PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI BRESCIA

MEMORIA DEL PUBBLICO MINISTERO MASSIMO MERONI

(STRAGE DI PIAZZA DELLA LOGGIA)

 

Proc. Pen. n.03/08 Corte Assise di Brescia 

 

 

CAPITOLO 4.0

 

CARLO MARIA MAGGI

4.1 - MAGGI CARLO MARIA

 

 

maggi3

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carlo Maria MAGGI è raggiunto da un giudicato cautelare in ordine all’esistenza a suo carico di gravi indizi di colpevolezza, ma il Tribunale non ha ritenuto di emettere nei suoi confronti ordinanza di custodia cautelare, come accaduto, invece, per Delfo ZORZI ( e di TRAMONTE), in considerazione del suo stato di salute.

Per lui valgono la maggior parte degli elementi che convergono su Delfo ZORZI.

Anche nei suoi confronti valgono le valutazioni svolte dalla S.C. che hanno considerato anche il mutato quadro processuale, a seguito della ritrattazione di TRAMONTE e delle diverse valutazioni sull’attendibilità di DIGILIO. In sostanza i gravi indizi, sia pure ai limitati fini cautelari, sussistono nonostante che TRAMONTE abbia ritrattato e nonostante che DIGILIO sia stato ritenuto non attendibile quanto ad altre vicende delittuose.

 

 

MAGGI, ispettore di ORDINE NUOVO nel Triveneto, legatissimo a ROMANI, RAUTI, SOFFIATI (di cui propone la nomina a responsabile di Ordine Nuovo a Verona) e allo stesso ZORZI, è raggiunto da una serie impressionante di elementi, che può essere estremamente sintetizzata come segue.

 

1) Carlo DIGILIO lo chiama in correità in quanto gli attribuisce il preavviso di un grosso attentato in occasione della nota riunione di Colognola ai Colli, svoltasi pochi giorni prima del 28 maggio 74, poi riferito da SOFFIATI, che gli sottoporrà l’ordigno, alla strage di Piazza della Loggia.

2) E’ raggiunto dal contenuto dell’intercettazione ambientale RAHO - BATTISTON del 26.9.1995 alle 21,35 dalla quale si desume come entrambi gli interlocutori temano di essere coinvolti nelle indagini per la strage di Brescia anche per i loro rapporti non solo con DIGILIO e SOFFIATI, ma anche con lo stesso MAGGI;

3) E’ raggiunto dalle dichiarazioni di BATTISTON che confermano un coinvolgimento di Marcello SOFFIATI nella strage di Brescia, con riferimento al trasporto dell’ordigno;

4) E’ raggiunto da un’intercettazione in cui palesa il timore di essere coinvolto dal RAHO;

5) Era raggiunto anche dalla chiamata in correità di TRAMONTE, poi ritrattata; rimane comunque il fatto, consacrato nei verbali dibattimentali, che lo stesso TRAMONTE ha ammesso di averlo chiamato in correità, e che la ritrattazione è stata ritenuta in sede di giudizio cautelare, avallato anche dalla Suprema Corte, palesemente inattendibile;

6) È raggiunto da alcune delle affermazioni rese in dibattimento a Milano da TRAMONTE, nell’ambito del processo per la strage di Piazza Fontana;

7) Rimane comunque raggiunto dal contenuto di tutta una serie di veline della Fonte TRITONE, e cioè lo stesso TRAMONTE Maurizio, che li ha confermati, dai quale emerge tutta la sua vocazione stragistica, palesata in particolare in una riunione che ha preceduto di tre giorni la strage di Brescia, in cui fa riferimento al programma di creare un’organizzazione divisa in due rami, uno dei quali clandestino e destinato a realizzare attentati. Subito dopo la strage MAGGI palesa la necessità che la stessa non rimanga un fatto isolato e programma con ROMANI una serie di rivendicazioni e di minacce, in un primo tempo destinate a rimanere senza attuazione, seguite alla fine dalla consumazione concreta di attentati. In un primo tempo TRAMONTE, in dibattimento, indica la rivendicazione della strage di Brescia quale uno dei fatti programmati dal gruppo MAGGI-ROMANI.

8) E’ raggiunto da elementi di natura testimoniale, i particolare dichiarazioni di ZOTTO e di GERARDINI , circa il fatto che si siano svolte effettivamente riunioni a casa di ROMANI con la sua partecipazione;

9) È raggiunto dalle sue ammissioni rese in interrogatorio circa la sua effettiva partecipazione ad una riunione a casa di ROMANI avvenuta nel periodo di cui all’appunto del 6.7.1974, con contenuti parzialmente simili a quelli indicati dall’appunto medesimo;

10) E’ raggiunto da una serie cospicua di dichiarazioni testimoniali (BATTISTON, RAHO, DEDEMO, IZZO, VINCIGUERRA), collocabili in epoca coincidente con la strage ( e quindi posteriori alla strage di Piazza Fontana e non prese in particolare considerazione nell’ambito di quel procedimento) circa il fatto di considerare la strage come un mezzo di lotta politica;

11) E’ raggiunto dai suoi rapporti, strettissimi e di superiorità gerarchica, con i componenti del gruppo della FENICE, capeggiato da ROGNONI, al quale è riferibile l’attentato al treno Torino-Roma dell’aprile 1973.

 

 

 

 

 

4.2 - GLI APPUNTI DELLA FONTE TRITONE

Il contenuto delle “veline” è già stato esaminato. Occorre a questo punto riprendere alcuni passi dei principali appunti che più di altri si riferiscono alla posizione di MAGGI.

Uno degli elementi di maggiore significato è costituito dal noto appunto 6.7.1974, trasmesso dal Maggiore BOTTALLO, Comandante del Centro CS di Padova, al Gen. MALETTI l’8.7.1974, compilato dal M.llo FELLI (LUCA) sulle indicazioni della Fonte TRITONE, e cioè TRAMONTE, che ne ha confermato il contenuto, affermando in dibattimento di aver appreso la maggior parte delle notizie in esso esplicitate da Giangastone ROMANI.

Per comodità se ne riporta nuovamente il contenuto:

 

Al punto 1 si legge:

“La sera del 25 maggio u.s., il Dott. Carlo Maria MAGGI di Mestre si è recato – insieme ad altri due camerati della zona di Venezia – ad Abano Terme per incontrarsi con ROMANI Gian Gastone, nell’abitazione di quest’ultimo.”

Tutte le questioni relative alla presenza, o meno, di TRAMONTE, o di ZOTTO alla riunione del 25 maggio 74 e ad ulteriori eventuali riunioni, sempre presso l’abitazione di ROMANI, sono sviluppate nel capitolo “LE RIUNIONI A CASA DI GIAN GASTONE ROMANI”.

 

Al punto 2 si spiegano i rapporti tra MAGGI e ROMANI e si spiega come quest’ultimo, pur rimanendo nel partito, ha assunto un atteggiamento critico, e si è schierato a favore della destra oltranzista”

Ciò naturalmente spiega come sia possibile che ROMANI, pur rimanendo nel partito, mostri un’apertura quantomeno ad una campagna di attentati ed ad altre azioni di natura eversiva.

 

Al punto 3 si spiega che nell’occasione del 25 maggio si è trattato quasi di un monologo di MAGGI. Ricordiamo che non è l’unica occasione in cui si riferisce di monologhi di MAGGI, in quanto analogamente accade in occasione di altra fondamentale riunione avvenuta dopo la riunione di Cattolica (quindi dopo il marzo 74), della quale riferiscono AFFATIGATO e NESSENZIA. Tale riunione si svolge nei pressi di Padova.

 

Al punto 4 si riporta il contenuto di questo monologo:

MAGGI riferisce che è in corso di creazione di una nuova organizzazione extraparlamentare di destra, comprendenti gli ex militanti di Ordine nuovo. Si rappresenta che l’organizzazione sarà strutturata in due tronconi:

“uno clandestino” che “opererà con la denominazione <ORDINE NERO> sul terreno dell’eversione violenta, contro obiettivi che verranno scelti di volta in volta” “l’altro palese” che “avrà il compito di sfruttare politicamente le ripercussioni degli attentati operati dal gruppo clandestino”.

E’ il c.d. sistema del “doppio binario” , al quale fa riferimento ROMANI in un suo Block Notes.

 

 

 

 

 

4.3 - RAGIONI IN BASE ALLE QUALI SI RITIENE CHE L’ORGANIZZAZIONE DI MAGGI E ROMANI GIA’ ESISTA. NESSUN CONTRASTO CON IL COINVOLGIMENTO NELLA STRAGE.

Una delle obiezioni delle difese, in qualche modo cavalcata anche da TRAMONTE per dimostrare che le sue dichiarazioni accusatorie, poi ritrattate, sarebbero in contrasto col contenuto degli appunti, è la seguente:

se l’organizzazione eversiva proposta da MAGGI alla data del 25 maggio era ancora da creare, come è possibile che abbia prodotto tre giorni dopo la strage di Brescia?

Una prima osservazione da fare è che non vi è migliore presentazione, elemento di cementificazione, solida base dalla quale partire, che un attentato che costituisca una sorta di biglietto da visita della nuova organizzazione eversiva.

In secondo luogo si osserva che in realtà, mettendo assieme i vari appunti di TRAMONTE, se ne conclude che la costituzione di una nuova organizzazione è un qualche cosa che in realtà era in atto da mesi.

 

 

 

 

 

4.4 - L’ORGANIZZAZIONE DI FERRARA, RAPPORTI, O IDENTITA’ TRA LE DUE ORGANIZZAZIONI. COMUNE RIFERIMENTO A ORDINE NERO. PARTECIPAZIONE DI FRANCESCONI SARTORI AD ENTRAMBE.

Già il 28 gennaio 1974 è stato trasmesso a MALETTI dal Centro CS di Padova un appunto della Fonte TRITONE in cui si riferisce di un ‘organizzazione eversiva clandestina che sta nascendo a Ferrara per iniziativa di due studenti universitari e costituita da soggetti già appartenenti al disciolto ORDINE NUOVO. Si dice che costoro avrebbero preso contatto con isolati estremisti di destra del Veneto e dell’Emilia, e quindi si tratta di soggetti che trascendono l’ambito territoriale di Ferrara. Si tratta di notizie che TRAMONTE in dibattimento assume di aver ricevuto da MELIOLI, anche se, a differenza di quanto dichiarato in istruttoria, non lo indica più come uno dei due studenti in questione (pur avendo studiato pacificamente MELIOLI all’Università di Ferrara).

 

Di detta organizzazione si parla nuovamente nell’appunto “informale” che BOTTALLO trasmette a MALETTI il 23.5.74, dove si parla di un’organizzazione che nelle note in data 25.5.74 relative all’appunto si dice essere la stessa di cui tratta il foglio 622 in data 28.1.74, che è appunto quello che descrive l’organizzazione precedente, di cui si è appena detto.

 

Nell’appunto del 23.5.74 si riferisce che uno studente dell’Università di FERRARA, “che insieme ad altri ex militanti di ORDINE NUOVO è impegnato a ricostituire una non meglio precisata organizzazione clandestina di estrema destra” ha contattato la fonte, e cioè TRITONE-TRAMONTE e lo ha incontrato il 20.5.74 presso l’abitazione di questi. TRITONE riferisce che detto studente viaggia a bordo di un’autovettura Fiat/500. Un tempo TRAMONTE disse che si trattava della 500 rossa del MELIOLI (che effettivamente disponeva di tale vettura) – circostanza poi ritirata in dibattimento.

Da tener presente che il verbo “ricostituire” richiama l’idea di qualcosa che esisteva prima, e poi si è dissolto.

Che si tratti, o meno, di MELIOLI, o comunque di qualcuno talmente collegato a MELIOLI da poter quest’ultimo riferire dei connotati della suddetta organizzazione, dall’appunto si desume che questi ha proposto al TRAMONTE di entrare nel movimento clandestino. Cominciamo qui a osservare che TRAMONTE si barcamena tra una riunione a casa di ROMANI del 25 maggio 74 e un incontro con il giovane di Ferrara, strettamente legato a MELIOLI, del 20 maggio 74. Lo studente informa TRAMONTE che l’organizzazione opera già in alcune città del settentrione e verrà presto attivata anche a Padova.

 

Quindi non si tratta soltanto dello stesso periodo, ma anche di un’organizzazione di ordinovisti che, come quella di ROMANI, che ha uno dei suoi epicentri in Padova (ROMANI abita infatti ad Abano Terme), opererà anche in detta città. Tra i compiti dell’organizzazione attacchi al Procuratore della Repubblica FAIS, persecutore di FREDA e della ROSA DEI VENTI, la difesa, anche con interventi diretti ed azioni violente, di persone di estrema destra ingiustamente perseguite per le loro attività politiche, e l’abbattimento del sistema borghese (si veda che è la stessa terminologia usata da MAGGI nell’ambito dell’appunto del 6.7.74 mediante attacchi diretti alle sue strutture, ai partiti parlamentari e soprattutto ai “rossi.

 

Si comprende che l’organizzazione clandestina è compartimentata in gruppi di 4-5 persone, staccati tra di loro, in modo tale che gli appartenenti ad un gruppo non conoscono quelli degli altri. Vi è anche uno statuto che prevede l’eliminazione di chi parla.

 

La parte più interessante dell’appunto è quella in cui, quando TRAMONTE chiede al giovane “se l’organizzazione in argomento sia implicata negli attentati attribuiti ultimamente all’estrema destra”, ecco che il secondo, con il famoso sorriso enigmatico, invita TRAMONTE, qualora voglia sapere qualcosa di più, a dare una prova di coraggio impegnandosi a diffondere volantini che verranno depositati in cassette postali a Padova e a Vicenza, avvisando poi telefonicamente i comandi dei Carabinieri delle due città. Il giovane prospetta, nonostante le tergiversazioni di TRAMONTE, la consegna dei volantini entro una quindicina di giorni.

 

Come si vedrà nella parte dedicata a MELIOLI, tutto questo discorso si ricollega con il volantino rivendicativo della strage di Brescia, depositato in una cassetta della posta di Vicenza a firma di ORDINE NERO, ANNO ZERO, SEZIONE CODREANU, riferimento che secondo quanto indicherà TRAMONTE al SID, richiama la figura di Giovanni MELIOLI.

A questo punto ci si chiede: l’organizzazione facente capo a MELIOLI, o comunque descritta da MELIOLI, è qualche cosa di nettamente diverso da quella facente capo a MAGGI e ROMANI, o si tratta di due cellule dello stesso gruppo, o comunque di due cellule o gruppi che interagiscono con analoghe finalità?

 

Diciamo subito che c’è un elemento che lega fortemente le due organizzazioni:

Al punto 5) della nota di commento del 25 maggio 74 si dice: “Dell’organizzazione farebbe parte certo Arturo SARTORI da Padova, elemento non noto agli atti, ma conosciuto dalla Fonte”.

 

Vediamo però che al punto 16 del noto appunto 6.7.74 , si dice:

“Fra gli esecutori del predetto piano eversivo avrebbe dovuto essere:

- due giovani di Mestre, < devotissimi seguaci” di MAGGI;

- FRANCESCONI SARTORI Arturo di Padova.

 

 

Ci si chiede a questo punto come la stessa persona, e cioè il SARTORI, possa essere contemporaneamente uno degli esecutori del piano eversivo dell’organizzazione di MAGGI e ROMANI, e l’unico appartenente di cui TRAMONTE ritenga opportuno indicare il nome, dell’organizzazione descritta da MELIOLI. E’ evidente che le due organizzazioni, sempre che non siano la stessa cosa, come è probabile, non possono essere così diverse, sorrette da principi non compatibili, se hanno in comune uno dei principali appartenenti. E’ probabile che l’organizzazione di Ferrara sia una sorta di appendice di quella di MAGGI.

 

Ma vi è un ulteriore elemento:

sempre nell’appunto del 25.5.74, in cui si dice che si tratta della stessa organizzazione di cui riferisce l’appunto del 28.1.74, si aggiunge che la stessa “potrebbe identificarsi – a parere della fonte – nel movimento terroristico <ORDINE NERO>”.

 

Si tratta della stessa sigla che pochi giorni dopo, nell’ambito dell’appunto del 6.7.74, TRAMONTE attribuisce con certezza al troncone clandestino dell’organizzazione che MAGGI, RAUTI e ROMANI stanno creando. E’ evidente che si tratta del medesimo gruppo, magari suddiviso in due sottogruppi in relazione tra loro. E soprattutto si tratta di un gruppo che già esiste e, come si vedrà, è immediatamente in grado di commettere attentati.

Del resto più avanti si vedrà, nell’ambito dell’appunto dell’8.8.74, che ORDINE NERO è destinato ad accogliere sotto le sue fila proprio gli ex ordinovisti che si erano raccolti attorno al giornale ANNO ZERO, che è proprio quello che indiscutibilmente fa riferimento a MELIOLI.

 

Anche l’episodio del 16 giugno 74, sempre contenuto nell’appunto del 6.7.74, riferentesi ai movimenti e agli incontri di un giovane di Mestre di circa 25 anni, a bordo di una Fiat/1500 targata Venezia, coinvolge MAGGI:

 

si dice, infatti, al punto 7) che il mestrino:

A) è “un collaboratore del dott. MAGGI” e

B) che “aveva partecipato, insieme a MAGGI, all’incontro svoltosi la sera del 25 maggio u.s. nell’abitazione di ROMANI”.

 

 

 

Queste annotazioni, al di là di quanto detto da TRAMONTE sia in istruttoria che in dibattimento, creano una relazione tra MAGGI, la sua organizzazione, i movimenti del mestrino, e soprattutto la ricezione della cassa, presumibilmente contenente armi o esplosivi, prelevata dal TIR tedesco. Ma vi è di più: i personaggi con i quali ha rapporti il mestrino, sono un camerata bresciano (su una Duetto, accompagnato da una ragazza), incontrato nei pressi di Piazza della Loggia, e un altro camerata, questa volta incontrato a Salò, anche costui “quasi sicuramente di Brescia”. Quest’ultimo è “l’uomo della Porsche” – forse “un protettore di prostitute”. Il camerata della Porsche, quello che TRAMONTE identifica in BUZZI durante le indagini, commenta anche la repressione attuata dopo i fatti di Brescia. Pertanto, anche a voler ritenere BUZZI estraneo ai fatti, la fonte evidenzia una volta di più, un legame tra MAGGI e ROMANI, attraverso il mestrino, e la città di Brescia, in un contesto in cui si parla proprio della strage di Piazza della Loggia .

 

 

Anche la consegna al “mestrino” legato a MAGGI, da parte del camerata bresciano della Porsche, di un “voluminoso pacco di documenti”, anche a voler depennare BUZZI da questo contesto, è un ulteriore elemento di cementificazione della situazione “bresciana” con quella “veneto-padovana” facente capo a MAGGI e ROMANI. Se TRAMONTE ha riferito della consegna è evidente che era presente e che si tratta di un fatto di un rilievo tale da dover essere segnalato a “LUCA”.

In sostanza TRITONE sta riferendo a FELLI tutti i fatti che si riferiscono alla strage di Brescia. L’episodio di Brescia, di Salò, e del TIR tedesco non ha nessun significato se non messo in relazione con quanto afferma MAGGI nello stesso appunto, e quindi con la strage di Piazza della Loggia. Solo per tale motivo FELLI accorpa tutto in un unico appunto.

