PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI BRESCIA
MEMORIA DEL PUBBLICO MINISTERO MASSIMO MERONI
(STRAGE DI PIAZZA DELLA LOGGIA)
Proc. Pen. n.03/08 Corte Assise di Brescia
CAPITOLO 10.23
10.23 - IL MAR. I RAPPORTI DELLA DESTRA EVERSIVA CON I CARABINIERI.
I Rapporti di DELFINO con la destra eversiva, che abbiamo appena descritto esaminando la figura di PALINURO, non devono stupire, in quanto degli atti si desume uno stretto rapporto tra i Carabinieri e la formazione eversiva del M.A.R..
Pertanto l’ipotesi che DELFINO abbia stretto rapporti in particolare con gli stessi SPEDINI e BORROMEO, che li abbia protetti in un primo tempo, e poi traditi, appare assolutamente plausibile.
La lettura dei verbali non può che portare alla conclusione che, a partire dalla fine degli anni 60, attraverso il GOLPE BORGHESE del dicembre 1970, fino quantomeno alla strage di Brescia, vari gruppi di destra più o meno eversivi, sorretti anche da ideologie non perfettamente sovrapponibili, cercano di unire le loro forze, supportati dai militari e da una parte significativa dei Carabinieri ( e addirittura, nel ’70, da una parte della criminalità organizzata calabro-sicula), e con una spinta non indifferente degli USA (cui facevano capo anche gli Affari Riservati), prefiggendosi un rovesciamento istituzionale che in qualche modo si pone come rimedio all’avanzata delle sinistre.
Esiste un disegno eversivo permenente, destinato a rinnovarsi nel tempo, in quanto le condizioni per intervenire slittano via via per i più svariati motivi.
Il presente capitolo è di estrema rilevanza, sia in quanto spiega sia perchè DELFINO, alias il “Capitano PALINURO”, sia uno dei tanti ufficiali dei Carabinieri che aderivano a quest’ottica golpistica, e in quanto tale soggetto che ben poteva essere coinvolto in un attentato quale quello avvenuto il 28 maggio 74, sia perchè quasi tutti gli ordinovisti, e avanguardisti, di maggior spicco siano coinvolti in rapporti istituzionali. Quanto a questo secondo aspetto si potrà notare che nell’ambito della destra radicale potrà individuarsi ( peraltro con molte ipocrisie) una parte ortodossa, che rifiuta la strage indiscriminata, pur ammettendo l’omicidio mirato, e che rifiuta altresì i rapporti con i servizi , da una destra che invece ritiene la strage uno strumento di lotta politica e che non disdegna di interagire con i Servizi segreti. Dai verbali riaffiora che a questa seconda schiera appartengono FACHINI, FREDA, VENTURA, i Veneti in genere, ivi compreso lo stesso MAGGI, nonché ROGNONI. In realtà ci sono soggetti, quale ad es. AZZI, che si proclamerebbero quali appartenenti alla prima schiera, laddove alcuni testi li indicano come soggetti in rapporto con i servizi.
10.23.1 - I rapporti di ZICARI, per conto del Sid, con FUMAGALLI ed ORLANDO – ma il Sid era in contatto con il MAR
Sono stati acquisiti i verbali di Giorgio ZICARI, così come le trascrizioni dei colloqui che questi ebbe con FUMAGALLI ed ORLANDO nel 1970.
ZICARI, quale giornalista del Corriere della Sera, ebbe nel 1970 un rapporto con il latitante FUMAGALLI. Resosi conto della gravità e pericolosità dei progetti eversivi del predetto, attraverso il suo responsabile DI BELLA ebbe dei contatti con il Maggiore BURLANDO del SID, nel 1970, e con il Gen. PALUMBO e il Maggiore ROSSI nel 1974, dopo la strage.
In occasione dei primi contatti per conto dei predetti ufficiali del SID ricontattò FUMAGALLI e ORLANDO e registrò clandestinamente i colloqui (che sono stati trascritti), che confermarono che il MAR, almeno nel 1970 (i colloqui si svolgono dall’aprile al luglio del 70), si proponeva un colpo di stato anche attraverso spargimenti di sangue e con l’apporto, almeno parziale, dei Carabinieri e dei militari.
Detti nastri non vennero mai consegnati dal SID a ZICARI. Quando si verificarono gli arresti di SPEDINI e BORROMEO e la strage di Piazza della Loggia, ZICARI mise in relazione con detti eventi i fatti del MAR e si meravigliò del fatto che, nonostante che averse riversato tutto al SID, detto Ufficio non avesse informato a sua volta l’A.G., impedendo il verificarsi di detti eventi luttuosi. Scrisse così articoli che implicitamente fecero riferimento ad una strage “di Stato”. Accadde allora nel 74 che ZICARI venne contattato dal Gen. PALUMBO e dal Maggiore ROSSI, ufficiali del SID noti per aver fatto capo alla P2, e venne diffidato dal proseguire nei suoi articoli.
In effetti FUMAGALLI venne assolto nonostante l’esistenza di detto materiale.
Considerato che ORLANDO, come tra oco si vedrà, conferma rapporti con i Carabinieri della divisione Pastrengo, ecco che ZICARI spiava persone che erano perfettamente in rapporto con i suoi mandanti. Ciò rende quanto mai plausibile che i colloqui registrati, che non vennero consegnati alla magistratura nel 1970, servivano per ricattare FUMAGALLI, o per costituire arma di ricatto nel caso in cui FUMAGALLI stesso li coinvolgesse.
10.23.2 - Contenuto delle trascrizioni dei colloqui
Il Giudie ARCAI il 3.1.75 fece esaminare la trascrizione delle 3 registrazioni del 21/22 aprile, 10 e 14 luglio 74 e ZICARI disse che il testo corrispondeva al contenuto dei discorsi con ORLANDO e FUMAGALLI.
10.23.3 - Colloquio 21-22 aprile 70 con ORLANDO
Pag. 9
Si parla di tre attentati, prpbabilmente a tralicci a Saronno, Sondrio, che ORLANDO garantisce che siano stati fatti, mentre ZICARI li mette in dubbio.
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Si parla di FACCIOLI che faceva parte del SID e si è inserito come spia dentro di loro
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Si parla di valtellinesi che FUMAGALLI si è portato dieto e che è gente che, se in possesso di un fucile col cannocchiale, spara. ORLANDO dice che uno dei loro obiettivi era di “accoppare VALSECCHI il 25 aprile”, giorno in cui sarebbe venuto su. Dice che hanno il silenziatore del 22. Dice che prevedono in Valtellina l’abbattimento di altri tralicci e l’attacco a due caserme, possibilmente “farci scappare un po’ di morti”. Fatto quello, è in programma un immediato inserimento sulla RAI.
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ORLANDO dice che PASQUINUCCI gli ha detto che ci sono già due mitragliatrici.
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Dice che, in particolare, hanno una 20 mm, che hanno piazzato in un fortino,e che hanno bisogno ancora di cinque lanciafiamme.
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ORLANDO dice di avere l’impressione di avere amicizie ed omertà, anche da parte delle forze dell’ordine. ORLANDO dice che quelli che hanno commesso questi attentati ai piloni sono ancora disponibili, son sempre pronti. Hanno il tritolo e anche il plastico, che è molto più comodo.
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ORLANDO dice che possono fare un colpo grosso e che FUMAGALLI voleva fare una puntata a Sondrio. ORLANDO specifica che loro fanno la guerriglia, che loro attaccano e poi si ritirano e tirano l’imboscata. Che nell’imboscata “ci deve scappare il morto”, perché non ha mai visto la rivoluzione senza morti.
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Senza morti non si muove niente. Dice che, però, non spareranno mai sull’esercito, ma sulle forze dell’ordine sì. I ragazzi disponibili per gli attentati sono 22, ce ne va uno per pilone.
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Si dice che le operazioni le dirige FUMAGALLI. Orlando e Fumagalli si tireranno fuori reciprocamente, se saranno “beccati”.
