PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI BRESCIA
MEMORIA DEL PUBBLICO MINISTERO MASSIMO MERONI
(STRAGE DI PIAZZA DELLA LOGGIA)
Proc. Pen. n.03/08 Corte Assise di Brescia
CAPITOLO 3.3
3.3 – LO SVIPUPPO DEGLI APPUNTI INFORMATIVI DELLA FONTE TRITONE DA PARTE DEL GRUPPO CC DI PADOVA
Un aspetto singolare ed allo stesso tempo inquietante è quello relativo agli sviluppi che la P.G. di Padova, comandata dal Ten. Col. Manlio DEL GAUDIO (232) aveva dato alle informazioni che Maurizio TRAMONTE aveva fornito al M.llo FELLI del Centro CS del SID di Padova all’epoca diretto dal Magg. BOTTALLO.
Le acquisizioni documentali del ROS e della DCPP hanno consentito di accertare che solo una minima parte delle più importanti informative del SID di Padova, provenienti dalla fonte TRITONE, era stata diramata dal Gruppo Carabinieri di Padova al fine dello sviluppo dei necessari approfondimenti investigativi.
A seguito di una richiesta dell’A.G. di Milano con la quale si chiedeva, tra l’altro, all’Arma dei CC, di conoscere i nominativi delle fonti che avevano riferito sulla destra ed i loro manipolatori, il Comando Generale dell’Arma, con missiva del 16 marzo 1998, nel comunicare che il rapporto con i confidenti rimaneva limitato all’ufficiale o all’agente di PG che aveva mantenuto il contatto e non era oggetto di alcun tipo di registrazione presso il comando interessato, trasmetteva alcune missive sulle quali emergeva la dizione “da fonte confidenziale”.
Tra queste sono risultati di particolare interesse tre Rapporti Informativi Speciali (RIS) a firma del Comandante del Gruppo CC di Padova, Ten. Col. DEL GAUDIO, inviati alla scala gerarchica. Si tratta dei RIS datati rispettivamente 7 giugno, 20 luglio e 3 agosto 1974. Dall’esame dei citati rapporti informativi emerge che si tratta di documenti originati dalle informazioni che Maurizio TRAMONTE (fonte TRITONE) aveva comunicato al Centro CS di Padova.
Il primo RIS del Gruppo Carabinieri di Padova (235) reca la data del 7 giugno 1974 e recita testualmente:
1) Nell'agitato mondo della destra extraparlamentare, le cui componenti sono alla ricerca di nuove etichette per la propria attività, si collocano gli sbandati di Ordine Nuovo che, secondo un'indiscrezione trapelata localmente, stanno dando vita ad una nuova organizzazione dalle due facce: una, palese, sotto la forma di circoli culturali l'altra, occulta, strutturata in gruppi ristrettissimi per dare vita ad azioni contro obiettivi scelti di volta in volta.
2) In particolare a Padova l'organizzazione dovrebbe manifestare la sua presenza con una serie di volantini che:
- attaccheranno il dottor Aldo FAIS, Procuratore della Repubblica, con notizie sensazionali sulla sua vita privata e di Magistrato;
- minacceranno lo stesso Magistrato affinché smetta la sua azione contro l’estrema destra;
- esporranno gli scopi politici della organizzazione, ossia:
- difendere, anche con la violenza, gli estremisti di destra ingiustamente perseguitati;
- attaccare le strutture del sistema borghese del parlamentarismo e del marxismo.
La parte relativa al punto 1), dove si legge “stanno dando vita ad una nuova organizzazione dalle due facce: una, palese, sotto la forma di circoli culturali l'altra, occulta, strutturata in gruppi ristrettissimi per dare vita ad azioni contro obiettivi scelti di volta in volta” proveniente, inequivocabilmente, dalle notizie fornite dalla fonte TRITONE.
Basta infatti leggere il punto 4) dell’appunto informativo del 6 luglio 1974, allegato alla nota n.4873 dell’8 luglio 1974 del SID di Padova che così recita:
MAGGI ha reso noto che:
- è in corso la creazione di una nuova organizzazione extraparlamentare di Destra che comprenderà parte degli ex militanti di ORDINE NUOVO;
- l'organizzazione sarà strutturata in due tronconi:
- uno clandestino con le caratteristiche ed i compiti seguenti:
a) numericamente molto ristretto;
b) costituito da elementi maturi, dai 35 ai 45 anni salvo qualche eccezione e di collaudata fede politica;
c) opererà con la denominazione ORDINE NERO sul terreno dell'eversione violenta contro obiettivi che verranno scelti di volta in volta.
- l'altro, palese, il quale:
a) si appoggerà a circoli culturali ancora da costituire e gestiti da elementi di estrema Destra finora rimasti nell'ombra;
b) avrà il compito di sfruttare politicamente le ripercussioni degli attentati operati dal gruppo clandestino.
Anche i contenuti del punto 2) del RIS in esame originano da informazioni provenienti dalla fonte TRITONE. Si tratta di notizie compendiate nell’appunto informativo allegato alla nota senza numero del Magg. BOTTALLO del 23 maggio 1974 (quello relativo all’incontro che TRAMONTE, la sera del 20 maggio 1974, aveva avuto presso la propria abitazione con lo studente dell’Università di Ferrara impegnato a ricostituire, insieme ad altri ex ordinovisti, una organizzazione clandestina di estrema destra che era “già presente ed operante in alcune città del Settentrione”).