Vi è poi, al punto 12), l’episodio della consegna della cassa consegnata dal conducente del TIR con targa tedesca al “mestrino”, episodio che è difficile scollegare con le reminiscenze di MALETTI, e del quale si parlerà in altra sede, ma che comunque vede una volta ancora un personaggio, il mestrino, che si assume legato a MAGGI, svolgere un ruolo centrale in qualche cosa che assomiglia molto ad un traffico di armi e di esplosivi funzionali all’organizzazione di MAGGI.

 

Al punto 13) dell’appunto del 6 luglio 74 vi è il riferimento ad un viaggio di ROMANI a Roma, dove avrebbe partecipato il 29 e 30 giungo 74 ad una riunione della Direzione nazionale del partito (il M.S.I.). Nell’occasione, e quindi evidentemente al di fuori di questo contesto, ma certamente in uno molto più ristretto, se non addirittura nell’ambito di un “faccia a faccia“, ROMANI si è incontrato con RAUTI, come ha riferito a MAGGI. Quest’ultimo avrebbe appreso da ROMANI che RAUTI avrebbe garantito “consensi ed appoggi per l’attività degli ex ordinovisti”. Il fatto non può stupire, visto che al punto 6) si dice che probabilmente RAUTI avrebbe fatto parte del team dirigenziale della nuova organizzazione. Ancora meno se si considera che MAGGI il 18.9.97 al P.M. di Milano, circostanza confermata in Assise l’8.3.2001, afferma che l’organizzazione sarebbe stata guidata da RAUTI. TRAMONTE riferirà che questo incontro si inserisce nel contesto dello sfruttamento politico della strage di Brescia. In realtà, anche dopo la ritrattazione, si giunge con la logica alle medesime conclusioni: tutti i punti dell’appunto vedono incroci continui con fatti e personaggi bresciani. Non può essere un caso. Lo stesso ROMANI riferisce di aver concordato con RAUTI un nuovo incontro con la partecipazione di altri ex dirigenti di Ordine Nuovo, da tenersi a Roma quanto prima. E’ evidente che si tratta di questioni che non hanno nulla a che fare con l’attività ufficiale del partito (sempre il MSI), che costituisce soltanto l’ormai famoso “ombrello”.

 

 

Che l’incontro romano del 29 e 30 giugno 74 tra RAUTI e ROMANI di cui al punto 13 non c’entri nulla col partito, lo apprendiamo dallo sconvolgente contenuto dei punti 14, 15 e 16 dell’appunto 6 luglio 74.

La logica porta a ritenere che i fatti descritti al punto 14 rappresentino per la loro collocazione nell’appunto, non tanto dal punto di vista cronologico, ma soprattutto dal punto di vista della successione logica, un qualcosa che si ricollega strettamente al viaggio di ROMANI da RAUTI, e che lo presuppone. RAUTI è il fondatore e il vertice di Ordine Nuovo. La costituenda formazione con finalità eversive, descritta nell’appunto, lo vede ancora una volta al vertice, del quale faranno comunque parte“alcuni dei maggiori esponenti del disciolto Ordine Nuovo”, fra cui, oltre allo stesso RAUTI, MAGGI e ROMANI. Non è pertanto ipotizzabile che quell’incontro con ROMANI, di cui al punto 13, non abbia avuto per oggetto anche i fatti della strage di Piazza della Loggia. Né, tantomeno, è possibile che le affermazioni di MAGGI, e i programmi di questi e ROMANI, che ci si appresta a descrivere, costituiscano un programma che escluda RAUTI, appena consultato. Tanto più che lo stesso RAUTI sta serrando i ranghi degli ex ordinovisti, visto che ha in programma un incontro a Roma, che, come poi si vedrà, doveva essere effettuato ai primi di agosto 74.

 

Ecco che MAGGI, evidentemente dopo essersi consultato con ROMANI, che è in stretto contatto con RAUTI, fa un’affermazione gravissima:

MAGGI ha affermato che quell’attentato non deve rimanere un fatto isolato perché:

-il sistema va abbattuto mediante attacchi continui che ne accentuino la crisi;

- l’obiettivo è di aprire un conflitto interno risolvibile solo con lo scontro armato.”

 

 

 

La prima affermazione non è la volontà di sfruttare un attentato fatto da altri(come ammetterà lo stesso MAGGI, e come indicherà in dibattimento lo stesso TRAMONTE, parlando di un programma di rivendicazione dell’eccidio – lo si vedrà tra poco) , ma è molto di più. E’ qualche cosa che rasenta addirittura la confessione.

 

Il Tribunale di Brescia, avallato dalla S.C., parlerà in termini di un’implicita ammissione di responsabilità. Infatti appare poco coerente che si affermi che un gesto compiuto da altri debba essere ripetuto. MAGGI non è uno spettatore che commenta, ma è un esponente di ON che ha sempre affermato, senza troppi veli, che la strage è uno strumento di lotta politica. La frase, così come è stata formulata, non può essere intesa come l’auspicio, l’affermazione dell’opportunità, che chi ha commesso quel gesto spaventoso lo ripeta. La sua interpretazione più logica è l’affermazione dell’assunzione della paternità del gesto seguita dall’affermazione della necessità di ripeterlo. Anche a voler interpretare la frase nel senso più favorevole all’imputato, la stessa vuol significare quantomeno che la medesima organizzazione nella quale MAGGI si inserisce ha commesso quell’attentato, che viene approvato dal predetto incondizionatamente. E lo stesso programma che viene subito dopo enunciato, concretizzantesi in un piano di attentati, dimostra che la strage di Brescia è riferibile al gruppo di cui MAGGI e ROMANI fanno parte: se così non fosse, vi sarebbe un minimo riferimento ad un plauso verso coloro che lo avevano commesso, o ai problemi di coordinamemento tra il gruppo che lo aveva commesso e quello del quale faceva parte MAGGI, che ne avrebbe commesso altri.

Che senso avrebbe sovrapporsi all’attività di un altro gruppo che commette stragi, senza coordinarsi, senza fare in modo che gli eventi delittuosi diano il più devastante risultato possibile. Tanto più se vi era il programma di rivendicare quell’attentato come ha sostenuto in un primo tempo TRAMONTE in dibattimento ( pag.158) “Io penso che il racconto me lo fa a luglio, cioè dopo che va…la rivendicazione dopo che va da RAUTI…io penso che lì il racconto che mi fa che dice : <Volevamo anche, appena successa la strage volevamo anche rivendicarla>” - concetto ribadito a pag. 165 : “almeno nei discorsi fatti da ROMANI e con riferimento anche a MAGGI che si trattasse parlando della strage di Brescia che si trattasse di rivendicare il fatto- salvo rimangiarsi tutto poco dopo, resosi conto della pericolosità di quanto affermato.

 

 

Del resto lo stesso BATTISTON, come si vedrà tra poco, ha spiegato che MAGGI era l’unico che parlasse di stragi da commettere in modo diretto, diremmo noi, quasi imbarazzante, e non faceva riferimento a stragi commesse da altri:

“…MAGGI era l’unico che propugnava questa ideologia, nel senso, anche se non me l’ha mai detto di fronte, però di potere fare l’attentato. Non di usare attentati che erano fatti da altri” (48 trascriz.).

 

In questo contesto è pertanto difficile pensare che MAGGI si mettesse in scia ad altri che avessero commesso delle stragi per sovrapporre i suoi attentati ancora da realizzare: le stragi di cui parlava erano quelle che aveva commesso, o che intendeva commettere, e se intendeva rivendicare la strage di Brescia, vuol dire che era qualcosa nella quale era concretamente coinvolto.

 

Tutto questo poi, non lo si dimentichi, nell’ambito di un piano tendente all’abbattimento del sistema e allo scontro interno armato, il che vuol dire nell’ambito di un piano tendente al colpo di stato.

Del resto si vedrà che in occasione della riunione di Bellinzona dell’agosto 74, Ordine Nero, che è la sigla sotto la quale opera il braccio clandestino dell’organizzazione di MAGGI, si rifiuta di accollarsi la strage dell’Italicus, che non ha commesso, e crea i presupposti affinchè venga messa nel nulla una rivendicazione apocrifa di detto eccidio. Pertanto Ordine Nero non rivendica attentati che non ha commesso, soprattutto se indiscriminati. Pertanto Ordine Nero, e quindi anche MAGGI, non rivendicherebbe mai una strage di Brescia nella quale non sia direttamente coinvolto.

 

 

E’ lo stesso appunto, sempre al punto 14) ad evidenziare che MAGGI e ROMANI volevano rivendicare la strage di Brescia qualche giorno dopo:

Nello spirito di questa teoria (la strage che non dove rimanere un fatto isolato – attacchi al sistema- scontro armato), lo stesso MAGGI e ROMANI avevano espresso l’intenzione – qualche giorno dopo la strage – di stilare un comunicato da far pervenire alla stampa.

Il documento avrebbe dovuto:

- esporre la linea politica e programmatica dell’organizzazione già menzionata par.4);

- annunciare azioni terroristiche di grande portata da compiere a breve scadenza.

 

 

Se esaminiamo con attenzione quest’ultimo passo dell’appunto al par.14, possiamo svolgere le seguenti considerazioni:

 

E’ evidente che non c’è nessuna differenza tra il comunicato di cui si parla e la rivendicazione, perché un documento stilato pochi giorni della strage, che preannuncia altre stragi, facendo riferimento ai programmi di un’organizzazione che, come abbiamo visto, si propone appunto anche degli attentati, non può non essere in continuità logica con la strage. E’ evidente che chi agisce così si assume al cospetto del mondo la paternità della strage. Nell’appunto ciò non viene precisato, ma il fatto è di assoluta evidenza. Chi riceve il messaggio non può che pensare che il comunicato provenga da chi ha consumato l’originario attentato.

 

l’organizzazione di cui al punto 4) esiste già pochi giorni dopo la strage di Brescia, ed ha già una forza, visto che si propone di commettere a breve scadenza degli attentati.

Ma vediamo qual è il programma di MAGGI e ROMANI, espresso al punto 15) dell’appunto, peraltro perfettamente in linea con le teorie strategiche dell’AGINTER PRESSE, non a caso spostatasi in quel periodo in Svizzera, dove gli esponenti di Ordine Nero si recheranno nell’agosto 74.

 

Con questa iniziativa MAGGI e ROMANI si proponevano – in un primo tempo – di accentuare lo sgomento diffusosi nel Paese dopo l’attentato di Brescia. Infatti le minacciate azioni terroristiche non sarebbero state messe in atto. Il programma prevedeva, tuttavia, che allorquando l’allarme provocato dal primo avviso si fosse smorzato, sarebbe stato emesso un altro comunicato analogo, al quale – parimenti – non sarebbero seguite azioni concrete.

Quando, finalmente, l’opinione pubblica si fosse assuefatta all’idea che si trattava di iniziative allarmistiche destinate a non avere seguito sul piano operativo, sarebbe scattata l’azione terroristica.

 

Si può notare, una volta ancora, che siamo in presenza di un’organizzazione che non sfrutta attentati di altri, ma che ritiene di avere in sé la forza e la capacità operativa di minacciarne e di realizzarne.

Si ribadisce che, anche se è accaduto spesso che gruppi eversivi abbiano sfruttato attentati di altri gruppi rivendicandoli, ciò non può essere riferito che a gruppi di modeste dimensioni, che svolgono funzioni “parassite” rispetto a gruppi di maggiore capacità operativa. Assai improbabile è, poi, che il gruppo che si assume falsamente l’attentato subito dopo ne voglia commettere uno autonomo. Potrebbe crearsi una tale confusione e possibilità di sovrapposizioni tale da mettere nel nulla l’efficacia dell’intero programma eversivo.

 

Della partecipazione di MAGGI alle riunioni a casa di ROMANI, ivi compresa quella del 25 maggio 1974, si riferisce nell’apposito capitolo. Si rappresenta che, come qui di seguito si esporrà, MAGGI ha fornito sul punto delle significative ammissioni.

 

 

 

 

 

4.5 - LE AMMISSIONI RESE DA MAGGI IL 18.9.97 E DAVANTI ALLA CORTE DI ASSISE DI MILANO

Come meglio verrà esposto nel capitolo che si riferisce alle riunioni del ‘74 a casa di Giangastone ROMANI, MAGGI , nel verbale del 18.9.97 davanti al P.M. di Milano, verbale che ha sostanzialmente confermato l’8.3.2001 davanti alla Corte di Assise di Milano, ha ammesso di aver partecipato ad una riunione a casa di ROMANI nel periodo indicato dall’appunto di TRITONE i cui connotati ricordano molto quella descritta nel documento.

 

Al Dott. MAGGI viene letto parte dell'Appunto 06.07.1974, della fonte “Tritone".

In ordine a tale appunto, preciso che io ho partecipato a una riunione in casa di ROMANI ad Abano, nel periodo a cui fa riferimento l'appunto che mi è stato lettoricordo che in quella riunione io caldeggiai la formazione di una organizzazione parallela al M.S.I, che avrebbe dovuto essere guidata da PINO RAUTI e che doveva avere lo scopo anche di recuperare i "cani sciolti" della destra e di incanalarli in un movimento organizzato, che avrebbe anche potuto rispondere con violenza alle provocazioni e alle aggressioni ricevute da altre parti politiche (i rossi), che in quel periodo erano all'ordine del giorno; non ricordo chi partecipò a quella riunione, oltre ovviamente a ROMANI; mi sembra che vi partecipò GIORGIO BARBARO.

Non conosco invece ZOTTO. A domanda dell'Avv. BEZZICHERI: " Non so se alla riunione c'era un certo TRAMONTE che io non conosco; comunque se c'era io non l'ho notato; alla riunione c'erano non più di 4-5 persone.

In quel periodo RAUTI era Deputato e membro dell'esecutivo del M.S.I. e ROMANI era consigliere regionale.

In ordine a quanto dichiarato da BATTISTON Piero, circa la mia cosiddetta ideologia stragista ricordo che io avevo parlato di sfruttare il clima politico prodotto nel paese dalle varie stragi, con lo scopo dì rafforzare la destra; probabilmente BATTISTON non aveva compreso bene le mie parole oppure io mi sono spiegato male. Rilevo che gran parte delle cose riferite da BATTISTON Piero sono state da questi apprese, secondo quanto da lui stesso dichiarato, da DIGILIO.

 

 

 

 

 

4.5.1 - Trascrizione dell’interrogatorio del 18.9.97 Come si vedrà la trascrizione è più precisa, perché MAGGI ipotizza di aver parlato non di uno sfruttamento delle stragi in generale, ma di quella di Brescia in particolare.

 

G.i.p. - Le sto dicendo che a questo punto Lei ha detto: "Probabilmente ho parlato di questa cosa a ruota libera".

I. -  A ruota libe... e non in riunioni, e non in riunioni.

G.i.p - Non da solo però? Con uno...

G.i.p. - Va beh!

I ... - o in macchina con Dedemo e così, quando...

G.i.p. - In macchina con Dedemo.

 

 

In sostanza MAGGI ipotizza di aver fatto a ruota libera il discorso oggetto dell’appunto in presenza di DEDEMO, che è comunque un teste che riferisce delle sue idee stragistiche. Pertanto le due dichiarazioni “si incontrano”.

Omissis

I = Sì, sì. Dunque, io ricordo di essere andato a casa di ROMANI e .. in quel periodo là. E non ricordo molto quello che ho detto, ma...sicuramente ho parlato di un progetto... di un'ipotesi, non era una cosa... né...ne...né realizzata:, e né realizzabile in tempi brevi. Era...era un'ipotesi. Io i ... di dar vita ad organizzazione di Destra appoggiata dal MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO, guidata da elementi maturi anche non...non troppo.. che non si dovevano esporre troppo, perché quelli erano tempi brutti. E un professionista.. uno.. una persona pubblica sarebbe stata esposta a... a ritorsioni, di tutti i tipi, sia nel campo del lavoro, sia da parte di avversari politici.

Ecco, questo era il succo.. della... Permette che vada avanti?

PM Meroni = Sì, no..

I = Questi eran gli elementi maturi che .. che io auspicavo. Questa organizzazione avrebbe dovuto essere parallela al MOVIMENTO SOCIALE, guidata da PINO RAUTI, e soprattutto (viene interrotto)

PM Meroni = Scusi

I= ... avrebbe cercato...

Omissis

PM Meroni ==L'organizzazione avrebbe dovuto essere guidata da PINO RAUTI, o il MOVIMENTO SOCIALE guidato da PINO RAUTI?

I ==No, l'organizzazione.

PM Meroni == Questa, di cui auspicava la formazione?

I =Sì. Retta da PINO RAUTI. E ... e soprattutto avrebbe dovuto avere il compito di recuperare i cosiddetti "cani sciolti", che già allora c'erano elementi di estrema Destra che agivano per conto loro, non volevano entrare nell'MSI, non volevano aver contatti neanche con... neanche con noialtri che nel MOVIMENTO SOCIALE eravamo diventati una corrente, nel MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO. E quindi recuperarli e impedire che fossero esposti a strumentalizzazioni da parte di... di infiltrati, di provocatori. Questo il risul (sic) .. II resto non è vero, assolutamente. Sono...

PM Meroni == Chi partecipava a queste riunioni?

I == Sicuramente c'erano parecchi... ROMANI.

PM Meroni ==Eh, questo è dato per scontato, visto che eravate a casa di ROMANI, no?

Omissis

I == Poi non mi ricordo.. Eravamo quattro o cinque.. sicuramente.

PM Pradella == Ma insomma, non erano riunioni normali, erano riunioni in cui si parlava di cose serie! Di progetti! Di bombe! Di attentati!

AVV. B = No, questo secondo lui smentisco, questo secondo (viene interrotto)

I == Io... io.. è possibile che abbia avanzato (viene interrotto)

PM Meroni == Faccia un sforzo sui ... sui partecipanti!

PM Pradella =L'attentato di Brescia, la strage di Brescia, chiaramente.

I =Era possibile che io avessi detto: Sfruttiamo il clamore della.. della...

" (viene interrotto)

PM Meroni ==Aspetti, Dottore, faccia prima uno sforzo di memoria, per vedere se riesce a individuare i partecipanti oltre a ROMANI

I =Non ricordo, forse son andato con l'Avvocato CARLE'. Forse, ma... non ricordo assolutamente. Non ricordo assolutamente. Ricordo di essere andato a casa di ROMANI, ecco, questo sì.

PM Meroni = Ad Abano?

I == Ad Abano Tenne. Lui era direttore di un albergo di Abano Terme. E nei discorsi.. Intanto era un discorso futuribile sull'organizzazioneChe ripeto era questa: un' organizzazione di.. di Destra , parallela al MOVIMENTO SOCIALE guidata da ... da ORDINE NUOVO, da PINO RAUTI. E con lo scopo di recuperare i cani sciolti, ecco.

PM Meroni = Eh ma (viene interrotto)

PM Pradella = Ma recuperarli a che fine?

PM Meroni = Per "recuperare i cani sciolti", voglio dire, si deve proporre qualche cosa, eh! evidentemente...

omissis

I = Eh... partecipazione a manifestazioni pubbliche, a comizi, a cioè...un'attività di tipo... magari violenta ma... ma...

PM Pradella =Che tipo: "magari violenta"?

