PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI BRESCIA
MEMORIA DEL PUBBLICO MINISTERO MASSIMO MERONI
(STRAGE DI PIAZZA DELLA LOGGIA)
Proc. Pen. n.03/08 Corte Assise di Brescia
CAPITOLO 2.4.10.1 (non sono state pubblicate le pagine degli interventi degli avvocati difensori...per assicurare più scorrevolezza alla narrazione, g.m.)
2.4.10.1 - DIGILIO afferma che l’ordigno visionato era destinato a Brescia
OMISSIS
DOMANDA - Ascolti, ritorniamo un momento alla cena di Rovigo. Cosa avvenne durante questa cena? Eravamo arrivati pressappoco a questo punto. Mi ha capito, signor Digilio?
RISPOSTA - Non si capisce, scusi un attimo. Abbiamo parlato per lungo e per largo, cosa successe? Cosa successe, successe che i militari simpatizzarono e poi presero delle decisioni e poi fecero una specie di valutazione.
DOMANDA - Che decisioni presero?
RISPOSTA - Da quello che mi raccontò il Soffiati, fu di rimettere in piedi i Nuclei di Difesa Nazionale, di prepararsi alla lotta contro il Comunismo.
DOMANDA - Di rimettere in piedi, mi scusi?
INTERVENTO DEL G.I.P: I Nuclei di Difesa Nazionale.
RIPRENDE IL CONTROESAME DELL'AVVOCATO DIFENSORE - FRANCHINI (dif. di Zorzi)
DOMANDA - E cosa sono questi Nuclei di Difesa Nazionale?
RISPOSTA - No, non è possibile che lei non lo sappia! Sono la base di tutti i 20 o 30 anni di politica, parte di destra, parte di centro-destra, in cui i Carabinieri congedati, Poliziotti e Finanzieri vengono messi insieme per creare una forza, una forza di difesa in caso di necessità e affiancarla alle varie... Insomma, io mi rifiuto di dover mettermi a spiegare che cosa sono le forze delle legioni, per esempio.
OMISSIS
DOMANDA - Ascolti, signor Digilio, poi venne decisa qualche altra cosa in questa cena di Rovigo, oltre alla ricostituzione di questi Nuclei di cui ora lei sta parlando?
RISPOSTA - Venne deciso di fare un atto dimostrativo potente che spaventasse la sinistra.
DOMANDA - Vennero fissati degli obiettivi?
RISPOSTA - Fu incaricato Delfo Zorzi di far esplodere a Piazza della Loggia un potente ordigno, visto che c'era una riunione di gente di sinistra.
DOMANDA - Ecco, in questa riunione venne individuato un obiettivo specifico?
RISPOSTA - Certo.
DOMANDA - Che era?
RISPOSTA - Che era il discorso che dovevano fare il gruppo di sinistra che si riuniva quel giorno, il 24 Maggio.
DOMANDA - Senta, signor Digilio, questa è la primissima volta che lei dice una cosa di questo genere, cioè che dice che in quella riunione si determinò l'obiettivo preciso della riunione di sinistra del 24 Maggio?
RISPOSTA - No.
DOMANDA - Sì!
DOMANDE DEL G.I.P.
DOMANDA - Glielo diciamo tutti che è così, Digilio, non glielo dice solo l'Avvocato Franchini, è così. Lei, la cosa in questi termini, non l'aveva mai detta ed evidentemente il difensore vuole sapere la ragione di questo?
RISPOSTA - Mi dispiace, ma io sono sempre stato molto chiaro in tutto.
DOMANDA - Non lo so, Digilio, se vuole le diamo lettura di tutti i suoi numerosi interrogatori in cui lei ha parlato di questa riunione di Rovigo, se si fida, mai lei ha indicato con una tale precisione l'obiettivo che venne individuato in quella riunione? Se vuole sentire anche la parola del Pubblico Ministero!
INTERVENTO DEL PUBBLICO MINISTERO - PIANTONI: Penso che è bene che vengano comunque letti i passaggi perché comprenda in che consiste esattamente la contestazione.
INTERVENTO DEL G.I.P.: La contestazione non è una contestazione, è semplicemente che lui mai ne aveva parlato prima.
INTERVENTO DELL'AVVOCATO DIFENSORE - FRANCHINI: Posso leggere 20 verbali, voglio dire, perché lo sappiamo tutti che non ne ha mai parlato.
INTERVENTO DEL G.I.P: Se vogliamo leggere i 20 verbali possiamo anche farlo.
INTERVENTO DEL PUBBLICO MINISTERO - PIANTONI: Perché capisca la differenza tra quello che dice oggi e quello che ha detto.
INTERVENTO DELL'AVVOCATO DIFENSORE - FRANCHINI: La differenza è molto semplice.
INTERVENTO DEL G.I.P.: Direi che possiamo leggere quello che ha dichiarato nel mio incidente probatorio.
INTERVENTO DELL'AVVOCATO DIFENSORE - FRANCHINI: Sì, però io non ce l'ho sotto mano, francamente.
INTERVENTO DEL G.I.P.: Ce l'ha il Pubblico Ministero.
INTERVENTO DEL PUBBLICO MINISTERO - PIANTONI: Sì.
INTERVENTO DELL'AVVOCATO DIFENSORE - FRANCHINI: Lui ha sempre parlato e ha detto che nella riunione di Rovigo si è determinata la decisione di fare una campagna di attentati, poi si è votato con un ballottaggio ed è stato il Dottor Zorzi come esecutore, il quale poi si è tirato indietro, etc.
DOMANDE DEL G.I.P.
DOMANDA - Digilio, che questi attentati dovessero essere realizzati a Brescia e in prossimità del 24 Maggio è una cosa che lei non ha mai detto. Ci rifletta e ci dica il perché?
RIPRENDE IL CONTROESAME DELL'AVVOCATO DIFENSORE - FRANCHINI (dif. di Zorzi)
DOMANDA - Digilio, le dirò di più. Lei, anche nella cena di Colognola, ai Colli, ha sempre detto che si parlò di un attentato nell'alta Italia e che non venne indicata la località?
RISPOSTA - Va bene, ed allora?
DOMANDA - Siccome oggi dice una cosa completamente diversa e completamente nuova, le chiedo come mai, ripeto, saranno 30 interrogatori e lei non ha mai riferito una circostanza che, se mi permette di dire, mi pare importante?
RISPOSTA - Bene, allora, la accetta come dichiarazione importante, va bene oppure cosa devo fare? Se è una dichiarazione importante che è messa agli atti se ne tenga la dovuta considerazione.
