PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI BRESCIA
MEMORIA DEL PUBBLICO MINISTERO MASSIMO MERONI
(STRAGE DI PIAZZA DELLA LOGGIA)
Proc. Pen. n.03/08 Corte Assise di Brescia
CAPITOLO 5.0
CAPITOLO V
LE PRESUNTE PRESSIONI DEL CAPITANO MASSIMO GIRAUDO
5.1 - LE PRESUNTE PRESSIONI DI GIRAUDO SU DIGILIO
L’esame dei rapporti tra l’allora capitano del ROS GIRAUDO e Carlo DIGILIO è fondamentale, in quanto la difesa adombra che le dichiarazioni del collaboratore rese in particolare a partire dall’aprile 1996 siano frutto delle pressioni dell’ufficiale, con particolare riferimento alla minaccia che il piano di protezione potesse essere revocato, in una situazione in cui la debolezza del DIGILIO medesimo avrebbe creato un terreno fertile a questo tipo di intervento. Questo è, almeno, quanto si deduce dalle domande che sono state fatte e dalla documentazione alla quale si è fatto riferimento.
La difesa fa particolare riferimento all’identificazione di CARRET, e ancora di più all’introduzione degli elementi che concernono la strage di Piazza della Loggia. In sostanza DIGILIO, messo alle strette, terrorizzato dall’idea di perdere il programma di protezione, avrebbe riversato notizie fresche, in realtà fasulle, proprio subito dopo il momento più acuto di questa presunta pressione. Come si vedrà tra poco, al di là delle argomentazioni logiche che ci porteranno ad escludere queste pressioni, emergerà un dato di fatto tale da dimostrare che l’intero assunto difensivo è erroneamente fondato su un presupposto del tutto inesistente.
A questo punto è indispensabile seguire i rapporti che ci sono stati tra l’allora Capitano GIRAUDO e DIGILIO, documentati dalle relazioni di servizio e dagli interrogatori.
Dei primi colloqui GIRAUDO riferisce a partire da pag.117 della trascr. dell’ud. 16.3.2010.
5.1.1 - Colloqui di GIRAUDO con DIGILIO successivi al suo rientro in Italia
DIGILIO è stato arrestato dalla Polizia a Santo Domingo il 26.10.1992 e immediatamente dopo espulso. Giunto all’Aeroporto di Fiumicino è stato arrestato. DIGILIO si trovava dal 1985 a Santo Domingo, dove aveva sposato una cittadina dominicana, dalla quale aveva avuto una figlia.
Si premette che DIGILIO era stato interrogato il 4.11.92 dal dr. CASSON e il 10.11.92 dal Dr. SALVINI a Rebibbia.
Esaminiamo uno stralcio delle dichiarazioni del Col. GIRAUDO sulle premesse di questi colloqui e sulla figura di DIGILIO.
GIRAUDO– La figura di Carlo Digilio era emersa nel cosiddetto processo del Poligono di Venezia Lido e lui era un latitante. Si era rifugiato nella Repubblica Dominicana e viene arrestato nel 1993, mi sembra. Estradato in Italia e...
DOMANDA – Penso 1992, fosse.
GIRAUDO- Il suo ruolo in Ordine Nuovo era emerso nell’ambito di questo procedimento appunto detto del Poligono e era un ruolo diciamo di buon livello, non era uno degli esponenti di punta, però era un ruolo di buon livello. Soprattutto era collegato alle vicende delle armi che venivano detenute in questo poligono e quindi ovviamente c’era un grosso interesse da parte delle autorità giudiziarie perché si riteneva personaggio in grado di potere rispondere a numerose domande.
DOMANDA – Quindi interesse sia dalla parte del giudice istruttore di Bologna che da parte di quello di Milano?
RISPOSTA – Sì, dottore perché...
DOMANDA – Vicende che seguiva lei?
RISPOSTA – Sì, perché tenga presente che Carlo Digilio comunque attraversava sia, diciamo l’Ordine Nuovo storico quindi quello degli anni sessanta, prima anni settanta, ma arrivava fino alla banda Cavallini. E quindi c’era interesse anche per le vicende degli anni ottanta. Quindi era un personaggio con una vita eversiva piuttosto longeva, piuttosto nutrita.
DOMANDA – Lei quando ha avuto per la prima volta contatti con lui?
RISPOSTA – Non ricordo la data comunque era nel 1993, e poco dopo, io se non ricordo male guardi, il primo a interrogarlo una volta arrivata in Italia fu il dottor Casson e io credo di essere andato su richiesta del dottor Salvini e del dottor Grasso perché lavoravano in tandem, credo di essere andato una quindicina di giorni dopo, eravamo autunno inoltrato del 1993.
DOMANDA – Siamo in realtà, e non è un mistero...
RISPOSTA - Nel 1992.
DOMANDA – Perché adesso esamineremo un po’ da lontano la cadenza dei colloqui che ci sono stati e siamo alla fine del 1992, o meglio per essere precisi, in atti il primo colloquio che mi ritrovo è dell’11 dicembre del 1992. Quindi siamo poco prima a quello che ricordava.
RISPOSTA - Dovrebbe essere fatto con il Maresciallo Di Marco.
DOMANDA – Sì, sì, con il Maresciallo Di Marco. Il 2 dicembre mi sbagliavo era il secondo. Anche questo con il Maresciallo Di Marco. Lei è mandato, aveva ricevuto dai magistrati per conto dei quali collaborava, che cosa voleva sapere, con che aspettative si è recato?
RISPOSTA – Le aspettative dottore, inizialmente da parte dell’autorità giudiziaria erano positive perché normalmente l’arresto crea uno shock in un soggetto, soprattutto quando è all’estero. Quindi essere rientrato in Italia e quindi staccandosi da quello che era la vita nuova che si era ricostruito, diciamo che erano molto ottimisti sulle possibilità che il Carlo Digilio assumesse un atteggiamento leale.
DOMANDA – Quando lei è andato da lui che cosa gli ha prospettato, perché invece io penso che il teste non possa deporre su quello che ha detto il Carlo Digilio, però possa riferire, almeno credo che la Corte convenga con me, possa riferire su quello che gli ha detto. Insomma, che cosa gli ha rappresentato?
RISPOSTA - Gli ho rappresentato l’esigenza di fare chiarezza dottore, visto che aveva avuto appunto un vissuto notevole e quindi per la sua internità al Poligono di Venezia Lido avrebbe potuto per esempio chiarirci chi era la figura di Zio Otto. Insomma, dare un notevole contributo, illustrare in modo particolareggiato la figura di Carlo Maria Maggi. Però il soggetto non fu...Assolutamente non fu maleducato si, parlò tranquillamente, però al di sotto di quelle che erano le aspettative. Era rimasto molto colpito dal rientro ma troppo colpito rispetto a quello che si pensava, cioè lasciava una moglie, la figlia, quindi era una situazione dal suo punto di vista abbastanza drammatica.
DOMANDA – Lui era a Rebibbia, no?
RISPOSTA – Esatto.
DOMANDA – Era detenuto, regolarmente detenuto?
RISPOSTA – Esatto, esatto. E tra l’altro una situazione, tenga presente che lui a Roma non aveva parenti. Le sue conoscenze erano tutte in Veneto quindi per lui era stato uno shock notevole.
DOMANDA – Era abbastanza isolato, insomma?
RISPOSTA – Sì, sì.
DOMANDA – Ma questo suo... A parte l’autorizzazione ovviamente del magistrato etc. ma lei andò direttamente a parlare con lui o non lo so, prese contatto con qualche Avvocato, qualcosa del genere?
RISPOSTA – No, no.
DOMANDA – Andò lì e chiese di lui?
RISPOSTA – Sì, sì.
DOMANDA – Cioè fu una sorpresa insomma per Carlo Digilio?
RISPOSTA – Sorpresa dell’interesse no, perché era già stato sentito.
DOMANDA – Perché era già stato sentito da Casson?
RISPOSTA – Dal dottor Casson però sì, non c’eravamo mai incontrati nelle nostre rispettive vite.
DOMANDA – Nell’ambito di questo primo colloquio lei gli prospettò qualche vantaggio, al di là delle pulsioni di natura logica che potevano accompagnare un suo astratto riferire cose utili, lei gli parlò di qualche cosa in quell’ottica di collaborazione vera e propria, formale dico, comunque di vantaggi che avrebbe potuto ottenere?
RISPOSTA – Sinceramente, dottore non ricordo se già nel primo colloquio feci queste affermazioni e appunto il Carlo Digilio aveva questa situazione di stress, per cui non ricordo se fu già nel primo colloquio che prospettai le possibilità, la legislazione. Perché lui quando aveva lasciato l’Italia ovviamente non esisteva la legislazione sui collaboratori di giustizia e quindi...
DOMANDA – Ma dico vantaggi, dico indiretti, di fornire una collaborazione?
RISPOSTA – No. Da quel punto di vista generico sicuramente gliene ho parlato, dal punto di vista di illustrare per propendere su una sua... Ritengo di no. Dal punto di vista generico, penso sicuramente sì, perché era una cosa automatica in ogni incontro. Però il discorso non fu approfondito nei minimi dettagli: compito del servizio centrale di protezione, come funzionava. Sinceramente aveva in quel momento, quella prima volta, aveva altro per la testa.
Vediamo la sequenza cronologica degli incontri tra l’allora Capitano GIRAUDO e Carlo DIGILIO, concretizzatisi nelle relazioni di servizio, che sono state commentate in dibattimento dall’ufficiale.
Esaminiamo in sintesi quando si sono svolti questi colloqui e qual è stato il loro oggetto, secondo quanto riferito dall’Ufficiale.
2.12.92 Rebibbia (E B/1 13/17) dalle 9,15 alle 14,30.
GIRAUDO ha riferito di aver rappresentato a DIGILIO l’esigenza di fare chiarezza, vista anche la sua intraneità al Poligono di tiro di Venezia; in particolare chiarendo la figura di ZIO OTTO, illustrando la figura di MAGGI. l’approccio fu tranquillo, ma al di sotto delle aspettative. DIGILIO era già stato sentito dal Dr. CASSON. Non ricorda se già in occasione del primo colloquio gli prospettò dei vantaggi della collaborazione.
In questo primo colloquio (16.3.2010 pag.120) ha comunque fornito anche delle indicazioni di merito. Ha un ricordo “piacevole” di quel primo incontro.
11.12.92 Rebibbia dalle 8,45 alle 12,15.
Qui sarebbe iniziato il discorso diretto a portarlo alla collaborazione. Le domande erano sulla struttura di Ordine Nuovo e ai rapporti con i servizi di intelligence.
13.1.93 Rebibbia (B B/6 pag.394-395)
In questa occasione non è stato detto nulla di merito, anche in quanto in sede di colloquio con i difensori era stato affrontato il problema di risolvere in tempi brevi la sua detenzione.
25.1.93 Rebibbia (B B/6 pag.398) dalle 9,10 alle 11,15. (123)
DIGILIO era nervoso in quanto aveva appreso dalla sorella di difficoltà finanziarie. Qualche cosa, comunque, fornisce anche dal punto di vista del merito. A questo punto accade, come evidenzia GIRAUDO, che c’è un vuoto nei colloqui e il Dott. SALVINI per venir incontro alle problematiche di DIGILIO chiese al Ministero di trasferirlo nella sua regione di appartenenza, dove c’era il suo tessuto familiare. Nel giro di 30 o 60 giorni DIGILIO venne trasferito presso il carcere di Venezia. A questo punto DIGILIO, che in un certo periodo viene anche trasferito presso la Questura di Venezia, per qualche tempo non ha più rapporti con GIRAUDO. DIGILIO si appoggia alla D.I.G.O.S. di Venezia che collabora sia con il dott. CASSON che col dott. SALVINI (16.3.2010 pag.125). Durante il periodo di Venezia, GIRAUDO non si reca più da DIGILIO. Il R.O.S. si limita, su delega del G.I. di Milano, ad accertamenti su quanto DIGILIO stava riferendo alla Polizia. Ci sono numerose relazioni di servizio che sono riferibili al sovrintendente capo Roberto EMIRENI.
In particolare vi sono relazioni di EMIRENI su incontri con DIGILIO nelle seguenti date:
9.10.93;
3.11.93;
21.2.94;
5.3.94;
nell’ambito di questa relazione EMIRENI dà atto che il giorno precedente sono stati effettuati dei sopralluoghi unitamente a DIGILIO per individuare “il casolare dove erano state nascoste le armi, successivamente esaminate dal predetto su incarico del noto VENTURA, come verbalizzato il 19 febbraio scorso” e che “ci siamo portati a PAESE, in provincia di Treviso, località indicata dal DIGILIO. Si dà atto altresì che a causa dell’enorme urbanizzazione verificatasi negli ultimi anni DIGILIO non è stato in grado di individuare il casolare. Invece DIGILIO è stato in grado di individuare a Vittorio Veneto due abitazioni dove a suo tempo il Prof. Lino Franco lo condusse.
Esistono ulteriori relazioni nelle seguenti date:
6.3.94;
8.10.94;
15.11.94;
26.11.94
In questa situazione di DIGILIO gestito dalla Polizia, si innesta la vicenda relativa ai rapporti di GIRAUDO con MAGGI.
5.2 - LE PRESUNTE PRESSIONI DI GIRAUDO SU MAGGI
Carlo Maria MAGGI è stato contattato alla fine del 1994 dall’allora Capitano GIRAUDO ai fini di un’eventuale collaborazione. Ciò è avvenuto, come si vedrà, in una cornice di assoluta regolarità e sotto il controllo dell’Autorità Giudiziaria. Una denuncia di MAGGI dopo questi contatti ha comportato un procedimento a carico dell’ufficiale, che si è concluso, e non poteva che concludersi, con un’archiviazione. Si tratta di rapporti che si svolgono in un periodo in cui si erano allentati i contatti con DIGILIO, laddove quest’ultimo rientrerà in gioco proprio nella fase conclusiva dei rapporti con MAGGI, quando verrà monitorato un colloquio tra i due predetti presso la Questura di Venezia. Ha spiegato l’ufficiale che, all’epoca, MAGGI era in condizioni di salute non ottimali e non poteva esercitare la sua attività di medico per via di una pena accessoria conseguente ad una condanna subita. Dopo averne parlato con i G.I. GRASSI e SALVINI, gli inquirenti ritennero opportuno tentare un approccio. Nasce così l’operazione “Medicus”, che evidentemente prende nome dalla professione del MAGGI.
Dalla parte non dichiarativa delle relazioni di servizio e dalle dichiarazioni rese dal Col. GIRAUDO in occasione dell’escussione dibattimentale, si evidenzia la seguente successione di valutazioni e di contatti:
MAGGI (16.3.2010 PG.128) – evidenzia GIRAUDO – era una figura apicale di Ordine Nuovo ed era stato reggente per il Triveneto. Aveva vissuto tutte le dinamiche eversive dell’area veneta. Alcuni dei soggetti dell’estrema destra contattati da GIRAUDO avevano rappresentato che “il Vecchio” si trovava in un momento della vita molto particolare, in ragione dell’età, delle condizioni di salute non ottimali e di una situazione finanziaria piuttosto pesante e che pertanto fosse abbordabile e si potesse fare un tentativo. Peraltro, per una pena accessoria conseguente ad una condanna riportata, non poteva più esercitare. Pertanto, dopo aver parlato con i G.I. SALVINI e GRASSI, non ci fu alcun dubbio sull’opportunità di effettuare il tentativo.
Vi fu una prima telefonata del Cap. GIRAUDO nel corso della quale il predetto, qualificatosi, gli avrebbe chiesto un incontro per fare luce sulle vicende del passato.
GIRAUDO avrebbe evidenziato a MAGGI che era il momento di fare chiarezza sulle vicende del passato.
Al termine della telefonata è stato fissato con MAGGI un colloquio in Piazzale Roma a Venezia per il 17.11.94 alle 9,30.
