PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI BRESCIA
MEMORIA DEL PUBBLICO MINISTERO MASSIMO MERONI
(STRAGE DI PIAZZA DELLA LOGGIA)
Proc. Pen. n.03/08 Corte Assise di Brescia
CAPITOLO 3.0
MAURIZIO TRAMONTE
3.1 - LA PRODUZIONE INFORMATIVA DELLA FONTE "TRITONE"
Il patrimonio conoscitivo che Maurizio TRAMONTE ha fornito al Centro CS del SID di Padova si articola lungo due distinti filoni di interesse. Dalla documentazione presente nel fascicolo personale della fonte ed in particolare dal “curriculum dell’attività svolta e delle azioni nelle quali è stato inserito” si ricava che il predetto, nel novembre del 1972, era stato “attivato in seno al MSI-DN” ove, sfruttando i legami con qualificati esponenti locali, quali Lionello LUCI, Ariosto ZANCHETTA, Giangaleazzo BRANCALION ed altri, aveva potuto “seguire con continuità gli sviluppi della crisi della federazione padovana”, fornendo anche notizie sull’attività del partito in sede extraregionale e nazionale.
Favorito dalla sua posizione di “dissidente dalla linea ufficiale del MSI-DN”, prosegue la breve nota del SID, aveva potuto “stringere rapporti con attivisti di ORDINE NUOVO e collaborare anche nel campo della destra extraparlamentare”.
L’intera produzione informativa della fonte si colloca all’interno di questi due filoni. Tale distinzione, anche da un punto di vista formale, venne tenuta ben presente dal Centro CS di Padova che provvide a raccogliere e protocollare le singole note informative generate dai contatti con la fonte TRITONE redigendo, abitualmente, separati appunti e note informative (da inviare al Reparto “D” del SID di Roma) anche nei casi in cui la fonte, in occasione di un unico contatto, forniva notizie relative ai due distinti filoni di interesse.
La produzione informativa della fonte TRITONE ed il fascicolo personale della medesima, oltre che nella produzione documentale del PM è presente in allegato all’escussione dibattimentale del M.llo Fulvio FELLI (Testi dib. sentiti e prodotti FELLI Fulvio – doc. pg. 1 a 328)
E’ il caso delle note n. 621 e n. 622 del 28 gennaio 1974, entrambe relative alle notizie fornite dalla fonte il 26 gennaio 1974 sui due temi di interesse, il MSI (con particolare riferimento all’interesse del FUAN e del FDG a rilanciare la propria attività in direzione della scuola) e la DESTRA EXTRAPARLAMENTARE (con specifico riferimento alla ricostituzione del disciolto ORDINE NUOVO), nonché delle note n. 4873 e n. 4874 dell’8 luglio 1974 (entrambe relative a notizie asseritamente fornite dal 20 giugno 1974 al 4 luglio 1974) e delle note n. 2478, n. 2479 e n. 2480 del 15 aprile 1975. (Testi dib. sentiti e prodotti FELLI Fulvio – doc. pg. 118 – 121 – 186 – 179 – 295 – 297 – 299 )
Sempre dal fascicolo personale della fonte si rileva che TRAMONTE, nel 1968 (all’età di 16 anni), si iscrisse alla GIOVANE ITALIA, partecipando attivamente alle iniziative dell’organizzazione (in direzione della scuola), nel 1969 si segnalò tra i più vivaci attivisti delle organizzazioni giovanili del MSI, prendendo parte a “manifestazioni controsindacali” e “scontri frontali con movimenti di estrema sinistra”, nel 1970 partecipò al “congresso estivo” organizzato dal MSI in località Fiorentini di Lastebasse, nel 1971 aderì al FRONTE DELLA GIOVENTU’, nel 1972 svolse propaganda elettorale a favore dell’avv. Lionello LUCI, condividendo la linea politica del medesimo che si poneva in posizione di “dissenso con la linea ufficiale del MSI-DN” e nel 1973, “pur non uscendo dal partito” (del quale comunque non rinnovò la tessera), si avvicinò al gruppo di ORDINE NUOVO di Rovigo).
Già queste prime indicazioni raccolte dal Centro CS del SID di Padova, relative alla collocazione di TRAMONTE all’interno della destra padovana della prima metà degli anni ‘70, appaiono estremamente significative per comprendere ed affermare che TRAMONTE, nel periodo in cui prestò la propria collaborazione con il SID, era effettivamente inserito in un contesto geopolitico che gli consentiva di avere una diretta conoscenza delle persone e degli eventi di cui riferiva.
I primi appunti informativi generati dal Centro CS di Padova a seguito della collaborazione della fonte TRITONE hanno ad oggetto le vicende della Federazione di Padova del MSI-DN nella prima metà degli anni ‘70. Tali appunti, pur caratterizzati da una valenza processuale indubbiamente minore, rispetto a quella relativa ai vari gruppi extraparlamentari ed in particolare alla ricostituzione di ORDINE NUOVO (dopo il decreto di scioglimento del novembre 1973) ed ai relativi eventi e progetti terroristici ed eversivi, non possono essere sottaciuti in questa sede. Anche l’esame di tali appunti è infatti utile sia per cogliere il livello di inserimento e di preparazione della giovane fonte di tali notizie, Maurizio TRAMONTE, sia per comprendere (o per cercare di comprendere) quale fosse, in quegli anni, la linea di demarcazione, non sempre netta e chiara, tra la politica del MSI-DN e la destra eversiva.
Vengono di seguito sintetizzati i più significativi appunti informativi generati dalle dichiarazioni che Maurizio TRAMONTE fornì al Centro CS del SID di Padova.
Nell’esame degli appunti informativi occorre tenere presente che il M.llo FELLI, nel corso dell’escussione dibattimentale, ha fornito ampia spiegazione delle modalità di redazione di citati documenti e che lo stesso TRAMONTE, nel corso dell’esame dibattimentale, ha confermato di essere la fonte di quelle notizie.
3.1.1 - La nota del CS di Padova n. 506 del 22 gennaio 1973
Con la nota n. 506 del 22 gennaio 1973 il Centro CS di Padova ha trasmesso al Reparto “D” del SID di Roma l’appunto del 20 gennaio 1973, redatto a seguito delle informazioni fornite dalla fonte TRITONE il 17 gennaio 1973.
L’informativa pone in luce le forti tensioni che il MSI padovano stava vivendo in quel periodo ed individua la genesi di tale precaria situazione (accentuatasi negli ultimi mesi) nel difficile rapporto tra il partito e coloro che si riconoscevano nelle posizioni di Franco FREDA che, pur espulso da anni dal MSI, per avere manifestato “ideologie spregiudicatamente filo-naziste”, aveva continuato ad avere rapporti con gli ambienti giovanili del partito e ad influenzare il FUAN, che aveva sempre mantenuto un atteggiamento critico nei confronti del partito. A tale “area dissenziente”, in tempi diversi, si erano affiancati esponenti locali quali LUCI Lionello, BRANCALION Giangaleazzo ed altri. Negli ultimi mesi la crisi si era ulteriormente allargata a seguito della politica “moderata” voluta dall’on. ALMIRANTE, della vicenda giudiziaria che aveva coinvolto Franco FREDA (coagulando intorno a sé esponenti del peso di FACHINI Massimiliano, di BRANCALION Giangaleazzo e di RIELLO PERA Giovanni), del risentimento dell’avv. LUCI, per la mancata elezione a deputato (attribuita alla campagna denigratoria condotta dall’on. Franco FRANCHI e da Gianni SWICH), della nomina a Vice Federale di Padova di Gianni SWICH (che aveva di fatto scavalcato il Federale, l’avv. Sergio TONIN, fedele seguace dell’on. ALMIRANTE).
La cosiddetta “ala dissenziente” (guidata da LUCI Lionello, BRANCALION Giangaleazzo e ZANCHETTA Ariosto), in occasione della preparazione dell’ultimo congresso provinciale del MSI, aveva assunto un atteggiamento di aperta rottura nei confronti della linea ufficiale del partito, tanto da indire nella sede del MSI di Este, in occasione del congresso di Padova (del 14 gennaio 1973), un proprio “controcongresso” che aveva raccolto ben 65 dei 105 delegati provinciali e 12 segretari di Sezione. Il rapporto di forza che si era venuto a creare aveva indotto l’avv. LUCI a chiedere un intervento immediato dell’on. ALMIRANTE (per fare “piazza pulita” dei dirigenti padovani) ed a rivendicare, per la Sezione del MSI di Este, interamente schierata con lui, una sorta di autogestione.
Tra i gruppi che si collocavano in posizione di dissenso rispetto al MSI vengono citati AVANGUARDIA NAZIONALE (una decina di elementi usciti dal partito intorno al 1971 e facenti capo a Cristiano DE ECCHER e ad Arrigo MERLO), ORDINE NUOVO (ricostituitosi, a Padova, alcuni mesi prima, per iniziativa di BOCCHINI PADIGLIONE Gustavo) ed il gruppo dell’OR.C.AT (Combattentismo Attivo) dell’avv. Antonio FANTE.
Il Centro CS di Padova, nel trasmettere al reparto “D” del SID di Roma l’appunto sopra sintetizzato, confermava che la corrente dissenziente capeggiata dall’avv. LUCI non aveva partecipato al congresso provinciale del MSI di Padova ed aveva tenuto, ad Este, un proprio “controcongresso”.
L’appunto in esame è importante perché, al pari di altri documenti successivi, connota l’intera zona della bassa padovana (ed in particolare la zona delle Sezioni di Este e di Lozzo Atestino, ove TRAMONTE militava) quale territorio particolarmente sensibile alle posizioni politiche che criticavano, da destra, la linea “moderata” del partito che faceva capo al Segretario nazionale, on. Giorgio ALMIRANTE.
3.1.2 - La nota del CS di Padova n. 2447 del 26 marzo 1973
Con la nota n. 2447 del 26 marzo 1973 il Centro CS di Padova ha trasmesso al Reparto “D” l’appunto del 23 marzo 1973, redatto a seguito delle informazioni fornite dalla fonte TRITONE in data meglio non specificata.
L’appunto costituisce uno sviluppo delle notizie di cui alla nota n. 506 sopra specificata ed evidenzia che la decisione dell’on. ALMIRANTE di provvedere al rinnovo dei dirigenti della federazione di Padova, attraverso congressi sezionali e provinciali, aveva sostanzialmente soddisfatto LUCI Lionello e ZANCHETTA Ariosto. I predetti, a dire della fonte, avevano “fatto capire” di essere pronti a lasciare il MSI ed a confluire nelle fila di AVANGUARDIA NAZIONALE con tutti gli iscritti delle Sezioni di Este e di Lozzo Atestino, ove l’auspicato rinnovamento non avesse avuto luogo. Le due Sezioni, nel frattempo, avrebbero continuato a godere di una certa autonomia politica e finanziaria dalla Federazione di Padova.
3.1.3 - La nota del CS di Padova n. 4376 del 4 giugno 1973
Con la nota n. 4376 del 4 giugno 1973 il Centro CS di Padova ha trasmesso al Reparto “D” l’appunto del 26 maggio 1973, redatto a seguito delle informazioni fornite dalla fonte TRITONE il 25 maggio 1973.
Il fiduciario riferisce che l’on. ALMIRANTE, recatosi a Padova il 20 maggio 1973, con intervento d’autorità aveva deciso di sciogliere la Federazione e di annullare tutte le cariche federali, affidando la gestione commissariale all’on. Franco FRANCHI. Il predetto, affiancato da un “triumvirato” composto dal prof. Luigi MASIERO, dal prof. Garibaldi FABRETTO e dal dott. Stefano VIARO, avrebbe indetto “ex novo” il tesseramento degli iscritti. Chiunque avesse voluto iscriversi al MSI avrebbe dovuto corredare la domanda col certificato penale ed un attestato di buona condotta.
Anche in questo caso abbiamo un riferimento alle “frange dissenzienti”, capeggiate da LUCI Lionello, da BRANCALION Giangaleazzo e da ZANCHETTA Ariosto. I predetti, per non essere collocate fuori dal partito, avevano fatto “buon viso a cattiva sorte” e non avevano contrastato la decisione. Massimiliano FACHINI, invece, unico Consigliere Comunale del MSI-DN di Padova, sarebbe stato invitato a dimettersi.
3.1.4 - La nota del CS di Padova n. 4790 del 16 giugno 1973
In parallelo al tema relativo alla crisi della Federazione del MSI di Padova, a far data dal giugno del 1973, negli appunti informativi generati dalla fonte TRITONE viene trattato il tema dei vari gruppi della destra extraparlamentare operanti nella zona ed in particolare di ORDINE NUOVO.
Con la nota n. 4790 del 16 giugno 1973 il Centro CS di Padova ha trasmesso al Reparto “D” l’appunto del 16 giugno 1973, redatto a seguito delle informazioni fornite dalla fonte TRITONE in data meglio non specificata.
L’informativa costituisce un aggiornamento della situazione politica padovana (a seguito delle decisioni assunte dal Segretario nazionale del MSI) e fornisce un interessante spaccato, a quella data, dei vari gruppi della destra extraparlamentare ed in particolare di ORDINE NUOVO, di LOTTA DI POPOLO e di AVANGUARDIA NAZIONALE.
Con riguardo a tali gruppi, a dire della fonte, vi era un “progetto di fusione” che presentava stadi diversi da provincia a provincia. Mentre a Padova si era ancora in una fase interlocutoria (in quanto ORDINE NUOVO tergiversava con LOTTA DI POPOLO, per l’ambigua collocazione politica di tale gruppo, ed attendeva una risposta definitiva da AVANGUARDIA NAZIONALE), a Rovigo i tre gruppi coesistevano regolarmente presso una sede recentemente aperta in via Biscuola n.2, ove venivano diffuse pubblicazioni dell’estrema destra e dell’estrema sinistra.
ORDINE NUOVO era particolarmente organizzato a Ferrara ed a Verona, ove si appoggiava all’ASSOCIAZIONE PARACADUTISTI. Sia ORDINE NUOVO che AVANGUARDIA NAZIONALE erano interessati a mantenere i contatti con LOTTA DI POPOLO (organizzazione ispirata in egual misura alle teorie marxiste ed a quelle reazionarie) per le sostanziose sovvenzioni che le organizzazioni di liberazione della Palestina fornivano a quest’ultimo gruppo, in funzione della viscerale avversione manifestata nei confronti degli ebrei.
Interessante è l’annotazione relativa all’ostracismo che il MSI-DN manifestava nei confronti degli extraparlamentari. A dire della fonte, infatti, detto ostracismo doveva essere preso con “beneficio di inventario” in quanto i dirigenti del partito erano soliti tollerare le collusioni che esistevano tra l’apparato ufficiale del partito ed i “reprobi” dissidenti, anche nei casi in cui questi ultimi erano stati raggiunti da provvedimenti disciplinari. Quale esempio probante viene citato il caso di MELIOLI Giovanni che, pur essendo stato espulso dal FRONTE DELLA GIOVENTU’, proprio perché in contatto con ORDINE NUOVO, continuava a frequentare gli ambienti del FDG (del quale non aveva neppure restituito la tessera) ed aveva avuto assicurazione dall’on. FRANCHI che il provvedimento era stato adottato per motivi di opportunità.
Dei rapporti fra TRAMONTE e MELIOLI si parlerà più avanti. E’ qui sufficiente evidenziare che questo spaccato di conoscenze venne fornito da TRAMONTE al Centro CS di Padova nel giugno del 1973 e dunque alcuni mesi prima dello scioglimento di ORDINE NUOVO, decretato dal Ministro dell’Interno nel novembre di quell’anno. Lo stesso TRAMONTE del resto, per quanto evidenziato nel fascicolo personale della fonte TRITONE del SID, proprio nel 1973, quale “dissidente dalla linea ufficiale del MSI-DN”, non aveva rinnovato la tessera del partito e si era avvicinato al gruppo di ORDINE NUOVO di Rovigo, pur non essendo mai uscito formalmente dal MSI.
3.1.5 - La nota del CS di Padova n. 5198 dell’1 luglio 1973
Con la nota n. 5198 dell’1 luglio 1973 il Centro CS di Padova ha trasmesso al Reparto “D” l’appunto redatto in pari data, a seguito delle informazioni fornite dalla fonte TRITONE.
