PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI BRESCIA

MEMORIA DEL PUBBLICO MINISTERO MASSIMO MERONI

(STRAGE DI PIAZZA DELLA LOGGIA)

 

Proc. Pen. n.03/08 Corte Assise di Brescia 

 

 

CAPITOLO 3.2

3.2 – LE DICHIARAZIONI RESE DA MAURIZIO TRAMONTE

Vengono qui prese in considerazione le dichiarazioni che Maurizio TRAMONTE ha reso nel corso degli anni. Per comodità di lettura e diretto riscontro, sono stati richiamati, in nota, due documenti che vengono allegati alla presente memoria: nel primo sono stati riversati i singoli verbali, in progressione cronologica, nel secondo si è invece seguito un ordine cronologico delle vicende trattate. In questo secondo documento, all’interno della sequenza cronologica dei vari argomenti, sono stati riportati i brani dei singoli verbali ove i vari argomenti sono stati affrontati. 

L’esame delle dichiarazioni che TRAMONTE ha reso all’AG ed alla PG delegata, nell’ampio arco temporale compreso tra il marzo del 1993 ed il luglio del 2003, consente di individuare e definire le varie fasi che hanno caratterizzato il rapporto parzialmente collaborativo dell’odierno imputato e di svolgere alcune considerazioni sull’attendibilità del medesimo.

 

 

 

 

 

3.2.1 – Le dichiarazioni che TRAMONTE ha reso al GI di Brescia l’08/03/1993

Maurizio TRAMONTE che, come si è visto nella parte della presente memoria relativa alla produzione informativa della fonte TRITONE, aveva avuto un rapporto di collaborazione con il Centro CS del SID di Padova che si era protratto dal novembre del 1972 alla metà del 1975 (73), è stato sentito per la prima volta, dal GI di Brescia che indagava sul secondo filone delle indagine relative alla strage di piazza della Loggia, l’8 marzo 1993.

In quell’occasione TRAMONTE, nativo di Camposampiero (PD) e formalmente residente, all’epoca, a Lozzo Atestino (PD), ha esordito affermando di non essere mai stato a Brescia in vita sua (circostanza più volte ribadita nel corso dell’escussione), riferendo di essersi occupato di politica “sul fronte della destra” frequentando l’ambiente del MSI di Padova da quando era “ragazzino” al 1972, anno in cui, conseguita la maturità, si sarebbe trasferito a Parma per gli studi universitari.

Significativa, alla luce delle emergenze che trovano il loro puntuale riscontro nei sopra citati appunti del SID di Padova, appare l’attenzione di TRAMONTE nel negare qualunque contatto con la città di Brescia e nel circoscrivere l’attività politica svolta, sia sotto il profilo qualitativo (l’ambiente del MSI di Padova, con esclusione dunque di qualsiasi contatto con la destra eversiva in generale e con ORDINE NUOVO in particolare) che quantitativo (fino al 1972, con esclusione dei compromettenti contatti successivi).

Rispondendo alle domande del GI di Brescia, TRAMONTE ha ammesso di avere conosciuto Giovanni MELIOLI, di Rovigo, ed Ariosto ZANCHETTA, che considerava come un secondo padre. Ha riferito di avere conosciuto anche Gian Gastone ROMANI (amico dello ZANCHETTA) ed ha ammesso di avere frequentato sia l’albergo che l’abitazione del predetto, ad Abano Terme. Sulla rilevanza di quest’ultima affermazione si tornerà più avanti, quando verrà affrontato il tema delle riunioni politiche che, ad Abano, si svolgevano presso l’abitazione di ROMANI e della presenza di TRAMONTE a tali riunioni. Per ora è sufficiente rilevare che la dichiarata frequentazione dell’albergo e della casa di Abano Terme di ROMANI è di per sé rappresentativa della falsità di quanto affermato da TRAMONTE con riguardo alla data in cui avrebbe smesso di frequentare i citati ambienti politici (1972), essendo documentalmente emerso che ROMANI si trasferì con la propria famiglia dal Lido di Venezia ad Abano Terme nell’autunno del 1973.

 

Radicale, in questo primo verbale, è la presa di distanze rispetto alla figura di Carlo Maria MAGGI ed ai contesti, anche geografici, che legavano TRAMONTE alla destra eversiva: “non ho mai sentito prima d’ora il nome di MAGGI Carlo Maria”, “non ho mai avuto a che fare con la città di Ferrara”, “non ebbi mai occasione di sentire strani discorsi e cioè discorsi che riguardassero l’esercizio della violenza fisica con l’impiego di strumenti tipo esplosivi, bombe o anche solo bottiglie Molotov”, “sono sempre stato dentro alla ufficialità della politica missina”, “non ho mai sentito fare da nessuno discorsi di tipo eversivo”.

Avendo appreso, nel corso dell’escussione, che il Giudice che lo interrogava era a conoscenza del ruolo che aveva svolto, quale informatore del SID, non manifestava alcuna difficoltà ad ammettere di essere stato contattato dal Servizio e di avere svolto, per “un paio di anni”, l’attività di informatore del Servizio.

In concreto, a distanza di tanti anni, riferiva di mantenere il ricordo di due soli episodi che avevano costituito oggetto delle informazioni fornite al SID ed in particolare al M.llo FELLI del Centro CS di Padova, che aveva conosciuto con lo pseudonimo di LUCA.

Il primo episodio riguarda l’incontro che ebbe, presso il bar della stazione ferroviaria di Mestre, con un signore (sulla cinquantina, con accento toscano) che diceva di essere “in grado di interrompere le telecomunicazioni tra l’Italia e l’estero”. Il contatto era stato mediato da un suo conoscente (un frequentatore del partito, della zona di Padova) che aveva incontrato in un locale di Asiago, che gli aveva chiesto se fosse interessato ad incontrare una persona (della quale fornì un recapito telefonico) che aveva la possibilità di fare “operazioni utili alla destra” ed in particolare di “interrompere le telecomunicazioni”. Tale episodio, a dire di TRAMONTE, era stato relazionato al M.llo FELLI del SID di Padova. Si tornerà più avanti su questo episodio ma è bene precisare subito che tale vicenda non compare in nessuno degli appunti informativi che sono stati acquisiti presso la sede centrale del SISMI (a riprova dell’incompletezza del materiale acquisito).

Il secondo episodio è ancor più significativo e, a differenza del primo, trova un diretto e puntuale riscontro negli appunti informativi che sono stati acquisiti e che costituiscono oggetto dell’analisi sopra svolta. TRAMONTE, senza nessuna specifica sollecitazione da parte del Giudice, ha riferito di un “trasporto di armi di provenienza estera effettuato con un TIR con targa tedesca o olandese”. I due episodi del 16 giugno 1974 (TIR con targa tedesca) e del 23 giugno 1974 (TIR con targa olandese), nel ricordo del dichiarante, vengono dunque a sovrapporsi in un unico episodio, ma non è questo l’aspetto interessante della vicenda.

Significativo è invece il contesto nel quale il dichiarante cerca di relegare l’intera vicenda: “sentii parlare di ciò in un bar posto nelle vicinanze della sede del MSI, il bar <rande-vous>. Ne sentii parlare da un gruppo di ragazzi, sicuramente estremisti di destra della zona di Trento o di Bolzano, i quali si trovavano a Padova per ragioni di studio. Frequentavano l’università. Appresa la notizia, andai poi personalmente a verificare la cosa. Mi diressi verso Sirmione e uscii al casello di Verona centro. Nel piazzale del casello rintracciai il camion di cui sopra e ne rilevai il numero di targa. Dopo di che telefonai a LUCA”.

 

TRAMONTE, che aveva fornito al M.llo FELLI del SID analitiche indicazioni in ordine ai traffici clandestini che il gruppo di ORDINE NUOVO di Venezia-Mestre aveva svolto tramite i TIR tedeschi ed olandesi, si è trovato nella necessità di dover improvvisare, dinanzi al Giudice che ormai sapeva del rapporto di collaborazione che il dichiarante aveva svolto per il Servizio, una spiegazione che rendesse conto delle conoscenze che aveva riversato al Servizio, senza compromettere il proprio ruolo. Da qui l’improponibile spiegazione di avere appreso una notizia così riservata e destinata ad essere conosciuta dai soli addetti ai lavori, origliando le chiacchiere da bar di non meglio individuati giovani di Trento o Bolzano che frequentavano l’università di Padova.

 

Sempre rispondendo alle domande del Giudice, TRAMONTE ha riferito di avere conosciuto FRANCESCONI SARTORI Arturo, indicato quale soggetto che, pur frequentando la sede del MSI di Padova, era in disaccordo con la linea ufficiale del partito. Ha riferito altresì di averlo visto quattro o cinque volte in tutto e di essere stato a cena a casa del predetto.

A questo punto dell’escussione, il Giudice ha sottoposto al teste l’appunto informativo del SID del 6 luglio 1974, allegato alla nota n. 4873 dell’8 luglio 1974, dando in particolare lettura dei paragrafi da 1) a 6) e da 7) a 12). I paragrafi da 1) a 6) sono quelli nei quali viene relazionato il contenuto dell’incontro che Carlo Maria MAGGI, unitamente ad altri “due camerati della zona di Venezia”, ebbe con Gian Gastone ROMANI, ad Abano Terme, la sera del 25 maggio 1974, incontro in occasione del quale si parlò in termini espliciti del programma rivoluzionario che ORDINE NUOVO si era prefissato dopo lo scioglimento del novembre del 1973. I paragrafi da 7) a 12) sono quelli nei quali si parla del viaggio che un giovane “mestrino” (indicato quale collaboratore di MAGGI che aveva preso parte alla riunione del 25 maggio 1974) aveva fatto a Brescia e a Salò il 16 giugno 1974 e dell’episodio relativo al TIR con targa tedesca.

 

TRAMONTE, nel verbale in esame, ha categoricamente escluso di essere la fonte di quelle notizie, negando di avere presenziato alla riunione a casa di ROMANI, ribadendo di non sapere chi fosse il dott. MAGGI e di non essere mai stato a Brescia. Ha altresì escluso di avere raccontato al M.llo FELLI cose eventualmente apprese da altri e di avere anche solo sentito parlare di quanto relazionato nell’appunto del SID.

Quest’ultimo passaggio è estremamente significativo e verrà ripreso nell’esame delle dichiarazioni che TRAMONTE ha reso nel corso del presente dibattimento.

L’unica vicenda nella quale TRAMONTE ha dichiarato di riconoscersi, ma solo “parzialmente”, è quella del TIR. Il dichiarante ha però precisato che l’episodio si era svolto con modalità del tutto diverse da quelle ricavabili dall’appunto informativo, specificando che non aveva visto nessuna cassa e che non aveva assistito ad alcun trasbordo dal TIR all’autovettura del “mestrino”, essendosi limitato a rintracciare il camion ed a rilevarne la targa. Infine ha segnalato che lui, al M.llo FELLI, aveva espressamente riferito di avere appreso di una consegna di “armi” e non, genericamente, di una “cassa” ed ha rilevato che invece, nell’appunto, non si parlava di “armi”.

Tale atteggiamento è rimasto immutato anche dopo che il Giudice ha riferito al teste che il M.llo FELLI, escusso sul punto, aveva confermato di avere redatto l’appunto informativo sulla base delle notizie fornite dal fiduciario.

Per giustificare la discrepanza temporale con le iniziali dichiarazioni (ove aveva riferito di avere frequentato l’ambiente politico solo sino al 1972), TRAMONTE ha finito per ammettere di avere, pur saltuariamente, continuato a frequentare la destra padovana fino al 1975, data del suo trasferimento a Matera.

Anche con riguardo ai paragrafi da 13) a 18) dell’appunto del SID del 6 luglio 1974, quelli che fanno specifico riferimento all’incontro che ROMANI ebbe con l’on. Pino RAUTI a Roma, a fine giugno del 1974 ed ai commenti e progetti che MAGGI e ROMANI manifestarono dopo la strage di piazza della Loggia, il dichiarante ha escluso di essere la fonte delle notizie relazionate dal M.llo FELLI del SID ed ha ulteriormente ribadito di non sapere neppure chi fosse Carlo Maria MAGGI.

L’altro appunto informativo del SID che il Giudice ha sottoposto a TRAMONTE in occasione della citata escussione del marzo 1993 è quello del 23 maggio 1974allegato alla nota informale e manoscritta che il Magg. BOTTALLO (Capo Centro CS di Padova) trasmise, nella stessa data, al Gen. MALETTI (suo diretto superiore). Si tratta, come si ricorderà, dell’appunto con il quale il fiduciario riferì di essersi incontrato, presso la propria abitazione, con lo “studente dell’Università di Ferrara” che gli aveva proposto di entrare a far parte dell’organizzazione terroristica che era già “presente ed operante” in diverse città dell’Italia del Nord e che era in grado di realizzare “azioni violente”, idonee ad “abbattere il sistema borghese”.

