PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI BRESCIA
MEMORIA DEL PUBBLICO MINISTERO MASSIMO MERONI
(STRAGE DI PIAZZA DELLA LOGGIA)
Proc. Pen. n.03/08 Corte Assise di Brescia
CAPITOLO 4.16
4.16 - LE DICHIARAZIONI SU MAGGI DI VINCENZO VINCIGUERRA. LE SUE IDEE STRAGISTICHE.
Anche VINCIGUERRA (ASS. 6.7.2000) ricorda MAGGI quale ispettore di Ordine Nuovo per il Triveneto. Vicino a lui il Dott. Giangastone ROMANI. Si trattava dei due elementi “più rappresentativi” di ON a Venezia. A casa sua conobbe Carlo DIGILIO, che nell’occasione si presentò, e venne presentato, come “otto”. Detto incontro avvenne attorno al ’73. DIGILIO ebbe, poi, a rivederlo in Spagna, a Madrid, occasione in cui venne a parlare con ROGNONI, DELLE CHIAIE, da lui già conosciuto.
4.16.1 - La proposta di attentato RUMOR
VINCIGUERRA ha più volte riferito nei suoi verbali delle varie proposte, formulategli da MAGGI e ZORZI, di commettere un attentato ai danni del Ministro RUMOR.
Da ultimo ne ha riferito in assise il 6.7.2000 (da pag.12): nel luglio del 1971 MAGGI venne da lui unitamente a ZORZI. Si incontrarono ad un ristorante. MAGGI riferì che “era in preparazione una serie di attentati ad esponenti politici di primo piano, però mi fece in maniera specifica il nome di RUMOR. Mi disse che c’erano tutte e quante le indicazioni per poter compiere questo attentato, e aggiunse che non avrei avuto problemi con la scorta”.
La proposta venne reiterata nel novembre 1971 e a fine febbraio o fine marzo 1972.
Fu proprio il riferimento alla mancanza di problemi con la scorta che indusse VINCIGUERRA a ritenere che MAGGI avesse contatti ad altissimo livello. VINCIGUERRA ha aggiunto che “da lì infatti nacquero i miei primi dubbi sulla purezza rivoluzionaria di Ordine Nuovo di Pino RAUTI e di MAGGI”. Del resto VINCIGUERRA era già al corrente dei contatti di ZORZI con altissimi funzionari del Ministero degli Interni. Sempre in Assise (da pag.14) VINCIGUERRA ha nuovamente riferito delle indicazioni fornitegli da TURCO (militante di ON di Padova, nome CASALINI, g.m.) sui suddetti contatti.
Nel corso del verbale del 6.5.85 davanti al G.I. di Brescia, VINCIGUERRA ha precisato: “…venni messo in fortissimo sospetto dalla precisazione che non avrei avuto problemi con la scorta, cosa che mi dimostrava l’esistenza di agganci con funzionari ad altissimo livello in grado di predisporre una situazione per cui la scorta potesse non intervenire. Si formò così in me la convinzione, avvalorata da successivi riscontri (ad es. le ammissioni di ZORZI di essere legato da intima amicizia con un altissimo funzionario del Ministero degli Interni; la confidenza fattami da ROGNONI e da Francesco ZAFFONI in Spagna circa marce notturne con tute mimetiche dell’Arma dei C.C. nella zona di Varese) dell’esistenza , sotto la facciata di O.N. di una struttura occulta all’interno della quale operavano personaggi come MAGGI, ZORZI, Carlo DIGILIO , Paolo SIGNORELLI e in posizione di vertice lo stesso Pino RAUTI , struttura a sua volta inserita in un apparato composto da civili e militari, arruolati sulla base delle loro convinzioni anticomuniste e sulla loro adesione all’idea di un rafforzamento della NATO. Nell’ambito dei legami costituenti la struttura complessiva, cito i rapporti MAGGI-SOFFIATI-SPIAZZI; MAGGI-ZORZI-Funzionari degli Interni; ZORZI-FACHINI-LA BRUNA; SIGNORELLI-SID-Arma dei CC; RAUTI- STATO MAGGIORE –GEN. ALOIA; FREDA- VENTURA- GIANETTINI e così via…”
4.16.2 - La proposta di attentato all’area di servizio di Cantagallo
Nel verbale del 6.11.1997 davanti al P.M.di Milano, VINCIGUERRA ha confermato che, in un’occasione che si collloca nei primi anni 70, MAGGI gli chiese se fosse disposto a collocare un ordigno esplosivo nell’Autogrill di Cantagallo. Il fatto si ricollegava ad un episodio in cui i camerieri di detto esercizio si erano rifiutati di servire l’On. ALMIRANTE. In Assise, il 6.7.2000, VINCIGUERRA colloca l’episodio nel 1973 (pag.26). Precisa (pag.25) che si trattava di mettere un ordigno sotto un tavolino “che tanto la colpa sarebbe ricaduta su ALMIRANTE”.
4.16.3 - La consegna di esplosivo da parte di MAGGI
VINCIGUERRA ha dichiarato di aver ricevuto in un’occasione esplosivo da MAGGI. Da ultimo ne parla in Assise il 6.7.2000: MAGGI glielo consegnò a Venezia (pag.34 trascriz.), ma non venne mai utilizzato, e la persona che lo ricevette lo seppellì in un prato. MAGGI gli disse che era un esplosivo molto potente, da utilizzare con due detonatori. In un verbale davanti al G.I. di Brescia del 2.7.85, VINCIGUERRA ipotizzò che si trattasse di T4.
4.16.4 - L’attentato a Grumolo delle Abbadesse e il ruolo di MAGGI
Si premette che il 21 marzo 1971, sulla linea ferroviaria Vicenza-Milano, venne compiuto un attentato.
In occasione dell’interrogatorio del 17.11.1984 davanti al G.I. di Roma, VINCIGUERRA aveva riferito di aver commesso alcuni attentati dimostrativi, in particolare due alle linee ferroviarie Trieste-Venezia e Tarvisio-Venezia, in occasione della visita di TITO in Italia. Nel marzo 71, dopo questi attentati, si era incontrato a Mestre, nella sede di Ordine Nuovo, con ZORZI, MAGGI, PORTOLAN, e forse NEAMI. Nell’occasione ZORZI e PORTOLAN gli dissero di aver commesso unitamente a NEAMI, un attentato un attentato alla linea ferroviaria sita nei pressi di Vercelli, collocando sui binari quattro cariche di candelotti di esplosivo, che poi avevano provocato il taglio del binario. Si era trattato di un attentato non dimostrativo, in quanto la finalità era quella del deragliamento del treno. L’argomento è stato ripreso il 6.7.2000 in Assise , occasione in cui VINCIGUERRA ha chiarito che era giunto alla conclusione che si era trattato (pag.59) non di Vercelli, ma di Vicenza, e che pertanto quanto sopra era da intendersi riferito all’attentato a Grumolo delle Abbadesse. VINCIGUERRA ha ricordato (pag.26) la riunione a Mestre in cui si discusse sia dei due attentati ai treni, da lui commessi in Friuli, sia dell’attentato di Grumolo delle Abbadesse: venne avanzata dai presenti un critica , in quanto gli attentati del Friuli (quelli commessi da VINCIGUERRA) furono attentati dimostrativi, laddove quello riferibile a “loro” aveva “ben altra caratura”.
VINCIGUERRA spiega le ragioni in base alle quali ha definito MAGGI uno stragista:
4.16.5 - I rapporti tra MAGGI e SOFFIATI visti da VINCIGUERRA
VINCIGUERRA, da ultimo in Assise il 6.7.2000 (pag.31) ha riferito di aver incontrato in più occasioni MAGGI in compagnia di SOFFIATI. “Erano sempre assieme”. Li riteneva molto legati sul piano umano, ha rilevato una forte amicizia tra i due. Indica SOFFIATI come “militante di Ordine Nuovo”.
4.17 - IZZO ANGELO: LE IDEE STRAGISTICHE DI MAGGI
Anche Angelo IZZO parla di MAGGI (PAG.135): fu FREDA a parlargliene come di una persona molto vicina a lui. Lo definiva “un pazzo scatenato, un bombarolo”, anche se diceva che curava i poveri. Lo indicava come uno dei capi della cellula veneta. Richiesto sul significato di “bombarolo”, IZZO ha specificato: “Pare che fosse uno dei sostenitori più accaniti della strategia della tensione, cioè di mettere le bombe per ottenere poi il GOLPE” . Ciò a detta non solo di FREDA, ma anche di CONCUTELLI ed altri. Ha poi confermato le dichiarazioni del 18.1.84: “Mi parlò anche FREDA di un medico, Carlo Maria MAGGI , descrivendolo come uno che propugnava ideologicamente i fatti di strage, dicendomi che aveva contatti con ambienti ordinovisti di Roma”. Conferma anche quanto dichiarato davanti al G.I. di Catanzaro il 13.3.84: “Posso precisare che il FREDA disse di lui che deologicamente propugnava i fatti di strage, ma nulla mi disse di sue implicazioni dirette in fatti di strage”.
IZZO ha aggiunto che MAGGI aveva contatti con i DE FELICE e con gli ambienti ordinovisti romani, in particolare di Tivoli.
IZZO, sempre parlando delle confidenze ricevute da FREDA, ha aggiunto:
“…mi diceva che MAGGI era favorevole a fare più stragi, una dietro l’altra, diceva: <Una strage non basta!>…d’altra parte di MAGGI non me ne aveva parlato soltanto FREDA, ma anche CONCUTELLI, i fratelli LAI…”
4.18 - ANDREATTA: I CONTATTI CON MAGGI DOPO L’INTERROGATORIO DI SALVINI . MAGGI “MANCATO PENTITO”
Si premette che i verbali di ANDREATTA sono stati acquisiti.
26.5.95 ,pag.10 (in fondo)
Circa una settimana dopo il suo primo interrogatorio, ANDREATTA si era recato dall’avvocato PARISI e, in casa sua, aveva incontrato MAGGI che lo stava visitando. Una volta uscito dalla casa dell’avvocato, aveva avuto modo di parlare col MAGGI. Gli aveva riferito che l’interrogatorio da parte del Dott. SALVINI aveva dimostrato che l’attenzione non era tanto sull’attentato alla COIN (supermercato a Mestre), del quale era imputato, ma sul tipo di esplosivo utilizzato. Aveva rappresentato a MAGGI che la sua posizione appariva delicata in quanto lui era di Ordine Nuovo e “amico storico di Delfo ZORZI”. MAGGI, da parte sua, gli ha detto che era malato , vecchio e stanco e con pochi soldi e “che in quel periodo i Carabinieri lo stavano contattando con insistenza per ottenere una sua versione dei fatti e farlo collaborare”.
ANDREATTA ha aggiunto:
“Io in quel momento non avevo ancora parlato con RUDI ZORZI e quando l’ho incontrato all’aeroporto gli ho parlato anche dell’opportunità di dare un aiuto a MAGGI, anche eventualmente sul piano legale”
RUDI gli aveva risposto che la cosa si poteva fare. Vista la disponibilità di RUDI, ANDREATTA e MAGGI si sono rivisti a Mestre. In seguito, con l’assenso di MAGGI, ANDREATTA aveva mandato un fax alla ditta di RUDI comunicandogli l’appuntamento con MAGGI che poi aveva avuto effettivamente luogo in Venezia, Piazzale Roma, una settimana dopo l’incontro con RUDI del 26.1.95.
MAGGI, durante il primo incontro gli riferì (Pag.11) “che c’era un pentito di Venezia che lo chiamava in causa e che prima di decidere qualcosa doveva fare un confronto con lui chiedendo ai carabinieri di poter incontrare questo DIGILIO”.
In occasione dell’interrogatorio del GIP dott. ARBASINO del 26.7.96 (sintetico pg.5) ANDREATTA ha descritto il disappunto del Dott. SALVINI e della D.ssa PRADELLA quando riferì loro dei contatti di cui sopra, avuti con MAGGI e con Rudi ZORZI: allorchè ammise “davanti a SALVINI e al P.M. PRADELLA di aver messo in contatto MAGGI con Rudi ZORZI, i magistrati ebbero una reazione molto accesa, dicendo che aveva rovinato anni di indagini e di lavoro”. In seguito gli telefonò anche il cap. GIRAUDO che gli spiegò che era in atto un contatto con MAGGI e che il suo intervento, da lui riconosciuto come compiuto in buona fede, aveva impedito una possibile collaborazione del MAGGI con la A.G.”
Questi concetti sono così espressamente descritti da ANDREATTA il 26.7.96:
Pag.46 : “…quando io ho dichiarato questo al giudice SALVINI e alla PRADELLA che sono saltati sulle sedie, era né più e nemmeno, perché poi mi è stato riferito il giorno dopo, non solo dal giudice, ma anche dal capitano GIRAUDO per telefono, che facendo quell’operazione in buona fede, riscontrata dai giudici, se no me lo contestavano immediatamente, io ebbi a mettere in relazione, in contatto il RUDI ZORZI e il MAGGI e far sì che avesse l’incarico di un noto professionista che lo rigalvanizzasse e non fosse più disposto a negoziare eventuali pentimenti con i servizi segreti.”
Pag.47: “…il GIRAUDO mi ha telefonato e io gli esternai a GIRAUDO, perché mi telefonava giornalmente a casa. Mi disse: ANDREATTA, guardi che se i giudici hanno avuto quella reazione è per questo motivo…lei ha impedito la mia azione diretta al Carlo Maria MAGGI, che era sull’orlo del crollo e della confessione e comunque della collaborazione con le autorità. Il suo intervento è stato praticamente all’incontrario”.
A pag.55-56 della trascrizione del verbale del 26.7.1996 viene evidenziato ad ANDREATTA che in occasione dell’intercettazione del colloquio, con evidente riferimento alle tre “carte” di cui disponeva il giudice, ha pronunciato la seguente frase: “ne ha sotto tre… che tengono bota… di grosso”. ANDREATTA così ha risposto:
“Io le sto dicendo che i tre nomi su cui si possono ipotizzare,il primo è DIGILIO, che nomino, e lo nomino accademicamente parlando; il secondo può essere il MAGGI e il terzo può essere il Martino SICILIANO; e tutti hanno una funzione ben distinta e diversa. E in ogni caso, avendo questi pentiti a disposizione, o mancati pentiti come il MAGGI, l’autorità giudiziaria della Procura di Milano sembrerebbe, sembrerebbe, si orientasse ancora a ricercare prove o coinvolgimenti di altri”.
Dal quadro complessivo appena descritto, che si evince dalle sole dichiarazioni di ANDREATTA, si possono enucleare le seguenti conclusioni:
MAGGI effettivamente aveva la prospettiva di collaborare, visto che è lo stesso ANDREATTA che lo definisce un “mancato pentito” e descrive le sue titubanze prima di prendere una decisione. Il contatto con Rudi ZORZI e l’assunzione della difesa di MAGGI sono vissute dallo stesso ANDREATTA come un fatto che “rigalvanizza” il MAGGI medesimo e lo allontana dalle idee di collaborare. Se MAGGI prospettava di poter collaborare, vuol dire che disponeva di materiale utile da riversare agli inquirenti. Questi ultimi, sia i Magistrati che il Cap. GIRAUDO, sono descritti da ANDREATTA in termini di assoluta buona fede, né lo stesso MAGGI gli riversa una descrizione del loro intervento tale da tradursi in un costrizione, in una pressione che lo spingesse a riferire fatti falsi.
4.19 - LE DICHIARAZIONI DI MARTINO SICILIANO – INCID. PROBATORIO 12.5.2003
Martino SICILIANO, elemento di spicco di Ordine Nuovo Veneto, strettamente collegato a Delfo ZORZI e allo stesso MAGGI, collaboratore di grande rilievo nell’ambito delle indagini sulla strage di Piazza Fontana e sugli altri fatti eversivi oggetto delle inchieste dell’A.G. di Milano, ha fornito dichiarazioni confermative di un coinvolgimento di Ordine Nuovo Veneto anche nella strage di Piazza della Loggia.
Esaminiamo i punti salienti di quanto dichiarato con riferimento a MAGGI nel corso dell’incidente probatorio, in occasione dell’udienza del 12.5.2003:
4.19.1 - Ordine Nuovo di Mestre e Ordine Nuovo di Venezia
Per quanto riguarda la nostra evoluzione come Venezia e come Mestre, perché poi Mestre e Venezia sono due entità unite ma differenti e questa differenza si esplica pure dall'effettiva (all'epoca) distanza che esisteva fra i due mondi, perché per andare da Mestre a Venezia ci voleva una determinata quantità di ore (per esempio, per andare da Mestre al Lido ci volevano 4 o 5 ore di viaggio) e quindi sono due entità che, pur essendo state coordinate dalla stessa persona, che è stato Carlo Maria Maggi, hanno vissuto due realtà differenti.
Noi, come Mestre, ci siamo strutturati quando il Dottor Carlo Maria Maggi è riuscito, tramite un amico suo, a trovarci un punto di appoggio, che si è concretizzato nella sede di Ordine Nuovo in Via Mestrina presso un amico suo, ex combattente della Repubblica Sociale, tale Gottardis, di professione Tricologo, cui il Dottor Maggi dava la necessaria copertura sanitaria perché altrimenti non avrebbe potuto svolgere la sua attività come Tricologo.
C'era stata riservata una stanza al fondo di questo appartamento che era praticamente la sede di Ordine Nuovo dove si svolgevano i nostri incontri e le nostre riunioni.
DOMANDA - La sede di Ordine Nuovo di Mestre o di Mestre - Venezia contemporaneamente?
RISPOSTA - No, di Mestre. A Venezia, una sede di Ordine Nuovo in quanto tale, non c'è mai stata fisicamente; c'è stata per un certo periodo insieme con i monarchici, c'è stata per un certo periodo insieme con il quadrato, quelli del Movimento Sociale Italiano, ma quanto ai tempi miei e a quanto mi risulta una sede fisica non c'è mai stata. Quando ci si doveva incontrare, ci si incontrava di preferenza presso l'abitazione del Dottor Giangastone Romani al Lido, Quattro Fontane, in quanto era la persona carismaticamente più forte e quella che aveva più problemi di spostamento, perché lui era direttore dell'albergo Capelli al Lido e, come ripeto, il Lido è di difficile raggiungimento all'epoca. Adesso può darsi che le cose siano cambiate. Ci si trovava, appunto, nelle abitazioni private o in casa di altre persone simpatizzanti, ma una sede fisica a Venezia non è mai esistita; mentre a Mestre c'è stata la sede in Via Mestrina che è rimasta fin tanto che io mi sono allontanato dall'ambiente negli anni 1972 - 1973; è rimasta anche dopo, dopodiché Delfo Zorzi - era il momento in cui per le prime volte si sentiva parlare di Karatè in Italia - insieme con Delfo abbiamo seguito, lui ha seguito più particolarmente perché io sono stato trascinato, in quanto a me, l'attività fisica, non mi è mai particolarmente piaciuta, abbiamo seguito un corso al Lido di karatè, per cui a Delfo era venuta l'idea di costituire una palestra a Mestre, una palestra che contemplasse la possibilità di fare Karatè, di fare judo. Cosa che è stata poi fatta in Via Verdi con la palestra "Iama Iamato" ( leggasi Fiamma Yamato n.pm.Bs) , in quanto questa cosa consentiva di trovarci tutti insieme e di poter avere qualche soldo a disposizione, in quanto le finanze erano limitate al tempo, e nello stesso tempo accedere ai finanziamenti di quelli che erano, tramite la Fiamma Tricolore, i finanziamenti del Coni e poter avere anche qualche attività proiettata all'esterno a conoscere gente e poter portare avanti il discorso politico che, per quanto riguarda la sede di Via Mestrina, era molto circoscritto, cioè limitato a quelli che erano i nostri simpatizzanti o le persone che c'erano più vicine come modo di pensare.
DOMANDA - Chi aveva le chiavi della sede di Via Mestrina?
RISPOSTA - La sede di Via Mestrina devo subito specificare che, oltre a servire per un certo periodo di tempo, come ho detto, come sede di Ordine Nuovo, è servita per un certo periodo di tempo come abitazione di Zorzi Delfo quando lo stesso è stato lasciato dai genitori a studiare a Venezia, in quanto il papà era stato trasferito o richiamato dalla "Lumsfis" dove lavorava a Zurigo, in Svizzera, prima ancora di Zurigo era andato in Norvegia e quindi lo Zorzi Delfo abitava fisicamente nella sede di Ordine Nuovo, come abiterà poi nella sede della palestra, dove anche lì aveva una sua stanza, in modo che, quando studiava a Roma o a Napoli, quando rientrava potesse avere la disposizione, un letto dove dormire.
Le chiavi della sede di Ordine Nuovo sono state anche nella mia disposizione da quando detta sede è stata fatta, o subito dopo, fino a quando io le ho restituite dopo la mia espulsione nel 1972, se non vado errato.
DOMANDA - Vuole spiegare come avvenne la sua espulsione, la sua fuoriuscita da Ordine Nuovo? Per quali motivi?
RISPOSTA - Io, nel 1969, avevo conosciuto Giancarlo Rognoni, ero diventato un amico di Giancarlo Rognoni, ho abitato spesso a casa dello stesso Giancarlo Rognoni dove ho conosciuto la mia prima moglie, da cui ho avuto annullamento, a suo tempo, la Giannatiempo Ada. Insieme con Rognoni andavamo tutti come per far riferimento. Come ho già detto prima, Ordine Nuovo era fisicamente staccato dal Movimento Sociale e anche a Milano la cosa non si era concretizzata con la presenza di una sede Ordine Nuovo a Milano, ma ci trovavamo tutti con il Movimento Ordine Nuovo e con Giancarlo Rognoni, Esposti, Ferorelli, cioè tutti quelli che erano i suoi giovani, quelli che facevano capo al movimento da lui chiamato "La Fenice" e ci si trovava nella sede del Movimento Sociale in Via Mancini.
Io avevo conosciuto anche l'allora segretario giovanile Gianluigi Radice, che era il segretario giovanile del Movimento Sociale Italiano, per cui, ad un certo momento, io ho scritto, su un articolo sul giornaletto...
4.19.2 - Viaggio con ZORZI per incontrare ROGNONI
DOMANDA - Scusi un momento, Rognoni che ruolo aveva in Ordine Nuovo?
RISPOSTA - No, in Ordine Nuovo, a quanto mi risulta, non aveva nessun ruolo, però era un amico mio ed era stato interpellato in occasione, punto primo, di un viaggio che ho fatto io personalmente insieme con Delfo Zorzi e alloggiando a casa del Rognoni stesso per poter costituire a Milano una cellula, un nucleo di Ordine Nuovo; punto secondo, era stato lui che ci aveva interpellato per poter avere una copertura, quello che era il suo giornale, perché la sua intenzione del Movimento "La Fenice", perché così si chiamava il movimento che lui aveva costituito, aveva in animo di pubblicare un giornaletto - non mi ricordo se volesse chiamarlo "La Fenice" stessa o un altro nome - per fare questo aveva necessità di un direttore responsabile che ne firmasse la testata, perché altrimenti non si sarebbe potuto concretizzare questa esperienza, si trovava che il fratello di Giangastone Romani, Riccardo Romani, abitasse in zona Milano e fosse iscritto all'albo dei giornalisti, per cui è stato fatto da noi, fatto un viaggio (da noi, intendo io, Delfo Zorzi e il Dottor Maggi) per incontrarsi con Giancarlo Rognoni, per prendere accordi in questo senso.
Si è poi verificato che, essendo il Riccardo Romani sposato con un elemento di estrema sinistra, non era il caso. Quindi non ha dato la sua disponibilità a firmare la testata e quindi Rognoni non mi ricordo come avesse ovviato al problema e se poi avesse dato corso a questo suo progetto.
Questo non me lo ricordo.
DOMANDA - Questa costituzione di Ordine Nuovo a Milano avvenne oppure no? Rimase a livello di proposta?
RISPOSTA - No, non è stato costituito Ordine Nuovo a Milano. Come in altri ambienti, come ho specificato prima, ci siamo avvicinati a delle persone che avevano delle proprie correnti politiche: a Padova, per esempio, Freda, a Torino non mi ricordo chi ci fosse, adesso mi sfugge il nome, comunque c'era una persona che pubblicava i quaderni neri e noi abbiamo preso contatto con queste varie persone, come Ordine Nuovo, in vista di una possibile confluenza di tutte queste varie persone in Ordine Nuovo. Poi la cosa non si è verificata. Comunque sono stati sempre presi i necessari contatti con le persone. In alcuni casi riuscendo a fondare, tipo Trieste, con Neami, Forziati e Portolan che, pur essendo all'interno del locale, sezione del Movimento Sociale Italiano, erano corrente Ordine Nuovo e in altri casi, non riuscendo a fondare Ordine Nuovo, tenendo rapporti di buona collaborazione con i vari movimenti, tipo La Fenice, tipo Freda a Padova e tipo quello di Torino.
DOMANDA - Stava parlando della sua fuoriuscita da Ordine Nuovo. Come mai?
4.19.3 - Le teorie stragistiche di ROGNONI, ZORZI e MAGGI
RISPOSTA - Le teorie rappresentate dal Rognoni non erano di mio completo gusto, nel senso che ci collocavamo dopo il mio matrimonio nel 1971 - 1972, quindi dopo la strage di Piazza Fontana e Giancarlo Rognoni continuava a propendere per delle azioni eclatanti tali da costringere le pubbliche autorità ad infierire sulla popolazione.
DOMANDA - Azione eclatanti di che tipo?
RISPOSTA - Azioni eclatanti, tipo gettare bombe o cose del genere , o sparare ad avversari politici in modo da innescare una catena, una spirale di violenza tale da indurre le autorità a reprimere con mano severa le contro manifestazioni che si sarebbero verificate in questi casi e così generando un'azione - reazione fino ad arrivare a quella che nelle speranze era la proclamazione di uno Stato forte, di uno Stato dove l'esercito avrebbe avuto la sua parte, etc.
Io, queste cose, le ho, prima, pubblicate sul giornaletto della Federazione del Movimento Sociale di Via Mancini, dove tra l'altro, all'epoca, c'erano i due fratelli La Russa, che erano i vice segretari giovanili di Gianluigi Radice, e scrivendo un lettera a Pino Rauti, che mi sembra allora fosse già Onorevole, perché era già stato eletto, al Movimento Sociale Italiano, se non vado sbagliato.
INTERVENTO DELL'AVVOCATO DIFENSORE: Vuole precisare le date?
INTERVENTO DEL G.I.P: Siamo al 1972, Avvocato.
RIPRENDE L'ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO - DOTT. DI MARTINO
DOMANDA - Prego?
RISPOSTA - Scrivendo una lettera all'Onorevole Pino Rauti dicendo, appunto, che questo signor Giancarlo Rognoni che godeva delle entrature in Ordine Nuovo, pur non essendo di Ordine Nuovo, ma comunque aveva frequenti rapporti di amicizia e parlava a nome anche di Ordine Nuovo, pur essendo La Fenice, propalava delle teorie tali che mi vedevano assolutamente su posizioni assolutamente dissimili e chiedendone, non dico la sospensione, ma quantomeno un richiamo scritto via Carlo Maria Maggi che era il rappresentante, l'ispettore per l'alta Italia, cui chiaramente faceva riferimento pure Milano e Torino, dove, come ripeto, non esisteva un nucleo di Movimento Sociale Italiano. Pur essendo il Dottore ispettore per il Triveneto, aveva in aggiunta queste due province, dove aveva solo dei sostenitori non a livello ufficiale, ma a livello ufficioso.
Per tutta reazione, sono stato sospeso dal Movimento Ordine Nuovo, cioè da Ordine Nuovo, perché poi non ho seguito io le varie fasi di come si sono articolati, sono stato sospeso da Ordine Nuovo e, autonomamente, mi sembra nel 1974, non mi ricordo in che data, con un provvedimento preso dal segretario nazionale Onorevole Almirante, con il relativo articolo apparso sul Secolo d'Italia, sono stato pure espulso dal Movimento Sociale per aver aderito al movimento politico avente fini opposti a quelli che erano i fini statutari del Movimento Sociale stesso.