I = Cioè di reagire e.. In quel periodo, Signor se lei usciva con Il Secolo in tasca la bastonavano.

PM Pradella =Lo so perfettamente ma (viene interrotto)

I =Ecco, in questo senso.

PM Pradella := Ma intendo dire, che cosa... quale era la caratterizzazione (p. ine.)

(viene interrotto)

I := Qua a Milano, soprattutto, per carità, la spranga...

Omissis

I ....M.: i sembra di ricordare, non so se è stato nel '74 ma in quel periodo lì in cui la moglie di GIANCARLO ROGNONI, che aveva un negozietto in Via Molino delle Anni, è stata (viene interrotto)

PM Meroni == '73,

PM Pradella == Nel '73.

I ==Ecco! E' stata assalita e percossa ... Io ero al mare, ero a Cesenatico, e ricordo che ,'o ho.. ho preso la macchina e sono venuto qui a Milano a trovarla l'ANNA (nome inc.) che era in ospedale. Con la testa rotta, lei e BATTISTON.

Omissis

 

 

 

 

 

4.5.2 - Verbale dibattimentale 8.3.2001

MAGGI, come è comprensibile, ha cercato di edulcorare le precedenti pesanti ammissioni.

 

P.M. Lei ricorda di avere partecipato a riunioni a casa di Romani ad Abano?

I. Sì, una volta sono andato a trovarlo e c'è stato un incontro con altri camerati della zona, che non conoscevo comunque, li ho conosciuti in quell'occasione. Non ricordo neanche quanti erano, tre, quattro o cinque, non so.

P.M. E ricorda l'oggetto di quella riunione?

I. Sì, abbiamo parlato del progetto di fare un ampio circolo culturale giovanile veneto, molto articolato. Ne ha parlato Romani, ne ho parlato io, ne ho parlato abbastanza io anche, e mi ricordo che... "Mi ricordo, perché l'ho letto, non è che...

P.M. Sa, se l'ha letto non ci interessa, perché l'ho letto anch'io, quello che ha letto Lei l'ho letto anche io, quindi. . .

I. - Avevo un appunto(?) che doveva essere un circolo cui non apparissimo molto a livello direttivo noi. Ecco, questo grossomodo. . .

P.M. - cioè i "noi” che non dovevano apparire chi sarebbero?

I. -  Io, Romani, Barbaro.

P.M.  - E perché non dovevate apparire?

I. - Perché lo avremmo qualificato troppo in senso di estrema Destra, di Destra.

P.M. -  E invece come si doveva qualificare?

I. -  Di Centrodestra. Come l'M.S.I. che si cominciava da allora a portarlo in posizioni più...

P. - Nel '74?

I. - Eh, ciò.

P.M. - Ascolti, ma questo circolo culturale poteva anche o avrebbe dovuto anche ricorrere eventualmente ad azioni violente?

I. - Questo non credo, non sono convinto assolutamente di averIo detto.

P.M. - Quindi lo esclude?

I. - Lo escludo.

P.M. - A questo riguardo allora le devo dire che Lei sempre in questo interrogatorio del 18 settembre '97 in carcere, Lei disse, le era stato contestato un appunto e disse: "Preciso che io ho partecipato ad una riunione in casa di Romani ad Abano...” .

I. - Sì, sì è vero, questo è vero.

P.M. - " nel periodo a cui fa riferimento l'appunto che mi è stato letto, che era del '74, luglio '74.

I. - Sì, sì.

P.M. - "Ricordo che in quella riunione io caldeggiai la P.M. "Ricordo che in quella riunione io caldeggiai la formazione di una organizzazione parallela all'M.S.I. che avrebbe dovuto essere guidata da Pino Rauti e che doveva avere lo scopo anche di recuperare i cani sciolti dalla Destra e di incanalarli in un movimento organizzato che avrebbe anche potuto rispondere con violenza alle provocazioni e alle aggressioni ricevute da altre parti politiche, i Rossi...

I. - Questo non è mica...

P.M. - ".. .che in quel periodo erano all'ordine del giorno.

I. - Sì, ecco, appunto.

P.M. - Conferma questo?

I.Sì, ma si tratta di reazione, non di provocare. E'il contrario insomma. Non di caldeggiare, di caldeggiare l'autodifesa, che allora in quegli anni là adoperavano le spranghe di ferro come fossero bruscolini.

P.M. - Nei confronti dei circoli culturali?

I. - Nei confronti della Destra. Tant'è vero che proprio nel '74...

I. - Tanto è vero che proprio nel '74, se ben ricordo, è stata aggredita la moglie di Rognoni e Piero Battiston a colpi di spranga di ferro sulla testa, e mi ricordo che mi ha raccontato che dicevano gli assalitori, rivolti a Battiston: "dagli sulle gambe adesso che è per terra, per esempio, mi ricordo che lo raccontava Piero Battiston proprio. Quindi io caldeggiavo. . .

P.M. - Questo sempre perché la moglie di Rognoni faceva parte di un circolo culturale di Destra? Il motivo dell'aggressione è quello?

I. - Chiaramente. E perché era di Destra, insomma.

P.M. - Sì, sì, no, di un circolo culturale ovviamente.

I.Sì, La Fenice era un circolo culturale.

P.M. - Lei ha mai saputo...? Lei sa che Rognoni è stato condannato per. .. Rognoni, Azzi, Marzorati, Demin sono stati condannati per avere messo un ordigno esplosivo su un treno?

I. - Sì, l'ho letto sul giornale.

P.M. - L'ha letto sul giornale? Lei ha mai avuto occasione di parlarne con Rognoni di questa cosa? O con Azzi?

I - Con Azzi credo di no, perché non credo, che poi Lei dice che non lo ha più visto, quindi...

I. - Non ricordo.

P.M. - Non ha avuto occasione di parlarne con Rognoni?

I. - Con Rognoni può darsi di sì, ma per stigmatizzare il fatto insomma.

M. - Perché Rognoni ovviamente era contrario a questa cosa?

I. - Io ero contrario.

P.M. - No, Lei ho capito, ma qui stiamo parlando di Rognoni.

I. - Contrario...

P.M. - Lei mi ha detto che Rognoni, La Fenice erano un circolo culturale?

I. - sì. Beh, insomma...

P.M. - Tra i compiti dei circoli culturali c'è anche quello di mettere le bombe sui treni?

I. - Sbagli ne possono fare tutti.

Omissis

 

 

 

Al punto 16 dell’appunto 6.7.74, vi è, come si è visto, il riferimento ai due giovani di Mestre, “devotissimi seguaci” di MAGGI e a FRANCESCONI SARTORI Arturo di Padova- che avrebbero dovuto eseguire il piano eversivo. Anche qui, se già si sa chi porterà avanti il piano eversivo è evidente che le basi dell’organizzazione già esistono.

Non è possibile attuare un piano se non esiste già l’organizzazione che lo presuppone.

 

Al punto 17 vi è un nuovo richiamo alla figura di Giovanni MELIOLI.

E’ vero che si dice che MAGGI non condivide le posizioni delle frange ex ordinoviste che si richiamano al periodico ANNO ZERO. Ma è altrettanto vero che si dice anche che MAGGI vuole sottrarre a queste frange MELIOLI, che ne è considerato uno degli elementi migliori e sul quale esprime apprezzamenti molto lusinghieri. Quanto sopra sembra compatibile, anche alla luce di quanto si è già detto sulla probabile identità tra le due organizzazioni clandestine del ’74, menzionate negli appunti della Fonte TRITONE, colla circostanza che MELIOLI si sia integrato nel gruppo Venetopadovano facente capo a MAGGI.

 

Al punto 18 si dice che MELIOLI è molto interessato dalle attenzioni di MAGGI, ma per il momento non sembra interessato ad entrare nella sua orbita politica. Vi è da osservare, tuttavia, che al di là di quanto dicono i testi e lo stesso DIGILIO sui rapporti tra MELIOLI e MAGGI, meglio trattati nel capitolo relativo a quest’ultimo, il confine tra le ideologie è molto sottile. A parte la rivendicazione della strage di Brescia che sembra coinvolgere proprio il MELIOLI, consideriamo l’appunto del Centro CS di Padova del 22.7.74, sempre proveniente dalla Fonte TRITONE, nell’ambito del quale lo stesso MELIOLI è associato a Roberto RAHO , anche lui indicato quale elemento del gruppo “ANNO ZERO”. Come si vedrà RAHO è proprio il soggetto che nella nota intercettazione ambientale del 1995 presso la sua abitazione, teme di essere coinvolto nelle indagini per la strage di Brescia per i suoi rapporti con MAGGI.

 

MELIOLI ha rapporti con GIANNETTINI e con FREDA. Il primo dei due è strettamente collegato a RAUTI. MAGGI e ZORZI, secondo SICILIANO, frequentano comunque la libreria di FREDA, ed hanno rapporti con lui con riferimento agli attentati ai treni. La galassia delle correnti facenti capo ad Ordine Nuovo, quello di RAUTI, non può escludere commistioni e simbiosi in singoli fatti eversivi. Lo stesso MELIOLI, anche nella versione ritrattata da TRAMONTE, gravita comunque a Rovigo e Ferrara, più che a Padova.

 

 

L’elemento decisivo, però, è costituito dal contenuto dell’appunto 8.8.74 (TRITONE), che verrà tra poco esaminato, dal quale si deduce che ORDINE NEROe cioè proprio l’organizzazione di ex ordinovisti alla cui formazione fa riferimento MAGGI, sarà costituita proprio da quelli che al momento dello scioglimento si erano concentrati attorno al periodico ANNO ZERO, tra i quali era certamente MELIOLI. Sembra, quindi, che la visione di MAGGI sia ormai alle spalle.

 

 

 

 

 

4.6 - L’APPUNTO DELLA FONTE TRITONE DEL 24.7.74 CONTENENTE NOTIZIE RACOLTE IL 22.7.74.

Si tratta dell’appunto che meglio descrive l’incontro romano tra ROMANI e RAUTI. Vedremo, tuttavia, che non tutto viene qui menzionato.

Al punto 1 già si apprende che l’incontro ROMANI-RAUTI si è svolto dopo la riunione della Direzione nazionale del MSI-Dn del 30 giugno. Ciò conferma che ha avuto per oggetto un tema estraneo ai fatti di pertinenza del partito. Tanto più che vi avrebbero partecipato soltanto alcuni dirigenti attestati su posizioni oltranziste.

Al punto 2 vengono esposti i concetti espressi da RAUTI :

-la grave situazione italiana presenta gli aspetti tipici della fase preinsurrezionale;

- il prossimo autunno vedrà accentuarsi le tensioni sociali e ciò potrebbe provocare sommosse di piazza suscettibili di sfociare in una guerra civile;

- occorre che i gruppi della destra rivoluzionaria si diano nel frattempo una struttura ed un’identità precise tenendo presenti i seguenti criteri:

selezionare severamente i militanti, estromettendo i “visionari” e gli “allucinati”, che sono difficilmente assoggettabili alla disciplina di gruppo e portati ad operare irrazionalmente;

curare la preparazione fisica e militare dei singoli elementi ;

seguire anche in periferia (a livello centrale provvederanno gli esponenti nazionali) l'andamento della vita politica, segnalando al vertice ogni episodio che presenti aspetti d’interesse ai fini dell’intervento politico.

Vi è poi un riferimento alla necessità di intuire, prevenire e seguire le mosse della controparte e la necessità di imporre la disciplina, evitando il coinvolgimento in responsabilità penali dei militanti, che in tal caso verrebbero lasciati al loro destino e denunciati alla magistratura.

 

 

Tutto ciò dimostra che Ordine Nuovo tende a trasformarsi in una struttura di tipo militare, che si appresta ad approfittare della particolare situazione politica, ai fini di un eventuale colpo di stato. Tutto questo ricorda la collaborazione militare tra Ordine Nuovo e l’Aginter Presse, di cui agli appunti di ARISTO.

I criteri selettivi che riguarderanno i militanti sono in continuità logica con i principi affermati da MAGGI in occasione della nota riunione del 25 maggio 74.

 

 

 

 

 

4.7 - L’APPUNTO DELLA FONTE TRITONE DEL 3.08.74, CONTENENTE NOTIZIE RACCOLTE IL 2 AGOSTO 74

Si tratta di un appunto che dimostra ancora di più come la posizione di RAUTI, che agiva in simbiosi con MAGGI e ROMANI, si collocasse in quel momento su un piano assolutamente eversivo.

Al punto 1 si riferisce che ROMANI ha preannnnciato a MAGGI ed altro elemento della zona di Padova di tenersi pronto a partire attorno al 10 agosto 74 per partecipare ad un incontro con RAUTI. Si tratta evidentemente dell’incontro al quale si fa già riferimento al punto 13 dell’appunto 6.7.74 e quindi in continuità logica con l’intero appunto. E’ certo che ROMANI e RAUTI si sono sentiti nel frattempo, per precisare la data e anche in quanto ROMANI è al corrente dell’oggetto preciso del summit.

Al punto 2 , infatti, si precisa che l’incontro presumibilmente avrà luogo a Roma e avrà per oggetto:

- La mobilitazione degli ex “ordinovisti” in occasione del processo contro FREDA a Catanzaro. L’On. RAUTI sarebbe intenzionato a dimostrare la sua solidarietà a FREDA ed intenderebbe assicurare la costante presenza di “camerati” nella sede processuale.

- Lo spostamento dell’attività eversiva nei centri minori per sottrarsi alla immediata e pesante reazione che si verifica nei grossi centri dove esiste un imponente “apparato repressivo” al quale, in tali occasioni, fornisce collaborazione tutta l’organizzazione antifascista:

- L’incremento dei centri sportivi “FIAMMA”, facenti capo al MSI-DN, utilizzabili per l’attività addestrativa dei giovani di destra e come copertura per altre attività illegali.

Nella nota accompagnativa si dice che alla riunione parteciperà anche la Fonte, e cioè Maurizio TRAMONTE.

 

 

 

 

 

4.7.1 - Alcune riflessioni sull’appunto

I temi non differiscono molto da quelli dei precedenti appunti, ma appare sempre più di vertice quello di RAUTI.

Non vi è soltanto un riferimento sempre più costante ad un’organizzazione militare, con giovani che si devono addestrare fisicamente, e quindi si preparano a scontri in cui devono picchiare, devono colpire, ai quali devono giungere preparati. Si fa comunque uno specifico ed esplicito riferimento all’attività eversiva. E se questa attività eversiva si deve spostare nei centri minori per evitare la repressione dell’apparato, vuol dire che attività eversiva c’è già stata da parte dell’organizzazione, facente capo ad ORDINE NUOVO di RAUTI, nei centri maggiori, quale certamente può essere intesa la città di Brescia, dove , proprio come viene espresso nell’appunto, la popolazione antifascista si è mobilitata ed ha reagito. Non a caso nell’appunto del 6.7.74, al punto 10, si fa riferimento alle lamentele dell’uomo della Porsche circa la “repressione effettuata dopo i fatti di Brescia”.

 

 

Anche lo schierarsi di RAUTI, e quindi anche degli altri ordinovisti, in difesa di FREDA, è perfettamente in linea col presupposto di una strage, quella di Brescia, che si è cercato, sia pure maldestramente, di addossare alla sinistra.

La circostanza che TRAMONTE dovesse essere presente a Roma, in un’occasione in cui l’oggetto della discussione verteva non su questioni di partito, ma su questioni di ORDINE NUOVO, dimostra che il TRAMONTE medesimo faceva parte di quest’ultimo gruppo unitamente a MAGGI e ROMANI in modo assolutamente palese.

Altre indicazioni in tal senso le si desumono dal contenuto dell’appunto che segue:

 

 

 

 

 

4.8 - L’APPUNTO DELLA FONTE TRITONE DELL’8 AGOSTO 74 RIFERENTE NOTIZIE ACQUISITE L’8.8.74

Nella nota di accompagnamento si precisa che la riunione di cui si parla nell’appunto, che per la verità riferisce del campo di BELLINZONA, è la stessa che, in un primo tempo ( e si fa riferimento all’appunto precedente) la fonte riteneva dovesse svolgersi a Roma. Si conferma che, in ogni caso, la fonte vi ha partecipato, anche se non è in grado di riferire i nomi dei convenuti, in quanto era regola tassativa per chiunque fare uso di nomi di copertura.

Non è molto chiaro se si sia trattato di un equivoco di TRITONE, o se in un secondo tempo si sia deciso di trasformare la riunione in qualcosa di diverso.

 

Nella nota di accompagnamento, il riferimento alla necessità dell’uso dei nomi di copertura evidenzia ancora una volta che non poteva trattarsi di un’attività di partito, ma di un’attività con temi di contenuto puramente eversivo. E pertanto TRAMONTE, che ha ammesso peraltro di aver partecipato al campo e di essere stato mandato da ROMANI, vi partecipa palesemente come un appartenente alla struttura di ordine Nuovo.

 

Nell’appunto si riferisce che dal 5 al 7 agosto 74, in località montana nei pressi di Bellinzona (Svizzera) , si è svolto un “campo” internazionale di extraparlamentari di destra. Vi avrebbero partecipato 48 elementi, tra i quali circa 30 italiani, concentratisi in Milano.

La riunione non aveva registrato la partecipazione di esponenti di rilievo italiani, probabilmente a causa dell’attentato al treno ITALICUS, avvenuto poco prima della partenza. Tutto si sarebbe risolto in una scampagnata.

La notizia dell’attentato, giunta nella tarda mattinata del 4.8.74, aveva indotto i convenuti:

 

- a rifiutare di assumersi la paternità dell’azione eversiva. A fine era stato dato incarico al gruppo ORDINE NERO di Milano , noto per aver eseguito in Milano un attentato “debitamente firmato” , di smentire il comunicato apocrifo che attribuiva la responsabilità dell’azione ad ORDINE NERO, fornendo prove concrete;

- “a ribadire che “ORDINE NERO” deve identificarsi esclusivamente nell’organizzazione degli ex <ordinovisti>, raccoltisi dopo lo scioglimento coatto di ORDINE NUOVO intorno al periodico ANNO ZERO e che ha per leaders l'On. Pino RAUTI, Clemente GRAZIANI, Elio MASSAGRANDE e Salvatore FRANCIA”;

- Ad affermare che nella tattica operativa di ORDINE NERO non rientrano tipi di attentati indiscriminati. Infatti tale organizzazione, pur perseguendo il fine di creare il “caos” nel Paese, intende colpire obiettivi ben definiti e remunerativi.

 

 

 

 

 

4.8.1 - Alcune riflessioni sull’appunto

La circostanza della presenza esclusivamente di extraparlamentari di destra e il tema della rivendicazione, o meno, dell’attentato dell’ITALICUS, nonché il riferimento ad ORDINE NERO, rendono evidente ancora una volta che TRAMONTE, mandato da ROMANI, in quel momento agiva come rappresentante di ORDINE NUOVO o del neonato ORDINE NERO.

 

La seconda considerazione è che, se, nell’ambito dell’appunto 6.7.74, il 25 maggio 74, MAGGI parla della creazione di una nuova formazione il cui troncone clandestino “opererà con la denominazione <ORDINE NERO> sul terreno dell’eversione violenta, contro obiettivi che verranno scelti di volta in volta” ( punto 4 appunto 6.7.74) , alla data del 4 agosto 74 quest’organizzazione esisteva già; era costituita, secondo quei principi esposti da MAGGI, da ex militanti di ORDINE NUOVO; si proponeva di commettere attentati colpendo obiettivi ben definiti.