Anche in questo caso TRAMONTE ha preso le distanze dal documento, disconoscendone la paternità, smentendo le dichiarazioni che il M.llo FELLI aveva reso al Giudice sul punto ed anzi chiedendo di essere sottoposto ad un confronto con il predetto, criticando altresì il linguaggio utilizzato nell’appunto (che sapeva molto di “fantapolitica”) e da ultimo criticandone la verosimiglianza, nella parte in cui il fiduciario riferisce di non essere riuscito a rilevare il numero di targa dell’autovettura dello studente in quanto “era notte e la vettura era stata parcheggiata ad una certa distanza”.

 

E’ curioso rilevare, sul punto, che TRAMONTE, nel vano tentativo di allontanare da sé il sospetto, o meglio la certezza, di essere la fonte di quelle notizie, non ha esitato a smentire sé stesso ed a spiegare che non era neppure possibile che lo studente di Ferrara avesse parcheggiato la propria autovettura ad una certa distanza dalla sua abitazione (l’immobile era infatti dotato di un ampio cortile e l’auto, ove fosse stata lasciata lungo la strada di campagna che dava accesso al cortile, avrebbe creato intralcio alla circolazione). La puerile scusa, utilizzata con il M.llo FELLI per non svelare le generalità, evidentemente note, dello studente di Ferrara è stata qui utilizzata (nel diverso contesto creatosi nel 1993, dinanzi al Giudice) a sostegno della pretesa inverosimiglianza delle notizie riportate dal M.llo FELLI nell’appunto.

E’ necessario qui anticipare che nei verbali successivi, come è noto, TRAMONTE ha ammesso di avere fornito al M.llo FELLI le notizie di cui ai citati appunti del SID. Ciò ha fatto, pur con diverse angolazioni, fino alle dichiarazioni rese nel corso del presente dibattimento.

Questa prima escussione ha consentito di appurare con certezza l’identità tra MaurizioTRAMONTE e la fonte TRITONE ma si è rivelata quanto mai deludente per le reticenze del dichiarante che ha minimizzato il significato della conoscenza dei numerosi personaggi della destra eversiva citati negli appunti informativi del SID.

TRAMONTE ha comunque ammesso di avere avuto rapporti, anche di amicizia, con Gian Gastone ROMANI e di avere frequentato sia l’abitazione del predetto che l’albergo di Abano, ove lo stesso svolgeva la propria attività lavorava. Ha però negato di conoscere e perfino di avere mai sentito nominare Carlo Maria MAGGI.

La reticenza di TRAMONTE e la fase ormai conclusiva dell’istruttoria a carico di BALLAN Marco ed altri, nel cui ambito il dichiarante era stato escusso dal GI di Brescia, non hanno consentito, all’epoca, ulteriori sviluppi .

 

 

 

 

 

3.2.2 – Le dichiarazioni che TRAMONTE ha reso al ROS di Roma il 27/06/1995

La figura di TRAMONTE, quale depositario di informazioni utili per la ricostruzione dei fatti eversivi commessi dalla destra negli anni ‘70, si è rivitalizzata nel corso di tre successive escussioni (del 27 giugno, del 14 luglio e del 13 dicembre 1995) a seguito di delega del GI di Milano (le prime due) e del PM di Brescia (la terza), che rappresentano l’inizio di una parziale collaborazione del predetto.

In occasione del primo dei tre atti TRAMONTE ha spiegato le ragioni, legate ad una “situazione psicologica molto difficile”, in parte dipendente dalle molteplici contestuali vicissitudini giudiziarie, (che, peraltro, ne avevano determinato per la prima volta l’arresto), in parte dipendente dalla “situazione economica disastrosa” creatasi, che lo avevano indotto ad assumere, dinanzi al GI di Brescia, un comportamento reticente. Le stesse argomentazioni (va qui detto per inciso) sono state sostanzialmente utilizzate, a far data dalla ritrattazione del maggio 2002, per giustificare la pretesa falsità delle dichiarazioni del 1995.

Mutando il proprio atteggiamento, ha dunque asserito di essere disponibile ad offrire il proprio contributo alla prosecuzione dell’istruttoria. Ha ammesso di aver fornito al funzionario del SID chiamato LUCA (il M.llo Fulvio FELLI) le informazioni di cui agli appunti informativi che gli erano stati letti dal GI di Brescia, ha confermato in particolare l’episodio del 16 giugno 1974, precisando che anche lui si era trovato personalmente a bordo della FIAT 1500 del “mestrino”, della quale ha indicato il colore esterno (bianco) e quello della tappezzeria (rosso), ha affermato che non solo il “mestrino”, ma anche lui ed un suo amico, di nome MAURIZIO (75), avevano partecipato alla riunione tenutasi a casa di ROMANI, pochi giorni prima della strage di Piazza della Loggia.

 

 

A fronte di tali elementi conoscitivi di indubbia utilità per le indagini TRAMONTE, fin da questo verbale del giugno 1995 (il primo di questa seconda fase), ha introdotto un argomento di gravissimo inquinamento processuale che ha caratterizzato e condizionato una buona parte dei successivi sviluppi investigativi.

 

 

Nel momento stesso in cui ha riconosciuto la paternità dei due appunti informativi del SID (del 23 maggio 1974 e del 6 luglio 1974), che gli erano stati letti dal GI di Brescia in occasione dell’escussione dell’8 marzo 1993, ha posto le basi di una azione di depistaggio che ha coinvolto l’amico MAURIZIO, del quale, nell’occasione, si è riservato di fornire le complete generalità. Tale azione di depistaggio mirava oggettivamente a preservare da iniziative giudiziarie i collaboratori di Carlo Maria MAGGI, membri del gruppo ordinovista di Mestre, che erano a vario titolo coinvolti nelle vicende di cui alla sopra richiamata produzione informativa.

 

L’azione inquinante, nei propositi coltivati e portati a termine da TRAMONTE nei successivi verbali, riservava un ruolo centrale all’amico MAURIZIO che non era mai rimasto coinvolto in indagini per vicende eversive e che, proprio per tale ragione, non poteva non apparire quale soggetto particolarmente affidabile e credibile.

Da qui la decisione di affidare proprio all’amico MAURIZIO il compito di dirottare le attenzioni degli investigatori dai “mestrini” in carne ed ossa che avevano partecipato alla riunione del 25 maggio 1974 a casa di ROMANI, che erano venuti a Brescia e Salò il 16 ed il 23 giugno 1974, che avevano provveduto al trasbordo dei materiali scaricati dai TIR tedeschi ed olandesi, che erano destinatari dell’incarico di portare a compimento l’ambizioso piano terroristico ed eversivo di cui la strage di Brescia rappresentava solo un iniziale frammento di esecuzione, sul fantomatico LUIGI di San Donà di Piave di cui a lungo si è parlato nel corso dei successivi interrogatori.

 

Nel verbale in esame TRAMONTE si è comunque limitato a chiamare in causa l’amico MAURIZIO, affermando che avrebbe potuto essere di grande aiuto per le indagini che riguardavano Carlo Maria MAGGI e, soprattutto, che sarebbe stato in grado di fornire il nome del “mestrino”.

 

Prima di svelare l’identità dell’amico, TRAMONTE ha manifestato l’intenzione di contattarlo, precisando che, la domenica successiva al suo viaggio a Brescia (del 16 giugno 1974), era ritornato in tale città proprio con MAURIZIO (con il quale si era recato in Piazza della Loggia) e che, dopo l’escussione dell’8 marzo 1993, lui e l’amico avevano convenuto che “essendo ormai vecchio e malato si sarebbe anche potuto parlare del dott. MAGGI”, con ciò lasciando intendere che l’amico non avrebbe avuto difficoltà a rendere dichiarazioni nei confronti di Carlo Maria MAGGI.

Facendosi rinvio, per un più ampio approfondimento, ad altra parte della presente memoria, è qui necessario segnalare che è TRAMONTE il primo ad affermare che “l’accento del giovane della 1500 non era propriamente mestrino ma aveva più una calata tipica della zona di San Donà di Piave”, con ciò manifestando, fin dal giugno 1995, la precisa volontà di allontanare da Mestre le ricerche del “mestrino”. Ciò va detto per contrastare l’ostinazione con la quale TRAMONTE, in altra fase del suo percorso processuale, ha cercato di addossare all’amico Maurizio ZOTTO la responsabilità di avere parlato, per primo, del fantomatico LUIGI di San Donà di Piave.

 

 

 

 

 

3.2.3 – Le dichiarazioni che TRAMONTE ha reso al ROS di Roma il 14/07/1995

Con il verbale del 14 luglio 1995, successivo all’escussione di Maurizio ZOTTO (del 12/07/1995), TRAMONTE ha portato avanti il suo progetto che lo vedeva coinvolto nel doppio ruolo di regista e protagonista secondario del depistaggio in favore dei “mestrini”.

Nel confermare sul punto le dichiarazioni di ZOTTO (“in merito al fatto che fosse di San Donà di Piave ritengo ciò molto probabile ed io stesso nel precedente verbale vi avevo detto che aveva l’accento tipico di San Donà di Piave. In merito al fatto che si chiamasse LUIGI non sono in grado né di poterlo confermare né di poterlo smentire... confermo che alla fine della riunione in casa ROMANI precedente la strage di Piazza della Loggia, questo giovane ci accompagnò a casa in auto ...”), TRAMONTE ha cominciato a fornire agli investigatori una serie di elementi che, secondo le intenzioni simulate, avrebbero dovuto consentire l’identificazione del soggetto.

 

Una sorta di caccia al tesoro che, passo dopo passo, ha tenuto impegnati gli investigatori per mesi e per anni, secondo un copione che, a partire dal dicembre del 1996, TRAMONTE ha utilizzato anche per il secondo e non meno grave episodio di depistaggio che ha caratterizzato gli anni della sua apparente collaborazione (quello relativo alla figura dell’altrettanto fantomatico ALBERTO).

 

Dando corpo al fantomatico LUIGI venivano perseguiti due distinti obiettivientrambi fondamentali per TRAMONTE. Da un lato era possibile proporsi come leale collaboratore degli investigatori, impegnati negli anni successivi in capillari indagini dirette all’identificazione del pericoloso terrorista (della cui esistenza, del resto, era garante l’amico ZOTTO), dall’altro era possibile evitare che gli investigatori spendessero le proprie energie per dare un volto, e soprattutto un nome, ai “mestrini”, quelli veri, quelli dei quali TRAMONTE non voleva svelare l’identità e dei quali si è ben guardato di parlare (così tutelando soprattutto sé stesso). Per poter fare chiarezza sui “mestrini”, infatti, TRAMONTE avrebbe dovuto innanzi tutto fare chiarezza su sé stesso e spiegare la reale natura dei suoi rapporti con gli ordinovisti veneti che facevano capo a Carlo Maria MAGGI ed a Gian Gastone ROMANI, ma tale scelta TRAMONTE non l’ha mai fatta, se non, in modo molto riduttivo e parziale, dopo essersi precostituito l’ombrello protettivo del fantomatico ALBERTO, ma su tali questioni si tornerà più avanti.

 

Quanto all’episodio di Mestre, già citato nel verbale dell’8 marzo 1993 e menzionato anche dallo ZOTTO, TRAMONTE ha confermato che il direttore del LINTA PARK HOTEL di Asiago, struttura ove all’epoca ZOTTO lavorava, gli aveva fornito nel 1974, in un periodo antecedente alla strage, un numero di telefono per potersi mettere in contatto con una persona “che aveva da proporre un affare”. TRAMONTE aveva fissato con lo sconosciuto un appuntamento al buffet della Stazione ferroviaria di Mestre. In occasione dell’incontro, la persona aveva riferito che stava raccogliendo un gruppo di persone decise, per effettuare “attentati a tralicci” da addebitare all’estrema sinistra, per “isolare l’Italia e creare il caos”. La persona vantava ampie possibilità di fornire coperture e disponibilità finanziarie.

 

L’episodio, confermato da ZOTTO, non deve essere sottovalutato in quanto è rappresentativo della effettiva collocazione politica di TRAMONTE e della fiducia di cui il predetto godeva nell’ambiente ordinovista ed eversivo. E’ infatti impensabile che una proposta del genere possa essere fatta ad un soggetto che non abbia precedentemente manifestato e dimostrato la propria adesione ad una ben determinata ideologia politica e che un incontro del genere possa avere luogo senza le dovute garanzie di sicurezza, che ponessero lo sconosciuto al sicuro da eventuali iniziative giudiziarie.

Con riguardo alle notizie riportate nell’appunto del SID del 23 maggio 1974TRAMONTE ha affermato che lo studente di Ferrara ivi citato era da identificarsi, in realtà, in Giovanni MELIOLI di Rovigo. MELIOLI aveva la disponibilità di una Fiat. 500 di colore rosso, con tale auto si era recato a casa sua il 20 maggio 1974 (in occasione dell’episodio descritto nel citato appunto del SID), portandogli delle riviste di estrema destra. Ha riferito altresì dell’occasione in cui, a seguito di uno scontro con le forze dell’ordine di Rovigo, al quale aveva partecipato unitamente al MELIOLI, per sfuggire ai Carabinieri, era finito contro un muro proprio con la FIAT 500 in questione. Pur individuato e denunciato, in quell’occasione, come in altri incidenti analoghi, alla fine era stato assolto.