CONTROESAME DELL'AVVOCATO DIFENSORE – BEZICHERI
DOMANDA - Se potesse precisare qual era questo movimento politico dal quale è stato espulso?
RISPOSTA - Ordine Nuovo.
omissis
RISPOSTA - Giustamente. Ma il discorso è questo: io non ho mai fatto parte del movimento politico Ordine Nuovo, quello di Besutti, tanto per intenderci. Punto primo. Punto secondo: per quanto riguarda Ordine Nuovo, la famosa apertura dell'ombrello dopo i fatti di Milano, per cui il movimento Ordine Nuovo (io lo chiamo movimento, ma comunque si chiamava Ordine Nuovo), io ho fatto parte sempre e solamente di quello dal 1964 fino al 1971, in quanto, pur essendo Ordine Nuovo confluito nel Movimento Sociale Italiano, continuava ad esistere come Centro Studi Ordine Nuovo. In questo può darmi ampiamente ragione.
RIPRENDE L'ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO - DOTT. DI MARTINO
DOMANDA - Nell'ambito di Ordine Nuovo chi altri propugnava, ammesso che ce ne fossero altri, le medesime idee di Rognoni, quelle per le quali lei prese questa iniziativa? Mi sto riferendo a questi discorsi che ha appena fatto di azioni ecclatanti.
INTERVENTO DELL'AVVOCATO DIFENSORE - BEZICHERI: Non ho seguito bene la domanda.
RIPRENDE L'ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO - DOTT. DI MARTINO
DOMANDA - Stavo chiedendo a Siciliano se nell'ambito di Ordine Nuovo, sempre con i distinguo che ha fatto prima, perché in qualche modo Rognoni non aveva accettato, però agiva agiva, o comunque spendendo il nome di Ordine Nuovo, almeno così mi è sembrato di aver capito, se nell'ambito di ordine Nuovo vi era qualcun altro che propugnasse le medesime idee che lo avevano stimolato a dimettersi, in sostanza, a scrivere quell'articolo?
RISPOSTA - Nell'ambito di ordine Nuovo, più in particolarmente nell'ambito di Ordine Nuovo di Venezia, queste idee erano particolarmente difese da Delfo Zorzi e dal Dottor Maggi Carlo Maria.
Per cui, a Venezia, c'è stata una spaccatura in verticale di Ordine Nuovo (a Venezia c'era già stata perché adesso stiamo parlando degli anni dal 1966 al 1969), c'era già stata una spaccatura in verticale fra il Dottor Maggi, il quale propugnava una presenza virile, spinta anche ad un qualcosa di più, cioè un eventuale conflitto a fuoco con gli avversari e con l'uso di altri mezzi che si sono poi concretizzati nelle bombe di Piazza Fontana, per quello che conosco io, invece la posizione di Gastoni Romani, che era una posizione puramente intellettuale e politica, e si sono spaccati fra i due.
Quello che ne aveva sofferto in quest'ottica è stato Pino Boratto, che era l'elemento di contatto fra Ordine Nuovo Venezia - Mestre e Ordine Nuovo Padova, perché studiava a Padova, ed era quello che teneva i contatti con il gruppo Freda di Padova.
Questo Pino Boratto, come ho avuto occasione di dichiarare nei miei verbali presso il Dottor Salvini, che riconfermo integralmente in questa sede, aveva avuto una profonda crisi prima di Piazza Fontana che l'aveva portato a rassegnare le dimissioni da responsabile politico di Ordine Nuovo, da depositante fiduciario delle edizioni di A.R., che erano le edizioni che aveva messo in piedi Freda, oltre ai libri di Evola che aveva ristampato, tipo "Dottrina della razza" o "Rivolta contro il mondo moderno", e portava avanti anche altri tipi di editorialità che difficilmente si trovavano nei canali di vendita ufficiale.
DOMANDA - Il fatto che Maggi e Zorzi condividessero queste idee di Rognoni, che in qualche modo avevano portato alle sue dimissione, lei lo ha appreso come? Queste cose le ha sentite dire direttamente?
RISPOSTA - Queste cose le ho sentite direttamente perché avevo spesso occasione di incontrarmi, sia con il Dottor Carlo Maria Maggi, sia con Delfo Zorzi, non nel tempo in cui è stato studente a Roma, ma per tutto il tempo della nostra frequentazione fino alla terza Liceo a Mestre, dove ci siamo visti, direi quasi con frequenza giornaliera. Facevamo tutto insieme: a parte andare a scuola, la politica, la palestra e il dopo palestra era un'attività comune.
Omissis
Il Dottor Maggi mi ha detto che, appunto, lo Zio Otto aveva migliorato il sistema di innesco e che questi problemi non si sarebbero posti.
Questo è quando ricordo io, dopo può essere che sia in un altro contesto.
DOMANDA - Leggo la frase: "Questo discorso (quindi questo che abbiamo letto) mi venne fatto parlando della necessità di compiere attentati dinamitardi al fine di destabilizzare il sistema".
RISPOSTA - Questo è precedente nella fase di preparazione dei due attentati.
A un certo punto, dal 1968 al 1969, il Delfo Zorzi, in più di un'occasione, mi ha dato da custodire fisicamente, quando lui non era in base a Mestre, diversi sistemi di innesco di ordigni vari. Probabilmente, è in questo senso che io ho interpellato il Dottor Maggi per sapere se il discorso dell'innesco fosse farina del sacco di Delfo Zorzi o venisse fuori da una persona tecnicamente esperta, in quanto che, chiaramente, insomma, c'era un pericolo oggettivo per chi manipolava l'ordigno, a parte il discorso di quello che si sarebbe voluto farne dopo.
Comunque, confermo che questi discorsi, tenuti dal Dottor Maggi, erano nella stessa ottica da me detta prima.
Omissis
4.19.4 - Dei rapporti di MAGGI con FACHINI e FREDA
DOMANDA - Le chiedo se vi fossero particolari rapporti tra Maggi e Fachini, se Maggi conoscesse Fachini.
omissis
RISPOSTA - Il discorso con Massimiliano Fachini è lo stesso discorso, a un certo punto, che ho fatto prima, cioè col gruppo di Padova erano seguiti rapporti da parte del Dottor Maggi sia di Boratto, fino a che c'è stato, di Molin, del sottoscritto e di Delfo Zorzi.
Massimiliano Fachini era il braccio destro di Freda a Padova e, quindi, ci sono stati rapporti seguiti e, per quanto ne so, fino al 1974, epoca da cui io non mi sono più interessato, 1973 - 1974, fisicamente del discorso di Mestre.
Massimiliano Fachini continuava a frequentare Mestre e Venezia, continuava a frequentare Bobo Lagna, per il discorso dei detenuti in carcere, di Giancarlo Rognoni, per aiutare la famiglia di Rognoni.
DOMANDA - La stessa domanda gliela faccio con riferimento al Freda, cioè Maggi - Freda.
RISPOSTA - Abbiamo conosciuto Freda perché Freda è venuto a Venezia in parecchie occasioni, fra cui anche quella del 1966 per la costituzione di Ordine Nuovo, e noi, come Ordine Nuovo Veneto, siamo andati in parecchie occasioni a Padova, alla libreria che al tempo aveva Freda situata dietro Piazza dell'Orologio, in occasioni varie, per conferenze.
Molte volte Freda è venuto a Venezia a tenere conferenze, a Venezia... parlo sempre di Mestre come sede di Ordine Nuovo, a tenere conferenze interne.
Comunque, erano rapporti abbastanza seguiti, quantomeno fino all'arresto, la prima volta, del Freda per la strage di Piazza Fontana.
DOMANDA - Questo accesso alla libreria che si trovava nella disponibilità di Freda si limitava a conferenze, cioè a occasioni ufficiali, o era un locale utilizzato altrimenti?
omissis
RISPOSTA - Era un locale che, oltre a libreria, serviva come serviva Via Mestrina a Mestre, cioè era il punto di incontro del gruppo padovano che faceva capo a Freda e del gruppo veneziano di Ordine Nuovo, perché, ripeto, pur trovandosi in sintonia di idee, non c'è stata mai una convergenza da parte di Freda su Ordine Nuovo, determinata dal fatto che c'era un conflitto di personalità.
Freda, chiaramente, non avrebbe mai sopportato di essere secondo a nessuno, quindi era lui il capo di Padova e, quando ci si trovava, si procedeva parallelamente nello stesso scopo, che era quello di abbattere lo Stato borghese.
DOMANDA - Le idee politiche di Freda in cosa si distinguevano rispetto a quelle di Maggi?
omissis
RISPOSTA - Le idee politiche di Freda e quelle di Maggi non si distinguevano particolarmente l'una dall'altra, cioè da una parte Maggi era più concreto, Freda più teorico, portava al riguardo le sue teorie politiche, che avevano sempre una spiegazione soggiacente e basata su pensieri filosofici, vuoi di Evola, vuoi di "Vigenon", vuoi di quello che vuoi. Mentre invece le idee del Dottor Maggi, che peraltro, per un certo punto, sono state anche le mie idee e le idee di Delfo Zorzi, convergevano per quanto atteneva alla necessità di distruggere lo Stato borghese, pluto o giudocratico, come lo definiva il Freda, e di distruggerlo da un punto di vista non solamente con la lotta politica, ma con la lotta armata, se necessario, cioè di ritornare a quello che era stato uno scontro diretto negli anni 1943 - 1945, di ricominciarlo.
Omissis
4.19.5 - I discorsi di MAGGI sull’ identità degli autori delle stragi di Milano e di Brescia
DOMANDA - Io lo chiedo se abbia mai avuto occasione di svolgere con Carlo Maggi, in epoca posteriore alla strage di Brescia, dei discorsi aventi per oggetto le responsabilità di coloro che avevano commesso suddetto episodio.
Se c'è un qualche episodio, insomma, di cui avete parlato, questo dopo, anche molto tempo dopo?
RISPOSTA - Io con il Dottor Carlo Maria Maggi mi sono tenuto in contatto fino ad epoche recentissime; specifico che Carlo Maria Maggi era anche il mio medico curante, lo è stato dal 1974 fino al 1978 e andavo a trovarlo, a parte a casa sua, ma più spesso e volentieri nel suo luogo di lavoro, perché lavorava al Geriatrico Giustiniani, quindi per me, che provenivo da Mestre, era più comodo andare al Geriatrico Giustiniani, che è a 20 minuti di strada da Piazzale Roma, che andare alla Giudecca.
In ogni caso io l'ho sentito regolarmente, anche quando era indagato ed inquisito per altre disgrazie sue, cioè per il tiro a segno.
Adesso non so situare perfettamente la cosa, perché temporalmente mi sfugge quando si collochi, ma si colloca senz'altro dopo il 1980, in un colloquio che non so specificare se è stato un colloquio di viva voce, cioè in occasione di una visita da me resa al Dottor Carlo Maria Maggi all'ospedale, ripeto, per guai miei o tante volte andavo a trovarlo anche per fare quattro chiacchiere, perché eravamo rimasti in ottimi rapporti di amicizia e il Dottor Carlo Maria Maggi - e questa è un'espressione tipica che mi è restata impressa - mi ha detto che le stesse persone che avevano fatto la spesa a Milano erano le persone che avevano fatto la spesa a Brescia, facendomi capire che le stesse persone che avevano agito a Milano - ora Carlo Maria Maggi non era a conoscenza del fatto che Delfo Zorzi mi avesse in un certo qual modo svelato l'arcano - però Carlo Maria Maggi mi ha fatto capire che le stesse persone che avevano fatto Milano avevano fatto Brescia.
Questo può anche essere che sia stato nel 1982-83, perché a quell'epoca io mi trovavo a Parigi, gli ho telefonato spesso e sovente da dove alloggiavo, a casa di un amico dove anche lavoravo, in Avenue Victor Hugo, e il Dottor Maggi mi ha detto, fra le altre cose, che facevo benissimo a starmene in Francia e di non ritornare in Italia, perché tirava brutta aria. Si trattava del discorso del poligono di tiro, forse voleva dire questo.
DOMANDA - Questo discorso circa l'identità, etc., è un discorso che viene fatto proprio nell'ambito delle sue vicissitudini, di Maggi, per il processo del poligono di tiro? Quello che voglio osservare è che chiaramente perché Maggi, a distanza di tanto tempo, introduca un discorso di questo genere, è necessario che ci sia stato prima un qualche preambolo che vi ha portato ad affrontare questo?
RISPOSTA - Non ricordo questo fatto. So solo che ho chiamato parecchie volte il Dottor Maggi da Parigi, esprimendogli il mio desiderio di rientrare in Italia e il Dottor Maggi mi sconsigliava vivamente di rientrare in Italia, perché stavo benissimo all'estero. Situerei questo discorso in questo contesto, fra le altre cose.
DOMANDA - Non ricorda se lui parlò, oltre che di suoi problemi, oltre che inerenti al processo per il poligono di tiro, a problemi inerenti o conseguenti ad altri processi?
Omissis
DOMANDA - Il Pubblico Ministero le ha chiesto in primo luogo in che contesto si era svolto quel discorso: "le persone che hanno fatto la spesa a Milano hanno fatto la spesa anche a Brescia" e lei dice che può darsi che l'occasione si sia sviluppata da un discorso generale sul coinvolgimento di Maggi nelle vicende giudiziarie relative al poligono di tiro. Il Pubblico Ministero le chiede: in quel contesto parlaste anche di vicende giudiziarie di Maggi in relazione ad altri processi, sì o no?
RISPOSTA - Non mi ricordo.
Omissis
DOMANDA - Le faccio una contestazione. Nel verbale del 10 Giugno 1996, davanti a questo Pubblico Ministero, lei ha dichiarato: "Nell'occasione, dopo i convenevoli di rito, Maggi mi fece presente che aveva avuto dei problemi collegati con la sua attività politica pregressa e mi disse in particolare che aveva avuto dei problemi da collegarsi con la strage di Piazza della Loggia, nel senso che la Polizia o la Magistratura lo aveva interrogato in ordine a quei fatti e che comunque, in relazione a quei fatti, aveva avuto qualche fastidio. E' stato a questo punto che il Maggi" etc.
RISPOSTA - Confermo il verbale; non me lo ricordavo.
DOMANDA - Ma si ricorda questo discorso?
RISPOSTA - Non mi ricordo, però a questo punto sono propenso a ritenere quanto ho già dichiarato, ovverosia che si sia trattato di un colloquio telefonico da me effettuato da Parigi al Dottor Maggi non sulla sua utenza di casa, perché lo chiamavo nel suo studio medico, adesso non mi ricordo come si chiamasse la suora che lo seguiva, che gli serviva come infermiera e come segretaria, mi conoscevano e quindi me lo passavano.
DOMANDA - Prescindendo dal mezzo di comunicazione, cioè se si è trattato di un rapporto diretto o di una telefonata, non ricorda se lui, nell'occasione, abbia fatto riferimento a "fastidi", non si sa bene di quale natura, ma comunque processuali o pseudo-processuali, conseguenti all'indagine per la strage di Piazza Loggia?
RISPOSTA - Non me lo ricordo.
Confermo quanto ho detto nel verbale, ché ero più fresco e certamente in posizione di minor sofferenza psicologica di quanto sia al momento, in cui non capisco molto bene da una parte quello che dice lei, quello che dice la difesa per cui i miei discorsi si spezzettano.
DOMANDA - Non ha più parlato con Maggi di queste cose? Si è chiuso lì questo discorso?
RISPOSTA - Non penso che abbia avuto altri seguiti.
Omissis
4.20 - I RAPPORTI DI MAGGI CON DELLE CHIAIE
Stefano DELLE CHIAIE, in occasione della sua escussione del 2.3.2010, confermando precedenti verbali, ha ammesso che MAGGI venne a trovarlo in Spagna durante la sua latitanza nel 1974. Nell’occasione gli “prospettò l’ipotesi di un maggiore legame in funzione di nuove strategie tra Avanguardia Nazionale, che allora non era ancora stata sciolta, e ambienti di Ordine Nuovo…”. E’ una circostanza da non sottovalutare in quanto proprio nel ’74 DELLE CHIAIE ebbe rapporti molto stretti con Guerin SERAC, che ospitò, e quindi è possibile che ci siano stati anche rapporti tra quest’ultimo e lo stesso MAGGI , che renderebbero ancora più plausibili rapporti con funzione di supporto tecnico per la strage di Piazza della Loggia. DELLE CHIAIE afferma, poi, che nell’occasione avrebbe contestato a MAGGI le voci che aveva sparso circa suoi presunti rapporti con il Ministero dell’Interno e questi, almeno in un primo tempo, avrebbe attribuito a RAUTI questa iniziativa, finalizzata ad impedire che i giovani di Ordine Nuovo passassero ad Avanguardia Nazionale.
4.21 - LE RIUNIONI A CASA DI GASTONE ROMANI
Come è noto, l’elemento centrale delle originarie dichiarazioni di TRAMONTE era costituito da una serie di riunioni, che avrebbero avuto luogo nella Primavera del 1974 presso l’abitazione di Abano Terme di Giangastone ROMANI, nell’ambito delle quali sarebbero stati definiti i dettagli dell’esecuzione dell’attentato di Brescia.
TRAMONTE ha ritrattato, anche se soltanto in parte, quanto dichiarato sulle suddette riunioni, ma l’argomento ha ancora grande rilievo in quanto le stesse sono parzialmente desumibili dagli appunti della Fonte TRITONE, dalle ammissioni di TRAMONTE davanti alla Corte di Assise di Milano, dalle dichiarazioni di Maurizio ZOTTO, da quelle del teste GERARDINI, da quelle di SICILIANO, nonché, infine, dalle stesse ammissioni di MAGGI.
4.22 - LE DICHIARAZIONI DI TRAMONTE AL DIBATTIMENTO PER LA STRAGE DI MILANO
Occorre subito puntualizzare che, al di là delle sue ritrattazioni, non tutti i verbali di Maurizio TRAMONTE sono inutilizzabili nei confronti degli altri imputati, in quanto il verbale davanti alla Corte di Assise del 21.12.2000, relativo al processo per la strage di Piazza Fontana, è pienamente utilizzabile nei confronti di MAGGI e ZORZI, (e RAUTI, che ha acconsentito alla sua acquisizione) ivi imputati ed assistiti. Certamente gli argomenti trattati si riferiscono prevalentemente alla strage di Piazza Fontana, e quello relativo alla strage di Brescia viene trattato marginalmente. Molte delle risposte, tuttavia, sono illuminate dalle domande dei difensori, che richiamano passi dei verbali istruttori di Brescia, che spesso vengono implicitamente confermati da TRAMONTE nel momento in cui ne fornisce una spiegazione.
Parte di quel verbale si riferisce, appunto, alle note riunioni preparatorie relative alla strage di Brescia, che nell’occasione vengono confermate. Esaminiamo quali argomenti sono oggetto della conferma di TRAMONTE a Milano, con particolare riferimento all’argomento delle riunioni a casa di ROMANI:
TRAMONTE (pag.98) afferma di essere entrato nel ’72 nella cellula di ROMANI, MAGGI, FRANCESCONI SARTORI e i “Mestrini”. MAGGI l’aveva visto un paio di volte, prima della costituzione della cellula. La cellula viene costituita da ROMANI, FACHINI, MELIOLI e ROMANI di Abano. Ci saranno una decina di riunioni nel ’74 a casa di ROMANI. Ricorda che in quel periodo aveva sia l’auto che una moto. MELIOLI forse l’aveva conosciuto poco prima della costituzione della cellula. Ricorda la manifestazione nel corso della quale lui e MELIOLI hanno caricato i Carabinieri. Conferma che ha portato a Folgaria due membri dell’AGINTER PRESSE. Anche a Bellinzona c’era qualcuno dell’AGINTER PRESSE, oltre a MAGGI, SARTORI, MELIOLI, ZORZI aveva partecipato ad un campo in Portogallo.
“Ho avuto occasione di frequentare più volte la casa del ROMANI…ad Abano Terme.” Nel 72 è entrato come infiltrato a far parte della cellula della quale facevano parte ROMANI, MAGGI, FRANCESCONI Arturo, i Mestrini, ZOTTO e LUIGI, Davide RIELLO e MELIOLI. Era stato FACHINI a farlo inserire. Ricorda delle riunioni saltuarie nel 72, e molte riunioni, forse una decina da marzo a maggio ’74. Ha descritto le vetture con le quali i partecipanti si recavano alle suddette riunioni da ROMANI. Ha affrontato il discorso dei timer utilizzati a Milano, detenuti da DE ECCHER e FACHINI. Ha riferito del campo di Bellinzona (agosto 74) al quale avrebbe partecipato assieme a SARTORI e MAGGI e qualcuno dell’AGINTER PRESSE. Ha aggiunto di aver sentito nominare il nome di ZORZI anche in occasione del campo di Lugano (Bellinzona), cui fanno riferimento le veline ed al quale ha ammesso di aver partecipato in dibattimento, pur descrivendo i fatti in termini riduttivi rispetto alle precedenti dichiarazioni..
Ha implicitamente confermato, a domanda della P.C., che quando erano sorti problemi per l’esplosivo ad Abano, ZORZI si è incaricato di contattare le persone dell’AGINTER PRESSE, che sono in concreto venute: “Perché quando ci hanno problemi per l’esplosivo ad Abano è ZORZI che si incarica di contattare le persone della AGINTER PRESSE, tant’è vero che vengono”. Ha precisato che MAGGI non era conosciuto dalle persone dell’AGINTER PRESSE , che erano tale Philip e un altro che aveva chiamato ZORZI. Ha confermato:
“Dottore, succede questo: uno, ZORZI conosce e fa arrivare quelli dell’AGINTER PRESSE che si occupa dell’esplosivo diciamo, quindi parliamo maggio 74; poi questi istruttori che troviamo là, parlando con MAGGI, parlano anche di ZORZI quindi capisco che questi conoscono anche ZORZI e potevano essere quelli che gli avevano insegnato in Portogallo.”
A domanda del difensore di ZORZI ha collocato LUIGI presente alla riunione in cui vengono collocate le bombe per la strage di Brescia, ed ha affermato che anche Maurizio ZOTTO avrebbe partecipato a parecchie riunioni.
Ha ammesso di aver riferito, in un certo senso, anche al M.llo FELLI notizie circa la strage di Piazza della Loggia.
Ha ammesso che forse per la strage di Brescia erano stati utilizzati gli stessi timer di Milano. Presuppone che, siccome era sempre MAGGI a “tenere” la riunione, sia stato il predetto a riferirgli la circostanza. FACHINI non veniva mai. ZORZI lo vide certamente, oltre a Roma nel ’69, certamente anche dopo la strage di Piazza della Loggia. Aggiunge, in un secondo tempo, che lo vide “anche prima della strage di Brescia quando viene ad Abano che gli dico(no) che deve andare da questi dell’AGINTER PRESSE, poi certamente qualche altra volta l’ho visto…”. Poi subito dopo aggiunge che non è sicuro se questa cosa gliel’abbia raccontata MAGGI, o se lo abbia visto quando glielo dicono.
Conferma che il fatto è del maggio 74. In sostanza avrà visto ZORZI 4-5 volte lungo il corso degli anni.
Riportato sul punto, ritiene di aver dato notizie a FELLI della strage di Piazza della Loggia in tempo reale. Ritiene di averglielo detto prima della strage. Ritiene di averlo avvertito prima della strage anche in quanto poi FELLI è andato in ferie.
Afferma che la bomba era dentro a delle buste da ginnastica.
“Era MAGGI l’unico che parlava alle riunioni, che metteva al corrente, era lui il leader chiamiamolo del gruppo”.
Vide ZORZI dopo la strage di Brescia, a Padova. C’erano FACHINI, MELIOLI, forse MAGGI.
FACHINI gli disse che gli Americani “erano quelli che finanziavano Ordine Nuovo”.
Quando ZORZI venne ad Abano prima della strage, gli dissero “di andare da quelli dell’AGINTER PRESSE”.
ZORZI lo ha visto 4-5 volte nel corso degli anni. A LUCA disse che vi era intenzione di collocare una bomba per un grosso attentato.
La cellula venne costituita nel ’72, ne fanno parte ROMANI, MAGGI, i 2 mestrini, MELIOLI e RIELLO.
Come si può notare non sono poche le affermazioni di TRAMONTE che, attraverso la conferma a Milano, conservano la loro validità. La S.C. ha avallato la valutazione del Tribunale di Brescia secondo cui la ritrattazione di TRAMONTE è del tutto inattendibile, perché immotivata, e in quanto tale non efficace. Si tratta, naturalmente, di verificare se siano comunque attendibili ab origine le sue affermazioni. Questo Ufficio ritiene che a detta domanda si debba rispondere prevalentemente in modo positivo, dovendosi escludere in modo assoluto soltanto tutto ciò che ruota attorno ad ALBERTO, a LUIGI, e a pochi altri singoli argomenti. TRAMONTE era comunque un membro di Ordine Nuovo, che faceva parte del gruppo di MAGGI e ROMANI all’epoca della strage, e quindi nelle condizioni di descrivere gli eventi che ha effettivamente descritto.
4.23 - LE DICHIARAZIONI RESE DA MAURIZIO TRAMONTE A BRESCIA IN DIBATTIMENTO
In dibattimento a Brescia TRAMONTE ha comunque fornito delle parziali ammissioni, confermative dell’esistenza delle riunioni.
Ud.27.5.2010
TRAMONTE, pur in un contesto di ritrattazione, ha confermato tutti gli appunti che FELLI ha redatto a seguito delle sue indicazioni, e quindi anche quelle che si ricollegano ai suoi rapporti con ROMANI e ad una qualche frequentazione della sua abitazione di Abano Terme.
TRAMONTE ha il ricordo di aver conosciuto ROMANI ben prima del suo trasferimento ad Abano Terme. In particolare ha il ricordo di aver appreso del suo trasferimento in occasione di un convegno organizzato a Montegrotto Terme, al quale presenziava anche ZOTTO. ROMANI non frequentava assiduamente il partito, però era molto preparato.
Sottopostagli la velina dell’8 luglio del 1974, nt. 4873, relativa a notizie raccolte dal 20 giugno 74 al 4 luglio 74, TRAMONTE, ritrattando le dichiarazioni rese in indagini preliminari, ha dichiarato di non aver partecipato a nessun riunione e di aver appreso quanto in essa contenuto da Gastone ROMANI. A pag. 102 ha ribadito;
“Io ho il ricordo certo che ho saputo tutte queste cose da ROMANI per quanto riguarda il gruppo di Venezia”. Ha aggiunto di averlo visto anche più delle 4-5 volte indicate in precedenza. Messo di fronte alla gravità delle cose che ha messo in bocca a ROMANI emergenti dall’appunto, ha precisato:
“C’è stato da questo periodo che ROMANI parla così, mi dà i soldi per andare in Svizzera alla riunione (il campo di Bellinzona dell’agosto ‘74) , mi dice tante cose…perché ROMANI non lo vedete citato qua perché c’è un periodo che si parlava. Abbiamo avuto le elezioni, i referendum, ROMANI lo vedevo spesso ma parliamo di ROMANI Movimento sociale italiano, non parliamo di un ROMANI che mi racconta di cose che sono pesantine…io lo vedevo o al centro di Abano dove c’è un bar…o l’ho visto in albergo, nel giardino all’interno…ho conosciuto anche la moglie di ROMANI tramite ZOTTO Maurizio e quindi mi ero visto anche con la signora..io penso di avere visto la signora ROMANI e quindi avere incominciato a frequentare la casa, con il mio periodo all’Acrigraf…ho un ricordo di Maurizio ZOTTO che va a lezioni dalla signora MAGGI che incontro…che incontro a Padova perchè in quel periodo mi stavo interessando per conto dell’Acrigraf della numerazione civica della città e dovevo girare..”ZOTTO era ospite di amici a Padova e stava frequentando la signora ROMANI per le lezioni; “Me ne parla di questa signora che io non conoscevo ma conoscevo già il marito e l’accompagno e conosco la signora ROMANI .