 

La terza considerazione è che vi è il riferimento al periodico ANNO ZERO (quello peraltro richiamato nella rivendicazione della strage in atti) , il che vuol dire che ORDINE NERO è costituito proprio da quei soggetti che, in un primo tempo (punto 17 appunto 6.7.74) costituivano una frangia non condivisa da MAGGI. Pertanto il presunto ostracismo nei confronti di MELIOLI era da tempo superato.

 

 

 

 

 

4.9 - I RAPPORTI DI MAGGI CON LA STRUTTURA DI INTELLIGENCE AMERICANA.

LE DICHIARAZIONI RESE DA DIGILIO A BRESCIA NEL CORSO DELL’INCIDENTE PROBATORIO.

14.3.2001 Incid.Prob. (Rapporti di MAGGI con la struttura americana)

 

DOMANDA - Quindi, questo per quello che riguarda il primo discorso e per quello che riguarda i rapporti di Maggi e Minetto, le cose che le ho appena letto da chi le ha apprese? Questo rapporto di Maggi con la struttura non consistente nel fare parte di una struttura, ma, in qualche modo, nello svolgere queste funzioni di raccordo, di connessione con l'ambiente esterno, sono cose che sa perché? Chi gliele ha dette? Maggi, Minetto, Soffiati?

RISPOSTA - Esattamente, Soffiati.

DOMANDA - Soffiati?

RISPOSTA - Soffiati e Bandoli che era uno dei referenti del Soffiati, quindi la cosa era confermata, era convalidata. Il discorso di Bandoli: Bandoli era un combattente, era un uomo che, quando diceva una cosa, parlava sul sicuro, sempre.

DOMANDA - Sempre nell'ambito di questi rapporti tra Maggi e la struttura americana, lei ha detto anche qualche cosa di più, in occasione di un verbale del 14 Dicembre del 1996 (14.12.96), sempre al davanti al Giudice di Milano.

RISPOSTA - Cioè? (Incomprensibile).

DOMANDA - "Per quanto concerne la figura del Dottor Maggi, sia Bruno che Marcello Soffiati sia Minetto mi dissero che questi aveva cercato di farsi accettare organicamente nella struttura americana, ma non era stato accettato in quanto, ormai, il gruppo di Ordine Nuovo era gravato da troppe magagne per quello che aveva commesso e, inoltre, egli si era fatto avanti troppo tardi. Infatti, tale tentativo di Maggi risale all'inizio degli anni Settanta, mentre il grosso reclutamento di elementi sicuri era avvenuto in tempi molto precedenti e si era ormai concluso. Minetto, comunque, ne fu dispiaciuto, perché aveva grande stima del Dottor Maggi ed era legato a lui da una grande amicizia". Lo ricorda questo discorso di questo tentativo di Maggi di essere accolto?

RISPOSTA - Certo, confermo. Lo confermo, sì signore.

DOMANDA - Conferma di averlo appreso dalle persone che ha indicato, cioè, Soffiati e Minetto?

RISPOSTA - Sì, sì.

DOMANDA - Al di là di questi discorsi che abbiamo appena fatto, le chiedo se c'era anche una frequentazione, un rapporto amicale, di frequentazione tra Maggi e Minetto?

RISPOSTA - Sì, era continuo, si trovavano a Colognola in continuazione, ogni giornata festiva, praticamente.

DOMANDA - Si trovavano in continuazione a Colognola, ma Minetto veniva anche a Venezia?

RISPOSTA - Il Minetto? Certo! Ma ho dato delle notizie specifiche su questo.

 

Ud.4.2001 (comportamento di MAGGI con riferimento al GOLPE BORGHESE)

omissis

DOMANDA - Digilio, alla scorsa udienza abbiamo parlato, diciamo, di un coinvolgimento di Ordine Nuovo Veneziano in quella che era stata la preparazione del Golpe Borghese.

RISPOSTA - Sì, sì, sì, l'ho detto.

DOMANDA - Vorrei chiederle se ha qualche particolare notizia da riferirci riguardo alla posizione specifica di Carlo Maria Maggi?

RISPOSTA - La posizione di Carlo Maria MAGGI la sottolineai la volta scorsa. Cioè, quando coloro che erano pronti di fronte all'Arsenale per il Golpe ebbero notizia che non si faceva più niente, dalla delusione, cominciarono ad imprecare. Però immediatamente il Colonnello CAPOLONGO, Comandante della Legione, avvicinò il Dottor Maggi dicendogli: "Dottore, faccia una cortesia, lei, che ha ben sottomano i suoi camerati di Ordine Nuovo, veda di tenerli perfettamente in pugno. Poi potremmo fare una cosa, andare all'isola della Giudecca dove abita lei, lei li conosce tutti là. Potremmo anche fare un giro di ricognizione in maniera di accontentare costoro che vogliono fare qualcosa e lei ci aiuterà anche ad evitare che possa esserci qualche antipatico scontro". Il Dottor Maggi bisogna dire che si comportò benissimo. Difatti salì in motoscafo fino alla Giudecca assieme ai Carabinieri e, mano a mano che si seguiva l'ordine di perquisizioni, lui si faceva vedere giù nella calle a basso dicendo: "Ragazzi, guardate, non c'è niente di nuovo. E' solo una semplice perquisizione, cercate di non creare disordini. Fate un favore. Ricordatevi che io sono sempre stato vicino a voi". Ed in effetti gli abitanti della Giudecca sono sempre stati beneficati dal Dottor Maggi, il quale, anche per chi non aveva denaro per curarsi, a volte li curava gratis. Bisogna dirlo. E infatti molti li fece scendere dall'abitazione e, prendendoli sottobraccio, li accompagnò ai Carabinieri, piano piano, fino al motoscafo, dicendo: "Ragazzi, non è niente di strano. Non preoccupatevi, faremo una chiacchierata in ufficio. State tranquilli".

E infatti tuttopassò nel modo migliore. Il Comandante della Legione, il Colonnello, scrisse un rapporto veramente altamente meritevole per il Dottor Maggi e lo passò alle autorità, in particolare alla Questura ed alla Pretura, perché ne tenessero conto in quanto, avendo il Dottore dei precedenti come politico, doveva rendere conto di molte cose alla legge. E questo era un punto a suo favore. Era giusto che ne tenessero conto.

DOMANDA - Questo per quanto riguarda la notte tra il 7 e l'8 Dicembre. Io volevo sapere se aveva avuto un ruolo attivo in quella che era stata la fase preparativa del Golpe? Quale era stato il suo atteggiamento nelle fasi prodromiche a questo evento?

RISPOSTA - Sinceramente non posso dirle cosa possa avere fatto personalmente, in quanto lui era come gli altri direttamente sotto il controllo del Colonnello Capolongo, pertanto doveva rispondere di tutto quello che faceva al Colonnello Capolongo.

DOMANDA - Se ricorda, Digilio, vorrei capire quello che era l'atteggiamento anche politico di adesione o di adesione differenziata, diciamo così, rispetto a questo intervento?

RISPOSTA - Guardi, questo intervento fu praticamente un intervento, come ebbi l'occasione di parlarne in passato, fu un intervento praticamente sofferto dagli appartenenti alla Destra Italiana, siano essi Ordine Nuovo, siano essi Decima Mas, Guardia Nazionale Repubblicana, o ex combattenti della Repubblica Sociale. Tutti l'aspettavano con grande attenzione. Il Maggi non poteva mettersi contro l'opinione di coloro che gli stavano attorno. Lui senza dubbio diede solamente, non dico gli ordini ma per per lo meno le notizie che gli erano state consegnate dal Colonnello Capolongo, e le fece leggere da un incaricato a tutti coloro che avrebbero dovuto presentarsi di fronte all'Arsenale, di fronte alla Marina Militare Italiana di Venezia. E là ci ritrovammo tutta gente conosciuta. Io, il Marino Girace, la gente del lido, ragazzi di Mestre, il Delfo Zorzi con i suoi ragazzi, il Dottor Maggi, l'Avvocato Carletta amico del Dottor Maggi, eccetera. Tutti. Così.

DOMANDA - Le leggo un passo, Digilio, dell'interrogatorio che lei rese il 19 Dicembre 1997 (19.12.97) al giudice istruttore dove lei disse, con riguardo appunto a questi argomenti: "Voglio anche fare presente che in quel periodo il Dottor Maggi aveva rallentato la sua attività. E, per quanto concerne il progetto di Golpe, si mostrava piuttosto distaccato e scettico, manifestando il suo scetticismo anche durante gli incontri con Gastone Novella". Ecco, io volevo capire intanto se lei oggi conferma questo atteggiamento distaccato e scettico? E, se sì, se ce lo spiega, cioè che cosa significa? Ha sentito Digilio?

RISPOSTA - Ho capito benissimo, Dottore.

DOMANDA - E' vero che c'era questo atteggiamento da parte di Maggi verso questo progetto oppure no?

RISPOSTA - Sì, ed è spiegabile solamente in questa maniera. Il Dottor Maggi non era un fegataccio, non era un mercenario come il Giorgio Boffelli che non si sarebbe fermato di fronte a nulla. Era una persona che andava avanti sempre a luce della ragione e dimostrando sempre buon senso e, diciamo, un buon controllo di sé stesso e della situazione e delle persone che aveva vicine a sé. Tutto questo per quanto riguarda le dichiarazioni che ho rilasciato. Così era. Il Dottor Maggi non si dimostrò in quella occasione una persona estremamente fanatica.

omissis

Tra coloro che hanno illustrato significativamente la figura di Carlo Maria MAGGI, soprattutto sotto il profilo delle sue convinzioni estreme, rientra senz’altro DEDEMO Marzio, cognato di DIGILIO.

DEDEMO (ud.24.9.2009) ha conosciuto MAGGI tramite DIGILIO e, attorno al 71-72, in un periodo in cui questi era minacciato, ha funto da sua scorta armata. DEDEMO accompagnava MAGGI a Venezia, dall’ospedale dove lavorava, a casa. Inoltre è stato a casa di MAGGI, unitamente a suo cognato, in due o tre occasioni.

 

 

 

 

 

4.10 - LA PROPENSIONE STRAGISTICA DI CARLO MARIA MAGGI

4.10.1 - DEDEMO: La superiorità gerarchica di MAGGI rispetto ai componenti della Fenice

DEDEMO ha avuto modo di conoscere la moglie di Giancarlo ROGNONI, Anna CAVAGNOLI. La donna era stata aggredita, unitamente a Piero BATTISTON, all’interno del suo negozio di abbigliamento di Milano. Il fatto si è verificato il 26 luglio 73, e la conoscenza tra lui e la donna è avvenuta dove era ricoverata, all’interno del Policlinico di Milano. Era stato appunto MAGGI a chiedergli di andarla a trovare. Nell’occasione DEDEMO aveva portato ai componenti della FENICE, gruppo che, come vedremo, è sostanzialmente una costola di ON non rientrata nel partito, l’ordine di MAGGI di starsene tranquilli e di evitare ritorsioni contro la sinistra, alla quale era riferibile il pestaggio. Infatti in quel periodo il gruppo aveva addosso puntati gli occhi della Polizia e dei Carabinieri. Ad accoglierlo alla stazione ferroviaria di Milano, “MENTA”, che altri non è se non il ZAFFONI, anche lui inquadrato nella FENICE. Il bar al quale facevano capo i componenti della FENICE era quello di Via Pisacane. All’interno del bar c’era il loro gruppo: non ROGNONI, che era latitante, ma Cesare FERRI e Angelo ANGELI, detto “golosone”. Nessuno (pag.19) fece rimostranze, nel senso che nessuno ebbe qualcosa da ridire sull’ordine di MAGGI, a dimostrazione della sua posizione di autorità e di superiorità, anche nei confronti indirettamente di ROGNONI, personaggio certamente non secondario della destra radicale. La rappresaglia, poi, secondo quanto ha dichiarato DEDEMO, non c’è stata, e pertanto dobbiamo ritenere che l’ordine di MAGGI sia stato raccolto.

 

DEDEMO ha sostanzialmente confermato quanto dichiarato nei verbali, e cioè che vide anche Piero BATTISTON in un paio di occasioni a casa del dottor MAGGI. Tutto ciò ha naturalmente notevole rilievo con riferimento alla conversazione ambientale RAHO-BATTISTON di cui agli atti. Ha inoltre confermato di aver rivisto BATTISTON a Venezia, quando era latitante, ospite della Pina che gestiva la trattoria SCALINETTO, frequentata anche da Carlo DIGILIO. Ha ammesso di aver conosciuto Marcello SOFFIATI tra il 70 e il 73: anche questi frequentava MAGGI, anche quale suo medico. Ritiene di averlo anche visto a casa di MAGGI in occasione delle partite a carte che facevano assieme i suddetti soggetti. Ha il ricordo di un’attività di scorta svolta anche da SOFFIATI per conto di MAGGI. Ha confermato anche i rapporti tra SOFFIATI e DIGILIO.

 

I rapporti tra MAGGI e il gruppo di ROGNONI non si esauriscono in quanto sopra descritto: DEDEMO (pag.31 e segg.) accompagnò la CAVAGNOLI, in una data non collocabile prima del ’74, a Iesolo, dove la predetta ebbe un incontro di un paio d’ore con MAGGI. Secondo DEDEMO la donna aveva, nel gruppo della FENICE, un ruolo “allo stesso livello del ROGNONI”. Per quanto DEDEMO non sia stato in grado di riferire nulla dal contenuto del colloquio, è evidente ancora una volta la posizione di superiorità del MAGGI, visto che è la donna a spostarsi, e non viceversa. Inoltre la brevità e i connotati dello spostamento non possono che inquadrarlo in una finalità di natura politica. Peraltro DEDEMO spiega il suo rimanersene in disparte con la seguente motivazione: “Non facevo e non faccio parte del gruppo dirigente”- con riferimento ad Ordine Nuovo. Pertanto DEDEMO, sia pure da spettatore, inquadra tutti questi contatti di MAGGI nell’ambito delle sue funzioni di dirigente di Ordine Nuovo, valutazione che finisce per coinvolgere la stessa CAVAGNOLI e il gruppo che rappresentava.

 

Ulteriori rapporti di MAGGI col gruppo di ROGNONI emergono con riferimento ai contatti che DEDEMO ebbe in Spagna con il secondo, in occasione del viaggio di nozze, collocabile subito dopo il matrimonio del 29.9.75. Nell’occasione DEDEMO conobbe ROGNONI, dal quale fu ospitato e, su incarico di MAGGI, gli portò un cospicuo numero di documenti, carte d’identità, passaporti, patenti, in bianco o comunque falsi.

 

Le dichiarazioni di DEDEMO trovano un aggancio anche in quelle di BONAZZI Edgardo, che a pag.10 della sua escussione del 26.5.2009 non ha avuto difficoltà a confermare che la FENICE “faceva parte del Centro Studi Ordine Nuovo”. Anzi (pag.11) ha affermato che, per quanto buona parte degli aderenti al Centro Studi Ordine Nuovo fosse entrata nel Movimento Sociale, riteneva che il Centro Studi avesse continuato ad esistere “nella misura in cui esistevano gruppi come la FENICE che erano abbastanza autonomi”.

 

 

 

 

 

4.10.2 - DEDEMO : il viaggio di MAGGI a Milano e le sue idee stragistiche

DEDEMO ha rappresentato un episodio (24 e segg.trascr.) molto significativo: attorno al 1972 accompagnò MAGGI a Milano, in una trattoria o qualcosa di simile, sempre nell’ambito delle sue funzioni di guardaspalle armato. Era MAGGI a guidare. Rimase ad attenderlo all’esterno del locale un’ora o due, per poi riaccompagnarlo a Venezia.

Solo in seguito Pio BATTISTON (padre di Piero BATTISTON), inquadrato nelle SAM, in un periodo posteriore rispetto al trasferimento di DEDEMO a Milano, avvenuto nel 1974, e naturalmente antecedente alla sua morte, avvenuta nel ’75, gli fece delle confidenze in ordine a quanto avvenuto in occasione di quell’incontro (o forse due incontri) a Milano: MAGGI aveva chiesto “finanziamenti per Ordine Nuovo perché si doveva fare ancora qualche piccolo scoppio”. DEDEMO, sollecitato sul contenuto dei precedenti verbali del 7.3.96 e 21.2.97 e 26.1.99, ne ha confermato il contenuto, che appare ancora più specifico ed allarmante:

 

“Pio BATTISTON, morto nel 1975, ebbe a precisarmi che in una di quelle riunioni ove partecipavano vecchi repubblichini, il MAGGI propugnò la necessità di continuare nella strategia degli attentati dimostrativi, con ricaduta della responsabilità su opposta fazione politica. Mi specificò che MAGGI riteneva la strage uno strumento con il quale fare politica, e per questo lo definì pazzo e comunque in disaccordo con la maggior parte degli ex repubblichini presenti alle riunioni, tra cui lui stesso” (7.3.96) e “ Pio BATTISTON…mi precisò che in una di quelle riunioni alle quali partecipavano anche vecchi repubblichini, il MAGGI propose la necessità della strategia di attentati dimostrativi la cui responsabilità si doveva far ricadere sulla sinistra…Pio BATTISTON mi aggiunse che MAGGI riteneva la strage uno strumento con il quale fare politica, e per questo lo definì un pazzo…” In corte di Assise, poi (26.1.99), parlò di “azioni a livello dinamitardo”.

 

Quanto DEDEMO ha appreso da Piero BATTISTON è estremamente significativo, non solo in quanto rappresentativo delle idee, dei metodi e del programma di MAGGI, ma anche in quanto il medesimo BATTISTON è inquadrato nelle SAM, e cioè il gruppo al quale, secondo DIGILIO, sarebbe stato consegnato l’ordigno destinato a Brescia. Inoltre la volontà di far ricadere l’attentato sull’opposta fazione politica, conferma la versione di TRAMONTE sul punto.

 

 

 

 

 

4.10.3 - Le ammissioni di MAGGI sulla riunione con Pio BATTISTON

E’ significativo che il 12.3.2001 (p.85) MAGGI abbia ammesso di essere andato una sera ad una riunione a Milano, con reduci della R.S.I. Non ricorda di esservi andato con DEDEMO, ma di esservisi recato per “chiedere dei soldi che servivano per gli avvocati”. Aveva chiesto a Pio BATTISTON se potevano trovare dei fondi per le spese legali dei loro. Esclude, naturalmente, di aver parlato di “bombe”.

 

 

 

 

 

4.10.4 - Le dichiarazioni di Pietro BATTISTON

Anche Piero BATTISTON ha confermato davanti a Codesta Corte di aver appreso anche dal padre le notizie riferentesi alle idee di MAGGI così estreme.

 

 

 

 

 

4.10.5 - Le dichiarazioni di VINCIGUERRA confermative di quelle di DEDEMO. Le dichiarazioni di ANDREATTA

VINCIGUERRA , in particolare nel corso dell’esame in Assise del 6.7.2000 (pag.27) ha confermato i rapporti tra MAGGI e ROGNONI. Anzi, quanto all’episodio del pestaggio della CAVAGNOLI e di BATTISTON, manifestò allo stesso MAGGI (che quindi anche in questo contesto appare legato al gruppo della Fenice di ROGNONI) l’intenzione di recarsi a Milano per compiere qualche rappresaglia, e venne “stoppato” dal MAGGI medesimo che gli rispose che ci “avrebbero pensato” loro.