14.11.94 (Rel. 23.11.94 E/B-1 275-276)
Telefonava MAGGI rappresentando che avrebbe chiesto di farsi assistere, in occasione del colloquio, da un suo difensore. Giraudo parlerà anche con l’Avv. BEZICHERI spiegando che, trattandosi di attività informali, non c’era bisogno della presenza dell’avvocato. A MAGGI viene prospettata anche la possibilità di trarne un vantaggio. MAGGI, dopo aver ascoltato in silenzio, avrebbe risposto senza tentennare: “Sì, sì, va bene, ci vediamo”
1.12.94
GIRAUDO chiama MAGGI. Al termine MAGGI manifestava la disponibilità ad incontrarlo il 7 dicembre alle ore 9. (E/A-1 629-630)
7.12.94 ( rel. 9.12.94 pag.297 E B/1 e pag. 631 E/A 1)
Incontro con MAGGI in un bar adiacente a Piazzale Roma. MAGGI avrebbe assunto un atteggiamento sprezzante, manifestando, comunque, una qualche disponibilità a proseguire. MAGGI avrebbe detto addirittura di ignorare quando fosse avvenuta la strage di Piazza Fontana. Non viene comunque fissato alcun appuntamento preciso. Intanto Martino SICILIANO si era prestato ad un colloquio con MAGGI teso a favorire il rapporto con il R.O.S..
30.12.94
Incontro con MAGGI all’Aeroporto Marco Polo di Venezia. MAGGI avrebbe chiesto che GIRAUDO vedesse sua moglie, che tranquillizzasse quest’ultima e i familiari GIRAUDO gli avrebbe prospettato in termini pratici come si sarebbe svolta l’attività di collaborazione, spiegando che non ci sarebbero state delle spese, e il MAGGI avrebbe fatto alcune domande tecniche. MAGGI si sarebbe trasferito per un mese a Milano, alloggiato gratuitamente in un albergo, e le dichiarazioni sarebbero state rilasciate in ossequio al quadro di riferimento normativo, che esclude una sorta di rateizzazione per i collaboratori di giustizia. Si sarebbe trattato non di semplice attività informativa o confidenziale, ma di veri e propri interrogatori formali che si sarebbero svolti davanti al GI dott. SALVINI. Il periodo sarebbe stato dal 2 al 5 gennaio 1995. GIRAUDO avrebbe dovuto comunque incontrare prima la moglie di MAGGI, per spiegarle che non c’era nessun pericolo. Peraltro MAGGI aveva fornito alcune anticipazioni di merito.
2.1.95 (rel. 3.1.95 E/b1 309)
Si accordano per reincontrarsi al Marco Polo il 5.1.94. All’incontro avrebbe partecipato il figlio di MAGGI, essendo la moglie troppo fragile.
5.1.95 (rel. 7.1.95 E/a1 pag.970)
Incontro all’Aeroscalo Marco Polo con MAGGI e il figlio. MAGGI , per problemi connessi ai pazienti, chiedeva di posticipare di qualche giorno la concordata venuta a Milano. Ci si accordava per il 20.1.95, con conferma telefonica. MAGGI aveva già cominciato a fornire delle indicazioni di merito. All’incontro ci sarà il figlio di MAGGI e non la moglie.
15.1.95 (rel.16.1.95 E/a-1 pag.674)
MAGGI telefonava a GIRAUDO, ma diceva che al momento non se la sentiva e che aveva bisogno di tempo per ponderare. E’ una telefonata di chiusura, con una completa marcia indietro (pag.145). Il rapporto viene “congelato”.MAGGI chiedeva di essere richiamato agli inizi di febbraio per combinare un novo incontro al Marco Polo.
23.1.95 (rel 4.2.95 E/a-1 pag.683)
Alle 10,15 del 23.1.95 GIRAUDO s’incontra con MAGGI dalle 10,15. MAGGI spiega perché ha fatto marcia indietro, perché ha bisogno di questo stand-by. MAGGI è influenzato. Vi è anche un riferimento ad argomenti di merito. E’ proprio nell’ambito di questa relazione che si rappresenta che MAGGI fa attestazioni sulla serietà di DIGILIO e manifesta gradimento a che la fiducia in GIRAUDO ( e nel dott. MADIA) fosse stata confermata dal predetto.
Della circostanza parla GIRAUDO a pag.150 (ud.16.3.2010).
“il colloquio con Carlo DIGILIO è una richiesta espressa che viene fatta dal dottor MAGGI. Nel senso che lui fece delle affermazioni di serietà nei confronti di Carlo DIGILIO (per) cui si sarebbe sentito molto tranquillo se fosse stato lo stesso Carlo DIGILIO a garantirgli della serietà degli interlocutori. E quindi mi chiese se era possibile effettuare questo incontro, dopodichè non avrebbe fatto solo l’intento e si sarebbe deciso”.
Si rappresenta che prima del colloquio MAGGI-DIGILIO ci sono relazioni della DIGOS con quest’ultimo fino al 26 novembre 1994
2.2.95 colloquio DIGILIO-MAGGI.
5.3 - LE DICHIARAZIONI DEL COLONNELLO GIRAUDO SUL COLLOQUIO DIGILIO-MAGGI
Occorre subito inquadrare la situazione in cui si svolge il colloquio. Anzitutto DIGILIO non era stato ancora colpito dall’ictus, e pertanto era perfettamente lucido.
L’ultimo colloquio che si era svolto con GIRAUDO era avvenuto nel lontano 25.1.1993. L’ufficiale non aveva neanche effettuato interrogatori di DIGILIO su delega del Dr. SALVINI. Pertanto, quanto a DIGILIO, che era gestito dalla D.I.G.O.S. di Venezia, non vi era nessuna possibilità di GIRAUDO di interferire su di lui. Quanto a MAGGI, si è visto che è stato quest’ultimo, presumibilmente proprio il 23.1.1995, a chiedere una sorta di asseverazione, di garanzia da parte di DIGILIO, da lui molto stimato. Pertanto, in vista dell’eventualità di una collaborazione da parte di MAGGI, risulta evidente che una qualche iniziativa dovesse essere presa, che coinvolgesse anche DIGILIO.
GIRAUDO ha confermato (151 – 16.3.2010) che l’incontro aveva la finalità di accogliere la richiesta fatta da MAGGI di metterlo in contatto con chi avrebbe potuto offrirgli le garanzie che ricercava rispetto agli interlocutori della P.G. e all’A.G.. Un specie di “premura”, come l’ha definita l’ufficiale. In quel momento DIGILIIO era gestito dalla Questura di Venezia e tutto è stato organizzato dal Dott. SALVINI. Vi erano stati poi contatti di GIRAUDO con il dott. D’AQUINO e o con EMIRENI per i dettagli. Fu GIRAUDO ad informare MAGGI, a concordare con lui giorno ed ora. MAGGI non voleva esser visto con GIRAUDO e quindi gli aveva raccomandato di recarsi sul posto da solo. Della registrazione si occupò la Questura di Venezia. L’incontro si è svolto in una saletta. Quando GIRAUDO è sopraggiunto, si è qualificato ad ha riferito dell’appuntamento con il dott. D’AQUINO, è stato costretto ad attendere a lungo al piano inferiore. Quando è salIto il dott. D’AQUINO e probabilmente anche EMIRENI stavano discutendo con il Dott. MAGGI. DIGILIO era già nella stanza del colloquio e GIRAUDO non lo ha potuto vedere. GIRAUDO non è stato messo nelle condizioni di ascoltare quanto si dicevano DIGILIO e MAGGI. Le due persone non erano al corrente della registrazione. GIRAUDO non ha assistito in diretta ad alcuna fase del colloquio, ma neanche gli altri. Anzi, alcuni ascoltavano, ma i due soggetti erano soli. Dopo che il dott. D’AQUINO gli aveva riassunto quanto accaduto in sua assenza, dicendogli che poteva andare e che tutto era a posto, ha stretto la mano a MAGGI e, salutandolo, gli ha augurato “in bocca al lupo”.
Del contenuto del colloquio ha appreso solo quando SALVINI gli trasmise la trascrizione. Quando si sentì telefonicamente con il dott. SALVINI gli espresse tutte le sue riserve sulle modalità con le quali era stato eseguito tecnicamente il colloquio. A giudizio dell’ufficiale il colloquio doveva essere ripreso. Doveva esserci, in particolare, una telecamera che riprendesse le mani dell’uno e dell’altro e una telecamera dall’alto, che riprendesse i volti. Sia in un bar a Venezia che a Roma, in occasione di un viaggio del Dott. D’AQUINO per altri motivi, avevano avuto una conversazione preventiva, nel corso della quale il Col. GIRAUDO aveva dato per scontato che tutto sarebbe stato registrato. Solo a colloquio ormai esaurito, e non in occasione della sua effettuazione, GIRAUDO aveva appreso dal Dott. SALVINI che c’era stata la registrazione , ma non la ripresa filmata. Del resto qualunque suo intervento in Questura sarebbe stato fuori luogo.
Prima dell’incontro GIRAUDO aveva rappresentato al dott. D’AQUINO la sua convinzione che il MAGGI stesse maturando seriamente la sua convinzione di collaborare.
La decisione di far entrare DIGILIO sotto la gestione del R.O.S., fu presa dal Dot.. SALVINI. Ritiene che la critica mossa con riferimento alle modalità con le quali era stato monitorato il colloquio MAGGI- DIGILIO, abbia avuto una certa influenza sulle decisioni di SALVINI. A dire di GIRAUDO tutta la questione era stata gestita in modo estremamente superficiale, che poteva pregiudicare l’indagine. MAGGI era in una situazione che faceva presagire una collaborazione ed era entrato in quel salotto con un atteggiamento positivo che poi aveva cambiato.
Era prassi nel mondo dell’intelligence che vengano controllati i movimenti delle persone. In ogni caso fu in seguito il dott.SALVINI a telefonargli e ad avvisarlo che DIGILIO sarebbe “passato a loro”. Quando il colloquio ebbe termine si limitò a salutare MAGGI, ma non si scambiarono neanche una parola e tantomeno parlarono di appuntamenti. Era comunque implicito che si sarebbero visti in quanto, avendo MAGGI chiesto delle garanzie, si sarebbe trattato di chiedergli se era soddisfatto di quelle che aveva avuto.
5.4 - LE DICHIARAZIONI DIBATTIMENTALI DI MAGGI SUI RAPPORTI CON GIRAUDO ANTECEDENTI IL COLLOQUIO DEL 2.2.95
MAGGI riferisce dei rapporti con GIRAUDO antecedenti rispetto al colloquio con DIGILIO del 2.2.1995 a partire da pag.96 del verbale dibattimentale 8.3.2001. I primi contatti sarebbero stati nel novembre ’94: il Cap. GIRAUDO avrebbe telefonato lasciando il numero di telefono. Poi gli avrebbe telefonato direttamente. MAGGI avrebbe parlato con il suo difensore delle intenzioni dell’ufficiale, ma questi avrebbe escluso la possibilità che il legale partecipasse all’eventuale incontro. Finalmente ci sarebbe stato un incontro in Piazzale Roma e in detta occasione GIRAUDO gli avrebbe rappresentato che, a causa delle dichiarazioni di un “pentito” probabilmente sarebbe stato arrestato per la strage di Piazza Fontana e avrebbe rischiato anche la rovina finanziaria. MAGGI avrebbe dichiarato di non aver nulla da dire, ma in un ulteriore incontro a Piazzale Roma GIRAUDO avrebbe continuato a calcare la mano su un probabile arresto. Dopo varie altre telefonate si sarebbe giunti al 5 dicembre 94, occasione in cui ci sarebbe stato un ulteriore incontro all’aeroporto. Il discorso si sarebbe spostato questa volta su ZORZI, sul fatto che il pentito avrebbe coinvolto quest’ultimo e non soltanto MAGGI. Ci sarebbe stato un ulteriore incontro in aeroporto e qui GIRAUDO gli avrebbe prospettato la possibilità di riacquistare il posto in ospedale, il posto nella mutua e di ricevere del denaro, da ricevere a Venezia, o in un’altra città, o addirittura all’estero. Il Cap. GIRAUDO gli ha anche spiegato le modalità della collaborazione. Sarebbe dovuto andare a Milano, in una caserma dei C.C., e dopo un interrogatorio mattutino con GIRAUDO nel pomeriggio sarebbe stato escusso dal G.I. SALVINI come persona informata sui fatti.
Il Cap. GIRAUDO gli avrebbe anche rappresentato che anche RAUTI era coinvolto dalle dichiarazioni dell’ “elettricista” perchè sarebbe andato assieme a FACHINI a minacciarlo di non parlare di timer. Secondo GIRAUDO era impossibile che RAUTI non gli avesse confidato qualcosa. L’ufficiale gli avrebbe anche rappresentato l’opportunità di far venire anche la moglie ad uno degli incontri, perché lo convincesse a collaborare, ma la moglie si sarebbe rifiutata. Allora il 30.12.1994 si sarebbe fatto accompagnare dal figlio Marco. Il Cap. GIRAUDO, presumibilmente in occasione del colloquio del 30 dicembre 1994, gli avrebbe ripetuto una volta ancora “la storia della strategia della tensione”: la CIA, tramite i servizi segreti avrebbe controllato Ordine nuovo e Avanguardia Nazionale e avrebbe fatto fare loro le stragi. Dopo l’incontro con DIGILIO del 2.2.1995, si era incontrato con il Cap. GIRAUDO il 9 febbraio successivo. Nell’occasione gli avrebbe mostrato un verbale reso da DIGILIO a SALVINI nell’ambito nel quale il collaboratore lo avrebbe accusato di avergli chiesto di smontare delle mine.
5.5 - EFFETTIVA VOLONTA’ DI MAGGI DI COLLABORARE
MAGGI aveva effettivamente intenzione di collaborare e di andare a Milano. Tuttavia, essendo lui uno storico di Ordine Nuovo, un aderente ad Ordine Nuovo, riteneva che in quell’occasione bastasse che lui raccontasse “la storia di Ordine Nuovo ben documentata”. Invece il Cap. GIRAUDO gli aveva rappresentato che occorreva che lui raccontasse qualcosa di cui era penalmente responsabile e solo allora sarebbe diventato un collaboratore di giustizia. Mesi dopo avrebbe ancora ricevuto una telefonata in cui il Cap. GIRAUDO gli aveva rappresentato che era necessario che si vedessero, perché erano emerse delle cosa ancora più gravi sul suo conto. Dopo aver accettato in un primo tempo, in occasione di una conversazione telefonica successiva avrebbe rifiutato. Poi tutto si sarebbe con chiuso con l’ufficiale che gli aveva comunicato che “non serviva”.
In tutto si era incontrato con il Capitano GIRAUDO sei volte, quattro delle quali all’aeroporto.
5.6 - LE DICHIARAZIONI DIBATTIMENTALI DI MAGGI SUL COLLOQUIO CON DIGILIO DEL 2.2.95
Le dichiarazioni di MAGGI sul colloquio del 2.2.95 si inseriscono nelle medesima ottica di denigrazione dell’allora Capitano GIRAUDO, quasi come se DIGILIO non fosse altro che, in quel momento, la “longa manus” dell’ufficiale. Le dichiarazioni dell’imputato possono essere lette da pag.91 della trascrizione dell’udienza dibattimentale milanese dell’8.3.2001.
Al di là dell’archiviazione che ha interessato la denuncia di MAGGI nei suoi confronti, non si riesce francamente a capire che genere di censura possa essere mossa al predetto ufficiale del R.O.S.. Peraltro DIGILIO in quel momento era gestito dalla D.I.G.O.S. di Venezia e neanche c’erano più rapporti con GIRAUDO. Lo stesso fatto che GIRAUDO sia rimasto contrariato delle modalità con le quali era stato eseguito il colloquio, senza videoregistrazione, che consentisse di verificare se non ci fossero stati dei gesti convenzionali tra i due soggetti, dimostrano come in quel momento nessuna strategia gli potesse essere imputata, quantomeno con riferimento a DIGILIO. Diversa in quel momento la situazione con MAGGI, con il quale c’erano stati i colloqui, ma questi dice: “Adesso non mi ricordo se sono stato io a proporlo al GIRAUDO o è stato il GIRAUDO a proporlo a me. So che eravamo d’accordo tutti e due. Penso che sia stato il Capitano GIRAUDO…”
MAGGI ha il ricordo di un incontro fugace con GIRAUDO all’esterno della Questura di Venezia. Poi, entrato in Questura con un pass, aveva trovato dei funzionari e DIGILIO, col quale era stato introdotto in una stanza. Il ricordo più intenso è quello di una bottiglia di “Vecchia Romagna”, bevuta a metà da lui e da DIGILIO, che gli aveva procurato un malessere. Si tratta di un particolare che MAGGI ha sempre contestato a GIRAUDO, nonostante che si trattasse di un’iniziativa che, se vera, non può essere certo riferita all’Ufficiale, ma alla DIGOS che aveva organizzato il colloquio. La completa adesione di MAGGI all’iniziativa emerge dalle sue stesse dichiarazioni: voleva sapere da DIGILIO “cosa bolliva in pentola”.