Nel corso dell’escussione TRAMONTE, sulla scia delle dichiarazioni rese da ZOTTO, ha altresì confermato che le riunioni a casa di ROMANI erano state molteplici e che alle stesse partecipavano dalle quattro alle sei persone, precisando che i partecipanti potevano anche arrivare ad una decina. Tra questi indicava MAGGI, ROMANI, il giovane della 1500, Arturo SARTORI, Giovanni MELIOLI ad altro soggetto di Rovigo.

A questo punto, nel prendere nuovamente in considerazione l’appunto del SID del luglio 1974, TRAMONTE ha affermato che in tutte le riunioni la figura principale, se non addirittura il solo a parlare, era Carlo Maria MAGGI, che “si lasciava andare a discorsi riguardanti l’effettuazione di attentati che avrebbero dovuto portare alla morte di persone”.

E’ stato poi confermato, punto per punto, il contenuto dell’informativa. TRAMONTE ha precisato che, quasi certamente, la targa della “Duetto” era bresciana, ha confermato l’episodio della consegna dei documenti da parte dell’uomo della PORSCHE a quello della FIAT 1500, precisando che i due si conoscevano, ha confermato sia l’episodio del distributore AGIP, sia quello del successivo trasbordo della cassa del TIR, precisando che, nell’occasione, era stato necessario attendere nel parcheggio l’arrivo del conducente con la motrice.

Presa visione della foto di Ermanno BUZZI, ha affermato di averne già visto il volto, forse in occasione di una delle riunioni a casa di Gian Gastone ROMANI e non ha escluso che si potesse trattare proprio del camerata della PORSCHE nera.

 

 

 

 

 

3.2.4 – Le dichiarazioni che TRAMONTE ha reso al ROS di Roma il 13/12/1995

In occasione dell’escussione del 13 dicembre 1995 veniva sottoposto a TRAMONTE l’appunto del Centro C.S. di Padova allegato alla nota n. 5120 del 16 luglio 1974 (ove si fa riferimento all’incontro di Salò del 23 giugno 1974, tra un ordinovista di Mestre, legato a MAGGI, ed il camerata di Brescia ed all’episodio dei TIR con targa olandese).

TRAMONTE ha dichiarato di essere stato presente sia all’episodio del 16 che a quello del 23 giugno 1974, quale passeggero della Fiat 1500 utilizzata dai due “mestrini”. Ha riferito che il giovane “mestrino” dell’episodio del 23 giugno era diverso da quello dell’episodio del 16 giugno, precedentemente descritto. Entrambi avevano però utilizzato la stessa Fiat 1500 bianca. Il giovane alla guida della Alfa Romeo “Duetto”, per contro, era il medesimo dell’episodio del 16 giugno. Il “mestrino” gli aveva detto che la cassa conteneva armi od esplosivi. Anche quest’ultimo, come il “mestrino” dell’episodio del 16 giugno, aveva partecipato alle riunioni che si erano svolte in casa di Gian Gastone ROMANI, durante le quali MAGGI, che le presiedeva, aveva propugnato l’uso di attentati quale strumento di lotta politica, senza alcuna remora per il coinvolgimento di persone innocenti.

 

Nel corso dell’escussione TRAMONTE ha fornito anche delucidazioni in ordine al contenuto di un altro appunto informativo della fonte TRITONE, nel frattempo acquisito dai Carabinieri del ROS. Si tratta dell’appunto allegato alla nota n. 622 del 28 gennaio 1974 del SID di Padova, che ha per oggetto la “ricostituzione del disciolto movimento ORDINE NUOVO” e fa riferimento all’iniziativa che, a Ferrara, nel gennaio del 1974, era stata assunta da alcuni elementi tra i quali, in particolare, due studenti universitari già appartenenti al suddetto movimento. Il documento, come si è sopra visto, precisa che il nuovo gruppo avrebbe operato “nella più stretta clandestinità”, libero da vincoli con formazioni politiche rappresentate in Parlamento e si sarebbe proposto di sfruttare qualunque situazione nazionale ed internazionale per portare la propria voce ad ogni livello. Il gruppo sarebbe stato filo-arabo e avrebbe mirato, in prospettiva, ad operare in parallelo con gruppi extraparlamentari di sinistra, sostenitori della causa araba. Avrebbe potuto contare su cospicui finanziamenti concessi dall’OPEP (l’organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio).

 

TRAMONTE ha spiegato che i militanti di Ferrara erano Giovanni MELIOLI ed uno studente meridionale, con lui convivente. MELIOLI era filo-arabo ed amico di Franco FREDA, che era attestato sulle medesime posizioni.

 

 

 

 

 

3.2.5 – I periodi di detenzione subiti da TRAMONTE nel 1996

Dal maggio al dicembre del 1996 TRAMONTE ha subito tre periodi di detenzione che, inizialmente, hanno determinato la rottura dei rapporti con il Cap. GIRAUDO. L’argomento è stato trattato in occasione dell’interrogatorio del 6 dicembre 2001, traendo spunto dalle telefonate (non intercettate) che TRAMONTE aveva fatto al Cap. GIRAUDO il 13 ed il 14 maggio 1996.

Viene di seguito riportato il resoconto che, di quel periodo, ha fatto TRAMONTE nel citato verbale del dicembre 2001, dopo avere avuto lettura della relazione che il Cap. GIRAUDO aveva redatto a seguito delle citate telefonate (80): “la Guardia di Finanza era venuta a cercarmi a casa di mia madre, a Lozzo Atestino, e ovviamente non mi aveva trovato. Avevo telefonato al Comando della Guardia di Finanza di Padova ed avevo ottenuto delle risposte evasive. Da ciò avevo capito che, con ogni probabilità, era stato emesso un provvedimento di cattura nei miei confronti nell’ambito del procedimento relativo al fallimento di una delle due società che avevo gestito in Matera e che avevo ceduto a PERILLO Vincenzo.

La risposta fornitami dal Capitano GIRAUDO mi ha mandato su tutte le furie e, per tale ragione, gli ho detto che non avrei più collaborato con lui.

ADR. Avevo chiesto l’informazione al Capitano solo per potermi organizzare, non pretendevo certo che mi aiutasse a fuggire, tanto è vero che un paio di giorni dopo mi sono presentato spontaneamente al carcere di Matera dove, peraltro, non sapevano ancora nulla del provvedimento di cattura che in effetti era stato emesso dal GIP del Tribunale di Matera.

ADR. Dopo una decina di giorni di detenzione sono stato posto agli arresti domiciliari e, successivamente, nel giro di quindici-venti giorni, la misura restrittiva è stata sostituita con l’obbligo di firma presso la Guardia di Finanza di Matera. Quest’ultima misura mi è stata revocata nel luglio del 1996.

ADR. Dopo l’estate del 1996 sono ripresi i contatti telefonici con il Capitano GIRAUDO, non ricordo se sono stato io o lui a riallacciare il rapporto. Intorno al settembre del 1996 ho chiesto al Capitano GIRAUDO se poteva informarsi presso i Carabinieri di Udine per verificare l’eventuale pendenza di indagini riguardanti la mia persona o il mio socio DENIDERAUSER. Anche in questo caso la risposta del Capitano fu evasiva, nel senso che mi disse di non preoccuparmi. In realtà io ero preoccupato perché i Carabinieri di Udine avevano sequestrato una macchina movimento-terra che era stata presa in carico dal mio socio, e che risultò di dubbia provenienza. Mi sono così messo in contatto direttamente con i Carabinieri di Udine parlando con uno dei militari che seguiva l’indagine e fornendo la mia disponibilità a presentarmi in compagnia del mio socio per fornire ogni utile chiarimento. Il militare mi ha detto che si trattava di un’indagine lunga e che, ove necessario, sarebbero stati loro a mettersi in contatto con noi.

In relazione a questa vicenda, nell’ottobre del 1996, sono stato arrestato su ordine della Pretura di Modena. Si trattava di una misura con termine di scadenza a trenta giorni. Dal carcere di Matera mandai al Capitano GIRAUDO un telegramma con il quale gli domandavo di mettersi in contatto con me. Avrei voluto chiedere al Capitano di intervenire presso i suoi colleghi di Udine per spiegare loro che non era mia intenzione né darmi alla fuga né inquinare le indagini. Il telegramma non ebbe alcun seguito in quanto il Capitano, come successivamente ho avuto modo di apprendere, si trovava in Egitto. Pochi giorni dopo la mia scarcerazione, mentre mi trovavo agli arresti domiciliari a seguito di provvedimento della Pretura di Modena, la mia abitazione di Matera è stata perquisita dalla Questura di quella città e sono stato nuovamente arrestato, questa volta per possesso di banconote false. A seguito di ricorso al Tribunale della Libertà sono stato scarcerato. Contestualmente, è stata revocata anche la misura degli arresti domiciliari emessa dalla Pretura di Modena”.

 

 

 

 

 

3.2.5 – Il colloquio telefonico che TRAMONTE ha avuto con il Cap. GIRAUDO il 16/12/1996 (il secondo referente dei Servizi)

Il 16 dicembre 1996 Maurizio TRAMONTE, dopo essere stato scarcerato a seguito dell’annullamento di un provvedimento restrittivo emesso dall’AG di Matera, ha contattato telefonicamente il Cap. GIRAUDO. Il colloquio, relazionato dall’ufficiale, veniva anche intercettato dalla Squadra Mobile della Questura di Matera, nell’ambito di una indagine che aveva ad oggetto un presunto traffico di banconote false.

TRAMONTE, dopo avere fatto cenno ad un precedente tentativo di entrare in contatto con il capitano ha manifestato l’intenzione di incontrarlo: “volevo trovarti a tu per tu e fare un accordo con te ...”. A questo punto, entrando nel merito della telefonata, TRAMONTE ha affermato: “Io, sia quando ho parlato con ZORZI (alludendo all’interrogatorio da parte del dott. Gianpaolo ZORZI, Giudice Istruttore del Tribunale di Brescia) ... sia quando ho parlato con te ... mi avete fatto le stesse domande ... le stesse cose. Io t’ho detto allo SHERATON (alludendo ad un colloquio del 15 febbraio 1996, presso l’hotel Sheraton di Padova) ... che, per me, non avete tutte le carte (alludendo agli appunti riportanti le notizie acquisite dalla fonte TRITONE) “... Perché io non ho parlato solo con lui ... (alludendo al referente del SID M.llo FELLI, alias LUCA) ... io avevo anche un’altra persona che veniva, sempre che m’hanno presentato i Carabinieri del mio paese. E vi manca quel filone lì ...”

 

Come si può notare, la rivelazione di TRAMONTE sembra far riferimento ad un secondo referente inquadrabile nello stesso servizio per il quale il predetto già prestava il suo contributo e cioè per il Servizio militare (all’epoca SID). TRAMONTE parla di una presentazione del secondo referente da parte dei Carabinieri del suo paese (gli stessi che gli avevano fatto conoscere il M.llo FELLI del SID) e sarebbe quanto mai singolare che i Carabinieri gli avessero presentato un possibile referente del Ministero degli Interni. La stessa frase con la quale TRAMONTE rileva “per me, non avete tutte le carte ... vi manca quel filone lì ...” ha senso solo se riferita al Servizio militare, non avendo senso osservare che detto servizio non avesse la disponibilità del “filone” relativo ad una collaborazione prestata ad un referente del Ministero dell’Interno (ogni servizio ha la disponibilità degli atti che si riferiscono alle proprie fonti). Al Cap. GIRAUDO del ROS, che insiste nel sostenere: “loro hanno tutto” (riferendosi al Servizio militare), TRAMONTE replica “non avete tutto”.

 

Sia TRAMONTE che GIRAUDO si riferiscono ad una disponibilità di documenti da parte del Servizio militare. A fugare ogni dubbio in proposito soccorre la successiva osservazione dell’ufficiale: “E mi dicevi: “Loro, invece, come Servizio, hanno tutto ...”. La frase è molto importante in quanto dimostra che, nel corso del colloquio, il Cap. GIRAUDO si riferisce ad un unico Servizio (il SID) e TRAMONTE, anziché smentirlo, come sarebbe stato naturale se ci fosse stato un equivoco, sembra anche lui riferirsi ad un unico servizio. Il predetto, infatti, ha precisato: “Hanno tutto. Perché io... ho parlato con lui ed ho parlato con un altro ... lui, però, non sapeva dell’altro e l’altro sapeva di lui”.

 

Appare dunque chiaro che TRAMONTE, nel corso della telefonata, allude ad un secondo referente appartenente, come il primo, al SID. Che ciò sia vero lo si ricava anche dalla successiva frase di TRAMONTE: “con lo stesso ... con lo stesso ... pseudonimo mio ... però parlavo con due persone”, alludendo allo pseudonimo TRITONE , che sarebbe stato quindi utilizzato da entrambi i referenti (circostanza, come si vedrà, smentita nei successivi interrogatori, ove TRAMONTE spiegherà che il nome in codice di TRITONE era utilizzato dal solo referente del SID).