In particolare, nell’appunto si legge che l’organizzazione:
- verrà presto attivata anche a Padova, dove a breve scadenza si annuncerà con volantini che:
- attaccheranno duramente il Procuratore della Repubblica Dott. FAIS, rivelando “notizie bomba” sulla sua attività di giudice e la sua vita privata;
- formuleranno minacce contro lo stesso magistrato per indurlo a desistere dalla sua azione persecutoria a danno dell’estrema destra (dal caso FREDA alla “Rosa dei Venti”);
- spiegheranno gli scopi politici che l’organizzazione si propone e cioè:
a) difendere, anche con interventi diretti ad azioni violente le persone di estrema destra ingiustamente perseguite per la loro attività politica;
b) abbattere il sistema borghese mediante attacchi diretti alle sue strutture, ai partiti parlamentari e soprattutto ai "rossi".”
Un aspetto singolare, che deve far riflettere sulla testimonianza del M.llo FELLI e sulle dichiarazioni rese, in aula, da Maurizio TRAMONTE, è quello relativo alla data di acquisizione delle notizie riversate nell’appunto informativo del 6 luglio 1974.
Dalla nota allegata al foglio n. 4873 del CS di Padova si afferma infatti che le informazioni riportate nell’appunto erano state fornite, dalla fonte TRITONE, nell’arco temporale compreso tra il 20 giugno ed il 4 luglio 1974.
Il RIS del 7 giugno 1974 documenta la palese falsità del citato riferimento temporale. Non è infatti possibile che una notizia che sia stata direttamente acquisita dal SID il 20 giugno 1974 e sia stata comunicata all’Arma territoriale possa essere già citata in un rapporto informativo del Gruppo CC di Padova del 7 giugno precedente.
Certamente qualcosa non è andata come è stata raccontata. Una parte delle notizie di cui all’appunto informativo allegato alla nota n. 4873 sono state necessariamente fornite da TRAMONTE prima del 7 giugno 1974 e pertanto a pochissimi giorni dalla strage, come d’altra parte è ragionevole ipotizzare per l’implemento informativo che segue gli eventi più significativi.
Il secondo RIS del Gruppo Carabinieri di Padova (236) reca la data del 20 luglio 1974 e trae anch’esso origine dalle notizie che la fonte TRITONE aveva fornito al SID e che erano state trasfuse nell’appunto informativo allegato alla nota n. 4873 dell’8 luglio 1974 cui si è detto. Nel RIS, dopo una breve sintesi sulle attività dei due opposti schieramenti politici, si fa riferimento ad una riunione avvenuta a Roma fra ex appartenenti ad ORDINE NUOVO, cui parteciparono anche esponenti del Veneto, durante la quale l’on. Pino RAUTI aveva imbastito la trama di un’organizzazione clandestina, da opporre, sul piano della violenza, all’avanzata delle sinistre. Il rapporto informativo continua affermando che:
L’organizzazione, secondo una indiscrezione trapelata localmente, dovrebbe avere le seguenti caratteristiche:
- organico molto ristretto;
- elementi di media età e di provata fede politica;
- operare nel terreno dell’azione violenta contro obiettivi scelti di volta in volta.
L’approvvigionamento delle armi dovrebbe essere garantito da spedizioni, tramite autotreni TIR, provenienti dall’Olanda con la successiva creazione di depositi tra la Lombardia e il Veneto.
Come si è detto anche questo appunto trae origine da quanto si può leggere nell’appunto informativo del 6 luglio 1974 che, nella parte sopra citata, esprime gli stessi concetti (a volte perfino con le stesse parole), e nel successivo appunto allegato alla nota n. 5120 del 16 luglio 1974 (relativo al viaggio che il “mestrino” fece a Brescia il 23 giugno 1974 ed alla nota vicenda del TIR con targa olandese).
Anche il terzo RIS del Gruppo Carabinieri di Padova (237), datato 3 agosto 1974, trae origine dalle informazioni che Maurizio TRAMONTE aveva fornito al Centro CS di Padova. In questo caso si tratta delle notizie contenute nell’appunto informativo allegato alla nota n. 5519 del 3 agosto 1974 il cui contenuto informativo, per quanto documentato dal SID, era stato acquisito il 2 agosto 1974.
Questi riferimenti temporali sono significativi in quanto documentano la tempestività con la quale il Centro CS di Padova, anche in assenza di una specifica autorizzazione del Reparto “D”, riversava all’Arma territoriale (ed in particolare al Gruppo Carabinieri di Padova) le notizie o almeno parte delle notizie che provenivano dalla fonte TRITONE.
Proprio con riferimento alle notizie contenute in questo documento il Gen. MALETTI, il 7 agosto successivo, redigeva di suo pugno una nota diretta all’attenzione del Capo Servizio in cui affermava che il Centro CS di Padova aveva un’ottima fonte, TRITONE, che poteva essere bruciata da un’intempestiva segnalazione agli organi di PG.
Il RIS in esame, dopo aver sottolineato che la fonte delle notizie era da considerarsi attendibile, riferiva che la stessa aveva fornito ulteriori elementi informativi:
fra qualche giorno avrà luogo a Roma, probabilmente nella sede del movimento “Europa Nazione” un incontro di elementi appartenenti alla destra rivoluzionaria con l’On. Pino RAUTI per discutere i seguenti argomenti:
- spostare il teatro d’azione dei gruppi rivoluzionari dalle grandi città ai piccoli centri dove le possibilità di intervento della polizia sono ridotte e le reazioni dei sindacati sono limitate, per la loro minore organizzazione;
- organizzare gruppi di aderenti alla destra rivoluzionaria, nelle varie città, per convogliarli a Catanzaro quando avrà luogo il processo FREDA-VENTURA.