La fonte informa il Servizio in ordine alla “fuga” di Massimiliano FACHINI che il “27 o 28 maggio” precedente, convocato a Milano per essere sentito dal G.I. dott. D’AMBROSIO su circostanze connesse con la vicenda giudiziaria relativa a Franco FREDA e Giovanni VENTURA, imputati per la strage di Milano del 12 dicembre 1969, si era dileguato ed era “sparito” da Padova. Il predetto, indicato dalla fonte quale aderente ad ORDINE NUOVO, alcuni giorni prima della data di redazione dell’appunto, era stato “espulso” dal MSI-DN nell’ambito del programma di “bonifica” voluto dal Segretario nazionale on. Giorgio ALMIRANTE.
Con la successiva nota n. 5203 del 2 luglio 1973 il centro CS di Padova ha fornito al reparto “D” di Roma ulteriori dettagli in ordine alla fuga di FACHINI, riferendo notizie che erano state fornite sia dalla fonte TRITONE (alias TRAMONTE Maurizio) che dalla fonte TURCO (alias CASALINI Gianni).
Tale nota dimostra altresì che il Centro di Padova, il 2 luglio 1973, era in possesso di notizie relative alle ragioni per le quali il Giudice Istruttore di Milano che indagava per la strage di piazza Fontana aveva convocato FACHINI per la data del 27 giugno 1973.
Il predetto infatti, come si legge nella nota da ultimo citata, avrebbe dovuto essere sentito sul “possesso di una chiave JUWEL del tipo delle borse usate per la strage di Piazza Fontana” e sulla “morte di MURARO Alberto di Padova”.
3.1.6 - La nota del CS di Padova n. 5683 del 19 luglio 1973
Con la nota n. 5683 del 19 luglio 1973 il Centro CS di Padova ha trasmesso al Reparto “D” l’appunto redatto in pari data, a seguito delle informazioni fornite dalla fonte TRITONE.
La notizia di maggior rilievo contenuta nell’appunto è quella relativa ai “due elementi di ORDINE NUOVO” che il 16 luglio 1973 erano partiti da Rovigo per raggiungere FACHINI che, secondo le indicazioni della fonte, avrebbe dovuto nascondersi “in un podere di BOCCHINI PADIGLIONE Gustavo, nell’Italia meridionale”. I predetti (dei quali vengono analiticamente descritti l’aspetto ed il mezzo di trasporto), erano transitati da Verona per prendere contatti con i locali esponenti di ORDINE NUOVO e, forse, per rilevare un “terzo elemento”.
Anche questo appunto è indicativo del livello di inserimento di TRAMONTE all’interno dell’ambiente ordinovista padovano.
3.1.7 - La nota del CS di Padova n. 7496 del 27 settembre 1973
Con la nota n. 7496 del 27 settembre 1973 il Centro CS di Padova ha trasmesso al Reparto “D” l’appunto redatto in pari data, a seguito delle informazioni fornite dalla fonte TRITONE.
Interessante è il quadro analitico che viene fornito con riguardo ai gruppi di AVANGUARDIA NAZIONALE e di ORDINE NUOVO ed alla verosimile consistenza numerica delle due organizzazioni.
Quanto ad AVANGUARDIA viene specificato che l’organizzazione comprende “gruppi” (composti da 5 militanti) e “settori” (composti da 5 gruppi). Ogni settore elegge un proprio delegato che mantiene i contatti, a Roma, con la Direzione nazionale.
Con riguardo ad ORDINE NUOVO si afferma che, a Rovigo, era stato attivato il COMITATO PRO FREDA che si proponeva lo scopo di raccogliere fondi “per la difesa del legale padovano implicato nella strage di piazza Fontana”. Il denaro raccolto sarebbe stato destinato anche a beneficio di Massimiliano FACHINI. In vista della liberazione di FREDA, prevista per il successivo mese di ottobre, era all’esame la possibilità di organizzare una serie di conferenze (“relatore lo stesso FREDA”) miranti a “propagandare fortemente ORDINE NUOVO” e ad “assorbire tutte quelle forze di destra che, pur nutrendo simpatie per il movimento”, erano ““rimaste in posizione di attesa proprio per la mancanza di un “leader” di risalto in campo nazionale””.
L’appunto è significativo in quanto indica l’esistenza di uno stretto legame tra realtà politiche nominalmente distinte quali ORDINE NUOVO ed i COMITATI PRO FREDA, nonché tra ORDINE NUOVO e lo stesso FREDA. Ma sul punto ed in particolare sui complessi rapporti tra FREDA ed ORDINE NUOVO, nonché tra il CSON (CENTRO STUDI ORDINE NUOVO di Pino RAUTI) ed il MPON (MOVIMENTO POLITICO ORDINE NUOVO di Clemente GRAZIANI) si tornerà più avanti.
Interessante è anche il dato numerico degli aderenti ad ORDINE NUOVO che la fonte indica, con riferimento alle Tre Venezie (ed in particolare con riguardo alle province di Padova, Verona, Rovigo, Venezia e Treviso) nell’ordine di un centinaio di persone.
3.1.8 - La nota del CS di Padova n. 7882 dell’11 ottobre 1973
Con la nota n. 7882 dell’11 ottobre 1973 il Centro CS di Padova ha trasmesso al Reparto “D” l’appunto del 10 ottobre 1973, redatto a seguito delle informazioni fornite dalla fonte TRITONE in data meglio non specificata.
La fonte, ormai formalmente “reclutata” dal SID, aggiorna il Centro CS di Padova in ordine alle ripercussioni locali del processo che, a Roma, si stava celebrando contro i militanti di ORDINE NUOVO, per ricostituzione del partito fascista. Circa 200 ordinovisti, da ogni parte d’Italia, si erano portati a Roma per presenziare al processo. Da Rovigo era partito MELIOLI, insieme ad altri tre attivisti di Verona. Si osserva che già nell’appunto allegato alla nota n. 5683 del 19 luglio 1973 era stato fatto cenno agli stretti rapporti esistenti tra gli ordinovisti di Rovigo (facenti capo a MELIOLI Giovanni) e quelli di Verona.
La maggiore preoccupazione, a dire della fonte, era quella che ORDINE NUOVO venisse messo fuori legge proprio nel momento in cui stava compiendo il “massimo sforzo per darsi un’organizzazione adeguata e per accelerare l’erosione della base dissenziente dal MSI-DN”.
I programmi più immediati di ORDINE NUOVO prevedevano l’organizzazione di una serie di manifestazioni e di un campeggio invernale (da tenersi in zona prealpina), nonché la preparazione di una “riunione europea” da svolgersi probabilmente in Francia.
Nella nota con la quale l’appunto è stato trasmesso al Reparto “D” si precisa che la fonte era stata “incaricata di seguire le iniziative” di ORDINE NUOVO sopra specificate.
3.1.9 - La nota del CS di Padova n. 9382 del 3 dicembre 1973
Con la nota n. 9382 del 3 dicembre 1973 il Centro CS di Padova ha trasmesso al Reparto “D” l’appunto redatto a seguito delle informazioni fornite dalla fonte TRITONE l’1 dicembre 1973.
L’appunto contiene un resoconto della “terapia d’urto” voluta dall’on. ALMIRANTE per risolvere la “crisi dirigenziale” della Federazione di Padova del MSI-DN. Il tesseramento, ancora aperto, aveva registrato una flessione del 30% rispetto all’anno precedente in quanto i “dissidenti” non si erano reiscritti. La “corrente dissenziente”, nella quale si riconoscevano “per intero” le Sezioni di Este e di Lozzo Atestino, aveva conservato un atteggiamento “intransigente” e si era resa “praticamente autonoma”. Si dava ormai per acquisito che la dirigenza della Federazione di Padova sarebbe stata assegnata all’avv. Sergio TONIN.
Con questo appunto la fonte fornisce anche un aggiornamento delle vicende relative ad ORDINE NUOVO e fornisce significativi elementi di conoscenza e valutazione in ordine alle prime reazioni che, in sede locale, si erano registrate a seguito delle condanne che l’AG di Roma aveva inflitto nei confronti dei militanti di ON e del conseguente decreto con il quale il Ministro dell’Interno, on. Paolo Emilio TAVIANI, aveva sciolto il MPON.
Riferisce la fonte che le ultime battute del processo contro i dirigenti di ORDINE NUOVO avevano fatto prevedere lo scioglimento e la confisca dei beni del movimento e che i militanti, preavvertiti dagli avvocati difensori, avevano fatto sparire tempestivamente tutto ciò che di “compromettente” (schedari e rubriche) o di “valore” (ciclostilati ecc.) esisteva nelle varie sedi.
Una citazione particolare viene riservata al dott. Carlo Maria MAGGI che di ORDINE NUOVO, prima che l’intero gruppo dell’on. Pino RAUTI fosse rientrato nel MSI (nel dicembre 1969), era stato Ispettore per l’intero Triveneto e che, come emerge dalla documentazione dell’Ufficio Politico della Questura di Venezia, era stato “sospeso a tempo indeterminato” dal partito proprio nel 1973. Si afferma infatti, nell’appunto, che i provvedimenti adottati dalla Magistratura avevano “scompaginato gli <ordinovisti>, che ora evitano di incontrarsi o sono spariti dalla circolazione (come il dr. Carlo MAGGI di Mestre)”.
Con riferimento alla collocazione geografica di Carlo Maria MAGGI si osserva che proprio a Mestre, come ha riferito Martino SICILIANO, era stato fondato l’Ispettorato per il Triveneto del CENTRO STUDI ORDINE NUOVO, in occasione del noto convegno svoltosi presso la WHITE ROOM di Mestre, nell’autunno del 1966.
Più in generale la fonte riferisce che quando già si paventava lo scioglimento di ORDINE NUOVO alcuni militanti “avevano manifestato propositi rinunciatari ed espresso l’intenzione di rientrare nel MSI-DN” mentre altri avevano proposto la “riorganizzazione dei gruppi già esistenti come circoli culturali o simili, collegati fra loro ma non centralizzati, capeggiati da elementi non compromessi politicamente”.
Questo riferimento ai “circoli culturali” è di particolare interesse, per gli sviluppi che di seguito verranno evidenziati.
3.1.10 - La nota del CS di Padova n. 9392 del 3 dicembre 1973
Con la nota n. 9392 del 3 dicembre 1973 il Centro CS di Padova ha trasmesso al Reparto “D” l’appunto redatto a seguito delle informazioni fornite dalla fonte TRITONE il 2 dicembre 1974.
La fonte fornisce qualche scarna notizia in ordine al gruppo denominato ROSA DEI VENTI, riferendo che, secondo i dirigenti del MSI-DN, tale gruppo era sorto dopo il convegno europeo che si era svolto ad Este nel giugno del 1970, per iniziativa dei “Circoli X Giugno” (composti da ex gerarchi della Repubblica di Salò, extraparlamentari di destra e revanscisti tedeschi). Particolare preoccupazione destava l’acquisizione, da parte della Magistratura, dell’agenda appartenuta a Gianfrancesco BELLONI, per i nominativi di diversi esponenti del MSI che vi sarebbero stati annotati, unitamente quelli di militanti della destra extraparlamentare e di personalità politiche e militari.
3.1.11 - La nota del CS di Padova n. 225 del 12 gennaio 1974
Con la nota n. 225 del 12 gennaio 1974 il Centro CS di Padova ha trasmesso al Reparto “D” l’appunto redatto a seguito delle informazioni fornite dalla fonte TRITONE il 7 gennaio 1974.
Vengono ulteriormente sviluppate le notizie relative ai commenti dei dirigenti del MSI in ordine alla figura di Gianfrancesco BELLONI, sospettato di avere volontariamente consegnato ad esponenti del PCI di Padova l’agenda che era poi finita nelle mani della Magistratura che indagava sulla ROSA DEI VENTI. Per impedire ulteriori pericolose iniziative di Gianfrancesco BELLONI e di Guido NEGRIOLLI, collaboratore del BELLONI, lo stesso on. ALMIRANTE (a dire della fonte) aveva dato incarico all’on. FRANCHI di allontanare entrambi dalla zona, proponendo loro un adeguato compenso in denaro.
Nell’ambito di tale discorso la fonte afferma che tra gli elementi che nella zona di Este dissentivano dalla linea del MSI-DN ve ne erano alcuni che millantavano conoscenze e protezioni ad altissimo livello, che dicevano di collaborare con alti ufficiali greci, con la CIA e con altri Servizi di sicurezza occidentali, che affermavano di avere rapporti di amicizia con “tale Colonnello GIMMY, americano, che dirigerebbe a Milano un imprecisato apparato di difesa antiatomica” e che facevano intendere di “essere in possesso di armi”.
3.1.12 - La nota del CS di Padova n. 622 del 28 gennaio 1974
Con la nota n. 622 del 28 gennaio 1974 il Centro CS di Padova ha trasmesso al Reparto “D” di Roma ed ai Centri CS di Bologna, di Milano, di Verona e di Perugia, l’appunto redatto a seguito delle informazioni fornite dalla fonte TRITONE in data 26 gennaio 1974.
L’appunto in questione è uno dei più significativi in quanto, per un verso, è indicativo delle dinamiche che sono maturate, all’interno dei vari gruppi clandestini che si riconoscevano nell’ideologia ordinovista, dopo il decreto di scioglimento del MPON del novembre 1973, per altro verso, tenuto conto dell’assoluta riservatezza delle notizie in esso contenute, documenta quale fosse il livello di inserimento di TRAMONTE nella realtà politica che costituiva oggetto delle sue narrazioni.
TRITONE riferisce che, a Ferrara, alcuni elementi del disciolto ORDINE NUOVO, verosimilmente in contatto con isolati estremisti di destra del Veneto e dell’Emilia, si stavano riorganizzando in gruppo. Quali animatori dell’iniziativa vengono indicati “due studenti universitari” (uno dei quali meridionale) che coabitavano in un appartamento del centro storico di Ferrara.
Il nuovo gruppo, a dire della fonte, avrebbe operato nella più “stretta clandestinità”, libero da vincoli con formazioni politiche rappresentate in Parlamento. Si proponeva di “sfruttare qualsiasi situazione nazionale ed internazionale per portare la sua voce ad ogni livello”. Avrebbe avuto un orientamento “filo-arabo” ed avrebbe mirato, in prospettiva, ad “operare in parallelo con gruppi extraparlamentari di sinistra sostenitori della causa araba”. I due studenti di Ferrara affermavano che il gruppo avrebbe potuto contare su “cospicui finanziamenti concessi dall’OPEP (Organizzazione dei paesi Esportatori di Petrolio) tramite la Banca Nazionale del Lavoro di Perugia” (le relative operazioni bancarie sarebbero state eseguite da un “cittadino arabo dimorante a Perugia”).
Per darsi un assetto organizzativo, il gruppo si era imposto un limite di tempo (dal 15 dicembre 1973 al 15 giugno 1974). In tale periodo sarebbero stati reperiti accoliti fidati “disposti a tutto”, sarebbero stati organizzati “nuclei” operativi nelle principali città italiane, sarebbero stati individuati eventuali ulteriori gruppi con i quali stabilire possibili rapporti di collaborazione.
Uno “sforzo particolare” sarebbe stato compiuto “in due città lombarde (sicuramente Milano e forse Bergamo)” che avrebbero avuto una “funzione sperimentale”. Le linee operative e gli obiettivi d’intervento non erano ancora stati “decisi in via definitiva”.
E’ di tutta evidenza che la conoscenza di notizie relative alla nascita delle cellule di una organizzazione terroristica destinata per sua natura ad operare nella più stretta clandestinità sia di per sé indicativa della appartenenza della fonte alla citata organizzazione. Ma questo aspetto verrà sviluppato più avanti, dopo che saranno stati presi in considerazioni gli ulteriori e sorprendenti contenuti del patrimonio conoscitivo che Maurizio TRAMONTE ha fornito al SID in epoca concomitante con la strage di Brescia del 28 maggio 1974.
La nota n. 622 del 28 gennaio 1974 del Centro CS di Padova fa seguito alla nota n. 472 con la quale il Centro CS di Bologna, il 15 gennaio 1974, aveva fornito notizie che provenivano dalla fonte ANNIV (alias DONINI Francesco) che davano conto di una nuova organizzazione extraparlamentare nella quale stavano confluendo ex militanti del disciolto ORDINE NUOVO ed aderenti ad AVANGUARDIA NAZIONALE.