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Hanno bisogno di altri 4 FAL, che sono mitragliatori. Parlando di un attentato si parla di un traliccio per il quale sarebbe occorso altro tritolo.
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Si ribadisce che il prossimo obiettivo è l’uomo politico: VALSECCHI.
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Si parla della divisa: uomini armati bene, vestiti tutti allo stesso modo, con occhiali scuri e un berretto da marines.
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Si parla di DE NAPOLI, che potrebbe venire bene in una seconda fase.
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ORLANDO indica tra gli obiettivi: occupare Sondrio, occupare la Banca d’Italia e prendere lì i quattrini. FUMAGALLI ha detto che i soldi, se non li danno, se li prende.
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Si dice che con “quelli di PACCIARDI” non sono in grande contatto. ORLANDO dice di aver contattato DE SARIO , presidente del CNR, Comitato nazionale rivoluzionario. Si dice che ne hanno un alro a Brescia.
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si parla di un contatto col gruppo di Brescia.
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Si ribadisce che loro fanno la guerriglia. Dice che hanno 4 saponette di tritolo e tre di altro. Si dice che tra loro ci sono dei ragazzi che non hanno mai visto un fucile mitragliatore e li stanno allenando col 22, con cannocchiale e silenziatore.
10.23.4 - Colloquio con FUMAGALLI del 22-23 aprile 70
50
Si parla di un coinvolgimento della cognata di FUMAGALLI in un attentato ad un traliccio.
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A ZICARI, che gli chiede come mai non hanno fatto più attentati ai tralicci, FUMAGALLI replica che l’altro giorno ne stavano facendo uno.
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FUMAGALLI osserva che deve andare su a riallacciare le fila: se comincia a buttar giù tralicci “anche loro cominciano a fare dei botti”. FUMAGALLI dice che ci sarà un’escalation e che qualche morto può scapparci. A Milano ci saranno 350 paracadutisti.
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FUMAGALLI parla di fare una grossa cellula a Milano. Osserva che per adesso possono fare i tralicci, spaventarli un po’, “poi pianino pianino arriviamo alle cose più grosse”. Dce che ha bisogno di una carta d’identità falsa.
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PICONE sta aspettando anche lui che qualcuno faccia qualcosa.
60
ZICARI ricorda a FUMAGALLI che qualche giorno prima gli stava accennando ad una pista per piazza Fontana. FUMAGALLI dice che al senato hnno qualcuno alla segreteria, che però adesso non li sta aiutando.
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FUMAGALLI ammette di aver fatto due botti a Pavia e a Torino.
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si dice che ORLANDO lo ha accompagnato a quello di Pavia, combinato tra lui, PASQUINUCCI e “quello di Roma”. Parlano delle cariche, con le quali non poteva saltare niente,e che lui non voleva fare solo un botto. Anche se il botto avrebbe fatto rispondere “quelli di Roma”.
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Si parla di BERTOLI e di un gruppo di Viareggio. FUMAGALLI parla della necessità di fare delle piccole cellule motorizzate.
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FUMAGALLI dice che devono passare ad una guerriglia continua. Fare “grancassa”, sensazione. Nella seconda fase combattere gli uomini politici della zona.
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Nella terza fase, non subire l’attacco della forza pubblica e addirittura provocarla per procurarsi le armi. Si parla di CARMELO, colonnello del 3°
COMILITER , che dice di non sparare sui Carabinieri, e che ha contatti con altri ufficiali (trattasi del DOGLIOTTI).
67
CARMELO risiede a Padova: gli ha chiesto se poteva fornirgli le armi, ma gli ha risposto che non lo poteva fare. Lui gli ha chiesto armi moderne, una mitragliatrice mod.38 (loro hanno i magazzini pieni)
70
Si parla dei rapporti con l’ammiraglio BIRINDELLI. Si può contare su ufficiali altamente selezionati.
71
F. dice che ci sono “quelli di Padova e di Treviso”. Parla di tritolo da prendere a Carrara. Di plastico che è in Svizzera e che occorre andare a prendere. Dice che hanno un po’ di dinamite.
73
FUMAGALLI dice che hanno 2 fucili col cannochciale, che a 300 metri prendono l’uomo. Si parla di colpire ANIASI , che va a tagliare nastri tutti i giorni, e quindi è un facile bersaglio.
76
Parla di DE NAPOLI che ha 850 paracadutisti.
77
Parla di un colloquio avuto a Treviso con CARMELO. Dice di aver detto a CARMELO che fa troppe preclusioni, come quella di non sparare sui Carabinieri. Non vorebbe finire in un campo di concentramento per colpa sua.
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Si riparla di CARMELO. Da Padova sono andati a Treviso, dove c’è un gruppo con un sacco di armi.
86
FUMAGALLI dice di avere l’impressione che alcuni credano di poter risolvere la faccenda sul piano parlamentare, preparano le squadre per distruggere i seggi, ma sono squadre da spettacolo.
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La guerriglia si deve scatenare in città. Non si può fare con personale raccogliticcio, bisogna preparare il piano, fare quattro squadre, la guerriglia vuol dire fare intervenire l’esercito. FUMAGALLI dice di essersi incontrato con quelli dell’estrema destra tedeschi. L’esercito americano doveva arrivare e non è arrivato.
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Dice di aver avuto contatto con il dottor. OVENAUER di Stoccarda edi aver preso contatti con i sudtirolesi. Ha però escluso loro che si potesse parlare di secessione. In Tirolo ha solo 20 uomini, ma 2000 o 20.000 simpatizzanti.
91
Parla dell’ipotesi di fermare camionette armate dei CC per procurarsi le armi, senza che occorra assaltare caserme.
93
FUMAGALLI dice che vuole un aiuto per i gruppi. Questi in città costano cari, perché vogliono l’atomobile, l’appartamento…invece in montagna si accontentano di una scatoletta, una pagnotta e una coperta.
95
FUMAGALLI dice che bastano dieci uomini e sparare in mezzo a quelli della Questura, che poi si sparano tra loro.
96
Dice che VALPREDA non ha ammazzato tutta quella gente. Dice di avere una latta con venti chili di plastico.
97
Spiega come bisogna collocare il tritolo per far saltare i tralicci.
10.23.5 - Colloquio con FUMAGALLI del 10.7.1970
133
FUMAGALLI dice di essere stato in Germania. Di essereandato a trovare a Kassel esponenti del Fronte Europeo di liberazione.
136
Sembra arguirsi che FUMAGALLI in quel momento disponga direttamente soltanto di 10 persone, ma non demorde: bisogna organizzarsi prendere armi, contatti.
139
Parla di STRAUSS
141
FUMAGALLI parla della necessità di creare un clima di tensione che faccia intervenire le FORZE ARMATE. Occorre creare un climadi tensione come quello di Piazza Fontana.
142
Bisogna organizzarsi ed è quello che FUMAGALLI sta cercando di fare.
150
Si parla di nuovo dell’intervento dell’esercito
165
idem
10.23.6 - GAETANO ORLANDO
Le vicende del MAR sfociate nel processo assolutorio di Lucca, il cui esito tanto sorprese il giornalista-infiltrato dal SID ZICARI, alla luce di quanto aveva inutilmente riversato ai Servizi militari, si confondono con quelle del medesimo MAR dei primi anni 70 (arresti dal marzo al maggio 74) in quanto gli ingredienti sono esattamente i medesimi. Non solo la scintilla che sarebbe partita dalla Valtellina, non solo le iniziative di guerriglia, ma gli stessi rapporti con i Carabinieri e con i militari. Vediamo in particolare che cosa dichiara ORLANDO con riferimento ai rapporti con Carabinieri e Militari:
il 5.6.92 al di Brescia:
“Confermo che c’erano contatti diretti a Milano con i massimi livelli della divisione Pastrengo , cioè con il comando.
I contatti li teneva FUMAGALLI e persone di alta levatura di Milano.