Se andiamo a leggere l’appunto delle informazioni che la fonte TRITONE aveva fornit0 il 2 agosto 1974 e che erano state trasmesse a Roma, al Reparto “D”, il giorno successivo, troviamo le stesse notizie:
1) ROMANI Gian Gastone ha preavvisato MAGGI Carlo ed altro elemento della zona di Padova di tenersi pronti a partire intorno al 10 agosto 1974 per partecipare ad un incontro con l’On. Pino RAUTI.
2) L’incontro, che presumibilmente avrà luogo a Roma, verterà su:
- [...]
- la mobilitazione degli ex “ordinovisti” in occasione del processo contro FREDA a Catanzaro.
L’on. RAUTI sarebbe intenzionato a dimostrare la sua solidarietà a FREDA ed intenderebbe assicurare la costante presenza di “camerati” nella sede processuale.
- lo spostamento dell’attività eversiva nei centri minori per sottrarsi alla immediata e pesante reazione che si verifica nei grossi centri dove esiste un imponente “apparato repressivo” al quale, in tali occasioni, fornisce collaborazione tutta l’organizzazione antifascista;
- […]”.
Nel RIS del Gruppo Carabinieri di Padova veniva indicata anche la sede ove la riunione si sarebbe dovuta svolgere, cioè presso il movimento “Europa Nazione”.
Tale dettaglio è riscontrabile tra le informazioni che TRAMONTE aveva fornito al SID il 22 luglio 1974 e che erano state trasfuse nell’appunto informativo allegato alla nota n. 5277 del 24 luglio 1974, in cui si fa riferimento ad un incontro che ROMANI aveva avuto con RAUTI appunto presso la sede del movimento “Europa Nazione”.
Le informazioni di cui ai RIS del 20 luglio e del 3 agosto 1974 vennero inviate dai Carabinieri di Padova al Comando Generale dell’Arma che, a sua volta, le inviò all’Ispettorato Antiterrorismo del Ministero dell’Interno ed al Reparto “D” del Gen. MALETTI che (resosi conto dell’effettiva provenienza delle stesse) annotò, sul foglio relativo alle informazioni del 20 luglio, che si trattava di notizie di “rimbalzo”.
Da quanto sopra emerge chiaramente che il Gruppo Carabinieri di Padova, comandato dal Ten. Col. Manlio DEL GAUDIO, veniva costantemente aggiornato sulle informazioni che la fonte TRITONE passava al SID.
Dichiarazioni in tal senso sono giunte dall’allora Cap. Giovanni Battista TRAVERSO, già Vice Capo del Centro CS di Padova. Il predetto, escusso all’udienza del 24 giugno 2010, ha riferito che i rapporti con l’Arma territoriale (da individuarsi nel Comandante del Gruppo Carabinieri di Padova, Ten. Col. Manlio DEL GAUDIO), li teneva il Capo Centro, Magg. BOTTALLO. In sua assenza era lui stesso, nella veste di Vice Capo del Centro CS a tenere detti rapporti. L’ufficiale ha poi confermato che, per prassi, i contatti con l’Arma territoriale venivano tenuti in forma verbale. Nel caso di informative articolate e complesse, era però normale che il Comandante del Gruppo venisse messo nelle condizioni di poter leggere e prendere appunti della documentazione in loro possesso. Mai la documentazione del Centro CS veniva materialmente consegnata all’Arma territoriale.
Anche il M.llo Michele GUERRIERO già in servizio presso il Nucleo Informativo del Gruppo Carabinieri di Padova, i cui verbali sono stati acquisiti agli atti del dibattimento, nell’escludere di avere raccolto le notizie di cui al RIS del 7 giugno 1974, ha precisato che dette notizie potevano essere state acquisite presso il “Centro CS di Padova con cui il colonnello DEL GAUDIO aveva rapporti quotidiani”.
Ciò che più sorprende e sconcerta è che tutte le notizie di maggiore importanza che la fonte TRITONE aveva riferito al Centro CS di Padova e che riguardavano in modo specifico la strage di Brescia ed il complessivo progetto stragista ed eversivo in corso di realizzazione da parte di soggetti ben individuati (quali l’on. Pino RAUTI, Gian Gastone ROMANI, Carlo Maria MAGGI e gli immancabili “mestrini”, Giovanni MELIOLI ed altri) rimasero senza alcun ulteriore sviluppo, nonostante la decisione del Gen. MICELI che, messo a conoscenza del contenuto dell’appunto informativo del 6 luglio 1974, aveva disposto, almeno formalmente, che le notizie venissero comunicate agli organi di PG interessati.
Il Ten. Col DEL GAUDIO ha certamente visto gli appunti della fonte TRITONE ove si faceva riferimento, oltre che a quelle poche notizie riversate nei RIS del 7 giugno, del 20 luglio e del 3 agosto 1974, anche alle ben più significative informazioni relative alla riunione che aveva avuto luogo nella casa di Abano Terme di Gian Gastone ROMANI, il 25 maggio 1974, a soli tre giorni dalla strage di Brescia, con la partecipazione di Carlo Maria MAGGI e di altri “due camerati della zona di Venezia”, nel corso della quale MAGGI aveva parlato di una nuova organizzazione extraparlamentare, composta in gran parte da ex militanti del disciolto ORDINE NUOVO, che avrebbe operato sul terreno dell’eversione violenta con la denominazione di ORDINE NERO, che sarebbe stata organizzata e coordinata, a livello centrale, da un “team” dirigenziale costituito da alcuni dei maggiori esponenti del disciolto ORDINE NUOVO (fra cui MAGGI, ROMANI e, probabilmente, l’On. Pino RAUTI), che aveva diretti legami con la città di Brescia, che si proponeva, dopo la strage di Brescia, di accentuare lo sgomento diffusosi nel Paese, mediante attacchi continui, finalizzati ad aprire un conflitto interno che fosse risolvibile solo con uno scontro armato.