Anche Piero ANDREATTA ha fornito utili informazioni su MAGGI, rendendo evidente come i contatti dei Carabinieri del R.O.S. con lui si siano svolti in un contesto di assoluta regolarità, e cioè nell’ottica di una sua collaborazione.

 

26.7.96 pag.4

“In sintesi circa i miei rapporti con MAGGI voglio dire che io lo conobbi verso il 1974 (non sono sicuro) allorchè il gruppo di Ordine Nuovo facente capo a Gastone ROMANI per volontà del segretario politico dell’MSI rientrò nel partito. MAGGI fu incaricato insieme a me della organizzazione da quel momento diventammo colleghi e poi amici.”

 

26.7.96 trascriz.pag.30:

ANDREATTA lo indica quale medico della palestra YAMA YAMATO a Mestre. Lo conobbe in veste di dirigente e funzionaro del partito, addetto al settore organizzazione…lo conobbe negli anni in cui nella direzione provicniale del MSI di Venezia rientrò il gruppo Ordine Nuovo su espresso ordine del segetario politico Giorgio Almirante…il settore organizzazione era diviso in due perone: Pietro ANDREATTA e Carlo Maria MAGGI. Fece politica per 2 anni con lui all’interno del MSI. Pag.32: “il mio compito era oltrechè oganizzativo, era ispettivo di controllo del personale..”

 

 

 

 

 

4.10.6 - Le ammissioni di MAGGI in ordine ai suoi rapporti con ROGNONI e con la Fenice

MAGGI (pag.114 trascr. Ud.8.3.2001) ben ricorda l’episodio del pestaggio della CAVAGNOLI e di BATTISTON, accaduto in un periodo in cui si trovava al mare. Nell’occasione si recò a Milano a trovarli in ospedale. Ha ammesso (138) di aver conosciuto AZZI nel 71,72 o 73, anche lui gravitante attorno al negozio di ROGNONI di Via Molino delle Armi. AZZI venne, in particolare, ad una riunione a Treviso nel ’72. AZZI gli disse nell’occasione: “Sono qui perché mi ha detto ROGNONI di venire qui e lui viene fra poco” (140).

Ha preso ampiamente le distanze dall’attentato al treno Torino- Genova, affermando di averne parlato con ROGNONI, che si sarebbe dichiarato contrariato. Ha definito la FENICE un “circolo culturale” (159).

ROGNONI (12,3,2001 pag.70) lo conobbe in occasione di un convegno di primavera connesso al rientro nel MSI, presentatogli dal senatore LANFRE’. Nel 71-72 venne a Venezia per 20 giorni per sostenere la Campagna elettorale di ROMANI, candidato alle regionali. I rapporti con ROGNONI furono non molto frequenti, perché questi era di Milano e MAGGI di Venezia. Comunque andò un paio di volte a Milano, e frequentò lui, sua moglie e anche BATTISTON. Lo incontrò anche in Spagna , in occasione di una crociera con la moglie. Lo andò a trovare in carcere dopo il suo arresto. ROGNONI aveva formato il gruppo della FENICE a Milano e allora “quando siamo tornati nel Movimento Sociale lui si è avvicinato molto a RAUTI…allora siccome anch’io ero molto vicino a RAUTI, eravamo vicini anche noi”

 

 

 

 

 

4.10.7 - Le dichiarazioni di Pietro BATTISTON su MAGGI e sulle sue idee stragistiche.

Le dichiarazioni di BATTISTON contro Carlo Maria MAGGI sono fondamentali sotto il profilo dell’accusa. BATTISTON, appartenente alla Fenice, lo stesso gruppo, capeggiato da ROGNONI, che si è reso responsabile, attraverso AZZI, MARZORATI e DE MIN dell’attentato del 7.4.73 al treno Torino Genova, era strettamente legato a MAGGI , che gli procurò ospitalità durante la latitanza. MAGGI viene descritto da BATTISTON come un superiore gerarchico del suddetto gruppo, in condizione di impartire ordini. Il predetto ha presenziato durante la latitanza trascorsa a Venezia nel ‘74, ai discorsi fatti da MAGGI sull’uso della strage per fini politici. Ha appreso identico orientamento del MAGGI anche dal padre, che presenziò alla stessa cena milanese della quale ha parlato il DEDEMO. In rapporti strettissimi anche con Carlo DIGILIO, ha appreso da questi come a MAGGI e al suo gruppo, proprio in funzione della realizzazione delle suddette idee stragistiche, fossero destinati sia gli esplosivi ricavati dai residuati bellici, sia quantitativi di gelignite. Lo stesso DIGILIO gli riferì di interventi tecnici operati per conto del MAGGI, per realizzare detonatori particolari, proprio in vista della destinazione ad attentati. BATTISTON apprese, poi, da DIGILIO, della partenza di SOFFIATI dallo SCALINETTO per Brescia, il giorno prima della strage, con una valigia piena di esplosivo. Lo stesso BATTISTON ammette di aver temuto di essere coinvolto nelle indagini per la strage di Brescia non solo in relazione alle dichiarazioni di DIGILIO, quale collaborante, all’epoca strettamente in contatto con lui, ma significatamente anche in relazione ai rapporti avuti proprio con MAGGI in quel periodo.

 

Questi fatti sono stati anticipati in parte già in occasione dei verbali resi in sede di indagini, sia a Brescia che a Milano, confermati e sviluppati in occasione del dibattimento per le stragi di Milano alla Questura e alla Banca Nazionale dell’Agricoltura.

In occasione dell’udienza dibattimentale a Brescia dell’11.5.2010, tali dati sono stati confermati e perfezionati con tutta una serie di ulteriori elementi, in parte sottaciuti in precedenza per cautela personale.

Cominciamo con l’esaminare prima i verbali dibattimentali di Milano, già estremamente significativi.

 

 

 

 

 

4.10.8 - Le dichiarazioni rese da BATTISTON in dibattimento a Milano il 31.10.2000 e il 19.1.2001 (acquisite)

Già nei verbali dibattimentali acquisiti del 31.10.2000 (e 19.1.2001) BATTISTON fornisce dichiarazioni ampiamente confermative di quelle di DEDEMO, aggiungendo ulteriori particolari circa i rapporti tra MAGGI, ROGNONI, DIGILIO e SOFFIATI. La sua esperienza è iniziata nella Giovane Italia nel 69-70, ma in seguito si legò alla FENICE, formatasi all’interno del MSI attorno al 70-71. Il gruppo era legato ad Ordine Nuovo ed era stato fondato da ROGNONI. Altri membri AZZI, MARZORATI e DE MIN. Il gruppo è rimasto operante fino all’attentato al treno Torino-Roma, del 7 aprile 73, fatto dopo il quale una parte dello stesso si è data alla latitanza. Nel dicembre del 73 vi era stato l’episodio del rinvenimento di esplosivo in una macchina nel garage di suo padre Pio BATTISTON, e si era dato così anche lui alla latitanza, durata fino all’estate del 1974, e cioè dopo l’assoluzione.

 

La prima parte della latitanza si è svolta a Venezia, fino all’estate del ’74. Pertanto BATTISTON in tale periodo, che ricomprende anche la strage di Piazza della Loggia, ha avuto stretti contatti con MAGGI, DIGILIO e SOFFIATI. Del resto, nell’ambientale con RAHO DEL 26.9.95, BATTISTON afferma che vedeva SOFFIATI, MAGGI (“il dottore”) e DIGILIO (“il nonno”) tutti i giorni.

 

“La persona più importante nel gruppo di Venezia era il Dottor Carlo Maria MAGGI”, presentatogli da ROGNONI. Quando si allontanò da Milano (dicembre 73) è stato ospitato a casa di MAGGI uno o due giorni, poi si è trasferito per alcuni mesi a casa dei gestori dello Scalinetto, tra cui la signora Pina, la cui famiglia era in amicizia con MAGGI, dove è rimasto un certo tempo.

 

In seguito si è trasferito in un ulteriore appartamento per consiglio di DIGILIO, un monolocale di proprietà di un avvocato di Venezia, fino a quando non è partito per la Grecia. Il responsabile della FENICE era ROGNONI, che aveva rapporti con MAGGI. BATTISTON andò a visitare ROGNONI a Ginevra, durante la sua prima latitanza in Svizzera. Comunque MAGGI lo aveva già conosciuto prima della sua latitanza, così come lo stesso DIGILIO. Infatti, prima dell’attentato al treno, dell’aprile 73, accadeva che tutto il gruppo della FENICE si spostasse in Veneto, in particolare in occasione di una riunione a Treviso. Anche i veneti erano venuti a Milano a trovarli.

 

Aveva conosciuto Marzio DEDEMO in un periodo compreso tra l’attentato al treno e la sua latitanza. Infatti BATTISTON aiutava la moglie di ROGNONI nel suo negozio di abbigliamento di Milano, dove era stati vittima di un’aggressione dalla quale erano usciti entrambi malconci. Dopo l’aggressione era stato appunto mandato DEDEMO come guardia del corpo della CAVAGNOLI. Pertanto, già nei verbali di Milano, emerge una parziale coincidenza con le dichiarazioni dello stesso DEDEMO.

Pertanto il padre Pio aveva dato un lavoro a DEDEMO proprio nell’autorimessa successivamente interessata dal sequestro dell’esplosivo. Erano stati DIGILO o MAGGI a mandare DEDEMO, in quanto rappresentavano il livello più alto del gruppo di Venezia. MAGGI e DIGILO frequentavano lo SCALINETTO, e soprattutto DIGILIO era un assiduo frequentatore. In un’occasione a Milano conobbe anche Delfo ZORZI, e venne a conoscenza dei suoi rapporti col Giappone. Conobbe anche SOFFIATI nel periodo di Venezia, quale amico e frequentatore di MAGGI e della trattoria LO SCALINETTO. Conobbe anche BERTOLI, presentatogli da MAGGI come “buon camerata". DIGILIO era soprannominato “OTTO” o “zio OTTO”. Ha confermto l’interrogatorio del 29.9.95, secondo cui MAGGI gli disse di non rivelare a nessuno il nome OTTO. Ha confermato la capacità come “armiere” di DIGILIO , che riteneva lavorasse al Poligono di Venezia. E’ stato anche presso la sua abitazione a Sant’Elena, dove vide appunto le attrezzature per riparare o modificare le armi. Ha confermato  che ON di Venezia disponeva della possibilità di ricavare esplosivo da ordigni bellici recuperati nella laguna. Questi discorsi gli vennero fatti da DIGILIO e lui interpretò nel senso che detti ordigni fossero finalizzati ad entrare nella disponibilità di MAGGI, quale membro di spicco di ON di Venezia.

 

Ha ricordato, inoltre di aver appreso da DIGILIO di esplosivo, presumibilmene gelignite, che era diventato pericoloso perché stava trasudando e della necessità di un certo intervento, da parte sua, per renderlo nuovamente stabile. La gelignite era nella disponibilità di Ordine Nuovo.

 

Ha confermato di aver sentito DIGILIO, nel periodo della sua latitanza a Venezia (quindi prima dell’estate 74) parlare della possibilità di utilizzare dei timer per lavatrici facendo delle modifiche. Lettogli il contenuto dei verbali del 29 settembre e 3 ottobre 95, ha confermato che i fatti si erano svolti come negli stessi descritti:

MAGGI voleva modificare dei detonatori tradizionali in detonatori elettrici aveva chiesto aiuto a DIGILIO, che aveva trovato una soluzione che implicava l’utilizzo di una resistenza ovvero di qualcosa che riscaldava il detonatore sino all’esplosione. DIGILIO gli parlava di questa questione come di un problema esistente nel gruppo e necessitante una soluzione. Ha ribadito che era stato MAGGI a chiedere a DIGILIO una soluzione. BATTISTON riferisce anche di un discorso di DIGILIO sui timer di Piazza Fontana. Gli disse che i giornali avevano riportato delle notizie relative alle perizie in ordine al tipo di timer usato a Milano che non corrispondevano alla realtà. C’era da parte sua una conoscenza molto approfondita del fatto, tale da fargli pensare ad una partecipazione dello stesso DIGILIO. Quest’ultimo infatti escludeva che i timer delle lavatrici potessero essere utilizzati per un’esplosione quale quella di piazza Fontana.

DIGILIO aveva dimostrato disappunto per il comportamento processuale di MAGGI nell’ambito del processo per la strage di Peteano. Disse che intendeva farlo stare zitto in quanto a conoscenza dell’implicazione del MAGGI medesimo in fatti estremamente gravi. DIGILIO disse che sapeva della bomba e BATTISTON interpretò la frase come un’implicazione del MAGGI quale mandante della strage di piazza Fontana.

 

Ricordiamo che PERSIC ha confermato che in un periodo sulla cui collocazione è stato sempre piuttosto incerto, fino a collocarlo prima nel 71-72, poi nel 74 o 75 infine nel 76, e cioè in periodo in cui SOFFIATI disponeva già del suo ristorante, DIGILIO disse al medesimo Marcello SOFFIATI, che gli sarebbero serviti dei timer per le lavatrici per “adoperare questi candelotti” e “per fare l’eplosivo, per fare gli attentati”. Ebbene, alla luce delle dichiarazioni di BATTISTON, che è stato a Venezia non oltre l’agosto 74, tali discorsi evidentemente sono da collocare nel ’74.

 

DIGILIO, poi, lo rivide in Spagna nel 75, quando ritornò per il servizio militare, parte del quale fece a Mestre, circostanza che gli consentiva di andare a Venezia a visitare DIGILIO, che a volte vedeva durante le libere uscite. DIGILIO lo rivide, poi, due volte in Venezuela e da lui ebbe un “riferimento…abbastanza diretto sul fatto che il Dottor MAGGI fosse a conoscenza di qualcosa sulla strage di Piazza Fontana”. Gli sembra, anzi che DIGILIO abbia fatto “un riferimento diretto alla bomba”. DIGILIO  “intendeva fare stare zitto il MAGGI in quanto a conoscenza della sua implicazione in fatti estremamente gravi”. “DIGILIO ci disse che egli sapeva della bomba ed io interpretai immediatamente questa frase come un’implicazione di MAGGI in qualità di mandante della strage di Piazza Fontana”.Roberto RAHO, che aveva conosciuto attorno al 71-72, e che rivide all’epoca del militare,in occasione di una riunione di ON a Treviso, si trasferì in Venezuela qualche anno dopo di BATTISTON.

 

BATTISTON ha fornito ampie dicharazioni quanto alle idee stragistiche di MAGGI:

 

“..non ho mai sentito MAGGI condannare l’uso delle bombe” .Ha ricordato, quindi, un episodio, che è certamente quello a cui fa riferimento anche DEDEMO, in cui, in occasione di una cena alla quale partecipava anche suo padre, Pio, “MAGGI propugnava l’uso della violenza come metodo per far trionfare quella che era quel tipo di idea politica…era una dottrina che sosteneva”. Ha confermato il seguente passo del verbale del 6.10.95 davanti al P.M. di Brescia:

 

“A livello ideologico MAGGI nel periodo della mia latitanza a Venezia sosteneva la necessità di utilizzare lo strumento degli attentati e delle stragi come punto essenziale di una strategia che mirava a creare il caos. Ciò nell’ottica di costituire in tal modo il terreno sul quale potesse attecchire una vera e propria rivoluzione di Destra da ralizzarsi nella sua ottica senza l’intervento delle forze armate o a prescindere da esse”. Si trattava di una cena di reduci della seconda guerra mondiale alla quale suo padre Pio BATTISTON invitò il MAGGI. Suo padre ed altre persone gli fecero il resconto della cena e rimasero un po’ scioccati del discorso di MAGGI. Piero BATTISTON ricordava in particolare questo commento del padre:

“MAGGI è venuto ed ha parlato solo di bombe”. BATTISTON ha confermato che Carlo DIGILIO  chiamava MAGGI “stragista”. Ha confermato che ROGNONI rappresentava la posizione più vicina a queste tesi propugnate dal dott. MAGGI.

 

 

Tutte queste circostanze sono estremamente di rilievo in quanto si tratta di fatti che si verificano in epoca prossima alla strage di Brescia.

 

BATTISTON ha partecipato a riunioni a livello interregionale a Roma, Genova, Treviso, Milano, nell’ambito delle quali MAGGI si faceva promotore di questa

linea.

 

 

 

 

 

4.10.9 - Le dichiarazioni rese da BATTISTON alla Corte di Assise di Brescia

In occasione dell’escussione dell’11.5.2010 davanti alla Corte d’Assise di Brescia, BATTISTON, ha confermato sostanzialmente quanto già dichiarato in precedenza, ma aggiungendo anche nuovi particolari di estrema rilevanza:

 

dopo l’attentato al treno del 7 aprile 1973, il gruppetto della FENICE, pur in mancanza di ROGNONI, non si era completamente dissolto, ed i suoi componenti avevano continuato a vedersi. In epoca antecedente rispetto all’attentato in effetti, in un clima di violenza continua tra la sinistra e la destra, “si era parlato degli attentati, si era parlato di come sfruttare politicamente gli attentati” – anche se nessuno aveva mai ammesso la responsabilità di qualche attentato. Era un problema prevalentemente di sfruttamento di attentati commessi dagli altri, al fine di influenzare l’opinione pubblica. L’attentato del treno era stato sempre considerato un’azione individuale di AZZI e MARZORATI. La vettura sulla quale era stato trovato l’esplosivo nel garage di suo padre, che aveva determinato l’inizio della sua latitanza, apparteneva al cognato di suo padre, che peraltro era morto qualche giorno prima, e quindi collegabile alla sua famiglia. L’ospitalità di MAGGI a Venezia, all’inizio della latitanza, fu, crede, di una notte. La FENICE era inserita nel contesto di Ordine Nuovo, rientrato nel partito con RAUTI.

Avevano “contatti con MAGGI perché nonostante non ci fosse una gerarchia definita, MAGGI, secondo tutti noi, era il riferimento nel nord di Ordine Nuovo, dell’Ordine Nuovo Rautiano”.

BATTISTON aveva conosciuto MAGGI prima dell’episodio della latitanza, perché lo andavano a visitare con ROGNONI, con la CAVAGNOLI. Lo aveva visto molte volte, ma almeno tre o quattro prima della latitanza. Lui, ROGNONI, la CAVAGNOLI ed altri, una volta l’uno, una volta l’altro, si recavano in Veneto ad avere scambi con MAGGI “che era considerato da noi come punto di riferimento”. Normalmente erano loro ad andare a Venezia.

MAGGI gli era stato presentato da ROGNONI. Ha confermato che ROGNONI gli disse che avrebbe potuto rivolgersi a MAGGI in caso di necessità.