Ritiene di essere stato a casa di ROMANI due o tre volte a giugno 74, “un paio di volte con ZOTTO e una volta con mia moglie che mia moglie deve partire per il lago, andiamo a Padova a fare le ultime spese e mi fermo dalla signora a salutarla”
Come si può notare c’è uno sforzo immenso di TRAMONTE per fare lo “slalom” tra quello che c’è sulle veline, quello che ha dichiarato ZOTTO e quello che ha dichiarato la SEGATO, vedova del ROMANI.
Sempre secondo TRAMONTE, ZOTTO conosceva tutti e due i ROMANI, mentre lui conosceva solo Giangastone. Ritiene che ZOTTO abbia conosciuto in modo autonomo ROMANI a novembre 1973. Gli sembra comunque di aver parlato con ROMANI per farlo assumere. ZOTTO, invece, avrebbe conosciuto la signora ROMANI tramite la figlia, probabilmente a qualche manifestazione, in quanto il primo viveva a Padova. TRAMONTE, comunque, esclude di essere stato a riunioni a casa di ROMANI.
Si premette che TRAMONTE ha confermato il contenuto di tutte le veline, materialmente compilate da FELLI a seguito delle sue indicazioni. Tra queste veline quella del 6.7.74, che fa riferimento alla nota riunione del 25 maggio 1974. ROMANI gli fornisce notizie di questa riunione, che c’era stata a casa sua, dopo il 14 giugno. In particolare fu ROMANI a riferirgli del monologo di MAGGI del 25 maggio. Conferma, in particolare, di avere appreso che in occasione della riunione del 25.5.74 aveva parlato soltanto MAGGI e che gli altri erano stati zitti. Gli vengono lette le parti dell’appunto in cui si parla della creazione di una nuova organizzazione extraparlamentare e della sua ristrutturazione in due tronconi, di cui uno clandestino, che avrebbe operato come ORDINE NERO su terreno dell’eversione violenta. Il coordinamento e l’organizzazione da parte di alcuni dei maggiori esponenti del disciolto ON, tra i quali MAGGI, ROMANI e probabilmente RAUTI.
TRAMONTE implicitamente conferma di aver appreso da ROMANI che il piano eversivo sarebbe stato portato avanti da FANCESCONI SARTORI e da due “Mestrini”. Di due diversi mestrini si parla anche con riferimento ai due episodi del 16 e del 23 giugno 74 e, come si vedrà, il ruolo dei “mestrini” nella strage di Brescia, e il tentativo di TRAMONTE di allontanarli ad ogni costo da tale evento, saranno uno dei punti chiave del presente procedimento.
TRAMONTE aveva ricevuto cognizione da parte del SID del volantino rivendicativo della strage ed aveva chiesto a ROMANI: “Ma tu cosa pensi della strage?” – e così ROMANI aveva cominciato un discorso sul brutto periodo che si stava vivendo e che bisognava prepararsi a qualcosa di nuovo”.
Con ROMANI, dice “ho confidenza. Con ROMANI ci siamo visti tanto, con ROMANI parliamo, abbiamo parlato di divorzio”
ROMANI “l’aveva scritto…aveva un block notes, scriveva…”. ROMANI era abituato a scrivere appunti, ma non è che li controllava quando leggeva.
Parla sicuramente della data del 25 maggio. Quando parla con lui, avrebbe avuto anche degli appunti: “Io penso che eravamo nel suo albergo che aveva degli appunti in mano. Cioè ha tirato fuori degli appunti parlando…”
E’ evidente che è assolutamente incredibile che ROMANI potesse riferire a TRAMONTE queste circostanze leggendo degli appunti. ROMANI non era un informatore di TRAMONTE, e quindi non aveva alcun motivo per fornire dettagli che avrebbe potuto ricordare solo leggendo degli appunti. Il suo non avrebbe potuto essere che un discorso libero, a braccio, con quello che poteva essere un suo discepolo.
“…Io per andare a casa da Padova potevo scegliere la strada di ABANO TERME. ABANO TERME lui, il suo albergo è sulla strada, c’è una curva che poi porta a Montegrotto e un’altra che porta in paese che si chiama TRAMONTE. Io potevo fare quella strada per andare a casa se volevo incontrarmi con ROMANI. Se passavo dall’albergo e mi dicevano che ROMANI era disponibile mi fermavo, se ROMANI non era disponibile meglio continuare verso casa”.
L’assiduità della frequentazione di ROMANI è ancora meglio espressa più avanti alla domanda su dove andasse a trovare il predetto:
“All’albergo…e qualche volta facevamo la passeggiata verso il centro e le cinque e mezzo andavo…e andavo anche tre volte alla settimana”
Ancora più avanti il concetto è stato ulteriormente ribadito:
“…io a un certo momento comincio a frequentare ROMANI molto, perché è una fonte di notizie utili per il SID ritenevo io. Quindi penso che vedevo due o tre volte la settimana. Lavoravo a Padova, finivo le 17, 17.30, passavo da lui..Lui all’interno dell’albergo aveva un bel giardino dove c’erano dei tavoli per i clienti, ci sedevamo là una mezz’ora, quaranta minuti a parlare…era più li che parlava sempre di questa situazione che c’era, di queste iniziative che stavano mettendo in atto.”
“Allora io vado da ROMANI e sono io che inizio il discorso, perché il 14 vedo il volantino, può anche darsi che la sera passando da ROMANI gli dico: <ma tu cosa pensi della rivendizione della strage? Chi può averla fatta? Chi non può averla fatta? E lui comincia a parlarmi di questo grave disagio politico che sta vivendo l’Italia e mi fa questo discorso qua” ( p.118 - cioè quello della riunione del 25.5.74).
E’ molto rilevante constatare che è lo stesso TRAMONTE, riportando le risposte di ROMANI, a porre in relazione la strage di Piazza della Loggia con la riunione del 25 maggio 74; è lui stesso a creare un legame logico tra i due fatti.
Il discorso delle riunioni e del programma eversivo si salda, naturalmente, con i due episodi del 16 e del 23 giugno del 1974, episodi che appaiono negli appunti, e quindi come tali sono confermati. La differenza, rispetto alle dichiarazioni rese in sede di indagini, è costituita dal fatto che TRAMONTE si dà presente ai soli due episodi dei “TIR” stranieri, laddove tutto quanto attiene alle altre indicazioni, riferisce che si tratta di fatti che ha appreso, non si sa bene da chi e a che titolo, e che quindi non ha vissuto personalmente. In tutto questo scompare anche la figura di BUZZI (come vedremo collocato ad ABANO in quel periodo da Martino SICILIANO), da lui in realtà mai conosciuto.
Si ricorderà che l’episodio del 16 giugno, esposto a partire dal punto 7 dell’appunto del 6.7.74, vede come principale protagonista un “mestrino” di circa 25 anni, asciutto ed atletico, che aveva partecipato insieme a MAGGI alla riunione del 25 maggio presso l’abitazione del ROMANI. Inutile dire che l’età di ZORZI (non aveva ancora 27 anni) e i suoi meriti sportivi (cintura nera di Karatè), nonché i suoi strettissimi rapporti con MAGGI e la sua provenienza da Mestre, ben si attagliano a tale figura.
Per non parlare del fatto che costui era il capo indiscusso della cellula mestrina di Ordine Nuovo ed era in licenza dal militare dal 10 al 27 giugno 74. Ebbene, il mestrino in questione ha alcuni spostamenti (Piazza della Loggia - Salò, con incontro dell’uomo della Porsche – Stazione ferroviaria di Brescia). TRAMONTE non si dà più presente, ma, guarda caso, trattasi proprio dello stesso 16 giugno 74 in cui ha accompagnato con ZOTTO (come meglio si vedrà anche dalle dichiarazioni di quest’ultimo, non smentite da TRAMONTE, e confermate dai registri dell’albergo) la moglie a Sirmione e, durante il ritorno, passerà per Piazza della Loggia. L’episodio non può essere del 23 giugno, in quanto la moglie si trovava ancora a Sirmione (sempre secondo i registri, fino al 29 giugno 74).
La presenza ai fatti, ammessa da TRAMONTE in dibattimento, riprende dal punto 12 della velina: qui si dice che il mestrino quel 16 giugno, entrato in autostrada diretto a Venezia, si è fermato in un parcheggio prima dell’uscita di San Bonifacio, dove era ad attenderlo un TIR con targa tedesca, il cui conducente lo ha aiutato a prelevare dal rimorchio una cassa che è stata trasbordata sulla Fiat 1500 del medesimo mestrino. La cassa era nocciola con venature tipiche del legno, accatastata sul rimorchio con altri materiali e ricoperta da uno strato di scatoloni; aveva come dimensioni più o meno 120 cm x60x60. La cassa è stata sistemata nell’abitacolo, parte posteriore, della 1500, previo abbassamento dello schienale. Dopo il trasbordo, mentre l’autotreno rimaneva nel parcheggio, il giovane di Mestre riprendeva il viaggio “in direzione di quest’ultima città”, a conferma che di Mestre effettivamente si trattava.
TRAMONTE ha ammesso di aver visto quel camion. “Io come ricordo ho il ricordo di sapere dove carica, dove scarica un camion. Perché ho ricordo preciso del 1500 bianco, ho il ricordo della cassa…ci vado apposta a vedere”. Afferma di essere andato appositamente sul posto per vedere dove sarebbe avvenuto il trasbordo della cassa. “Per me qualcuno dell’ambiente vicino a ROMANI me l’ha detto. E’ il 14, il 15 che me lo dice. Mi dice che va a caricare…che va a trovarsi con dei camerati e quindi potevamo vederci pomeriggio, ma non potevo che avevo mia moglie, dice che va…Io so che devono scaricare delle casse e quindi vado”.
Si tratta, quindi, di un’informazione che, se non l’ha appresa da Romani, l’ha appresa comunque da qualcuno a lui vicino. Mettendo insieme la circostanza che il “mestrino” aveva partecipato alla riunione del 25 maggio; che anche ai mestrini (si vedrà) era stata affidata l’esecuzione del piano eversivo dell’organizzazione; che è il mestrino che mette la cassa sulla sua 1500, presumibilmente quella stessa del presunto accompagnamento da parte di LUIGI, ecco che è molto probabile che sia stato proprio il mestrino a fornire le notizie a TRAMONTE.
Peraltro, l’accorpamento nello stesso appunto di notizie che si ricollegano alla strage e dei due incontri del 16 e del 23 giugno, rende evidente l’esistenza di un legame logico. Che senso ha che tutte queste notizie vengano riferite con il medesimo appunto? E’ ovvio che FELLI, ascoltato TRAMONTE, ha messo insieme alle notizie sulle minacciose frasi di MAGGI le notizie circa vicende che hanno interessato il 16 e il 23 giugno 74 due dei mestrini che avevano partecipato alla riunione del 25 maggio 74, proprio perché si riteneva che questi fatti (prelievo da camion, presumibilmente di armi, incontri tra camerati, etc.) si riconnettessero o fossero uno sviluppo logico della strage o dell’attività di quella organizzazione di cui pure avrebbe parlato MAGGI.
TRAMONTE incredibilmente dice di non sapere chi gli indica il posto dove sarebbe stata scaricata la cassa dal TIR. Il predetto avrebbe assistito non defilato allo scarico. Sia in quell’occasione, che in quella successiva del 23 giugno, TRAMONTE sarebbe andato apposta sul luogo del trasbordo. Altrettanto incredibilmente, TRAMONTE non sa che cosa contenga la cassa, potendo al massimo ipotizzare che non si tratti di “roba regolare”. Dalle dichiarazioni del teste GERARDINI si desume non solo che TRAMONTE era presente, ma anche che, parlando con lui, con linguaggio criptico, di cose lunghe, avvolte nella stoffa, intendesse riferirsi ad armi.
L’informatore non sa chi sia, suppone che non sia un amico, ma “uno che conosce per politica”. Non ne ricorda l’aspetto. Presuppone che ZOTTO sia stato presente al secondo episodio, perché il predetto aveva la domenica libera e lui era andato a trovare la moglie. (ZOTTO invece dirà che si trattava del 16 giugno). Non ricorda più se il ricevitore della cassa, il mestrino, sia lo stesso nel primo e nel secondo episodio.
Nell’appunto del 16.7.74, che descrive i fatti del 23 giugno, si dice chiaramente che trattasi di due diversi “mestrini”, anche se pure il secondo è indicato come legato politicamente a MAGGI.
Richiesto su chi gli abbia fornito gli altri particolari degli altri incontri, TRAMONTE risponde: “Io dico quello che mi ha detto a che ora andava a scaricare”- ciò sia il 16 che il 23 giugno. Sembra quindi dedursi che sia stato lo stesso mestrino a fornire tutti i particolari. Tanto è vero che subito dopo il PM chiede a TRAMONTE a conferma: “prima gli dice quello che andrà a fare e poi le racconta come è andata, è così?” – e lui risponde: “Successivamente, si”. Questa affermazione, tuttavia, sembra poi perdersi ed essere contraddetta da una serie infinita di “non ricordo”. TRAMONTE non ricorda se chi ha ricevuto la cassa nelle due occasioni sia la stessa persona, se sia stato ROMANI a dirgli che il mestrino aveva partecipato alla riunione del 25 maggio, se la descrizione del mestrino sia frutto di una sua percezione diretta, se per vedere si sia acquattato, o a che distanza fosse, se sia stato il mestrino a descrivergli il camerata bresciano e la ragazza della Duetto, se ci siano state più fonti, se la fonte del racconto più particolareggiato sia il mestrino e una persona diversa, che parla anche del mestrino. Ritiene che, comunque, chi gli ha raccontato gli eventi particolareggiati (Salò, Porsche etc.) abbia partecipato agli eventi. Ammette, comunque, di aver visto lui le venature sulla cassa, ma non ricorda (incredibilmente) se lui stesso partecipò allo scarico. Non ricorda per quali misteriose ragioni la persona (non si sa chi) gli abbia riferito un racconto così particolareggiato.
La 1500 bianca (che peraltro richiama l’episodio dell’accompagnamento da parte di LUIGI) viene vista da TRAMONTE sia il 16 che il 23 giugno. (131). TRAMONTE non ricorda più le caratteristiche fisiche del mestrino.
Il quadro, comunque, è di una totale falsità delle dichiarazioni dibattimentali quanto all’episodio del 16 giugno 74, in quanto, a differenza di quanto affermato nel corso delle indagini, e come contestatogli inutilmente e più volte in dibattimento, non vi è alcuna ragione perché ROMANI, o persone estranee, abbiano raccontato a TRAMONTE decine di particolari, come quello del tale della Porsche, addirittura delle prime cifre della targa della vettura, dell’aspetto dei personaggi, degli spostamenti, trattandosi di fatti assolutamente privi di rilievo e di interesse, se non riferiti in chiave esclusivamente informativa o investigativa. Per non parlare, poi, dell’ipotesi che sia stato ROMANI a fornire questi particolari. Peraltro il teste GERARDINI, come si vedrà, ha affermato di aver appreso da TRAMONTE di una sua diretta partecipazione sia alla riunione del 25 maggio 74, indicando anche la moto che il predetto utilizzò per recarvisi, sia all’episodio dei camion.
Tutto ciò porta a confermare secondo logica che TRAMONTE sia stato presente a tutti i fatti che sono descritti negli appunti, non solo quelli relativi alla consegna al mestrino delle casse. Anche qui, tuttavia, le dichiarazioni di TRAMONTE sono prive di qualunque credibilità: è mai possibile che non ricordi come fosse collocato e da quale punto di osservazione abbia constatato lo spostamento della cassa, se abbia osservato da lontano, o se abbia addirittura partecipato allo scarico. Si tratta di un particolare che non può essere dimenticato, neanche a distanza di tanti anni, trattandosi di un episodio molto particolare.
La stessa sua presenza sul posto non ha significato, a meno che non sapesse che cosa dovesse essere scaricato. Lo si ripete: la stessa collocazione nel contesto dell’appunto di questo fatto subito dopo la descrizione delle dichiarazioni farneticanti di MAGGI, porta a ritenere che un legame ci sia tra i due fatti, e cioè tra gli attentati programmati e quelle casse, perchè altrimenti l’episodio del 16 giugno non avrebbe trovato spazio in quell’appunto. Anche la mancata indicazione in concreto, dopo lo scarico, del contenuto della cassa, estende ulteriormente la gracilità della logica del racconto di oggi e pone gravi interrogativi sui legami di quanto appare sulle veline e quanto assume il Gen. MALETTI sui trasporti di esplosivo su TIR provenienti dalla Germania, che troppo assomigliano al contenuto dell’appunto di TRAMONTE.
E’ stato quindi sottoposto a TRAMONTE il punto 13 dell’appunto del 6.7.74.
Nello stesso si dice che il 29 e 30 giugno 74 ROMANI ha partecipato – quale membro dell’esecutivo del MSI-DN – ad una riunione della Direzione nazionale del partito svoltasi a Roma.
Al ritorno dalla capitale ha riferito a MAGGI:
- di essersi incontrato con RAUTI, che avrebbe assicurato consensi ed appoggi per l’attività degli ex ordinovisti;
- di aver concordato con RAUTI un nuovo incontro – con la partecipazione di altri ex dirigenti di ORDINE NUOVO – da tenersi a Roma quanto prima.
TRAMONTE ha riferito di aver appreso dallo stesso ROMANI di questo suo viaggio a Roma. Richiesto in ordine a cosa rappresentasse il medesimo TRAMONTE per ROMANI , ha risposto: “Era un ragazzo critico verso il partito che pensava che stavamo vivendo un momento prerivoluzionario che qua non si capiva più niente e che quindi bisognava darsi da fare”. A domanda ha aggiunto che (il medesimo TRAMONTE) appariva quindi come qualcuno che, quantomeno, affermava di condividere queste posizioni oltranziste, che bisognava fare qualcosa, che non si potesse rimanere passivi ad aspettare. Lo stesso FELLI, peraltro, lo aveva invitato a “sembrare appetibile a nuove iniziative politiche”.
Queste indicazioni devono portarci a qualche riflessione:
al di là delle parole, sembra arguirsi che TRAMONTE, conformemente agli stessi suggerimenti di FELLI, si presentasse a ROMANI come un terreno fertile per tutte quelle valutazioni ed iniziative eversive che traspaiono in modo chiaro dagli appunti, e che col partito non avevano nulla a che fare. Ne consegue che non è logico che TRAMONTE venisse tenuto fuori dalle riunioni in cui questi propositi eversivi venivano in concreto manifestati, come quelli di cui alla riunione del 25 maggio.
Appare assai più credibile che vi partecipasse direttamente, e potesse così raccontare, come si vedrà tra poco, all’amico ZOTTO, che “questi sono tutti pazzi” – sempre che poi anche quest’ultimo non fosse presente. Questo poco credibile e goffo arretrare di TRAMONTE, ritrattando le dichiarazioni rese in indagini, da una presenza diretta alle riunioni ad un “de relato” di ROMANI, porta a ritenere che le stesse effettivamente “scottassero” e potessero effettivamente avere quei contenuti che ha riferito in indagini, contenuti che in dibattimento ha confermato di aver dato alle riunioni medesime.
Sono stati quindi sottoposti a TRAMONTE i punti 15 e 16 dell’appunto del 6 luglio:
Nel commentare i fatti di Brescia, MAGGI ha affermato che quell’attentato non deve rimanere un fatto isolato perché:
- il sistema va abbattuto mediante attacchi continui che ne accentuino la crisi;
- l’obiettio è di aprire un conflitto interno risolvibile soltanto con lo scontro armato.
Nello spirito di questa teoria, lo stesso MAGGI e ROMANI avevano espresso l’intenzione – qualche giorno dopo la strage – di stilare un comunicato da far pervenire alla stampa.
Il documento avrebbe dovuto:
-esporre la la linea politica e programmatica dell’organizzazione già menzionata (pt.4- quello dell’organizzazione in due tronconi di cui MAGGI parla il 25 maggio 74);
- annunciare azioni terroristiche di grande portata da compiere breve scadenza.
Con questa iniziativa MAGGI e ROMANI si proponevano – in un primo tempo – di accentuare lo sgomento diffusosi nel paese dopo l’attentato di Brescia.
Infatti le minacciate azioni terroristiche non sarebbero state messe in atto.
Il programma prevedeva, tuttavia, che allorquando l’allarme provocato dal primo avviso si fosse smorzato, sarebbe stato emesso un altro comunicato analogo, al quale – parimenti – non sarebbero seguite azioni concrete.
Quando, finalmente, l’opinione pubblica si fosse assuefatta all’idea che si trattava di iniziative allarmistiche destinate a non avere seguito sul piano operativo, sarebbe scattata l’azione terroristica.
In seguito MAGGI e ROMANI non hanno più fatto accenno all’iniziativa.
Fra gli esecutori del predetto piano eversivo avrebbero dovuto essere:
- due giovani di Mestre, “devotissimi seguaci” di MAGGI;
- FRANCESCONI SARTORI Arturo di Padova.
4.24 - L’INTENZIONE DA PARTE DI MAGGI E ROMANI DI RIVENDICARE LA STRAGE DI BRESCIA
La fonte di queste notizie è sempre ROMANI, secondo TRAMONTE.
Lo stesso TRAMONTE riconosce che si tratta di frasi molto pesanti, con particolare riferimento a quella della “rivendicazione”. “Io ho il ricordo certo lì della rivendicazione che volevano fare però non è stata fatta perché era una cosa forte comunque…a me è rimasto il ricordo sul rivendicare”. Richiesto su chi dovesse rivendicare, TRAMONTE ha risposto: “Loro…MAGGI. Dopo non aveva ancora fatto il gruppo. MAGGI e ROMANI…me l’ha detto ROMANI”.
Si tratta di un particolare inedito, anche in quanto nell’ambito delle dichiarazioni rese in indagini, l’attentato sembrava destinato a ricadere sulla sinistra. E’ evidente che una rivendicazione presupponeva necessariamente che già esistesse un gruppo o un’organizzazione. E’ altrettanto evidente che anche il solo programma di una rivendicazione della strage di Brescia, avvicinerebbe ancora di più MAGGI, ROMANI e il loro gruppo alla strage medesima. A questo punto TRAMONTE teme di avvicinarsi troppo al fatto, e quindi sposta in avanti fin dove è possibile il momento in cui avrebbe ricevuto l’informazione:
“Io penso che il racconto me lo fa a luglio, cioè dopo che va…la rivendicazione dopo che va da RAUTI…io penso che lì il racconto che mi fa che dice: <Volevamo anche, appena successa la strage volevamo anche rivendicarla”.
A questo punto TRAMONTE, indotto al massimo della prudenza, precisa:
“Io non ho avuto l’impressione che lui sapesse chi ha fatto la strage. Per me, anche perché me lo dice a luglio che quindi rivendicazioni reali non ce ne sono state. C’è stata questa rivendicazione di ANNO ZERO che mi mostra NICO…”. TRAMONTE poi precisa che il suo pensiero è che ci fosse una “opportunità politica di sfruttare la strage”. Come si può notare, il discorso si avvicina a quello reso in sede di indagini, nell’ambito del quale ROMANI era andato a Roma il 29 giugno proprio per discutere con RAUTI come sfruttare politicamente la strage. TRAMONTE, pur sollecitato ripetutamente sul punto, non ricorda se ROMANI avesse addossato a qualcuno la strage. Cosa dicesse ROMANI sul punto non è dato sapere. TRAMONTE ha ribadito che, con riferimento agli appunti, “almeno nei discorsi fatti da ROMANI e con riferimento anche a MAGGI che si stesse parlando della strage di Brescia che si trattasse di rivendicare il fatto”.
Si rappresenta che, come si evince dalla trascrizione del verbale di interrogatorio di MAGGI del 18.9.97 (più avanti riportato per stralci) , lo stesso MAGGI ipotizza di aver proposto di sfruttare il clamore della strage di Brescia.
Successivamente TRAMONTE, resosi conto all’improvviso della pericolosità di quanto affermato circa l’intenzione di ROMANI e MAGGI di rivendicare a strage, ha cambiato idea all’ennesima lettura dei passi relativi: “Si, però vuole dire che non volevano rivendicare la strage…però non stanno rivendicando la strage..ho sbagliato”
4.25 - LE DICHIARAZIONI DI ZOTTO Maurizio
Le dichiarazioni di ZOTTO Maurizio, escusso alle udienze dell’8, del 15 e del 22.4.2010, sono fondamentali in quanto parzialmente confermative dell’esistenza delle riunioni a casa del ROMANI dell’aprile, maggio e giugno 74, che, nel racconto di TRAMONTE hanno di poco preceduto, ma anche seguito, la strage di Piazza della Loggia, nell’ambito delle quali sarebbero stati definiti i dettagli esecutivi dell’attentato, e si sarebbe discusso (dopo l’evento) degli esiti dello stesso e degli atteggiamenti da assumere.
Alle dichiarazioni rese a questo dibattimento vengono ad aggiungersi anche quelle di cui all’escussione del 12.7.2000 davanti alla Corte di Assise di Milano. Quest’ultimo atto è comunque utilizzabile nei confronti di tutti gli imputati ad esclusione del TRAMONTE, la cui difesa non ha espresso il consenso alla sua acquisizione.
Le dichiarazioni dibattimentali di ZOTTO, non diversamente da quanto avvenuto in sede di indagini, si sono rivelate piuttosto altalenanti in quanto il predetto ha riferito fatti, circa le riunioni che si sarebbero svolte a casa di ROMANI poco prima e poco dopo la strage di Brescia, indicandoli a volte come oggetto di un suo autonomo ricordo, diretto e personale, a volte come oggetto di un suggerimento da parte del TRAMONTE. Anche questo suggerimento a volte, soprattutto nella prima parte dell’escussione, è stato presentato soltanto come il veicolo di un suo successivo autonomo ricordo, laddove a volte, invece, è stato indicato come l’unico contenuto di fatti riferiti agli inquirenti, ma assolutamente non ricordati.
ZOTTO, in occasione del confronto con TRAMONTE, sentendo il peso dell’accusa, rivoltagli fuori udienza, di aver contribuito con le sue dichiarazioni ad una possibile condanna dell’amico all’ergastolo, ha ceduto alla pressione ed ha compiuto un ulteriore inevitabile arretramento.
I fatti esposti, peraltro, hanno evidenziato due fasi dei rapporti di ZOTTO con la famiglia ROMANI, da collocarsi comunque nel 1974 (attività lavorativa presso l’albergo SAVOIA-TODESCHINI gestito dal ROMANI – frequentazione dell’abitazione di ROMANI per ricevere ripetizioni dalla moglie e dalla figlia di questi). In un primo tempo (verbale dib. 8.4.2000) ZOTTO ha collocato prima il periodo la sua attività lavorativa per conto del ROMANI, e poi quello della frequentazione della sua abitazione. Il ritrovamento del libretto di lavoro da parte del teste ha consentito, poi (verbale dib. 15.4.2000) di invertire l’ordine cronologico delle due fasi, lasciandone sostanzialmente invariato il rispettivo contenuto.
Quanto sopra premesso, appare troppo difficoltoso esaminare in questa sede tutte le sfumature delle successive dichiarazioni di ZOTTO e occorre fissare alcuni punti fermi, in ordine ai quali ZOTTO ha palesato una versione abbastanza stabile, peraltro inquadrabile all’interno della cornice costituita da alcuni dati oggettivi, rappresentati dalle risultanze del libretto di lavoro e dai dati concernenti la tempistica del trasferimento di ROMANI ad Abano Terme e della presenza a casa di quest’ultimo di una cognata dello stesso ROMANI, convalescente per le conseguenze di un incidente stradale, notata sia dallo ZOTTO che dal TRAMONTE (TRAMONTE ha detto di averla vista un paio di volte) .