……Fra gli ufficiali con cui c’erano contatti a Milano, nell’ambito di una promessa di copertura, c’era il maggiore ROSSI di cui ho già parlato.
Posso anche dire quanto segue:
a Milano in più occasioni ed anche una volta con la mia presenza furono acquistate armi al mercato nero. Si trattava prevalentemente di armi lunghe, anzi quasi esclusivaemnte. In queste occasioni ,sicuramente in quelle in cui c’ero io, c’era la copertura dei carabinieri di Milano, nel senso che si poteva stare tranquilli in merito al viaggio di ritorno in Valtellina ed eravamo sicuri che nessuno ci avrebbe fermato”.
28.10.92 G.I. Milano: “…io personamente non ho mai conosciuto AMOS SPIAZZI, ma ho saputo da FUMAGALLI che egli lo conosceva e credo che lo incontrasse nel 1973. Ciò avveniva in un quadro complessivo di rapporti politici attinenti il nostro progetto. Poiché l’Ufficio mi chiede quali fossero altri contatti fra noi e gli apparati istituzionali, posso confermare che vi erano rapporti con i Carabinieri della divisione PASTRENGO seppur non curati da me direttamente. Anch’io una volta , però, conobbi ad una riunione all’inizio del 1970 il Colonnello SANTORO. Era una riunione di quindici o venti persone e non era un incontro pubblico”
10.23.7 - DELLE CHIAIE
Conferma esattamente quanto affermato da ORLANDO, che glielo riferì nel corso del noto interrogatorio che ebbe luogo a Madrid , presente VINCIGUERRA. Ha confermato in particlare che ORLANDO fece i nomi di due ufficiali dei Carabinieri che avevano rapporti con il M.A.R., e cioè DOGLIOTTI, detto Penna Nera e SANTORO. Quest’ultimo, in particolare, era uno che aveva procurato loro dei problemi nel Trentino. Ha confermato che ORLANDO indicò tra i programmi del MAR, quello di fare un attentato al democristiano VALSECCHI. Ha confermato anche il contenuto del passo del verbale dell’escussione dinanzi alla Commissione Stragi del 22.7.1987:
“ORLANDO ci parlò di una rivolta in Valtellina coordinata con i Carabinieri, con Penna nera, che credo fosse il colonnello DOGlIOTTI, dei rapporti che avevano con il Ministero dell’Interno attaverso PICONE….ORLANDO ci parlò vagamente di questo PICONE che era in contatto con il Minstero dell’Interno dicendoci che era lui che forniva tutte le informazioni, ci parlò di una copertura promessa per la rivolta in Valtellina (dovevano occupare le caserme dei Carabinieri e questi non avrebbero sparato)…”
10.23.8 - ANGELO IZZO
IZZO ha affermato in dibattimento di aver fatto capo al FRONTE NAZIONALE di BORGHESE, da lui personalmente conosciuto, avendo rapporti soprattutto con DANTINI e SERMONTI. Anche IZZO afferma che nel 73-74 tutti erano in attesa di un colpo di stato e quindi veniva realizzata una strategia tesa a favorire questo tipo di situazione. Si credeva che i comunisti stessero per venire al potere e quindi l’avanzata del partito comunista dovesse essere contrastata con le armi.
L’atteggiamento di molti era nel senso che si dovesse arrvare ad un contrasto anche violento.
Dai fratelli DI LUIA e da SERMONTI IZZO apprese che i Carabinieri della Divisione Pastrengo di Milano erano completamente dalla loro parte . Tutta la campagna di bombe del 73 e74 “era finalizzata a creare un disordine per poi creare un ordine per favorire un intervento militare che la destra di cui faceva parte avrebbe dovuto appoggiare come milizia civile. Vi erano tanti giovani tra Milano, Roma, Ascoli e il Veneto che costituivano una sorta di punta di diamante di questa realtà.
Proprio in tale ottica IZZO si è reso responsabile di tutta una serie di attentati, sia dinamitardi che incendiari .
In particolare IZZO ha confermato di aver appreso che lo stupro ai danni di Franca RAME , eseguito materialmente da Angelo ANGELI e da altri sanbabilini, avvenne su direttiva dei Carabinieri della Divisione Pastrengo perché la predetta aiutava i detenuti con il c.d. “Soccorso Rosso”. Il predetto ha confermato il verbale del 6.2.87 al PM di Milano, nell’ambito del quale ha riferito di aver appreso queste circostanze da BONAZZI e da CONCUTELLI.
IZZO ha anche affermato che “I MAR erano sicuramente legati ai Carabinieri al cento per cento”. Inoltre vi era la convinzione che i Carabinieri avrebbero coperto la destra al cento per cento ed erano favorevoli al GOLPE. Ciò fino al punto che, quando c’era stato l’intervento sul MAR , alcuni dicevano che ciò era accaduto in quanto i Carabinieri erano acora più “camerati” che “i MAR”, e avevano agito per fermare un GOLPEBIANCO e favorire il vero GOLPE della destra, “che sarebbe dovuto succedere nell’agosto ‘74”.
10.23.9 - CARLO FUMAGALLI
Nell’udienza del 17.09.2009 FUMAGALLI Carlo in merito ai rapporti avuti con i Carabinieri, dichiara di aver incontrato una volta un Ufficiale dei Carabinieri, nel 1973 in Padova presso il bar PEDROCCHI. L’ufficiale si chiamava DOGLIOTTI, in gergo “Penna Bianca”. L'incontro sfumò in pochi minuti per l’intemperanza di 4 imbecilli che avevano vicino.
Ricorda che, secondo i piani del MAR, i Carabinieri avrebbero dovuto prendere gli uomini di governo e portarli in un campo di concentramento in Sardegna, per poi creare un governo a base presidenziale, sotto il commissariamento militare.
Afferma che si poneva non soltanto in simbiosi, ma agli ordini dei Carabinieri, egli non aveva né la forza, né l’autorità, né l’autorevolezza di imporsi ai Carabinieri.
Questi ultimi al momento opportuno gli avrebbero dato le armi, ma ciò non avvenne mai.
Si rinvia sul punto anche alle dichiarazioni di PITARRESI e BONAZZI.
10.24 - GIANCARLO ESPOSTI
10.24.1 - I traffici d’armi. Atti del Sismi. L’avvicinamento da parte del Sid. I presunti rapporti tra ESPOSTI e i carabinieri e tra ESPOSTI e DELFINO.
La figura di Giancarlo ESPOSTI è rilevante in quanto il predetto aveva un ruolo di primo piano nell’ambito delle SAM, che sono appunto il gruppo eversivo al quale, secondo DIGILIO , SOFFIATI avrebbe dovuto consegnare il noto ordigno, sul quale era intervenuto a Verona qualche giorno prima della strage di Brescia.
TRAMONTE afferma che questi fu eliminato per quanto appreso nell’ambito della sua attività per conto di un funzionario del Ministero dell’Interno, circa il coinvolgimento dei Carabinieri nel progetto di golpe.
In effetti le circostanze in cui ESPOSTI perse la vita a Pian Del Rascino sono tuttora poco chiare e la ricostruzione della dinamica della sparatoria lascia molti dubbi.
Si è già detto che la TONOLI Afferma che MAIFREDI conosceva ESPOSTI e gli altri coinvolti in occasione della sparatoria.
Vi è in atti un appunto del SID, del 31.5.1974,che sembra avvalorare l’ipotesi di un rapporto tra ESPOSTI e il Ministerro dell’Interno:
In particolare al punto 2 viene affermato che il Ministero dell’Interno “ nel contesto di una politica dell’antifascismo opportunamente orchestrata anche con forze politiche estranee alla D.C.”, volta ad arginare l’organizzazione Ordine Nuovo, ha creato il movimento Ordine Nero. Lo stesso autore dell’appunto fa notare che la struttura “creata” dal Ministero dell’Interno, come braccio violento di “Anno Zero” è autrice di “una serie di atti violenti e antidemocratici”.