 

Dopo l’episodio del pestaggio suo e della CAVAGNOLI, attribuibile alla sinistra, nell’estate del ’73 venne a Milano Marzio DEDEMO. Lui e la CAVAGNOLI si trovavano all’interno del negozio, dove lui aiutava la donna. Subirono tutti e due fratture del cranio e finirono in ospedale. La CAVAGNOLI ebbe delle complicazioni. Prima di conoscere DEDEMO, aveva conosciuto il cognato, Carlo DIGILIO, a Venezia. Ritiene di averlo conosciuto a casa di MAGGI, dove si era recato tre o quattro volte, prima ancora della latitanza del 74. Evidentemente fu MAGGI a presentarglielo. Non ricorda più se già da allora DIGILIO gli sia stato presentato come un esperto di armi. Ritiene, comunque, che DIGILIO sia venuto a Milano con DEDEMO, dopo il pestaggio. DEDEMO venne dopo qualche giorno dal pestaggio. “Credo che ci sia stata una comunicazione con MAGGI che ci mandava una persona per aiutarci e per evitare che le aggressioni si ripetessero, soprattutto nei riguardi della CAVAGNOLI”.

In sostanza DEDEMO doveva fare da guardia del corpo. Gli avevano trovato un lavoro nell’autorimessa del padre e faceva il turno di notte, dedicandosi di giorno alla protezione della CAVAGNOLI. DEDEMO si sistemò a Milano e presumibilmente vi era ancora quando BATTISTON si allontanò per la latitanza. BATTISTON ha poi confermato la versione di DEDEMO circa gli ordini di MAGGI:

 

“Ricordo che ci venne detto che non dovevano esserci rappresaglie per l’episodio..lei mi sta chiedendo se era un ordine o se era un invito?. ..in una struttura gerarchica, come la nostra, anche se non era scritta, prefissata, se una persona come MAGGI diceva che bisognava non fare qualcosa, non si faceva! Perché le dico, secondo noi MAGGI era la nostra referenza per il Nord" . Ha poi spiegato che nella loro percezione MAGGI si collocava in una posizione superiore rispetto al loro gruppo.

 

“…quando una persona, che tutti noi consideriamo superiore a noi, dà un invito…”. Questa superiorità si estrinsecava nell’ambito di Ordine Nuovo, rientrato nel partito con RAUTI. ORDINE NUOVO aveva conservato una certa autonomia rispetto al Movimento Sociale. “Si manteneva una struttura interna gerachica in cui, a nostro modo di vedere, MAGGI era la referenza al nord e SIGNORELLI, praticamente, la referenza nazionale. Non le pongo RAUTI perchè direttamente RAUTI…io se a caso l’ho conosciuto in qualche manifestazione, congresso, però nessuno andava a parlare con RAUTI, che io sappia. Si parlava con MAGGI o qualche volta uno andava a Roma magari a parlare con SIGNORELLI”.

 

Richiestogli perché non si parlasse direttamente con RAUTI, ha risposto : “Non era al nostro livello…era quello che aveva scritto i libri, era quello che…praticamente era il capo, però un po’ avulso da quello che era il movimento giornaliero, di fare il giornaletto eccetera. Non penso che neanche ROGNONI parlasse con RAUTI. Le nostre referenze,le dico, erano MAGGI e SIGNORELLI…secondo noi RAUTI era troppo superiore a noi. Cioè era il capo.”

BATTISTON ha poi confermato di essere stato ospite durate la latitanza, dopo l’ospitalità data da MAGGI, dei gestori dello SCALINETTO, presentatigli da MAGGI. Ciò avvenne tra il dicembre del ’73 e l’inizio dell’estate 74, e cioè prima di partire per la Grecia. Era il loro stesso appartamento e distava pochi metri dal locale. Quest’ultimo non lo frequentava molto per ragioni di sicurezza e la Sig.ra PINA gli potava da mangiare o faceva da mangiare in casa. Durante quel periodo andava frequentemente a fare delle partite a carte a casa di MAGGI, durante la latitanza. Frequentò DIGILIO non soltanto in quel periodo, ma anche quando poi fece il servizio militare. In quest’ultimo periodo varie volte è andato a mangiare allo SCALINETTO.

 

Ricevuta contestazione del verbale dell’1.10.95, ha ammesso di aver frequentato l’abitazione di DIGILIO anche durante la latitanza. Ricorda anche le attrezzature con cui DIGILIO riparava le armi. Ricorda anche un MAB modificato, ma non ricorda se lo abbia notato da DIGILIO prima o dopo la latitanza. MAGGI, DIGILIO e SOFFIATI frequentavano lo SCALINETTO. C’era un giorno, forse il giovedì, in cui ci si riuniva a casa di MAGGI per giocare a poker. Gli altri giocatori erano DIGILIO, MAGGI e BOFFELLI, qualche volta anche SOFFIATI.

Quest’abitudine è durata tutto il primo periodo della latitanza. Ha confermato che DIGILIO veniva chiamato “ZIO OTTO”. Effettivamente MAGGI aveva raccomandato di non divulgare all’esterno l’identità di ZO OTTO. Lo spostamento in un nuovo appartamento, procuratogli da DIGILIO, avvenne in quanto quest’ultimo gli disse che lo SCALINETTO era diventato pericoloso.

Conobbe anche Delfo ZORZI, uno volta che venne a Milano a mangiare con loro. Il predetto, comunque, non gli venne presentato con il suo nome.

 

 

 

 

 

4.10.10 - BATTISTON – l’ideologia stragista di MAGGI. Gli esplosivi

Anche in dibattimento a Brescia, sono stati ripresi i discorsi sugli esplosivi già affrontati in istruttoria e in dibattimento a Milano.

 

Quanto ai discorsi affrontati in precedenza, concernenti il recupero dei residuati bellici, è stato chiesto a BATTISTON da cosa deducesse che gli ordigni recuperati nella Laguna di Venezia fossero destinati ad entrare nella disponibilità di MAGGI. BATTISTON ha risposto: “la fonte dell’interpretazione deve essere stato lo stesso DIGILIO che evidentemente in qualche modo mi ha fatto capire, o mi ha detto, che gli esplosivi erano a disposizione, o che potevano essere usati da, o per conto del MAGGI. MAGGI era l’unica persona che aveva un certo discorso sull’impiego della forza dell’attentato” .

 

Ha quindi aggiunto : “MAGGI era praticamente , tra tutte le persone con responsabilità politiche, l’unico che a volte propugnava l’uso delle, parliamo chiaro, bombe per potere ottenere dei risultati politici. Ricordo, e figura in atti, una volta, stiamo parlando immagino ’72 – ’73, che mio padre portò il MAGGI ad una riunione di ex ufficiali della Repubblica Sociale ed il MAGGI fece un discorso estremamente chiaro sull’uso della strategia della tensione. Per cui praticamente anche fu allontanato nella riunione perchè il discorso era…trascendeva veramente i limiti dell’accettabile.”

E’ stato poi contestato al teste che l’episodio si aggancia alla presenza del DEDEMO a Milano, e quindi dovrebbe essere collocato dopo il noto pestaggio suo e della CAVAGNOLI, e cioè dopo l’estate del ’73. Il teste, tuttavia, non ha escluso che la presenza del DEDEMO fosse legata alla sua funzione di guardaspalle di MAGGI.

E’ stato chiesto a BATTISTON se questa ideologia di MAGGI fosse mutuata solo dall’episodio vissuto dal padre, o se anche da altri suoi discorsi o altre circostanze. BATTISTON ha dichiarato di aver sentito lui stesso questi discorsi di MAGGI: “C’è un discorso generale sul…MAGGI questo lo diceva…nelle riunioni interne, giocando a carte…si sapeva che aveva una posizione abbastanza radicale…sapevo perché me l’aveva detto, sapevo perché ne parlava” . Interpellato su cosa si proponesse MAGGI e su quale fosse la sua ideologia, BATTISTON ha dichiarato: “Il fine ultimo era il collasso dello Stato e…,qua ci sono due teorie, o l’intervento militare interno o il cosiddetto colpo di stato, o anche suscitare una reazione nella sinistra in modo tale che ci fosse un tentativo di presa di potere della sinistra, che in quel momento era molto forte, pensiamo al movimento studentesco, sindacati…giustamente in contrapposizione, per il terrore che si suscitava nella gente.

Cioè creare una situazione di crisi dello Stato, di scontento generale delle popolazioni, che chiedesse o il governo forte o che provocasse una reazione della sinistra”.

I discorsi di MAGGI destavano stupore nel loro ambiente: “Ne parlava con disinvoltura quando nel nostro ambiente non si faceva mai questo tipo di discorso”.

ROGNONI aveva “un’ideologia simile a quella di MAGGI, però MAGGI era l’unico che propugnava questa ideologia, nel senso, anche se non me l’ha mai detto di fronte, però di potere fare l’attentato. Non di usare attentati che erano fatti da altri”. “Il MAGGI si capiva che si poteva anche…proporre la strage come una metodologia politica”.  

Tutti questi discorsi MAGGI li faceva presenti DIGILIO e SOFFIATI, anche durante le partite a carte. Anche gli altri presenti apparentemente assentivano. Si tratta di un argomento affrontato da MAGGI più volte. In occasione dell’episodio del padre, MAGGI si aspettava un aiuto economico dai reduci, aiuto che naturalmente non ci fu.

Quanto al discorso della gelignite che trasudava, BATTISTON ha preferito richiamarsi ai precedenti verbali, il cui contenuto è stato già riferito. Ricorda un trattamento da parte di DIGILIO per recuperarla. Non ricorda una presenza della stessa allo SCALINETTO.

 

E’ stato chiesto, poi, al teste in merito al discorso, già affontato nel corso dei precedenti verbali, della richiesta di MAGGI a DIGILIO di modificare dei detonatori tradizionali in detonatori elettrici, fatto che costituiva un problema ricorrente nel gruppo. Gli è stato chiesto a quale gruppo intendesse riferirsi.

BATTISTON ha dichiarato: “…non esistevano i detonatori elettrici, cioè nessuno di noi ha mai visto..c’erano i detonatori e micce…però mancava il detonatore elettrico…evidentemente DIGILIO stava studiando come sopperire a questa mancanza…a noi sempre si diceva (58) che dovevamo essere preparati per qualsiasi tipo di situazione che si venisse a provocare in Italia. Come le dicevo prima, un tentativo di colpo di stato, di presa di posizione della sinistra o, eventualmente, un colpo di stato , diciamo militare…

In questo discorso di essere sempre pronti, c’era anche la parte di sapere usare armi ed esplosivi…l’esplosivo poteva essere innescato o con una miccia o con un detonatore elettrico. I detonatori elettrici, finchè ne so io, non li aveva nessuno…”

 

BATTISTON si è poi dilungato su particolari tecnici, che peraltro riecheggiano l’ordigno descritto da DIGILIO. Questa necessità del gruppo era quindi riferibile al futuro. DIGILIO era comunque riuscito a trovare la soluzione.

Per quanto DIGILIO, al di là dell’assentire pedissequamente, non avesse mai fatto discorsi analoghi a quelli di MAGGI , indicando l’esplosivo come arma politica, rimaneva il fatto di questa sua conoscenza di armi ed esplosivi, la sua capacità pratica, e in tale direzione andava anche il suo stesso commento sui timer usati di Piazza Fontana (quando – pag.61 – disse che se fossero stati i timer indicati dai giornali, non sarebbero mai esplosi).

BATTISTON ha confermato che DIGILIO, che riteneva di essere stato incastrato da MAGGI intendeva far star zitto MAGGI in quanto a conoscenza dell’implicazione di questi in fatti molto gravi, e cioè (interpretò BATTISTON) in qualità di mandante nella strage di Piazza Fontana.

 

 

 

 

 

4.10.11 - Le dichiarazioni di MAGGI in ordine alla sua presunta ideologia stragista

MAGGI, in occasione dell’escussione dibattimentale milanese dell’8.3.2001 (pag.162) ha confermato quanto dichiarato il 18.9.97 al PM di Milano: “In ordine a quanto dichiarato da BATTISTON Piero circa la mia cosiddetta ideologia stragista, ricordo che io avevo parlato di sfruttare il clima politico prodotto nel Paese dalle varie stragi con lo scopo di rafforzare la Destra” .

 

Si tratta di un’ammissione importante, in quanto va a saldarsi con tutto l’aspetto che si riconnette all’appunto del 6.7.74 delae Fonte TRITONE e alla presunta volontà di rivendicare la strage.

Come si è visto, tuttavia, nella trascrizione emerge un riferimento di MAGGI allo sfruttamento della stessa strage di Brescia.

 

 

 

 

 

4.11 - LA POSIZIONE E LE DICHIARAZIONI DI ROBERTO RAHO

Roberto RAHO è deceduto e pertanto sono state acquisite le sue dichiarazioni. La sua posizione è di rilievo non soltanto per i suoi stretti rapporti con BATTISTON, con lo stesso MAGGI, e per essere uno dei due interlocutori dell’ambientale presso la sua abitazione del 26.9.1995 ore 21,35, ma anche per quanto afferma di lui Carlo DIGILIO, persona con la quale egli ebbe cospicui contatti.

DIGILIO , a partire dall’interrogatorio del 7.8.96 davanti al G.I. di Milano, ha riferito che, quando SOFFIATI nel maggio 74 arrivò con la valigetta , ricevuta da ZORZI , in Via Stella a Verona, tolse 4 candelotti che, avvolti in un giornale e messi in un sacchetto di cellophan, vennero nascosti in frigorifero.( Non si può fare ameno di ricordare quanto sostenuto da BATTISTON l’11.5.2010, circa la collocazione di un involucro contenente proiettili nel frigorifero dello SCALINETTO).

Qualche mese dopo venne, presso la sua abitazione di Sant’Elena, Roberto RAHO , che gli chiese dell’esplosivo che doveva portare a Roma, su richiesta dei camerati romani. Disse che aveva già ricevuto l’autorizzazione di MAGGI a chiederlo DIGILIO. Quest’ultimo, allora, si recò a Verona nell’appartamento di Via Stella, di cui aveva le chiavi, e, tornato a Venezia, consegnò a RAHO i 4 candelotti.

 

Nello stesso interrogatorio DIGILIO ha riferito di un’ulteriore cessione , questa volta di mezzo chilo di acido picrico, avvenuto da parte sua a Roberto RAHO, attorno al 1978-79.Anche in quest’occasione disse che era stato autorizzato da MAGGIcircostanza che quest’ultimo confermò in un secondo tempo a DIGILIO.

Roberto RAHO, interrogato il 4.10.1995 dal P.M. di Milano, ha dichiarato che DIGILIO, conosciuto (anche come “OTTO”) nel 74-75, presentatogli dal FACHINI, disse che lui e MAGGI avevano la disponibilità di gelignite, che veniva conservata allo “Scalinetto”, forse in uno scantinato, all’insaputa dei gestori. La gelignite, sempre secondo DIGILIO, si stava deteriorando anche per l’umidità e “trasudava”. Il “nonno” (DIGILIO) disse, attorno al 74-75, che la gelignite era in candelotti di colore giallo dorato. DIGILIO aggiunse che aveva intenzione di recuperare detta gelignite, o comunque di continuare a conservarla, applicando un sistema particolare, e che l’esplosivo sarebbe stato portato con una barca di piccole dimensioni. Precisò inoltre che, trasportato dallo SCALINETTO ad un luogo non meglio precisato, era stato utilizzato per alcune “azioni”. La sua impressione fu che la gelignite fosse nella disponibilità del gruppo da più tempo, perchè fu fatto riferimento alla sua “vetustà”.

 

Ha ammesso di aver discusso di questa gelignite con BATTISTON.

 

Come si può notare, non può che trattarsi della stessa gelignite di cui ha riferito BATTISTON.

 

Nel 1970 o in epoca prossima, dopo un comizio del M.S.I. di Udine, incontrò Marcello SOFFIATI e MAGGI; si recò, quindi, a bordo della 1100 bianca di MAGGI in una zona del Carso, in quanto MAGGI disse che doveva ivi recarsi per recuperare una cassa di bombe (che poi non fu recuperata)

 

 

 

 

 

4.11.1 - Trasporti di armi tra Venezia e Roma

RAHO, sempre nel corso dell’escussione del 4.10.95 davanti al P.M. di Milano, ha dichiarato di aver trasportato col treno,da Venezia a Roma, attorno al 1978, esplosivo (tritolo) ed armi, che gli venivano consegnati da DIGILIO. La merce veniva consegnata ad ALEANDRI.

 

 

 

 

 

4.11.2 - L’intercettazione su MAGGI del 26.7.96

Ricordiamo, tra l’altro, che esiste un’ambientale del 26.7.96 alle 12.50, presso l’abitazione di MAGGI, disposta dall’A.G. di Milano (pag.50 trascrizioni peritali), nel corso della quale MAGGI e la moglie IMELDA commentano gli interrogatori di RAHO e ANDREATTA, per le conseguenze che possono avere sullo stesso MAGGI e su Delfo ZORZI. MAGGI commenta:

 

[...]. È evidente che RAHO non ha detto niente, se no...

Imelda - Eh.

Carlo - ... cioè, ci saremmo trovati i Carabinieri subito che... e la P.S.,

insomma... Quindi... dai...

 

Da ciò si desume che MAGGI aveva effettivamente molto da temere da eventuali dichiarazioni di RAHO a suo carico.

 

 

 

 

 

4.12 - I RAPPORTI DI MAGGI CON CARLO DIGILIO

Dei suoi rapporti con DIGILIO, MAGGI riferisce in dibattimento a Milano nel corso dell’udienza del 12.3.2001 (da pag.77 e segg.della trascriz). Trattasi di verbale utilizzabile nei confronti di MAGGI e ZORZI.

MAGGI afferma di aver conosciuto DIGILIO quando era all’Università a Padova, tra il 59 e il 60 (si è laureato nel luglio ‘61 – pag.60 tr.) , all’epoca in cui era fidanzato con la futura moglie Imelda. Recatosi a trovare la donna, ne aveva approfittato per ispezionare il Centro Studi Ordine Nuovo di Venezia, composto da Paolo MOLIN, Marino GIRACE e Carlo DIGILIO, conosciuto appunto nell’occasione. Aveva poi rivisto DIGILIO nel ’64, quando era venuto a Venezia. Tornato dal militare attorno al ’68, DIGILIO si era rifiutato di partecipare alla campagna per la scheda bianca e a volte, quasi sempre per caso, lo incontrava. Molto più tardi, ma non ricorda più in che anno, MAGGI organizzava a casa sua ogni venerdì delle partite a poker, e DIGILIO per circa un anno era intervenuto. (si ricordi che BATTISTON ha collocato tale periodo durante la sua latitanza a Venezia, tra il dicembre ‘73 e l’estate ‘74).

 

DIGILIO, dimostrando la sua abilità manuale, faceva anche qualche lavoretto a casa sua, aggiustando i rubinetti, o la lampadina…. DIGILIO andava anche a mangiare allo SCALINETTO e ha aggiunto: “Quando andavo allo SCALINETTO c’era quasi sempre lui”. Ricorda un viaggio in Spagna di DIGILIO in quel periodo e la sua frequentazione del tirassegno, prima come socio e poi come segretario. Nel 79 anche MAGGI si iscrisse al tiro a segno, avendo occasione di vedere DIGILIO a sabati alterni. Poi vi era stata la latitanza di DIGILIO, scappato all’estero, e lo aveva rivisto il 2 febbraio del 1995, in occasione del famoso colloquio, di cui si parla in altro capitolo.