Appare pacifico, come primo punto fermo, che la famiglia ROMANI si trasferì ad Abano Terme attorno al novembre 1973 e pertanto, considerato che ZOTTO ricorda che quando lavorava per ROMANI, questi disponeva già della sua abitazione, ogni discorso non può che essere riferito ad un periodo successivo.
Dal libretto di lavoro di ZOTTO, tuttavia, emerge che questi ha effettivamente lavorato al SAVOIA-TODESCHINI dal 19 agosto 1974 al 14 novembre 1974. In precedenza ZOTTO aveva lavorato dal 26 luglio 1974 al 15 agosto 1974 per una rosticceria di Ortisei. Ne consegue che la frequentazione dell’abitazione del ROMANI, in relazione alle lezioni prese dalla moglie e dalla figlia di questi, in funzione del conseguimento della licenza media, avvenuto il 28 giugno 74 (pag.32 ud. 15.4.2010), non solo precede il periodo lavorativo sopra indicato, ma anche la data suddetta, essendo ovvio che le lezioni hanno preceduto l’esame. Peraltro il 28 giugno dovrebbe essere la data formale del riconoscimento del titolo, laddove gli esami, come di norma, si sono svolti nella prima parte di giugno. ZOTTO, in dibattimento, si è inserito nei limiti indicati da questi dati oggettivi:
il periodo delle lezioni private da parte della moglie di ROMANI e della figlia e la frequentazione, una o due volte la settimana, dell’abitazione di ROMANI medesimo, precede l’assunzione al SAVOIA-TODESCHINI. Fu Patrizia ROMANI che gli aveva offerto di aiutarlo, qualora avesse avuto intenzione di riprendere gli studi. Avendo accettato di prendere delle ripetizioni, iniziò la frequentazione dell’abitazione di ROMANI.
Detto periodo è durato all’incirca un paio di mesi (p.11- 15 aprile 2010), e si colloca, grosso modo,da aprile a maggio 74 (p.31 ud.15.4.2010).
Considerato che ZOTTO ha costantemente affermato di aver constatato, durante detto periodo, la presenza della zia di Patrizia, che aveva subito delle lesioni a seguito di un incidente stradale, e che la predetta è stata ospite del ROMANI non prima del 2 aprile 74, data della sua dimissione, ecco che si ha un’ulteriore conferma che attorno al mese di aprile 74 ZOTTO frequentava effettivamente quell’abitazione. Considerato che la donna, secondo ZOTTO, era già in grado di stare seduta, possiamo dedurre che probabilmente questi notò la presenza della donna quando già da tempo era stata dimessa.
La conoscenza della figlia di ROMANI, Patrizia, è avvenuta in precedenza, presumibilmente nella sede del Movimento Sociale. In un secondo tempo vi è stata la conoscenza di SEGATO Renata.
Fu TRAMONTE, amico di ROMANI, a presentargli quest’ultimo ai fini dell’assunzione, accompagnandolo in auto da Lozzo Atestino all’albergo nell’agosto 74. La conoscenza formale del ROMANI risale a questo secondo periodo, pur avendo in precedenza a lungo frequentato la sua abitazione. E’ significativo che ZOTTO ammetta di essere stato presentato al ROMANI proprio da Maurizio TRAMONTE.
Ciò dimostra sia l’entità del rapporto tra ZOTTO e TRAMONTE, non essendo di tutti i giorni una raccomandazione di quel tipo, sia, soprattutto i rapporti tra TRAMONTE e ROMANI: è evidente che TRAMONTE, per prendersi la libertà di raccomandare ZOTTO, doveva conoscere profondamente ROMANI, di lui certamente molto più anziano e di ben altro spessore e prestigio in campo politico. Del resto ha ribadito che i due “si conoscevano abbastanza bene”, anche se TRAMONTE, come è naturale, dava del “lei” a ROMANI. Ciò sta a significare che TRAMONTE da tempo si era introdotto tra le frequentazioni del ROMANI, non sappiamo se esclusivamente in vista delle finalità connesse con la sua qualità di fonte del S.I.D..
In questa cornice dobbiamo inquadrare il delicato problema delle riunioni a casa di ROMANI, tenendo sempre presente che nel racconto e negli appunti di TRAMONTE la più importante si colloca il 25 maggio 74.
4.25.1 - La presenza di MAGGI a casa di ROMANI secondo ZOTTO
ZOTTO, che in un primo tempo riferì di varie riunioni a casa di ROMANI e in particolare di una riunione da collocarsi 15 o 30 giorni prima della strage, alla quale avrebbero partecipato MAGGI, TRAMONTE ed un certo Luigi, che al termine li avrebbe riaccompagnati a casa, ha via via ridimensionato o modificato tale dato, e, in sintesi, la sua versione dibattimentale può essere riassunta come segue:
personalmente non aveva partecipato ad alcuna riunione a casa di ROMANI, tantomeno di natura politica. Le lezioni da parte della SEGATO, alle quali occasionalmente partecipava anche Patrizia ROMANI, avvenivano in cucina. Non poteva parlare di riunioni politiche a casa di ROMANI, non avendovi mai partecipato, ma a volte, mentre era in cucina, gli capitava di vedere delle persone che non gli venivano presentate. “Penso che andassero allo studio di ROMANI…si incontravano con lui” (75-8 aprile). Qualche volta gli capitava di sentire “buongiorno dottore”. Ha ricordato almeno un’occasione in cui a casa di ROMANI “era presente anche TRAMONTE”, “presumibilmente di sera…ora di cena…subito dopo cena”.
“Credo ha parlato col dottor ROMANI…la porta era chiusa”. “Ho sentito parlare di dottore durante quei saluti che si davano mentre io prendevo le lezioni”. Ha anche aggiunto:“Potrebbe essere che magari qualche volta noi eravamo in cucina, quando si sentiva suonare il campanello chiudevano la porta…probabilmente o non volevano che si vedesse che noi eravamo in cucina…” Trattasi, peraltro, di circostanza che ha confermato anche a p.45 del verb.15 aprile: “Si, veniva chiusa la porta”.
Peraltro, a pag.99 del verb. dell’ud. dell’8 aprile 2010, ZOTTO, interpellato sulla riunione già da lui collocata 15-30 giorni prima della strage di Brescia, ha risposto:
“Posso confermarla per quello che può essere il mio ricordo, sì, posso confermare che c’è stata una riunione”
Quando è stato interrogato dai CC. ZOTTO ha riconosciuto in una foto di MAGGI una delle persone presenti in occasione delle riunioni. Tale riconoscimento è sempre stato mantenuto fermo.
Sottopostogli il verbale del 20.4.98, dal quale risulta aver dichiarato: “Non ho mai avuto modo di percepire indirettamente o di assistere direttamente ai discorsi fatti da quella persona che successivamente ho appreso essere il MAGGI, in cui quest’ultimo parlava degli attentati come strumento di lotta politica” - nonché il passo in cui ha riferito di come la convalescente cognata di ROMANI parlasse positivamente di MAGGI come medico, li ha confermati 8 aprile: “Si, le confermo”. Ad ulteriore conferma di una presenza di MAGGI a casa di ROMANI (8 aprile 2010) gli è stato rappresentato che in occasione dei numerosi verbali “ha mantenuto fermo il riconoscimento” della persona corrispondente alla foto di MAGGI, e gli è stato richiesto se avesse qualcosa da modificare sul punto.
ZOTTO ha risposto: “No, non ho nulla da modificare, non ho altri ricordi”.E più avanti (ud.8.4.2010) : “Sì, MAGGI l’ho visto a casa di ROMANI”.
Come domanda “di chiusura”, gli è stato chiesto (ag.63 ud. 15.4.2010), premesso che ebbe il 2.7.99 a dichiarare “devo dire che vedendo le foto di MAGGI mi sono in effetti ricordato di avere visto quella persona una volta a casa di ROMANI” - se rimanesse fermo questo discorso della presenza, del fatto che lui poi avesse riconosciuto (nella foto di MAGGI) una persona che in effetti aveva visto – ha risposto affermativamente.
Del resto ( ud. 8.4.2010) aveva anche dichiarato: “Ho sentito parlare del dottore durante quei saluti che si davano mentre io prendevo lezioni; dopodichè sono venuto a conoscenza negli anni che poteva trattarsi del dottor MAGGI”. Interpellato circa la possibilità che avesse visto più di una volta MAGGI a casa di ROMANI ( ud. 8.4.2010) ZOTTO ha risposto: “Potrebbe essere che c’è stato più di qualche volta e io me lo sono ricordato dopo aver visto il riconoscimento con le foto, ho abbinato quella persona molto dopo, ecco perché ai vari interrogatori poteva essere:<Non l’ho visto>, <Non mi ricordo>, fintanto che non ho avuto un riconoscimento di qualche persona che veniva lì, che io non sapevo chi fosse”.
ZOTTO ha riferito che l’abbigliamento trasandato di MAGGI è stato un suggerimento di TRAMONTE , ma quando gli hanno mostrato la fotografia, ritraente MAGGI, la persona ritratta era comunque una persona che aveva visto a casa di ROMANI.
La presenza a casa di ROMANI, almeno in un’occasione, della persona riconosciuta in fotografia (quella di MAGGI) resta pertanto confermata. ZOTTO, tuttavia, non si è limitato a parlare della presenza di MAGGI a casa di ROMANI, ma ha fatto riferimento anche ai discorsi che questi faceva, secondo TRAMONTE, in occasione di quelle riunioni:
4.25.2 - TRAMONTE diceva a ZOTTO che erano dei pazzi
In più occasioni (“più di qualche volta” – ud. 8 aprile) aveva atteso TRAMONTE in macchina, mentre questi si recava a casa di ROMANI.
(“Rimanevo in macchina, mi facevo un giro, andavo a bere un caffè, mi diceva: Ci vediamo tra mezz’ora o tre quarti d’ora- magari aspettavo anche un ‘ora e mezza…”
– p.120). Al ritorno TRAMONTE aveva commentato ( ud.8 aprile): “questi sono tutti pazzi”. A questo punto sono stati sottoposti a ZOTTO tutti i verbali in cui aveva riferito la circostanza con maggiori dettagli, e ZOTTO li ha confermati uno per uno:
A)
verbale del R.O.S. del 12.7.95:
“Posso comunque dare atto che TRAMONTE quando usciva da queste riunioni mi diceva che erano dei pazzi”
B)
20 marzo 1997 con riferimento a MAGGI:
“Ricordo che TRAMONTE…mi riferì non solo che parlava sempre lui ma anche che faceva dei discorsi da pazzo e da megalomane e che era un tipo pericoloso dal quale stare alla larga”
C)
20 aprile 1998:
“Ricordo comunque che il TRAMONTE nominava MAGGI, in un’occasione mi ha detto che era pazzo, che era un pazzo, una persona molto pericolosa. TRAMONTE non mi ha mai specificato perchè MAGGI fosse pazzo o pericoloso, al massimo mi ha riferito che faceva discorsi in cui prospettava l’opportunità di modifiche di natura costituzionale o comunque di creare un ordine Nuovo.”
D)
2.7.99:
“E’ vero che in qualche occasione in macchina in quegli anni TRAMONTE mi parlava del dottor MAGGI di Venezia e mi diceva che si trattava di un pazzo esaltato, attestato su posizioni politiche estreme”
E)
12.7.2000:
“Mi ricordo una volta, non so se fosse in occasione di quelle riunioni o di quelle serate a casa di ROMANI o in un’altra occasione, che potevamo essere assieme con TRAMONTE, mi diceva che il dottor MAGGI aveva delle idee strane, delle idee abbastanza rivoluzionarie per quella che poteva essere la conduzione politica”.
All’udienza dibattimentale ZOTTO ha così concluso, dopo che gli erano stati
sottoposti i passi sopra riportati:
“Mi sembra che il succo di quello che mi diceva sia sempre quello, cioè che il MAGGI era una persona molto estrema nei ragionamenti, che poteva rasentare quasi la pazzia.”
L’ammissione da parte di ZOTTO circa il fatto che TRAMONTE gli abbia riferito i discorsi farneticanti di MAGGI, uscendo dalla casa di ROMANI, non può che essere una conferma ulteriore del fatto che in quella casa si facevano riunioni alle quali partecipava il TRAMONTE medesimo. E certamente appare poco probabile che discorsi di tal fatta, così gravi e coinvolgenti, siano stati fatti ad una persona, TRAMONTE, presente solo in un’unica occasione. Tanto più se teniamo conto che, a dire dello ZOTTO, TRAMONTE era amico di ROMANI.
Che TRAMONTE e ZOTTO abbiano parlato di MAGGI in un’ottica di un possibile coinvolgimento processuale lo si desume anche dalle ammissioni del secondo (8 aprile p.104), sempre con riferimento a ROMANI: “TRAMONTE mi deve aver detto che stava male o che aveva qualche malattia, era un po’ malandato, stava per morire, una cosa del genere…”. E’ evidente che un discorso del genere non può che essere stato fatto proprio sotto il profilo della non eccessiva gravità delle conseguenze, qualora fosse stato accusato.
4.25.3 - Il grande botto
E’ stata data lettura a ZOTTO della frase di cui a pag. 16 del verbale di confronto con TRAMONTE. In sostanza si afferra chiaramente che nel passo ZOTTO riporta quanto TRAMONTE gli suggeriva di dire agli inquirenti: “Anche lì, anche lì, ricordati…che c’era stata una riunione che c’era anche MAGGI ma comunque diglielo due o tre giorni prima o altro, che c’era forse un grande botto, che c’era una cosa così…Beh, e poi mi ha detto andando a casa: sai MAGGI è uno che parla bene”. (p.50-51 verb.15 aprile).
ZOTTO ha confermato che TRAMONTE gli disse queste cose e che, in particolare:
“ Mi suggerì di dire: digli che due o tre giorni c’è stata una riunione che poi ci sarebbe stato un grande botto, che MAGGI era un personaggio che parlava bene anche se aveva idee…,”
Il particolare è di estrema importanza, in quanto dimostra che TRAMONTE ha suggerito a ZOTTO di riferire anche del programmato attentato. E non vi è nulla che dimostri che TRAMONTE, pur cercando un riscontro, gli abbia suggerito di dire un fatto non vero. ZOTTO, infatti, si è limitato a parlare di suggerimenti, di inviti a ricordare da parte di TRAMONTE, ma mai questi gli disse che quanto lo invitava a dire era falso.
TRAMONTE, secondo quanto emerge a pag.171 della prima trascriz., avrebbe documentato ZOTTO sul contenuto dei singoli verbali. Interpellato su quanto gli avrebbe riferito di aver dichiarato, ZOTTO è stato molto vago: TRAMONTE gli avrebbe parlato di una riunione di ON a Verona, nel corso della quale sarebbero state scattate delle fotografie, che avrebbero portato al suo riconoscimento, che c’erano state delle riunioni alle quali era stato presente, che MAGGI era un grande oratore e proponeva una nuova soluzione politica. Trattasi ancora una volta di una implicita conferma della reale sussistenza delle note riunioni.
4.25.4 - Luigi
Il discorso su un certo LUIGI di San Donà del Piave, che avrebbe accompagnato a casa lui e TRAMONTE con una 1500 bianca con interni rossi, al termine della riunione voltasi 15 o 30 giorni prima della strage di Brescia, è quello che, già depennato negli ultimi interrogatori istruttori, viene, in conclusione, del tutto riferito ad un suggerimento di TRAMONTE.
In sostanza sul punto il teste è stato in un primo tempo meno drastico, tanto è vero che, dopo la lettura del verbale reso davanti al R.O.S. sull’episodio, ha dichiarato in udienza (p.80 dell’8 aprile):
“Si, adesso me lo ricordo; adesso mi ricordo…diciamo che è di quei ricordi che quando abbiamo parlato con TRAMONTE prima del mio interrogatorio sono riuscito a collocare…”. E alla domanda del Presidente: “Una volta che TRAMONTE gliel’ha ricordato le è venuto in mente?” ha risposto: “Sì, mi è venuto in mente”.
Successivamente (p.85- 8 aprile) ha confermato il ricordo, pur rappresentando che il nome “LUIGI” non gli diceva niente. In seguito il teste ha via via ridimensionato tale affermazione, affermando, in sostanza, che nulla ricordava di LUIGI, delle sue caratteristiche, e della sua auto, e che il ricordo, affiorato soltanto dopo le insistenze di TRAMONTE, pur esistente, poteva riferirsi ad un qualunque “accompagnamento” non necessariamente collegato con lo spostamento a casa del ROMANI.
Si rinvia a quanto trattato con riferimento alla posizione di Delfo ZORZI, il senso e le finalità dell’introduzione della figura del LUIGI.
4.25.5 - Visita a Brescia
Tra i vari argomenti che ZOTTO ha sempre mantenuto fermi, vi è la visita a Brescia, che la documentazione dell’albergo che ha ospitato a Sirmione tra il 16 giugno e il 29 giugno 74, ci consente di collocare nella prima delle due date, particolarmente significativa in quanto coincide con quella dei fatti riferiti in uno degli appunti di TRITONE. Si tratta di una circostanza che ZOTTO ha addirittura tenuto ferma anche in occasione del confronto al dibattimento.
“Come ebbi modo di confermare…siamo venuti a Brescia in occasione dell’accompagnare la moglie del TRAMONTE a Sirmione per delle cure terapiche, al ritorno ci siamo fermati a Brescia, o all’andata, non so se prima o dopo… <Andiamo a fare un giro in Piazza della Loggia!> ...” .
Dopo aver accompagnato Patrizia FOLETTO e aver cenato, sarebbe stato fatto questo giro. Al ritorno si erano fermati a riposare in una piazzola dell’autostrada. Proprio in occasione di quest’ultima sosta, dovrebbe essere avvenuto il primo episodio dei camion, sul quale ZOTTO non è mai stato in grado di riferire.
4.25.6 - L’incontro alla stazione di Mestre
ZOTTO ha confermato (ud.8 aprile p.114) anche il seguente passo ed episodio riprodotto nel verbale del 12 luglio 1995:
“L’ufficio dà atto che il signor ZOTTO , a seguito di improvviso affacciarsi di un ricordo, chiede di poter immediatamente verbalizzare quanto segue: ricordo un viaggio fatto con TRAMONTE alla stazione ferroviaria di Mestre scaturito dal fatto che c’era una persona che desiderava conoscerlo. Incontrammo il soggetto al buffet della stazione. Si trattava di una persona di 40-45 anni. Nel frattempo che io andai ad ordinare qualcosa fu iniziato un discorso e al mio ritorno potei capire riguardante una proposta al presunto gruppo di TRAMONTE di effettuazione di attentati a tralicci da addebitare all’estrema sinistra, a seguito dei quali non vi sarebbero stati problemi in quanto il quarantenne era in grado di fornire copertura su tutto il territorio nazionale e avrebbe addirittura …farci espatriare. Il proponente parlava anche di una grossa disponibilità finanziaria. Il TRAMONTE prese tempo e ricordo che in macchina mi disse che se fossimo stati ricontattati avremmo cercato di spillargli del denaro senza fare assolutamente niente. Ricordo anche che non appena il quarantenne si allontanò il TRAMONTE mi chiese di aiutarlo a seguirlo per individuare l’autovettura di cui era in possesso. Il pedinamento non ebbe successo perchè lo perdemmo quasi immediatamente, ricordo anche che facemmo anche dei giri sul posto senza esito. A questa persona prudenzialmente fornimmo nomi ed indirizzi falsi. Il TRAMONTE non mi disse com’era stato contattato. L’episodio avvenne nel 1974 o forse nel 1975.”
ZOTTO ha chiarito di aver in sostanza presenziato all’ultima parte del discorso tra l’individuo e TRAMONTE.
L’episodio è sconcertante, sia in quanto stranamente non appare in nessuna velina di FELLI, e ciò fa sospettare che non sia stato indicato al fine di proteggere la fonte, sia in quanto è sintomatico di un inquadramento terroristico sia di TRAMONTE che di ZOTTO: è infatti stupefacente che venga proposto a persone estranee, quasi al primo che passa, non si sa bene in virtù di quale valutazione, di operare nell’ambito di una campagna di attentati da parte di un’organizzazione che si definisce di copertura nazionale e in grado si assicurare l’espatrio. Evidentemente chi ha fatto la proposta sapeva bene a chi si rivolgeva, ZOTTO compreso. In caso contrario una proposta del genere avrebbe potuto comportare dei rischi non indifferenti per il proponente.
ZOTTO ha avuto occasione di conoscere anche MELIOLI a Rovigo, in un’occasione in cui TRAMONTE gli chiese di accompagnarlo (ud. 8 aprile p.117). Conobbe anche RIELLO, da lui definito come un attivista di Padova, che veniva alle manifestazioni con un gruppetto di persone con il quale si identificava.
Ritiene di aver conosciuto anche FRANCESCONI SARTORI Arturo, che frequentava la federazione di Padova, e forse anche il “Pedrocchi”.
Ritiene che TRAMONTE potesse conoscere ance FACHINI, in quanto erano entrambi presenti ai comizi.
4.25.7 - L’escussione di ZOTTO del 22.4.2010
In detta data ZOTTO è stato nuovamente escusso con riferimento ad un episodio verificatosi al termine della precedente udienza: secondo il difensore di TRAMONTE, ZOTTO, terminato il suo esame, avrebbe affermato, in presenza del difensore medesimo, di aver detto “tutte cazzate” perché era stato lo stesso TRAMONTE a richiederlo. In seguito avrebbe giustificato il suo comportamento (e cioè quello di aver detto “tutte cazzate”) soltanto col proposito di compiacere le richieste e le aspettative di TRAMONTE.
Il fatto è stato così descritto dal teste:
finito l’esame ZOTTO era stato, a suo dire, avvicinato da uno dei difensori di TRAMONTE che gli avrebbe rivolto la frase: “Con le tue dichiarazioni hai condannato all’ergastolo TRAMONTE Maurizio”. Sbigottito per l’accusa era uscito assieme al difensore all’esterno degli uffici giudiziari, proseguendo la discussione. Il teste ha dichiarato che il difensore aveva evidentemente travisato le sue affermazioni, essendosi lui limitato a commentare che era stato TRAMONTE a dire “molte cazzate”. Ha dichiarato di aver sempre detto che TRAMONTE non gli aveva mai parlato di stragi e ha confermato quanto detto in aula. Ha escluso di aver mai detto di aver detto falsità, anche se c’erano dei ricordi indottigli da TRAMONTE. Ha escluso di aver detto fuori dall’aula di aver detto delle “cazzate” indottegli da TRAMONTE per fargli un piacere. Ha minacciato una querela per diffamazione.
4.25.8 - Il confronto tra TRAMONTE e ZOTTO
Il 23.9.2010 si è svolto il confronto tra TRAMONTE e ZOTTO.
Si premette che il Presidente ha in via preliminare riassunto allo ZOTTO il contenuto saliente delle sue precedenti dichiarazioni e in particolare:
la sua frequenza, per un paio di mesi dell’abitazione di ROMANI per prendere lezioni prima degli esami di giugno ‘74;
la presentazione di ROMANI da parte di TRAMONTE per finalità lavorative;
la circostanza di aver avvertito, durante detto periodo, la presenza di persone in relazione alla quale, per ragioni di riservatezza, veniva chiusa la porta della cucina dove lui si trovava;
che TRAMONTE a casa di ROMANI lo aveva notato una o due volte;
che in alcune occasioni aveva accompagnato TRAMONTE a casa del ROMANI e lo aveva atteso in macchina, ed in una di queste occasioni TRAMONTE era tornato esprimendosi con un “questi sono pazzi”;
che aveva riconosciuto in una foto uno dei presenti, apprendendo, poi, che si trattava della foto di MAGGI;
che questo specifico accompagnamento risalirebbe a 15-30 giorni prima della strage;
che TRAMONTE, in occasione di uno di questi incontri gli aveva ricordato di una riunione con MAGGI , avvenuta due o tre giorni prima della strage, in occasione della quale si era parlato di un grande botto;
che ricordava che ci fosse stata qualche riunione, ma non era in grado di fornirne il contenuto specifico;
che aveva accompagnato TRAMONTE a Brescia, in Piazza della Loggia, il 16 giugno 74;
che il racconto dell’accompagnamento da parte del mestrino, e meglio, dal giovane di San Donà, da lui descritto fisicamente, era solo un ricordo del TRAMONTE, che non sapeva se fosse vero o falso.
alla domanda rivolta di volta in volta dal Presidente circa l’esattezza di tutte queste puntualizzazioni, che sostanzialmente hanno ripercorso i punti salienti delle sue dichiarazioni dibattimentali, ZOTTO ha risposto sempre e soltanto affermativamente, senza introdurre alcuna sfumatura o variazione;
Il Presidente ha poi sintetizzato a ZOTTO le dichiarazioni rese al riguardo da TRAMONTE durante il dibattimento, e la parola è stata data a lungo e continuativamente a TRAMONTE, che, quasi in un monologo, non ha fatto altro che ribadire quanto dichiarato in precedenza al dibattimento, sollecitando lo ZOTTO sui vari argomenti.
L’attenzione di TRAMONTE e di ZOTTO si è quindi concentrata sui commenti fatti dal TRAMONTE medesimo nelle occasioni in cui era uscito dalle riunioni a casa di ROMANI, mentre ZOTTO era rimasto ad attenderlo in macchina. In particolare su quei commenti del genere di “questi sono tutti pazzi”, che abbiamo ritrovato presenti in tutti gli interrogatori di ZOTTO, dibattimentali e non, come qualcosa che il medesimo ZOTTO ricordava con certezza di aver percepito in tempo reale nel 1974.
TRAMONTE (in particolare pag.21) ha sostenuto di aver sollecitato il ricordo di ZOTTO su questi fatti soltanto nel 1995, e non di aver riferito all’amico la circostanza nel 1974, all’atto dell’uscita dalle riunioni.
Da tener presente che TRAMONTE, con furbizia, ha affermato subito una circostanza in contrasto con gli atti: di aver chiesto lui a ZOTTO di riferire al Cap. GIRAUDO , oltre ad altre cose, anche che quando lui, TRAMONTE, scendeva dalle scale e raggiungeva ZOTTO, che lo attendeva in auto, gli diceva “Sono pazzi, sono pazzi”. In realtà TRAMONTE, all’odierno dibattimento, non ha mai affermato in precedenza che anche tale specifico fatto sarebbe stato oggetto dei suoi condizionamenti nei confronti di ZOTTO.
ZOTTO ha premesso di “non essere, come mi voleva fare apparire l’Avvocato di Maurizio, l’artefice di una sua eventuale condanna” e ha ricordato nuovamente il precedente episodio, avvenuto al termine della sua escussione dibattimentale: “Perché quel giorno che l’Avvocato suo mi ha preso fuori, ha detto:<tu l’hai condannato> lei capisce che sto vivendo con un senso di colpa che è enorme. Quando io non ho mai accusato Maurizio TRAMONTE di essere un terrorista, di avere messo la bomba…”.
Più avanti ha ricordato: “Mi ha detto che se fosse stato per lei mi avrebbe fatto rintracciare perché con la mia deposizione ti avrei condannato all’ergastolo”.
Quanto sopra premesso, forse anche per giustificare il passo che si apprestava a fare, ZOTTO ha compiuto un parziale arretramento rispetto alle dichiarazioni tante volte reiterate. E’ partito “da lontano”, col ricordare che già ai tempi della strage di Milano avevano commentato che quelli, e cioè evidentemente gli autori, erano dei pazzi e che poi nel 1995 TRAMONTE poteva avergli dato l’input per ricordare determinate frasi.