La telefonata è di estremo interesse in quanto documenta la nascita di una nuova fase che ha caratterizzato per un lungo periodo l’atteggiamento processuale di TRAMONTE. Si tratta della fase nella quale TRAMONTE, dopo essersi precostituito l’ombrello protettivo di un fantomatico referente del Ministero dell’Interno (per conto del quale avrebbe fin dall’inizio operato, infiltrandosi nel gruppo terroristico ed eversivo di cui agli appunti del SID, con l’unico scopo di attingere informazioni da riversare al Ministero, per impedire il verificarsi dei più gravi eventi terroristici che avrebbero danneggiato l’area politica di effettiva appartenenza del dichiarante), ha finalmente potuto dare conto della genesi delle notizie che aveva riferito al SID, fornendo altresì delle spiegazioni in ordine alla natura dei rapporti che lo legavano alla citata organizzazione terroristica.

 

Nel corso della stessa telefonata TRAMONTE ha introdotto anche un argomento che è stato ampiamente sviluppato nelle successive indagini. In quegli anni, dopo che erano iniziate le indagini sulla ROSA DEI VENTI, c’era stato un incidente automobilistico sulla provinciale che da Este porta a Vò e a Padova. Tale incidente, a dire di TRAMONTE, già all’epoca aveva destato dei sospetti, come se fosse stato volutamente provocato. A seguito dell’incidente era morto un sottufficiale dell’aviazione. TRAMONTE chiedeva che fossero svolte delle verifiche, perché l’episodio, a suo dire, si collegava “a tutto un discorso…che” aveva “fatto all’altro ...” (chiaramente alludendo al presunto secondo referente dei Servizi). Come meglio si esporrà in seguito, TRAMONTE si riferiva alla morte di Giovanni DOVIGO, pilota dell’Alitalia, avvenuta il 17 luglio 1972, a seguito delle lesioni riportate in un incidente stradale del 13 luglio 1972, in località Roda di Vo’ (PD), mentre percorreva la S.P. nr.89.

 

Il 20 dicembre 1996, comunicando telefonicamente con il Cap. GIRAUDO, TRAMONTE ha manifestato la disponibilità ad un incontro a Roma, città dalla quale si apprestava a transitare in occasione di un viaggio.

 

 

 

 

 

3.2.6 – L’incontro che TRAMONTE ha avuto con il Cap. GIRAUDO a Matera il 05/02/1997

Nel corso di un colloquio avvenuto a Matera a partire dalle 10.45 del 5 febbraio 1997, colloquio intercorso tra il Cap. GIRAUDO e TRAMONTE, quest’ultimo ha anticipato, spontaneamente, quella che sarebbe stata l’ossatura delle sue successive dichiarazioni a questa AG. Del colloquio, a suo tempo relazionato dalla PG procedente, ha riferito il Ten. Col. GIRAUDO all’udienza del 22 marzo 2010.

In particolare, TRAMONTE ha precisato che prima che a LUCA (referente del Servizio militare) aveva fornito informazioni ad altra persona con nome convenzionale ALBERTO (che gli era stata presentata dallo zio materno, Questore di Matera); che il rapporto era durato dal 1968 al 1974; che LUCA nulla sapeva dell’esistenza di ALBERTO; che prima di fornire notizie a LUCA aveva chiesto l’autorizzazione ad ALBERTO; che tale referente era rintracciabile a Verona, presso un’utenza non diretta; che poteva avere attorno ai 60-65 anni; che doveva appartenere al Servizio civile; che aveva fornito indicazioni ad ALBERTO in ordine alla programmata  strage di Brescia, prima dell’esecuzione dell’attentato; che in epoca posteriore, non meglio precisata, ALBERTO lo aveva fatto ritornare a Matera, dove c’era lo zio, e gli aveva dato 7-8 milioni; che il predetto gli aveva anche consegnato una pistola.

 

Il contenuto di questo colloquio è molto importante in quanto anticipa la linea processuale che TRAMONTE ha seguito fino al 23 maggio 2002 (data del confronto con il dott. Lelio DI STASIO).

Il problema di sempre, per TRAMONTE, è quello di poter fornire una spiegazione degli appunti che il SID di Padova aveva redatto a seguito del fondamentale contributo informativo da lui fornito al M.llo FELLI. Le conoscenze riversate negli appunti del SID, così penetranti e coinvolgenti, richiamavano, necessariamente altre conoscenze che TRAMONTE non ha mai fornito al suo referente o che, comunque, ove fornite, non sono mai state riversate nel patrimonio conoscitivo di questo procedimento. Quelle conoscenze, in ogni caso, reclamavano una serie di spiegazioni idonee a rendere giustificazione dei canali di conoscenza e dei contenuti stessi di quelle informazioni che, per loro natura, erano ovviamente destinate a rimanere rigorosamente custodite dai pochi soggetti che avevano titolo per conoscerle, in quanto partecipi, a pieno titolo ed in posizione non marginale, dell’organizzazione terroristica della quale TRAMONTE ha ampiamente riferito al suo referente del SID.

 

La polizia giudiziaria delegata per le indagini non poteva certo accontentarsi degli elementi di conoscenza che emergono dagli appunti del SID. Aveva necessità di approfondire, di capire in che modo il dichiarante fosse entrato in possesso di quelle notizie, di mettere a verbale l’intero quadro di conoscenze che erano nella disponibilità di TRAMONTE. Non si sarebbe accontentata di registrare il mero dato di conoscenza.

TRAMONTE ne era ben consapevole ed aveva sperimentato e capito, fin dai suoi primi contatti con il Cap. GIRAUDO del ROS di Roma che nessuno si sarebbe accontentato di una risposta qualsiasi. Nel primo approccio con il GI di Brescia aveva cercato di prendere le distanze dal contenuto di quegli appunti, negando di esserne la fonte, in ciò smentito dallo stesso M.llo FELLI. Nessuno gli aveva creduto e da quella scelta processuale, probabilmente improvvisata, era scaturita una incriminazione per reticenza.

 

A distanza di anni (dal 1993 al 1995) era cambiato anche l’intero contesto delle indagini relative agli anni dell’eversione. La stampa dava notizia di importanti collaborazioni giudiziarie maturate proprio in quello specifico ambiente della destra eversiva del quale TRAMONTE, in tempo reale, aveva fornito al SID importanti rivelazioni. Grave era il rischio che qualche collaboratore di giustizia tirasse in ballo il nome di TRAMONTE. I documenti in possesso dell’AG avrebbero costituito un formidabile elemento di riscontro di una eventuale chiamata di correo.

Era dunque necessario giocare di anticipo, era necessario crearsi un ruolo da mero spettatore all’interno dell’organizzazione terroristica, della quale aveva dettagliatamente parlato negli appunti del SID. Ciò avrebbe consentito, finalmente, di fornire quelle spiegazioni che il M.llo FELLI, forse, non gli aveva mai chiesto di fornire ma che la polizia giudiziaria e l’AG non avrebbero mai cessato di chiedergli.

L’unica possibilità era quella di affermare che lui, all’interno di quella organizzazione terroristica, era entrato non per libera scelta ma quale “infiltrato” di un Servizio dello Stato che, almeno in apparenza, mirasse alla salvaguardia della collettività e delle istituzioni democratiche.

Certo non avrebbe potuto sostenere di essere stato infiltrato in ORDINE NERO dal M.llo FELLI. Tale affermazione avrebbe dovuto fare i conti con una produzione documentale che non dava spazio a tale ipotesi e sarebbe stata immediatamente smentita dalle testimonianze del M.llo FELLI e del personale tutto del Centro CS del SID di Padova, a cominciare dal Col. BOTTALLO, che aveva retto il Centro negli anni di maggiore interesse.

 

L’idea iniziale fu dunque quella di inventare un secondo referente del SID che fosse a conoscenza di situazioni ignorate dal M.llo FELLI. Successivamente l’idea è stata perfezionata forse per le inevitabili perplessità manifestate dal Cap. GIRAUDO fin dalla prima telefonata del 16 dicembre 1996, forse per una presa d’atto della ben scarsa verosimiglianza di una tale tesi o per le potenzialità nascenti dalle notizie, pubblicate dalla stampa, in ordine al ritrovamento ed al sequestro dell’archivio irregolare del Ministero dell’Interno, custodito presso la Circonvallazione Appia di Roma.

 

Sta di fatto che TRAMONTE, nella telefonata del 16 dicembre 1996, aveva riferito che il fantomatico secondo referente (verosimilmente del SID) gli era stato presentato dai Carabinieri del suo paese (gli stessi che lo avevano messo in contatto con il M.llo FELLI del SID) mentre, a partire dal colloquio del 5 febbraio 1997, ha riferito che era stato il fratello della madre, Questore a Matera, che glielo aveva fatto conoscere e che il predetto operava a Verona ed apparteneva, verosimilmente, ad un non meglio specificato Servizio civile.

Fondamentale, in questo colloquio che vede la nascita del fantomatico ALBERTO, è l’affermazione di TRAMONTE di avere fornito indicazioni al predetto in ordine alla programmata strage di Brescia, prima dell’esecuzione dell’attentato. Fin da questo primo atto è ben chiara la ragion d’essere di questa ambiziosa invenzione.

La figura di ALBERTO serve a TRAMONTE per potere scaricare su di esso le proprie responsabilità. E’ ALBERTO che gli ha chiesto di “infiltrarsi” in ORDINE NERO, è ALBERTO che, avendone la possibilità, avrebbe dovuto impedire la strage di Brescia. In questa prospettazione difensiva TRAMONTE, su richiesta di ALBERTO, si sarebbe limitato ad eseguire le disposizioni che lo Stato gli aveva impartito, la sua adesione da “infiltrato” all’organizzazione terroristica, avrebbe avuto lo scopo di impedire che si verificasse la strage e non certo quello di fornire un contributo causale ad essa.

 

Con questa premessa TRAMONTE ha ritenuto di poter fornire chiarimenti e spiegazioni in ordine ai rapporti che lo legavano al gruppo eversivo che faceva capo, nel Veneto, a Carlo Maria MAGGI ed a Gian Gastone ROMANI, senza correre il rischio di essere individuato quale corresponsabile della strage.

Finalmente aveva trovato il modo per poter giustificare ed approfondire quelle conoscenze che il SID aveva riversato negli appunti informativi della fonte TRITONE e che gli erano proprie per una diretta e spontanea adesione e partecipazione alle attività della citata organizzazione terroristica.

In un successivo incontro con il Cap. GIRAUDO, svoltosi l’11 aprile 1997 presso l’Hotel Villa dei Tigli di Rodigo (MN), TRAMONTE ha ribadito che quando aveva lavorato per ALBERTO gli erano state date chiare indicazioni sulla necessità di non andare oltre l’attentato che si proponesse solo danni materiali.

 

 

 

 

 

3.2.7 – Le dichiarazioni che TRAMONTE ha reso al PM di Brescia il 15/05/1997

Il primo esame da parte di questo Ufficio ha avuto luogo il 15 maggio 1997. Nel corso dell’atto TRAMONTE, sentito quale persona informata sui fatti, ha esposto i suoi trascorsi politici ed ha fornito dichiarazioni sia con riferimento al duplice rapporto informativo, intercorso con il referente del SID (LUCA) e con quello del Ministero dell’Interno (ALBERTO), sia con riferimento alla concertazione e consumazione della strage di piazza della Loggia.

 

Importanti rivelazioni relative alla strage di Brescia sono abilmente mescolate con notizie relative alle due fantomatiche figure di ALBERTO e di LUIGI. Le notizie, veritiere, contenute negli appunti informativi del SID, vengono adattate e manipolate allo scopo di conseguire il risultato sopra indicato. TRAMONTE deve completare il racconto iniziato, tanti anni prima, con il M.llo FELLI del SID. Per farlo ha la necessità di cautelarsi: da un lato è necessario poter parlare liberamente del ruolo svolto all’interno di una organizzazione eversiva che si prefiggeva l’abbattimento del sistema democratico mediante la realizzazione di azioni terroristiche di ampia risonanza nazionale, dall’altro deve limitare al massimo il coinvolgimento di soggetti che, raggiunti dalle sue accuse, avrebbero potuto svelare compromettenti dettagli del ruolo effettivamente svolto dal dichiarante all’interno della citata organizzazione.

Il primo risultato può essere raggiunto facendo credere di avere aderito a quella struttura eversiva per infiltrarsi in essa, su disposizione degli apparati deviati dello Stato e a tale scopo la figura di ALBERTO si presta alla perfezione. Al secondo risultato è funzionale invece la figura di LUIGI che viene a creare una sorta di parafulmine di tutte le attenzioni rivolte verso il gruppo ordinovista di Mestre, tanto spesso citato, nelle informative della fonte TRITONE, quale gruppo direttamente coinvolto nelle strategie stragiste di quell’anno. Ai due obiettivi segnalati se ne aggiunge anche un terzo, non meno importante, che è quello di dirottare la determinazione e la tenacia degli investigatori verso i due citati falsi obiettivi, ponendosi quale fedele collaboratore dell’AG, evitando di divenire l’obiettivo dell’indagine e ponendosi altresì al riparo da eventuali chiamate di correo.