Il Centro CS di Padova, nel trasmettere l’appunto della fonte TRITONE al Reparto “D” ed agli omologhi uffici di Bologna (da cui proveniva l’originaria notizia della fonte ANNIV), di Milano (in considerazione dello “sforzo particolare” da compiersi in “funzione sperimentale” in due città lombarde, entro il 15 giugno 1974), di Verona (in considerazione dei collegamenti della nuova cellula con gli estremisti veneti) e di Perugia (da dove provenivano, a dire di TRAMONTE, i finanziamenti dell’OPEP), afferma che il fiduciario non aveva saputo dire sotto quale denominazione avrebbe operato il gruppo segnalato, che non era stato in grado di fornire migliori indicazioni per l’identificazione dei due studenti di Ferrara e dell’arabo che, a Perugia, riscuoteva i finanziamenti dell’OPEP e che era stato “incaricato di seguire gli sviluppi della questione”.
Nella successiva nota del 25 maggio 1974 si specificherà che il gruppo potrebbe identificarsi nel movimento terroristico segnalatosi come ORDINE NERO.
Dall’esame dell’appunto traspare una certa reticenza del fiduciario, forse motivata da ragioni di sicurezza personale. Il Centro CS di Padova mostra di avere colto le carenze informative dell’appunto ed anticipa le prevedibili critiche del reparto “D” specificando che il fiduciario non era stato in grado di dire di più, quasi a volerlo giustificare.
3.1.13 - La nota del CS di Padova n. 775 del 2 febbraio 1974
Con la nota n. 775 del 2 febbraio 1974 il Centro CS di Padova ha trasmesso al Reparto “D” l’appunto redatto a seguito delle informazioni fornite dalla fonte TRITONE il 27 gennaio 1974.
Il fiduciario, con riferimento alla crisi della Federazione di Padova del MSI-DN, comunica che la situazione è sul punto di risolversi a seguito dell’accordo raggiunto tra l’avv. Lionello LUCI, “capo della corrente dissenziente”della bassa padovana, ed il Segretario nazionale on. Giorgio ALMIRANTE. L’avv. LUCI, prosegue la fonte, aveva comunque informato i suoi “seguaci più fedeli” che non avrebbe rinunciato alla propria linea politica e che si sarebbe collocato, all’interno del partito, in una “posizione di critica e di stimolo”. Per non rimanere isolato, il predetto avrebbe continuato a “mantenere contatti con la destra extraparlamentare”. A questo scopo, avrebbe preso contatto, ““quanto prima, con ex militanti di “ORDINE NUOVO” di Verona e Bergamo”” che, per quanto appreso dalla fonte, si stavano riorganizzando in gruppo.
L’accenno relativo agli ex ordinovisti di Verona e di Bergamo che nei primi mesi del 1974, dopo lo scioglimento del novembre 1973, sia stavano riorganizzando per continuare la propria attività, in forma clandestina, è particolarmente significativo e rimanda ai contenuti di cui all’appunto allegato alla nota n. 622 del 28 gennaio 1974.
E’ interessante sottolineare il legame fattuale tra la “corrente dissenziente” del MSI di Padova che si riconosceva nelle posizioni dell’avv. LUCI e che, per quanto sopra riportato, raccoglieva l’elettorato della bassa padovana (ed in particolare delle Sezioni di Este e di Lozzo Atestino) ed i gruppi degli ex ordinovisti che si andavano ricostituendo, in forma necessariamente clandestina.
L’appunto prosegue con una annotazione relativa al giudizio formulato dall’avv. LUCI in ordine alla ROSA DEI VENTI, inizialmente ritenuta una “montatura” e successivamente rivelatasi “un qualcosa di molto serio” che “disponeva di notevoli fondi finanziari”. L’avv. LUCI aveva titolo di parlare della ROSA DEI VENTI in quanto difensore di tale DACCI Alfredo, implicato nel relativo procedimento penale.
3.1.14 - La nota del CS di Padova n. 906 del 7 febbraio 1974
Con la nota n. 906 del 7 febbraio 1974 il Centro CS di Padova ha trasmesso al Reparto “D” l’appunto redatto a seguito delle informazioni fornite dalla fonte TRITONE il 5 febbraio 1974.
L’appunto riferisce di un incontro svoltosi a Padova tra il sen. Gastone NENCIONI del MSI-DN e gli avv.ti Lionello LUCI e Giangaleazzo BRANCALION che difendevano alcuni soggetti implicati nella vicenda della ROSA DEI VENTI. Evidente è la preoccupazione che il partito, a seguito dell’atteggiamento collaborativo assunto da Gianfrancesco BELLONI, possa rimanere coinvolto nell’inchiesta. I “sistematici tentativi” di coinvolgere il MSI nelle iniziative eversive della destra extraparlamentare vengono letti quali segnali di un piano che potrebbe mirare alla “messa fuori legge” del partito stesso.
3.1.15 - La nota del CS di Padova n. 1815 dell’11 marzo 1974
Con la nota n. 1815 dell’11 marzo 1974 il Centro CS di Padova ha trasmesso al Reparto “D” l’appunto redatto a seguito delle informazioni fornite dalla fonte TRITONE l’8 marzo 1974.
Il fiduciario dà conto di un atteggiamento di estrema cautela assunto dai responsabili di AVANGUARDIA NAZIONALE nei confronti degli ex aderenti ad ORDINE NUOVO e dei gruppi che si andavano ricostituendo, per dissipare ogni sospetto di collusione e non offrire spunti ad una eventuale “messa fuori legge” del movimento.
3.1.16 - La nota del CS di Padova n. 1911 del 13 marzo 1974
Con la nota n. 1911 del 13 marzo 1974 il Centro CS di Padova ha trasmesso al Reparto “D” l’appunto redatto a seguito delle informazioni fornite dalla fonte TRITONE l’11 marzo 1974.
L’appunto riferisce della nomina a Segretario Federale del MSI di Padova, a seguito del congresso del 9 marzo 1974, di Daniele MARINONI (soggetto fedele alla linea almirantiana) e della decisione dell’avv. Lionello LUCI, “capo dell’opposizione interna”, di continuare a far valere le proprie posizioni all’interno del partito.
3.1.17 - La nota del CS di Padova n. 3605 del 18 maggio 1974
Con la nota n. 3605 del 18 maggio 1974 il Centro CS di Padova ha trasmesso al Reparto “D” l’appunto redatto a seguito delle informazioni fornite dalla fonte TRITONE il 17 maggio 1974.
Sempre nell’ottica delle tensioni interne al MSI, si evidenzia che, nell’ultima fase della campagna elettorale per il referendum sul divorzio, numerosi dirigenti del MSI-DN, paventando una sconfitta degli antidivorzisti, avevano cercato di prendere le distanze dal Segretario nazionale. Il fiduciario, in particolare, riferisce dell’atteggiamento assunto dal sen. NENCIONI che, in occasione di un incontro con l’avv. LUCI ed altri esponenti “dissenzienti del Veneto” (ai quali si era recentemente affiancato anche l’avv. LANFRE’), aveva attribuito ad ALMIRANTE una serie di errori, tra i quali quello di avere “ripudiato la destra extraparlamentare”, arrivando al punto di intimare agli avvocati missini di non difendere gli attivisti coinvolti, per la loro attività politica, in questioni giudiziarie.
3.1.18 – La nota che il Magg. BOTTALLO ha inviato al Gen. MALETTI il 23 maggio 1974
Un discorso particolare deve essere fatto con riferimento alla nota manoscritta che il Capo Centro del CS di Padova, Magg. Giuseppe BOTTALLO, ha inviato al Capo del Reparto “D”, Gen. Gianadelio MALETTI il 23 maggio 1974. A tale nota è allegato un appunto, dattiloscritto e datato anch’esso 23 maggio 1974, che contiene notizie di estrema rilevanza. Tale appunto è seguito da una nota esplicativa, datata 25 maggio 1974, con la quale si specifica la provenienza delle notizie (“fonte TRITONE”), la data di acquisizione delle stesse (“22 maggio 1974”) e si forniscono commenti ed ulteriori specificazioni circa i contenuti dell’appunto.
Per l’estrema importanza del documento, si reputa necessario riportare integralmente il contenuto dell’appunto del 23 maggio 1974:
1. La fonte è stata contattata da uno studente dell’Università di Ferrara che, insieme ad altri ex militanti di “ORDINE NUOVO”, è impegnato a ricostituire una non meglio precisata organizzazione clandestina di estrema destra.
L’incontro è avvenuto nell’abitazione del fiduciario, la sera del 20 maggio 1974.
Lo studente era solo e viaggiava a bordo di autovettura FIAT 500 della quale non ha potuto rilevare il numero di targa (era notte e la vettura era stata parcheggiata ad una certa distanza).
2. Lo studente ha proposto al fiduciario di entrare nel movimento, spiegandogli sommariamente che l’organizzazione clandestina:
- è già presente ed operante in alcune città del Settentrione;
- verrà presto attivata anche a Padova, dove a breve scadenza si annuncerà con volantini che:
attaccheranno duramente il Procuratore della Repubblica Dott. FAIS, rivelando “notizie bomba” sulla sua attività di giudice e la sua vita privata;
formuleranno minacce contro lo stesso Magistrato per indurlo a desistere dalla sua azione persecutoria a danno dell’estrema destra (dal caso FREDA alla “ROSA DEI VENTI”);
spiegheranno gli scopi politici che l’organizzazione si propone e cioè:
a) difendere, anche con interventi diretti ed azioni violente, le persone di estrema destra ingiustamente perseguite per la loro attività politica;
b) abbattere il sistema borghese mediante attacchi diretti alle strutture, ai partiti parlamentari e soprattutto ai “rossi”.
3. Il fiduciario ha fatto osservare all’interlocutore di non potersi impegnare a collaborare senza essere messo prima in condizione di sapere con chi ha a che fare. Lo studente, tuttavia, non ha voluto qualificarsi ed ha motivato il suo riserbo precisando che:
- l’organizzazione, per mantenere la più stretta clandestinità, si è strutturata in gruppi ristrettissimi (quattro o cinque persone) completamente staccati fra loro;
- gli appartenenti ad un gruppo non conoscono quelli degli altri;
- lo statuto del movimento prevede che chiunque riveli ad estranei notizie di carattere riservato venga “fatto fuori”.
4. Nel corso della conversazione, la fonte ha chiesto allo studente se l’organizzazione in argomento sia implicata negli attentati attribuiti ultimamente all’estrema destra.
L’interrogato ha risposto con un sorriso enigmatico precisando al fiduciario che potrà saperne qualcosa di più se darà una prova di fidatezza e di coraggio impegnandosi a diffondere i volantini menzionati al paragrafo 2, con le seguenti modalità:
- depositare i volantini, chiusi in busta, in cassette postali a Padova e Vicenza;
- avvisare poi, telefonicamente, i comandi dei Carabinieri delle due città.
Il fiduciario non ha risposto né si né no, ribadendo che prima di assumersi un impegno preciso vuole sapere con chi ha a che fare.
5. Nonostante l’evasiva risposta del fiduciario, l’interlocutore lo ha informato che si rifarà vivo per portargli i volantini in argomento, entro una quindicina di giorni.
La nota esplicativa del 25 maggio 1974, come sopra si è anticipato, precisa che le notizie in questione erano state fornite dalla fonte TRITONE in data 22 maggio 1974.
Precisa altresì che l’organizzazione clandestina in argomento era “la stessa di cui tratta il foglio n. 622 in data 28 gennaio 1974” e che, “a parere della fonte”, potrebbe identificarsi nel movimento terroristico segnalatosi come ORDINE NERO. Il fiduciario era stato invitato a “proseguire i contatti con l’elemento di Ferrara” ed a “consultarsi” con l’Ufficio prima di assumere iniziative “di qualsiasi genere”.
Dell’organizzazione, per quanto riportato nella nota esplicativa, avrebbe fatto parte “certo Arturo SARTORI” di Padova conosciuto dalla fonte quale militante di vecchia data di organizzazioni estremistiche di destra, nonché individuo “non perfettamente equilibrato, e capace, a livello esecutivo, di azioni anche cruente ed avventate”.
Del tutto anomala ed irrituale appare la decisione del Capo Centro del CS di Padova, Magg. Giuseppe BOTTALLO, di trasmettere il citato appunto al Reparto “D” di Roma in allegato ad una nota manoscritta anziché che ad un documento ufficiale del Centro CS di Padova, regolarmente protocollato.
Viene di seguito riportato il contenuto della nota di trasmissione:
Sig. Generale,
unisco un appunto “informale” su argomento oggetto di conversazione. Ritengo che, volendo proseguire nell’azione in maniera incisiva, esista la possibilità di individuare componenti ed intenzioni di uno o, probabilmente, due dei “gruppi” citati.
Magg. Giuseppe Bottallo
Dalla breve nota si ricava che l’invio “informale” dell’appunto al Gen. MALETTI era stato preceduto da un colloquio verbale che aveva avuto ad oggetto gli argomenti riversati nell’appunto. Dunque anche la decisione di affidare un così importante appunto ad una nota non protocollata e del tutto “informale” era stata verosimilmente condivisa o comunque accettata dal Gen. MALETTI che in calce al manoscritto del Magg. BOTTALLO decreta, con un proprio appunto manoscritto, siglato in data 25 maggio 1974: “dire con mia lettera s.n. (34) che proceda senz’altro”.
Agli atti del Servizio è stata reperita anche la lettera, altrettanto informale e priva di data, con la quale il Gen. MALETTI autorizza il Magg. BOTTALLO a proseguire nell’azione.
Il tentativo di ottenere una spiegazione in ordine all’iniziale decisione del SID di relegare un appunto così importante nella sfera dell’informalità è purtroppo rimasto vano.
Vi è poi un ulteriore aspetto della questione che non può essere sottaciuto: il riferimento alla possibilità di individuare i componenti e le intenzioni di “uno o, probabilmente, due” dei gruppi “citati” fa necessariamente pensare che le notizie fornite dalla fonte TRITONE al CS di Padova fossero più ampie di quanto riversato nell’appunto ove si parla dell’impegno profuso dallo studente di Ferrara per “ricostituire” una organizzazione clandestina che “è già presente ed operante in alcune città del Settentrione” e che “verrà presto attivata anche a Padova”. Volendo ipotizzare che uno dei due gruppi dei quali vi era la possibilità di individuare “componenti ed intenzioni” fosse quello di Ferrara (o comunque quello di cui faceva parte lo studente di Ferrara), anche per le evidenti analogie di contenuto rispetto all’appunto allegato alla nota n. 622 del 28 gennaio 1974 (ove viene fatto cenno ai contatti tra due studenti di Ferrara del disciolto ORDINE NUOVO con “isolati estremisti di destra del Veneto e dell’Emilia”), non si può non rilevare che l’appunto del 23 maggio 1974 non contiene nessuno specifico riferimento ad un secondo gruppo.
I dubbi circa la completezza delle informazioni fornite da Maurizio TRAMONTE al SID, cui si è fatto cenno con riferimento alla mancata individuazione dei due studenti di Ferrara di cui all’appunto allegato alla nota n. 622 del 28 gennaio 1974, vengono qui a coniugarsi con i dubbi circa l’effettiva volontà del SID di consacrare in uno scritto formale tutte le informazioni fornite dal fiduciario. Non si comprende, infatti, per quale ragione il Magg. BOTTALLO avrebbe dovuto riferire al proprio superiore di essere nelle condizioni di poter attingere notizie in ordine alla composizione ed alle intenzioni di due distinte cellule terroristiche, per di più caratterizzate da una rigida compartimentazione (“l’organizzazione, per mantenere la più stretta clandestinità, si è strutturata in gruppi ristrettissimi … completamente staccati fra loro”) se a ciò il fiduciario non avesse fatto esplicito riferimento.
L’appunto del 23 maggio 1974 contiene una serie di informazioni di indubbia rilevanza e al tempo stesso evidenzia una serie di significative carenze che indicano il limite della collaborazione all’epoca prestata dal fiduciario.