Avendogli rappresentato il Presidente che non si parlava né di Piazza Fontana, né di altri analoghi episodi, ma di un fatto specifico che aveva più volte riferito, e cioè di aver sentito quel commento “questi sono pazzi!” pronunciato da TRAMONTE, ha sostenuto di aver sempre detto (fatto che non corrisponde al vero) che il 99% dei ricordi gli erano stati indotti da TRAMONTE. Che di fronte a TRAMONTE che scriveva (gli appunti) , aveva commentato: “…se ti ricordi tu lo posso dire anch’io”. Ha quindi aggiunto:
RISPOSTA - Quando io ti ho detto: non mi ricordo nulla di quello che... tu mi hai detto: ma si, tanto ti ricordi quando ti ho detto che erano tutti pazzi. Io l’ho fatto quasi un ricordo mio perché qualche sera potevi avermelo detto, punto. Ecco perché io faccio sempre una testimonianza: in prima persona io mi ricordo. Perché qualche sera o quella sera in particolare, che non so la data,non me la ricordo, e l'ho già detto, tu quelle frasi potevi avermele dette, tant'è che mi sembra di avere capito da quello che dice il Presidente, da quello che hanno detto i Pubblici Ministeri, che tu ‘ste cose le hai scritte nelle veline. Per cui come posso io dire che tu non me l'hai detto prima, quando l'hai già scritto, e mi hai dato il ricordo nel ’95? Ed io non sapevo che tu l'avevi già scritto. Il problema è diverso.
In sostanza ZOTTO sostiene che il ricordo della frase “quelli sono tutti pazzi” sarebbe stato sollecitato da TRAMONTE nel 1995 e lui l’avrebbe trasformato in un ricordo personale perché era ben possibile che queste cose gliele avesse effettivamente dette TRAMONTE anche nel 1974, tanto più che si trattava di cose che comunque, a quanto aveva capito, erano contenute nelle veline.
ZOTTO puntualizza (pag.49) che, mentre l’episodio del mestrino che li avrebbe accompagnati a casa era chiaramente un’invenzione sin dall’inizio, diverso era il ricordo delle altre cose:
Delle altre cose non è mai stato parlato che erano delle bugie, che erano buttate là. Pertanto quello che lui mi ha dato come ricordo io l'ho fatto mio. Ecco perché parlo sempre: io mi ricordo.
DOMANDA - Ma allora proprio perché noi qua siamo in qualche cosa di molto difficile...
RISPOSTA – Molto probabilmente è stato sbagliato quando io rispondevo di dire: mi sembra di ricordare, forse era questo il termine che io dovevo usare. Molto probabilmente era questo il termine che io dovevo usare.
DOMANDA - Questo è tutto molto preciso.
RISPOSTA - Molto probabilmente era questo il termine che io dovevo usare su tutte le risposte che riguardano riunioni, non riunioni, il fatto che mi abbia detto che era pazzo, che io non mi ricordavo e che lui mi ha aiutato a ricordare e che io ho fatto come ricordo mio.
In sostanza ZOTTO ha dichiarato di aver ritenuto che tutte le cose che gli aveva rammentato TRAMONTE non fossero affatto delle bugie, e proprio per tal motivo le aveva trasformate in un suo ricordo. In tale senso erano da interpretarsi le sue dichiarazioni quando aveva detto “mi ricordo”, perché sarebbe stato più esatto dire “mi sembra di ricordare”.
Riconfermava, in ogni caso, il ricordo diretto e personale della visita a Brescia con TRAMONTE.
4.25.9 - Osservazioni sul confronto
A giudizio di questo P.M. le risultanze del confronto non sono idonee neanche a scalfire quelle dei precedenti verbali, dibattimentali e non. Vi è un primo ordine di osservazioni che, senza voler criminalizzare nessuno, non può essere pretermesso. E’ evidente che ZOTTO è stato vittima di un enorme condizionamento, e tale disagio lo ha reso ampiamente in udienza, prima ancora di compiere questo parziale passo indietro. La circostanza è evidente, in quanto si tratta di soggetto che è stato accusato di aver procurato a TRAMONTE il rischio di una condanna all’ergastolo. Trattandosi di un amico, si tratta di un’accusa tale da lasciare senza fiato. E’ evidente che sotto una pressione del genere, in un quadro di precedenti equilibrismi, paventando il rischio di ulteriori convocazioni analoghe a quelle nel corso delle quali gli sono state chieste con insistenza sempre le stesse cose, l’unica strada per riottenere la tranquillità persa non poteva che essere quella di un parziale adeguamento a quanto sosteneva TRAMONTE. Almeno su quella frase “sono tutti pazzi”, che tanto pesava sull’amico. Il suo passo indietro è stato accompagnato dal consueto atteggiamento di affermare cose diverse facendo finta di averle sempre dette.
In realtà ZOTTO non é assolutamente credibile nella sua parziale ritrattazione. In primo luogo non può fingere che dire cose che si ricordano direttamente sia equivalente a dire cose che possono essere vere, ma che sono state ricordate da altri.
Dare per proprio ricordo ciò che appartiene ad altri significa, né più, né meno, che dire il falso.
Le frasi usate da ZOTTO quando ha descritto l’episodio di TRAMONTE che, uscendo dall’abitazione di ROMANI, commentava che “erano tutti pazzi”, sono perentorie, non lasciano spazio neanche a un “mi sembra”. ZOTTO non si limita, in quattro occasioni, ad usare la frase “ricordo”, che già da sola può avere solo il senso di un ricordo diretto e non certo mutuato. Parla, invece, di “ricordo molto fermo” , un ricordo, quindi granitico, inattaccabile, che quindi non si può dissolvere in battito d’ali, soprattutto dopo che lo stesso concetto è stato espresso non solo in indagini e più volte in questo dibattimento, ma anche nel dibattimento di Milano:
RISPOSTA – Allora, una volta mi ricordo che io aspettavo in macchina, questo è un ricordo molto fermo, lui scese e mi disse che c'era stata una riunione a cui aveva partecipato anche Maggi e mi ha detto: “Lì sono tutti dei pazzi”, questo me lo ricordo. (pag.72 trascr.ud.8.4.72).
Ora ZOTTO non può venire a raccontare di aver avuto un ricordo molto fermo di quello che TRAMONTE gli aveva suggerito di dire. Il ricordo “fermo” non può essere che diretto, e non è possibile che la lingua italiana abbia per il solo ZOTTO un significato convenzionale, diverso da quello che vale per tutti gli altri. ZOTTO è stato a volte incerto, ma sulla frase “quelli sono dei pazzi”- e frasi di analogo significato - ha detto sempre e soltanto la stessa cosa.
Ne consegue che, a giudizio di questo Ufficio, il suo passo indietro non è credibile, e il quadro probatorio è sempre quello che ha preceduto il confronto.
4.25.10 - Conclusioni
Non c’è dubbio che una qualche attività inquinante del TRAMONTE ci sia stata, ma nella sostanza ZOTTO, anche nella sua versione più riduttiva, ha finito per confermare la maggior parte degli argomenti che premevano al TRAMONTE:
l’argomento delle riunioni a casa di ROMANI in un periodo coincidente con la strage di Piazza della Loggia, trova una sua conferma: saranno stati incontri di poche persone, ma comunque ZOTTO qualcosa ha notato, visto che ha anche riferito della chiusura della porta della cucina in occasione di dette visite, particolare che richiama una certa riservatezza. Ha riferito, anche di reciproci saluti. In una di queste occasioni TRAMONTE si è appartato nello studio di ROMANI, presumibilmente per incontrarsi con questi (e con chi altri mai, della famiglia?). In un’occasione ZOTTO ha notato la presenza di MAGGI. La circostanza che TRAMONTE, almeno in un’occasione, sia tornato verso la macchina dove ZOTTO lo aspettava, riferendo che si trattava di “pazzi”, con particolare riferimento ai discorsi di MAGGI, conferma non solo le riunioni, non solo il loro contenuto “politico”, ma anche il loro contenuto farneticante, che richiama proprio l’appunto che riferisce del 25 maggio. Peraltro non si vede di che cosa dovessero discutere ROMANI, MAGGI e TRAMONTE. Che TRAMONTE potesse desiderare una conferma estensibile ad numero maggiore di riunioni, nulla cambia, e, se veramente ZOTTO si disinteressava delle disquisizioni politiche, non è escluso che dalla cucina abbia percepito un numero meno fitto di incontri di quelli in concreto verificatisi.
Se TRAMONTE ha suggerito a ZOTTO di riferire che MAGGI e gli altri convenuti a casa di ROMANI, avevano parlato di un “grande botto”, è probabile che si tratti di un fatto reale, in quanto ZOTTO, escluso l’episodio del LUIGI, non ha mai detto che TRAMONTE gli avesse riferito che quanto gli suggeriva era falso. Anzi, in sede di confronto si è capito che lui non dubitava della veridicità di quanto gli riferiva TRAMONTE.
La presenza di MAGGI è tra gli elementi confermati. Almeno fino al confronto. Del resto ZOTTO afferma di aver parlato di MAGGI con la cognata di ROMANI e di MAGGI con TRAMONTE sia con riferimento alle sue condizioni di salute, che a quello che diceva a casa di ROMANI. Tutto ciò ha senso solo se riferito ad un MAGGI ivi presente. Non dimentichiamo che il cognome “ZOTTO” appare due volte nelle intercettazioni ambientali presso l’abitazione di MAGGI.
Il viaggio a Brescia è ampiamente confermato.
L’unica circostanza non confermata, di quelle che originariamente TRAMONTE chiedeva a ZOTTO di confermare, è l’accompagnamento da parte di LUIGI.
Considerato che il fatto, tra i quattro, è quello apparentemente di minor significato, e che quantomeno una persona che si chiamasse LUIGI corrisponde soltanto ad un suggerimento di TRAMONTE, ecco che appare evidente che l’invenzione di LUIGI è espressione della volontà di coprire in parte qualcun altro. Più avanti si vedrà che questi non può essere che Delfo ZORZI.
4.26 - LE DICHIARAZIONI DI ROMANI PATRIZIA
ROMANI Patrizia, figlia di Gastone, è stata escussa all’udienza del 3.3.2009. Ha confermato che la famiglia si trasferì ad Abano Terme alla fine del ’73, inizio del ’74, epoca che, quindi, è perfettamente compatibile con le riunioni che, a dire del TRAMONTE, si sono verificate nella primavera del ’74. Patrizia ROMANI ha precisato che il padre trovò prima lavoro nella scuola alberghiera come insegnante e quindi è stato assunto all’albergo SAVOIA TODESCHINI. Ha confermato (qualora ce ne fosse bisogno) l’appartenenza del padre ad Ordine Nuovo e ha precisato che questi è stato segretario della Sezione di Abano. Pertanto, per comodità, e cioè per non affittare un locale, le riunioni a volte venivano svolte a casa del ROMANI in orari pomeridiani, o di prima serata. Il numero dei partecipanti si aggirava sulle sei o sette persone. Ha distinto riunioni “strettamente di sezione”, da riunioni che si riconnettevano a “campagne elettorali” , “motivi politici”, “occasioni di propaganda”.
Sulla esatta collocazione temporale di queste riunioni ha presentato qualche incertezza. Ha confermato che la zia ebbe un incidente stradale molto grave e che fu ospitata per qualche tempo a casa loro. Ha ricordato che “zoppicava”, ma non è stata in grado di precisare se avesse qualche fasciatura o ingessatura. In ogni caso la circostanza conferma quanto assunto dal TRAMONTE e da ZOTTO circa questa sua presenza. Ha ricordato Maurizio ZOTTO, che aveva lavorato per suo padre e che aveva ricevuto delle lezioni di matematica dalla madre. Ha confermato che ZOTTO frequentava il suo stesso ambiente del MSI. Non ha ricordato TRAMONTE (la circostanza corrisponde a quanto assume il teste GERARDINI di aver appreso da TRAMONTE, al ritorno dalle sue udienze), SOFFIATI, né presenze di MAGGI, pur conosciuto dal padre, ad Abano Terme. Ha ricordato ZANCHETTA Ariosto e Fiorenzo e ha riferito di rapporti di amicizia molto stretti tra il padre, e BARBARO.
Amico fraterno di Gastone ROMANI anche Pino RAUTI, di cui ebbe modo di conoscere l’intera famiglia. Ha conosciuto RIELLO Davide, assunto da suo padre in albergo ad Abano Terme e ha confermato quanto dichiarato da TRAMONTE, e cioè che il predetto RIELLO “aveva un gruppo di ragazzi” ( ad Anguillara, località da cui proveniva). Non ha dimostrato un preciso ricordo, pur non smentendo la circostanza, di una sua presenza ad una riunione che si sarebbe svolta in una villa non lontana da BARDOLINO, di cui ha riferito RIELLO Rosanna, parlando anche di una presenza di DELFINO.
4.27 - LE DICHIARAZIONI DI SEGATO Renata
Vedova di Gastone ROMANI, ha precisato che questi affrontò un periodo di prova di 3 mesi nell’aprile del 73 prima di diventare direttore dell’Albergo termale SAVOIA TODESCHINI d Abano Terme. Il trasferimento dell’intera famiglia avvenne di fatto solo nel novembre del 1973. Fino alla primavera (del ’74) i divani e le poltrone rimasero ammassate, come a dire che in precedenza non era agevole la visita da parte di persone. La SEGATO ha ammesso che avvenivano delle visite da parte di persone che si recavano a trovare il marito in orario serale, dopo il lavoro, anche se in qualche modo ha distinto visite a titolo di amicizia, come quelle di BARBARO e, in un’occasione di MAGGI, da visite per motivi politici, che ritiene di collocare prevalentemente nel ’75.
Ricorda l’incidente che ebbe la sorella, che colloca nel febbraio ’74 (il ricovero dalla documentazione risale al 12 febbraio 74), e che dopo circa un mese divenne ospite della sua abitazione di Abano. In realtà la dimissione che si ricava dalla cartella clinica è del 2 aprile 74. La sorella aveva una fasciatura costituita da un semplice fazzoletto. Dobbiamo quindi concludere che le visite di ZOTTO e TRAMONTE, che fanno riferimento ad una presunta fasciatura dell’ospite, sono appunto a partire dall’aprile 74. MAGGI venne appunto nell’abitazione di Abano in una circostanza, vuoi per offrire conforto alla SEGATO, vuoi per relazionare con BARBARO. Pertanto la presunta unica visita di MAGGI, si colloca, guarda caso, proprio nel periodo in cui ZOTTO e TRAMONTE ebbero ingresso nell’abitazione di ROMANI. La figlia svolgeva attività politica, ed era segretaria della sezione locale. Quanto al periodo della frequentazione dello ZOTTO, la SEGATO ha affermato che la sua conoscenza avvenne nel 1974, non molto prima dell’incidente e in occasione di una manifestazione davanti al PEDROCCHI di Padova, alla quale partecipò anche la figlia. La manifestazione avrebbe fatto riferimento al referendum (l’unico referendum del periodo è quello sul divorzio, che è del 12 maggio 74).
Considerato che la prima data è anteriore al 12 febbraio 74, mentre la seconda è logicamente anteriore al 12 maggio 74, essendo presumibile che preceda la votazione, ecco che la collocazione della manifestazione è comunque grosso modo della primavera del 74. ZOTTO venne fermato per via di una rissa e, pur rilasciato, rimase molto emozionato, fino al punto da impietosire la SEGATO e Patrizia ROMANI, che lo accolsero a casa, offrendogli entrambe di impartirgli lezioni, che ebbero in concreto luogo per una o due volte alla settimana e che comunque furono finalizzate agli esami del giugno 74. La SEGATO ha escluso una relazione tra la figlia e lo ZOTTO, parlando di un semplice “cameratismo”. Quanto a TRAMONTE, ricorda di averlo ricevuto in due occasioni presso la sua abitazione. In un’occasione sarebbe venuto unitamente allo ZOTTO proprio per conoscere Gastone ROMANI, se non addirittura per conoscere altre persone che si erano comportate come lui, rientrando nel partito.
Una seconda volta TRAMONTE sarebbe venuto con la moglie a casa di ROMANI in un’occasione in cui questi doveva accompagnare la moglie a Sirmione: dovrebbe trattarsi, quindi, dell’episodio documentato del 16 giugno 74.
Fatto curioso è che, sia pure in un precedente periodo, anche Delfo ZORZI avrebbe preso lezioni dalla SEGATO.
4.28 - LE AMMISSIONI DI CARLO MARIA MAGGI
E’ lo stesso MAGGI a fornire parziali ammissioni, e lo fa in un verbale che è stato acquisito:
18.9.97 PM MI
Io ho visto talvolta Dario PERSIC, che era un amico della famiglia SOFFIATI; ricordo che in occasione di una riunione a cui erano certamente presenti, oltre a me, PERSIC, Marcello SOFFIATI e Gastone NOVELLA, quest'ultimo ha fatto un discorso di ispirazione golpistica. Preciso che in quel periodo del nostro ambiente tutti facevano discorsi di quel genere, in particolare a livello di auspicio che un golpe si verificasse.
Io non sono a conoscenza del fatto che SOFFIATI fosse responsabile dell'attentato al Palazzo della Regione di Trento.
Io non ho mai avuto nessun contatto con alcun Servizio di Sicurezza di nessun paese.
Non conosco Maurizio TRAMONTE.
Al Dott. MAGGI viene letto parte dell'Appunto 06.07.1974, della fonte “Tritone".
In ordine a tale appunto, preciso che io ho partecipato a una riunione in casa di ROMANI ad Abano, nel periodo a cui fa riferimento l'appunto che mi è stato letto; ricordo che in quella riunione io caldeggiai la formazione di una organizzazione parallela al M.S.I, che avrebbe dovuto essere guidata da PINO RAUTI e che doveva avere lo scopo anche di recuperare i "cani sciolti" della destra e di incanalarli in un movimento organizzato, che avrebbe anche potuto rispondere con violenza alle provocazioni e alle aggressioni ricevute da altre parti politiche (i rossi), che in quel periodo erano all'ordine del giorno; non ricordo chi partecipò a quella riunione, oltre ovviamente a ROMANI; mi sembra che vi partecipò GIORGIO BARBARO.
Non conosco invece ZOTTO. A domanda dell'Avv. BEZZICHERI: " Non so se alla riunione c'era un certo TRAMONTE che io non conosco; comunque se c'era io non l'ho notato; alla riunione c'erano non più di 4-5 persone.
In quel periodo RAUTI era Deputato e membro dell'esecutivo del M.S.I. e ROMANI era consigliere regionale.
In ordine a quanto dichiarato da BATTISTON Piero, circa la mia cosiddetta ideologia stragista ricordo che io avevo parlato di sfruttare il clima politico prodotto nel paese dalle varie stragi, con lo scopo dì rafforzare la destra; probabilmente BATTISTON non aveva compreso bene le mie parole oppure io mi sono spiegato male. Rilevo che gran parte delle cose riferite da BATTISTON Piero sono state da questi apprese, secondo quanto da lui stesso dichiarato, da DIGILIO.
4.28.1 - Trascrizione di alcuni passi più significativi del verbale 18.9.97
Come si vedrà, MAGGI non esclude di aver proposto in quella riunione di sfruttare il clamore della strage di Brescia.
Omissis
G.i.p: - Le sto dicendo che a questo punto Lei ha detto: "Probabilmente ho parlato di questa cosa a ruota libera".
I: - A ruota libe... e non in riunioni, e non in riunioni.
G.i.p: - Non da solo però? Con uno...
G.i.p: - Va beh!
I: ... - o in macchina con Dedemo e così, quando...
G.i.p: - In macchina con Dedemo.
In sostanza MAGGI ipotizza di aver fatto a ruota libera il discorso oggetto dell’appunto in presenza di DEDEMO, che è comunque un teste che riferisce delle sue idee stragistiche. Pertanto le due dichiarazioni “si incontrano”.
Omissis
I: - Sì, sì. Dunque, io ricordo di essere andato a casa di ROMANI e .. in quel periodo là. E non ricordo molto quello che ho detto, ma...sicuramente ho parlato di un progetto... di un'ipotesi, non era una cosa... né...ne...né realizzata:, e né realizzabile in tempi brevi. Era...era un'ipotesi. Io i ... di dar vita ad organizzazione di Destra appoggiata dal MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO, guidata da elementi maturi e anche non...non troppo.. che non si dovevano esporre troppo, perché quelli erano tempi brutti. E un professionista.. uno.. una persona pubblica sarebbe stata esposta a... a ritorsioni, di tutti i tipi, sia nel campo del lavoro, sia da parte di avversari politici.
Ecco, questo era il succo.. della... Permette che vada avanti?
PM Meroni = Sì, no..
I: - Questi eran gli elementi maturi che .. che io auspicavo. Questa organizzazione avrebbe dovuto essere parallela al MOVIMENTO SOCIALE, guidata da PINO RAUTI, e soprattutto (viene interrotto)
PM Meroni = Scusi
I: ... avrebbe cercato...
Omissis
PM Meroni: - L'organizzazione avrebbe dovuto essere guidata da PINO RAUTI, o il MOVIMENTO SOCIALE guidato da PINO RAUTI?
I: - No, l'organizzazione.
PM Meroni: - Questa, di cui auspicava la formazione?
I: - Sì. Retta da PINO RAUTI. E ... e soprattutto avrebbe dovuto avere il compito di recuperare i cosiddetti "cani sciolti", che già allora c'erano elementi di estrema Destra che agivano per conto loro, non volevano entrare nell'MSI, non volevano aver contatti neanche con... neanche con noialtri che nel MOVIMENTO SOCIALE eravamo diventati una corrente, nel MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO. E quindi recuperarli e impedire che fossero esposti a strumentalizzazioni da parte di... di infiltrati, di provocatori. Questo il risul (sic) .. II resto non è vero, assolutamente. Sono...
PM Meroni: - Chi partecipava a queste riunioni? I == Sicuramente c'erano parecchi... ROMANI.
PM Meroni: - Eh, questo è dato per scontato, visto che eravate a casa di ROMANI, no?
Omissis
I : - Poi non mi ricordo.. Eravamo quattro o cinque.. sicuramente.
PM Pradella: - Ma insomma, non erano riunioni normali, erano riunioni in cui si parlava di cose serie! Di progetti! Di bombe! Di attentati!
AVV. B : - No, questo secondo lui smentisco, questo secondo (viene interrotto)
I : - Io... io.. è possibile che abbia avanzato (viene interrotto)
PM Meroni : - Faccia un sforzo sui ... sui partecipanti!
PM Pradella : - L'attentato di Brescia, la strage di Brescia, chiaramente.
I : - Era possibile che io avessi detto: Sfruttiamo il clamore della.. della..." (viene interrotto)
PM Meroni : - Aspetti, Dottore, faccia prima uno sforzo di memoria, per vedere se riesce a individuare i partecipanti oltre a ROMANI
I : - Non ricordo, forse son andato con l'Avvocato CARLE'. Forse, ma... non ricordo assolutamente. Non ricordo assolutamente. Ricordo di essere andato a casa di ROMANI, ecco, questo sì.
PM Meroni : - Ad Abano?
I : - Ad Abano Tenne. Lui era direttore di un albergo di Abano Terme. E nei discorsi.. Intanto era un discorso futuribile sull'organizzazione. Che ripeto era questa: un' organizzazione di.. di Destra , parallela al MOVIMENTO SOCIALE guidata da ... da ORDINE NUOVO, da PINO RAUTI. E con lo scopo di recuperare i cani sciolti, ecco.
PM Meroni : - Eh ma (viene interrotto)
PM Pradella : - Ma recuperarli a che fme?
PM Meroni : - Per "recuperare i cani sciolti", voglio dire, si deve proporre qualche cosa, eh! evidentemente...
omissis
I : Eh... partecipazione a manifestazioni pubbliche, a comizi, a cioè...un'attività di tipo... magari violenta ma... ma...
PM Pradella : - Che tipo: "magari violenta"?
I : Cioè di reagire e.. In quel periodo, Signor se lei usciva con Il Secolo in tasca la bastonavano.
PM Pradella : - Lo so perfettamente ma (viene interrotto)
I : - Ecco, in questo senso.
PM Pradella : - Ma intendo dire, che cosa... quale era la caratterizzazione (p. ine.) (viene interrotto)
I : - Qua a Milano, soprattutto, per carità, la spranga...
Omissis
I : ....M.i sembra di ricordare, non so se è stato nel '74 ma in quel periodo lì in cui la moglie di GIANCARLO ROGNONI, che aveva un negozietto in Via Molino delle Anni, è stata (viene interrotto)
PM Meroni : '- 73,
PM Pradella : - Nel '73.
I : - Ecco! E'stata assalita e percossa ... Io ero al mare, ero a Cesenatico, e ricordo che ,ho ho.. ho preso la macchina e sono venuto qui a Milano a trovarla l'ANNA (nome inc.) che era in ospedale. Con la testa rotta, lei e BATTISTON.
Omissis
4.28.2 - Verbale dibattimentale 8.3.2001
P.M : Lei ricorda di avere partecipato a riunioni a casa di Romani ad Abano?
I : - Sì, una volta sono andato a trovarlo e c'è stato un incontro con altri camerati della zona, che non conoscevo comunque, li ho conosciuti in quell'occasione. Non ricordo neanche quanti erano, tre, quattro o cinque, non so.
P.M : - E ricorda l'oggetto di quella riunione?
I: - Sì, abbiamo parlato del progetto di fare un ampio circolo culturale giovanile veneto, molto articolato. Ne ha parlato Romani, ne ho parlato io, ne ho parlato abbastanza io anche, e mi ricordo che... "Mi ricordo, perché l'ho letto, non è che...
P.M: - Sa, se l'ha letto non ci interessa, perché l'ho letto anch'io, quello che ha letto Lei, l'ho letto anche io, quindi. . .
I: - Avevo un appunto(?) che doveva essere un circolo cui non apparissimo molto a livello direttivo noi. Ecco, questo grossomodo. . .
P.M: - cioè i "noi” che non dovevano apparire chi sarebbero?
I: - Io, Romani, Barbaro.
P.M. - E perché non dovevate apparire?
I: - Perché lo avremmo qualificato troppo in senso di estrema Destra, di Destra.
P.M: - E invece come si doveva qualificare?
I: - Di Centrodestra. Come l'M.S.I. che si cominciava da allora a portarlo in posizioni più...
P.M: - Nel '74?
I: - Eh, ciò.
P.M: - Ascolti, ma questo circolo culturale poteva anche o avrebbe dovuto anche ricorrere eventualmente ad azioni violente?
I: - Questo non credo, non sono convinto assolutamente di averIo detto.
P.M: - Quindi lo esclude?
I: - Lo escludo.
P.M: - A questo riguardo allora le devo dire che Lei sempre in questo interrogatorio del 18 settembre '97 in carcere, Lei disse, le era stato contestato un appunto e disse: "Preciso che io ho partecipato ad una riunione in casa di Romani ad Abano...”
I: - Sì, sì è vero, questo è vero.
P.M: - nel periodo a cui fa riferimento l'appunto che mi è stato letto, che era del '74, luglio '74.
1: - Sì, sì.
P.M: - "Ricordo che in quella riunione io caldeggiai la P.M. "Ricordo che in quella riunione io caldeggiai la formazione di una organizzazione parallela all'M.S.I. che avrebbe dovuto essere guidata da Pino Rauti e che doveva avere lo scopo anche di recuperare i cani sciolti dalla Destra e di incanalarli in un movimento organizzato che avrebbe anche potuto rispondere con violenza alle provocazioni e alle aggressioni ricevute da altre parti politiche, i Rossi...
I: - Questo non è mica...
P.M: ".. .- che in quel periodo erano all'ordine del giornali.
I: - Sì, ecco, appunto.
P.M: - Conferma questo?
I: - Sì, ma si tratta di reazione, non di provocare. E' il contrario insomma. Non di caldeggiare, di caldeggiare l'autodifesa, che allora in quegli anni là adoperavano le spranghe di ferro come fossero bruscolini.