Al punto 4 si fa presente che, nell’ambiente, si ipotizza che ESPOSTI fosse coinvolto nella “questione Brescia” (ma si dà a ciò scarso credito) oppure che avesse accettato un incarico per il Ministero degli Interni.
Si è già riferito che PITARRESI Biagio afferma di aver appreso da Giancarlo ESPOSTI che questi aveva rapporti con DELFINO.
Dal fascicolo personale di ESPOSTI, prelevato dal Cento CS di Milano, si desume che il predetto è nipote di ESPOSTI Ottosio, che è un capitano dei Carabinieri in congedo.
Le informazioni che si riferiscono ad ESPOSTI lo vedono quasi sempre coinvolto in traffici di armi. Il 30.1.69 viene arrestato a Roncobilaccio per detenzione,tra l’altro, di una pistola. Vi è un appunto (atto in data 28.2.1970) redatto dal M.llo M. CHIARINI Ezio, in servizio al Centro C.S. di Milano, in cui si parla di incontri con la fonte BERETTA Davide, riferiti a traffici di armi dell’ESPOSTI. Si riferisce che ESPOSTI ha fornito armi al gruppo di BERETTA ed al BERETTA stesso.
Dell’appunto parla BERETTA nel corso dell’escussione del 12.3.97, acquisita agli atti.
Lei mi fa presente che tale CHIARINI Ezio, appartenente al Centro C. S. di Milano, afferma di aver ricevuto da me, durante un periodo di 4 o 5 anni, informazioni circa l’ambiente della destra, e in particolare con riferimento ad un traffico internazionale di armi in cui sarebbe stato coinvolto il predetto Giancarlo ESPOSTI.
Prendo atto di quanto sopra e della circostanza che detto CHIARINI avrebbe affermato di essersi presentato come “Ezio CHIARI”.
ADR. - Effettivamente ricordo la persona, che pensavo fosse un Carabiniere e con il quale avevo instaurato dei rapporti di amicizia. In effetti più che informazioni, tra noi ci sono stati degli scambi di opinioni. E’ comunque vero che ho riferito al CHIARI di aver appreso da Giancarlo ESPOSTI che aveva degli amici del gruppo di FELTRINELLI che sapeva che importavano armi credo dalla Yugoslavia. Io mi ero offerto di approfondire la cosa con l’ESPOSTI (naturalmente sotto protezione) per consentire ai Carabinieri di intercettare questo traffico. La cosa non ebbe un seguito in quanto fu lo stesso CHIARI ad invitarmi a desistere dalla cosa che sarebbe stata troppo rischiosa per la mia persona.
Faccio presente che era stato mio cognato, il maresciallo FINOCCHIARO Giuseppe dell’Ufficio politico, a presentarmi CHIARI. I nostri incontri sono avvenuti in buona parte in occasione di comizi.
Ricordiamo che esistono agli atti note del SID dalle quali si desumono presenze di BUZZI in Iugoslavia.
Anche l’atto 12 si riferisce a traffici di armi internazionali, questa volta riferibili ad ESPOSTI e a NARDI.
Il 5.11.69 ESPOSTI (atto 16) è stato arrestato per aver detenuto due detonatori e sostanze per la composizione di materiale esplodente.
Nell’atto 18 (1.12.71) il Centro C.S. di Milano vengono riportate notizie sull’ESPOSTI con riferimento alla fornitura di armi anche a gruppi di estrema sinistra.
E’ proprio a seguito della suddetta nota che il Gen. MALETTI, capo del Reparto D, in data 18.12.1971 scrive ai Centri C.S. di Trieste (dove ESPOSTI prestava il servizio di leva) e di Milano una nota, avente per oggetto “Traffico clandestino di armi”, ai fini di una sorta di avvicinamento dell’ESPOSTI , avvalendosi “se necessario, di convenienti mezzi di allettamento del soggetto, non escluso il ricorso ad ausili di natura finanziaria”. Trattasi di atto di straordinaria rilevanza in quanto non capitava spesso che il Capo del Repardo D del SID si occupasse direttamente dell’avvicinamento di una possibile fonte. Dal documento si deduce che il capo del Centro CS ha incaricato della cosa il M.llo CHIARINI, in quanto vi è vergato a mano il nominativo di quest’ultimo. Non è dato sapere se l’avvicinamento abbia avuto esito positivo in quanto, interpellato il SISMI , ha riferito che, interessati i Centri di Milano e Trieste, questi hanno risposto per le vie brevi di aver distrutto il carteggio relativo a quel periodo.
Alla lettera del Centro CS di Milano dell’1.12.71 è allegato un appunto manoscritto di MALETTI, diretto a D’ORSI, comandante del Raggruppamento Centri CS di Roma, nella quale è riportato:
“E’ un caso di interesse: 1°, perché può portarci sulle tracce di fantomatiche (ma forse anche reali) armi dei r. extra (ndr gruppi extraparlamentari) ; 2° perché sarebbe bello riuscire laddove altri hanno fallito.
L’avvicinamento dovrebbe essere svolto con ausili “didattici” convincenti, da personale nostro, esclusivamente TS (ndr Centro CS di Trieste) non informi organi “I” locali. Dire, sensibiizzando adeguatamente (se del caso, mandare un elem. a chiarire mio pensiero)”. Il fallimento sembra riferibile al Ministero dell’Interno.
10.24.2 - Dichiarazioni di FRANCESCO ZAFFONI
Vi è un altro teste che fornisce indicazioni in ordine ad una frequentazione, da parte di ESPOSTI, della caserma dei Carabinieri di Milano. Si tratta di ZAFFONI Francesco che, nel verbale di S.I.T. in data 25.9.1996, riferisce in ordine alla sua conoscenza con ESPOSTI e su quanto appreso dal predetto. Ricorda che questi disponeva di una tuta mimetica da tenente dei Carabinieri. Precisa inoltre, con riferimento alla caserma dei C.C. di Milano:
“Faccio presente di essere entrato proprio in questa Caserma, per almeno tre volte, nel biennio 1969- 1970. In queste occasioni era presente Giancarlo ESPOSTI anzi, l’accesso ci era consentito proprio grazie alla sua presenza . In tutte e tre le occasioni non fummo mai più di tre o quattro persone. Esse non erano sempre le stesse. Ricordo distintamente una volta presente il PANZIRONI ed un’altra il BATTISTON. All’ESPOSTI non venivano ritirati i documenti così come a nessuno di noi, e che entravamo al suo seguito. Preciso che i documenti non venivano neanche controllati. Ricordo con certezza che comunque ESPOSTI parlava con il o con i militari di guardia. Rappresento che l’ESPOSTI all’epoca aveva i baffi corti, capelli corti ed era ben curato per cui non sono in grado di dire se desse un nome falso fingendosi un ufficiale oppure se i militari di guardia erano già preavvisati del suo arrivo ed avvertiti che nulla dovevano visionare o ritirare. Ricordo di essere entrato sia dall’ingresso di via LAMARMORA che da un ingresso carraio. Faccio rilevare che l’ingresso dal carraio era ancora più difficile non essendo destinato all’accesso pedonale. Posso testimoniare solo delle volte che ero presente ma è chiaro che la libertà di accesso dell’ESPOSTI era tale per cui gli eventi a cui ho assistito sono una frazione di un totale molto più grande. Una volta entrati ci si fermava nel cortile a chiacchierare con quelli che consideravamo nostri commilitoni ed ESPOSTI spariva per andare in un ufficio ad un piano diverso da quello terreno. Non sono in grado di dire in che ufficio andasse né se vedesse una sola persona, ho comunque la certezza che egli si recasse ad un piano diverso da quello terreno perché ricordo che lo intravedevamo salire.