DOMANDE DEL G.I.P.
DOMANDA - Certamente ne teniamo in dovuta considerazione, ma la domanda successiva è perché lei ha deciso di fare questa affermazione così importante stamattina e non nelle precedenti occasioni in cui è stato interrogato? Questo vorremmo sapere.
RISPOSTA - Perché evidentemente non mi era venuto in mente.
RIPRENDE IL CONTROESAME DELL'AVVOCATO DIFENSORE - FRANCHINI (dif. di Zorzi)
DOMANDA - Senta, signor Digilio, lei l'1 Settembre 1999 (01.09.99) (6), al Pubblico Ministero, ha dichiarato che nessuno le ha mai detto che quell'ordigno doveva andare a Brescia, ma che era una sua deduzione. Poi il 5 Dicembre 2000 (05.12.00) ha dichiarato: "Non ho elementi di di conoscenza diretta per dire che l'ordigno fosse quello di Brescia"?
RISPOSTA - Va bene, la domanda qual è?
DOMANDA - No, non è una domanda, è una contestazione. Siccome lei ha dichiarato in due occasioni che sostanzialmente lei ha dedotto, cioè ha fatto una deduzione, questo contrasta in maniera radicale con la dichiarazione che lei ha fatto poc'anzi, in cui invece Soffiati le diede un'informazione precisa in ordine all'obiettivo e addirittura alla riunione dei sindacati che doveva avvenire in Piazza della Loggia, lei dice il 24, è il 28, ma cambia poco?
RISPOSTA - Va bene, il Marcello Soffiati mi ha dato la notizia che mi ha dato e che io ho riferito.
DOMANDA - Questa è una risposta un po' generica. Soffiati, quindi, le disse che l'obiettivo era Piazza della Loggia per una riunione della sinistra il 28 Maggio?
RISPOSTA - Sì.
DOMANDA - Bene. Veniamo adesso, signor Digilio, al momento in cui, secondo la sua ricostruzione, vi incontrate con Soffiati in via Stella, ha presente?
RISPOSTA - In via Stella ci siamo visti diverse volte. Ci incontriamo in occasione di quale motivo?
DOMANDA - In quell'occasione in cui, secondo lei, Soffiati sarebbe arrivato con una valigetta?
RISPOSTA - Sì.
DOMANDA - Come avvenne questo incontro?
INTERVENTO DEL G.I.P.: Mi perdoni, Avvocato, questo incontro è stato già descritto ampiamente, anche nel corso del mio incidente probatorio, se vogliamo sapere qualcosa di più specifico?
RIPRENDE IL CONTROESAME DELL'AVVOCATO DIFENSORE - FRANCHINI (dif. di Zorzi)
DOMANDA - Infatti io mi riferisco a una circostanza specifica. Lei si trovava già in via Stella o, invece, vi è andato su sollecitazione di Soffiati o di qualcun altro? Perché su questo punto ha reso delle versioni diverse.
RISPOSTA - Io fui invitato da Soffiati e poi, quando ci siamo incontrati lì, abbiamo parlato.
DOMANDA - Cosa le ha detto Soffiati?
RISPOSTA - Che aveva una valigetta di cui aveva paura a trasportarla.
DOMANDA - Ho capito. Dove doveva trasportarla?
RISPOSTA - Lui disse che doveva essere consegnata a qualcuno delle S.A.M.
DOMANDA - Dove?
RISPOSTA - Non me lo disse dove, disse che doveva essere consegnata.
DOMANDA - Non le disse dove doveva andare?
RISPOSTA - No.
6 Nota PMBS: in realtà non esiste nessun verbale dell’01.09.99. CERCARE SPIEGAZIONI PRECEDENTI AL 05.12.2000
DOMANDA - Ecco, signor Digilio, anche qui lei, in almeno 30 occasioni, ha dichiarato che Soffiati le disse che doveva consegnarla a Milano?
RISPOSTA - Al momento non ricordo questo.
DOMANDA - Questo non lo ricorda. Ascolti, in questa occasione Soffiati le disse come mai aveva lui quella valigetta?
RISPOSTA - Sì, questo l'ho già spiegato.
DOMANDA - Me lo rispiega?
RISPOSTA - Siccome Delfo Zorzi si era rifiutato di interessarsi di questo atto dimostrativo, lui disse che per far vedere la sua buona volontà avrebbe dato il materiale, il congegno, ad altre persone. Il Dottor Maggi mandò il Soffiati dallo Zorzi a ritirare, appunto, il materiale e il congegno, praticamente la valigetta che appoggiava sopra un mobile.
DOMANDA - Sì, dopo a questo ci veniamo, a me interessava di chiederle un'altra cosa. In questa occasione il Soffiati le disse che quell'ordigno che lei vide nella valigetta era destinato a Piazza della Loggia nella riunione della sinistra del 28 Maggio?
RISPOSTA - Guardi, sinceramente adesso non potrei giurarlo. Non lo ricordo.
DOMANDA - Non se lo ricorda?
RISPOSTA - Non me lo ricordo questo.
DOMANDA - Mi pare un particolare di una certa rilevanza, signor Digilio?
RISPOSTA - Sì.
DOMANDA - Cosa mi risponde?
RISPOSTA - E` valido quanto io ho affermato a suo tempo in quanto avevo una memoria più fresca dei fatti così come erano accaduti.
DOMANDA - Signor Digilio, a suo tempo lei ha sempre dichiarato che il fatto che si trattasse di un ordigno destinato a Brescia era una sua deduzione e le ho letto prima i suoi interrogatori in proposito. Siccome lei oggi introduce un elemento di fatto assolutamente nuovo, le chiedo se Soffiati le ha comunicato questo, perché è Soffiati che le ha comunicato che alla cena di Rovigo era stato deciso Piazza della Loggia per la riunione di sinistra, perché lei non c'era?
RISPOSTA - Sì.
DOMANDA - Sì, è Soffiati. Allora le chiedo, quando Soffiati arriva in via Stella con la valigetta, cos'è che le dice, dove deve andare, qual è la destinazione?
RISPOSTA - Esatto.
DOMANDA - No, esatto, mi dica cosa le ha detto?
RISPOSTA - Che doveva andare a consegnare la valigetta a Milano ad uno delle S.A.M.
DOMANDA - A Milano? E le ha parlato della destinazione di questa bomba, della destinazione finale? Dove doveva esplodere questa bomba?
RISPOSTA - Esatto, a Piazza della Loggia.