E’ ben possibile che il SID, interessato ad entrare in possesso del patrimonio conoscitivo proprio del fiduciario, non abbia voluto approfondire i canali di conoscenza del predetto, anche per non urtarne la suscettibilità, per non esporlo ad ulteriori pericoli o più semplicemente per non rimanere a sua volta coinvolto nelle condotte del medesimo. Certo non è pensabile che lo “studente dell’Università di Ferrara”, membro di una organizzazione clandestina rigidamente compartimentata, che era già “presente ed operante” in diverse città dell’Italia del Nord, che era in grado di realizzare “azioni violente”, idonee ad “abbattere il sistema borghese” mediante attacchi diretti alle sue strutture, ai partiti parlamentari ed ai “rossi” ed era pronta ad uccidere i propri membri che avessero “rivelato ad estranei notizie di carattere riservato”, si sia presentato a casa di TRAMONTE (dove, ad attenderlo, avrebbe anche potuto trovare i Carabinieri o qualche registratore nascosto), per proporre ad uno sconosciuto, il cui unico merito era quello di avere stretto qualche rapporto con attivisti di ORDINE NUOVO, di entrare a far parte di una organizzazione terroristica che si proponeva di “abbattere il sistema borghese”, confidando esclusivamente nel proprio anonimato e nell’ora serale che avrebbe reso difficoltoso il rilevamento della targa dell’auto sulla quale viaggiava.
Non tutto, dunque, è stato detto (dal fiduciario) e comunque non tutto è stato scritto (dal SID). Ma su questo aspetto, come sulla questione dei “volantini” da recapitare nelle cassette postali di Padova e di Vicenza, si tornerà più avanti.
3.1.19 - La nota del CS di Padova n. 3972 del 3 giugno 1974
Con la nota n. 3972 del 3 giugno 1974 il Centro CS di Padova comunica al Reparto “D” che altra fonte informativa, la fonte TURCO (alias CASALINI Giovanni), aveva fornito indicazioni sulle posizioni che gli ex ordinovisti andavano assumendo nelle varie città della zona: Padova, Rovigo, Treviso e Venezia-Mestre.
La nota è di interesse e viene qui esaminata in quanto riporta le informazioni che altra fonte aveva raccolto nello stesso ambiente politico e nel medesimo periodo di riferimento.
In particolare il fiduciario TURCO riferisce che gli ex ordinovisti di Padova, “ancora molto disorientati”, continuavano a riconoscersi nel COMITATO DI SOLIDARIETA’PER GIORGIO FREDA, al pari degli ex ordinovisti di Rovigo che facevano anche capo al periodico ANNO ZERO e che si proponevano di costituirsi in “circolo culturale autonomo”. Anche gli ex ordinovisti di Treviso erano legati ad ANNO ZERO e rimanevano in attesa di uscire dall’isolamento nel quale si trovavano. A Venezia-Mestre, invece, gli ex ordinovisti si stavano “ricoalizzando attorno al noto MAGGI Carlo Maria” ed avevano in animo di ristabilire contatti con altri gruppi non precisati, con esclusione di quelli che si richiamavano ad ANNO ZERO, che non erano visti con simpatia dai primi.
Anche gli ex ordinovisti di Venezia-Mestre, a dire del fiduciario TURCO, erano orientati da aprire un “circolo culturale” che fosse gestito da elementi che, fino a quel momento, erano rimasti nell’ombra.
Ritroviamo dunque, nelle informazioni fornite dalla fonte TURCO, molti elementi che si trovano in perfetta sintonia con la produzione della fonte TRITONE quali la vicinanza degli ex ordinovisti veneti con le posizioni dei COMITATI DI SOLIDARIETA’ PER GIORGIO FREDA, le difficoltà nelle quali si trovava, sul piano organizzativo e politico, il gruppo di Padova, la vicinanza del gruppo di Rovigo con le posizioni di ANNO ZERO, la superiorità del gruppo di Venezia-Mestre, che si stava ricoalizzando intorno alla figura di Carlo Maria MAGGI, che non vedeva di buon occhio gli ex ordinovisti che si richiamavano ad ANNO ZERO e che era orientato ad aprire un “circolo culturale” che fosse gestito da elementi che, sino a quel momento, erano rimasti nell’ombra.
3.1.20 - La nota del CS di Padova n. 4034 del 5 giugno 1974
Con la nota n. 4034 del 5 giugno 1974 il Centro CS di Padova dà conto di avere ricevuto, dal fiduciario TRITONE, materiale documentale dal quale emergevano i rapporti che il gruppo ANNO ZERO di Rovigo, capeggiato da MELIOLI Giovanni, aveva con vari altri gruppi operanti in differenti realtà territoriali.
In particolare, vengono segnalati i contatti con LOTTA DI POPOLO (con sede a Roma), con il COMITATO NAZIONALE PER LA LIBERAZIONE DI GIORGIO FREDA (con recapito presso la sede romana di Lotta di Popolo), con LOTTA POLITICA e SENTINELLA D’ITALIA di Antonio GUERIN (con sede a Monfalcone), con il COMITATO DI SOLIDARIETA’ MILITARE di Napoli, con l’associazione DIAPASON di Roma, con il CENTRO INIZIATIVE NAZIONAL-SOCIALISTE di Napoli.
Di MELIOLI vengono ulteriormente evidenziati i rapporti lavorativi con la UNOTEAM di Ferrara e gli “stretti e frequenti” contatti personali con esponenti dell’estrema destra ferrarese.
La nota è di interesse in quanto, oltre a contenere nuovi elementi di conoscenza sul conto di Giovanni MELIOLI (figura di primo piano di tutte le più importanti note informative della fonte TRITONE), documenta i contatti che Maurizio TRAMONTE ebbe con il personale del Centro CS del SID di Padova nei giorni immediatamente successivi alla strage del 28 maggio 1974.
3.1.21- La nota del CS di Padova n. 4141 del 10 giugno 1974
La nota n. 4141 del 10 giugno 1974 è di estremo interesse in quanto contiene una rivendicazione della strage di Brescia che si colloca in strettissima correlazione con gli appunti allegati alla nota n. 622 del 28 gennaio 1974, alla nota s.n. del 23 maggio 1974 ed alla nota n. 4873 dell’8 luglio 1974.
Viene di seguito integralmente riportato il contenuto della rivendicazione:
CI SIAMO ASSUNTI NON A CASO LA PATERNITA’ DELLA STRAGE DI BRESCIA – CON CIO’ VOGLIAMO DIMOSTRARE AI NOSTRI AVVERSARI COME LE FORZE NAZIONAL-RIVOLUZIONARIE SANNO AGIRE AL DI FUORI DELLA LEGALITA’ IN CUI CI HA POSTO IL SISTEMA – IL NOSTRO FINE ULTIMO E’ QUELLO DI SOVVERTIRE L’ORDINAMENTO DELLO STATO, DISINTEGRARE IL SISTEMA BORGHESE E DAR VITA AD UNA RISTRUTTURAZIONE IDEALE DELLA NOSTRA SOCIETA’ – “ANNO ZERO” HA PERSO IL PROPRIO ORGANO DI STAMPA MA NON LA VOGLIA DI LOTTARE – MOLTA GENTE E’ CONFLUITA IN “ANNO ZERO” ORA SIAMO UNA VERA ORGANIZZAZIONE CHE SAPRA’ COLPIRE AL MOMENTO OPPORTUNO – ABBIAMO ABBANDONATO OGNI PAURA E DUBBIO DIETRO DI NOI – VENDICHEREMO NOI, IN PRIMA PERSONA, I SOPRUSI CONTRO I CAMERATI INGIUSTAMENTE INCRIMINATI: DA FREDA, A GRAZIANI, A MUTTI, FALICA, MASSAGRANDE – NON SIAMO PIU’ UN’ESUGUA MINORANZA BENSI’ UNA FORZA MARCIANTE CHE FA’ ANCOR PROPRIO IL MOTTO “IL NOSTRO ONORE SI CHIAMA FEDELTA’”
“ORDINE NERO” “ANNO ZERO”
Sez. “C.Z.CODREANU”
La rivendicazione, come specificato nella nota n. 4141 del Centro CS di Padova, era stata rinvenuta dal rag. Manlio MORINI di Vicenza nella propria cassetta delle lettere, in data 1 giugno 1974.
Il Centro CS di Padova, nel trasmettere al Reparto “D” del SID la copia fotostatica del manoscritto rivendicativo, richiama il contenuto del dispaccio ANSA n. 170 del 3 giugno 1974 (che ipotizzava collegamenti tra le varie sezioni di ORDINE NERO ed in particolare tra la Sez. “CELINE”, che aveva rivendicato l’attentato alla Casa del Popolo di Moiano del 22 aprile 1974, il gruppo romano di ORDINE NERO, la Sez. “MISHIMA” di Milano e la Sez. “CODREANU” del Veneto ed affermava che la magistratura stava valutando se vi fossero elementi per attribuire all’ORDINE NERO la paternità della strage di Brescia e rileva che il manoscritto “confermerebbe l’esistenza in zona del Circolo CODREANU”. Detto circolo, prosegue il Centro di Padova, secondo la fonte TRITONE “si identifica quasi sicuramente nel gruppo ANNO ZERO di Rovigo, controllato dal noto MELIOLI Giovanni” ed “avrebbe collegamenti con elementi di Udine e Treviso”.
Il SID, dunque, già alla data del 10 giugno 1974, aveva elementi per collegare la rivendicazione della strage di Brescia agli ambienti legati a Giovanni MELIOLI. Tale dato, di estrema rilevanza investigativa, si poneva in stretta correlazione con le notizie che il fiduciario aveva fornito negli appunti allegati alla nota n. 622 del 28 gennaio 1974 ed alla nota s.n. del 23 maggio 1974. Con il primo appunto era stato segnalato che la nascente organizzazione terroristica, nella quale erano confluiti elementi del disciolto ORDINE NUOVO “disposti a tutto”, si era data tempo fino al 15 giugno 1974 per compiere uno “sforzo particolare” in due città lombarde, con il secondo appunto erano stati specificati gli scopi della organizzazione in termini che, in buona parte, ricalcavano i contenuti del manoscritto rivendicativo (l’abbattimento del “sistema borghese” mediante attacchi alle sue strutture ed ai partiti politici e la difesa, anche con azioni violente, delle persone di estrema destra che erano state “ingiustamente perseguite” per la loro attività politica). Ulteriore e significativo elemento di correlazione tra il manoscritto rivendicativo e l’appunto allegato alla nota s.n. del 23 maggio 1974 va individuato nella cosiddetta “prova di fidatezza e di coraggio” che veniva chiesta ai membri dell’organizzazione che prevedeva la diffusione di volantini, che specificassero gli scopi dell’organizzazione terroristica, da depositare nelle cassette postali di “Padova e Vicenza”, seguita da una telefonata ai comandi dei Carabinieri delle due città, copione che, in buona parte, è stato realizzato per la divulgazione del manoscritto rivendicativo della strage.
Ancor più pregnante è la correlazione tra la rivendicazione e le notizie riportate nell’appunto del 6 luglio 1974, allegato alla nota n. 4873 dell’8 luglio 1974 (di seguito esaminata), ove si afferma che il troncone clandestino dell’organizzazione terroristica, organizzata e coordinata, a livello centrale, da un team dirigenziale composto da MAGGI, da ROMANI e da altri, avrebbe operato “sul terreno dell’eversione violenta” con la denominazione di “ORDINE NERO”, che la strage di Brescia non doveva rimanere un fatto isolato, che il sistema borghese sarebbe stato abbattuto mediante attacchi continui che avrebbero portato il Paese ad uno scontro armato, che nuove azioni terroristiche sarebbero state annunciate a breve scadenza, che Carlo Maria MAGGI aveva espresso lusinghieri apprezzamenti sul conto di Giovanni MELIOLI che, nella zona, era l’elemento più in vista di ANNO ZERO.
E’ a dir poco sorprendente, oltre che sconcertante, che il Gen. Giuseppe BOTTALLO, all’epoca Capo Centro del SID di Padova, escusso dal PM nell’ambito del presente procedimento, abbia dichiarato di non avere mai visto e di non avere mai sentito parlare della citata rivendicazione della strage di Brescia, aggiungendo che, se avesse avuto modo di occuparsene, avrebbe sicuramente disposto adeguati accertamenti.
Il Gen. Giovanni Battista TRAVERSO, all’epoca Capitano, che in assenza del Magg. BOTTALLO sottoscrisse la nota n. 4141 del 10 giugno 1974, escusso in dibattimento, ha smentito il Gen. BOTTALLO, affermando che il Capo Centro, quando rientrava in sede, controllava sempre le note informative che, in sua assenza, erano state inoltrate a Roma. Anche lui, comunque, ha riferito di non mantenere alcun ricordo di quella rivendicazione.
Anche il M.llo FELLI non è stato di alcun aiuto al riguardo. Nella fase delle indagini preliminari aveva infatti affermato di non mantenere alcun ricordo del volantino rivendicativo, sebbene fosse stato proprio lui a gestire la fonte TRITONE, anche in quel periodo immediatamente successivo alla strage di Brescia. In dibattimento ha riferito che, con ogni probabilità, era stato proprio lui a chiedere notizie alla fonte in ordine al Circolo CODREANU di Rovigo ma ha confermato di non mantenere uno specifico ricordo della rivendicazione.
3.1.22 - La nota del CS di Padova n. 4873 dell’8 luglio 1974
Con la nota n. 4873 dell’8 luglio 1974 il Centro CS di Padova ha trasmesso al Reparto “D” l’appunto datato 6 luglio 1974, redatto a seguito delle informazioni asseritamente fornite dalla fonte TRITONE “dal 20 giugno al 4 luglio 1974”.
Anche in questo caso, tenuto conto dell’estrema rilevanza degli argomenti trattati, si reputa necessario riportare integralmente il contenuto dell’appunto:
1. La sera del 25 maggio u.s., il Dott. Carlo Maria MAGGI di Mestre si è recato – insieme ad altri due camerati della zona di Venezia – ad Abano Terme per incontrarsi con ROMANI Gian Gastone, nell’abitazione di quest’ultimo.
2. MAGGI e ROMANI:
- sono legati da stretta amicizia;
- hanno militato entrambi nel disciolto “ORDINE NUOVO”;
- verso il 1970 erano rientrati nel MSI, ma poi:
MAGGI ne è uscito nuovamente nel 1972;
ROMANI ha assunto un atteggiamento critico nei confronti del partito e pur rimanendo ufficialmente nelle sue file (è membro dell’Esecutivo nazionale), si è schierato a favore della destra oltranzista.
3. Gli argomenti trattati nell’abitazione di ROMANI hanno riguardato la situazione ed i programmi della destra extraparlamentare dopo lo scioglimento di “ORDINE NUOVO”.
E’ stato quasi un monologo di MAGGI, in quanto ROMANI e gli altri si sono limitati ad annuire o ad intervenire per puntualizzazioni marginali.
4. MAGGI ha reso noto che:
- è in corso la creazione di una nuova organizzazione extraparlamentare di destra che comprenderà parte degli ex militanti di “ORDINE NUOVO”;
- l’organizzazione sarà strutturata in due tronconi:
uno clandestino, con le caratteristiche ed i compiti seguenti:
a) numericamente molto ristretto;
b) costituito da elementi maturi (dai 35 ai 45 anni, salvo qualche eccezione) e di collaudata fede politica;
c) opererà con la denominazione “ORDINE NERO” sul terreno dell’eversione violenta, contro obiettivi che verranno scelti di volta in volta;
l’altro palese, il quale:
a) si appoggerà a circoli culturali – ancora da costituire – gestiti da elementi di estrema destra finora rimasti nell’ombra;
b) avrà il compito di sfruttare politicamente le ripercussioni degli attentati operati dal gruppo clandestino.
5. Secondo MAGGI, i criteri di selezione degli elementi destinati al gruppo clandestino sono motivati dal fatto che le persone di una certa età:
- offrono maggiori garanzie sotto il profilo politico e della riservatezza;
- agiscono più razionalmente e non si lasciano prendere da paure, orgasmi od emozioni;
- hanno doti psico-fisiche necessarie per non cedere – in caso di arresto - alle strette degli interrogatori da parte di polizia e Magistratura (ha citato, ad esempio, Giorgio FREDA il quale, nonostante la lunga detenzione e la caparbietà del Giudice D’AMBROSIO, non ha parlato).