10.24.3 - Dichiarazioni di BIAGIO PITARRESI
Biagio PITARRESI ha rilasciato delle dichiarazioni di estremo rilievo, in quanto fornisce un probabile legame tra ESPOSTI ( appartenente a quelle SAM alle quali, secondo DIGILIO, sarebbe stata consegnata la bomba da SOFFIATI) e la strage di Piazza della Loggia. Il predetto è stato escusso all’udienza dibattimentale del 26.3.2009 (trascriz. da pag.35). E’ stato sostanzialmente un uomo di azione nell’ambito della destra degli anni 70, fino a quando, attorno al 72’ è via via diventato soprattutto un delinquente comune. Ancora oggi sta scontando la pena per un sequestro di persona del ’74 (GERLI) che all’epoca aveva fruttato 3 milioni di dollari.
Iscritto al MSI sin dal ’62, ha fatto il militare nei paracadutisti, conoscendo NARDI (che gli presenterà ESPOSTI) e MONTICONE. Ha frequentato la Giovane Italia in Corso Monforte di Milano, all’epoca retta da Gianni RADICE. Occasionalmente ha svolto funzioni di guadiaspalle dell’On. SERVELLO e, quando c’era qualche comizio non si tirava indietro quando “c’era da andare a prendere le botte”. Lo stesso avveniva anche a favore dell’On. ALMIRANTE. Ha ricordato di aver fatto propaganda elettorale nella campagna del 1970. Tra il 70° e il 72 aveva conosciuto anche ROGNONI e in seguito si era spostato in Portogallo. Ha ricordato l’AGINTER PRESSE, legata alla polizia politica portoghese (PIDE), attraverso la quale alcuni “di loro “furono inviati alcuni mesi in Angola.
Dalle sue risposte sembra arguirsi che fosse DELLE CHIAIE a “manovrare il discorso” degli spostamenti facenti capo all’AGINTER PRESSE. L’AGINTER PRESSE si proponeva come finalità “quello che hanno fatto sempre questi americani, da 60 anni a questa parte. Sapevo che c’erano degli americani lì, quello che più o meno gli americani hanno sempe fatto dal ’45 fino a ieri mattina”.
Tutte queste informazioni, e cioè cosa fosse questa “Agenzia” e la “copertura della C.I.A.” PITARRESI le ha apprese da Carlo ROCCHI, personaggio con un ufficio in San Babila, che si presentò come un camerata, e che gli disse di far parte della C.I.A.. In particolare gli disse che l’AGINTER PRESSE “era un ufficio che coordinava alcune attività della Agenzia in Europa” e che strumentalizzava i loro “scemi di destra”. ROCCHI faceva parecchi viaggi sia in Spagna, che in Portogallo, e soprattutto negli U.S.A.
Tra le persone conosciute da PITARRESI anche Angelo ANGELI, detto “il golosone”.Ha ricordato che all’epoca sia lui che ANGELI disponevano di olte armi, che occultavano sotto la metropolitana di San Babila. Si trovavano a poca distanza dall’Università Statale, e ciò consentiva loro di fronteggiare lo strapotere della controparte. ANGELI aveva una casa in Svizzera, dove era possibile comprare armi, ma il predetto aveva soprattutto “roba vecchia”, che poteva provenire da qualche apparato dello Stato. Ha ricordato (da pag 65) il coinvolgimento di ANGELI nella violenza sessuale ai danni di Franca RAME, avvenuta nel 1973. PITARRESI ha confermato che mandanti del delitto furono i Carabinieri della Caserma di Via Lamarmora, rivolgendosi ad Angelo ANGELI, “perché era un po’ ricattabile”.
Si tratta di un particolare non trascurabile, in quanto ANGELI era strettamente collegato a Giancerlo ESPOSTI, e pertanto ciò conferma indirettamente i rapporti,dimostrati per altra via, tra quest’ultimo e i Carabinieri proprio di quella caserma.
PITARRESI ha confermato questi stretti rapporti tra ESPOSTI e ANGELI, facendo intuire, parlando in termini di “fatti loro personali…proprio personali, fisici, personali” che tra i due ci fosse una relazione sessuale o sentimentale. I due proteggevano, peraltro, un locale fequentato da omossessuali e travestiti, con la tolleranza delle forse dell’Ordine, e proprio da questa situazione potrebbe essere nato poi il ricatto ai danni dell’ANGELI da parte dei Carabinieri.
PITARRESI ha ricordato di aver sempre sentito parlare di colpo di stato che sarebbe stato fatto con i Carabinieri e che ESPOSTI apparteneva alla categoria di quelli che dicevano “adesso facciamo, adesso arriveranno gli Americani”. Aveva appreso, ma solo in ambiente carcerario, che ESPOSTI era stato “ammazzato” dai Carabinieri “come un cane” e che lui e gli altri dovevano andare a Roma a sequestrare il Presidente LEONE. Che in occasione del conflitto “potevano fare a meno di ammazzarlo”. ESPOSTI sarebbe uscito dalla tenda disarmato e sarebbe stato ucciso da un maresciallo dei Carabinieri mandato apposta sul luogo per ucciderlo. Non ha escluso di aver potuto ricevere queste confidenze dallo stesso DANIELETTI.
Circa un mese o due prima della strage di Brescia ESPOSTI gli disse che, visto come le cose stavano andando in Spagna, in Portogallo “bisognava..c’era da fare qalche situazione da poter portare un cambiamento, qualcosa un po’ di eclatante”.
PITARRESI a sua volta gli aveva fatto notare che loro erano adoperati, strumentalizzati. Questo fatto del “colpo di stato”era comunque per ESPOSTI “una cosa eterna”, nel senso che era il suo chiodo fisso.
Qualche tempo prima della strage (PITARRESI ritiene, comunque, molto meno di due mesi prima) ESPOSTI gli chiese di approntargli un documento falso, cosa che lui fece (ricorda, appunto, che c’era sopra la foto di ESPOSTI) , consegnandoglielo (uno o due pezzi) nel bar di TORTI . Il giorno stesso della strage, o un giorno prima, o il giorno dopo ESPOSTI espresse a PITARRESI la sua preoccupazione.
A questo punto gli è stato contestato il passo del verbale del 10.5.94 in cui PITARRESI colloca la preoccupazione di ESPOSTI due o tre mesi prima della strage e l’accompagna con la crescita della barba. Che tale paura era nei confronti dei Carabinieri. Che, in particolare “Aveva paura dei Carabinieri” perché “non se la sentiva di portare avanti un certo impegno che aveva preso con i Carabinieri, e che prima o poi i Carabinieri l’avrebbero fatto fuori” .
PITARRESI, a 15 anni dalle precedenti dichiarazioni, ha confermato la preoccupazione di ESPOSTI, non escludendo che si trattasse della paura di essere ucciso. Tuttavia ha tendenzialmente collocato questa paura in un momento più prossimo rispetto all’uno o due mesi prima della strage, indicato in precedenza. In ogni caso ha confermato che ESPOSTI disse di essere in rapporto con i Carabinieri. A questo punto gli sono stati contestati in successione i vari passi che in precedenza lo avevano portato ad affermare in sede di indagini che ESPOSTI gli aveva parlato di un attentato, simile a quello di Piazza Fontana, da realizzarsi proprio a Brescia, nel quale sarebbe stato coinvolto in prima persona. Si riportano i passi in quanto la sua attuale versione dibattimentale ne costituisce una parziale conferma :
“Con ESPOSTI già in precedenza, e verso l’inizio del ’74, avevo avuto modo di parlare, sempre nel locale del TORTI, del grosso botto da realizzare al fine di stimolare un colpo di stato o un intervento americano. La particolarità del discorso fatto con ESPOSTI rispetto a quanto anche altri in quell’ambiente andavano dicendo era che l’ESPOSTI ne parlava come di una cosa che lui stesso avrebbe realizzato”(10.5.94).