Se da una parte può sostenersi che il Centro CS di Padova avesse tutto l’interesse ad evitare che la comunicazione complessiva delle notizie fornite dal fiduciario TRITONE potesse <bruciare> l’ottima fonte informativa, dall’altra è innegabile che l’Arma territoriale avrebbe avuto la possibilità di disporre di tutti gli strumenti investigativi per svolgere alcuni imprescindibili accertamenti sui personaggi citati negli appunti, come MAGGI, ROMANI, MELIOLI e FRANCESCONI. Allo stesso modo avrebbe potuto svolgere accertamenti miranti all’identificazione degli ordinovisti “mestrini”, seguaci di MAGGI, che TRITONE aveva indicato tra gli esecutori del complessivo programma terroristico, avrebbe potuto svolgere accertamenti sui “camerati” bresciani che si erano incontrati con i “mestrini” il 16 ed il 23 giugno 1974 e così via. Avrebbe potuto, anche di iniziativa, svolgere appostamenti, pedinamenti e perquisizioni, avrebbe potuto richiedere intercettazioni, all’epoca autorizzabili anche sulla base di elementi provenienti da fonte confidenziale.
Nulla di tutto ciò è stato fatto né dall’Arma di Padova, né dall’Arma di Brescia, territorialmente competente per gli univoci riferimenti alla strage del 28 maggio che l’appunto informativo allegato alla nota n. 4873 dell’8 luglio 1974 contiene.
E’ innegabile che il Servizio ha sempre la necessità di tutelare le proprie fonti, ma in questo caso, dopo avere acquisito migliaia di informative provenienti dal Servizio, viene da chiedersi quale fosse l’utilità della ricerca di informazioni nell’ambito della destra eversiva, se tutto il patrimonio conoscitivo acquisito non veniva poi utilizzato nella prevenzione e nella repressione di quei tragici eventi che hanno caratterizzato la storia di quegli anni.
3.4 – ESAME DI ALCUNE VICENDE CHE SI RICONNETTONO AGLI APPUNTI INFORMATIVI ED ALLE DICHIARAZIONI DI MAURIZIO TRAMONTE
3.4.1 – Le vicende giudiziarie nelle quali TRAMONTE rimase coinvolto negli anni ‘70
Agli inizi degli anni ‘70, in giovanissima età, Maurizio TRAMONTE rimase coinvolto in una serie di vicende giudiziarie di chiara matrice politica.
Il 24 giugno 1970, a seguito di tafferugli sorti in occasione di uno sciopero che era stato indetto dalla CISNAL, presso lo stabilimento UTITA di Este, TRAMONTE venne deferito in stato di libertà all’Autorità Giudiziaria, unitamente a Massimiliano FACHINI, a Fiorenzo ZANCHETTA e ad altri partecipanti alle azioni di picchettaggio, per essersi reso responsabile dei reati violenza privata e minaccia aggravata in concorso.
All’udienza dibattimentale del 3 giugno 2010 TRAMONTE ha affermato che in dieci o dodici persone avevano cercato di bloccare l’entrata in fabbrica di 300 operai e che era stato lo stesso FACHINI, appartenente alla CISNAL, ad organizzare le operazioni.
L’episodio è significativo in quanto documenta gli stretti rapporti che, fin dal 1970, legavano politicamente Maurizio TRAMONTE e Fiorenzo ZANCHETTA a Massimiliano FACHINI.
Il 28 ottobre 1970, per protesta nei confronti delle agitazioni sindacali degli operai della società di autolinee SIAMIC, che si protraevano da alcuni giorni, un centinaio di giovani organizzarono, a Padova, un blocco stradale che venne fatto rimuovere dalle Forze di Polizia. TRAMONTE compare tra i soggetti che, nell’occasione, vennero denunciati alla Procura della Repubblica di Padova, per il reato di blocco stradale.
Il 15 novembre 1970, a Trento, un gruppo di militanti di destra, usciti dalla locale sede del MSI, devastarono il bar ITALIA, sito in quella Piazza Duomo, malmenando alcuni avventori che sì trovavano all'interno del locale pubblico, noto ritrovo di elementi politicamente orientati a sinistra. L'incursione venne effettuata per ritorsione, dopo che alcuni manifesti murali, apposti da militati di destra, erano stati lacerati da soggetti di opposta fazione.
TRAMONTE non compare tra le persone che vennero nell’occasione denunciate, ma in aula all’udienza del 3 giugno 2010, ha dichiarato di avervi partecipato, unitamente a Massimiliano FACHINI, a Fiorenzo ZANCHETTA, a Gustavo BOCCHINI e ad altri.
Il 2 febbraio 1971 Maurizio TRAMONTE denunciò ai Carabinieri di Lozzo Atestino che la notte tra il 31 gennaio e l’1 febbraio uno sconosciuto l’aveva aggredito nei pressi della sua abitazione colpendolo al volto e proferendo ingiurie, quali “sporco fascista”. A seguito delle violenze patite, TRAMONTE veniva giudicato guaribile in sette giorni.