GIRAUDO gli aveva riferito che c’erano dei “pentiti” che lo accusavano, che tra questi c’era SICILIANO, ma non gli aveva detto di accuse di DIGILIO. Gli aveva detto che sarebbe stato bene che avesse parlato con DIGILIO che gli avrebbe chiarito un po’ la situazione. Poi, parlando con DIGILIO, si era accorto che voleva indurlo a diventare come lui, e cioè a diventare un collaboratore, un infame. DIGILIO gli aveva suggerito: “Ricordati che ci siamo conosciuti, che Tizio era della CIA, Sempronio era della CIA” :Tizio è MINETTO, Sempronio è il professor FRANCO.”
Ha ammesso che con DIGILIO erano “abbastanza amici”, ma più che un incontro tra amici era un incontro in cui l’uno voleva convincere l’altro a collaborare.
Contestatogli il verbale dell’11.10.95, in cui ha dichiarato “E’ vero che ho chiesto io al Capitano GIRAUDO di incontrarsi con DIGILIO, perché mi sembrava impossibile che il DIGILIO potesse accusare me per qualche reato”, ha confermato la circostanza.
5.7 - LE DICHIARAZIONI DI DIGILIO SUL COLLOQUIO CON MAGGI , RESE IN INCIDENTE PROBATORIO
27.02.02 (udienza 35) – Avv. FRANCHINI (per ZORZI)
Come si vedrà, appare pacifico che MAGGI intendeva pentirsi e che soltanto in un secondo tempo ha cambiato idea.
CONTROESAME DELL'AVVOCATO DIFENSORE - FRANCHINI
omissis
RISPOSTA (DIGILIO) - E' successo che poi, un giorno che io mi trovavo a Santa Maria Maggiore, il D'Acquino è venuto a farmi una proposta che, inizialmente, mi aveva un po' lasciato perplesso, comunque la proposta era di suggerire al Dottor Maggi di pentirsi. Fatto sta che la storia non andò in porto, perché il Dottor Maggi inizialmente disse che si sarebbe pentito, poi, dopo, invece, non ha collaborato.
DOMANDA - Signor Digilio, ma questo quando avviene, è in grado di collocarlo nel tempo?
RISPOSTA - Quando ero nella prigione di Santa Maria Maggiore.
DOMANDA - Signor Digilio, questo avviene nel Febbraio del 1995. Siccome abbiamo il colloquio registrato tra lei e Maggi, per questo mi permetto di indicarle la data esatta. Il 2 Febbraio del 1995 lei non era più a Santa Maria Maggiore, era in detenzione extrapenitenziaria a Santa Chiara, ma a me interessa prima di questo incontro con Maggi. Lei era rimasto sul fatto che le fanno delle offerte di collaborazione, se si fosse presentato al Giudice di Milano. Lei, poi, si è presentato al Giudice di Milano? Poi, arriveremo anche al colloquio con Maggi. Lei ha accettato le offerte della Digos in relazione alla collaborazione che le veniva richiesta?
RISPOSTA - Sì, io avevo accettato l'offerta della Digos, però, poi, non so cos'è successo, sono finito in mano ai Carabinieri.
DOMANDA - Ora parliamo di questo colloquio in Questura. Questo colloquio è stato organizzato da chi?
INTERVENTO DEL G.I.P.: Ci riferiamo a quello fra lui e Maggi?
INTERVENTO DELL'AVVOCATO DIFENSORE - FRANCHINI: Io non faccio domande specifiche su questo punto, perché credo che la registrazione del colloquio non sia tra gli atti dell'incidente probatorio.
INTERVENTO DEL G.I.P.: Può anche darsi. Io quello lo ricordo per averlo visto negli altri atti.
INTERVENTO DELL'AVVOCATO DIFENSORE - FRANCHINI: Noi lo produrremo.
INTERVENTO DEL PUBBLICO MINISTERO - DOTTOR PIANTONI: La trascrizione del colloquio Digilio - Maggi in Questura non è agli atti.
INTERVENTO DELL'AVVOCATO DIFENSORE - FRANCHINI: Infatti, ricordavo io qualcosa del genere, per cui noi lo produrremo, ovviamente non qui.
INTERVENTO DEL G.I.P.: In relazione a questo colloquio, cosa desidera sapere?
RIPRENDE IL CONTROESAME DELL'AVVOCATO DIFENSORE - FRANCHINI
DOMANDA - Io desidero solo accertare il fatto storico che è avvenuto, perché questo mi dà il destro poi di produrre la registrazione. Sul contenuto dello stesso non gli faccio domande, perché tanto è tutto scritto. Avviene questo colloquio presso la Questura di Venezia con il Dottor Maggi, chi l'ha organizzato?
RISPOSTA - Il Dottor D'Acquino, insieme a Emireni e ad altre persone.
DOMANDA - Il capitano Giraudo c'entra nell'organizzazione di questo colloquio o no?
RISPOSTA - Io ho saputo da altre persone che il Capitano Giraudo era alla Giudecca che aspettava il Dottor Maggi, che uscisse di casa per parlargli.
DOMANDA - Da chi è che lo ha saputo?
RISPOSTA - Questo me lo dissero dei conoscenti miei.
DOMANDA - E chi sarebbero questi conoscenti?
RISPOSTA - Conoscenti.
DOMANDA - Ho capito, signor Digilio, le ho chiesto chi sono questi conoscenti.
RISPOSTA - E io non ho voglia di dirglielo.
DOMANDE DEL G.I.P.
DOMANDA - Lei non vuole fare il nome di questi suoi conoscenti, ci può dire se si tratta di persone che si trovavano in carcere con lei?
RIPRENDE IL CONTROESAME DELL'AVVOCATO DIFENSORE - FRANCHINI
DOMANDA - Non era in carcere, era in detenzione extrapenitenziaria presso la Caserma di Santa Chiara, ma non nella struttura carceraria.
RISPOSTA - Sì.
DOMANDA - Perché non vuole fare i nomi di questi conoscenti?
RISPOSTA - Perché il patto tra me e loro era che loro mi dissero: "Noi ti diciamo quello che sappiamo, se però tu stai zitto".
DOMANDA - Quali altre cose le hanno detto questi conoscenti, allora?
RISPOSTA - Mi faccia un esempio, non capisco.
DOMANDA - Un esempio, lei dice: "Dei conoscenti mi hanno detto che il Capitano Giraudo aspettava Maggi alla Giudecca per parlargli", le ho chiesto: è questa l'unica notizia che le hanno dato questi conoscenti o le hanno dato anche altre notizie?
RISPOSTA - Al momento, guardi, non ricordo.
DOMANDA - Quindi, lei non vuole fare il nome di queste persone?
RISPOSTA - Io mi ritengo legato a quello che è un patto di...
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5.8 - IL REALE CONTENUTO DEL COLLOQUIO MAGGI - DIGILIO DEL 2.2.95
Il Perito ha trascritto la registrazione del colloquio e la stessa si articola su circa 160 pagine.
Dobbiamo subito osservare che il contatto tra DIGILIO e MAGGI è caratterizzato da toni assolutamente cordiali, che per una buona metà hanno i connotati della “rimpatriata”. Molto modesta la traccia delle bevute di cui riferisce MAGGI, tali da condizionarlo o da procurargli malesseri di sorta. L’unica debolissima traccia è la frase di DIGILIO, a pag.7: “Oh, grandissima miseria…il bicchiere non è per…”. Poi, al di là dell’offerta di “un goccio” ad EMIRENI, non si rinviene nella registrazione alcun rumore o intervallo, o invito di DIGILIO che richiami l’uso di alcoolici o bevande. Dal tenore del linguaggio utilizzato emerge che DIGILIO e MAGGI parlano delle rispettive, in parte comuni, vicende processuali sempre con toni ironici, quasi divertiti, mai eccessivamente violenti, nei confronti di coloro che sono chiamati in causa come presunti responsabili delle rispettive “sventure”. Basti pensare che DIGILIO (pag.8 trascrizione) afferma: “Io non ho nessun astio con nessuno”.
Appare pacifico (51, 85 e 159) che DIGILIO e MAGGI hanno ben presente che l’incontro è senz’altro registrato, come si vedrà più avanti. Appare più che evidente che DIGILIO assume le vesti di ministro di una funzione che ha come unico fine quello di convincere MAGGI a collaborare e che quest’ultimo sembrerebbe avere tutte le intenzioni di farlo, pur non emergendo dal colloquio la disponibilità da parte di questi di concreti elementi di utilità, nonostante le sollecitazioni dell’interlocutore.
DIGILIO così definisce il suo ruolo (pag.31): “Io…rappresento il giudice qua…rappresento la verità, che deve farsi strada, abbi…abbi fiducia. Io vorrei che avessi fiducia…”. La manovra di DIGILIO, microfoni a parte, è chiara: tende a porre se stesso e MAGGI sullo stesso piano, “sulla stessa barca” come persone che, pur essendo ai margini di vicende processuali gravi, non ne sono comunque responsabili, ma in grado di apportare un contributo all’Autorità Giudiziaria.
“Per me, come il SOFFIO, tu non c’entri in maniera diretta…<può avere, in qualche cazzata, coinvolto qualcuno>, io..ho detto: <Giudice, può essere utile per l’indagine…io voglio parlargli…voglio sentirlo>”.
DIGILIO tende ad indicare se stesso e MAGGI come gli eletti, cercando di isolare il più possibile Delfo ZORZI, di metterlo il più possibile dall’altra parte della barricata, quella degli infami, come VINCIGUERRA e Martino SICILIANO. In tal modo sembra che DIGILIO voglia implicitamente indurre MAGGI a fornire rivelazioni sulla posizione di ZORZI. DIGILIO parlerà anche dei rapporti con gli “Americani”, ma non vi è per nulla traccia di forzature, di costrizioni, di invito ad inventarsi le cose. MAGGI viene informato degli argomenti che più interessano l’A.G., sondato sulle relative conoscenze, invitato a collaborare. Nulla di più MAGGI rimane l’arbitro delle sue scelte.
MAGGI porta a DIGILIO i saluti della PINA dello SCALINETTO, a conferma della consistenza dei rapporti tra i due e la donna e la frequentazione del locale dal quale, secondo quanto riferito da DIGILIO a BATTISTON, sarebbero usciti, portati da SOFFIATI, i candelotti destinati a Brescia. SOFFIATI è spesso nominato, come attore delle stesse vicende nelle quali i due interlocutori sono coinvolti.
A pag.17 DIGILIO parla dell’aiuto economico che gli hanno promesso e a pag.18 consiglia MAGGI : “…tu devi essere sicuro…che, se fai il passo in avanti, ti venga anche dato un qualcosa di corrispettivo per lo sforzo che fai…” (pag.18). MAGGI si dimostra aperto a tale discorso, perché ricorda che lo hanno destituito dall’Ospedale e cancellato dall’elenco dei medici mutualisti. A pag. 20 i due parlano dell’infame VINCIGUERRA, e MAGGI riferisce di averlo querelato per quanto apparso sull’Europeo. Si comprende che DIGILIO ha a sua disposizione delle copie di periodici in cui si fa riferimento ai loro coinvolgimenti, delle quali farà fare le fotocopie ad EMIRENI per l’amico. DIGILIO sembra che mostri a MAGGI un articolo sul Corriere della Sera che, sembra, sempre riportando dichiarazioni di VINCIGUERRA, faccia riferimento a DIGILIO “armiere” e al suo soprannome “ZIO OTTO”. Appare quasi comico che MAGGI, descrivendo, sembra, un interrogatorio da parte del giudice di Catanzaro, alla domanda se DIGILIO fosse chiamato “ZIO OTTO” , dica di aver risposto: “assolutamente no. So che, quando era studente, qualcuno lo chiamava OTTO”.
Come si può notare, quindi, è lo stesso MAGGI ad ammettere, di essere stato il rivelatore dell’identità di ZIO OTTO, in quanto la differenza tra “OTTO” e “ZIO OTTO” non è particolarmente significativa.
E’ proprio qui che DIGILIO afferma che è stato Delfo ZORZI ad affibbiargli quel “nomignolo”. A pag. 24 DIGILIO comincia a citare le presunte infamità di SICILIANO, e a pag. 25 vi è la frase tanto cara alla difesa: “Sto qua…l’ha combinata grossa…sai cosa è andato a dire agli inquirenti e…? E’ andato a dire :<Mah, guardate a Venezia, perché …> …Questo mi hanno detto che era l’uomo di…di…Delfo ZORZI.”. MAGGI conferma quest’ultima affermazione. DIGILIO poi aggiunge: “E’ andato a dire che, la bomba a piazza Fontana, l’ho fatta io…”.
Come si può notare, gli strali di DIGILIO , peraltro in questa sorta di recita, sono più rivolti a SICILIANO, autore delle rivelazioni fasulle, piuttosto che a Delfo ZORZI che, almeno fin qui, viene solo definito come in rapporti di amicizia con SICILIANO, o comunque si dice che quest’ultimo era un suo uomo.
Pertanto, anche dimenticando che si tratta di una recita di DIGILIO, parlare di “odio del predetto nei confronti di ZORZI”, sembra francamente un po’ troppo.
A pag.26 MAGGI rappresenta di aver detto, presumibilmente al Capitano GIRAUDO, di non metterlo a confronto con SICILIANO, ma piuttosto di farlo parlare con DIGILIO. DIGILIO a sua volta rappresenta di aver già chiesto lui, autonomamente, questo colloquio, e poi di aver appreso che tale era anche la volontà di MAGGI.
Pertanto non vi è dubbio che il colloquio con DIGILIO sia stato chiesto dallo stesso MAGGI.
MAGGI, a partire da pag.26, mostra a DIGILIO alcune sentenze dove ci sono spese da pagare, delle quali offrirà una copia a DIGILIO, che verrà fatta da EMIRENI, che sarà a lungo presente e parteciperà al colloquio almeno fino a quanto trascritto a pag.58, rendendo poco significativo quanto detto nel periodo. Basti pensare che a pag.46 MAGGI, ma soprattutto DIGILIO, dicono di non aver mai visto detonatori in vita loro, circostanza che, francamente, cozza con tutte le risultanze processuali.
DIGILIO bisbiglia all’indirizzo di MAGGI: “Guarda che c’è là un microfono”.
A pag. 64 si desume ancora una volta il tenore assolutamente tranquillo del colloquio e di tutto ciò che è intorno, nonché della volontà di MAGGI di essere disciplinato, visto che dice: “…posso dire a mia moglie che ti ho visto? Adesso lo chiederò al Capitano…”.
Quindi MAGGI ha apparentemente l’intenzione di attenersi a tutte quelle che sono le indicazioni del Capitano GIRAUDO.
A pag.67 emerge che DIGILIO, anche prima dell’ictus, usava occhiali.
Da pag.67 DIGILIO comincia a trasportare un po’ alla volta MAGGI su argomenti conferenti con le indagini, e gli mostra una rivista. Parla del comportamento degli Americani e su cosa emerso nei loro confronti. Quasi contemporaneamente rappresenta a MAGGI che il Giudice gli ha detto che la situazione del predetto “è pesantina”. Poi afferma di aver preso, nel contesto, le parti di MAGGI: “Guardi, per me, non…non può prenderlo come un responsabile della faccenda…Sì, aveva conoscenze…”- perché, a suo tempo, tu eri responsabile Triveneto…”.