DOMANDA - Vede che gliel'ha detto, allora? Come si può notare, DIGILIO non ricorda esattamente quando ha appreso che l’ordigno era destinato a Brescia, ma finisce per collocare questo momento quando SOFFIATI arrivò in Via Stella con la valigetta.
DOMANDE DEL G.I.P..
DOMANDA - Lei ha capito la domanda del difensore? Digilio, per cortesia, lei ha capito gli esatti termini della domanda del difensore?
RISPOSTA - Non esattamente.
DOMANDA - Lei, stamattina, ci ha detto per la prima volta in tanti anni che, quando Soffiati le riferì della cena di Rovigo, le indicò anche che l'obiettivo specifico era questa riunione che si sarebbe tenuta a Brescia. Quando poi lei vide Soffiati in occasione del trasporto della valigetta a Verona aveva sempre detto che Soffiati le disse che la valigetta era destinata a Milano alle S.A.M., come ci ha detto stamattina e che lei immaginò, tenga presente "immaginò", che avrebbe potuto essere o potesse essere destinata a Brescia. Il difensore, allora, le ha fatto presente: "Com'è possibile che avendole il Soffiati già indicato come obiettivo Piazza Loggia non le avesse detto niente di specifico con riguardo alla destinazione della valigetta?". E lei stamattina ci dice: "Sì, mi aveva detto che la valigetta con l'esplosivo era destinata a Piazza Loggia". Siccome è una cosa che lei non ha mai detto prima e della cui importanza io ritengo si renda conto, rifletta bene prima di rispondere, ci dica quello che effettivamente successe, si ricorda sia accaduto e soprattutto ci spieghi perché queste cose non le ha mai dette prima, ma non dicendo: "Non mi ricordo e mi è venuto in mente", perché questi non sono particolari di secondo piano, Digilio, abbia pazienza, cerchi di sforzarsi e di rispondere in maniera accettabile. Lei non può buttar lì una notizia di questo genere stamattina e dire: "Non me lo ero mai ricordato prima"?
RISPOSTA - Va bene, pregherei di non prolungare molto.
DOMANDA - Allora, noi non prolunghiamo, però lei adesso ci dà una spiegazione rispetto a quello che ci ha dichiarato stamattina?
RISPOSTA - Ancora!
DOMANDA - No, ancora, lei stamattina ci dice cose che mai ha detto prima e che sono essenziali per il processo che stiamo celebrando. Allora, lei può continuare su questa strada di far finta che noi stiamo parlando al bar sport dei risultati del campionato, va bene, ne prendiamo atto e la finiamo lì, oppure può tentare di darci una risposta seria?
RISPOSTA - Insomma, io l'unica cosa seria che posso dirvi è che quanto ho affermato è verità. E' avvenuto, appunto, che il Soffiati mi ha detto quello che mi ha detto e che io ho detto poco fa.
DOMANDA - Perché ce l'ha detto stamattina e non, per esempio, quando l'hanno interrogata i Pubblici Ministeri? Cioè, senza andare a cercare altri processi, nell'ambito di questo processo lei, su questo argomento, è già stato interrogato dai Pubblici Ministeri che le hanno posto le precise domande. Lei, questa circostanza, non l'ha detta, vorrei sapere il perché? Cioè, non si trattava di un altro processo, si trattava di questo processo per la strage di Piazza della Loggia, i Pubblici Ministeri le hanno proposto le identiche domande e lei ha dato una risposta diversa. Allora vorrei sapere perché questa circostanza l'ha esposta per la prima volta stamattina?
RISPOSTA - Questa stamattina le cose, che con il tempo si sono messe insieme, si sono ben ragionate, mi è apparsa come un flash molto più chiaro.
RIPRENDE IL CONTROESAME DELL'AVVOCATO DIFENSORE - FRANCHINI (dif. di Zorzi)
DOMANDA - Quindi, signor Digilio, lei ha avuto un lampo di ricordo stamattina?
RISPOSTA - Sì, signore.
DOMANDA - Sia in relazione alla cena di Rovigo, sia in relazione all'incontro con Soffiati in via Stella?
RISPOSTA - Esattamente.
DOMANDA - Prima lei aveva rimosso questo ricordo?
RISPOSTA - Prima questo ricordo non ce l'avevo chiaro, presente.
DOMANDA - Non ce l'aveva chiaro?
RISPOSTA - No.
DOMANDA - Senta, le innumerevoli volte che i Pubblici Ministeri le hanno chiesto questa precisa circostanza non le ha mai fatto venire in mente questo flash?
RISPOSTA - No.
DOMANDA - Cosa c'era in questa valigetta?
RISPOSTA - Un congegno e dell'esplosivo.
DOMANDA - Restiamo un momento sull'esplosivo. In che forma si presentava?
RISPOSTA - Erano dei candelotti di, come vuole chiamarlo, cheddite.
DOMANDA - Come, non ho capito?
RISPOSTA - Dei candelotti, non ricordo il nome, cheddite mi pare.
DOMANDA - Cheddite? Come si presentavano nell'aspetto esteriore, di che colore erano?
RISPOSTA - Era un colore blu scuro lungo 30 centimetri cadauno, uno spessore di 2 centimetri e venivano utilizzati come esplosivo da cava, tant'è che lo Zorzi se li procurò ad Arzignano presso un imprenditore che sbancava rocce per indirizzare strade.
DOMANDA - Avevano delle scritte?
RISPOSTA - Le avevano senz'altro, ma io adesso, al momento, non lo ricordo.
OMISSIS
RIPRENDE IL CONTROESAME DELL'AVVOCATO DIFENSORE - FRANCHINI (dif. di Zorzi)
DOMANDA - Ascolti, si ricorda che tipo di esplosivo era?
RISPOSTA - Erano candelotti di esplosivo plastico.
DOMANDA - Di esplosivo plastico?
RISPOSTA - Sì.
DOMANDA - A questo proposito, signor Digilio, lei, il 15 Maggio 1996 (15.05.96), ha parlato di candelotti che sembravano di dinamite, poi ha parlato di gelignite, il 4 Maggio 1996 (04.05.96) ha detto: "Non so se dinamite o gelignite", oggi, per la prima volta, ci parla di esplosivo plastico, che lei sa, è inutile che io glielo spieghi perché lei è un esperto, è un esplosivo totalmente diverso, sia dalla dinamite, sia dalla gelignite. Ci vuol dire, allora, oggi, se ha avuto un secondo flash, di che tipo di esplosivo si trattasse?