Nella notte tra l’8 ed il 9 aprile 1971 la sede del PCI di Este venne data alle fiamme.
Nel corso delle indagini, condotte dalla Squadra di P.G. di Este, vennero raccolte delle testimonianze circa l’aspetto fisico di due giovani visti nei pressi della predetta sede poco prima dell’incendio e l’autovettura su cui gli stessi si erano allontanati. Gli accertamenti che ne seguirono portarono gli inquirenti a sospettare di Giuliano PAROLO, Maurizio TRAMONTE e Fiorenzo ZANCHETTA, sia perché il primo disponeva di un’autovettura del tutto simile a quella utilizzata dagli autori dell’attentato, sia perché tutti e tre i soggetti erano notoriamente orientati verso il MSI.
PAROLO venne interrogato dai Carabinieri quale indiziato di reato, non risulta comunque che lo stesso, né gli altri, siano stati deferiti all’AG quali responsabili dei fatti summenzionati.
Il 3 giugno 1971, presso il cinema CRISTALLO di Este, ove era in corso un convegno sulla Resistenza, si verificò una rissa tra persone di opposta ideologia politica. Tra i partecipanti alla rissa vennero deferiti a piede libero all’AG, per lesioni e radunata sediziosa, Maurizio TRAMONTE, Fiorenzo ed Ariosto ZANCHETTA, Giuliano PAROLO, Benito ROCCA ed altri.
Il 28 novembre 1971, a Fiesso Umbertino, in provincia di Rovigo, si verificavano scontri ed incidenti tra gruppi di dimostranti di opposta ideologia politica. Giovanni MELIOLI, a bordo della propria Fiat 500 di colore rosso, per sfuggire da un gruppo di elementi del PCI, a causa di un’errata manovra, andò a sbattere contro il muro di cinta di un edificio. Soccorso da appartenenti alla P.S., veniva adagiato a bordo dell’autovettura alla guida della quale, nel mentre, si era posto Maurizio TRAMONTE che ripartiva a forte velocità. Dopo ripetute intimazioni, il predetto veniva fermato con la forza dagli Agenti. A seguito di quei fatti TRAMONTE venne deferito all’AG di Rovigo per inosservanza degli ordini impartiti dall’Autorità.
L’episodio è particolarmente significativo in quanto documenta gli stretti rapporti che, fin dal 1971, legavano politicamente Maurizio TRAMONTE con Giovanni MELIOLI.
3.4.2 – La riunione in provincia di Padova cui partecipò Marco AFFATIGATO
Un formidabile riscontro dell’esistenza, della composizione, dell’operatività e delle finalità dell’organizzazione clandestina che si era costituita dopo lo scioglimento di ORDINE NUOVO, organizzazione di cui ha parlato Maurizio TRAMONTE, sia negli appunti informativi del Centro CS del SID di Padova, sia nelle recenti dichiarazioni dibattimentali, è costituito dalle dichiarazioni testimoniali di Oscar NESSENZIA e di Marco AFFATIGATO.
Oscar NESSENZIA era un ex ordinovista (del CSON), originario di Belluno, che nel 1972, era stato espulso dal MSI per avere svolto attività politica con elementi della destra oltranzista di Padova, città ove si era trasferito poichè frequentava la Facoltà di Giurisprudenza. Nel 1971, a Feltre, in occasione dell’inaugurazione del circolo “Niccolò MACCHIAVELLI”, aveva conosciuto Carlo Maria MAGGI e Gian Gastone ROMANI. Nell’ambiente universitario di Padova, aveva conosciuto due veneziani, Marco PASETTO e Martino SICILIANO. In quel periodo, a suo dire, ORDINE NUOVO a Padova, a livello di organizzazione, non esisteva. Prima di trasferirsi a Padova aveva vissuto per un periodo (fino al gennaio 1971) a Pisa, dove era entrato in contatto con l’ambiente del MPON, che si era costituito a Lucca nel 1970. A Padova aveva frequentato anche l’ambiente della libreria EZZELINO.
Nei primi mesi del 1974 aveva partecipato ad una riunione della sezione ARCELLA del MSI di Padova che si era tenuta in una trattoria “fuori Padova, in direzione di Este, forse a Lozzo Atestino”. All’epoca gravitava in un “gruppetto che era ormai esterno al MSI ma non faceva parte del gruppo della libreria EZZELINO che, dopo l’arresto di FREDA, era gestito da TRINCO, da MERLO e da altri”. Lui vi aveva partecipato insieme a Marco AFFATIGATO che aveva conosciuto in occasione di un viaggio in Toscana e che, nell’occasione, venne da lui ospitato.
All’epoca era già stato espulso dal MSI ma la sezione dell’ARCELLA era più o meno vicina alle loro posizioni e quindi erano stati bene accetti. Alla riunione avevano partecipato anche esponenti di LOTTA DI POPOLO e di AVANGUARDIA NAZIONALE.
In tutto erano presenti una dozzina di persone tra le quali l’avv. Lionello LUCI, l’avv. Sergio TONIN, Giancarlo PATRESE ed Ariosto ZANCHETTA. “In sostanza – a dire di NESSENZIA – alla riunione erano presenti gli esponenti più radicali dell’ARCELLA con il proposito di costituire a Padova un gruppo di ORDINE NUOVO che era tuttavia diverso dal vecchio gruppo della libreria EZZELINO”. Il teste ha altresì riferito di aver conosciuto Maurizio TRAMONTE, amico di Ariosto ZANCHETTA, ma non ha saputo dire se il predetto fosse presente alla citata riunione.