MAGGI obietta che si trattava di un titolo onorifico. DIGILIO cerca di dare dei contorni a quello che dovrebbe essere l’operato di MAGGI:
“…non si tratta di fare l’infame, si tratta…è una collaborazione…anche per difesa tua ,no…? Cioè, praticamente, ti dissoci…come ho fatto io, per il resto, a noi, tutte le altre storie …sono state chiuse. La storia di piazza Fontana…insomma, noi…non c’entriamo. Io ho cercato di buttare al di là il fango possibile…Certe cose non le so.
<Eh…giudice – ho detto – guardi, potrebbe essere utile per quanto riguarda l’indagine. Lo senta>…”
DIGILIO, sempre nel tentativo di trascinare MAGGI dalla sua parte, fa a pag.71 un riferimento a chi, da Roma, ha buttato “merda” su di loro. Cita il Caccola (DELLE CHIAIE), MERLINO, e quindi lo stesso ZORZI. Poi si accentra su quest’ultimo, dicendo che tra di loro era come un serpente a sonagli e che è pericolosissimo. DIGILIO dice di aver appreso alcune cose pesanti su di lui. ZORZI, come era stato costretto a riferire al giudice, aveva cercato di convincerlo a smontare dei residuati bellici, perché voleva, tramite lo stesso MAGGI, mettergli le mani sopra e ricattarlo, Ma DIGILIO non si era prestato al gioco. DIGILIO ricorda di essere andato in Spagna, non perché mandato da MAGGI, ma da SOFFIATI che lavorava per gli Americani perché voleva sapere “cosa faceva l’ingegnere famoso”.
Trattasi di Eliodoro POMAR e MAGGI dimostra di essere perfettamente al corrente della cosa, in quanto, pur storpiandone il nome ( a meno che non sia stato il trascrittore), commenta: “POMAS” .
A questo punto DIGILIO, nella sua rappresentazione, cerca di portare MAGGI su tutte quelle vicende che si riferiscono alle armi di Casolare di Paese, dove, accanto alle armi di VENTURA, ci sarebbe stato quell’esplosivo di cui , in quel processo, ha riferito DIGILIO – vicende che costituiscono un po’ il preambolo della versione del collaboratore sulla strage di Piazza Fontana.
“Il Delfo ZORZI l’ho conosciuto con il…con il VENTURA, che negano…per una strana storia”.
Subito dopo DIGILIO aggiunge: “Una strana storia perché io, con la NATO, avevo un lavoro per conto mio. Poi lo verrai a sapere dai verbali…” Lo straordinario (pag.73) della risposta di MAGGI è che, non soltanto non si stupisce, ma dice addirittura di ricordare la circostanza, fatto che, facendo riferimento ad un apprendimento che risale nel tempo, esclude che l’abbia appresa nell’ambito dei rapporti con il Capitano GIRAUDO. “Eh, lo so, me lo ricordo…”
A pag. 74 DIGILIO dice a MAGGI che ha conosciuto VENTURA e che questi aveva un casolare vicino a Treviso (il famoso casolare di PAESE) e che era sotto il controllo di un professore di ginnastica famoso, che aveva la “TB” e la toxoplasmosi. MAGGI capisce subito di chi si tratta e dimostra di conoscerlo bene, visto che è lui a farne il nome: “FRANCO LINO”. DIGILIO conferma. DIGILIO gli ripete che FRANCO LINO teneva sotto controllo VENTURA, che a quel tempo era con i maoisti, e che voleva un esperto di armi. DIGILIO chiede a MAGGI se ricorda che lui è sempre stato un esperto di armi (e MAGGI conferma) , ma che non hanno mai fatto discorsi di bombe. E invece aveva appreso che VENTURA, facendosela con uno di Padova (E’ lo stesso MAGGI che interviene dicendo che si tratta di POZZAN!) preparavano gli ordigni per i treni (si tratta dei noti attentati ai treni del ‘69). MAGGI afferma di non sapere nulla, ma anche DIGILIO (in contrasto con le sue dichiarazioni al giudice), si dichiara anche lui estraneo alla cosa.
A pag.78 MAGGI ammette di aver conosciuto FREDA, a differenza di DIGILIO.
DIGILIO, sempre in questo tentativo di spingere MAGGI a dire qualcosa, aggiunge che Delfo ZORZI c’entrava “nella storia di Milano”.Nonchè in un’altra “sorta…di questa storia qua”. Appare sorprendente che sia MAGGI ad affermare “di piazza della Loggia” . DIGILIO continua, tuttavia a parlare di Piazza Fontana, ad aggiungere che bisognerebbe acquisire flash su MERLINO, su DELLE CHIAIE.
Ancora più sorprendente è che MAGGI commenti : “perché è una brava persona, GIRAUDO” – frase che non sembra compatibile con presunte precedenti violenze e prevaricazioni dell’ufficiale.
DIGILIO, proseguendo nel suo tentativo di coinvolgere MAGGI, rappresenta a questi che tra gli interessi del giudice ci sono gli “ordini” dati da Pino RAUTI in questa vicenda. MAGGI dice di non sapere nulla e che all’epoca non vedeva mai RAUTI. DIGILIO conferma di aver “saltuariamente” lavorato per la NATO dal ’67 all’87. DIGILIO cerca di apprendere eventuali conoscenze di MAGGI sulla presunta iniziativa di ZORZI nei confronti di VINCIGUERRA per convincere quest’ultimo, a fini golpistici, ad uccidere RUMOR (trattasi di fatto di cui ha ampiamente riferito VINCIGUERRA all’A.G.). , ma il primo non fornisce contributi di sorta. Il discorso lambisce lo stesso procedimento sul poligono di tiro di Venezia.
MAGGI chiede, con evidente riferimento ai microfoni: “…ma anche qua siamo pieni di sti cosi?”. DIGILIO risponde: “Si, qui…eh, ci saranno molti microfoni, ma è il …si è… (riso lieve) …si è accertato e…no, si è convenuto…qui, insomma, nessuno sente niente e…” . MAGGI osserva che poi è la verità quella che si dicono.
Per stimolare ancora MAGGI, DIGILIO asserisce (pag.90): “Loro ci danno addosso su piazza Fontana” e MAGGI si chiede che contributo collaborativo possa portare sul punto. A pag.91 DIGILIO parla dei vari “OTTO” che ci sarebbero stati, e, sembra capirsi, che lo stesso professore LINO FRANCO si sarebbe fatto chiamare così.
DIGILIO gli ricorda che LINO FRANCO era il capo del gruppo SIGFRID, ma MAGGI non raccoglie, nonostante che nelle intercettazioni casalinghe dimostri di essere perfettamente a conoscenza dell’esistenza del gruppo.
Si comprende che sia MAGGI che DIGILIO hanno ben presente che LINO FRANCO è morto.
A pag.96 si apprende, da una sua osservazione, che MAGGI sa che MONTAVOCI era il capo del piano SIGFRID, anche se DIGILIO aggiunge che accanto a lui c’era Delfo ZORZI.
A pag.97 DIGILIO parla di ZORZI. Osserva che è scappato, ma ha mandato un suo uomo, SICILIANO. Alza il tiro, aggiungendo che ZORZI gli ha confessato di essere “in Piazza Fontana a quei tempi”. Che voleva che DIGILIO gli facesse la chiave per far scappare VENTURA. MAGGI, tuttavia ribadisce di non sapere nulla. In quel casolare (PAESE) VENTURA e “coso” (ZORZI) avevano una specie di congegno, che dovevano mostrare al Prof. FRANCO, che, era un uomo della CIA, e lavorava con lui.
DIGILIO continua a cercare di stimolare MAGGI: “Tu cerca…tu cerca di ricordarti, no…? Vedi se puoi”. Finalmente MAGGI introduce qualche elemento affermando che ZORZI e NEAMI gli hanno detto di essere coinvolti nell’attentato alla ferrovia di Grumolo delle Abbadesse. Riprende il discorso su LINO FRANCO, che MAGGI ribadisce di conoscere e che DIGILIO ribadisce che si faceva chiamare OTTO. DIGILIO rappresenta che anche Francesco POLI, cognato che LINO FRANCO portava a Mestre, è morto anche lui. DIGILIO tenta nuovamente di stimolare MAGGI sul gruppo SIGFRID : “Vedi se ti ricordi qualcosa del gruppo SIGFRID dei Carabinieri”. Osserva che quelle erano debolezze dei Carabinieri di quei tempi.
A conferma dei buoni rapporti tra MAGGI e GIRAUDO, il primo chiede a DIGILIO: “Come è il Capitano…è una persona seria, eh, il Capitano...” e subito dopo : “ma mi è simpatico, anche a me…personalmente” . Anche qui siamo lontani anni luce da un contrasto, che, come vedremo poi, sarà un’invenzione strumentale a favorire Delfo ZORZI.
Il discorso su Delfo ZORZI, di tutta evidenza finalizzato a montare MAGGI contro di lui, riprende a pag.106: “Quel coglione di Delfo ZORZI ha montato questo giovane..eh…come si chiama, lì…SICILIA…quella gente e…eh, e l’ha mandato a testimoniare contro di me, il bastardo…”
A pag.108 DIGILIO torna a Pino RAUTI: “Pino RAUTI lo sai che faceva parte della CIA?”. MAGGI risponde: “Eh, va beh, però è un coglione” e poi aggiunge subito dopo: “E anche DELFO” – come se MAGGI fosse informato dei rapporti di RAUTI e ZORZI con organi di intelligence americani. Quindi DIGILIO prosegue spiegando il ruolo di MINETTO. Proseguendo nel discorso DIGILIO spiega che lui lavorava non nella NATO politica, ma in quella militare, precisando che erano “lavori saltuari”.
DIGILIO parla dell’attentato a RUMOR e della riunione del 16-18 aprile del 1969, alla quale, dice, erano presenti VENTURA, FREDA e Pino RAUTI. Anche VENTURA- aggiunge DIGILIO - era un agente del SID. In quella sede furono decisi gli attentati ai treni e anche gli altri.
MAGGI si chiede cosa ci possa essere contro di lui. DIGILIO osserva che SICILIANO ed altri dicono che lui, DIGILIO, doveva essere quello che aveva fatto la bomba, mentre ZORZI sembra che abbia fatto l’attentato. Quanto all’attentato alla Scuola slovena e al cippo di Gorizia, dicono che MAGGI ha dato a disposizione la macchina, collaborando direttamente. (si vedano le dichiarazioni di SICILIANO e VIANELLO). Delfo ZORZI, spiega DIGILIO, secondo quanto riferitogli da VENTURA, era la guardia del corpo di FREDA, era l’uomo del SID e teneva tutti i Reparti Operativi in bass’Italia e nel Veneto.
Sempre allo scopo di attirare MAGGI sulle sue posizioni, DIGILIO osserva che hanno cercato di coinvolgere lui per coinvolgere MAGGI. Siccome DIGILIO avrebbe fatto la bomba della Scuola Slovena, siccome quella di Milano era analoga, per sillogismo anche quest’ultima gli veniva accollata.
Il discorso torna su LINO FRANCO, che aveva assistito nella creazione dei congegni. Nel 1973 ZORZI prende ordini da Roma perché deve far scappare VENTURA. DIGILIO aveva visto ZORZI due volte, col VENTURA prima e poi col professor Lino. VENTURA non era capace di fare i “congegni”(gli ordigni esplosivi), finchè non avevano trovato un elettricista. Anche Lino FRANCO aveva dato dei consigli, ma poi era morto, e quindi DIGILIO era rimasto l’unico testimone vivente.
MAGGI interpellato da DIGILIO, risponde che ZORZI non gli ha detto niente.
DIGILIO spiega che ZORZI gli ha fatto dei ricatti perché lui sapeva “le cose sue”, ed è andato a dire al suo uomo, SICILIANO, di accusarlo. DIGILIO ribadisce che ha visto fare i congegni alla presenza di LINO FRANCO, appartenente alla CIA.
“…bisognava creare dei disordini e impedire che gli Americani se ne andassero, ma che stessero sempre lì”
DIGILIO ritiene che LINO FRANCO sia morto alla fine del ’69-70. MAGGI ricorda che LINO FRANCO era “uno della Decima” (la Decima MAS).
Ad un ennesima richiesta di MAGGI su cosa dovrebbe dire a GIRAUDO DIGILIO spiega che vogliono sapere i rapporti con RAUTI e se RAUTI ha avuto a che fare con Piazza Fontana. MAGGI dice di non sapere nulla.
DIGILIO ricorda a MAGGI che VINCIGUERRA ha detto che ZORZI, capo del SID, e MAGGI, che lo conosceva, vengono da lui per ammazzare RUMOR.
DIGILIO ricorda ancora che LINO FRANCO è morto a fine 69, prima di Piazza Fontana. MAGGI sembra rettificare l’anno in 66, e DIGILIO in ’67. DIGILIO chiede anche a MAGGI se ha conosciuto MALETTI e LA BRUNA, ma MAGGI risponde di no. DIGILIO parla della riunione al Parco dei Principi, alla quale MAGGI non è andato. Ipotizza che Piazza Fontana dovesse essere un attentato dimostrativo. Afferma che RAUTI non verrà mai coinvolto, perché, come risulta dai documenti, “faceva parte della CIA”. “…Ordine Nuovo, Avanguardia, Destra Na…eccetera, ricevevano degli ordini per difendere la Patria…da chi li ricevevano? Dai carabinieri. I Carabinieri li ricevevano dai Servizi segreti…allora i Servizi che hanno fatto? Pam! <Noi …li abbiamo ricevuti dalla CIA e dalla NATO…” “Però, siccome i giudici rompono le palle, dicono:<Ma se voialtri avete pure una coscienza e sapete quello che facevate…la NATO vi avrà dato l’ordine di fare…gli attentati dimostrativi…”. Così è fotografata la posizione di DIGILIO in tema di responsabilità per gli attentati.
MAGGI si chiede cosa potrebbe inventarsi. Il discorso scivola poi, ancora, sul Casolare di PAESE. Ricorda DIGILIO (conformemente a quanto sempre dichiarato in interrogatorio) che si era prestato a fare l’esperto di armi per verificare un deposito di armi che aveva VENTURA.
Interessante che DIGILIO parli, sia pure in termini vaghi, di finanziamenti alla OSS e alla rete AGINTER PRESSE.
DIGILIO ritorna quindi sul viaggio in Spagna, quando doveva, su incarico di SOFFIATI, andare a vedere cosa faceva POMAR con la mitraglietta. MAGGI dice di essere andato con DELLE CHIAIE, pare, da Angelo FACCIA a Barcellona. I discorsi proseguono sulla possibile collaborazione di MAGGI: DIGILIO dice: “Adesso, se tu te la senti, io non ti obbligo, non dico niente a nessuno, ma se entrava nel colloquio col giudice…Quindi nel…quindi in ufficio possiamo dire, e lo diciamo anche a…coso, che tu sei disponibile per quello che puoi dire…” .
MAGGI ritiene di essere non un pentito, ma un “onesto attore”. DIGILIO definisce il loro “un colloquio informale…esplorativo”. Più avanti si percepiscono rumori da contatto sul microfono e DIGILIO proclama: “Beh, io…te lo dico sinceramente, io non ho paura né di microfoni né di niente…”.
Alla fine DIGILIO chiede: “Come rimaniamo?” poi afferma: “Allora, io ti ho spiegato tutto, per me…il mio compito…è praticamente terminato…tu sai quello che devi fare…Qui, con l’Ufficio, dici che abbiamo avuto un colloquio positivo…le date, che parlerai con GIRAUDO”. MAGGI conclude “combatteremo fino alla morte” .Si riservano di risentirsi e di contattarsi.