 

 

 

 

 

4.12.1 - MAGGI e i presunti rapporti di DIGILIO con i servizi segreti

A pag.89 del verbale dibattimentale 8.3.2001, è stato contestato a MAGGI il verbale in cui afferma di aver ipotizzato con SOFFIATI che DIGILIO lavorasse per conto della CIA in quanto gli avevano visto in mano una grossa cifra, non compatibile con la sua situazione lavorativa ed economica. Nell’occasione MAGGI, pur implicitamente confermando tale passo del verbale, lo ha parzialmente rettificato, sostenendo che lui i soldi in mano a DIGILIO non li aveva visti, e che l’unico a parlarne era stato SOFFIATI. Quasi a voler mettere “le mani avanti” in relazione ad altre fonti convergenti sul punto, MAGGI ha osservato che a quei tempi c’era un po’ la “mania” , la “prassi consolidata” di etichettare le persone quali agenti dei servizi.

 

 

 

 

 

4.13 - I RAPPORTI DI MAGGI CON MARCELLO SOFFIATI

Dell’argomento si tratterà anche nel capitolo che fa riferimento a Marcello SOFFIATI. Si ricordi, in particolare, che MAGGI nel 1969 proporrà formalmente SOFFIATI quale responsabile di Ordine Nuovo di Verona, circostanza dalla quale si desume la stima all’epoca dimostrata dal responsabile di Ordine Nuovo per il Triveneto.

E’ evidente che, nell’ambito di una ricostruzione accusatoria che vede MAGGI affidare a SOFFIATI il delicatissimo compito di trasportare l’ordigno consegnatogli da ZORZI, destinato a Brescia, molta importanza ha verificare quali rapporti esistessero tra i due.

Decine di testi collocano SOFFIATI e MAGGI nel medesimo contesto, in particolare a Colognola ai Colli, o durante le partite a carte a casa del secondo, in particolare in situazioni in cui è presente anche DIGILIO.

Di questi rapporti parla anche Martino SICILIANO che riferisce (ma non è il solo) che SOFFIATI ha svolto anche il ruolo di guardaspalle di MAGGI:

 

18.03.96 GI MI (Salvini)

Sin dall'inizio della nostra conoscenza, e cioè dalla metà degli anni '60, il dr. MAGGI, per motivi di tutela personale, girava armato di una pistola Beretta cal. 7,65, ritengo detenuta illegalmente.

Oltre a ciò egli usava farsi "coprire" da guardaspalle durante i suoi spostamenti per ragioni politiche, essendo egli del resto il responsabile di O.N. per il Triveneto.

Tale attività di "protezione" fu svolta per un lungo periodo da Marcello SOFFIATI e poi da tale GAETANO, ex infermiere di un ospedale psichiatrico di Venezia ove MAGGI aveva lavorato nei primi tempi della sua carriera professionale.

Anche Marcello Soffiati era armato, mentre non lo era GAETANO che del resto era un pezzo d'uomo in grado di tutelare MAGGI con la sua sola prestanza fisica.

 

 

 

 

 

4.13.1 - Le dichiarazioni rese da MAGGI in dibattimento sui suoi rapporti con SOFFIATI

Dei suoi rapporti con SOFFIATI, MAGGI riferisce in dibattimento a Milano nel corso dell’udienza del 12.3.2001 (da pag.55 e 83 della trascriz). Trattasi di verbale utilizzabile nei confronti di MAGGI e ZORZI e RAUTI.

MAGGI riferisce di conoscere SOFFIATI dal 59’ – 60’ e di aver avuto rapporti con lui anche quando era andato a fare l’assistente all’Ospedale Militare di Verona, dato che il predetto abitava a Colognola ai Colli.

MAGGI aveva assunto il ruolo di dirigente vicario del Centro di ON di Verona, dove si era recato attorno al ’59- ’60, in quanto c’era una certa litigiosità, e aveva nominatoreggente SOFFIATI, che aveva ritenuto la persona più adatta. Poi MAGGI nel 61 aveva fatto 4 mesi da allievo ufficiale medico, e poi un anno di ufficiale medico all’Ospedale Militare di Verona e nell’occasione andava a cena a casa di SOFFIATI e aveva conosciuto i suoi genitori. Venuto a Venezia aveva procurato a SOFFIATI un posto di argentiere all’Hotel CAPELLI, di cui era direttore Gian Gastone ROMANI . Anche nel periodo in cui SOFFIATI lavorava a Venezia, lo aveva frequentato. Ciò dovrebbe essere accaduto attorno al ’66-67, quando SOFFIATI dormiva anche a Venezia. Quando, poi, SOFFIATI aveva cessato di lavorare a Venezia, era andato 3-4 volte a trovarlo a Verona. SOFFIATI, dopo essere stato arrestato nel ’74, ed aver fatto circa 4 anni di carcere, aveva preso in gestione una trattoria a Colognola ai Colli, ed allora (MAGGI) era andato a mangiare 4-5 volte in detto locale, continuandolo a frequentare fino a quando (MAGGI) era stato arrestato.

 

L’8.3.201 (pag.164) è stato sottoposto a MAGGI il verbale 18.9.1997 nell’ambito del quale affermò: “Confermo che in una circostanza, su richiesta di SOFFIATI, ho accompagnato quest’ultimo a recuperare una cassetta di bombe a mano SRCM che poi in realtà non vennero trovate. Preciso che SOFFIATI era un mitomane con la mania delle armi ma non delle bombe”. MAGGI ha preso le distanze, sia pure in modo poco convincente, da queste affermazioni, affermando che nell’occasione si era limitato ad andare a cercare con SOFFIATI un deposito di armi, ma che alla fine avevano trovato soltanto due vecchi fucili.

 

 

 

 

 

4.13.2 Le dichiarazioni rese da MAGGI su MINETTO, PERSIC, BANDOLI e NOVELLA

Dal verbale dibattimentale dell’8.3.2001 (pag.147 e segg.) emerge che MAGGI conobbe Sergio MINETTO, presumibilmente a cena, a casa di SOFFIATI. Poi l’avrebbe rivisto dopo il ’78. In sostanza non l’avrebbe visto più di un paio di volte, peraltro a distanza di molti anni. Sempre nel 62, a cena a casa di SOFFIATI, avrebbe conosciuto BANDOLI, che avrebbe lavorato, forse come autista, per conto degli “americani”. In un paio di occasioni avrebbe avuto modo di parlare anche con PERSIC, che avrebbe avuto una trattoria nei pressi di quella del SOFFIATI.

Di Gastone NOVELLA ricordava la sua attività di croupier al Casino, conosciuto in ambito contiguo al MSI, presente anche alle famose partite a Poker alle quali partecipava DIGILIO.

Come si può notare vi è una minimizzazione di questi rapporti, che si scontra con l’ampio testimoniale che attesta come MAGGI, DIGILIO, SOFFIATI, MINETTO, BANDOLI, PERSIC, si frequentassero abbondantemente in quel periodo. E’ naturale che MAGGI, che in quel momento ben era al corrente delle contestazioni che gli erano state mosse a Brescia, che partivano proprio dalla nota cena di Colognola del maggio ‘74, abbia preso il più possibile le distanze da quei soggetti.

MAGGI ha implicitamente ammesso il passo del verbale del 18.9.97 in cui ha ricordato di una riunione alla quale erano certamente presenti, oltre a lui, PERSIC, SOFFIATI e NOVELLA, in occasione della quale quest’ultimo aveva fatto un discorso di ispirazione golpistica, auspicando che si verificasse appunto un GOLPE.

MAGGI ha tuttavia minimizzato, facendo riferimento ad una specie di prassi ricorrente in quel periodo, forse favorita da una bevuta. Ricordava in particolare di un’occasione in cui, dopo una partita di calcio, erano andati a Verona a casa di PERSIC , dove, presente anche NOVELLA, avevano bevuto “e allora quando si beve di solito si auspicano golpe” (!).

 

 

 

 

 

4.14 - LA TRATTORIA SCALINETTO DI VENEZIA

La trattoria Scalinetto di Venezia, gestita da GOBBI Giuseppina, è teatro di alcuni fatti che sono centrali, nell’ambito di questo procedimento. La stessa è frequentata da MAGGI, che ha un rapporto molto stretto con la GOBBI, DIGILIO, SOFFIATI, ma, più saltuariamente, anche da altri personaggi di interesse, come Angelo ANGELI. La GOBBI e BOFFELLI ospitano nel 1974, per un certo periodo, Piero BATTISTON, fresco latitante, proprio a seguito di una sorta di raccomandazione di MAGGI.

 

TESTE – GOBBI GIUSEPPINA

“A Venezia sto ancora svolgendo la mia attività del ’60 .La trattoria Scalinetto, vicino alla Riva degli Schiavoni.”

La teste conferma di aver conosciuto Maggi Carlo Maria tramite Boffelli. Boffelli (era) un cliente che lavorava all’Actv e veniva a mangiare nel mio locale. Maggi l’ho conosciuto più tardi, non veniva tanto.Quando è venuta fuori l’Iva a mio marito il signor Digilio aveva insegnato a fare l’Iva. Nel ’72. Seguiva la contabilità.

Carlo Digilio e Carlo Maria Maggi erano amici, venivano allo Scalinetto a mangiare.

Nel locale non parlavano di politica. Marcello Soffiati dopo anni veniva anche con lui a mangiare. Poche volte ho visto Soffiati con Maggi. Soffiati aveva anche lui la trattoria.”La teste dichiara di non aver mai conosciuto Romani Giangastone. “Gastone Novella faceva il croupier al casinò del Lido e faceva parte di questo gruppo di amici.

Nel ’74 da mio marito è venuto Carlo Maria Maggi (a chiedere) se potevo ospitare un po’ di giorni questo ragazzo, una settimana-quindici giorni.Questo ragazzo mi diceva che si chiamava Sandro Battiston.Dopo ho saputo che si chiamava Pietro.

Mi venne da (Maggi) spiegato che il ragazzo di Milano aveva avuto problemi non meglio precisati con la Giustizia. Era venuto da solo.”

Vediamo che pertanto la GOBBI conferma che la latitanza di BATTISTON a Venezia è da collocarsi nel 1974.

La teste descrive l’episodio della borsa dell’agosto ‘82, di cui ignorava il contenuto, tenuta per conto di Maggi e ritirata da Bressan per portarla a Verona, successivamente fermato per l’arma dentro la borsa; la teste stessa verrà coinvolta processualmente. La teste dichiara di sapere solo che Bressan era veronese e di aver scoperto durante il processo che il destinatario della borsa era Digilio.

“A Verona a Colognola Colli da Soffiati siamo andati in macchina a fare una gita e allora siamo passati. Avevo visto Digilio da Soffiati. Dopo ho scoperto che era latitante. Mi ero innamorata del Boffelli. Lui era stato mercenario, non lo so dove. Mi sembra nel ’66 che sia partito. La relazione con lui durò dal ’65 al ’77. Svolgeva anche attività subacquee, faceva il palombaro. Boffelli faceva dei viaggi all’estero frequenti, andava dappertutto. Cosa andava a fare non lo so. Era un po’ pazzo per le armi. Digilio girava armato. Anche Boffelli girava armato delle volte. Zagolin Dario non so chi sia; di Milano Angelo Angeli e Rao Roberto (nemmeno).”

La teste conferma di aver rivisto Maggi, due volte presso gli uffici del giudice di sorveglianza e una volta presso il proprio locale, con cui parlò della collaborazione di Digilio con l’Autorità Giudiziaria. La teste non ricorda particolari commenti di Maggi al riguardo e afferma che era passato dalla sua trattoria per caso.

La teste nega che il marito svolse mai attività politica di qualunque tipo.

“Boffelli era stato anche paracadutista a Treviso.

(Ho) conosciuto Gianfranco Bertoli, era (suo) amico. Beveva (e) mangiava lì allo Scalinetto.”

La teste conferma la sua dichiarazione precedente in cui racconta della confessione, in seguito all’attentato di Bertoli contro la questura di Milano, di Boffelli sulla propria amicizia con Bertoli stesso.

Riguardo l’ospitalità fornita a Pietro “Sandro” Battiston, la teste conferma che il favore le fu chiesto da Maggi e Digilio e conferma il giro di amicizie che legava Digilio, Maggi, Battiston e il vicino della teste Montavoci Giampiero, i quali si ritrovavano la sera a casa di Maggi.

La teste dichiara di non aver mai conosciuto Zorzi Delfo né alcun ragazzo di Mestre.

“La frequentazione di Maggi, Digilio e Soffiati della (mia) trattoria è durata qualche mese. Venivano saltuariamente a mangiare.Venivano assieme, si trovavano là e dopo andavano via.(Conosco) Digilio e Maggi nel ’70.Il Boffelli l’ho conosciuto nel ’60. A Colognola sono andata anche due volte.”

 

 

Interrogata circa eventuali scatoloni o casse lasciati nella propria cantina da esterni, la teste dichiara personalmente di escludere l’eventualità, ma non sapere se qualcuno avesse chiesto un favore al marito.

 

 

 

 

 

4.15 - L’INTERCETTAZIONE AMBIENTALE RAHO-BATTISTON DEL 26.9.1995 ORE 21,35. LA VERSIONE DI BATTISTON RESA ALL’UDIENZA DELL’11.5.2010.

Occorre subito inquadrare il momento in cui si svolge l’intercettazione: la malattia sofferta da DIGILIO risale al 10.5.1995. Fino al 21.7.1995 DIGILIO non viene più escusso. Pertanto, al momento dell’intercettazione ambientale, erano circa due mesi che il predetto aveva ripreso gli interrogatori. Prima del 31.1.1996 non vi è alcun riferimento, neanche indiretto, alla strage di Piazza della Loggia, il cui tema viene affrontato davanti al GI.di Milano prevalentemente il 19 aprile 1996 e 4.5.1996.

Pertanto non ci poteva essere sui giornali alcun riferimento a dichiarazioni di DIGILIO su possibili spostamenti di SOFFIATI con esplosivo in prossimità del 28.5.74. Queste considerazioni avevano rilievo quando BATTISTON, sentito da questo P.M., aveva riferito che le notizie di cui parlava RAHO, circa lo spostamento di SOFFIATI erano state mutuate dai giornali. Il dato, come si vedrà tra poco, è superato dalle dichiarazioni che ha reso BATTISTON davanti alla Corte di Assise di Brescia.

Diciamo subito che BATTISTON ha sempre ammesso, anche in dibattimento, che la conversazione si svolge tra lui e RAHO. A pag.76 ha precisato che il giorno dell’intercettazionE ambientale si trovava in vacanza con la famiglia e si era incontrato con RAHO a Milano perchè PRUDENTE, che aveva dei problemi giudiziari legati presumibilmente al favoreggiamento di CAVALLINI, voleva parlare col medesimo RAHO.

Al centro della conversazione tra RAHO e BATTISTON è Carlo DIGILIO , indicato come “il nonno”, così come aveva già ammesso BATTISTON a pag.51 della trascrizione del verbale 31.10.2000 e come ha ammesso nuovamente a pag.77 dell’udienza dell’11.5.2010. E’ altrettanto pacifico, che la persona che viene chiamata “il dottore” è Carlo Maria MAGGI.

DIGILIO viene preso in considerazione da RAHO e BATTISTON perché si sa che sta “parlando” e che i due temono per qualcosa che possa dire su di loro e formulano tutta una serie di ipotesi:

 

 

pag.15:

“se non ha cantato ancora su di noi…è perché non canta. Cioè…veramente lui sta tirando nella merda quelli che già stanno sui coglioni”; “Ma ha tirato nella merda gli altri”. Commentano che non ha coinvolto “MASSIMO”, con evidente riferimento al FACHINI . “Da una parte è meglio pararsi…” – osserva RAHO.

 

Pag.16

RAHO definisce DIGILIO una “gola profonda”.

 

Pag.17-18

Nel parlare di quanto accadeva all’epoca, BATTISTON dice: “Allora, veniva…è un colonnello…è…è un capitano…veniva da te…un Capitano e ti diceva:”…tu…dammi qualcosa”. Tu gli dicevi…qualcosa…qualcosa avevi detto a…”tu cosa mi dai?”- “Due milioni adesso…tre milioni dopo…”. La frase sembra alludere ad avvicinamenti da parte della P.G. per ottenere informazioni. Non è chiaro se il riferimento sia ad un capitano specifico, o se si tratti di un ufficiale astrattamente considerato, come assume BATTISTON sia a Milano che A Brescia nel verbale dibattimentale.

A pag.80 BATTISTON osserva che negli anni 70 “tutti noi siamo stati avvicinati, prima o poi, da svariati capitani, colonnelli dei Carabinieri, da agenti della politica, sempre con l’idea di fornire informazioni”. BATTISTON, in particolare, era stato avvicinato, ma senza esito, dato il suo rifiuto, dal Colonnello GRILLO dei Carabinieri. Il particolare acqUista rilievo in quanto poco dopo i due parleranno di DELFINO, e il capitano dell’ “avvicinamento” potrebbe essere stato proprio l’attuale imputato. Ciò spiegherebbe alcuni passi successivi.

 

E’ importante che a pag. 18 della trascrizione RAHO osservi , quanto ai rapporti di DIGILIO con i servizi: “l’hanno scaricato perché non gli passava più informazioni”. E’ evidente, quindi, che per i due DIGILIO aveva intrattenuto rapporti con i servizi. All’udienza dibattimentale a Brescia BATTISTON ha confermato il senso della frase, rappresentando che PRUDENTE, aveva riferito loro che DIGILIO aveva iniziato a confessare ed una delle prime cose che aveva ammesso “era la sua teorica appartenenza a qualche servizio”. In Venezuela DIGILIO aveva chiesto aiuti economici durante la latitanza, era malmesso, e dalla circostanza avevano dedotto che evidentemente i servizi lo avevano scaricato.

 

 

Pag.19-20:

RAHO commenta: “In effetti io sono dentro perchè conoscevo il nonno, quindi…mi sono rovinato. Io non posso dire che non…che lo conoscevo, io”.RAHO conferma che si vedeva con DIGILIO ed è evidentemente preoccupato che emerga questo rapporto. RAHO precisa che non si è mai recato allo SCALINETTO, salvo che in un’occasione in cui vi si recarono con il “ GOLOSONE” (ANGELI Angelo) e con DIGILIO e il primo dimostrò tutta la sua voracità mangiando le seppioline crude. BATTISTON ha confermato la circostanza e la presenza di ANGELI, collocando il fatto presumibilmente dopo la sua latitanza.

A questo punto emergono le incertezze (pag.20 tr.) sulla sorte di DIGILIO: RAHO si chiede : “Il Nonno è in galera? E’ stato condannato? Si, però non riusciamo a sapere dove sia.” A pag.87 BATTISTON ha confermato che il dubbio era che DIGILIO, come collaboratore di giustizia fosse stato scarcerato; non si sapeva se fosse in carcere, o fosse stato scarcerato. Era stato ancora una volta PRUDENTE a riferire della collaborazione di DIGILIO.

 

 

A questo punto emergono alcune frasi che fanno riferimento a tale DELFINO, che potrebbe essere l’attuale imputato, ex capitano dei Carabinieri. Non dobbiamo dimenticare che poco prima c’è stato questo riferimento ad un imprecisato capitano che era solito avvicinare le persone chiedendo a pagamento la loro collaborazione. Il capitano DELFINO all’epoca non disdegnava di avvicinare o infiltrare persone nella destra eversiva (basti pensare al MAIFREDI), e pertanto appare tutt’altro che improbabile che proprio così possa essere nato tra RAHO e BATTISTON un qualche rapporto con l’ufficiale.