RISPOSTA - Io ricordo che si trattava di candelotti che erano duttili al tatto e che dovevano essere di plastico.
DOMANDA - Plastico. Anche sul colore, signor Digilio, oggi lei ha dichiarato che erano dei candelotti di colore blu scuro, se non ho inteso male?
RISPOSTA - Tra il grigio e il blu. E` passato tanto tempo, quindi non può pretendere.
DOMANDA - Sì, signor Digilio, ma io, sul fatto del colore, le vengo dietro, è passato tanto tempo e va bene, però sul tipo di esplosivo mi consenta che un esplosivo plastico è una cosa totalmente diversa da una dinamite, totalmente. Stiamo parlando di due famiglie di esplosivi completamente diversi, quindi non è questione di tanto tempo o poco tempo?
RISPOSTA - Va beh, comunque io ricordo le cose così.
DOMANDA - 9 Giugno 2000 (09.06.00): "Si trattava di candelotti di dinamite", lei dichiara; poi, nell'incidente probatorio davanti al Giudice, ha detto "gelignite", su contestazione del Pubblico Ministero.
RISPOSTA - Evidentemente, non mi è venuto il nome giusto. La dinamite, praticamente, la si ottiene buttando a bassa temperatura della nitroglicerina su delle briciole tipo segatura.
DOMANDA - Lo sappiamo, signor Digilio, non è questione di nome dell'esplosivo, è questione di tipo dell'esplosivo. L'esplosivo plastico è un'altra cosa. Il "Sentex H" è un esplosivo plastico, quello che usavano le Brigate Rosse.
RISPOSTA - Non ho capito. Scusi, vuol ripetere?
DOMANDA - Non importa. Allora, questa valigetta venne aperta?
RISPOSTA - Sì, la aprì Soffiati, dicendomi che era preoccupato perché succedeva che, quando lui arriva a casa, l'appoggiava sopra un mobile, sentiva il rumore del bilanciere della sveglia.
DOMANDA - Ho capito, allora lei cosa ha fatto?
RISPOSTA - Ho esaminato la sveglia.
DOMANDA - Ha esaminato la sveglia?
RISPOSTA - Sì.
DOMANDA - Quindi, c'era una sveglia?
RISPOSTA - Sì.
DOMANDA - La sveglia era lì da sola o era confezionata?
RISPOSTA - La sveglia faceva parte di tutto un insieme di fili e di pile.
DOMANDA - Era contenuta in un contenitore o era libera la sveglia?
RISPOSTA - La sveglia era dentro una scatoletta di compensato, da quello che ricordo.
DOMANDA - Di compensato?
RISPOSTA - Sì.
DOMANDA - Costruita ad hoc? Com'era questa scatoletta di compensato?
RISPOSTA - Doveva essere stata fatta appositamente per impedire che eventuali pressioni dall'esterno schiacciassero il vetro della sveglia e mandassero in contatto la vite che c'è sul vetro.
DOMANDA - Lei ha detto almeno dieci volte che c'era una scatoletta di cartone, oggi ci dice di compensato, quale versione dobbiamo prendere per buona?
RISPOSTA - Quella che vuole, perché io ricordo che il colore marrone poteva essere un cartone.
DOMANDA - Guardi, signor Digilio, i Pubblici Ministeri le hanno fatto almeno un'ora di interrogatorio su questa scatoletta di cartone, se si trattava di cartone ondulato, di che tipo di cartone si trattava e lei ha sempre parlato di cartone, allora non mi dica: "Prenda per buono quella che vuole"! Avete anche individuato il tipo di cartone di cui stavamo parlando?
RISPOSTA - Allora, provi a pensare a un cartone pressato, robusto, che le ricordi del compensato, il legno compensato che, praticamente, viene ottenuto incollando delle strisce di legno e pressandolo.
DOMANDA - Lei cosa ha fatto? Ha fatto qualche operazione su questo meccanismo, su questo congegno?
RISPOSTA - Come ho detto a suo tempo, per prima cosa, ho svitato la vite che c'era infilata nel vetro per allontanarla dal piano del quadrante.
DOMANDA - Poi, ha fatto qualche altra operazione?
RISPOSTA - Dopo ho preso l'insieme e ho descritto al Soffiati come funzionava il congegno e da cosa avrebbe dovuto guardarsi. In particolare, stare attento quando caricava il congegno, lui o chicchessia, e di guardarsi bene di comprimere la valigetta, perché avrebbe potuto schiacciare la sveglia.
DOMANDA - Lei, quindi, gli ha insegnato come farla esplodere?
RISPOSTA - Gli ho insegnato come farla funzionare.
DOMANDA - Doveva andare Soffiati a metterla questa bomba, signor Digilio?
RISPOSTA - Che io sapessi, no. Io gli spiegai come funzionava, perché potesse essere in grado, nel caso avesse avuto ancora un allarme, come li ha avuti in precedenza, che la sveglia cominciava a muoversi e a far rumore, di intervenire per poter togliere i contatti.
DOMANDA - Scusi, signor Digilio, i contatti li ha tranciati lei o no?
RISPOSTA - Io li ho staccati, non tranciati.
DOMANDA - Lei che cosa ha staccato?
RISPOSTA - I fili che univano i punti.
DOMANDA - Se ha staccato i fili che chiudevano il circuito, che tipo di pericolo poteva esserci, abbia pazienza? L'ha dichiarato lei che li ha staccati i fili, allora gli ha insegnato come far innescare il congegno per qualche altro motivo, signor Digilio, non per ragioni di sicurezza, perché lei ha staccato i fili del contatto. Ci dica bene, perché ha insegnato a Soffiati come far funzionare la bomba?
RISPOSTA - Perché sapesse ciò che aveva in mano.
DOMANDA - Questa è una cosa diversa da quella che ha detto un minuto fa. Lei un minuto fa ha detto: "Gli ho insegnato a come far funzionare la bomba, perché, se ci fosse stata una qualche ragione di pericolo, poteva disinnescare la bomba stessa". Le ho fatto presente che lei ha dichiarato il 15 Giugno 2000 (15.06.00) di aver staccato i due fili che chiudevano il circuito della bomba. Non c'entra niente la sicurezza, le sto chiedendo nuovamente perché ha insegnato a Soffiati a come far funzionare il congegno? Si faccia venire un flash, ci dica bene perché ha insegnato a Soffiati a far funzionare la bomba?
RISPOSTA - Gli ho insegnato come funzionava perché sapesse come era fatto il congegno.
DOMANDA - Questo l'ho capito. Per quale motivo glielo ha insegnato?