P.M: - Nei confronti dei circoli culturali?
I: - Nei confronti della Destra. Tant'è vero che proprio nel '74 . Tanto è vero che proprio nel '74, se ben ricordo, è stata aggredita la moglie di Rognoni e Piero Battiston a colpi di spranga di ferro sulla testa, e mi ricordo che mi ha raccontato che dicevano gli assalitori, rivolti a Battiston: "dagli sulle gambe adesso che è per terra!, per esempio, mi ricordo che lo raccontava Piero Battiston proprio. Quindi io caldeggiavo. . .
P.M: - Questo sempre perché la moglie di Rognoni faceva parte di un circolo culturale di Destra? Il motivo dell'aggressione è quello?
I: - Chiaramente. E perché era di Destra, insomma.
P.M: - Sì, sì, no, di un circolo culturale ovviamente.
I: - Sì, La Fenice era un circolo culturale.
P.M: - Lei ha mai saputo...? Lei sa che Rognoni è stato condannato per. .. Rognoni, Azzi, Marzorati, Demin sono stati condannati per avere messo un ordigno esplosivo su un treno?
I: - Sì, l'ho letto sul giornale.
P.M: - L'ha letto sul giornale? Lei ha mai avuto occasione di parlarne con Rognoni di questa cosa? O con Azzi?
I: - Con Azzi credo di no, perché non credo, che poi Lei dice che non lo ha più visto, quindi...
I: - Non ricordo.
P.M: - Non ha avuto occasione di parlarne con Rognoni?
I: - Con Rognoni può darsi di sì, ma per stigmatizzare il fatto insomma.
P.M: - Perché Rognoni ovviamente era contrario a questa cosa?
I: - Io ero contrario.
P.M: - No, Lei ho capito, ma qui stiamo parlando di Rognoni.
I: - Contrario...
P.M: - Lei mi ha detto che Rognoni, La Fenice erano un circolo culturale?
I: - sì. Beh, insomma...
P.M: Tra i compiti dei circoli culturali c'è anche quello di mettere le bombe sui treni?
I: - Sbagli ne possono fare tutti.
Omissis
4.29 - LE DICHIARAZIONI DI GERARDINI DOMENICO
GERARDINI è stato esaminato all’udienza del 17.9.2010.
Si tratta di dichiarazioni di grande rilievo, perché consentono di concludere che Maurizio TRAMONTE è stato presente alla riunione del 25 maggio 74, che conosceva all’epoca sia MAGGI che ZORZI, che considerava DELFINO “un camerata”, e non voleva “tradirlo”.
Si tratta di un detenuto “definitivo”, per il quale la fine pena è prevista per metà gennaio 2011. Ne consegue che non aveva bisogno di premi o corrispettivi, e che pertanto il suo contributo l’ha offerto nella massima spontaneità.
In udienza GERARDINI è stato molto chiaro sul senso della sua iniziativa e richiesto su quale ne fosse stato il motivo, ha risposto (84): “Di giustizia, se poteva servire, se anche soltanto una notizia può servire ad avere la verità…mi sono offerto io di venire qui, mandando la lettera e dicendo quello che ho detto, se può servire sono qui”. Ha aggiunto che “l’input” gli è venuto da una lettera su un quotidiano bresciano della nonna dell’Avv. Alberto BONTEMPI, che si chiedeva se, prima di morire, sarebbe riuscita a conoscere la verità sulla strage di Piazza della Loggia. Le cose personali, relative al suo processo non avevano niente a che fare con questa iniziativa, perché avrebbe potuto aspettare il 18 gennaio 2011 per andare dal magistrato. Però aveva paura di non farcela a portare avanti la cosa, di non riuscire ad arrivare a quel giorno.
GERARDINI ha inviato una lettera al P.M., suddivisa in più punti sintetici, richiedenti necessariamente un’illustrazione, che ha effettivamente fornito prima in indagini e poi in dibattimento. Ha conosciuto nel 2008 TRAMONTE presso il carcere di Cremona e , avendo “sentito” che questi aveva un’immobiliare, disponendo anche lui di una immobiliare, aveva chiesto di poter andare in cella con lui, soltanto al fine di poter avere qualcuno col quale parlare di argomenti comuni.
All’epoca non sapeva ancora del coinvolgimento di TRAMONTE nel processo per la strage di Brescia.
Era stato, quindi, in cella con TRAMONTE per 7-8 mesi a decorrere da dicembre 2008. La lettera faceva appunto riferimento a circostanze apprese da TRAMONTE durante la comune detenzione, che aveva ritenuto potessero essere utili all’Autorità Giudiziaria. TRAMONTE si recava in udienza e poi, un po’ alla volta, aveva finito per capire di chi si trattasse e, avendogliene chiesto conferma, TRAMONTE gliel’aveva fornita. TRAMONTE, quando tornava dal processo, era molto agitato, molto teso, e cominciava a parlare, a fornire un resoconto di quanto successo in udienza quel giorno. All’inizio andava in udienza con una certa costanza e al ritorno sentiva il bisogno di parlare. Gli confidava anche :“quel processo qua mi mette una tensione enorme, quando arrivo sono distrutto!”. Era stato comunque lo stesso TRAMONTE ad accennargli che si trattava del processo per la strage di Brescia.
Lui lasciava che TRAMONTE parlasse, si sfogasse, raramente gli faceva domande.
Aveva comunque molto chiara la posizione di TRAMONTE come imputato. Il giornale arrivava in cella quando entrambi erano presenti. Entrambi lo guardavano ciascuno per conto suo. Non capitava mai che commentassero assieme gli articoli che si riferivano al contenuto delle udienze. Qualche volta, comunque, TRAMONTE commentava ad alta voce il contenuto degli articoli, ma sempre in modo autonomo.
Un primo punto della lettera (pag.9) è il seguente:
“La sera del 25 maggio 1974 dice di essersi fermato a quella riunione con il mezzo di trasporto che voi non sapete lui avesse o anche solo in uso”. TRAMONTE commentava, appunto, di questa riunione che si era svolta tre giorni prima della strage di Brescia. Malediceva il fatto di avervi partecipato: “Accidenti, se avessi trovato un incidente, un lavoro in corso o qualcosa che mi impediva di andare a quella riunione lì non sapevo neanche che fosse esistita”. Si rammaricava “di non aver trovato un impedimento sulla strada…per evitare di esserci stato”.
La riunione, se non ricordava male, “doveva essere da ROMANI…disse che c’erano dei mestrini, nominò anche due mestrini che non ha mai visto né conosciuto”. In particolare gli aveva riferito che a quella riunione “c’erano delle persone che conoscevo e delle persone che non conoscevo”. TRAMONTE disse di essere andato a quella riunione con la moto, una moto DUCATI. I familiari di GERARDINI gli portavano “Il Sole 24 Ore”; un giorno, aprendo il giornale, TRAMONTE gli indicò una moto che era raffigurata su una fotografia. Era una DUCATI con valvole desmodromiche, o qualcosa del genere. Era turistica ed aveva il manubrio leggermente alto. Una moto molto vecchia. TRAMONTE gli disse che quella era la moto che aveva in uso e nessuno lo sapeva. Si ricorderà che TRAMONTE ha ammesso di aver disposto all’epoca di una DUCATI 450 Scrambler e non ha escluso di essere andato a casa di ROMANI proprio con quel mezzo. TRAMONTE diceva che il PM voleva sapere chi fossero i mestrini, ma lui non lo sapeva.
I mestrini erano le due persone che erano presenti quando lui è entrato, ma TRAMONTE, secondo quanto riferiva a GERARDINI, non li conosceva. Non ricorda più se TRAMONTE gli avesse detto che lui e ROMANI erano “amici di vecchia data” o “amici come guerriglieri”. GERARDINI non ricordava più se la casa di ROMANI fosse in un albergo, e comunque venne pronunciata la parola “albergo”.
TRAMONTE gli aveva parlato anche della figlia di ROMANI, che quando era venuta a deporre non l’aveva riconosciuto (circostanza vera- n.p.m.) , mentre TRAMONTE gli aveva detto di conoscerla. A dire di TRAMONTE la figlia di ROMANI era stata nei paracadutisti. Almeno così disse. Da quello che capì, anche ROMANI era presente a quella riunione, oltre ai due mestrini. TRAMONTE non nominò altre persone.
TRAMONTE disse di conoscere il mezzadro di un certo principe Ruffolo di Calabria, che aveva una proprietà terriera, dove facevano delle feste. Questa tenuta era dalle parti di Padova. TRAMONTE osservò che si sarebbe ben guardato dal dire la cosa ai servizi, ai quali gli aveva detto di appartenere. Si tenga presente che TRAMONTE ha effettivamente parlato, anche in dibattimento, del principe Ruffolo di Calabria.
RISPOSTA – Tutti e due dicevano di essere in linea con Roma,in realtà per me era Tonin, tant’è che Almirante quando ci ricomponiamo noi di Este, e organizziamo una manifestazione a Este dove viene Almirante come venisse il papa per noi. La cittadina Este. Organizziamo una bella cena all’hotel Beatrice, penso 1973, 1973 o primavera 1974, che c’è Almirante, il principe Ruffolo di Calabria che ha una tenuta a Caoddo, è vicino a Este che io conoscevo il fattore perché vendevo trattori agricoli in quel momento. Partecipiamo a questa cena, ho proprio il ricordo visivo, ci lasciano i posti di fronte a Almirante e al Principe Ruffolo e ci siamo io e Fiorenzo. C’è Giorgio Venturi c’è...
Quando venne autorizzato dal P.M. a salutare il M.llo FELLI in udienza, al momento in cui veniva congedato, “gli chiese se poteva aiutarlo a togliersi da questa situazione”. Lo fece “sottovoce”. TRAMONTE parlava di FELLI , che, secondo quanto aveva capito, era un suo diretto superiore o collega, nell’ambito dei servizi. TRAMONTE si era lamentato perché gli inquirenti, con tutto quello che lui aveva raccontato su una Porsche e su un Duetto, non erano riusciti a ricostruire chi fosse il proprietario delle macchine. TRAMONTE nominava molto le veline e si lamentava che con tutto quello che c’era scritto nelle veline, non erano riusciti ad individuare il proprietario delle macchine. Interpellato su quanto aveva dichiarato circa un episodio che si era svolto a Salò o sul Lago di Garda, a seguito del quale si era divertito tutta la notte, e che aveva coinvolto alcune prostitute, conferma che si tratta dello stesso episodio delle macchine e che, probabilmente, queste prostitute erano state accompagnate in macchina, o almeno guidavano quella macchina, o la macchina era la loro. In sostanza erano andati con quelle prostitute utilizzando quelle macchine (la Porsche e la Duetto).
TRAMONTE parlò di un camion che aveva su un telo. Disse di aver visto una cassa sopra quel camion , con “delle cose avvolte dentro” come delle cose avvolte in tappeti, “delle cose lunghe”. TRAMONTE gli disse di aver visto il contenuto di quella cassa e che aveva dovuto fare una manovra per andare a vedere la targa del camion. Era in effetti riuscito a vedere quella targa. Aveva visto anche la cassa sul camion. Gli sembrava di ricordare che TRAMONTE avesse detto: “Ho visto il contenuto della cassa e c’era una cassa con dentro delle cose avvolte in tappeti o facsimile, o cose così…”. Presume che TRAMONTE non gli abbia voluto dire il contenuto della cassa, se lo sapeva. “potevamo presupporre tutto, dal bazuka a un fucile, a una qualsiasi cosa, ma di queste cose non ha detto nulla”. TRAMONTE legò questa vicenda del camion al contenuto di una velina. Gli sembra di ricordare che non si trattasse di una targa italiana. Ha ribadito che gli disse che la cassa conteneva “dei cosi lunghi e arrotolati nella stoffa”. GERARDINI aveva compreso che il racconto dell’episodio della Porsche e quello del camion sono due fatti distinti, anche se non molto lontani tra loro. TRAMONTE non parlò di BUZZI se non per osservare che non voleva fare la fine che aveva fatto lui, e cioè essere ucciso.
GERARDINI ha sentito TRAMONTE nominare MAGGI. TRAMONTE “diceva che lui lo conosceva, che era un suo conoscente…”. Da quello che aveva capito, MAGGI era della zona di Padova. Questa conoscenza di MAGGI risaliva agli anni ’70. TRAMONTE nominò anche un certo ZORZI. GERARDINI ha capito che TRAMONTE conosceva anche ZORZI. MAGGI e ZORZI “li conosceva insieme”. MAGGI e ZORZI si conoscevano “Quello che mi ricordo è questo, che loro si conoscevano”. TRAMONTE nominava ogni tanto anche RAUTI. Non ricorda più se lo conoscesse di persona. TRAMONTE non ha mai riferito a GERARDINI di aver raccontato falsità, o di avere “preso in giro” gli inquirenti. TRAMONTE gli aveva detto che si aspettava un ritorno economico, che avrebbe detto tutta la verità se ci fosse stato questo ritorno. TRAMONTE gli aveva riferito che a Padova tutto l’archivio era stato bruciato, tutte le carte erano sparite. Lui si lamentava che questi documenti non c’erano più. Si trattava di documenti dei Servizi.
Ha confermato che TRAMONTE sembrava che non rinnegasse le cose che diceva di aver riferito all’Autorità Giudiziaria, ma rappresentava che le sue pretese economiche non erano state soddisfatte. TRAMONTE si proclamava innocente ed è per questo che non aveva sottoscritto il programma di protezione. Gli raccontò di essere stato mandato con un suo collega a cercare di trovare, nei paesi dell’Est, Emanuela ORLANDI.
TRAMONTE nominò anche il Capitano DELFINO. Una volta fece una battuta, nominando un pesce, o comunque qualcosa collegabile al mare, riferendosi a DELFINO.
Ha confermato di aver detto: “Ricordo che TRAMONTE fece una battuta sul Capitano DELFINO dicendo che gli inquirenti volevano fotterlo, ma che lui non voleva andare contro i suoi principi e tradire i suoi camerati. Mi sembrò di capire che se gli avessero dato tutti i soldi che pretendeva certamente avrebbe detto qualunque cosa”.
Nel confermare, e meglio specificare la frase di cui sopra, GERARDINI ha spiegato che TRAMONTE un giorno disse: “Neanche se mi dovessero dare più di quello che avevo chiesto gli direi quello che loro vorrebbero. A quel punto qua, visto che non hanno accettato quando avevo parlato, quando avevo fatto delle richieste, a quel punto qua non mi va più bene neanche i tre, o i cinque, o i cinquanta, sto sul…basta così”.
Alla domanda: “…DELFINO è un camerata che lei abbia capito?” - ha risposto: “Io ho capito quello…ho capito così”.
Quanto a quest’ultimo punto, la frase non può che avere un’unica interpretazione:
DELFINO era un “camerata”, e quindi della stessa area estremistica eversiva di TRAMONTE. Pertanto quest’ultimo non voleva tradirlo. Considerato che DELFINO lo aveva già coinvolto nella fase delle indagini, il suo rifiuto è da intendersi riferito alla fase dibattimentale, in atto quando TRAMONTE parlava a GERARDINI, nel senso che, anche in considerazione del fatto che non aveva ottenuto quanto chiedeva, non avrebbe coinvolto DELFINO, dicendo “quello che loro vorrebbero”. In sostanza il senso della frase di TRAMONTE, comunque la si metta, è di un reale coinvolgimento del Capitano DELFINO.
4.29.1 - Osservazioni sulle dichiarazioni di GERARDINI
Si è già descritto come le dichiarazioni di GERARDINI nascano in un contesto di assoluta credibilità, trattandosi di imputato che presto sarà scarcerato e che è mosso soltanto da fini di giustizia.
Si tratta di dichiarazioni che TRAMONTE non rilascia per lasciare traccia a un teste di quanto assume, perché nello stesso periodo nega in dibattimento le stesse cose che riferisce al suo compagno di detenzione. Quindi anche TRAMONTE, che si sfoga, dichiara queste cose in un contesto di credibilità. Sarebbe assurdo riferire cose che in dibattimento nega con ostinazione. Quanto riferisce GERARDINI rivitalizza una parte delle dichiarazioni che TRAMONTE ha ritrattato: la sua presenza alla riunione del 25 maggio 74; la presenza dei MESTRINI; la sua conoscenza personale e risalente agli anni 70, di MAGGI e ZORZI; la qualifica di DELFINO come camerata e l’intenzione di non tradirlo. E’ molto importante anche lo scambio verbale con FELLI: lo stesso ha il sapore di un credito di TRAMONTE nei suoi confronti, come se questi gli avesse fatto “un piacere”, come se avesse nascosto qualcosa per aiutarlo, ed ora cerchi di riscuotere il conto di tutto ciò. O forse TRAMONTE ha favorito qualcun altro dei servizi, o persona protetta dai servizi, magari molto più in alto.
Nell’ambiguità del rapporto con FELLI e nel desolante quadro dei servizi segreti che si trae dagli atti, il sollecito di TRAMONTE appare assai inquietante. Si pensi a quella nota di DEL GAUDIO che dimostra che il 6 giugno 74 era al corrente del contenuto dell’appunto che si riferisce a notizie apprese a partire dal 20 giugno, dimostrando che sia FELLI che TRAMONTE non riferiscono notizie rispondenti al vero.
4.30 - LE DICHIARAZIONI DI MARTINO SICILIANO
Martino SICILIANO ha riferito di presenze di Ermanno BUZZI presso l’abitazione di ROMANI ad Abano Terme. Riferisce, inoltre, di rapporti di BUZZI con ROMANI e con ROGNONI, nell’ambito della FENICE. Riferisce, inoltre di presenze di BUZZI presso la sede di Ordine Nuovo in Via Mestrina. Si tratta di dichiarazioni di estrema valenza, in quanto TRAMONTE sostiene che l’ordigno ( o meglio, i due ordigni) destinato a Brescia furono consegnati a BUZZI presso l’abitazione di ROMANI.
Considerato che BUZZI è stato detenuto fino all’11 aprile 1974, e che SICILIANO afferma (inc.prob. 12.5.2003) “a partire dalla metà del 1974, io mi sono spostato in Francia e quindi non ho più seguito direttamente la situazione”- ecco che la frequentazione da parte di BUZZI dell’abitazione di ROMANI può collocarsi proprio nel periodo della strage di Piazza della Loggia. Ma anche se si trattasse di un periodo antecedente o successivo, è comunque il fatto stesso della frequentazione dell’abitazione di ROMANI e i rapporti con MAGGI a rendere plausibile la consegna dell’ordigno (fatto ritrattato da TRAMONTE), o comunque da rendere plausibili contatti con gli ordinovisti di Padova, città presso la quale peraltro BUZZI si recava, nel periodo della strage.
L’argomento delle visite a casa di ROMANI ad Abano Terme è stato affrontato nel verbale del 12 maggio 2003.
DOMANDA: Questa mattina, parlando di Giangastone Romani, lei ha riferito di riunioni che avvenivano a casa sua, quando ancora abitava al Lido di Venezia. Ora le chiedo se questo è proseguito o meno quando si è trasferito?
RISPOSTA: Ad un certo punto il Dottor Romani è passato ad essere - prima era direttore dell'Hotel Cappelli del Lido e poi è stato direttore di un albergo sito in Abano Terme, di cui adesso mi sfugge il nome - e detti incontri si sono prolungati in Abano Terme con svariate persone dell'area mestrina, padovana e veronese.
DOMANDA: Lei ha partecipato qualche volta?
RISPOSTA: Più di una volta ho avuto occasione di partecipare anch'io, insieme con il Dottor Maggi, con Barbaro, qualche volta con Molin, qualche volta con Delfo Zorzi, quando questo era presente, perché lì ci situiamo già in un periodo temporale in cui Zorzi andava e veniva da Roma a Napoli.
DOMANDA: Stiamo parlando dopo il trasferimento ad Abano Terme?
RISPOSTA: Dopo il trasferimento ad Abano Terme, senz'altro con Barbaro, Molin e Maggi, il sottoscritto Zorzi no.
DOMANDA: Questo biglietto da visita?
RISPOSTA: Questo l'ho ricevuto durante una mia visita effettuata all'abitazione privata del Dottor Romani, che mi aveva dato il suo biglietto da visita (sequestro 11.3.2003 nota) che io ho ritrovato tra le mie carte a Tolosa e che ho consegnato all'autorità giudiziaria inquirente, per dimostrare che conoscevo Giangastone Romani e non è che me lo sia inventato ieri sera. Il discorso è stato poi esteso, nella seconda parte del verbale, ai rapporti con Ermanno BUZZI . Leggiamo il passo:
DOMANDA: Lei ha conosciuto Ermanno Buzzi?
RISPOSTA: Io Ermanno Buzzi l'ho incontrato, come ho già detto a questa autorità inquirente mi sembra nel 1996, se non vado errato, o 1997, non vorrei sbagliare, l'ho incontrato un paio di volte sia in zona Brescia, una volta mi sembra, perché una persona che non ricordo, ma nell'area della Fenice, studiava in un collegio in zona Brescia, andando verso Rezzato, non mi ricordo se fosse Marzorati o una cosa del genere, o Benedetti, non mi ricordo, quindi l'avevo conosciuto come possibile aderente all'area la Fenice milanese e bresciana. E qualche volta l'ho visto a Venezia, una volta o due a Venezia e ad Abano Terme.
DOMANDE DEL G.I.P.
DOMANDA : In che anno?
DOMANDA : In anni susseguenti al 1970 e prima, in ogni caso, del 1974.
RIPRENDE L'ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO - DOTT. DI MARTINO
DOMANDA: Lei ha detto delle cose parzialmente diverse, non come anni, ma come luogo dove l'avrebbe visto, conosciuto. Può far meglio mente locale? Lei per ora ha detto di averlo visto in zona Brescia, nonché qualche volta a Venezia?
RISPOSTA : A Venezia e ad Abano Terme.
DOMANDA : Ad Abano Terme dove?
RISPOSTA: Presso l'abitazione di Giangastone Romani.
DOMANDA: Il periodo è sempre quello che ha indicato?
RISPOSTA: Susseguente al 1970, cioè siamo a cavallo tra il 1970 e il 1973-74.
DOMANDA: Adesso non so se sia una contestazione, comunque il 2 Aprile 1996 per la precisione disse: "Ritengo di averlo conosciuto attorno al 1973-74". Facciamo prima un'altra domanda: in particolare lei ricorda qualche episodio specifico? Lei ha parlato di Venezia, come uno dei luoghi dove avrebbe incontrato Ermanno Buzzi. Ricorda in particolare qualche episodio specifico, al quale abbiano presenziato anche Zorzi e Maggi, presente Buzzi?
omissis
DOMANDA: Vuole essere più preciso sulle circostanze in cui lei avrebbe incontrato in Venezia Ermanno Buzzi?
RISPOSTA: Non lo ricordo.
DOMANDA: Io le leggo quello che disse, con maggior precisione, il 4 Luglio 1997, davanti al Pubblico Ministero di Brescia, che è un verbale in cui introduce alcune modifiche rispetto a quanto già aveva indicato in occasione di un precedente verbale, circa il momento di questa sua conoscenza. Lei oggi ha riferito di aver visto Buzzi in Abano Terme, a casa di Romani. Ricorda di averlo mai visto a Mestre?
RISPOSTA: In questo momento non ricordo comunque, quando parlo di Venezia, è anche oltremodo probabile che sia avvenuto in sede di Mestre.
DOMANDA: Lasciamo stare le ipotesi.
RISPOSTA: In questo momento non lo ricordo.
DOMANDA: Le faccio una contestazione complessiva di ciò che diverge da quello che ha finora dichiarato. Però devo fare prima un'altra domanda. In occasione dell'incontro o degli incontri avvenuti a casa di Romani, Buzzi come le venne presentato? Che cosa disse di essere, come si presentò lui, che cosa diceva?
RISPOSTA: Ho un vuoto assoluto su questo discorso di verbale che mi sta dicendo.
DOMANDA: A quale ambiente si legava, se lo ricorda?
RISPOSTA: All'ambiente di Brescia, di un giornale, di un giornalino che doveva essere fondato anche a Brescia, perché all'epoca c'era la questione di Brescia, era seguita anche dalla Fenice, cioè da Giancarlo Rognoni praticamente, di Milano. Come ho ripetuto prima, c'era uno dei suoi ragazzi che studiava qui a Brescia e quindi aveva portato la sua idea politica anche qui in Brescia. Quindi mi sembra che quello che lei mi sta domandando abbia attinenza con quanto io mi ricordo, cioè che c'era un tentativo di portare un giornalino "La Fenice" pure nell'ambito studentesco qui di Brescia.
DOMANDE DEL G.I.P.
DOMANDA: Lei prima ci ha detto se si ricorda qual è l'occasione in cui Buzzi le fu presentato, in cui lo vide la prima volta?
RISPOSTA: Questo non mi ricordo. L'Avvocato mi ha domandato di situarlo temporalmente ed io ho detto che gli incontri e la conoscenza di Buzzi si situa dal 1970 al 1974.
DOMANDA: Quindi lei oggi non ricorda quando le è stato presentato?
RISPOSTA: Temporalmente oggi non sono in grado di indicarle in che anno si situa.
DOMANDA: Non solo l'anno, ma anche l'occasione nella quale le venne presentato?
RISPOSTA: Non me lo ricordo assolutamente.
RIPRENDE L'ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO - DOTT. DI MARTINO
DOMANDA: Adesso le faccio una contestazione complessiva.
Le sue dichiarazioni di un certo verbale sono poi parzialmente superate dalle dichiarazioni avvenute in un secondo verbale. Adesso le leggerò quello che risulta dal primo verbale e quello che risulta dal secondo. In parte coincidono con quello che ha detto e in parte no.
Nel verbale del 2 Aprile 1996 dichiara: "Ritengo che Ermanno Buzzi mi sia stato presentato presso la sede di via Mestrina, nell'ambito del costituendo comitato per i detenuti politici da parte di Bobo Lagna, uno dei promotori del comitato stesso, amico di Massimiliano Fachini, uomo di fiducia di Delfo Zorzi, nonché amico di Maggi. Sono quasi sicuro che sia stato appunto il Lagna a presentarmelo.
Ritengo di aver visto Ermanno Buzzi in due o tre occasioni, appunto presso la sede di Ordine Nuovo di via Mestrina.
Ricordo che lui mi disse che andava e veniva da Milano.
In sostanza, da quello che mi disse, io ebbi modo di collocare i suoi interessi politici in Milano, in particolare nell'ambiente della Fenice".
Qui ci siamo, però differisce il discorso di via Mestrina.
"Posso dire quanto sopra per due ordini di motivi: da una parte Buzzi mi parlò certamente in quelle occasioni di Giancarlo Rognoni.
A questo punto non ricordo più se al momento della presentazione di Buzzi Rognoni fosse già detenuto o fosse latitante. E` possibile quindi che Buzzi mi abbia parlato di Rognoni dicendo che si trovava male presso il carcere di Cuneo dove era detenuto, e che aveva bisogno di appoggio; è pure possibile che invece Buzzi mi abbia parlato di Rognoni latitante, facendomi presente che il predetto aveva necessità di appoggi in Italia. Non si trattava certo di necessità di appoggi economici da parte di Rognoni, in quanto questo si è sempre trovato in buone condizioni economiche.
Dai discorsi che fece io intesi che aveva una conoscenza personale diretta con Rognoni.
Quanto alla Fenice, ricordo con certezza che il Buzzi recava con sé due o tre opuscoletti del gruppo La Fenice, che doveva consegnare ai più fidati candidati di Mestre".
Poi c'è un qualche cosa che chiederò dopo.
Poi c'è una leggera modifica nell'ambito dello stesso verbale, in cui si dice: "E' vero che Buzzi mi è stato presentato anche da Giangastone Romani presso la sua abitazione di Abano. Non ricordo esattamente quanto tempo fosse trascorso dalla prima presentazione, sono comunque portato a ritenere di avere conosciuto prima Buzzi in via Mestrina e in un secondo tempo di averlo rivisto presso l'abitazione del Romani.