 

Gli espedienti ALBERTO e LUIGI si sono dunque resi necessari per consentire a TRAMONTE di parlare di quelle vicende coinvolgendosi in esse il meno possibile. Si sono resi necessari per consentire a TRAMONTE di poter vestire i panni del collaboratore svolgendo in realtà una gravissima azione di inquinamento e di depistaggio che si è peraltro dimostrata del tutto adeguata ed idonea ad occupare enormi energie investigative verso obiettivi inesistenti, basti pensare alla mole di lavoro svolto in giro per l’Italia, per escutere testi e svolgere accertamenti documentali (come quello all’Università di Padova), nell’inutile tentativo di dare un nome al fantomatico LUIGI, o alle interminabili attività espletate per giungere alla conclusione che l’incontro con ALBERTO del 30 settembre 1997 (di cui si dirà) non si è mai verificato (sebbene le false affermazioni dello pseudo collaboratore fossero state ad arte arricchite di significativi riscontri).

Tali espedienti si sono resi necessari anche per poter evitare di avere davanti a sé un contraddittore reale che, avendo preso parte ai gravissimi eventi terroristici di cui si parla negli appunti informativi del M.llo FELLI, ben avrebbe potuto spiegare quali fossero le reali responsabilità ed il reale ruolo svolto da Maurizio TRAMONTE nella determinazione della strage di Brescia e, più in generale, nella realizzazione del più ampio progetto terroristico ed eversivo di cui la strage di Brescia costituiva un passaggio essenziale.

 

Viene di seguito riportata un’ampia sintesi delle dichiarazioni che TRAMONTE ha reso al PM di Brescia nel verbale del 15 maggio 1997.

 

 

 

 

 

3.2.7.1 - L’inizio dell’attività politica. La conoscenza con ALBERTO e LUCA. L’infiltrazione in ORDINE NUOVO.

A 14 anni aveva cominciato a svolgere attività politica nel MSI; suo punto di riferimento era Ariosto ZANCHETTA; nel 1968 lo zio della madre, funzionario di Polizia in Sicilia, gli aveva procurato un contatto con tale ALBERTO, che gli venne presentato come funzionario del Ministero dell’Interno, in servizio presso un “ufficio speciale” con sede a Verona; costui gli chiese di infiltrarsi nell’ambiente dell’eversione di destra, al fine di fornirgli informazioni, ed egli accettò la proposta.

In quel periodo, l’estrema destra padovana era rappresentata essenzialmente da due gruppi: ORDINE NUOVO, nel quale militavano FREDA, FACHINI, BOCCHINI e PATRESE ed AVANGUARDIA NAZIONALE con Cristiano DE ECCHER. Il suo primo contatto, nell’ambito di ORDINE NUOVO, era stato con FACHINI (con il quale aveva allacciato stretti rapporti che erano durati sino al 1975), successivamente aveva conosciuto Arturo SARTORI di Padova, Carlo Maria MAGGI di Venezia-Mestre, Gian Gastone ROMANI di Abano, Emanuele BASILE direttore di un albergo di Asiago e Giovanni MELIOLI di Rovigo.

 

Saltuariamente, aveva avuto modo di incontrare, in qualche manifestazione, Delfo ZORZI e Dario ZAGOLIN. Durante la militanza in ORDINE NUOVO aveva continuato a frequentare anche il partito, prendendo parte a varie manifestazioni a livello centrale.

 

La sua attività di informatore per ALBERTO era durata dal 1968 al 1975 (epoca in cui si era trasferito a Matera) ed aveva avuto ad oggetto tutto ciò che succedeva all’interno di ON e della destra padovana. A partire dal 1969 era stato retribuito con la somma di circa trecentomila lire, versatagli tre o quattro volte all’anno.

 

Nel 1972 aveva iniziato un’analoga collaborazione con LUCA, funzionario del SID presentatogli dai Carabinieri del suo paese, interessato, più che altro, ad informazioni sull’estrema sinistra (che egli avrebbe potuto essere in grado di fornire in quanto il fratello, Massimo, aderiva a POTERE OPERAIO); in realtà aveva riferito a LUCA esclusivamente notizie sugli ambienti di destra.

 

ALBERTO era al corrente della sua attività di informatore per conto di LUCA ma non viceversa. Nei rapporti con LUCA aveva sempre utilizzato il nome convenzionale di TRITONE mentre nei rapporti con ALBERTO il nome di copertura era mutato diverse volte: FRANCESCO, PANTERA e LEONE. Il contatto con ALBERTO era possibile grazie ad un numero telefonico di Verona al quale poteva rintracciarlo a qualunque ora. Analoga cosa succedeva con LUCA, salvo che l’utenza telefonica era di Padova.

 

 

 

 

 

3.2.7.2 – La riunione di Cattolica di ORDINE NUOVO. La designazione di MAGGI per l’esecuzione di un attentato. Le finalità di quest’ultimo.

Nella primavera del 1974 (marzo o aprile), si era tenuta, in una località dell’Adriatico settentrionale (Cattolica o Rimini), una riunione a carattere nazionale di ORDINE NUOVO, alla quale avevano partecipato, fra gli altri, SIGNORELLI, MAGGI, FACHINI, un po’ tutti gli evoliani e, forse, Delfo ZORZI. Il resoconto delle decisioni prese in quella sede gli era stato riferito da MAGGI, che gli aveva parlato, in particolare, della decisione (assunta in un ambito più ristretto) di preparare un attentato di grande risonanza che avrebbe dovuto essere addebitato alla sinistra e che avrebbe dovuto essere il primo di una serie di attentati.

La cellula facente capo a MAGGI era stata scelta per la fase operativa. Oltre che a creare allarme nel paese (intento riferito a LUCA), l’attentato avrebbe dovuto porre dei dubbi circa le responsabilità di FREDA e di VENTURA in ordine alla strage di Piazza Fontana. Per tale motivo avrebbero dovuto essere utilizzati, per l’attentato contro un obiettivo anticomunista, per esempio una manifestazione milanese della Maggioranza Silenziosa, timers dello stesso tipo di quelli che erano stati utilizzati per l’attentato alla Banca dell’Agricoltura in Piazza Fontana.

 

 

 

 

 

3.2.7.3 – Le prove tecniche ed il ricorso all’aiuto dell’AGINTER PRESSE

FACHINI e DE ECCHER avevano la disponibilità di timers che facevano parte della stessa partita di quelli utilizzati per la strage del 12 dicembre 1969. Come riferitogli da MAGGI, vennero eseguite delle prove in alcune cave abbandonate nella zona dei Colli Euganei, da parte di RIELLO e MELIOLI. Di tali prove aveva dato notizia ad ALBERTO.

Poiché erano sorti dei problemi nell’utilizzo dei timers e dell’innesco, MAGGI si era rivolto a Delfo ZORZI perché lo mettesse in contatto con GUERIN SERAC al fine di ottenere la presenza di qualcuno dei suoi uomini che provvedesse a risolvere i problemi tecnici legati al confezionamento degli ordigni. Era infatti ZORZI a mantenere i contatti all’estero, per il gruppo di MAGGI, con l’AGINTER PRESSE che faceva capo al SERAC. Quest’ultimo aveva mandato un aderente del suo gruppo (conosciuto da TRAMONTE a casa di ROMANI) che aveva portato in Italia l’esplosivo necessario per il confezionamento degli ordigni (infatti gli ordigni realizzati con l’esplosivo nella disponibilità del gruppo di MAGGI avevano uno scarso potere deflagrante) e, utilizzando i timers procurati da DE ECCHER e FACHINI, predispose due ordigni identici per ragioni di sicurezza, nell’eventualità che uno non avesse funzionato. ALBERTO aveva fotografato questo emissario di SERAC e tutte le altre persone che partecipavano alle riunioni a casa di ROMANI.

 

Va qui anticipato che TRAMONTE, nel successivo verbale del 9 luglio 1997, ha precisato di non avere nessuno specifico elemento di conoscenza per poter affermare se i tecnici dell’AGINTER PRESSE avessero portato in Italia l’esplosivo e confezionato gli ordigni o si fossero limitati a fornire il proprio contributo per la risoluzione dei problemi tecnici che si erano presentati.

 

 

 

 

 

3.2.7.4 – Le riunioni a casa di Gian Gastone ROMANI

Contemporaneamente, sempre nei mesi di aprile e maggio, si erano svolte nella casa di ROMANI, ad Abano Terme, diverse riunioni per discutere i dettagli operativi e gli sviluppi del problema tecnico. A cinque o sei di tali riunioni egli stesso aveva preso parte. Oltre a TRAMONTE, erano presenti MAGGI, ROMANI, SARTORI, MELIOLI, RIELLO, il fantomatico LUIGI ed altre due persone della zona di Bagnoli.

 

 

 

 

 

3.2.7.5 – La scelta dell’obiettivo.

L’obiettivo dell’attentato, inizialmente individuato nella manifestazione della Maggioranza Silenziosa, venne modificato quando MAGGI apprese che a Brescia, a seguito della morte di Silvio FERRARI (avvenuta il 19 maggio), era stata indetta la manifestazione sindacale del 28 maggio. Successivamente egli era venuto a conoscenza del fatto che, in occasione dell’attentato, avrebbero dovuto essere colpiti i Carabinieri del servizio d’ordine, ciò avrebbe consentito di far ricadere sulla sinistra la responsabilità dell’attentato.

 

 

 

 

 

3.2.7.6 – Il ruolo di Ermanno BUZZI e la scelta dell’esecutore.

MAGGI si era procurato la collaborazione di un “camerata bresciano” che avrebbe dovuto portare a Brescia i due ordigni e custodirli per l’attentato; si trattava di Ermanno BUZZI (persona che egli all’epoca non conosceva), che aveva partecipato all'ultima riunione a casa di ROMANI, prima della strage ed aveva preso in consegna una borsa ove erano contenuti i due ordigni.

BUZZI, per quanto aveva capito, era conosciuto da MAGGI e da ZORZI per avere collaborato con loro nel traffico di opere d’arte e oggetti di antiquariato, nonché da LUIGI. Alla riunione erano presenti: MAGGI, MELIOLI, ROMANI, RIELLO e LUIGI. Tutti erano a conoscenza del contenuto della borsa; si era deciso in quella sede di affidare l’incarico di collocare l’ordigno a Giovanni MELIOLI e costui era stato indicato a BUZZI come colui che avrebbe provveduto al ritiro degli ordigni. In quest’ultima riunione che precedette la strage, MELIOLI si era offerto volontario per l’operazione e MAGGI, che era indeciso se affidare il compito a MELIOLI o a TRAMONTE, aveva affidato l’incarico al primo.

 

 

 

 

 

3.2.7.7 – L’incontro con ALBERTO dopo la strage.

TRAMONTE aveva riferito al solo ALBERTO (e non anche a LUCA), nel corso di un incontro avvenuto il giorno precedente l’ultima riunione a casa di ROMANI, le notizie che aveva appreso ed era convinto che ALBERTO sarebbe intervenuto, per impedire la perpetrazione della strage, come da costui assicuratogli. I due si erano incontrati nuovamente soltanto tre giorni dopo la strage ed alla contestazione di TRAMONTE, relativa al mancato intervento per impedire l’eccidio, ALBERTO aveva risposto che non poteva fornire spiegazioni ma “che non era possibile fermare il corso della storia”. L’incontro era stato burrascoso perché TRAMONTE si era sentito in qualche modo responsabile dell’accaduto e, sino al successivo mese di luglio, aveva troncato ogni rapporto con ALBERTO.

 

 

 

 

 

3.2.7.8 – Gli incontri a casa di ROMANI, dopo la strage. L’obiettivo dei Carabinieri. L’agitazione di BUZZI.

Una settimana circa dopo la strage si era tenuta una riunione a casa di ROMANI (presenti ROMANI, MAGGI, MELIOLI, RIELLO e TRAMONTE) nel corso della quale MELIOLI aveva illustrato sommariamente l’operazione, precisando di avere agito da solo. L’esito dell’attentato era stato commentato sfavorevolmente in quanto non ne erano rimasti vittima i Carabinieri (forse a causa di una fuga di notizie) ma i manifestanti di sinistra e non sarebbe stato possibile addebitare l’attentato alla sinistra, mediante una falsa rivendicazione. Risultava pertanto provvidenziale il lavaggio della piazza che aveva impedito il rinvenimento delle tracce dei timers analoghi a quelli che erano stati utilizzati in piazza Fontana. Ciò aveva consentito di scongiurare la definitiva compromissione della posizione di FREDA e VENTURA.

MAGGI aveva altresì riferito che BUZZI temeva di essere individuato e che aveva esternato tale preoccupazione parlando con Delfo ZORZI.

 

 

 

 

 

3.2.7.9 – Le riunioni presso la libreria EZZELINO e le preoccupazioni per la “tenuta” di BUZZI. L’incontro con BUZZI, a Salò.

A quella riunione ne era seguita un’altra, con gli stessi argomenti della precedente ma più animata, presso la libreria EZZELINO di FREDA. A tale riunione, oltre a TRAMONTE, avevano preso parte MAGGI, ZORZI, FACHINI e MELIOLI. Oggetto delle preoccupazioni dei presenti ed in particolare di MELIOLI era l’eventualità che BUZZI, ove fosse rimasto coinvolto nelle indagini, facesse delle rivelazioni.