6. L’attività dei due tronconi sarà organizzata e coordinata, a livello centrale, da un “team” dirigenziale del quale fanno parte alcuni dei maggiori esponenti del disciolto “ORDINE NUOVO”, fra cui gli stessi MAGGI e ROMANI e, probabilmente, l’on. Pino RAUTI.
7. La mattina del 16 giugno u.s., un giovane di Mestre, collaboratore del Dott. MAGGI, si è recato a Brescia per incontrarsi con alcuni “camerati”.
Il mestrino:
- ha circa 25 anni, fisico asciutto ed atletico, è alto circa m. 1,75;
- viaggia a bordo di autovettura Fiat 1500 targata VENEZIA;
- aveva partecipato, insieme a MAGGI, all’incontro svoltosi la sera del 25 maggio u.s. nell’abitazione di ROMANI.
8. Raggiunta BRESCIA, il giovane di Mestre si è recato nei pressi di Piazza della Loggia, dove in un bar era ad attenderlo un “camerata” bresciano (età sui 23 anni, statura alta-snella, capelli castani lunghi, viaggiante – insieme ad una ragazza – a bordo di autovettura Alfa Romeo “duetto” di colore grigio metallizzato), insieme al quale ha proseguito per Salò.
9. A Salò:
- hanno trovato un altro “camerata” sui 28-30 anni, quasi sicuramente di Brescia o dintorni, il quale:
viaggiava a bordo di autovettura “Porsche” di colore nero, nuova (è targata BS 42.... o 40....);
aveva con sé due giovani donne bionde, molto avvenenti e truccate vistosamente;
dovrebbe essere un “protettore” di prostitute;
- il predetto ha consegnato al mestrino un voluminoso pacco di documenti;
- tutti insieme, hanno consumato il pranzo nel giardino esterno di un ristorante situato alla periferia della città;
- si sono intrattenuti fino a sera.
10.Durante il pranzo si è appena accennato ad argomenti di natura politica.
L’uomo della “Porsche” ha comunque accennato che:
- la repressione attuata dopo i fatti di BRESCIA nei confronti dell’estrema destra non ha intimorito i “camerati” di quella città, i quali continueranno a far sentire la propria presenza anche in segno di solidarietà con gli arrestati;
- si stanno rafforzando i collegamenti fra i vari gruppi oltranzisti di destra.
11. Verso sera, il giovane con l’Alfa Romeo e la sua ragazza hanno lasciato la compagnia.
Il mestrino e l’uomo con la “Porsche”, partiti circa un’ora dopo, hanno raggiunto la stazione ferroviaria di Brescia e – verso le ore 23,30 – si sono recati ad un distributore di benzina per fare rifornimento (si tratta di una stazione AGIP situata a circa un chilometro dalla stazione ferroviaria, lungo una strada alberata, in direzione di Milano.
L’addetto al distributore ha rivolto all’uomo con la “Porsche” il saluto “Salve Ragioniere!”, facendo intendere di averlo visto altre volte.
12.Poco dopo, il mestrino è entrato in autostrada dirigendosi verso Venezia. Prima dell’uscita di S. Bonifacio, si è fermato in un parcheggio dove era ad attenderlo un autotreno “TIR” con targa tedesca, il cui conducente – che parla discretamente l’italiano – lo ha aiutato a prelevare dal rimorchio una cassa che è stata subito trasbordata sulla Fiat 1500 del mestrino.
La cassa:
- era di colore nocciola e presentava venature tipiche del legno;
- era accatastata, sul rimorchio, con altri materiali e ricoperta da uno strato di scatoloni;
- aveva più o meno le seguenti dimensioni: cm. 120 x 60 x 60;
- veniva sistemata nell’abitacolo (parte posteriore) della Fiat 1500, previo abbassamento dello schienale (si era tentato inutilmente di farla entrare nel baule).
Dopo il trasbordo, l’autotreno rimaneva nel parcheggio, mentre il giovane di Mestre riprendeva il viaggio in direzione di quest’ultima città.
13. Il 29 o 30 giugno scorso. ROMANI ha partecipato – quale membro dell’Esecutivo del MSI-DN – ad una riunione della Direzione nazionale del partito svoltasi a Roma.
Al ritorno dalla capitale ha riferito a MAGGI:
- di essersi incontrato con l’On. RAUTI, che avrebbe assicurato consensi ed appoggi per l’attività degli ex ordinovisti;
- di aver concordato con RAUTI un nuovo incontro – con la partecipazione di altri ex dirigenti di “ORDINE NUOVO” – da tenersi a Roma quanto prima.
14. Nel commentare i fatti di Brescia, MAGGI ha affermato che quell’attentato non deve rimanere un fatto isolato perché:
- il sistema va abbattuto mediante attacchi continui che ne accentuino la crisi;
- l’obiettivo è di aprire un conflitto interno risolvibile solo con lo scontro armato.
Nello spirito di questa teoria, lo stesso MAGGI e ROMANI avevano espresso l’intenzione – qualche giorno dopo la strage – di stilare un comunicato da far pervenire alla stampa.
Il documento avrebbe dovuto:
- esporre la linea politica e programmatica dell’organizzazione già menzionata (para:4.);
- annunciare azioni terroristiche di grande portata da compiere a breve scadenza.
15. Con questa iniziativa MAGGI e ROMANI si proponevano – in un primo tempo – di accentuare lo sgomento diffusosi nel Paese dopo l’attentato di
Brescia. Infatti, le minacciate azioni terroristiche non sarebbero state messe in atto. Il programma prevedeva, tuttavia, che allorquando l’allarme provocato dal primo avviso si fosse smorzato, sarebbe stato emesso un altro comunicato analogo, al quale – parimenti – non sarebbero seguite azioni concrete.
Quando, finalmente, l’opinione pubblica si fosse assuefatta all’idea che si trattava di iniziative allarmistiche destinate a non avere seguito sul piano operativo, sarebbe scattata l’azione terroristica.
In seguito, MAGGI e ROMANI non hanno più fatto accenno all’iniziativa.
16. Fra gli esecutori del predetto piano eversivo avrebbero dovuto essere:
- due giovani di Mestre, “devotissimi seguaci” di MAGGI;
- FRANCESCONI SARTORI Arturo di Padova.
17. Il Dott. MAGGI:
- non condivide le posizioni delle frange ex ordinoviste che si richiamano al periodico “ANNO ZERO”;
- esclude pertanto che l’organizzazione in via di costituzione incorpori dette frange, ma ritiene tuttavia utile avvicinarle per sottrarre loro gli elementi migliori (a questo riguardo, è solito esprimere apprezzamenti molto lusinghieri sul conto di MELIOLI Giovanni di Rovigo, attestato sulle posizioni di “ANNO ZERO”);
- è contrario ad ogni forma di collaborazione con altre formazioni della destra extraparlamentare:
- diffida, in particolare, di “AVANGUARDIA NAZIONALE” che ritiene essere sostenuta e manovrata – in persona di tale DE FELICE, esponente del movimento – dal Ministero dell’Interno;
- organizza spesso, nella sua abitazione di Venezia, incontri con militanti della destra extraparlamentare (frequente è la partecipazione di elementi di Treviso);
- sere fa ha ricevuto alcuni attivisti di imprecisato gruppo operante a Sesto S. Giovanni (MI), che ha definito “molto forte, deciso e bene organizzato”;
- ha invitato alcuni suoi seguaci – fra cui FRANCESCONI SARTORI Arturo – a praticare qualche disciplina sportiva per acquisire una preparazione fisica idonea ad affrontare eventuali “prove impegnative” (delle quali non ha precisato la natura);
- ha incaricato alcuni “camerati” di localizzare nascondigli idonei all’occultamento di imprecisato materiale.
18. Giovanni MELIOLI:
- è molto lusingato dalle attenzioni che gli rivolge MAGGI, ma per il momento non sembra interessato ad entrare nella sua orbita politica;
- è l’elemento più in vista, nella zona, del gruppo “ANNO ZERO”;
- ha contatti con elementi di Rovigo, Udine, Treviso e Ferrara;
- Ha stretti legami con Salvatore FRANCIA di Torino (dopo l’arresto di questi per ricostituzione del partito fascista, si allontanò per diversi giorni da Rovigo, temendo di essere coinvolto nella stessa vicenda giudiziaria);
- si ispira fortemente alle teorie del filosofo rumeno CODREANU;
- mantiene rapporti epistolari con FREDA.
L’appunto, del quale è stato integralmente riportato il contenuto, è forse il più importante documento acquisito nel corso del procedimento ma prima di esaminare il contenuto dell’atto, di straordinaria valenza investigativa, appare utile sottolineare un aspetto formale che verrà successivamente meglio sviluppato.
Una prima particolarità che caratterizza il documento e lo differenzia da tutti gli altri “appunti informativi” acquisiti è data dal fatto che il documento (costituito da ben otto cartelle dattiloscritte) sarebbe frutto di una serie di incontri (non meglio specificati) intercorsi con il fiduciario nell’arco temporale di due settimane (“dal 20 giugno al 4 luglio 1974”).
In tutti gli altri casi (di ben minore importanza) la redazione dell’appunto contenente la sintesi delle singole notizie fornite ha avuto luogo quasi in tempo reale e comunque a brevissima distanza dal momento di acquisizione della notizia. Il dato è ancor più rilevante ove si tenga presente che le notizie riportate nell’appunto fanno esplicito riferimento ad una strage (la strage di Brescia del 28 maggio 1974) e narrano eventi che si collocano temporalmente nei giorni immediatamente antecedenti e successivi alla stessa. Le notizie, condensate nell’appunto in esame, sono infatti relative ad eventi che si articolano in un arco temporale che va dal 25 maggio 1974 alla fine del mese di giugno.
La prima notizia ha ad oggetto una riunione svoltasi ad Abano Terme, presso l’abitazione di Gian Gastone ROMANI, il 25 maggio 1974 (tre giorni prima della strage di Brescia). A tale riunione, oltre a ROMANI, avevano partecipato il Dott. Carlo Maria MAGGI “di Mestre” (39) ed “altri due camerati della zona di Venezia”.
Dopo un breve inciso che spiega quali fossero i rapporti tra MAGGI e ROMANI e la loro provenienza politica (40), vengono riferiti, nel dettaglio, i contenuti della riunione nel corso della quale MAGGI aveva parlato della “nuova organizzazione extraparlamentare di destra” che era in corso di formazione e che avrebbe raccolto “parte degli ex militanti di ORDINE NUOVO”. Detta organizzazione avrebbe operato su due livelli: uno “clandestino” e numericamente “molto ristretto”, che avrebbe agito, sotto la denominazione di “ORDINE NERO”, sul terreno della “eversione violenta” mentre l’altro, “palese”, si sarebbe appoggiato a circoli culturali (“ancora da costituire”) ed avrebbe svolto la funzione di “sfruttare politicamente le ripercussioni degli attentati operati dal gruppo clandestino”. Entrambi i gruppi, a livello centrale, sarebbero stati “organizzati e coordinati” da un team di cui avrebbero fatto parte Carlo Maria MAGGI, Gian Gastone ROMANI ed altri tra i maggiori esponenti del disciolto ORDINE NUOVO, tra cui, “probabilmente”, l’on. Pino RAUTI.
L’incertezza di questa prima indicazione, circa il ruolo di RAUTI quale membro del team dirigenziale della nuova organizzazione terroristica, viene meno nel corso dello stesso appunto del 6 luglio 1974 (con riferimento alla riunione romana di fine giugno di cui si dirà) e dell’appunto allegato alla nota n. 5277 del 24 luglio 1974, ove tale ruolo viene confermato in termini positivi.
L’argomento della nascente organizzazione terroristica si pone in perfetta sintonia con gli analoghi temi trattati nell’appunto allegato alla nota n. 622 del 28 gennaio 1974 e nell’appunto allegato alla nota s.n. del 23 maggio 1974: identica è la provenienza dei membri dell’organizzazione (ex militanti di ORDINE NUOVO) e la composizione numerica (ristrettissima) dei gruppi clandestini, identici gli obiettivi (l’abbattimento del sistema borghese) e gli strumenti per conseguirli (l’eversione violenta e dunque gli attentati), identica la sigla utilizzata per la rivendicazione degli attentati (ORDINE NERO).
Significativa appare anche l’indicazione, contenuta nell’appunto del 23 maggio 1974, ove si specifica che la predetta organizzazione terroristica, “già presente ed operante in alcune città del Settentrione”, sarebbe stata “presto attivata anche a Padova”.
Il fiduciario, riferendo della riunione del 25 maggio 1974, non indica altre presenze oltre a quella di Gian Gastone ROMANI, di Carlo Maria MAGGI e dei due “camerati della zona di Venezia”.
L’estrema rilevanza e l’assoluta riservatezza degli argomenti trattati ed i particolari non essenziali alla struttura del racconto, come la parte in cui il fiduciario si sofferma a spiegare che si era trattato “quasi di un monologo di MAGGI” e che “ROMANI e gli altri” si erano “limitati ad annuire” o ad intervenire per “puntualizzazioni marginali”, inducono a ritenere che il fiduciario stesso fosse presente a quella riunione. Nessuna delle pochissime persone che prese parte a quella riunione avrebbe infatti avuto interesse a svelare notizie così compromettenti ad un ragazzo di 22 anni, salvo che il predetto non fosse a pieno titolo partecipe di quella realtà ma, anche in tal caso, il narratore non avrebbe avuto alcun motivo di soffermarsi su particolari così insignificanti (ROMANI e gli altri due camerati che annuiscono ed intervengono solo per puntualizzazioni marginali).
L’elemento che comunque non pare seriamente contestabile è l’assoluta intraneità di Maurizio TRAMONTE all’organizzazione terroristica di cui il medesimo parla nei sopra citati “appunti informativi”.
Il secondo argomento che viene trattato nell’appunto ha ad oggetto il viaggio che uno dei due “camerati della zona di Venezia” (che avevano accompagnato MAGGI ad Abano Terme il 25 maggio 1974 ed avevano partecipato alla riunione in casa di Gian Gastone ROMANI) fece a Brescia il 16 giugno 1974, per incontrarsi con alcuni “camerati”. Il fiduciario precisa che il giovane era “di Mestre”, che era un “collaboratore del Dott. MAGGI”, che aveva “circa 25 anni, fisico asciutto ed atletico”, che era “alto circa m. 1,75”, che viaggiava a bordo di una “Fiat 1500 targata Venezia”. In termini chiari ed inequivocabili viene precisato, lo si ripete, che il giovane era di MESTRE e che aveva preso parte alla riunione del 25 maggio a casa di ROMANI.
Il racconto prosegue con una analitica descrizione dell’intera giornata che il giovane “mestrino” trascorse a Brescia e provincia. Anche in questo caso non si può non rilevare che la quantità e la qualità dei particolari che il fiduciario ha fornito al Servizio sono chiaramente indicativi della diretta presenza e partecipazione del predetto agli eventi narrati.
Viene di seguito sintetizzata la sequela degli avvenimenti riferiti dal fiduciario. Nei pressi di piazza Loggia il “giovane di Mestre” si era incontrato con un “camerata bresciano” insieme al quale aveva proseguito il viaggio fino a Salò. Anche del camerata bresciano viene fornita una analitica descrizione (sui 23 anni, alto e snello, con i capelli lunghi di color castano) e viene specificato che, insieme ad una ragazza, viaggiava a bordo di una Alfa Romeo “Duetto” di colore “grigio metallizzato”. I predetti, giunti a Salò, si erano incontrati con un altro camerata “quasi sicuramente di Brescia o dintorni”, sui 28-30 anni, che viaggiava a bordo di una Porsche nera, nuova, della quale il fiduciario ha indicato parte della targa (“BS 42.... o 40....”). Il soggetto della Porsche, che viene indicato quale probabile “protettore di prostitute”, si trovava in compagnia di due giovani donne bionde “molto avvenenti e truccate vistosamente”.
L’uomo aveva consegnato al “mestrino” un “voluminoso pacco di documenti”. Tutti i soggetti indicati avevano consumato il pranzo “nel giardino esterno di un ristorante situato alla periferia della città” e si erano trattenuti fino a sera. Uno specifico paragrafo dell’appunto viene dedicato agli argomenti trattati nel corso del pranzo.