Mi pare di aver visto Buzzi presso l'abitazione del Romani non più di una o due volte".
Poi questo discorso viene parzialmente superato.
INTERVENTO DEL G.I.P.: Possiamo sentire cosa ha da dire su questa circostanza.
RIPRENDE L'ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO - DOTT. DI MARTINO
DOMANDA: Nell'ambito di un certo interrogatorio lei ha riferito di avere avuto in sostanza una duplice conoscenza, in parte in via Mestrina, quindi presso la sede di Ordine Nuovo, in parte presso l'abitazione di Romani. Poi c'è tutto questo discorso dei rapporti con Fachini, con Rognoni e quant'altro. Lei che cosa ricorda?
RISPOSTA: Corrisponde a verità per quanto riguarda i rapporti con Fachini, con Rognoni, con Bobo Lagna, il comitato dei detenuti che si stava costituendo a Mestre, per cui Bobo Lagna si stava attivando e si stava attivando anche il Dottor Maggi per supportare i detenuti politici di destra che a quel tempo si trovavano in stato di detenzione. Questo me l'ero completamente dimenticato. Del resto si tratta di episodi abbastanza lontani nel tempo, per cui poi verranno fuori anche altre contestazioni che lei mi farà e che mi ha già fatto il Pubblico Ministero.
DOMANDE DEL G.I.P.
DOMANDA: Per cui al momento lei si ricorda?
RISPOSTA: Io confermo tutti i fatti che mi sono stati contestati.
DOMANDA: In particolare lei conferma quindi di avere visto Buzzi nella sede di Ordine Nuovo di via Mestrina nell'ambito di quegli incontri per il costituendo comitato dei detenuti politici?
RISPOSTA: No, sono due cose differenti. Io ho visto Buzzi in via Mestrina e l'ho visto nell'ambito dei rapporti del Bobo Lagna per il costituendo comitato di sostegno per i detenuti politici, su cui era attiva anche la moglie del Rognoni stesso, la Cavagnoli. Comunque confermo il discorso, non me lo ricordavo.
RIPRENDE L'ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO - DOTT. DI MARTINO
DOMANDA: Ma l'ha visto anche a casa di Romani?
RISPOSTA: L'ho visto anche a casa di Giangastone Romani. Si tratta di una sovrapposizione di ricordi in cui in nessun modo uno annulla l'altro.
DOMANDA: Rimaniamo nell'ambito di questo primo verbale. Lei ricorda se Buzzi le parlò di qualcuno in particolare che doveva essere aiutato?
INTERVENTO DEL G.I.P.: In che sede? In via Mestrina o da Romani?
RIPRENDE L'ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO - DOTT. DI MARTINO
DOMANDA: Direi che questo è in via Mestrina?
RISPOSTA: Non ricordo.
DOMANDA: Ricorda se lui disse in particolare che c'era qualcuno che doveva essere aiutato?
RISPOSTA: Non mi ricordo. Mi faccia la contestazione ed io le dico se è vero o non è vero.
DOMANDA: Se le parlò lui in particolare dei suoi particolari rapporti con qualche ramo della destra in particolare?
RISPOSTA: Non me lo ricordo.
DOMANDA: Qui disse: "Buzzi mi parlò senz'altro anche dei suoi rapporti con la destra milanese; ricordo che disse: "Aiutiamo Giancarlo - quindi Rognoni - per mezzo di Massimiliano" o forse, non ricordo più se Fachini all'epoca fosse detenuto: "Aiutiamo Giancarlo e Massimiliano". Non ricordo se Buzzi abbia fatto, nelle occasioni suddette, anche il nome di qualche altro camerata milanese". Questo è sempre lo stesso interrogatorio: pagina 3 di quello del 2 Aprile 1996. C'è un discorso su Fachini e Rognoni da aiutare?
RISPOSTA: Confermo.
DOMANDA: Si ricorda questo discorso?
RISPOSTA: Confermo quanto ho dichiarato, ma non me lo ricordo. Confermo il verbale, in ogni caso.
DOMANDA: Prima io le avevo chiesto se, nell'ambito delle occasioni in cui aveva visto Buzzi a Venezia, poi in un secondo tempo aveva precisato che parlando di Venezia in qualche modo intendeva anche Mestre e quindi verrebbe riassorbito, se ricordava un incontro, un rendez-vous, un appuntamento specifico avvenuto in quella città, al quale avrebbe presenziato Buzzi in particolare, lei dice, ai primi anni '70?
RISPOSTA: E` il periodo che ho specificato: dal 1970 al 1973.
DOMANDA: Le chiedo se ricorda un episodio particolare?
RISPOSTA: Non mi ricordo assolutamente il verbale a cui lei sta facendo riferimento.
DOMANDA: Questo verbale, che è il verbale del 4 Luglio 1997, sempre davanti al Pubblico Ministero di Brescia e che riprende il verbale precedente che è stato appena oggetto delle contestazioni, a pagina 3, perché supera in qualche modo il verbale precedente come primo momento della conoscenza di Buzzi e perché specifica il contenuto di uno di questi incontri avvenuti con Buzzi a Venezia.
Lo leggo: "E' vero che in occasione dell'interrogatorio del 2 Aprile 1996, come lei mi rammenta, ho dichiarato di avere conosciuto Ermanno Buzzi attorno al 1973-74 nella sede di Ordine Nuovo in via Mestrina a Mestre e che successivamente l'avrei rivisto presso l'abitazione di Giangastone Romani ad Abano Terme. In effetti, riflettendo, mi sono ricordato di avere già visto in precedenza Ermanno Buzzi, attorno ai primi anni '70 - sembrerebbe un incontro che precede gli altri incontri di Abano e di via Mestrina - e comunque dopo che c'era già stata la strage di Piazza Fontana. Io mi trovavo assieme a Delfo Zorzi a Venezia, in Piazzale Roma, al Bar del Corriere, che era un punto di riferimento classico per incontri tra i mestrini e i veneziani di Ordine Nuovo. Nell'occasione io e Zorzi avevamo un appuntamento con Maggi e con Molin; stavamo per rientrare nel movimento Sociale, o vi eravamo appena rientrati, e si trattava di discutere della distribuzione delle cariche all'interno del partito. Ricordo che in quell'occasione Maggi venne all'appuntamento con Ermanno Buzzi. Sono quasi certo di avere conosciuto quest'ultimo proprio in quell'occasione. Maggi me lo presentò come un camerata di Brescia".
RISPOSTA: Confermo.
DOMANDA: Ma se lo ricorda come episodio?
RISPOSTA: Non mi ricordo assolutamente il verbale, comunque il discorso si colloca appunto nei primi del '70, perché il rientro di Ordine Nuovo nel Movimento Sociale Italiano si colloca dopo l'esplosione di Piazza Fontana, o subito, immediatamente prima, perché già c'erano state date disposizioni di aprire l'ombrello, cioè di entrare sotto le ali protettive di un apparato di stato, per quanto poco potesse valere, ma non mi ricordo. Comunque le confermo.
DOMANDE DEL G.I.P.
DOMANDA: Lei oggi non ricorda l'episodio però, se l'ha dichiarato a verbale in quell'occasione, sarà stato così?
RISPOSTA: Esattamente.
RIPRENDE L'ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO - DOTT. DI MARTINO
DOMANDA: Oggi, invece, mi pare di avere capito che lei ha aggiunto uno o più episodi che si riferiscono proprio a Brescia?
RISPOSTA: Uno o due incontri, ripensando a questo discorso, che si riferiscono ad un incontro fra elementi mestrini, cioè fra il sottoscritto in particolare e milanesi di Giancarlo Rognoni, su Brescia appunto.
DOMANDA: Con quale finalità, si ricorda?
RISPOSTA: Non mi ricordo, ma è quanto le ho già dichiarato prima: visto che c'era, mi sembra che fosse stato un tale Benedetti che studiava in un collegio che è sito sulla strada per andare verso dove c'è stata la battaglia di Napoleone, insomma per andare in direzione verso Venezia ma sulla strada provinciale, c'è un grande collegio sulla sinistra. Lui studiava lì e quindi il Rognoni voleva attivare una cellula della Fenice anche in Brescia. Questa è una cosa aggiuntiva che mi è venuta dopo ma, come ripeto, sono dei ricordi talmente diluiti nel tempo che si sovrappongono. Chiaramente, siccome non mi sono studiato la parte, ci sono le contestazioni e rispondo.
DOMANDA: Lei ricorda chi è Edmondo Sacerdoti, detto "il notaio"?
RISPOSTA: Deve essere una persona che, a quanto ricordo in questo preciso momento, che poi sono un attimo in confusione, agiva su Milano dove aveva un negozio di antichità, se non vado errato.
DOMANDA: Ricorda che rapporti aveva, leciti o meno, con soggetti inquadrabili in Ordine Nuovo?
RISPOSTA: A quanto mi risulta riciclava delle opere, come rapporti non leciti. Sui rapporti con Ordine Nuovo in questo momento non mi ricordo quanto da me dichiarato. Mi faccia la contestazione ed io le rispondo, anche perché disgraziatamente non sono un cervello elettronico e non mi ricordo.
DOMANDA: Le leggo il verbale del 9 Luglio 1996, davanti al Giudice Istruttore di Milano. Queste sono circostanze che rilevano, perché si riferiscono a quanto dichiarato da Tramonte, con riferimento ai rapporti tra Buzzi e Ordine Nuovo: "A Milano, tra il 1972 e il 1973, tramite Marco Foscari, ho conosciuto Edmondo Sacerdoti, detto "il notaio", che faceva l'antiquario e aveva un negozio nel centro di Milano. Era una persona che attualmente dovrebbe avere sui 70 anni e non ricordo dove abitasse. In realtà la sua attività di antiquario copriva quella di ricettatore di quadri, mobili e argenteria che in parte riceveva da Gianni Colombo di Lecco, detto "Colombino", anch'egli, come lo stesso Sacerdoti, legato agli ambienti di destra. Anche Marco Foscari procurava a Sacerdoti oggetti rubati e svolgeva anche una sorta di consulenza, indicando il valore delle merci. Dello stesso giro faceva parte anche Ugo Tradati, che frequentava casa Foscari quando abitava in Viale Ticino. In sostanza c'era un giro di persone che gravitava tra Brescia, Lecco, Como e Milano, tutte legate in qualche modo alla destra e che si dedicavano all'attività di furto e di ricettazione di mobili e oggetti di antiquariato"?
RISPOSTA: Confermo.
DOMANDA: Ma se lo ricorda?
RISPOSTA: Mi ricordo, cioè sono perfettamente a conoscenza dell'attività svolta da Marco Foscari, di cui dovrebbe - questo mi era sempre sfuggito - dovrebbe anche essercene traccia presso i Carabinieri di Iseo, in quanto che aveva continuato, fino ad anni abbastanza recenti, la sua attività. Sacerdoti l'ho già collocato prima, perché nelle mie conoscenze Ugo Tradati faceva parte del Movimento Sociale Italiano a livello, fra Movimento Sociale Italiano e malavita praticamente, e anche lui faceva parte appunto di questo giro che si dedicava a rubare nelle ville situate nel lecchese e nel comasco e poi, tramite uno che si chiamava Colombo o Colombino, di cui devo avere parlato al Dottor Salvini, se non vado errato, riciclavano gli oggetti rubati sul milanese; praticamente, se si trattava di mobili, cambiandone un po' l'aspetto, cioè levando dei particolari o restaurandoli questi particolari stessi.
DOMANDA: Ricorda se anche i quadri erano tra questi oggetti?
RISPOSTA: Quadri, tappeti, argenteria in notevole quantità, mobili, statue lignee. Poi venivano in qualche caso anche spediti all'estero, perché all'epoca il Foscari aveva un'attività con una ditta tedesca che stava a "Beverungen", quindi poteva approfittare di spedire per esempio i quadri quando andavano a caricare nella zona di Telgate, presso ditte come la Cam, che è abbastanza nota, o la Foppa Pedretti o cose del genere: mettevano le cose davanti e poi mettevano la merce e quindi, al tempo non c'era ancora il trattato, non c'era la visita doganale e riuscivano a passare la dogana stessa.
4.31 - LA DOCUMENTAZIONE SEQUESTRATA A GIANGASTONE ROMANI
4.31.1 - Le schede di adesione ad ORDINE NUOVO
Tra gli atti del processo di Catanzaro, relativi alla strage di piazza Fontana, sono state rinvenute le schede di adesione al CENTRO STUDI ORDINE NUOVO di Pino RAUTI.
Vincenzo VINCIGUERRA, che ha sempre sostenuto che all’interno del CENTRO STUDI ORDINE NUOVO di Pino RAUTI si celava una struttura occulta della quale facevano parte, tra gli altri, Delfo ZORZI, Carlo Maria MAGGI e lo stesso Pino RAUTI, fin dai suoi primi verbali al GI di Venezia aveva invitato l’AG ad acquisire le schede di adesione al CSON al fine di accertare che ORDINE NUOVO non era la palestra culturale-ideologica di cui parlava l’on. Pino RAUTI giacché, se così fosse stato, non avrebbe avuto alcun senso richiedere notizie, a coloro che intendevano aderire ad ORDINE NUOVO, sull’eventuale possesso del porto d’armi, sull’espletamento del servizio militare, sulla conoscenza di discipline sportive orientali e così via. Secondo il VINCIGUERRA le schede di adesione rappresentavano “la smentita plateale alle affermazioni sull’organizzazione politico-culturale di ORDINE NUOVO”.
Tra la documentazione sequestrata a Gian Gastone ROMANI, in occasione della perquisizione disposta dal GI di Milano ed eseguita il 20 marzo 1973 furono rinvenute e sequestrate, tra le altre cose, tre schede di adesione intestate a Franco STEINBACH di Trieste ed ai noti Paolo MORIN e Carlo Maria MAGGI di Venezia.
Dalla scheda compilata da Carlo Maria MAGGI si rileva che ai vertici del CENTRO STUDI ORDINE NUOVO, tra le altre cose, interessava conoscere: l’orientamento politico del datore di lavoro (MAGGI scrive “EBREA”); il possesso della patente d’auto, di moto, di nautica o il brevetto aereonautico; il possesso di autovetture, moto, imbarcazioni o velivoli; in caso affermativo il tipo e la targa (MAGGI indicherà “1100 R”); il possesso della patente di caccia o porto d’armi; il possesso del passaporto e per quali Paesi; il possesso di conoscenze utilizzabili ai fini del “C.C.A.”; se praticava sport e presso quali associazioni, in quali orari, l’orientamento politico dell’Associazione; se aveva assolto gli obblighi militari, con quale grado e specializzazione; se era appartenuto alle forze armate prima o dopo l’8 settembre 1943, in quali Reparti, a quali campagne di guerra aveva partecipato, se aveva riportato ferite e ricevuto decorazioni; se apparteneva ad Associazioni d’Arma.
Come ben si vede tali richieste di informazioni, rivolte a coloro che intendevano aderire a ORDINE NUOVO, appaiono alquanto insolite per un centro studi che avesse mere finalità politico-culturali. Anche questo elemento, in aggiunta alle inequivocabili informazioni fornite dalla fonte MORTILLA del Ministero dell’Interno, di cui si è detto, concorrono a dimostrare che il CENTRO STUDI ORDINE NUOVO, già molti anni prima dei fatti che costituiscono oggetto del presente procedimento, aveva al suo interno, una struttura parallela di carattere militare e coperta.
4.31.2 - I blok notes di ROMANI
A seguito della perquisizione eseguita il 20 marzo 1973 nei confronti di GianGastone ROMANI sono stati rinvenuti e sequestrati alcuni “block notes” in cui egli usava sintetizzare gli interventi degli ordinovisti ad alcune riunioni che si erano tenute a cavallo del rientro del CENTRO STUDI ORDINE NUOVO nel MSI.
Nel block notes, indicato come reperto n. 6, ROMANI sintetizza gli interventi degli ordinovisti alla riunione del Direttorio di ORDINE NUOVO che si era tenuta a Roma il 9 febbraio 1969. Alla riunione – così come si rileva dagli appunti – parteciparono RAUTI, SERMONTI, MAGGI, SPADARO, MACERATINI, GENEROSO e FRANCIA.
Dagli interventi si arguisce che la riunione aveva ad oggetto il possibile rientro nel MSI ed i contrasti che erano emersi con la componente del FRONTE NAZIONALE di Junio Valerio BORGHESE. Una conferma della riunione è stata rinvenuta in una missiva del 24 febbraio 1969 che il fiduciario “124” (Lino RONGA) trasmise alla D.A.R. del Ministero dell’Interno. Da questi appunti si desume che già all’inizio del 1969 il tema del possibile rientro nel MSI era dibattuto in ORDINE NUOVO (significativi appaiono alcuni interventi, come quello di SERMONTI, che sosteneva la necessità di impossessarsi del partito).
Proseguendo nella disamina degli appunti di ROMANI, apposti sul block notes n. 6 , si rileva che il predetto era intensamente impegnato nel coordinamento delle attività ordinoviste nel Triveneto attraverso la collaborazione di FORZIATI, NEAMI, Martino SICILIANO, BESUTTI e STIMAMIGLIO. Dagli appunti si rileva anche la programmazione di alcune conferenze da tenersi a Mestre e di una riunione da tenersi a Padova .
In due pagine viene sintetizzato un pubblico dibattito che si era tenuto giovedì 27 marzo 1969 nella sede della Gran Guardia del Comune di Padova, sulla questione palestinese. Il dibattito era stato organizzato dagli studenti arabi dell’Università di Padova e dal movimento “EL FATAH”. In realtà la riunione era stata organizzata da Franco FREDA. Questi appunti denotano la presenza dello stesso ROMANI al dibattito. Tale riunione venne evocata nella prima inchiesta per la strage di piazza Fontana da Franco FREDA che, mentendo sulla nota vicenda dei timers, sostenne di avere conosciuto il fantomatico Capitano HAMID in quella circostanza.
In un altro appunto intitolato “RIUNIONE PADOVA DEL 20/4” (fogli 16-22) – cioè due giorni dopo la nota riunione del 18 aprile 1969 – ROMANI, dopo aver analizzato la situazione politica ed economica del Paese, conclude indicando alcuni obiettivi:
a) “Continuare a fare opera di proselitismo e di selezione qualitativa nei confronti di energie vecchie e nuove in azione parallela non in contrasto con la destra ufficiale”;
b) “Realizzare la più capillare propaganda delle N/S mete politiche nelle scuole, presso le forze armate, polizia etc., svincolandosi il più possibile dalla (..?..) formale di parole e di azioni che si richiami al dilemma fascismo antifascismo”;
c) “Puntare ad alcune idee forza che nel filone del N/S Pensiero più si prestino alla rapida coagulazione delle nostre energie.”.-
Al foglio 22, negli ultimi tre punti, si legge:
“Esaltazione della Polizia e dell’Esercito a propaganda congiunta”;
“Organizzazione e reperimento di tutti i N/S elementi secondo una dislocazione cellulare”;
“Schedario e classificazione avversari politici di sinistra”.
Ai fogli 23 e 24 – vi è una sorta di promemoria di cose da fare in vista, verosimilmente, di una manifestazione da tenersi a Verona. Al punto 4 si legge
“Nominativi di Venezia Mestre: Giorgio BARBARO e fratello; ROMANI; BORATTO; MAGGI; TETTAMANZI; ?; VIANELLO; BUSETTO; TOZZATO; CARLET; (..?..); (..?..); Martino”.
Dal block notes n. 2 emergono appunti relativi alla riunione che si era tenuta nella sede di ORDINE NUOVO di Mestre nel marzo 1970, che aveva come tema il rientro del CSON nel MSI il cui invito, a firma di ROMANI, venne rinvenuto nell’abitazione di Massimiliano FACHINI. Dagli appunti si rilevano gli interventi di MASSAGRANDE, BARBARO, VINCIGUERRA, TURCO, FREDA e di altri.
Dal documento introduttivo e dai vari interventi che si sono succeduti, si rileva un eccezionale riscontro alle affermazioni sulla necessità del “doppio binario” ed al rientro strumentale nel MSI “come ombrello politico”, situazioni che VINCIGUERRA aveva evidenziato fin dalle sue prime dichiarazioni all’AG.
Altro aspetto di interesse è quello relativo ai rapporti tra gli ordinovisti che avevano obbedito a RAUTI, nella decisione di rientrare nel MSI e quelli che, invece, rimasero fuori dal partito e fondarono il MPON.
Nell’introduzione dell’intervento si legge :
- “Ora senza disperderci in critiche e in ripensamenti sui modi, sulla condotta, sui tempi, sul clima dell’operazione, che nessun senso avrebbero sulle decisioni da prendere per il futuro, ci attendiamo da camerati responsabili una valutazione obbiettiva e serena dei fatti , perché le due azioni politiche dei due filoni di O.N. dei camerati rientrati e di quelli che hanno preferito la lotta esterna al rientro convergano verso unici obiettivi chiari”;
- “Conquista ove sia possibile da parte di camerati designati di talune posizioni chiave in funzione puramente transitoria e strumentale allo scopo di rafforzare anche economicamente le posizioni dei camerati operanti fuori”.
- “Giungere a scadenza breve, ravvicinata al massimo al prossimo ottobre ad una valutazione globale dei risultati raggiunti e ad una riunificazione delle forze migliori sotto un’unica insegna che potrà essere quella di O.N. (..?..), o quella dell’M.S.I., ove ne avessimo il potere, modificata dentro il partito.
Riteniamo che in questa doppia operazione, di convergenza e di obiettivi, il n/s sarà uno solo: (..?..) attraverso le varie vicende, la stoffa, lo stile, la validità morale e psicologica di ciascuno di noi, rafforzare tra i migliori la coesione umana del n/s cameratismo, preparare l’intelaiatura di una forza politica che entro breve tempo dovrà essere in condizioni di agire come forza autonoma con soluzioni e tesi proprie”.
- “Necessità del doppio binario per eventuali azioni di altro genere. Quanto esposto sul piano politico con certi elementi altre cose, di carattere paramilitare , con altri”.
Seguono gli interventi sia di coloro che erano rientrati che di quelli che avevano deciso di non rientrare nel MSI. Dagli interventi si denota che l’operazione rientro, decisa da RAUTI, non era stata accolta con favore dagli ordinovisti.
MASSAGRANDE afferma “siamo arrivati ad essere considerati dal MSI una formazione parallela all’ MSI”.
BARBARO: “imposizioni da Roma dell’operazione rientro”.
VINCIGUERRA: “abbiamo tentato controvoglia l’operazione rientro nel MSI”.
TURCO: “Non hanno accettato neppure il padre di Turco alle organizzazioni parallele per paura che il padre di Turco ora candidato nuocesse a qualcuno attualmente candidato. Le prime rappresentavano una speranza oggi non rappresentano più niente”.
FREDA: “Padovani prudenti ad eccezioni di FACCHINI e in un certo senso DINALI”.
A seguire la parte più importante degli appunti:
“Discussione aperta su tre temi :
a) validità della alternativa politica in senso strumentale = come ombrello politico
b) atteggiamento conseguente: tenendo presente che lo scopo della riunione e’ quello di mantenere intatta la n/s coesione umana di gruppo
Poi ancora:
“RAUTI
1. Perché dell’operazione e Prospettive Necessita di un fronte unico per operazione rientro
2. Rapporti con organizzazioni extraparlamentare O.N.
BARBARO – io - RAUTI o MAGGI
Altri centri O.N. = mantenere contatti
Sulla riunione ordinovista di Mestre è stata rinvenuta, nell’abitazione del ROMANI, anche la minuta della convocazione con allegato un elenco riportante, verosimilmente, le persone da invitare e la missiva che Paolo VENTURA scrisse a ROMANI comunicandogli i motivi per i quali aveva deciso di non partecipare alla riunione.
L’elenco che inizia con la scritta “VIA MESTRINA 43” riporta i seguenti nominativi in corrispondenza della città:
PADOVA : VENTURA Paolo; Massimo FACHINI; ALESSI Edoardo; Franco FREDA;
VERONA: Elio MASSAGRANDE; Pasquale TROCCOLI; BESUTTI Romeo (Mantova);
UDINE: TURCO; Vincenzo VINCIGUERRA; Carlo CICUTTINI;
TRENTO: Nicola TROCCOLI; Gioenzo RENZI;
BOLZANO: Teodoro BONADIO;
TRIESTE: Manlio PORTOLAN; FARNETI – MARSICA;
BERGAMO: Giorgio MAZZEO;
MILANO: G. ROGNONI;
VENEZIA: VIANELLO di Mestre: BORATTO; SICILIANO.
Nel block notes repertato con il n. 3 si rileva, tra le altre cose, un elenco di nomi preceduto dalla scritta “Nomi da schedare – Avversari Pericolosi” .
Nel block notes n. 4 si rilevano appunti concernenti riunioni ed interventi. Delle riunioni vengono indicati soltanto il giorno ed il mese, non l’anno. La presenza di un intervento di GRADARI (foglio n. 2) fa ritenere che gli appunti si riferiscano al periodo successivo al rientro di O.N. nel MSI e comunque anteriore al novembre 1971 giacché al foglio n. 7 si rileva l’appunto “Convegno Nazionale del Turismo – Da Tenere a Ott. Nov. 1971”. A conferma che il block notes risale all’anno 1971, vi è l’appunto al foglio 20 “Riunione Esecutivo del 1/4/71”.
Nel foglio n. 1 si rileva, tra l’altro, il seguente appunto corrispondente alla assegnazione di incarichi, in cui emerge la figura di MAGGI come responsabile del settore sportivo e di MELIOLI in quello corporativo. E’ pertanto pacifico che Giovanni MELIOLI fosse inserito a pieno titolo nella struttura facente capo a Carlo Maria MAGGI ed a Gian Gastone ROMANI.
Ai fogli n. 15-19 si rilevano appunti relativi, verosimilmente, ad interventi tenuti nel corso di una riunione della quale non viene indicata la data ma che verte soprattutto sulla situazione di O.N. in seno al MSI. Si prendono in esame le città di Verona, Trieste, Treviso (Raho) e di Udine.
Si rilevano inoltre interventi di TOZZATO, LAGNA e ZORZI. Quest’ultimo faceva riferimento a contrasti tra SIGNORELLI ed ABELLI per l’assegnazione del settore volontari del MSI. Il documento dimostra che ZORZI, nel 1971 (periodo in cui si era già trasferito a Napoli, per gli studi universitari) continuava a svolgere attività in seno al gruppo del CSON che era confluito nel MSI.
Si evidenzia infine che al foglio n. 59 si legge “Potere Operaio – Via Barbarigo 21 – Lido Venezia”. Il riferimento all’indirizzo di Potere Operaio, negli appunti di ROMANI, fa riflettere sulle possibili motivazioni che possono ricondursi, verosimilmente, a qualche azione da porre in essere contro la sede di un movimento extraparlamentare di sinistra.
Nel block notes n. 5 vi sono riferimenti all’anno 1972, relativi a riunioni che ebbero per oggetto la campagna elettorale del 7 maggio 1972. Anche in quel periodo la sede di Via Mestrina era utilizzata dagli ordinovisti del CSON che erano rientrati nel MSI per le loro riunioni:
Al foglio n. 31 si rileva l’appunto “Giovedì 6 – riunione comitato elettorale in Via Mestrina”, con a seguire i nomi di TOZZATO, LAGNA, RAO, ALIBELFADEL, TRINGALI Stefano e di altra persona di cui non è stato possibile interpretare il nome.
Alla fine del foglio si rileva “RAHO Giacomo – Via Terraglio 55 – S. (..?..) 042 TREVISO – tel. 41549”.