MELIOLI rimproverava MAGGI e ZORZI in quanto BUZZI non dava sufficienti garanzie. Se la prese pure con FACHINI e con ZORZI in quanto doveva esserci stata una fuga di notizie. Voleva sapere da loro a chi avessero rivelato la notizia della programmata strage.

Era stato così deciso che TRAMONTE e LUIGI si recassero a Brescia, in quanto LUIGI doveva ritirare un pacco nei pressi di Verona. Avrebbero profittato dell’occasione per incontrare BUZZI e verificare la situazione, saggiando la tenuta di BUZZI, per valutare, in caso negativo, l’eventualità di sopprimerlo (si tratta del viaggio del 16 giugno 1974, descritto negli appunti del SID e già illustrato da TRAMONTE nelle precedenti escussioni). La descrizione del viaggio è in linea con i precedenti verbali se non per il particolare che, giunti al distributore AGIP, TRAMONTE e LUIGI si erano appartati con BUZZI, gli avevano chiesto conto, in modo piuttosto incisivo, delle preoccupazioni che aveva manifestato e delle eventuali ragioni, a loro ignote, che potessero determinarle. BUZZI aveva risposto che non aveva alcun timore di essere controllato in quanto era confidente di un Carabiniere, al quale talvolta forniva informazioni sulla delinquenza comune.

 

 

 

 

 

3.2.7.10 – Il campo paramilitare di Lugano e gli istruttori dell’AGINTER PRESSE.

Sono stati forniti, infine, altri dettagli su un campo che era stato organizzato da ZORZI in collaborazione con uomini di GUERIN SERAC. Il campo si era svolto nell’agosto del 1974 in una località vicina a Lugano. Egli vi aveva partecipato insieme a MAGGI, SARTORI, MELIOLI ed altri. I partecipanti erano stati addestrati all’uso delle armi ed alla gestione politica di azioni omicidiarie o stragiste.

 

 

 

 

 

3.2.7.11 – Considerazioni.

Sotto l’ombrello protettivo del fantomatico ALBERTO, dunque, TRAMONTE arriva ad ammettere di avere preso parte ad una pluralità di riunioni presso l’abitazione di Abano Terme di Gian Gastone ROMANI e di avere avuto contatti diretti con Carlo Maria MAGGI (circostanze peraltro già desumibili dagli appunti del SID), di avere appreso da MAGGI che, in occasione della riunione di Cattolica, l’organizzazione terroristica che faceva capo agli ex ordinovisti aveva deciso la realizzazione di una campagna di attentati, da addebitare alle sinistre, che proprio MAGGI ed il suo gruppo era stato incaricato della realizzazione degli attentati (circostanza assolutamente in linea con gli appunti del SID), a cominciare da un attentato da realizzare ai danni della MAGGIORANZA SILENZIOSA di Milano, che l’originario progetto era stato modificato dopo che le organizzazioni sindacali, a seguito della morte di Silvio FERRARI, avevano indetto la manifestazione di Brescia del 28 maggio, che lo stesso TRAMONTE aveva preso parte alle riunioni preparatorie della strage di Brescia ed avrebbe potuto, addirittura, essere designato per la realizzazione della strage (successivamente affidata a MELIOLI che peraltro, essendo deceduto, non avrebbe mai potuto smentire tale circostanza).

 

 

 

 

 

3.2.8 – Le dichiarazioni che TRAMONTE ha reso al PM di Brescia il 29/05/1997

In occasione della successiva verbalizzazione, TRAMONTE non veniva più escusso come persona informata sui fatti, ma come indagato di reato connesso ex art. 210 cpp. Il 21 maggio 1997, infatti, come si ricava dal verbale di interrogatorio del 29 maggio 1997, era pervenuta una relazione di servizio con la quale i Carabinieri del ROS di Roma avevano rappresentato che TRAMONTE, dopo l’escussione del 15 maggio 1997, aveva riferito ulteriori particolari delle vicende in relazione alle quali era stato escusso (in quella stessa data) dai quali emergevano, a suo carico, elementi in ordine ai reati (prescritti), di cui agli artt. 697 e 699 CP (detenzione e porto di una pistola) ed all’art. 610 CP (violenza privata in danno di Ermanno BUZZI), commessi in Brescia nel giugno 1974.

 

Citato a comparire per rendere l’interrogatorio con le garanzie difensive, TRAMONTE ha dichiarato di voler rispondere alle domande ed ha confermato, in questa nuova veste, quanto aveva dichiarato nel corso dell’escussione del 15 maggio 1997 (della cui verbalizzazione aveva ricevuto integrale lettura), fornendo ulteriori particolari, anche con riguardo all’episodio di violenza privata in danno di BUZZI.

 

 

 

 

 

3.2.8.1 – L’incontro con BUZZI al distributore AGIP.

L’incontro con BUZZI si era svolto in modo drammatico: lui stesso gli aveva infilato la canna del proprio revolver in bocca, causandone il sanguinamento, mentre LUIGI gli aveva puntato la sua pistola all’addome, soltanto a quel punto BUZZI si era deciso a fare il nome del Cap. DELFINO.

Per loro era estremamente importante conoscere il nome del referente che BUZZI aveva all’interno dell’Arma, in quanto FACHINI aveva delle conoscenze nei Servizi segreti ed avrebbe potuto avvalersi di queste per indurre il referente di BUZZI a non pressarlo.

BUZZI aveva riferito loro che il Cap. DELFINO, dopo la strage, mutando atteggiamento nei suoi confronti, aveva cominciato a fargli molte domande, come se pensasse che potesse esserne coinvolto. Avevano quindi sospettato che BUZZI non fosse solo un confidente dei Carabinieri in materia di malavita comune ma che si fosse fatto scappare qualche “mezza affermazione” su quanto a sua conoscenza. Era stato un momento di grande tensione, tanto che avrebbero potuto arrivare ad ucciderlo. A BUZZI avevano anche chiesto notizie circa il secondo ordigno, che egli aveva trattenuto. BUZZI aveva risposto che lo aveva nascosto e che ne avrebbe parlato direttamente con ZORZI.

 

MELIOLI, saputo il tutto, si era notevolmente alterato in quanto la situazione era nelle mani di un delinquente comune, confidente dei Carabinieri. Tale soggetto, non motivato politicamente, avrebbe potuto tradirli in qualunque momento.

Il secondo ordigno, a detta di TRAMONTE, sarebbe stato all’origine della morte di BUZZI (assassinato nel carcere di Novara nel 1981); questi, infatti, sarebbe stato ucciso dopo avere appreso che i timers dei due ordigni predisposti per l’attentato, uno dei quali ancora in suo possesso, erano della stessa partita di quelli utilizzati per la strage di Piazza Fontana (egli, in sostanza, avrebbe potuto fare un collegamento fra le due stragi ed aggravare così la posizione di FREDA e VENTURA).

 

 

 

 

 

3.2.8.2 – La nuova riunione presso la libreria EZZELINO

Successivamente all’incontro con BUZZI, vi era stato un nuovo incontro presso la libreria EZZELINO di Padova. MELIOLI, dopo aver contestato la scelta di coinvolgere BUZZI nella vicenda, aveva preteso che MAGGI, FACHINI e ZORZI facessero la roulette russa, per correre gli stessi rischi che lui aveva corso quando aveva collocato la bomba.

Tornando al tema relativo alla scelta dell’esecutore dell’attentato, TRAMONTE ha precisato: “tutti noi eravamo psicologicamente preparati da anni a compiere quelli che dovevano essere considerati come atti di guerra e che avrebbero avuto, per chi li avesse dovuti compiere, un valore premiale”.

 

 

 

 

 

3.2.8.3 – La compartimentazione dei gruppi

L’attività eversiva era diretta dai personaggi di vertice di ORDINE NUOVO quali MAGGI, ZORZI e FACHINI, cui facevano capo diversi gruppi operativi rigidamente compartimentati e segreti, tanto che lo stesso TRAMONTE ed altri erano inizialmente conosciuti con il solo nome proprio. Tutto il gruppo facente capo a MAGGI era perfettamente al corrente della decisione di eseguire un attentato e del fatto che la concreta messa a punto fosse stata affidata al gruppo stesso.

 

 

 

 

 

3.2.8.4 – Le riunioni posteriori alla strage

TRAMONTE non aveva partecipato direttamente alle riunioni che si erano svolte nel gruppo immediatamente dopo la strage di Brescia. C’era stato infatti un momento in cui aveva prospettato addirittura di ritirarsi e di non collaborare più con ALBERTO. Riteneva comunque che dette riunioni si fossero svolte sia perché erano state programmate già prima dell’attentato, per effettuarne un’analisi, sia perché MELIOLI, un po’ alla volta, gli aveva riferito i particolari.

 

 

 

 

 

3.2.8.5 – Nuovi particolari sulla figura di ALBERTO

Il verbale prosegue con una serie di spunti apparentemente diretti all’individuazione del fantomatico (ed inesistente) ALBERTO. Sono state analiticamente descritte le caratteristiche fisiche e le abitudini di vita del soggetto, sono stati descritti episodi che lo avrebbero visto coinvolto in prima persona e vicende il cui approfondimento avrebbe potuto portare, nelle intenzioni simulate del dichiarante, all’identificazione del predetto. E’ il caso della “agendina tascabile di colore blu”, risalente al 1974, sulla quale TRAMONTE avrebbe preso nota in tempo reale dei suoi rapporti con LUCA e con ALBERTO che sarebbe misteriosamente sparita, nel 1996, in occasione di una perquisizione dei Carabinieri di Udine o della Squadra Mobile della Questura di Matera; è il caso del ruolo che ALBERTO avrebbe avuto per fare ottenere a TRAMONTE l’esonero dal servizio militare e dei rapporti di conoscenza e di frequentazione che il predetto avrebbe avuto con il dott. Saverio MOLINO dell’Ufficio Politico della Questura di Trento (soggetto coinvolto in vicende giudiziarie di quegli anni).

Lo scopo reale di queste informazioni, oggi dichiaratamente e pacificamente false, è sempre quello di tenere occupati gli inquirenti, fornendo loro nuovi spunti investigativi in direzioni che non potessero portare danno al dichiarante e che, al contrario, lo facessero apparire quale fedele collaboratore da tutelare e proteggere.

 

 

 

 

 

3.2.9 – Le dichiarazioni che TRAMONTE ha reso al PM di Brescia il 30/05/1997

Si tratta di un verbale di un certo rilievo in quanto gli inquirenti, all’esito di una minuziosa attività investigativa, volta all’identificazione di ALBERTO, hanno mostrato al dichiarante la foto del dott. Lelio DI STASIO che, per caratteristiche fisiche, età ed attività svolta, più si avvicinava al personaggio indicato.

Nel corso dell’esame TRAMONTE ha confermato la sua presenza in occasione degli episodi descritti negli appunti del Centro CS del SID di Padova del 23 maggio 1974 e del 16 luglio 1974, soffermandosi sui vari episodi, con particolare riferimento al ruolo svolto da Ermanno BUZZI.

 

 

 

 

 

3.2.9.1 – ALBERTO e LUIGI

Il dichiarante, che a partire dall’interrogatorio del 22 novembre 2000, ha espressamente riferito che il soggetto indicato con lo pseudonimo di ALBERTO si identificava con il dott. Lelio DI STASIO (dirigente, nel 1974, dell’Ufficio Politico della Questura di Verona), non ha riconosciuto ALBERTO nel dott. DI STASIO, segnalando che il primo, a differenza del secondo, aveva i capelli “crespi”. Rilevava comunque una somiglianza tra i due soggetti con particolare riferimento “agli occhi, alla bocca, alle orecchie, all’aspetto in generale ed alle mani (grandi)”.

 

Tenuto conto del falso riconoscimento del 22 novembre 2000 e del fatto che il personaggio in questione (ALBERTO), come ammesso dallo stesso TRAMONTE a partire dal confronto del 23 maggio 2002, è ormai da ritenersi pacificamente inesistente (da cui discende l’accusa di calunnia in capo a TRAMONTE), non si può non rilevare l’ambiguità che caratterizza la risposta fornita dal dichiarante nel corso dell’interrogatorio del 30 maggio 1997, come se TRAMONTE, pur negando formalmente l’identità tra ALBERTO e DI STASIO, avesse in realtà voluto fare intendere che la strada intrapresa era corretta.

Nell’occasione, sulla scorta della descrizione fornita, è stato anche creato un foto-phit del fantomatico ALBERTO. Analogamente si è proceduto con riferimento all’altro personaggio chiave e cioè a LUIGI.

 

 

 

 

 

3.2.9.2 – Gli appunti di LUCA sulle informazioni di TRITONE

Sono state fornite ulteriori precisazioni con riguardo agli appunti che il SID aveva redatto a seguito delle informazioni fornite dalla fonte TRITONE. Detti appunti che il dichiarante, dopo l’iniziale reticenza del 1993 (dinanzi al GI di Brescia), non ha mai disconosciuto, sono indicativi della conoscenza dell’ambiente, da parte del predetto, e del suo grado di inserimento nel contesto politico che costituiva oggetto delle relazioni. In particolare, con riferimento a quanto riportato nell’appunto allegato alla nota n. 622 del 28 gennaio 1974, si fa cenno all’appartenenza di Giovanni MELIOLI alla cellula padovana di ORDINE NUOVO, organizzazione che, dopo il formale scioglimento, era passata alla clandestinità.