Verso sera il camerata bresciano dell’Alfa Romeo e la sua ragazza avevano lasciato la compagnia mentre il “mestrino” e l’uomo della Porsche, “circa un’ora dopo” avevano raggiunto la stazione ferroviaria di Brescia e “verso le ore 23,30” si erano recati ad un distributore di benzina per fare rifornimento. Si trattava di un distributore AGIP del quale viene diligentemente indicata la collocazione (“a circa un chilometro dalla stazione ferroviaria, lungo la strade alberata, in direzione di Milano”). Il fiduciario si sofferma persino sull’atteggiamento tenuto dall’addetto all’area di servizio che, rivolgendosi all’uomo della Porsche con il saluto “Salve, Ragioniere!”, aveva “mostrato di averlo visto altre volte”.
Il racconto nel suo complesso ed alcuni particolari in modo specifico sono chiaramente indicativi della presenza a Brescia ed a Salò dello stesso narratore.
L’indicazione, pur parziale, del numero di targa della Porsche utilizzata dal presunto protettore, così come la precisa successione cronologica degli eventi della sera, fino a giungere alle scrupolose indicazioni sull’area di servizio ove il soggetto della Porsche fece benzina e sulle modalità del saluto che l’addetto all’area di servizio rivolse al medesimo sono tutti elementi che non avrebbero mai potuto costituire oggetto di un <normale> racconto che non fosse espressamente finalizzato alla raccolta di elementi informativi.
La narrazione prosegue con l’ingresso in autostrada del “mestrino” che, fermatosi “prima dell’uscita di S. Bonifacio”, si fermò in un parcheggio ove, ad attenderlo, vi era il conducente di un TIR con targa tedesca (che parlava “discretamente” l’italiano).
Dal rimorchio venne prelevata una cassa (della quale vengono descritte le minute caratteristiche) che venne sistemata nell’abitacolo della Fiat 1500 del mestrino.
Effettuato il trasbordo, l’autotreno rimaneva nel parcheggio mentre il “giovane di Mestre” riprendeva il viaggio, in direzione di detta città.
Un terzo argomento ha ad oggetto un incontro che Gian Gastone ROMANI ebbe con l’on. Pino RAUTI a Roma il 29 o 30 giugno 1974 ed il successivo incontro tra ROMANI e Carlo Maria MAGGI. Il tema di questo incontro tra ROMANI e RAUTI verrà più analiticamente ripreso nell’appunto allegato alla nota del Centro CS di Padova n. 5277 del 24 luglio 1974. Le sintetiche indicazioni contenute nel presente appunto sono però già significative per cominciare a delineare i rapporti che MAGGI e ROMANI avevano con Pino RAUTI nel 1974.
Il fiduciario riferisce che ROMANI, dopo essersi recato a Roma per partecipare ad una riunione della Direzione nazionale del MSI-DN, aveva riferito a MAGGI di essersi incontrato con l’on. Pino RAUTI che aveva “assicurato consensi ed appoggi per l’attività degli ex ordinovisti”. Con RAUTI era stato concordato un nuovo incontro, da tenersi a Roma “quanto prima”. A detto incontro avrebbero partecipato “altri ex dirigenti di ORDINE NUOVO”. Il laconico richiamo alla “attività degli ex ordinovisti” rimanda a quanto sopra espresso con riferimento alla nuova organizzazione terroristica che, come si è detto, era composta da ex ordinovisti.
Il quarto argomento trattato nell’appunto è di estrema importanza e si pone quale diretto ed immediato sviluppo di quanto riferito dal fiduciario con riguardo alla riunione di Abano del 25 maggio 1974 (44), nonché che gli obiettivi dell’organizzazione terroristica di cui agli appunti allegati alla nota n. 622 del 28 maggio 1974 ed alla nota s.n. del 23 maggio 1974. Il fiduciario, forse con riferimento all’incontro che MAGGI ebbe con ROMANI dopo che questi si era recato a Roma da RAUTI (il 29 o 30 giugno 1974), riferisce che MAGGI aveva commentato “i fatti di Brescia” (ossia la strage del 28 maggio 1974) affermando che quell’attentato non doveva rimanere un fatto isolato, che il “sistema” doveva essere “abbattuto mediante attacchi continui” (che ne accentuassero la crisi) e che l’obiettivo era quello di “aprire un conflitto interno” che potesse essere risolto solo con lo “scontro armato”.
Nello spirito di tale teoria sia MAGGI che ROMANI, “qualche giorno dopo la strage” e dunque in occasione di un incontro successivo alla riunione di Abano del 25 maggio ma necessariamente precedente all’incontro che ROMANI ebbe con RAUTI a Roma, a fine giugno del 1974, avevano espresso l’intenzione di stilare un comunicato da far pervenire alla stampa. Il documento avrebbe dovuto “esporre la linea politica e programmatica” dell’organizzazione terroristica sopra menzionata ed avrebbe dovuto “annunciare azioni terroristiche di grande portata da compiere a breve scadenza”.
Il fiduciario specifica in termini molto efficaci quale fosse la strategia del terrore pianificata da MAGGI e ROMANI che, con l’iniziativa sopra specificata, si proponevano di “accentuare lo sgomento diffusosi nel Paese dopo l’attentato di Brescia”. In concreto, dopo una serie di azioni terroristiche minacciate ma non realizzate (tanto da creare una sorta di assuefazione nell’opinione pubblica), sarebbe scattata una nuova azione terroristica.
Fra gli esecutori del complessivo “piano eversivo” che, come si è sopra riportato, avrebbe dovuto “aprire un conflitto interno” da risolversi con lo “scontro armato”, avrebbero dovuto esserci: “due giovani di Mestre”, indicati quali “devotissimi seguaci” di Carlo Maria MAGGI, nonché FRANCESCONI SARTORI Arturo di Padova. L’indicazione di FRANCESCONI SARTORI Arturo, tra i possibili componenti di una delle cellule terroristiche che avrebbero dovuto prendere parte all’ambizioso programma di attentati, costituisce una ulteriore conferma dell’identità dell’organizzazione terroristica della quale ROMANI e MAGGI facevano parte, in posizione verticistica, rispetto all’organizzazione della quale il fiduciario aveva riferito negli appunti di cui alla nota n. 622 del 28 gennaio 1974 ed alla nota s.n. del 23 maggio 1974.
Nella relazione del Centro CS di Padova del 25 maggio 1974 (che accompagna l’appunto del 23 maggio 1974) si specifica, infatti, che l’organizzazione clandestina (di cui all’appunto del 23 maggio) “è la stessa di cui tratta il foglio n. 622 in data 28 gennaio 1974” e che di tale organizzazione “farebbe parte certo Arturo SARTORI” di Padova”.
L’ultimo argomento trattato nell’appunto del 6 luglio 1974 fornisce ulteriori elementi in ordine al ruolo di Carlo Maria MAGGI ed affronta il tema dei rapporti tra MAGGI e Giovanni MELIOLI.
Di MAGGI, già indicato (al paragrafo n. 6 dell’appunto) quale componente, a “livello centrale”, del team dirigenziale destinato ad organizzare e coordinare i “due tronconi” della nuova organizzazione terroristica (quello “clandestino” e quello “palese”), viene precisato che “non condivide le posizioni delle frange ex ordinoviste che si richiamano al periodico ANNO ZERO” e che, pur escludendo di incorporare dette frange, ritiene tuttavia utile avvicinarle per “sottrarre loro gli elementi migliori”,
come nel caso di Giovanni MELIOLI di Rovigo, nei confronti del quale era solito esprimere “apprezzamenti molto lusinghieri”. Il fiduciario riferisce altresì che MAGGI era contrario ad ogni forma di collaborazione con altre formazioni della destra extraparlamentare e che, in particolare, diffidava di AVANGUARDIA NAZIONALE, che riteneva “sostenuta e manovrata”, tramite DE FELICE, dal Ministero dell’Interno.
L’affermazione relativa alla personale posizione di MAGGI, nei confronti di ANNO ZERO, così come descritta in questo appunto informativo del 6 luglio 1974, è totalmente superata nel successivo appunto, allegato alla nota n. 5580 dell’8 agosto 1974, che verrà di seguito esaminato. In tale appunto, infatti, si afferma perentoriamente che il nuovo gruppo terroristico (l’unico per così dire <legittimato> ad operare sotto il nome di ORDINE NERO), era quello che si identificava nell’organizzazione degli ex ordinovisti che, dopo lo scioglimento coatto di ORDINE NUOVO, si era raccolto intorno al periodico ANNO ZERO e che riconosceva, quali propri leaders, l’on. Pino RAUTI, Clemente GRAZIANI, Elio MASSAGRANDE e Salvatore FRANCIA (con una evidente e ben consapevole commistione, dunque, di ex ordinovisti che provenivano dal CSON ed erano rientrati nel MSI, come RAUTI, ma anche come ROMANI, MAGGI e MELIOLI, ed ex ordinovisti che provenivano dal MPON, come GRAZIANI, MASSAGRANDE e FRANCIA.
Da ultimo, la fonte dimostra di essere a conoscenza delle riunioni che, a Venezia, si svolgevano presso l’abitazione di Carlo Maria MAGGI (46), ove il predetto si incontrava con i militanti della destra extraparlamentare ed in particolare con quelli della zona di Treviso. Alcune sere prima MAGGI aveva ricevuto presso la propria abitazione di Venezia alcuni attivisti di un “imprecisato gruppo operante a Sesto S.Giovanni (MI)”, che aveva definito “molto forte, deciso e bene organizzato”. Aveva anche “invitato alcuni suoi seguaci” (fra cui FRANCESCONI SARTORI Arturo) a praticare qualche disciplina sportiva, per acquisire una “preparazione fisica” idonea ad affrontare eventuali e non meglio precisate “prove impegnative” ed aveva dato incarico ad alcuni “camerati” di localizzare nascondigli idonei all’occultamento non meglio precisato “materiale”.
Anche queste notizie, per la loro riservatezza e specificità, fanno pensare ad una diretta percezione del fiduciario e dunque ad una partecipazione del predetto alle riunioni che si svolsero presso l’abitazione di Venezia di MAGGI. E’ difficile pensare che qualcuno possa avere reso partecipe un estraneo di eventi così analitici ed insignificanti, come i lusinghieri commenti espressi da MAGGI con riguardo al gruppo di Sesto S. Giovanni e l’invito a praticare qualche disciplina sportiva.
Quanto a MELIOLI, il fiduciario precisa che era molto lusingato per le attenzioni rivoltegli da MAGGI ma che, almeno per il momento, non era interessato ad “entrare nella sua orbita politica”. Precisa altresì che, nella zona, era l’elemento “più in vista” del gruppo di ANNO ZERO, che era in contatto con elementi di Rovigo, di Udine, di Treviso e di Ferrara, che aveva stretti legami con Salvatore FRANCIA di Torino, che si ispirava alle teorie di CODREANU e che manteneva rapporti epistolari con Franco FREDA.
3.1.23 - La nota del CS di Padova n. 4874 dell’8 luglio 1974
Con la nota n. 4874 dell’8 luglio 1974 il Centro CS di Padova ha trasmesso al Reparto “D” l’appunto senza data, redatto a seguito delle informazioni asseritamente fornite dalla fonte TRITONE “dal 20 giugno al 4 luglio 1974”.
I riferimenti temporali di questo appunto corrispondono a quelli dell’appunto precedente. In questo caso, però, vengono raccolte le informazioni che hanno ad oggetto il tema relativo ai rapporti tra la corrente dissenziente della federazione del MSI di Padova, facente capo ad Ariosto ZANCHETTA ed all’avv. Lionello LUCI, e gli organi centrali del partito. In particolare vengono evidenziati i sospetti che l’avv. LUCI nutriva nei confronti del “ex federale Gianni SWICH” con riferimento al duplice omicidio perpetrato, all’interno della sede della federazione del MSI di Padova, ai danni di Giuseppe MAZZOLA e di Graziano GIRALUCCI. Il movente dell’azione che, peraltro, era stata attribuita alle BRIGATE ROSSE, avrebbe potuto essere individuato nel fatto che MAZZOLA aveva confidato di essere a conoscenza dell’implicazione di SWICH in “fatti gravi”, che stava indagando sulla sparizione dei registri contabili della federazione, che era a conoscenza dei contatti tra SWICH ed il dott. Saverio MOLINO (“ex capo dell’Ufficio Politico della Questura di Padova ...poi trasferitosi a Trento”) e delle “spedizioni punitive” contro i “rossi” che SWICH aveva organizzato e capeggiato, tra cui quelle al Bar ITALIA di Trento (ove aveva operato con la “compiacenza” del dott. MOLINO) ed all’Università di Roma. Quanto al GIRALUCCI, viene evidenziato che il predetto aveva lavorato, insieme a SWICH nell’agenzia di Padova di Tom PONZI e che sapeva molte cose sull’attività lavorativa (“poco pulita”) e politica dello SWICH.
L’appunto, di ben diverso spessore rispetto a quello allegato alla nota n. 4873 in pari data, richiama la medesima cadenza temporale del precedente (“notizie raccolte dal 20 giugno al 4 luglio 1974”), quasi a volerne confermare la veridicità.
3.1.24 - La nota del CS di Padova n. 5120 del 16 luglio 1974
Con la nota n. 5120 del 16 luglio 1974 il Centro CS di Padova ha trasmesso al Reparto “D” l’appunto redatto a seguito delle informazioni fornite dalla fonte TRITONE il 9 luglio 1974.
L’appunto completa la narrazione del tema relativo ai viaggi a Brescia. La vicenda si colloca alla data del 23 giugno 1974, ad una settimana esatta dal precedente viaggio del 16 giugno 1974. Il protagonista della vicenda, anche in questo caso, è un “giovane di Mestre – legato politicamente al Dott. Carlo Maria MAGGI, esponente del disciolto ORDINE NUOVO”. Si tratta, tuttavia, come è specificato nella nota che accompagna l’appunto, di persona diversa dal “mestrino” citato nell’appunto allegato alla nota n.4873 dell’8 luglio 1974 e dunque dal “mestrino” che aveva partecipato alla riunione di Abano Terme, a casa di Giangastone ROMANI, del 25 maggio 1974 e che era venuto a Brescia il 16 giugno 1974. In questo caso il giovane “mestrino” (che viaggiava sulla Fiat 1500 targata Venezia di cui si è già parlato) si era incontrato direttamente a Salò con il “camerata” di Brescia che viaggiava a bordo dell’Alfa Romeo “Duetto” di colore grigio metallizzato. In questo caso il camerata bresciano era da solo (non c’era la ragazza di cui si è parlato con riferimento al viaggio del 16 giugno).
Quale ulteriore elemento di novità viene specificato che l’Alfa Romeo era targata BRESCIA. Il “mestrino” legato a MAGGI ed il “camerata” bresciano avevano pranzato insieme e si erano successivamente recati a Verona, ove avevano trascorso il pomeriggio senza incontrare nessuno. Verso le 22.30 avevano raggiunto Desenzano ed avevano imboccato l’autostrada in direzione di Venezia, fermandosi nel piazzale di una stazione di servizio annessa al bar MOTTA. Verso le 24.00 erano giunti nel piazzale “due autotreni TIR con targa olandese”. Il “giovane di Mestre” era salito sul cassone di uno dei due autotreni discendendone quasi subito. Salito sull’altro autotreno aveva prelevato una cassa “apparentemente non molto pesante” che aveva sistemato nel bagagliaio dell’Alfa Romeo del “camerata” bresciano, con l’aiuto di quest’ultimo.
Entrambi erano poi ripartiti in direzione di Venezia. Il fiduciario completa l’informazione comunicando che i due camionisti olandesi si erano comportati con “estrema naturalezza” e fornendo indicazioni con riguardo ad una scritta che figurava sull’autotreno dal quale era stata prelevata la cassa (“ROTTERDAM – tel. 128864 – 2/45”).