5.9 - LE DICHIARAZIONI DI ANDREATTA. I CONTATTI CON MAGGI. IL COINVOLGIMENTO DI DELFO ZORZI PER AIUTARE MAGGI E DISTOGLIERLO DALLA POSSIBILE COLLABORAZIONE
5.9.1 - ANDREATTA: I CONTATTI CON MAGGI DOPO
L’INTERROGATORIO DI SALVINI
MAGGI “MANCATO PENTITO”
26.5.95 ,pag.10 (in fondo)
Circa una settimana dopo il suo primo interrogatorio, ANDREATTA si era recato dall’avvocato PARISI e, in casa sua, aveva incontrato MAGGI che lo stava visitando. Una volta uscito dalla casa dell’avvocato, aveva avuto modo di parlare col MAGGI. Gli aveva riferito che l’interrogatorio da parte del Dott. SALVINI aveva dimostrato che l’attenzione non era tanto sull’attentato alla COIN, del quale era imputato, ma sul tipo di esplosivo utilizzato. Aveva rappresentato a MAGGI che la sua posizione appariva delicata in quanto lui era di Ordine Nuovo e “amico storico di Delfo ZORZI”. MAGGI, da parte sua, gli aveva rappresentato che era malato, vecchio e stanco e con pochi soldi e “che in quel periodo i Carabinieri lo stavano contattando con insistenza per ottenere una sua versione dei fatti e farlo collaborare”.
ANDREATTA ha aggiunto:
“Io in quel momento non avevo ancora parlato con RUDI ZORZI e quando l’ho incontrato all’aeroporto gli ho parlato anche dell’opportunità di dare un aiuto a MAGGI, anche eventualmente sul piano legale”
RUDI gli aveva risposto che la cosa si poteva fare. Vista la disponibilità di RUDI, ANDREATTA e MAGGI si sono rivisti a Mestre. In seguito, con l’assenso di MAGGI, ANDREATTA aveva mandato un fax alla ditta di RUDI comunicandogli l’appuntamento con MAGGI che poi aveva avuto effettivamente luogo in Venezia, Piazzale Roma, una settimana dopo l’incontro con RUDI del 26.1.95.
MAGGI, durante il primo incontro gli riferì (Pag.11) “che c’era un pentito di Venezia che lo chiamava in causa e che prima di decidere qualcosa doveva fare un confronto con lui chiedendo ai carabinieri di poter incontrare questo DIGILIO”.
In occasione dell’interrogatorio del GIP dott. ARBASINO del 26.7.96 (sintetico pg.5) ANDREATTA ha descritto il disappunto del Dott. SALVINI e della D.ssa PRADELLA quando riferì loro dei contatti di cui sopra, avuti con MAGGI e con Rudi ZORZI: allorchè ammise “davanti a SALVINI e al P.M. PRADELLA di aver messo in contatto MAGGI con Rudi e ZORZI, i magistrati ebbero una reazione molto accesa, dicendo che aveva rovinato anni di indagini e di lavoro”. In seguito gli telefonò anche il cap. GIRAUDO che gli spiegò che era in atto un contatto con MAGGI e che il suo intervento, da lui riconosciuto come compiuto in buona fede, aveva impedito una possibile collaborazione del MAGGI con la Autorità Giudiziaria.”
Questi concetti sono così espressamente descritti da ANDREATTA il 26.7.96:
Pag.46 : “…quando io ho dichiarato questo al giudice SALVINI e alla PRADELLA che sono saltati sulle sedie, era né più e nemmeno, perché poi mi è stato riferito il giorno dopo, non solo dal giudice, ma anche dal capitano GIRAUDO per telefono, che facendo quell’operazione in buona fede, riscontrata dai giudici, se no me lo contestavano immediatamente, io ebbi a mettere in relazione, in contatto il RUDI ZORZI e il MAGGI e far sì che avesse l’incarico di un noto professionista che lo rigalvanizzasse e non fosse più disposto a negoziare eventuali pentimenti con i servizi segreti.”
Pag.47: “…il GIRAUDO mi ha telefonato e io gli esternai a GIRAUDO, perché mi telefonava giornalmente a casa. Mi disse: ANDREATTA, guardi che se i giudici hanno avuto quella reazione è per questo motivo…lei ha impedito la mia azione diretta al Carlo Maria MAGGI, che era sull’orlo del crollo e della confessione e comunque della collaborazione con le autorità. Il suo intervento è stato praticamente all’incontrario”.
A pag.55-56 della trascrizione del verbale del 26.7.1996 viene evidenziato ad ANDREATTA che in occasione dell’intercettazione del colloquio, con evidente riferimento alle tre “carte” di cui disponeva il giudice, ha pronunciato la seguente frase: “ne ha sotto tre… che tengono bota… di grosso”.
ANDREATTA così ha risposto:
“Io le sto dicendo che i tre nomi su cui si possono ipotizzare,il primo è DIGILIO, che nomino, e lo nomino accademicamente parlando; il secondo può essere il MAGGI e il terzo può essere il Martino SICILIANO; e tutti hanno una funzione ben distinta e diversa. E in ogni caso, avendo questi pentiti a disposizione, o mancati pentiti come il MAGGI, l’autorità giudiziaria della Procura di Milano sembrerebbe, sembrerebbe, si orientasse ancora a ricercare prove o coinvolgimenti di altri”
Dal quadro complessivo appena descritto, che si evince dalle sole dichiarazioni di ANDREATTA, si possono enucleare le seguenti conclusioni:
MAGGI effettivamente aveva la prospettiva di collaborare,e con tali intenzioni si è recato al colloquio con DIGILIO del 2.2.1995, visto che è lo stesso ANDREATTA che lo definisce un “mancato pentito” e descrive le sue titubanze prima di prendere una decisione. Il contatto con Rudi ZORZI e l’assunzione della difesa di MAGGI sono vissute dallo stesso ANDREATTA come un fatto che “rigalvanizza” il MAGGI medesimo e lo allontana dalle idee di collaborare.
Se MAGGI prospettava di poter collaborare, vuol dire che disponeva di materiale utile da riversare agli inquirenti.
Questi ultimi, sia i Magistrati che il Cap. GIRAUDO, sono descritti da ANDREATTA in termini di assoluta buona fede, né lo stesso MAGGI gli riversa una descrizione del loro intervento tale da tradursi in una costrizione, in una pressione che lo spingesse a riferire fatti falsi. E’ ovvio che il coinvolgimento di Rudi ZORZI è il viatico del successivo coinvolgimento di Delfo ZORZI, che è il reale interessato a che MAGGI non collabori. Del resto si vedrà nel capitolo che si riferisce alla posizione di ZORZI, ANDREATTA aveva avuto poi un colloquio telefonico in Giappone, occasione in cui ZORZI aveva promesso aiuti anche a lui.
5.10 - LE DICHIARAZIONI DI MAGGI IN ASSISE. LA PAURA DI DELFO ZORZI CHE MAGGI COLLABORASSE. IL DENARO RICEVUTO DA ZORZI
Il 12.3.2001 MAGGI in Assise a Milano ha riferito in ordine alla vicenda ANDREATTA-ZORZI (pag.62 trascriz.). Ha ammesso che intorno al 94-95 , uscendo dalla casa di PARISI, aveva incontrato ANDREATTA , che gli aveva riferito di essere indagato, tanto è vero che aveva scritto al suo avvocato perché lo difendesse (quasi il contrario di quanto ha riferito ANDREATTA, e cioè che la persona “bisognosa” era MAGGI). MAGGI ha comunque ammesso di aver ricevuto del denaro da Rudy ZORZI, anche se aveva immaginato che provenisse da Delfo ZORZI, anche in nome dell’antica amicizia.
E’ stato ricordato a MAGGI il verbale del 16 agosto 1997, dal quale risulta che disse: “Ho avuto la sensazione che il fratello di ZORZI mi desse dei soldi, mi avesse aiutato così, sia per una questione di carattere benefico e sia anche nel timore che io collaborassi, cioè facessi la stessa cosa che faceva DIGILIO, SICILIANO, e quindi ho anche la sensazione che quando si sono resi conto che io…che non facevo come SICILIANO, da allora non mi hanno dato più”.
MAGGI ha confermato quanto sopra, aggiungendo: “Quando si collabora si può collaborare anche inventandosi delle cose e penso che sia quella la paura di tutti, insomma, di essere accusati falsamente da un altro ancora”. MAGGI ha implicitamente confermato di aver ricevuto 10 e 14 milioni da Rudy ZORZI.
5.11 - LE INTERCETTAZIONI AMBIENTALI PRESSO L’ABITAZIONE DI MAGGI: L’ESPOSTO CONTRO IL CAP. GIRAUDO DEFINITO LA PIU’ BELLA PROVA DI MAGGI PER ZORZI.
Da alcune delle intercettazioni disposte dalla Procura di Milano, trascritte dal Perito, emergono elementi che confermano aiuti economici da parte di Delfo ZORZI, nei confronti del MAGGI.
Appare chiaro, inoltre, che proprio MAGGI è una delle fonti continue di aggiornamento delle conoscenze di Delfo ZORZI sull’evoluzione del processo. I rapporti si svolgono attraverso Rudi ZORZI. MAGGI è in continue difficoltà economiche e in continua attesa di foraggiamenti da parte di ZORZI.
La conversazione ambientale che più ci interessa e che dimostra come MAGGI abbia presentato l’esposto a carico di GIRAUDO soltanto per favorire ZORZI e per ottenere del denaro, è quella n. 04029 effettuata il 10.12.1995 dalle ore 16:49, a pag.183. E è evidente sia un aiuto economico attuale da parte di ZORZI, sia un aiuto eventuale successivo, qualora le cose si mettano male, aiuto che potrebbe arrivare ad un trasferimento di MAGGI e della moglie in Giappone. Tuttavia la parte più rilevante del passo è quella in cui Imelda definisce l’esposto di MAGGI contro GIRAUDO la più bella prova che ci voleva nei confronti di ZORZI. Quindi MAGGI ha querelato GIRAUDO soltanto per fare un piacere a Delfo ZORZI.
(intercettazione telefonica)
Carlo Maggi - ... poi ZORZI... lo voleva saper con sicurezza, eh... e... poi... sto comportando e poi... “Oh, se non ricorda non c’è nessun problema”, io ho detto: “Quello che ho detto è detto”... sì, voleva essere sicuro di questo; e, poi, ha detto così che... questo mi ha man... di ques... m’ha portato un messaggio di... di DULI carissimo... di DULI... car... “DULI chi?”, [...] (E’ evidente che non si tratta di DULI, ma di “RUDI”, e cioè RUDI ZORZI, fratello del predetto) .
omissis
lo dico: se le cose vanno male, non c’è da preoccuparsi, ci aiuta, se le cose vanno bene ha detto che ci invita in Giappone... robe, eccetera...
Carlo - ... “... se le cose non vanno bene tu sei tranquillo, se le cose, invece, vanno bene e... (batte le mani)... nel giro di qualche anno...”...
Imelda Maggi - Va beh... ma dovrebbero andar bene, scusa, che ci sono andati in mezzo [...]...
Carlo - Eh. Perciò vanno bene anche per tutti, insomma.
Imelda - Come “per tutti”...?
Carlo - Anche per DELFO.
Imelda - Va beh, ZORZI... chi l’ha detto? DELFO c’entra con...
Carlo - Eh?
Imelda - ... Piazza Fontana...? No...
Carlo - Mah... ma, sai, con i tempi che corrono non diamo più niente... Comunque... ecco... e così voleva solo... mhm... confermarmi ‘sta roba qua e... cioè... e perché adesso deve parlare con ZORZI...
Imelda - Va beh...
Carlo - ... e deve darmi l’ultimissima busta. “Gli ha dato l’interrogatorio di SALVINI?”, “Ah, sì, sì... gli ho dato tutto...”.
(ndP, segue breve pausa, 04sec)
Imelda - Ma ciò... E la più bella prova che ci voleva; è... è l’esposto che abbiamo fatto.
Carlo - E c’era... c’ha tutto già scritto e... cioè, quei documenti sono importantissimi perché sa... li ha già fatti avere a DELFO.
Imelda - Certo che una più bella cosa... quella lì che... coso, puoi scegliere e... cos’è che vole... [...]...
Carlo - Sì, m’ha detto che mi daranno un altro indirizzo adesso.
Imelda - Aaah... ecco.
Carlo - Sì. Eh. No...
Imelda - Eh.
Carlo - Lui ha detto che glieli dava subito.
Di estremo rilievo, con riferimento all’esposto di MAGGI ed alla possibile collaborazione di MAGGI, l’ambientale effettuata il 13.12.1995 dalle ore 19:02 , della quale si riporta un passo:
A ZORZI non possono arrivarci, perché è un... è cittadino giapponese, è sposa... è sposato anche con la figlia di un pezzo grosso.
Carlo - Lui ha paura... la sua paura era, ed è...
Imelda - ... “... è...”...?
Carlo - ... la sua paura era, ed è, che io, per... av... avessi accettato di [...], sarebbe stato...
Quindi Delfo ZORZI temeva molto che MAGGI potesse collaborare. Si tratta di un concetto che MAGGI esprime anche durante il dibattimento in Assise a Milano. MAGGI afferma pacificamente che il timore di ZORZI era legato ad una sua eventuale collaborazione.
5.12 - LE ALTRE INTERCETTAZIONI PRESSO L’ABITAZIONE DI MAGGI. I SOLDI DI ZORZI A MAGGI
A partire dalle 14,45 del 4.12.95 e nei giorni successivi vi è una serie di conversazioni ambientali che hanno per oggetto la testimonianza che il figlio di MAGGI, Marco, dovrà rendere presso la DIGOS di Venezia, con riferimento all’esposto dal MAGGI stesso presentato contro il Cap. GIRAUDO. Dette conversazioni evidenziano un intervento inquinante di MAGGI nei confronti del figlio, affinchè riferisca tutta una serie di cose idonee a mettere in cattiva luce il Capitano GIRAUDO. Vi è una sorta di ripasso a due che si protrae molto a lungo e che abbraccia tutti i temi della possibile collaborazione di MAGGI. Quest’ultimo suggerisce al figlio e colma tutti i suoi vuoti.
Si tratta di conversazioni molto lunghe per il cui contenuto si rinvia alla trascrizione.
Vi è, quindi, tutta una serie di conversazioni ambientali dalle quali si desume che MAGGI è in stretto contatto con Delfo ZORZI, non si comprende se esclusivamente attraverso il fratello Rudi, con il quale s’incontra più volte, o anche in modo addirittura diretto. Si evince altresì che ha ricevuto, e continua a ricevere, somme di denaro rilevanti, che manda a ZORZI documenti, ricevendone alcuni.
ambientale presso l’abitazione di MAGGI del 2.12.95 alle 15,29 (pag.215) , si deduce:
Che è arrivata una somma di ulteriori 4 milioni portata da uno sconosciuto:
Imelda - Io no. No, cioè, il... tempo fa, giorni fa mi avevano... “Guarda che è venuto un signore a cercarlo”.
Carlo - Eh.
Imelda - Sarà uno mandato dalla CIA, neh...?
Carlo - C’è scritto: “Ancora 4 milioni”...
Imelda - [...]...?
Carlo - Qua...
Imelda - E ti fidi di lui(?)? Vado a scrivere quello che c’è... da pigliare(?)...
[00:01:45 (impulsi tecnici ...)]
Carlo - [...] no, però non sai... io... non li mettiamo nemmeno in banca.
che MAGGI ha scritto a ZORZI; che la circostanza non deve essere rivelata a non meglio precisati “ragazzi”:
Carlo - Ho fatto bene, io, a scrivergli a ZORZI...
Imelda - (In sottofondo)... A parte che l’avvocato ha raccomandato di non dirlo neanche ai ragazzi...
Carlo - No, no...
Imelda - (In sottofondo)... Sì. Perché, cosa vuoi di più...?... già hanno le loro... stanno indagando... [...] e ciao.
Carlo - (In sottofondo)... [...]...
Imelda - (In sottofondo)... Ma l’Avvocato non chiede a loro, che non sanno niente loro, che dovevam portare ‘sti soldi. (poi si capisce che è “dovevan” e non “dovevam”)
Imelda descrive poco dopo come un individuo a bordo di una vettura di grossa cilindrata l’ha fermata e le ha consegnato una busta dicendo che conteneva 10 milioni e che li doveva consegnare a suo marito.