 

 

RAHO osserva (pag.21):

“E’ solo che manca solo DELFINO a…chiedere il conto…ma neanche per colpa del NONNO”

Subito dopo è BATTISTON a osservare:

“…ha informato/infamato a DELFINO…e non sappiamo quanti altri”

Le frasi sembrano alludere ad un coinvolgimento di DELFINO a seguito delle dichiarazioni di DIGILIO. Infatti è proprio nel contesto di DIGILIO, definito “gola profonda”, che si sviluppano dette osservazioni. E’ chiaro che sia RAHO che BATTISTON sembrano al corrente della circostanza, perché si dividono i commenti su DELFINO. Peraltro un attento ascolto della frase che è stata tradotta in informato/indagato, sembra portare alla conclusione che si tratti di un ancora più chiaro “inchiodato”. Non si può escludere che RAHO e BATTISTON siano al corrente di un convolgimento di DELFINO e suppongano soltanto, erroneamente, che DIGILIO possa aver coinvolto anche lui. DELFINO potrebbe “chiedere il conto” perché coinvolto da DIGILIO, sempre che le parole non siano invece “chiudere il conto”, nel senso che manchi solo lui nel novero delle persone che DIGILIO ha coinvolto.

BATTISTON osserva in prima battuta (pag.88) che, pur non avendo mai conosciuto l’ufficiale DELFINO, “In questo momento non faccio mente locale a nessun altro DELFINO o soprannominato DELFINO”. E’ l’unico DELFINO di cui ha sentito parlare, sia pure dalla stampa. Poi a BATTISTON viene una sorta di ispirazione geniale: “…a volte qualche volta come soprannome DELFO ZORZI era stato chiamato DELFINO…a volte era soprannominato DELFINO”. Pertanto era possibile che si riferisse a ZORZI.

BATTISTON, tuttavia, non è stato in grado di definire che cosa potesse entrarci ZORZI in quel discorso.

Il fatto appare privo di qualunque credibilità: Ricordiamo che ZORZI ha escluso, nella sua recente memoria, di essere stato mai chiamato “DELFINO”. Residua, quindi, l’unica e improbabile ipotesi che altri lo chiamassero così senza che lui lo sapesse.

In 40 anni di indagini e migliaia di verbali, che ZORZI potesse essere soprannominato “DELFINO” non è mai emerso. Si tratta di una circostanza assolutamente inedita. BATTISTON, da come si esprime oggi, fa pensare che non siano tanto loro due a chiamare ZORZI “DELFINO”, ma che siano altri a soprannominarlo così, e loro due a mutuare il soprannome. Qualora si voglia sostenere che siano soltanto RAHO e BATTISTON, convenzionalmente, a chiamare ZORZI “DELFINO”, occorre osservare che il soprannome in questione (come dire: “piccolo DELFO”) sembra esprimere un rapporto di familiarità tra chi lo pronuncia e la persona a cui si riferisce il soprannome. In realtà BATTISTON dirà di aver visto ZORZI una sola volta nella sua vita, e che nell’occasione non si sarebbe neanche presentato col suo nome. Se la cosa fosse certa, BATTISTON lo avrebbe detto immediatamente, senza esitazioni, cosa che non è avvenuta, perché il primo pensiero è immediatamente corso all’ufficiale.

Almeno dovrebbe emergere che i due abbiano parlato tanto di ZORZI in quel periodo, da trasformarlo in un oggetto familiare dei loro discorsi, ma così non risulta. Si pensi che BATTISTON veniva dal Venezuela, ospite di RAHO, e pertanto non aveva avuto occasioni recenti di parlare con RAHO di ZORZI.

 

 

Il discorso prosegue, poi, sempre sullo stesso tema. A pag. 22 RAHO osserva che DIGILIO non li ha ancora tirati “nella merda” perché ritiene che entrambi siano ancora in Venezuela. BATTISTON osserva che non ha tirato “nella merda” nessuno, visto che LORENZO (PRUDENTE) “cammina per la strada”, nel senso che è ancora libero. Si fa un raffronto con Felice MANIERO, che è fuori, libero, ma ha ammesso e

accusato contemporaneamente altri. E’necessario, quindi, mandare in galera qualcuno. BATTISTON osserva che DIGILIO per il momento non ha mandato in galera nessuno, anche se, osserva: “ si vede che questi stanno preparando la botta finale”.

Il discorso continua sempre con evidente riferimento ai collaboratori ed alla necessità che le cose che dicono siano riscontrate. Se c’è il riscontro su quello che DIGILIO ha detto, vuol dire che ha detto la verità e “gli credono” (i magistrati). Poprio per tale motivo – osserva RAHO – DIGILIO ha cominciato a riferire sulle “cazzate” , e cioè sulle cose non di grande rilievo, perché “sulle cazzate tutti ammettono”, e cioè, se si tratta di fatti di non grande rilievo è più facile trovare i riscontri, perché negare non porta a gravi conseguenze. Del resto tale interpretazione è confermata da BATTISTON (pag.91 tracriz. Ud 11.5.2010) : “…sui dettagli minimi, situazioni non incriminanti, tutti ammettono tutto”

 

Poi il discorso si sposta contemporaneamente su DELFINO e sulla strage di Brescia:

 

“…perchè sulle cazzate tutti ammettono, perché anche DELFINO lo ha ammesso:

<Sì, gliel’ho trovato io il nominativo>…Giusto?”

 

La frase, che è seguita immediatamente, come vedremo, da quella che introduce il discorso sull’esplosivo di Piazza della Loggia, non può non ricordare il famoso discorso presso la Caserma di Rovato, quando, dopo che l’On. PISANO’ aveva fatto un riassunto delle caratteristiche dell’ipotetico autore della strage, DELFINO avrebbe rappresentato che un uomo con quelle caratteristiche lui in effetti lo conosceva, e si trattava di Ermanno BUZZI.

Però potrebbe essere spiegata anche così: invece di “Anche DELFINO lo ha ammesso” - potrebbe essere “Anche DELFINO lo ha messo” – e ciò in linea con il fatto di averlo infamato o inchiodato, nel senso che si riteneva che DIGILIO Avesse “messo” DELFINO nella lista dei responsabili. La successiva frase “Sì, gliel’ho trovato io il nominativo” potrebbe essere riferita a DIGILIO, come dire che quest’ultimo avrebbe detto al magistrato che finalmente aveva trovato l’autore della strage.

Si tratta comunque certamente di qualcosa con la quale BATTISTON non vuole confrontarsi, in quanto non va al di là di un “Non saprei dirle” e non contesta di aver pronunciato quel nome.

E veniamo al punto di maggiore interesse, sempre a pag. 27 della trascrizione. Dopo aver riferito di DIGILIO che ha detto “la verità sulle piccole cose…potrebbe…dirla anche sulle grandi”. Si noti come RAHO non parla di un DIGILIO che millanta e che inventa, ma di un DIGILIO che “dice la verità” , e il rischio è proprio che DIGILIO “dica la verità” sulle grandi cose, tra le quali rientrano senz’altro quelle che si riconnettono alla strage di Piazza della Loggia.

La frase pronunciata da RAHO, confusa nella sua parte iniziale, è la seguente:

 

“…che il nonno aveva detto che…Marcello SOFFIATI, il giorno prima della strage di Brescia…era partito per Brescia con le valige (la valigia) piena di esplosivo”

 

La frase è di straordinaria importanza, perché si ricollega alle dichiarazioni di DIGILIO. Certo quest’ultimo riferisce di un primo spostamento di SOFFIATI a Mestre, ove sarebbe avvenuta la consegna dell’ordigno da parte di Delfo ZORZI, a Verona, dove DIGILIO sarebbe intervenuto sull’ordigno. Riferisce, poi, di un secondo spostamento (in treno) di SOFFIATI a Milano con consegna dell’ordigno (a dire del SOFFIATI) a qualcuno delle SAM. Il fatto si sarebbe verificato alcuni giorni prima della strage di Brescia. I due dati, tuttavia, non sono molto lontani , perché l’elemento centrale è comunque costituito da un SOFFIATI che si sposta in prossimità della strage di Brescia con una valigia piena di esplosivo. In più, particolare da non trascurare, lo spostamento a Brescia, che sembrerebbe aumentare l’implicazione del predetto nell’evento.

In dibattimento BATTISTON ha abbandonato il riferimento alle notizie apprese dai giornali quali fonte delle notizie sullo spostamento del SOFFIATI, e ha spiegato i passi appena riportati come segue:

 

pag.93 dib.

“Il DIGILIO ci aveva detto, mi aveva detto, che il SOFFIATI se n’era andato, credo che la frase completa è che se n’era andato dallo SCALINETTO con una valigia o un pacco, una quantità di esplosivo, il giorno precedente la strage di Brescia”.

 

E’ ovvio che il riferimento al solo esplosivo e non anche al meccanismo d’innesco o al temporizzatore è compatibile con la versione di DIGILIO. E’ chiaro che l’esplosivo, peraltro in una valigia, è l’elemento che meglio viene colto da chi ascolta il racconto, e che caratterizza le finalità dell’utilizzo. La partenza di SOFFIATI con una valigia con esplosivo il giorno prima della strage è quanto basta a definire il fatto nei suoi elementi essenziali. Descrivere, o fare riferimento anche al meccanismo, sarebbe stato soltanto qualcosa in più.

La presunta partenza dallo SCALINETTO non è in contrasto con una provenienza dell’esplosivo da Delfo ZORZI: lo SCALINETTO è a Venezia dove abitano MAGGI e DIGILIO. Venezia non è certo lontana da Mestre, dove abitava Delfo ZORZI.

SOFFIATI non abitava certo a Venezia, e pertanto, se è partito dallo SCALINETTO, ha dovuto certamente fare un viaggio per prelevare l’esplosivo. E’ ben possibile che, prima di partire per Verona, lo abbia temporaneamente occultato allo SCALINETTO.

Del resto lo stesso DIGILIO, (a pag.6 della trascriz. del verbale del 15.5.1996 davanti al P.M. di Brescia) usa la frase “quando lui è andato a Venezia prendere la valigia”.

La stazione ferroviaria, peraltro, si chiama di “Venezia-Mestre”. In ogni caso, trattandosi di un racconto di BATTISTON e RAHO, è ben possibile che ci siano delle imprecisioni, delle sovrapposizioni. Quello che conta è che SOFFIATI si mette in movimento con dell’esplosivo per qualcosa che si riconnette alla strage di Brescia.

Non si può escludere che, prima di portarlo a Verona, l’esplosivo ricevuto da ZORZI sia stato parcheggiato allo SCALINETTO. Del resto (pag.26 tr.15.5.96) DIGILIO non sa dove SOFFIATI si incontrò con ZORZI, né dice che l’esplosivo gli è stato consegnato da ZORZI proprio quel giorno. Per andare in treno da Verona a Milano, o da Venezia a Milano, SOFFIATI doveva necessariamente passare anche per Brescia.

 

BATTISTON ha poi confermato che la circostanza era stata riferita da DIGILIO: “sì, questo l’aveva detto…sono praticamente sicuro che l’aveva detto DIGILIO…l’aveva detto a me o l’aveva detto a RAHO o l’aveva detto a tutti e due…io ricordo la frase…lì la riportiamo perché tutti e due eravamo coscienti, RAHO ed io, che la frase era stata detta e parlavamo delle possibili implicazioni, perché in quel momento io ero latitante a Venezia, ero giustamente nello SCALINETTO, alla Polizia non piacciono molto le coincidenze, per cui ci poteva essere una mia implicazione diretta”.

In sostanza, quindi, di tale livello era ritenuto il coinvolgimento di DIGILIO nella strage di Brescia, che per BATTISTON solo il fatto di essere latitante (appunto nel 1974) e di frequentare lo SCALINETTO, poteva essere una ragione sufficiente per essere a sua volta coinvolto.

Del resto la converazione intercettata a casa di RAHO prosegue sempre sullo stesso argomento: “SOFFIATI è morto” – osserva RAHO. Ma poi aggiunge: “Il dottore però è vivo”. Come si può notare, alla luce delle confidenze di DIGILIO, e comunque di ciò che apparteneva al patrimonio conoscitivo dei due, il problema non erano solo i copromettenti rapporti con SOFFIATI, ma anche quelli col “dottore”, e cioè col MAGGI. In sostanza è molto significativo che per RAHO e BATTISTON essere in rapporti con MAGGI potesse tracciare un legame anche tra loro e colui che avrebbe portato l’esplosivo a Brescia. Anche la frase successiva, iniziata da RAHO –“e il SOFFIATI gli serve per fargli portare la..” – e completata da BATTISTON – “comunque l’ha già detto, del dottore”- sembra quasi richiamare la circostanza che SOFFIATI abbia portato qualcosa, e cioè la valigia contenente l’esplosivo, proprio per conto di MAGGI, come in qualche modo risulta anche nel racconto di DIGILIO, anche se il viaggio sarebbe da Verona a Milano e non direttamente a Brescia.

 

Le maggiori paure, tuttavia, sembrano essere di BATTISTON (pag.29 int.): “quando c’è stata Brescia…io ero a Venezia…vedevo SOFFIATI tutti i giorni…vedevo il dottore tutti i giorni…e vedevo il nonno tutti i giorni”. Anche questa osservazione è di straordinaria importanza, perché altro non significa che BATTISTON teme di essere coinvolto nella strage di Piazza della Loggia per i suoi rapporti con SOFFIATI, con MAGGI e con DIGILIO, perché evidentemente ritiene tutti e tre i predetti coinvolti in quel fatto delittoso.

 

Nel proseguo della conversazione vi è (pag.29) una frase, non del tutto chiara, che potrebbe sempre alludere all’esplosivo in questione: “…io ero là…non l’avevano trovato…chili di esplosivo”. Ancora più avanti viene confermata la preoccupazione: “il tuo nome non è mai circolato da nessuna parte; non c’è il rischio che il nonno…” (RAHO pg.30). E poi sempre RAHO (pag.31) , con riferimento ancora a DIGILIO : “A lungo andare…sarà costretto per forza a fare i nomi”.

 

A pag. 26 RAHO, infine, osserva: “…se il Nonno sta cantando…quando uno canta…cioè, non è mica una cosa di 24 ore, è una cosa di mesi…se il nonno sta cantando, di cose da dire non ne ha una, ne ha cento…”.

Si è cercato di ricostruire quando DIGILIO abbia raccontato l’episodio dell’esplosivo di SOFFIATI. BATTISTON ha ricordato di non aver più visto DIGILIO dopo le due occasioni in cui lo incontrò in Venezuela. BATTISTON ha confermato: “…che la frase sia stata detta dal DIGILIO mi sembra che non ci piova”.

Poi ha aggiunto: “DIGILIO dice che il SOFFIATI se ne…parte dallo SCALINETTO con una valigia di esplosivo il giorno precedente della strage. Questa è la frase.”

E quindi: “non so identificare quando me l’ha detto DIGILIO, se me l’ha detto DIGILIO direttamente. Penso che me l’abbia detto, perché non mi sembra una cosa riportata da RAHO. Però sinceramente con gli anni trascorsi…” potrebbe essere stato a tutti e due insieme o nel periodo del militare o in Venezuelaperò non mi sembra…quando eravamo insieme, le volte che siamo insieme, RAHO, DIGILIO ed io, era principalmente il periodo del militare o le due volte molto brevi che è venuto DIGILIO in Venezuela e penso che neanche mi sia stato detto dal DIGILIO nel periodo della latitanza…è stato posteriore…escluderei che con la bomba così fresca, cioè ancora in pena notizia di cronaca, sia venuto DIGILIO a dirmi: no, guarda che il SOFFIATI ieri o l’altro ieri se n’è andato da qua con una valigia di esplosivo. Cioè la cosa mi sembra, per logica, che sia posteriore”. Ha precisato che se avesse appreso della cosa nel periodo veneziano (1974) sarebbe molto più forte la convinzione del coinvolgimento di SOFFIATI.Più avanti BATTISTON in sostanza ha rappresentato che, per quanto il fatto della partenza di SOFFIATI fosse partito per Brescia con una valigia piena di esplosivo il giorno prima della strage, comportasse il pericolo di un suo coinvolgimento, comunque , per come conoscevano SOFFIATI, persona che alzava il gomito ed era uno spaccone, in qualche modo incideva sulla loro convinzione. Quando, nel corso dell’interrogatorio davanti all’A.G. di Brescia, ha ipotizzato che il riferimento allo SCALINETTO, in un primo tempo esplicitato, fosse frutto di una sua sovrapposizione, era perchè si stava “tirando fuori”, nel senso che si stava “defilando nel momento di quell’interrogatorio”. Poi ha precisato:

 

Mi sembra evidente che in quell’interrogatorio c’era una certa posizione mia di diminuire la valenza della frase. Però evidentemente la frase non è solo pronunciata da RAHO in quel momento. La frase era qualcosa di cui noi eravamo a conoscenza anche precedentemente” “…se RAHO in quel momento mi fosse venuto fuori…con la valigetta e l’esplosivo, ci sarebbe stato per lo meno un qualche tipo di discussione per una persona che era allo SCALINETTO in quel momento…la frase era una frase che circolava tra me e RAHO…”.

 

 

Nel prosieguo della conversazione ambientale, si è visto che si contrappone SOFFIATI morto a MAGGI che era ancora vivo. In particolare BATTISTON osserva: “comunque l’ha già detto, del dottore” (pag.29). BATTISTON ha dichiarato in dibattimento a Brescia (pag.105) che il senso della frase è “che evidentemente DIGILIO aveva già confessato qualcosa rispetto al dottore e che se SOFFIATI era morto già e non poteva essere più coinvolto…uno è morto per cui non è più imputabile, però il dottore è vivo”.

 

A pag. 106 ha significativamente aggiunto: “Stiamo parlando di attentati, stiamo parlando di stragi, in quel momento le dico sinceramente, cioè la frase sul fatto che SOFFIATI sia andato via con la valigia è un cosa e che potesse essere coinvolto eventualmente anche il dottore penso, cioè seguendo il filo logico della frase.”

 

Richiesto sulle ragioni per cui MAGGI potesse essere coinvolto nella strage di Brescia, BATTISTON ha risposto:

“Come amico del SOFFIATI ed amico, collaboratore, camerata dal DIGILIO. Se il DIGILIO inizia a parlare, viene un discorso precedente sul fatto che i collaboratori di giustizia devono vendere gente, cioè devono fare condannare qualcuno, mettere in galera qualcuno eccetera, tutto quel gruppetto, che non era poi così grande, poteva essere coinvolto nelle dichiarazioni del DIGILIO. Per cui evidentemente anche il dottore, che era evidentemente il capo, il responsabile di Venezia”.

 

BATTISTON ha spiegato che temeva di essere coinvolto attraverso MAGGI per i nostri legami con lui, sia per la vecchia amicizia che ci legava a lui. Legami politici e l’amicizia personale. Abbiamo già visto che la FENICE era legata a doppio filo a MAGGI. Ed inoltre c’era anche una relazione di amicizia personale. MAGGI mi ha aiutato con la latitanza e tutto, nonostante i discorsi che faceva era sempre un amico per noi” .

 

(continua al prossimo capitolo 4.16)

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