Tornando al discorso relativo a Giancarlo ESPOSTI devo dire che io ho appreso proprio da lui e sicuramente prima del 28 maggio 4, che proprio a Brescia era in programma un grosso attentato del tipo di quello di Piazza Fontana. Il fine era quello di stimolare e appoggiare un colpo di stato. In quel periodo Brescia rappresentava una sede importante sia perché si diceva che con i Carabinieri in quella città non avremmo avuto problemi, sia perché vi era una sezione del partito comunista piuttosto forte, e quindi ciò rappresentava un bersaglio politico per noi significativo” (18.5.94)
“Pochi giorni prima della strage di Piazza della Loggia, comunque sicuramente nello stesso mese della strage, seppi a Milano da Giancarlo ESPOSTI , che ricordo vestito con un impermeabile, che si sarebbe dovuta verificare una grossa esplosione in una piazza di Brescia, e che la colpa sarebbe dovuta ricadere sui comunisti” (21.11.94).
“Dai discorsi dell’ESPOSTI l’attentato a Brescia poteva avere per oggetto una sede del Partito Comunista o comunque una manifestazione di comunisti”.
PITARRESI ha anzitutto confermato di aver visto nel ‘74 ESPOSTI una decina di volte. Ha cominciato col ricordare, poi, che effettivamente a Brescia c’era qualcosa in programma: “il fatto di Brescia…che siamo venuti qui qualche volta, che volevano far saltare anche una…adesso non mi ricordo la via, su una piazza c’è una casa dei partigiani, del partito socialista…”. Ha aggiunto di ricordare che ESPOSTI gli parlò con riferimento a Brescia. Che all’epoca aveva pensato all’attentato alla sede del partito comunista, pur convenendo che, in tal caso, sarebbe stato ben difficile attribuire la colpa”ai rossi”, come sostenuto.
Ha confermato che “il botto dovesse riferirsi o al Partito Comunista o ad una manifestazione di comunisti”.
Ha specificato che doveva comunque trattarsi di “un attentato di un certo rilievo” Ha precisato che le cose che ESPOSTI avrebbe potuto fare per i Carabinieri (e che quindi, dato il suo rifiuto, avrebbero potuto costituire la causa della sua apprensione) avrebbero potuto essere molteplici, e che quindi avrebbe potuto esserci un rapporto con l’attentato, ma soltanto come ipotesi.
Come si può notare alla fine ci si trova in presenza di una versione non di molto differente da quella di quindici anni fa: il programma di un grosso botto a Brescia, in coincidenza con l’epoca della strage, da attuarsi ai danni del Partito Comunista e di una manifestazione di comunisti.
PITARRESI ha confermato che i rapporti con i Carabinieri erano “buonissimi” e che con loro questi non erano accaniti.
PITARRESI ha riferito di di aver appreso da ESPOSTI di suoi rapporti con la polizia politica portoghese (PIDE), vero braccio armato del regime, che avrebbe garantito appoggi a rifugiati. La circostanza l’aveva appresa da un funzionario della Polizia Politica Portoghese, presentatogli da Carlo ROCCHI, agente della C.I.A.. Tale funzionario gli aveva anche chiesto di collaborare con loro, anche con riferimento all’invio di latitanti in Angola e Mozambico. Anche NARDI aveva rapporti con la PIDE. ESPOSTI gli riferì di aver il compito di controllare i portoghesi emigrati in Italia per conto della Polizia Politica Portoghese.
Ha dichiarato di aver conosciuto FUMAGALLI, presumibilmente a San Vittore, e presumibilmente anche Kim BORROMEO, o comunque di aver ricevuto indicazioni su questi da parte di Angelo ANGELI, conoscendolo poi direttamente,a Bergamo o a Brescia. Ha confermato di aver appreso, da FUMAGALLI o da ANGELI dell’episodio dell’arresto di BORROMEO e SPEDINI con l’esplosivo. Di aver appreso che qualcuno li aveva venduti e che i Carabinieri li avevano arrestati.
Ha confermato che FUMAGALLI gli “disse che aveva fatto una operazione e poi gli stessi Carabinieri l’avevano arrestato…”; che “c’era qualcosa con un ufficiale dei Carabinieri su questo arresto qua” e ha confermato il “tradimento dei Carabinieri” , emergente dal seguente passo, pur precisando che la cosa l’aveva appresa non direttamente da Kim BORROMEO, ma da Angelo ANGELI, non soltanto presente, ma autore della confidenza:
“…ribadisco che il primo in presenza di Angelo ANGELI …mi raccontò di essere andato a prendere dell’esplosivo poi sequestrato perfettamente d’accordo o comunque coperto da un ufficiale dei Carabinieri di Brescia. In sostanza quell’ufficiale era d’accordo con lo stesso BORROMEO nel senso che avrebbe permesso di fare transitare l’esplosivo. Detto ufficiale poi non era stato ai patti e l’aveva fatto arrestare”.
Come si può notare viene confermata una volta ancora il tradimento da parte di DELFINO di SPEDINI e BORROMEO.
PITARRESI ha confermato che ESPOSTI gli disse di avere rapporti diretti con DELFINO, ma non solo con lui, ma anche con tanti altri tra cui il “capitano ROSSI”.
10.24.4 - Dichiarazioni di VALERIO VICCEI
Componente trainante della cellula ascolana, ha avuto rapporti strettissimi con ESPOSTI, così come con NARDI ed IZZO.
ESPOSTI viene descritto da VICCEI come un terrorista, non solo traffcante di armi, ma anche maneggiatore di esplosivo e caratterizato da una contnua progettazione di attentati con finalità golpistiche.
In occasione del confronto con IZZO del 9.5.85 ha riferito che ESPOSTI, nell’ambito del suo progetto eversivo, vantava l’appoggio di un Col. dei Carabinieri di stanza nel Triveneto e di un ufficiale dell’esercito di stanza nel Veneto. Ha ribadito che ESPOSTI affermava di contare sull’aiuto dei Carabinieri e dei Servizi segreti.
Atto inaugurale della strategia prefigurata da ESPOSTI l’attentato al treno AnconaPescara del 29.1.74. ESPOSTI vantava collegamenti anche con D’OVIDIO, appartenente al S.I.D.. Ha precisato che l’attentato al treno Ancona-Pescara era stato programmato come primo di quattro attentati eclatanti e come momento iniziale di un periodo di terrore. Questo colloquio con ESPOSTI risalirebbe a poco prima della strage di Piazza della Loggia.
10.24.5 - Dichiarazioni di ANGELO IZZO
Anche IZZO in questo dibattimento ha parlato di ESPOSTI, con il quale era in ottimi rapporti, così come con NARDI e con VICCEI, appartenenti alla medesima cellula ascolana. IZZO ha affermato che ESPOSTI e i suoi compagni intendevano uccidere il Presidente della repubblica il successivo 2 giugno 74. Proprio a tal fine si erano procurati un fucile di alta precisione, rientrante tra le armi sequestrate ad ESPOSTI. Si trattava del fucile classico del “cecchino" , fatto per sparare da lontano e dotato di cannocchiale. Si dava infatti la colpa al Presidente LEONE di aver impedito un “pronunciamento militare”. Analogo atteggiamento ostile la destra lo aveva nei confronti di RUMOR. Si parlava,poi, di favorire la successiva fuga di ESPOSTI in Spagna con l’aiuto di NARDI. Tra gli obiettivi vi era forse anche quello di far saltare una diga. ESPOSTI si era avvicinato all’ambiente del MAR, era stato assimilato ad un “democristiano”, ed aveva perso ogni appoggio.
Quanto ai rapporti di ESPOSTI con i Carabinieri, IZZO ha affermato di aver appreso di rapporti di questi a Milano con il Gen. PALUMBO. Ha riferito, anzi, che ESPOSTI aveva registrato alcune conversazioni che aveva avuto con i Carabinieri di Milano. Si sapeva in particolare che il Gen. PALUMBO era “fortemente legato all’idea del GOLPE” e si presumeva che i Carabinieri fornissero loro “una protezione totale” (11.3.2010). Tutte queste circostanze IZZO le aveva apprese dagli Ascolani e in particolare da VICCEI. Queste frequentazioni di ESPOSTI IZZO le colloca attorno al ’73-’74. Le stesse erano finalizzate “alla questione di rapporti di tipo golpista”.