RISPOSTA - Perché se aveva in mano una bomba di quel tipo doveva conoscerne tutte le caratteristiche. Mi sembrava ovvio.
DOMANDA - Signor Digilio, i fili di contatto del circuito erano staccati, il fiammifero antivento non era inserito nel detonatore, l'ha detto lei, a meno che oggi cambi versione, ergo quella bomba era inerte. Perché lei insegna a Soffiati a come, invece, farla funzionare? Glielo ha chiesto Soffiati di insegnarli come poteva attivare la bomba?
RISPOSTA - In effetti il Soffiati volle sapere tutto sulla bomba e mi chiese quale sarebbe stato il procedimento nel caso che avesse dovuto funzionare. E io glielo spiegai. Dal momento che era lì era giusto che sapesse tutto.
OMISSIS
2.4.11 - 29.05.02 (udienza 48) – FRANCHINI (per ZORZI)
OMISSIS
RISPOSTA - Intendo rispondere.
CONTROESAME DELL'AVVOCATO DIFENSORE - FRANCHINI (dif. di Zorzi)
DOMANDA - Signor Digilio, riprendiamo il discorso da dove lo avevamo lasciato la scorsa udienza e, quindi, sempre all'incontro che lei asserisce di avere avuto con il signor Soffiati nell'appartamento di Via Stella. Lei, nell'ultima udienza, ha dichiarato che il Soffiati la informò che l'esplosivo contenuto nella valigetta era destinato a fare un attentato a Brescia. Ricorda?
RISPOSTA - Sì, ricordo.
DOMANDA - Allora, io adesso le faccio delle contestazioni. Abbia pazienza, me le faccia finire, poi lei, se vuole, può dire la sua opinione. Mi riferisco sia all'incontro in Via Stella, sia alla riunione di Rovigo, perché lei, la scorsa udienza, ha dichiarato che anche nella riunione di Rovigo fu indicato l'obiettivo Piazza della Loggia - Brescia, in relazione a una manifestazione delle sinistre. Il 31 Gennaio 1996 (31.01.96), davanti al Giudice Istruttore di Milano, lei dichiarava:
"Seppi nell'Agosto del '74 che nel mese di Aprile vi era stata una importante riunione in una trattoria di Rovigo. Fu presa la decisione di colpire duramente le sinistre, che in quel momento erano forti. Secondo quanto mi disse Soffiati che era presente, furono ancora una volta scelti Zorzi e i mestrini. Io associai il racconto di Marcello Soffiati alla strage di Piazza della Loggia a Brescia".
Il 4 Maggio 1996 (04.05.96), davanti sempre al Giudice Istruttore di Milano, lei dichiarava: "Secondo me, a quella cena di Rovigo fu decisa una strategia di attentati che si inserivano nei progetti di colpo di Stato che vedevano uniti civili e militari e si inserivano nella strategia anticomunista del Convegno Polio del 1965".
Il 4 Maggio 1996 (04.05.96), sempre davanti al Giudice Istruttore, lei dichiarava: "Soffiati mi disse che, su disposizione di Maggi, gli era stato in pratica ordinato di andare a Mestre per ritirare il congegno da Zorzi, per portarlo poi a Milano, sempre in treno. Dopo pochissimi giorni, vi fu la strage di Brescia". Aggiunge poi, sempre in questo interrogatorio: "Secondo me, in particolare a quella cena di Rovigo fu decisa una vera e propria strategia di attentati, che si inserivano nei progetti di colpo di Stato che vedevano uniti civili e militari". Ribadisce ancora: "e si inserivano nella strategia anticomunista del Convegno a Polio del 1965".
Il 4 Marzo 1997 (04.03.97), avanti al Pubblico Ministero di Brescia, lei dichiarava: "Lei mi chiede come mai, in occasione della riunione di Rovigo, se ci fu una designazione per un attentato, non ci fu anche l'individuazione del luogo ove lo stesso sarebbe stato eseguito. Le ribadisco che Soffiati non mi disse di essere al corrente del luogo ove sarebbe stato eseguito l'attentato".
Il primo Luglio del 1999 (01.07.99), sempre davanti al Pubblico Ministero di Brescia, lei dichiarava: "Come è accaduto per la strage di Piazza Fontana, nessuno mi ha detto chiaramente che quell'ordigno è stato utilizzato a Brescia. Tuttavia, considerato che lo stesso mi è stato mostrato pochi giorni prima dell'attentato, io, a posteriori, ho dedotto che detto ordigno fosse stato utilizzato in Piazza della Loggia, anche perché io notai Marcello Soffiati triste e preoccupato dopo che si verificò l'attentato di Brescia. Trassi da ciò la conferma del fatto che quell'ordigno che lui aveva portato a Milano fosse stato stato utilizzato a Brescia".
Il 3 Aprile 2000 (03.04.00), davanti ai Pubblici Ministeri di Brescia, dice: "Quando Soffiati tornò a Verona, mi riferì che le persone che erano state scelte per poter effettuare un attentato di grosse dimensioni atto a terrorizzare la gente e si riferiva in particolare a tale Delfo Zorzi e al suo gruppo di destra, che si trovava a Mestre".
Il 5 Dicembre 2000 (05.12.00), davanti ai Pubblici Ministeri di Brescia: "Come ho già espresso in occasione di altri interrogatori, vi fu una sorta di progressione costituita dalla riunione di Rovigo, dalla cena di Colognola e dal viaggio di Soffiati con la valigetta. Ribadisco che ho collegato questi fatti con la strage di Brescia in quanto si tratta di episodi che l'hanno immediatamente preceduta nel tempo". A domanda risponde: "Non ho elementi di conoscenza diretti per poter affermare che l'ordigno trasportato da Soffiati fosse proprio quello successivamente utilizzato in Piazza dellaLoggia.
Infine, nell'incidente probatorio avanti al G.I.P. di Brescia il 17 Gennaio 2001 (17.01.01):
"E, pertanto, il Marcello mi riferiva della riunione che era stata fatta a Rovigo, in cui era prevista un'azione da parte di qualche gruppo di Ordine Nuovo, un'azione fatta durante un attentato terroristico per spaventare le sinistre".
E, ancora, il 31 Gennaio 2001 (31.01.01), incidente probatorio avanti al G.I.P. di Brescia:
"Il Marcello mi riferiva della riunione che era stata fatta a Rovigo, in cui era prevista un'azione da parte di qualche gruppo di Ordine Nuovo, un'azione fatta durante un attentato terroristico per spaventare le Sinistre".