Nel verbale reso il 16 luglio 2003 alla PG delegata, NESSENZIA ha aggiunto che AFFATIGATO si era recato a Padova in quanto “cercava un appoggio logistico ed il reperimento di armi per il suo gruppo di Lucca”. Lui lo presentò al Comitato pro FREDA, presso la libreria EZZELINO e poi lo portò ad Este, per partecipare alla citata riunione che era “capeggiata da Ariosto ZANCHETTA”. Alla riunione era presente anche Marcello SOFFIATI e Walter SIMONE di Verona. SOFFIATI era un camerata veronese che era stato presentato al gruppo da Walter SIMONE. Quest’ultimo lo aveva conosciuto a Lucca, in compagnia di Elio MASSAGRANDE, in occasione della costituzione del MPON, dopo il rientro del CSON nel MSI.
Marco AFFATIGATO all’udienza dibattimentale del 17 marzo 2009, ha dichiarato che, prima ancora dello scioglimento del MOVIMENTO POLITICO ORDINE NUOVO, intorno al giugno del 1973, Clemente GRAZIANI aveva convocato i responsabili del movimento delle varie città del Centro/Nord ad una riunione che si tenne a Roma in via degli Scipioni, per discutere della necessità di “continuare l’azione politica anche dopo lo scioglimento” che già era stato preventivato. In tale sede si era parlato della creazione di un nuovo giornale, denominato ANNO ZERO, “che avrebbe poi dato luogo al movimento politico ANNO ZERO” e della possibilità di “continuare l’attività politica del MPON in clandestinità”. I gruppi clandestini si sarebbero dovuti organizzare in “troike”, ossia in “gruppi di tre persone” ove il solo responsabile del gruppo conosceva il responsabile di un altro gruppo. Dopo lo scioglimento del novembre 1973 venne realizzato il passaggio alla clandestinità.
A Cattolica, in occasione della nota riunione alla quale AFFATIGATO prese parte, era nata la facciata ufficiale del movimento politico ANNO ZERO che non aveva nulla a che vedere con la formazione clandestina. Anche a Cattolica però, come a Roma, la riunione si era svolta su due distinti livelli “uno riferito alla facciata ufficiale alla quale partecipavano tutti, un altro in cui si trattavano i temi di ORDINE NUOVO clandestino, al quale partecipavano i pochi referenti nazionali”.
Con riguardo alla riunione svoltasi nei pressi di Padova, alla quale aveva partecipato insieme ad Oscar NESSENZIA, il teste ha affermato di ricordare che detta riunione (l’unica alla quale aveva avuto occasione di prendere parte in quella zona) si era svolta dopo la famosa riunione di Cattolica.
Vi aveva partecipato in quanto il gruppo veneto era l’unico che fosse in grado, tramite gli USTASCIA, di procurare armi agli altri gruppi. Con riguardo ai partecipanti, fatta eccezione per l’avv. Sergio TONIN e per Roberto RINANI, AFFATIGATO ha ricordato di averli in precedenza individuati attraverso l’esame di un album fotografico. In effetti, in occasione dell’escussione del 2 maggio 1995, dinanzi al GI di Milano, il teste aveva riconosciuto con certezza la foto di Carlo Maria MAGGI. In tutto vi avevano partecipato 12 o 15 persone, in rappresentanza delle varie città del Nord.
L’argomento principale della riunione, per quanto AFFATIGATO ebbe a riferire il 15 luglio 2003 alla PG delegata (dichiarazioni confermate in dibattimento) fu quello relativo al reperimento di armi e di esplosivi. Carlo Maria MAGGI, nel corso della riunione, aveva parlato dell’esecuzione di attentati in tutta Italia e, per come parlava, poteva ben essere considerato il “capo” del gruppo.
Nel verbale del 29 luglio 2003, confermato in dibattimento, il teste ha riconosciuto con sicurezza Maurizio TRAMONTE (che ha dichiarato di non conoscere) tra i soggetti presenti a quella riunione.
Le sopra riportate dichiarazioni sono estremamente significative in quanto forniscono un formidabile riscontro alle dinamiche politiche documentate negli appunti informativi che il Centro CS di Padova ha redatto a seguito dell’apporto informativo della fonte TRITONE.
Il problema della creazione dei gruppi clandestini, come testimoniato da AFFATIGATO, è sorto ben prima del provvedimento con il quale il Ministro TAVIANI, nel novembre 1973, ha decretato lo scioglimento di ORDINE NUOVO.
Non ha dunque alcun senso affermare che l’organizzazione terroristica di cui si parla negli appunti informativi si trovava, nel maggio del 1974, in una fase embrionale, incompatibile con la realizzazione di un attentato come quello di Brescia.
La riunione romana del giugno 1973 ha avuto luogo in via degli Scipioni, sede storica del CSON dell’on. Pino RAUTI che era rientrato nel MSI tra la fine del 1969 e l’inizio del 1970.
La riunione descritta da NESSENZIA e da AFFATIGATO, da collocarsi nei primi mesi del 1974, è perfettamente in linea con il gruppo terroristico di cui si inizia a parlare con l’appunto informativo allegato alla nota n. 622 del 28 gennaio 1974 del SID di Padova.