IZZO ha confermato anche una circostanza che depone per un profilo “terroristico” di ESPOSTI, e che va al di là del presunto progetto di attentato al Presidente della Repubblica, che costituirebbe un atto singolo. Ha confermato di aver sentito anche lui di ESPOSTI, così come afferma VICCEI, del progetto di collocare una piccola carica esplosiva in un importante centro urbano da far sì che accorressero sul punto artificieri e forze dell’ordine. A quel punto ESPOSTI, grazie ad un congegno a timer o un radiocomando, avrebbe fatto esplodere una carica di ben maggiore potenza. (si vedrà la concidenza con le dichiarazioni di DANIELETTI). Ha aggiunto di aver sentito gli Ascolani parlare anche del progetto di far saltare una Chiesa a Roma .
10.24.6 - Dichiarazioni di ALESSANDRO DANIELETTI
DANIELETTI, escusso all’udienza del 3 luglio 2009, è un teste particolarmente qualificato, in quanto presente con ESPOSTI e D’INTINO a Pian del Rascino. Oltre a descrivere le armi nella disponibilità del gruppo ha riferito che l’esplosivo rinvenuto era stato in parte prelevato in un nascondiglio esistente presso il castello di MANFREDI e in parte, l’anfo, consegnato ad ESPOSTI da Luciano BENARDELLI.
I detonatori, invece, si trovavano sulla LAND ROVER. Tra le pistole, una Beretta cal.9 con la quale lo stesso DANIELETTI avrebbe dovuto imparare a sparare, ma non presente nei rilievi fotografici. La Beretta in questione proveniva da un ufficiale dei Carabinieri che l’aveva regalata ad ESPOSTI.
DANIELETTI, interpellato in ordine a presunti rapporti istituzionali di ESPOSTI, ha riferito che il predetto era anche in possesso di una cartina dove c’erano i posti di blocco, non ricorda se di Polizia o di Carabinieri. Tutti supponevano che ESPOSTI avesse contatti con ufficiali dei Carabinieri o servizi e lo stesso fatto che un ufficiale dei Carabinieri gli avesse regalato una Beretta Cal.9, arma all’epoca di ordinanza, essendo lui un ricercato, presupponeva necessariamente dei contatti.
Quando, nel verbale del primo giugno 74, ha spiegato che si preparavano militarmente in attesa che succedesse qualcosa e che altre persone si muovessero per instaurare un nuovo governo militare di destra, e che l’Italia precipitasse in una guerra civile, per difenderla, non aveva fatto altro che riprodurre il pensiero di ESPOSTI.
“Per quello che ricordo faceva dei discorsi che già allora ritenevo abbastanza deliranti, discorsi da vero terorrista, nel senso che ipotizzava attentati cruenti, bombe che dovevano scoppiare, magari una bomba più piccola per far accorrere più persone e poi fare scoppiare una bomba più grande in modo che potesse ucciderne di pù. Adesso non mi ricordo comunque aveva intenzione di fare un grosso attentato ecco perché forse commissionò tutto questo quantitativo di esplosivo a BENARDELLI…” In attesa di rifugiarsi all’estero ESPOSTI “voleva lasciare il segno, dare luogo ad un attentato”. Fecero anche un sopralluogo. “Lui voleva fare un attentato ad una raffineria che ora non ricordo per quale motivo avrebbe causato un’orrenda strage.”
Le SAM erano Giancarlo ESPOSTI, nel senso che in lui si erano identificate.
ESPOSTI disse che prima di andarsene voleva togliersi una soddisfazione, cioè fare un attentato di una certa entità, far saltare un traliccio o due di energia elettrica in modo da bloccare sia la linea ferroviaria che l’autostrada. Voleva tagliare l’Italia in due. DANIELETTI ha confermato sia il verbale 15 ottobre :
“ESPOSTI mi aveva parlato di un programma di attentati volti a seminare il terrore da compiersi contemporaneamene in diverse città. Secondo l’ESPOSTI alcuni di questi attentati dovevano venire rivendicati, altri invece no o addirittura dovevano essere fatti apparire come riferibili a persone di altre aree politiche” – sia il verbale del 21.10.85:
“ESPOSTI aveva prospettiva politica di tipo golpista, riteneva che si dovesse portare il paese a un livello di terrore tale da rendere necessarie misure eccezionali e l’intervento dell’esercito. Tale obiettivo doveva essere raggiunto attraverso una serie di attentati di gravità crescenti, i discorsi di ESPOSTI erano terrificanti e si definiva fautore di una teoria del terrorismo puro, parlava di stragi indiscriminate e di attentati da compiersi l’uno dopo l’altro in diverse città, oppure in più luoghi ma contemporaneamente. Parlava inoltre di attentati da far apparire attribuibili ai rossi quali ad esempio attentati a chiese, a istituzioni religiose, forze dell’ordine. ESPOSTI teorizzava anche attentati ai treni.”
Come si può notare, un eventuale attentato destinato ad attingere i Carabinieri, come accaduto, secondo questo Ufficio, in occasione con la strage di Brescia, non contrastava con l’impostazione ideologica di ESPOSTI, pur di tutta evidenza assai legato ai Carabinieri.
ESPOSTI gli parlò anche di un progetto di uccidere il giudice D’AMBROSIO e diceva che con il suo fucile di precisione era in grado di colpirlo da un chilometro di distanza.
Quanto al conflitto di Pian del Rascino, si rinvia al relativo capitolo.
10.24.7 - Dichiarazioni di FUMAGALLI
Nell’udienza del 17.09.2009 FUMAGALLI Carlo in merito ai rapporti avuti con i Carabinieri, dichiara di aver incontrato una volta un Ufficiale dei Carabinieri, nel 1973 in Padova presso il bar PEDROCCHI. L’ufficiale si chiamava DOGLIOTTI, in gergo “Penna Bianca”. L'incontro sfumò in pochi minuti per l’intemperanza di 4 imbecilli che avevano vicino.
Ricorda che, secondo i piani del MAR, i Carabinieri avrebbero dovuto prendere gli uomini di governo e portarli in un campo di concentramento in Sardegna, per poi creare un governo a base presidenziale, sotto il commissariamento militare.
Afferma che si poneva non soltanto in simbiosi, ma agli ordini dei Carabinieri, egli non aveva né la forza, né l’autorità, né l’autorevolezza di imporsi ai Carabinieri.
Questi ultimi al momento opportuno gli avrebbero dato le armi, ma ciò non avvenne mai.
10.24.8 - Dichiarazioni di MALCANGI
Ettore MALCANGI riferisce contemporaneamente di PALINURO e dei rapporti di ESPOSTI con i Crabinieri di Milano, nell’ambito di un unico contesto: questi fatti MALCANGI li avrebbe appresi un mese o due dopo la morte di ESPOSTI. Di PALINURO aveva sentito parlare da BOVOLATO per la prima volta attorno al 73 (così come NICOLI).
Ha confermato quanto dichiarato il 17.10.95:
“ BOVOLATO mi aveva fatto il nome di un ufficiale dei Carabinieri che usava il nome in codice PALINURO, si trattava di un ufficiale di Milano o che veniva molto spesso a Milano incaricato di fornire le coperture per i progetti di mutamento istituzionle”.
A pag.34 il MALCANGI ha confermato qanto dichiarato il 28.11.96:
“Mi risulta che Giancarlo ESPOSTI nel biennio 73-74 si incontrasse con un ufficiale dei Carabinieri nella caserma di Via Moscova, con ciò voglio dire che non so se l’ufficiale prestasse servizio in quella caserma o lo utilizzasse solo come luogo di incontro, pur non potendo identificare chi me lo riferì e tenendo presente che lo appresi in ambiente SAM, mi fu detto che ESPOSTI alla Moscova in almeno una delle occasioni in cui vi si era recato ebbe ad incontrare il capitano DELFINO.