All’interno di tale gruppo trovavano spazio due distinte ideologie, una di impostazione filo-araba, che era propria di MELIOLI e che costituiva uno sviluppo delle teorie che Franco FREDA aveva propugnato fin dalla metà degli anni ‘60 e l’altra di impostazione filo-americana (e quindi filo-israeliana) che veniva propugnata, nel Veneto, da MAGGI, da FACHINI e da ZORZI.

 

Nel corso dell’interrogatorio, TRAMONTE ha ribadito la centralità della figura di Giovanni MELIOLI nelle vicende di cui agli appunti del SID allegati alla sopra richiamata nota n. 622 del 28 gennaio 1974 ed alla nota s.n. del 23 maggio 1974 ed ha affermato di avere in certa misura cercato di non compromettere eccessivamente il nome di MELIOLI, nei suoi rapporti con il M.llo FELLI.

 

Nell’esaminare il più volte citato appunto, allegato alla nota n. 4873 dell’8 luglio 1974 il dichiarante ha introdotto una circostanza che aveva fino ad allora negato, vale a dire di avere fornito anche a LUCA, seppure in termini più sfumati rispetto ad ALBERTO, informazioni che gli avrebbero consentito di evitare la strage.

La circostanza che l’appunto redatto dal M.llo FELLI rechi la data del 6 luglio 1974, di molto successiva alla strage, non significa, secondo quanto riferito da TRAMONTE nel verbale in esame, che egli abbia fornito le relative notizie soltanto a strage avvenuta, ma semplicemente che LUCA non dette il dovuto peso alle informazioni ricevute e, implicitamente, che non si adoperò più di tanto per tenere sotto controllo MAGGI e ROMANI. Anche in epoca successiva alla strage aveva avuto un colloquio con LUCA, nel corso del quale gli aveva riferito altri particolari allarmanti circa le posizioni assunte da MAGGI, in modo da metterlo nelle condizioni di prevenire gli ulteriori attentati programmati nell’ambito dell’attività eversiva di ORDINE NUOVO.

 

Il passaggio in esame è estremamente significativo, specie se posto in relazione con le dichiarazioni che TRAMONTE ha reso nel corso del presente dibattimento ove, al contrario, a sostegno della nuova linea difensiva assunta, ha confermato la scansione temporale documentata dal M.llo FELLI. Nella nota che accompagna l’appunto del 6 luglio 1974 è specificato che le notizie riportate nell’appunto erano state fornite, dalla fonte, nell’arco temporale compreso tra il 20 giugno ed il 4 luglio 1974 e a tale dato TRAMONTE ha fatto riferimento, in dibattimento, per sostenere che egli stesso aveva appreso quanto riferito al M.llo FELLI in epoca successiva alla strage.

 

Particolarmente significativa appare, al riguardo, la spiegazione che TRAMONTE ha fornito in occasione dell’interrogatorio del 30 maggio 1997: “... ho voluto allertare LUCA senza compromettermi in prima persona, rilevo, ad esempio che nel riferire dell’incontro del 25 maggio 1974 non mi sono dato presente presso l’abitazione del ROMANI. Se ben ricordo con LUCA non ho mai ammesso di essere stato presente alle riunioni di Abano, con lui, del resto, non ho mai detto di avere fatto parte della struttura clandestina di ORDINE NUOVO. Già ho detto che LUCA, a differenza di ALBERTO, non faceva mai molte domande e tendeva a non approfondire in modo particolare gli argomenti che con lui trattavo, in particolare non mi ha mai chiesto quali fossero le fonti delle mie conoscenze”.

 

Detto che ALBERTO non è mai esistito, rimangono le cautele che TRAMONTE ha adottato nel rapportarsi con il M.llo FELLI. Di tali cautele, in effetti, vi è evidente traccia e riscontro documentale. Sul punto si rimanda alle osservazioni svolte nell’esame degli appunti relativi alla produzione informativa della fonte TRITONE.

 

 

 

 

 

3.2.9.3 – LUIGI e i bresciani dell’Alfa Romeo “Duetto”. L’incontro del 16 giugno 1974

Nell’interrogatorio TRAMONTE, sviluppando le linee difensive sopra specificate, ha fornite altre indicazioni su LUIGI, sugli occupanti della Alfa Romeo “Duetto”, su BUZZI e sull’incontro del 16 giugno 1974.

In particolare ha sostenuto che il “mestrino” con cui si recò a Brescia il 16 giugno 1974 era il fantomatico LUIGI, ha negato di conoscere la coppia che viaggiava sull’Alfa Romeo “Duetto” ed ha affermato che tale autovettura era targata Pisa o Grosseto (in precedenza aveva dichiarato che era targata Brescia) ed era di proprietà di una ragazza appariscente che faceva l’assistente sociale ad Este, legata a Gian Gastone ROMANI ed infiltrata nella sinistra.

 

Ancora una volta il fantomatico LUIGI (di San Donà di Piave) ha svolto la sua funzione. Le estenuanti indagini miranti ad identificarlo esoneravano il dichiarante dal fornire indicazioni sui “mestrini” realmente implicati nella vicenda.

 

Un nuovo filone di indagini si veniva poi ad aprire con riguardo all’Alfa Romeo “Duetto” che TURRINI Maria (l’assistente sociale di Este che, negli anni successivi, ha effettivamente avuto rapporti con ROMANI) possedeva in quegli anni. Nessuna delle persone esaminate al riguardo ha però confermato che tale vettura sia mai stata utilizzata da persone diverse dalla medesima. Si tratta, si ritiene, di un altro di quegli spunti investigativi che TRAMONTE ha fornito agli inquirenti a sostegno di quel ruolo di collaboratore che, per meri fini difensivi, ha cercato di costruire attorno a sé.

 

Con riguardo al viaggio che ROMANI effettuò a Roma fra il 29 ed il 30 giugno 1974 (di cui all’appunto del 6 luglio 1974), TRAMONTE, nel verbale in esame, non ha inteso fornire indicazioni, spiegando che si trattava di “una materia complessa e delicata” che richiedeva un “analitico approfondimento”. L’argomento, come è noto, coinvolgeva la posizione dell’on. Pino RAUTI ed è stato sviluppato a partire dal verbale del 10 giugno 1999.

 

 

 

 

 

3.2.9.4 – L’AGINTER PRESSE

Il tema di cui al paragrafo 15) dell’appunto del 6 luglio 1974, relativo al programma di attentati che avrebbero dovuto essere eseguiti dopo la strage di Brescia ed alla gestione politica degli stessi è stato affrontato da TRAMONTE facendo ricorso agli insegnamenti dell’AGINTER PRESSE.

I membri di tale organizzazione, particolarmente qualificati in materia di guerra non convenzionale (per avere partecipato a diverse campagne, come mercenari), avevano tenuto delle lezioni ai militanti di ORDINE NUOVO sul comportamento da tenersi in caso di guerriglia, controguerriglia, interrogatorio e controinterrogatorio.

Il progetto politico nel quale si inseriva la strage di piazza della Loggia era stato pianificato con alcuni emissari di tale organizzazione e prevedeva un’alternanza di minacce di nuovi attentati (cui non sarebbe seguito alcun gesto di violenza) e la realizzazione di una serie di attentati rivendicati da destra e da sinistra che avrebbero creato panico e sgomento nel Paese ed avrebbero indotto la popolazione a richiedere l’intervento dei militari, per riportare l’ordine. La concreta attuazione di tale piano era rimasta ignota a TRAMONTE, allontanatosi dal gruppo dopo il campo in Svizzera.

 

 

 

 

 

3.2.9.5 – Il MAR di Carlo FUMAGALLI

Nelle note del Centro CS di Padova si fa riferimento a rapporti intercorsi tra Carlo Maria MAGGI ed un non meglio specificato gruppo operante a Sesto San Giovanni, in provincia di Milano. Nel verbale in esame TRAMONTE ha affermato che tale gruppo era composto da militanti del MAR di Carlo FUMAGALLI che non erano stati arrestati dall’AG di Brescia ed ha precisato che i due gruppi, pur mantenendo la propria autonomia, desideravano collaborare nella commissione di attentati.

 

 

 

 

 

3.2.10 – Le dichiarazioni che TRAMONTE ha reso al PM di Brescia l’11/06/1997

Si tratta dell’interrogatorio con il quale TRAMONTE, valutando i rischi connessi alle dichiarazioni rese e a quelle da rendere, ha esaminato la possibilità di entrare in un programma di protezione. Nel corso dell’atto non viene fatto alcuno specifico riferimento a pretese di natura economica.

Nel proporsi quale testimone di giustizia, TRAMONTE, coerentemente con quanto aveva anticipato nel colloquio con il Cap. GIRAUDO del 5 febbraio 1997 (quando, per la prima volta, aveva riferito che ALBERTO, fin dal 1968, gli aveva dato l’incarico di “infiltrarsi” in ORDINE NUOVO), ha parlato dei suoi trascorsi di attivista proprio in funzione dell’incarico asseritamente ricevuto ed ha parlato, in tale ottica, dei suoi rapporti con Massimiliano FACHINI e degli eventi che culminarono nella strage di Milano del 12 dicembre 1969.

Nel corso dell’atto TRAMONTE ha riferito anche, per la prima volta, di una “personalità romana” della quale solo in un secondo tempo avrebbe rivelato l’identità (si tratta di Pino RAUTI).

 

 

 

 

 

3.2.10.1 – Il programma di protezione

Nel parlare della possibilità di entrare in un programma di protezione, TRAMONTE ha riferito di due episodi che lo avevano spinto a prendere in considerazione tale progetto.

Nel 1995, dopo il primo interrogatorio avanti ai Carabinieri del ROS – quando si era riservato di rivelare il nome di Maurizio ZOTTO – si era incontrato con costui in una pizzeria situata vicino alla stazione ferroviaria e gli aveva riferito che i Carabinieri lo avrebbero convocato e gli avrebbero chiesto notizia delle riunioni presso l’abitazione di ROMANI. Al termine di questo discorso ZOTTO lo aveva informato di avere appreso da Fiorenzo ZANCHETTA, figlio di Ariosto, che FACHINI, a sua volta, aveva riferito che lui si stava “pentendo” e stava collaborando con l’Autorità Giudiziaria circa i fatti eversivi degli anni ‘70. Il fatto lo preoccupava in quanto FACHINI era una persona decisa e pericolosa. Qualche tempo dopo anche Ariosto ZANCHETTA, parlando alla madre di TRAMONTE, aveva accennato ad un suo presunto “pentimento”. Incontrato poi lo ZANCHETTA in un bar di Lozzo Atestino, gli aveva spiegato che non aveva nulla da temere in quanto “non si era reso responsabile di fatti di particolare gravità”.

 

 

 

 

 

3.2.10.2 – L’inserimento in Ordine Nuovo

TRAMONTE ha affermato che il suo inserimento in ORDINE NUOVO era avvenuto tramite Massimiliano FACHINI, maggior esponente dell’epoca, a fianco del quale aveva partecipato ad alcune azioni violente. Successivamente egli era divenuto uomo di Carlo Maria MAGGI.

Ha riferito di aver compiuto alcuni attentati con bottiglie molotov (l’incendio, ad Este, della sede del PCI, l’incendio di autovetture, ecc.). Alle prime riunioni informali – presso una trattoria fra Monselice e Padova – ne erano seguite altre dirette a dare una formazione militare agli appartenenti al gruppo (aveva frequentato la palestra “BUDOKAY” di Padova di Gustavo BOCCHINI).

La strutturazione in cellule di ORDINE NUOVO risaliva ad un periodo successivo alla strage di piazza Fontana ed era avvenuta dietro suggerimento dell’AGINTER PRESSE. Prima della strutturazione in cellule rigidamente compartimentate, si erano tenute riunioni più vaste nel corso delle quali, aveva avuto modo di incontrare Franco FREDA e, una volta, una personalità politica romana il cui nome si riservava di esplicitare (si tratta sempre di Pino RAUTI). I primi contatti con membri dell’AGINTER PRESSE li aveva avuti nell’autunno del 1968, in occasione di una manifestazione tenutasi a Milano, presso il cinema teatro DAL VERME.

 

 

 

 

 

3.2.10.3 – La riunione di Roma del gennaio 1969

L’anno successivo, nel corso di una riunione svoltasi a Roma nel mese di gennaio, di cui aveva avuto notizia tramite ALBERTO ed alla quale avevano partecipato circa trenta persone, fra cui MAGGI, FREDA, FACHINI e ZORZI, si era deciso di creare una struttura clandestina di ORDINE NUOVO – parallela a quella legale – i cui componenti sarebbero stati addestrati alla commissione di azioni violente e preparati, attraverso specifici corsi, alla schedatura, al pedinamento, all’interrogatorio e controinterrogatorio, al confezionamento di ordigni, alle tecniche di guerriglia. Con dovizia di particolari è stato descritto il luogo, nel quartiere di DECIMA, ove si era svolta la riunione. Di tutto (ovviamente) aveva fornito notizia ad ALBERTO.