I soggetti che vi partecipano sono ampiamente citati negli appunti informativi vuoi quali ex ordinovisti, come nel caso di Carlo Maria MAGGI, vuoi quali membri dissenzienti della federazione del MSI della bassa padovana, come l’avv. Lionello LUCI e lo stesso Ariosto ZANCHETTA.
Perfino i discorsi di MAGGI in ordine alla necessità di compiere una serie di attentati nelle varie città d’Italia (di cui parla AFFATIGATO) ed il richiamo al “proposito di costituire a Padova un gruppo di ORDINE NUOVO” che fosse diverso dal vecchio gruppo della libreria EZZELINO (di cui parla NESSENZIA), trova una precisa convergenza negli appunti informativi della fonte TRITONE.
Per non parlare poi della superiorità organizzativa e logistica del gruppo di Venezia-Mestre di MAGGI, l’unico in grado di mettere a disposizione dei gruppi meno dotati (come quello di AFFATIGATO, che si muove da centro Italia per prendere contatto con tale realtà) armi ed esplosivo. E su questo punto le vicende dei due TIR con targa tedesca ed olandese sono davvero emblematiche.
3.4.3 – Alcune considerazioni sugli attentati di ORDINE NERO
L’organizzazione terroristica denominata ORDINE NERO compare sulla scena eversiva italiana in un anno, il 1974, particolarmente denso di attentati terroristici, nel quale gli episodi culminanti furono le stragi di Piazza della Loggia e del treno ITALICUS.
Ad ORDINE NERO sono attribuibili, con certezza 10 attentati, il primo compiuto il 13 marzo 1974 alla sede del Corriere della Sera di Milano e l’ultimo il 4 luglio dello stesso anno, sempre nel capoluogo lombardo, all’Ufficio Postale di Via Porlezza.
Buona parte degli attentati (otto su dieci) sono stati effettuati contemporaneamente, realizzando due “triplette” (il 23 aprile ed 10 maggio 1974) ed una “doppietta” (4 luglio 1974), ed hanno interessato più regioni d’Italia: la Lombardia, ove la sigla di ORDINE NERO fa sia la prima che l’ultima comparsa e dove vengono realizzati sette dei dieci attentati, l’Umbria, le Marche e l’Emilia-Romagna.
A partire dall’attentato realizzato alla sede del PSI di Lecco il 23 aprile 1974, ove l’esecutore materiale, Adriano PETRONI, venne arrestato in quasi flagranza di reato, le investigazioni si fecero via via più serrate, consentendo di stabilire che:
- i volantini rinvenuti sui luoghi degli attentati erano altrettante copie xerografiche di un medesimo originale di base, le quali, debitamente riempite, venivano usate quale mezzo per attribuire con certezza ad ORDINE NERO la paternità delle esplosioni. Il problema si era posto preventivamente, per riconoscere le emulazioni ed individuare i provocatori, e per tale ragione era stato studiato tale sistema di verifica.
- nei giorni dal 28 febbraio 1974 all’1 marzo 1974 si era tenuta a Cattolica una riunione dello stato maggiore del disciolto ORDINE NUOVO;
- in tre casi (attentato all’Esattoria Civica di Milano, all’edificio di Via Arnaud a Bologna, ed all’assessorato all’Ecologia di Milano) le copie xerografiche vennero riempite con un testo risultato battuto con macchina da scrivere TRIUMPH della libreria MARTELLO di Milano ove, sino al 30 agosto 1974 aveva lavorato Fabrizio ZANI. La stessa macchina da scrivere, come si è sopra detto, risulterà anche aver battuto il volantino di smentita della rivendicazione della strage dell’ITALICUS fatto ritrovare l’8 agosto 1974 in una cabina telefonica di Piazza dei Tribunali a Bologna;
- in Rocca San Giovanni, nei pressi di Lanciano, venne rinvenuto un deposito di esplosivo unitamente a volantini privi del comunicato, intestati ai “Gruppi per l’Ordine Nero”, nonché ad una scorta di caratteri gotici trasferibili (sistema multilight), utilizzati per le citate titolazioni, il cui possesso era possibile attribuire a Luciano Bruno BENARDELLI. La disposta perizia stabilirà l’identità tra i volantini rinvenuti sui luoghi di tutti gli attentati e quelli attribuiti al BENARDELLI;
- l’esplosivo sequestrato allo ZANI nella pineta Creva di Luino (VA), quello rinvenuto a Rocca San Giovanni e quello utilizzato per tutti gli attentati di ORDINE NERO, era della medesima natura: a base di nitrato d’ammonio polverulento. Uno degli attentati della “doppietta” del 5 luglio 1974 non andò a buon fine e, così, la perizia poté giovarsi di esplosivo non detonato.
La competenza del Tribunale di Bologna venne riconosciuta in considerazione dell’unitarietà del disegno criminoso che era stato perseguito nell’esecuzione dei vari attentati ed a fronte del luogo ove era stato compiuto il più grave degli attentati (l’edificio di Via Arnaud di Bologna).
Al movente generico, proprio di qualunque atto di terrorismo, consistente nel diffondere panico ed insicurezza tra la popolazione, sino al punto di ingenerare un senso di sfiducia nelle istituzioni incapaci di tutelare l’ordine e la sicurezza collettiva, si aggiunse il movente specifico di turbare il regolare svolgimento della campagna per il referendum popolare per l’abrogazione della legge sul divorzio (prova politica i cui risultati avrebbero assunto significati generali ulteriori rispetto al tema specifico).