Faccio presente che parlai del capitano DELFINO ad un ufficiale dei Carabinieri di cui non desidero fare il nome, con il quale parlai del DELFINO a mo’ di confidenze e consiglio in quanto era un suo collega”.
Il 7.4.2009 in dibattimento MALCANGI ha finalmente svelato che la fonte di quanto sopra era Italo MARCHISIO.
MALCANGI ha sostanzialmente confermato anche un verbale del 4.6.98 anche nella parte in cui ha riferito quanto segue:
“Ricordo di essermi rivolto al Tenente PUPPO anche per avere informazioni sull’ufficiale dei Carabinieri DELFINO, persona che nell’ambiente avevo sentito descrivere come fiancheggiatore delle stesse SAM. Ricordo che io dovevo fare un qualche cosa che comportava necessariamente una qualche relazione con il suddetto DELFINO e che dovevo sapere se si trattava di una persona della quale mi potevo fidare. Per quanto mi sia sforzato a lungo di ricordare a distanza di tempo per quale motivo io dovessi aver a che fare con DELFINO non sono riuscito a ricordarmi”.
Il 7.4.96, pur confermando sostanzialmente questa risposta, ha comunque chiarito che le cose che poteva fare con DELFINO erano comunque attinenti alla sua attività di fiancheggiatore delle SAM. Ha escluso di aver potuto avere una ragione di rapporto con DELFINO puramente istituzionale. Tutto ciò tronca ogni questione: MALCANGI doveva incontrasi con DELFINO per questioni riferibili all’attività delle SAM , e ciò doveva accadere non in quanto questi collaborasse con DELFINO, o in quanto dovesse denunciare all’ufficiale qualche fatto illecito, o provocare un qualche suo intervento inerente alle sue funzioni di ufficiale dei Carabinieri. Ciò avveniva per ragioni collegate con l’operatività delle SAM, che si proponeva un colpo di stato anche attraverso attentati.
Evidentemente il compito di DELFINO-PALINURO o si riconnetteva al procacciamento di armi ed esplosivi, o ad un’attività protettiva o informativa, affinchè detti attentati potessero essere attuati. Non residua altra ipotesi , nella cornice che ci propone MALCANGI.
10.24.9 - La corrispondenza epistolare di Giancarlo ESPOSTI con Franco FREDA
Nell’esaminare la corrispondenza intercorsa tra Giovanni MELIOLI e Franco FREDA è stata evidenziata l’alta considerazione che FREDA nutriva per Giancarlo ESPOSTI.
Anche Giancarlo ESPOSTI al pari di MELIOLI si mobilitò per aiutare Franco FREDA ad uscire dal carcere. Negli atti dal processo di Catanzaro sono state rinvenute ed acquisite alcune lettere che ESPOSTI inviò a Franco FREDA.
Giancarlo ESPOSTI scrive a FREDA su carta intestata alla “CAMERA DEI DEPUTATI”. Nella missiva non è indicata la data, ma nell’indice della cartellina agli atti del processo di Catanzaro viene riportata quella del 5 febbraio 1973. ESPOSTI tornato “tra la gente libera” comincia ad interessarsi ed a prendere contatti con l’ambiente di destra per aiutare FREDA ad uscire dal regime carcerario: si mette in contatto con PISANO’ con il quale avrebbe avuto, da lì a giorni, un contatto diretto. Si mette in contatto con l’OLP ottenendo “risultati positivi perché quasi tutti a Milano (perciò a Roma dovrebbe essere meglio ancora) si sentono impegnati personalmente”.
Si sarebbe poi messo in contatto con MUTTI ed un certo Bruno, a sua volta, si sarebbe messo in contatto a Roma con Serafino (DI LUIA ndr).
ESPOSTI poi aggiunge: “a Milano mi interesserò personalmente perché all’uscita ho avuto calorose accoglienze da parte di tutti i gruppi politici che ci interessano. Ad AVANGUARDIA gli umori sono discordi, la maggior parte è sconcertata di quanto è accaduto a D’INTINO. Sia loro che quelli della FENICE mi hanno fatto un discorso che mi ha fatto pensare che siano pazzi o coglioni (pardon): mi hanno detto che dovrai togliere l’incarico ai tuoi attuali difensori (!) e che loro te ne troveranno dei migliori (!). Questa strana iniziativa non mi pare sia parto locale, cerca di sapere attraverso le tue conoscenza donde proviene perché qui ne parlano seriamente (..?..).
[…] Ti ho fatto quelle commissioni che mi hai richiesto, e parlerò a don Cesare. Tra pochi minuti partirò per Rimini con Nestore e tornerò domani, sabato avrai il tutto.
Sabato inoltre ti scriverò di nuovo. Dì a Bruno che ho telefonato e ho fatto tutto il possibile sia attraverso i suoi genitori sia con gli avvocati. Dovrebbe uscire oggi venerdì, almeno a detta di DEAN, comunque è questione di giorni, e che non si lamenti come suo solito.[..]”.
In calce alla lettera due righe di saluto a firma “Nestore”, verosimilmente il noto CROCESI, che aveva diviso la detenzione a San Vittore – come del resto ESPOSTI – con FREDA.
In altra missiva, datata 2 aprile 1973, ESPOSTI si diffonde a parlare delle proprie condizioni di salute e del problema del servizio militare, a causa delle quali aveva dovuto “sospendere le proprie attività”. Così scrive:
“ Caro Giorgio,
il peggioramento dello stato di depressione che, come naturalmente ricorderai, mi affliggeva da alcuni mesi, e lo stress causato dal ritorno in questa società di nevrotici, mi hanno consigliato il ricovero in una clinica neuro-psichiatrica per qualche tempo.
Spero, in questo modo di risolvere contemporaneamente il non indifferente problema del servizio militare. Infatti al contrario di quanto potessi pensare, e di quella che è la prassi adottata in casi simili al mio, mi hanno rifiutato il congedo, e addirittura mi hanno sbrigativamente (in una solo mattinata, mentre in genere impiegano una settimana) dichiarato idoneo dal punto di vista medico, all’ospedale militare, revocandomi la convalescenza della quale godevo ininterrottamente da molti mesi.
Fonti autorevoli – ufficiali superiori dell’esercito miei amici – mi hanno riferito di aver saputo che queste decisioni erano state prese in alto loco, ed erano poi state esercitate pressioni sugli ufficiali subalterni. Le stesse persone hanno definito questa operazione <una trappola>. Infatti al distretto, dove mi ero recato accompagnato da Nestore, mi è stato comunicato contemporaneamente il trasferimento a un reggimento di fanteria non meglio identificato a Bari, e un’istruttoria che la Magistratura militare sta conducendo nei miei confronti (???!!!). Massoneria socialista militarpartenopea?
Comunque, l’invio a Bari <in frigorifero>, è stato interpretato come adottato in attesa di un provvedimento della magistratura militare….
Tutte cose che convergono a far credere in un tentativo di ricarcerarmi con qualche pretesto in attesa che la condanna divenga esecutiva dopo la Cassazione.
D’altra parte non vorrei rischiare di aver guai con la magistratura militare, che come sai è implacabile e non conosce amnistie. Per questo mi interessa avere il congedo al più presto. Spero di essere trasferito entro la settimana corrente all’ospedale militare, da dove sarò finalmente dimesso con la convalescenza o il congedo.
Questa seccatura mi ha costretto a sospendere le mie attività, che conto di riprendere al più presto. Mi tengo informato dell’evoluzione dell’inchiesta che ti riguarda, e dell’offensiva di primavera di D’AMBROSIO, dai giornali, e interverrò in qualche modo appena possibile.
Ho ricevuto i tuoi scritti.
Ti invio i miei più cari saluti.
Giancarlo”