Carlo - E lui era venuto prima apposta?
Imelda - Ma lui mi ha seguito.
Carlo - Eh?
Imelda - Non so se mi ha seguito.
Carlo - Ti ha seguito?
Imelda - È venuto dopo di me.
Carlo - Ah!
Imelda - Appena ho posteggiato lì io... ha posteggiato lui; una macchina enorme, non so se era una Volvo, una... BMW(?)...
(ndP, segue breve pausa, 07sec)
Carlo - Te li ha dati subito i sili... i co... i morti?
Imelda - “Lei andava...”... ha tirato fuo... cioè, da una busta... [...] i soldi...
(ndP, segue breve pausa, 04sec)
Carlo - T’ha detto anche la cifra?
Imelda - No... “10... 10 milioni”...
Carlo - Ah.
Imelda - ... “Scusi, deve andare...?... Sono 10, se... deve dare questi a suo marito”, “Va beh”...
UFFICIO: - Più avanti , ad ulteriore conferma, MAGGI commenta: “…già lo dicono sui giornali che….che ZORZI aiuta i suoi…..” Il riferimento a ZORZI è frequente nel corso della conversazione e tale da confermare che la consegna del denaro si inserisca nello stesso contesto della telefonata a ZORZI.
Carlo - Ma ti ricordi quando... quando... quando il... quando ZORZI aveva il nome di battaglia “ENZO” e lui ha telefonato: “Ah,ZORZI... ah, scusa, ENZO...”... (ride)... eh, se hanno intercettato quella telefonata... l’hai chiamato prima “DELFO” però... “No,scusa, ENZO”...
ambientale del 7.12.95 alle 18,24:
UFFICIO: - si ricava come tra MAGGI e ZORZI ci sia uno scambio di documenti; in particolare MAGGI riferisce di un verbale di interrogatorio che può interessare ZORZI:
Pag.189:
IMELDA: “Adesso vorrà sapere...qualche altra cosa, chissà!
MAGGI: “L’interrogatorio di CASSON....mi ha dato del materiale interessantissimo ....che lo manda lui....lui lo manderà a suo fratello....o la darà agli avvocati....che glieli mandino gli avvocati....’sti documenti a ZORZI....ha paura anche di uscire dalla...di uscire dal Giappone, capisci perchè là è protetto...”
ambientale effettuata il 19.01.1996 delle ore 11,50:
UFFICIO: si desume che ha telefonato qualcuno che dovrebbe essere lo stesso ZORZI, come deduce in un secondo tempo Imelda, che ha risposto. Si omette questa parte per brevità.
Donna - (Mormora)... Io non ho capito niente... va beh, insomma... poteva essere ZORZI...
omissis
Imelda - Dopo ho capito che doveva essere DELFO ZORZI.
UFFICIO: Nel corso dell’ambientale effettuata il 19.01.1996 dalle ore 13:05 Imelda ridescrive a MAGGI la telefonata, un po’ oscura, probabilmente riferibile a ZORZI presumibilmente RUDI). MAGGI rappresenta che devono avere anche i verbali di ZORZI.
Carlo - ... e dice... Va beh, ad ogni... mi telefonerà, perché... anche i verbali di... di... di ZORZI... “perché - dice - è importante che l’abbiamo”, capisci...?
ambientale effettuata il 05.02.1996 dalle ore 18:26:
UFFICIO: è molto rilevante che MAGGI chieda notizie di ZOTTO, già indagato per la strage, e presunto partecipante con MAGGI delle riunioni che si svolgevano a casa di ROMANI. Non è l’unica occasione in cui, a casa di MAGGI, si fa il suo nome. MAGGI dice chiaramente che attende del denaro da ZORZI.
omissis
Imelda - Hai notizie di Zotto(?)?
Carlo - No.
Omissis
Carlo - No. Me le son tenute io, le 500mila, per darle al commercialista, hai capito o no?
Imelda - Eh no...! Non ho capito, [...]...
Carlo - Ecco... “no”, adesso hai capito.
Imelda - E io devo pagare la carne della settimana...
Carlo - Eh beh, s... senti... speriamo che ce le dia ZORZI.
Imelda - Come “speriamo che ce le dia ZORZI”...!?
Carlo - Cioè... non le ho... eh eh...
Omissis
Carlo - ... “... quando me li dà ZORZI te li do”.
Imelda - No, hai detto: “Prima della fine del mese te li do”.
Carlo - Sì... “Prima della fine del mese”, eh, appunto, te li do.
Imelda - Eh, vediamo. Se non ce n’è andiamo a fare una [...], se viene qui.
Carlo - Sì, sì, sì...
Imelda - Già lui me li chiede quando [...], fra...
Carlo - No. Beh, io non [...]...
Imelda - ... io non ho avuto soldi da [...]...
Carlo - Eh.
Imelda - Guarda te... son tutte le bollette che ci sono arrivate.
(ndP, segue breve pausa, 06sec)
Imelda - Già ho dovuto prendere i soldi, che avevo messo via, di ZORZI.
Carlo - Eh. Beh, [...]...
Pag.15.
Ambientale effettuata il 09.02.1996 dalle ore 08:23
UFFICIO: Vi è la prova di un incontro tra MAGGI e ZORZI (RUDI), tanto è vero che i due si trovano assieme quando passa il P.M. Dr. CASSON.
omissis
Carlo - ... se vedi che siano 83... dovresti darmi una ven... una ventina di mila lire.
Imelda - Prendile di là...
Carlo - Eh, così...
Imelda - Io te le do sperando che arrivino i soldi di quell’amico(?), se no...
omissis
Carlo - Mentre aspettavo... ZORZI... anzi, un attimo prima di vederlo...
Imelda - Eh.
Carlo - ... sai chi... chi... chi... chi... chi mi è venuto incontro in quella fondamen...? Sì, ma però non mi ha riconosciuto...
Imelda - Non ho capito niente...! Vieni qua.
Carlo - ... CASSON.
Imelda - L’hai visto...? Eh?
Carlo - CASSON, con la guardia del corpo, che andavano a Santa Chiara, verso il motoscafo.
Imelda - T’ha visto?
Carlo - No. Io ho fatto un... un piccolo cenno di... di... di... di capo, ma lui non m’ha neanche ric... riconosciuto. E... e, ZORZI fa... dice: “Ma vi siete salutati, con CASSON?”, “No - dico - lui non m’ha riconosciuto”, perché lui aveva... mi stava venendo dietro, no...? Quindi...
(ndP, segue breve pausa, 09sec)
Imelda - [...]...
Carlo - Pensa, eh? L’amico CASSON ho incontrato.
Imelda - È sempre uguale?
OMISSIS
Pag.28
Ambientale . effettuata il 23.02.1996 dalle ore 08:53
UFFICIO: ZORZI ha avvertito MAGGI che è seguito di giorno e di notte. Così dice Imelda, che consigli il marito di tenersi lontano da certe frequentazioni, che potrebberlo comprometterlo. Lo stesso MAGGI osserva che proprio per questo motivo non vorrebbe che fosse direttamente ZORZI a portargli il denaro.
omissis
Imelda - Speriamo che anche il DELFO però si accontenta e [...]...
Omissis
Imelda - CARLO... tu fai quello che vuoi, però il discorso... cioè, devi...devi restare dentro certi limiti, perché tu sei [...], sei [...], te l’ho... e guarda che... che ogni tuo atto è seguito, eh? [...], quindi...
Carlo - Chi te l’ha detto?
Imelda - Eh, non posso dirtelo.
Carlo - ZORZI.
Imelda - Può essere.
Carlo - ZORZI te l’avrà detto...
Imelda - Mi ha detto assolutamente che tu sei seguito giorno e notte...
Carlo - Chi l’ha detto?
Imelda - ... quindi, se tu adesso vai lì...
Carlo - “Lì” dove? [...]...?
Imelda - ... dalla PINA, a “Lo Scalinetto”...
Carlo - Sì...
Imelda - Eh, allora è per questo che hanno capito che [...].
Carlo - Comunque...
Omissis
Imelda - Non devi frequentare più quella gente lì, hai capito? C’è anche nelle tuo coso... non devi... eh... frequentare...
Carlo - ... il ristorante “Lo Scalinetto”...!?
Imelda - ... non devi frequentare gente che è già stata... eh... devi... cioè, tipo la PINA... eccetera. Perché loro, adesso, ti vedono... ti metti in mezzo ancora a quel povero disgraziato di Gianiotti/Gianioli che, magari, parlano di cose... e dicono “Ah, Lei cosa è andato a fare dalla PINA...?”...
Carlo - [...]...
Imelda - Ma... anche d’andare lì con MARCELLO è andato a mangiare...!
Carlo - Con MARCELLO è diverso.
Imelda - ... eppure... No, “è diverso” perché? Per che cosa?
Carlo - Perché adesso è passato tutto, siamo...
Imelda - “È passato tutto” cosa?... che sei inquisito per piazza Fontana!
Carlo - Eeeh... poco male(?), c’è di peggio.
Imelda - Dai, va là, CARLO...! Ma, secondo me, non è una bella idea. Spiegaglielo a...
Carlo - Certo.
Imelda - Chi è che ha avuto l’idea di andare lì...?
Carlo - La PINA ha detto: “Va beh, venite a mangiare. Se [...]”...
Imelda - Va beh, fai quello che vuoi. Comunque io ti ho avvisato.
Carlo - Va beh, dai...
Imelda - Vuoi che te lo dica chi è che me lo ha detto?
Carlo - Dimmi.
Imelda - Ma è per quello che io non voglio che venga ZORZI, a portarmi i soldi, là...
Carlo - Sì...
Imelda - Un Carabiniere, che è il papà di un mio ex scolaro... di Stra.
Carlo - Eh, va beh...
Imelda - Lui mi ha detto: “Guardi, signora, ci sono... non preoccupatevi, però... eh... guardi che adesso è proprio in via ufficiale, che stia attento...”, “Eh, sì...” gli ho detto...
Carlo - Però ti ha detto se...?
Imelda - A me ha detto...
Carlo - ... “... e state attenti”...
Imelda - ... “State attenti”... cioè, date a vedere che tu sei [...]...
Carlo - Cioè... Eh, va beh, immagino che anche lui ti ha tirato la sua [...]...
Imelda - ... ecco. Quindi... lui... se lui... se si trova con te, capisci...?... è un conto, perché... cioè, che non venga anche lui con te al ristorante là, però...
Carlo - Diglielo, perché se no io... non... non lo...
Imelda - No, “diglielo”, io non lo vedo più, io. Lui mi deve dire niente, diglielo tu, quando lo vedi, adesso quando ti telefonerà, se ti telefonerà...
Ambientale effettuata il 24.02.1996 dalle ore 18:59
UFFICIO: MAGGI ha avuto un colloquio molto delicato con qualcuno, che potrebbe essere Rudi ZORZI. Hanno parlato di una strage e di qualcosa che riguarda l’esplosivo e Imelda lo rimprovera di poter aver fatto a telefono una discussione del genere. Il discorso si accentra sul comportamento di BATTISTON, che MAGGI dice alla moglie, contrariamente al vero, di aver visto una volta soltanto. BATTISTON è tornato dal Venezuela e, con grande timore di MAGGI, starebbe collaborando. MAGGI osserva, tranquillizzando la moglie, che quella di cui parla è una strage prescritta. Come si può notare potrebbe trattarsi proprio delle circostanze che BATTISTON ha riferito, anche in dibattimento, circa l’esplosivo proveniente dallo SCALINETTO, e MAGGI ha ben ragione di essere preoccupato.
omissis
Imelda - Beh, ma cosa avete detto? Dai, raccontami un po’.
Carlo - Abbiam parlato della strage, della [...]...
Imelda - No, cosa avete detto...? Cosa [...]...?
Carlo - ... poi stamattina lavorava...
Imelda - [...] parola sul... sul...?
Carlo - Eh?
Imelda - Oh, quante volte ti ho detto di stare [...]...?
Carlo - Ma non abbiamo parlato di [...]...!
Imelda - Sì, ma [...] per telefono di ‘ste robe...
Carlo - [...] al telefono certe robe...
Imelda - Eh. [...]...
Carlo - Perché lui gli ha chiesto se c’era l’esplosivo... lì, su [...]... ‘ste robe...
Imelda - Quello lo sapevo già...
Carlo - [...]...
Imelda - ... che c’era [...].
Carlo - [...] e... solo se... se... eh...
omissis
Carlo - ... “BATTISTON io l’ho visto una volta(?)...”...
Imelda - Eh? [...]...?
Carlo - Il BATTISTON è ritornato dal Venezuela... aspetta, che vado a vedere...
Imelda - Incomincia anche lui a [...]...?
Carlo - Collabora, sì.
Imelda - Oh Madonna...!
Carlo - Sì, ma è... niente, è una ro... roba prescritta, capisci...?... quella lì della strage, perciò...
(ndP, segue breve pausa, 03sec)
Carlo - E, poi, io non mi ricordo comunque.
(ndP, segue breve pausa, 05sec)
Imelda - Ninni... vieni... [...]...
(ndP, gli interlocutori si percepiscono in movimento nei locali, la televisione è accesa, sintonizzata sulla trasmissione di messaggi promozionali e mantenuta ad alto volume)
pag.42
Ambientale effettuata il 29.02.1996 dalle ore 13:01
Carlo - ... [...] dell’epoca; perché mi ha interrogato perché io ero stato accusato... ZORZI, forse, l’hanno archiviato(?) perché sanno che [...]... di essere un... un fomentatore del... degli attentati...
Marco - ... quelli lì di [...]...?
Carlo - ... [...]ari, in Alto Adige...
Marco - Ah, quelli in Alto Adige...?
Carlo - Sì. Che, a quanto par... io avrei... stato due volte e poi...
Marco - E chi ha denunciato il [...]?
Omissis
Pag.45
Ambientale effettuata il 13.03.1996 dalle ore 15:55
UFFICIO: MAGGI è molto agitato e parla con Marco. E’ di rilievo che sembra fosse al corrente della presenza, all’epoca, dell’esplosivo presso lo SCALINETTO. Parla di una sua presenza a Milano il giorno della strage e della riunione che ci sarebbe stata a Brescia (in realtà Abano Terme) – tutti elementi a suo carico, che evidentemente gli sono stati contestati.
omissis
Carlo - Mhm. Però lì vedi che [...]...? La PRADELLA, ho letto oggi, perché... probabilmente... ha interrogato la PINA, de “Lo Scalinetto”... Là... là c’era nascosto l’esplosivo... che attirava qua i [...]...
Marco - Sì... sì, me l’avevi detto, o non è... beh, [...]...
Omissis
Marco - Te sapevi che i timer della bomba erano chiusi(?) un’ora dopo la chiusura per il [...]... a piazza Fontana. Perché è esplosa... nonostante fosse chiusa, ma c’era gente dentro per la chiusura...
Carlo - Perché quel giorno lì... eh, a Milano io...
Marco - ... però non è...
Carlo - D’altra parte loro insistevano e... cioè, io gli ho chiesto di farla(?) [...] perché non lo sapessero(?)...
Marco - ... quindi un atto dimostrativo e non...
Carlo - Sì, dimostrativo...
(ndP, segue breve pausa, 09sec)
Carlo - Comunque adesso, secondo, appunto, [...]... io ho trovato la bomba a ZORZI e ZORZI l’ha messa, lui... Io, su incarico di ordine Nuovo...
Marco - Ma sono indagini [...]...?
Carlo - GIRAUDO, peraltro...
Marco - ... [...]...?
Carlo - Su incarico dei Bresciani(?).
Marco - Ma per loro è [...]...perché [...]...
Carlo - Me l’ha detto il GIRAUDO, così. Me l’ha detto il Girau... me l’ha fatto capire: “Lei... cioè, è impossibile che non sappia”, ha detto così: “È impossibile che non sappia”.
Omissis
Marco - ... “... Maggi...”...
Carlo - ... “... Maggi ha detto, a una riunione a Brescia...”... che io non so, ma non ho mai fatto riunioni a Brescia, io, ho sempre incontrato...
Marco - Ah, è diviso anche in sottofascicoli...!?