Ora, io, signor Digilio, le ho letto, anche perché restino a verbale, tutte le dichiarazioni che lei ha reso in ordine alle informazioni avute da Marcello Soffiati.
RISPOSTA - Ho capito.
DOMANDA - Come lei avrà sentito e notato, lei ha sempre riferito, nello spazio che va dal 1996 al 2001 avanzato, che Soffiati non le ha mai riferito la località ove sarebbe stata utilizzata quella valigetta, ma che questa fu una sua deduzione. La scorsa udienza lei ha dichiarato il contrario, ha dichiarato, per la prima volta dal 1996, che, sia nell'occasione della cena di Rovigo sia nell'incontro in Via Stella, Soffiati le riferì che l'ordigno doveva essere impiegato a Brescia per una riunione delle sinistre il 28 di Maggio del 1974. Lei ha sentito le contestazioni, le domando per quale motivo lei non ha riferito prima questa circostanza.
RISPOSTA - Sarò chiaro in merito: questa circostanza io l'ho riferita quando mi è venuta mente, cioè, l'ultima volta.
DOMANDA - Quindi, lei aveva rimosso questo ricordo e le è venuto in mente solo la settimana scorsa?
RISPOSTA - Esattamente.
DOMANDA - Andiamo avanti. Vorrei che lei cercasse di sforzare la sua memoria per ricostruire la giornata in cui lei vede Soffiati in Via Stella. Arriva prima lei in Via Stella e Soffiati è già lì o viceversa? Ha capito o devo spiegare meglio?
RISPOSTA - Sto pensando, ma non mi ricordo.
DOMANDA - Si ricorda se Soffiati arriva, secondo il racconto che le ha fatto, da Mestre, in che momento della giornata, di mattina, di pomeriggio, di sera?
RISPOSTA - Da quello che ricordo, mi pare che arrivò nel primo pomeriggio.
DOMANDA - Quindi, lui aveva fatto Verona - Mestre e Mestre - Verona. Quindi, diciamo che l'incontro con Zorzi che lui le racconta sarebbe avvenuto la mattina?
RISPOSTA - Sì.
DOMANDA - Giusto?
RISPOSTA - Esattamente.
DOMANDA - Vuole riferire se e cosa le riferì Soffiati su questo incontro con Zorzi? Dove avvenne, con che modalità, se le ha raccontato?
RISPOSTA - Insomma, la domanda è finita o deve ancora farmela?
DOMANDA - La domanda è finita. Su questo incontro con Zorzi, Soffiati le riferì le modalità, in che modo avvenne, dove avvenne?
RISPOSTA - Non me lo ricordo.
DOMANDA - Quindi, poi Soffiati ripartì per Milano?
RISPOSTA - Sì.
DOMANDA - Quello stesso giorno?
RISPOSTA - Sì, mi pare di sì.
DOMANDA - O, comunque, le disse che andava a Milano?
RISPOSTA - Sì.
DOMANDA - Ricorda se era un giorno feriale o un giorno festivo?
RISPOSTA - Era chiaramente un giorno feriale.
DOMANDA - Era un giorno feriale?
RISPOSTA - Sì.
DOMANDA - Adesso, cambiamo argomento. Quando lei seppe e vide l'ordigno e Soffiati le disse: "Questo devo portarlo a Milano e poi sarà utilizzato per un grosso attentato a Brescia", lei poi ha informato Carret di questo?
RISPOSTA - Io avevo, chiaramente, l'obbligo di dire a Carret tutto quello che sapevo, credo di avergli riferito dettagliatamente tutto.
DOMANDA - Perché dice: "Credo"? E' una cosa che penso lei si ricordi. Lei sapeva luogo dell'attentato, data dell'attentato. Credo che la sua funzione di informatore su una notizia di questo genere fosse essenziale. Ricorda di averlo informato o no?
RISPOSTA - Sì, l'ho informato.
DOMANDA - Lo ha informato prima dell'attentato di Piazza della Loggia o dopo?
RISPOSTA - Prima.
DOMANDA - L'ha informato prima. Le faccio questa domanda perché, per esempio, per Piazza Fontana lei l'ha informato dopo. Per questo chiedo, questa volta lo ha informato prima?
RISPOSTA - Sì.
DOMANDA - Quando e come?
RISPOSTA - Come sarebbe?
DOMANDA - Scusi, Digilio, lei dice che questo incontro in Via Stella avviene pochi giorni prima dell'attentato di Piazza della Loggia. Siccome lei mi ha insegnato molte volte che lei ha degli incontri quindicinali o mensili con Carret, prefissati sotto la volta di Palazzo Ducale in Piazza San Marco, mi domando, lo ha quindi contattato in maniera diversa dal solito?
RISPOSTA - No, non vedo perché dovessi cambiare. No, l'ho visto come al solito, quindicinalmente, se così vogliamo esprimerci.
DOMANDA - Quindi, c'era un incontro già programmato da tempo, diciamo?
RISPOSTA - Sì.
DOMANDA - L'ha informato di tutto questo?
RISPOSTA - Sì, signore.
DOMANDA - Lui cosa ha detto, se le ha detto qualcosa?
RISPOSTA - Come ogni superiore quando uno gli fa una relazione, disse: "Prendo nota e vedrò".
DOMANDA - Signor Digilio, non le pare un po' strano che Carret le abbia detto una cosa del genere, visto che, dice lei, Soffiati le ha detto che c'era alla cena di Rovigo in cui è stato indicato l'attentato in Piazza della Loggia per il 28 maggio, per una riunione delle sinistre?
RISPOSTA - Strano che cosa? Mi faccia capire.
DOMANDE DEL G.I.P.
DOMANDA - Strano nel senso che, in teoria, secondo quello che lei ci ha detto prima, Carret avrebbe già dovuto sapere il come e il perché, perché aveva partecipato alla cena di Rovigo. Quindi, il Difensore si stupisce del fatto che Carret non abbia fatto alcun riferimento alla circostanza che già sapeva di questo attentato, secondo quello che lei ci ha riferito. Ha capito?
DOMANDA - Capisco, ma, insomma, poteva anche essere quella di Carret un'abile presa di posizione.
RIPRENDE IL CONTROESAME DELL'AVVOCATO DIFENSORE - FRANCHINI (dif. di Zorzi)
DOMANDA - In che senso "abile presa di posizione"? Mi faccia capire meglio.
RISPOSTA - Faceva praticamente finta di non sapere, per scaricare le proprie responsabilità.
DOMANDE DEL G.I.P.