 

 

 

 

 

3.2.10.4 – La partecipazione ai corsi di formazione. Il corso ai lidi ferraresi

TRAMONTE ha riferito di aver partecipato, sempre su consiglio di ALBERTO, ad uno di questi corsi, in cui i partecipanti utilizzavano nomi in codice. Il corso si era svolto, dopo la Pasqua del 1969, ai Lidi Ferraresi, sotto la guida di un istruttore francese di nome PHILIPPE, specializzato in tecniche di guerriglia.

 

 

 

 

 

3.2.10.5 – La mancata gestione politica della strage di Brescia

Il progetto politico che aveva portato all’ideazione ed all’esecuzione della strage di Brescia consisteva nella realizzazione di una escalation di attentati, soprattutto in Lombardia, che avrebbero dovuto indurre la popolazione ad auspicare una svolta autoritaria; a quel punto sarebbero dovuti intervenire i Carabinieri, per fornire il supporto militare per la realizzazione del golpe.

Di fatto, il programma non era stato attuato per la defezione degli Ufficiali dei Carabinieri che, inizialmente, avevano dato la loro adesione. Dopo la strage egli aveva ripreso i contatti con ALBERTO e questi gli aveva detto di rivolgersi a Gian Gastone ROMANI per chiedergli le ragioni della mancata prosecuzione della campagna di attentati che, dopo la strage di Brescia, avrebbe dovuto essere portata a compimento.

 

Era stato ROMANI, infatti, a spiegargli di avere appreso, dalla “personalità romana” (successivamente indicata nell’on. Pino RAUTI), che l’intero progetto era stato bloccato per la defezione dei Carabinieri.

 

 

 

 

 

3.2.11 – Le dichiarazioni che TRAMONTE ha reso ai PM di Brescia e di Milano il 12/06/1997

In questo interrogatorio TRAMONTE ha descritto l’attività di schedatura di soggetti appartenenti alla sinistra, in particolare partigiani residenti nella provincia di Padova, che gli era stata affidata da Massimiliano FACHINI.

In parte per conoscenza diretta ed in parte per averne avuto notizia da FACHINI, TRAMONTE ha descritto la genesi di tutti gli attentati di matrice ordinovista che, nel 1969, precedettero la strage di piazza Fontana. Il suo racconto culmina con la descrizione di quanto FACHINI gli avrebbe riferito in ordine alla strage del 12 dicembre 1969, attribuibile ad ORDINE NUOVO ed in particolare anche a MAGGI ed a ZORZI.

Emerge chiaramente anche il coinvolgimento di Pino RAUTI (per il momento ancora indicato quale “personalità romana”) e l’interesse del medesimo per la realizzazione di un colpo di Stato.

 

 

 

 

 

3.2.11.1 - L’attività di schedatura della sinistra

TRAMONTE ha dunque riferito di avere svolto un’attività di schedatura di simpatizzanti della sinistra per conto di FACHINI. I dati raccolti li aveva riferiti sia a FACHINI che ad ALBERTO. Il primo lo aveva messo al corrente del fatto che le attività di ORDINE NUOVO erano finanziate dagli americani e, in particolare, gli aveva detto che il referente era un ufficiale americano di base a Verona o Vicenza.

Anche l’AGINTER PRESSE era finanziata dagli americani.

L’esistenza di rapporti con gli americani era confermata dall’incontro che, tramite FACHINI, aveva avuto con il citato ufficiale americano, nel maggio del 1969. Aveva riferito il nome dell’ufficiale ad ALBERTO che gli aveva detto di conoscere il militare quale appartenente ai servizi segreti americani di stanza a Verona e di avere avuto con lui rapporti di lavoro.

 

 

 

 

 

3.2.11.2 - Gli attentati al nord

FREDA, con il quale aveva avuto contatti, presso la libreria EZZELINO, aveva preannunciato una serie di attentati da compiersi, nella zona di Milano, insieme a Giancarlo ROGNONI. Nell’occasione gli era stato presentato Giovanni VENTURA.

L’incarico per il confezionamento degli ordigni era stato dato a FREDA, che era riuscito a perfezionare la tecnica che aveva appreso dai membri dell’AGINTER PRESSE. Verso la fine di aprile del 1969 aveva appreso che gli attentati erano stati realizzati da FREDA, da VENTURA, da ROGNONI e da altri due “camerati” di Milano. Aveva riferito il tutto ad ALBERTO. A giugno del 1969, in occasione di una nuova riunione a Roma, MAGGI e FACHINI si erano incontrati con Stefano DELLE CHIAIE che aveva fornito la disponibilità di due ragazzi romani per l’esecuzione degli attentati. FACHINI si era anche incontrato con la “personalità romana”.

 

 

 

 

 

3.2.11.3 - Gli attentati ai treni dell’agosto del 1969

Nell’estate 1969 erano stati realizzati diversi attentati ai treni – preceduti da esercitazioni pratiche – ai quali avevano partecipato i gruppi facenti capo a MAGGI, a ZORZI, a FREDA ed a ROGNONI. FREDA aveva trovato un sistema che gli aveva consentito di ritardare di un’ora l’esplosione dopo la collocazione dell’ordigno. Erano stati fatti una serie di esperimenti, anche sui treni. Alcuni avevano dato esito negativo.

In tutto si era cercato di fare esplodere 13/14 bombe ed alla fine di luglio del 1969 tutto era pronto per la realizzazione degli attentati. Non era stata programmata la morte di persone, si voleva creare una situazione di panico e di tensione. La scelta del mese di agosto era stata dettata dalla maggior affluenza sui treni in quel periodo.

 

 

 

 

 

3.2.11.4 – Gli attentati del dicembre 1969 a Milano e Roma

A metà di novembre era venuto a sapere che nel corso di ulteriori riunioni romane cui avevano partecipato FACHINI e MAGGI altri attentati erano stati progettati per il mese di dicembre. FACHINI gli aveva riferito che FREDA e ZORZI avevano risolto il problema della sincronizzazione delle esplosioni, attraverso l’impiego di timers.

Essendo in programma la manifestazione nazionale del MSI, si era pensato di farla precedere da varie esplosioni che avrebbero dovuto verificarsi contemporaneamente a Milano presso banche e a Roma, in luoghi cari alla destra, come piazza Venezia e l’Altare della Patria, con conseguente addebito della responsabilità alla sinistra.

Erano stati incaricati di realizzare gli attentati FREDA, VENTURA, ZORZI, ZAGOLIN, ROGNONI e, per quanto riguarda Roma, DELLE CHIAIE.

Successivamente alla strage di piazza Fontana, TRAMONTE aveva chiesto a FACHINI cosa fosse successo e come mai vi fossero state delle vittime, visto che non si era mai parlato di provocare una strage. FACHINI gli aveva detto di non preoccuparsi, in quanto si era trattato di un “atto di guerra” utile per ottenere il massimo della tensione. Sempre FACHINI gli aveva confidato che l’ordigno alla Banca Nazionale dell’Agricoltura era stato collocato personalmente da ZORZI, accompagnato da ZAGOLIN, quello alla Banca Commerciale di Milano era stato posizionato da FREDA e da VENTURA. ROGNONI aveva fornito il supporto logistico, mentre a Roma aveva operato il gruppo di Stefano DELLE CHIAIE, fra cui Mario MERLINO.

MAGGI, quale massimo esponente di ORDINE NUOVO nel Veneto, era stato sicuramente al corrente del progetto stragistico, avendo partecipato alle riunioni romane. Aveva chiesto a MAGGI come mai gli attentati non avessero spianato la strada al colpo di Stato e questi gli aveva risposto che gli americani, all’ultimo momento, per due volte avevano fermato il colpo di Stato, ritirando il loro appoggio.

Ciò era accaduto sia nel 1969, dopo la strage di piazza Fontana, sia nel 1970 in occasione del tentato golpe BORGHESE.

 

 

 

 

 

3.2.12 – La “dichiarazione” di intenti che TRAMONTE ha reso al PM di Brescia l’01/07/1997

Con il verbale in esame (la “dichiarazione d’intenti” che la normativa sui collaboratori di giustizia, all’epoca vigente, prevedeva all’inizio di ogni percorso collaborativo), TRAMONTE ha illustrato la propria situazione personale, familiare, patrimoniale e giudiziaria. Ha rappresentato di essere a conoscenza di fatti concernenti la strage di Brescia del 28 maggio 1974 ed altri gravi eventi connessi, per averne avuto notizia nell’ambito dell’attività svolta, quale “infiltrato”, nella cellula padovana di ORDINE NUOVO, a partire dalla fine degli anni ‘60, e di essere disposto a riferire all’AG quanto a sua conoscenza. Ha chiesto di essere ammesso ad un programma di protezione, evidenziando la situazione di grave pericolo nella quale sia lui che la propria convivente NYCZAK Monika e la figlia di quest’ultima, CICCOLELLA Grazia, si sarebbero venuti a trovare nel momento in cui fosse stata divulgata la notizia della sua collaborazione. Le fonti di tale pericolo venivano individuate negli ambienti “vicini all’estrema destra” ed in quelli collegati agli “apparati deviati nazionali e stranieri”.

 

Nel corso dell’atto è stato rappresentato al dichiarante che il contenuto dei verbali relativi alle dichiarazioni che aveva reso alla PG nel 1995, su delega del GI di Milano, erano stati utilizzati nella ordinanza di custodia cautelare che il GIP di Milano aveva emesso nei confronti di Carlo Maria MAGGI e di Delfo ZORZI in ordine alla strage di Milano del 1969.

 

Il tema relativo all’eventuale adozione di un programma di protezione è di particolare interesse in quanto si intreccia, fin dall’inizio, con gli atteggiamenti che TRAMONTE ha via via assunto nel corso del presente procedimento. La figura del fantomatico ALBERTO concorre a costituire l’oggetto delle rivelazioni preannunciate dall’aspirante collaboratore di giustizia (che proprio da ALBERTO sarebbe stato “infiltrato” nella struttura eversiva, “a partire dalla fine degli anni ‘60”e al tempo stesso concorre a delineare ed a caratterizzare la situazione di pericolo alla quale il predetto si sarebbe esposto ove avesse fornito piena collaborazione.

 

Le richieste che TRAMONTE ha formulato nel corso del tempo, con riguardo ai contenuti di un eventuale programma di protezione, sono mutate via via secondo una progressione crescente che, apparentemente, puntava sempre più in alto, con richieste sempre più irraggiungibili che coinvolgevano, peraltro, un numero sempre crescente di familiari (neppure interpellati, peraltro, a dire dello stesso TRAMONTE, in ordine alla loro disponibilità ad essere “tutelati”). Tra le mille decisioni contrapposte e titubanze che TRAMONTE ha manifestato, con riguardo alla disponibilità propria a sottoscrivere un programma di protezione, con la relativa accettazione degli oneri ed obblighi propri del collaboratore di giustizia, la mancata adozione del programma di protezione è divenuta giustificazione dell’incompletezza delle rivelazioni fornite.

 

In realtà, come meglio si vedrà più avanti, tale atteggiamento celava una riserva mentale. TRAMONTE non era affatto disposto a fare piena chiarezza sulle vicende alle quali aveva preso parte nella prima metà degli anni ‘70 ed era ben consapevole che le richieste avanzate alla Commissione Centrale ed al Servizio di Protezione del Ministero dell’Interno (competenti ad approvare ed applicare l’eventuale programma di protezione) non avrebbero mai trovato accoglimento. Per poter evitare di fornire risposte complete alle domande che gli venivano rivolte, per poter evitare di fornire una spiegazione esaustiva di quanto a suo tempo aveva riferito al Centro CS del SID di Padova, era per lui “necessario” che le sue richieste non venissero accolte e che il programma di protezione non venisse approvato.

 

Con questa prima richiesta formale (la “dichiarazione d’intenti” dell’1 luglio 1997), TRAMONTE ha dunque dichiarato di essere disposto ad assumere la veste del collaboratore di giustizia ed a sottoporsi ad un programma di protezione, precisando tuttavia di non essere disposto a trasferirsi in una località protetta. All’epoca, a suo dire, era intenzionato a smobilitare la propria attività di commercializzazione, con l’estero, di macchine movimento terra per impiantare, dopo essersi trasferito a vivere in Polonia (Paese di origine della propria convivente), una nuova attività di importexport con i paesi dell’Est. Per fare ciò, chiedeva nuove generalità e tutta l’assistenza ed il sostegno tecnico necessario.

 

La prima richiesta di ammissione di Maurizio TRAMONTE al programma di protezione è stata trasmessa alla Commissione Centrale del Ministero dell’Interno il 4 luglio 1997. Il 15 luglio la Commissione ha rinviato l’esame della proposta e ha delegato il Servizio Centrale di Protezione per l’acquisizione di nuovi elementi istruttori.

(continua al prossimo capitolo)

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