Carlo - Eh... sì. Ma leggetevi ‘sto... eh... “... le... strage di Brescia è solo l’inizio del...”...
Marco - “Brescia”...?
Carlo - Sì. La strage fatta cominciare [...]... Hanno messo una bomba a [...], durante un comizio, quindi lì si tratta di... se pensi che...
Marco - Che sanno loro...?
Carlo - Secondo me...
Marco - Ah, quindi l’han fatto i Milanesi allora...?
Carlo - Eh sì, [...]...
Marco - Eh, ma ancora il ‘73 [...]...
Carlo - Questa è l’unica strage mirata, insomma. Non... non... non... contro...
Marco - [...]...?
Carlo - Non... non contro così ma contro coloro che avevano [...]...
Marco - [...]...?
Carlo - Quella, sicuramente, l’ha fatta gente di... di... di...
Marco - ... sì, sì... chi è? Ma è in galera? [...]?
Carlo - Eh, penso sia il [...]... il solito.
Marco - [...]...?
Carlo - Cioè... [...]. Poi ti vole... eh... ti ha... ti ha interrogato anche a te su queste cose [...] poi era un periodo in cui ero... però anche RAUTI... mi ricordo che RAUTI... so che c’era [..Leni(?)..]. Comunque adesso io non ti riporto [...]... Tu fatti una [...] di questa qui che [...]...
[00:11:40]
UFFICIO: (ndP, si percepiscono gli interlocutori in movimento nei locali attigui alla zona soggetta a monitoraggio ambientale, le loro voci rimangono in sottofondo e inintelligibili a causa della televisione accesa, sintonizzata sulla trasmissione di un programma di intrattenimento con ospiti in studio, e mantenuta ad alto volume)
[00:11:48]
Marco - E Peteano, invece, [...] all’inizio(?)?
Carlo - Cosa che io ho scritt... continuo a sospettare che lui è troppo fesso, il Vinci... Vinciguer... il VINCINGUERRA per aver... ideato...
Marco - Con quell’altro, dici che...?... il VINCIGUERRA.
Carlo - [...] fine...
Marco - E chi gli ha dato l’esplosivo?
Pag.60
Ambientale effettuata il 13.03.1996 dalle ore 19:40
UFFICIO: MAGGI parla del favoreggiamento a carico di ANDREATTA.
omissis
Carlo - Ha paura, IMELDA, a farsi vedere, perché... stanno indagando anche ANDREATTA, per favoreggiamento nei miei confronti, immaginati un po’...
Imelda - Quale ANDREATTA?
Carlo - UGOLINO.
Imelda - “Favoreggiamento”!?
Carlo - Sì.
Imelda - Da quando?
Carlo - Eh, da... da... da... infatti gli hanno tolto il...
Imelda - Da quando?
Carlo - ... gli hanno tolto il passaporto.
Imelda - Ma da quando?
Carlo - Eh. Eh, va beh, non lo so... adesso... il discorso...
Imelda - Dici sul serio?!
Carlo - Eh, adesso ha fatto ricorso con l’avvocato che gli rimprovera... perché gli diceva: “[...]...”...
Imelda - Per cosa...?
Carlo - Per favoreggiamento nei miei riguardi...
Imelda - Eh, va beh, scusa, [...]...?
Carlo - Ah, non si sa. Perché ricordo che l’avevano fotografato lui che parlava con ZORZI... eccetera.
Imelda - Eh... va beh, [...]...
Carlo - [...]... perché lui... per cui hanno paura, capisci...?... di essere riarrestato, visto che è anche lo stesso che anche parlava di... farmi avere il rinnovo(?)...
Imelda - Ma ZORZI come fa a sapere...? Ma... perché, quando lui ti ha detto che te li avrebbe dati mercoledì o giovedì, sapeva già [...]...?
Carlo - Lo sapeva già. Sì, sì.
Imelda - Eh, allora... ti avrebbe detto: “Guarda...”, no...?
Carlo - Eh beh, si vede che, dopo, sa... avrà avuto altri problemi, altre... Beh, però non [...]...
Imelda - È inquisito per colpa tua? Ma non è... poi il favoreggiamento, ma cosa c’entra?
Carlo - Favoreggiamento.
Imelda - [...]...
Carlo - Ah, niente, ti... eh beh...
Imelda - Ma, allora, va avanti ancora l’inchiesta?
Carlo - La PRADELLA sì... No, non contro di me, contro... pare che stia cercando [...]...
omissis
Ambientale effettuata il 11.04.1996 dalle ore 18:51
UFFICIO: MAGGI parla del percorso che evidentemente verrà seguito per procurargli i soldi di ZORZI.
Carlo - Sentito... IMELDA...? ZORZI dà la risposta alla figlia, la figlia la porta alla MARIOLINA... e la MARIOLINA mi telefona.
Imelda - Ti telefona?
Carlo - Eh?
Imelda - Ti telefona?
Carlo - Mi telefona che venga a prendere... cioè, mi telefona, oltretutto; telefona da... da... da... da fuori... che, se le portano qualche... lettera per me...
omissis
Carlo - Capisci, IMELDA...?... questa signora mi ha detto: “Sa, quando ha... ZORZI(?) ha telefonato(?)...”...
omissis
ABITAZIONE MAGGI VOL 1 PARTE TERZA 316
Pag.3
Ambientale effettuata il 24.04.1996 dalle ore 17:34
UFFICIO: Ancora un riferimento ai soldi di ZORZI che devono arrivare e al pericolo che corre MAGGI facendosi vedere con ZORZI.
Imelda - Con l’Interfeeld(?) che è arrivato devo pagare la circolazione della macchina.
Lorenzo - [...]...
Imelda - Non so neanche dove tirarli fuori. Se ZORZI non ci arriv... non ci dà i soldi [...]... ha paura che [...], lui.
Omissis
Imelda - Ma sai che se ti vedono, te, che vai in casa di... di... di ZORZI, rischiano... sei anche tu... in prigione e vai in prigione anche tu?
Parlano poi dei Carabinieri che probabilmente seguivano ZORZI
Pag.14
Ambientale effettuata il 27.06.1996 dalle ore 22:34
UFFICIO: Sempre riferimento ai soldi che darà ZORZI.
Lorenzo - ... eh.
Carlo - Mhm. Entro una decina di giorni mi dovrebbero dare...
(ndP, segue breve pausa, 03sec)
Lorenzo - Mhm. Mhm, “Ti dovrebbero dare” chi?
Carlo - “Mi dovrebbero dare”.
Lorenzo - Papà...!... dimmi, cos’è che [...]...?
Carlo - (Bisbigliando)... [...]...
Lorenzo - Aaahmm...!
Carlo - Eh... è ZORZI che dà.
Lorenzo - Eh.
Pag. 16
Ambientale effettuata il 28.06.1996 dalle ore 11:12
Come sopra.
omissis
Imelda - Speriamo che ti... che ti dia un bel po’ di soldi, così posso pagare un po’ la ROSELLA...
Carlo - Eh, speriamo...
Omissis
Imelda - Ma tu li hai chiesti...
Carlo - ... di portare... No.
Imelda - ... a ZORZI...?
Carlo - Chi lo sa...? Speriamo un... tra avvocati...
Imelda - Eh.
Carlo - ... i debiti che abbiamo.
Pag.25
Ambientale effettuata il 17.07.1996 dalle ore 12:07
UFFICIO: Nuove possibili imputazioni a carico di MAGGI.
omissis
Antonia - ... del coso... del... bomba del Gazzettino e di piazza Fontana.
Imelda - Non dire niente, mò.
Antonia - Sì.
Imelda - Mhm.
Carlo - No, il Gazzettino...
Antonia - Dobbiamo... [...]... Quindi sapevi tu?
Carlo - No.
Imelda - Non è chiaro chi è stato, là...
Antonia - Ah, ma io gliel’ho detto.
Carlo - Ah, te l’ha detto?
Antonia - Sì.
Carlo - Sembra che, a... a metter la bomba, sia stato il MONTAVOCI, [...]... È una vecchia tecnica e dai la colpa per i disordini.
Omissis
Carlo - No... per... per [...], perché è DIGILIO, ma... [...]... la... la... la bomba al Gazzettino l’ha messa, innanzitutto, il MONTAVOCI.
Ambientale effettuata il 24.07.1996 dalle ore 19:30
omissis
Imelda - Niente,... cioè: “Siamo in attesa... solo ZORZI che ci manda...”, ecco. Oggi... [...]...? Per questo adesso ho più fiducia in [...]...
omissis
Carlo - ... eh, “ma - dice - il vero motivo è perché lui ha parlato con RUDI ZORZI”...
Omissis
Imelda - Lui mi ha chiesto... mi ha detto [...]... mi ha detto di continuare a [...]... mi ha detto... non è la prima volta che parli(?) con ZORZI, [...]?
Omissis
Pag.50
Ambientale effettuata il 26.07.1996 dalle ore 12:49
Grossi timori di MAGGI per quello che ha detto, o potrebbe dire, RAHO. Considerato quanto ha riferito BATTISTON, i suoi timori erano fondati.
Imelda - Vi ha interrogato tutti?
Carlo - Li ha... eh, ha interrogati solo ANDREATTA... e... e... e... e RAHO, quelli lì... RAHO aveva detto qualcosa e, dopo, ha detto che non era vero, com... come è giusto, difatti. Aveva da... aveva fatto delle ipotesi... capisci? “Mah, sarà stato quello, quello o quell’altro”...
Imelda - Mhm. Come “aveva fatto delle ipotesi”...?
Carlo - Evidentemente, parlando la prima volta co... co... con la... con la... “Marachela” là...
Imelda - ... la PRADELLA...
Carlo - ... aveva detto qualcosa contro me e ZORZI, si vede...
Imelda - E chi...?
Carlo - Sì. E, dopo... sì, aveva detto: “No, sono solo ipotesi”, gli ha detto... dice, la seconda volta; e loro, adesso, per questo lo hanno messo dentro.
Imelda - ANDREATTA...? Ah, RAHO...
Carlo - RAHO.
Imelda - E perché aveva detto queste ipotesi...?... e perché aveva detto
[...]...?
Carlo - Ah... lo sai tu? Eran... eran trent’anni che non lo vedevo, si vede che... a... avrà detto la prima cosa che gli è venuta in mente, perché...
Imelda - Anche contro di te?
Carlo - Contro di me non so, contro di ZORZI probabilmente.
Imelda - Eh, scusa, contro di te [...]?
Carlo - Mah, contro di me non so, perché MARTINI mi ha detto che ha detto qualcosa “contro di loro”...
Imelda - Eh.
Carlo - ... o “contro di voi”, mi ha detto.
Imelda - Lo vedi...?
Carlo - “Però - dice - ... RAHO mi ha assicurato che...”...
Imelda - Eh.
Carlo - ... “... che andrà... che è da...”... [...] il GIRAUDO.
Imelda - Quando?
Carlo - L’ha detto ancora... quella volta che è venuto a Venezia, ricordi...?... [...].
Imelda - Beh... era venuto per un controllo.
Carlo - Eh.
Imelda - Era già...
Carlo - ... va beh.
Imelda - ... era già... eravamo tutti sotto controllo(?).
(ndP, segue breve pausa, 03sec)
Imelda - È vero?
Carlo - Può darsi. Ma... insomma, in ogni caso... non ha mica niente di [...] ‘ste cose.
Imelda - Beh, e se chiedono: “Per caso... ha visto RAHO?”...?
Carlo - No, RAHO, là... era pacifico. No, no... là...
Imelda - Aaah...
Imelda - Poi quan... poi quand’è venuto qua? Mhm?
Carlo - Non so, ma perché io... sì, può darsi che [...]...
(ndP, segue breve pausa, 03sec)
Carlo - Ma, secondo me, è una [...]... cioè...
Imelda - Sei tu che hai... parlavate sopra [...]...
Carlo - No... ma volevo dirgli... [...]ti... che, il fatto che [...] a verbale lui, può... mi sembra un riscontro.
Imelda - Ho capito.
(ndP, segue breve pausa, 03sec)
Imelda - Ti farà arrestare? Cos’ha detto?
Carlo - Ho parlato con BEZICHERI, ieri, e mi ha detto... che son stato [...]. È evidente che RAHO non ha detto niente, se no...
Imelda - Eh.
Carlo - ... cioè, ci saremmo trovati i Carabinieri subito che... e la P.S., insomma... Quindi... dai...
Imelda - Ma, scusa, e cos’ha da dire, su di te, di Piazza Fontana?
Carlo - Appunto...! Niente.
Imelda - E, allora, cos... che cosa vuoi che dicano?
(ndP, segue breve pausa, 03sec)
Imelda - Ma ti mettono dentro anche per altre robe? Ti dicono anche altre cose?
Carlo - Non... non credo mica... sai?
Imelda - Eh, [...] però... Ma, scusa, e perché...?
Carlo - Eh, va beh... Eh, IMELDA...
Imelda - Eh...
Carlo - ... ma guarda che... basta che... se due lì... se MARTINO dice una cosa, e anche RAHO dicesse: “Può darsi che sia vero”, sono due, puoi... quelli... quelli là: “Basta...”...
Imelda - E MARTINO cosa dice?
Carlo - ... (tossisce)... ma che ne so? Di MARTINO è il [...]...
Imelda - Sì, ma cosa dice di te?
Carlo - Che ZORZI ha messo la... la... la... la bomba a Piazza Fontana, di fronte il [...]zio...
Imelda - Oooh... mamma mia...!
(ndP, segue breve pausa, 04sec)
Carlo - A parte il fatto che, con questa storia, non condanneranno nessuno.
(ndP, segue una pausa, 15sec)
Carlo - Ma, di fatti, tutto lo scopo di GIRAUDO era che, lì, io gli confermassi... dice: “È RAUTI che ha dato l’ordine” e io che l’ho trasmesso... L’importante è che GIRAUDO non dica che... [...] questa roba.
Imelda - E, comunque... beh, e lo vedi se GIRAUDO non ti sentirà, lo scopo è identificare anche quello che ha fatto gli attentati non/con te... mi hai capito?
(ndP, segue breve pausa, 03sec)
Imelda - E tu che... che... che passi per essere quello che non sei.
Carlo - [...]...
Imelda - Vedrai che RAUTI non c’entra niente.
Imelda - Non l’hanno mica nominato.
Carlo - Beh, a me GIRAUDO mi ha detto: “È impossibile che RAUTI non le abbia detto nulla, mai. Magari solo a li... a livello informativo...”...
Imelda - Va beh, ma....
Carlo - Capisci? Così... che è una così, di Zorzi, su ordine di RAUTI, non mio.
Imelda - E perché adesso dan la colpa a te?
Carlo - Per lui “ricatti”, siccome io ero l’ispettore...
(ndP, segue breve pausa, 03sec)
Carlo - Va beh...
Imelda - Ma sai già cosa fare?
Carlo - E non farmi parlare....
Imelda - Sei tu che mi hai... senti, allora vado di là! Lasciami in pace...!?
[00:06:13]
Carlo - (Bisbigliando)... [...]... adesso provo a [...]...
Imelda - (Bisbigliando)... [...]... Bisogna mettere giù il telefono o...?
Carlo - No, non metter giù, IMELDA...
Imelda - E per caso [...]...
Carlo - Il telefono che si è...
Imelda - Mi chiedo... è il fato...?
Carlo - Non, no... [...]...
Imelda - Eh beh, cosa...? L’interno...
Carlo - Eh no, devi fare la visita...
Pag.58
Ambientale effettuata il 06.08.1996 dalle ore 13:12
omissis
Carlo - ... DIGILIO ha detto che MONTAVOCI gli ha detto... ti puoi immaginare... che son stato io a mettere la bomba.
Omissis
Lorenzo - [...] bresciani però...
Carlo - No, accusare un morto però non è che passi...
Imelda - Cioè... l’hai capita cosa c’entri te?
Carlo - Ma... comunque... e mica tanto, tanto è vero che GIRAUDO era impazzito per farmi confermare... eh...
(ndP, segue breve pausa, 05sec)
Carlo - Infatti DIGILIO era...
