottor Maggi inizialmente disse che si sarebbe pentito, poi, dopo, invece, non ha collaborato”.

 

UFFICIO:  Quattro righe dalle quali si desume che, almeno dal suo punto di vista, la finalità del colloquio era il “pentimento” di MAGGI che, dopo aver manifestato la sua disponibilità, ha poi cambiato idea.

La ragione del cambiamento di idea sono stati i soldi di Delfo ZORZI, che prima, attraverso il fratello, gli ha procurato un difensore, e poi gli ha elargito cospicue somme di denaro (si vedano le dichiarazioni Di ANDREATTA, le intercettazioni, e le stesse ammissioni di MAGGI a Milano).

Le modalità dell’approccio di GIRAUDO, così come descritte dallo stesso MAGGI, sono assolutamente regolari, e se vogliamo, addirittura corrispondenti a quanto il primo ha dichiarato. E’ evidente che era suo dovere rappresentare a MAGGI il quadro vero della situazione, per stimolarlo e contestualmente fornirgli un’opportunità. Non si trattava di minacce, ma soltanto della prospettazione di ciò che poi in concreto è accaduto, visto che MAGGI in primo grado è stato condannato per la strage di Piazza Fontana, così come ZORZI, con riferimento al quale l’ufficiale attendeva elementi.

Pertanto il suo è stato un comportamento, quello nei confronti di MAGGI, assolutamente legittimo. E MAGGI sicuramente disponeva di elementi anche nei confronti di ZORZI, visto che in un’intercettazione fa riferimento al favore che ha fatto a quest’ultimo, denunciando il Cap. GIRAUDO. In realtà MAGGI ha cambiato idea, proprio come afferma DIGILIO, e tutto ciò s’inserisce una volta ancora nel discorso relativo al denaro di ZORZI, che, come ha affermato lo stesso MAGGI, gli ha elargito del denaro, proprio in quel periodo, secondo quanto aveva capito, proprio per evitare che collaborasse e, magari inventandosi le cose, coinvolgendolo. Nulla cambia se facciamo riferimento al colloquio del 2.2.1995: è lo stesso DIGILIO a riferirci che fu il dott. D’ACQUINO a parlargli del suddetto programma. Lo stesso, come si è visto, si può dire con riferimento alla famosa bottiglia di Vecchia Romagna, non certo predisposta da GIRAUDO. Che poi DIGILIO, secondo quanto riferito da MAGGI, abbia parlato di MINETTO, di LINO FRANCO e di Americani, è perfettamente in linea con le finalità che si proponeva l’incontro. Lo stesso fatto che gli siano stati proposti i suddetti due nomi, dimostra che si trattava di persone che certamente MAGGI conosceva, come lui stesso ha dichiarato, e non illustri sconosciuti.

L’approccio nei confronti di DIGILIO è il medesimo di quello nei confronti di MAGGI e anche in questo caso si cerca di forzare l’interpretazione di eventi collaborativi assolutamente naturali.

La teoria della difesa, secondo cui l’interrogatorio del 16.4.1996 sarebbe soltanto il frutto delle presunte minacce, del solito Capitano GIRAUDO, di far ritirare a DIGILIO il programma di protezione proprio nel periodo in cui aveva maggior bisogno di assistenza e di cure, è priva di ogni fondamento. Il Cap. GIRAUDO aveva il dovere, in base alla normativa sui collaboratori, di rappresentare a DIGILIO che le dichiarazioni dovevano essere rilasciate entro un arco temporale ben definito, perché altrimenti sarebbero diventate inutilizzabili. In tal senso soltanto possono essere interpretati tutti gli episodi di insistenza di GIRAUDO.

La difesa continua ad insistere sul fatto che DIGILIO abbia parlato della strage di Piazza della Loggia soltanto il 19 aprile 1996, e cioè quattro giorni dopo la famosa telefonata ad EMIRENI e tre giorni dopo l’interrogatorio da parte della D.ssa PRADELLA.

In realtà DIGILIO ha parlato ben prima della strage di piazza della Loggia, e cioè in occasione dell’interrogatorio del 31.1.1996, davanti al G.I. di Milano DIGILIO ha dichiarato, tra l’altro:

“Seppi nell’agosto del 1974 che nel mese di aprile vi era stata un’importante riunione in una trattoria di Rovigo, città che era un po’ il feudo del dr. MAGGI che è proprio originario di Rovigo e vi ha ancora dei parenti. A questa riunione erano presenti ,oltre al dr. MAGGI , i camerati più duri di Rovigo, Mestre e Venezia. Fu presa la decisione di colpire duramente le sinistre che in quel momento erano forti e, secondo un sistema simile al ballottaggio, furono estratti i nomi di quelli che dovevano agire e il loro capo. Secondo quanto mi disse SOFFIATI, che era presente, furono ancora una volta scelti ZORZI e i mestrini. Io associai immediatamente il racconto di Marcello SOFFIATI alla strage di Piazza della Loggia a Brescia”.

 

Come si può notare, gli ingredienti delle successive dichiarazioni ci sono tutti:

1) la riunione di Rovigo;

2) la scelta di ZORZI e dei mestrini per commettere l’attentato;

3) la presenza di MAGGI, e quindi la sua corresponsabilità nelle decisioni prese in quell’occasione;

4) SOFFIATI come fonte di queste notizie;

5) Il collegamento immediato di questi con la strage di Brescia.

 

Ci si chiede a questo punto come facesse DIGILIO il 31.1.1996, a collegare quanto accaduto a Rovigo con la strage di Brescia. Siccome il collegamento non si deduce ancora, è evidente che DIGILIO si apprestava a fare un discorso molto più completo, che consentiva di percepire quale fosse il collegamento, ma è stato bloccato dal Dr. SALVINI per ragioni di competenza territoriale.

(continua al Capitolo VI)

Preferenze per i Cookies
Utilizziamo i cookie per assicurarti la migliore esperienza sul nostro sito web. Se rifiuti l'uso dei cookie, questo sito web potrebbe non funzionare come previsto.
Accetta Tutti
Declina Tutti
Analytics
Strumenti utilizzato per analizzare i dati e per misurare l'efficacia di un sito web e comprenderne il funzionamento.
Google Analytics
Accetta
Declina
Annunci Pubblicitari
Se accetti, gli annunci sulla pagina verranno adattati alle tue preferenze, anche se non facciamo nessun tipo di pubblicità.
Google Ad
Accetta
Declina
Salva