3.1.25 - La nota del CS di Padova n. 5201 del 22 luglio 1974
Con la nota n. 5201 del 22 luglio 1974 il Centro CS di Padova fornisce indicazioni, al Reparto “D”, in ordine alle perquisizioni che, nell’ambito dell’inchiesta del PM di Roma dott. Vittorio OCCORSIO relativa agli “ex ordinovisti”, erano state eseguite nel Veneto, presso le abitazioni di elementi di ANNO ZERO di Rovigo (MELIOLI Giovanni) e di Treviso (RAHO Roberto, BORTOLETTO Loris e SBROCCO Giorgio).
La nota riporta anche le indicazioni fornite dal fiduciario TRITONE in ordine alla perquisizione effettuata presso l’abitazione del MELIOLI. Quest’ultimo, su consiglio del proprio legale, aveva finito per riferire che il ciclostile che il magistrato cercava si trovava nella libreria EZZELINO di Padova ed era di proprietà di Franco FREDA. Tra i documenti sequestrati a MELIOLI vi era anche la bozza di una lettera diretta a Guido GIANNETTINI che, all’epoca, si trovava all’estero.
La nota è di interesse in quanto confermativa degli stretti rapporti che legavano TRAMONTE a MELIOLI.
3.1.26 - La nota del CS di Padova n. 5277 del 24 luglio 1974
Con la nota n. 5277 del 24 luglio 1974 il Centro CS di Padova ha trasmesso al Reparto “D” l’appunto redatto a seguito delle informazioni fornite dalla fonte TRITONE il 22 luglio 1974.
L’appunto ritorna sull’argomento relativo all’incontro che Gian Gastone ROMANI aveva avuto a Roma, con RAUTI, il 29 o 30 giugno del 1974 (48). Si specifica che le informazioni erano state direttamente comunicate da ROMANI a Carlo Maria MAGGI e ad ““altri ex “ordinovisti” veneti””. Anche in questo caso dunque, la fonte remota delle notizie riportate nell’appunto era di primaria importanza e di elevatissimo grado di affidabilità. La data non oscilla più tra il 29 ed il 30 giugno 1974 ma viene indicata con assoluta precisione. Il 30 giugno 1974, a Roma, si era svolta la riunione della Direzione nazionale del MSI-DN. All’esito di tale riunione, ROMANI si era incontrato con RAUTI presso la sede del movimento EUROPA NAZIONE. All’incontro avevano partecipato anche “alcuni dirigenti del MSI-DN attestati su posizioni oltranziste” (una ventina di persone).
Nel corso dell’incontro RAUTI aveva affermato che la situazione italiana presentava gli “aspetti tipici della fase preinsurrezionale”, che nell’autunno si sarebbero accentuate le tensioni sociali e che ciò avrebbe potuto “provocare sommosse di piazza suscettibili di sfociare in una guerra civile” e che era necessario che “i gruppi della destra rivoluzionaria” si dessero nel frattempo “una struttura ed un’identità precise”, selezionando severamente i militanti, estromettendo i “visionari” e gli “allucinati”, curando la “preparazione fisica e militare” dei singoli elementi e seguendo anche in periferia l’andamento della vita politica al fine di percepire la pericolosità del momento, di intuire le intenzioni dell’estrema sinistra e di “prevenire” eventuali attacchi della controparte, “cogliendola di anticipo e sfruttando il fattore sorpresa”. I partecipanti avevano stigmatizzato le direttive del Segretario nazionale ALMIRANTE secondo cui gli “extraparlamentari di destra” avrebbero dovuto essere “tenuti lontano” dalle organizzazioni ufficiali del partito e “denunciati” per le attività politiche illegali compiute.
L’appunto è importante in quanto le notizie in esso contenute si collocano in perfetta sintonia con quanto sopra riportato in ordine al ruolo dirigenziale che l’on. Pino RAUTI svolgeva nell’ambito dell’organizzazione terroristica formata, in prevalenza, da ex ordinovisti (49). Di particolare interesse appaiono i riferimenti alla “fase preinsurrezionale”, alla “guerra civile”, alla organizzazione dei vari gruppi della “destra rivoluzionaria”, alla necessità di “prevenire” gli attacchi della sinistra sfruttando il “fattore sorpresa”.
Le indicazioni fornite dalla fonte TRITONE (alias Maurizio TRAMONTE) trovano una sorprendente conferma e riscontro nelle notizie che altra fonte informativa, la fonte GORRI (alias PRIMICINO Francesco) ebbero a fornire al Centro CS del SID di Napoli.
Le notizie fornite dalla fonte GORRI sono riportate nell’appunto del 12 agosto 1974 che il Centro CS di Napoli trasmise al Reparto “D” del SID con la nota n. 6774 del 13 agosto 1974. In tale appunto si afferma che l’incontro del 29-30 giugno 1974 tra l’on Pino RAUTI e gli ex ordinovisti si svolse nei locali del “Centro Librario Europa” sito a Roma in via degli Scipioni n. 268/A, già sede del disciolto ORDINE NUOVO. In occasione di tale incontro l’on. RAUTI espresse le proprie “tesi oltranziste” in ordine alla situazione del Paese, definita “preinsurrezionale”. Tali tesi, commenta il fiduciario, combacia con le tesi che RAUTI più volte ebbe a sostenere, con “maggiore cautela”, anche in ambienti di partito. In occasione di tale incontro, prosegue il fiduciario, RAUTI aveva accusato il MSI-DN di non avere una impostazione ideologica seria e coerente e di non essere in grado di sostenere l’imminente ed inevitabile duro scontro politico. Aveva altresì sostenuto la necessità di mantenere i collegamenti e di stabilire rapporti di collaborazione con l’extraparlamentarismo di destra, superando le divergenze ideologiche e di metodo e disattendendo le disposizioni impartite dal Segretario nazionale ALMIRANTE che pretendeva la denuncia di eventuali attività illegali.
L’informativa del Centro CS di Napoli è in buona parte sovrapponibile con i due appunti del Centro CS di Padova aventi il medesimo oggetto. Francesco PRIMICINO ha reso dichiarazioni istruttorie che sono state acquisite all’udienza dibattimentale del 9 luglio 2009. Ha ammesso di avere avuto rapporti di collaborazione con il Centro CS del SID di Napoli dagli inizi degli anni ’50 alla metà degli anni ’80 (quale “fonte GORRI” e “fonte ARRIGO”). Ha riferito di non avere memoria della riunione di Roma del 29-30 giugno 1974 ma ha ammesso di essersi spesso recato a Roma, in via degli Scipioni. A far data dal 1972, aveva avuto rapporti di natura politica con Alfredo DE FELICE e con l’avv. DE IORIO, entrambi impegnati nell’Istituto di Studi Strategici e Difesa (ISSED), che gravitava nell’orbita della corrente andreottiana della DC. DE FELICE, che aveva rapporti “con tutto il mondo della destra extraparlamentare”, gli aveva detto che “si sarebbe creata una situazione che avrebbe giustificato l’intervento delle Forze Armate” e che, conseguentemente, era necessaria una “organizzazione di supporto civile molto estesa ma a compartimenti stagni”. DE FELICE, nel 1974, prima di rendersi latitante, gli aveva riferito che “era tutto finito e non se ne faceva più nulla”.
3.1.27 - La nota del CS di Padova n. 5519 del 3 agosto 1974
Con la nota n. 5519 del 3 agosto 1974 il Centro CS di Padova ha trasmesso al Reparto “D” l’appunto redatto a seguito delle informazioni fornite dalla fonte TRITONE il 2 agosto 1974.
L’appunto, che si colloca in immediata sequenza logica e cronologica con il precedente (allegato alla nota n. 5277 del 24 luglio 1974), ha ad oggetto un nuovo incontro con l’on. Pino RAUTI. L’incontro si sarebbe “presumibilmente” svolto a Roma. Gian Gastone ROMANI aveva avvisato Carlo Maria MAGGI ed un “altro elemento della zona di Padova” di “tenersi pronti a partire intorno al 10 agosto 1974” per partecipare al citato incontro.
Di estremo interesse appaiono i temi da trattare in occasione dell’incontro con RAUTI. Si parla, infatti, della programmazione dell’attività “operativa” che la “destra extraparlamentare” avrebbe realizzato nell’autunno successivo, della mobilitazione degli ex “ordinovisti” in occasione del processo contro FREDA, a Catanzaro, dello “spostamento dell’attività eversiva nei centri minori per sottrarsi alla immediata e pesante reazione che si verifica nei grossi centri dove esiste un imponente apparato repressivo”, dell’incremento dei centri sportivi “FIAMMA” (facenti capo al MSI-DN) utilizzabili per l’addestramento dei giovani e come “copertura” per “altre attività illegali”.
Nella nota che accompagna l’appunto si dà atto che alla nuova riunione avrebbe partecipato anche il fiduciario. L’affermazione è particolarmente significativa in quanto dà conto del ruolo che Maurizio TRAMONTE svolgeva all’interno del gruppo e della fiducia di cui doveva godere, per poter essere ammesso a partecipare ad un incontro, così importante e riservato, tra i rappresentanti di vertice dell’organizzazione terroristica (RAUTI, MAGGI e ROMANI).
3.1.28 - La nota del CS di Padova n. 5580 dell’8 agosto 1974
Con la nota n. 5580 dell’8 agosto 1974 il Centro CS di Padova ha trasmesso al Reparto “D” l’appunto redatto a seguito delle informazioni fornite dalla fonte TRITONE nella stessa data dell’8 agosto 1974.
Il fiduciario riferisce di una riunione svoltasi in Svizzera (in prossimità di Bellinzona) dal 5 al 7 agosto 1974. Nella nota che accompagna l’appunto si specifica che il fiduciario aveva direttamente partecipato alla riunione. Si era trattato di un incontro internazionale cui avevano partecipato 48 elementi (di cui circa 30 italiani e gli altri provenienti da “tutti i Paesi dell’Europa occidentale”). I partecipanti si erano concentrati a Milano (in piazza San Babila) ed a Sesto San Giovanni nel pomeriggio del 3 agosto 1974 ed avevano raggiunto il luogo dell’incontro alla spicciolata, attraverso Ponte Chiasso e Lugano.
Gli esponenti italiani di maggior rilievo non avevano partecipato alla riunione. Il fiduciario attribuisce la mancata partecipazione dei predetti al timore che un allontanamento dei medesimi dalle rispettive residenze avrebbe potuto generare dei sospetti con riguardo alla strage dell’ITALICUS (delle ore 01.20 del 4 agosto 1974).
La parte che segue viene riportata nella sua interezza in quanto documenta, in modo estremamente efficace, il livello di inserimento di Maurizio TRAMONTE nella organizzazione terroristica di cui agli appunti informativi sopra esaminati.
La notizia dell’attentato giunta nella tarda mattinata del 4 agosto 1974 ha indotto i convenuti:
- a rifiutare di assumersi la paternità della azione eversiva. A tal fine è stato dato incarico al gruppo “ORDINE NERO” di Milano, che è già noto al pubblico per avere eseguito a Milano un attentato “debitamente firmato”, di smentire il comunicato “apocrifo” che attribuisce la responsabilità dell’azione ad “ORDINE NERO”, fornendo prove concrete (comunicato battuto con la stessa macchina da scrivere, stessa carta intestata, stessa forma, etc.);
- a ribadire che “ORDINE NERO” deve identificarsi esclusivamente nell’organizzazione degli ex “ordinovisti”, raccoltisi dopo lo scioglimento coatto di “ORDINE NUOVO” intorno al periodico “ANNO ZERO” e che ha per leaders l’on. Pino RAUTI, Clemente GRAZIANI, Elio MASSAGRANDE e Salvatore FRANCIA;
- ad affermare che nella tattica operativa di “ORDINE NERO”, non rientrano tipi di attentati indiscriminati. Infatti tale organizzazione, pur perseguendo il fine di creare il “caos” nel Paese, intende colpire obiettivi ben definiti e remunerativi.
L’estrema importanza dell’appunto è data dal fatto che le disposizioni impartite dai “convenuti” che si sono riuniti a Bellinzona dal 5 al 7 agosto 1974 sono state puntualmente eseguite da Fabrizio ZANI, esponente milanese di ORDINE NERO.
Tra la documentazione acquisita presso la Corte d’Assise di Bologna, inerente il procedimento n. 7/76 R.G. Assise a carico di PETRONI Adriano + 18, è stato rinvenuto un volantino (52), intestato “Gruppo per l’Ordine Nero” che è indicato come "Volantino in occasione della strage del treno <ITALICUS> del 4.8.1974” e che smentisce la paternità della strage omonima. Detto volantino, particolarmente duro verso i giornali che hanno diffuso la notizia della rivendicazione della strage, si conclude con un “Nota Bene”, che coincide pienamente con le affermazioni della fonte TRITONE: “N.B. Confrontate questo comunicato col volantino dell’attentato all’assessorato ecologia della regione Lombarda. La macchina per scrivere è la stessa.”.
L’attentato all’assessorato Ecologia della Regione Lombardia era stato compiuto il 10 maggio 1974 a Milano ed era stato rivendicato (“debitamente firmato”) da ORDINE NERO. A Milano, volantini a firma di ORDINE NERO erano già comparsi per rivendicare gli attentati del 13 marzo 1974 al Corriere della Sera e del 23 aprile 1974 all’Esattoria Civica. L’attentato del 10 maggio 1974 era però particolarmente significativo, per l’organizzazione terroristica, poiché elemento di una pluralità di attentati strettamente correlati tra loro. Nella stessa data, infatti, in Bologna (all’edificio di Via Arnaud) ed in Ancona (alla Esattoria Comunale), erano state portate a termine analoghe azioni terroristiche. Si trattò, cioè, di una di quelle serie di attentati divenuti noti come “triplette” di ORDINE NERO.
L’8 novembre 1974, il PM di Milano (Dott. Emilio Alessandrini), affidava incarico al perito Antonino MENTO di esaminare alcuni volantini di ORDINE NERO, tra cui quelli relativi agli attentati citati, stabilendo le specifiche caratteristiche del mezzo scrivente che li aveva dattiloscritti, nonché di accertare se potessero essere stati redatti da una delle tre macchine da scrivere che erano state sequestrate il 28 ottobre 1974 presso la libreria MARTELLO di Milano, ove l’estremista Fabrizio ZANI aveva lavorato sino al 30 agosto 1974 (55). ZANI era stato tratto in arresto il 27 ottobre 1974 a Casciago (VA), per detenzione di un’arma, munizioni ed esplosivo, a seguito di indicazione confidenziale che ne aveva consentito la localizzazione, unitamente al latitante Mario DI GIOVANNI.
Il perito accertava che i volantini di cui agli attentati all’Esattoria Civica di Milano del 23 aprile 1974, all’Assessorato all’Ecologia della Regione Lombardia di Milano ed all’edificio di Via Arnaud di Bologna del 10 maggio 1974 e quello, contenente la smentita della rivendicazione della strage dell’ITALICUS, rinvenuto l’8 agosto 1974 presso la cabina telefonica di Piazza dei Tribunali di Bologna, erano stati redatti con la stessa macchina da scrivere.
Esatta era quindi l’affermazione riportata nel “Nota Bene” del volantino relativo all’ITALICUS. La macchina da scrivere, attraverso l’analisi comparativa di appositi saggi grafici, veniva individuata con certezza dal perito in una delle tre sequestrate presso la libreria MARTELLO di Milano: la TRIUMPH. Risulta dunque confermata anche l’affermazione della Fonte TRITONE secondo cui il comunicato di smentita doveva essere battuto con la stessa macchina da scrivere utilizzata per rendere nota al pubblico la paternità di ORDINE NERO per l’attentato precedentemente eseguito a Milano.
Nella documentazione acquisita presso la Corte d’Assise di Bologna sono presenti ben tre diversi volantini di ORDINE NERO di smentita della strage dell’ITALICUS, tutti diffusi l’8 agosto 1974 (58), giorno successivo al termine del “campo” di Bellinzona, a dimostrazione che l’esigenza dei “convenuti”, rappresentata al SID dalla Fonte TRITONE era stata ben recepita tra coloro che vi avevano partecipato. Uno solo di detti volantini, quello periziato, riporta l’indicazione dell’identità della macchina da scrivere utilizzata per la rivendicazione dell’attentato all’Assessorato all’Ecologia della Regione Lombardia di Milano (del 10 maggio 1974). Gli accertamenti disposti dal PM di Bologna che procedeva per alcuni attentati attribuiti ad ORDINE NERO, nell’ambito del procedimento a carico di BALISTRERI Umberto + 37, consentirono di stabilire che, nonostante l’organizzazione terroristica avesse colpito in diverse regioni (Umbria, Marche ed Emilia-Romagna), i volantini rinvenuti sui luoghi degli attentati erano altrettante copie xerografiche di un medesimo originale di base, le quali, debitamente compilate, venivano usate quale mezzo per attribuire con certezza ad ORDINE NERO la paternità dei singoli attentati.