4.31.3 - La rubrica telefonica e l’agenda del 1972 di ROMANI
Dalla rubrica telefonica e dall’agenda del 1972 di ROMANI si possono riscontrare numerosi contatti con tutto l’ambiente ordinovista veneto non escluso quello di Padova. Si citano tra gli altri: BRANCALION Giangaleazzo, BELLONI Gianfranco, BESUTTI Roberto, BELTRAMETTI Eggardo, CARLET Giampietro, DAINESE Walter, FORZIATI Gabriele, FRANCIA Salvatore, Prof. FREDA G., FACCHINI Col. Vinicio di Padova, GUERIN Antonio di Monfalcone, GRADARI Piero di Mestre; MACERATINI Giulio, MAGGI Carlo Maria, MIRIELLO Fabio (i riferimenti ad indirizzi di Genova sono cancellati e sostituiti dalla scritta SUD AFRICA);
MONTAGNER Riccardo, MAGGIOLO Giuseppe (ON Padova), MASSAGRANDE Elio, Gianni MELIOLI, PORTOLAN Manlio, RAGNO Dr Gino, RAUTI Pino di Roma, RAHO, Giancarlo ROGNONI, SICILIANO Martino, SAVARIS Angelo di Rovigo, Marcello SOFFIATI, VENTURA Giovanni, VENTRICELLI Ivo di Venezia, Vincenzo VINCIGUERRA, Paolo VENTURA.
4.31.4 - La corrispondenza epistolare sequestrata a ROMANI
Molto interessanti sono anche le missive sequestrate a ROMANI. Da tali documenti, tra le altre cose, emerge sia il forte legame che legava ROMANI a FREDA ed a FACHINI, sia che ZORZI, pur se lontano dal Veneto, continuava a svolgere la propria attività in seno al gruppo ordinovista veneto.
Con la missiva datata 25 febbraio 1969, ROMANI informa Pino RAUTI, sulle iniziative organizzative di ORDINE NUOVO nel Veneto. In particolare comunica che era stata indetta una riunione a Verona per il 2 marzo 1969 (della quale veniva allegata copia della convocazione, inviata alle reggenze delle tre Venezie) che sarebbe stata presieduta dallo stesso ROMANI e da MAGGI; che era stata tenuta una prima riunione a Mestre, nella sede di O.N. di Via Mestrina, “inaspettatamente assai affollata di giovani”, nel corso della quale erano state decise alcune attività di volantinaggio nelle scuole e si era stabilito un calendario settimanale di incontri presso la sede di Via Mestrina; che non appena in possesso del giornale “Deutsche Nachrichten” edito dall’N.P.D. gli avrebbe fornito circostanziati rapporti per il bollettino “Corrispondenza Europea”.
Con la missiva datata 9 marzo 1969, diretta a “Franco NEAMI c/o Polidori /S.Mauro 102/D – Sistiana/ Trieste” ad oggetto “Costituzione ed obiettivi dei Gruppi di Studio”, ROMANI trasmette a NEAMI (a seguito degli accordi presi in occasione della riunione di Verona in merito alla costituzione di gruppi di studio) copia della “Riforma Sullo” sulla Scuola, accolta negativamente dall’ambiente di ON. Nella missiva ROMANI individua alcuni punti della riforma che andavano contrastati. Comunica, inoltre, che avrebbe scritto “a FORZIATI per il noto supporto finanziario alla V/s ricerca e necessità della sede” e che si sarebbero ritrovati a Udine il 23 marzo “per riassumere i risultati dei gruppi di studio […] anche perché per quella data potremo sapere se saremo in grado di fare o meno la progettata manifestazione a Verona del 30 marzo p.v.”.
Con la missiva datata 8 ottobre 1969 diretta a RAUTI, ROMANI indica – alla vigilia del Consiglio Nazionale di ORDINE NUOVO, previsto per la “domenica successiva”
– anche a seguito delle discussioni con “MAGGI ed i camerati del Veneto”, le proprie riserve sul “rospo” del rientro nel MSI, sottolineando come il semestre della nuova gestione ALMIRANTE, di fatto, non avesse cambiato nulla all’interno del partito.
In particolare ROMANI, affrontando le varie questioni - a suo dire irrisolte - evidenziava, nella parte relativa alla “quistione sociale” che “non ci sembra che il partito, in assenza di cospicui finanziamenti da parte degli organi confindustriali (che in linguaggio politico ed economico attuale si traducono in centinaia di milioni) si sia almeno prospettato la possibilità di mettere una buona volta la confindustria con le spalle al muro smascherando di fronte al paese il sudicio connubio di finanziamenti sottobanco alle varie organizzazioni di sinistra”, mentre nella “quistione internazionale” affermava: “quali garanzie intende offrirci il MSI di cominciare a parlare una buona volta un linguaggio europeo e mediterraneo che non sia quello stucchevole e vaniloquente dei filoamericani di complemento, tanto per intenderci dell’ebreo Nelson Page o del baronetto De Boccard?”;
Con la missiva datata 30 novembre 1969, diretta a RAUTI e per conoscenza a MAGGI, ROMANI mette a conoscenza il primo, su incarico del secondo, di quanto era emerso dalla riunione dei responsabili del Veneto che si era svolta quella stessa mattina a Mestre e che rappresentava un punto di situazione in vista dell’oramai deciso rientro nel MSI.
Gli intervenuti alla riunione fornivano le informazioni sulla situazione del MSI nelle loro città proponendo i nominativi di coloro, vicini o interni alle posizioni di “O.N.”, da candidare per gli incarichi direttivi. Questo, in sintesi, quanto rappresentato nel corso della riunione dai vari intervenuti:
- FORZIATI di Trieste: riferiva a lungo, in assenza di NEAMI, su quella federazione del MSI, la cui attività era alquanto nulla, precisando che commissario del MSI era il consigliere regionale MORELLI mentre, il segretario giovanile era tale HERMET, definito creatura di ANDERSON, grazie al quale manteneva la carica; proponeva la candidatura a commissario del “Dott. Proc. GIACOMELLI, vicino a noi, e facilmente manovrabile che avrebbe l’appoggio di un vicecommissario n/s, PORTOLAN di FORZIATI (che potrebbe far parte della Direz. Provinciale in ruolo da precisarsi), di NEAMI come commissario giovanile, che nutre le simpatie di un nutrito stuolo di giovani e del FAS. A questa equipe sarebbe forse possibile, e ci sono forti prove a favore, di godere dell’appoggio di DE VIDOVICH, che praticamente rappresenta la CISNAL”;
- VINCIGUERRA di Udine: riferiva che la situazione non era come a Trieste, sottolineando, da una parte, la presenza del commissario BOSCHI come funzionale a Michele VITTURI ed al suo consolidato potere, dall’altra, il disorientamento della base missina, attratta però dall’attivismo del nucleo di ORDINE NUOVO e del F.A.S.; proponeva la candidatura a commissario della federazione di ZARO o di Franco TURCO, preferendo tra i due il primo, mentre il secondo avrebbe garantito il suo appoggio; Cesare TURCO, invece, avrebbe potuto assumere la carica di segretario giovanile;
- BONADIO di Bolzano: riferiva che la situazione era difficile per il persistere del “mito MITOLO”; proponeva la candidatura a commissario di MALPEZZI, che si dichiarava “vicino a ON anzi addirittura di ORDINE NUOVO”;
- Padova (non viene indicata l’elemento che illustra la situazione all’interno del MSI patavino, ma si segnala che nell’agenda di FACHINI relativa all’anno 1969, risulta annotata proprio alla data del 30 novembre, una riunione di Ordine Nuovo, da tenersi in via Mestrina alle ore 10,30): veniva precisato che dopo l’uscita di scena del “rasputin della situazione” cioè di LUCI, la situazione era caratterizzata da diversi poli di attrazione: un primo polo composto “da un triumvirato di giovani manovali dell’ARCELLA” che gestiva la federazione appoggiandosi alla GIOVANE ITALIA ed al suo reggente, MUNARI; un secondo polo che faceva capo all’avvocato BRANCALION, al quale faceva parte da un po’ di tempo il FUAN con a capo Massimiliano FACCHINI che veniva appoggiato dal gruppo di ON che faceva capo ad ALESSI, VENTURA, DINALI e CANAL, che vengono definiti come vecchi attivisti del 53/55; proprio in riferimento a FACHINI scrive “al momento è la vittima del regime per quella famosa storia degli attentati all’Università per cui fu poi incriminato anche il suo accusatore Commissario di P.S. JULIANO, è l’elemento meglio inquadrato nei n/s confronti e quindi potrebbe essere più sensibile ad una n/s manovra di conquista per linee interne. Bisogna quindi ottenerne la nomina a Commissario. I n/s lo appoggeranno e noi con opportuni interventi potremo dargli una mano”;
- Sulla situazione di Verona e Trento, ROMANI riferisce che la situazione era ben nota e che non erano pertanto presenti alla riunione; tiene a sottolineare di non infierire nei loro confronti “sia perché potremmo essere costretti domani a fare passi in altra direzione fuori dal partito e nessuno può oggi escludere che la vecchia, onorata insegna non venga ancora buona, sia perché essi godono in certi ambienti giovanili e finanziari di un certo prestigio, sia perché queste roccaforti potrebbero servirti ad aumentare il tuo potere contrattuale stante il persistere di questo clima di indifferenza per non dire di ostilità verso il n/s rientro all’interno del partito”;
- Sulla situazione di Venezia, dopo aver precisato che MAGGI lo aveva di certo già relazionato, precisava che bisognava spingere per la nomina a Commissario di FOSCARI, in quanto non vedeva sulla piazza altri nomi aggiungendo che contrario alla nomina di FOSCARI vi era un gruppetto di Mestre del quale faceva parte GRADARI.
Con la missiva datata 19 gennaio 1970, diretta a ROMANI, Pino RAUTI fornisce notizie su una riunione che si era tenuta il giorno precedente e che rappresentava il punto della situazione dopo la prima fase dell’operazione rientro nel MSI, i cui dettagli avrebbe potuto apprendere da MAGGI, che era stato presente alla riunione.
RAUTI afferma che avrebbe voluto parlargli a proposito “dello sviluppo del settore delle “attività parallele” che abbiamo ottenuto con scopi ben precisi, perché potrebbe diventare il “nerbo” di una ristrutturazione generale del MSI e il portabandiera di un suo nuovo “linguaggio” politico e propagandistico”. RAUTI continua affermando: “Quanto al <caso> di Venezia, ne ho parlato a lungo anche con ZORZI, dopo aver letto la tua. Potrei sbagliarmi, ma ho l’impressione che, dopo, aver perso l’occasione di <puntare> su di te (e quella era una battaglia da condurre a fondo, ovviamente) noi ci sia troppo scoperti per Marco FOSCARI che, intanto, a Roma prospettava una soluzione diversa, quella di GRADARI, ritirandosi dalla mischia”.
Con la missiva, datata 12 gennaio 1970, che ROMANI inviò a GRADARI, neo Commissario Provinciale della Federazione del MSI di Venezia, venne stigmatizzato il comportamento dei missini nell’operazione “rientro degli ordinovisti”. ROMANI fa riferimento, più volte, alla “riunione a Villa FOSCARI” ritenuta inutile, in cui era ben emersa la diversa impostazione sia ideologica che organizzativa tra i due schieramenti: quello ordinovista e quello missino.
Dal contenuto della lettera, che rappresenta una vera e propria filippica contro GRADARI ed il gruppo missino di Venezia, emerge la presenza alla riunione di Mira, oltre che dello stesso ROMANI e GRADARI, anche di CARLET e di MAZZUCCO.
La missiva conclude con l’affermazione:“Restiamo quindi nel MSI in cui un preciso impegno disciplinare e politico ci ha fatti rientrare come gregari, ed attendiamo a trascinarvi dentro nuove e sane energie che altri tempi e più pesanti scadenze maturino, e con esse un “clima diverso”: un clima fascista, tanto per intenderci, che con le correnti, gli impegni e i disimpegni democratici, le attese e le disattese, gli intrallazzi, i giuochi, le pastette non ha nulla da spartire”.
Con la missiva datata 9 febbraio 1970, diretta a Paolo VENTURA di Padova, e per conoscenza a Franco FREDA, ROMANI sottolineava che non intendeva sostituire FREDA nelle conferenze patavine (dalle quali era stato estromesso) in quanto aveva visto “con piacere” il suo reinserimento, anche se nella veste di conferenziere, giacché aveva avuto modo di rendersi conto “in questi anni quanto il camerata FREDA in iniziative difficili, e talvolta pericolose, spesso senza l’aiuto del n/s ambiente, anzi con la preconcetta ostilità del n/s ambiente, in un ambiente assai difficile perché lontano ed ostile a noi, aveva avuto modo di giovare alla n/s causa”.
Con la missiva datata 6 marzo 1970, Paolo VENTURA, ordinovista di Padova che figurava tra gli invitati alla riunione di Via Mestrina di cui si è già fatto riferimento, informa ROMANI e RAUTI, sui motivi che lo avevano indotto a non aderire, unitamente ad ALESSI, DINALI e CANALI, alla riunione. Il motivo era da individuarsi nella presenza tra gli invitati di FREDA e di FACCHINI.
VENTURA precisava che, mentre l’attributo di camerata calzava nei confronti di FACHINI, non poteva dirsi lo stesso nei confronti di FREDA, la cui posizione era ritenuta equivoca (tra l’altro per le voci che lo volevano simpatizzante ai movimenti extraparlamentari di sinistra). VENTURA, aggiungeva, tra l’altro, di non comprendere l’invito dei due (cioè di FACHINI e FREDA) ad una riunione “ristretta, riservata ed alquanto delicata” in quanto egli, nella sua qualità di reggente di ORDINE NUOVO a Padova, non aveva mai ricevuto dai due alcuna richiesta di entrare a far parte dell’organizzazione. VENTURA, inoltre, sottolineava, da una parte, che insieme ad ALESSI (ubbidendo esclusivamente ad un ordine di RAUTI) era rientrato nel MSI, entrando a far parte della Direzione Provinciale, dall’altra, che ALMIRANTE aveva dato disposizioni di non tenere riunioni alla presenza di FREDA.
Con la missiva datata 9 marzo 1970, diretta a Mario TEDESCHI, direttore del BORGHESE, ROMANI chiede di intervenire a favore “del camerata Massimo FACCHINI, Presidente del FUAN all’Università di Padova, che era <stato arrestato dalla Polizia su segnalazione del Rettore, per la manifestazione dimostrativa di simbolica occupazione del cortile Universitario del Bò, effettuata nella settimana scorsa in segno di protesta>” per la concessione di aule per l’assemblea del Movimento Studentesco presieduta da CAPANNA.
Nella lettera ROMANI precisa che FACHINI era “quello stesso FACCHINI, che con il suo coraggioso comportamento fece scoppiare a Padova il clamoroso caso del Commissario di P.S. Juliano”. Dopo aver sottolineato che il MSI di Padova e del Veneto in generale “non sembrano troppo disposti ad appoggiare con manifestazioni esterne, con interventi in alto loco”, passa ad indicare quali interventi sarebbero stati opportuni a favore di FACHINI: “Riterrei quindi generoso oltre che doveroso intervenire a suo favore nei modi e nelle forme più appropriate che possono andare da una campagna di stampa bene orchestrata, ad un intervento, se possibile, in alto loco nella magistratura per aggirare le posizioni, ad un appoggio presso i camerati che attualmente ne curano la difesa penale”, cioè l’avvocato Giangaleazzo BRANCALION. In calce alla missiva il post scriptum: “Elemento condizionante di una certa urgenza è che il Facchini ha già varie pendenze penali di natura politica che potrebbero scattare!!”.
Con la missiva datata 10 marzo 1970 diretta al Col. FACHINI (padre di Massimiliano), ROMANI mette a parte l’ufficiale (dopo avergli precisato che chi scriveva era lo stesso ROMANI che fino al 1953 era stato segretario giovanile del MSI padovano) che in occasione della riunione dei quadri direttivi di ORDINE NUOVO delle Tre Venezie che si era tenuta la domenica precedente “i camerati tutti di ON mi hanno incaricato di porgere alla famiglia ed a Lei un cameratesco ed affettuoso saluto, insieme al naturale desiderio di appoggiare con una appropriata campagna di stampa ed una valida difesa giuridica in sede penale la pratica dell’immediata scarcerazione di suo figlio. So che il camerata ed amico fraterno BRANCALION ha già assunto spontaneamente la sua difesa [..] Gli avvocati CARLET Giampietro e MAGGIOLO di Venezia in nome dei legami e delle simpatie per ORDINE NUOVO hanno offerto spontaneamente la loro opera, da affiancare a quella del camerata Avv. BRANCALION che conoscono […] ho già scritto al camerata Mario TEDESCHI del BORGHESE perché nella maniera più appropriata appoggi sulla stampa la campagna per la liberazione di suo figlio”.
Nel post scriptum si legge: “tenga conto nel telefonare che il suo telefono è controllato. Se parla con mia moglie al mio numero telefonico può parlare con la stessa libertà con cui parlerebbe con me; è anche lei delle n/s stesse idee”.
Con la missiva datata 16 marzo 1970, Vinicio FACCHINI, rispondendo a ROMANI, nel ringraziarlo“della generosa iniziativa partita dai camerati di O.N. delle Venezie, a favore dei nostri ragazzi incarcerati o denunziati per avere tenuto alto il nome della Patria”, lo informa che era in attesa di conoscere le decisioni del Procuratore sulla libertà del figlio e che solo dopo di ciò e se necessario si sarebbe messo in contatto con gli avvocati menzionati nella missiva.
Con la missiva del 21 marzo 1970 che ROMANI scrive a GRADARI e per conoscenza a Carlo Maria MAGGI ed a Carlo VIANELLO, ad oggetto “Nomina addetto stampa e propaganda nella Giunta Commissariale della Federazione del MSI di Venezia”, rispondendo ad una missiva dello stesso GRADARI dell’11 marzo, comunicava i nominativi di MAGGI e di VIANELLO come quelli proposti per la nomina del primo come addetto stampa e del secondo come responsabile del FUAN, in sostituzione di “BORATTO che nel momento attuale deve superare una profonda crisi nervosa maturata per varie situazioni universitarie e personali”.
Con la missiva, diretta verosimilmente, a Pino RAUTI, senza data (ma sicuramente successiva alle elezioni del 6 maggio 1972, in quanto ROMANI si congratula sia per la libertà che per la sua elezione a deputato), ROMANI analizza il voto del 6 maggio che lo aveva visto sconfitto a Venezia, per soli duecento voti dall’eletto DAL SASSO. Si dimostra amareggiato dalle lotte intestine che si erano evidenziate durante la campagna elettorale, afferma che per quanto riguarda la campagna di propaganda aveva fatto stampare un giornale, le cui copie furono “recapitate a mano in tutta la provincia dai ragazzi nostri […] dato che il bravo ZORZI è potuto essere qui solo per pochi giorni a dirigere il gruppo ed il MAGGI è stato pressoché inerte, intrallazzando in giuochi e giochetti di dubbio gusto che non hanno reso niente a nessuno”.
Da queste lettere, sequestrate a Gian Gastone ROMANI, trova ulteriore conferma che per gli ordinovisti il rientro nel MSI non era stato ben accetto ma che avevano comunque “ingoiato il rospo”. Le lettere confermano inoltre, come sopra evidenziato, l’intenso rapporto con FACHINI e con lo stesso FREDA (rapporto, quest’ultimo, espressamente vietato dal Segretario nazionale ALMIRANTE, ma che ROMANI continua a mantenere, rientrando ciò, probabilmente, nelle attività del c.d. doppio binario.
Va inoltre rilevato che, già nel processo di Catanzaro, Pino RAUTI aveva cercato di allontanare da sé la figura di FREDA, tanto che nel corso dell’interrogatorio dell’1 agosto 1975, dinnanzi al GI di Catanzaro dott. MIGLIACCIO, aveva esibito la copia di una lettera che Giorgio FREDA aveva inviato a ROMANI il 5 febbraio 1966 con la quale comunicava le sue dimissioni da ORDINE NUOVO.
Ciò comunque, come si è sopra visto, e solo in parte vero in quanto FREDA ha continuato a frequentare ORDINE NUOVO tanto da essere invitato non solo alle conferenze patavine ma anche a quelle mestrine, così come si rileva da un ciclostilato firmato da “A.S.A.N. Giovane Italia – F.A.S. (Fronte Azione Student.) – F.U.A.N. – Fronte Univ. D.Az. Naz. – CENTRO STUDI (Ordine Nuovo)”, acquisito dagli atti del processo di Catanzaro, in cui si pubblicizzavano riservatamente, tra i giovani di destra, alcuni convegni che si sarebbero svolti nei giorni 2, 3 e 4 ottobre 1969 in Piazza Ferretto n. 68 a Mestre. Relatori dei convegni sarebbero stati: domenica 2 novembre alle ore 10 Gastone ROMANI, sul tema “I giovani e il mondo del lavoro”, lunedì 3 novembre alle ore 10 e 17 Giorgio FREDA (sul tema: “Lo Stato”), Piero LONGO (assistente universitario), Pino BORATTO (dell’Esecutivo F.A.S) e Massimo FACCHINI (pres. Regionale F.U.A.N.), sul tema: “Tattica nelle lotte studentesche”; martedì 4 novembre alle ore 10 Adriano CERQUETTI (dell’Esecutivo Nazionale Giovanile) Bruno CANELLA (dirigente nazionale giovanile, sul tema “La Gioventù Nazionale contro la sovversione”).
Lo stesso FREDA, come s’è visto, verrà inoltre invitato a quella riunione ristretta e riservata di ORDINE NUOVO che ROMANI organizzò a marzo del 1970 in Via Mestrina.
Dalle lettere sequestrate a ROMANI risultano di particolare interesse i riferimenti a Delfo ZORZI perché attestano indiscutibilmente che egli è ben conosciuto dal Capo di ORDINE NUOVO, Pino RAUTI. Come si è visto nella missiva di RAUTI a ROMANI del 19 gennaio 1970, Delfo ZORZI è ben conosciuto dal Capo del Centro Studi Ordine Nuovo, Pino RAUTI, il quale scrivendo a ROMANI affermava “Quanto al <caso> di Venezia, ne ho parlato a lungo anche con ZORZI, dopo aver letto la tua”. Analoga situazione emerge dalla missiva di ROMANI a RAUTI del 6 maggio 1972 con la quale ROMANI, scrivendo a RAUTI, fa riferimento “al bravo ZORZI [che] è potuto essere qui solo per pochi giorni a dirigere il gruppo”.
Si rammenta al riguardo che Pino RAUTI, sentito in Corte di Assise a Milano, nel procedimento per la strage di Piazza Fontana, ha tenuto a minimizzare l’eventuale conoscenza con ZORZI. Così RAUTI alle domande del Pubblico Ministero:
“P.M. - Non le ho chiesto... la mia era una domanda molto più innocente. Lei ha conosciuto Delfo ZORZI?
I.R.C. - ZORZI non ricordo di averlo conosciuto; può darsi che l'abbia incontrato, sì, in qualche manifestazione nel Veneto. Io andavo spesso nel Veneto, come altrove, a fare manifestazioni. Come faccio a dire "Conosciuto"? Era presente a qualche comizio mio, a qualche conferenza mia? Può darsi, Però conoscenza precisa e specifica non credo di averne avuta.
P.M. - Lei, in queste dichiarazioni del 2 giugno '98, disse esplicitamente: "Io ho conosciuto Delfo ZORZI nel periodo del CENTRO STUDI ORDINE NUOVO, e quindi ritengo di averlo incontrato in qualche manifestazione del centro".
I.R.C. - Credo di averlo incontrato in qualche...
P.M. - La conoscenza è sicura. E` questo che voglio dire.
I.R.C. - Lei mi chiede, scusi, precisiamo: Lei mi chiede se io ho conosciuto - già un termine piuttosto vago - se io ho incontrato uno che era iscritto presumibilmente era un giovane attivista di ORDINE NUOVO nel momento in cui io tenevo, in tutta Italia, manifestazione per Ordine Nuovo; ma certamente che l'avrò visto, mi avrà salutato, mi avrà dato la mano, si sarà fatto fotografare accanto a me, mi avrà chiesto, come fanno molti, se ce l'avevo un libro con la mia dedica; non lo so, non me lo ricordo, ma è probabile che sia accaduto. E che significa questo? Dottore, io faccio politica da cinquantaquattro anni, moltiplichi per dodici mesi, ho conosciuto decine di migliaia di persone, quindi... poi anche la memoria precisa: "Quando ha visto Delfo Zorzi?", e chi se lo ricorda?
P.M. - Ma non gliel'ho chiesto. Io le ho chiesto se Lei lo aveva conosciuto. Oggi ha dato una risposta dubitativa, in questo interrogatorio del 2 giugno...
I.R.C. - Dubitativa quando all'uso che Lei può fare o all'uso che può trarre dal termine "Conoscere". Allora precisiamo: essendo un aderente ad Ordine Nuovo probabilmente, quasi certamente, l'avrò incontrato in qualche manifestazione; significa conoscerlo questo, secondo Lei? Questo lo dice Lei. Secondo me, conoscere una persona, è un'altra cosa. Io conosco i dirigenti del partito, quelli che hanno avuto cariche, incarichi, ruoli di responsabilità, che più mi sono stati vicini per anni, a volte per decenni; quelli li conosco. Gli altri sono incontri più o meno casuali.
P.M. - Dottor Rauti, io le avevo semplicemente fatto ricordare che in queste dichiarazioni del '98 Lei disse, verbale da Lei sottoscritto, riletto alla presenza del suo Difensore: "Io ho conosciuto Delfo Zorzi nel periodo del Centro Studi Ordine Nuovo". Evidentemente in quell'occasione aveva capito il significato del verbo conoscere, e oggi mi sembra invece di capire che dobbiamo stare a discutere.
I.R.C. - Conosciuto mi sembra eccessivo, a ripensarci bene.”.
4.31.5 - Le dichiarazioni che ROMANI rese al GI di Milano
Gian Gastone ROMANI venne interrogato dal GI di Milano l’11 aprile 1973. Relativamente a Franco FREDA riferì che dopo il 1965, allorché venne decisa la costituzione di ORDINE NUOVO e la contestuale separazione dal MSI, MACERATINI, ANDRIANI o RAUTI gli trasmisero un elenco di persone del Veneto che avrebbero potuto aderire ad ORDINE NUOVO, tra i quali figurava Franco FREDA che, contattato, aveva aderito ad ORDINE NUOVO unitamente a TONIOLO, ROMANIN e TRINCO, allontanandosene poi nel febbraio 1966.
Relativamente alla riunione del marzo 1970 affermava che invitò FREDA in quanto, nel quadro del rientro del CSON nel MSI, ebbe disposizioni di contattare gli ex ordinovisti al fine di tentare un’operazione di convincimento per il rientro nei quadri del MSI e tenuto anche conto che lo stesso era stato invitato proprio dal MSI a tenere una conferenza nella sede di Mestre (cfr. block notes n. 2 sequestrato a Romani in G-a- 119 pag. 306- 315). Scopo della riunione, affermava ROMANI, era quello di mantenere coese quelle forze che credevano “fermamente in un mutamento radicale della società” affinché tali istanze fossero presenti all’interno del MSI.
Relativamente a ZORZI affermava, in evidente contrasto con quanto emerso dalla corrispondenza sequestratagli e dagli appunti di suo pugno, “Ho visto credo solo per un paio di volte un certo Delfo ZORZI nella palestra di judò. Credo che da un po’ di tempo si sia trasferito a Napoli per ragioni di studio”. Negava, infine, che RAUTI si fosse mai recato in aprile a Mestre (a causa della non buona riproduzione dell’atto non è possibile rilevare l’anno cui si riferisce) aggiungendo che doveva costà recarsi in una circostanza ma che a causa dell’alluvione non fu possibile. Allo stesso modo negava visite di RAUTI a Venezia. Nessun riferimento invece alla riunione alla WHITE ROOM ove risulta accertata la presenza di RAUTI.
(continua)