Alcuni dei membri di ORDINE NERO avevano già partecipato ad altre formazioni politiche eversive, quali le SAM ed ORDINE NUOVO. Dalle dichiarazioni degli imputati era stato possibile acquisire che:
- ORDINE NERO era una formazione nata a Milano agli inizi del 1974 per iniziativa di Giancarlo ESPOSTI che ne era il capo e che aveva praticamente assorbito le SAM;
- la formazione poteva contare su un notevole livello organizzativo;
- aveva reclutato adepti tra gli aderenti ad ORDINE NUOVO e ad AVANGUARDIA NAZIONALE anche in altre regioni e, segnatamente, in Toscana;
- aveva collegamenti all’estero, era articolata in sezioni e disponeva di depositi di esplosivo in diverse parti del territorio nazionale.
I legami più significativi di ORDINE NERO, emersi dall’attività espletata dall’Autorità Giudiziaria di Bologna, sono quelli con Carlo FUMAGALLI e la sua organizzazione denominata MAR, con ORDINE NUOVO, con AVANGUARDIA NAZIONALE e con le frange oltranziste del MSI.
Tenuto conto della prossimità temporale dello scioglimento di ORDINE NUOVO con la comparsa della nuova sigla di ORDINE NERO ed i successivi attentati, con tale sigla rivendicati, della denominazione usata dagli attentatori, identica nelle iniziali (ON) a quella dell’organizzazione disciolta nel novembre 1973, dell’ideologia, emergente dai volantini rinvenuti sui luoghi degli attentati, dei personaggi a cui erano intestate le varie sezioni (Celine, Drieu La Rochelle, Evola ed altri), veniva dapprima ipotizzata e poi confermata una preponderante continuità di reclutamento nel bacino degli ex-ordinovisti.
Significativa, in tal senso, fu la scoperta di due importanti riunioni ordinoviste tenutesi in Emilia Romagna. La prima nel novembre del 1973 presso il Circolo “IL RETAGGIO”, organizzata da Luigi FALICA (alla quale era intervenuto Elio MASSAGRANDE, più volte citato, negli appunti informativi della fonte TRIRONE, per i suoi legami con Giovanni MELIOLI). La seconda, già citata, presso l’Hotel Giada di CATTOLICA dall’1 al 3 marzo 1974, alla quale aveva partecipato lo Stato Maggiore di ORDINE NUOVO.
Fu accertato, infatti, che in queste riunioni erano stati esaminati i problemi derivanti dall’incriminazione del movimento ed in quella di Cattolica, in particolare, erano state poste le basi per una prosecuzione, necessariamente clandestina, della sua attività.
L’ipotesi, quindi, che gli attentati di ORDINE NERO fossero la prima tangibile manifestazione di attività politica clandestina di ORDINE NUOVO, diretta a dimostrare la propria vitalità, ad onta della condanna e del conseguente decreto di scioglimento ministeriale, veniva confermata da diversi elementi emersi nel corso dell’istruttoria bolognese che poté beneficiare anche di acquisizioni informative provenienti dal SISMI.
Queste ultime riguardavano i nomi di alcuni dei presenti alla riunione di Cattolica e l’elenco degli argomenti trattati, tra cui, oltre alla decisione di creare e diffondere un nuovo organo stampa denominato “ANNO ZERO”, il cui emblema dell’araba fenice era chiaramente allusivo, come la testata, di una reviviscenza, vi sarebbe stato quello della riorganizzazione del movimento sotto la nuova denominazione di ORDINE NERO.
Gli appunti informativi generati dalla fonte TRITONE si collocano in perfetta continuità e coerenza con tali emergenze processuali.
Il procedimento bolognese n. 270/74 “A” GI, denominato “BALISTRERI Umberto + 37”, avente ad oggetto gli attentati di ORDINE NERO, si concludeva il 25 giugno 1976 con la sentenza-ordinanza del GI, Dott. Vito ZINCANI, che disponeva il rinvio a giudizio, dinnanzi alla Corte di Assise di Bologna, di 19 dei 38 imputati.
La Corte d’Assise di Bologna, nel procedimento contro BATANI Massimo + 18, il 3 maggio 1978 dichiarava colpevoli ZANI Fabrizio, PETRONI Adriano, BENARDELLI Bruno Luciano, CAUCHI Augusto e BROGI Andrea.
La Corte d’Assise d’Appello di Bologna, nel procedimento contro BATANI Massimo+ 16, in parziale riforma della sentenza di primo grado, il 14 febbraio 1984, dichiarava colpevoli ZANI Fabrizio, BENARDELLI Bruno Luciano, CAUCHI Augusto, BATANI Massimo, ROSSI Giovanni, BROGI Andrea, DONATI Luca, PRATESI Roberto.
La prima Sezione della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2072 del 18 novembre 1985 rigettava i ricorsi di ZANI, di BENARDELLI, di ROSSI, di BATANI, di BROGI, di PRATESI, e di DONATI ed annullava la sentenza nei confronti di FERRI Cesare e di CAUCHI Augusto, limitatamente al capo relativo al delitto di strage, per il quale rinviava gli atti alla Corte d’Assise d’Appello di Firenze. Quest’ultima, nel giudizio di rinvio contro FERRI e CAUCHI, in data 8 giugno 1987, assolveva CAUCHI per gli episodi di Bologna e di Lecco e lo condannava per i restanti reati ed assolveva FERRI. La Corte di Cassazione, con sentenza dell’8 giugno 1988, dichiarava inammissibile il ricorso del CAUCHI.
(Continua al prossimo capitolo)