DOMANDA - Lei, a quel punto, già sapeva che lui era andato alla cena di Rovigo o no?
RISPOSTA - Sì.
DOMANDA - Allora, in teoria, avrebbe potuto anche fare a meno di dirglielo, visto che Carret era già stato a quella cena e lo sapeva già per conto suo, o no?
RISPOSTA - Sì. Senta, Giudice, non dilunghiamo troppo, perché oggi non mi sento troppo bene.
RIPRENDE IL CONTROESAME DELL'AVVOCATO DIFENSORE - FRANCHINI (dif. di Zorzi)
DOMANDA - Ho quasi finito. Digilio, parliamo adesso di un'altra cosa: quanti candelotti sono stati tolti da quella valigetta? Questa non è una cosa che le ha raccontato Soffiati, perché c'era anche lei.
RISPOSTA - Ricordo che li mise nel frigorifero e ne tolse più o meno una decina, non di più.
DOMANDA - Vede, su questo punto, lei ha reso delle versioni difformi, vorremmo sentire qual è la versione odierna. Al dibattimento di Milano, il 15 Giugno 2000 (15.06.00), lei ha dichiarato quello che ha dichiarato questo momento e cioè che vennero tolti una decina di candelotti dalla borsa e messi nel frigorifero. In altri interrogatori, che purtroppo qui non ho sotto mano, ma penso che i Pubblici Ministeri me ne daranno atto, lei ha detto che ne sono stati tolti invece cinque dalla valigetta. Poiché nella valigetta, secondo il suo racconto, vi erano quindici candelotti, fa una bella differenza, nel caso che, in un caso, ne sono rimasti cinque, nell'altro caso ne sono rimasti dieci. Vorremmo sapere la versione corretta rispetto a queste sue dichiarazioni.
RISPOSTA - A mio avviso, ne sono stati tolti nove, dieci candelotti.
DOMANDA - Sono stati messi nel frigorifero?
RISPOSTA - Sì.
DOMANDA - Poi, questi candelotti, che lei sappia, che fine hanno fatto, se lei ne sa qualcosa?
RISPOSTA - Al momento, non ricordo.
DOMANDA - Glielo ricordo io: lei ha avuto occasione, in relazione a questi candelotti, di avere dei rapporti con Roberto RAHO?
RISPOSTA - Credo di sì.
DOMANDA - Sì, almeno lei lo ha dichiarato, voglio dire. Cosa è successo, se lo ricorda?
RISPOSTA - Sì, che il Roberto Raho voleva dell'esplosivo e tanto mi ha seccato che io, per togliermelo dai piedi, mi sono praticamente sbarazzato di quelli che c'erano nel frigorifero e glieli ho dati, così me lo sono tolto dai piedi.
DOMANDA - Quanti ne ha dati a Roberto Raho, se lo ricorda?
RISPOSTA - Non sono stato a contarli.
DOMANDA - Insomma, Digilio, non è che stiamo parlando di caramelle!
RISPOSTA - Credo che gli ho dato il pacchetto così com'era.
DOMANDE DEL G.I.P.
DOMANDA - Glieli ha dati tutti?
RISPOSTA - Praticamente.
RIPRENDE IL CONTROESAME DELL'AVVOCATO DIFENSORE - FRANCHINI (dif. di Zorzi)
DOMANDA - Un'altra cosa: lei, dopo l'incontro che sarebbe avvenuto con Soffiati in Via Stella, successivamente, ha raccontato questo fatto di essere intervenuto sul congegno a Maggi?
RISPOSTA - Sto pensando, credo di sì. Maggi era, praticamente, un dirigente, doveva sapere tutto.
DOMANDA - Questo è un altro discorso, io le chiedo se lei ne ha parlato con Maggi. A parte il fatto che doveva sapere tutto, sapeva tutto, perché era un dirigente, questa è una deduzione, lei, personalmente, ha raccontato a Maggi: "Sai, è arrivato Soffiati in Via Stella, con la valigetta, ticchettava. Sono intervenuto, ho spostato, ho fatto"' Vi è stato, su questo incontro in Via Stella, un discorso diretto tra lei e Maggi ?
RISPOSTA - Sto pensando. Guardi, pensandoci bene, mi sembra proprio di sì.
DOMANDA - Di averne parlato con Maggi?
RISPOSTA - Sì.
DOMANDA - Allora, io le faccio una contestazione. Il 14 Marzo 1997 (14.03.97), lei ha dichiarato quanto segue: "Non ho mai avuto occasione di parlare con Maggi dell'episodio della valigetta e dell'ordigno portati da Soffiati da Mestre a Milano".
RISPOSTA - Senta, a suo tempo ricordavo come ricordavo, adesso ricordo come ricordo. Io devo dirle le cose esattamente come le ricordo adesso.
INTERVENTO DEL G.I.P.: Adesso si ricorda che gliel'ha detto, evidentemente.
OMISSIS
2.5 - CONCLUSIONI (dott. Massimo Meroni)
Le dichiarazioni di DIGILIO, quanto ai fatti più strettamente collegati con la strage di Brescia, sono state costanti, almeno fino a quando non ha affermato di aver appreso che, secondo quanto gli disse SOFFIATI, l’ordigno era destinato a Brescia.
Anche quest’ultimo fatto, tuttavia, non merita i commenti che sono stati fatti in udienza dell’incidente probatorio, quando è stato introdotto, in quanto fin dal 31 gennaio 1996 davanti al G.I. di Milano, DIGILIO ha collegato a Brescia l’ordigno visionato. Questo collegamento da parte sua è sempre avvenuto in modo molto marcato, molto netto, quasi che non fosse neanche ipotizzabile che fosse stata un’altra, diversa da Brescia, la sua possibile destinazione. Infatti, i commenti di SOFFIATI sul punto, non lasciavano spazio ad altre ipotesi, perché questi non poteva certo dirsi avvilito, o addirittura sentirsi responsabile della strage, se non avesse avuto la certezza che quell’ordigno fosse stato utilizzato a Brescia. Né avrebbe fatto i commenti negativi su dove gli Americani stessero portando Ordine Nuovo. Ad accentuare la convinzione di DIGILIO è anche la prossimità temporale della riunione di Colognola e del viaggio di SOFFIATI da Mestre a Verona rispetto al 28 maggio 74. Non a caso gli atti sono stati trasmessi all’A.G. di Brescia e lo stesso DIGILIO è stato informato che avrebbe potuto meglio chiarire le cose davanti alla Magistratura di Brescia. In corso di indagini, la vicenda dei commenti di SOFFIATI sul comportamento degli “Americani”, che mal avrebbero guidato Ordine Nuovo, ha subito qualche parziale arretramento, ma è comunque rimasto un collegamento tra gli stessi e la strage di Brescia anche se SOFFIATI li avrebbe estesi all’attentato di Grumolo delle Abbadesse . Alla luce di quanto sopra appare del tutto fuori luogo “gridare allo scandalo” quando DIGILIO ha compiuto questa sorta di salto di qualità, giungendo ad un’indicazione più precisa di quelle precedenti. Non a caso ciò è accaduto contemporaneamente ad un’altra sorta di salto di qualità, e cioè all’ammissione di aver spiegato a SOFFIATI come funzionasse l’ordigno, fatto che gli ha comportato l’assunzione della qualità di indagato. E’ evidente che il momento dell’autocoivolgimento è un momento importante, e segna un passo verso una maggiore credibilità.