Lorenzo - E il Giudice che sta giudicando...?
Carlo - É [...].
(ndP, segue breve pausa, 05sec)
Lorenzo - C’è la CIA che manca...
Imelda - Infatti, [...]...
Carlo - Io gli ho detto che è una larva(?) [...].
Imelda - [...]...
(ndP, segue breve pausa, 03sec)
Imelda - Ma se aveva detto, quell’uomo, che [...]...? Andiamo a [...], intanto che [...]... intanto scrive quello che vuole lui...
Carlo - No, è un altro il principio, se... GIRAUDO aveva bisogno di [...]... questo, questo è il quadro.
(ndP, segue breve pausa, 03sec)
Imelda - Dai, Nini... su...!
Lorenzo - Ma ti ha detto che [...], GIRAUDO, poi..?
Carlo - [...]...
Lorenzo - Non ha detto niente più [...]?
Carlo - GIRAUDO. [...]...
Carlo - Ah, io gliel’ho detto a lui: “Guardi che io...”...
Imelda - Ma DIGILIO...
Carlo - Eh.
Imelda - ... ti ha messo in mezzo lui, poi, in questo casino. Eh?
Carlo - GIRAUDO m’ha detto: “Guardi che, se lei non collabora, ha un mandato di cattura”.
Omissis
Carlo - ... “... se invece collabora le veniamo incontro(?)...”.
Imelda - Eh.
Lorenzo - Potevi collaborare.
Carlo - Eh, ma... eh, guarda... ti fan fare... guarda che, alla fine, ti [...]...
Imelda - Eh.
Imelda - Ma è che non conviene collaborare, ti fai una vita di... una vita così, che [...]... mandando via... all’estero, lontano dalla famiglia...
Carlo - Ma no, con la famiglia, no...?
Imelda - Eh, “con la famiglia”... non ti avrebbe seguito nessuno...
Lorenzo - (Ride)... con la vecchia...
Imelda - ... eh... (ride)...
Carlo - Eh, il LORENZO mi avrebbe seguito, gli davo i soldi e lui...
Imelda - Chi è che ti...? Figurati, “i soldi”... gioia, hai sentito cosa prendono i collaboratori...?
Carlo - Ti danno i soldi e un lavoro.
Imelda - Un milione e duecento e rotti...
Carlo - Ma no...!? 200 milioni l’anno.
Imelda - Ma va’...! Non farmi ridere, CARLO...
Carlo - A SICILIANO li hanno dati.
Imelda - Quello, in quel momento, i 200 milioni li avrà già spesi per mantenere la sua famiglia.
Carlo - Te lo giuro.
Imelda - Cosa vuoi che siano 200 milioni...? Tu, a casa, con una bambina e stare...?... dai...!
Carlo - Eh sì, sua moglie o ha bisogno di soldi [...], in Colombia...
Imelda - E allora... se tu vuoi andare... dai, vieni da me, che tu parli perché hai la bocca. CARLO, solo i soldi per mantenerti [...]...
Carlo - No, no... ma te li danno.
Imelda - [...] di scegliere.
Lorenzo - Io non ho mica capito perché... oh, non sono mica i pentiti della mafia questi qua. Perché, se fossero [...]...
Carlo - Allora, quel che... devi vedere... non devi [...]...
Imelda - [...]. Comunque... va beh, il SICILIANO, lui, prima di [...] su temi generali. SICILIANO ha detto che, adesso, i Servizi che gli uomini avevano [...]...
omissis
Carlo - No, ma è stato il [...] di... ma è... è il fratello del collaboratore di Giustizia, il fratello di ZORZI.
(ndP, segue una pausa, 14sec)
Carlo - Comunque il Mon... il MONTAVOCI, che era un confidente [...]... DIGILIO ha detto... che MONTAVOCI gli ha detto... quindi... cioè, è una voce riferita”... (mangia)... che li ha convinti a mettere... la bomba al Gazzettino.
Lorenzo - Ma va’...
Carlo - Poi...
Imelda - [...]...?
Carlo - Ma era un confidente dei Servizi... (mangia)... chi può averglielo ordinato?
Lorenzo - I Servizi.
Carlo - Logico.
Lorenzo - Perché l’avevano messa, la bomba?
Carlo - Ma, sai... fatto sta che [...]...
Lorenzo - Voglio dire... anche DIGILIO poteva mettere [...]...?
Carlo - Ah, dubito.
(ndP, segue breve pausa, 03sec).
Carlo - L’unico che aveva DIGILIO era che militava [...]... e andava avanti.
Lorenzo - Ci mancava DIGILIO che avesse [...]...
Imelda - Lo vedi...? ‘Sto DIGILIO me l’ha rovinato. Ancora crede che dice: “Lui... lui no, [...] dopo”, [...] a volta. Adesso vedi te se prende la tua difesa da parte di DIGILIO. Vuoi capirlo, nella tua zucca bacata che hai...!?
Carlo - No... non credo...
Imelda - ... che hai sempre creduto che i tuoi amici fossero [...]...
Carlo - Lo sai che, alla fine, DIGILIO fa [...]...
Imelda - Eh? Ma io ti ho subito detto: “Non far niente”. Che, anche quando ti ha richiamato lì... “Ah, poveretto...!”, “’Sta attento che ti [..spianta(?)..]”, ciò. “MAGGI, guarda, [...]”... Vedi che, [...], ti ha consigliato di dire che sei un poveretto...? Eh. Vedi che [...]? “Ma quello è ricco”... È una cosa... è una cosa incredibile, eh!? È una cosa incredibile...! Lui si è rovinato per la sua... come si dice... come si dice... eeeh... fanciullaggine, superficialità... qual è la [...]...?... quello che si intitola... “siamo tutti buoni, peggio per voi”. Se ne fregano di te, te l’hanno dimostrato tutti quelli... e, anzi, sono pronti a rovinarti se [...]... e tu, invece, ti sei rovinato per gli altri.
Omissis
Imelda - ... ti telefona ZORZI...
Carlo - ... ZORZI...
Imelda - ... te ve... quell’altro [...] sotto controllo...
Carlo - Eh. Bon...
Imelda - ... quell’altro che c’è là.
Omissis
408 VOL. I°PARTE QUARTA UD. PREL.
Pag.4
Ambientale effettuata il 15.08.1996 dalle ore 08:58
Imelda - Hanno scarcerato RAHO? Non me l’hai detto.
Carlo - Sì. Sì, sì, è stato scarcer... É stato anche... il Tribunale della Libertà, che non... non il Giudice.
Imelda - [...]...?
Carlo - Eh?
Imelda - ... [...]...?
Carlo - Eh, per le solite robe... e gli altri tre, invece, sono... perché gli altri sono chiusi in [...]... gli altri due, MONTAGNER e ANDREATTA... e adesso prenderanno TRINGALI, perché... eh... hanno... hanno... sono... son legati da una forte amicizia... una... avevano un forte legame... son legati da un forte legame...
Imelda - Mhm, mhm.
Carlo - ... e... hanno cercato di inquinare le prove contro i due indagati.
(ndP, segue breve pausa, 03sec)
Carlo - Comunque... l’importante che è stato RAHO che ha detto... cioè, anche TRINGALI, secondo me.
(ndP, segue breve pausa, 03sec)
Carlo - Secondo me, capisci...?... And... ANDREATTA la faceva tanto grande...
Imelda - Eh.
Carlo - ... perché aveva bisogno di soldi perché non... per il socio, non per la faccenda.
Imelda - Eh, ma poteva anche [...].
Carlo - Chiacchierava con... anche lui, solo che... no, [...]... quegli altri... lo stesso è il loro datore di lavoro a dirgli: “Sai, ci sono... eh... stati [...]...”...
Carlo - ZORZI è quello che ti fa... e GIRAUDO... allora... e tu cerchi di...
Carlo - Secondo il Giudice... no perché, se sapevano che io ero in difficoltà finanziaria... è arrivato GIRAUDO... “Le diamo un po’ di soldi per [...]...”...
omissis
Pag.7
Ambientale effettuata il 23.08.1996 dalle ore 11:36
omissis
Imelda - Eccolo... mamma mia... dopo si è accorto del... [...] del miliardo...
Carlo - Eh, lo so...
Marco - Ti danno loro un pacchetto, vero, mamma?
Imelda - Sììì... ti danno tutto loro.
Carlo - Dei soldi...?
Marco - [...], eh?
Imelda - Sì, “dei soldi”... ti han detto che dovete scegliere(?) i soldi...(ride)...
Marco - Eh, va beh...
Imelda - C’è scritto anche oggi un articolo su di te... ancora.
Carlo - Sì, poi... No, e cosa... e cosa dicono?
Imelda - [...]... niente, perché han detto che non hanno liberato... quelli là, questi fanno tutto un complotto...
Carlo - Eh.
Imelda - ... per proteggere ZORZI e te.
Carlo - Eh, va beh... eh eh... eh, va beh...
Imelda - Ah, va beh, [...]...
Marco - [...]...?
Imelda - Li ho trovati sul tavolo.
Marco - Okay.
Carlo - [...]...?
Imelda - Molti sono in procinto di [...] ZORZI...
Carlo - Eh, “ZORZI”... loro lavoravano con ZORZI, capisci...? Eh.
Imelda - Va bene, ma perché ti mettono sempre a te in mezzo?
Carlo - Perché c’è... sono indagato anch’io. Ma... insomma...
Imelda - Zo...
(ndP, segue breve pausa, 08sec)
Imelda - C’è il Gazzettino qua.
(ndP, segue una pausa, 08sec, viene accesa la televisione e sintonizzata sulla trasmissione di un film)
Imelda - ... [...]...
Carlo - Sì.
Imelda - ... quell’altra ha l’inventario da fare... Si capisce che, se non la danno a una, non la danno agli altri.
Carlo - Le danno a... la danno a ZORZI.
Imelda - Aaah... non lavora con ZORZI...?
(ndP, segue una pausa, si percepisce il rumore di passi, di piccoli oggetti non meglio identificabili che vengono spostati e/o appoggiati e la trasmissione televisiva)
[00:04:14]
Carlo - Eh... 50 milioni.
Imelda - Cosa?
Carlo - TRINGALI.
Imelda - ... gli ha dato...?
Carlo - No. Dovrebbe darne una tranche, lui, perché non ha... venduto le azioni(?).
Imelda - Eh sì, il negozio ha saldato, lì... Cos’è che c’è scritto?
Carlo - Che TRINGALI aveva detto a telefono... e lui si tiene i soldi, che avrebbe dovuto mandare a ZORZI, per le spese legali.
Imelda - Eh, e allora...
Carlo - Se li tiene lui. Qua parla di dov[...]...
Imelda - Non buttarli per terra tutti, che dopo io faccio fatica a raccogliere!
Carlo - Sì. Parlano di lui e ZORZI. Hai capito...? Non ci tira...
Imelda - Eh... appunto. No...?
Carlo - Eh.
Imelda - Di te no, però ti nominano anche te.
Omissis
Carlo - Sì. Poi... oggi me ne sono fatte altre 50, perché mi faccio dar... 100 da... da... da... da [...]. Centocinquan... e... e più la relazione che gli [...], perché vuole la relazione [...], che [...] e scritta a macchina. Gli faccio [...] una splendida visita...
Imelda - ... più quelli di ZORZI...
Omissis
Carlo - ... crediti... no, no, no... non dico che ZORZI [...]...
Imelda - No, [...]... è quello che non capisco.
Carlo - Eh... perché... e sarà stato a... quel credito di ANDREATTA, che gli ha detto... per... per uscire quello si inventa... adesso, per... per defilare ZORZI... chi lo sa?
Pag.15
Ambientale effettuata il 31.08.1996 dalle ore 11:33
omissis
Imelda - Adesso tu sei il mandante. [...]... Prima era [...]... ora è DIGILIO e tu sei il mandante... [...]...
omissis
Nel corso dell’ambientale del 13.1.96 alle 21,17 MAGGI si preoccupa di avere il verbale delle dichiarazioni di ZORZI al P.M. di Milano D.ssa PRADELLA:
“Però adesso bisogna che...ZORZI ...dica al fratello....bisogna che ZORZI , allora...,quello lì....il giapponese...di dare a RONCO.. .il verbale,insomma!...lui ha parlato molto a lungo con PECORELLA, che gli ha...già fatto un po’ po’ di riassunto di quello che ZORZI ha detto, ma non gli ha dato i verbali, capisci?... e invece bisogna che ZORZI avvisi il PECORELLA di darmi le copie del verbale..”
A pag. 231 vi è la conferma del fatto che ZORZI desse denaro a MAGGI:
“Si, perchè lui crede...che quasi voi...in due e due quattro, vi fate dare i soldi da Delfo ZORZI, da ZORZI..”
Nel corso dell’ambientale del 19.1.96 alle 13,10 MAGGI ribadisce (f.254) che è importante avere i verbali da ZORZI.
Dall’ambientale del 2.2.96 alle 13,05 si deduce che MAGGI è in costante attesa di avere un contatto da ZORZI:
pag.258: cade la linea e MAGGI si chiede: “Che non fosse ZORZI?”
pag.260: IMELDA commenta: “ è perchè deve arrivare ZORZI e basta”
anche a pag. 261 il nome di ZORZI viene più volte evocato.
A pag.262 si parla di un “collaboratore di giustizia” al quale è stata offerta la possibilità di lavorare in Africa. Tutto fa ritenere che si tratti di qualche altro soggetto al quale ZORZI ha offerto il suo aiuto in cambio di una qualche collaborazione di natura testimoniale.
A pag. 265 MAGGI finalmente esclama: “Ho parlato con ZORZI”.
Nel corso dell’ambientale del 5.2.1996 alle 18,26 emerge ancora una volta con chiarezza che Delfo ZORZI elargisce denaro a MAGGI. infatti a pag.. 280 MAGGI, alla contestazione della moglie di sperperare denaro, risponde: “Quando me le da ZORZI, te li do..”
e più avanti osserva:“Già ho dovuto prendere i soldi, che avevo messo via di ZORZI”
Dall’ambientale del 23.2.96 ore 9 (pag.316) si desumono sia ulteriori contatti tra MAGGI e ZORZI, sia ulteriori emolumenti del secondo al primo:
pag.320:
MAGGI: “ZORZI..,ZORZI, ZORZI te l’avrà detto?”
IMELDA: “Mi ha detto assolutamente che tu sei seguito giorno e notte”
(pertanto ZORZI era addirittura nelle condizioni di informare MAGGI sui pedinamenti che venivano eseguiti nei suoi confronti!)
pag.321 IMELDA: “e’ per quello che io non voglio che venga ZORZI a portarmi i soldi là”
la trascrizione dell’ambientale del 4.4.96 alle ore 11,24 evidenzia, a pag.375 delle trascrizioni, ulteriori contatti tra MAGGI e ZORZI :
“…questo me l’ha assicurato ancora prima ZORZI poi me l’ha mostrato…,quello indagato…,per il reato di favoreggiamento nei riguardi di ZORZI”.
l’ambientale del 13.4.96 alle 19,30 evidenzia ulteriori contatti e comuni strategie processuali tra i due (pag.386):
IMELDA:”Ha saputo niente lui di…ZORZI, cosa c’entra quella roba lì, scusa?
MAGGI: “Dice così che qui…No, “Ciò” Se mi interrogano…devo assolutamente .eh…devo assolutamente …non rispondere”
UFFICIO: Da quanto fin qui esposto si desume che Delfo ZORZI è pesantemente intervenuto su MAGGI, influendo sulle sue scelte processuali, fino al punto da indurre il medesimo a rinnegare, con un esposto, l’iniziativa di collaborare, in un primo tempo intrapresa. Da quel momento ZORZI ha aiutato economicamente MAGGI con interventi continui, tali addirittura da provocare una sorta di dipendenza economica del secondo dal primo. Tutto fa ritenere che, se ZORZI si fosse astenuto da simili iniziative, MAGGI avrebbe collaborato con l’A.G. di Milano, e presumibilmente avrebbe successivamente fornito analoghi squarci sulle vicende collegate con la strage di Piazza della Loggia.
(CONTINUA)