A seguito della dichiarazione di incompetenza dei Giudici Istruttori della Lombardia, fu il G.I. di Bologna ad articolare una complessa istruttoria unitaria per tutti gli attentati commessi da ORDINE NERO. Questa attività consentì di accertare che per smentire la paternità della strage dell’ITALICUS era stato utilizzato un modulo di volantino diverso, anche se redatto con la stessa macchina da scrivere adoperata per compilare il testo di precedenti messaggi, come stabilito dalla perizia MENTO.
Con l’arresto di FUMAGALLI, leader del MAR, il 9 maggio 1974, era iniziato un processo di disgregazione dell’organizzazione culminato nella morte di Giancarlo ESPOSTI il 30 maggio 1974, cosicché molte persone erano state arrestate ed altre si erano date alla fuga, tra queste ultime Bruno Luciano BENARDELLI, che disponeva dei volantini originali. Il 4 luglio 1974, a Milano, erano avvenuti altri due attentati ma, a differenza dei precedenti episodi multipli, questi erano stati rivendicati con un solo volantino, probabilmente l’unico rimasto della scorta del BENARDELLI, divenuta indisponibile per la sua fuga.
Ai superstiti dell’organizzazione, non detenuti e non in fuga, fu dunque possibile adempiere alle istruzioni impartite da Bellinzona solo impiegando la medesima macchina da scrivere utilizzata per le precedenti rivendicazioni e solo a tale modalità, infatti, fa esplicitamente riferimento il volantino di smentita. Il G.I. di Bologna accertò che l’organizzazione terroristica si era preventivamente posto il problema dell’attribuzione certa delle proprie attività, per individuare le emulazioni ed evitare le provocazioni, ed aveva escogitato un sistema di verifica basato sulla identità dei fogli contenenti i vari messaggi, tutti ricavati per copia xerografica da un medesimo originale di base, realizzato con caratteri gotici trasferibili.
Il 25 giugno 1976 il G.I. di Bologna (dott. Zincani) disponeva, tra gli altri, il rinvio a giudizio, dinnanzi alla Corte d’Assise di Bologna, di Fabrizio ZANI. Il procedimento, a seguito della chiusura della formale istruttoria, assumeva la denominazione di “BATANI Massimo + 18”. La Corte d’Assise di Bologna, con sentenza n. 1/78 R.G. dell’1 febbraio 1978, condannava lo ZANI alla pena di anni 3 e mesi 6 di reclusione. La Corte d’Assise d’Appello di Bologna, con sentenza n.1/84 del 14 febbraio 1984, condannava lo ZANI alla pena di anni 9 di reclusione.
La suprema Corte di Cassazione, con sentenza n. 2072 del 18 novembre 1985, rigettava, tra gli altri, il ricorso dello ZANI.
L’appunto informativo allegato alla nota n. 5580 dell’8 agosto 1974 del Centro CS del SID di Padova, come si è sopra detto, riporta le notizie che il fiduciario Maurizio TRAMONTE, di ritorno da Bellinzona, aveva fornito al Centro in quella stessa data. Il citato appunto documenta dunque, in modo incontestabile, che il gruppo degli “extraparlamentari di destra” che si erano concentrati a Milano ed a Sesto San Giovanni nel pomeriggio del 3 agosto 1974, prima della strage dell’ITALICUS e che aveva partecipato alla riunione svoltasi nei pressi di Bellinzona dal 5 al 7 agosto 1974, si identificava con l’organizzazione terroristica che, con la sigla di ORDINE NERO, aveva portato a termine una serie di attentati nel centro e nel nord del Paese o, comunque, si poneva in stretta correlazione politico-organizzativa con detta struttura, tanto da poter impartire disposizioni politiche ed operative all’omologo (e necessariamente sottoposto) gruppo milanese che, effettivamente, aveva realizzato parte di quegli attentati. L’ordine, come si è sopra evidenziato, è stato tempestivamente e puntualmente eseguito.
I “convenuti” di Bellinzona avevano dunque l’effettiva autorità politica per decidere se la strage dell’ITALICUS dovesse o non dovesse essere rivendicata da ORDINE NERO. L’originaria rivendicazione venne disconosciuta con la stessa macchina da scrivere con la quale erano stati rivendicati precedenti attentati realizzati e rivendicati da ORDINE NERO.
Gli stessi “convenuti”, a dire del fiduciario TRITONE che, come si è detto, aveva partecipato alla riunione, volevano in tal modo ribadire che “ORDINE NERO” si doveva identificare “esclusivamente” nell’organizzazione terroristica degli “ex ordinovisti” che, dopo lo scioglimento del MPON, decretato dal Ministro dell’Interno nel novembre 1973, si era raccolto intorno al periodico “ANNO ZERO” ed aveva, quali leaders, l’on. Pino RAUTI, Clemente GRAZIANI, Elio MASSAGRANDE e Salvatore FRANCIA ed affermare che ORDINE NERO perseguiva il fine di “creare il caos nel Paese” attraverso azioni terroristiche dirette contro “obiettivi ben definiti e remunerativi” e non mediante “attentati indiscriminati” (come nel caso dell’ITALICUS).
L’appunto informativo in esame, come si è più sopra evidenziato, documenta altresì il superamento delle iniziali diffidenze che Carlo Maria MAGGI avrebbe nutrito nei confronti delle “frange” degli ex ordinovisti che si richiamavano al periodico ANNO ZERO.
Anche in questo caso, come già si è avuto occasione di evidenziare in analoghe situazioni, non può sfuggire che la mera partecipazione di Maurizio TRAMONTE ad una riunione così riservata, ove venne dibattuto il tema della rivendicazione di una strage che aveva determinato la morte di dodici persone e decine di feriti, sia di per sé rappresentativo del livello di inserimento del soggetto nella struttura stessa.
3.1.29 - La nota del CS di Padova n. 6748 del 4 ottobre 1974
Con la nota n. 6748 del 4 ottobre 1974 il Centro CS di Padova ha trasmesso al Reparto “D” l’appunto redatto a seguito delle informazioni fornite dalla fonte TRITONE in data 3 ottobre 1974.
Il fiduciario riferisce che i propositi eversivi della destra extraparlamentare, “negli ultimi mesi” si erano gradualmente smorzati. Tale fenomeno, “negli ambienti interessati”, era attribuito all’insufficiente numero di “militanti attivi”, disposti a “rischiare” ed a sostenere la “spregiudicatezza” dei capi ed al mancato appoggio della base giovanile del MSI-DN che, “addomesticata” dalle minacce della Segreteria nazionale, non forniva più “appoggio” ed “avallo politico” all’azione della destra extraparlamentare. Ulteriore motivo andava individuato nella convinzione che l’estrema destra fosse infiltrata da numerose “spie” della polizia e del SID che “riusciva a leggere perfino nelle intenzioni”. A tal proposito il fiduciario riferisce che Gian Gastone ROMANI, traendo spunto dalla posizione che il SID aveva assunto con riguardo al “caso GIANNETTINI” ed alle “trame nere”, aveva “confidato ad alcuni suoi seguaci” che i servizi avevano “agito disonestamente, ricattando e tradendo i propri collaboratori” ed aveva affermato che le “spie” erano state ““indotte a collaborare col SID da certi atteggiamenti di “simpatia” da esso assunti in passato nei confronti dell’estrema destra””.
Al riguardo il fiduciario riferisce altresì che Massimiliano FACHINI, al quale in maniera non diretta, veniva rimproverato di avere avuto contatti con un “ufficiale del SID”, era stato “praticamente messo al bando dagli ambienti dell’estrema destra”.
3.1.30 - La nota del CS di Padova n. 8276 del 2 dicembre 1974
Con la nota n. 8276 del 2 dicembre 1974 il Centro CS di Padova ha trasmesso al Reparto “D” l’appunto redatto a seguito delle informazioni fornite dalla fonte TRITONE in pari data.
Nella nota che accompagna l’appunto si precisa che la fonte non aveva saputo interloquire sugli attentati di Savona e le rapine in Toscana che erano stati rivendicati da ORDINE NERO.
Il fiduciario rappresenta la situazione di grave difficoltà nella quale si trovano gli ex militanti di ORDINE NUOVO che, colpiti da provvedimenti penali ed amministrativi, cercano, con molta circospezione, di riannodare i legami con le frange oltranziste dell’estrema destra, nella consapevolezza dei rischi che la riorganizzazione del movimento, “sia pure sotto una nuova denominazione”, comporta. In questo contesto, prosegue il fiduciario, “l’attività clandestina – condotta da ORDINE NERO – è considerata ... irrinunciabile”.
Rimane dunque ferma la stretta correlazione, sopra più analiticamente esplicitata, tra ORDINE NUOVO ed ORDINE NERO.
Il “campo di prova” per le iniziative politiche da assumere, prosegue il fiduciario, era stato individuato nella città di Roma, ove forte era la presenza delle componenti oltranziste di destra ed ove era in corso un nuovo processo contro gli ex ordinovisti. I militanti del nuovo progetto eversivo dovevano essere ricercati negli ambienti degli ex ordinovisti ed in tutta la destra extraparlamentare. A tale proposito, si contava molto “sull’appoggio di quei dirigenti ufficiali del MSI-DN – come l’on. Pino RAUTI ed altri – che continuano a rimanere nel partito per garantirsi un’agibilità non esercitabile in posizione extraparlamentare”.
Permane dunque, anche in questo diverso e successivo momento storico-politico, l’indicazione di Pino RAUTI quale soggetto che, pur militando all’interno del MSI DN, era in grado di coagulare e ricondurre ad unità le varie forze della destra extraparlamentare.
Sul piano delle alleanze rimane l’ambiguo rapporto con AVANGUARDIA NAZIONALE. Da un lato, prosegue il fiduciario, “si è disposti ad accettare il suo aiuto per le future iniziative esterne (dimostrazioni, azioni violente contro il <<regime>> e contro i <<rossi>>)”, dall’altro viene mantenuto, nei confronti di AN, un “atteggiamento molto diffidente, in quanto è ritenuta legata al Ministero dell’Interno”.
La programmazione di “manifestazioni violente di protesta contro la Corte”, in vista della ripresa del processo contro ORDINE NUOVO, vedeva “fortemente impegnato MELIOLI Giovanni” che, a tal fine, stava prendendo contatto con “vari estremisti veneti”. Tiepida viene invece definita la reazione degli “ex ordinovisti padovani”.
Il riferimento ai propositi manifestati da MELIOLI documenta che i rapporti che il fiduciario aveva con il predetto erano ancora in atto nel dicembre del 1974.
3.1.31 - La nota del CS di Padova n. 713 del 3 febbraio 1975
Con la nota n. 713 del 3 febbraio 1975 il Centro CS di Padova ha trasmesso al Reparto “D” l’appunto redatto a seguito delle informazioni fornite dalla fonte TRITONE l’1 febbraio 1975.
A fronte del disorientamento che gli sviluppi delle inchieste sulle attività eversive avevano creato nella destra extraparlamentare, la “leadership” che, a dire del fiduciario, continuava a far capo all’on. Pino RAUTI aveva deciso di circoscrivere l’attività là dove la base militante era sufficientemente numerosa. A Roma ed a Milano la destra oltranzista “ed in particolare la componente ex ordinovista” si era legata agli ambienti della “delinquenza comune” che ne rappresentavano il “supporto operativo più temerario”.
3.1.32 - La nota del CS di Padova n. 2478 del 15 aprile 1975
Con la nota n. 2478 del 15 aprile 1975 il Centro CS di Padova ha trasmesso al Reparto “D” l’appunto redatto a seguito delle informazioni fornite dalla fonte TRITONE in data non specificata.
Il fiduciario riferisce che la destra extraparlamentare veneta, priva di ogni riferimento sul piano organizzativo, si era “polverizzata” e non svolgeva alcuna attività.
3.1.33 - La nota del CS di Padova n. 2740 del 28 aprile 1975
Con la nota n. 2740 del 28 aprile 1975 il Centro CS di Padova ha trasmesso al Reparto “D” l’appunto redatto a seguito delle informazioni fornite dalla fonte TRITONE in data 27 aprile 1975.
Ancora una volta vengono evidenziati i rapporti tra Giovanni MELIOLI e l’on. Pino RAUTI. Il fiduciario riferisce che MELIOLI, il 22 aprile 1975, si era recato a Roma con cinque o sei extraparlamentari di destra di Rovigo e di Treviso per concordare, con i responsabili del movimento EUROPA CIVILTA’, l’atteggiamento da assumere in vista delle elezioni e del trentennale della Liberazione. Il “gruppo MELIOLI”, prosegue la fonte, faceva “stabile riferimento al gruppo EUROPA CIVILTA’, controllato dall’on. Pino RAUTI”.
Interessante è anche lo spaccato che viene fornito con riferimento alla collocazione di RAUTI all’interno del MSI. Si afferma, infatti, che “militanti e dirigenti del MSI-DN sono convinti che RAUTI non ha modificato la propria ideologia filo-nazista e costituisce un punto di attrazione e di legame per gran parte dei gruppi oltranzisti di destra” e che, ad onta delle censure rivoltegli pubblicamente, è da escludersi che la Segreteria nazionale intenda allontanare RAUTI dal partito per l’opposizione dei dirigenti e dei militanti “più intransigenti” che guardavano con simpatia a RAUTI e che ne appoggiavano l’azione.
3.1.34 - La nota del CS di Padova n. 2889 del 5 maggio 1975
Con la nota n. 2889 del 5 maggio 1975 il Centro CS di Padova ha trasmesso al Reparto “D” l’appunto redatto a seguito delle informazioni fornite dalla fonte TRITONE in data 2 maggio 1975.
Si tratta di una informativa piuttosto generica che dà conto di una destra extraparlamentare che, dopo la messa fuori legge di alcuni movimenti e la naturale dissoluzione di altri, ormai “disorientata ed acefala” si stava riorganizzando in piccoli gruppi rigidamente compartimentati che avrebbero avuto la loro base direzionale ed organizzativa in Svizzera, in stretto collegamento con l’estrema destra francese.
Negli atti successivi si dà conto del tentativo del Centro CS del SID di Padova di “attivare energicamente” la fonte, per acquisire più utili elementi per localizzare in Svizzera la citata “base direzionale” dell’estremismo di destra.
3.1.35 - La nota del CS di Padova n. 3825 del 12 giugno 1975
Con la nota n. 3825 del 12 giugno 1975 il Centro CS di Padova ha trasmesso al Reparto “D” l’appunto redatto a seguito delle informazioni fornite dalla fonte TRITONE in data non specificata.
E’ questo l’ultimo appunto che riveste un qualche interesse per il richiamo che viene fatto alla “svolta assunta dalle indagini sui fatti di Brescia”. Il Centro CS di Padova dà atto di avere “energicamente” sensibilizzato la fonte per indurla a svolgere con maggiore impegno l’attività informativa. Il tentativo deve essersi rivelato infruttuoso, tanto che il 19 febbraio 1977, a molti mesi di distanza dalle ultime informative, il rapporto tra il Centro CS del SID di Padova con Maurizio TRAMONTE è stato formalmente “scisso”.
L’appunto riferisce di una battuta di arresto delle iniziative che la destra extraparlamentare aveva assunto per istituire una base direzionale in Svizzera. I promotori di tali iniziative, a dire del fiduciario, ritenevano che il momento non fosse propizio in quanto temevano, proprio a seguito della “svolta assunta dalle indagini sui fatti di Brescia”, che vi sarebbe stata una ripresa dell’attività “persecutoria” verso tutta la destra extraparlamentare. La “svolta” delle indagini sui fatti di Brescia, cui si fa riferimento nell’appunto, è necessariamente quella relativa all’arresto di Ermanno BUZZI.