Prima di questa “impennata” le dichiarazioni di DIGILIO sulle questioni fondamentali (riunione di Rovigo; cena di Colognola; esame dell’ordigno portato da SOFFIATI) sono state, comunque, costanti. Poche variazioni hanno interessato i tempi, che forse inizialmente erano ancora più incalzanti, ancora più prossimi alla strage. Il rapporto tra i tre fatti è sempre rimasto il medesimo, e quindi non c’è stata alcuna “confabulazione”, per usare un termine caro ai consulenti medici della difesa. Le cose che sono risultate incerte sono secondarie e si riferiscono ad elementi che poco modificano sul piano probatorio per la loro scarsa importanza: i commenti fatti da SOFFIATI sarebbero stati fatti subito poco dopo l’attentato, o a telefono, parlando dalla Spagna, o mesi dopo il suo ritorno. Quello che conta è che siano stati fatti. E’ ovvio che a distanza di tanti anni il particolare può non rimanere impresso, come invece rimane impressa l’osservazione dell’ordigno. Altrettanto poco rilevante se SOFFIATI sia andato in Via Stella di Verona subito dopo la cena di Colognola, o se sia tornato prima indietro a Venezia. Considerato che DIGILIO ha appreso della destinazione dell’ordigno a Brescia non certo in tempo reale, ma soltanto da SOFFIATI, ecco che è possibile che ciò lo abbia appreso sia a Colognola che a Verona, quando visionò l’ordigno. L’importante è che lo abbia appreso.
Affermare che la decisione sia stata presa già a Rovigo, o che si sia addirittura parlato in quella circostanza di Piazza della Loggia, può essere frutto di una sovrapposizione, proprio perché non era presente.
Anche la presenza, o meno, di CARRET a Rovigo, fa riferimento ad una circostanza della quale DIGILIO non è testimone diretto.
Le dichiarazioni di DIGILIO, prima ancora che riferisse l’ordigno alla strage di Piazza della Loggia, sono già state ritenute dalla Corte di Cassazione, nell’ambito della sentenza dell’1.12.2001, un “riscontro individualizzante” alle dichiarazioni di TRAMONTE, “non solo quanto al generico progetto stragista dei due (MAGGI e ZORZI n.d.PM BS) , ma più specificamente , alla strage di Brescia. Le cadenze temporali ravvicinate degli incontri <preparatori>, i medesimi soggetti coinvolti, la ritenuta compatibilità tra le dichiarazioni dei due collaboranti anche quanto all’esplosivo utilizzato, il fatto che il MAGGI sia stato chiamato in causa dal TRAMONTE come l’ideatore della strage,sono circostanze tutte che assumono – allo stato – valore altamente designante ai fini indicati dall’art.273, comma 1-bis c.p.p….”.
E’ evidente che le dichiarazioni di TRAMONTE sono parzialmente venute meno a seguito della sua ritrattazione. Le stesse in parte continuano ad avere efficacia, in quanto a Milano, in Assise, TRAMONTE le ha reiterate, in particolare nei confronti di ZORZI.
Ecco che, quindi, le dichiarazioni di DIGILIO diventano l’asse portante della costruzione accusatoria, anche in quanto la riferibilità di quell’ordigno alla strage di Brescia, se si ritiene veritiero DIGILIO, costituisce un fatto ormai incontrovertibile.
Vi è da evidenziare, tuttavia, che, alla luce della sentenza della S.C., come si è visto sopra, le stesse, ancor prima delle più recenti dichiarazioni di DIGILIO, costituivano non solo un riscontro al progetto stragista di MAGGI e ZORZI, ma un riscontro proprio al fatto del loro coinvolgimento nella strage di Brescia.
Rimangono, infatti, le cadenze temporali ravvicinate, e cioè il fatto che quell’ordigno sia stato visto poco prima della strage di Brescia, e in coincidenza della riunione di Colognola e della cena di Rovigo, di poco antecedenti rispetto all’eccidio.
Ricordiamo che la stessa Suprema Corte ha criticato il Tribunale per “assoluta genericità della motivazione nella parte in cui riferisce il racconto del SOFFIATI ad altri attentati, che in quei giorni non furono però eseguiti” e questa valutazione rimane ferma anche nel momento attuale. Non risulta, infatti, che in quel periodo siano stati commessi altri attentati, o siano avvenuti sequestri di ordigni.
Ci si riferisce, naturalmente, ad attentati di una certa dimensione. Ne consegue che, ancor prima delle dichiarazioni di DIGILIO, che il 22.5.2002, nel corso dell’incidente probatorio, ha chiarito che il SOFFIATI gli disse che la bomba era destinata a Brescia, vi è comunque la prova che in coincidenza con quell’evento MAGGI e ZORZI spostavano e maneggiavano ordigni di grande potenzialità.
Tutto questo, poi, trova una molteplicità di solidi riscontri non solo in quanto resta delle dichiarazioni di TRAMONTE, ma soprattutto nel materiale costituito dalle sue veline, dalle quali emergono riunioni nel maggio 74, condotte da MAGGI e con la partecipazione dei Mestrini (dei quali era leader lo ZORZI) in cui si programmava sia la rivendicazione della strage, sia una serie di altri attentati.
Tutto questo, poi, illuminato non solo dalle dichiarazioni di coloro che descrivono la vocazione stragistica di MAGGI e ZORZI in quel periodo, ma soprattutto riscontrato dall’intercettazione ambientale del 26.9.95 e dalle dichiarazioni di BATTISTON, dalle quali si desume il coinvolgimento di SOFFIATI e MAGGI nella strage di Brescia.